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Quale ruolo svolgono la connessione sociale e il coinvolgimento nella comunità nel mantenimento di una buona salute mentale ed emotiva?

Una persona è un sistema particolare che necessita di un equilibrio, che dipende dal sistema generale in cui essa vive. Oggi, in un mondo interconnesso e interdipendente, il sistema generale è di fatto globale, perché gli esseri umani sono collegati in un’unica rete. Ci influenziamo e dipendiamo gli uni dagli altri e abbiamo bisogno di progredire verso uno stato di reciproca complementarietà.

Proprio come la natura è connessa in un meccanismo integrale, anche noi dobbiamo diventare integrali nella nostra prossima fase di sviluppo. Questo è ciò che porterà l’umanità a un equilibrio generale, che rivelerà un nuovo livello di calma, salute e felicità, ovvero una percezione completamente nuova della realtà. Le forze evolutive ci spingono verso questo stato di connessione. Ci radunano in un’unica barca e ci mostrano che se non impariamo come andare d’accordo, affonderemo tutti. Quando sorgerà una tale consapevolezza, emergerà un processo di consapevolezza integrale, lo sviluppo cosciente di una nuova persona, di una nuova umanità e di un nuovo mondo.

Da questo quadro generale, ci sono passi che chiunque può intraprendere oggi per portare equilibrio nella propria vita personale. Il processo di equilibrio inizia con l’apprendimento di come siamo strutturati, quali sistemi esistono dentro di noi e come possiamo gestirli.

Per natura siamo esseri sociali, dipendenti dalla società che ci circonda. Pertanto, non possiamo cambiare noi stessi direttamente, ma solo attraverso il sistema circostante. Siamo circondati da fattori esterni: alcuni verso i quali dobbiamo aumentare la nostra sensibilità, altri verso i quali dobbiamo diminuirla, in generale dobbiamo costruire un ambiente che ci permetta di raggiungere l’equilibrio.

Per fare ciò, dobbiamo prima immaginare lo stato desiderato, definire la forma di vita che vogliamo vivere, cosa possiamo immaginare come vita equilibrata, ad esempio cosa significhi muoversi verso un obiettivo e interagire in modo ottimale con il nostro ambiente. Dopo aver immaginato questo stile di vita, dobbiamo esaminare come progredire verso di esso scegliendo fattori esterni che ci aiuteranno.

L’approccio integrale all’educazione ci insegna come farlo all’interno di un piccolo gruppo, composto da circa dieci persone. Per immaginare un gruppo di questo tipo al lavoro, possiamo immaginare i suoi partecipanti che soffrono di diversi problemi di ipersensibilità e ansia. Ognuno sente il bisogno di cambiare la propria vita e raggiungere un equilibrio, e si prepara a intraprendere un percorso comune. Si incontrano e descrivono reciprocamente il loro stato futuro desiderabile, armonioso e pacifico, per poi iniziare a metterlo in pratica al meglio delle proprie capacità.

Perché? Perché il gioco di oggi è la realtà di domani e l’abitudine diventa una seconda natura. Agire o giocare è una cosa molto seria perché costruisce il futuro.

Pertanto, iniziamo a mettere in scena vite calme, equilibrate e relazioni armoniose. Ognuno irradia agli altri una sensazione positiva, calore, sicurezza e tranquillità. Ci diamo a vicenda esempi di come rapportarsi alla vita in modo rilassato, come non lasciarsi scuotere immediatamente dai suoi alti e bassi e come guardare per prima cosa la vita con distacco.

Il gruppo che costruiamo ci dà la forza per farlo. Ci influenza positivamente, ci dà un senso di stabilità e ci permette di affrontare in modo costruttivo i molteplici stati della vita, dove possiamo costruire una connessione reciproca sempre più positiva a partire dagli impulsi negativi che sentiamo. Quanto può influenzarci questo gruppo? Può influenzarci nella misura in cui ci includiamo in esso, lo assimiliamo e ne siamo impressionati. Più progrediamo in questo senso, più vedremo cambiare il nostro atteggiamento verso la vita.

L’inclusione è un concetto centrale nell’approccio integrale all’educazione. Per essere incluso nel gruppo, ogni partecipante deve assumere un atteggiamento specifico nei suoi confronti, anche questo fa parte del “gioco” di cui abbiamo parlato. Questo atteggiamento si articola su diversi livelli.

Per prima cosa, dobbiamo accrescere il valore e l’importanza del gruppo ai nostri occhi, per chiarire cosa possiamo ricevere da esso che non abbiamo e quanto tali elementi siano necessari. Più il gruppo è importante per noi, maggiore sarà l’influenza che potremo ricevere da esso.

In secondo luogo, dovremmo metterci tutti nei panni di piccoli individui di fronte a una grande forza di coesione, in modo da poter assorbire il più possibile da questo gruppo. Tali relazioni funzionano secondo una certa legge: più si è in basso, più si può ricevere da ciò che si percepisce come più grande. In pratica, questo significa cercare di apprezzare gli esempi altrui, rapportandosi con loro con rispetto, come bambini che desiderano apprendere la saggezza della vita dai propri genitori.

In terzo luogo, in un gruppo integrato, dovremmo impegnarci a fornire agli altri esempi positivi di atteggiamenti calmi ed equilibrati in diverse situazioni. Qui, l’atteggiamento è l’opposto del precedente, ovvero l’influenza del grande sul piccolo. Anche se dentro di noi sappiamo di non essere veramente calmi ed equilibrati verso tutto ciò che accade, per aiutare gli altri, recitiamo come persone più calme ed equilibrate che moderano le emozioni con la ragione.

Pertanto, ogni partecipante dovrebbe avere un duplice atteggiamento nei confronti del gruppo, a volte piccolo e altre volte grande, per ricevere e dare esempi positivi di un atteggiamento calmo ed equilibrato nei confronti delle innumerevoli situazioni della vita.

In tali interazioni, ci diamo reciprocamente un senso di sicurezza, sostegno, calore, connessione e amore, la sensazione che ci siano persone al nostro fianco sempre pronte ad aiutarci. Questo è molto importante, perché l’insicurezza è la fonte di molti problemi di salute. Dobbiamo sempre elevare lo spirito, assicurarci che tutti traggano gioia dal fatto di aver costruito una sorta di serra per noi stessi dove ognuno può prosperare, neutralizzare le influenze stressanti dei media, dei social network e dei sistemi di marketing aggressivi e vivere una vita serena ed equilibrata.

Basato su “New Life 87 – Paura e ansia, parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché così tante persone mancano di motivazione a fare qualcosa che le renda migliori?

Perché è diventato normale nel nostro mondo oggi che così tante persone non abbiano la forza di alzarsi al mattino, senza motivazione per inseguire obiettivi, senza gioia di vivere e senza ottimismo per un buon futuro? Quando è caduto un peso così grande sul mondo? Possiamo trovare un modo per ritrovare un senso di vitalità? L’approccio integrale all’educazione offre un’analisi approfondita e una direzione verso una soluzione.

All’inizio del secolo scorso, si aprì all’umanità un nuovo mondo di tecnologia, affari e competizione. Sapevamo che potevamo trarre grande profitto investendo noi stessi in qualcosa. C’era una spinta a riuscire, crescere e raggiungere status e onore. Il sogno americano divenne un contagio che si diffuse in tutta l’umanità. Oggi tutte le possibilità sono aperte, ma il desiderio dentro di sé è svanito. Sempre più persone sentono il vuoto del successo materiale, comprendendo che, dopo tutti i loro sforzi, incontreranno comunque lo stesso vuoto. Allora perché provarci? Per necessità, le persone vanno a lavorare, ma un’ estrema stanchezza interiore fa collassare la sensazione di vivere. Di conseguenza, sempre più vite di persone si basano su pillole, droghe e alcol, cercando di iniettare un po’ di colore in un’epoca grigia.

Inoltre, negli ultimi decenni il mondo è diventato sempre più interconnesso, eppure allo stesso tempo ciascuno di noi si è ritirato nella propria bolla. Abbiamo costruito un mondo artificiale in cui viviamo dietro gli schermi e alziamo la testa solo quando costretti. Non parliamo quasi più faccia a faccia. Viviamo dentro noi stessi, col sentimento immaginario di essere indipendenti, mentre assorbiamo costantemente influenze negative da altri da cui sembriamo essere “indipendenti”.

Il divario si allarga così tra la direzione integrale dell’evoluzione del mondo, che richiede reciprocità, connessione complementare e positiva tra tutti e la direzione egocentrica dello sviluppo umano. Questo divario è la radice di ogni stanchezza e  malattia. Non riusciamo ad allinearci con il mondo interconnesso e interdipendente che ci chiude in una stretta.

Il nostro uso unidimensionale e egoista delle forze della natura ha raggiunto il culmine. Nell’era del più grande ego, usiamo la forza della ricezione, senza bilanciarla con la forza della dazione. Il desiderio di prendere, sfruttare, manipolare, abusare e sentirsi in diritto di farlo imperversa in tutta la società. Tuttavia, quando riceviamo continuamente senza restituire nulla, creiamo un blocco, soffocandoci e ostruendo il nostro stesso canale di vita. L’umanità non è riuscita a raggiungere questo livello di comprensione, quindi l’ orientamento generale è continuare a cercare di ottenere guadagni materiali mentre il vuoto interiore cresce solamente.

In confronto, il nostro corpo non può funzionare allo stesso modo. I suoi sistemi funzionano in equilibrio, secondo il principio del ricevere e dare, contrarre e rilasciare. Che si tratti di respirazione o digestione, tutto funziona come un alternarsi armonioso di positivo e negativo, combinando due forze opposte.

Tuttavia, nelle relazioni umane, vediamo che non c’è sforzo per raggiungere lo stesso tipo di equilibrio e, così facendo, ci contraiamo e ci chiudiamo l’uno all’altro. Sembra che il solo ricevere  il prossimo oggetto luccicante, faccia andare tutto bene. Ma è vero il contrario: possiamo stare bene solo se spostiamo la nostra attenzione sul dare al di fuori di noi e sulla connessione positiva verso gli altri. Questo non è fare moralismo, ma un semplice calcolo secondo cui dare è necessario quanto ricevere e non abbiamo speranza di sopravvivere e di essere felici nel mondo integrale che si  sta rivelando, se non rivediamo di conseguenza le nostre relazioni.

Tutto questo e molto altro è spiegato dall’approccio integrale all’istruzione. Esso offre un metodo completo per sviluppare connessioni umane positive. Il lavoro si svolge in piccoli gruppi, di circa dieci partecipanti per gruppo. Il principio guida è “L’amore coprirà tutte le colpe” (Proverbi 10:12). Questo principio significa che possiamo guarire gli innumerevoli problemi di oggi, inclusa stanchezza e impotenza, costruendo connessioni calorose  tra le persone. La garanzia reciproca e l’amore degli altri aprono tutti i blocchi, facendo circolare la potenza della vita tra noi.

Nel gruppo impariamo a conoscere la natura umana, la natura del mondo e la direzione generale dello sviluppo integrale. Lo studio include discussioni, esercizi esperienziali, giochi di ruolo, sfide condivise, attività culturali, sport e uscite. Al centro del metodo si trova uno strumento chiamato “workshop di connessione”, che è uno schema di discussione con regole speciali che permettono la creazione di una profonda vicinanza tra le persone. In questi laboratori, discutiamo ciò che conta davvero nella vita: imparare ad ascoltare col cuore, integrare le intuizioni altrui e dare e ricevere supporto e incoraggiamento.

Per rendere l’esperienza di un laboratorio di connessione più tangibile, ecco un esercizio di esempio: ogni partecipante a turno guarda gli altri e dice quali dei propri dolori “trasmette” a chi. “A te passo i miei mal di testa, a te la mia insonnia costante, a te la mia depressione generale…” Ogni giocatore deve entrare in questo gioco con la massima serietà, con l’intento di eliminare ogni dolore. Nel turno successivo, i facilitatori sottolineano che il trasferimento del dolore agli altri deve avvenire con cura e delicatezza, non per il desiderio di danneggiarli, ma per odio verso il dolore stesso. Non possiamo sopportarlo dentro di noi e siamo costretti a liberarlo e condividerlo.

Nella fase successiva, i facilitatori sollevano domande per un dibattito: cosa possiamo imparare da questo esercizio sulla natura della connessione umana nel mondo di oggi? Cosa si trasmettono le persone tra loro? Quando qualcuno desidera il male degli altri nel profondo del suo cuore o addirittura li danneggia nella pratica, che tipo di bagaglio inserisce nella rete generale delle relazioni umane? Quanta negatività circola oggi in questa rete e potrebbe essere la radice di tutti i problemi che tutti noi affrontiamo? Inoltre, se vogliamo muoverci verso la trasformazione dell’egoismo umano nel suo opposto altruista, di quali tipo di interazioni abbiamo bisogno? Quali esercizi potrebbero aiutare a sviluppare il desiderio di trasmettere solo il bene l’uno all’altro?

Man mano che il processo di gruppo avanza, iniziamo a scoprire che prendersi cura degli altri ci guarisce. Ogni forza positiva che trasmettiamo agli altri ci ritorna amplificata molte volte dalla rete. Si crea un circolo tra i partecipanti,  che guarisce corpo e anima. Le pressioni iniziano a bilanciarsi e nuovi mondi si aprono davanti a noi.

Basato su “New Life 84 – Understanding Chronic Fatigue” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman

Scritto/curato dagli studenti del cabalista Dr. Michael Laitman.

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Perché così tante persone sembrano vivere in uno stato costante di ansia?

Siamo fatti di un desiderio di ricevere piacere e delizia, un desiderio di godere che esiste in vari gradi. Questo desiderio si sviluppa qualitativamente, diventa più sofisticato e ci spinge a cercare nuove forme di appagamento. Se un tempo volevamo solo cibo, sesso e un tetto sopra la testa, in seguito sono sorti desideri per ricchezza, vita sociale, rispetto, controllo, scienza e conoscenza. All’interno di ciascuno di questi desideri si sono sviluppati sapori unici, molteplici distinzioni e un gusto sempre più raffinato.

Man mano che il desiderio di ricevere si sviluppa, si manifesta in due modi principali: piacere e sofferenza. O sentiamo una certa mancanza di piacere, che può arrivare fino a fenomeni terribili che causano grande sofferenza, oppure percepiamo un appagamento relativo fino alla piena soddisfazione. Viviamo tra questa sensazione di mancanza e quella di soddisfazione.

Il desiderio di godere è la nostra sostanza o materia di base. Ossia, ospitiamo dentro di noi un costante senso di mancanza o bisogno che desidera attrarre dentro di sé i piaceri in ogni momento. Questo desiderio è influenzato da tratti innati, dall’educazione che riceviamo, dall’impatto dell’ambiente e dai valori trasmessi dalle nostre famiglie, dalla società, dai media che consumiamo, dall’umore e da molti altri fattori mutevoli.

Ogni nostro movimento, conscio o inconscio, è volto a portare appagamento al nostro desiderio di ricevere. Giorno e notte siamo impegnati a calcolare come ottenere il massimo piacere con il minimo sforzo. Questa è la legge della realizzazione ottimale. Pertanto, l’ansia per la soddisfazione che cerchiamo è uno stato interiore costante. È interessante notare che spesso non siamo consapevoli della portata dell’ansia che ospitiamo costantemente dentro di noi perché ci siamo semplicemente abituati.

Inoltre, possediamo meccanismi che ci aiutano a non desiderare fenomeni troppo grandi per noi, in modo da non rimanere delusi e soffrire. Verifichiamo costantemente ciò che è alla nostra portata e a cui vale la pena puntare e ciò che è troppo per noi e non merita preoccupazione. Tali meccanismi definiscono essenzialmente i confini della nostra ansia.

Pertanto, ansie e preoccupazioni costituiscono uno sfondo costante della nostra vita, non solo di noi esseri umani, ma di ogni creatura in natura. Ognuno e ogni cosa è fatto di un desiderio di autorealizzazione e agisce per provvedere a se stesso. La domanda importante che sorge da questa situazione è: come possiamo raggiungere uno stato di equilibrio, in cui le nostre preoccupazioni e ansie siano a un livello che conduca a un’autorealizzazione ottimale? Il punto di equilibrio è anche il punto di salute. Pertanto, dobbiamo chiarire da cosa dipende l’equilibrio.

Noi esseri umani siamo esseri sociali e l’ambiente ci influenza profondamente. Se riuscissimo a organizzare l’ambiente in modo tale che non diffonda la paura nelle nostre vite, potremmo placare le nostre ansie e preoccupazioni.

Per illustrare questo concetto, dovremmo immaginare una realtà in cui i media che consumiamo non ci bombardano deliberatamente con contenuti minacciosi per catturare attenzione e ascolti. Come vivremmo allora la vita? I canali mediatici odierni con cui interagiamo comunemente sono una delle principali fonti di stress, squilibrio, malattia e dolore, sia mentale che fisico.

Dovremmo anche considerare che, di generazione in generazione, l’atmosfera sociale sta diventando sempre più egoistica. La competizione oggi inizia già all’asilo e diventa rapidamente distruttiva e aggressiva. Bambini e adolescenti spesso portano con sé impressioni negative profonde e durature derivanti da queste esperienze. Anche se non le esprimono esteriormente, i giovani accumulano ansie e paure significative.

L’approccio integrale all’educazione offre una risposta diretta all’ansia, insieme a un processo di guarigione per la società nel suo complesso. La risposta diretta si basa sul lavoro in un piccolo gruppo di circa dieci persone. Sotto la guida di esperti integrali, si costruisce un gruppo che funge da muro protettivo contro le influenze negative della vita. Questo metodo insegna a sviluppare una profonda connessione umana reciproca, legata da fili di calore, supporto e incoraggiamento.

Tra l’altro, l’umorismo aiuta anche ad alleviare la tensione. Quando c’è una scintilla intelligente che collega sorprendentemente due opposti, ci fa ridere e ci libera. Questo perché tocca esattamente la frequenza che ci stressa nella vita, quando noi stessi non riusciamo a districare i nostri nodi. Ecco perché il buon umore può guarire e ridare colore ai nostri volti.

Per quanto riguarda la guarigione su scala globale, vediamo che l’evoluzione dell’umanità ha incluso innumerevoli sforzi per indirizzare lo sviluppo dell’ego verso un percorso buono e benefico per la società, ma invece lo abbiamo indirizzato verso il male. Questo ci pone in una posizione pericolosa, perché il mondo sta diventando sempre più interconnesso, mentre anche l’egoismo ristretto si intensifica. Questa è la radice di tutti i nostri problemi, nelle nostre relazioni sulla scena internazionale, attraverso la divisione che dilaga in tutta la società, fino alla disgregazione del nucleo familiare.

Pertanto, abbiamo una sola speranza: intraprendere una rivoluzione educativa e culturale universale. Insieme dobbiamo liberarci dall’influenza egoistica negativa e iniziare a elevare i valori integrali di connessione, reciprocità, sostegno e considerazione. Proprio come la natura collega le sue innumerevoli parti per formare la rete della vita, così anche noi dobbiamo sviluppare la capacità di connetterci come organi diversi che si completano a vicenda.

Il mondo futuro non potrà che essere un mondo connesso. Allinearsi ad esso significa connettere i nostri cuori. Continueremo a competere in un mondo del genere? Certo, ma sarà una competizione orientata positivamente, ad esempio una competizione su chi contribuisce di più alla società e chi solleva di più l’umore degli altri. Più questo spirito positivo pervade le nostre vite, più inviteremo una nuova forza vitalizzante che ci solleverà alla scoperta di un mondo completamente nuovo, armonioso e pacifico.

Basato su “New Life 86 – Paura e ansia, parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché gli esseri umani hanno desideri?

I desideri sono la materia interiore di cui siamo fatti. Più precisamente, è il desiderio di esistere nel bene, noto anche come desiderio di ricevere piacere e diletto o desiderio di godere. Questo desiderio si sviluppa costantemente, di generazione in generazione, da un momento all’altro e ci pone costantemente nuovi obiettivi, facendoci pensare che se raggiungiamo questo o quell’obiettivo, ci sentiremo bene.

Inoltre, il desiderio di ricevere confronta ciò che si ha rispetto agli altri e si allinea ai valori sociali. Investiamo molto impegno nel raggiungere obiettivi che la società ci impone. Poi, una volta raggiunti questi obiettivi, cosa succede? Per quanto tempo godiamo di quei traguardi, medaglie o premi?

Quando osserviamo questa dinamica ripetitiva, a un certo punto emerge la consapevolezza del limite del desiderio di ricevere in questa forma. A quel punto, nasce il bisogno di qualcos’altro che sarà infinito e rinnovabile, come una riserva in continua crescita.

Qui possiamo iniziare il viaggio di apprendimento su noi stessi, sulla nostra natura, sul meccanismo interiore che ci muove, sul grande sistema della natura che opera su di noi e sul processo evolutivo che ci pone sulla soglia di una svolta verso una nuova realtà. Se comprendiamo sempre di più in questo apprendimento, l’obiettivo a cui dovremmo aspirare diventerà sempre più chiaro.

Pertanto, il desiderio di ricevere non guida solo noi esseri umani, ma anche i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. È la forza che sostiene la natura. Possiamo vedere come opera nelle particelle più piccole a livello inanimato, bilanciando le forze di repulsione e di attrazione. Il desiderio di esistere nel bene genera una miriade di forme e modalità di connessione, che portano alla creazione delle sostanze fondamentali della vita.

L’evoluzione continua ha portato a un desiderio di ricevere più complesso e ha portato le sostanze a unirsi in modi più sofisticati. Questo è definito il livello vegetativo della natura. A questo livello, osserviamo movimenti, connessioni e separazioni, l’assorbimento interiore di ciò che è benefico e l’emissione esteriore di ciò che è dannoso. Il livello vegetativo ha una forza di discernimento più evoluta. Si dirige verso fonti di energia come la luce solare e l’acqua e considera le stagioni dell’anno. Da un lato, la sua esistenza dipende maggiormente dalle condizioni ambientali. Dall’altro, consente un’evoluzione più qualitativa e superiore. Per inciso, si scopre che le piante comunicano tra loro, percepiscono i fenomeni che le circondano e identificano ciò che le danneggia.

Al livello animato, il desiderio di ricevere è ancora più grande e non è più sufficiente essere vincolati a un solo luogo. Gli animali si spostano continuamente, alla ricerca di cibo e altre condizioni di vita. Scelgono un compagno, costruiscono abitazioni e si prendono cura della prole.

Poi arriva il livello umano. Il desiderio di ricevere dell’essere umano non è più soddisfatto dalla sola preoccupazione per il cibo e la riproduzione. Noi, tuttavia, dobbiamo crescere in modo diverso. Sviluppiamo scienza e tecnologia, cultura, istruzione, economia e commercio. A differenza degli animali, che sono completamente guidati dall’istinto, siamo guidati dai valori che il nostro ambiente ci fornisce e quindi dipendiamo dal nostro ambiente sociale.

Nel corso dell’evoluzione umana, il nostro desiderio di ricevere diventa sempre più egoistico. Ci porta a costruire il nostro successo sulla rovina altrui, sfruttando chiunque possiamo per il nostro tornaconto personale. La sua preoccupazione più importante è il sentirsi superiori a tutti. Oltre a sfruttare gli altri a tal fine, sfruttiamo anche l’ambiente naturale che ci circonda senza alcuna considerazione. Tale condotta oggi è già diventata pericolosa.

Verso la fine di questo processo evolutivo c’è una fase di ricerca interiore, chiamata “riconoscimento del male”. Iniziamo a renderci conto che non siamo molto diversi da un coniglio che insegue una carota. L’unica differenza è che corriamo in giro per circa settant’ anni, eseguendo i comandi inviatici dal nostro ego, parallelamente ai dettami della società, governata dai ricchi e dai potenti, finché non ci stanchiamo, ci indeboliamo e chiudiamo bottega.

È questa la nostra vita? C’è un modo per liberarci da questo controllo su di noi?

Queste domande fondamentali ci conducono infine alla saggezza che spiega come possiamo svilupparci come esseri umani e scoprire la forza generale e unica della natura, che è posta alla base della realtà. È un motore interiore che muove tutti, anche noi. Possiamo scoprirlo, comprenderlo, sentirlo e identificarci con esso. Così facendo, ci eleviamo al suo livello e la realtà diventa nostra.

Svolgiamo questo viaggio interiore secondo un metodo speciale, in un piccolo gruppo di circa dieci partecipanti. Ogni incontro è caratterizzato da studio e pratica esperienziale. Condividiamo impressioni, ispirazioni, difficoltà e domande, che diventano forze che ci danno vigore per continuare a marciare in questo cammino.

Apriamo la nostra percezione, la nostra visione e la nostra mente analitica e impariamo a elevarci sempre di più al di sopra di noi stessi, come scalare una montagna. Salire in cima significa abbandonare il nostro desiderio individuale e dirigerci verso l’amore per gli altri. Perché? Perché farlo ci rende simili all’unica forza della natura. La sua qualità è amore, puro dono e dazione, e la sua scoperta significa prima sviluppare una qualità simile dentro di noi.

A ogni tappa di questa ascesa dobbiamo cambiare noi stessi, espandendo i nostri sensi e il sistema con cui vediamo, esaminiamo e calcoliamo ogni cosa. Gradualmente, impariamo a uscire da noi stessi, a includerci nella “decina”, cioè i dieci amici del nostro piccolo e devoto gruppo e li assorbiamo nei nostri cuori. Così espandiamo sempre di più la nostra cerchia fino a sentire tutti come parti inseparabili di noi stessi, simili a cellule e organi di un unico corpo.

“La decina”, questo piccolo gruppo con cui lavoriamo per accrescere la nostra connessione positiva attraverso i fili comuni dell’amore e della dazione, diventa un laboratorio per lo sviluppo interiore e spirituale. In questo gruppo, acquisiamo una nuova natura di amore per gli altri, attraverso la quale penetriamo nelle profondità della natura, fino all’unica radice generale di tutta la creazione e della natura.

Non esiste viaggio più interessante e potente di questo, che ci porta a connetterci con l’eterna e perfetta totalità della natura.

Basato su “New Life 74 – Denaro e qualità della vita, parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa dà vero piacere alla vita?

Ogni viaggio si conclude con il desiderio di tornare a casa. Ogni piacere svanisce dopo averlo raggiunto. Esiste un modo per espandere i confini dell’avventura, per superare i limiti del piacere?

Siamo fatti in modo tale da non poter percepire il sapore senza fame. Ad esempio, possiamo goderci un’uscita purché abbiamo un appetito pregresso per farlo. Inoltre, possiamo immergerci in una sensazione di piacere senza fine attraverso viaggi interiori in cui avvertiamo un rinnovamento costante, dove più godiamo, più vorremo godere. In questo modo non ci stancheremo, non ci annoieremo o ci annoieremo e ogni volta che raggiungeremo qualcosa lungo il cammino, si trasformerà in qualcos’altro. Nuovi sapori arriveranno con un nuovo appetito e quindi continueranno e aumenteranno.

Possiamo sviluppare questa capacità di percepire una buona vita ovunque ci troviamo, in ogni azione che compiamo e in tutte le situazioni che si presentano, anche quelle difficili. Possiamo arrivare a comprendere perché ogni cosa ci accade, da dove nascono gli eventi della nostra vita, così come cosa dobbiamo fare e quale risultato vogliamo raggiungere. Ci sentiremo bene in tutte queste fasi perché siamo connessi a una realtà superiore, eterna e perfetta.

Si tratta di un’avventura spirituale che espande costantemente i nostri sensi e la nostra mente. Quando siamo coinvolti in un processo di questo tipo, percepiamo una realtà più profonda, comprendendo le ragioni di ogni cosa. Se, ad esempio, vediamo un determinato paesaggio, come montagne, colline, mare, deserto, o piante, animali o persone, li vediamo in tutta la loro profondità. Comprendiamo cosa li spinge, cosa vogliono, perché agiscono come fanno, cosa può aiutarli e cosa potrebbe metterli in pericolo. Inoltre, quando osserviamo l’immagine in questo modo, comprendiamo cosa accadrà nel momento successivo e cosa vale la pena fare per adattarci al flusso.

Oltre a ciò, percepiamo la forza generale della natura che guida tutte le parti della realtà. Scopriamo dove sta avanzando il ​​nostro sviluppo, secondo quale programma, come ogni parte si integra con le altre, come si muovono e si collegano, e dove vengono condotte. Questa visione ci dà la sensazione di una vita piena. Allora, la vita diventa come una grande opera teatrale, ricca, varia e profonda, in cui il pensiero della natura si realizza davanti ai nostri occhi.

Entriamo nell’interiorità della natura, osservando come la forza della natura provenga da dentro e vivifichi ogni cosa e come gestisca i suoi livelli inanimato, vegetale, animato e umano. Poi, percepiamo come ogni cosa in natura viva della stessa forza unica, di un unico programma di gestione e come tutti e ogni cosa siano armoniosamente interconnessi. Non c’è piacere più grande di questa scoperta, dove tutto si unisce in una sorta di sinfonia meravigliosamente divina, in un tutt’uno.

Per cominciare a percepire la natura in questo modo, dobbiamo aggiungere una capacità interiore nell’intelletto e nell’emozione, cioè sviluppare la sensibilità alle frequenze sottili che esistono in natura, quelle che non rientrano nella percezione superficiale che abbiamo ora.

Il laboratorio in cui sviluppiamo tale capacità di ricezione è un piccolo gruppo di circa dieci persone, guidato da esperti nella saggezza della Kabbalah. Questo metodo insegna come percepire e ricevere in modo ottimale l’immagine completa della natura. Imparando la saggezza della Kabbalah in questo contesto di piccolo gruppo, possiamo scoprire le radici di ciò che ci accade e, in generale, le cause e le conseguenze di ogni cosa nella vita.

In termini generali, la guida Kabbalistica ci indica come uscire dalla nostra percezione ristretta ed entrare nel sentire degli altri. Più noi che partecipiamo a questo metodo entriamo in una sensazione reciproca, includendoci gli uni negli altri, più iniziamo ad acquisire qualità che inizialmente non sono presenti nella natura umana. La condizione principale per entrare nelle profondità della natura è l’amore per gli altri. Sviluppiamo il desiderio di uscire con il cuore e la mente fuori dal corpo, per così dire, per sentire gli altri e aspirare a riempirli di tutto ciò che è buono. Quando riusciamo a elevarci a un livello di amore, allora iniziamo il nostro viaggio nelle profondità della natura.

Oggi l’umanità sta raggiungendo uno stadio evolutivo in cui nulla di familiare può riempirci di soddisfazione interiore, garantendoci una felicità duratura. Allo stesso tempo, il mondo sta diventando sempre più interconnesso e, in ogni ambito della vita, viviamo crisi che non possono essere risolte con la nostra percezione ormai obsoleta. Pertanto, dall’interno e dall’esterno, si accumulano pressioni che ci spingeranno a irrompere in una nuova realtà.

In effetti, davanti a noi c’è un’avventura speciale. Quanto più investiremo in questa avventura, tanto più saremo in grado di provare un piacere di gran lunga superiore e completo di quello che proviamo attualmente.

Basato su “New Life 73 – Denaro e qualità della vita”, parte 1″ con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Si può misurare la spiritualità?

Possiamo misurare la spiritualità in base all’importanza che le attribuiamo. Nel mondo materiale, misuriamo tutto attraverso parametri fisici come volume, distanza e peso, ma nel mondo spirituale questi parametri non esistono. Tutto si misura invece in base al significato emotivo e percettivo che gli assegniamo. Questo significa che il peso o la grandezza di un oggetto spirituale è determinato esclusivamente dall’importanza che gli attribuiamo.

Una persona che raggiunge la spiritualità, un Kabbalista, non gode dei doni che riceve, ma piuttosto del significato di colui che li elargisce. L’esperienza della spiritualità non risiede nell’oggetto o nel piacere in sé, ma nel riconoscimento della sua fonte. Per esempio, se qualcuno riceve una semplice tazza di caffè, il suo valore non è nel caffè stesso, ma in chi l’ha preparato e nell’intenzione con la quale è stato offerto. Se a porgerlo è una grande persona, il caffè assume improvvisamente un significato immenso. Lo stesso vale per il Creatore: quando ci rendiamo conto che tutto ciò che riceviamo proviene dal Creatore, la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, allora la nostra esperienza si sposta dall’attenzione all’oggetto alla grandezza del Donatore, il Creatore.

Ecco perché la spiritualità inizia con lo sviluppo del senso dell’importanza del Donatore. Più attribuiamo valore al Creatore, più ci eleviamo al di sopra della percezione materiale ed entriamo in una nuova dimensione dell’esistenza. Quando iniziamo a riconoscere il significato della fonte della nostra vita, passiamo dal mondo materiale al mondo spirituale. Nella spiritualità, invece di misurare le esperienze in termini materiali, costruiamo il nostro mondo interiore sulla base della grandezza del Donatore.

Ci deve essere però una scintilla iniziale, un piacere minimo, un cosiddetto “grammo di luce”, che entri nella nostra percezione. Questo è il fondamento su cui costruiamo la nostra consapevolezza dell’importanza del Creatore. Nel nostro mondo, tutto ciò che sperimentiamo, che sia un momento di gioia, di amore, di successo o anche un semplice atto di gentilezza, non è che un minuscolo frammento di luce proveniente dalla fonte. Il nostro compito è quello di determinare l’origine e di spostare la nostra attenzione dal piacere in sé a Colui che lo ha procurato.

Il metodo per sviluppare questa consapevolezza esiste all’interno di un quadro strutturato: il gruppo kabbalistico, detto “decina”. Quando le persone si riuniscono con l’intenzione di cercare la fonte della propria vita, si aiutano a vicenda a sviluppare la percezione necessaria per rivelare la presenza del Creatore, ossia la presenza della forza superiore di amore, dazione e connessione. Proprio come una donna in stato interessante inizia improvvisamente a notare carrozzine per bambini dappertutto o una persona che sta cercando di acquistare una particolare auto inizia a vederla più spesso, la nostra percezione è guidata dai nostri desideri. Se desideriamo conoscere e sentire il Creatore, iniziamo a notare la Sua presenza in ogni aspetto della nostra vita. 

Il motivo per cui la maggior parte delle persone non percepisce il Creatore è che non Gli riconosce alcun valore. Danno valore solo a ciò che le avvantaggia direttamente. Per tale ragione, nel corso della storia, le persone hanno venerato il guadagno materiale, in cerca di benedizioni per la ricchezza, la salute e il successo. Tuttavia, la spiritualità non consiste nel pregare per ricevere qualcosa. Si tratta invece di sviluppare la qualità dell’amore e della dazione. Se coltiviamo l’amore e la dazione agli altri, inizieremo gradualmente a percepire il Creatore, in quanto Egli è l’incarnazione ultima di queste qualità.

Il Creatore non si è posto direttamente davanti a noi, ma ci ha circondato di altre persone, offrendoci un “campo da gioco” in cui sviluppare la nostra capacità di amare e connetterci. Trattando gli altri con cura e rispetto, ci alleniamo a relazionarci allo stesso modo con il Creatore. È per questo che la saggezza della Kabbalah insegna che l’amore per il Creatore comincia con l’amore per il prossimo.

Tuttavia, questo cambiamento non è facile. Richiede un radicale riassetto dal valore dei beni materiali al valore delle relazioni e delle intenzioni. Immaginate un matrimonio sontuoso, gremito di personaggi illustri, ma i bambini che girano intorno a loro non si accorgono della loro importanza. Allo stesso modo, ogni giorno passiamo accanto a innumerevoli persone senza riconoscerne il valore. Lo sviluppo spirituale richiede la capacità di apprezzare non le cose materiali, ma le relazioni tra le persone e, in ultima analisi, il nostro rapporto con il Creatore.

Basato sul video: “The Importance of Spirituality – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Trovare la corretta forma di comunicazione

Il lavoro con le decine deriva da Rabbi Shimon. Secondo la Kabbalah, ebbe inizio con Abramo, ma ciononostante ha avuto la sua manifestazione principale a partire dall’Ari, quando la Kabbalah divenne una vera scienza pratica.

Rabash lo ha descritto in modo molto dettagliato. Altri Kabbalisti ne avevano scritto prima di lui. La Torah afferma ovunque che deve esserci unità tra le persone, perché solo nell’unità possiamo riunire l’anima frammentata di Adamo.

Anche due persone sono sufficienti per iniziare a percepire stati spirituali, perché di fronte a te deve esserci un altro egoista come te, con il tuo stesso obiettivo.

Il nostro lavoro si basa solo sulla ricerca di una forma di connessione reciproca che ci sia vantaggiosa, simile al Creatore, che possa iniziare ad aprirsi tra noi, in questo sentiremo il Suo avvicinamento.

Più ci avviciniamo l’uno all’altro nella Decina, più ci eleviamo al di sopra dell’egoismo e costruiamo un tramezzo tra due piani: l’odio in basso e l’amore al di sopra di esso, o l’indifferenza in basso e almeno un qualche tipo di connessione in alto. E in questo tramezzo tra la proprietà egoistica e la proprietà della dazione, riveliamo il Creatore come la fonte di entrambe le proprietà.
[338343]

Dalla lezione di Kabbalah del giorno 3/9/19, Scritti di Baal HaSulam “ Non esiste nulla tranne Lui”

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Aspirare solo al Bene

Domanda: Come riveliamo la nostra inclinazione al male? È un processo individuale o avviene insieme alla decina?

Risposta: Non è necessario rivelare l’inclinazione al male. Essa si rivelerà nella misura in cui saremo in grado di lavorare con essa.
Dobbiamo aspirare solo al bene: alla buona inclinazione, alle buone radici, alle buone azioni. L’inclinazione al male si manifesterà in noi in base alla nostra forza di superarla e correggerla.

Domanda: Dunque non si rivela più di quanto possiamo superare?

Risposta: Sì, esatto.
[337552]

Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25/11/24, Scritti di Rabash “Generazioni”

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Uscire dal guscio dell’egoismo

Domanda: Spesso sentiamo la frase: “Un solo uomo con un solo cuore”. Se il cuore è un desiderio, l’intero Kli mondiale non vuole forse rivelare il Creatore? Cosa ci manca ancora per diventare un solo uomo con un solo cuore con un solo desiderio di raggiungere il Creatore?

Risposta: Ci manca solo il lavoro corretto nel cuore: aprirlo verso gli amici, connettere tutti nel nostro cuore e raggiungere la connessione con il Creatore.

Domanda: Non siamo abbastanza maturi per questo, siamo pigri o non dobbiamo ancora rivelarlo?

Risposta: Forse non siete ancora abbastanza maturi. Ma soprattutto, siete frenati da una particolare inerzia, a causa della quale non riuscite a convincervi ad elevarvi al di sopra di voi stessi.

Domanda: Io posso giudicare per me stesso: mi sento molto a mio agio nella nostra comunità; è così bella, così amata, apre davvero il cuore. E all’interno di questo bozzolo d’amore, sorge il pensiero: “Perché andare oltre?” Cosa dovremmo fare a riguardo?

Risposta: Questo è un problema. Il punto è che devi rompere con forza il guscio (Klipa) in cui sei rinchiuso e cercare di emergere all’aria aperta. Inoltre, tutti devono farlo insieme.

Elevatevi al di sopra di voi stessi, a un nuovo livello. Sentite che a questo livello siete davvero in uno stato di elevazione, e da questo stato, iniziate a connettervi l’uno con l’altro, e dirigete questa connessione verso il Creatore.

Domanda: È possibile farlo se non vedo che ciò è rilevante per la decina adesso?

Risposta: Non è possibile! È esattamente ciò su cui dovete lavorare. Diventerà rilevante solo attraverso il vostro sforzo simultaneo quando ogni persona “uscirà da sé stessa”, si connetterà con i propri amici e, in un desiderio comune, si connetterà con il Creatore.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 13/10/24, Giorno della Memoria di Baal HaSulam, Rav Yehuda Ashlag

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Incorporarsi negli altri

Domanda: Come avviene la transizione dal lavoro interiore individuale al lavoro interiore con la decina?

Risposta: Una persona inizia a sentire di non esistere in modo indipendente. Esiste solo come una particella elementare senza il diritto all’esistenza spirituale, che è al di sopra dell’egoismo.

Essere al di sopra dell’egoismo significa includere se stessi negli altri che sono stati creati specificamente come se fossero al di fuori di se stessi, attraverso la frantumazione del singolo Kli, in modo che una persona possa coltivare dentro di sé la qualità di passare da un io egoistico a qualità altruistiche. Questa è l’essenza del nostro metodo.
[336792]

Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 28/08/19, “Domande e risposte”

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