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Qual è la cosa più importante nell’educazione?

Uno dei principi fondamentali dell’educazione è che una persona impara soltanto ciò verso cui il suo cuore è attratto. Questo non significa che l’educazione debba semplicemente seguire gli interessi già esistenti di un bambino. Significa, invece, che il ruolo dell’educazione è quello di sviluppare dentro una persona un apprezzamento per i valori che vogliamo che acquisisca. Una volta che quei valori diventano importanti ai suoi occhi, sarà naturalmente attratta da essi e li perseguirà volontariamente. La chiave, quindi, non è l’individuo in sé, ma l’ambiente che modella i suoi desideri. Una persona attribuisce sempre valore a ciò che il suo ambiente considera importante e il suo cuore segue gli esempi e le priorità che la circondano.

Per questo motivo, la principale preoccupazione dell’educazione deve essere l’ambiente. Se la società ammira la competizione, la ricchezza o la fama, le persone saranno attratte da questi obiettivi. Se invece la società ammira la responsabilità reciproca, l’attenzione verso gli altri e il contributo al bene comune, le persone aspireranno naturalmente a questi valori. Gli esseri umani sono il prodotto del loro ambiente. Pertanto, l’educazione non comincia dal correggere l’individuo, ma dal costruire intorno a lui la giusta atmosfera sociale.

Lo scopo dell’educazione è sviluppare un essere umano completo. Una persona di questo tipo comprende che il principio più importante nella vita è avere considerazione per gli altri. Che si diventi scienziati, medici, ingegneri, lavoratori o leader è secondario. Prima di tutto, ogni persona si considera partecipe e contribuente della società e si sente responsabile del benessere degli altri. Quando una persona sviluppa questo atteggiamento, acquisisce fiducia, sostegno e un senso di appartenenza, perché è in sintonia con i bisogni della società di cui fa parte.

Ecco perché l’esempio è più potente dell’insegnamento. I bambini non imparano da ciò che gli adulti dicono loro, ma da ciò che vedono fare agli adulti. Un bambino assorbe continuamente comportamenti, atteggiamenti e valori dall’ambiente che lo circonda. Se i genitori, gli insegnanti e la società predicano una cosa ma ne fanno un’altra, l’educazione fallisce. L’unico modo per educare un bambino è educare l’ambiente nel quale cresce. In questo senso, il successo delle generazioni future dipende interamente dalla qualità della società che costruiamo intorno a loro.

L’apprendimento di gruppo svolge un ruolo unico in questo processo. Un bambino non può realmente imparare valori come la connessione, la considerazione e l’amore per gli altri attraverso le sole lezioni. Queste qualità possono essere sviluppate soltanto nell’interazione con i coetanei. I bambini imparano con maggiore efficacia da coloro che sono simili a loro, dagli amici della stessa età o leggermente più grandi. Attraverso il gruppo sperimentano la cooperazione, il sostegno reciproco e la responsabilità condivisa. Non imparano semplicemente ascoltando dei principi, ma vivendoli. È per questo che i saggi hanno sottolineato che l’educazione si acquisisce all’interno di un gruppo. Il gruppo diventa il laboratorio nel quale una persona si trasforma da individuo preoccupato esclusivamente di sé stesso in qualcuno capace di sentire e prendersi cura degli altri.

Man mano che questo processo si sviluppa, accade qualcosa di straordinario. Le differenze tra le persone non scompaiono. Al contrario, diventano una fonte di arricchimento. Ogni persona mette le proprie qualità uniche al servizio dell’insieme. Attraverso il sostegno reciproco e la connessione, il gruppo sviluppa un sentimento e una comprensione comuni che sono più grandi della semplice somma dei suoi singoli membri. Ogni persona si arricchisce grazie ai punti di vista, ai talenti e alle esperienze degli altri. È così che le persone imparano a elevarsi al di sopra del proprio ristretto interesse personale e a percepire la realtà in modo più obiettivo e completo.

L’obiettivo ultimo dell’educazione non è semplicemente preparare una persona a una professione o aiutarla a guadagnarsi da vivere. Il suo scopo è insegnarle come connettersi agli altri in un modo che permetta di rivelare le leggi più profonde e superiori della natura. Attraverso relazioni armoniose basate sulla cura e sulla responsabilità reciproche, una persona comincia a percepire il sistema interconnesso nel quale esiste tutta l’umanità. Scopre che la vita è governata da una forza di connessione, amore e dazione, e che la vera realizzazione deriva dall’allinearsi con questa forza. Questa comprensione dona alla persona fiducia, uno scopo e una direzione chiara nella vita. Le permette di vedere al di là dell’incertezza e della confusione che caratterizzano l’esistenza moderna e di partecipare consapevolmente allo sviluppo armonioso dell’umanità.

Basato su “New Life 192 – I fondamenti dell’educazione nella cultura ebraica, parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché l’educazione è importante per gli ebrei?

Perché l’educazione ha occupato un posto così centrale nella cultura ebraica? Che cosa manca all’educazione di oggi rispetto alla sua forma ebraica originaria?

Innanzitutto, è importante essere precisi. Non è che l’educazione fosse importante per noi in quanto nazione: è stata l’educazione a trasformarci in una nazione.

Che cosa significa? Circa 3.800 anni fa, nell’antica Babilonia, l’umanità si trovò in una sorta di guerra mondiale, come viene descritto nella storia della Torre di Babele. Le persone smisero di comprendersi e iniziarono a combattersi tra loro, finché “metà del mondo cadde sotto la spada” (Pirkei de Rabbi Eliezer, capitolo 24).

Un uomo saggio decise di indagare sul perché di ciò che stava accadendo e su come fosse possibile risolverlo.  Era Abramo il Babilonese. Egli scoprì che in tutta la natura opera un’unica forza e che la traiettoria generale dell’evoluzione della natura, nei livelli inanimato, vegetativo, animale e umano, tende verso l’unità di tutto e di tutti. Di conseguenza, egli insegnò la gentilezza e l’amore per gli altri.

“Facciamo l’uomo” è il modo in cui questo processo educativo viene descritto nel linguaggio della Bibbia. Il suo scopo è elevare la persona al di sopra della propria natura egoistica e renderla simile alla forza generale che opera nella creazione. La qualità di questa forza è amore e dazione, questa era la direzione verso la quale Abramo guidava chiunque fosse disposto ad ascoltarlo.

“Centinaia e migliaia” si radunarono attorno alla sua idea spirituale, come scrive Maimonide nella Mishneh Torah, e da loro emerse la nazione. Non si trattava di una nazione naturale, come le nazioni del mondo, ma di un raggruppamento artificiale fondato attorno a un’educazione capace di creare un legame unico tra le persone, rendendole unite “come un solo uomo con un solo cuore”.

Senza questa base educativa, il popolo d’Israele non esisterebbe in alcun senso qualitativo. Per questo, nel corso della storia, l’educazione ha ricevuto tra noi un’importanza enorme.

Non c’era bambino che non imparasse a leggere e a scrivere. Tutti dedicavano la propria vita allo studio delle fonti che spiegavano quale fosse il corretto rapporto con il livello inanimato, vegetativo, animale, con gli altri esseri umani e con la società nel suo insieme.

La visione del mondo fondata da Abramo fu in seguito sviluppata nella Torah di Mosè, e i leader della nazione erano educatori per la loro stessa essenza. I nostri testi educativi furono trasmessi di generazione in generazione per migliaia di anni. Solo negli ultimi secoli abbiamo cominciato a essere influenzati dai sistemi educativi delle altre nazioni.

A differenza di altre forme di educazione, che vengono naturalmente accettate come una forma di conoscenza utile per la vita, l’originaria educazione ebraico-israeliana si oppone alla natura egoistica sia dell’individuo sia della società.

Interiorizzarla richiede uno sforzo continuo, dal momento della nascita fino all’ultimo giorno della vita. Inoltre, è innaturale vivere secondo principi come: “Non fare al tuo prossimo ciò che tu stesso odi” oppure “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

È innaturale essere “tutto Israele è amico”, essere “responsabili gli uni degli altri” o pensare agli altri come pensiamo a noi stessi.

L’egoismo umano si oppone costantemente a queste tendenze attraverso desideri e pensieri rivolti al proprio beneficio a spese degli altri e questa stessa natura egoistica diventa continuamente più forte. Perciò dobbiamo educarci continuamente in accordo con questa crescita, rinnovandoci e avanzando.

Dopo la distruzione del Tempio, avvenuta a causa dell’odio infondato, entrammo in un lungo esilio tra le nazioni del mondo. Ovunque vivessimo, ci impegnavamo a preservare almeno una parte di questo percorso educativo. Senza di esso, saremmo semplicemente scomparsi.

L’educazione ci ha sostenuti, rafforzati, organizzati e ha reso possibile appartenere alla stessa nazione anche senza uno Stato, un territorio comune o qualsiasi organizzazione formale.

I genitori venivano giudicati in base allo sforzo che dedicavano all’educazione ed era loro richiesto di essere essi stessi degli educatori. Il successo educativo di una famiglia determinava la sua posizione nella società.

Oggi, poiché il mondo è diventato interconnesso e interdipendente come un piccolo villaggio, ci troviamo in una situazione instabile simile a quella dell’antica Babilonia.

O scoppierà una guerra mondiale, oppure la precederemo con una rivoluzione educativa e culturale capace di portare connessione e riconciliazione tra le persone.

Inoltre, poiché la nostra nazione è stata fondata un tempo proprio su questi principi, abbiamo la possibilità di costruire sulla base educativa di Abramo anche nell’attuale clima globale e moderno.

È vero che per generazioni siamo rimasti disconnessi da questa base e, pertanto, Israele non rappresenta un esempio di vita fondata sull’amore. È doloroso vedere le divisioni crescenti e l’odio sempre più intenso.

Tuttavia, abbiamo la capacità di riconnetterci alla saggezza originaria di Israele e portare luce nell’oscurità, dando insieme vita a un nuovo essere umano e a una nuova umanità.

Mettiamo da parte le discussioni tra ebrei religiosi e laici e ritorniamo alle nostre radici originarie.

La parola “ebreo” (Yehudi) deriva da yichud, che significa unità, e in particolare unità al di sopra delle differenze.

Inoltre, “Israele” è un’espressione che indica una direzione e deriva da due parole, “Yashar El” (“diretto verso Dio”), ovvero, in altre parole, direttamente verso la forza dell’amore e dell’elargizione che si trova alla base della creazione.

L’essere umano completo dedica ogni momento della propria esistenza a esaminare come possa realizzarsi attraverso l’amore per gli altri: verso il livello inanimato, vegetativo, animale, verso i propri simili, verso l’umanità nel suo insieme e verso la forza generale della natura.

L’amore per tutti, o amore universale, è lo scopo dell’educazione originaria della nazione.

Il punto più importante di tutti è che l’educazione viene trasmessa attraverso l’esempio; in altre parole, l’educazione consiste nella creazione di un’atmosfera.

Dal momento in cui nasce, un bambino dovrebbe sentire che l’aria intorno a lui è permeata da un desiderio e da un’intenzione orientati ad amare gli altri. Dovrebbe percepire che tutte le persone intorno a lui agiscono preoccupandosi degli altri.

Attraverso ogni sguardo e ogni movimento, impara e assorbe lo spirito e l’intenzione che lo circondano.

Sebbene la forza egoistica cresca naturalmente dentro di lui, l’ambiente educativo e culturale gli mostrerà come utilizzarla a beneficio della società.

È così che, insieme, eleveremo noi stessi al livello della forza superiore presente nella natura, che è una forza d’amore.

La parola ebraica “Adam” (essere umano), che deriva dall’espressione “Sarò simile all’Altissimo” (Adameh La’Elyon), indica precisamente questa aspirazione.

Auguro a tutti noi successo in questo percorso.

Basato su “New Life 191 – I fondamenti dell’educazione nella cultura ebraica, parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possono i genitori favorire uno sviluppo sano del neonato durante il primo anno di vita?

Con il parto, tutto cambia per il feto, per la madre e per il padre.

Cominciamo dal neonato. Nel processo della nascita, ha sentito di entrare in una nuova condizione. Ora ha bisogno di essere il più vicino possibile al corpo della madre, di sentirne l’odore, il seno, di starle addosso. Questo è il suo nuovo posto, la sua fonte di vita. È da qui che trae la sua vitalità. Il sangue che lo nutriva nell’utero viene sostituito dal latte, e questo simboleggia la fase successiva del suo sviluppo. E proprio come quando era nel suo grembo, ha ancora bisogno di un legame con lei, solo in una forma leggermente più esterna. È consigliabile che lei gli stia il più vicino possibile, come se il cordone ombelicale non fosse stato reciso.

Dal punto di vista naturale, il periodo di allattamento dura due anni. Durante questo periodo, il bambino assorbe dalla madre non solo nutrimento materiale, ma anche nutrimento mentale, interiore ed emotivo. Tutto passa dalla madre a lui: pensieri, intenzioni, atteggiamento verso la vita e percezione della realtà.

Viviamo in un’epoca in cui il mondo è sempre più interconnesso e la dipendenza reciproca tra tutti gli individui è in costante aumento. Nel mondo di domani, sentiremo di essere tutti sulla stessa barca e di dover considerare gli altri come noi stessi. Altrimenti, affonderemo tutti. Questo è il mondo futuro che inevitabilmente raggiungeremo e l’approccio integrale all’educazione ci insegna che le forze evolutive ci stanno spingendo verso questa direzione. Pertanto, è opportuno sviluppare fin da ora una percezione integrale di noi stessi, della società e dell’ambiente. In altre parole, dovremmo iniziare a considerarci tutti membri di un’unica famiglia, parti di un unico grande sistema.

I genitori che comprendono questa tendenza e si impegnano a sviluppare una percezione integrale, la trasmettono anche alla generazione successiva. È consigliabile che riflettano e parlino il più possibile di connessione, reciprocità e complementarietà, di un atteggiamento positivo tra le persone, fino al livello dell’amore. Che disegnino letteralmente il futuro che desiderano per i loro figli e pensino a cosa possono iniziare a fare fin da oggi per costruirlo. L’atteggiamento integrale si trasmette al bambino, come detto, sviluppando in lui un “software” più avanzato per percepire la realtà. Questo lo aiuterà ad affrontare il nuovo mondo, non c’è niente di più importante di ciò che può ricevere dai suoi genitori.

Esistono anche molte espressioni della percezione integrale. La musica che gli faranno ascoltare, le storie che gli racconteranno, i giochi che gli proporranno, tutto dovrebbe essere in sintonia con quella frequenza integrale: connessione, armonia e unione, non lotta, guerra e separazione. In base allo sviluppo del bambino, è consigliabile stimolarlo con giochi in cui dovrà trovare il modo di collegare gli opposti, riparare le cose rotte e simili. Da questo imparerà che in natura non c’è nulla che non abbia un complemento.

Tra i due e i tre anni, è consigliabile che il bambino si integri in un piccolo gruppo di circa cinque bambini. In seguito, è possibile ampliare la cerchia sociale fino a una decina di bambini. In questo contesto, il bambino imparerà a relazionarsi con gli altri, attraverso l’interazione con coetanei, a ricevere dalla società e a dare in modo equilibrato e armonioso.

Se vivessimo già in una società sana, disturbi come la depressione post-partum non si verificherebbero. Dal punto di vista naturale, una madre non dovrebbe sentirsi male. Ma poiché la società in cui viviamo è corrotta, ovvero i legami tra le persone sono carenti di sostegno, amore, cura e incoraggiamento, allora si creano molti giochi di ego, lotte per il controllo e intrighi. La corruzione si insinua in ogni ambito della vita, compreso il nostro stato mentale e fisico.

La risposta che l’approccio integrale all’educazione offre a questo tema si basa sullo sviluppo all’interno di un contesto di gruppo. I futuri genitori imparano ad apprezzare la condizione speciale in cui si trovano. Stanno dando alla luce un bambino che sarà legato a tutti con amore, che aprirà per sé nuovi orizzonti, al di là di ogni limite di percezione ristretta. Collaborano con la natura nell’atto della creazione e questo viene considerato prezioso, valorizzato e meraviglioso.

Il profondo legame che si creerà tra le donne durante la gravidanza continuerà anche dopo il parto, gli incontri regolari offriranno loro calore e sostegno, creando un ambiente stimolante. Pertanto, nessuna si sentirà sola, isolata o smarrita. Anche i padri si sosterranno a vicenda, si daranno consigli su come affrontare la nuova situazione e su come aiutare la madre.

La natura è come un grande grembo in cui si sta sviluppando una nuova umanità. Tutti i sentimenti negativi che proviamo, tutte le pressioni e le situazioni difficili, tutto ciò serve a spingerci ad avvicinarci gli uni agli altri, ad accrescere il sostegno, l’amore, la cura e l’incoraggiamento all’interno della società. Proprio come le diverse connessioni che si formano spontaneamente tra le cellule del corpo del feto, così siamo chiamati a costruire consapevolmente una forma di connessione sempre più evoluta tra di noi, un ambiente favorevole, affinché possiamo nascere serenamente nella nostra nuova, armoniosa, equilibrata e completa connessione umana integrale.

Basato su “Nuova Vita 103 – Gravidanza e Parto: Dopo la Nascita” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono alcuni esempi di responsabilità collettiva?

In un branco di lupi, quando la madre va a caccia, gli altri membri del branco si prendono cura dei cuccioli. Li sorvegliano, giocano con loro, li nutrono e insegnano loro le regole fondamentali della vita nel branco, come cacciare, comportarsi e relazionarsi con gli altri. L’atteggiamento nei confronti dei cuccioli è estremamente affettuoso. Ogni lupo adulto è pronto a condividere il cibo con loro e a partecipare alla loro educazione. Questo è uno dei motivi per cui il branco di lupi è così unito ed efficiente.

Quello che vediamo qui è un processo di educazione collettiva. L’intera società si prende cura non solo della propria prole, ma della generazione successiva nel suo complesso. Per noi umani, questo sembra quasi impossibile. Una persona si sente naturalmente legata solo al proprio figlio e ha difficoltà a relazionarsi allo stesso modo con il figlio di qualcun altro. Tuttavia, tale stato diventa possibile quando le persone iniziano a sentirsi parte di un unico insieme.

È proprio di questo che parla la saggezza della Kabbalah. Quando comprendiamo di essere connessi in un unico sistema e che la nostra sopravvivenza dipende da questa unità, allora l’atteggiamento verso gli altri cambia. Iniziamo a capire che senza responsabilità reciproca, semplicemente non sopravvivremo, né noi né i nostri figli.

In una simile prospettiva, il figlio del vicino diventa per noi importante quanto il nostro. Dal punto di vista della nostra attuale natura egoistica, in cui ognuno desidera piacere e benessere a spese degli altri, questo può sembrare irrealistico. Tuttavia, è proprio questo lo stato che l’umanità deve raggiungere. Solo quando inizieremo a sentirci un unico organismo collettivo, un simile atteggiamento diventerà naturale. E deve diventarlo se vogliamo costruire una società umana sana e sostenibile.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 1° gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo gli esseri umani potrebbero trarre beneficio dallo studio delle dinamiche sociali dei branchi di lupi come modelli per le società umane?

In un branco di lupi, esiste un notevole senso di responsabilità reciproca. I lupi sono capaci di prendersi cura di un membro del branco disabile, invalido o anziano. Nutrono il membro anziano con cibo masticato, proprio come fanno con i cuccioli e rimangono vicini fino al punto di condividere i loro fardelli. In questo senso, il branco si prende cura di tutti i suoi membri.

Tuttavia, in natura vigono anche dure leggi di sopravvivenza. Negli anni di fame estrema, quando il branco non è in grado di sfamare tutti, potrebbe non essere più in grado di assumersi la responsabilità di nutrire i più deboli. In questi casi, gli individui più anziani accettano questa realtà. La natura opera secondo la legge di sopravvivenza dell’intero sistema. Pertanto, ci sono individui che si sacrificano affinché il branco nel suo insieme possa continuare a vivere.

Normalmente, il branco si prende cura di tutti, giovani, deboli e anziani. Questo è l’istinto naturale di un organismo collettivo. Tuttavia, quando le circostanze diventano così difficili da impedire al gruppo di sostenere i più deboli, la decisione viene presa in base a ciò che garantirà nel modo più ottimale la sopravvivenza della generazione successiva. I giovani e i forti vengono preservati perché rappresentano il futuro del branco.

Da ciò si evince che il principio fondamentale in natura è la sopravvivenza dell’intera comunità. La vita del gruppo prevale sulla vita del singolo. Da questo possiamo trarre importanti conclusioni per la società umana.

Abbiamo ancora molto da imparare, persino dai lupi. L’umanità deve riflettere profondamente su come è organizzata la nostra società. Dobbiamo chiederci come ristrutturarla affinché diventi più sana, più equilibrata e affinché il valore della responsabilità reciproca diventi un valore fondamentale. Per fare ciò è necessaria una seria educazione degli adulti, dei bambini e delle generazioni future.

Siamo responsabili per diverse generazioni a venire. Pertanto, sarebbe saggio iniziare fin da ora a ripensare e modificare l’ordine sociale, affinché la società futura sia più armoniosa e stabile di quella in cui viviamo oggi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 29 dicembre 2025.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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È la natura umana che richiede istruzione?

Il nostro mondo è costruito interamente sull’egoismo, che è parte integrante della natura umana. Cos’è l’egoismo? È la tendenza a rapportare tutto esclusivamente a noi stessi, desiderando godere della nostra vita a spese degli altri e della natura.

Calcoliamo costantemente se tutto ciò che incontriamo sia buono o cattivo per noi. Questo calcolo opera ininterrottamente, consciamente, subconsciamente e persino inconsciamente. È nella nostra natura.

Che cos’è dunque l’educazione? Se siamo per natura egoisti, cosa significa educazione? Educare significa guidarci al cambiamento, non con prediche moralistiche, ma insegnandoci come attrarre a noi la forza positiva dell’amore, della dazione e della connessione che dimora nella natura. Questa forza positiva può correggere la forza egoistica negativa che è in noi.

Il primo passo verso un tale cambiamento è riconoscere che la forza egoistica negativa è l’unica forza che ci guida. Inoltre, non si tratta solo di una consapevolezza intellettuale, ma di una percezione autentica di questa costante spinta egoistica dentro di noi, e di un odio per essa. Questo è il punto di partenza. Quando percepiamo che il nostro egoismo ci separa dagli altri, distorce la nostra percezione e ci arreca danno, allora iniziamo a desiderare la forza altruistica opposta.

La forza altruistica positiva esiste. Non si trova in qualche spazio o galassia lontana. Ci circonda e pervade l’intera realtà. Tuttavia, la respingiamo perché non la desideriamo. Siamo stati creati appositamente in modo tale da dover elevarci al di sopra di noi stessi, uscire dalla nostra percezione egoistica e muoverci verso questa forza positiva, comune e onnicomprensiva, della natura.

Questo è un riassunto dell’intero processo educativo che dobbiamo intraprendere. Innanzitutto, dobbiamo giungere alla rivelazione del male che risiede in noi, la natura egoistica che controlla ogni nostro desiderio, pensiero, movimento e azione, e poi desiderare la sua correzione. Successivamente, dobbiamo attrarre la forza altruistica e positiva della natura, una forza di amore, dazione e connessione, che procede a trasformare la nostra natura egoistica nel suo opposto altruistico, simile alla forza stessa della natura. Attraverso tale trasformazione, giungiamo a percepire e a sentire una visione molto più ampia della realtà, e vediamo come ci uniamo in una meravigliosa armonia, con autentica felicità, amore e pace che riempiono le nostre vite.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 28 gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo un Kabbalista educa se stesso?

Uno dei miei studenti mi ha posto proprio questa domanda. Un Kabbalista educa se stesso determinando innanzitutto una cosa fondamentale: è il Creatore che lo educa. Questa è la difficoltà più grande e il lavoro principale. Fin dall’inizio del mio cammino con il mio maestro, RABASH, ho compreso che tutto dipende dal mantenere un contatto interiore costante con il Creatore. È estremamente difficile non distaccarsi da questo pensiero, non perderlo nella vita quotidiana. Ma se una persona riesce ad afferrarlo, anche solo inconsciamente, e a non lasciarlo andare, se sente costantemente di essere connessa al Creatore, allora la vera educazione comincia proprio da questo punto.

Il Creatore non ci educa con l’esempio, come è consuetudine nel nostro mondo, perché in realtà tutta la nostra vita è costituita dai Suoi esempi. Ogni stato in cui ci troviamo, ogni momento, è un esempio della Sua educazione. Se una persona inizia a ripetersi ripetutamente: “Questo viene dal Creatore. Cosa vuole da me ora? Come dovrei reagire? Come dovrei agire?”, questo diventa già una grande conquista spirituale.

È vero che all’inizio una persona non può capire cosa il Creatore voglia da lei. Si può dire che tutto viene dal Creatore, ma non si riesce ancora a comprendere a quale scopo un particolare stato le sia stato dato. Ma questo non è importante. Ciò che conta è attribuire costantemente ogni cosa al Creatore e continuare a chiedersi interiormente cosa Lui voglia da te. Continua a chiedere finché il Creatore stesso non inizia a rivelarsi e a chiarire questo. Questo interrogarsi interiore si chiama elevare l’UOMO.

In realtà, non ti stacchi mai dal Creatore. Lui ti tiene costantemente, come per la collottola. E il tuo compito è sviluppare sensibilità a questa presa. Se all’improvviso senti che non c’è più, ti giri immediatamente e chiedi: “Dov’è andato? Perché non lo sento?”. Questo è già uno stato molto buono e piacevole. Perché dovremmo fuggire da esso?

Basato su una lezione virtuale di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 marzo 2018.

Scritto/modificato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La felicità è una cura per tutte le malattie

Domanda: Sembrerebbe che maggiore è il numero di persone con cui si entra in contatto, maggiore è il rischio di contrarre qualcosa e ammalarsi. Eppure gli studi dimostrano che una persona che vive isolata dagli altri ha molte più probabilità di morire per una malattia. Perché si verifica questa contraddizione?

Risposta: Ci sono stati periodi nella storia dell’umanità in cui terribili epidemie hanno imperversato in Europa. Dato che le città erano densamente abitate, queste epidemie hanno portato a vere e proprie catastrofi e hanno causato milioni di vittime. Se una persona viveva in un villaggio remoto, aveva maggiori possibilità di sfuggire all’epidemia.

Ma oggi l’umanità ha già superato questa era di grandi epidemie. Studi recenti dimostrano che ai nostri giorni il senso di connessione e di felicità ha un potere tale da poter superare tutti i problemi e le malattie. Dopotutto, viviamo in un’era diversa.

Ho letto di uno studio condotto in un’università su tre adolescenti affetti da forme estremamente gravi di cancro. È stato chiesto loro cosa desiderassero nella vita e gli è stato promesso che qualsiasi desiderio sarebbe stato esaudito. Un ragazzo voleva volare su un aereo nella cabina di pilotaggio e una ragazza voleva diventare regina. Tutti questi desideri sono stati esauditi.

Per la ragazza è stato organizzato un ricevimento reale all’università. Gli studenti vestiti con costumi storici le hanno reso onori reali. In seguito, si scoprì che le condizioni dei pazienti erano migliorate dell’80%.

Naturalmente, è impossibile curare tutte le malattie solo in questo modo. Esistono malattie di diversi livelli: inanimato, vegetativo, animale e umano, a seconda dei sistemi del corpo che sono colpiti. Ma il cancro, in particolare, è molto sensibile a tale influenza e regredisce di fronte a una sensazione di felicità. La felicità guarisce anche nelle condizioni più disperate.

In questi casi i medici consigliano ai pazienti di fare ciò che piace loro: viaggiare, bere vino, godersi la vita. E la cosa più curativa è il sostegno di chi li circonda: amore, aiuto e protezione. Il problema è che spesso le persone agiscono esattamente al contrario e iniziano a compatire il malato e a piangere insieme a lui. Così facendo, lo seppelliscono immediatamente.

Più ci sviluppiamo e raggiungiamo la connessione con la forza che sostiene tutta la nostra vita, l’intero universo e tutti i livelli della nostra esistenza, meglio impareremo a guarire tutti i problemi attraverso la sensazione di felicità. E capiremo che la felicità si ottiene solo all’interno della connessione.

Cioè, prima di tutto abbiamo bisogno di unità. Unendoci riveliamo la connessione tra di noi, all’interno della quale sentiamo la forza che ci lega e ci dà una sensazione di felicità. E attraverso questa sensazione di felicità guariamo tutti i problemi.

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From KabTv s https://laitman.com/2023/05/new-life-242-happiness-and-social-ties-part-1/ 10/17/13

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La codardia è solo un difetto o può avere anche un lato positivo?

La codardia è solitamente considerata un tratto negativo, eppure questo atteggiamento è superficiale. La codardia è un sentimento molto forte e profondamente umano. Inoltre, ci protegge dal fare del male a noi stessi, al prossimo e dall’agire in modo avventato.

Non considero negativamente le persone che ammettono di essere codarde. Al contrario, tale onestà dimostra già un certo grado di consapevolezza di sé. Ciò che serve non è sradicare la codardia, ma la capacità di bilanciarla, ovvero di usarla come forza protettiva nella misura necessaria.

Non c’è coraggio senza codardia. Se una persona mostra impavidità senza alcun freno interiore, si tratta di una condizione patologica e non di coraggio. Gli animali non attaccano alla cieca. Osservano, testano, girano intorno, valutano la situazione e solo allora, se non c’è alternativa, agiscono. Quando questo meccanismo è assente, come nel caso di un animale rabbioso, lo riconosciamo come una malattia. Lo stesso vale per gli esseri umani. La pura temerarietà non è coraggio; è un difetto.

Questa comprensione è particolarmente importante nell’educazione. Quando diciamo a un bambino: “Non essere un codardo, sii coraggioso”, di solito gli facciamo più male che bene. Ciò che dovremmo insegnare invece è il discernimento. Dovremmo dire al bambino di soppesare tutto, di esaminare tutti i pro e i contro. Solo se si è convinti che non ci sia altra scelta si dovrebbe agire con decisione. Sì, questo significa rivolgersi al bambino come a qualcuno capace di saggezza. Ma che scelta abbiamo? Lo stesso principio vale anche per gli adulti.

L’educazione è proprio questo: insegnare un atteggiamento equilibrato verso il mondo. Un bambino ne è capace, anche i bambini molto piccoli, a partire dai tre anni circa, possono iniziare ad apprenderla. A quell’età, la cautela, persino quella che potremmo chiamare codardia, può essere di grande aiuto. Rapportarsi a un bambino in questo modo significa che il genitore non sta insegnando la paura, ma l’equilibrio, ovvero come vivere responsabilmente e in armonia con la realtà.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 12 maggio 2025.

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I nostri pregiudizi bestiali

Commento: Dividere il mondo in “buoni-noi” e “cattivi-loro” è radicato nella natura umana ed è la fonte di molti conflitti.

Alcune ricerche hanno scoperto che le scimmie giudicano altri membri della propria specie con lo stesso grado di pregiudizio con cui le persone giudicano i “nuovi arrivati”. Le popolazioni di scimmie formano varie comunità sociali all’interno della loro specie. Dopo essersi trasferite in nuove comunità, le scimmie sembravano giudicare i membri della loro specie come estranei alla loro comunità con un grado di pregiudizio simile ai pregiudizi umani verso gli “estranei”.

Sembra che la natura del pregiudizio sia più antica della storia della civiltà e della cultura, quindi è impossibile liberarsi del pensiero prevenuto appellandosi alla cultura umana! La vera ragione dell’intolleranza si trova al di fuori dei problemi di differenze culturali (nazionali, religiose, politiche, ecc.), ma è molto più profonda, e non è una conseguenza dell’evoluzione culturale.

Risposta: Nessun problema della società può essere risolto al nostro livello, ma solo ascendendo al prossimo livello del nostro sviluppo, possibile solo attraverso un’educazione integrale, perché provoca la più alta energia di sviluppo (luce, Ohr Makif) dal nostro futuro livello di “uomo” al nostro attuale livello di “animale”.

Solo un’ascesa al prossimo livello del nostro sviluppo ci libererà da tutti i pregiudizi animali, tutti gli altri tentativi di raggiungere comprensione, accordo o uguaglianza sono inutili. È meglio guardare a noi stessi con mente lucida, amici.

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Da KabTV “Evolution Beyond Darwin’s Theory” 3/2/12

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