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La vergogna può svolgere un ruolo positivo nella crescita spirituale?

Nella saggezza della Kabbalah apprendiamo che il Creatore, la forza superiore dell’amore e della dazione che ha creato e sostiene la realtà, ha specificamente inserito la vergogna nel sistema della creazione perché spinge le persone alla correzione. “Correzione” significa passare dal nostro egoismo innato, il desiderio di godere solo per il proprio beneficio, a diventare come la qualità altruistica del Creatore, il desiderio di dirigere il beneficio verso gli altri e, in ultima analisi, verso il Creatore. Se non provassimo mai vergogna, non cercheremmo mai questo cambiamento.

Quando ci avviciniamo al progresso spirituale, la vergogna diventa il sentimento più acuto che ci porta verso il Creatore in modo più diretto. Quando sorge la vergogna, emerge una preghiera di correzione. Non chiediamo più cose materiali o guadagni personali, ma piuttosto una trasformazione interiore della nostra stessa natura, affinché non ci vergogniamo più di essa.

La vergogna non è quindi destinata a spezzarci. Al contrario, ha lo scopo di ricostruirci. È una tappa necessaria del nostro progresso spirituale che ci permette di ascendere spiritualmente, dirigendoci verso la dazione e allontanandoci dall’egoismo. Quando riconosciamo che la nostra natura è opposta a quella del Creatore, possiamo finalmente iniziare il processo di correzione che ci fa crescere spiritualmente.

Il metodo della Kabbalah ci insegna a gestire in modo ottimale questo sentimento spirituale di vergogna, a non sopprimerlo o a sfuggirlo, ma a usarlo per sollecitare la nostra trasformazione spirituale. Quando non proviamo più vergogna per la nostra natura egoistica, smettiamo di progredire spiritualmente. Tuttavia, quando proviamo vergogna e raggiungiamo una richiesta genuina di correggere la nostra natura egoistica e acquisire una natura altruistica come quella del Creatore, allora ci si apre la porta di una realtà estesa, bella, eterna e perfetta.

Basato sul video: “Shame – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Se potessimo sperimentare la sofferenza delle persone nelle guerre e nei disastri naturali, saremmo in grado di fare scelte migliori per i nostri futuri percorsi?

L’esperienza della sofferenza per le guerre o i disastri naturali non ci concede la scelta definitiva che dobbiamo compiere: il libero arbitrio. In questi casi, ci sottomettiamo semplicemente ai colpi, il che non è una scelta libera. La natura è specificamente interessata alla nostra scelta consapevole di salire al livello successivo di sviluppo, altrimenti non è affatto una opzione umana.

Il passaggio dal livello inanimato dello sviluppo naturale a quello vegetale e da quest’ultimo a quello animato, avviene sotto la pressione della natura. L’umanità di oggi è il risultato di questo sviluppo evolutivo. Tuttavia, ora dobbiamo compiere il passo successivo in modo consapevole, non istintivo. Dobbiamo ascendere dal livello animato a quello umano in un modo completamente nuovo. È per questo che la saggezza della Kabbalah emerge oggi come sistema di conoscenza. Dopo aver attraversato gli stadi inanimato, vegetale e animale, ora abbiamo una tendenza unica dentro di noi, una spinta ad elevarci al di sopra del nostro io personale, dei nostri desideri egoistici.

Esistiamo in uno stato intermedio. Tra la materia inanimata e quella vegetale troviamo i coralli; tra la vita vegetale e quella animata c’è il cosiddetto “dog of the field” e tra il livello animato e l’uomo (Adam in ebraico, da “Domeh le Elyon” [simile all’altissimo]) troviamo la scimmia. Allo stesso modo, tra il livello umano di questo mondo e il successivo livello umano nel mondo superiore, c’è il Kabbalista.

Un Kabbalista è unico. Da un lato, possiede ancora gli attributi animaleschi di questo mondo, ma dall’altro acquisisce le qualità del livello successivo, superiore. A differenza dei precedenti salti evolutivi, che avvenivano sotto le forze istintive della natura, l’ascesa del Kabbalista avviene consapevolmente. Per questo la Kabbalah ci insegna la libertà di scelta, a lavorare in gruppo e a porci in determinate condizioni che facilitano la trasformazione interiore.

Dobbiamo apparentemente tirarci fuori da uno stato in cui l’ego ci controlla ed elevarci a uno stato superiore in cui bilanciamo l’ego con una neonata forza positiva che è opposta all’ego. Questo crea una nuova esistenza in cui due forze operano in noi: la forza egoistica negativa e la forza altruistica positiva.

La natura del nostro mondo manca di una forza altruistica, quindi dobbiamo attrarla. Quando lo faremo, esisteremo in uno stato di equilibrio tra queste due forze. Chiamiamo questo stato di equilibrio: “La linea di mezzo”. Spero che raggiungeremo questo stato attraverso la libera scelta e che non saremo costretti a farlo attraverso grandi guerre e sofferenze.

Inoltre, possiamo evitare l’apocalisse e persino i disastri naturali facendo la scelta giusta. Anche se solo una piccola parte dell’umanità arriva a capire che l’unico modo per prevenire queste catastrofi è applicare il metodo che ci spiega come e perché funziona la natura, qual è la nostra natura in contrasto con la natura in generale e come possiamo elevarci dalla nostra natura egoistica alla natura altruistica complessiva al di fuori di noi, dobbiamo comunque raggiungere la consapevolezza che non c’è alternativa.

Ma perché l’umanità riceve questi colpi se non portano a un vero sviluppo? L’accumulo di sofferenza alla fine costringe l’umanità a pensare a cosa fare dopo. In altre parole, la sofferenza equilibra l’ego umano.

Pensate a un bambino che si rifiuta di andare a scuola. I genitori, cercando di guidarlo, iniziano a togliergli i suoi momenti di gioia, prima il pallone, poi la bicicletta e così via, finché non ha altra scelta che accettare di andare a scuola. Anche in una situazione del genere, esiste ancora una scelta. Una persona è sempre sottoposta a qualche forma di limitazione e la scelta non richiede una libertà assoluta.

In questo modo, ci viene data l’opportunità di scegliere un’ascesa nei nostri atteggiamenti interiori: da egoisti ad altruisti, da divisivi a positivamente connessi, da indifferenti a premurosi, da odiosi ad amorevoli, e così via. È anche una scelta tra ricompensa e punizione. Dobbiamo arrivare a comprendere le condizioni e le circostanze precise che ci portano allo stato unico chiamato: “Libertà”.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo con il Kabbalist Dr. Michael Laitman del 7 ottobre 2016.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché, almeno a volte, la felicità sembra arrivare a spese di qualcun altro?

In effetti, nel mondo di oggi sembra che diventiamo felici rendendo gli altri meno felici. Questa è la natura del nostro ego, il nostro desiderio di trarre benessere a spese degli altri, che misura la nostra felicità confrontandola con quella degli altri. Guardando qualcuno che ha meno di noi, possiamo sentirci superiori, il che può darci un senso di appagamento. Inoltre, possiamo vedere questa tendenza riprodursi sulla scena globale attraverso le guerre, la competizione spietata e la divisione sociale.

Poi sorge la domanda: E se creassimo un’illusione in cui tutti credessero di essere superiori agli altri? Se avessimo delle “lenti” che ci facessero sentire di vivere in una bolla di superiorità personale sugli altri, cammineremmo tutti guardando dall’alto verso il basso gli altri, sorridendo di soddisfazione, ignari del fatto che anche gli altri si sentono allo stesso modo. È così che vogliamo sentirci nella nostra natura egoistica, quindi potrebbe davvero essere un eccellente brevetto per il nostro mondo.

Questo senso egoistico della felicità, tuttavia, è ben lontano dal darci la capacità di essere veramente felici. È molto ristretto, transitorio e limitato nella sua portata. Contrariamente a questa visione artificiosa della felicità, che risiede in affitto nella nostra natura egoistica, possiamo invece trovare una felicità autentica e duratura sviluppando l’attenzione per gli altri. Quando ci prefiggiamo di rendere felici gli altri, ci dirigiamo verso un appagamento autentico e duraturo. Se ognuno di noi cercasse di rendere felici gli altri, la felicità si diffonderebbe in modo naturale e ognuno di noi si sentirebbe felice di elevare chi lo circonda.

Il problema è che il nostro ego rifiuta questa idea. Come umanità, non ci stiamo ancora muovendo verso la soluzione di puntare a rendere felici gli altri. Al contrario, ci stiamo dirigendo verso il riconoscimento del male mentre cerchiamo di rendere felici noi stessi. Che cos’è questo “riconoscimento del male”? È la consapevolezza che il nostro attuale approccio egoistico alla vita è sbagliato e incompleto, che viviamo in un paradosso in cui, da un lato, desideriamo renderci più felici, ma dall’altro ci troviamo ad affrontare problemi, crisi e sofferenze crescenti.

I Kabbalisti conoscono la soluzione a questo problema specifico da generazioni e ci hanno lasciato un metodo con cui possiamo elevarci a un altro livello di esistenza sviluppando un intenzione di dare e connetterci positivamente con gli altri e con la natura, andando oltre le nostre ristrette limitazioni egoistiche.

Esiste una seconda natura di amore, dazione e connessione positiva al di fuori della nostra natura egoistica. Quando la scopriremo, vedremo chiaramente che non abbiamo bisogno di nient’altro nella vita. Con questa nuova natura, costruiamo e riveliamo un mondo completamente diverso, che non è guidato dalla competizione e dalla sofferenza, ma dalla considerazione reciproca, dal sostegno, dall’incoraggiamento e dall’appagamento. Scopriremo così la vera felicità nella nostra vita, insieme alla totale armonia e alla pace nel mondo. Non è una fantasia utopica. È lo stato finale dell’evoluzione umana e possiamo facilitare il nostro avanzamento positivo verso questo stato imparando a conoscere come e perché la natura fa evolvere tutti e tutto verso questa perfezione e come possiamo passare dal nostro stato attuale frammentato a questo stato finale desiderabile, armonioso e pacifico.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda in data 18 luglio 2022. Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è la prova scientifica a favore o contro l’idea che Dio abbia scritto il Suo nome nel nostro DNA?

Il dottor Yeshayahu Rubinstein, uno scienziato israeliano, ha fatto una scoperta interessante sul DNA. Ha trovato che i legami di zolfo tra le coppie di basi del materiale genetico seguono uno schema ripetuto: 10, 5, 6, 5, che corrispondono al valore numerico delle lettere ebraiche Yod-Hey-Vav-Hey, il nome del Creatore. Da ciò, afferma che Dio ha inserito la Sua firma nel nostro DNA.

In effetti, la relazione tra tutti gli aspetti del nostro DNA si manifesta in una matrice che possiamo chiamare “Il Nome del Creatore”. Il dottor Rubinstein ha scoperto una struttura fondamentale incorporata nella natura, che si allinea con lo schema di Yod-Hey-Vav-Hey. Ma questa relazione va oltre il DNA: esiste in tutto. A volte possiamo percepirla, studiarla e documentarla, altre volte no, ma è sempre presente perché è una proprietà fondamentale della natura.

Il DNA è il registro delle informazioni umane che si trovano nelle nostre cellule. Tutto ciò che siamo è costruito da strutture proteiche, che nella Kabbalah corrispondono a quello che chiamiamo “le tre linee”. Esse formano una doppia elica, collegata da ponti, proprio come nei concetti kabbalistici  di equilibrio e interconnessione.

Questa comprensione esiste nella saggezza della Kabbalah da 5.000 a 6.000 anni, se non di più. Ma la domanda è: chi lo sapeva prima e in che modo?

Come possiamo, nel nostro sviluppo fisico, mentale, emotivo e spirituale, non rompere questa spirale ma al contrario rafforzarla? La chiave è la connessione con il Creatore, cioè con la forza dell’amore, della dazione e della connessione che ha creato tutto. Facendo così, ripristiniamo le connessioni rotte dentro di noi. Dobbiamo raggiungere un livello in cui possiamo ricevere dal Creatore quella forza originaria che corregge il nostro DNA, ripristinando l’equilibrio nella natura. Nella Kabbalah questo è chiamato il raggiungimento della “linea di mezzo”.

Capire che il codice del Creatore è scritto nella nostra stessa struttura è davvero utile. Tutto in noi è costituito da questi codici: le nostre cellule, gli organi e l’intero essere. L’impronta del Creatore è dentro di noi e costituisce la registrazione di come siamo stati creati da una forza superiore, un programma più alto.

Tuttavia, quando non riusciamo ad assomigliare al Creatore in un certo modo, il ponte all’interno del DNA si rompe. Questa disconnessione causa problemi, malattie e persino la morte.

Qual è la funzione del Creatore nel DNA umano? Il ruolo del Creatore è quello di garantire l’equilibrio. I due sistemi proteici paralleli del DNA, collegati da ponti, sono come i gradini di una scala. Anche se questa è una descrizione semplificata, il principio di fondo rimane che tutti gli elementi della natura devono entrare in un equilibrio armonioso, ricomponendosi in un’interazione assolutamente altruistica. Quando si raggiunge tale equilibrio, il segnale corretto viene trasmesso tra i due filamenti, garantendo il funzionamento ottimale e la vita.

Come possiamo allora somigliare al Creatore? La risposta è che dobbiamo voler somigliare al Creatore. Il nostro desiderio rimodella la nostra struttura interna. Quando scegliamo attivamente di migliorare noi stessi, cioè di sviluppare un atteggiamento di amore, dazione e connessione positiva con gli altri, simile a come il Creatore si relaziona con noi, il nostro DNA si adatta, la nostra spirale si avvolge in quella direzione, e interagiamo quindi armoniosamente con gli altri.

Come possiamo allora verificare le nostre azioni rispetto a questo sistema? Semplicemente essendo gentili. Cosa significa “essere gentili”? La gentilezza significa mettere gli altri sopra di noi e vivere la nostra vita per portare loro bontà. Quando operiamo di conseguenza, il nostro sistema raggiunge il funzionamento ottimale. L’intero sistema è progettato per operare in modalità di amore, dazione e connessione.

A prima vista sembra un sistema complesso. Ma il suo principio è in realtà abbastanza semplice. La complessità nasce dal fatto che cerchiamo di tradurre le qualità spirituali di amore, dazione e connessione in processi biologici e chimici all’interno della materia vivente. La trasformazione dalla spiritualità al regno materiale la rende intricata. Sono necessarie innumerevoli interazioni e impronte a vari livelli affinché si manifestino nel mondo fisico come interazioni proteiche corrette.

È semplicemente inimmaginabile. Ci sono troppi dettagli da prendere in considerazione. Quando ho riflettuto per la prima volta su questa domanda, mi sono reso conto che, al nostro livello deterministico, non possiamo comprendere, costruire o controllare completamente questi processi. Possiamo, però, regolarci interiormente. Concentrandoci sulla bontà, sull’amore, sulla connessione e sul sostegno reciproco, creiamo le condizioni giuste. Quando le nostre aspirazioni si allineano a questi principi, le interazioni corrette emergono naturalmente dentro di noi. È così che il nostro desiderio interiore si armonizza con i nostri sistemi biologici e spirituali.

Ma ciò non significa che dobbiamo solo desiderare che qualcosa cambi. Dobbiamo, tuttavia, lavorare attivamente su noi stessi, cioè sui nostri pensieri, desideri e interazioni con gli altri. Facendo così, guariamo e miglioriamo la nostra struttura interiore, compreso il nostro DNA.

Il DNA viene spesso definito il materiale di costruzione della vita, in quanto contiene il codice genetico dell’ereditarietà. La domanda che sorge spontanea è: se alla fine dovremo allinearci all’altruismo, perché la nostra natura è egoista? La risposta è che siamo stati creati intenzionalmente come esseri egocentrici, avidi e dannosi, in modo da poterci correggere attivamente.

Abbiamo la possibilità di correggerci, ma dobbiamo muoverci in questa direzione. Per farlo è necessario un insegnante, un gruppo di sostegno e il desiderio iniziale di effettuare questo cambiamento. Abbiamo poi il potere di correggere la nostra struttura fisica, compreso il nostro DNA.

Ad ogni modo, invece di cambiare il nostro DNA, lo correggiamo. Se funzioniamo correttamente a livello umano, interagendo in modo armonioso con chi ci circonda, allora i nostri sistemi interni, compreso il DNA, si regolano di conseguenza. L’equilibrio psicologico, mentale e spirituale influenza l’equilibrio fisico, portando tutto in armonia.

Agire correttamente per lo sviluppo del sistema significa trattare tutti con gentilezza. Al livello più alto, questo porta a raggiungere il Creatore. In questo stato, diventiamo uguali al Creatore nella nostra natura e nelle nostre azioni. Questa capacità non è visibile all’esterno, ma internamente la nostra intera struttura si corregge. Questo è lo stato che desidero per tutte le persone.

Sapendo che il codice dell’altruismo è incorporato dentro di noi, abbiamo il potere di sbloccarlo. Dobbiamo quindi trovare la chiave della nostra struttura interiore e sintonizzarci con essa. Questo è il viaggio che siamo tutti destinati a fare e alla fine ogni persona lo farà.

Basato sulla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il giorno 8 maggio 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Una connessione globale: connettersi a Lishma al congresso mondiale di Kabbalah 2025

Al termine del nostro Congresso Mondiale di Kabbalah 2025 sul tema “Connettersi a Lishma”, è stato incredibilmente stimolante vedere centinaia di persone da tutto il mondo viaggiare fino in Israele per unirsi a migliaia di altre persone presenti al congresso, oltre a migliaia di altri incontri  di gruppo e connessioni virtuali in tutto il mondo, mentre ci immergevamo profondamente in ciò che significa raggiungere Lishma, il centro interiore di tutta la realtà. In questo profondo processo spirituale, abbiamo imparato come solo il Creatore possa aiutarci a raggiungere un tale obiettivo.

Attraverso la connessione con il Creatore, utilizzando le leggi e i mezzi che Egli ha creato e preparato per noi, possiamo raggiungere Lishma. Cos’è Lishma? Lishma significa raggiungere il grado del Creatore e rivelarLo in modo vero, ogni persona individualmente e tutti noi insieme.

In questo percorso, dobbiamo subire molti cambiamenti, dall’inclinazione al male all’inclinazione al bene, cioè, dal desiderio egoistico di trarre vantaggi solo  per il nostro tornaconto a un desiderio altruistico di portare beneficio gli altri, da Lo Lishma a Lishma. Per natura, agiamo in base a ciò che ci sembra vantaggioso. Ma se ci orientiamo verso una direzione spirituale, dobbiamo agire perché è buono agli occhi del Creatore. Pertanto, con il nostro obiettivo spirituale bene in vista, dovremmo cercare di assorbire i messaggi dei Kabbalisti in modo che entrino in noi, parlino dentro di noi, ci cambino, e, dopo tali sforzi, diventeremo davvero qualcosa di diverso da ciò che siamo ora: spirituali, capaci di sentire, vedere e percepire il Creatore con tutti i nostri sensi.

Questo era lo scopo del congresso ed è l’obiettivo della nostra connessione. Sono veramente grato a tutti gli amici che condividono questo stesso obiettivo spirituale e che hanno fatto uno sforzo per partecipare al congresso, sia fisicamente in Israele, sia in innumerevoli incontri speciali di gruppo in tutto il mondo. 

Con questo magnifico sostegno degli amici e del Creatore stesso, abbiamo davvero dimostrato di avere tutto ciò di cui abbiamo bisogno per connetterci a Lishma.

Basato sulla Lezione 3 della Convention Mondiale di Kabbalah “Connettersi a Lishma” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman il 21 febbraio 2025.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dovrei aprirmi di più alle persone?

C’è una bellissima frase di Stanislaw Jerzy Lec che si riferisce a questa domanda:

Non accogliete a braccia aperte le persone. Perché agevolarle nel crocifiggervi?

Per quanto riguarda l’apertura verso gli altri, dobbiamo vivere come i cavalieri di una volta: scudo in una mano, spada o lancia nell’altra e sempre con l’armatura. Questo è il modo in cui dovremmo vivere fino a quando, come umanità, non raggiungeremo la nostra correzione, uno stato in cui sostituiremo le nostre relazioni egoistiche, che privilegiano il proprio tornaconto rispetto a quello degli altri, con relazioni altruistiche, che privilegiano il tornaconto degli altri rispetto al nostro.

Mentre discuto della necessità di lasciare che la forza dell’amore, della dazione e della connessione positiva entri nella nostra società, non posso semplicemente sostenere l’apertura agli altri senza riserve. In un mondo governato dall’ego, in cui le persone sono guidate dall’interesse personale, è necessario non aprirsi troppo, poiché ciò riflette la realtà del male insito nella natura umana. Questo male esiste in tutti noi ed è il fattore che impedisce alla sincerità e alla genuina apertura di fiorire.

Sebbene molti parlino della necessità di sincerità e apertura, dove si possono trovare anime così semplici nel mondo di oggi? L’apertura può esistere solo quando l’umanità ha subito un processo di correzione da egoista ad altruista, quando le persone si augurano sinceramente il bene dell’altro. Solo allora potremo iniziare gradualmente ad aprirci gli uni agli altri. Fino ad allora, la nostra reciproca incapacità di apertura dovrebbe turbarci e persino addolorarci, perché mostra la disconnessione che sperimentiamo quando lasciamo che la nostra natura egoistica guidi ogni nostro desiderio, pensiero e azione.

Questo dolore, questa disperazione per l’impossibilità di aprirsi, dovrebbe portare a una vera e propria invocazione, una preghiera e una richiesta di cambiamento. Dovremmo desiderare di aprirci agli altri e di sperimentare la stessa apertura in cambio, ma dobbiamo affrontare la dura realtà che questo è attualmente impossibile. Questo desiderio, tuttavia, è fondamentale. È in linea con lo scopo della creazione, che prevede che l’umanità raggiunga l’unità, la fiducia e l’apertura nel suo stato finale futuro, in cui esisteremo nella “colla” invisibile della forza d’amore e di dazione della natura che ci lega.

Il piano della creazione prevede che si giunga a uno stato in cui si desidera solo il bene reciproco. Attraverso questa trasformazione, otterremo il completo equilibrio con le leggi della natura o, come dicono i Kabbalisti, “l’adesione con il Creatore”, la forza superiore che ha creato e sostiene tutta la vita. Questa è la visione che guida il mio lavoro e i miei insegnamenti. Anche se non sono molte le persone che si dedicano a questo obiettivo, questi Kabbalisti possono vedere dietro le quinte della cosiddetta “sala di controllo” della natura, che guida l’umanità verso lo stato eterno e perfetto di unione con la forza superiore dell’amore e della dazione, la forza del Creatore. Il processo per aprirsi l’un l’altro senza trattenere nulla richiederà tempo, ma alla fine tutto andrà bene.

Basato sulla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” in onda il 9 dicembre 2024 con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo cambiare i nostri pensieri per creare risultati diversi nella vita?

Per prima cosa, dobbiamo comprendere che i nostri pensieri plasmano la nostra vita e cosa significa questo. Il nostro atteggiamento verso chi siamo, cosa siamo, cosa ci circonda e qual è il nostro scopo, sono tutti considerati “i nostri pensieri”. Perciò, sarebbe saggio cercare attivamente risposte a domande esistenziali che dimorano in noi, come: perché siamo qui? Qual è questo processo attraverso cui stiamo evolvendo nella nostra vita? Come finirà la nostra vita e cosa rimarrà di noi?

Tali domande potrebbero emergere in un modo puramente egoistico, cioè in modi in cui ci preoccupiamo solo di ciò che immaginiamo come la nostra bolla individuale di vita, che include principalmente noi stessi e poche persone intorno a noi. Tuttavia, in ogni caso, dovremmo cercarne le risposte. Alla fine, dobbiamo arrivare a capire che, se ci concentriamo solo sulla soddisfazione dei nostri desideri egoistici per il beneficio personale, finiremo per trovarci sempre nello stesso punto.

Se desidero elevarmi a un livello superiore di esistenza, al di sopra del nostro modus operandi egoistico innato e verso una forma spirituale, dobbiamo iniziare a vivere secondo valori completamente diversi: non limitandoci a immaginare lo scopo della vita come il riempimento del nostro corpo fisico il più possibile, ma riempiendoci delle qualità supreme che esistono in natura, quelle di amore, dazione e connessione positiva. Questi ultimi rappresentano un sistema di valori completamente diverso, che ci conduce a una vita del tutto differente: una vita eterna e perfetta, con una connessione interiore assoluta tra tutti noi, contrapposta alle nostre vite transitorie e incomplete qui nel nostro mondo attuale, dove siamo interiormente disconnessi gli uni dagli altri.

A questo punto, ci troviamo di fronte a una sfida significativa. Cominciamo a vederci su un piano apparentemente vasto, con i valori egoistico-materialistici di ricchezza, rispetto e potere da un lato, cioè valori che la società in cui siamo nati e cresciuti considera degni di essere perseguiti, e un vago e sconosciuto “qualcosa” dall’altro lato, dove le domande sul nostro significato e scopo più importante nella vita ci pungolano. Di conseguenza, iniziamo a riposizionarci in un modo completamente diverso in termini di ciò che apprezziamo nella vita e a cercare come possiamo scoprire uno scopo molto più elevato rispetto agli obiettivi egoistico-materialistici, che cominciamo a considerare sempre meno importanti.

Questo piano è un piano interiore dei nostri desideri e pensieri. Sempre più persone oggi si trovano ad affrontare questo tipo di domande esistenziali. È una forma di introspezione che può portare un vero cambiamento nelle nostre vite. Cercando un ambiente ottimale, cioè testi, insegnanti e amici che non si limitino a seguire i flussi egoistico-materialistici della vita che portano a un vicolo cieco, ma che si dirigano regolarmente verso valori, significati e scopi molto più elevati, possiamo influenzare in modo ottimale i nostri pensieri per evolvere verso un significato e uno scopo della vita superiori.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) descrive ampiamente questo principio nel suo articolo “La Libertà”. Nella mia organizzazione, il Bnei Baruch Kabbalah Education & Research Institute, lavoriamo per sviluppare questo ambiente per il massimo sviluppo spirituale di chiunque lo desideri.

Basato su “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 giugno 2019. Scritto/modificato da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa Cambieresti nella Tua Vita per Migliorarla?

Uno dei miei studenti mi ha proposto questa domanda, ricordando che spesso gli scienziati hanno posto questa stessa domanda alle persone che sanno di essere vicine alla morte: “Cosa cambieresti nella tua vita?” In un momento simile, quando molte persone riflettono sulle loro vite, sono pronte a cambiare tutto: relazioni, azioni e persino pensieri. La domanda diventa quindi se valga la pena di arrivare alla fine della nostra vita per confessare i nostri errori.

Da un lato, anche negli ultimi minuti, la rivalutazione e la riflessione hanno senso. Ma d’altra parte, cosa ci impedisce di effettuare regolarmente questa autovalutazione? Esercizi simili ci aiuterebbero e ci cambierebbero in meglio. Avremmo quindi il tempo di lavorare per correggere questi errori.

Dovremmo quindi porci regolarmente questa domanda, per trarre conclusioni in anticipo, all’inizio della vita e non alla fine, quando possiamo avere solo dei rimpianti. La Kabbalah è una saggezza che ci consente di effettuare questa introspezione su noi stessi in qualsiasi momento ed è aperta a chiunque desideri cambiare la propria vita in meglio.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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In quale Era ci troviamo?

Stiamo vivendo in un’era di transizione caratterizzata dal passaggio da uno stato di letargo all’aspirazione verso l’armonia, l’equilibrio e la pace con le leggi della natura, ossia alla scoperta del significato della vita. Anche la scoperta del senso della vita è un processo di transizione che si esprime nel bisogno di elevarsi al nuovo stato successivo.

Questo cambiamento inizia quando siamo sempre più assillati da domande esistenziali. Cominciamo a sentire che, per quanto ci sforziamo nella vita, e in effetti ci sforziamo molto, finiamo per non vedere la luce alla fine del tunnel, che le nostre vite sono prive di senso e inutili. Di conseguenza, viviamo in un’epoca in cui sempre più persone scelgono l’uso di droghe come mezzo per provare una forma più diretta di piacere, il mezzo più universale per calmarsi e trasformarsi in una specie di vegetale. In altre parole, sempre più persone sentono il bisogno di staccare la spina dalla crescente sofferenza in cui si trovano.

Tuttavia, poiché esistiamo all’interno del piano della natura, scopriremo che fuggire dalla vita con l’aiuto delle droghe alla fine non sarà utile. In ogni caso, l’umanità sta ancora cercando di calmarsi in qualche modo con i mezzi a sua disposizione.

Allo stesso tempo, assistiamo a importanti trasformazioni relative allo spostamento delle popolazione nelle nazioni; l’esempio più evidente è l’Europa, che si è riempita di rifugiati. Non si tratta della stessa migrazione che avvenne mille anni fa, quando i popoli dell’Asia cominciarono a spostarsi in l’Europa. Il processo migratorio odierno è molto più serio, un vero e proprio mescolamento che ci spinge a confrontarci con la domanda sul significato e lo scopo della vita. Inoltre, al livello attuale della nostra intelligenza e delle nostre emozioni, non siamo in grado di rispondere a questa domanda in modo ampio, dimostrabile e definitivo. 

Proprio per questo motivo il più famoso kabbalista del XX secolo, Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), così come Il Libro dello Zohar, ha indicato la nostra epoca attuale come quella in cui la Kabbalah sarebbe emersa come un insegnamento molto necessario: per spiegare che il senso della vita sta nella transizione verso il raggiungimento del livello dell’essere umano. La saggezza della Kabbalah fornisce un metodo per questo conseguimento. “Umano“ in ebraico, “”, deriva dalla parola ‘simile’ (”“), che deriva dal detto “ ” (”simile all’Altissimo”). In altre parole, i kabbalisti spiegano come lo scopo della vita sia quello di innalzarci dal nostro grado attuale al grado in cui raggiungeremo la somiglianza con le leggi della natura – leggi d’amore, di dazione e di connessione.

Oggi, siamo sulla soglia del nostro prossimo livello di evoluzione per conseguire ciò che realmente significa essere un umano. Questo livello deve  manifestarsi in noi,  se non in questa vita, allora nella prossima. Ora ci troviamo in un processo in cui sentiamo una crescente pressione che ci sta indicando la nostra strada verso questo ottenimento e la Saggezza della Kabbalah ci permette di farlo con maggiore consapevolezza, comprensione e piacere rispetto a se non utilizzassimo la sua metodologia. 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Perché il parto deve essere così doloroso quando è un evento necessario?

Il parto è un processo intrinsecamente doloroso. La natura lo ha reso tale, come è scritto: “Con dolore partorirai”. Questo dolore, tuttavia, non si limita all’atto fisico di mettere al mondo un bambino: rappresenta anche il processo di trasformazione interiore di un essere umano che dà vita al proprio sé spirituale, cioè al nuovo sé libero da interessi personali e desideroso di amare e donare completamente, come la forza d’amore e di dazione della natura.

La nascita spirituale è un processo particolarmente intenso che possiamo intraprendere più avanti nella vita. Richiede di affrontare i nostri desideri naturali di godere solo per il proprio tornaconto, che risiedono istintivamente in noi in ogni momento, e di cambiare volontariamente la loro direzione a beneficio degli altri e della natura.

Anticamente il parto era per certi versi più semplice. Le donne erano più legate alla natura e la loro tolleranza al dolore era più alta, grazie all’assenza dei moderni antidolorifici e a un diverso atteggiamento culturale nei confronti della sofferenza. Oggi, la nostra separazione dalla natura ha aumentato sia la percezione che l’intensità del dolore durante il parto.

Quando si tratta di nascita spirituale, il processo è altrettanto, se non più, impegnativo. Comporta che una persona decida consapevolmente di sottoporsi a questa trasformazione e che chieda di allinearsi con le leggi altruistiche e integrali della natura per facilitarla. In altre parole, è necessario rivolgere una preghiera al Bore, la forza superiore dell’amore e della dazione, che ha creato e sostiene tutta la vita.

La saggezza della Kabbalah descrive il Creatore come sinonimo di natura e afferma che questi due termini possono essere usati in modo intercambiabile. Se vogliamo effettuare una trasformazione spirituale, dobbiamo affrontare un processo che contrasta le nostre inclinazioni naturali. La sofferenza, in questo contesto, nasce dalla tensione tra il punto in cui ci troviamo e il punto in cui dobbiamo andare: un viaggio attraverso una stretta apertura verso un nuovo stato spirituale.

In quel nuovo stato spirituale, scopriremo una vita di beatitudine, armonia, pace e gioia che non possiamo nemmeno immaginare nella nostra vita attuale.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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