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Perché gli esseri umani hanno sviluppato il linguaggio?

Perché il linguaggio si è evoluto nella società umana? Qual era il suo scopo? E perché oggi le persone faticano sempre più a comprendersi a vicenda?

Tutta la natura si fonda su una forza motrice di base: il desiderio di vivere bene, di colmare ciò che si percepisce come una mancanza, di ricevere soddisfazione e piacere, di godere. Da ciò scaturiscono tutte le connessioni tra gli elementi dell’universo.

Quando osserviamo un movimento in un determinato luogo, esso è il risultato di una comunicazione tra corpi, forze, campi e altri fattori che non comprendiamo ancora appieno. Questo avviene a livello inanimato, ad esempio nell’interazione tra i pianeti. A livello vegetativo, la comunicazione è più intensa, come nel contatto fisico tra piante e radici degli alberi. A livello animato, osserviamo un’ampia comunicazione attraverso odori, movimenti, segnali e suoni. L’evoluzione è comunicazione, connessione, e il loro scopo è fornire a ciascun elemento ciò di cui ha bisogno per esistere. Senza comunicazione tra elementi e livelli diversi, inanimato, vegetativo e animato, non c’è vita né evoluzione. La comunicazione porta a varie forme di complementarità sistemica e la natura si evolve come un unico meccanismo integrato.

Gli esseri umani sono emersi dal mondo degli animali e, con la crescita del loro desiderio di far proprio l’intero universo per il proprio piacere, si sono disconnessi dal sistema naturale. Gli esseri umani si sono trasformati in creature dannose, capaci di agire d’impulso, senza riflettere. L’intensificarsi dell’egoismo ha portato alla perdita della capacità istintiva di connettersi in modo equilibrato e armonioso con le altre componenti della natura, capacità che ogni altra creatura possiede. Come conseguenza di questa perdita di comunicazione con la natura, gli esseri umani non la percepiscono più né la comprendono.

Qua e là, si possono ancora trovare esempi di persone che vivono a stretto contatto con la natura, ad esempio in giungle remote. Per loro, la foresta è un linguaggio. Attraverso i suoni degli animali, i profumi delle piante, le condizioni dell’aria, del cielo, della terra e altre fonti di informazione presenti in natura, ricevono informazioni sul mondo e sul suo rapporto con loro. Percepiscono come la divinità insita nella natura parli loro.

Man mano che le persone si allontanano dalla natura, anche trasferendosi in villaggi, diventano più distanti da essa e meno dipendenti da essa. Allevano pecore, possiedono un appezzamento di terreno e iniziano a organizzare sistemi di commercio e scambio, conducendo attività commerciali e così via. Di conseguenza, il linguaggio si trasforma da una forma integrale e reciproca a un linguaggio di ricezione, profitto e sfruttamento.

A differenza di ogni elemento dei livelli inanimato, vegetativo e animato, che prende dal sistema solo ciò di cui ha bisogno e contribuisce così all’equilibrio generale, l’essere umano, essendosi disconnesso dalla natura, non riceve più da essa il “programma” per una connessione equilibrata e armoniosa. Al contrario, gli esseri umani agiscono principalmente secondo impulsi egoistici sempre più forti, che danneggiano tutto e tutti coloro che li circondano. Mancano di un linguaggio di piena connessione con la natura, un canale diretto e aperto, senza limitazioni. La loro percezione si restringe a ciò che è più utile al proprio tornaconto in un dato momento.

Si è quindi creata una realtà in cui i vincenti sono coloro che sanno sfruttare gli altri in modo più astuto. Sono state quindi create leggi per cercare di limitare il danno, per definire i confini oltre i quali lo sfruttamento diventa illegale. Si sono formati accordi sociali per porre limiti alle interazioni, per definire ciò che è permesso e ciò che è proibito, e così via.

Da una prospettiva più ampia, le nostre vite sono studi sulla comunicazione e sul linguaggio. Gli educatori cercano di insegnare come relazionarsi correttamente con gli altri e con la società, e gli scienziati tentano di capire come entrare in sintonia con l’ambiente. Se non fossimo discesi dagli alberi, non avremmo bisogno di imparare a comunicare. Il linguaggio è nato per compensare il senso di connessione che abbiamo perso tra di noi e con la natura. Nella cultura, nell’arte, nella musica, nella danza, nel canto, nel teatro e nella letteratura, tutto è linguaggio, trasmissione di emozioni.

Fino a circa cinquemila anni fa, il linguaggio era molto semplice. Non c’erano molti fenomeni che le persone avessero bisogno di descrivere, spiegare, registrare o tramandare alle generazioni future. Il vocabolario era limitato, così come il linguaggio stesso. Poi, nella regione della Mesopotamia, culla della civiltà umana, emerse una significativa ondata di egoismo. In altre parole, il desiderio di godere per proprio tornaconto a spese degli altri crebbe enormemente. Ciò creò una distanza interiore tra le persone e le portò a smettere di comprendersi a vicenda. Da lì, si diffusero in tutte le direzioni e si svilupparono lingue diverse.

Man mano che la distanza interiore tra le persone aumentava, persisteva la necessità di mantenere i contatti, per questo il linguaggio si è evoluto. Il commercio, l’economia, le carovane di merci, sono tutte forme di comunicazione e trasmissione. Persino le guerre e le conquiste nel corso della storia sono scaturite dal desiderio di diffondere una determinata visione del mondo o ideologia.

Oggi, da un lato, assistiamo a un’abbondanza di tecnologie straordinarie. Dall’altro, le relazioni sono disastrose. Alla base di tutto c’è una crisi di comunicazione, una crisi del linguaggio. Proprio in un’epoca in cui il mondo è diventato un piccolo villaggio globale, abbiamo perso la capacità di comprenderci a vicenda. Questo accade in famiglia, sul lavoro, nella società, all’interno delle nazioni e, certamente, in tutta l’umanità. La violenza e l’intolleranza sono in aumento, la corruzione raggiunge livelli senza precedenti, l’economia crea bolle speculative sempre più grandi ogni anno, la guerra nucleare incombe a un ritmo allarmante e lo stato ecologico, ovvero ciò che abbiamo fatto all’ambiente, è doloroso da vedere.

Da qui, c’è solo una via d’uscita, e richiede l’apprendimento di una nuova lingua. Tracce di ciò si trovano nella storia della Torre di Babele, la torre dell’egoismo umano. Quando gli uomini smisero di comprendersi a vicenda, Abramo di Babilonia venne e parlò del linguaggio della gentilezza, la formula per una comunicazione complementare. Gentilezza significa aprirsi gli uni agli altri, ciascuno a tutti, con il desiderio di trasmettere tutto ciò che di buono c’è tra noi, da persona a persona. Un tale desiderio unisce tutti nell’amore, ci rende “un solo uomo con un solo cuore” e permette un flusso armonioso.

Questo luogo unificato è la meta verso cui la nostra evoluzione ci ha condotto, dall’inizio fino ad oggi. Muovendoci consapevolmente e per scelta verso di esso, ricominceremo a percepire il sistema della natura, la forza superiore che ci spinge verso una maggiore consapevolezza. Questo ci condurrà a un livello di connessione completamente nuovo con l’intera creazione, fornendoci risposte su chi siamo e perché esistiamo.

Basato su “Nuova Vita 129 – Lo sviluppo del linguaggio” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual era la religione di Abramo?

L’insegnamento di Abramo può essere definito una religione dal momento in cui è diventato una forza unificante, cioè quando si è trasformato in un metodo pratico per costruire una società che ha assorbito l’idea di unità, l’ha accettata e ha iniziato a viverla come proprio stile di vita. Prima di allora, era la rivelazione di una legge di natura raggiunta da una singola persona, ma dal momento in cui Abramo l’ha insegnato alle sue migliaia di studenti, è diventato un percorso collettivo.

Questo accadde quando il gruppo, che Abramo radunò nell’antica Babilonia e, in seguito, condusse fuori da essa, iniziò a formarsi internamente in quello che viene descritto come il Monte Sinai. La Torah presenta questa storia in un linguaggio allegorico. Non parla di una montagna fisica o di un raduno fisico, ma degli stati interiori che le persone sperimentarono quando si confrontarono con la rivelazione del loro odio reciproco e, allo stesso tempo, con la necessità di superarlo.

Da quel momento in poi, possiamo già parlare del metodo di Abramo come di una religione. Non è una religione nel senso moderno di credenze o rituali, ma come l’attuazione di una chiara struttura sociale all’interno della nazione, un’organizzazione in decine, centinaia e migliaia, e l’instaurazione di connessioni positive, con la forza positiva di connessione che dimora nella natura, tra di loro. All’interno di tale struttura, attraverso la responsabilità reciproca, la dazione e l’amore, la forza positiva che dimora nella natura, il Creatore, si rivela come una qualità che dimora nelle loro connessioni.

È qui che inizia veramente il movimento sociale di coloro che lasciarono Babilonia. Gradualmente, attraverso questo lavoro interiore, diventano una nazione basata sul loro obiettivo comune e sul loro metodo di connessione. La svolta decisiva fu il momento in cui emerse la necessità di istruzioni precise su come superare l’odio che divampava tra loro. Da quel momento in poi, la religione apparve come un metodo per unire le persone in un tutto unico, in equivalenza di forma con la forza superiore dell’amore e della dazione.

Chiamiamo “religione” il metodo di connessione di Abramo perché le persone che lo seguono mirano costantemente, nella loro struttura interiore e nelle loro relazioni, alla somiglianza con la forza superiore. Si sforzano di organizzare la propria vita in modo che questa forza, la qualità dell’amore, della dazione e della garanzia reciproca, si riveli nelle loro connessioni. Questa, e nient’altro, era la religione di Abramo.

Basato sul programma “The Last Generation” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 luglio 2017.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La Torre di Babele è una narrazione letterale o simbolica?

La Torre di Babele è un esempio dell’ego umano che cresce a tal punto da tapparci le orecchie, rendendoci incapaci di comprenderci a vicenda. Proprio come accade in quel racconto, una situazione del genere può ancora una volta portare il mondo sull’orlo della guerra. “Metà del mondo là cadde di spada”, afferma il Midrash. Con tutte le armi potenti e sofisticate che abbiamo sviluppato da allora, chissà cosa potrebbe accadere oggi. Ciò che può salvarci da noi stessi è la saggezza della connessione, radicata nel cuore del popolo d’Israele.

Nel puzzle dell’umanità, ogni persona e nazione ha il proprio ruolo. Il popolo di Israele, fin dal momento della sua formazione, porta con sé un metodo per vivere in connessione, al di sopra delle differenze e del rifiuto che emerge tra le persone. Abbiamo compreso questo metodo ai piedi del Monte Sinai, è l’essenza profonda della Torah. La parola ebraica per “monte” (” Har “) significa pensieri (” Hirhurim “) e “Sinai” deriva dalla parola per odio (” Sinah “). “Torah” si collega a due parole, ” Ohr ” (luce) e ” Hora’ah ” (istruzione), ovvero contiene istruzioni provenienti dalla luce, la forza superiore dell’amore, del dono e della connessione, un metodo per elevarsi al di sopra delle differenze e delle divisioni e per ricoprire tali caratteristiche con l’amore.

“Ricevete la Torah”, ci è stato detto, “o questa sarà la vostra sepoltura”. In altre parole, o imparate a connettervi positivamente, attingendo la forza dell’amore e della dazione nelle vostre relazioni, o il vostro ego vi seppellirà. I nostri antenati concordarono di connettersi “come un solo uomo con un solo cuore”, per essere garanti l’uno dell’altro, di conseguenza ricevettero un metodo di connessione che avrebbero dovuto mettere in pratica nelle situazioni che si sarebbero poi rivelate.

Tra queste situazioni c’è quella attuale, in cui vediamo l’umanità avvicinarsi a un punto cruciale e decisivo: o impariamo a connetterci positivamente o affonderemo tutti insieme. Pertanto, la nostra era odierna è matura per l’estensione del metodo di connessione con l’umanità. Man mano che l’umanità diventa sempre più connessa superficialmente, attraverso mezzi tecnologici ed economici, senza migliorare il proprio atteggiamento interiore verso tale connessione, diventa sempre più urgente la nostra connessione interiore positiva con gli altri, soprattutto a causa di tutte le armi sempre più avanzate che sviluppiamo continuamente.

Quando l’odio infondato si impadronì di noi, arrivò la rovina. La Terra d’Israele ci sputò fuori e andammo in esilio tra le nazioni del mondo. Duemila anni dopo, siamo stati riportati qui, nella Terra d’Israele, affinché potessimo costruire una società modello che illuminasse il mondo.

Pertanto, finché non forniremo un esempio di come vivere in una connessione armoniosa, con l’amore al di sopra di ogni disaccordo e del profondo rifiuto che proviamo l’uno dall’altro, non ci sarà permesso di vivere tranquillamente qui. Il mondo si solleverà contro di noi con sempre maggiore ferocia, desiderando cancellarci dalla mappa. Se riconosciamo il nostro ruolo originale e utilizziamo il metodo di connessione da tempo scomparso, allora possiamo guidare l’umanità a esistere come un tutto unico, come un’unica famiglia, come organi di un unico corpo. È qui che le forze evolutive stanno spingendo, come la realtà interconnessa dimostra giorno dopo giorno.

La saggezza della Kabbalah, che è l’essenza profonda della Torah, descrive questo processo in dettaglio. È stata nascosta per generazioni, tramandata tra pochi individui eletti, ma oggi si sta aprendo a tutti, invitando letteralmente chiunque senta il desiderio di usarla, cioè di scoprire il significato della vita e un rimedio alle forze egoistiche che ci logorano la vita.

Il primo a scoprire pubblicamente la saggezza della Kabbalah fu Abramo, un saggio ricercatore babilonese che cercò di comprendere cosa stesse accadendo agli esseri umani. Nella sua epoca, l’ego subì un’impennata significativa, come suggerisce la storia della Torre di Babele. Gli uomini volevano elevarsi al cielo, per governare tutto il creato.

Quando tra loro sorsero attriti, incomprensioni e rumori di guerra, Abramo cercò di spiegare che questo era un percorso di sviluppo sbagliato. La natura è un meccanismo integrale e unificato, e anche noi dobbiamo imparare a vivere in integrazione, unità e complementarietà. La maggior parte delle persone ignorò Abramo e il suo insegnamento, ma c’era chi percepiva la verità nelle sue parole. Abramo insegnò loro un metodo per elevarsi al di sopra della natura egoistica umana, per costruire se stessi come un unico sistema unificato e, attraverso tale connessione, scoprire la sola, unica e unificata forza della natura.

La sua comunità di studenti contava migliaia di persone, che erano chiamate “il popolo della casa di Abramo”. Da loro si formò in seguito il popolo di Israele, come descrive Maimonide nel  Sefer HaMada  ( Il Libro della Conoscenza ). Pertanto, siamo una nazione diversa dalle altre. Non possediamo radici biologiche, ma condividiamo un fondamento ideologico comune. Inizialmente, eravamo un gruppo di stranieri provenienti da varie nazioni e tribù che vivevano in Mesopotamia, la culla dell’umanità a quei tempi. Ci siamo riuniti come gruppo ideologico, con lo scopo di vivere secondo il principio “ama il prossimo tuo come te stesso”, per connetterci all’unica forza della natura, la cui qualità è amore assoluto e dazione.

Nei nostri tempi attuali, il cerchio si sta avvicinando alla sua conclusione. L’umanità si ritrova di nuovo come confinata in un unico luogo. L’ego dell’umanità è alle stelle, impedendoci di connetterci positivamente gli uni con gli altri, cioè di “comprenderci a vicenda”. L’unica forza che può impedire la distruzione di questo pianeta è proprio quella forza nascosta della natura. A livello inanimato, vegetale e animato della natura, questa forza opera automaticamente, bilanciando più e meno, caldo e freddo, ecc. in modo istintivo e naturale. Tuttavia, nella società umana, deve essere risvegliata attraverso l’azione, l’esame, la consapevolezza e il riconoscimento. Questo è ciò che differenzia gli umani dagli animali.

Il metodo per farlo è descritto dettagliatamente nella saggezza della connessione, ovvero la saggezza della Kabbalah, ed è giunto il momento di metterla in pratica. Israele, un Paese che viene esaminato in ogni momento con un pettine a denti fini, è il posto che deve fornire l’esempio di vita in piena integrazione, in connessione al di sopra dell’ego massiccio, nella forza dell’amore. Da qui si diffonderà rapidamente e aiuterà l’umanità a elevarsi al suo prossimo livello di esistenza, un mondo in cui vivremo nel reciproco sostegno, incoraggiamento, considerazione e amore: un mondo superiore, illuminato e meraviglioso, al di là dei nostri attuali ristretti limiti di percezione.

Quindi, c’è speranza, lavoro e un metodo. Che tutti possiamo avere successo.

Basato su “New Life 85 – A Talk On Emergency Situations, Part 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il Bore distrusse la Torre di Babele?

I Babilonesi volevano stare insieme, costruire e vivere come un’unica comunità, con rispetto e amore reciproco. Come è scritto nella storia della Torre di Babele: “Indi dissero: Or via, edifichiamo una città, ed una torre, di cui la cima giunga al cielo, e ci faremo un nome [oppure: un monumento]; affinché non avvenga che ci spargiamo sulla faccia di tutta la terra.” (Genesi 11:4).

Il Bore, però, ha voluto che il loro legame avvenisse secondo le sue condizioni e non secondo le loro. Per questo motivo ha mescolato le lingue, portando i Babilonesi a litigare, il che ha provocato la distruzione della torre.

In senso spirituale, la Torre di Babele è un’elevazione egoistica della vita corporea, in cui desideriamo vivere secondo il principio “ama il tuo prossimo”, ma sulla base dell’egoismo. Questo è l’errore principale, l’idea di non aver bisogno dell’aiuto del Bore per la costruzione reciproca di una società ben connessa, che le persone pensano di poter raggiungere e sostenere l’unità da sole. In linea di principio, la costruzione della Torre di Babele era sostanzialmente al centro del comunismo e delle varie rivoluzioni, l’idea di “pace alle capanne, guerra ai palazzi”, che la popolazione avrebbe gestito da sola.

La costruzione della Torre di Babele è uno stato di massima costruzione egoistica possibile, al di là anche degli obiettivi più ambiziosi di una persona nella vita materiale volti a raggiungere le vette della ricchezza, dell’onore o del potere, perché mira a un obiettivo che desideriamo rimanga con noi per sempre, mentre è chiaro a una persona che gli altri obiettivi sono transitori e destinati a perire in questa vita corporea.

Proprio l’idea di costruire una torre “fino ai cieli” è il problema chiave, cioè il pensiero che possiamo costruire la nostra connessione senza entrare in contatto con il Bore. Che cosa non piace al Bore in una simile impostazione?

“Il Signore disse: Ecco, essi formano un popol solo, ed hanno tutti un solo linguaggio, e questo è quanto incominciarono a fare. Ora non sarà loro difficile d’eseguire quanto penseranno di fare. Or via discendiamo, e confondiamo ivi la loro favella, in guisa che non intendano l’uno il linguaggio dell’altro. Il Signore li disperse di là sulla faccia di tutta la terra, e quindi cessarono di edificare la città.” (Genesi 11: 6-8)

Il Bore non permette ai Babilonesi di raggiungere un risultato comune egoistico. Per unirci veramente e godere della nostra connessione, dobbiamo inserire il Bore nel quadro, in modo da aggregarci per compiere la Sua volontà, non la nostra. Pertanto, per costruire una torre che non crolli, dobbiamo creare legami reciproci di amore e dazione, ma questi legami devono essere per il bene del Bore.

Cosa significa “per il Bore”? “Per il Bore” non significa per amore di una specie di Dio “lassù da qualche parte”, così in alto da essere invisibile. “Per il Bore” significa piuttosto un legame tra noi  che eleviamo al di sopra di noi stessi, cioè “ama il tuo prossimo come te stesso”, considerando che al di sopra di tale connessione innalziamo l’ideale del Bore che ha creato questo stato perfettamente connesso al di sopra del nostro egoismo. Se costruiamo una torre non per noi stessi, ma per il bene dell’altro, a favore degli altri per il bene del Bore, allora tale torre durerà per sempre.

Perché, allora, se l’umanità ha vissuto l’esperienza di una costruzione egoistica fallita, abbiamo continuamente cercato di costruire nuove e diverse torri egoistiche nel corso della storia? Perché l’umanità ne ha avuto bisogno. Che si tratti di torri, piramidi o mausolei, abbiamo costruito queste strutture per la nostra necessità egoistica interiore di creare un luogo per il nostro egoismo e stiamo ancora costruendo queste torri.

Smetteremo di costruire queste strutture quando riveleremo il Bore nelle nostre connessioni. La rivelazione del Bore coprirà completamente i nostri sogni, i nostri piani e il nostro futuro. In altre parole, quando riveleremo il Bore, capiremo che i nostri sforzi per costruire torri egoistiche sono stati tutti vani.

Con tutte le guerre, le sofferenze e gli spargimenti di sangue in nome delle miriadi di torri egoistiche che abbiamo cercato di costruire nel corso della storia, potrebbe sembrare che il Bore sia molto crudele per non essersi rivelato prima, ma questa è una visione errata. Dobbiamo capire che il Bore si rivela a condizioni specifiche, che dobbiamo far coincidere la Sua forma di amore e dazione totale nei nostri legami con la Sua forma di amore e dazione. Non ci siamo mai organizzati in questo modo. Tuttavia, se riusciremo ad assimilare le qualità d’amore, di dazione e di connessione del Bore, cioè se saremo come Lui, allora otterremo la Sua rivelazione.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.    

Il metodo della connessione: prima e dopo l’esilio dall’Egitto

Domanda: Qual è la differenza tra il metodo di Abrahamo ed il metodo che il popolo di Israele ricevette quando uscì dall’Egitto?

Risposta: Si tratta di connessione.

Anche Abrahamo richiamò il popolo all’unione, ma in quei giorni in Babilonia non c’era odio, le persone non si uccidevano fra loro. Semplicemente i babilonesi smisero di capirsi fra loro e ciò li portò ad un insormontabile rifiuto reciproco. Per superare questo rifiuto fu necessario placare questo in qualche modo. Com’è scritto: “L’amore copre tutti i crimini”. All’inizio per loro fu possibile.

Tuttavia, in Egitto l’ego degli individui crebbe così tanto che dentro di loro si rivelò l’inclinazione ad uccidere. Non solo erano in disaccordo fra loro, ma erano pronti a distruggere chiunque fosse contro di loro. Per cui non poterono rimanere nell’egoismo perché questo li minacciava con ciò che è chiamato “le piaghe d’Egitto”. Era necessario che ne uscissero e che si elevassero al di sopra di esso, ciò che in generale fecero.

Si elevarono al di sopra della loro separazione e, al fine di connettersi ad un nuovo livello, essi ricevettero un metodo chiamato “Torah”.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 01/07/2019

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L’egoismo come distruttore della società

Domanda: Il grande kabbalista del Medioevo Ramchal (Rav Moshe Chaim Luzzatto) ha scritto: “Non esiste altra creazione che possa fare del male come l’uomo. Può peccare e ribellarsi, e l’inclinazione del cuore di un uomo è malvagia dalla sua giovinezza, il che non è così con qualsiasi altra creatura.” (Daat Tevunot, 154, 165)
Questo parla della crescita dell’egoismo. Qual è questa qualità che è stata rivelata anche in quei tempi?

Risposta: Di solito nelle persone si manifesta il desiderio di godere, di essere riempiti, di provvedere a se stessi. È lo stesso degli animali, solo in una forma più estesa.
Ma se gli animali hanno un rifiuto reciproco per garantire sicurezza e protezione e il desiderio di provvedere alle necessità, questa è la loro spinta istintiva; una persona non ha limiti al suo enorme desiderio egoistico di assorbire tutto, catturare e soggiogare.

Anche se una persona non ne ha bisogno, la qualità dell’invidia non la libera, nel corso del proprio sviluppo, dal desiderio di assorbire tutto, di raccogliere tutto e aggiungerlo a sé. Questo è egoismo terreno. Ci sono manifestazioni più elevate, ma questo egoismo terreno esiste in tutti.

Pertanto, l’egoismo umano non è così istintivo come quello degli animali che li muove in modo da mantenersi in uno stato normale e naturale. L’egoismo della persona la spinge a fare tutto e vuole sopprimere e sottomettere tutto.

Non chiamiamo i desideri degli animali “egoismo” perché uccidono e mangiano la propria specie solo quando hanno fame. In una persona, tuttavia, questo si manifesta al di là di tutti i suoi bisogni animali.

Di generazione in generazione, l’egoismo umano cresce diversamente da quello degli animali. Pertanto, arriva a uno stadio nel quale non è più possibile fare nulla con l’ego, che inizia a distruggere le connessioni tra le persone nella società e persino nelle famiglie. L’egoismo diventa vizioso, non un motore che ci fa avanzare, ma un distruttore, come accadde inizialmente nell’antica Babilonia.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 01/07/2019

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Le resistenze alla saggezza della Kabbalah – 1’ Parte

Noi vediamo l’umanità svilupparsi sotto l’influenza di due forze: supporto ed opposizione, pro e contro, una forza trainante ed una di resistenza. E’ naturale che per ogni sviluppo ci siano ogni volta espansione e contrazione.

In ogni momento, queste due forze agiscono perché il giusto sviluppo è impossibile senza un equilibro fra loro.

Kabbalah e kabbalisti si sviluppano a seconda della propria generazione. Le scintille emergono nei vasi rotti dell’anima. Queste scintille sono pronte a risalire dai frammenti dell’anima, e chiedono correzione.

Le persone in cui queste scintille si risvegliano, sentono il bisogno di rivelare lo scopo della creazione, la forza superiore, il Creatore, ed imparare riguardo l’universo. Cercano di salire al di sopra della vita di tutti i giorni, così da non rimanere dentro i propri desideri frammentati ma cercando di vivere solo per il bene della scintilla spirituale.

Anche se le scintille si sono divise, una persona lo sente che devono essere riaccese. Per questo, ci sono molte forze dentro un kabbalista: scintille, geni spirituali (Reshimot) e desideri che riguardano la correzione. Questa è la qualità della ricezione.

Questo processo comincia con il primo uomo Adamo. Ed in seguito sempre più persone, oltre a quelle che sentono il bisogno di scoprire e comprendere lo scopo della creazione e di scoprire il potere superiore e il sistema superiore, l’hanno seguito in ogni generazione. Quindi, da Adamo discende l’intera linea dei kabbalisti che hanno sviluppato il metodo della rivelazione del Creatore alle creature che esistono in questo mondo.

I kabbalisti sono le creature che hanno rivelato la forza superiore. E sin dalle scintille spirituali e dai desideri risvegliati in molte persone, i kabbalisti hanno diffuso la saggezza della Kabbalah, che ha evocato reazioni differenti.

E anche i semplici studi della saggezza della Kabbalah risvegliano due forze opposte in una persona: il desiderio per e quello contro la rivelazione del Creatore. Dopo tutto, un uomo è un desiderio frammentato di ricevere, un egoista, e dentro di lui c’è una scintilla che chiede un passaggio ad un’altra dimensione, ad un altro livello, l’intenzione di dare.

Queste scintille si riferiscono ad una vita diversa, ad un mondo diverso. Quindi, un kabbalista ha due mondi interiori:
a volte è dominato dalla forza del dare, ed altre dalla forza del ricevere. Va sempre incontro ad alti e bassi perché due forze opposte lavorano costantemente dentro di lui: scintille e desideri frammentati che chiedono di essere realizzati.
In questo modo un kabbalista si sviluppa, a volte nella linea di destra, altre in quella di sinistra.

La stessa regola vale per una persona ed il suo ambiente. Abrahamo, il primo kabbalista che ha cominciato a diffondere la saggezza della Kabbalah alle masse, ha incontrato una grande resistenza da parte di suo padre Terah e in tutta la sua educazione scolastica, così come da parte del governatore dell’antica Babilonia, il Re Nimrod. La resistenza era così forte che Abrahamo dovette lasciare la Babilonia.

La resistenza nella Kabbalah è normale, perché niente si sviluppa senza di essa. Vediamo negli esempi del livello inanimato, vegetale e animale della natura che l’intera evoluzione avviene come risultato di una lotta, e non avrebbe potuto essere altrimenti.

Per questo, i kabbalilsti sono pazienti con chi si oppone alla Kabbalah perché realizzano che ricevono questo dall’alto e perché è il Creatore che organizza queste forze contrastanti. Ma allo stesso tempo, come rappresentanti della forza dello sviluppo spirituale, essi devono resistere agli sviluppi materiali ed egoistici.

Gli oppositori della Kabbalah lottano in ogni modo possibile, ma i kabbalisti capiscono che questa resistenza è organizzata dal Creatore che controlla queste forze, e per questo, la risposta deve essere appropriata. Alla fine, dobbiamo agire per un solo scopo: rivelare il Creatore alle creature che esistono in questo mondo, che è lo scopo della saggezza della Kabbalah.

La Kabbalah viene rivelata per questo stesso scopo ed è impossibile rivelarla senza le altre persone, perché il progresso e la resistenza si basano l’uno sull’altro.

Pertanto, bisogna trattare razionalmente i detrattori della Kabbalah, rendendosi conto che sin dal momento in cui la Luce ha creato l’oscurità, cioè quando il desiderio altruistico ha creato il desiderio egoistico, questi desideri erano opposti l’uno all’altro, ma devono svilupparsi insieme. Dopotutto, la Luce si sviluppa anche quando entra nella creazione, la organizza e crea in essa connessioni sempre più diverse.

Per questo, bisogna trattare il criticismo in maniera creativa, con comprensione. E anche se gli oppositori della saggezza della Kabbalah hanno portano molte disgrazie ai kabbalisti, dall’altro lato, tutte queste forze agiscono a seconda del programma della Creazione.

[214075]

Dalla Lezione “Le resistenze alla saggezza della Kabbalah”, 24/09/17

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Il mondo ad un bivio – 2’ Parte

A partire dalla vera e propria prima frammentazione, il cosiddetto peccato di Adamo “il primo uomo”, che era stata pianificata in anticipo, l’umanità cominciò gradualmente a realizzare che la ragione di tutti i propri guai era causata dalla separazione provocata dall’egoismo umano.

Benché l’egoismo fosse relativamente piccolo a quei tempi, ci volle ancora molto tempo prima dell’arrivo di Abrahamo, prima che le persone cominciassero ad unirsi per superare la crisi che ebbe luogo nell’Antica Babilonia.

L’ego frammentato che aveva diviso le persone, mostrò loro quanto distruttiva fosse la separazione e che non ci fosse altra soluzione che unirsi.

Dopo che Abrahamo ebbe rivelato a tutti che l’unione è il percorso della correzione ed ebbe cominciato a spiegarlo a chi voleva ascoltarlo, quelli che lo capirono formarono un gruppo, che fu successivamente chiamato il popolo di Israele, che significa “Diretti al Creatore”, o Yashar El. Questo gruppo si attenne all’unione come unico mezzo per raggiungere la salvezza per l’intero genere umano e, in generale, per tutta la creazione.

Ci volle molto tempo, dal primo uomo Adamo sino ad Abrahamo, prima che l’umanità fosse pronta per imparare che l’unione è la sola salvezza. All’inizio, la connessione era naturale e tutte le persone vivano insieme come una sola cosa. Ma successivamente la separazione cominciò ad espandersi ed essi cominciarono a sentire quanto fosse distruttiva.

Furono capaci di paragonare quanto fosse meglio vivere con la connessione naturale che esisteva fra loro, mentre l’egoismo era ancora relativamente piccolo, piuttosto che sotto l’influenza di un grande livello di egoismo che portò a tanti problemi come la separazione ed i litigi. Finì tutto in rovina. Quindi, si accordarono per lavorare per l’unione dato che “L’amore copre tutti i crimini”.

Tuttavia, occorre fare chiarezza sul fatto che i crimini che venivano commessi erano piccoli e pure l’egoismo era piccolo, così per loro non era difficile unirsi come lo è oggi. Ma a quel tempo, già compresero che ci sono due strade verso l’unione finale che l’umanità deve alla fine raggiungere.

Dopo tutto, questo è lo scopo della creazione, prestabilito nel progetto originale. Ma puoi arrivarci in due modi: tramite la Luce o tramite la sofferenza. Erano riusciti a capirlo già allora e cominciarono a sviluppare il metodo di Abrahamo.

E’ chiaro a tutti che l’egoismo rovina le nostre vite e che dobbiamo fare qualcosa per porvi rimedio. Ogni nazione ha il proprio metodo. Ci sono metodi per ridurre l’egoismo attraverso un’educazione speciale così come tutti i tipi di pratiche orientali come il Confucianesimo e le tradizioni basate sulla moralità. Anche le religioni spingono l’uomo ad essere umile e calmo e cercano di domare l’egoismo promettendogli paradiso o inferno.

Tutti questi metodi funzionarono per un po’ però, alla fine, le persone iniziarono ad abbandonare la religione. L’egoismo cresce così velocemente che la moralità e la religione non sono più capaci di contenerlo. E il metodo di Abrahamo è un metodo generale per correggere l’egoismo, diretto non alla sua distruzione ma al suo corretto uso. Questo metodo appartiene a tutti, come disse Abrahamo “Chi è per il Creatore, venga da me!”

Ovvero, dobbiamo unirci e, dentro a questa connessione, riveleremo la forza superiore che ci sosterrà e ci guiderà avanti, riportandoci allo scopo della creazione ed ai suoi fondamenti. Questo è un metodo molto speciale che può essere realizzato solo se le persone sono pronte. E, alla fine del nostro sviluppo, tutti saranno pronti per questo.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21/8/2017, Lezione sull’argomento: “L’Europa ad un bivio”

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Un lingua senza parole

Domanda: Recentemente è stato celebrato l’anniversario della nascita dell’esperanto. L’esperanto ha rappresentato il tentativo di costruire un linguaggio che unisse tutte le persone. Era una grande idea e una buona prova, ma alla fine non è servito a nulla. Perché? Sembra che l’intenzione fosse corretta: e cioè che tutti parlassero la stessa lingua.

Risposta: E a che scopo? È una cosa innaturale.

Un tempo, quando eravamo più vicini l’uno all’altro, abbiamo parlato la stessa lingua. Questo avveniva nell’antica Babilonia. E poi, con l’aumento dell’astio reciproco, abbiamo improvvisamente cominciato a parlare lingue diverse. Questo ha rappresentato la “distruzione della Torre di Babele”, quando le persone hanno smesso di comprendersi a vicenda.

Con le loro aspirazioni si sono allontanate interiormente fra loro; le loro interconnessioni si sono interrotte e per questo hanno smesso di capirsi l’una con l’altra, in una misura tale da cominciare a parlare lingue diverse. Tutte le lingue del mondo sono nate da questo. Ed è per questo che tutti sono andati ognuno per la propria strada. Ed è così che siamo vissuti sino ad oggi.

Domanda: Allora perché non avere una lingua che unisca tutti? A proposito, due milioni di persone nel mondo parlano l’esperanto.

Risposta: Nessuno di loro lo parla. Questi due milioni di persone, in realtà, occupano il loro tempo come tutti quelli che hanno un interesse comune.

Niente di tutto ciò porterà a nulla di buono finché la gente non comincerà a sentire che tutti dovrebbero diventare una sola persona ancora una volta, perché hanno una base comune, un obiettivo comune. E poi realizzeranno che ci sarà un linguaggio comune che tutti potranno parlare.

La lingua interiore delle persone verrà rivelata, le persone si capiranno a vicenda, anche senza parole, traducendo internamente i pensieri degli altri. Quella lingua potrà sicuramente diventare realtà! Ma solo dopo che l’umanità deciderà di voler essere in unione. Alla radice della frammentazione che si è verificata in Babilonia c’era l’egoismo. Se cominciamo ad elevarci, ci uniremo ancora una volta nella nostra reciproca comprensione. Per questo non è necessaria alcuna lingua.

Ecco perché l’esperanto non ti darà nulla. Si tratta sempre e comunque di una forma di “Babilonia”, ma con lingue diverse. Al di là di tutta la confusione, si tratta solo di una nuova “insalata mista”, che ci ricorda solo il passato, la frammentazione e l’allontanamento fra noi.

Domanda: Se le persone vogliono davvero unirsi, diventare un intero, allora la lingua apparirà da sola?

Risposta: Sì. Devono relazionarsi fra loro solo con la loro connessione spirituale ed emozionale; solo allora sapranno in quale lingua comunicare.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le Notizie con Michael Laitman” 27/07/17

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Domanda: La gente dice che solo gli ebrei possono studiare la Kabbalah, è vero?

Risposta: Ho un’altra domanda: chi sono gli ebrei? In origine chi studiava la saggezza della Kabbalah era chiamato ebreo.

Quelli che si riunirono intorno al nostro antenato Abramo si diedero il nome di ebrei. Egli ci portò dall’antica Babilonia alla terra di Canaan. La nazione di Israele ebbe origine da questo gruppo. “Ebrei (Yehudim)” proviene dalla parola “Unità (Yehud)”, connessione; vale a dire che il significato originale del concetto di “ebreo” si riferisce a colui che è impegnato nella Kabbalah.

Domanda: Cosa succede se un turco musulmano studia la Kabbalah?

Risposta: Non importa chi sia. Nell’antica Babilonia c’erano molte tribù e comunità. Quelli che si unirono ad Abramo si convertirono in “ebrei”.

In essenza, quella ebraica, non è una nazionalità come le altre. Si può essere francesi e diventare ebrei. Essere ebreo non vuol dire appartenere al proprio padre o alla madre, ma appartenere ad un’idea, all’aspirazione di trovare il significato della vita, lo scopo dello sviluppo.

Essere ebreo è una nozione spirituale, pertanto qualunque persona può essere ebrea. Un francese o un tedesco che si dedichi a questo approccio, alla forza superiore (il bene che fa il bene), nel quale non c’è nient’altro che questa forza e la legge di ama il prossimo come te stesso, diventa ebreo. Questo è ciò che determina essere ebreo.

Domanda: La donna può studiare la Kabbalah? Sono esistite donne cabaliste nel passato?

Risposta: Certamente! Tutte le antenate e profetesse ebree furono cabaliste. Fino alla distruzione del Tempio, tanto gli uomini quanto le donne della nazione di Israele possedevano il conseguimento spirituale. Vivevano simultaneamente nella sensazione dei due mondi come un tutt’uno.

Domanda: Risulta che non ci sono differenze tra gli uomini e le donne nella Kabbalah?

Risposta: Esiste una differenza. Come nel nostro mondo, la donna è diversa dall’uomo nella sua percezione della realtà e nel comportamento. Tuttavia, rispetto alla forza superiore e allo scopo della creazione entrambi hanno la stessa direzione; pertanto, qualunque persona può studiare la Kabbalah, non importa la nazionalità ed il genere.

Nei secoli scorsi ci furono profetesse come Hulda, Deborah, Miriam, madri ancestrali della nazione ebraica. I loro livelli spirituali erano anche superiori a quelli degli uomini. Non a caso il Creatore disse ad Abramo “Ascolta quello che ti dice Sarah”.

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Dal programma della radio israeliana 103 FM 28/02/16

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