Pubblicato nella 'Evoluzione' Categoria

Qual è la differenza tra Paradiso, Inferno e Purgatorio?

Finché siamo vivi in questo mondo, cioè in questa forma di esistenza basata sulla materia proteica, esiste un numero immenso di minuscoli granelli di egoismo, ossia desideri corrotti di godere esclusivamente per il proprio beneficio, creati dal Creatore: l’unica forza di amore e di dazione che ha creato e sostiene la realtà.

Questi minuscoli granelli di egoismo attraversano un processo di sviluppo diretto verso la loro destinazione e il loro scopo finali. Tale processo comprende tre fasi distinte: purificazione, correzione e connessione.

L’Inferno è la sensazione e la presa di coscienza della nostra natura egoistica, cioè del fatto che la nostra natura consiste in un desiderio limitato di godere soltanto per il nostro vantaggio personale e che spesso desideriamo trarre piacere a spese degli altri.

Il Purgatorio è la fase in cui cerchiamo di correggere e purificare la nostra natura egoistica, impegnandoci, lavorando interiormente e chiedendo di trasformare la nostra intenzione dal beneficio personale al beneficio degli altri e della natura.

Il Paradiso è lo stato in cui la nostra natura egoistica viene trasformata e inizia quindi a operare al servizio e per il bene delle altre persone.

Dobbiamo attraversare queste tre fasi nel corso della nostra vita in questo mondo, fino a raggiungere la terza e ultima. Se comprendiamo, dunque, che Inferno, Purgatorio e Paradiso significano prendere coscienza della nostra natura egoistica, correggerla e infine utilizzarla nel modo corretto, allora tutto andrà bene. Dobbiamo soltanto impegnarci.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 20 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dovremmo competere con gli altri o cooperare per vivere la migliore vita possibile?

La società moderna è fondata sull’egoismo, cioè sul desiderio di trarre beneficio personale a spese degli altri. Fin dall’infanzia ci viene insegnato che avere successo significa superare gli altri, elevarsi al di sopra di loro, guadagnare di più, ottenere risultati migliori e assicurarsi una posizione più vantaggiosa rispetto a chiunque altro. Quanto più grande è l’egoismo di una persona, tanto maggiori sembrano essere le sue possibilità di successo.

Eppure questo sistema egoistico sta raggiungendo il suo limite.

L’umanità è giunta a uno stato di esaurimento. Dopo secoli trascorsi a perseguire il profitto personale, il potere, la ricchezza, il prestigio e il successo, ci rendiamo conto che tali soddisfazioni sono effimere e non ci appagano davvero. Per questo motivo, il mondo si è esaurito sotto il peso dell’egoismo. Non può più continuare ad avanzare lungo le stesse direttrici egoistiche che finora hanno definito il successo. I sogni che un tempo motivavano l’umanità stanno gradualmente svanendo e sempre più persone non credono più che maggiore successo, ricchezza o potere possano risolvere i loro problemi.

In una simile condizione, sempre più persone si trovano ad affrontare una domanda fondamentale sulla nostra esistenza: come possiamo continuare a vivere?

La risposta risiede in una direzione di sviluppo completamente nuova. Invece di attribuire valore alla competizione e alla separazione, dobbiamo imparare a dare valore alla connessione. Il futuro dell’umanità dipende non da quanto sapremo competere gli uni contro gli altri, ma da quanto sapremo connetterci tra di noi.

In questa connessione scopriremo nuovi obiettivi, nuove possibilità e persino una nuova percezione della realtà. Quello che oggi appare come un mondo esausto e frammentato si rivelerà essere un sistema vivente di interconnessione e interdipendenza, attraverso il quale potremo scoprire il significato e lo scopo della vita.

Questo principio non riguarda soltanto l’umanità nel suo insieme, ma anche le nostre relazioni personali. Persino la domanda su come conservare un’amicizia per tutta la vita può trovare risposta attraverso un cambiamento fondamentale della nostra percezione.

Dobbiamo comprendere che tutta la negatività che vediamo negli altri riflette un aspetto interiore di noi stessi. Al di fuori di noi non esiste nulla che sia intrinsecamente cattivo. I difetti, le mancanze e le imperfezioni che percepiamo negli altri indicano qualità che richiedono una correzione nella nostra stessa percezione.

Perciò il nostro compito non è mai correggere gli altri. È sempre correggere noi stessi.

Man mano che trasformiamo le nostre qualità interiori, anche il nostro modo di vedere il mondo comincia a cambiare. Ciò che prima appariva ostile inizia a manifestarsi come benevolo. Ciò che sembrava frammentato comincia a rivelare la propria armonia. Ciò che sembrava un mondo popolato di nemici inizia ad apparire come un mondo ricco di opportunità di connessione.

Nella terminologia della Kabbalah, questa trasformazione rappresenta la differenza tra il paradiso e l’inferno.

Il paradiso non è un luogo situato oltre questa vita. È uno stato della percezione. Se trasformiamo la negatività che è dentro di noi, iniziamo a sperimentare la realtà come armoniosa, bella e integra. Scopriamo che il paradiso è sempre stato presente; era soltanto la nostra percezione a impedirci di vederlo.

Al contrario, se non cambiamo le nostre caratteristiche interiori, il mondo continuerà ad apparirci ostile e doloroso. L’inferno che sperimentiamo non è fuori di noi, ma dentro di noi.

Ecco perché giudicare gli altri è improduttivo. Se vediamo l’inferno nelle altre persone, significa che quell’inferno esiste dentro di noi. La soluzione non consiste nel cambiare gli altri, ma nel cambiare noi stessi. Nel momento in cui correggiamo la nostra percezione, iniziamo a vedere una realtà diversa.

La strada che si apre davanti all’umanità consiste nello spostare la nostra attenzione dal correggere  gli altri al correggere di noi stessi, dal competere al connetterci e dal dividerci al trovare unità. Così facendo, scopriremo non solo relazioni migliori, ma un mondo completamente nuovo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, andato in onda l’8 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Incontriamo le persone per caso, o c’è una ragione dietro ogni incontro?

Nulla avviene per caso.  Tutti i nostri incontri sono predeterminati.

Siamo tutti interconnessi e interdipendenti, fin dall’inizio, ognuno di noi si trova in una condizione predeterminata. Se ci incontriamo in qualche modo nella vita come conseguenza della correzione dell’anima comune, allora è già stato determinato secondo i nostri geni spirituali.

Pertanto, nulla di casuale succede nei nostri incontri o nella distanza che ci separa, quindi non dobbiamo preoccuparcene.  Quello di cui dovremmo principalmente occuparci è che in ogni fase del nostro sviluppo, quando incontriamo gli altri, dovremmo essere il più possibile gentili, accoglienti e disponibili. Così, alla fine, non ci smarriremo e manterremo sempre la direzione  della correzione dell’anima. 

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 6 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa è più importante per la crescita: lodi o critiche?

Uno dei compiti più importanti della vita è la correzione di sé. Veniamo al mondo non semplicemente per esistere, raggiungere obiettivi o accumulare esperienze, ma per scoprire gradualmente e correggere le nostre mancanze interiori. Tuttavia, questo è molto più difficile di quanto sembri. La maggior parte di noi riesce facilmente a vedere i difetti degli altri, mentre riconoscere i propri richiede uno sforzo enorme.

Per scoprire anche una sola autentica carenza dentro di noi, spesso dobbiamo attraversare innumerevoli delusioni, errori e difficoltà. Le persone trascorrono anni a imparare lezioni nel modo più duro. Incontrano ostacoli, subiscono fallimenti, prendono decisioni sbagliate e talvolta compromettono completamente il corso della loro vita prima di comprendere finalmente qualcosa di sé che era rimasto nascosto per tutto quel tempo.

Per questo motivo, una persona che è in grado di indicare sinceramente le nostre mancanze potrebbe farci un favore immenso. Una persona del genere può risparmiarci anni di sofferenza. Se siamo capaci di ascoltare ciò che ci dice, di percepirne la verità e di prendere coscienza di qualcosa dentro di noi che necessita di correzione, allora abbiamo ottenuto qualcosa di inestimabile.

La difficoltà è che il nostro ego reagisce diversamente. Invece di provare gratitudine, la natura dell’ego è sentirsi ferita, offesa o umiliata. Finiamo così per considerare chi ci critica come un nemico. Pensiamo: «Mi ha insultato. Ha messo in luce la mia debolezza. Mi ha fatto fare una brutta figura». Ma umiliazione e correzione non sono necessariamente la stessa cosa. Possiamo riconoscere un nostro difetto e, allo stesso tempo, apprezzare chi ce lo ha mostrato.

In molti casi, chi ci riempie costantemente di elogi potrebbe in realtà farci più male che bene. Le lodi possono indurci alla compiacenza. Possono impedirci di esaminarci con onestà. Talvolta le persone ci incoraggiano non perché desiderino la nostra crescita, ma perché per loro è più facile, più conveniente o addirittura vantaggioso che noi rimaniamo come siamo.

Ecco perché la critica, quando è sincera e orientata alla crescita, può essere molto più preziosa della lode. Chi mette in evidenza una nostra debolezza potrebbe essere in realtà più vicino al nostro vero sviluppo rispetto a chi ci dice soltanto ciò che desideriamo sentire.

Naturalmente, questo non significa che ogni critica sia corretta o che ogni critico abbia intenzioni pure. La vera sfida consiste nell’imparare ad ascoltare. Invece di difenderci immediatamente, possiamo chiederci se ci sia qualcosa che dobbiamo vedere: «C’è una verità su me stesso che sto evitando di affrontare?».

Se sviluppiamo un simile atteggiamento, iniziamo a vedere la critica in modo diverso. Invece di considerarla un attacco, la vediamo come un’opportunità. Ogni osservazione, lamentela e interazione difficile diventa un’occasione per imparare qualcosa di nuovo su noi stessi.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo le aziende dovrebbero adattare le proprie strategie in vista del futuro?

Quando il mondo è fragile e in costante cambiamento, quando i mercati sono instabili e il futuro è incerto, diventa molto difficile per imprese, organizzazioni e aziende pianificare la propria strategia.

Per avere successo nelle nuove condizioni interconnesse e interdipendenti verso cui il mondo continua a evolversi, è necessario comprendere la direzione generale del nostro sviluppo. Se manteniamo davanti ai nostri occhi il quadro evolutivo complessivo, saremo in grado di decifrare i cambiamenti che le persone stanno vivendo oggi e di individuare i bisogni che avranno a breve. In questo ambito, ciò che valeva in passato non sarà necessariamente valido in futuro. Stiamo cambiando.

Cosa osserviamo quindi nei mercati? Innanzitutto, il pubblico è saturo. Le persone si annoiano di fronte a nuovi prodotti e sono stanche della pubblicità e delle strategie di marketing. E in una realtà in cui l’intelligenza artificiale contribuisce ad aumentare esponenzialmente questa saturazione, cosa saremo in grado di offrire alle persone?

Inoltre, vediamo che il mondo sta diventando sempre più interconnesso sul piano finanziario, sanitario, ecologico e sotto molti altri aspetti. Innumerevoli canali e linee di collegamento creano una dipendenza reciproca tra tutti, a livelli sempre più elevati. È come se il grande sistema della natura mettesse uno specchio davanti all’umanità e dicesse: «Guardate, siete tutti sulla stessa barca».

Da questo momento in poi, la scelta è tra resistere alla connettività che si sta rivelando e continuare a vedere soltanto i propri interessi, con il rischio di arrivare infine a conflitti devastanti, oppure avanzare consapevolmente verso una percezione integrale e più ampia della realtà. Le organizzazioni che sceglieranno la seconda opzione procederanno rapidamente. Quelle che non lo faranno rischieranno di entrare in una fase di declino.

Adattarsi alla realtà integrale emergente significa offrire al mondo prodotti e servizi che favoriscano connessioni integrali tra persone, settori, organizzazioni e paesi, ossia connessioni fondate su unità, reciprocità e complementarità.

Il bisogno centrale che guiderà i mercati e i consumatori di domani sarà il bisogno di una connessione umana positiva. Questo è ciò che soddisferà profondamente le persone. I maggiori piaceri, le soddisfazioni più intense e le emozioni più significative nasceranno da relazioni calorose, collaborative e reciprocamente benefiche all’interno della rete generale delle relazioni umane.

Le persone comprenderanno che la loro salute, il loro umore, il loro senso di felicità e di realizzazione personale dipendono tutti dalla qualità delle loro relazioni con gli altri. Se in passato era ancora possibile avere gratificazioni principalmente attraverso successi individuali, quell’epoca sta giungendo al termine. Nell’era integrale, l’ appagamento deriverà soprattutto da connessioni umane positive.

Immaginiamo una rete di condutture. Il numero di connessioni corrette tra i tubi determina quanta abbondanza possa fluire da un punto all’altro della rete. Lo stesso accadrà nella società futura. In una rete interconnessa, il successo sarà misurato dalla nostra apertura e disponibilità a dare agli altri e a ricevere da loro.

Una persona o un’organizzazione di successo sarà descritta come posta al centro della rete, perché connessa a tutti, capace di collegare tutti, di dare agli altri e di ricevere da loro. Essa includerà tutti e sarà inclusa in tutti. La nuova misura con cui verrà valutato il valore di una persona in futuro sarà determinata dal grado della sua apertura verso gli altri, in entrambe le direzioni.

Tutto ciò che le organizzazioni faranno nel mondo futuro, nell’industria, nel commercio, nell’economia, nella tecnologia, nella cultura o nell’educazione, sarà orientato a sostenere questo “sistema di connessioni”, con l’obiettivo di creare una rete di relazioni aperta, completa e connessa.

Per avere successo in un mondo interconnesso, le organizzazioni dovranno adottare questo approccio integrale. Tuttavia, un amministratore delegato non può semplicemente impartire un ordine improvviso dicendo: «Da oggi siamo un’organizzazione integrale». Si tratta di un processo graduale che richiede investimenti e tempo.

Ogni manager e ogni dipendente dovrà intraprendere un percorso di sviluppo della consapevolezza, fino a quando le relazioni interne all’organizzazione diventeranno realmente integrali. Solo quando i collaboratori si sentiranno sufficientemente vicini tra loro e connessi nel modo corretto, saranno davvero adatti al nuovo mondo. Allora, come risultato del cambiamento interiore vissuto, inizieranno a emergere nuove idee integrali e, insieme, saranno in grado di percepire ciò che la loro organizzazione può offrire al pubblico per migliorare la vita delle persone.

In altre parole, lavorare allo sviluppo di questo approccio integrale renderà più acuta la visione delle persone all’interno dell’organizzazione e chiarirà quali nuove indicazioni sviluppare e quali prodotti e servizi portare sul mercato. Un atteggiamento positivo e collaborativo verso il mondo rafforzerà e migliorerà la qualità delle relazioni umane; da questa nuova consapevolezza nasceranno prodotti e servizi orientati al benessere della collettività.

È simile a una madre amorevole che guarda il proprio bambino e si chiede: «Di cosa ha bisogno adesso? Cosa posso fare per lui?». Davanti a noi si profila infatti una vera rivoluzione nella percezione della realtà. Le ruote dell’evoluzione ci stanno conducendo verso un mondo che assomiglierà sempre più a una grande famiglia.

Basato su “New Life 108 – Costruire una strategia aziendale per il futuro, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come dovrebbe essere un social network migliore?

Ogni volta che navighiamo su Internet, sentiamo il bisogno di trovare una qualche forma di appagamento, di scoprire le novità, di vedere qualcosa di divertente e di fruire di contenuti piacevoli. La rete offre innumerevoli opportunità e noi scegliamo ciò che più ci ispira al momento. In apparenza, sembra fantastico, ma alla fine si scopre che l’era tecnologica ha solo intensificato depressione, vuoto, solitudine, ansia e stress. Cosa implicherebbe, quindi, creare un social network migliore, uno che ci conduca a sentimenti positivi, armoniosi, sereni e felici?

A differenza delle reti odierne, la rete del futuro dovrà avere uno scopo ben preciso: aiutare gli esseri umani a sviluppare connessioni significative con il proprio ambiente. Ciò significa favorire la connessione reciproca in modi sempre più profondi, intimi e aperti. Dovrà essere una connessione in grado di conferire un senso di esistenza a un nuovo livello, illimitato, non vincolato da limiti di tempo, spazio e movimento, una svolta che trascenda i confini della percezione.

Il vuoto che percepiamo oggi deriva dal fatto che i social network non sono in sintonia con lo sviluppo interiore che gli esseri umani hanno attraversato negli ultimi anni. Cosa significa? In generale, ciò che ci spinge dall’interno è la forza del desiderio, il desiderio di ricevere piacere e godimento, la volontà di godere. Lo sviluppo di questo desiderio ha portato all’invenzione di Internet, uno strumento che ci permette di creare diverse connessioni e di trarne appagamento. Tuttavia, da allora, il desiderio ha continuato a evolversi e ora richiede connessioni e appagamenti a livelli più elevati.

Il prossimo salto qualitativo non sarà solo tecnologico, ma innanzitutto una trasformazione dell’essere umano che utilizza la rete. Dovremo studiare a fondo la struttura del desiderio umano, come si sviluppa, perché e verso cosa, e guidare continuamente i suoi utenti verso stati in cui possano connettersi con gli altri in modi più reciprocamente vantaggiosi e positivi.

La rete deve essere intelligente, adattabile e gestita da persone che comprendano che il mondo si sta muovendo verso uno stato di connessione integrale e perfetta tra tutti, in cui l’armonia regna nell’unità dell’umanità e con tutta la natura.

Che lo vogliamo o no, l’evoluzione ci spinge in quella direzione. Chiunque abbia un minimo di buon senso comprende che nel mondo interconnesso e interdipendente che abbiamo creato, siamo tutti sulla stessa barca. Se non impariamo a lavorare insieme, a superare i giochi egoistici e a cooperare, affonderemo. D’altra parte, se troviamo un modo per connetterci veramente, si aprirà davanti a noi un mondo completamente nuovo, fatto di considerazione, reciprocità e sostegno, dove potremo sfruttare le meraviglie della tecnologia a beneficio dell’umanità anziché a suo danno. La connessione integrale che creeremo darà vita a una nuova realtà, ricca di significato, felicità ed entusiasmo.

Lo sviluppo di questa percezione integrale richiederà un processo educativo e culturale, ed è qui che i social network possono trovare la loro prossima fase evolutiva. Dovrebbero insegnarci a connetterci sempre meglio gli uni con gli altri, attraverso il quale riceveremo una maggiore appagamento e un piacere più intenso.

Per illustrare questo concetto: oggi, quando entriamo in rete, ci viene sostanzialmente detto: “Fate quello che volete”. Vaghiamo senza meta, compriamo tutto ciò che ci viene pubblicizzato e sprechiamo tempo, senza realizzare il nostro potenziale o crescere come esseri umani. Questo concetto è superato. Per fidelizzare gli utenti e attrarne molti di più, la rete del futuro deve portare luce nella vita delle persone. Deve offrire sfide, giochi e attività, esperienze diverse che incoraggino gli utenti a connettersi reciprocamente, a trovare legami profondi, calorosi e stimolanti.

Gran parte dei contenuti che incontriamo sui social network dipendono dai loro algoritmi, ovvero dalle impostazioni definite da chi controlla il sistema. In linea generale, l’algoritmo del futuro dovrebbe basarsi sulla ricompensa degli atteggiamenti positivi verso gli altri e viceversa. Ogni interazione che favorisce la connessione e l’amicizia dovrebbe offrire all’utente qualcosa che gli dia un senso di piacere. Man mano che gli utenti progrediscono, il social network dovrebbe alzare l’asticella, affinando la capacità di ciascuno di connettersi con gli altri in modo più profondo e affettuoso.

Come una madre premurosa, la rete dovrebbe cercare costantemente modi per aiutare le persone a crescere come esseri umani, guidandole delicatamente verso connessioni sempre più positive affinché possano avere una visione più ampia della vita. Dovrebbe fornire riscontri e riconoscimenti, connettere gli utenti tra loro a un livello di sviluppo simile e creare progetti condivisi ed esperienze creative per loro. Tutto dovrebbe essere concepito come una grande avventura.

Nell’era in cui sempre più persone saranno escluse dal mondo del lavoro a causa dell’avvento delle tecnologie avanzate, si prospetta una sfida globale in termini di occupazione e scopo. La rete intelligente qui descritta potrebbe coinvolgere tutti, offrendo un’interazione significativa per sviluppare connessioni integrali e costruire una nuova società.

Nel corso di questo processo, scopriremo che una connessione umana armoniosa, felice e pacifica ci permette di ricevere una forma di appagamento che trascende questo mondo, di svelare un’intelligenza collettiva che sottende la natura, un desiderio e una realizzazione universali, una fonte superiore che ci nutre in abbondanza. La connessione con essa è possibile solo insieme, uscendo da noi stessi per aprirci agli altri con amore. Ed è verso questo spazio comune che le ruote dell’evoluzione ci stanno conducendo. Auguro a tutti noi successo in questo cammino.

Basato su “Nuova Vita 138 – Reti Sociali” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Internet ci ha avvicinati o ci ha isolati di più?

C’è stato un tempo in cui Internet non esisteva. Oggi, invece, le persone impazziscono se perdono improvvisamente la connessione.

Come quasi ogni cosa, Internet contiene sia aspetti positivi che negativi. La rivoluzione di Internet ha infatti trasformato la nostra percezione, inserendoci in una rete che connette tutti.

Allo stesso tempo, Internet ci permette anche di isolarci dal mondo. Tutto è accessibile, non c’è bisogno di uscire di casa, non c’è bisogno di andare da nessuna parte. Possiamo semplicemente disconnetterci. Da ciò possono derivare solitudine, depressione e angoscia.

Da un lato, Internet offre l’opportunità di arricchirsi con tutte le cose belle del mondo. Dall’altro, può anche intensificare il desiderio di cose negative.

Online è possibile comunicare in modo diretto e autentico. Ma si può anche mentire, assumere una falsa identità o inventare una personalità. Internet ha garantito la libertà, abbattendo le barriere. Oggi tutti hanno la sensazione di vivere in un mondo globalizzato, come se si trovassero in un’unica stanza con tutta l’umanità. Inoltre, Internet ha offerto a ogni individuo una piattaforma per esprimere le proprie opinioni e diventare un mezzo di comunicazione indipendente.

Inoltre, come ben sappiamo, nell’era digitale siamo costantemente oggetto di vendite, inganni e manipolazioni. Il lato positivo è che questo ci spinge a comprendere cosa c’è di imperfetto nelle relazioni umane.

Non c’è dubbio che Internet acceleri lo sviluppo. Velocizza i processi e ci mostra in tutta la sua pienezza tutto ciò che è insito nella natura umana. A un certo punto, ci renderemo conto che è troppo. Non possiamo vivere così. È impossibile vivere sotto costante pressione, in uno stato di perenne difesa, sapendo che tutti cercano di sfruttarci per il proprio tornaconto. È soffocante ed estenuante, non una vita degna di un essere umano.

Viviamo tutti insieme su questo pianeta, interconnessi, interdipendenti e influenti l’uno sull’altro. Pertanto, è tempo di aggiornare il codice della connessione umana. Altrimenti, non avremo un futuro positivo.

Allora decideremo che dobbiamo passare a un diverso tipo di connessione, una rete più avanzata. Così come tutta la natura è unificata, con le sue parti interconnesse in un unico sistema integrale, allo stesso modo dobbiamo imparare a esistere attraverso la connessione tra gli opposti e la reciproca complementarità. Al culmine del nostro sviluppo, saremo “come un solo uomo con un solo cuore”, questo ci aprirà davanti un mondo completamente nuovo e superiore.

Questa sarà la prossima fase di sviluppo nell’evoluzione dell’umanità. Si esprimerà nella sensazione di aver bisogno di una rete interiore di connessione, senza router, cavi, fibre e dispositivi, una connessione diretta tra cuori e menti, attraverso un canale illimitato, da ciascuno a tutti.

Pertanto, Internet come lo conosciamo oggi riassume l’evoluzione dell’umanità fino ad oggi. Ci aiuta a comprendere cosa manca nella connessione umana e ci guida verso la rete di connessione ideale e completa di domani.

Basato su “New Life 136 – La rivoluzione di Internet e la connessione umana” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo i mass media influenzano i nostri atteggiamenti?

Le piattaforme, i canali e i siti web attraverso cui ci informiamo influenzano profondamente i nostri atteggiamenti e la nostra consapevolezza, c’è un divario enorme tra ciò che pensiamo di noi stessi, della nostra capacità di filtrare e valutare criticamente le informazioni, e ciò che accade realmente.

Partiamo dall’inizio. Se fossimo idealmente connessi gli uni agli altri, non avremmo bisogno di comunicazione, linguaggio o parola. Ad esempio, nel nostro corpo, mano, gamba e cervello sono collegati. Si comprendono a vicenda e sentono di appartenere allo stesso corpo. Ogni organo agisce con la massima efficacia a beneficio del sistema e tutto funziona in armonia.

Nel sistema umano, tuttavia, con l’aumentare dell’egocentrismo e della connessione interiore, è cresciuta anche la necessità di comunicazione esterna. Così abbiamo sviluppato lingue e culture, strumenti di comunicazione, giornali, radio, Internet e social network.

Naturalmente, l’umanità è strutturata come una piramide, ci sono sempre coloro che si trovano in cima, ovvero coloro che vogliono plasmare le opinioni altrui, determinare le politiche e dettare le prospettive. Sono loro a guidare i media e a dettare le agende.

Gli esseri umani si evolvono nel tempo e sentono un bisogno crescente di sapere cosa accade ovunque, in ogni angolo del mondo. Quando consumiamo informazioni dai media, che lo vogliamo o no, queste plasmano la nostra percezione. Le notizie che ci vengono proposte, il modo in cui vengono presentate, l’angolazione che assumono, tutto ciò modella le “cellule” del nostro cervello, i nostri sistemi interni di percezione ed elaborazione e definisce il modo in cui ci relazioniamo con ogni cosa.

In questo modo, la comunicazione plasma la coscienza. Svolge una funzione essenzialmente educativa. Siamo abituati a pensare all’educazione come a qualcosa che appartiene ai bambini e alle scuole, ma anche noi adulti siamo soggetti a processi comunicativo-culturali che influenzano il nostro modo di pensare. Così come le religioni hanno plasmato la visione del mondo dell’umanità in passato, nell’ultimo secolo Hollywood ha fatto lo stesso.

Nessun mezzo di comunicazione o giornalista può fornire informazioni completamente pure e imparziali. Ogni notizia è soggettiva, viziata da pregiudizi fin dall’inizio, consapevolmente o inconsapevolmente. Se accettiamo questo come un dato di fatto, possiamo passare a una domanda più significativa: ciò che i media ci raccontano oggi ci aiuta a soddisfare le nostre esigenze evolutive?

Quali sono, dunque, queste esigenze evolutive? Constatiamo che l’umanità sta diventando sempre più interconnessa e interdipendente. Allo stesso tempo, l’ego di ogni individuo continua a crescere. Le persone amano pensare di avere ragione, di essere intelligenti, di avere il controllo e desiderano che tutti gli altri stiano zitti. Queste sono le due direzioni opposte in cui ci troviamo oggi: quella della crescente interconnessione e quella dell’intensificarsi dell’ego. La collisione tra queste due direzioni potrebbe portare a un collasso sistemico totale.

L’unica speranza di salvezza risiede nel cambiamento dell’essere umano. Nel mondo di domani, sopravviverà solo una persona connessa, ovvero una persona più empatica, integra e capace di entrare in contatto con gli altri, con un approccio più maturo alla vita e una comprensione più profonda di come risolvere i problemi.

Questo è ciò che la comunicazione deve offrire. Deve creare un ambiente di valori integrali per ogni persona. Attraverso film, programmi, serie, reality show, teatro, musica, attraverso tutte le forme di espressione che abbiamo creato e che creeremo, dobbiamo progredire giorno dopo giorno.

Ci troviamo infatti di fronte a un processo di sviluppo senza precedenti, un’evoluzione fondamentale della natura umana.

Nella prima fase, dovremo riconoscere il problema, identificare cosa nelle nostre attuali relazioni e comunicazioni non è in linea con la direzione integrale dello sviluppo mondiale, cosa stiamo già perdendo a causa di ciò e cosa potremmo ancora perdere.

Quando giungiamo a una diagnosi chiara di ciò che deve cambiare e della forma che questo cambiamento dovrebbe assumere, possiamo passare alla costruzione di nuove relazioni e forme di comunicazione. In questa fase, è importante sottolineare i benefici che una connessione armoniosa e la complementarietà ci apporteranno. Ognuno di noi possiede un ego smisurato, che viene anche definito “inclinazione al male”, ma insieme possiamo trovare un metodo per superarlo, verso una connessione reciproca e complementare che si allinei con l’armonia che esiste naturalmente tra tutte le parti del creato. Per noi, in quanto esseri umani, questa connessione deve essere costruita attraverso un esame consapevole, la conoscenza e la scelta.

La prossima fase della nostra evoluzione consisterà nell’adattarci interiormente al mondo interconnesso e interdipendente che si è formato intorno a noi, elevando i nostri atteggiamenti a quelli di reciproca considerazione, sostegno, incoraggiamento e, in definitiva, amore. I mass media possono essere di grande aiuto in questo processo, se utilizzati come strumento educativo per promuovere tali valori in tutta l’umanità. Spero  questo cammino venga da noi intrapreso il prima possibile per potere godere dei frutti di una connessione armoniosa e pacifica tra di noi, invece di dover soffrire a lungo per la nostra incapacità di elevare i nostri atteggiamenti.

Basato su “New Life 131 – Mass Media, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché gli esseri umani hanno sviluppato il linguaggio?

Perché il linguaggio si è evoluto nella società umana? Qual era il suo scopo? E perché oggi le persone faticano sempre più a comprendersi a vicenda?

Tutta la natura si fonda su una forza motrice di base: il desiderio di vivere bene, di colmare ciò che si percepisce come una mancanza, di ricevere soddisfazione e piacere, di godere. Da ciò scaturiscono tutte le connessioni tra gli elementi dell’universo.

Quando osserviamo un movimento in un determinato luogo, esso è il risultato di una comunicazione tra corpi, forze, campi e altri fattori che non comprendiamo ancora appieno. Questo avviene a livello inanimato, ad esempio nell’interazione tra i pianeti. A livello vegetativo, la comunicazione è più intensa, come nel contatto fisico tra piante e radici degli alberi. A livello animato, osserviamo un’ampia comunicazione attraverso odori, movimenti, segnali e suoni. L’evoluzione è comunicazione, connessione, e il loro scopo è fornire a ciascun elemento ciò di cui ha bisogno per esistere. Senza comunicazione tra elementi e livelli diversi, inanimato, vegetativo e animato, non c’è vita né evoluzione. La comunicazione porta a varie forme di complementarità sistemica e la natura si evolve come un unico meccanismo integrato.

Gli esseri umani sono emersi dal mondo degli animali e, con la crescita del loro desiderio di far proprio l’intero universo per il proprio piacere, si sono disconnessi dal sistema naturale. Gli esseri umani si sono trasformati in creature dannose, capaci di agire d’impulso, senza riflettere. L’intensificarsi dell’egoismo ha portato alla perdita della capacità istintiva di connettersi in modo equilibrato e armonioso con le altre componenti della natura, capacità che ogni altra creatura possiede. Come conseguenza di questa perdita di comunicazione con la natura, gli esseri umani non la percepiscono più né la comprendono.

Qua e là, si possono ancora trovare esempi di persone che vivono a stretto contatto con la natura, ad esempio in giungle remote. Per loro, la foresta è un linguaggio. Attraverso i suoni degli animali, i profumi delle piante, le condizioni dell’aria, del cielo, della terra e altre fonti di informazione presenti in natura, ricevono informazioni sul mondo e sul suo rapporto con loro. Percepiscono come la divinità insita nella natura parli loro.

Man mano che le persone si allontanano dalla natura, anche trasferendosi in villaggi, diventano più distanti da essa e meno dipendenti da essa. Allevano pecore, possiedono un appezzamento di terreno e iniziano a organizzare sistemi di commercio e scambio, conducendo attività commerciali e così via. Di conseguenza, il linguaggio si trasforma da una forma integrale e reciproca a un linguaggio di ricezione, profitto e sfruttamento.

A differenza di ogni elemento dei livelli inanimato, vegetativo e animato, che prende dal sistema solo ciò di cui ha bisogno e contribuisce così all’equilibrio generale, l’essere umano, essendosi disconnesso dalla natura, non riceve più da essa il “programma” per una connessione equilibrata e armoniosa. Al contrario, gli esseri umani agiscono principalmente secondo impulsi egoistici sempre più forti, che danneggiano tutto e tutti coloro che li circondano. Mancano di un linguaggio di piena connessione con la natura, un canale diretto e aperto, senza limitazioni. La loro percezione si restringe a ciò che è più utile al proprio tornaconto in un dato momento.

Si è quindi creata una realtà in cui i vincenti sono coloro che sanno sfruttare gli altri in modo più astuto. Sono state quindi create leggi per cercare di limitare il danno, per definire i confini oltre i quali lo sfruttamento diventa illegale. Si sono formati accordi sociali per porre limiti alle interazioni, per definire ciò che è permesso e ciò che è proibito, e così via.

Da una prospettiva più ampia, le nostre vite sono studi sulla comunicazione e sul linguaggio. Gli educatori cercano di insegnare come relazionarsi correttamente con gli altri e con la società, e gli scienziati tentano di capire come entrare in sintonia con l’ambiente. Se non fossimo discesi dagli alberi, non avremmo bisogno di imparare a comunicare. Il linguaggio è nato per compensare il senso di connessione che abbiamo perso tra di noi e con la natura. Nella cultura, nell’arte, nella musica, nella danza, nel canto, nel teatro e nella letteratura, tutto è linguaggio, trasmissione di emozioni.

Fino a circa cinquemila anni fa, il linguaggio era molto semplice. Non c’erano molti fenomeni che le persone avessero bisogno di descrivere, spiegare, registrare o tramandare alle generazioni future. Il vocabolario era limitato, così come il linguaggio stesso. Poi, nella regione della Mesopotamia, culla della civiltà umana, emerse una significativa ondata di egoismo. In altre parole, il desiderio di godere per proprio tornaconto a spese degli altri crebbe enormemente. Ciò creò una distanza interiore tra le persone e le portò a smettere di comprendersi a vicenda. Da lì, si diffusero in tutte le direzioni e si svilupparono lingue diverse.

Man mano che la distanza interiore tra le persone aumentava, persisteva la necessità di mantenere i contatti, per questo il linguaggio si è evoluto. Il commercio, l’economia, le carovane di merci, sono tutte forme di comunicazione e trasmissione. Persino le guerre e le conquiste nel corso della storia sono scaturite dal desiderio di diffondere una determinata visione del mondo o ideologia.

Oggi, da un lato, assistiamo a un’abbondanza di tecnologie straordinarie. Dall’altro, le relazioni sono disastrose. Alla base di tutto c’è una crisi di comunicazione, una crisi del linguaggio. Proprio in un’epoca in cui il mondo è diventato un piccolo villaggio globale, abbiamo perso la capacità di comprenderci a vicenda. Questo accade in famiglia, sul lavoro, nella società, all’interno delle nazioni e, certamente, in tutta l’umanità. La violenza e l’intolleranza sono in aumento, la corruzione raggiunge livelli senza precedenti, l’economia crea bolle speculative sempre più grandi ogni anno, la guerra nucleare incombe a un ritmo allarmante e lo stato ecologico, ovvero ciò che abbiamo fatto all’ambiente, è doloroso da vedere.

Da qui, c’è solo una via d’uscita, e richiede l’apprendimento di una nuova lingua. Tracce di ciò si trovano nella storia della Torre di Babele, la torre dell’egoismo umano. Quando gli uomini smisero di comprendersi a vicenda, Abramo di Babilonia venne e parlò del linguaggio della gentilezza, la formula per una comunicazione complementare. Gentilezza significa aprirsi gli uni agli altri, ciascuno a tutti, con il desiderio di trasmettere tutto ciò che di buono c’è tra noi, da persona a persona. Un tale desiderio unisce tutti nell’amore, ci rende “un solo uomo con un solo cuore” e permette un flusso armonioso.

Questo luogo unificato è la meta verso cui la nostra evoluzione ci ha condotto, dall’inizio fino ad oggi. Muovendoci consapevolmente e per scelta verso di esso, ricominceremo a percepire il sistema della natura, la forza superiore che ci spinge verso una maggiore consapevolezza. Questo ci condurrà a un livello di connessione completamente nuovo con l’intera creazione, fornendoci risposte su chi siamo e perché esistiamo.

Basato su “Nuova Vita 129 – Lo sviluppo del linguaggio” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo i sensi umani vengono utilizzati nella comunicazione?

Quanto è influenzata la nostra comunicazione dal sistema sensoriale? Cosa esiste intorno a noi oggi che non percepiamo?

I tracker sono individui altamente qualificati, addestrati a interpretare i segnali più sottili presenti nell’ambiente. Sono in grado di individuare impronte, anomalie nel terreno e altri indizi quasi invisibili per identificare pericoli come le mine antiuomo o per seguire gli spostamenti sul territorio. Il loro lavoro richiede un livello eccezionale di consapevolezza sensoriale e di sintonia con la natura, capacità che un tempo erano possedute in modo più diffuso dagli esseri umani, ma che si sono in gran parte perse nel corso del tempo.

Allontanandoci dalla natura, abbiamo perso la sensibilità dei nostri sensi. Anche gli assaggiatori di vino, ad esempio, devono mantenere un’elevata acutezza sensoriale. Tuttavia, la maggior parte di noi non ne ha più bisogno. Da quando abbiamo abbandonato il mondo animale, abbiamo sviluppato sistemi che ci permettono di sopravvivere anche senza sensi particolarmente sviluppati.

Dietro il sistema sensoriale si cela il desiderio umano, il desiderio di vivere bene, di godere e di non soffrire. Questo desiderio attiva i sensi, indirizzandoli a individuare ciò che è benefico e ciò che può essere dannoso. Inoltre, all’interno di questo desiderio si cela la memoria, che accumula distinzioni: geni, ormoni, tratti innati, nonché influenze educative, sociali e culturali. Tutto ciò, nel suo insieme, forma in ogni individuo una percezione della realtà altamente soggettiva.

In una realtà del genere, di che tipo di comunicazione possiamo parlare? Tra chi e tra chi? Dopotutto, ogni persona è fatta in modo diverso interiormente e percepisce un’immagine diversa del mondo attraverso i propri sensi. Questa è la radice di tutti i problemi di comunicazione che incontriamo.

Chi riesce a comprendere a fondo la persona che ha di fronte è un venditore. I suoi sensi sono estremamente acuti. Ma vendere non significa comunicare nel senso di creare una connessione reciproca. Né i media che ci inondano di messaggi contribuiscono a costruire legami umani positivi. Al contrario, spesso seminano divisione e alimentano i conflitti.

A ciò si aggiunge il fatto che oggigiorno ci incontriamo sempre meno di persona, comunicando attraverso schermi, e si ottiene una realtà in cui ogni persona si allontana sempre di più dalle altre. Questo si riflette nel crollo del nucleo familiare e nella crescente mancanza di desiderio di coltivare le relazioni. La disconnessione porta all’isolamento, poi alla disperazione, alla depressione e al vuoto. Può esserci abbondanza materiale, ma la gratificazione emotiva è sempre più carente.

Allo stesso tempo, il mondo in cui viviamo sta diventando sempre più interconnesso. Ognuno influenza tutti e dipende da tutti. Questo ci porta a perdere il controllo sui sistemi che abbiamo costruito, come l’economia. Se in passato c’era una lotta ideologica tra comunismo e capitalismo, oggi è chiaro che nessuno dei due porta a una pace o a una realizzazione durature. Inoltre, se fino ad ora il denaro definiva chiaramente la comunicazione tra me e te, quanto valgo io, quanto vali tu e che tipo di affare è conveniente, oggi anche questo sta crollando.

Se ci fosse una buona comunicazione tra tutti noi, potremmo facilmente soddisfare i bisogni primari di ogni persona e di ogni famiglia. Con le tecnologie che abbiamo sviluppato, questo non è affatto un problema. Ma si registra un generale deterioramento delle relazioni. Le nostre risorse sono orientate alla difesa e all’attacco e la minaccia di una guerra nucleare mondiale è diventata una consuetudine.

Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti sulla stessa barca e non avremo altra scelta che imparare ad andare d’accordo, altrimenti affonderemo tutti. Allora, sorgerà la necessità di un nuovo senso: un senso integrale. Un senso che ci permetta di sentire tutti come un’unica entità, di percepire il mondo come un sistema le cui parti sono interconnesse, uguali e importanti.

La comunicazione di cui avremo bisogno sarà anch’essa radicalmente nuova, integrale, in grado di connettere le persone in modo positivo e di avvicinarle, favorendo la creazione di profondi legami emotivi. Di conseguenza, tutte le forme di connessione umana saranno potenziate. A livello culturale, artistico ed educativo, persone con una mentalità integrale creeranno opere integrali, musica, canzoni, opere teatrali, film, serie, videogiochi, volte a sviluppare un senso di connessione e unità.

Da una prospettiva evolutiva, ciò significa che fin dall’inizio della nostra esistenza sulla Terra siamo stati guidati dal desiderio individuale, il desiderio di ogni persona di raggiungere benessere, godimento, comfort, soddisfazione e tranquillità. Ogni interazione con gli altri e con l’ambiente è servita a questo desiderio, impartendo un comando dopo l’altro. Sia che ci avvicinassimo o ci allontanassimo da qualcuno, il calcolo era sempre: “Cosa ne ricaverò per me, di buono o di cattivo?” oppure, in un’altra versione: “Come posso usarti?”.

Ora stiamo avanzando verso un nuovo livello di percezione, composto da un desiderio integrale di connessione e complementarità, da un senso integrale che vede ogni persona come parte di noi stessi e da una forma di comunicazione integrale, ideale e complementare. Il mondo che si rivelerà va oltre ogni nostra immaginazione attuale. Auguro a tutti noi successo in questo cammino.

Basato su “Nuova Vita 128 – Comunicazione e Sistema dei Sensi” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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