Pubblicato nella 'Anima Collettiva' Categoria

Quanto della vita di una persona è governato dal caso?

Nella vita nulla accade per caso.

Siamo tutti collegati dai fili invisibili delle nostre radici spirituali.

Ogni incontro e ogni separazione sono predeterminati all’interno del sistema dell’anima collettiva. Quando la tua anima deve incontrarne un’altra per la propria correzione, quella connessione si manifesterà inevitabilmente.

Pertanto, sii gentile e accogliente con chiunque incontri. Ogni persona fa parte del cammino della tua anima e ogni incontro è un passo verso la sua perfezione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 12 settembre 2024.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa abitare la Terra d’Israele?

Nel linguaggio della Kabbalah, la Terra d’Israele indica il desiderio di dirigersi direttamente verso la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione (“Israele” da “Yashar-El” [“dritto a Dio”]). Pertanto, per abitare la Terra di Israele, dobbiamo trasformare i nostri desideri dal voler ricevere per noi stessi al desiderio di donare agli altri. Solo allora potremo godere dei frutti della terra.

Prima che la terra si chiamasse “Israele”, era chiamata “Canaan”, dalla parola ebraica “Hachna’ah” (sottomissione, resa). Prima di poter operare in una modalità rivolta verso l’esterno, fatta di amore e dazione verso gli altri, dobbiamo sottomettere il nostro ego. In altre parole, una persona che entra nella Terra di Israele deve prima passare attraverso Canaan, ossia accettare che il cammino inizia con l’annullamento dell’egocentrismo.

Gli eventi descritti nella Torah, Babilonia, Egitto, deserto, conquista della terra, non sono rappresentazioni storiche, ma tappe dell’evoluzione del desiderio. Questa mappa esiste dentro ogni persona. Prima il caos, poi l’esilio, poi il risveglio, poi la lotta, poi la redenzione. Non sono storie, ma stati spirituali. Inoltre, si ripetono continuamente fino a raggiungere la totale somiglianza con la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, che la Kabbalah chiama anche “il Creatore” e “la Natura”, oltre a molti altri nomi.

Il significato spirituale delle dodici tribù è la struttura completa dell’anima, ossia del desiderio che entra in somiglianza con la forza superiore. In generale, apprendiamo quella struttura nella saggezza della Kabbalah come le strutture spirituali delle quattro fasi del desiderio moltiplicate per le tre linee, che fanno dodici. Questo schema è inciso sia nell’anima che nella terra. Ogni tribù corrisponde a una qualità spirituale specifica e a una specifica porzione della terra. Quando queste qualità vengono corrette per allinearsi con l’intenzione del Creatore, ovvero con l’intenzione di amore e dazione, allora la terra risponde in armonia.

Alla fine, tutto esiste dentro di noi. Il mondo esterno è un riflesso del nostro stato interiore. Quando vediamo la guerra nella Terra di Israele, è un segno che dobbiamo correggere qualcosa dentro di noi. Inoltre, a parte la nostra correzione interiore, cioè il cambiamento di atteggiamento dalla priorità del beneficio personale al beneficio degli altri e della natura, non esiste altro modo per influenzare la realtà. La correzione deve iniziare a livello del desiderio e dell’intenzione.

Se ciascuno di noi dirige il proprio desiderio verso l’amore, la dazione e la connessione positiva, partendo anche solo dal livello inanimato, quello che chiamiamo ecologia, per poi estendersi agli altri esseri umani e infine al Creatore, indurremo un cambiamento positivo nell’intero sistema della natura, che risponderà favorevolmente al modo in cui noi miriamo all’amore e alla dazione. Inizieremo a percepire il Creatore dentro di essa e inizieremo a vivere veramente nella Terra spirituale di Israele.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha scritto che se non ci correggiamo, anche dopo essere tornati alla terra, la perderemo di nuovo. Questa non è una minaccia, ma una legge spirituale. La terra non risponde alle dichiarazioni o alle bandiere, ma alle nostre intenzioni. Se diventiamo un popolo che si unisce al di sopra delle differenze e delle pulsioni divisorie e sviluppa la qualità di amore, dazione e connessione positiva, allora resteremo qui e prospereremo. Altrimenti, la terra ci respingerà ancora una volta.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quale dovrebbe essere il compito delle persone nel corso della loro vita?

Poiché siamo parte di un’anima collettiva, come le cellule in un corpo umano, il nostro compito principale è connettere tutti attraverso di noi. Facendo ciò, si crea una connessione integrale tra le parti dell’anima.

Nel condurre questo lavoro, non ci sono cambiamenti nella connessione stessa, proprio come non ci sono cambiamenti nell’uso della nostra natura, il desiderio di godere, con cui lavoriamo.

Dove avviene, allora, il cambiamento? Esclusivamente nell’intenzione.

Immagina un sistema che si accende o si spegne a seconda dell’intenzione: un’intenzione per il beneficio personale spegne il sistema, mentre un’intenzione a beneficio degli altri lo accende. Per attivare l’intero sistema, dobbiamo quindi mantenere il dito sul pulsante il più a lungo possibile, tenendo ferma l’intenzione di beneficiare gli altri.

Quando non riusciamo ad attivarlo, come avviene oggi, ci sentiamo esistere nel nostro stato frammentato attuale, con problemi, dolori e crisi in continuo aumento.

Per attivare questa tendenza alla connessione, dobbiamo prima comprendere che non agiamo di nostra volontà, ma siamo sollecitati da impulsi provenienti dalla natura. In altre parole, la natura ordina,  forma e ci dà certi pensieri e compiti, che noi cerchiamo di portare a termine.

In definitiva, la natura ci sta facendo evolvere verso una connessione perfetta, armoniosa e pacifica gli uni con gli altri. Sarebbe quindi saggio percepire cosa la natura vuole da noi e soddisfare le sue richieste. Il nostro lavoro dovrebbe quindi essere quello di allinearci alla linea di connessione della natura, di sostenerci e incoraggiarci a vicenda nella nostra comune tendenza all’unificazione e di mostrarci reciprocamente esempi di connessione positiva.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Come si scopre il proprio vero sé?

Scopriamo il nostro vero sé da quello che la Kabbalah chiama il “punto del cuore”, un piccolo desiderio dentro di noi che ci attrae verso l’alto, verso un altro regno al di là di questo mondo.

Oggi viviamo in un’epoca in cui le persone si disperano sempre di più di vivere in questo mondo. L’aumento della depressione, della solitudine, dell’ansia, dello stress e dell’abuso di droghe segnala che sempre più persone desiderano separarsi dalla nostra attuale sensazione della vita. Tuttavia, allo stesso tempo, un nuovo desiderio affiora in noi con una scintilla di speranza, appagamento e vitalità. La realizzazione di questo desiderio esiste in un luogo diverso da quello in cui abbiamo compreso e percepito la realizzazione dei nostri desideri fino ad oggi.

Se perseguiamo la realizzazione del punto nel cuore, non reprimendolo ma interessandoci a come uscire dal nostro stato attuale e progredire verso l’alto per scoprire la fonte della vita, per cosa viviamo, perché siamo stati messi qui per cominciare e qual è il significato della vita, allora tale punto ci guida alla rivelazione del nostro vero sé.

Più cerchiamo secondo le richieste del punto del cuore, più saremo portati a scoprire la fonte della nostra esistenza nella forza superiore della natura, la forza dell’amore e della dazione, che ha creato e sostiene tutta la vita.

In altre parole, il nostro vero sé e la forza superiore sono la stessa cosa. Siamo arrivati qui nel nostro mondo attraverso diminuzione e discesa da quella forza superiore, e possiamo risalire a quel punto radice della nostra esistenza attraverso un percorso di ascesa. Il punto del cuore, chiamato anche “desiderio di spiritualità”, è ciò che ci attrae verso questo stato spirituale elevato.

Tutti noi siamo stati creati inizialmente in quello che la saggezza della Kabbalah chiama “il mondo di Ein Sof  (Infinito)”. Siamo scesi nel nostro mondo dal mondo di Ein Sof  attraverso vari livelli, da uno stato elevato di amore e dazione fino allo stato egoistico opposto che caratterizza il nostro mondo.

Nel mondo di Ein Sof  esistiamo nel nostro stato perfetto ed eterno, la nostra anima. All’inizio siamo stati creati in questo stato e da lì la nostra anima, la radice dell’anima di ognuno, ha iniziato a ridursi, a diminuire gradualmente, fino a finire in questo mondo dove solo un minuscolo punto frammentato di un desiderio rimane nella nostra coscienza della grande anima che tutti condividiamo.

La nostra discesa da uno stato eterno e perfetto come anima singola nel nostro mondo è stata intenzionale. Dalla nostra attuale forma di esistenza, dobbiamo iniziare a svilupparci fino allo stato in cui siamo stati creati, e farlo creandolo apparentemente da soli, non semplicemente ricevendolo senza alcuna libera scelta. In questo modo raggiungeremo un senso molto più pieno e ricco del nostro stato di anima singola.

Nel nostro stato originario, non avevamo un vero senso dell’anima, non avevamo un senso della vita. Questo perché non sentivamo la complessità e lo scopo del nostro sviluppo. La nostra anima si è ridotta a un piccolo punto che esiste come un piccolo desiderio spirituale dentro di noi, e dalla sensazione di questo piccolo punto, possiamo sviluppare questo desiderio fino alla sensazione della nostra anima completa, e farlo di nostra iniziativa.

In altre parole, raggiungendo la radice della nostra anima, il nostro vero sé, attraverso lo sviluppo e il nutrimento del nostro punto nel cuore, sviluppiamo, percepiamo, analizziamo e comprendiamo sempre più quel desiderio, fino a realizzarlo. Quando torniamo nel mondo di Ein Sof, viviamo al massimo delle nostre possibilità: nell’eternità e nella perfezione.

Questo è il nostro vero sé ed è ciò che dobbiamo conseguire.

Nella saggezza della Kabbalah, questo stato è chiamato “il conseguimento dell’adesione con il Bore” ed è considerato lo scopo della nostra vita, la ragione della nostra creazione in primo luogo. Il Bore è la forza d’amore e di dazione che si rivela in noi e che ci realizza completamente in questo stato. In ebraico, la parola Bore (“Boreh“) deriva da due parole “venire” e “vedere” (“Bo” e “Reh“), ossia “vieni e vedi” che riceverai ogni bontà e delizia che ci sia da ricevere nell`esistenza.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Esiste un modo specifico in cui dovremmo sentire l’amore?

Mutuo, reciproco e totale tra tutte le persone del mondo.

Questo perché l’amore è la forza che ci unisce e ci lega insieme nello stato totale ed eterno di una sola anima, di cui noi tutti siamo parte.

Come possiamo sentire questo amore reciproco tra noi come una sola anima?

Possiamo sentire l’amore reciproco quando siamo connessi, quando sentiamo una connessione comune tra noi e quando proviamo a soddisfarci a vicenda attraverso tale connessione.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Esiste un fato o un destino?

Sì, abbiamo un destino. Cioè, viviamo in una realtà predeterminata.

Ognuno di noi ha un destino diverso che ci fa attraversare i vari stati della vita a ritmi diversi. Per esempio, c’è chi vive una vita semplice, senza fare altro che lavorare per provvedere a se stesso e alla propria famiglia fino alla morte, e poi c’è chi subisce molti più cambiamenti nel corso della vita. Non si capisce perché ad alcuni vada in un modo e ad altri in un altro.

Secondo la saggezza della Kabbalah, il destino di ogni persona dipende dalla struttura interna dell’anima di cui siamo tutti parte.

Contenuti scritti ed editati da studenti basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Perchè non ci ricordiamo il momento della nascita.

Gli esseri umani sono emotivi. Le sensazioni ci guidano, determinano i nostri pensieri, le nostre decisioni nella vita e il nostro giudizio. Qualsiasi cosa facciamo, la facciamo per sentirci bene o per evitare sensazioni negative. Le emozioni sono così centrali per il nostro essere che determinano persino la nostra memoria. Allora perché non ricordiamo il momento più critico della nostra vita, il momento della nascita? Infatti non ci ricordiamo neanche gli anni formativi, quando avevamo uno o due anni. La ragione è che nei primi anni di vita, i nostri sensi fisici si sviluppano velocemente, ma il nostro mondo emotivo, il nostro “io” rimane indietro e prima di avere un “io” distinto con le sue proprie emozioni, non colleghiamo le emozioni agli eventi, quindi non le ricordiamo, almeno non più che semplici immagini.

Anche più avanti nella vita, all’età di tre o quattro anni, un’età di cui molti di noi hanno qualche memoria, i ricordi sono ancora molto vaghi e incompleti, come se fossero forme di memoria “immature” o “primitive”.

I ricordi “veri” iniziano quando cominciamo a sviluppare una psiche, un “io” che si riconosce come un essere individuale. Una volta che percepiamo noi stessi come esseri separati, con i nostri pensieri ed emozioni, e comunichiamo con gli altri come individui distinti, passiamo dall’essere piccoli animaletti, con il potenziale di diventare esseri umani, a persone vere e proprie.

La trasformazione si riflette nel modo in cui i bambini si connettono con gli altri, e diventa totalmente sviluppata una volta che iniziamo a provare l’attrazione ormonale, all’inizio dell’adolescenza.

Questa evoluzione, che è unicamente umana, è dovuta al motivo della creazione degli esseri viventi. Non è nostro destino rimanere come animali, il nostro destino è farci domande sul nostro mondo, sulla ragione della sua esistenza, e della nostra esistenza al suo interno. Siamo destinati a chiederci e comprendere lo scopo della nostra vita oltre al livello fisico. Solo una volta che le nostre emozioni sono completamente sviluppate possiamo iniziare a esplorare domande tali in maniera seria.

Per me, quel momento è arrivato con la domanda “cosa viene dopo?”. Mi chiedevo “cosa viene dopo, la scuola, l’università, e…?” Non avevo una risposta. Per questo motivo non volevo imparare; divenni apatico. Era una sensazione orrenda, una sensazione di inutilità, di essere obbligato a fare qualcosa privo di significato.

Non tutti sono tormentati da questa domanda. Alcune persone attraversano la vita inseguendo la ricchezza o la fama, e sono soddisfatti di questo. Il significato di tutto non li preoccupa.

Eppure il significato della vita può rivelarsi soltanto a coloro che si fanno la domanda. In gradi diversi, la domanda sorge in tutti, ma solo coloro che ne sono perseguitati, possono trovare la risposta.

La risposta è che siamo nati e viviamo solo per sviluppare la nostra anima. L’anima non è qualcosa dentro di noi, ma tra di noi. L’anima è una connessione speciale tra persone, che possiamo sviluppare soltanto se sentiamo che le nostre connessioni esistenti, in cui cerchiamo costantemente di consumare e assorbire, non ci soddisfano. Quando iniziamo a cercare la reciprocità, iniziamo a scoprire un nuovo livello di esistenza sconosciuto a coloro che sono guidati soltanto dall’interesse personale.

Le persone che sviluppano l’anima, iniziano a vedere la rete che connette ogni cosa, e come ogni cosa influisce su tutto il resto. Queste connessioni sono l’anima, e rivelarle è lo scopo della nostra esistenza. Ogni altro essere funziona istintivamente all’interno della rete, solo gli esseri umani possono comprendere questa matrice di esistenza e operare al suo interno come esseri coscienti. Sviluppare questa consapevolezza è lo scopo della nostra vita.

Cosa accadrebbe all’anima comune se l’umanità si estinguesse?

Domanda: Cosa accadrebbe all’anima comune se una catastrofe globale si abbattesse sull’umanità ed essa si estinguesse completamente?

Risposta: Non ti preoccupare, l’umanità non arriverà all’estinzione totale, anche se ad una parte di essa potrebbe accadere. Pertanto, dobbiamo sforzarci per aiutare tutti ad iniziare il processo di correzione prima che accada un problema.

In principio, lo stato di correzione completa esiste già nella forma spirituale. L’unica cosa che dobbiamo fare è rivelarlo rapidamente ed entrare in esso.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa, 16/09/2018

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Domanda: Cos’è la felicita?

Risposta: La felicità è uno stato nel quale posso soddisfare gli altri e soddisfare il Creatore attraverso gli altri.

Domanda: Il mondo materiale mi allontana costantemente, perché il Creatore lo ha creato?

Risposta: Lui lo ha creato appositamente per avvicinarti a Lui, per potersi opporre a te e cercare di agire in maniera tale che il mondo superiore ti attragga a sé.

Domanda: Qual è il ruolo della diversità umana in questo mondo?

Risposta: Siamo frammenti di un sistema generale dell’anima, l’Adam, e pertanto siamo differenti. A partire da questo stato abbiamo bisogno di connetterci una volta ancora in un sistema generale comune.

Domanda: E’ possibile persuadere le forze superiori in maniera che io possa stare nel posto giusto al momento giusto?

Risposta: Dipende dal destino di ognuno di noi, che è determinato in accordo a molti parametri, specialmente dalla nostra anima, da quanto si è sviluppata negli stati precedenti e da quanto l’anima generale, che è chiamata Adam, richiede la sua partecipazione nella correzione generale.

Domanda: Tutte le forze superiori ci sostengono allo stesso modo? È possibile creare connessioni con tutti?

Risposta: Esiste un potere superiore, il Creatore, il resto di queste forze derivano da Lui; pertanto, è solo necessario prendere in considerazione Lui. Il resto delle forze sono chiamate Malachim (angeli). Esse non hanno nessuna libertà di scelta.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 31/12/2017

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Nel sistema generale delle anime

Dalla Torah, (Deuteronomio 12:21): Nel caso che il luogo che il Signore tuo Dio sceglierà per porvi il suo nome sia lontano da te, devi quindi scannare della tua mandria e del tuo gregge che il Signore ti ha dato, proprio come ti ho comandato, e ogni qualvolta la tua anima lo brami devi mangiare dentro le tue porte.

Se una persona vive lontano da Gerusalemme, perché nel passato vivere a 100 o 200 chilometri dalla città era considerata una grande distanza, non deve viaggiare per pagare la propria decima al Tempio di Gerusalemme, né per donare un agnello, perché può darlo ai rappresentanti locali (i Cohen) nel luogo in cui vive; ed essi, a loro volta, la porteranno a Gerusalemme.

A quei tempi tutto era ben organizzato localmente: i servizi, l’educazione, lo sviluppo e le scuole. Tutti dovevano imparare ad adempiere a determinate obbligazioni verso la società, come pagare le imposte, e tutto era organizzato dai servitori pubblici, i leviti ed i Cohen.

Quindi, non era necessario andare a Gerusalemme per portare qualcosa al tesoro dello stato. Tutto si poteva fare localmente.

Dal punto di vista spirituale, siamo tutti nel sistema generale e attraverso il suo potere centrale, la Luce Superiore si rivela e si diffonde in tutto il sistema. Tuttavia, la persona non deve stare nel centro del sistema, neppure nel “suo luogo”. Il suo luogo è dove si trova e da dove si deve trovare correttamente connessa al sistema che la circonda per creare una connessione integrale con esso.

Domanda: Che significa nelle tue porte?

Risposta:Nelle tue porte” significa le condizioni secondo le quali ti connetti con il sistema comune: tu lo influenzi e lui ti influenza; dai tutto affinché funzioni correttamente ed esso ti fornisce tutto il necessario affinché tu esista in esso. Le porte sono il potere della tua connessione interiore con il sistema comune delle anime per organizzare un’anima comune, Adam.

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