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La psicologia in un vicolo cieco

Domanda: Perché Baal HaSulam aveva un rispetto speciale per la psicologia materialistica?

Risposta: Perché a livello del nostro mondo essa spiega tutto correttamente, solo che, insieme al resto dei problemi del nostro mondo, arriva in un vicolo cieco.

Cosa possiamo fare nel mondo con la nostra attuale psicologia? Studiamo l’essere umano con tutti i mezzi possibili, siamo pronti a investire miliardi di risorse e sforzi, e, comunque, non otteniamo alcunché,  perché non ci immaginiamo il mondo interiore di una persona.

La psicologia è come uno strumento che mi permette di aprire una persona, guardarla dentro, scavare, come in un computer o in un motore, e scoprire come funziona, come posso correggerla, modificarla, adattarla a me stesso, capire quali sono i suoi problemi, e così via.

Ma in realtà, la psicologia non mi aiuta in questo. È come cercare di usare un cacciavite e un martello per entrare in un meccanismo moderno composto da ogni sorta di circuiti elettronici per capirne il funzionamento. È impossibile lavorare in questo modo.

Tuttavia, non possiamo agire diversamente perché il nostro egoismo, attraverso cui osserviamo una persona e la studiamo, è molto unilaterale e meschino. Non ci permette di comprendere le loro motivazioni, risorse, cause e problemi. Vediamo che la psicologia non è adatta ai bambini, agli adulti, alle coppie sposate, a nessuno. Non comprendiamo le persone e non riusciamo a capirle.

Questo è il problema principale della nostra società: non sappiamo di cosa abbiamo bisogno.

Naturalmente, la Kabbalah sostituisce completamente la psicologia. La utilizza dove possibile e poi la sviluppa ulteriormente, dato che la psicologia non può svilupparsi da sola. Pertanto accogliamo la psicologia materialistica, ma da lì dobbiamo già avanzare verso il l’area della Kabbalah.

Commento: A proposito, molte persone che hanno studiato psicologia o continuano a studiarla sono interessate alla Kabbalah.

La mia risposta: Naturalmente, sono sicuro che in futuro tutti gli psicologi e i filosofi arriveranno allo studio della Kabbalah perché qui troveranno risposte a domande a cui la psicologia non può rispondere.

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Da “Fondamenti della Kabbalah” di KabTV, * 13/12/18

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Isaac Newton credeva in un Creatore?

Quando Isaac Newton morì nel 1727, i suoi parenti ereditarono la sua vasta collezione di manoscritti e si aspettavano che fossero di grande valore. Acquirenti e studiosi di Cambridge, del British Museum e vari rappresentanti della Chiesa li esaminarono. Tuttavia, molti rimasero sorpresi o addirittura sconcertati dal loro contenuto, poiché gran parte degli scritti inediti di Newton si concentrava su argomenti religiosi, eretici e alchemici piuttosto che sulla scienza, il che rese i manoscritti misteriosi e, per alcuni, inquietanti, causando anni di oblio.

Newton credeva in un unico Creatore. Citava Rambam, rispettava la saggezza dei Kabbalisti e studiava lo sviluppo della conoscenza della forza superiore nel corso della storia. Scrisse che Dio trasmise la comprensione dell’universo ad Adamo, poi a pochi eletti, ad Abramo, e da lì al popolo d’Israele. Credeva che i segreti dell’universo fossero accessibili solo a una manciata di persone, Mosè in testa, e che questi segreti fossero criptati nella struttura del Tempio di Gerusalemme.

Newton si dedicò allo studio del Tempio, convinto che nella sua progettazione risiedesse l’armonia dell’universo. Per lui, ogni misura e proporzione rivelavano un ordine nascosto. Così come aveva scoperto le leggi fisiche, desiderava ardentemente scoprire le leggi spirituali insite nella creazione. Ai suoi occhi, Abramo e Mosè avevano ottenuto un accesso diretto al Creatore, e lui, a modo suo, aspirava allo stesso.

Cosa ci dice questo? Ci dice che dietro il genio scientifico di Newton si celava un desiderio più profondo: scoprire il sistema superiore che governa la realtà. Egli intuiva che la saggezza del Creatore era nascosta nei testi e nelle strutture antiche e che lo scopo dell’umanità era legato a questa saggezza. La resistenza che i suoi scritti incontrarono non fu casuale. L’umanità non era pronta ad accettare che il più grande scienziato della sua epoca ponesse il Tempio e la Torah al centro della conoscenza universale.

Oggi, tuttavia, stiamo giungendo alla stessa conclusione. La scienza ha fatto grandi progressi, ma ora si avvicina ai suoi limiti. Più approfondiamo la ricerca scientifica, più diventa chiaro che la materia e la forza da sole non possono spiegare il significato e lo scopo della vita. Come Newton, dobbiamo tornare a ricercare la fonte dell’esistenza, ovvero le leggi della natura in quanto leggi del Creatore, che sono leggi di amore, dazione e connessione.

L’eredità di Newton non riguarda solo la gravità o l’ottica. È anche la conferma che i segreti dell’esistenza risiedono nella connessione tra l’umanità e la forza superiore. Egli indicò il Tempio non come un edificio di pietra, ma come un codice per la struttura dell’universo, un simbolo di armonia tra il Creatore e la creazione. In questo, ci ha lasciato non solo la scienza, ma una direzione: ricercare quell’unità e realizzarla nelle nostre vite.

Basato sul video “Newton credeva in un Creatore?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman e Semion Vinokur.

Scritto/montato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La tecnologia CRISPR può essere usata per modificare efficacemente il genoma umano e prevenire le malattie genetiche?

Oggi gli scienziati sono entusiasti di nuovi strumenti, come le forbici molecolari, in grado di tagliare i geni difettosi e rimuovere i problemi ereditari. Credono che questo possa prevenire le malattie e persino cambiare il carattere di una persona. Ma io credo che dobbiamo affrontare questo problema con grande cautela. Dobbiamo esaminarlo criticamente perché le malattie stesse fanno parte dell’equilibrio della natura; infatti servono a guarire non sempre il singolo individuo, che potrebbe morire a causa loro, ma l’umanità nel suo complesso ne viene liberata.

Proprio come i lupi sono gli “inservienti” della foresta, che mantengono l’equilibrio cacciando gli animali più deboli, le malattie hanno lo stesso scopo nell’umanità. Se tali problemi non esistessero, la Terra sarebbe inondata da miliardi di persone in più, riempiendo all’infinito ospedali e case di riposo. La natura regola la vita e la morte a modo suo, mentre noi cerchiamo di imporre le nostre soluzioni. Ma al di sopra di noi c’è un governo superiore, un programma supremo della natura che dirige ogni cosa secondo le sue leggi.

Tutte queste invenzioni scientifiche provengono anche da quello stesso programma naturale. Eppure, in verità, non comprendiamo appieno le leggi della natura, ciò che dovremmo correggere noi stessi e ciò che la natura stessa correggerà a modo suo. Se interferiamo in un’area, sorgeranno altri problemi altrove. Potremmo pensare di aver liberato il mondo da una malattia, ma improvvisamente ci troviamo di fronte a disastri naturali, guerre o crolli demografici. Questo perché viviamo in un sistema chiuso e interconnesso. Guariamo in un punto, ma ne danneggiamo un altro.

Quindi, cosa farebbe un Kabbalista? Non cercherebbe di tagliare i geni con le forbici molecolari. Piuttosto, insegnerebbe alle persone come influenzare la radice della vita, la radice di tutti i problemi, e come correggere i nostri problemi a quel livello. Perché dovrei riorganizzare cromosomi o geni quando so in anticipo che la natura compenserà altrove? Non possiamo ingannare la natura. Essa risponderà sempre. In definitiva, l’umanità dovrà ricostruire se stessa in allineamento con la forza superiore che governa la natura.

Un Kabbalista guiderebbe le persone a raggiungere il più alto stadio di sviluppo interiore. Da quella correzione interiore seguirebbero naturalmente la salute esteriore dell’umanità e l’equilibrio armonioso di tutti e di tutto.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 18 agosto 2017.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa sta causando il declino della popolazione mondiale di insetti?

Molte specie di insetti stanno diminuendo, sono in pericolo di estinzione o stanno scomparendo del tutto. Gli scienziati avvertono che questo potrebbe portare a un collasso catastrofico, perché gli insetti sono una parte cruciale dell’equilibrio del pianeta. Senza di loro, piante, animali ed esseri umani soffrono tutti.

Si dice che parassiti come scarafaggi e mosche aumenteranno, ma le api, in particolare, stanno scomparendo. Le api sono essenziali per la riproduzione del mondo vegetale. Senza di loro, la catena della vita si interromperebbe, il che si trasformerebbe in un problema grave.

Possiamo risolverlo attraverso la scienza? No. Possiamo provare a creare api artificiali, impollinatori robotici, ma non ho fiducia in tali trucchi tecnologici, indipendentemente da quanti miliardi vengano investiti. Non fermeranno il declino dell’umanità, né ripareranno i rapporti danneggiati tra le persone, che sono la causa più profonda del problema.

In realtà, queste invenzioni ci distraggono. Se non esistessero, saremmo stati costretti molto tempo fa a chiederci cosa dobbiamo veramente fare. Invece, riponiamo la nostra speranza nella scienza e nella tecnologia, pensando che se investiamo più soldi, gli scienziati risolveranno tutto e potremo continuare così. Non funzionerà.

Solo cambiando il nostro atteggiamento interiore verso il mondo e verso gli altri renderemo la natura di nuovo integra. La natura è un sistema integrale e chiuso. Se ne violiamo l’integrità, nulla di ciò che creiamo può sostituire ciò che è andato perduto. Anche i nostri pensieri, non solo le nostre azioni, influenzano questo sistema. Eppure continuiamo a sognare scorciatoie come la costruzione di enormi serre, il controllo artificiale dell’impollinazione e la sostituzione di interi ecosistemi con surrogati artificiali.

Non funzionerà. La natura ha uno scopo e ci spinge verso una trasformazione interiore della nostra natura umana egoistica nella forma altruistica della natura stessa. Non siamo destinati a riparare semplicemente il danno. Siamo destinati a cambiare noi stessi. Tuttavia, resistiamo a questo cambiamento. Continuiamo a cercare di conquistare la natura, di alimentare il nostro egoismo e, alla fine, nessuno è felice.

La scienza, quando rivela l’interconnessione e l’armonia della natura, è preziosa. Quando ci aiuta a percepire che tutto è interdipendente, può ispirarci a ricercare l’armonia dentro di noi e nelle nostre relazioni. Questo è il tipo di scienza che dobbiamo portare nella società. Tutte le altre conquiste non porteranno vera felicità. Alla fine, ci porteranno solo alla consapevolezza che dobbiamo cambiare noi stessi.

Quindi, cosa possiamo fare per prevenire la scomparsa degli insetti e ripristinare l’equilibrio ecologico? Dobbiamo accrescere la consapevolezza che siamo tutti parte integrante della natura, responsabili di interagire correttamente con essa. Quando ciò accadrà, come descrive la Bibbia, “il lupo e l’agnello vivranno insieme in pace e un fanciullo li guiderà”. Tutta la natura, a livello inanimato, vegetale e animato, seguirà l’umanità verso un’esistenza armoniosa e pacifica.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 30 settembre 2024.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è la prova scientifica a favore o contro l’idea che Dio abbia scritto il Suo nome nel nostro DNA?

Il dottor Yeshayahu Rubinstein, uno scienziato israeliano, ha fatto una scoperta interessante sul DNA. Ha trovato che i legami di zolfo tra le coppie di basi del materiale genetico seguono uno schema ripetuto: 10, 5, 6, 5, che corrispondono al valore numerico delle lettere ebraiche Yod-Hey-Vav-Hey, il nome del Creatore. Da ciò, afferma che Dio ha inserito la Sua firma nel nostro DNA.

In effetti, la relazione tra tutti gli aspetti del nostro DNA si manifesta in una matrice che possiamo chiamare “Il Nome del Creatore”. Il dottor Rubinstein ha scoperto una struttura fondamentale incorporata nella natura, che si allinea con lo schema di Yod-Hey-Vav-Hey. Ma questa relazione va oltre il DNA: esiste in tutto. A volte possiamo percepirla, studiarla e documentarla, altre volte no, ma è sempre presente perché è una proprietà fondamentale della natura.

Il DNA è il registro delle informazioni umane che si trovano nelle nostre cellule. Tutto ciò che siamo è costruito da strutture proteiche, che nella Kabbalah corrispondono a quello che chiamiamo “le tre linee”. Esse formano una doppia elica, collegata da ponti, proprio come nei concetti kabbalistici  di equilibrio e interconnessione.

Questa comprensione esiste nella saggezza della Kabbalah da 5.000 a 6.000 anni, se non di più. Ma la domanda è: chi lo sapeva prima e in che modo?

Come possiamo, nel nostro sviluppo fisico, mentale, emotivo e spirituale, non rompere questa spirale ma al contrario rafforzarla? La chiave è la connessione con il Creatore, cioè con la forza dell’amore, della dazione e della connessione che ha creato tutto. Facendo così, ripristiniamo le connessioni rotte dentro di noi. Dobbiamo raggiungere un livello in cui possiamo ricevere dal Creatore quella forza originaria che corregge il nostro DNA, ripristinando l’equilibrio nella natura. Nella Kabbalah questo è chiamato il raggiungimento della “linea di mezzo”.

Capire che il codice del Creatore è scritto nella nostra stessa struttura è davvero utile. Tutto in noi è costituito da questi codici: le nostre cellule, gli organi e l’intero essere. L’impronta del Creatore è dentro di noi e costituisce la registrazione di come siamo stati creati da una forza superiore, un programma più alto.

Tuttavia, quando non riusciamo ad assomigliare al Creatore in un certo modo, il ponte all’interno del DNA si rompe. Questa disconnessione causa problemi, malattie e persino la morte.

Qual è la funzione del Creatore nel DNA umano? Il ruolo del Creatore è quello di garantire l’equilibrio. I due sistemi proteici paralleli del DNA, collegati da ponti, sono come i gradini di una scala. Anche se questa è una descrizione semplificata, il principio di fondo rimane che tutti gli elementi della natura devono entrare in un equilibrio armonioso, ricomponendosi in un’interazione assolutamente altruistica. Quando si raggiunge tale equilibrio, il segnale corretto viene trasmesso tra i due filamenti, garantendo il funzionamento ottimale e la vita.

Come possiamo allora somigliare al Creatore? La risposta è che dobbiamo voler somigliare al Creatore. Il nostro desiderio rimodella la nostra struttura interna. Quando scegliamo attivamente di migliorare noi stessi, cioè di sviluppare un atteggiamento di amore, dazione e connessione positiva con gli altri, simile a come il Creatore si relaziona con noi, il nostro DNA si adatta, la nostra spirale si avvolge in quella direzione, e interagiamo quindi armoniosamente con gli altri.

Come possiamo allora verificare le nostre azioni rispetto a questo sistema? Semplicemente essendo gentili. Cosa significa “essere gentili”? La gentilezza significa mettere gli altri sopra di noi e vivere la nostra vita per portare loro bontà. Quando operiamo di conseguenza, il nostro sistema raggiunge il funzionamento ottimale. L’intero sistema è progettato per operare in modalità di amore, dazione e connessione.

A prima vista sembra un sistema complesso. Ma il suo principio è in realtà abbastanza semplice. La complessità nasce dal fatto che cerchiamo di tradurre le qualità spirituali di amore, dazione e connessione in processi biologici e chimici all’interno della materia vivente. La trasformazione dalla spiritualità al regno materiale la rende intricata. Sono necessarie innumerevoli interazioni e impronte a vari livelli affinché si manifestino nel mondo fisico come interazioni proteiche corrette.

È semplicemente inimmaginabile. Ci sono troppi dettagli da prendere in considerazione. Quando ho riflettuto per la prima volta su questa domanda, mi sono reso conto che, al nostro livello deterministico, non possiamo comprendere, costruire o controllare completamente questi processi. Possiamo, però, regolarci interiormente. Concentrandoci sulla bontà, sull’amore, sulla connessione e sul sostegno reciproco, creiamo le condizioni giuste. Quando le nostre aspirazioni si allineano a questi principi, le interazioni corrette emergono naturalmente dentro di noi. È così che il nostro desiderio interiore si armonizza con i nostri sistemi biologici e spirituali.

Ma ciò non significa che dobbiamo solo desiderare che qualcosa cambi. Dobbiamo, tuttavia, lavorare attivamente su noi stessi, cioè sui nostri pensieri, desideri e interazioni con gli altri. Facendo così, guariamo e miglioriamo la nostra struttura interiore, compreso il nostro DNA.

Il DNA viene spesso definito il materiale di costruzione della vita, in quanto contiene il codice genetico dell’ereditarietà. La domanda che sorge spontanea è: se alla fine dovremo allinearci all’altruismo, perché la nostra natura è egoista? La risposta è che siamo stati creati intenzionalmente come esseri egocentrici, avidi e dannosi, in modo da poterci correggere attivamente.

Abbiamo la possibilità di correggerci, ma dobbiamo muoverci in questa direzione. Per farlo è necessario un insegnante, un gruppo di sostegno e il desiderio iniziale di effettuare questo cambiamento. Abbiamo poi il potere di correggere la nostra struttura fisica, compreso il nostro DNA.

Ad ogni modo, invece di cambiare il nostro DNA, lo correggiamo. Se funzioniamo correttamente a livello umano, interagendo in modo armonioso con chi ci circonda, allora i nostri sistemi interni, compreso il DNA, si regolano di conseguenza. L’equilibrio psicologico, mentale e spirituale influenza l’equilibrio fisico, portando tutto in armonia.

Agire correttamente per lo sviluppo del sistema significa trattare tutti con gentilezza. Al livello più alto, questo porta a raggiungere il Creatore. In questo stato, diventiamo uguali al Creatore nella nostra natura e nelle nostre azioni. Questa capacità non è visibile all’esterno, ma internamente la nostra intera struttura si corregge. Questo è lo stato che desidero per tutte le persone.

Sapendo che il codice dell’altruismo è incorporato dentro di noi, abbiamo il potere di sbloccarlo. Dobbiamo quindi trovare la chiave della nostra struttura interiore e sintonizzarci con essa. Questo è il viaggio che siamo tutti destinati a fare e alla fine ogni persona lo farà.

Basato sulla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il giorno 8 maggio 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è la differenza tra curare la nostra anima e affrontare le malattie fisiche?

Una malattia dell’anima è molto più difficile da affrontare di una malattia fisica perché è la radice di tutte le malattie, ognuna di esse. Se raggiungessimo l’approccio corretto nei confronti del mondo, cioè un atteggiamento di amore assoluto, cura e dazione, che ci ponesse in equilibrio con le leggi della natura, potremmo essere immersi in acqua gelata per un’ora e rimanere completamente illesi.

Per raggiungere questo stato, tuttavia, non basta praticare tecniche orientali. Se un tempo questi metodi aiutavano le persone a connettersi con la natura e a trovare una certa unità tra il loro mondo interiore e l’ambiente, oggi non sono più adatti a chi vive nel mondo moderno, con il suo egoismo smisurato, il gigantesco desiderio di trarre benefici a spese degli altri. Questi approcci erano efficaci in un’epoca in cui l’umanità funzionava a un livello più primitivo, strettamente legato ai livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Ma ci siamo evoluti a un ritmo straordinario, allontanandoci dalla capacità di calmarci in uno stato di equilibrio a questi livelli.

Nel corso del tempo, ci siamo sempre più distaccati, elevandoci al di sopra della natura e costruendo sistemi di esistenza artificiali. Questa separazione è iniziata migliaia di anni fa, ma ha subito una forte accelerazione nel Medioevo e soprattutto negli ultimi trecento, quattrocento anni. Il risultato è stato una serie di problemi psicologici, fisici e sociali.

Da un lato, cerchiamo di compensare questo distacco con la scienza e la tecnologia, tentando di risolvere i problemi in modo meccanico. Ma dall’altro lato, non possiamo più vivere in armonia con la natura come fanno gli animali. Siamo usciti dai confini della natura e non siamo più parte integrante di essa. Cerchiamo invece di dominarla, sopprimerla e controllarla e questo approccio porta sempre più sofferenza.

Se da un lato, per necessità, dobbiamo continuare a curare le malattie fisiche che emergono continuamente, dall’altro dobbiamo imparare a entrare in uno stato di reciproca complementarietà con la natura: la guarigione dell’anima. Questa è la chiave definitiva per entrare in equilibrio con la natura e superare la malattia interiore che affligge l’umanità e che porta a tutte le malattie che percepiamo a livello fisico.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 14 febbraio 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si può sostenere emotivamente un medico?

In primo luogo, dobbiamo comprendere l’immensa responsabilità che i medici hanno nel nostro mondo. Le persone affidano ai medici quanto di più prezioso hanno, la loro stessa vita. Poiché la maggior parte delle persone non vive una vita spirituale, cioè in connessione con la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, i loro corpi fisici delimitano la loro esistenza. Quando questi corpi smettono di obbedire, esse ripongono la loro speranza nei medici, credendo che questi abbiano il potere di ripristinare la loro salute. In questo senso, i medici diventano una sorta di esseri superiori ai loro occhi.

I medici, a loro volta, sentono questa grande responsabilità. Non possono semplicemente ignorarla. Il loro carico di lavoro è enorme, con decine e talvolta centinaia di pazienti, e ne arrivano sempre di nuovi mentre quelli vecchi rimangono. Giorno dopo giorno, questo peso si accumula. Eppure nessuno insegna ai medici come affrontare l’aspettativa di dover essere simili a delle divinità. Non esiste un vero e proprio supporto psicologico per loro, né un codice medico ben definito che delinei chiaramente il modo in cui un medico dovrebbe interagire con un paziente che lo considera un guaritore nel senso più elevato del termine.

Nell’antichità, le persone avevano una comprensione più naturale della vita e della morte. Riconoscevano che un medico poteva aiutare solo in parte. Ma oggi la percezione è cambiata. La società moderna pone i medici su un piedistallo esageratamente alto, facendo credere che l’intera vita di una persona sia nelle loro mani. È un peso incredibile. È estremamente difficile per chiunque resistere a tali aspettative.

Eppure, un medico non può semplicemente andarsene. La medicina non è solo una professione, ma una vocazione. Per diventare medico occorrono da dieci a quindici anni di studi rigorosi. Inoltre, comporta un’enorme responsabilità del medico nei confronti della società, dei pazienti e delle loro stesse famiglie. Inoltre, comporta rispetto, onore e uno status pubblico. I medici si trovano quindi intrappolati in questo ruolo. Si stanno compiendo alcuni sforzi per migliorare la situazione, ma la strada per un cambiamento positivo e duraturo è difficile.

Dopo aver preso coscienza del peso che i medici portano con sé, è possibile aiutarli emotivamente affiancando loro delle persone che abbiano il compito di sostenere il carico psicologico che i pazienti pongono sui medici. Immaginate un medico che somministra un’iniezione mentre una persona di supporto spirituale o psicologico tiene la mano del paziente, confortandolo. In questo modo una persona può ricevere cure sia fisiche che emotive, che soddisfino i bisogni sia del corpo che dell’anima.

Non possiamo evitare questa necessità perché i desideri umani sono in continua evoluzione. Diventano più delicati, più complicati, rivelando strati sempre più profondi di complessità. Anche la persona più semplice di oggi ha un mondo interiore più raffinato rispetto alle persone del passato. Se prendete uno scrittore, un poeta o un artista di duecento anni fa e lo confrontate con una persona comune di oggi, scoprirete che anche un vagabondo di strada ha uno stato psicologico più raffinato e una sensibilità maggiore di un intellettuale di quell’epoca.

Ecco perché oggi dobbiamo prenderci cura seriamente delle persone, con un adeguato sostegno emotivo per i medici come parte dell’atmosfera di interessamento reciproco che deve sorgere. I crescenti problemi della vita moderna lo richiedono e, se non riconosciamo questa necessità, continueremo ad assistere a un aumento delle crisi in medicina e in tutta la società umana.

Basato sulla trasmissione dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, in onda il 14 febbraio 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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I nostri cervelli possono comunicare con i cervelli delle persone che ci circondano senza che ce ne accorgiamo?

Gli scienziati hanno scoperto che quando le persone trascorrono molto tempo insieme, la loro attività cerebrale può diventare straordinariamente simile, a volte quasi identica. In questi casi, i due cervelli cominciano a funzionare in sincronia.

Ad esempio, dopo due settimane di visione degli stessi film, lettura degli stessi libri, esperienze simili nella vita e conversazioni regolari, i soggetti di un esperimento hanno adottato schemi linguistici simili, vissuto emozioni paragonabili e persino allineato le proprie prospettive. Il professor Moran Cerf della Northwestern University di Evanston, Illinois, spiega che le persone a noi vicine plasmano sottilmente la nostra percezione della realtà in modi difficili da rilevare o articolare.

I nostri cervelli interagiscono continuamente con un sistema universale di informazioni, simile a dei modem connessi a una vasta rete. Questo sistema invisibile ci permette di scambiare e ricevere informazioni.

Curiosamente, ciò che percepiamo come comunicazione “diretta” è spesso un’illusione. Ciò che una persona dice e ciò che l’altra persona sente possono differire significativamente. Gli scambi più significativi avvengono spesso attraverso canali più sottili e indiretti.

Per questo motivo incoraggio i miei studenti a studiare all’interno di un quadro unificato, utilizzando le stesse fonti e materiali di studio. Attraverso esperienze condivise, possiamo davvero avvicinarci e comprenderci più profondamente.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Chi è un vero scienziato?

“Per me stesso, sono soltanto un bambino che gioca sulla spiaggia, mentre vasti oceani di verità si trovano inesplorati davanti a me” Isaac Newton

Questo è un fenomeno normale proprio perché Newton esplorava e sentiva il mondo, quindi si considerava un bambino. Il suo atteggiamento era che se avesse trovato qualche semplice sassolino, si sarebbe considerato fortunato, senza lasciare che il suo orgoglio prendesse il sopravvento, poiché gli era stato donato.

Oggi, i metodi di contemplazione interiore che Newton utilizzava per indagare il mondo sono stati sostituiti da metodi tecnici e tecnologici. Ecco perché non ci sono più “Newton”. L’ultimo “Newton” è stato, direi, Lev Landau. Nessuno è stato più così dopo di lui.

Uno scienziato è colui che vuole capire il significato dell’esistenza del nostro mondo. Il campo scientifico in cui si opera non ha importanza, che si tratti di biologia, tecnologia, fisica o altro, ma chi cerca di capire la natura dell’esistenza del nostro mondo è un vero scienziato.

Il tempo degli scienzati del tipo “Newton” è finito. Nessuno scienziato è riuscito ad elevarsi come avrebbe dovuto per natura, perché la vera scienza è in conflitto con gli interessi dei governi. Oggi gli scienziati partecipano a vari seminari e accademie organizzati per loro. Oltre a questo, sono tenuti in silenzio e lavorano per soddisfare le richieste di realizzare varie tecnologie e armi.

Se prendessimo Newton dalla sua epoca e lo portassimo qui, così com’è, senza l’influenza di nessun altro, credo che non risponderebbe positivamente alle istruzioni per costruire bombe nucleari e all’idrogeno e altre armi. Ogni scienziato, in base alla profondità dei suoi risultati, sente contemporaneamente l’ importanza della scienza e non riesce a collegarla con le richieste egoistiche e di mercato che offrono i governi.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Vedere oltre la vista: “il paradosso dell’astronomo cieco”

Si racconta di un vecchio cieco che era seduto all’ombra del tempio quando un passante gli chiese: “Perdona la mia domanda, ma come sei diventato cieco?”. “Sono cieco dalla nascita,” rispose l’uomo. “Cosa fai?” chiese il passante. “Sono un astronomo,” rispose lui. “Guardo il sole e le stelle.” “Ma non puoi vederle!”, esclamò il passante sorpreso. “Io le vedo,” rispose l’uomo. “Sono qui.” E mise la mano sul petto.

È possibile vivere in questo paradosso, essere ciechi ma vedere, sordi e capaci di sentire la musica, e così via. È perché i nostri sensi, in  principio, si estendono dal desiderio umano di godere. Se non avessimo tali sensi, potremmo essere completamente diversi.

Se l’organo sensoriale è distaccato da noi, ad esempio, come il vecchio cieco che afferma di essere un astronomo, allora come possiamo sentire che non siamo ciechi? La risposta è guardare dentro noi stessi. Dentro di noi c’è il cielo, le stelle, assolutamente tutto. Possiamo quindi essere sordi e sentire la musica, e così via con tutti i nostri sensi, perché in realtà non abbiamo bisogno dei nostri sensi. Non abbiamo bisogno del nostro corpo. Se non avessimo corpi, sperimenteremmo pura felicità, armonia e pace.

Pertanto, le persone che mancano di questi sensi hanno la capacità di non sentire inferiorità o mancanza rispetto agli altri che hanno tali sensi. Riguardo al vecchio cieco che affermava di essere un astronomo, guardare le stelle ci mostra la parte opposta dell’universo in cui esistiamo, il che ci parla immediatamente dell’infinità dell’universo e della nostra finitezza. Possiamo scoprire l’infinità dell’universo dentro di noi, sentendoci di conseguenza muovere verso lo stato di infinito.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.