Pubblicato nella 'Lavoro interiore' Categoria

Qual è il ruolo della saggezza della Kabbalah nell’affrontare le attuali problematiche globali e perché sta diventando sempre più rilevante?

L’umanità è costantemente in attesa di cambiamenti positivi provenienti dall’esterno. Speriamo che i governi, le tecnologie, i sistemi economici o le riforme sociali migliorino la nostra vita. Ma stiamo constatando che nessun cambiamento esterno riuscirà a risolvere i nostri problemi. Dobbiamo giungere alla consapevolezza che un vero miglioramento può avvenire solo quando cambiamo noi stessi. Solo allora inizieremo a percepire il mondo in modo diverso e a plasmare la realtà secondo un nuovo atteggiamento interiore.

Il mondo che sperimentiamo oggi è un riflesso della nostra natura egoistica. L’egoismo ha completato il suo sviluppo e ci ha mostrato tutto ciò di cui è capace. Ha costruito la nostra civiltà, ha alimentato il nostro progresso e ha creato la realtà nella quale viviamo oggi. Tuttavia, stiamo scoprendo i suoi limiti: non è più in grado di offrirci un futuro migliore.

Man mano che l’egoismo, il desiderio di ricevere piacere per il proprio vantaggio a scapito degli altri, raggiunge il termine del suo sviluppo, esercita su di noi una pressione sempre maggiore. Le persone provano vuoto, ansia, paura, insoddisfazione e impotenza. Ovunque osserviamo una crescente divisione, conflitto e alienazione. L’umanità ha ormai esaurito tutte le fasi dello sviluppo egoistico. Se continueremo sulla stessa strada, non ci resterà altro che un’escalation dello scontro e della distruzione.

Questa presa di coscienza è necessaria perché ci rivela che non ci sono più correzioni da apportare all’esterno. Il problema non risiede nel mondo in sé, ma nel modo in cui lo percepiamo e ci relazioniamo ad esso. L’egoismo ha assolto il suo compito conducendoci a uno stato di completa delusione. Ci ha mostrato che non possiamo continuare a vivere secondo lo stesso paradigma.

Ciò che viene dopo è una metodologia di sviluppo completamente diversa. Invece di cercare di cambiare direttamente il mondo, dobbiamo cambiare noi stessi. Correggendo la nostra natura, correggiamo il mondo. Questa è la legge fondamentale della realtà.

Che cosa significa cambiare noi stessi? Significa trasformare il nostro atteggiamento verso gli altri e verso la vita stessa. Dobbiamo passare da un rapporto con il mondo basato sullo sfruttamento, sulla manipolazione e sull’egoismo a un rapporto improntato alla bontà, all’altruismo e alla cura reciproca. Dobbiamo sostituire il desiderio di utilizzare gli altri per il nostro vantaggio con il desiderio di connetterci, sostenere e contribuire al bene comune.

Quando questo cambiamento interiore avviene, iniziamo a vedere la realtà in modo diverso. Il mondo stesso ci appare trasformato, perché cominciamo a percepire il sistema superiore che lo governa. Attraverso questa nuova percezione scopriamo una realtà molto più ampia del quadro limitato che ci viene rivelato dai nostri sensi egoistici.

Ma quale piacere rimarrà se abbandoneremo il soddisfacimento egoistico? La risposta è che davanti a noi si aprirà una forma di appagamento completamente nuova. Attraverso la connessione con gli altri e l’armonia con il sistema integrale della natura, inizieremo a conseguire l’eternità e la perfezione. Facciamo esperienza di un livello di esistenza che non può essere percepito attraverso la nostra limitata visione egoistica.

Questo è ciò che attende l’umanità. Viviamo in un momento unico della storia, nel quale è necessario cambiare la fonte del nostro sviluppo. Il nostro futuro non dipenderà più dalla conquista e dalla trasformazione del mondo esterno, ma dalla nostra capacità di trasformare noi stessi. Man mano che lo faremo, il mondo cambierà davanti ai nostri occhi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 15 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Come possiamo raggiungere il mondo superiore?

Anzitutto, che cos’è il mondo superiore? Il mondo superiore non è un luogo lontano, situato da qualche parte oltre le stelle. È uno stato di percezione, quello di una corretta valutazione di sé. Lo si raggiunge attraverso un profondo esame interiore, nel quale valutiamo i nostri sentimenti, pensieri, intenzioni e azioni dal punto di vista della verità, anziché attraverso le distorsioni dell’egoismo personale, cioè il desiderio di trarre beneficio per sé a spese degli altri.

Quando le persone pensano alla spiritualità, spesso si chiedono se la vita continui dopo la morte. Tuttavia, una domanda ancora più fondamentale non è se il corpo muoia o sopravviva, ma se siamo in grado di separarci dal nostro egoismo.

Finché percepiamo la realtà attraverso desideri egoistici, vediamo soltanto un quadro limitato dell’esistenza. Ogni cosa viene misurata in base al beneficio personale, alla perdita, al piacere o alla sofferenza. Questa prospettiva ristretta è ciò che la Kabbalah definisce “questo mondo”.

Quando però ci eleviamo al di sopra dell’egoismo, emerge una percezione completamente nuova. Non osserviamo più la realtà attraverso il filtro dell’interesse personale. Iniziamo invece a vedere l’esistenza così com’è realmente. Questa percezione è chiamata “il mondo superiore” o “il mondo futuro”.

È importante comprendere che questo mondo superiore non ha nulla a che vedere con un luogo in cui andiamo dopo la morte del corpo fisico. Possiamo raggiungerlo mentre siamo ancora in vita, vivendo in questo mondo e abitando lo stesso corpo fisico. Non esiste alcun ostacolo che renda impossibile tale conseguimento.

La vera difficoltà non consiste nel raggiungere il mondo superiore, ma nel prepararci a esso.

Per percepire la realtà al di là dell’egoismo è necessario uno speciale stato interiore. Dobbiamo sviluppare un corretto atteggiamento nei confronti dei nostri desideri, delle nostre intenzioni e delle nostre forze interiori. Senza questa preparazione, l’esperienza sarebbe troppo intensa. Invece di utilizzare correttamente la rivelazione, la tradurremmo immediatamente in un vantaggio egoistico, trasformandola nell’ennesima fonte di piacere personale.

Per questa ragione, il conseguimento spirituale non ci viene concesso prima che siamo pronti a riceverlo.

La saggezza della Kabbalah spiega che, prima di poter percepire il mondo superiore, la realtà superiore, dobbiamo acquisire ciò che viene chiamato un “masach” (schermo), cioè una forza interiore che ci permette di resistere alla ricezione egoistica. Lo schermo ci consente di rapportarci correttamente alla rivelazione spirituale, senza sfruttarla per un vantaggio personale. Solo quando questa preparazione interiore è presente possiamo rivelare in sicurezza stati più profondi.

Il processo di questo conseguimento assomiglia alla preparazione di un recipiente prima di riempirlo. Quanto maggiore è la luce che deve essere ricevuta, tanto maggiore deve essere la preparazione.

Gli stati spirituali che ci attendono sono condizioni di immenso appagamento, amore, comprensione e armonia, ben oltre qualsiasi cosa sperimentiamo normalmente nella nostra vita corporea. Tuttavia, tali stati possono essere apprezzati e mantenuti solo quando sviluppiamo qualità interiori corrispondenti.

Lo sviluppo spirituale, quindi, non consiste nel fuggire dal mondo o nell’attendere un’esistenza futura. Consiste nel trasformare la nostra percezione mentre viviamo qui e ora. Il mondo superiore diventa accessibile quando ci liberiamo gradualmente dai limiti della percezione egoistica e impariamo a osservare la realtà attraverso una prospettiva più ampia e più veritiera.

Inoltre, ogni persona possiede il potenziale per raggiungere questo stato. L’opportunità è aperta a tutti. L’unico requisito è il desiderio di prepararsi. Se desideriamo sinceramente elevarci al di sopra dell’egoismo e scoprire la realtà così com’è veramente, il cammino è aperto.

Il mondo superiore ci rimane nascosto solo nella misura in cui abbiamo ancora bisogno di acquisire un modo diverso di percepire. Quando sviluppiamo questa nuova percezione, scopriamo che la realtà superiore è sempre stata presente.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 13 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Dovremmo competere con gli altri o cooperare per vivere la migliore vita possibile?

La società moderna è fondata sull’egoismo, cioè sul desiderio di trarre beneficio personale a spese degli altri. Fin dall’infanzia ci viene insegnato che avere successo significa superare gli altri, elevarsi al di sopra di loro, guadagnare di più, ottenere risultati migliori e assicurarsi una posizione più vantaggiosa rispetto a chiunque altro. Quanto più grande è l’egoismo di una persona, tanto maggiori sembrano essere le sue possibilità di successo.

Eppure questo sistema egoistico sta raggiungendo il suo limite.

L’umanità è giunta a uno stato di esaurimento. Dopo secoli trascorsi a perseguire il profitto personale, il potere, la ricchezza, il prestigio e il successo, ci rendiamo conto che tali soddisfazioni sono effimere e non ci appagano davvero. Per questo motivo, il mondo si è esaurito sotto il peso dell’egoismo. Non può più continuare ad avanzare lungo le stesse direttrici egoistiche che finora hanno definito il successo. I sogni che un tempo motivavano l’umanità stanno gradualmente svanendo e sempre più persone non credono più che maggiore successo, ricchezza o potere possano risolvere i loro problemi.

In una simile condizione, sempre più persone si trovano ad affrontare una domanda fondamentale sulla nostra esistenza: come possiamo continuare a vivere?

La risposta risiede in una direzione di sviluppo completamente nuova. Invece di attribuire valore alla competizione e alla separazione, dobbiamo imparare a dare valore alla connessione. Il futuro dell’umanità dipende non da quanto sapremo competere gli uni contro gli altri, ma da quanto sapremo connetterci tra di noi.

In questa connessione scopriremo nuovi obiettivi, nuove possibilità e persino una nuova percezione della realtà. Quello che oggi appare come un mondo esausto e frammentato si rivelerà essere un sistema vivente di interconnessione e interdipendenza, attraverso il quale potremo scoprire il significato e lo scopo della vita.

Questo principio non riguarda soltanto l’umanità nel suo insieme, ma anche le nostre relazioni personali. Persino la domanda su come conservare un’amicizia per tutta la vita può trovare risposta attraverso un cambiamento fondamentale della nostra percezione.

Dobbiamo comprendere che tutta la negatività che vediamo negli altri riflette un aspetto interiore di noi stessi. Al di fuori di noi non esiste nulla che sia intrinsecamente cattivo. I difetti, le mancanze e le imperfezioni che percepiamo negli altri indicano qualità che richiedono una correzione nella nostra stessa percezione.

Perciò il nostro compito non è mai correggere gli altri. È sempre correggere noi stessi.

Man mano che trasformiamo le nostre qualità interiori, anche il nostro modo di vedere il mondo comincia a cambiare. Ciò che prima appariva ostile inizia a manifestarsi come benevolo. Ciò che sembrava frammentato comincia a rivelare la propria armonia. Ciò che sembrava un mondo popolato di nemici inizia ad apparire come un mondo ricco di opportunità di connessione.

Nella terminologia della Kabbalah, questa trasformazione rappresenta la differenza tra il paradiso e l’inferno.

Il paradiso non è un luogo situato oltre questa vita. È uno stato della percezione. Se trasformiamo la negatività che è dentro di noi, iniziamo a sperimentare la realtà come armoniosa, bella e integra. Scopriamo che il paradiso è sempre stato presente; era soltanto la nostra percezione a impedirci di vederlo.

Al contrario, se non cambiamo le nostre caratteristiche interiori, il mondo continuerà ad apparirci ostile e doloroso. L’inferno che sperimentiamo non è fuori di noi, ma dentro di noi.

Ecco perché giudicare gli altri è improduttivo. Se vediamo l’inferno nelle altre persone, significa che quell’inferno esiste dentro di noi. La soluzione non consiste nel cambiare gli altri, ma nel cambiare noi stessi. Nel momento in cui correggiamo la nostra percezione, iniziamo a vedere una realtà diversa.

La strada che si apre davanti all’umanità consiste nello spostare la nostra attenzione dal correggere  gli altri al correggere di noi stessi, dal competere al connetterci e dal dividerci al trovare unità. Così facendo, scopriremo non solo relazioni migliori, ma un mondo completamente nuovo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, andato in onda l’8 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Incontriamo le persone per caso, o c’è una ragione dietro ogni incontro?

Nulla avviene per caso.  Tutti i nostri incontri sono predeterminati.

Siamo tutti interconnessi e interdipendenti, fin dall’inizio, ognuno di noi si trova in una condizione predeterminata. Se ci incontriamo in qualche modo nella vita come conseguenza della correzione dell’anima comune, allora è già stato determinato secondo i nostri geni spirituali.

Pertanto, nulla di casuale succede nei nostri incontri o nella distanza che ci separa, quindi non dobbiamo preoccuparcene.  Quello di cui dovremmo principalmente occuparci è che in ogni fase del nostro sviluppo, quando incontriamo gli altri, dovremmo essere il più possibile gentili, accoglienti e disponibili. Così, alla fine, non ci smarriremo e manterremo sempre la direzione  della correzione dell’anima. 

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 6 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Come posso trasformarmi in ciò che desidero essere?

Le persone spesso guardano con sufficienza all’idea del gioco. Se dici a qualcuno che sta giocando, potrebbe offendersi. «Non sto giocando», dirà con orgoglio, come se il gioco appartenesse solo ai bambini e non avesse alcun posto nella seria vita adulta. Eppure questo atteggiamento rivela un malinteso su ciò che il gioco è davvero.

Che cosa significa giocare? Non significa sfuggire alla realtà o vivere nella fantasia. Giocare significa avere la capacità di aspirare a qualcosa di più grande rispetto al proprio stato attuale. È il coraggio di immaginare una possibilità più elevata e iniziare ad agire come se esistesse già. In questo senso, ogni forma significativa di crescita comincia con il gioco.

I bambini lo comprendono naturalmente. Quando giocano, sperimentano nuove identità e nuove possibilità. Si immaginano più forti, più saggi, più coraggiosi e più capaci. Attraverso il gioco si sviluppano. Diventano qualcosa di più di ciò che erano prima. La tragedia è che gli adulti, per lo più, perdono questa capacità. A un certo punto del loro percorso smettono di giocare.

Quando smettiamo di giocare, la vita perde gradualmente la sua vitalità. Restiamo intrappolati nella routine, schiacciati dalle responsabilità e disconnessi dalle nostre aspirazioni. Allo stesso modo, depressione, apatia e vuoto emergono quando le persone non si sentono più attratte da qualcosa di più elevato rispetto alla loro condizione presente. La vita non le spinge più ad andare oltre se stesse.

In realtà, la vita stessa è una sorta di gioco, ma non un gioco infantile. È un gioco di sviluppo. La domanda è se vi partecipiamo consapevolmente oppure se ci lasciamo semplicemente trascinare dagli eventi. Anche la sofferenza ha un ruolo in questo processo. Le difficoltà e le delusioni possono spingerci a cercare uno stato migliore, a immaginare un modo diverso di vivere e a iniziare a muoverci verso di esso.

L’umanità oggi si trova in un vicolo cieco. Abbiamo raggiunto un progresso tecnologico e materiale senza precedenti, eppure molte persone si sentono smarrite, incerte e disconnesse. Qual è la strada da seguire? Secondo la Kabbalah, la risposta è che dobbiamo iniziare a interpretare, a mettere in pratica, lo stato che desideriamo raggiungere.

Qual è questo stato? Amicizia, amore, cura reciproca e connessione umana positiva.

All’inizio, un’idea del genere potrebbe sembrare ingenua o infantile. Eppure ogni cambiamento significativo nasce dall’immaginazione e dall’impegno. Non aspettiamo di provare spontaneamente amore per gli altri prima di comportarci di conseguenza. Cominciamo ad agire come se tale connessione fosse possibile. Facciamo sforzi consapevoli per crearla, anche quando ancora non esiste dentro di noi. Come attori che provano una parte, gradualmente cresciamo fino a incarnarla.

Questo non significa essere ipocriti. Significa svilupparsi consapevolmente. All’inizio potrei non provare sinceramente calore verso un’altra persona. Tuttavia, se aspiro costantemente a un atteggiamento benevolo, inizio a creare una nuova realtà interiore. Ciò che comincia come uno sforzo finisce per diventare un sentimento. Ciò che nasce come un gioco si trasforma gradualmente nella vita stessa.

Il gioco più importante, dunque, non è la competizione, lo status o il successo. È il gioco di costruire buone relazioni tra le persone. Forse non dovremmo nemmeno chiamarlo amicizia e amore, perché queste parole spesso suonano sentimentali. Più precisamente, si tratta dello sforzo di creare una connessione benevola, un sostegno reciproco e una comprensione comune del fatto che il nostro benessere dipende gli uni dagli altri.

Man mano che questa consapevolezza si sviluppa, emerge una nuova immagine della realtà. Cominciamo a vedere quanto siamo profondamente interconnessi. Il mio benessere fisico ed emotivo dipende dagli altri e il loro dipende da me. Siamo parti di un unico sistema nel quale ogni atteggiamento, pensiero e azione influenza l’insieme.

Questa interdipendenza è una legge della natura. Il modo in cui ci relazioniamo agli altri modella il mondo che sperimentiamo. Se ci avviciniamo al mondo con ostilità, separazione e sospetto, rafforziamo queste qualità nell’ambiente che ci circonda. Se invece coltiviamo cura, comprensione e connessione, scopriamo gradualmente una realtà diversa.

In questo senso, ogni persona dipinge costantemente il mondo in cui vive. I colori provengono dal suo atteggiamento verso gli altri. E se l’umanità deve entrare in una nuova fase del proprio sviluppo, ciò avverrà attraverso questo gioco: imparare a costruire connessioni umane positive fino a quando tali connessioni diventeranno la nostra nuova natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 13 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Come faccio a smettere di rimpiangere le decisioni del passato?

Non dovremmo guardare indietro al passato. Non dovremmo tormentare noi stessi né rimproverarci per determinate azioni, così come non dovremmo nemmeno lodarci per ciò che abbiamo fatto.

In altre parole, non dovremmo cercare di fare un bilancio, pensando di aver agito in certi modi e che in alcune situazioni avremmo potuto fare meglio.

La nostra vita, in realtà, non ci appartiene del tutto. Possiamo arrivare a dire che ciò che abbiamo vissuto non è stato veramente vissuto da noi. È passato attraverso di noi, ma non era propriamente “noi”. Eravamo guidati. La nostra vita ci è apparsa come una sorta di sogno. Non eravamo noi a controllarla pienamente; tutto è passato come un sogno. Perciò dobbiamo semplicemente accettarlo, non abbiamo bisogno di altro.

Inoltre, che lo accettiamo oppure no, non fa alcuna differenza. Ciò che deve accaderci accadrà e qualunque cosa sentiremo lungo il cammino, la sentiremo. Non siamo tanto noi a provare le sensazioni; per così dire, siamo noi a essere attraversati da esse, a essere “sentiti”.

In questo senso, il rimpianto perde la sua forza: il passato è già trascorso, e continuare a giudicarlo non cambia ciò che è stato. Possiamo invece rivolgere la nostra attenzione al presente, all’unico momento in cui abbiamo la possibilità di partecipare consapevolmente alla nostra esperienza di vita.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 18 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Molte persone hanno la sensazione di non vivere veramente, ma di limitarsi a esistere?

La vita non è altro che un momento. Tendiamo a pensare alla vita come a un lungo viaggio che si estende attraverso anni e decenni, ma in realtà tutto ciò che possediamo davvero è il momento presente. La domanda non è quanti momenti ci siano stati concessi, ma se stiamo realmente vivendo quello che abbiamo davanti a noi adesso.

Vivere correttamente un momento non significa semplicemente attraversarlo. Significa piuttosto raggiungerlo pienamente, cercare di comprendere che cosa sia questo momento, chi lo governi, perché ci sia stato dato e che cosa richieda da noi. Dovremmo desiderare di assorbire completamente la vita, di trarre da ogni istante ogni sensazione, intuizione e opportunità che contiene, per sperimentarlo fino in fondo.

Farlo richiede un costante lavoro interiore. In ogni istante possiamo chiederci: «Perché mi è stato dato questo momento? Che cosa dovrei comprendere da esso? Che cosa sono chiamato a fare in questo momento? Ho realizzato il suo scopo oppure mi è sfuggito qualcosa di essenziale?». Domande come queste trasformano la vita da una semplice successione di eventi passeggeri in un processo consapevole di scoperta.

La maggior parte delle persone non vive in questo modo. Passiamo da un giorno all’altro con il pilota automatico inserito, occupati dalle preoccupazioni pratiche e dalle routine quotidiane. Eppure la capacità di vivere diversamente esiste già dentro di noi. Fa parte della natura umana. Nel profondo, ognuno di noi porta con sé il desiderio di comprendere il significato della vita, anche se questo desiderio può restare dormiente per anni.

Secondo la Kabbalah, il Creatore, che è la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, nasconde deliberatamente la piena profondità delle domande sulla vita. Se percepissimo costantemente l’enormità di interrogativi come «Perché esisto?» o «Chi governa la realtà?», ne saremmo sopraffatti. Per questo ci viene permesso di svilupparci gradualmente, risvegliandoci a tali domande passo dopo passo.

Lo scopo della vita non è semplicemente ricevere risposte che qualcun altro ha già trovato. Non basta leggere la verità in un libro o ascoltarla da un’altra persona. Ogni individuo deve scoprirla da sé. Dobbiamo scavare nella vita, nel nostro mondo interiore e nella nostra relazione con il Creatore. La ricerca stessa fa parte dello scopo.

Questa ricerca è ciò che può essere definito veramente vita. Senza di essa potremmo esistere, ma non vivere pienamente. Quando iniziamo a cercare il mistero nascosto nella realtà, ogni esperienza assume un nuovo significato. Ogni incontro, sfida, successo e delusione diventa parte di un più ampio processo di rivelazione.

Nessuno può sapere esattamente dove questo cammino condurrà un’altra persona. Ogni individuo possiede un ruolo e una radice unici all’interno della creazione. Ogni anima porta con sé un compito distinto che appartiene soltanto a lei.

Siamo costantemente guidati verso questo scopo, in modo consapevole o inconsapevole. Tuttavia, il risultato non è qualcosa che possa essere previsto. Il viaggio rimane aperto, colmo di possibilità. Solo il Creatore governa il processo, lasciando però a ogni persona la libertà di parteciparvi.

Per questo la preghiera e la voce interiore occupano un posto speciale nello sviluppo spirituale. Una persona può rivolgersi al Creatore e chiedere guida, non domandando ricchezza, successo o conforto, ma la capacità di vivere correttamente, di comprendere lo scopo della vita e di avanzare verso di esso con la propria piena partecipazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 18 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Che cosa è più importante per la crescita: lodi o critiche?

Uno dei compiti più importanti della vita è la correzione di sé. Veniamo al mondo non semplicemente per esistere, raggiungere obiettivi o accumulare esperienze, ma per scoprire gradualmente e correggere le nostre mancanze interiori. Tuttavia, questo è molto più difficile di quanto sembri. La maggior parte di noi riesce facilmente a vedere i difetti degli altri, mentre riconoscere i propri richiede uno sforzo enorme.

Per scoprire anche una sola autentica carenza dentro di noi, spesso dobbiamo attraversare innumerevoli delusioni, errori e difficoltà. Le persone trascorrono anni a imparare lezioni nel modo più duro. Incontrano ostacoli, subiscono fallimenti, prendono decisioni sbagliate e talvolta compromettono completamente il corso della loro vita prima di comprendere finalmente qualcosa di sé che era rimasto nascosto per tutto quel tempo.

Per questo motivo, una persona che è in grado di indicare sinceramente le nostre mancanze potrebbe farci un favore immenso. Una persona del genere può risparmiarci anni di sofferenza. Se siamo capaci di ascoltare ciò che ci dice, di percepirne la verità e di prendere coscienza di qualcosa dentro di noi che necessita di correzione, allora abbiamo ottenuto qualcosa di inestimabile.

La difficoltà è che il nostro ego reagisce diversamente. Invece di provare gratitudine, la natura dell’ego è sentirsi ferita, offesa o umiliata. Finiamo così per considerare chi ci critica come un nemico. Pensiamo: «Mi ha insultato. Ha messo in luce la mia debolezza. Mi ha fatto fare una brutta figura». Ma umiliazione e correzione non sono necessariamente la stessa cosa. Possiamo riconoscere un nostro difetto e, allo stesso tempo, apprezzare chi ce lo ha mostrato.

In molti casi, chi ci riempie costantemente di elogi potrebbe in realtà farci più male che bene. Le lodi possono indurci alla compiacenza. Possono impedirci di esaminarci con onestà. Talvolta le persone ci incoraggiano non perché desiderino la nostra crescita, ma perché per loro è più facile, più conveniente o addirittura vantaggioso che noi rimaniamo come siamo.

Ecco perché la critica, quando è sincera e orientata alla crescita, può essere molto più preziosa della lode. Chi mette in evidenza una nostra debolezza potrebbe essere in realtà più vicino al nostro vero sviluppo rispetto a chi ci dice soltanto ciò che desideriamo sentire.

Naturalmente, questo non significa che ogni critica sia corretta o che ogni critico abbia intenzioni pure. La vera sfida consiste nell’imparare ad ascoltare. Invece di difenderci immediatamente, possiamo chiederci se ci sia qualcosa che dobbiamo vedere: «C’è una verità su me stesso che sto evitando di affrontare?».

Se sviluppiamo un simile atteggiamento, iniziamo a vedere la critica in modo diverso. Invece di considerarla un attacco, la vediamo come un’opportunità. Ogni osservazione, lamentela e interazione difficile diventa un’occasione per imparare qualcosa di nuovo su noi stessi.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Se tutto nella vita è predeterminato, significa che non possiamo cambiare nulla?

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che la realtà si sviluppa secondo un piano globale e intenzionale. Tutto ciò che accade intorno a noi, nella società, nella natura, nella storia e persino nei vasti movimenti dell’universo, avviene all’interno di questo immenso programma di sviluppo. Noi esistiamo all’interno di questo processo, non al di fuori di esso. Perciò, il nostro compito non è cercare di cambiare il corso della realtà stessa, ma imparare ad allinearci correttamente ad essa.

La maggior parte della sofferenza che sperimentiamo deriva dal tentativo di opporci alla direzione verso cui la natura ci sta conducendo. Tendiamo a credere che il problema si trovi all’esterno di noi stessi: nelle circostanze, nelle altre persone e negli eventi. Di conseguenza, investiamo enormi sforzi nel tentativo di modificare il mondo esterno. Ma secondo la Kabbalah, la correzione è sempre interiore. Invece di cercare di cambiare ciò che proviene dall’esterno, dovremmo correggere noi stessi per adattarci alla realtà.

Quando iniziamo a sviluppare questa prospettiva, accade qualcosa di straordinario. Cominciamo a vedere che tutto arriva esattamente quando deve arrivare. Gli eventi non appaiono più casuali, ingiusti o fuori posto. Al contrario, iniziamo a scoprire un ordine e uno scopo interiori. Ciò che prima sembrava un ostacolo o una perturbazione viene compreso come un elemento necessario di un processo progettato per farci avanzare verso una maggiore consapevolezza e connessione.

In questo stato, il rimpianto scompare gradualmente, perché comprendiamo che ogni evento ha avuto un ruolo nel nostro sviluppo. Tutto ciò che si manifesta davanti a noi diventa una lezione, che ci mostra ciò che deve ancora essere corretto dentro di noi. Il mondo agisce come uno specchio, riflettendo il lavoro interiore che resta da compiere.

La realtà non viene più vissuta come ostile o contraria a noi. Impariamo invece a percepirla correttamente, ad accettarla, a unirci alla sua direzione e ad avanzare insieme ad essa. Cambiamo attivamente noi stessi per entrare in risonanza con la corrente più profonda della natura.

L’obiettivo di questo processo è raggiungere equilibrio e armonia con la natura. Arriviamo a uno stato in cui ci sentiamo in equilibrio con le forze che agiscono su di noi. Invece di lottare contro la realtà, impariamo a fluire con essa. In tale armonia, iniziamo a percepire la saggezza e la benevolenza racchiuse nel piano stesso della natura.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 29 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?

Questo è, in realtà, il principale ostacolo psicologico dell’umanità. Ognuno sente istintivamente che il problema è al di fuori di sé. Tendiamo naturalmente a giustificare noi stessi, perché è così che funziona l’ego. Qui l’ego è definito come il nostro desiderio innato di trarre piacere e beneficio personale a scapito degli altri. Esso ci protegge dal vedere i nostri difetti. Perciò la reazione automatica è: io sto bene, sono gli altri il problema. Quando otto miliardi di persone pensano in questo modo, il risultato è esattamente ciò che vediamo: un mondo in crisi.

Come possiamo allora passare dall’incolpare gli altri all’esaminare noi stessi? Questo cambiamento non può avvenire attraverso la persuasione o le prediche morali, perché interiormente non percepiamo di essere nel torto. Di solito, il cambiamento inizia quando la realtà contraddice l’immagine che abbiamo di noi stessi. Se sono una persona “buona”, se ho “ragione”, se capisco la vita, allora perché la mia vita non funziona come dovrebbe? Perché il mondo diventa sempre più caotico, teso e instabile? Questa contraddizione inizia a incrinare l’illusione. All’inizio continuiamo a dare la colpa agli altri, poi ai sistemi, ai leader, al destino. Alla fine, però, se siamo onesti, emerge una domanda più profonda: se tutti pensano che il problema siano gli altri, potrebbe essere che il problema risieda in realtà nel modo in cui io vedo le cose?

Questo è l’inizio della vera educazione. In questo senso, la vera educazione non consiste nell’apprendere informazioni, ma nell’imparare a osservare sé stessi. È il momento in cui iniziamo a notare quanto rapidamente giudichiamo gli altri, come giustifichiamo automaticamente noi stessi e come vediamo la negatività all’esterno senza riconoscerla dentro di noi. Allora, invece di considerare il mondo come un insieme di individui separati, cominciamo a viverlo come uno specchio. Ogni caratteristica che condanniamo negli altri, egoismo, orgoglio, inganno o indifferenza, iniziamo a riconoscerla anche in noi stessi.

A questo punto si apre un approccio completamente diverso alla vita. Invece di cercare di correggere gli altri, lavoriamo per correggere la nostra percezione e il nostro atteggiamento. E allora accade qualcosa di sorprendente: man mano che cambiamo interiormente, anche il mondo che percepiamo comincia a cambiare. Non perché gli altri diventino improvvisamente perfetti, ma perché la lente attraverso cui osserviamo la realtà diventa più integrata e meno frammentata. Alla fine di questo processo, iniziamo a percepire che l’umanità non è composta da parti separate, ma da elementi di un unico sistema. Nella saggezza della Kabbalah, questo sistema è chiamato Adam, un’unica anima collettiva.

A quel punto anche il concetto di responsabilità cambia completamente. Non si tratta più di pensare: “Loro sono il problema.” Si arriva invece a comprendere che il modo in cui ci relazioniamo al mondo influenza l’intero sistema. Questa è una rivelazione allo stesso tempo impegnativa e liberatoria, perché significa che il cambiamento è realmente possibile. Non nasce dal tentativo di correggere otto miliardi di persone, ma dal cominciare dall’unico ambito in cui possiamo davvero trasformare: noi stessi.

Basato su “Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”