Pubblicato nella 'Egoismo' Categoria

Che cosa rappresentano Noè e l’Arca?

Il racconto biblico afferma che il Diluvio arrivò perché «la malvagità dell’uomo era grande sulla terra e ogni inclinazione dei pensieri del suo cuore era soltanto male per tutto il giorno». Dice inoltre che «ogni carne aveva corrotto la propria condotta sulla terra» e che «la terra era piena di violenza» (Genesi 6). Le fonti spiegano che Dio è la forza generale della natura, un’unica forza che governa l’intero sistema delle forze naturali. Questo sistema gestisce tutta la realtà, sia la parte che attualmente percepiamo attraverso i nostri cinque sensi, sia la dimensione superiore che rimane nascosta a causa della nostra mancanza di strumenti percettivi adeguati.

Milioni di anni fa, secondo gli scienziati, scendemmo dagli alberi e cominciammo a diventare esseri umani. La forza interiore che guidò questo processo fu la crescita del desiderio egoistico. È l’ego che ha fatto uscire l’umanità dal regno animale e, da allora, ha continuato a intensificarsi. Esso ha risvegliato pensieri dannosi verso gli altri, ovvero pensieri su come sfruttare ogni cosa e ogni persona a proprio vantaggio, senza preoccuparsi delle conseguenze.

Quando questi pensieri egoistici raggiunsero un certo livello, il delicato equilibrio tra l’umanità e il resto della natura fu compromesso. Il sistema della natura, che è intrinsecamente integrale, dovette ristabilire il proprio equilibrio. Fu allora che arrivò il Diluvio. Dopo il Diluvio emerse un mondo nuovo, cioè si instaurò una nuova relazione tra l’umanità e la natura, meno diretta e meno potente di quella precedente.

Per approfondire, i livelli inanimato, vegetativo e animale della natura sono connessi alla natura come se esistessero all’interno di un grembo. Ogni azione che compiono segue i comandi della natura e ogni risposta che manifestano è esattamente ciò che la natura richiede. Essi sono parte della natura stessa, parte della forza superiore, perché sono governati dagli istinti e non possiedono libertà di scelta.

Man mano che la forza egoistica si sviluppava negli esseri umani, l’umanità diventava sempre più distaccata dalla natura, sempre più opposta a essa, violando le leggi dell’equilibrio sistemico. I pensieri e i desideri umani cominciarono a divergere dall’intenzione generale della natura.

A quel punto, all’umanità fu richiesto di completare un processo di correzione, elevandosi consapevolmente al di sopra dell’ego che si risvegliava nel cuore e nella mente, per rimanere connessa alla natura nel suo insieme. Le persone dovevano esaminare ogni pensiero e ogni desiderio che emergeva dentro di loro, determinando se ciò che intendevano fare fosse veramente necessario per la sopravvivenza e se avrebbe arrecato danno a qualcuno o a qualcosa.

Se ciò fosse accaduto, l’umanità sarebbe entrata negli strati più profondi della natura, iniziando a comprendere il suo sistema operativo interiore, il suo programma di sviluppo, la direzione dell’evoluzione e le connessioni tra tutte le parti della realtà. Ma l’umanità fallì ripetutamente. Le persone sfruttarono tutto ciò che le circondava nel modo più rozzo possibile, fino a provocare su se stesse un duro colpo. La natura non tollera lo squilibrio e il sistema corresse la deviazione.

Il Diluvio simboleggia una riduzione della sensibilità sistemica della natura nei confronti delle azioni umane. È come se la natura avesse detto: «Fate ciò che volete. La vostra importanza è stata ridotta di cento volte e, di conseguenza, la vostra influenza sul sistema complessivo è ora minore. Alla fine, ogni azione verrà presa in considerazione, ma per il momento fate ciò che volete nel mondo».

Il mondo si oscurò. L’umanità perse l’opportunità che le era stata data di conoscere la natura nella sua piena profondità, di acquisire un intelletto e una percezione simili a quelli della natura stessa e di partecipare consapevolmente al governo della realtà. Invece, rimase racchiusa in uno stretto guscio egoistico. Le persone attraversano di corsa i settant’anni della vita, si stancano, appassiscono e muoiono senza aver realmente conseguito nulla di sostanziale.

Questo solleva una domanda urgente: ciò che accadde era inevitabile, oppure l’umanità avrebbe potuto svilupparsi senza peccato, senza un diluvio, lungo un percorso agevole e positivo? A quanto pare, no. Forse l’umanità doveva percorrere questa lunga strada perché, senza una completa separazione dalla natura, l’indipendenza raggiunta in seguito non avrebbe mai potuto essere completa.

In ogni caso, oggi il cerchio si sta chiudendo. Migliaia di anni di sviluppo egoistico ci hanno portato a un vicolo cieco, alla consapevolezza che non abbiamo futuro se non compiamo un cambiamento fondamentale nella nostra percezione. Il mondo è diventato strettamente interconnesso e interdipendente e ci troviamo tutti sulla stessa barca. Senza equilibrio e completamento reciproco, affonderemo tutti insieme.

È così che la natura ci costringe a riconoscere le leggi integrali che governano il sistema e a costruire consapevolmente questi principi nelle relazioni tra gli individui e la società.

Lo squilibrio provocato dall’intensificazione dell’egoismo si manifesta nel modo più grave nelle relazioni umane. Pertanto, è proprio qui che deve concentrarsi il processo di correzione. Esiste un metodo completo per trasformare la forza dell’ego, affinché essa serva gli altri anziché danneggiarli. Quando impareremo a utilizzare questo metodo, diventeremo «come un solo uomo con un solo cuore». L’ego continuerà a crescere, ma sapremo come lavorare con esso come con una forza che ci aiuta ad avanzare, come una leva per accrescere la connessione positiva.

Una simile connessione integrale tra noi creerà un sensore comune capace di percepire la dimensione interiore della natura, il pensiero e il sentimento che esistono al livello superiore della realtà, chiamato «conseguimento della divinità».

In uno stato simile, ulteriori colpi da parte della natura non saranno più necessari e persino i danni che abbiamo causato fino a oggi cominceranno a guarire.

Il principio fondamentale di questa storia è che la condizione del mondo è un riflesso della condizione delle relazioni umane. Se impariamo a connetterci nell’amore al di sopra dell’ego che ci separa e ci divide, vedremo tutta la natura rivolgere il proprio volto verso di noi con benevolenza.

Basato su “Nuova Vita 184 – Il Diluvio come atto di equilibrio della natura” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Il segreto di Gerusalemme

Per comprendere il segreto di Gerusalemme, dobbiamo tornare indietro fino all’antica Babilonia. È lì che inizia la storia del popolo d’Israele, il fondamento della nazione.

Fu Abramo il Babilonese, un ricercatore instancabile, a scoprire che la natura è un unico sistema. In quel periodo infuriava una grande guerra, accompagnata da una tremenda esplosione di egoismo, cioè dal desiderio di godere a esclusivo vantaggio di sé, a spese degli altri. Come dice il Midrash: «La metà del mondo cadde per la spada» (Pirkei de-Rabbi Eliezer, capitolo 24).

Abramo cercò di spiegare che, se le persone fossero riuscite a elevarsi al di sopra del proprio egoismo, avrebbero potuto costruire legami di connessione e complementarità reciproca e, attraverso tali legami, scoprire l’unica forza che opera nell’intera creazione: la forza della vita e dell’amore.

I pochi che lo ascoltarono divennero suoi discepoli, formando la comunità conosciuta come la Casa di Abramo, un insieme di estranei uniti da un’idea e da un metodo comuni. Da loro sarebbe infine emerso il nostro popolo, come descrive Maimonide nel Libro della conoscenza.

«L’amore copre tutte le trasgressioni» è il metodo per una corretta connessione tra gli Israeliti. Il processo è piuttosto complesso. Comprende fasi e gradi di connessione che devono essere appresi. Nel loro insieme, queste fasi sono considerate la costruzione spirituale della Terra d’Israele.

La parola “Eretz” (“terra”) simboleggia il desiderio, mentre Israele indica una direzione precisa, derivando dalle due parole “Yashar-El” (“dritto verso Dio”), cioè dritto verso la forza dell’amore.

I legami d’amore costruiti al di sopra dell’odio sono come ponti tra le persone. Da ogni persona si estende un ponte verso un’altra, e tutti i ponti si collegano tra loro fino a formare, al di sopra di essi, una sorta di cupola. Al centro di questa cupola emerge il cuore della Terra d’Israele, che è Gerusalemme.

La prima ascesa al di sopra dell’egoismo, allo scopo di costruire un ponte verso un’altra persona, è chiamata anche esodo dall’egoismo. Questa partenza è richiamata nel nome “Sion”, la Terra di Sion, la Città di Sion.

Per egoismo intendiamo tutto ciò che nella natura umana si oppone alla connessione reciproca: il desiderio di usare gli altri a proprio vantaggio, di sfruttarli per il proprio piacere e di abbassarli per elevare noi stessi.

Il re Davide dichiarò: «Se ti dimenticassi, Gerusalemme, sia dimentica la mia destra della sua abilità. Si attacchi la mia lingua al palato, se non mi ricordassi di te, se non mettessi Gerusalemme al di sopra della mia più grande gioia» (Salmo 137). Porre Gerusalemme al di sopra della nostra più grande gioia significa svilupparsi fino a raggiungere uno stato in cui la nostra felicità più grande deriva dalla nostra connessione reciproca nell’amore.

Dal punto di vista della nostra natura egoistica, questo può essere difficile da immaginare. Eppure questa è la verità. Non esiste uno stato migliore e più completo di quello in cui ognuno percepisce gli altri e vive nella responsabilità reciproca.

Una simile connessione ci eleva al di sopra dei calcoli ristretti, al di sopra della paura di essere danneggiati dagli altri e al di sopra delle pressioni e dei problemi della vita. Attraverso i legami d’amore, la nostra percezione della realtà si espande e si rivela un mondo superiore, una “terra buona e spaziosa” che irradia bontà, piacere, tranquillità e pace.

Durante le tre feste di pellegrinaggio, il popolo saliva a Gerusalemme. Ciò che molti non comprendono è che lo scopo principale di questi pellegrinaggi era riunirsi e avvicinare i cuori, costruendo l’unità attraverso la quale si potesse percepire l’unica forza. A ogni passo verso Gerusalemme, ci si aspettava che una persona aprisse un po’ di più il proprio cuore, preparandosi all’amore per gli altri.

Le fonti descrivono l’atmosfera unica che vi regnava. I pellegrini erano accolti a braccia aperte. Gli abitanti di Gerusalemme li ospitavano nelle proprie case e li trattavano come membri della famiglia. «Tutti gli artigiani di Gerusalemme si alzavano davanti a loro e li salutavano dicendo: “Fratelli nostri, da tale e tale luogo, siete venuti in pace?”. E il flauto suonava davanti a loro fino a quando raggiungevano il Monte del Tempio» (Mishnah, Bikkurim 3).

Nessuno di coloro che giungeva a Gerusalemme era privo di qualcosa. «Nessuno disse mai a un altro: “Non ho trovato a Gerusalemme un forno per arrostire il mio sacrificio pasquale”, oppure: “Non ho trovato a Gerusalemme un letto su cui dormire”» (Avot de-Rabbi Natan, capitolo 35).

La forza superiore dimorava in questi legami d’amore. Tutti si sentivano liberi e gioiosi, liberati dalle preoccupazioni personali e capaci di dedicarsi al bene dell’insieme. I saggi raccontano persino di non ebrei che assistettero allo spettacolo ispiratore dei pellegrinaggi e desiderarono unirsi a quel mare d’amore: «Salirono a Gerusalemme e videro Israele… e dissero: “Non esiste popolo più degno di essere unito a questo”» (Sifrei Devarim 354).

Questa era Gerusalemme nella sua essenza originaria. Ma in seguito fu distrutta. L’egoismo divenne più forte e portò a una terribile guerra civile. Da allora, l’odio infondato ha dominato il popolo e, ogni giorno in cui non riusciamo a ricoprirlo con l’amore, la distruzione continua.

Secondo la nostra struttura interiore, il popolo d’Israele era destinato ad attraversare quattro esili e quattro redenzioni prima di diventare capace di guidare l’umanità verso la connessione e l’armonia. Oggi ci troviamo sulla soglia della redenzione finale. Per meritarla, dobbiamo compiere lo stesso lavoro: costruire ponti da persona a persona e rinnovare i legami d’amore al di sopra dell’odio che emerge.

Non è un caso che oggi il mondo stia vivendo una crisi globale. Con l’egoismo in costante crescita e l’interdipendenza che aumenta continuamente, la realtà è diventata estremamente instabile. L’umanità non potrà continuare a vivere in sicurezza sulla Terra se la natura delle relazioni umane non cambierà.

Il futuro del mondo dipende dalla nostra capacità di costruire la Gerusalemme rinnovata. Ha poco valore costruire un Tempio di legno e pietra: non sarebbe altro che un museo. Dobbiamo imparare a elevare i nostri cuori al livello spirituale chiamato Tempio Santo. Una casa di santità è un cuore colmo d’amore. Quando inizieremo ad avanzare insieme verso la connessione e la complementarità reciproca, sarà rivelata la forza nascosta nel concetto spirituale di Gerusalemme.

La città del conflitto diventerà un centro di educazione e di guida, dal quale il metodo della connessione si diffonderà all’umanità. Allora tutti comprenderanno la loro profonda attrazione verso Gerusalemme, che si rivelerà come una fonte di vita, la capitale della pace e dell’amore per tutte le nazioni.

Dalle fonti

«La nazione d’Israele è stata costituita come una sorta di passaggio attraverso il quale scintille di perfezionamento potessero fluire verso l’intera razza umana in tutto il mondo. E queste scintille di perfezionamento si moltiplicano ogni giorno, come colui che dà al tesoriere finché questi non ne abbia accumulato a sufficienza, vale a dire finché non si sviluppino a tal punto da poter comprendere la piacevolezza e la tranquillità che si trovano nel nucleo dell’amore per gli altri.»

— Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), «L’Arvut (Garanzia reciproca)»

«“Gerusalemme, costruita come una città strettamente unita” significa che Gerusalemme viene costruita attraverso l’unità del popolo d’Israele e il suo risveglio nell’amore e nel timore reverenziale.»

— Rabbi Yisrael Hopstein di Kozhnitz, Avodat Yisrael, Parashat Devarim.

«Il desiderio che si trova nel cuore di una persona è chiamato “terra”… La Terra d’Israele significa avere un desiderio che sia Yashar-El (dritto verso Dio), cioè non desideri di amore per se stessi, ma desideri di amore per gli altri. … Il cuore di una persona dovrebbe essere un Tempio Santo. … Pertanto, una persona deve sforzarsi di costruire la propria struttura di santità.»

— Il Kabbalista Baruch Shalom Ashlag (RABASH), Gli scritti del RABASH.

«In futuro, Gerusalemme riunirà in sé tutte le nazioni e tutti i regni.»

— Avot de-Rabbi Natan, capitolo 35.

Basato su “Nuova Vita 173 – Gerusalemme e il potere dell’amore” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Cosa ci insegna la storia di Abramo su noi stessi?

La Mesopotamia, culla della civiltà moderna, conosciuta anche come «la terra tra i due fiumi», era una vasta e fertile regione situata tra i fiumi Eufrate e Tigri, nell’attuale Iraq. In Mesopotamia nacquero molte delle innovazioni che permisero lo sviluppo della civiltà umana: l’invenzione della ruota, i progressi nella matematica e nell’astronomia e le prime coltivazioni di cereali che ancora oggi costituiscono alimenti fondamentali. Fu anche la terra natale di un uomo chiamato Abramo.

Fino a quel periodo, l’atmosfera in Mesopotamia era stata relativamente pacifica. Come descrive la Bibbia: «Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole» (Genesi 11:1). Le persone si sentivano vicine le une alle altre, come una grande famiglia. Poi, improvvisamente, l’ego di ciascuno. il desiderio di trarre piacere a spese degli altri, iniziò a crescere rapidamente, come simboleggia il racconto della Torre di Babele. Comparvero così la competizione distruttiva, l’invidia dannosa, la lotta per il potere, lo sfruttamento e l’odio.

Abramo osservò ciò che stava accadendo e comprese che l’umanità si trovava di fronte a una prova decisiva: le persone avrebbero capito di dover elevarsi al di sopra del proprio egoismo e costruire relazioni armoniose tra loro, oppure avrebbero scelto di separarsi? Egli cercò di spiegare che la natura è un sistema unitario, che la vita si sviluppa grazie alla connessione e all’armonia tra gli opposti e che anche gli esseri umani devono imparare a vivere in pace gli uni con gli altri. Tuttavia, la maggior parte delle persone non era pronta ad accogliere l’idea dell’unità universale. Scelsero quindi di disperdersi da quella regione verso ogni parte del mondo.

Abramo, però, vedeva più lontano. Comprendeva che la dispersione non avrebbe risolto la crisi delle relazioni umane, ma ne avrebbe soltanto rimandato le conseguenze. Ed è proprio al medesimo punto che siamo giunti oggi. La rete di connessioni che si è sviluppata tra tutti gli esseri umani ci ha messi sulla stessa barca. Che lo vogliamo o no, dipendiamo gli uni dagli altri; tuttavia, con l’enorme ego che è cresciuto in ciascuno di noi, non sappiamo come convivere. A differenza dell’antica Babilonia, però, questa volta non esiste più alcun luogo in cui disperdersi. Per sopravvivere saremo costretti a imparare a connetterci.

L’opera di divulgazione di Abramo non ebbe un successo travolgente, ma alcune migliaia di persone si riunirono comunque per studiare il suo metodo. Con il tempo, quella comunità di discepoli divenne il popolo d’Israele, come descrive Maimonide nel Libro della Conoscenza.

Abramo insegnava che «l’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua infanzia, intendendo che l’egoismo è radicato nella nostra natura. Tuttavia, attraverso lo sforzo di superarlo, possiamo elevarci a una forza superiore. Una «forza superiore» non è qualcosa che si trova oltre le stelle né un’entità mistica appartenente a un’altra dimensione. È piuttosto una forza superiore all’ego, una forza capace di governarlo.

Ciò che distingueva il gruppo di Abramo da tutti gli altri era un sentimento interiore secondo cui la vita possiede uno scopo più elevato del semplice raggiungimento del successo materiale. Il benessere materiale è importante, ma non basta. In altre parole, in quelle persone cresceva il desiderio di scoprire il segreto della vita al di là di ciò che è visibile sul piano materiale.

Abramo insegnava loro che la forza egoistica è naturale. Grazie ad essa proviamo repulsione verso ciò che percepiamo come dannoso e attrazione verso ciò che riteniamo possa portarci beneficio o piacere. Anche quando amiamo qualcuno e desideriamo stargli vicino, ciò avviene ancora sulla base di calcoli egoistici, consapevoli o inconsapevoli. Esiste forse una forza diversa da quella egoistica? Nei livelli inanimato, vegetale, animale e umano della natura non ne osserviamo alcuna. Persino le interazioni tra atomi e molecole sono guidate da forze naturali orientate all’autoconservazione, che tendono al completamento, all’equilibrio e alla stabilità.

Eppure, quasi seimila anni fa, in alcune persone iniziò a emergere il desiderio di scoprire una forza diversa da quella egoistica: una forza di pura dazione, inesistente nella nostra ordinaria percezione del mondo. Questi individui svilupparono un livello più avanzato di percezione, chiamato «percezione spirituale». Abramo seguì il loro cammino, ma ciò che lo rese unico fu il fatto che durante la sua epoca esplose una estesa crisi sociale.

Abramo spiegava che, se impariamo a costruire una connessione positiva al di sopra dell’ego, scopriamo una forza superiore che si manifesta nei legami tra noi: una forza di amore e di dazione. Queste qualità diventano autentiche non perché il nostro ego ne tragga piacere, ma perché impariamo realmente a vivere dentro quella nuova forza. In questo modo possiamo costruire tra noi un nuovo sistema di relazioni, una rete integrale. Quando tale rete raggiunge l’equilibrio, iniziamo a percepire al suo interno quella che viene chiamata «la sorgente della vita», l’unica forza che sta alla base della natura, dalla quale proveniamo e verso la quale siamo diretti.

Dopo che i discepoli di Abramo avevano  iniziato a lavorare sulla loro connessione e si erano elevati in una certa misura al livello dell’esistenza spirituale, anche la forza egoistica che li separava crebbe. Sperimentarono esplosioni di odio reciproco e furono chiamati a superarle mediante una forza ancora maggiore di amore e di dazione. Così avanzarono in ogni fase del loro sviluppo secondo il principio: «L’amore copre tutte le trasgressioni.» Alla fine, però, i loro legami positivi si spezzarono in un clima di distruzione. Tra loro esplose un odio profondo e non ebbero più la forza di coprirlo con l’amore. L’ego prese il sopravvento e il popolo d’Israele andò in esilio tra le nazioni del mondo.

Oggi il cerchio si è chiuso e siamo tornati allo stesso punto. Siamo i discendenti del gruppo di Abramo e dobbiamo ricostruirci a partire da quello stato di distruzione. Dobbiamo imparare nuovamente il suo metodo di connessione al di sopra dell’ego e guidare il processo di riparazione del mondo. Il deterioramento delle relazioni, da quelle tra individui fino ai rapporti tra le nazioni e l’intera umanità, dimostra che non esiste alternativa: la connessione positiva al di sopra di ogni divisione è la nostra unica salvezza.

Basato su “Nuova Vita 147 – Viaggio alle Radici, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Perché il mondo è così depresso nonostante il tenore di vita sia migliorato così tanto?

Depressione, dipendenze e divorzi derivano tutti da una mancanza di felicità. I nostri nonni avevano una vita materialmente più difficile, eppure sembra che stessero meglio. Che cosa ci è successo nell’epoca dell’abbondanza? Che cosa può ridare colore al grigiore della vita?

Fino a pochi decenni fa, le porte di casa rimanevano aperte. Le persone passavano liberamente a trovare i vicini. Nei fine settimana si apparecchiava una tavolata nel quartiere e ognuno portava qualcosa da mangiare. Le risorse erano limitate, ma l’atmosfera era quella di una grande famiglia.

Poi l’ego si è sviluppato, sia in quantità che in qualità. Di conseguenza, è cambiato il nostro atteggiamento verso ogni cosa. Un ego più grande vede il mondo in modo diverso e, all’improvviso, non abbiamo più voglia di sederci con gli altri a bere un caffè. Ci sentiamo più a nostro agio nel nostro angolo, davanti a uno schermo al plasma che occupa metà della parete.

Anche se non disponiamo di uno strumento che ci mostri quanto il nostro ego sia cresciuto da ieri a oggi, è proprio questo il fattore interiore che provoca ogni genere di cambiamento in noi. L’ego cresce, cambia il nostro punto di vista e mutano anche i nostri valori.

Da qui nasce il bisogno di confrontarci con gli altri. Quanto abbiamo noi? Quanto hanno loro? Come possiamo assicurarci di non avere meno, perché allora soffriamo? Così lavoriamo sempre di più e facciamo grandi sforzi per aumentare i nostri guadagni. Cerchiamo di dimostrare il nostro valore a tutti. È l’epoca della competizione, e ciascuno corre cercando di superare gli altri in un modo o nell’altro.

In passato, gli uomini spesso continuavano, per inerzia, la stessa professione dei loro padri e la loro principale preoccupazione era che moglie e figli fossero sani e ben accuditi. Oggi ci sentiamo a disagio se non facciamo progressi ogni giorno. È come se qualcosa bruciasse dentro di noi, senza lasciarci tregua nemmeno per un momento.

Un frigorifero pieno di cibo? Un conto in banca? Un’assicurazione sanitaria? Una pensione? Un’assicurazione per l’assistenza a lungo termine? Cento o duecento anni fa qualcuno sognava davvero tutto questo? Abbiamo creato sistemi straordinari, eppure le persone non provano soddisfazione per la propria vita. Oggi manca la gioia di vivere e questo vale per tutti gli strati della società, persino per i più ricchi.

Un altro viaggio all’estero, un’altra vacanza, cambiare automobile, cambiare casa. Un tempo queste cose suscitavano grande entusiasmo. Oggi, invece, il piacere svanisce nel giro di poco tempo. Perfino la nascita di un nuovo figlio in famiglia non suscita più lo stesso interesse di una volta. Una sorta di nube di intorpidimento sembra aver avvolto l’intera atmosfera. Così, i tranquillanti sono entrati a far parte della nostra vita. In mezzo a un crescente disagio interiore è difficile vivere senza qualcosa che ci sostenga.

Entro pochi anni, prevedono gli esperti, le tecnologie avanzate sostituiranno le persone in molte professioni e la maggior parte della popolazione mondiale non sarà più necessaria nel mercato del lavoro. Se saremo abbastanza saggi da distribuire correttamente le risorse, potremo garantire facilmente a ogni persona tutto ciò che è necessario per vivere. Tuttavia, questo renderà ancora più pressante la domanda sulla felicità. Da dove verrà la felicità? Da dove verranno il sorriso e la gioia?

Abbiamo pensato che la cultura e l’arte avrebbero colmato il vuoto: opere creative, film, serie televisive, mezzi di comunicazione, social network, innovazioni e invenzioni. Eppure tutto passa, va e viene,  nulla riesce a riempirci al punto da poter dire di stare davvero bene e di goderci la vita con felicità.

Le persone vagano da una parte all’altra, cercando qualcosa che faccia bene all’anima. Abbiamo ormai esplorato tutta la Terra, eppure non lo troviamo da nessuna parte.

Persino i bambini, fin da piccoli, percepiscono che tutta questa corsa è inutile. Intuiscono profondamente il corso della vita e non ne comprendono il senso. Anche molti anziani soffrono di una terribile solitudine e si chiedono quale sia il significato di vivere così a lungo.

A questo punto dobbiamo comprendere che tutto il processo che stiamo vivendo è il risultato del fatto che il nostro ego ha raggiunto un nuovo livello di sviluppo. Esso richiede forme di appagamento di qualità superiore. Denaro, status e successi materiali non bastano più.

A questo livello, tutti gli appagamenti che possiamo ottenere individualmente non saranno più in grado di darci una sensazione di soddisfazione interiore. Gradualmente scopriremo che l’unico modo per sentirci veramente appagati è appagare gli altri.

Una nuova forma di connessione con gli altri porterà calore e reciprocità nelle nostre vite e ci farà provare quella sensazione che avevamo da piccoli tra le braccia di nostra madre, quando ci sentivamo avvolti, protetti e amati.

Comprenderemo allora anche che la crisi della famiglia nel nostro tempo rappresenta soltanto una fase preliminare alla costruzione di una più ampia connessione sociale, una sorta di famiglia universale. Questo sentimento di famiglia ci porterà a prenderci cura gli uni degli altri e sarà la chiave per affrontare le innumerevoli difficoltà della vita.

Se tutti coloro che sentono il desiderio di elevarsi al di sopra di uno stile di vita egoistico e costruire un mondo armoniosamente connesso al di sopra dell’egoismo uniranno i loro sforzi, porranno le basi per rendere possibile quella realtà, potranno guidare la prossima rivoluzione della percezione. In un mondo interconnesso, dove siamo tutti sulla stessa barca, la felicità dipende dall’imparare a funzionare come una buona famiglia. Auguro a tutti noi di avere successo in questa impresa.

Basato su “Nuova Vita 151 – Divari socioeconomici” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Qual è il ruolo della saggezza della Kabbalah nell’affrontare le attuali problematiche globali e perché sta diventando sempre più rilevante?

L’umanità è costantemente in attesa di cambiamenti positivi provenienti dall’esterno. Speriamo che i governi, le tecnologie, i sistemi economici o le riforme sociali migliorino la nostra vita. Ma stiamo constatando che nessun cambiamento esterno riuscirà a risolvere i nostri problemi. Dobbiamo giungere alla consapevolezza che un vero miglioramento può avvenire solo quando cambiamo noi stessi. Solo allora inizieremo a percepire il mondo in modo diverso e a plasmare la realtà secondo un nuovo atteggiamento interiore.

Il mondo che sperimentiamo oggi è un riflesso della nostra natura egoistica. L’egoismo ha completato il suo sviluppo e ci ha mostrato tutto ciò di cui è capace. Ha costruito la nostra civiltà, ha alimentato il nostro progresso e ha creato la realtà nella quale viviamo oggi. Tuttavia, stiamo scoprendo i suoi limiti: non è più in grado di offrirci un futuro migliore.

Man mano che l’egoismo, il desiderio di ricevere piacere per il proprio vantaggio a scapito degli altri, raggiunge il termine del suo sviluppo, esercita su di noi una pressione sempre maggiore. Le persone provano vuoto, ansia, paura, insoddisfazione e impotenza. Ovunque osserviamo una crescente divisione, conflitto e alienazione. L’umanità ha ormai esaurito tutte le fasi dello sviluppo egoistico. Se continueremo sulla stessa strada, non ci resterà altro che un’escalation dello scontro e della distruzione.

Questa presa di coscienza è necessaria perché ci rivela che non ci sono più correzioni da apportare all’esterno. Il problema non risiede nel mondo in sé, ma nel modo in cui lo percepiamo e ci relazioniamo ad esso. L’egoismo ha assolto il suo compito conducendoci a uno stato di completa delusione. Ci ha mostrato che non possiamo continuare a vivere secondo lo stesso paradigma.

Ciò che viene dopo è una metodologia di sviluppo completamente diversa. Invece di cercare di cambiare direttamente il mondo, dobbiamo cambiare noi stessi. Correggendo la nostra natura, correggiamo il mondo. Questa è la legge fondamentale della realtà.

Che cosa significa cambiare noi stessi? Significa trasformare il nostro atteggiamento verso gli altri e verso la vita stessa. Dobbiamo passare da un rapporto con il mondo basato sullo sfruttamento, sulla manipolazione e sull’egoismo a un rapporto improntato alla bontà, all’altruismo e alla cura reciproca. Dobbiamo sostituire il desiderio di utilizzare gli altri per il nostro vantaggio con il desiderio di connetterci, sostenere e contribuire al bene comune.

Quando questo cambiamento interiore avviene, iniziamo a vedere la realtà in modo diverso. Il mondo stesso ci appare trasformato, perché cominciamo a percepire il sistema superiore che lo governa. Attraverso questa nuova percezione scopriamo una realtà molto più ampia del quadro limitato che ci viene rivelato dai nostri sensi egoistici.

Ma quale piacere rimarrà se abbandoneremo il soddisfacimento egoistico? La risposta è che davanti a noi si aprirà una forma di appagamento completamente nuova. Attraverso la connessione con gli altri e l’armonia con il sistema integrale della natura, inizieremo a conseguire l’eternità e la perfezione. Facciamo esperienza di un livello di esistenza che non può essere percepito attraverso la nostra limitata visione egoistica.

Questo è ciò che attende l’umanità. Viviamo in un momento unico della storia, nel quale è necessario cambiare la fonte del nostro sviluppo. Il nostro futuro non dipenderà più dalla conquista e dalla trasformazione del mondo esterno, ma dalla nostra capacità di trasformare noi stessi. Man mano che lo faremo, il mondo cambierà davanti ai nostri occhi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 15 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Cosa significa ascoltare la natura?

Ascoltare la natura non significa semplicemente udire dei suoni, ma entrare in profonda intimità con essa. Se siamo in sintonia con la natura, iniziamo a percepire tutto ciò che ci circonda come un unico atteggiamento unitario nei nostri confronti, una forza guida che si relaziona costantemente con noi. Quando raggiungiamo questa percezione, nulla appare più negativo, nemmeno gli eventi che prima sembravano spaventosi o dolorosi, fino alla morte stessa. Tutto viene accettato come parte di un processo completo e dotato di uno scopo.

Possiamo vivere in questo stato con calma, calore e stabilità interiore. Tuttavia, per raggiungerlo, dobbiamo rivelare un senso interiore che al momento è nascosto. Ciò che lo nasconde è il nostro egoismo, che ci rinchiude in noi stessi e ci mantiene concentrati solo sulla nostra ristretta percezione. Per questo motivo, non riusciamo a percepire l’armonia più ampia della natura.

In realtà, dentro di noi agiscono due forze: una forza positiva che connette e armonizza e una forza egoistica opposta che separa e limita. La difficoltà sta nel fatto che per natura diamo la precedenza alla forza egoistica. Essa ci allontana dalla percezione dell’unità della natura e ci impedisce di “ascoltarla”.

Per iniziare ad avvicinarci a questa percezione, dovremmo cercare di penetrare più profondamente nel sentire la natura a livello interiore. Questo è ciò che si intende con l’avvicinarsi a ciò che i Kabbalisti chiamano “il Creatore”. Il Creatore non è un’entità astratta o distante, ma tutto ciò che ci circonda e che è dentro di noi. Non c’è divisione. Tutto ciò che percepiamo, sia all’esterno che all’interno, appartiene a questa unica realtà dominante.

Avvicinarsi significa dissolvere i confini della nostra percezione, rimuovere le barriere interiori che separano “me” da “il mondo”. Man mano che questi confini svaniscono, iniziamo a percepire la realtà in modo diverso. È come se il mondo intero si riempisse di una sottile armonia, come una melodia tranquilla e continua che permea ogni cosa.

L’obiettivo non è semplicemente sopravvivere in questo mondo, ma entrare in armonia con esso. E quest’armonia si raggiunge proprio sviluppando questa sensibilità interiore, questa capacità di ascoltare la natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 16 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Come si sviluppa l’intelligenza collettiva negli ambienti di lavoro che adottano il metodo integrale?

L’approccio integrale allo sviluppo organizzativo mira a trasformare le relazioni all’interno di una struttura organizzata in quelle di una famiglia unita e affettuosa. Perché questo non è solo redditizio, ma anche essenziale? Perché deriva dalla tendenza evolutiva di cui facciamo parte e dalla mente collettiva che emerge attraverso una profonda connessione umana.

Di generazione in generazione, il mondo diventa sempre più interconnesso. Che ci piaccia o no, ci ritroviamo tutti sulla stessa barca. Ci influenziamo e dipendiamo gli uni dagli altri e siamo intrappolati insieme. L’aumento dell’ interconnessione è accompagnato da un ego umano in continua crescita, ovvero dal desiderio di godere a proprio vantaggio a spese degli altri. Ci sentiamo spinti a considerarci nel giusto, più intelligenti e di maggior successo rispetto agli altri, spesso calpestando chi ci circonda per raggiungere il successo personale.

La contraddizione tra queste due direzioni evolutive, un mondo che diventa integrale e interconnesso e una natura umana che si fa più egoistica e ristretta, è alla base di tutte le crisi che osserviamo oggi nelle relazioni. Questo vale a livello internazionale, sociale, aziendale, organizzativo, ma anche nella vita personale, nelle relazioni e nell’educazione dei figli. Gli individui moderni faticano ad andare d’accordo con chi li circonda, e questo è un problema serio.

Prima o poi saremo costretti a imparare a connetterci armoniosamente, come parti di un unico sistema integrato, altrimenti affonderemo tutti. Le organizzazioni che svilupperanno in anticipo questa capacità tra il proprio personale otterranno grandi progressi e risultati rivoluzionari. Il metodo integrale insegna come farlo gradualmente. La sua attuazione richiede di assegnare  fasce orarie fisse negli orari settimanali e giornalieri dei dipendenti, con la guida di esperti. L’obiettivo è costruire e mantenere un’atmosfera integrale, un ambiente connesso che offra a tutti esempi positivi di come relazionarsi gli uni con gli altri.

Fino a pochi decenni fa, nessuno pensava che le organizzazioni avessero bisogno di pianificare picnic, vacanze, giornate ricreative, palestre e altri benefit moderni per i dipendenti. Abbiamo poi capito che tali eventi e attività sono utili perché apportano benefici tangibili e, di conseguenza, i datori di lavoro ne traggono maggior profitto. Lo sviluppo organizzativo integrale è essenzialmente un passo consapevole verso la fase successiva. Non c’è altra scelta che migliorare le relazioni tra le persone all’interno delle strutture organizzate. Quanto più le persone sono emotivamente connesse, tanto più la produttività aumenta in modo drastico. Altrimenti, trascorrono il loro tempo in conflitto, cercando di ostacolarsi a vicenda, e l’organizzazione ne risente gravemente.

Una mente collettiva

Un nuovo tipo di connessione tra i dipendenti crea una mente collettiva, un’intelligenza collettiva all’interno dell’intera organizzazione. Grazie allo sforzo di ciascuno di superare il proprio ego, si raggiunge un nuovo stato comune.

Cosa significa elevarsi al di sopra del proprio ego personale?

Immaginate un tavolo in una tipica sala riunioni. Le persone siedono attorno ad esso discutendo di un determinato argomento. Ognuno è concentrato su se stesso, sui propri interessi, sulla promozione della propria opinione e sulla lotta contro gli altri. È una scena fin troppo comune assistere a urla, litigi, indifferenza e mancanza di rispetto in situazioni del genere. Alla fine raggiungono un determinato risultato, ma a quale prezzo?

Ora immaginate che le persone presenti nella stanza abbiano intrapreso un percorso di sviluppo integrale e instaurato un legame positivo. In tal caso, ognuno non vedrebbe le cose solo dal proprio punto di vista personale, ma da una prospettiva collettiva più ampia. Attorno a quello stesso tavolo, potrebbero raggiungere risultati di livello molto più elevato. Quanto più elevato? Dipende dal livello di connessione, dalla forza del legame tra i partecipanti.

È fondamentale comprendere che, quanto più ci eleviamo al di sopra del ristretto interesse personale, tanto più spazio si crea per la scoperta di nuovi pensieri ed emozioni, e di intuizioni brillanti. Il livello di connessione umana determina il livello di mente collettiva che può emergere tra gli individui. Pertanto, nulla potrà limitarne lo sviluppo. Quando un’organizzazione raggiunge questo nuovo livello di capacità, le organizzazioni non integrate faranno molta fatica a competere con essa.

Un aiuto contro se stesso

Da una prospettiva più ampia, ciò che ha elevato gli esseri umani al di sopra del mondo animale è stata la crescita dell’ego. Essendo egoisti e desiderosi di avere sempre di più, abbiamo sviluppato una capacità intellettuale. Questo ha portato l’umanità a grandi conquiste, ma anche a commettere errori. Perché gli animali non commettono errori? Perché agiscono secondo i loro istinti innati; sono direttamente connessi alla natura.

In questo contesto, il metodo integrale consiste nel riconnettere gli esseri umani con la natura, ma a un livello superiore. Se l’ego ci ha allontanati dalla natura, allora la connessione tra noi al di sopra dell’ego conduce alla scoperta di un livello superiore all’interno della natura stessa. Insieme, ci eleviamo a uno stadio di sviluppo permeato dall’intelligenza della natura, l’intelligenza che connette tutti gli elementi naturali in un unico sistema integrale. Allineare le nostre relazioni con l’integralità della natura ci riempie di emozioni e comprensione più elevate, e smettiamo di commettere errori.

È importante sottolineare che il metodo integrale non annulla, cancella o sopprime l’ego. Piuttosto, ci insegna a usarlo come leva. Questo viene definito nelle fonti come “un aiuto contro di esso”. “L’amore copre tutti i crimini” è la formula generale dello sviluppo. Significa che, man mano che l’ego si manifesta nelle relazioni, crea opportunità per costruire legami integrali ancora più forti. I “crimini”, gli attriti, diventano i mattoni della struttura integrale che creiamo.

Alla fine, impariamo a diventare “come un solo uomo con un solo cuore”, come un gruppo unificato, vivendo nell’amore. Allora comprendiamo perché la natura ci ha allontanati da se stessa attraverso la crescita dell’ego e come possiamo ritornare a una connessione consapevole con essa attraverso relazioni armoniose e pacifiche. I due sistemi della natura egoistica umana e della connessione integrale, che integriamo insieme, ci donano un livello superiore di comprensione e percezione, che ci apre una nuova realtà.

Basato su “New Life 124 – Management and Leadership, Part 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Si può compiere una buona azione senza sentirsi egoisti?

Potremmo pensare che aiutare qualcuno, ad esempio con un piccolo gesto come assistere un’anziana, sia una buona azione. Tuttavia, se guardiamo più a fondo, dobbiamo chiederci: per chi stiamo veramente compiendo questa azione?

Se riteniamo di accrescere il nostro merito, sia per il futuro, sia per una ricompensa o per un riconoscimento, allora l’azione compiuta è egoistica. È fatta per un beneficio personale. Se non avessimo più quel beneficio, non compiremmo quell’azione.

Ecco perché tali azioni, pur potendo essere utili in questo mondo, non sono ancora considerate buone azioni in senso spirituale.

Dobbiamo giungere alla consapevolezza che siamo costantemente corrotti dall’ego. Ogni azione che compiamo viene misurata secondo il calcolo: “Cosa ne ricaverò?”. Anche se il guadagno è sottile, come un senso di onore, soddisfazione interiore o di rettitudine, è comunque egoistico.

Che cos’è, dunque, una vera buona azione?

Una buona azione è un’azione compiuta contro l’ego, senza alcuna aspettativa di ricompensa, ovvero senza premio, riconoscimento e, in generale, senza alcun calcolo interiore che restituisca qualcosa a chi la compie. È come se nessuno lo sapesse e nessuno lo saprà mai. Non rimane nulla, nemmeno il nome.

Solo allora l’azione comincia ad avvicinarsi a un puro atto di generosità e dazione.

Questo è, ovviamente, l’esatto opposto di come funziona il nostro mondo. Il nostro intero sistema culturale, artistico ed economico si basa su proprietà, riconoscimento e ricompensa. “Questo è mio.” “Mi merito un riconoscimento.” “Dovrei ricevere qualcosa in cambio.” Tuttavia, il percorso spirituale va nella direzione opposta.

Allo stesso tempo, dobbiamo essere realisti. Non possiamo agire immediatamente senza alcun tornaconto personale. Pertanto, anche le azioni che rimangono egoistiche, compiute con una qualche aspettativa di ricompensa, sono utili. Riducono il male nel mondo. Iniziano a formare un’abitudine.

Gradualmente, attraverso tali azioni, possiamo elevarci a un livello superiore. A un certo punto, iniziamo ad agire semplicemente perché è un bene per gli altri, non per noi stessi. Questo rappresenta già una transizione verso un nuovo livello. Il lavoro spirituale inizia da quel momento in poi.

E poi qualcosa di nuovo viene rivelato, l’anima.

L’anima non è qualcosa che esiste dentro una persona fin dall’inizio. È uno spazio che creiamo al di fuori di noi stessi, attraverso il nostro atteggiamento verso gli altri. Questo spazio deve essere riempito dal desiderio di giovare al mondo, non per il proprio tornaconto, ma interamente rivolto verso l’esterno.

L’umanità nel suo complesso si sta evolvendo verso questa consapevolezza, ed è effettivamente possibile raggiungerla.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 2 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Come possiamo amare gli altri?

Immagina di relazionarti con gli altri come un genitore amorevole si relaziona con i propri figli, che tu sia severo o gentile non importa, ma sempre con amore. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo acquisire verso tutte le persone.

Tuttavia, quando qualcuno legge queste parole e si rende sinceramente conto di essere incapace di un simile atteggiamento, di non poter amare gli altri in questo modo, questa consapevolezza non è ancora una preghiera. È un esame di coscienza. È un momento di verità, quando una persona inizia a comprendere quanto sia lontana da ciò che è richiesto, di quanta correzione necessiti realmente.

Da questa consapevolezza, comincia a formarsi un desiderio più profondo. Iniziamo a sviluppare un’esigenza interiore, una richiesta di cambiamento. Iniziamo a giudicarci con maggiore chiarezza, allora possiamo rivolgerci alla forza originaria che ci ha creati e ci sostiene con una richiesta: “Correggimi, perché io non sono in grado di correggermi da solo!”.

Non possiamo cambiare la nostra natura egoistica, che ci porta a dare priorità ai nostri desideri rispetto a quelli degli altri. Solo la forza originaria che ci ha creati può farlo. Ma lo fa solo in risposta a una nostra genuina esigenza, a una richiesta interiore e alla nostra perseveranza. Pertanto, non dobbiamo indugiare, ma dobbiamo soddisfare tale esigenza il più rapidamente possibile.

Partiamo da un precetto semplice ma assoluto: amare tutti. Desideriamo raggiungere questo stato, ma scopriamo di non poterlo fare. Da questo divario tra lo stato desiderato e quello effettivamente esistente, nasce una vera e propria richiesta: “Lo desidero, ma non riesco a raggiungerlo. Aiutatemi!”.

Questo è già l’inizio del cammino verso la trasformazione spirituale, verso l’amore per gli altri come amiamo naturalmente noi stessi.

Basato su “Conversazione con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 26 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

L’egoismo è essenziale per la natura umana?

L’egoismo, ovvero il desiderio di godimento a spese degli altri e della natura, è insito nella natura umana. Tuttavia, è possibile trasformare questa inclinazione e acquisire una seconda natura, quella dell’amore e della dazione.

Da un lato, è impossibile rinunciare all’appagamento personale, amare veramente il prossimo e donare agli altri con le sole nostre forze. La nostra natura semplicemente non lo permette. Quando giungiamo a questa cruda e amara consapevolezza, è un momento cruciale. Questo stato d’animo viene definito “riconoscimento del male”, ovvero il riconoscimento della nostra stessa natura umana come una qualità intrinsecamente egoistica, incapace di considerare gli altri.

Da questo punto iniziamo a chiederci: “Se la mia natura è egoistica e non riesco a superarla, come posso elevarmi al di sopra di essa? Dove posso trovare un rimedio che mi permetta di cambiare?”

L’umanità è alla ricerca di una soluzione del genere da millenni. Da un lato, molti hanno ormai perso la speranza di trovarla. Ma dall’altro, sempre più persone stanno iniziando a comprendere che se tale rimedio cessasse di esistere, non ci sarebbero più vera felicità, un futuro benevolo o una vita significativa davanti a noi.

Questo crea un dilemma molto doloroso. Ci rendiamo conto che è impossibile continuare a vivere secondo la nostra natura egoistica, ma allo stesso tempo sentiamo di non poter andare oltre. Non c’è via d’uscita né una via d’uscita visibile. Quando arriviamo a questo punto, ci sentiamo bloccati.

Tuttavia, questo punto di svolta è cruciale. Quando raggiungiamo tale consapevolezza, iniziamo a comprendere che se la natura ci ha posto di fronte a questo compito, allora la natura deve anche custodire la soluzione. La soluzione non si trova nelle normali relazioni umane, nella società o nei sistemi egoistici che abbiamo costruito. La soluzione risiede nella natura stessa.

In quel momento, iniziamo gradualmente e forse anche inconsciamente a rivolgerci alla natura stessa. Questo è ciò che chiamiamo “comunicazione con la natura” o “comunicazione con il Creatore”. Iniziamo a sentire che la risposta deve provenire dalla forza stessa che ha creato questa natura.

Quando comprendiamo che la soluzione alla trasformazione della nostra natura egoistica risiede nella forza stessa della natura, allora dobbiamo chiedere a quella forza di rivelarcela. Questa richiesta deve infine giungere al punto in cui sentiamo sinceramente di non avere altra opzione, speranza o fonte di aiuto.

Solo quando raggiungiamo una disperazione interiore così totale, quando non desideriamo altro che questa soluzione, la natura comincia a rispondere. La risposta appare quando il bisogno diventa assoluto.

Inoltre, l’umanità nel suo complesso è ora condotta proprio verso tale stato. Non possiamo aggirarlo né sfuggirgli. La natura ci conduce alla consapevolezza che il nostro modo di esistere egoistico ha raggiunto il suo limite. Questa crisi interiore è necessaria perché senza di essa non possiamo passare a una nuova modalità di esistenza.

Pertanto, se qualcuno viene a conoscenza di questo processo e inizia a comprenderlo, cosa dovrebbe fare? Dovrebbe rafforzare questa comprensione. Sarebbe saggio attenersi a questo paradigma, secondo il quale la soluzione risiede nel rivolgersi alla forza stessa della natura e nel chiedere la capacità di elevarsi al di sopra della natura egoistica impressa in noi. Perché? Perché questo punto di svolta interiore è esattamente dove inizia la trasformazione e, così facendo, possiamo scoprire una realtà molto più ampia e vasta, al di là dei limiti ristretti della nostra percezione egoistica e incentrata su noi stessi, una realtà in cui sentiamo una connessione totale con tutti e con tutto, un piacere eterno che fluisce attraverso l’atteggiamento comune di amore e dazione che manifestiamo, una percezione completa della realtà eterna e integrale.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 23 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”