Cosa significa abitare la Terra d’Israele?

Nel linguaggio della Kabbalah, la Terra d’Israele indica il desiderio di dirigersi direttamente verso la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione (“Israele” da “Yashar-El” [“dritto a Dio”]). Pertanto, per abitare la Terra di Israele, dobbiamo trasformare i nostri desideri dal voler ricevere per noi stessi al desiderio di donare agli altri. Solo allora potremo godere dei frutti della terra.
Prima che la terra si chiamasse “Israele”, era chiamata “Canaan”, dalla parola ebraica “Hachna’ah” (sottomissione, resa). Prima di poter operare in una modalità rivolta verso l’esterno, fatta di amore e dazione verso gli altri, dobbiamo sottomettere il nostro ego. In altre parole, una persona che entra nella Terra di Israele deve prima passare attraverso Canaan, ossia accettare che il cammino inizia con l’annullamento dell’egocentrismo.
Gli eventi descritti nella Torah, Babilonia, Egitto, deserto, conquista della terra, non sono rappresentazioni storiche, ma tappe dell’evoluzione del desiderio. Questa mappa esiste dentro ogni persona. Prima il caos, poi l’esilio, poi il risveglio, poi la lotta, poi la redenzione. Non sono storie, ma stati spirituali. Inoltre, si ripetono continuamente fino a raggiungere la totale somiglianza con la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, che la Kabbalah chiama anche “il Creatore” e “la Natura”, oltre a molti altri nomi.
Il significato spirituale delle dodici tribù è la struttura completa dell’anima, ossia del desiderio che entra in somiglianza con la forza superiore. In generale, apprendiamo quella struttura nella saggezza della Kabbalah come le strutture spirituali delle quattro fasi del desiderio moltiplicate per le tre linee, che fanno dodici. Questo schema è inciso sia nell’anima che nella terra. Ogni tribù corrisponde a una qualità spirituale specifica e a una specifica porzione della terra. Quando queste qualità vengono corrette per allinearsi con l’intenzione del Creatore, ovvero con l’intenzione di amore e dazione, allora la terra risponde in armonia.
Alla fine, tutto esiste dentro di noi. Il mondo esterno è un riflesso del nostro stato interiore. Quando vediamo la guerra nella Terra di Israele, è un segno che dobbiamo correggere qualcosa dentro di noi. Inoltre, a parte la nostra correzione interiore, cioè il cambiamento di atteggiamento dalla priorità del beneficio personale al beneficio degli altri e della natura, non esiste altro modo per influenzare la realtà. La correzione deve iniziare a livello del desiderio e dell’intenzione.
Se ciascuno di noi dirige il proprio desiderio verso l’amore, la dazione e la connessione positiva, partendo anche solo dal livello inanimato, quello che chiamiamo ecologia, per poi estendersi agli altri esseri umani e infine al Creatore, indurremo un cambiamento positivo nell’intero sistema della natura, che risponderà favorevolmente al modo in cui noi miriamo all’amore e alla dazione. Inizieremo a percepire il Creatore dentro di essa e inizieremo a vivere veramente nella Terra spirituale di Israele.
Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha scritto che se non ci correggiamo, anche dopo essere tornati alla terra, la perderemo di nuovo. Questa non è una minaccia, ma una legge spirituale. La terra non risponde alle dichiarazioni o alle bandiere, ma alle nostre intenzioni. Se diventiamo un popolo che si unisce al di sopra delle differenze e delle pulsioni divisorie e sviluppa la qualità di amore, dazione e connessione positiva, allora resteremo qui e prospereremo. Altrimenti, la terra ci respingerà ancora una volta.
Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.
Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
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