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Come può l’odio trasformarsi in amore?

Passare dall’odio all’amore può sembrare impossibile. Come può una persona che oggi prova chiaramente odio arrivare improvvisamente ad amare domani? Sembra irrealistico, persino fantastico. Eppure, una simile trasformazione è del tutto possibile, perché già viviamo in condizioni che rivelano la completa inadeguatezza della nostra natura attuale.

Guardiamo a dove è arrivata l’umanità. Nonostante tutti i nostri sforzi, i risultati raggiunti, le tecnologie e le conquiste, ci ritroviamo sempre più vuoti e insoddisfatti. Sembra che tutto ci scivoli tra le dita. Inseguiamo il successo, la ricchezza, il potere e il riconoscimento, eppure nulla di tutto questo ci porta un appagamento duraturo. Continuiamo ad avanzare sul piano esteriore, mentre interiormente rimaniamo smarriti. Per molti aspetti, siamo come cuccioli ciechi che procedono a tentoni nella vita, senza capire dove stiamo andando né perché. È una condizione tragica.

Proprio perché siamo giunti a uno stato così estremo, siamo diventati capaci di cambiare. Quando riconosciamo pienamente i limiti della nostra natura egoistica, nella quale desideriamo godere esclusivamente per il nostro beneficio, a spese degli altri e della natura, e comprendiamo che essa non può condurci alla felicità, diventiamo pronti per un modo diverso di essere. Una simile consapevolezza apre la porta alla trasformazione.

Tuttavia, non possiamo realizzare questo cambiamento attraverso i nostri stessi sforzi egoistici. Abbiamo bisogno di chiedere alla forza della natura stessa di trasformarci. A questo scopo, dobbiamo sviluppare il desiderio di una nuova natura, di un nuovo atteggiamento verso la vita e verso gli altri. Quando una simile richiesta diventa autentica, attiriamo su di noi una forza capace di trasformare i nostri sentimenti, le nostre qualità e le nostre percezioni in modi che non avremmo mai potuto immaginare.

La ragione per cui questo è possibile è che la forza fondamentale che opera nella natura è l’amore. Il Creatore è amore. Pertanto, quando ci allineiamo con questa forza e chiediamo di assomigliarle, iniziamo a vivere una trasformazione interiore. L’odio lascia gradualmente spazio alla connessione, il rifiuto alla vicinanza e la separazione all’unità.

Questa è la fase successiva dello sviluppo umano. Quanto più profonda diventa la nostra delusione nei confronti dell’egoismo, tanto più ci avviciniamo alla scoperta della forza dell’amore che esiste nella natura e all’apprendimento di come vivere secondo essa.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa simboleggia la storia del Giardino dell’Eden?

La maggior parte di noi ha incontrato per la prima volta la storia della Genesi all’asilo e l’ha poi risentita a scuola. Alcuni la considerano una sorta di leggenda, mentre altri credono che sia accaduta esattamente come viene descritta. In ogni caso, sotto la superficie si cela una spiegazione delle forze di cui siamo costituiti.

Alla base della natura esiste un’unica forza: il desiderio di dare, di elargire bontà. Questa forza genera e pone di fronte a sé una seconda forza: il desiderio di ricevere. Lo sviluppo ha inizio dall’interazione tra queste due forze. Possiamo chiamarle «cielo e terra», «luce e oscurità», oppure semplicemente più e meno.

Le particelle elementari all’interno dell’atomo, le molecole e tutto ciò che esiste, vive e si sviluppa sono costruiti sulla contrapposizione tra queste due forze e sulla connessione che si forma al di sopra della loro opposizione. Le forze positiva e negativa si combinano dando origine a forme sempre più complesse. Emergono i livelli inanimato, vegetale e animale della natura. Il sistema si sviluppa attraverso la reciproca complementarità, funzionando come un unico meccanismo, le cui parti dipendono le une dalle altre e sono armoniosamente connesse.

Si potrebbe definire questo stato «il Giardino dell’Eden», ma è ancora incompleto. Che cosa manca in questo quadro apparentemente completo? Manca il fatto che una simile connessione dovrebbe nascere attraverso la consapevolezza di sé, l’esame, la comprensione e il libero arbitrio.

In senso generale, la direzione dello sviluppo consiste nel creare un essere indipendente e completo. L’armonia esisteva già, ma l’indipendenza no, a nessun livello dell’esistenza. Pertanto, l’essere umano, la «corona della creazione», viene separato dal sistema nel quale era stato originariamente formato. Nel linguaggio biblico, viene espulso dal Giardino dell’Eden.

Questa separazione gli offre l’opportunità di esaminare, sentire, investigare e comprendere di essere opposto all’armonia che esiste nell’intero sistema. Il sistema stesso gli serve da esempio. Attraverso i suoi sforzi per agire correttamente, riceve dalla natura le forze che gli permettono di scoprire lo scopo dell’esistenza e di realizzarlo.

Nella storia della Creazione, l’umanità viene creata per ultima. Questo insegna che, come tutti gli esseri creati che l’hanno preceduta, anche gli esseri umani sono costruiti a partire dalle stesse due forze opposte, che si sono sviluppate gradualmente attraverso ciò che viene simbolicamente descritto come il primo, il secondo, il terzo, il quarto, il quinto e il sesto giorno.

Nel processo evolutivo, esseri umani e scimmie hanno condiviso un antenato comune. Forse esistevano molti tipi di antiche creature simili alle scimmie e agli esseri umani, ma un particolare tipo iniziò a svilupparsi in modo unico. In esso emerse un desiderio sempre più intenso di ricevere, acquisire, consumare, dominare, controllare, diventare padrone del mondo e sentirsi superiore a tutti gli altri.

Questo desiderio egoistico iniziò a trasformare quella creatura vivente in ciò che chiamiamo essere umano, cioè una creatura dotata sia di istinto sia di intelletto, capace di creare strumenti speciali, formare società di cacciatori-raccoglitori, sviluppare l’agricoltura, addomesticare gli animali per il proprio utilizzo e così via. Da tutto ciò è scaturito l’intero percorso della civiltà umana: il linguaggio, l’arte, la cultura, l’educazione, la scienza e la tecnologia.

Eppure sorse un problema.

La forza della ricezione, che continua a crescere negli esseri umani, è entrata in squilibrio con la forza della dazione. Di conseguenza, l’umanità vive in uno stato di disarmonia: non solo con la natura nel suo insieme, non solo con gli altri esseri umani, ma persino con se stessa.

Gli esseri umani sono diventati creature squilibrate, prive di completezza. La forza egoistica, cioè il desiderio di godere per il proprio beneficio a spese degli altri, continua a intensificarsi dentro di noi, spingendoci a una lotta costante con tutti coloro che ci circondano. Anno dopo anno cresce il timore che, alla fine, potremmo distruggere noi stessi e il mondo.

Il versetto biblico afferma:

«E Dio creò l’uomo a sua immagine.»

Che cosa significa? Come abbiamo detto, la forza predominante della natura è una forza di amore e di elargizione. Gli esseri umani sono costruiti come la sua ombra, cioè in una forma opposta.

Quando raggiungiamo uno stadio di sviluppo in cui ci rendiamo conto che tutti i nostri sforzi per raggiungere la felicità non riescono a portarci una soddisfazione duratura, che ogni vetta che conquistiamo alla fine ci annoia, iniziamo a comprendere che c’è qualcosa che non funziona nel nostro sistema operativo. Ci rendiamo conto che non saremo mai in grado di colmare il nostro vuoto interiore se continuiamo a cercare di ricevere il massimo da tutti coloro che ci circondano, sfruttando ogni cosa a nostro vantaggio, direttamente o indirettamente.

Il fatto che tutti agiscano in questo modo, consapevolmente o inconsapevolmente, impedisce a chiunque di raggiungere una vera pace, gioia, tranquillità o appagamento.

Questa consapevolezza conduce alla comprensione che il senso di completezza dipende dal raggiungimento di un equilibrio con il nostro ambiente.

A quel punto, dentro di noi si sviluppa il desiderio di raggiungere una forza equilibratrice: la forza del dare. La ricerca di questa forza conduce infine alla scoperta della forza positiva che si trova alla base della creazione.

Il metodo pratico per portare questa forza nelle nostre vite è qualcosa che deve essere studiato ulteriormente. Attraverso di esso, l’umanità può assumere la forma di una famiglia sana.

In una famiglia che funziona bene, tutti sono uguali. Nessuno viene considerato superiore o inferiore. Ognuno dipende dall’altro, si assume la responsabilità reciproca e si sente e funziona come un unico organo in un solo corpo.

Proseguendo in questo viaggio, scopriamo che l’equilibrio tra le persone non è la fine del percorso, ma soltanto l’inizio. Nella misura in cui ci connettiamo gli uni agli altri attraverso l’amore, insieme faremo irruzione in un nuovo livello dell’esistenza, un livello che trascende i limiti del tempo, dello spazio e del movimento. Questo sarà un ritorno al Giardino dell’Eden, ma questa volta arricchito dall’indipendenza, dalla comprensione e dal libero arbitrio.

È così che si realizzerà lo scopo della creazione e raggiungeremo l’obiettivo ultimo per il quale ogni cosa è stata creata fin dall’inizio: appagamento, delizia e piacere senza fine.

Auguro che il nostro viaggio abbia successo.

Basato su “Nuova Vita 190 – Ritorno al Giardino dell’Eden” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato del Cantico dei Cantici di Re Salomone?

Il Cantico dei Cantici è il più grande canto d’amore di tutti i tempi. Oltre a essere profondamente toccante, è anche ricco di significati nascosti. In un’epoca in cui persino i film raramente rappresentano il vero amore, scopriamo uno degli strati del mistero celato nel Cantico dei Cantici.

I canti sono solitamente scritti per qualcuno. Dunque, per chi è stato scritto il Cantico dei Cantici?

Secondo la saggezza della Kabbalah, il Cantico dei Cantici è stato scritto per una persona che già sente che la vita stessa è amore. Che tutta la natura è amore. Che la forza generale che governa il mondo è caratterizzata dall’amore. E anche che, ovunque non percepiamo amore, ciò rappresenta in realtà un invito a completare ciò che manca attraverso il nostro stesso amore.

Che cos’è l’amore? Quando amiamo qualcuno perché ci fa del bene, non amiamo veramente quella persona, bensì il piacere che essa ci procura. Naturalmente, ci avviciniamo a ciò che ci porta beneficio e ci allontaniamo da ciò che ci danneggia. Agiamo secondo i nostri istinti, impulsi e desideri. Pertanto, il nostro amore per qualsiasi cosa al di fuori di noi stessi è essenzialmente amore per noi stessi.

Il vero amore significa elevarsi al di sopra dei nostri desideri, sentire gli altri, partecipare alla loro esperienza, percepire ciò che desiderano e cercare di soddisfare ciò che manca loro.

In definitiva, questo è il modo in cui dovremmo rapportarci a tutti e a tutto, cioè ai livelli inanimato, vegetativo e animale della natura, così come a tutti gli esseri umani. In questo modo ci allineiamo con un mondo che è interamente amore. Dobbiamo vedere noi stessi come persone che amano tutti, cioè condividendo i desideri di ciascuno, le sofferenze di ciascuno e percependo ciò di cui ogni persona ha bisogno.

Quando ci rapportiamo al mondo in questo modo, iniziamo a scoprire che esiste davvero una forza superiore d’amore che opera in ogni cosa. Il Cantico dei Cantici inizia proprio da questa prospettiva elevata.

Attraverso la sua esplorazione e comprensione della realtà nel suo insieme, Re Salomone, il più saggio di tutti gli uomini, compose il Cantico dei Cantici. Non è una storia romantica tra due amanti, ma lo sviluppo di una relazione d’amore tra una persona e l’intera realtà.

«Il Cantico dei Cantici, che è di Salomone. Mi baci con i baci della sua bocca.»

Queste sono le sue parole iniziali.

Nello stato qui descritto, siamo uniti nell’amore a tutta la realtà a un livello molto elevato, nel quale desideriamo «baciare», cioè dare, elargire e colmare ogni cosa di bontà. Da lì, iniziamo a esaminare come approfondire ed espandere questi legami d’amore.

L’amore descritto nel Cantico dei Cantici è come indossare un nuovo paio di occhiali. Invece di guardare la realtà attraverso la lente di «Come posso consumare tutto?», ora guardo la realtà attraverso la domanda: «Come posso completare tutto? Come posso portare tutti a uno stato in cui provino piacere attraverso di me, in cui io aggiunga bontà alle loro vite?»

Questo significa amare. In uno stato simile, davanti a noi si aprono infinite opportunità di fare del bene, in ogni momento della nostra vita.

 

La mano sinistra e la mano destra

Nel Cantico dei Cantici viene detto due volte:

«La sua mano sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia.»

La sinistra e la destra simboleggiano due forze dentro di noi: una forza negativa e una forza positiva.

Naturalmente, attraverso la forza negativa percepiamo ciò che ci manca, ciò che manca agli altri e come potremmo utilizzare questa conoscenza a nostro vantaggio. Ma se il nostro desiderio è amare veramente, allora dobbiamo usare questa stessa forza sinistra, che ci permette di sentire gli altri, in modo opposto, con l’intenzione di abbracciarli.

Un abbraccio richiede due braccia. Con la forza sinistra individuiamo ciò che manca a un’altra persona. Con la forza destra la abbracciamo, cioè utilizziamo la consapevolezza dei suoi bisogni non per sfruttarla a nostro vantaggio, ma per scoprire come possiamo farle del bene. Senza la forza sinistra, che è l’ego ed è anche chiamata «inclinazione al male», non percepiremmo affatto gli altri.

Gli animali non possiedono né un’inclinazione al male né una consapevolezza degli altri in questo senso. Quando hanno bisogno di cibo, per esempio, sorge un impulso istintivo e lo soddisfano. Gli esseri umani, invece, possiedono un ego strutturato in modo univoco. Esso ci spinge continuamente a elevarci al di sopra degli altri, a essere più intelligenti, più affermati, più forti e più attraenti. Non importa come: l’importante è essere «di più».

L’ego ci spinge a trarre soddisfazione dal fatto di essere al di sopra degli altri. Per esempio, se investo nel mercato azionario e gli altri guadagnano 10.000 dollari mentre io ne guadagno 20.000, mi sento soddisfatto. Ma se mi dicessero che, invece di guadagnare 20.000 dollari, potrei guadagnarne 40.000, a condizione però che gli altri ne guadagnassero 100.000, probabilmente mi sentirei male.

Senza l’ego, l’amore non può essere raggiunto.

Per questo Re Salomone disse:

«L’amore copre tutte le trasgressioni» (Proverbi 10:12).

La perfezione della nostra relazione con gli altri, cioè l’equilibrio tra le forze sinistra e destra insieme, è ciò che viene chiamato «amore». L’espressione dell’amore consiste nel rapportarci a noi stessi come a uno strumento per soddisfare gli altri. Quando questo diventa la nostra fonte di piacere, viviamo nella sensazione stessa dell’amore.

 

La bellezza della realtà

Il Cantico dei Cantici proclama:

«Tu sei bellissima, amore mio; i tuoi occhi sono come colombe.»

E:

«Tu sei tutta bella, amore mio; in te non vi è alcun difetto.»

Tutte queste descrizioni dettagliate della bellezza testimoniano un amore immenso.

Nella vita quotidiana, una madre che ama il proprio bambino vede quel figlio come il più bello del mondo. Chiunque amiamo ci appare bello. La nostra attenzione nei suoi confronti, il desiderio di soddisfare i suoi bisogni e l’impegno che dedichiamo al suo benessere lo rendono bello ai nostri occhi.

A un livello più profondo, quando il Cantico dei Cantici descrive l’amata come bella, insegna che la creazione stessa è perfetta e non contiene alcun difetto. L’unica cosa che richiede una correzione è il nostro atteggiamento nei confronti del mondo. La donna, l’amata, simboleggia tutta la creazione, mentre l’uomo simboleggia il Creatore. Quando sviluppiamo l’atteggiamento «Ama il tuo prossimo come te stesso», anche noi scopriremo che la realtà è bella e che ogni suo dettaglio è perfetto.

 

L’amore che non dipende da nulla

Il Cantico dei Cantici è stato scritto dal livello dell’amore incondizionato.

Nei canti comuni, quando qualcuno dice «Ti amo», il significato nascosto è spesso: «Voglio usarti a mio vantaggio». Posso offrirti attenzione, affetto e persino regali per attirarti verso di me e aumentare il mio piacere.

Nel Cantico dei Cantici è il contrario. Cerco il tuo bene. Il mio amore e il mio dare non dipendono dal ricevere qualcosa in cambio. In uno stato simile, è come se io stesso non esistessi più. Vivo dentro la persona che amo.

«La mia colomba, la mia perfetta, è unica.»

Chi è questa «unica»? Tutta la creazione è un unico sistema completo, costruito sulla crescente integrazione delle forze positive e negative. La bellezza è perfezione, e la perfezione viene percepita quando vediamo come il bene e il male si completino a vicenda, come nessuno dei due possa esistere senza l’altro. Quando ciò che appare come male diventa il fondamento sul quale si rivela il bene, emerge una sensazione di completezza e di gioia.

 

Malato d’amore

Dopo aver costruito dentro di noi un atteggiamento d’amore verso tutto e tutti coloro che ci circondano, scopriamo la forza superiore presente nella natura, una forza che è interamente amore. È come se ricevessimo da essa onde di calore, onde belle e benevole che ci circondano, ci abbracciano e ci sostengono continuamente.

«Sono malata d’amore.»

L’amore ci pervade completamente, al punto che non sentiamo più noi stessi. Sentiamo soltanto l’amore che ci riempie. Usciamo da noi stessi, ci eleviamo al di sopra della nostra natura, come se non esistessimo più, e rimane soltanto questa sensazione di amore universale.

Questo è il nostro punto di unione con il Creatore, il punto di adesione, la suprema unione spirituale tra noi e la forza universale dell’amore che riempie tutta la creazione. È così che raggiungiamo il culmine del nostro sviluppo e realizziamo il pieno potenziale che risiede dentro di noi.

Basato su “Nuova Vita 189 – Cantico dei Cantici” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman

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Perché i pasti preparati dalle persone care risultano più memorabili del cibo stesso?

Un pasto preparato con amore da una madre o una nonna racchiude molto più del semplice sapore. In esso si trovano cura, calore, attenzione e un senso di appartenenza. Quindi, ciò che ci nutre non è il cibo in sé, ma il sentimento che lo accompagna.

Secondo la Kabbalah, tuttavia, queste esperienze familiari rimandano a qualcosa di molto più profondo. L’amore che riceviamo attraverso le persone è solo una forma esteriore attraverso cui una forza superiore comunica con noi. Ciò che desideriamo veramente non è il cibo, il dono o la persona stessa, ma la realizzazione, la cura e l’amore che fluiscono attraverso di loro.

Dobbiamo imparare gradualmente a riconoscere questa fonte interiore.

Le figure che un tempo ci donavano appagamento, nostra madre, nostra nonna, la nostra famiglia e le persone care, esistono nella nostra memoria e nelle nostre emozioni perché erano i canali attraverso cui sperimentavamo l’amore. Eppure l’essenza di quell’amore non scompare quando quelle figure non ci sono più. La fonte rimane.

La Kabbalah spiega che tutto ciò che abbiamo sempre desiderato esiste già nella realtà. La sfida non è creare la realizzazione, ma imparare a percepirla correttamente. Attraverso lo sviluppo interiore, iniziamo ad avvicinarci alla fonte della nostra vita.

Questo non significa che una nonna riapparirà con un piatto di cibo in mano, invitando il nipote a mangiare. Quelle forme fisiche appartengono a una particolare fase della vita. Piuttosto, sviluppiamo la capacità di connetterci con la forza che era posta dietro quelle forme fin dall’inizio.

L’umanità si sta gradualmente dirigendo verso una nuova fase percettiva. In primo luogo, le persone si allontanano dalla dipendenza da forme di appagamento puramente materiali. Poi entrano in quella che potremmo definire una realtà più virtuale, dove la connessione diventa sempre più importante. Infine, questo sviluppo conduce a una percezione spirituale della realtà.

In quello stato, sperimentiamo tutto ciò che abbiamo sempre desiderato: calore, cura, empatia, comprensione, protezione e amore. I sentimenti che un tempo provenivano dai genitori, dalla famiglia e dalle relazioni intime si rivelano in una forma più completa e universale.

La realizzazione personale non dipende più da oggetti fisici. Cibo, beni materiali e comfort esteriori sono semplici contenitori. Il vero contenuto è il sentimento che li riempie. Quando raggiungiamo la percezione spirituale, ci connettiamo direttamente con la fonte della realizzazione, anziché con il contenitore esteriore attraverso il quale essa si manifestava in precedenza.

Questa esperienza è simile a quella di un bambino piccolo che riposa al sicuro tra le braccia di una madre amorevole. Il bambino si sente completo, protetto e amato senza bisogno di analizzarne il motivo. Il raggiungimento spirituale rivela un simile senso di completezza, ma a livello cosciente.

A poco a poco, iniziamo a comprendere che ogni espressione d’amore che abbiamo incontrato nel corso della vita ha avuto origine da un’unica fonte. Ciò che si è manifestato come madre, nonna, famiglia, amici o persone care era in definitiva il Creatore che si rivelava attraverso diverse forme.

Inizialmente, sembra che le persone siano la fonte dell’amore che riceviamo. In seguito, scopriamo che erano solo messaggeri. Dietro ogni gesto di premura si celava la stessa forza che governa la realtà stessa.

Questa consapevolezza trasforma il nostro modo di vedere la vita. Invece di cercare appagamento in innumerevoli forme esteriori, iniziamo a percepire la fonte che si cela dietro di esse. Ogni calore, gentilezza e sensazione di essere amati vengono riconosciuti come provenienti dalla stessa forza superiore.

Pertanto, la rivelazione del Creatore non è un’idea filosofica astratta. È la scoperta della fonte di ogni appagamento, amore, cura e connessione. Arriviamo a sentire che non c’è veramente nessun altro all’infuori di Lui e che tutto ciò che abbiamo mai ricevuto proviene da quell’unica fonte.

In questa prospettiva, non manca nulla. Il calore che le persone cercano per tutta la vita si rivela come l’essenza stessa della realtà.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 23 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il secondo dei Dieci Comandamenti?

Il secondo comandamento afferma: «Non avrai altri dèi all’infuori di Me.» Questo è il secondo precetto e insegna che non dobbiamo immaginare la forza superiore in forme o figure diverse.

Piuttosto, solo ciò che raggiungiamo concretamente, attraverso le connessioni tra le persone, può essere considerato la forza superiore che dimora nelle nostre relazioni.

In altre parole, è solo attraverso la connessione reciproca che possiamo giungere alla percezione di Dio, la forza superiore, la cui natura è quella della dazione e dell’amore.

La formula generale dello sviluppo spirituale è: «Dall’amore per gli altri all’amore per il Creatore.» Solo attraverso l’amore per gli altri possiamo raggiungere la forma più elevata di amore nella realtà, chiamata anche «amore per il Creatore.» Così si raggiunge la qualità dell’amore puro e della dazione.

Basato su “Nuova Vita 159 – I Dieci Comandamenti, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In una società profondamente divisa, come possono gli individui che nutrono forti convinzioni personali impegnarsi per un senso di unità nazionale?

Come possiamo sentire di appartenere a un’unica nazione insieme a qualcuno che la pensa esattamente all’opposto di noi, che si comporta in modi che ci fanno infuriare e che ci dà l’impressione di stare trascinando il nostro stesso Paese verso il collasso?

Fermiamoci un momento.

Immaginiamo di essere marito e moglie. Condividiamo una casa, un letto, una cucina, dei figli, una famiglia. All’improvviso, ci troviamo in disaccordo su una questione politica.

E allora? Significa forse che il giorno dopo ci svegliamo pensando di non poter più vivere con una persona del genere?

Il pluralismo è un bene per la società e la diversità di opinioni favorisce lo sviluppo. Nessuno dovrebbe reprimere le idee degli altri. Tuttavia, al di sopra di tutto, deve esserci un accordo fondamentale: siamo un’unica famiglia. E, inoltre, la serenità della famiglia è per noi più importante di qualsiasi opinione personale.

Domani potremmo avere idee diverse e anche questo è una benedizione. Ma il valore più alto e costante è che siamo una famiglia.

Se qualcuno comincia a considerare la propria opinione più importante della relazione stessa, con il coniuge o con i figli, allora la famiglia si disgrega.

La sopravvivenza di una nazione dipende innanzitutto dalla capacità di costruire un senso di appartenenza familiare. Nel nostro Paese dobbiamo creare processi che colleghino i nostri cuori, fino a farci sentire calore e vicinanza reciproca.

In Israele, dove vivo, questo non è ancora accaduto. Non è accaduto fin dalla fondazione dello Stato. Siamo un insieme di esuli riuniti, al massimo fratelli nella difficoltà. E, a dire il vero, negli ultimi tempi sembra che nemmeno questo legame resista più.

«L’amore copre tutte le trasgressioni», è scritto nelle fonti. Questa è la direzione che dobbiamo prendere. Prima costruiamo l’amore per Israele; poi ci sediamo a discutere delle nostre opinioni.

Allora tutto apparirà diverso. Saremo in grado di affrontare i problemi da una prospettiva più elevata.

Potremmo persino scoprire che lo sforzo di fare spazio agli altri nel nostro cuore ha fatto dissolvere i problemi stessi, dando origine a una nuova realtà.

Basato su “New Life 153 – Il conflitto israelo-palestinese, parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché i tuoi obiettivi potrebbero sembrarti vuoti e privi di significato

L’umanità sta attraversando una transizione interiore molto profonda, anche se esteriormente sembra ancora la stessa. Per generazioni siamo stati guidati da motivazioni chiare: studiare, ottenere risultati, costruire una carriera, guadagnare di più e avere successo sul piano materiale. Questi obiettivi derivavano dalla naturale crescita dell’egoismo umano, cioè dal desiderio di trarre piacere esclusivamente per il proprio beneficio, anche a scapito degli altri.

Oggi, però, sta avvenendo un cambiamento fondamentale. Le stesse pulsioni esistono ancora, ma stanno gradualmente perdendo significato. Cominciamo a percepire, anche se inconsciamente, che tali sforzi non riescono davvero a darci appagamento. Possiamo raggiungere i livelli più alti di ricchezza, prestigio, conoscenza e sentirci comunque vuoti. Questa sensazione segna una tappa importante nell’evoluzione della specie umana.

L’umanità sta iniziando a superare la ricerca di appagamento esterno e viene orientata verso l’interno, verso un diverso tipo di soddisfazione.

Inizialmente le persone cercano ancora di compensare con lo sport, i viaggi, le competizioni e altri successi, ma anche queste attività cominciano a perdere attrattiva, mentre emerge una domanda più profonda: «A che scopo tutto questo?». Questa domanda dissolve gradualmente il valore di tutto ciò che un tempo sembrava essenziale.

Che cosa rimane, allora?

Cominciamo a comprendere che il vero campo della vita non si trova all’esterno, ma nelle nostre relazioni con gli altri e dentro di noi. Non è in ciò che possediamo o otteniamo, ma nel nostro atteggiamento.

La traiettoria futura dell’umanità si dirige verso uno stato in cui saremo principalmente interessati a vivere in una connessione calma, pacifica ed equilibrata. Non vorremo danneggiare gli altri né creare un’atmosfera negativa. Invece di competere, confrontarci e aspirare continuamente a qualcosa di più, cercheremo l’armonia nella vasta rete delle relazioni umane.

La vita materiale non scomparirà, ma diventerà essenziale e sufficiente. Lavoreremo soltanto nella misura necessaria a sostenere noi stessi e la nostra famiglia. Il lavoro non sarà percepito come una pressione o un peso, ma come una partecipazione naturale alla vita.

Inoltre, l’intera definizione di lavoro si sposterà verso l’interiorità. Il nostro vero lavoro diventerà lo sviluppo di un atteggiamento corretto nei confronti degli altri. Quando inizieremo a sentire che gli altri si relazionano a noi con la stessa calma e benevolenza, entreremo in un tipo di esistenza completamente diverso. Sarà come vivere all’interno di un campo di reciproca benevolenza, una rete di connessioni positive.

In quello stato, la realizzazione non deriverà da ciò che riceviamo, ma dalla qualità stessa della connessione.

È qui che avviene un cambiamento fondamentale. Ciò che un tempo sembrava uno sforzo enorme,  superare l’ego umano che divide e separa, diventerà naturale. E non grazie ai nostri sforzi individuali: una forza superiore presente nella natura, una forza di equilibrio e armonia, inizierà ad agire. Quando smetteremo di opporci a essa e ci allineeremo a questo processo, tutto diventerà più semplice, più sereno e quasi privo di sforzo.

Per questo motivo molti dei sistemi che abbiamo costruito, come l’istruzione, le carriere e la competizione continua, passeranno gradualmente in secondo piano nelle nostre vite. Tuttavia, avranno assolto il loro compito: portare l’umanità a riconoscere che non rappresentano il vero obiettivo nel quale vale la pena investire se stessi.

Ciò verso cui l’umanità si sta dirigendo è uno stato di equilibrio interiore, considerazione reciproca e connessione silenziosa.

In quella quiete, in quella calma rete di relazioni, iniziamo a percepire la forza sottostante della natura stessa: una forza di amore, di dazione e di connessione completa.

A quel punto, la vita diventa armoniosa, pacifica e semplice. Avremo ciò di cui abbiamo bisogno, faremo ciò che è necessario e vivremo il resto della nostra esistenza in una connessione armoniosa con gli altri. Non accadrà da un giorno all’altro, ma la direzione è già stata tracciata.

Basato su “Perché i tuoi obiettivi potrebbero sembrare vuoti e privi di significato” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo amare gli altri?

Immagina di relazionarti con gli altri come un genitore amorevole si relaziona con i propri figli, che tu sia severo o gentile non importa, ma sempre con amore. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo acquisire verso tutte le persone.

Tuttavia, quando qualcuno legge queste parole e si rende sinceramente conto di essere incapace di un simile atteggiamento, di non poter amare gli altri in questo modo, questa consapevolezza non è ancora una preghiera. È un esame di coscienza. È un momento di verità, quando una persona inizia a comprendere quanto sia lontana da ciò che è richiesto, di quanta correzione necessiti realmente.

Da questa consapevolezza, comincia a formarsi un desiderio più profondo. Iniziamo a sviluppare un’esigenza interiore, una richiesta di cambiamento. Iniziamo a giudicarci con maggiore chiarezza, allora possiamo rivolgerci alla forza originaria che ci ha creati e ci sostiene con una richiesta: “Correggimi, perché io non sono in grado di correggermi da solo!”.

Non possiamo cambiare la nostra natura egoistica, che ci porta a dare priorità ai nostri desideri rispetto a quelli degli altri. Solo la forza originaria che ci ha creati può farlo. Ma lo fa solo in risposta a una nostra genuina esigenza, a una richiesta interiore e alla nostra perseveranza. Pertanto, non dobbiamo indugiare, ma dobbiamo soddisfare tale esigenza il più rapidamente possibile.

Partiamo da un precetto semplice ma assoluto: amare tutti. Desideriamo raggiungere questo stato, ma scopriamo di non poterlo fare. Da questo divario tra lo stato desiderato e quello effettivamente esistente, nasce una vera e propria richiesta: “Lo desidero, ma non riesco a raggiungerlo. Aiutatemi!”.

Questo è già l’inizio del cammino verso la trasformazione spirituale, verso l’amore per gli altri come amiamo naturalmente noi stessi.

Basato su “Conversazione con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 26 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’amore tra un genitore e un figlio è tutto ciò che conta, oppure esistono altre forme d’amore altrettanto potenti?

L’amore tra un genitore e il proprio figlio è senza dubbio la più forte manifestazione d’amore in natura. Tuttavia, dovremmo raggiungere un livello tale da relazionarci con gli altri come un genitore amorevole si relaziona con i propri figli.

Se però ci sforziamo di sviluppare un amore per gli altri simile a quello che un genitore prova per i propri figli, se leggiamo ogni giorno materiale su come raggiungere un amore del genere e ci mettiamo onestamente alla prova, scopriamo che semplicemente non ci riusciamo. Non possiamo amare veramente gli altri in questo modo. In quel momento, potremmo dire che non possiamo amare gli altri nella stessa misura in cui amiamo i nostri figli. Eppure, questa non è ancora una preghiera. È una fase di esame. Iniziamo a valutare il nostro atteggiamento verso gli altri e ci rendiamo conto di quanto siamo lontani dallo stato di amore per il prossimo. Così facendo, scopriamo in che misura abbiamo bisogno di essere corretti.

Da questa consapevolezza, inizia a formarsi una vera e propria richiesta. Ci rivolgiamo alla forza primordiale della natura, una qualità di amore, dazione e connessione che crea e sostiene tutta la vita, che nella saggezza della Kabbalah chiamiamo “il Creatore”. Ci appelliamo a questa forza, al Creatore, e chiediamo una correzione della nostra natura che antepone costantemente l’amor proprio all’amore per gli altri. Comprendiamo di non poter cambiare noi stessi e che l’unico che può correggerci è il Creatore. Ma il Creatore agisce solo in conformità alla nostra richiesta, alla nostra supplica e alla nostra preghiera.

Si tratta di un processo spirituale, che in teoria è molto chiaro. Innanzitutto, immaginiamo lo stato ideale di raggiungere un atteggiamento autentico di amore per il prossimo. Poi cerchiamo di avvicinarci a quell’atteggiamento e scopriamo di non esserne capaci. Questa consapevolezza fa nascere in noi una sincera richiesta di aiuto. Quindi, ci rivolgiamo al Creatore e Gli chiediamo di operare la correzione che non riusciamo a compiere da soli.

Quindi, se desideriamo veramente raggiungere lo stato di amare gli altri e ci rendiamo conto di non poterlo fare da soli, lo chiediamo. Questa richiesta diventa l’inizio di una preghiera sincera.

Basato sulla “Conversazione con il Dr. Michael Laitman” di KabTV, tenutasi il 26 febbraio 2026 con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono i modi migliori per superare un grande dolore causato da un tradimento?

Quando proviamo un terribile senso di tradimento, quando ci brucia interiormente e riusciamo a malapena a sopportarlo, in quel preciso istante, o almeno dopo che il primo fuoco si è un po’ placato, dobbiamo reindirizzare tutto verso la fonte da cui proviene. Non dobbiamo indirizzarlo verso la persona che sembra averci tradito, ma verso la forza primordiale che ha creato e sostiene la realtà, il Creatore.

Quella persona che percepiamo come traditrice c’entrava davvero qualcosa? Più ci avviciniamo alla verità, più ci renderemo conto che la persona che apparentemente ci ha tradito è solo una marionetta e che chi la manovra è il Creatore.

Non possiamo pretendere nulla da chi ci ha “tradito”. Siamo solo strumenti. Quando iniziamo a vederla in questo modo, la calma arriva gradualmente. Smettiamo di vedere traditori e nemici intorno a noi. Vediamo solo burattini e, al di sopra di essi, il Creatore che muove i fili.

Invece di odiare o incolpare qualcuno, dobbiamo cambiare noi stessi e il nostro atteggiamento verso il Creatore. Se iniziamo a cercare di vedere il Creatore dietro ogni cosa che ci accade, allora dovremo ridefinire completamente la verità e la menzogna, la lealtà e il tradimento. Questi concetti finiscono per dissolversi. Non esiste il tradimento da parte di una persona perché non esiste una “persona” indipendente che abbia la capacità di tradire. Non esiste amore o odio tra le persone nel modo in cui lo immaginiamo, né devozione o lealtà nel senso usuale. Tutto è una relazione tra la persona e il Creatore.

Naturalmente, quando iniziamo a comprendere questo, la prima reazione potrebbe essere: “Allora lo odio!”. Certo. Se odiamo qualcuno, in realtà, odiamo il Creatore. Tutte le nostre relazioni sono con Lui soltanto. Tutto ciò che appare buono o cattivo tra le persone è orchestrato da Lui. Egli mette in scena tutte queste storie, drammi e misteri affinché finalmente mettiamo da parte il mondo e ci relazioniamo direttamente con Lui.

Perché fa questo? Affinché diventiamo puri nel nostro atteggiamento: o egoisti assoluti che si oppongono apertamente a Lui o altruisti assoluti che aderiscono a Lui. Non tollera mezze misure. Pertanto, dobbiamo sintonizzarci unicamente con il Creatore e relazionarci solo con Lui.

Come si trasforma l’odio in amore? Si trasforma in preghiera. Una preghiera in cui desideriamo vedere le Sue azioni dietro ogni cosa che accade, in noi stessi e intorno a noi. Desideriamo scoprire che “non c’è nessun altro all’infuori di Lui”, come è scritto. Questa è la preghiera principale: che il Creatore ce lo riveli.

Questa è la trasformazione più fondamentale che possiamo subire. Cambia tutto nella nostra vita. Ribalta l’intera immagine della realtà. Laddove pensavamo di essere connessi ad altre persone, dipendenti da loro e di agire nei loro confronti, scopriamo invece che non c’è nessuno e niente al di fuori dell’unica forza d’amore e di dazione, il Creatore, posta dietro ogni cosa e ogni persona. In una tale consapevolezza, il mondo intero si trasforma.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 22 gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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