Pubblicato nella 'Struttura dell’universo' Categoria

Interiorizzare i desideri altrui

Questo viene chiamato “il dolore della Shekinah”. Ovvero, il fatto che il Creatore non possa impartire la gioia e il piacere come vorrebbe, poiché il Suo desiderio è di fare del bene alle Sue creature (Rabash, “Che cosa significa, nel Lavoro, ‘Quando Israele è in esilio, la Shechinah è con loro’?”).

Domanda: Perché diciamo “il dolore della Shekinah” e non “il dolore del Creatore”?

Risposta: Perché la rivelazione del Creatore dal punto di vista dell’essere creato appare come un’immagine riflessa della Malchut corretta. Questo serve da esempio per Malchut di come dovrebbe essere. Ma naturalmente, è il dolore del Creatore per l’incapacità di donare agli inferiori.

Rabash scrive che la luce è chiamata Shochen, e il vaso che la riveste è chiamato Shekinah. Pertanto, la Shechinah è la percezione del dolore del Creatore nell’essere inferiore, perché l’essere inferiore lo sente nei propri vasi.

Il Creatore vuole dare a lui. Questo non si riferisce esattamente al Creatore stesso, ma all’atteggiamento del Creatore nei nostri confronti.

Domanda: Ma perché non riguarda il rapporto del Creatore con Sé stesso?

Risposta: Perché questa rivelazione avviene in Malchut, che si trova in uno stato in cui può sentire il dolore altrui e agire di conseguenza attraverso il dare.

In sostanza, il dolore della Shekinah è il dolore di Malchut. Non significa che il Creatore si penta o provi dolore; piuttosto, Malchut rivela quanto grande sia il proprio dolore, quanto profondamente si rammarica che il Creatore non possa dare ad essa.

Tutto qui è focalizzato specificamente sul vaso dell’essere inferiore, perché il vaso dell’essere inferiore è pronto a sentire questo dolore, avendo già attraversato la correzione di Hafetz Hesed. Altrimenti, non sarebbe in grado di sentire il dolore di un altro.

Hafetz Hesed significa che non desidero nulla per me stesso, quindi sono in grado di essere colmato dai desideri di un altro.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/03/2026, Rabash, “Che cosa significa, nel Lavoro, ‘Quando Israele è in esilio, la Shechinah è con loro’?”

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Elementi del mondo spirituale

Domanda: Che cos’è questo stato della creazione in cui sono presenti tre componenti: Igulim (cerchi), Kav (linea) e Tzinor (tubo)?

Risposta: Si tratta di elementi che esistono nel mondo spirituale per coordinare le azioni delle Sefirot o dei Partzufim.

Domanda: Qual è nato prima, Igulim o Kav?

Risposta: Gli Igulim sono nati prima e, dopo la restrizione che subisce la creazione, appare Kav, che è una linea che collega gli elementi della creazione.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 20/09/2025, Lo studio delle dieci Sefirot

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Un cerchio e una linea nella spiritualità

Domanda: Quando sento le parole “cerchio”, “linea” o “Sefira“, nella mia mente compaiono immagini di questo mondo. Come dovrei immaginare e percepire correttamente cosa siano un cerchio o una linea?

Risposta: Questi sono modi diversi in cui la luce si diffonde. Un cerchio è la diffusione della luce senza alcuna limitazione, mentre una linea (Kav ) avviene con limitazioni.

Domanda: Possiamo raggiungere qualcosa di diverso dal Kav, ad esempio l’Igul (cerchio)?

Risposta: No, noi possiamo raggiungere solo la linea (Kav), ma al suo interno raggiungiamo tutto ciò che è necessario. Il Creatore si rivela proprio in questo modo.

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21/09/2025, “Lo studio delle Dieci Sefirot

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La correzione attraverso l’educazione

Nell’antichità, esistevano città speciali dove venivano mandati i criminali. Potevano rifugiarsi in queste città e vivere lì per circa sette anni. Dopo questi sette anni, erano liberi di spostarsi e nessuno aveva il diritto di avanzare rivendicazioni contro di loro.

Ovvero, da un lato una persona è colpevole di aver commesso un crimine. Dall’altro lato noi comprendiamo che questa è una colpa collettiva di tutti. Ciò che le è accaduto doveva arrivare dall’alto come parte del sistema globale e noi le abbiamo dato l’opportunità di correggersi. Eravamo responsabili per lei!

Una persona si corregge attraverso l’educazione. I criminali non se ne stavano semplicemente seduti in queste città rifugio senza far niente; si impegnavano nello studio e nell’apprendimento. Venivano specificamente addestrati per raggiungere la correzione attraverso varie discussioni, lezioni ed esercizi. Alla fine, la società se ne occupava perché era responsabile del fatto che tali individui emergessero al suo interno.

Domanda: Perché esattamente sette anni?

Risposta: Perché il settimo stadio segna il completamento del periodo di Zeir Anpin e Malchut. Zeir Anpin è costituito da VAK (sei Sefirot) e Malchut è la settima. Quando tutto ciò che proviene da Zeir Anpin fluisce in Malchut, il ciclo è completo.

Inoltre, ci sono trasformazioni che si verificano solo una volta ogni 50 anni (7×7=49) che portano a quello che viene chiamato l’Anno del Giubileo. Il sistema funziona da solo in questo modo. Molti elementi sono legati a questa struttura: come si sviluppa, come ci spinge in avanti e così via. Spingendoci in avanti per sette anni, si rinnova in modo efficace.
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Da “I Got A Call. Negative Properties” di KabTV 14/06/10

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Il mondo spirituale è infinitamente bello

Immaginiamo erroneamente l’infinito come una sorta di spazio infinito. Ma l’infinito nel mondo spirituale significa illimitato riempimento. Questo è uno stato dove tutti i nostri desideri, che sono limitati in se stessi, vengono corretti per dare.

Le dieci Sefirot sono l’infinito; 125 gradini spirituali sono l’infinito. Nel mondo spirituale tutto è infinito. Questo è solo per noi in modo da poter stabilire il nostro atteggiamento secondo cui lo spirituale è diviso in dieci Sefirot, 125 gradini in ogni mondo, ecc.

Tutte queste divisioni esistono solo relativamente a noi, ma di fatto ogni qualità spirituale è infinita. Non importa quale qualità tocco, l’infinito viene rivelato dietro di essa.

In essenza, la creazione è HaVaYaH, cinque fasi. Ma quando questa HaVaYaH vuole diventare simile al Creatore comincia a dividersi di nuovo, e di nuovo, e ancora..e perciò diventa infinita.

Se Malchut del mondo dell’infinito avesse accettato la luce nella forma in cui è stata creata sarebbe stata semplicemente HaVaYaH. Ma poiché non può accettare la luce tutta in una volta e deve operare in modo opposto alla sua natura iniziale, tutta la creazione è divisa infinitamente.

L’infinito non è una misura numerica, ma qualitativa. Nel nostro mondo, il concetto di infinito non esiste, e per questo non possiamo comprenderlo veramente. È qualcosa che possiamo solo sperimentare: “vieni e vedi”. Anche all’interno del nostro mondo, se cerchiamo di approfondire un’idea particolare o di esplorare qualcosa, un numero infinito di strati e sfumature cominciano a rivelarsi.

La creazione è completamente libera dai confini di questo mondo, che imponiamo attraverso i nostri organi sensoriali. Percepiamo tutto attraverso il nostro desiderio di ricevere, che proietta una realtà immaginaria e finita, un quadro deliberatamente semplificato che ci permette di esistere con la nostra comprensione primitiva ed egoistica.

Ma quando rompiamo questo guscio iniziamo a comprendere cos’è l’infinito. L’infinito si rivela nella nostra percezione e, noi stessi diventiamo infiniti. Ci diventa chiaro che tutto è infinito perché noi siamo infiniti, e la nostra percezione diventa infinita, e non c’è nulla di complesso in questo.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 27/03/18, Scritti di Baal Sulam “Lo studio delle dieci Sefirot” (TES)

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L’azione di due forze

Ci sono solo due forze che operano nell’universo. Quella egoistica è quella in cui esistiamo ora. È artificiale e immaginaria, e di fatto non esiste perché è solo un riflesso della proprietà del Creatore: “Non c’è nessuno tranne di Lui”.

Per determinare che non c’è nessun altro all’infuori di Lui, è necessario che ci sia qualcosa di opposto, poiché la creazione è fatta in modo tale da poter ottenere la luce solo dall’oscurità, il bene dal male, e così via. Altrimenti non saremmo in grado di percepire un singolo effetto, azione o proprietà.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 9/5/19, Preparazione al convegno in Moldavia “Rivolgersi al Creatore”

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La Kabbalah: la scienza del dare

Domanda: Per molti anni abbiamo attraversato uno sviluppo inconscio durante il quale il nostro desiderio di essere riempiti, di ricevere piacere, si è costantemente evoluto. E cos’è lo sviluppo cosciente?

Risposta: Lo sviluppo cosciente è quando cominciamo a capire che non possiamo vivere solo con il desiderio di godere, di essere riempiti. Oltre al desiderio di ricevere, vogliamo anche essere nel desiderio di dare. E qui sorge il problema: Come possiamo svilupparci nel desiderio di dare?

Qui ci viene in aiuto la Saggezza della kabbalah. Attraverso lo studio diventa chiaro come sviluppare questo in noi stessi.

La scienza del dare è la Saggezza della kabbalah. È in contraddizione con tutte le scienze, i metodi, e le teorie che, senza eccezione, si occupano solo del desiderio di ricevere, su cui si basa l’intera natura del nostro mondo.

 

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Dalla “Prefazione alla Saggezza della kabbalah” di KabTV’s 27/8/23

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Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Cosa sai del sistema in cui viviamo?

Viviamo in un unico sistema globale-integrale, che ha una richiesta specifica verso di noi.

Qual è la sua richiesta?

È che ci adattiamo alle sue leggi globali-integrali.

Il sistema in cui viviamo ci spinge a connetterci ad esso in modo armonico-interdipendente, come parti di un sistema analogico.

Noi, al contrario, agiamo in modo negativo gli uni verso gli altri. Diamo priorità al beneficio di noi stessi rispetto a quello degli altri e dell’intero sistema.

Questo atteggiamento è distruttivo.

Porta a una proliferazione di sfruttamento, manipolazione e abuso nelle nostre connessioni e all’esaurimento delle risorse del nostro pianeta. In altre parole, attualmente vogliamo, pensiamo e agiamo in modo opposto alle leggi del sistema globale-integrale in cui esistiamo.

Di conseguenza, riceviamo una miriade di risposte negative dal sistema, tutti i tipi di problemi e crisi su scala personale, sociale, economica ed ecologica: dall’aumento della depressione, dello stress, dell’ansia e della solitudine alle varie guerre e altri conflitti, fino ai disastri ecologici e alle pandemie.

Il sistema globale-integrale in cui viviamo risponde ai nostri atteggiamenti nei suoi confronti, ossia ai nostri atteggiamenti reciproci e verso la natura in generale.

Possiamo fare di questa informazione quello che vogliamo, ma alla fine dovremo imparare come funziona questo sistema con la totale interconnessione e interdipendenza tra le sue parti, le sue leggi integrali, e raggiungere la comprensione di come condurre una vita armoniosa e pacifica mentre viviamo in esso.

Se non apprendiamo le leggi del sistema, ne risentiremo sempre più negativamente, perché la sua forza di protezione prevarrà sempre.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

L’Universo è infinito?

La differenza tra noi e il Bore è infinita.

Chi o che cosa è il Bore? Esso, o Lui, è la essenza dell’amore e della dazione, l’opposto della nostra essenza, la ricezione.

Nella nostra opposizione al Bore, percepiamo una piccolissima parte dell’universo infinito.

Siamo limitati in quanto esseri creati. Tuttavia, proprio perché siamo esseri creati, possiamo avvicinarci al Bore, rivelarLo, capirLo, e sentirLo in base alla nostra equivalenza della forma con Lui.

In altre parole, nella misura in cui accettiamo su di noi la qualità d’amore e di dazione del Bore, saremo in grado di percepire correttamente l’universo come la vera essenza d’amore infinito del Bore.


Contenuti scritti ed editati da studenti basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Perché non possiamo vedere oltre l’universo

Il nostro universo, dicono i cosmologi, è cominciato con un big bang e non ha mai smesso di espandersi da allora. Spiegano che non possiamo vedere o fare ricerche al di là dell’universo nel quale dimora il pianeta Terra. Non è per un’ottica inadeguata che non possiamo studiare al di fuori del nostro universo, ma perché le leggi della fisica rendono impossibile scoprire cosa esiste al di là del nostro universo, ammesso che esista qualcosa.  Il motivo per cui gli scienziati sostengono questo non è perché questa sia la verità assoluta, ma perché non hanno gli strumenti adatti per esplorare oltre il nostro universo. Tuttavia, tali strumenti esistono e, se li otterranno, sapranno cosa c’è là fuori e lo vedranno con la stessa chiarezza con cui ognuno di noi vede l’altro.

Quando i produttori di telefoni cellulari vogliono migliorare le loro fotocamere, possono farlo principalmente in due modi. Il primo, ovvio, è quello di migliorare l’hardware della fotocamera: gli obiettivi, l’otturatore, ecc. L’altro modo è migliorare la “mente” che decifra ciò che gli obiettivi catturano. Ciò avviene impiegando software più sofisticati, algoritmi migliori e unità di elaborazione più efficienti per gestire le capacità di calcolo che “capiscono” con maggiore precisione ciò che le lenti vedono e, in questo modo, producono un’immagine più dettagliata utilizzando le stesse ottiche.

Nello studio dell’universo, dobbiamo fare lo stesso. Per quanto le nostre ottiche possano essere perfezionate, c’è un limite che non potranno mai superare. Per andare oltre quel confine, dobbiamo migliorare la “mente” che comprende le immagini, che in questo caso siamo noi.

Percepiamo l’intero mondo attraverso una mente molto orientata agli obiettivi, e l’obiettivo è servire il proprio interesse. Se qualcosa non serve a questo interesse personale, la mente non lo percepisce. Pertanto, per cogliere ciò che va oltre il nostro interesse immediato, dobbiamo abbracciare altri “interessi” e farli nostri. In parole povere, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri tanto quanto ci prendiamo cura di noi stessi.

Pensiamo alla nostra capacità di visione. Ciascuno dei nostri occhi vede il mondo in due dimensioni. Tuttavia, quando le immagini che entrambi i nostri occhi vedono arrivano al cervello, questo le elabora e costruisce un’immagine tridimensionale. Se fossimo “bloccati” con l’immagine di un solo occhio, non saremmo in grado di vedere la profondità e non percepiremmo mai il mondo come tridimensionale.

Lo stesso vale per la nostra percezione del mondo. È come se la nostra percezione personale fosse un occhio e quella di un’altra persona un altro occhio. Finché siamo confinati alla nostra percezione, siamo vincolati ai limiti che la nostra percezione consente, una sorta di percezione “bidimensionale”. Tuttavia, se “vediamo” il punto di vista dell’altro e li fondiamo, la nostra percezione del mondo acquisterà una dimensione completamente nuova e ci darà una comprensione molto più piena e ricca del mondo.

Per raggiungere questo obiettivo, però, dobbiamo abbandonare il nostro atteggiamento egocentrico. L’immagine distorta che ci presenta è la causa di tutti gli errori che commettiamo in questo mondo, come individui, come società e come nazioni. Poiché percepiamo gli altri come un’opposizione, cerchiamo di annullarli. Se ci rendessimo conto che gli altri non si oppongono a noi, ma ci completano, saremmo in grado di accogliere la loro percezione, di fondere la nostra percezione con la loro e di creare una percezione del mondo completamente nuova e veritiera (!).

Ora, immaginiamo di poterlo fare non solo con un’altra persona (un secondo occhio, per così dire), ma con ogni persona del pianeta. Le rivelazioni che potremmo scoprire sono illimitate. In questo stato, non ci sarà davvero fine a ciò che saremo in grado di percepire attraverso la nostra “visione” multidimensionale, acquisita cambiando il nostro atteggiamento verso gli altri da egocentrico a inclusivo. Più ci pensiamo, più ci rendiamo conto che la soluzione ai nostri problemi non sta in macchine migliori, ma in noi migliori.

Didascalia della foto:
Il telescopio spaziale James Webb celebrato con un francobollo delle Poste americane.