Pubblicato nella 'Lavoro di gruppo' Categoria

Tre condizioni del lavoro spirituale

Ci sono tre condizioni per il lavoro spirituale in un gruppo.

Innanzitutto, “fatti un Rav”. Un Rav (insegnante) è qualcuno più grande di me che mi dà una direzione. Ciò che dice definisce il mio cammino. Nel dare indicazioni, deve sempre lasciare allo studente una certa libertà, apparire debole, a volte confuso e a volte contraddirsi. Questo crea allo studente ostacoli, vari dubbi e riflessioni sulla correttezza dell’insegnante; questo lascia allo studente la possibilità di compiere l’azione “fatti un Rav”.

Il secondo è “comprati un amico”. Devo trovare persone che, proprio come me, attraversano lo stesso processo insieme a me, e attraverso il mio investimento in loro, trarrò forza da loro. Poiché ho investito energie nei miei amici, queste forze diventano mie: le ho comprate; le ho acquisite.

E il terzo è “giudicare tutti in base al merito”. Ciò significa che quando vedo ostacoli da parte di varie persone, devo interpretarli come provenienti da rappresentanti del Creatore, che hanno lo scopo di confondermi con varie situazioni ottimali per il graduale sviluppo della mia anima verso il Creatore.

Quindi, c’è un insegnante davanti a me, verso il quale devo agire secondo il principio del “fatti un Rav”, ci sono amici con cui lavoro secondo il principio del “comprati un amico” e c’è l’ambiente esterno, il mondo intero, tutti gli altri, che giudico in base al merito, in base al fatto che loro stessi non compiono alcuna azione, ma il Creatore mi influenza attraverso di loro. Quindi, li vedo solo come burattini piuttosto che come personaggi colpevoli o giusti nelle loro azioni.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 16/02/26, Rabash, “Fatti un Rav e comprati un amico – 1”

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Un rimedio contro la morte

Stiamo trattando il tema della percezione della realtà per orientarci gradualmente nella giusta direzione. Alla fine, tutto dipende dall’intenzione. Ci sono molte persone che studiano la Kabbalah e, in particolare, ci sono correnti che non hanno nulla in comune con essa.

La scienza della Kabbalah ha lo scopo di correggere la nostra natura, e più ci correggiamo, più sentiamo la forza superiore, riveliamo il mondo superiore, ne diventiamo parte, vi entriamo e ci eleviamo al di sopra della nostra vita materiale. Questo si chiama “liberazione dall’angelo della morte” perché smettiamo di sentirci completamente dipendenti dal nostro corpo! Ci eleviamo al di sopra del nostro corpo animale e biologico fino al grado della natura generale.

Non provo dolore quando mi taglio le unghie o i capelli, perché il mio corpo appartiene al livello animato, mentre le unghie e i capelli appartengono al livello vegetativo, un grado più basso. E dall’altezza del livello animato, non provo alcuna perdita dalla perdita a livello vegetativo. Allo stesso modo accadrà quando mi eleverò dal grado animato a un grado superiore, al grado dell’Uomo.

“Uomo” non siamo noi oggi. “Uomo” (Adam) deriva dalla parola “simile” (Edomeh) alla natura, al Creatore, alla luce. Quando diventerò un tale ‘uomo’, smetterò di sentire la perdita di ciò che accade in questa vita materiale. Pertanto, la scienza della Kabbalah è chiamata “un rimedio contro la morte”.
Speriamo di raggiungere tale grado e di iniziare a sperimentare la vita spirituale oggi stesso. Tutto dipende solo dai nostri sforzi interiori. Cerchiamo di collegare i nostri punti interiori e di apprezzare questo stato speciale.
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Dal Congresso Internazionale di Kabbalah 4/1/11, “Noi!”Lezione n. 2

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Dal Mondo delle Ombre al Mondo della Luce

Il nostro mondo intero è fatto di immagini di ricezione, perché nel nostro desiderio di godere, nella nostra materia oscura, non c’è nulla. Quando una piccola luce lo illumina e questo desiderio ne è leggermente colpito, allora vari fluidi, onde e correnti mutevoli sorgono all’interno di questo desiderio.

Questi costruiscono dentro di noi, nei nostri sentimenti e nella nostra mente, la sensazione di questo mondo. Dopotutto, il nostro mondo non è la vera realtà, ma ciò che immaginiamo nei nostri sentimenti e nella nostra mente per effetto della luce che illumina fiocamente il desiderio interiore in una forma così piccola, debole e irreale, poichè non c’è alcuna connessione tra desiderio e luce.

Quando ci uniamo e si forma un desiderio che ha il potere dell’unità di tutte le sue parti, allora la luce si manifesta all’interno del desiderio dato che esso unisce al di sopra della separazione che esiste tra le sue parti. Di conseguenza, la luce si rivela al suo interno, e poi all’interno del desiderio, nel cuore e nella mente, si rivelano le vere forme della luce, della dazione.

Considerato che nel nostro mondo, false forme di dazione si manifestano dentro ai nostri desideri e pensieri, come ombre scure che dipingono immagini su un muro. Pertanto, dobbiamo sforzarci di raggiungere una vera immagine della realtà.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/11/11, “Lo Zohar”

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Come si può risvegliare la preghiera del cuore?

Domanda: Come possiamo far sì che le parole di una preghiera risveglino una preghiera dal cuore, preferibilmente dal cuore comune?

Risposta: Questa è davvero una domanda reale. Sembrerebbe che ognuno di noi abbia una sorta di Hisaron (mancanza). Ma cosa manca affinché le nostre sensazioni individuali di esilio in quella disconnessione dal Creatore, possano fondersi in un unico desiderio comune? Non è affatto semplice.

Quali sono i desideri che il gruppo non può soddisfare? Sono desideri che si uniscono ai desideri di altri gruppi e, insieme, rivelano una richiesta più completa e perfetta, a cui il Creatore risponderà sicuramente.

Oltre a questo, non posso spiegare a parole, perché è qualcosa che si sente solo nel cuore. Il problema è che quando parliamo, le parole stesse tendono a cancellare il sentimento che si cela dietro di esse. Il fondamento scompare e le parole diventano morte.

Potresti averle preparate in anticipo, magari anche averci pensato profondamente, ma nel momento in cui le pronunci, improvvisamente senti che non c’è nulla. Sono vuote, completamente vuote. E non c’è nulla in esse che possa davvero scuotere il Creatore.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’11/08/2025, “Prima la domanda e poi chiedi”

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La correzione è avvicinarsi gli uni agli altri

È scritto che “La Torah, il Creatore e Israele sono uno” (Baal HaSulam, Shamati 78); tutte queste tre componenti devono essere unite. Baal HaSulam spiega che Israele è ogni persona che desidera tornare alla sua radice come unità, nell’uguaglianza di forma, cioè nell’amore reciproco con il Creatore.

La Torah rappresenta le fasi che si attraversano nel prepararsi alla necessità di essere uniti in un gruppo, in un desiderio comune, in una richiesta. Poi arriva la luce, che si manifesta in un vaso totalmente saldato.

Ma per quanto riguarda un vaso rotto che desidera divenire integro, questa luce è chiamata luce circostante che ritorna alla fonte. Essa corregge i desideri il più possibile, al livello in cui si trovano gli amici, cioè al livello della nostra connessione. Quindi la loro azione è chiamata l’adempimento dei 613 precetti, la correzione dei desideri.

Essi eseguono queste correzioni ogni volta che si presenta loro l’occasione, quando la luce li risveglia allo stato successivo. La luce giunge dall’infinito al loro livello e li porta ogni volta un po’ più in alto. Se agiscono in questo modo, col tempo raggiungono lo stato finale, lo scopo della creazione.

Ma qui non c’è altro che l’adempimento della legge di amare il prossimo come se stessi. A ogni stadio, quando chiediamo la luce che riforma, la luce che ritorna alla fonte, essa giunge (cioè si risveglia dentro di noi), ci corregge e ci unisce. Questa è chiamata la Torah: le sue 613 luci che correggono 613 desideri egoistici convertendoli tutti in dazione.

In seguito, la rivelazione del Creatore si riveste in loro; è la luce generale che è rivelata nella luce di Hassadim, nella luce della dazione.

Cioè, tutto il nostro lavoro consiste da un lato, nell’annullamento di noi stessi, dall’altro, nella nostra crescita, per poter influenzare gli altri, e nella connessione tra di noi, realizzata dalla luce che ritorna alla fonte.

È già tra di noi; dobbiamo solo rivelarla! Dopotutto, non percepiamo la forza della correzione, ma solo noi stessi quando diventiamo un po’ più corretti.

Diventare più corretti significa avvicinarsi interiormente gli uni agli altri e connetterci, internamente, non esternamente! Grazie a questa vicinanza interiore, iniziamo a percepire il significato della connessione, la forza della dazione.

Conoscendo la forza della dazione, raggiungiamo il Creatore e iniziamo a comprendere lo scopo della creazione, il suo programma, la sua ragione e l’intero processo che attraversiamo nel rivelare le azioni del Creatore. Nel rivelare le azioni del Creatore verso le creature risiede il piacere che possiamo darGli, affinché tutte le creature Lo riconoscano come datore e portatore di bene.

Per coloro che vogliono progredire e considerano questo l’obiettivo principale, nulla funzionerà se non immaginare uno stato corretto e cercare sempre di avvicinarsi ad esso.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 20/07/2011, Scritti di Rabash “Secondo quanto spiegato riguardo a ‘Ama il tuo amico come te stesso'”

 

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La via per il successo: Realizzare la condizione di garanzia reciproca

Domanda: Sappiamo che in ogni impresa ci deve essere un responsabile. Senza di lui non si fa nulla. Allora perché, nel lavoro interiore, tutti sono responsabili?

Risposta: Vediamo che in qualsiasi lavoro, se vogliamo avere successo, ad esempio nella costruzione di una Sukkah, ci dividiamo in squadre.

Ogni squadra è responsabile della propria parte – elettricità, raffreddamento, riscaldamento, cucina e così via – e così abbiamo successo. Ognuno si preoccupa del successo generale, ma lavora sulla propria parte. Tuttavia, ognuno pensa all’obiettivo comune.

Ora vi chiederete: nel nostro gruppo, tutti devono pensare all’Arvut o possiamo formare un team dedicato a questo? I teams sono necessari per svolgere compiti che richiedono un’ esecuzione pratica. Ma ogni persona deve avere l’intenzione di avere successo, e questo successo è definito come la realizzazione della condizione di Arvut. Ognuno deve sentire di essere uscito dalla propria volontà di ricevere.

Questo si chiama esodo dall’Egitto ed è la condizione per ricevere la Torah. Dopo di che, arriva la forza superiore e dona la capacità di lavorare con i vasi di ricezione.

Il desiderio di raggiungere l’Arvut deve essere presente in ognuno, altrimenti non ha alcun senso stare nel gruppo. Ognuno può compiere azioni diverse a seconda del carattere della propria anima e delle proprie capacità, a seconda di ciò che è in grado di fare nel gruppo, sia fisicamente,  che mentalmente o teoricamente, ma l’intenzione deve essere condivisa da tutti.

Non si possono dividere le responsabilità dicendo: “Tu ti occupi dell’intenzione del gruppo e noi compiremo l’azione”. Baal HaSulam afferma che l’Arvut deve applicarsi a tutti. Ognuno pone il mondo intero sulla scala dei meriti. Ognuno! Non si può scaricare questo peso sugli altri perché ognuno ha il proprio vaso (Kli) che deve correggere attraverso l’Arvut.

Dal mio Kli, devo fornire la mia parte di Arvut a tutti. Lui deve fornirla dal suo Kli, un altro dal suo e così via. E se manca qualcuno, allora, poiché siamo tutti connessi, mi mancherà ciò con cui avrebbe dovuto contribuire. Penserò: sì, il gruppo è buono e ricevo sempre aiuto, ma manca ancora qualcosa.

Ma non devo preoccuparmi se sarò riempito con l’Arvut o meno. Non lo so questo. Quello che succede è che una persona raggiunge uno stato in cui si libera dal desiderio di ricevere e inizia a lavorare nella dazione. Questo si chiama attraversare il Machsom.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/05/2025, Scritti di Baal HaSulam L’Arvut (Garanzia reciproca)

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Sulle orme del nostro patriarca Abramo

Domanda: Se all’interno del gruppo c’è accordo nell’adempiere alla garanzia reciproca, è sufficiente questo per darmi la fiducia necessaria a uscire dall’egoismo?

Risposta: Bisogna imparare da Abramo come adempiere alla garanzia reciproca. Non a caso è chiamato Av (padre) Le Am (del popolo), il padre del popolo, del gruppo. È un esempio per tutti. Non importa se le condizioni a quei tempi fossero diverse o meno.

Fu il primo a metterla in pratica, attirando sempre più persone a sé, spiegando loro sempre più in profondità l’essenza della legge della garanzia reciproca, quale tipo di relazioni dobbiamo instaurare affinché il Bore si riveli dentro di noi, perché possiamo percepire la realtà spirituale, il tipo di esistenza in cui ci troviamo realmente, e così via.

Chiunque può farlo seguendo il cammino del nostro patriarca Abramo. Non c’è nulla di nuovo in questo.

Ovviamente, se esiste già un gruppo che, in una forma o nell’altra, è d’accordo nell’attuare la garanzia reciproca in base al proprio livello di sviluppo, o ne fa il suo standard più elevato—un obiettivo che ritiene di poter raggiungere attraverso la correzione individuale e il supporto reciproco tra i membri—questo rappresenta un autentico progresso autonomo. In tal caso, il gruppo influenza ogni individuo, e ogni individuo influenza il gruppo.

Non c’è bisogno di calcoli complessi, ma solo di assimilare questa legge e comprendere che senza connessione reciproca non saremo simili alla luce.

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Tratto dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 12/05/2025, Scritti di Baal HaSulam: “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

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Garanzia reciproca—Prendersi cura degli altri

Domanda: Abbiamo parlato della necessità di una costituzione del gruppo. Qual è il modo migliore per definirla?

Risposta: Deve esserci chiaro che nessuno sforzo, nessun denaro e nient’altro porterà all’emergere di un sentimento comune all’interno del nostro gruppo che lo farà avanzare.

Questo sentimento comune è chiamato garanzia reciproca (Arvut), perché è semplicemente una sensazione in cui ognuno è sicuro che non gli mancherà nulla, poiché tutti lo amano.

Proprio come un bambino è certo che i suoi genitori si prenderanno cura di lui e gli daranno tutto, sia che si comporti bene sia che si comporti male. Si tratta di una questione psicologica, di sentimento, non di realizzazione pratica.

Ovviamente, il gruppo non può produrre questo da solo, perché è il risultato dell’influenza della luce superiore. Ma dobbiamo desiderare che ciò accada, e dobbiamo averne cura affinché accada davvero.

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(Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah, 1ª parte, 14/5/2025, Scritti di Baal HaSulam “La Garanzia reciproca”)

 

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Analisi e Correzione

Come possiamo portare tutti a pensare a un unico obiettivo? Questo è ciò che dobbiamo ricercare, perché non esistono soluzioni pronte per ogni momento della nostra vita.

Dobbiamo cercare quale tipo di connessione e in quale forma devo avere in ogni momento, così da poter attrarre su di me la luce circostante e che essa mi dia una certa elevazione verso la spiritualità, cioè verso l’adempimento della legge della garanzia reciproca, dell’amore per il prossimo e dell’adesione al Creatore.

Tutti i dati sono già dentro di noi e, in base ad essi, la luce circostante splende su di me. Devo solo essere sensibile alla differenza tra me e la luce circostante e, con il suo aiuto, devo adattarmi per raggiungere la correzione. Devo raggiungere uno stato in cui la luce circostante influenzi precisamente i vasi non corretti, le mie intenzioni non corrette.

E ogni volta, devo analizzare i miei stati e chiarirli. Ma posso essere pronto per questo solo quando il gruppo mi dà il senso dell’ importanza: “Guarda, sei malato! Una terribile malattia ti sta consumando e se non te ne accorgi, morirai! Guarda cosa c’è dentro di te!”.

Tuttavia, vediamo che una persona non ascolta. Non ha fretta di andare dal medico. “Forse tra una settimana… Adesso non mi fa ancora paura”. Ma se glielo dicono da tutte le parti e vengono raccontate storie terrificanti su chi non è andato dal medico, allora correrà dal medico, anche se ancora non sente nulla. Questo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

Tutti i componenti sono già dentro di noi: la luce splende e il vaso non è stato corretto. La necessità ci obbliga a iniziare il lavoro di analisi e di correzione.
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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/05/2025, Scritti di Baal HaSulam “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

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Il Fondamento della Struttura Spirituale

Gli amici si sforzano di creare una connessione tra loro e da quel punto rivolgersi al Creatore e chiedere l’adesione (Dvekut). In questo caso, l’insegnante è il messaggero del Creatore che vi conduce a Lui.

L’adesione con l’insegnante è una solida base (Yesod) su cui erigere un edificio spirituale. Yesod è la qualità superiore rispetto a Malchut. Pertanto, quando una persona si trova da un lato in Yesod e dall’altro in Malchut, si forma una connessione tra lo stato attuale e quello futuro.

Il fondamento (Yesod) viene costruito quando una persona gli attribuisce un grado superiore ed è disposta a fare sforzi per staccarsi dal proprio stato attuale e ascendere verso uno stato più elevato. Una persona deve chiedere, dunque, al Creatore la capacità di ascendere sempre più in alto.
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Dalla 2nd parte della Lezione di Kabbalah del 5/5/2025, Scritti di Baal HaSulam “Things that Come from the Heart”

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