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Nella Bibbia quali donne sono state una guida esemplare?

Miriam, Giaele, la regina Ester, Anna la donna sterile e Rut la Moabita. Che cosa possiamo imparare da queste figure femminili per costruire una società migliore?

Quando Mosè fu deposto nel cesto, Miriam vegliò su di lui. E quando la figlia del faraone lo trasse fuori dal Nilo, Miriam apparve immediatamente e si offrì di trovare una nutrice per il bambino. Giaele, grazie alla sua ingegnosità, provocò la caduta di Sisara, comandante dell’esercito nemico. E la regina Ester, con saggezza e finezza, guidò sia Assuero sia Aman fino a riuscire a salvare il suo popolo.

Certamente, dietro i racconti biblici si cela una profondità straordinaria. Tuttavia, anche a un livello più semplice, possiamo riconoscere alcune qualità ricorrenti nelle figure femminili più importanti: saggezza, flessibilità, capacità strategica, discrezione, influenza esercitata dietro le quinte e una particolare abilità nell’intraprendere iniziative intelligenti capaci di produrre un cambiamento positivo.

Lo stesso vale all’interno della famiglia. La forza femminile è ciò che mette le cose in movimento. I desideri di una madre spingono i figli a crescere, a svilupparsi e a realizzarsi. Anche il padre, spesso, finisce per seguire la sua guida, come tutti sappiamo. Un’altra caratteristica femminile è la vicinanza alla natura e al sistema stesso della vita. La donna porta il feto nel proprio grembo, lo mette al mondo e sperimenta la creazione dall’interno. Possiede la capacità di nutrire, di dare, di alimentare e di prendersi cura degli altri.

La donna, nell’essenza del concetto, è la madre. È la terra. Da lei gli esseri umani nascono e crescono, sia fisicamente sia spiritualmente. Certamente anche la forza maschile ha un proprio ruolo nel mondo, ma non può realizzarsi pienamente senza la guida della forza femminile.

Se allarghiamo lo sguardo, vediamo che la realtà in cui viviamo è diventata sempre più interconnessa. La dipendenza reciproca aumenta e siamo tutti sulla stessa barca. Allo stesso tempo, però, l’ego di ciascuno continua a crescere senza limiti. Mentre le relazioni a ogni livello iniziano a deteriorarsi, ci rendiamo conto di avere bisogno della saggezza femminile: la saggezza di una madre.

«Smettete di litigare», ci ripete continuamente. «Siate dei bravi figli.»

Con pazienza, costanza e perseveranza, una madre trasmette nuove abitudini e comportamenti più sani. Non affronta l’ego frontalmente, come spesso fanno gli uomini quando si lanciano nella battaglia. Agisce invece con delicatezza, indirettamente e con creatività.

Questa è una delle lezioni più importanti che possiamo trarre da questi racconti biblici. Come società, dobbiamo agire con saggezza. Abbiamo bisogno di costruire processi educativi e culturali che conducano le persone a sentire che è meglio connettersi con gli altri piuttosto che combattere una guerra senza fine contro tutti e contro tutto.

Un altro motivo ricorrente nella Bibbia è la sterilità. Sara era sterile. Rachele era sterile. Anna è forse l’esempio più noto. Sul piano sociale, la sterilità simboleggia un mondo che non funziona correttamente, la mancanza di una connessione sana tra le persone capace di generare uno sviluppo positivo.

Qui è importante comprendere un principio fondamentale legato al significato interiore della Torah e all’essenza più profonda del popolo d’Israele.

La nostra storia comincia con Abramo, che scoprì che tutta la natura è unita e che un’unica forza sostiene la realtà, guidandoci verso una completa unità. Sulla base di questa scoperta, iniziò a insegnare alle persone come relazionarsi reciprocamente con bontà e amore. Tuttavia, solo una piccola parte dell’umanità di allora era pronta ad accogliere un’idea così elevata. Con il tempo, da quel gruppo nacque il popolo d’Israele.

Nel loro significato più profondo, tutti i racconti della Torah descrivono la lotta tra la naturale tendenza egoistica dell’essere umano e la necessità di sviluppare connessione e amore. Tutti i personaggi e tutti i conflitti rappresentano una battaglia che decide se avanzeremo verso una realtà in cui «siamo tutti un’unica famiglia» oppure rimarremo imprigionati nell’egoismo ordinario. Quando l’egoismo ebbe il sopravvento e cademmo nell’odio infondato, ne seguì la distruzione.

Le donne che pregavano per avere dei figli, tra cui Anna, la cui preghiera è particolarmente famosa, simboleggiano l’aspirazione spirituale a dare vita a una società corretta: una società simile all’unica forza le cui qualità sono la benevolenza, l’amore e la dazione pura.

La preghiera, in questo senso, rappresenta una profonda mancanza interiore, il sentimento che «devo contribuire alla correzione del mondo».

Anna pregò con tutto il cuore per questo e le fu donato Samuele, che contribuì in modo decisivo alla saggezza e all’unità del popolo.

La storia di Rut la Moabita racconta di una donna che lasciò tutto ciò che possedeva per unirsi al popolo d’Israele. Rut simboleggia la disponibilità femminile ad affrontare ogni sfida e ogni difficoltà lungo il cammino in nome di un ideale più elevato.

Dalla sua discendenza nacque il re Davide, il cui ruolo ci ricorda che, alla fine, tutti gli esseri umani dovranno unirsi nell’amore come un’unica famiglia.

«Tutte le nazioni affluiranno ad essa» e «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli», proclamarono i profeti.

Il popolo d’Israele è semplicemente il progetto pilota, il gruppo pioniere nel quale deve formarsi per primo un esempio di connessione armoniosa al di sopra di ogni divisione.

Se desideriamo vedere noi stessi, i nostri figli e i nostri nipoti vivere con successo, sicurezza, salute e realizzazione, dobbiamo creare un ambiente che funzioni come una buona famiglia.

Questa aspirazione è profondamente incisa nell’anima d’Israele e, da lì, può diffondersi a tutta l’umanità. Legami simili a quelli di una famiglia faranno sì che nessuno desideri farci del male e che tutti vogliano unirsi nella connessione e nell’amore.

Tutto questo dipende soprattutto dalla «Grande Madre», dalla «Donna Saggia», che saprà spingere il mondo a realizzare la sua potente richiesta interiore: che vi sia pace nella casa, che tutti vivano nell’unità e nella complementarità reciproca.

Questa è la gioia di una madre e tutte le forze della natura verranno in suo aiuto.

Basato su “New Life 166 – Donne eccezionali nella cultura ebraica, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il ruolo della donna nella Kabbalah?

Quando osserviamo il mondo naturale che ci circonda, vediamo che è completamente unificato. Tutte le sue parti cooperano armoniosamente per formare un unico insieme. Solo tra noi, esseri umani, tutto appare frammentato. L’ego che cresce dentro ogni individuo ci impedisce di costruire qualcosa insieme. Il mondo diventa sempre più interconnesso e tutti dipendono sempre di più gli uni dagli altri. Eppure, nello stesso tempo, ciascuno vede sempre più soltanto se stesso. Questa è la radice di tutte le crisi e i conflitti che affliggono il mondo, dalle tensioni internazionali e dalle divisioni sociali fino alle relazioni personali.

Il nostro futuro e la nostra prosperità dipendono dall’imparare a connetterci gli uni con gli altri come parti diverse di uno stesso sistema, come organi di un unico corpo. Dobbiamo diventare come un’unica famiglia, i cui membri si trattano con considerazione, aiuto reciproco e sostegno. Naturalmente, il processo della connessione globale comincia dall’unità fondamentale della società: la famiglia.

Secondo il racconto biblico, Eva fu la prima a riconoscere come il meschino egoismo, cioè il desiderio di godere a spese degli altri, simboleggiato dal serpente nella narrazione, distrugga le relazioni umane. Esso genera conflitto tra marito e moglie. Spinge ciascuno a rinchiudersi nel proprio angolo, nel proprio interesse personale, e cerca di lacerare il rapporto. Da quel momento in poi, costruire un legame familiare ha richiesto uno sforzo. A differenza degli animali, per i quali tali connessioni sono naturali, gli esseri umani devono lavorare duramente contro l’ego che continuamente si frappone fra loro. Eva sentì il bisogno di riparare quella relazione danneggiata, e la figura successiva che proseguì in questa direzione fu Sara.

Le fonti raccontano che Abramo insegnava agli uomini, mentre Sara insegnava alle donne come costruire relazioni sane, come elevarsi al di sopra dell’ego e vivere secondo i valori della gentilezza, dell’amore per il prossimo, dell’unità e della complementarità reciproca. La comunità dei loro discepoli costruì gradualmente nuclei familiari e, col tempo, divenne il popolo d’Israele, come descrive Maimonide nel Libro della Conoscenza. Ad Abramo fu detto: «Qualunque cosa Sara ti dica, ascolta la sua voce». Grazie alla sua dedizione all’educazione e alla guida, nacque una comunità che aspirava a vivere come un’unica famiglia. Le matriarche che seguirono contribuirono, ciascuna a modo proprio, allo sviluppo di una connessione umana armoniosa, la figura successiva di grande rilievo fu Miriam la Profetessa.

Con discrezione, ma con una forza maggiore di qualsiasi uomo, Miriam aiutò Mosè e Aronne a guidare i figli d’Israele fuori dalla schiavitù d’Egitto. Ispirò le donne e le guidò verso un nuovo futuro. Nel significato interiore del racconto dell’Esodo, la forza che tiene gli esseri umani in schiavitù è proprio lo stesso egoismo ristretto che spinge le persone a entrare in conflitto tra loro.

Un profeta o una profetessa è una persona che percepisce la forza generale che opera in tutta la natura, l’unica forza che sta alla base della realtà, e che, grazie a questa percezione, comprende il funzionamento dell’intero meccanismo dell’esistenza. Tali persone vedono come questa forza unica sviluppi tutte le parti della creazione verso uno stato di connessione perfetta. Ciò comprende i livelli inanimato, vegetativo, animale e umano della natura. Miriam raggiunse un simile livello di sviluppo e, da quella prospettiva, aiutò i suoi fratelli a costruire relazioni armoniose fra il popolo.

Si racconta che, ai piedi del Monte Sinai, furono le donne a sostenere gli uomini e, di fatto, a spingerli ad accettare la condizione loro posta: «Dovete diventare responsabili gli uni degli altri, come un solo uomo con un solo cuore, altrimenti questo luogo diventerà la vostra tomba. Il vostro ego vi distruggerà». Grazie a questo incoraggiamento femminile, il popolo ricevette la Torah, la cui essenza interiore contiene l’insegnamento su come sviluppare relazioni sane con gli altri e con l’intera creazione.

Questo tema ritorna lungo tutta la storia. Nei momenti decisivi, sull’orlo del collasso, la forza femminile si è fatta avanti guidando il popolo verso la giusta direzione. Ogni anno ricordiamo la regina Ester, che disse a Mardocheo: «Va’, raduna tutti i Giudei». Ed effettivamente, fu proprio attraverso il raduno e l’unione che giunse la salvezza.

Un’altra straordinaria figura biblica è Debora la Profetessa. Durante il periodo dei Giudici, amministrò la giustizia per il popolo e guidò persino la lotta contro Sisara. Debora si trovava a un livello spirituale superiore rispetto a qualsiasi uomo della sua generazione; non vi era nessuno più saggio o più giusto di lei. La generazione era divisa e la correzione richiedeva innanzitutto di mettere in luce il male presente in quella divisione. Nel suo canto, Debora loda le tribù che parteciparono allo sforzo collettivo e rimprovera quelle che non lo fecero, separandosi così dalla responsabilità reciproca che avrebbe dovuto unire il popolo.

Oggi, purtroppo, siamo molto lontani dal sentirci tutti fratelli e sorelle. La mancanza di rispetto, il rifiuto e talvolta persino l’odio hanno raggiunto livelli estremi. Si potrebbe dire: «Non c’è nulla da fare, ogni nazione è così». Ma la nostra nazione è stata fondata sul principio dell’amore per il prossimo e un tempo viveva come una sola famiglia, finché l’odio infondato non distrusse quell’unità.

Oggi, mentre il mondo viene lacerato dal deterioramento delle relazioni umane e la nostra casa comune è sotto minaccia, dobbiamo tornare alle nostre autentiche fondamenta e offrire un esempio di connessione al di sopra di ogni differenza. Quanto più ritarderemo, tanto più crescerà l’ostilità nei nostri confronti, rendendo la vita sempre più difficile.

Ed è proprio qui che solo la forza femminile può levarsi e dichiarare: «Basta! La vita ci chiede di essere uniti!»

Se un numero sempre maggiore di donne si unirà con l’intenzione di ispirare gli uomini a fare lo stesso, gli uomini non potranno rimanere indifferenti. Questa è la legge della natura: le donne risvegliano il bisogno e gli uomini lavorano per soddisfarlo. Questa collaborazione tra la forza femminile e quella maschile, che si espande in cerchi sempre più ampi, può dare vita a una nuova esistenza per tutti noi.

Basato su “New Life 165 – Donne eccezionali nella cultura ebraica, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo migliorare l’atteggiamento del genere umano per contribuire al miglioramento della società e del mondo nel suo complesso?

In giorni in cui tutto sembra sul punto di crollare a causa di pericolosi giochi di ego, abbiamo bisogno di una forza femminile che rimetta le cose a posto.

La donna è la rappresentante della natura. Una nuova vita si sviluppa nel suo corpo. Porta in grembo il feto e si prende cura del suo benessere, poi affronta il parto e l’allattamento, e tali processi costruiscono una visione del mondo che l’uomo non possiede. Per sua natura, l’uomo si libra, fantastica, crea e compie scoperte. La donna è più realistica, stabile, connessa alla vita, equilibrata e con i piedi per terra.

Per portare calma ed equilibrio in un mondo che oggi ne è privo, abbiamo bisogno di una combinazione più equilibrata tra forze maschili e femminili. Non è quindi un caso che negli ultimi anni la forza femminile si sia imposta sempre più prepotentemente.

Se aiutiamo la forza femminile a prendersi cura del mondo come una donna si prende cura del frutto del suo grembo, ci risparmieremo i problemi che gli uomini creano con le loro lotte per il controllo, le competizioni distruttive e la bellicosità. La nostra casa comune ha bisogno di una madre, una madre saggia, educatrice e rassicurante.

Le donne che desiderano una vita positiva e serena per la nuova generazione che daranno alla luce farebbero bene a sviluppare una maggiore consapevolezza: ad approfondire la conoscenza della natura umana e del mondo, della direzione dello sviluppo verso una connessione integrale tra tutti, delle forze evolutive che ci pongono tutti sulla stessa barca. L’approccio integrale all’educazione spiega tutto ciò in dettaglio e offre un metodo di sviluppo all’interno di un contesto di gruppo.

In linea generale, constatiamo che il mondo sta diventando sempre più interconnesso, dove l’interdipendenza aumenta, mentre allo stesso tempo l’ego di ogni persona infrange ogni barriera. Questa situazione pericolosa ci costringe a far nascere dentro di noi un nuovo essere umano, una nuova umanità.

Questo rappresenta un progresso verso uno stato integrale, uno stato di connessione. È uno stato in cui sentiremo una profonda connessione reciproca e ci prenderemo cura gli uni degli altri, come ogni madre si prende cura naturalmente del proprio feto. Un simile atteggiamento amorevole verso gli altri, la società e l’ambiente eleverà la specie umana al livello successivo dell’esistenza. È un livello in cui inizieremo ad adattarci consapevolmente all’integralità che esiste naturalmente nel sistema della natura.

Man mano che ci adatteremo a questo, la nostra realtà migliorerà. Percepiremo la natura come un grembo che ci fornisce tutto il necessario per il nostro sviluppo ottimale: salute, cibo e condizioni di vita adeguate. Tutto sarà disponibile per tutti, in abbondanza.

Per quanto riguarda la donna in attesa, la gravidanza può essere il periodo più felice della sua vita, un periodo che può anche favorire una profonda guarigione del suo corpo. Dovendo prendersi cura della vita che porta in grembo, riceve dalla società molteplici forze aggiuntive, come energia, scambi di sostanze, stati d’animo e informazioni. Tutto scorre dentro di lei con grande intensità, perché vive per due.

Istintivamente, ogni madre si preoccupa del benessere del proprio feto, ma questo non è sufficiente a garantirne lo sviluppo ottimale. L’evoluzione ci spinge a funzionare come un unico meccanismo, e quindi ogni individuo è chiamato ad estendere la portata della propria preoccupazione all’intera società.

L’umanità può essere paragonata a un feto che si sviluppa nel grembo della natura e si avvicina alla nascita. Quando il corpo si prepara al parto, avviene una rotazione del feto all’interno dell’utero, e anche noi dovremo affrontare uno sviluppo simile, un cambiamento di prospettiva.

La miriade di obiettivi egoistici, considerati finora i più importanti, dovranno essere ridimensionati nella nostra scala di valori, mentre i valori altruistici, meno considerati, dovranno essere elevati al rango di massima importanza. Non sarà facile, ma non c’è scelta. Non potremo sopravvivere senza una connessione integrale, senza connessione e complementarietà.

La natura ci aiuterà nel processo della nascita, se solo vorremo adattarci al suo corso. Scopriremo in essa forze superiori che si prenderanno cura di noi, proprio come un padre e una madre, ovvero una forza che dà, una forza che riceve e una formula per combinarle in armonia.

Questo è il progresso verso l’equilibrio con la natura. Questo è l’approccio che la forza femminile può e deve offrire a tutti, per educare e guidare l’ulteriore sviluppo dell’umanità.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Riflessione sulla Giornata Internazionale della Donna: Le donne come architetti dell’armonia e della pace nel mondo

Nella struttura spirituale delle dieci Sefirot, la profondità del desiderio nella qualità femminile di Malchut determina il tipo di intenzione da dare (schermo e luce riflessa) al desiderio, che lo connette all’intero sistema spirituale.

Per noi, oggi, questo significa, su scala globale, che il successo del nostro passaggio dall’attuale percorso evolutivo in deterioramento, che porta tutti a un groviglio sempre maggiore di problemi, a un percorso che eleva la coscienza umana a uno stato unificato superiore, che porta all’armonia e alla pace nel mondo, dipende in gran parte dalle donne.

Se le donne vogliono, chiedono ed esigono l’elevazione dell’umanità a uno stato unificato superiore, allora vedremo aprirsi un mondo completamente nuovo e positivamente connesso.

Spero quindi che in questa Giornata internazionale della donna, le donne di tutto il mondo si prendano un momento per apprezzare la loro opportunità di influenzare l’umanità verso la transizione a uno stato più unificato, armonioso e pacifico.

Dopo una lunga evoluzione attraverso i desideri individuali di sopravvivenza (cibo, sesso e famiglia) e di sviluppo sociale (denaro, onore, controllo e conoscenza), ci troviamo ora nell’ultimo stadio evolutivo dell’umanità: quello dello sviluppo spirituale. Oggi, più sviluppiamo il nostro desiderio spirituale di riunirci come umanità armoniosamente connessa, più attireremo a noi questo stato, ponendo fine alla miriade di conflitti e dolori che il nostro sviluppo egoistico comporta e passando a un livello superiore di esistenza pieno di bontà e abbondanza.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

 

Un messaggio speciale per la Giornata Internazionale della Donna


Care Donne,

In questa Giornata Internazionale della Donna, per quanto io possa dire “Grazie” alle donne di tutto il mondo, non posso esprimere la vera gratitudine per il vostro immenso e costante contributo.

Mentre nuvole grigie si addensano sul nostro mondo con forze divisive che lacerano ogni sfera delle relazioni umane, diventa sempre più chiaro che se il mondo si sviluppasse secondo il desiderio delle donne, allora vivremmo in un mondo completamente diverso.

Le fonti Kabalistiche scrivono che è grazie alle donne giuste che siamo riusciti a uscire dall’Egitto. “Egitto” in questo contesto non ha nulla a che fare con la posizione geografica. Piuttosto, esso simbolizza la natura umana egoistica che sta dietro le nostre divisioni, i nostri conflitti e le guerre. Pertanto, spero sinceramente che il vostro desiderio aiuti l’umanità a superare la sua natura egoistica e che possiate avere un maggiore impatto positivo nel mondo.

Voi avete la capacità speciale di capire cosa significa prendersi cura del futuro del mondo e della prossima generazione di bambini e di famiglie. Per il momento, non riusciamo a comprendere l’intera portata della dipendenza del mondo da voi, ma più passiamo a un mondo sempre più interconnesso e interdipendente, più vedremo quanto dipendiamo tutti da voi.

Io spero quindi che desideriate che i cuori di tutti si aprano gli uni agli altri finché non scopriremo come possiamo vivere tutti insieme in armonia e in pace.

Tutto nella vita si sviluppa dalla donna

Tutto nella vita si sviluppa dalla donna. Gli uomini trovano e conquistano nuove terre, attraversano oceani e scoprono nuovi continenti. Ma poi arriva una donna e quindi sorge un villaggio con case, appaiono bambini e la terra inizia a svilupparsi.

Quindi, noi uomini, abbiamo passato una certa fase del cammino spirituale e ora è arrivato il momento che le donne si uniscano a noi per aiutarci a entrare nella terra spirituale e stabilirci in essa. Speriamo che quest’anno venga realizzato nella pratica.

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Da una Conversazione all’Evento di Unità: “Unity Tent” 13/10/22

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Il ruolo delle donne nella correzione della natura
Possiamo contare soltanto sulle donne

Risposta ad una moglie in lutto

Una mia studente mi ha scritto la seguente lettera (abbreviata):

“Caro maestro, vorrei chiederle di insegnarmi a parlare con il Creatore. Studio con lei da più di 12 anni e circa due mesi fa è venuto a mancare mio marito. Siamo stati insieme per 28 anni e lui mi ha sempre sostenuto e aiutato a studiare. Era come un angelo. Il mio cuore si spezza dentro di me. Parlo con lui nel mio cuore, gli chiedo consigli. È come un dialogo. Ma lui non c’è più, c’è solo il Creatore. Come posso passare dal parlare con l’immagine di una persona al parlare direttamente con il Creatore? Per favore, mi aiuti.”

Cara …, 

per prima cosa, le mie condoglianze per la perdita di tuo marito. In secondo luogo, il fatto che sia morto fisicamente non significa nulla. Al contrario, il tuo legame con lui ora è ancora più forte, anche se non ne percepisci la forza. Quindi, non pensare che il legame con tuo marito sia scomparso. Al contrario, immagina che lui sia con te internamente, emotivamente e spiritualmente. È così che dovresti relazionarti con lui. Parla con lui e parla con il Creatore; questo è tutto ciò di cui hai bisogno. Puoi parlare come vuoi. Basta parlare e sia lui che il Creatore ti capiranno. La cosa migliore da fare è parlare nei termini più semplici possibili.

Tuo marito è incorporato nella forza superiore, il Creatore, così come tutto il resto è incorporato in esso. Ogni volta che parliamo a qualcuno, in realtà stiamo parlando al Creatore, anche se non ne siamo consapevoli.

Il nostro problema più grande è capire che non c’è altro oltre al Creatore. Buoni, cattivi, tutto ciò che ci circonda è una manifestazione della forza superiore, il Creatore.

Le tue parole sincere, che vengono dal cuore, sono la preghiera migliore e più vera; è tutto ciò di cui hai bisogno. Le preghiere più efficaci sono quelle che non provengono da testi scritti da altri, per quanto sagaci, ma dal profondo del cuore.

Perciò, cara …, continua a parlare a tuo marito e al Creatore con parole tue. È la cosa migliore che tu possa fare per te stessa.

Crescere con la Roe contro Wade

Essendo figlio di due medici, di quelli che si impegnano a fondo e che portano il loro lavoro a casa, e con mia madre ginecologa, ho spesso assistito in prima persona alle complessità che comporta la decisione di interrompere una gravidanza. Mia madre, a cui spesso veniva chiesto di testimoniare come esperta in tribunale, discuteva regolarmente di questi casi con mio padre e io ero al corrente delle decisioni a favore e contro l’aborto. In un certo senso, sono cresciuto con la sentenza Roe v. Wade, poiché questi casi hanno fatto parte della mia formazione. Per questo motivo, capisco perché l’argomento è così delicato e difficile da risolvere.

Grazie alla mia formazione, sono arrivato all’opinione che, in fondo, una donna dovrebbe fare la sua scelta se abortire o meno.  Ma, credo anche che, dato che  la gente non ha sufficienti conoscenze sulle conseguenze di una decisione tale, e cosa comporta per la madre, per il feto e per le persone che circondano la donna incinta e quali effetti potrebbe avere, o non avere, sulla sua salute, in quale circostanze la donna ha concepito, e infinite altre considerazioni, è difficile arrivare a una decisione saggia e consapevole.

Inutile dire che in casi estremi, come in situazioni di abuso sessuale o stupro, come accade oggi in Ucraina, non c’è dubbio che l’aborto debba essere consentito. Pertanto, non dovrebbe esistere un divieto assoluto di aborto.

Ma la questione non si limita a gestire le emergenze. La sentenza Roe v. Wade intendeva dare alle donne il diritto di decidere del proprio corpo. Si tratta di una decisione assolutamente sensata. Tuttavia, per arrivare a una decisione che la aiuti davvero, una donna deve avere tutte le informazioni prima di decidere cosa fare.

Attualmente non esiste un sistema che fornisca queste informazioni. Le persone non conoscono le conseguenze delle loro azioni e decisioni. In altre parole, prima di decidere sul diritto di abortire, dobbiamo educare le persone su tutto ciò che circonda l’intero processo.

Non si parla solo di aborto. Le persone non hanno alcuna conoscenza dell’educazione sessuale, dei controlli delle nascite, della paternità, della nascita e dell’educazione dei figli. La decisione sul diritto di scegliere se abortire o meno dovrebbe far parte di questo intero complesso, di questo sistema educativo completo,  non essere una questione separata.

Dal punto di vista clinico, l’aborto è una procedura semplice. Tuttavia, si tratta di un processo molto emotivo. Le conseguenze emotive e mentali si manifestano solo a posteriori, quando la donna, e talvolta la sua famiglia, deve convivere con la sua decisione. Per questo motivo è così importante permettere alle donne di prendere decisioni consapevoli, il che richiede l’istituzione di un percorso educativo che le accompagni.

Inoltre, lo Stato non dovrebbe lasciare che le donne affrontino da sole le conseguenze delle loro decisioni. Il governo dovrebbe istituire un programma di assistenza  per aiutare le donne a portare a termine le loro decisioni, sia che si tratti di avere un bambino o di interrompere la gravidanza, e a riprendersi dopo.

Posso capire il clamore che ha suscitato la sentenza della Corte Suprema. Inoltre, sono certo che le persone abortiranno nonostante la sentenza della Corte. Il problema è che negli Stati che vietano l’aborto, le donne lo faranno illegalmente, esponendosi a condizioni sanitarie inadeguate, a trattamenti da parte di personale non autorizzato e a costi proibitivi.

Pertanto, l’unica soluzione che vedo è una soluzione strutturale che tenga conto delle esigenze e dei punti di vista di tutte le persone coinvolte, che fornisca informazioni complete, che copra tutti gli aspetti della questione e che offra strumenti che aiutino a prendere la decisione giusta e a gestirla in seguito. Una volta che questo impianto sarà stato messo in atto, credo che sarà naturale lasciare la decisione nelle mani delle donne che devono fare le scelte che riguardano la loro vita e quella dei loro figli non ancora nati.

Didascalia della foto:
Attivisti per il diritto all’aborto organizzano una veglia a lume di candela davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America a Washington, 26 giugno 2022. REUTERS/Evelyn Hockstein

 

 

 

Quando lasciamo i nostri figli a qualcun altro

Da diverse settimane la polizia della città israeliana di Qiryat Shemona sta indagando su un caso di maltrattamento di minori, poiché cinque maestre d’asilo hanno maltrattato tredici bambini affidati alle loro cure. Gli abusi, documentati dalle telecamere, consistevano in maltrattamenti fisici ed emotivi, in cui gli insegnanti afferravano una mano dei bambini e li sollevavano in aria, li gettavano sui letti, coprivano le loro teste con coperte, si appoggiavano su di loro e impedivano loro di rimuovere la coperta dalla testa. Le telecamere sono state installate nell’asilo dopo che, alcuni anni fa, il governo ha imposto per legge di monitorare tutto ciò che accade negli asili, in seguito a un altro caso di violenza sui bambini.

Da parte loro, i genitori inorriditi, che hanno dovuto guardare i video registrati per confermare l’identità dei bambini, non capiscono come le donne, che sono tutte insegnanti preparate e certificate, siano diventate dei mostri nei confronti dei loro figli. Dov’era il loro istinto materno?

Ci sono due cose che dobbiamo notare qui:

1. Ho già detto in passato, e lo ribadisco in questa sede, che il numero di telecamere installate in un asilo o in una scuola non impedirà gli abusi. Quando l’ho detto per la prima volta, diversi anni fa, la gente non mi credeva; l’idea di mettere telecamere in ogni asilo sembrava ottima. Pensavano che le telecamere avrebbero frenato gli insegnanti violenti. Già allora sapevo che non sarebbe stato così, perché la natura umana è più forte di qualsiasi ammonimento e la presenza di telecamere non scoraggerà gli insegnanti violenti.

2. In nessuna cultura e in nessun popolo indigeno è accettabile lasciare i bambini nelle mani di chi li accudisce mentre la madre si assenta per ore e ore ogni giorno. I neonati vanno sempre tenuti in casa, accanto alla madre, almeno fino ai due anni di età. Questo è il modo indigeno,  il fatto che lo abbiamo abbandonato non significa che siamo più progrediti, ma che siamo fuori dalla natura. Il primo istinto materno che viene calpestato non è quello degli insegnanti, ma quello delle madri che affidano i propri figli alle loro cure.

L’idea che una madre debba tornare al lavoro poche settimane o mesi dopo aver avuto un figlio, è fondamentalmente errata. Poniamo la carriera e l’agiatezza come priorità rispetto ai bambini, quindi non dovremmo sorprenderci che i nostri figli soffrano.  Fin dagli albori dell’umanità, e in tutta la natura, le madri non si sognerebbero mai di affidare i propri figli alle cure di qualcun altro. Solo noi, grazie al progresso, abbiamo iniziato a pensare di essere più intelligenti della natura.  Ora paghiamo il prezzo per la nostra follia.  

Inoltre, dal momento che le persone stanno diventando sempre più narcisiste, sperimentando quella che diversi sociologi hanno definito “epidemia di narcisismo”, il rischio che i nostri figli vengano maltrattati è ancora più alto di prima e continuerà a crescere nel tempo. Nulla può fermare l’ego in crescita. Pertanto, nulla impedirà agli insegnanti di infliggere violenza a bambini indifesi.

Non ho nulla contro le donne che lavorano, ma credo che dovrebbero farlo da casa, almeno per i primi due anni di vita di ogni figlio.  Le donne devono essere presenti per i figli, e nessun surrogato, professionale e premuroso che sia, può sostituirle.  Le lettori potrebbero deridere il mio pensiero, considerarlo antiquato e superato; io preferisco considerarlo per ciò che è: naturale.  

Dobbiamo ripensare l’intero concetto di famiglia, genitorialità, bambini e educazione dei figli.  Dobbiamo vedere come possiamo organizzare la nostra vita in modo da non dover costantemente rincorrere carriere e orari prolungati.

Credevo che ora ci saremmo abituati a lavorare da casa, ma vedo che molte persone stanno ritornando ai loro uffici.  Non capisco perché. Chi ci guadagna? 

Penso che le donne debbano fare ciò che amano fare; devono lavorare perché amano il loro lavoro e non perché il loro sostentamento dipende da esso. Il lavoro dovrebbe dare loro soddisfazione e appagamento e renderle più felici, non più stressate e ansiose per i propri figli.

È vero, ci sono anche madri e padri che abusano dei loro figli. Questo fa parte del processo educativo a cui tutti dobbiamo sottoporci. Nel complesso, però, l’unico modo per prevenire gli abusi sui minori è lasciare i bambini sotto la tutela delle madri. Forse dovremmo rivedere il nostro modo di pensare, ma questo renderà tutti più felici, comprese le madri, e per me è l’unica cosa che conta.

Sono così combattuta che ho paura di pregare

Qualche giorno fa, ho ricevuto una mail da Yulia, che mi ha confessato di sentirsi lacerata, impotente in questo mondo, e incapace di aiutare chi le sta vicino. “Ho una preghiera per la pace”, ha scritto, “per i buoni rapporti tra le persone, ma ho la strana sensazione che più chiedo, più le cose si aggravino. È come se ci stessimo dirigendo verso questa fossa infuocata in cui potremmo cadere tutti, quindi ho paura di continuare a pregare”.

Tutto quello che posso dire è che dobbiamo pregare perché la gente trovi il bene che esiste nel mondo, perché c’è il bene in questo mondo, ma non è rivelato. Abbiamo bisogno di un esempio di esso, per vedere che ci sono attività nel mondo che sono veramente buone, solo che non possiamo vederle perché i nostri occhi sono egoisti, rivolti verso noi stessi. Di conseguenza, non possiamo vedere ciò che è fuori di noi.

Possiamo cambiarlo, ma per questo dobbiamo cambiare le nostre preghiere. Chiediamo tranquillità, pace e felicità, ma queste, alla fine, sono richieste egoistiche. La forza che ha creato questo mondo e lo sostiene,  che noi chiamiamo Creatore, è il contrario dell’egoismo. È una forza di assoluta bontà. Pertanto, se vogliamo sentire la sua presenza e i suoi benefici per il mondo, dobbiamo imparare a vedere il nostro mondo attraverso gli occhi benevoli del Creatore piuttosto che attraverso i nostri occhi egoistici.

Possiamo farlo se smettiamo di chiedere che le cose siano buone per noi e cominciamo a chiedere di diventare noi stessi persone buone. Se avessimo la qualità della bontà, saremmo in grado di vedere che la forza buona è tutto ciò che opera nel nostro mondo. Ma poiché non ce l’abbiamo e non sappiamo come dovrebbe agire in qualsiasi situazione, perché siamo completamente opposti ad essa, non possiamo individuarla nel mondo che ci circonda. Quindi, se vogliamo sentire che il mondo è buono dietro gli orrori che vediamo con i nostri occhi di oggi, egoisti, dobbiamo prima pregare di diventare buoni anche noi.

Quindi, cara Yulia, se vuoi smettere di avere paura che il mondo possa cadere in una fossa infuocata, prega che il Creatore ti cambi, e vedrai che il mondo sta andando in un luogo di unità e amore reciproco. Inoltre, vedrai come possiamo arrivarci senza il dolore e la sofferenza che vediamo intorno a noi, e saprai cosa dire alla gente e come aiutarla ad arrivarci presto.