Pubblicato nella 'Studio della saggezza della Kabbalah' Categoria

Quali sono i segreti più interessanti della Bibbia?

Nessun libro ha influenzato il mondo più della Bibbia. Ha gettato le basi per lo sviluppo della civiltà umana, della cultura, dell’arte, dell’istruzione, del diritto e molto altro. In un certo senso, tutto affonda le proprie radici in essa.

Che cosa rende la Bibbia unica? Il fatto che il suo protagonista sia Dio. Egli parla, agisce, ammonisce, punisce, diffonde la Sua presenza tra gli esseri umani e dirige tutti gli avvenimenti. La Torah, i Profeti e gli Scritti descrivono il rapporto tra l’essere umano, la società e la forza superiore: come le persone dovrebbero organizzare la propria vita secondo la chiamata di Dio e fino a che punto riescano oppure falliscano, nel realizzarla.

La Bibbia rivela la legge della connessione tra gli esseri umani e la forza superiore. Spiega come armonizzarsi con essa e, così facendo, raggiungere una vita virtuosa. Approfondisce l’argomento in dettaglio, trattando i pensieri umani, il comportamento verso se stessi, le proprie famiglie, gli altri, la società e anche i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Insegna come elevare tutti questi aspetti a una connessione reciproca più profonda, nella quale la Divinità possa dimorare.

La Torah, dal termine ebraico che significa “istruzione” ( Hora’ah ), insegna come comportarsi in ogni situazione della vita. Il suo principio fondamentale è “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Seguendo questo principio possiamo sempre progredire nella giusta direzione. Il problema è che nel corso della storia le persone hanno interpretato i suoi insegnamenti in modi egoistici e opportunistici.

Sono state scritte innumerevoli interpretazioni della Bibbia: alcune da persone che ne hanno compreso profondamente il significato, altre da chi non è riuscito a coglierlo. La Bibbia è composta da quattro livelli di interpretazione, noti con l’acronimo PARDES: Peshat (significato letterale), Remez (suggerimento), Drush (interpretazione) e Sod (segreto). Possiamo leggere le sue parole in modo superficiale oppure penetrarne il significato interiore. Il livello del nostro sviluppo determina ciò che vedremo nel testo e la profondità con cui lo comprenderemo.

I saggi che riuscirono a penetrare nelle profondità del libro scoprirono che esso non è semplicemente un insieme di lettere e parole stampate sulla carta o sulla pergamena. È un vero e proprio sistema operativo. Secondo questo sistema dobbiamo «programmare» noi stessi e organizzare le nostre caratteristiche, i nostri desideri e i nostri pensieri affinché corrispondano a ciò che il libro insegna. Così come un software viene installato in un computer per definire le relazioni tra i suoi componenti e il loro modus operandi, allo stesso modo la Torah è destinata a organizzare l’essere umano.

Studiare la Torah, nel senso più profondo del termine, significa programmare il nostro mondo interiore secondo le sue istruzioni. Chi riesce a farlo inizia a scorgere vette e abissi della realtà prima invisibili. Percepisce le forze che si celano dietro all’immagine del mondo ricevuta attraverso i cinque sensi e che governano ogni cosa fin nei minimi dettagli. Queste persone leggono la realtà in profondità ed essa diventa per loro come un libro aperto. Scoprono un mondo completamente diverso e comprendono che la Torah è nata per aprire una nuova percezione della realtà.

Il metodo per accedere alla dimensione interiore della Torah è insegnato dalla saggezza della Kabbalah. In generale, esso si basa sul lavoro in un piccolo gruppo di circa dieci persone, guidato da un insegnante esperto. L’obiettivo è elevarsi al di sopra della propria natura egoistica e acquisire una nuova natura fondata sull’amore per gli altri, rivelando così tra i membri del gruppo la forza superiore, la cui essenza è puro amore e dazione.

Quando nel gruppo si sviluppa il desiderio di essere «come un solo uomo con un solo cuore», esso diventa capace di «ricevere la Torah». Si tratta di una forza speciale, chiamata anche «la luce che riforma», che costruisce dentro di noi la qualità dell’amore e della dazione. Man mano che questo processo procede, il gruppo inizia a riconoscersi nelle parole della Torah. Parola per parola, frase per frase, tutto ciò che vi è scritto si realizza concretamente all’interno del gruppo, e attraverso questo progrediamo nel nostro sviluppo.

Questo percorso prende il nome di sviluppo spirituale e consiste in una scala di 125 gradi di conseguimento spirituale. Tali gradi sono suddivisi in cinque mondi superiori, riflessi anche nei Cinque Libri di Mosè. I loro nomi sono Adam Kadmon, Atzilut, Beria, Yetzira e Assiya. Le realizzazioni spirituali raggiunte in questi mondi sono chiamate “luci” e i loro nomi sono Nefesh , Ruach , Neshama , Haya e Yechida.

A ogni grado spirituale, la connessione tra le persone diventa più profonda e la luce che la pervade aumenta di conseguenza. L’ultimo grado è chiamato Gmar Tikkun («la fine della correzione»), dove tutto il potere dell’egoismo si trasforma nel potere dell’amore. L’umanità diventa come un’unica persona, un essere creato del tutto simile a Dio, la forza suprema posta a fondamento della  creazione. 

I saggi hanno attraversato l’intero processo di sviluppo. In ogni fase, in loro si rivelava un desiderio egoistico sempre più forte, che portava a separazione, rifiuto e odio, e venivano chiamati a superarlo accrescendo l’amore. “L’amore copre ogni colpa” (Proverbi 10:12) è la formula di quest’opera.

Nella misura in cui ebbero successo o fallirono in questo compito, registrarono le loro esperienze nella Bibbia in una forma codificata che diventa chiara solo a coloro che intraprendono lo stesso lavoro interiore.

Il Monte Sinai, per esempio, simboleggia i pensieri di odio. Il popolo doveva elevarsi al di sopra di tali pensieri divisivi, comprendendo che ogni essere umano è egoista per natura e tende a privilegiare il proprio interesse rispetto al bene degli altri e della natura. Per connettersi positivamente era quindi necessaria una forza superiore capace di unirli, una forza che coprisse l’ego con l’amore.

Quando tra loro si stabilì una rete di connessione adeguata, chiamata Torah, scoprirono al suo interno la forza superiore dell’amore e della dazione che vi dimorava. Da quel momento lo sviluppo proseguì. Improvvisamente si manifestò l’episodio del Vitello d’oro, in seguito giunse Jethro e diede dei consigli, poi le spie andarono a esplorare il paese, questi stati vengono vissuti dentro di noi, passo dopo passo, nel nostro sviluppo interiore.

Se oggi ci avvicinassimo al Libro dei Libri con il desiderio di costruire connessione e amore tra tutti coloro che avvertono un primo impulso verso una nuova realtà fondata sulla connessione positiva al di sopra dell’ego, allora questo libro tornerebbe a vivere tra noi. Il mondo percepirebbe che una forza superiore dimora in una simile comunità e desidererebbe unirsi ad essa e sostenerla in ogni modo possibile.

È ciò di cui parlava il profeta Isaia quando diceva: «Essi porteranno i tuoi figli in braccio e le tue figlie saranno portate sulle spalle» (Isaia 49:22); e: «Tutte le nazioni affluiranno ad esso» (Isaia 2:2); e ancora: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli» (Isaia 56:7).

Allora mostreremo a tutte le creature il metodo per costruire una «casa di santità», un legame di amore e di dazione nel quale la Divinità possa rivelarsi.

Basato su “New Life 160 – La Bibbia – Il Popolo del Libro” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il quinto comandamento?

Il quinto comandamento, «Onora tuo padre e tua madre», è uno dei più conosciuti. A livello letterale, ci esorta a onorare i nostri genitori. Prima di esplorarne il significato più profondo, consideriamo che cosa comporta onorare i propri genitori. Un figlio che onora i propri genitori riconosce e apprezza le cure e l’educazione che ha ricevuto. Li tratta con rispetto e riverenza e non ignora i loro insegnamenti. Inoltre, ha la certezza che, quando avrà bisogno di sostegno, i suoi genitori saranno presenti per lui.

Il significato più profondo e interiore di questo comandamento può essere spiegato con il seguente esempio. Quando desideriamo connetterci con gli altri attraverso relazioni fondate sulla dazione e sull’amore, ma ci sentiamo impotenti, privi di orientamento e della forza necessaria per farlo, ci rendiamo conto di aver bisogno di una guida. Quando avvertiamo questa mancanza e, allo stesso tempo, onoriamo e attribuiamo il massimo valore alle caratteristiche della dazione e dell’amore, considerandole le più elevate di tutte, iniziamo a scoprire che esiste un sistema spirituale al di sopra di noi, progettato per correggere la nostra natura egoistica e aiutarci a connetterci gli uni con gli altri.

Si tratta di un sistema speciale dal quale possiamo ricevere aiuto. Nel linguaggio della Kabbalah, questo sistema spirituale è chiamato «Padre e Madre» (Abba ve Ima).

Basato su “New Life 159 – I Dieci Comandamenti, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il secondo dei Dieci Comandamenti?

Il secondo comandamento afferma: «Non avrai altri dèi all’infuori di Me.» Questo è il secondo precetto e insegna che non dobbiamo immaginare la forza superiore in forme o figure diverse.

Piuttosto, solo ciò che raggiungiamo concretamente, attraverso le connessioni tra le persone, può essere considerato la forza superiore che dimora nelle nostre relazioni.

In altre parole, è solo attraverso la connessione reciproca che possiamo giungere alla percezione di Dio, la forza superiore, la cui natura è quella della dazione e dell’amore.

La formula generale dello sviluppo spirituale è: «Dall’amore per gli altri all’amore per il Creatore.» Solo attraverso l’amore per gli altri possiamo raggiungere la forma più elevata di amore nella realtà, chiamata anche «amore per il Creatore.» Così si raggiunge la qualità dell’amore puro e della dazione.

Basato su “Nuova Vita 159 – I Dieci Comandamenti, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo raggiungere il mondo superiore?

Anzitutto, che cos’è il mondo superiore? Il mondo superiore non è un luogo lontano, situato da qualche parte oltre le stelle. È uno stato di percezione, quello di una corretta valutazione di sé. Lo si raggiunge attraverso un profondo esame interiore, nel quale valutiamo i nostri sentimenti, pensieri, intenzioni e azioni dal punto di vista della verità, anziché attraverso le distorsioni dell’egoismo personale, cioè il desiderio di trarre beneficio per sé a spese degli altri.

Quando le persone pensano alla spiritualità, spesso si chiedono se la vita continui dopo la morte. Tuttavia, una domanda ancora più fondamentale non è se il corpo muoia o sopravviva, ma se siamo in grado di separarci dal nostro egoismo.

Finché percepiamo la realtà attraverso desideri egoistici, vediamo soltanto un quadro limitato dell’esistenza. Ogni cosa viene misurata in base al beneficio personale, alla perdita, al piacere o alla sofferenza. Questa prospettiva ristretta è ciò che la Kabbalah definisce “questo mondo”.

Quando però ci eleviamo al di sopra dell’egoismo, emerge una percezione completamente nuova. Non osserviamo più la realtà attraverso il filtro dell’interesse personale. Iniziamo invece a vedere l’esistenza così com’è realmente. Questa percezione è chiamata “il mondo superiore” o “il mondo futuro”.

È importante comprendere che questo mondo superiore non ha nulla a che vedere con un luogo in cui andiamo dopo la morte del corpo fisico. Possiamo raggiungerlo mentre siamo ancora in vita, vivendo in questo mondo e abitando lo stesso corpo fisico. Non esiste alcun ostacolo che renda impossibile tale conseguimento.

La vera difficoltà non consiste nel raggiungere il mondo superiore, ma nel prepararci a esso.

Per percepire la realtà al di là dell’egoismo è necessario uno speciale stato interiore. Dobbiamo sviluppare un corretto atteggiamento nei confronti dei nostri desideri, delle nostre intenzioni e delle nostre forze interiori. Senza questa preparazione, l’esperienza sarebbe troppo intensa. Invece di utilizzare correttamente la rivelazione, la tradurremmo immediatamente in un vantaggio egoistico, trasformandola nell’ennesima fonte di piacere personale.

Per questa ragione, il conseguimento spirituale non ci viene concesso prima che siamo pronti a riceverlo.

La saggezza della Kabbalah spiega che, prima di poter percepire il mondo superiore, la realtà superiore, dobbiamo acquisire ciò che viene chiamato un “masach” (schermo), cioè una forza interiore che ci permette di resistere alla ricezione egoistica. Lo schermo ci consente di rapportarci correttamente alla rivelazione spirituale, senza sfruttarla per un vantaggio personale. Solo quando questa preparazione interiore è presente possiamo rivelare in sicurezza stati più profondi.

Il processo di questo conseguimento assomiglia alla preparazione di un recipiente prima di riempirlo. Quanto maggiore è la luce che deve essere ricevuta, tanto maggiore deve essere la preparazione.

Gli stati spirituali che ci attendono sono condizioni di immenso appagamento, amore, comprensione e armonia, ben oltre qualsiasi cosa sperimentiamo normalmente nella nostra vita corporea. Tuttavia, tali stati possono essere apprezzati e mantenuti solo quando sviluppiamo qualità interiori corrispondenti.

Lo sviluppo spirituale, quindi, non consiste nel fuggire dal mondo o nell’attendere un’esistenza futura. Consiste nel trasformare la nostra percezione mentre viviamo qui e ora. Il mondo superiore diventa accessibile quando ci liberiamo gradualmente dai limiti della percezione egoistica e impariamo a osservare la realtà attraverso una prospettiva più ampia e più veritiera.

Inoltre, ogni persona possiede il potenziale per raggiungere questo stato. L’opportunità è aperta a tutti. L’unico requisito è il desiderio di prepararsi. Se desideriamo sinceramente elevarci al di sopra dell’egoismo e scoprire la realtà così com’è veramente, il cammino è aperto.

Il mondo superiore ci rimane nascosto solo nella misura in cui abbiamo ancora bisogno di acquisire un modo diverso di percepire. Quando sviluppiamo questa nuova percezione, scopriamo che la realtà superiore è sempre stata presente.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 13 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come posso trasformarmi in ciò che desidero essere?

Le persone spesso guardano con sufficienza all’idea del gioco. Se dici a qualcuno che sta giocando, potrebbe offendersi. «Non sto giocando», dirà con orgoglio, come se il gioco appartenesse solo ai bambini e non avesse alcun posto nella seria vita adulta. Eppure questo atteggiamento rivela un malinteso su ciò che il gioco è davvero.

Che cosa significa giocare? Non significa sfuggire alla realtà o vivere nella fantasia. Giocare significa avere la capacità di aspirare a qualcosa di più grande rispetto al proprio stato attuale. È il coraggio di immaginare una possibilità più elevata e iniziare ad agire come se esistesse già. In questo senso, ogni forma significativa di crescita comincia con il gioco.

I bambini lo comprendono naturalmente. Quando giocano, sperimentano nuove identità e nuove possibilità. Si immaginano più forti, più saggi, più coraggiosi e più capaci. Attraverso il gioco si sviluppano. Diventano qualcosa di più di ciò che erano prima. La tragedia è che gli adulti, per lo più, perdono questa capacità. A un certo punto del loro percorso smettono di giocare.

Quando smettiamo di giocare, la vita perde gradualmente la sua vitalità. Restiamo intrappolati nella routine, schiacciati dalle responsabilità e disconnessi dalle nostre aspirazioni. Allo stesso modo, depressione, apatia e vuoto emergono quando le persone non si sentono più attratte da qualcosa di più elevato rispetto alla loro condizione presente. La vita non le spinge più ad andare oltre se stesse.

In realtà, la vita stessa è una sorta di gioco, ma non un gioco infantile. È un gioco di sviluppo. La domanda è se vi partecipiamo consapevolmente oppure se ci lasciamo semplicemente trascinare dagli eventi. Anche la sofferenza ha un ruolo in questo processo. Le difficoltà e le delusioni possono spingerci a cercare uno stato migliore, a immaginare un modo diverso di vivere e a iniziare a muoverci verso di esso.

L’umanità oggi si trova in un vicolo cieco. Abbiamo raggiunto un progresso tecnologico e materiale senza precedenti, eppure molte persone si sentono smarrite, incerte e disconnesse. Qual è la strada da seguire? Secondo la Kabbalah, la risposta è che dobbiamo iniziare a interpretare, a mettere in pratica, lo stato che desideriamo raggiungere.

Qual è questo stato? Amicizia, amore, cura reciproca e connessione umana positiva.

All’inizio, un’idea del genere potrebbe sembrare ingenua o infantile. Eppure ogni cambiamento significativo nasce dall’immaginazione e dall’impegno. Non aspettiamo di provare spontaneamente amore per gli altri prima di comportarci di conseguenza. Cominciamo ad agire come se tale connessione fosse possibile. Facciamo sforzi consapevoli per crearla, anche quando ancora non esiste dentro di noi. Come attori che provano una parte, gradualmente cresciamo fino a incarnarla.

Questo non significa essere ipocriti. Significa svilupparsi consapevolmente. All’inizio potrei non provare sinceramente calore verso un’altra persona. Tuttavia, se aspiro costantemente a un atteggiamento benevolo, inizio a creare una nuova realtà interiore. Ciò che comincia come uno sforzo finisce per diventare un sentimento. Ciò che nasce come un gioco si trasforma gradualmente nella vita stessa.

Il gioco più importante, dunque, non è la competizione, lo status o il successo. È il gioco di costruire buone relazioni tra le persone. Forse non dovremmo nemmeno chiamarlo amicizia e amore, perché queste parole spesso suonano sentimentali. Più precisamente, si tratta dello sforzo di creare una connessione benevola, un sostegno reciproco e una comprensione comune del fatto che il nostro benessere dipende gli uni dagli altri.

Man mano che questa consapevolezza si sviluppa, emerge una nuova immagine della realtà. Cominciamo a vedere quanto siamo profondamente interconnessi. Il mio benessere fisico ed emotivo dipende dagli altri e il loro dipende da me. Siamo parti di un unico sistema nel quale ogni atteggiamento, pensiero e azione influenza l’insieme.

Questa interdipendenza è una legge della natura. Il modo in cui ci relazioniamo agli altri modella il mondo che sperimentiamo. Se ci avviciniamo al mondo con ostilità, separazione e sospetto, rafforziamo queste qualità nell’ambiente che ci circonda. Se invece coltiviamo cura, comprensione e connessione, scopriamo gradualmente una realtà diversa.

In questo senso, ogni persona dipinge costantemente il mondo in cui vive. I colori provengono dal suo atteggiamento verso gli altri. E se l’umanità deve entrare in una nuova fase del proprio sviluppo, ciò avverrà attraverso questo gioco: imparare a costruire connessioni umane positive fino a quando tali connessioni diventeranno la nostra nuova natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 13 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo uscire dalla debolezza e raggiungere lo scopo?

Quando ci sembra di essere sul punto di raggiungere lo scopo, sorprendentemente sperimentiamo una sensazione di debolezza. Cominciamo a sentirci stanchi e a chiederci perché dovremmo persino fare l’ultimo tratto di strada e ciò che prima appariva come una nobile aspirazione ora sembra privo di significato. È proprio in questo momento che dobbiamo comprendere che  la nostra aspirazione verso lo scopo viene messa alla prova.

Per raggiungere davvero lo scopo, dobbiamo aggiungere un’aspirazione ancora più grande, una nuova spinta, infondere ancora più slancio ed entusiasmo, rivalutare i nostri valori e accrescere l’importanza dell’obiettivo. Allora lo raggiungeremo.

In termini pratici, quando ci avviciniamo allo scopo, troviamo davanti a noi un’alta montagna che sembra insormontabile. È proprio in quel momento che dobbiamo aumentare la sua importanza, così da riuscire a saltare più in alto, arrampicarci e risalire questa montagna fino alla cima.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 2 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come faccio a smettere di rimpiangere le decisioni del passato?

Non dovremmo guardare indietro al passato. Non dovremmo tormentare noi stessi né rimproverarci per determinate azioni, così come non dovremmo nemmeno lodarci per ciò che abbiamo fatto.

In altre parole, non dovremmo cercare di fare un bilancio, pensando di aver agito in certi modi e che in alcune situazioni avremmo potuto fare meglio.

La nostra vita, in realtà, non ci appartiene del tutto. Possiamo arrivare a dire che ciò che abbiamo vissuto non è stato veramente vissuto da noi. È passato attraverso di noi, ma non era propriamente “noi”. Eravamo guidati. La nostra vita ci è apparsa come una sorta di sogno. Non eravamo noi a controllarla pienamente; tutto è passato come un sogno. Perciò dobbiamo semplicemente accettarlo, non abbiamo bisogno di altro.

Inoltre, che lo accettiamo oppure no, non fa alcuna differenza. Ciò che deve accaderci accadrà e qualunque cosa sentiremo lungo il cammino, la sentiremo. Non siamo tanto noi a provare le sensazioni; per così dire, siamo noi a essere attraversati da esse, a essere “sentiti”.

In questo senso, il rimpianto perde la sua forza: il passato è già trascorso, e continuare a giudicarlo non cambia ciò che è stato. Possiamo invece rivolgere la nostra attenzione al presente, all’unico momento in cui abbiamo la possibilità di partecipare consapevolmente alla nostra esperienza di vita.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 18 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Molte persone hanno la sensazione di non vivere veramente, ma di limitarsi a esistere?

La vita non è altro che un momento. Tendiamo a pensare alla vita come a un lungo viaggio che si estende attraverso anni e decenni, ma in realtà tutto ciò che possediamo davvero è il momento presente. La domanda non è quanti momenti ci siano stati concessi, ma se stiamo realmente vivendo quello che abbiamo davanti a noi adesso.

Vivere correttamente un momento non significa semplicemente attraversarlo. Significa piuttosto raggiungerlo pienamente, cercare di comprendere che cosa sia questo momento, chi lo governi, perché ci sia stato dato e che cosa richieda da noi. Dovremmo desiderare di assorbire completamente la vita, di trarre da ogni istante ogni sensazione, intuizione e opportunità che contiene, per sperimentarlo fino in fondo.

Farlo richiede un costante lavoro interiore. In ogni istante possiamo chiederci: «Perché mi è stato dato questo momento? Che cosa dovrei comprendere da esso? Che cosa sono chiamato a fare in questo momento? Ho realizzato il suo scopo oppure mi è sfuggito qualcosa di essenziale?». Domande come queste trasformano la vita da una semplice successione di eventi passeggeri in un processo consapevole di scoperta.

La maggior parte delle persone non vive in questo modo. Passiamo da un giorno all’altro con il pilota automatico inserito, occupati dalle preoccupazioni pratiche e dalle routine quotidiane. Eppure la capacità di vivere diversamente esiste già dentro di noi. Fa parte della natura umana. Nel profondo, ognuno di noi porta con sé il desiderio di comprendere il significato della vita, anche se questo desiderio può restare dormiente per anni.

Secondo la Kabbalah, il Creatore, che è la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, nasconde deliberatamente la piena profondità delle domande sulla vita. Se percepissimo costantemente l’enormità di interrogativi come «Perché esisto?» o «Chi governa la realtà?», ne saremmo sopraffatti. Per questo ci viene permesso di svilupparci gradualmente, risvegliandoci a tali domande passo dopo passo.

Lo scopo della vita non è semplicemente ricevere risposte che qualcun altro ha già trovato. Non basta leggere la verità in un libro o ascoltarla da un’altra persona. Ogni individuo deve scoprirla da sé. Dobbiamo scavare nella vita, nel nostro mondo interiore e nella nostra relazione con il Creatore. La ricerca stessa fa parte dello scopo.

Questa ricerca è ciò che può essere definito veramente vita. Senza di essa potremmo esistere, ma non vivere pienamente. Quando iniziamo a cercare il mistero nascosto nella realtà, ogni esperienza assume un nuovo significato. Ogni incontro, sfida, successo e delusione diventa parte di un più ampio processo di rivelazione.

Nessuno può sapere esattamente dove questo cammino condurrà un’altra persona. Ogni individuo possiede un ruolo e una radice unici all’interno della creazione. Ogni anima porta con sé un compito distinto che appartiene soltanto a lei.

Siamo costantemente guidati verso questo scopo, in modo consapevole o inconsapevole. Tuttavia, il risultato non è qualcosa che possa essere previsto. Il viaggio rimane aperto, colmo di possibilità. Solo il Creatore governa il processo, lasciando però a ogni persona la libertà di parteciparvi.

Per questo la preghiera e la voce interiore occupano un posto speciale nello sviluppo spirituale. Una persona può rivolgersi al Creatore e chiedere guida, non domandando ricchezza, successo o conforto, ma la capacità di vivere correttamente, di comprendere lo scopo della vita e di avanzare verso di esso con la propria piena partecipazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 18 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Se tutto nella vita è predeterminato, significa che non possiamo cambiare nulla?

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che la realtà si sviluppa secondo un piano globale e intenzionale. Tutto ciò che accade intorno a noi, nella società, nella natura, nella storia e persino nei vasti movimenti dell’universo, avviene all’interno di questo immenso programma di sviluppo. Noi esistiamo all’interno di questo processo, non al di fuori di esso. Perciò, il nostro compito non è cercare di cambiare il corso della realtà stessa, ma imparare ad allinearci correttamente ad essa.

La maggior parte della sofferenza che sperimentiamo deriva dal tentativo di opporci alla direzione verso cui la natura ci sta conducendo. Tendiamo a credere che il problema si trovi all’esterno di noi stessi: nelle circostanze, nelle altre persone e negli eventi. Di conseguenza, investiamo enormi sforzi nel tentativo di modificare il mondo esterno. Ma secondo la Kabbalah, la correzione è sempre interiore. Invece di cercare di cambiare ciò che proviene dall’esterno, dovremmo correggere noi stessi per adattarci alla realtà.

Quando iniziamo a sviluppare questa prospettiva, accade qualcosa di straordinario. Cominciamo a vedere che tutto arriva esattamente quando deve arrivare. Gli eventi non appaiono più casuali, ingiusti o fuori posto. Al contrario, iniziamo a scoprire un ordine e uno scopo interiori. Ciò che prima sembrava un ostacolo o una perturbazione viene compreso come un elemento necessario di un processo progettato per farci avanzare verso una maggiore consapevolezza e connessione.

In questo stato, il rimpianto scompare gradualmente, perché comprendiamo che ogni evento ha avuto un ruolo nel nostro sviluppo. Tutto ciò che si manifesta davanti a noi diventa una lezione, che ci mostra ciò che deve ancora essere corretto dentro di noi. Il mondo agisce come uno specchio, riflettendo il lavoro interiore che resta da compiere.

La realtà non viene più vissuta come ostile o contraria a noi. Impariamo invece a percepirla correttamente, ad accettarla, a unirci alla sua direzione e ad avanzare insieme ad essa. Cambiamo attivamente noi stessi per entrare in risonanza con la corrente più profonda della natura.

L’obiettivo di questo processo è raggiungere equilibrio e armonia con la natura. Arriviamo a uno stato in cui ci sentiamo in equilibrio con le forze che agiscono su di noi. Invece di lottare contro la realtà, impariamo a fluire con essa. In tale armonia, iniziamo a percepire la saggezza e la benevolenza racchiuse nel piano stesso della natura.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 29 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché è stata data la Torah?

«Esisteva una condizione preliminare fin dall’inizio della ricezione della Torah, ma in seguito, dal tempo della costruzione del vitello d’oro, quel “patto” si è disgregato.» – Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), Lettera 60.

Qual era la condizione per ricevere la Torah? Perché la Torah fu data?

La Torah fu data per un unico scopo: raggiungere la connessione tra di noi al livello di «Ama il prossimo tuo come te stesso». All’interno di questo amore reciproco si rivela poi «Ama il Signore tuo Dio», ossia la completa adesione spirituale.

Questa era la condizione, ed era chiara a tutti. La difficoltà, tuttavia, consiste nel mantenerla costantemente al di sopra dei problemi sempre più grandi che emergono tra noi, vale a dire al di sopra del crescente desiderio di ricevere, che richiede un continuo rafforzamento della nostra connessione. In ogni momento, il desiderio di ricevere, che per sua natura è frammentato e diviso, si manifesta con maggiore intensità, noi dobbiamo mantenere al di sopra di esso la connessione, l’amore, il lavoro reciproco, la preghiera e il sostegno vicendevole. Ma non siamo riusciti a farlo.

Già ai tempi del Primo Tempio emersero difficoltà nel mantenere la connessione al livello di «Ama il prossimo tuo come te stesso». Come è scritto, il “patto” che era stato stabilito al livello di Bina (un livello spirituale di dazione), entrando nel livello della Terra d’Israele, cioè quando iniziammo a impegnarci concretamente nell’amore reciproco, cominciò a sgretolarsi. Da quel momento ebbe inizio il nostro declino.

I Kabbalisti spiegano che questo processo era necessario e che dovevamo attraversarlo. La costruzione del Primo Tempio, la sua distruzione, la costruzione del Secondo Tempio e la sua inevitabile distruzione: nonostante tutto ciò, eravamo comunque tenuti a mantenere la connessione e a preservare il principio di «Ama il prossimo tuo come te stesso», come Rabbi Akiva richiedeva ai suoi discepoli. Eppure persino i suoi studenti, i migliori della loro generazione, non riuscirono a sostenerlo e tra loro si manifestò l’odio.

Oggi ci troviamo in una fase completamente diversa. Dopo la distruzione del Primo e del Secondo Tempio e dopo i periodi di esilio, siamo ora di fronte alla costruzione del Terzo Tempio, che certamente sarà edificato. L’unica domanda è fino a che punto possiamo contribuire a questo processo attraverso il nostro impegno e il nostro sostegno. Fino a che punto possiamo favorirlo mediante una corretta e volontaria inclinazione verso la connessione e il raggiungimento di uno stato di amore reciproco, cioè procedendo «dall’amore per gli altri all’amore per il Creatore».

Altrimenti, anche la sofferenza può condurci a quello stesso stato di armonia e pace, ma attraverso un cammino molto più lungo e difficile.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah tenuta dal Kabbalista Dr. Michael Laitman sul tema “Yom HaZikaron e Yom HaAtzmaut” del 7 maggio 2019.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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