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Di cosa tratta l’ottavo comandamento?

L’ottavo comandamento è: «Non rubare». Che cosa significa?

Se pensiamo al nostro tornaconto personale anziché al bene della collettività, questo è considerato un furto. Inoltre, nel suo significato più profondo, il furto non consiste soltanto nel sottrarre qualcosa alla società, ma anche nel non contribuire alla società, al meglio delle proprie capacità, in ogni momento.

In altre parole, se abbiamo la possibilità di partecipare attivamente alla vita sociale e di contribuire al bene comune attraverso una particolare capacità di cui disponiamo in quel momento, ma scegliamo di non farlo, questo è considerato un furto nei confronti della società. Abbiamo infatti trattenuto qualcosa che eravamo in grado di offrire.

Il corpo umano offre un’utile analogia. La vita è possibile solo perché ogni parte del corpo svolge la propria funzione specifica al massimo delle sue capacità. Allo stesso modo, in una società che aspira a funzionare come un unico sistema integrato, chiunque contribuisca meno di quanto sia in grado di fare è considerato un ladro, perché priva l’intero sistema del beneficio che avrebbe potuto apportare.

Basato su “Nuova Vita 159 – I Dieci Comandamenti, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In una società profondamente divisa, come possono gli individui che nutrono forti convinzioni personali impegnarsi per un senso di unità nazionale?

Come possiamo sentire di appartenere a un’unica nazione insieme a qualcuno che la pensa esattamente all’opposto di noi, che si comporta in modi che ci fanno infuriare e che ci dà l’impressione di stare trascinando il nostro stesso Paese verso il collasso?

Fermiamoci un momento.

Immaginiamo di essere marito e moglie. Condividiamo una casa, un letto, una cucina, dei figli, una famiglia. All’improvviso, ci troviamo in disaccordo su una questione politica.

E allora? Significa forse che il giorno dopo ci svegliamo pensando di non poter più vivere con una persona del genere?

Il pluralismo è un bene per la società e la diversità di opinioni favorisce lo sviluppo. Nessuno dovrebbe reprimere le idee degli altri. Tuttavia, al di sopra di tutto, deve esserci un accordo fondamentale: siamo un’unica famiglia. E, inoltre, la serenità della famiglia è per noi più importante di qualsiasi opinione personale.

Domani potremmo avere idee diverse e anche questo è una benedizione. Ma il valore più alto e costante è che siamo una famiglia.

Se qualcuno comincia a considerare la propria opinione più importante della relazione stessa, con il coniuge o con i figli, allora la famiglia si disgrega.

La sopravvivenza di una nazione dipende innanzitutto dalla capacità di costruire un senso di appartenenza familiare. Nel nostro Paese dobbiamo creare processi che colleghino i nostri cuori, fino a farci sentire calore e vicinanza reciproca.

In Israele, dove vivo, questo non è ancora accaduto. Non è accaduto fin dalla fondazione dello Stato. Siamo un insieme di esuli riuniti, al massimo fratelli nella difficoltà. E, a dire il vero, negli ultimi tempi sembra che nemmeno questo legame resista più.

«L’amore copre tutte le trasgressioni», è scritto nelle fonti. Questa è la direzione che dobbiamo prendere. Prima costruiamo l’amore per Israele; poi ci sediamo a discutere delle nostre opinioni.

Allora tutto apparirà diverso. Saremo in grado di affrontare i problemi da una prospettiva più elevata.

Potremmo persino scoprire che lo sforzo di fare spazio agli altri nel nostro cuore ha fatto dissolvere i problemi stessi, dando origine a una nuova realtà.

Basato su “New Life 153 – Il conflitto israelo-palestinese, parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché i tuoi obiettivi potrebbero sembrarti vuoti e privi di significato

L’umanità sta attraversando una transizione interiore molto profonda, anche se esteriormente sembra ancora la stessa. Per generazioni siamo stati guidati da motivazioni chiare: studiare, ottenere risultati, costruire una carriera, guadagnare di più e avere successo sul piano materiale. Questi obiettivi derivavano dalla naturale crescita dell’egoismo umano, cioè dal desiderio di trarre piacere esclusivamente per il proprio beneficio, anche a scapito degli altri.

Oggi, però, sta avvenendo un cambiamento fondamentale. Le stesse pulsioni esistono ancora, ma stanno gradualmente perdendo significato. Cominciamo a percepire, anche se inconsciamente, che tali sforzi non riescono davvero a darci appagamento. Possiamo raggiungere i livelli più alti di ricchezza, prestigio, conoscenza e sentirci comunque vuoti. Questa sensazione segna una tappa importante nell’evoluzione della specie umana.

L’umanità sta iniziando a superare la ricerca di appagamento esterno e viene orientata verso l’interno, verso un diverso tipo di soddisfazione.

Inizialmente le persone cercano ancora di compensare con lo sport, i viaggi, le competizioni e altri successi, ma anche queste attività cominciano a perdere attrattiva, mentre emerge una domanda più profonda: «A che scopo tutto questo?». Questa domanda dissolve gradualmente il valore di tutto ciò che un tempo sembrava essenziale.

Che cosa rimane, allora?

Cominciamo a comprendere che il vero campo della vita non si trova all’esterno, ma nelle nostre relazioni con gli altri e dentro di noi. Non è in ciò che possediamo o otteniamo, ma nel nostro atteggiamento.

La traiettoria futura dell’umanità si dirige verso uno stato in cui saremo principalmente interessati a vivere in una connessione calma, pacifica ed equilibrata. Non vorremo danneggiare gli altri né creare un’atmosfera negativa. Invece di competere, confrontarci e aspirare continuamente a qualcosa di più, cercheremo l’armonia nella vasta rete delle relazioni umane.

La vita materiale non scomparirà, ma diventerà essenziale e sufficiente. Lavoreremo soltanto nella misura necessaria a sostenere noi stessi e la nostra famiglia. Il lavoro non sarà percepito come una pressione o un peso, ma come una partecipazione naturale alla vita.

Inoltre, l’intera definizione di lavoro si sposterà verso l’interiorità. Il nostro vero lavoro diventerà lo sviluppo di un atteggiamento corretto nei confronti degli altri. Quando inizieremo a sentire che gli altri si relazionano a noi con la stessa calma e benevolenza, entreremo in un tipo di esistenza completamente diverso. Sarà come vivere all’interno di un campo di reciproca benevolenza, una rete di connessioni positive.

In quello stato, la realizzazione non deriverà da ciò che riceviamo, ma dalla qualità stessa della connessione.

È qui che avviene un cambiamento fondamentale. Ciò che un tempo sembrava uno sforzo enorme,  superare l’ego umano che divide e separa, diventerà naturale. E non grazie ai nostri sforzi individuali: una forza superiore presente nella natura, una forza di equilibrio e armonia, inizierà ad agire. Quando smetteremo di opporci a essa e ci allineeremo a questo processo, tutto diventerà più semplice, più sereno e quasi privo di sforzo.

Per questo motivo molti dei sistemi che abbiamo costruito, come l’istruzione, le carriere e la competizione continua, passeranno gradualmente in secondo piano nelle nostre vite. Tuttavia, avranno assolto il loro compito: portare l’umanità a riconoscere che non rappresentano il vero obiettivo nel quale vale la pena investire se stessi.

Ciò verso cui l’umanità si sta dirigendo è uno stato di equilibrio interiore, considerazione reciproca e connessione silenziosa.

In quella quiete, in quella calma rete di relazioni, iniziamo a percepire la forza sottostante della natura stessa: una forza di amore, di dazione e di connessione completa.

A quel punto, la vita diventa armoniosa, pacifica e semplice. Avremo ciò di cui abbiamo bisogno, faremo ciò che è necessario e vivremo il resto della nostra esistenza in una connessione armoniosa con gli altri. Non accadrà da un giorno all’altro, ma la direzione è già stata tracciata.

Basato su “Perché i tuoi obiettivi potrebbero sembrare vuoti e privi di significato” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Chi unirà il Medio Oriente e perché?

Il Medio Oriente è come una polveriera, colma di conflitti tra nazioni e all’interno dei singoli Paesi, oltre che di risorse naturali e culture antichissime. Che cosa dovrebbe accadere affinché questa regione diventi un paradiso sulla terra?

Per essere realistici, dobbiamo innanzitutto comprendere a fondo la traiettoria generale dell’evoluzione. Che ci piaccia o no, la specie umana fa parte del sistema della natura, che opera secondo leggi precise.

Lo studio della natura e dell’evoluzione umana mostra che gli esseri umani si stanno riunendo in una sorta di sistema integrale, diventando sempre più interconnessi e interdipendenti. Comunicazione, commercio, progresso tecnologico e sviluppo sociale sono tutti processi che hanno portato a questa connessione globale. Tuttavia, a livello di consapevolezza, non sappiamo ancora come gestirla. L’ego di ciascuno cresce, l’orgoglio si intensifica e continuiamo a litigare come bambini in un parco giochi. Con le armi di cui disponiamo oggi, è spaventoso immaginare cosa potrebbe accadere.

Il Medio Oriente è un punto d’incontro di religioni, culture, sistemi politici e visioni del mondo differenti. È un nodo centrale della civiltà umana che ora deve affrontare un problema esistenziale più ampio. Possiamo continuare ad agire seguendo interessi egoistici, ma sarebbe più saggio comprendere che i nostri conflitti non sono soltanto tra di noi. Essi sono piuttosto tra tutti noi e la richiesta evolutiva di realizzare la nostra crescente interconnessione e interdipendenza in modo complementare, armonioso e pacifico.

Questa regione possiede tutto. In passato è stata davvero la culla della civiltà umana. Ancora oggi, il Medio Oriente potrebbe diventare il luogo più ricco e avanzato della Terra, capace di fornire energia, agricoltura, cibo, cultura, istruzione, tecnologia, scienza, saggezza, svago e turismo. Invece, si trasforma in un luogo di distruzione, una fonte centrale da cui il conflitto si diffonde nel mondo. Enormi quantità di denaro, risorse e intelligenza vengono investite nello sviluppo di armamenti e nel rafforzamento militare. Viviamo in uno stato di difesa costante, tensione continua e con uno standard di vita molto inferiore a quello che potremmo raggiungere.

Sciiti, sunniti, cristiani, ebrei, drusi, beduini, religiosi, laici, conservatori e progressisti: qui esistono innumerevoli gruppi. In qualche modo dobbiamo trovare un terreno comune, qualcosa che possa unirci. Un tale fattore unificante può essere soltanto la legge dello sviluppo della natura, che si colloca al di sopra di tutti noi. Se cerchiamo di seguire il principio di un singolo gruppo, è evidente che non avremo successo.

La realtà ha già dimostrato che nella regione non esiste stabilità e che nessuno può sentirsi davvero al sicuro. Anche regimi che un tempo sembravano molto potenti sono crollati improvvisamente. In ogni Paese si possono identificare forze opposte che lottano tra loro. Anche se oggi una parte detiene il potere, domani potrebbe essere rovesciata. Alla fine, dovremo trovare un punto di equilibrio, un metodo per riconciliare gli opposti, prima all’interno di ciascun Paese e poi tra le nazioni. Quanto prima riusciremo a farlo, tanto più sofferenze ci risparmieremo.

Alla loro radice, tutte le visioni religiose del mondo si basano sul principio della connessione e dell’amore tra le persone. Tutto ciò che è venuto dopo è una distorsione creata dall’ego. Tutte le religioni parlano di due forze in costante lotta: il bene e il male. Che vengano chiamate Dio e il serpente o in altri modi, il principio resta lo stesso. L’essere umano si trova tra queste due forze e deve trovare l’equilibrio, la via di mezzo.

In tutte le culture che hanno vissuto in questa regione, la saggezza è sempre stata valorizzata e le persone imparavano dai saggi le leggi della natura che dovrebbero guidare la vita. Anche oggi dovremmo seguire questa strada e istituire un organismo centrale di comunicazione e formazione per il Medio Oriente. Sarebbe saggio riunire persone competenti che comprendano la direzione dell’evoluzione umana secondo le leggi della natura e affidare loro il compito di definire un quadro educativo e culturale generale.

Insieme, svilupperebbero contenuti da diffondere attraverso istituzioni educative, contesti culturali, mezzi di comunicazione e reti sociali, cioè attraverso ogni piattaforma possibile. Naturalmente, ogni Paese e ogni settore li adatterebbero alle proprie esigenze, ma tutti seguirebbero la stessa direzione: un’educazione orientata a una connessione armoniosa e pacifica.

L’obiettivo generale sarebbe sviluppare un nuovo tipo di essere umano: una persona integrale, equilibrata e in armonia con il sistema generale della natura, capace di contenere due forze opposte, come il positivo e il negativo, e di combinarle per crescere e svilupparsi senza limiti. Da questo equilibrio interiore, il nuovo essere umano saprà connettersi armoniosamente con gli altri, costruendo relazioni positive al di sopra di tutte le differenze e divisioni. Come è scritto: «L’amore copre tutte le colpe».

Se investiremo davvero il nostro cuore in questo progetto, gradualmente inizieremo a vedere persone inclini alla connessione reciproca, persone capaci di relazionarsi anche con chi pensa in modo diverso. Questo si rifletterà nelle relazioni personali, come le coppie e le famiglie, nei rapporti sociali tra diversi gruppi e, infine, nelle relazioni internazionali.

Man mano che questo processo si svilupperà, entreremo in equilibrio con la natura nel suo insieme e, di conseguenza, sperimenteremo la sua armonia, perfezione e completezza.

Basato su “Nuova Vita 135 – Il futuro del Medio Oriente secondo la visione integrale” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo i media influenzano i bambini e i giovani?

Diventare una star dei social media, guadagnare milioni e oltre, è la versione aggiornata del desiderio di fama e onore che anima i bambini e i giovani di oggi. Possiamo incanalare la loro energia in una direzione positiva? E più in generale, dove ci sta portando questa dipendenza collettiva da Internet e dai social network?

In passato, un figlio continuava l’attività del padre e, se nutriva particolari ambizioni, poteva ampliarla leggermente. Oggi, il mondo intero è nelle sue mani. I bambini ammirano chi ha raggiunto fama e riconoscimento, ne sono affascinati. Come genitori, non è certo consigliabile reprimere tali aspirazioni, poiché favoriscono lo sviluppo. Ciò che  è invece opportuno fare è mostrare ai bambini cosa serve realmente per diventare una grande star: forte desiderio, perseveranza, pazienza, voglia di imparare, creatività, impegno e altro ancora.

In base alle inclinazioni naturali dei bambini, è vantaggioso coinvolgerli in diverse attività e corsi che amplino i loro orizzonti, li aiutino a specializzarsi e a sviluppare capacità di espressione, comunicazione e relazione. Anche se non diventeranno famosi, queste esperienze coltiveranno competenze importanti. Inoltre, i media dovrebbero mostrare ai bambini e ai giovani cosa succede dietro le quinte, quanto impegno ed energia hanno effettivamente investito coloro che hanno raggiunto una grande notorietà.

Possiamo prevedere chi saranno le star di domani? In altre parole, in cosa dovremmo investire oggi per ottenere riconoscimento negli anni a venire?

Secondo la tendenza generale dello sviluppo che osserviamo nel mondo, coloro che sanno costruire relazioni umane positive “si accaparreranno tutto”. Perché? Perché la realtà sta diventando sempre più interconnessa e interdipendente, ma le relazioni umane sono in pessime condizioni. Le dinamiche guidate dall’ego minacciano di affondare l’intera imbarcazione e anche nelle relazioni personali la situazione è tutt’altro che semplice.

Creare connessioni umane positive è la prossima grande sfida. Richiederà la comprensione dell’intricata rete di connessioni che esiste tra tutte le componenti della natura e la sua applicazione alla società umana. Chiunque si specializzerà in questo campo e riuscirà a costruire sistemi, processi, metodi e strumenti per promuovere la connessione sarà il più ricercato, il più conosciuto, il più influente e otterrà un ampio riconoscimento.

In quasi ogni forma di contenuto, si può esprimere la tendenza alla connessione. Prendiamo ad esempio un programma di cucina. Può trasformarsi in una festa collettiva, in cui ognuno prepara qualcosa di squisito per deliziare gli altri, esprimendo il desiderio di connettersi e di arricchirsi a vicenda. In questo modo, il buon cibo che sappiamo preparare non diventa fine a se stesso, ma un mezzo per entrare in contatto con gli altri. In tal caso, si assiste a un passaggio dal piacere fisico del successo personale a un godimento più profondo, interiore e “spirituale”.

In generale, più una persona si connette con gli altri, più proverà un senso di appagamento di qualità superiore, aprendo a infinite possibilità di piacere ed entusiasmo. Si tratta, infatti, di un cambiamento fondamentale nella percezione. L’essere umano di domani si relazionerà alla realtà dalla prospettiva di una rete integrale di connessioni.

Da dove nascerà tutto questo? Il desiderio di godere dentro di noi è in continua evoluzione. Ciò che ci soddisfaceva ieri non ci soddisfa più oggi.

La stessa rivoluzione di Internet è stata la conseguenza dello sviluppo del desiderio di connessione. Ha introdotto una varietà infinita, una disponibilità costante, la possibilità di scegliere cosa consumare in qualsiasi momento anziché seguire un palinsesto televisivo, e ha reso la comunicazione bidirezionale e interattiva. Tutto ciò, e molto altro, ha portato a una forte dipendenza dalla rete. Tuttavia, anche questa fase passerà. È una questione di entusiasmo e successivo declino. Proprio come un tempo c’erano solo due canali televisivi, poi mille, oggi molti guardano a malapena la TV, così anche Internet, prima o poi, verrà abbandonato. Annoierà la prossima generazione.

Ci troviamo all’inizio di un’era in cui lo sviluppo del desiderio spingerà bambini, giovani e adulti verso una connessione più profonda e reciproca, una connessione che riempirà l’anima. Poiché i media odierni e Internet non offrono ancora tale appagamento, si diffondono sentimenti di depressione, disperazione e vuoto.  Le persone sentono la mancanza di qualcosa che le appaghi e non sanno dove trovarlo, così inseguono un follower in più, un altro “mi piace”, un altro commento, ma nulla di tutto ciò risolve il vuoto interiore.

Ciò che può promuovere uno sviluppo sano è la creazione di programmi, reti, attività, festival, incontri e workshop che aiutino le persone a connettersi positivamente, ad avvicinarsi, ad aprire i loro cuori e a costruire relazioni sincere.

Per illustrare la direzione da seguire, immaginate qualcosa del genere. Tutti i giovani si riuniscono e costruiscono una nuova vita, un mondo completamente nuovo, con regole che riflettono la natura integrale e reciproca del sistema della natura. Nessuno fa del male agli altri e tutti si sforzano di sostenersi a vicenda, di sentirsi uguali, connessi e persino amorevoli. Gradualmente, si forma una rete di legami profondi. Essa attrae, appaga ed eleva tutti al di sopra di questo mondo. Tutti desiderano rimanere costantemente immersi in questa calda connessione, superando la ristretta percezione di “io e loro” per approdare a una percezione più ampia di “noi tutti insieme”, ovvero una percezione di noi tutti come un’unica entità.

Se i media aiuteranno l’umanità a compiere questa transizione verso una nuova fase evolutiva in modo rapido e pacifico, allora avranno finalmente adempiuto al loro vero ruolo.

Basato su “Nuova Vita 141 – L’influenza dei media su bambini e adolescenti” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Chi avrà più potere in futuro?

Fino a poco tempo fa, i fondamenti del controllo erano il potere, il denaro e l’informazione. Oggi, tuttavia, diversi processi che si sviluppano in parallelo stanno delineando una realtà poco chiara.

Gli imperi stanno crollando, sia in Oriente che in Occidente. Ideologie e visioni del mondo si stanno sgretolando. Nessuno sa immaginare un futuro migliore. L’umanità si trova in un vicolo cieco, senza piani a lungo termine, né tantomeno a breve termine.

Questo disagio si ripercuote anche sulla vita personale. Le persone faticano a mantenere i rapporti. Il nucleo familiare si sta sgretolando. Molti dicono che andrà tutto bene e che la vita continuerà, ma dentro sé stessi il vuoto cresce sempre di più e un numero crescente di persone ha bisogno di sedativi per poter andare avanti.

Nel corso della storia, ogni volta che siamo riusciti a replicare qualcosa della saggezza della natura, l’arte e la scienza hanno fatto progressi. Oggi, tuttavia, non sentiamo più la spinta allo sviluppo, come se il motore si fosse spento. Questo è un segno che dobbiamo elevarci a un livello completamente nuovo, qualitativamente diverso da qualsiasi cosa vista prima.

Nel sistema della natura, tutto funziona secondo il principio di causa ed effetto, attraverso leggi precise. Possiamo comprendere la direzione verso cui si sta dirigendo la nostra vita?

Anno dopo anno, il mondo diventa sempre più interconnesso e interdipendente. Allo stesso tempo, cresce l’ego di ogni individuo, ovvero il desiderio di godere del proprio tornaconto personale a scapito degli altri, e non riusciamo ad andare d’accordo finché viviamo tutti sulla stessa “barca”. Eppure, i livelli inanimato, vegetale, animato e umano formano un unico sistema integrale. Il continuo sviluppo richiede che ci adattiamo, ovvero che riconosciamo e apprendiamo il codice integrale che sottende la natura, e che costruiamo relazioni integrali all’interno della società.

Man mano che impariamo a conoscere questi fenomeni, essi ci trasformeranno dall’interno, portando nuove direzioni, idee e punti di forza, con implicazioni in tutti gli ambiti della vita.

Il futuro risiede nella considerazione, nella complementarietà e nella cooperazione tra individui, nazioni e con l’ambiente.

In questa rivoluzione percettiva, che eleverà l’umanità oltre i limiti dell’ego individuale per concepire l’intera società, coloro che hanno influenza rivestono un ruolo decisivo.

Proprio come durante la Rivoluzione Industriale le persone imparavano a leggere e scrivere, a fare matematica e a lavorare con i mezzi di comunicazione, oggi le figure influenti possono diffondere conoscenze fondamentali a tutti attraverso i media, permettendoci di comprendere il sistema di cui facciamo parte e di relazionarci con gli altri al suo interno.

Nel mondo futuro, dovremo garantire che tutti beneficino dei frutti della tecnologia e che nessuno soffra di carenze materiali. Tuttavia, al di là di questo, la grande sfida sarà lo sviluppo dello spirito umano. Coloro che guideranno questi processi otterranno il massimo riconoscimento, perché le persone sentiranno che stanno realmente appagando la loro anima.

Basato su “Nuova Vita 139 – I media e le persone influenti” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il linguaggio del cuore?

La parola distingue la specie umana dalle altre parti inanimate, vegetali e animate della natura, e ci conferisce il titolo di “esseri parlanti”. Tutta la nostra comunicazione si è sviluppata attraverso il linguaggio, la parola, la lingua e la scrittura.

Esaminando l’evoluzione negli ambiti inanimato, vegetale e animato, osserviamo che la natura si evolve attraverso la connessione degli opposti e la comunicazione tra gli elementi. La terra, l’aria e l’acqua si influenzano reciprocamente, piante e animali sono interconnessi. La natura è una rete integrata che esiste sulla base di una reciprocità sistemica. L’azione di un particolare elemento completa quella degli altri e questa è la forma generale di comunicazione in natura.

Nell’evoluzione a livello umano, tuttavia, la comunicazione assume una forma opposta. Con la crescita dell’ego umano, il dialogo ha cessato di avere lo scopo di integrare e aiutare, diventando invece un mezzo per sfruttare gli altri e la natura a proprio vantaggio. Di conseguenza, le persone si sono allontanate dalla natura e le une dalle altre, creando la necessità di numerose parole, frasi, leggi e regole per definire ciò che è permesso e ciò che è proibito nelle diverse forme di connessione e relazione.

Si sono sviluppate diverse nazioni, lingue e  modelli di comunicazione, tra cui la lingua parlata, la lingua scritta, gli strumenti di comunicazione, i giornali, la radio, il cinema, la televisione e i social network. Alla base di ogni discorso si cela la stessa visione ristretta: “Cosa otterrò da te?”. Poiché un linguaggio interiore simile parla anche negli altri, non riusciamo a raggiungere una connessione che porti un senso di completezza.

Forse ci comprendiamo a parole e conosciamo la lingua parlata l’uno dell’altro, ma interiormente non riusciamo a sentire una connessione. La storia della Torre di Babele, la torre dell’egoismo umano, allude a questa incomprensione tra le persone. Descrive come gli esseri umani abbiano smesso di comprendersi a vicenda, si siano dispersi in tutte le direzioni e abbiano sviluppato una varietà di lingue e culture.

Oggi l’ego ha raggiunto proporzioni enormi, di conseguenza la comunicazione tra le persone è carente. È piena di bugie, inganni, falsità, sfruttamento, confusione, violenza e corruzione. L’elenco è lungo. Le coppie faticano a comunicare, così come i genitori e i figli e persino i team di lavoro.

Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti sulla stessa barca, reciprocamente influenzabili e dipendenti. Se non creiamo una nuova forma di comunicazione, un nuovo linguaggio, una nuova relazione tra noi e tutto ciò che non siamo noi, allora non avremo un futuro positivo. Al contrario, evolveremo verso un collasso totale.

Da ciò scaturirà la fase successiva nell’evoluzione del rapporto tra l’individuo e la società. L’obiettivo sarà quello di creare la sensazione di essere tutti un’unica famiglia, connessi come un tutt’uno, veramente a livello dell’anima. Avremo bisogno di un linguaggio che ci spinga a unire i cuori nell’amore.

Originariamente, da tale esigenza, si è formata la lingua ebraica. Le sue lettere, i suoi simboli e i suoi suoni rappresentano diverse modalità di questa connessione ottimale, una connessione orientata all’amore, alla generosità e a un’influenza reciprocamente armoniosa. L’ebraico è adatto a una connessione completa e complementare tra le persone, a forze che agiscono con il desiderio di giovare a tutti. Per questo l’ebraico è stato chiamato la “lingua sacra” e in esso sono stati scritti testi sacri, dove il termine “sacro” indica uno stato di reciproca generosità.

Quando la coesione interna del popolo d’Israele si incrinò e un odio immotivato si impadronì dei loro cuori, durante gli anni dell’esilio si astennero dal parlare ebraico, eccetto per lo studio dei testi sacri. Nella vita quotidiana, utilizzavano lingue locali, come il ladino (lingua giudeo-spagnola), lo yiddish e altre.

Con il ritorno nella Terra d’Israele, abbiamo ripreso a parlare ebraico, ma non abbiamo ancora compiuto il passo necessario per costruire quel legame d’amore che la lingua simboleggia. Quando inizieremo a imparare come farlo, e la saggezza della Cabala ne descrive dettagliatamente il metodo completo, scopriremo ciò che viene chiamata la “Torah interiore”, ciò che è racchiuso nei testi sacri, la forma di connessione simboleggiata da ogni lettera e parola ebraica, la natura intrinseca della realtà, il sistema operativo di tutta l’esistenza.

Abramo il Babilonese fu il primo a scoprirlo. Insegnò cosa sia la vera comunicazione. Parlò dell’unità di tutti, della gentilezza, della pace e dell’amore, e della necessità di elevarsi al di sopra dell’ego e di ogni odio che emerge e ci separa. Coloro che furono attratti dalla sua idea, provenienti da ogni parte dell’umanità, formarono una comunità, che in seguito divenne il popolo d’Israele. Impararono a parlare il linguaggio del cuore, direttamente da cuore a cuore e, unitisi “come un solo uomo con un solo cuore”, penetrarono nelle profondità del creato. Le crisi relazionali odierne, che si esprimono in una comunicazione inefficace, spingono noi e il mondo a elevarci a quello stesso livello di connessione di cui un tempo godevamo: la scoperta del linguaggio dell’amore, il linguaggio del cuore.

Basato su “Nuova Vita 130 – Comunicazione Cuore a Cuore” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono le competenze fondamentali per i leader nel mondo interconnesso di oggi?

Sul mercato troviamo molti consigli su come essere un manager di successo: trattare i dipendenti con rispetto, garantire loro stimoli intellettuali, ispirarli, dare il buon esempio e così via. La verità è che in un mondo interconnesso, questi consigli da soli non basteranno a un manager, a meno che non adotti un approccio integrato alla gestione e alla leadership.

L’approccio integrale si basa sull’analisi del trend di sviluppo complessivo. Insegna che, di generazione in generazione, la società umana diventa sempre più interconnessa e assume una forma circolare. Ognuno dipende da tutti gli altri, influenza tutti gli altri e questo ci impone di imparare a funzionare come un unico sistema integrato: sul posto di lavoro, a casa, nella società e nel mondo in generale, ovunque esistano relazioni umane.

Senza una connessione integrale, una complementarietà reciproca e la considerazione per gli altri come per se stessi, non avremo alcuna possibilità di sopravvivere in una realtà che ci mette tutti sulla stessa barca. Le organizzazioni che riconoscono in anticipo questa tendenza e iniziano a investire fin da ora nello sviluppo di un approccio integrale tra i propri dipendenti otterranno un vantaggio significativo e faranno un balzo in avanti. Le organizzazioni che non lo faranno avranno grandi difficoltà a funzionare.

Manager-Leader

Qual è il profilo di un manager o di un leader secondo l’approccio integrale? Cosa lo rende unico? Qual è il suo ruolo?

Innanzitutto, un manager-leader integrale è colui che mira a trasformare la propria organizzazione in una società integrale. Per farlo, deve a sua volta intraprendere un percorso di formazione specifico, studiare a fondo e sperimentare una gamma completa di emozioni, fino a diventare una persona dotata di consapevolezza integrale. Una persona di questo tipo sa come includere tutti in sé, e i dipendenti la percepiscono come parte integrante del gruppo.

Un manager-leader integrale comprende ogni dipendente, lo aiuta, partecipa con lui e, in tal modo, lo connette a se stesso. Un manager di questo tipo non deve possedere solo doti di comando, ma anche essere un educatore, perché il suo ruolo è quello di costruire un nuovo tipo di società all’interno dell’organizzazione.

Un compito immenso e di fondamentale importanza li attende. Le precedenti relazioni lavorative devono essere elevate a un livello completamente diverso. Al termine di un processo di sviluppo integrato all’interno dell’organizzazione, ogni dipendente si sentirà parte integrante di un sistema in cui tutti sono reciprocamente connessi.

Un manager senza “pose”

Un manager integrato dovrebbe distinguersi ed essere dominante?

Una persona che ricopre un ruolo del genere diventa dominante perché è apprezzata, stimata, riconosciuta e considerata un punto di riferimento. In questo modo, diventa un leader sociale. Si distingue, quindi, non per la sua posizione formale, ma per il rispetto che si guadagna tra la gente grazie alla sua influenza positiva.

I dipendenti iniziano ad apprezzare l’orientamento positivo che questi offrono nella vita e l’investimento che fanno su di loro. Li vedono innanzitutto come leader sociali e, di conseguenza, li considerano a tutti gli effetti dei manager-leader.

Un manager di questo tipo permette a tutti di sentirsi uguali, come in una famiglia in cui ogni membro si sente amato e in grado di contribuire al successo comune. Questo tipo di atmosfera fa miracoli, non solo migliorando la produttività, ma anche la vita personale di ogni individuo.

Se in passato il carisma da solo bastava a guidare i dipendenti, e le persone ammiravano i manager che apparivano importanti anche se erano solo figure gonfiate, oggi questo metodo non funziona più. Le persone non si lasciano più ingannare dalle apparenze. Un manager deve dimostrare ai propri collaboratori di star costruendo un ambiente di lavoro coeso, positivo, accogliente e sicuro, e di proteggerli come un genitore. I dipendenti devono sentirsi sotto la sua tutela e sapere che, se necessario, il manager si batterà per ognuno di loro.

Carisma integrale

Un buon dirigente integrale deve conoscere due cose fondamentali: come lavorare correttamente all’interno di una gerarchia (come una linea) e come operare in modo corretto all’interno di un rapporto di reciprocità (come un cerchio), oltre alla competenza, alla professionalità e alle capacità organizzative richieste.

Il carisma di un manager integrale non si esprime attraverso il desiderio di emergere, di controllare o di dimostrare il proprio valore, bensì attraverso un giusto equilibrio tra intelletto ed emozione, tra un approccio lineare e uno circolare. La capacità di integrare correttamente linea e cerchio costruisce una società integrale tra le persone che sono sotto la sua guida.

Questo è il carisma secondo il nuovo approccio. Aiuta il manager a ispirare, promuovere, motivare e organizzare le persone. Da un lato, dimostra forza e capacità di comando. Dall’altro, irradia calore, amicizia e sincera premura quando necessario. Soprattutto, sa come combinare questi due aspetti.

Non esiste una formula fissa che possa definire come un manager debba comportarsi in diverse situazioni. È fondamentale sviluppare sensibilità emotiva, capacità di empatia verso i dipendenti e un sincero interesse per loro, elementi senza i quali è impossibile gestire in modo completo.

Pertanto, solo se un dirigente si impegna a migliorare se stesso come persona e si integra autenticamente con i propri collaboratori, comprenderà come gestirli correttamente. Solo dopo aver subito una trasformazione interiore nel proprio atteggiamento verso gli altri, sentirà naturalmente come trattare i dipendenti nelle diverse situazioni, proprio come una madre tratta i propri figli.

Inserimento dei nuovi dipendenti

In un’organizzazione integrata, si crea una particolare atmosfera di connessione tra i dipendenti e si sviluppa un sistema di relazioni reciproche positive. Pertanto, un’organizzazione di questo tipo dovrebbe assumere un nuovo dipendente solo dopo che questi abbia completato un corso di preparazione integrale.

Conoscenze professionali, titoli di studio ed esperienza comprovata non bastano. I manager devono assicurarsi che la nuova risorsa non sconvolga il sistema e che la sua integrazione avvenga in modo fluido e graduale.

Nel corso di preparazione, i candidati partecipano a lezioni, seminari, giochi ed esercizi che sviluppano la loro capacità di relazionarsi armoniosamente con l’ambiente circostante. Durante tutto il corso, i candidati vengono monitorati per valutare la loro capacità di adattarsi alla cultura relazionale dell’organizzazione.

La loro capacità di ascoltare, accettare opinioni diverse, provare empatia in modo autentico, esprimere le proprie idee con rispetto, difenderle quando necessario e trovare soluzioni condivise ai problemi viene valutata attraverso discussioni e laboratori che simulano situazioni tratte dal lavoro, dalla famiglia e dalla vita personale.

In definitiva, un nuovo dipendente in un’organizzazione strutturata deve comprendere che sta entrando in un ambiente in cui dovrà essere in grado di relazionarsi con tutti. Tutte le sue qualità, anche quelle più astute, possono essere utili, a patto che siano finalizzate a coltivare rapporti positivi all’interno dell’organizzazione.

Basato su “New Life 123 – Management and Leadership, Part 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa ne pensano le persone dell’idea di trascorrere la maggior parte della loro vita al lavoro?

Da un lato, trascorriamo la maggior parte della giornata al lavoro. Tutta la nostra vita ruota attorno ad esso e il senso di autorealizzazione di una persona è spesso misurato dai risultati che ottiene sul lavoro. Dall’altro lato, cresce la sensazione di grigia routine, stanchezza, esaurimento da lavoro, monotonia e noia. Il lavoro non offre più soddisfazione e il senso di vuoto aumenta. Anche i rapporti con gli altri si deteriorano giorno dopo giorno. È possibile un cambiamento radicale? La risposta è sì, ma solo dopo aver sviluppato un approccio integrale alla vita, una prospettiva completamente diversa da quella che abbiamo conosciuto finora.

L’approccio integrale all’educazione ci insegna che viviamo in un sistema integrale, il grande sistema della natura, e che al suo interno operano leggi assolute. La legge generale dello sviluppo afferma che la vita progredisce quando gli opposti si connettono. Oggi, mentre il nostro mondo diventa sempre più interconnesso e la dipendenza reciproca cresce, anche la specie umana deve assumere una forma integrale, connessa e complementare. Più a lungo ritarderemo questo processo, maggiore sarà il disagio che proveremo e sorgeranno diverse crisi. Ma se intraprenderemo questo percorso consapevolmente, attraverso la ricerca e la comprensione, esso ci eleverà a un livello di esistenza superiore. Appariranno nuove sfide, scoperte entusiasmanti e piaceri più profondi. Può essere davvero meraviglioso.

Da dove iniziare, dunque? Un’organizzazione che desidera sviluppare un approccio integrale tra il proprio personale deve dedicare del tempo specifico e intraprendere un percorso di apprendimento. Si tratta di un metodo completo che va studiato e praticato sotto la guida di esperti. I benefici si faranno sentire abbastanza rapidamente a tutti i livelli: nelle relazioni tra i dipendenti, nella cooperazione, nella produttività, nell’efficienza, nella creatività, nella propensione al contributo e, naturalmente, nei risultati economici.

Arrivare in un parco giochi

Sviluppare un approccio integrale all’interno di un’organizzazione offre a ogni persona uno spazio in cui crescere e prosperare.

Oggi andiamo al lavoro, svolgiamo i nostri compiti senza entusiasmo e cerchiamo di arrivare a fine giornata. In un’organizzazione integrale non veniamo semplicemente a “lavorare”, ma in un luogo di rinnovamento. Perché? Perché l’approccio integrale ci dà la sensazione che, man mano che cresciamo personalmente, anche l’ambiente che ci circonda si evolve. Sperimentiamo un processo costante di reciproco rinnovamento, proprio come fanno i bambini.

Vi ricordate quando, da bambini, vi svegliavate nei giorni liberi e saltavate giù dal letto pieni di entusiasmo? Il sole splendeva e volevamo correre subito fuori. “Dove sono i miei giochi? Dove sono i miei amici?” Ecco, potremmo sentirci così anche in un ambiente di lavoro coeso. Non sentiremmo alcuna pressione se fossimo circondati da persone che ci aiutano ad affrontare ogni situazione con serenità e piacere. Tutto dipende dall’ambiente sociale che ci circonda.

Sia i dipendenti che i dirigenti dovrebbero venire al lavoro come i bambini vanno al parco giochi, per divertirsi con gli amici. Cosa c’è di speciale in un parco giochi? È un luogo di incontro. Ovunque ci sia una connessione positiva, avviene lo sviluppo umano. Solo lì possiamo davvero fiorire.

Ricordiamo un gioco che amavamo da bambini. Il gioco in sé non era forse fisicamente facile. Ci arrampicavamo, saltavamo, correvamo e “lavoravamo” sodo. Eppure lo vivevamo come una sfida e ci divertivamo. A volte giocavamo l’uno contro l’altro, a volte insieme, ma avevamo sempre qualcosa in comune: ci piaceva giocare insieme.

Perché un tale sforzo è considerato un gioco? Perché genera piacere invece di essere percepito come una dura fatica? A quanto pare, tutto dipende dall’atteggiamento e dalle relazioni interpersonali. In un ambiente in cui esiste una tensione costante e tutti esercitano pressione sugli altri, ci sentiamo infelici. In una società amichevole che ci aiuta e ci sostiene, proviamo sicurezza, gioia e piacere.

Piena autorealizzazione

Prima di sviluppare una visione del mondo integrale, i dipendenti si misurano in base al proprio successo personale, a quanto riescono a progredire o a dominare gli altri. Dopo aver approfondito l’approccio integrale, il sistema di valori cambia. I membri dell’organizzazione iniziano a valutare quanto sia accogliente il loro ambiente, quanto li accolga e se esistano considerazione e supporto reciproci tra tutti.

Anche la definizione di autorealizzazione cambia gradualmente. Nella visione integrale del mondo, le persone apprendono un concetto chiamato: “Il centro del cerchio” e si pongono l’obiettivo di avvicinarsi ad esso.

Il “centro del cerchio” rappresenta una transizione graduale da una percezione ristretta ed egocentrica a una sensazione più ampia di essere tutti parte di un unico insieme interconnesso. Si passa dal sentimento dell’“io” al sentimento collettivo del “noi”.

Più le persone si sentono vicine al centro del cerchio, più si considerano realizzate. Muoversi verso il centro del cerchio significa rafforzare il legame tra tutti. Secondo la nuova definizione, questo rappresenta la forma più elevata di autorealizzazione. L’aspetto più bello è che ognuno può muoversi verso questo centro senza interferire con gli altri. Al contrario, tutti si trovano lì insieme e ognuno beneficia del successo altrui.

Non tenere le cose dentro

Cosa succede in un’organizzazione integrale quando qualcuno si arrabbia con un’altra persona? Prima di tutto, è importante non covare risentimento. Questo dovrebbe essere stabilito come regola di comportamento. Nelle organizzazioni integrali più avanzate, dove tutti hanno già interiorizzato che l’obiettivo principale è preservare il senso di appartenenza, ogni persona si impegna ad evitare di nascondere il proprio risentimento.

Perché? Perché vogliamo rimanere amici. Se qualcuno prova odio verso un collega, questo danneggia ognuno di noi e tutti insieme. Il legame complessivo tra noi ne risente e, pertanto, è necessario intervenire. La responsabilità reciproca richiede onestà interiore. Dobbiamo prometterci a vicenda di cercare di rivelare ciò che abbiamo nel cuore, in modo da poter mantenere un legame senza ostacoli, come in una famiglia.

Cosa fare concretamente quando sul lavoro nasce un sentimento di rabbia verso qualcuno? È preferibile che la persona offesa non affronti direttamente l’altra persona, ma risolva la questione insieme all’intero gruppo. In questo modo, tutti potranno imparare dalla situazione e rafforzare la pace tra di loro.

La persona che si sente ferita o arrabbiata dovrebbe rivolgersi al facilitatore che guida il processo integrale all’interno dell’organizzazione e chiedergli di organizzare un colloquio. Quando tutti si siedono in cerchio, in un formato chiamato workshop di connessione, la persona offesa descrive la situazione che si è verificata. Tutti i partecipanti ne discutono, riflettono sul caso e cercano una soluzione rafforzando il loro legame positivo.

È importante comprendere che, tra persone che desiderano costruire un legame autentico, nessun problema appartiene a un singolo individuo, ma a tutti. Se in un’organizzazione si respira un’atmosfera del genere, nessuno si sentirà offeso durante il processo. Anche se il problema è nato da un malinteso, una volta risolto diventa parte del passato. Da quel momento in poi, la relazione ricomincia da capo. Nessuno guarda indietro.

Si potrebbe dire molto di più sul metodo integrale. Concludiamo con l’auspicio di poter iniziare ad applicarlo al più presto e di muoverci insieme verso una nuova realtà positivamente connessa.

Basato su “Nuova Vita 122 – Il significato del lavoro nella nostra vita” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo l’automazione e l’intelligenza artificiale trasformeranno il futuro del lavoro?

Non c’è dubbio che lo sviluppo tecnologico abbia trasformato l’umanità. Ci ha avvicinati, resi più simili e più interconnessi.

Gradualmente si è formata una cultura internazionale, ormai accettata quasi ovunque nel mondo. In America, Europa e Asia troviamo gli stessi hotel turistici, le catene globali si sono diffuse in tutto il pianeta e le università insegnano materie simili. I canali di informazione riportano le stesse notizie internazionali. Organizzazioni e aziende hanno aperto filiali in diversi continenti.

Il mondo è diventato “rotondo”, ovvero l’umanità è diventata un’unica società interconnessa e integrata. In una società di questo tipo, se si verifica un cambiamento in una parte del mondo, l’intero sistema ne risente. Ad esempio, se una grande multinazionale fallisce, le sue filiali nei diversi paesi chiudono, si innescano reazioni a catena e molte persone in tutto il mondo ne soffrono. In questo modo scopriamo che siamo tutti interconnessi e dipendenti gli uni dagli altri.

Guardando al futuro, gli esperti prevedono che, con il continuo sviluppo tecnologico, sempre più persone saranno escluse dal mercato del lavoro. Inoltre, la crisi ecologica ci costringerà a ridurre l’industria e i consumi superflui.

Una simile realtà potrebbe lasciare miliardi di persone incapaci di guadagnarsi da vivere. Ciò richiederà un cambiamento del modello socio-economico e la garanzia che ogni persona e ogni famiglia nel mondo abbiano accesso ai propri bisogni primari: alloggio, vestiario, cibo, acqua, elettricità, gas e tutti gli altri beni essenziali per una vita normale. L’impegno principale del ventunesimo secolo sarà quello di costruire sistemi e organizzazioni globali in grado di fornire questi beni di prima necessità. Il concetto chiave sarà quello di “servizio”.

Oltre a garantire i bisogni primari di ogni persona, dovremo anche impegnarci a fondo per rimodellare l’istruzione e la cultura. Bisognerà costruire un ambiente globale positivo, supportato da sistemi di comunicazione potenziati. Il loro ruolo sarà quello di connettere le persone anziché dividerle e di creare un’atmosfera socio-educativa che incoraggi ogni individuo a costruire buoni rapporti con l’ambiente circostante.

Per quanto riguarda l’occupazione, è chiaro che se le persone restano a casa senza svolgere attività significative, sorgeranno seri problemi. Pertanto, sarà necessario istituire enti simili alle università per fornire a ogni persona un percorso e una struttura per lo sviluppo. La partecipazione a questi percorsi durante il giorno sarà una condizione necessaria per ricevere il sostegno economico di base dallo Stato. Questi diversi percorsi includeranno anche diverse ore di lavoro in settori richiesti dalla società.

L’apprendimento sarà esperienziale e si svolgerà in piccoli gruppi che funzioneranno come società in miniatura. L’obiettivo dello studio sarà quello di sviluppare una nuova visione del mondo: integrale, ampia e più avanzata rispetto alla naturale prospettiva ristretta ed egoistica.

Gradualmente, e secondo il metodo integrale che offre un approccio completo, ogni persona svilupperà la consapevolezza di far parte di un unico grande sistema in cui tutti gli individui si connettono tra loro in equilibrio e complementarità reciproca. La connessione integrale che si creerà all’interno di ciascun gruppo offrirà ai partecipanti un nuovo orizzonte di sviluppo, nuove sfide e un senso di scopo e realizzazione più elevato. Insieme creeranno progetti che promuovano la connessione tra le persone in ambiti a loro cari: comunicazione, media, arte, cultura, istruzione, comunità, ambiente e altro ancora.

Nel complesso, si tratterà di uno sforzo collettivo per costruire una nuova umanità e un nuovo tipo di persona, un essere umano integrale che trova appagamento in una profonda connessione con gli altri anziché cercare di sopraffarli per raggiungere la vetta. Questo condurrà l’umanità alla prossima fase evolutiva, come un sistema interconnesso le cui relazioni interne rispecchiano l’integralità che pervade tutta la natura.

Tutto ciò che è stato descritto qui accadrà prima o poi, perché le forze evolutive spingono verso l’integrazione. L’unica domanda è quante stangate dovremo subire, quanta sofferenza dovremo provare, prima di comprendere che per natura siamo tutti uno. Dopo la rivoluzione industriale e la rivoluzione digitale, la prossima rivoluzione sarà una rivoluzione della percezione: una rivoluzione sociale e integrale.

Basato su “New Life 121 – Il mondo del lavoro sull’asse del tempo” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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