Pubblicato nella 'Correzione' Categoria

Che cosa significa realmente il quarto comandamento?

Il quarto comandamento, «Ricordati del giorno di Shabbat per santificarlo», significa che dobbiamo attraversare un processo di correzione per raggiungere uno stato di connessione perfetta. La correzione avviene quando usiamo il nostro ego a beneficio degli altri anziché per il nostro interesse personale. Per natura, pensiamo continuamente a noi stessi. Ora, però, ci assumiamo un nuovo impegno: quello di agire per il bene degli altri in ogni nostra possibilità, cioè nel pensiero, nel sentimento e nell’azione. Ci mettiamo al servizio della collettività. Questo è ciò che significa correggere noi stessi. 

Otteniamo questa correzione gradualmente, attraverso fasi chiamate i «sei giorni feriali». Passo dopo passo, diventiamo sempre più connessi gli uni agli altri. Di conseguenza, mentre l’ego continua a crescere, dobbiamo rafforzare la nostra connessione. Ogni volta che tra noi emergono nuove «trasgressioni» o divisioni, le ricopriamo con l’amore, come è scritto: «L’amore copre tutte le trasgressioni» (Proverbi 10,12).

È così che, alla fine, raggiungiamo uno stato in cui abbiamo usato pienamente tutti i nostri desideri egoistici, che si trasformano in qualità di dazione, amore e connessione. A quel punto scopriamo la forza della dazione e dell’amore nella sua pienezza. Questo stato è chiamato «il giorno di Shabbat».

In sintesi, il comandamento «Ricordati del giorno di Shabbat per santificarlo» ci insegna a mantenere sempre come obiettivo finale lo stato dello Shabbat, cioè uno stato di connessione perfetta.

Basato su “New Life 159 – I Dieci Comandamenti, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dovremmo competere con gli altri o cooperare per vivere la migliore vita possibile?

La società moderna è fondata sull’egoismo, cioè sul desiderio di trarre beneficio personale a spese degli altri. Fin dall’infanzia ci viene insegnato che avere successo significa superare gli altri, elevarsi al di sopra di loro, guadagnare di più, ottenere risultati migliori e assicurarsi una posizione più vantaggiosa rispetto a chiunque altro. Quanto più grande è l’egoismo di una persona, tanto maggiori sembrano essere le sue possibilità di successo.

Eppure questo sistema egoistico sta raggiungendo il suo limite.

L’umanità è giunta a uno stato di esaurimento. Dopo secoli trascorsi a perseguire il profitto personale, il potere, la ricchezza, il prestigio e il successo, ci rendiamo conto che tali soddisfazioni sono effimere e non ci appagano davvero. Per questo motivo, il mondo si è esaurito sotto il peso dell’egoismo. Non può più continuare ad avanzare lungo le stesse direttrici egoistiche che finora hanno definito il successo. I sogni che un tempo motivavano l’umanità stanno gradualmente svanendo e sempre più persone non credono più che maggiore successo, ricchezza o potere possano risolvere i loro problemi.

In una simile condizione, sempre più persone si trovano ad affrontare una domanda fondamentale sulla nostra esistenza: come possiamo continuare a vivere?

La risposta risiede in una direzione di sviluppo completamente nuova. Invece di attribuire valore alla competizione e alla separazione, dobbiamo imparare a dare valore alla connessione. Il futuro dell’umanità dipende non da quanto sapremo competere gli uni contro gli altri, ma da quanto sapremo connetterci tra di noi.

In questa connessione scopriremo nuovi obiettivi, nuove possibilità e persino una nuova percezione della realtà. Quello che oggi appare come un mondo esausto e frammentato si rivelerà essere un sistema vivente di interconnessione e interdipendenza, attraverso il quale potremo scoprire il significato e lo scopo della vita.

Questo principio non riguarda soltanto l’umanità nel suo insieme, ma anche le nostre relazioni personali. Persino la domanda su come conservare un’amicizia per tutta la vita può trovare risposta attraverso un cambiamento fondamentale della nostra percezione.

Dobbiamo comprendere che tutta la negatività che vediamo negli altri riflette un aspetto interiore di noi stessi. Al di fuori di noi non esiste nulla che sia intrinsecamente cattivo. I difetti, le mancanze e le imperfezioni che percepiamo negli altri indicano qualità che richiedono una correzione nella nostra stessa percezione.

Perciò il nostro compito non è mai correggere gli altri. È sempre correggere noi stessi.

Man mano che trasformiamo le nostre qualità interiori, anche il nostro modo di vedere il mondo comincia a cambiare. Ciò che prima appariva ostile inizia a manifestarsi come benevolo. Ciò che sembrava frammentato comincia a rivelare la propria armonia. Ciò che sembrava un mondo popolato di nemici inizia ad apparire come un mondo ricco di opportunità di connessione.

Nella terminologia della Kabbalah, questa trasformazione rappresenta la differenza tra il paradiso e l’inferno.

Il paradiso non è un luogo situato oltre questa vita. È uno stato della percezione. Se trasformiamo la negatività che è dentro di noi, iniziamo a sperimentare la realtà come armoniosa, bella e integra. Scopriamo che il paradiso è sempre stato presente; era soltanto la nostra percezione a impedirci di vederlo.

Al contrario, se non cambiamo le nostre caratteristiche interiori, il mondo continuerà ad apparirci ostile e doloroso. L’inferno che sperimentiamo non è fuori di noi, ma dentro di noi.

Ecco perché giudicare gli altri è improduttivo. Se vediamo l’inferno nelle altre persone, significa che quell’inferno esiste dentro di noi. La soluzione non consiste nel cambiare gli altri, ma nel cambiare noi stessi. Nel momento in cui correggiamo la nostra percezione, iniziamo a vedere una realtà diversa.

La strada che si apre davanti all’umanità consiste nello spostare la nostra attenzione dal correggere  gli altri al correggere di noi stessi, dal competere al connetterci e dal dividerci al trovare unità. Così facendo, scopriremo non solo relazioni migliori, ma un mondo completamente nuovo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, andato in onda l’8 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa è più importante per la crescita: lodi o critiche?

Uno dei compiti più importanti della vita è la correzione di sé. Veniamo al mondo non semplicemente per esistere, raggiungere obiettivi o accumulare esperienze, ma per scoprire gradualmente e correggere le nostre mancanze interiori. Tuttavia, questo è molto più difficile di quanto sembri. La maggior parte di noi riesce facilmente a vedere i difetti degli altri, mentre riconoscere i propri richiede uno sforzo enorme.

Per scoprire anche una sola autentica carenza dentro di noi, spesso dobbiamo attraversare innumerevoli delusioni, errori e difficoltà. Le persone trascorrono anni a imparare lezioni nel modo più duro. Incontrano ostacoli, subiscono fallimenti, prendono decisioni sbagliate e talvolta compromettono completamente il corso della loro vita prima di comprendere finalmente qualcosa di sé che era rimasto nascosto per tutto quel tempo.

Per questo motivo, una persona che è in grado di indicare sinceramente le nostre mancanze potrebbe farci un favore immenso. Una persona del genere può risparmiarci anni di sofferenza. Se siamo capaci di ascoltare ciò che ci dice, di percepirne la verità e di prendere coscienza di qualcosa dentro di noi che necessita di correzione, allora abbiamo ottenuto qualcosa di inestimabile.

La difficoltà è che il nostro ego reagisce diversamente. Invece di provare gratitudine, la natura dell’ego è sentirsi ferita, offesa o umiliata. Finiamo così per considerare chi ci critica come un nemico. Pensiamo: «Mi ha insultato. Ha messo in luce la mia debolezza. Mi ha fatto fare una brutta figura». Ma umiliazione e correzione non sono necessariamente la stessa cosa. Possiamo riconoscere un nostro difetto e, allo stesso tempo, apprezzare chi ce lo ha mostrato.

In molti casi, chi ci riempie costantemente di elogi potrebbe in realtà farci più male che bene. Le lodi possono indurci alla compiacenza. Possono impedirci di esaminarci con onestà. Talvolta le persone ci incoraggiano non perché desiderino la nostra crescita, ma perché per loro è più facile, più conveniente o addirittura vantaggioso che noi rimaniamo come siamo.

Ecco perché la critica, quando è sincera e orientata alla crescita, può essere molto più preziosa della lode. Chi mette in evidenza una nostra debolezza potrebbe essere in realtà più vicino al nostro vero sviluppo rispetto a chi ci dice soltanto ciò che desideriamo sentire.

Naturalmente, questo non significa che ogni critica sia corretta o che ogni critico abbia intenzioni pure. La vera sfida consiste nell’imparare ad ascoltare. Invece di difenderci immediatamente, possiamo chiederci se ci sia qualcosa che dobbiamo vedere: «C’è una verità su me stesso che sto evitando di affrontare?».

Se sviluppiamo un simile atteggiamento, iniziamo a vedere la critica in modo diverso. Invece di considerarla un attacco, la vediamo come un’opportunità. Ogni osservazione, lamentela e interazione difficile diventa un’occasione per imparare qualcosa di nuovo su noi stessi.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Se tutto nella vita è predeterminato, significa che non possiamo cambiare nulla?

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che la realtà si sviluppa secondo un piano globale e intenzionale. Tutto ciò che accade intorno a noi, nella società, nella natura, nella storia e persino nei vasti movimenti dell’universo, avviene all’interno di questo immenso programma di sviluppo. Noi esistiamo all’interno di questo processo, non al di fuori di esso. Perciò, il nostro compito non è cercare di cambiare il corso della realtà stessa, ma imparare ad allinearci correttamente ad essa.

La maggior parte della sofferenza che sperimentiamo deriva dal tentativo di opporci alla direzione verso cui la natura ci sta conducendo. Tendiamo a credere che il problema si trovi all’esterno di noi stessi: nelle circostanze, nelle altre persone e negli eventi. Di conseguenza, investiamo enormi sforzi nel tentativo di modificare il mondo esterno. Ma secondo la Kabbalah, la correzione è sempre interiore. Invece di cercare di cambiare ciò che proviene dall’esterno, dovremmo correggere noi stessi per adattarci alla realtà.

Quando iniziamo a sviluppare questa prospettiva, accade qualcosa di straordinario. Cominciamo a vedere che tutto arriva esattamente quando deve arrivare. Gli eventi non appaiono più casuali, ingiusti o fuori posto. Al contrario, iniziamo a scoprire un ordine e uno scopo interiori. Ciò che prima sembrava un ostacolo o una perturbazione viene compreso come un elemento necessario di un processo progettato per farci avanzare verso una maggiore consapevolezza e connessione.

In questo stato, il rimpianto scompare gradualmente, perché comprendiamo che ogni evento ha avuto un ruolo nel nostro sviluppo. Tutto ciò che si manifesta davanti a noi diventa una lezione, che ci mostra ciò che deve ancora essere corretto dentro di noi. Il mondo agisce come uno specchio, riflettendo il lavoro interiore che resta da compiere.

La realtà non viene più vissuta come ostile o contraria a noi. Impariamo invece a percepirla correttamente, ad accettarla, a unirci alla sua direzione e ad avanzare insieme ad essa. Cambiamo attivamente noi stessi per entrare in risonanza con la corrente più profonda della natura.

L’obiettivo di questo processo è raggiungere equilibrio e armonia con la natura. Arriviamo a uno stato in cui ci sentiamo in equilibrio con le forze che agiscono su di noi. Invece di lottare contro la realtà, impariamo a fluire con essa. In tale armonia, iniziamo a percepire la saggezza e la benevolenza racchiuse nel piano stesso della natura.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 29 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa c’è di sbagliato nel principio di Sodoma: “Ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è tuo”?

A prima vista, il principio di Sodoma, ovvero “ciò che è mio è mio e ciò che è tuo è tuo”, sembra perfettamente logico. In effetti, è una logica assoluta e molte persone lo condividono istintivamente.

Se tutto proviene dalla natura, allora ciò che la natura ci dà è nostro e ciò che la natura non ci dà non è nostro. Anche se soffriamo o ci manca qualcosa, dovremmo accettare solo ciò che ci viene dato. Allo stesso modo, gli altri non devono interferire con la nostra parte e noi non dobbiamo interferire con la loro. Questo sembra equo, equilibrato, persino giusto.

Dov’è dunque il problema? Il problema non risiede nella logica in sé, ma nel modo in cui le persone la recepiscono e la applicano. Le persone non accettano veramente le leggi della natura, ovvero le leggi dell’amore, della dazione e della connessione. Prendono il principio del “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è tuo”, ma lo privano dell’aspirazione alla forma altruistica della natura. Di conseguenza, il principio crolla.

Perché? Perché questo principio del “mio è mio, tuo è tuo” è solo uno stato iniziale. È la condizione egoistica naturale creata dalla natura. In altre parole, è il fondamento, ma non l’obiettivo. Il nostro compito non è rimanere in questa separazione, ma elevarci al di sopra di essa.

Dobbiamo aggiungere ciò che manca in questo principio, ovvero la connessione positiva, l’amore e l’inclusione reciproca. Non dobbiamo farlo cancellando ciò che appartiene a ciascuno, ma rivestendolo con un atteggiamento più elevato, cioè costruendo ponti di amore, dazione e connessione positiva tra di noi.

Interiormente, la distinzione “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo” rimane valida. Tuttavia, al di sopra di essa, costruiamo un nuovo strato, che è “nostro”.

Questo “nostro” non è un’uguaglianza imposta, né una redistribuzione esterna, né il tipo di ideologia che abbiamo visto nelle rivoluzioni. Quei tentativi sono falliti perché hanno cercato di cancellare l’individualità e la proprietà senza coinvolgere le leggi della natura o, in altre parole, senza correggere l’ego umano applicando un’intenzione altruistica al solo desiderio primordiale di tornaconto personale.

Il “nostro” arriva solo quando ci connettiamo al di sopra del nostro ego, non al posto di esso. Allora diventiamo partner della natura. La natura ha creato l’ego, la separazione, la distanza, il “mio” e il “tuo”. E noi, al di sopra di questa divisione, costruiamo connessione, unità e amore. Questa è la correzione.

Se proviamo a costruire il “nostro” senza applicare le leggi della natura, ovvero affidandoci esclusivamente a sistemi umani, non arriveremo da nessuna parte. Ci allontaniamo dalla radice del problema e, pertanto, non possiamo avere successo.

Tuttavia, se poniamo al centro le leggi della natura, ovvero l’unica forza integrale della natura, e costruiamo le nostre relazioni attorno ad essa, allora diventa possibile una nuova forma di società. Che tipo di società sarebbe? Sarebbe una società basata non sulla coercizione, ma sulla trasformazione interiore. E il suo fondamento è un principio semplice: l’unità.

L’umanità giungerà a questo punto. O consapevolmente, scegliendo la connessione, oppure attraverso la sofferenza che alla fine ci costringerà a cercare la soluzione corretta e ottimale.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 23 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Raggiungeremo mai un punto in cui la guerra non rappresenterà più una minaccia?

Il male domina il mondo, lo vediamo chiaramente. Nessun divieto, trattato o accordo porrà fine alla minaccia della guerra. Inoltre, l’idea di eliminare le armi nucleari è del tutto irrealistica. Come potrebbero dei leader eliminarle? Sappiamo davvero quanti paesi le possiedono oggi? Il mondo è pieno di armi di distruzione di massa, che continuano a essere prodotte.

Perché? Perché non riusciamo a frenare l’egoismo, ovvero il desiderio di ricevere a spese degli altri. Le armi sono espressioni esteriori della nostra natura interiore. Finché l’egoismo ci governerà, inventeremo all’infinito nuovi mezzi di dominio e distruzione. Nessuna legge o firma su un documento può sradicare la natura umana.

Cosa può dunque aiutarci? Solo una seria speranza nella forza superiore, la forza positiva della natura, che gradualmente ci farà rinsavire. Deve condurci alla comprensione che non c’è altro modo per progredire nel nostro mondo se non quello di deporre le armi, non solo quelle fisiche, ma anche quelle interiori dell’odio e del rifiuto, e iniziare a costruire legami umani positivi.

L’umanità si trova di fronte a possibilità completamente nuove, ma non possiamo accedervi con i vecchi strumenti. Non con i vecchi pensieri, i vecchi calcoli o i vecchi sentimenti. Tutto ciò che abbiamo costruito finora si fonda su un egoismo assoluto. Dobbiamo smettere di usare queste fondamenta.

Esiste un solo vero cambiamento che l’umanità può attuare: riconoscere l’egoismo come il vero nemico e iniziare a vedere gli altri non come rivali, ma come amici. Questo è l’inizio della correzione. Da lì, tutto il resto cambierà.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 23 gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono i vantaggi di vivere secondo le leggi della Torah?

Innanzitutto, cosa significa vivere secondo le leggi della Torah? Non significa compiere meccanicamente determinate azioni o rituali. Tutto ciò che dovremmo ricevere dalla Torah ha il solo scopo di aiutarci a vivere meglio, il che significa vivere in maggiore sintonia con lo scopo della creazione, in maggiore connessione con gli altri e in maggiore somiglianza con la qualità della dazione e dell’amore.

Quando le persone affermano che la Torah le aiuta perché adempiono ai comandamenti, la vera domanda è: cosa c’è dietro queste azioni? Agiscono per dare, per elevarsi al di sopra del loro egoismo, cioè dei loro innati desideri egoistici? Oppure compiono atti di dazione per ricevere qualcosa in cambio, come onore, sicurezza o ricompensa in questo mondo o nell’altro? Non possiamo discernere immediatamente questo dentro di noi. Dobbiamo progredire ulteriormente. Man mano che avanziamo, mentre approfondiamo il nostro lavoro interiore, iniziamo gradualmente a vedere la nostra vera intenzione. La Torah diventa uno specchio che ci rivela se agiamo per il bene della dazione o per il nostro tornaconto personale.

È possibile raggiungere stati in cui la Torah sembra proteggerci, in cui proviamo gioia, ascesa e sostegno lungo il cammino. Ma dobbiamo capire che non siamo ancora nello stato di correzione finale ( Gmar Tikkun ). Pertanto, non possiamo rimanere costantemente in uno stato ideale di gioia ininterrotta ed elevazione. Il nostro cammino è costruito da ascese e discese. Attraverso di esse, ci avviciniamo gradualmente alla completezza.

Vivere secondo le leggi della Torah significa usarle come mezzo di correzione, affinché, un passo alla volta, attraverso il controllo, l’osservazione interiore e la rivelazione delle nostre intenzioni, ci avviciniamo allo stato di correzione completa.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah del 6 marzo 2024 con il Kabbalista Dr. Michael Laitman su “Tutto il lavoro è solo dove ci sono due vie – 1” di Baal HaSulam.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’LSD può aiutarti ad affrontare i tuoi problemi e a risolverli?

Assumere LSD non è una soluzione a nessun problema. È semplicemente una disconnessione dalla realtà. Non è una correzione consapevole di sé all’interno della società, dove una persona diventa un membro utile, esprimendo cura e amore verso gli altri, come una madre verso i suoi figli, e dove tutti si relazionano tra loro con lo stesso calore e responsabilità. Sono queste relazioni a caratterizzare la società del futuro.

Chi assume LSD, invece, si stacca dalla realtà senza entrare in contatto con nessuno. Non cerca nemmeno il minimo contatto con gli altri. Piuttosto, si abbandona a visioni rosee e sensazioni interiori che non hanno alcun vero legame con la vita.

La Kabbalah parla di qualcosa di completamente diverso: un vero e proprio percorso di correzione della persona, in cui si impara a controllare se stessi e si acquisiscono schermi interiori, ovvero forze che ci permettono di elevarci al di sopra dell’egoismo in tutte le sue forme. Questo percorso si svolge specificamente mediante la connessione con gli amici, grazie alla quale insieme si entra in battaglia contro la propria natura.

Non c’è alcun collegamento tra la Kabbalah e l’LSD perché la prima è lavoro interiore e correzione, mentre l’altra è pura chimica. Puoi iniettare una droga a chiunque e lui “galleggerà”, ma nulla nella sua natura cambierà. Ritornerà allo stesso mondo, allo stesso egoismo e allo stesso vuoto. Potrebbe dire quanto si è sentito bene e di aver avuto ogni sorta di intuizioni uniche, ma cosa ha corretto? Cosa ha trasformato?

Non siamo destinati a sfuggire al lavoro su noi stessi con le droghe. Dobbiamo cambiare la nostra natura egoistica ed entrare in equilibrio con la forza positiva e altruistica della natura, elevandoci al di sopra dell’egoismo e abbracciando le qualità della dazione e dell’amore, in un impegno reciproco ottimale con gli altri. Così facendo, scopriamo l’eternità, la perfezione e il mondo superiore.

Questo non annulla la nostra vita terrena. Continuiamo a vivere normalmente, cioè lavoriamo, cresciamo i figli e assolviamo alle nostre responsabilità, e insieme a queste azioni percepiamo al contempo un livello di esistenza superiore. Viviamo su due livelli contemporaneamente. Esternamente ci comportiamo come esseri umani normali, senza gridare slogan sull’amore, ma interiormente lavoriamo per avvicinare gli altri alla qualità della dazione, alla corretta interazione dell’umanità come singolo organismo. Non ho mai visto o sentito che coloro che assumono LSD si sforzino di raggiungere tale correzione.

Basato sul programma “I Got a Call. Kabbalah and LSD, Part 1” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 ottobre 2010.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa Shabbat nella Kabbalah e come è collegato alla fine della correzione e al settimo millennio?

Ci sono molti versetti sullo Shabbat e, in generale, la questione dello Shabbat è qualcosa di molto grande, perché corrisponde alla fine della correzione, il settimo millennio, che tutti speriamo di raggiungere.

Si tratta di una questione di gradi spirituali: i seimila anni corrispondono alle sei  Sefirot  di  Zeir Anpin , che dobbiamo ricevere come qualità all’interno  di Malchut .

Malchut , quando diventa santificata, è inclusa e assorbe l’influenza di queste qualità di  Zeir Anpin : Hesed ,  Gevura ,  Tifferet ,  Netzah ,  Hod e  Yesod . Quando essa ( Malchut ) è inclusa in esse, diventa pronta a ricevere l’abbondanza e allora inizia a essere con  Zeir Anpin  in uno  Zivug de Haka’a  (accoppiamento attraverso l’urto), in unità e connessione. Questo è chiamato “l’unificazione del Santo, benedetto sia Lui”, che è  Zeir Anpin , “e della  Shechina “, che è  Malchut.

“ Shechina ” significa che in lei dimora già la luce, il Creatore, e  Malchut  è l’assemblea di Israele, cioè la riunione di tutte le anime che sono al di sotto nei mondi di  BYA  ( Beria ,  Yetzira ,  Assiya ).

Certamente, finché  Malchut  non è inclusa in tutte le  Sefirot  di  Zeir Anpin , in tutte le  qualità di Zeir Anpin , essa ( Malchut ) rimane inadatta a essere connessa con  Zeir Anpin  anche solo un po’, perché non c’è parzialità nella spiritualità. Deve essere in tutte le qualità che le vengono rivelate, in corrispondenza con esse, cioè con  Zeir Anpin . In altre parole,  Malchut  ha bisogno di ricevere le qualità di  Zeir Anpin , adottandole secondo la sua volontà di ricevere, così che la sua volontà di ricevere assuma la forma esteriore di  Zeir Anpin  di fronte a lei. Questo è chiamato “un aiuto contro di lui”.

Malchut  è quindi effettivamente colei che riceve, ma riceve in accordo con  Zeir Anpin , per essere come  Zeir Anpin . In questo modo  Malchut  si eleva, si riveste di  Zeir Anpin e raggiunge “ She – bat ”: sebbene sia una figlia (ebraico: “ Bat ”), raggiunge la  Shin  ,(ש)   cioè le tre linee superiori, che sono HGT  ( Hesed ,  Gevura ,  Tifferet ), i padri.

Pertanto, durante le nostre correzioni, non ne sentiamo i benefici finché non raggiungeremo la fine delle correzioni. Poi ci sarà la rivelazione di tutte le correzioni che abbiamo eseguito su noi stessi durante i sei giorni o seimila anni, infine ci sarà la rivelazione del giorno di  Shabbat , cioè il settimo millennio.

Questo livello non è un giorno e nemmeno un millennio, ma piuttosto il grado che viene rivelato solo dopo che siamo inclusi in tutte le  Sefirot superiori , cioè nelle qualità e nelle correzioni superiori.

Queste correzioni sono tali che, attraverso la rivelazione di  Zeir Anpin  verso  Malchut  , possiamo accelerare il tempo. Nella nostra passata evoluzione nei gradi di inanimato, vegetativo e animato, non potevamo accelerare il tempo, poiché non sapevamo nemmeno in quale stato ci trovassimo o quale processo stessimo attraversando.

Oggi, tuttavia, dato che abbiamo il libero arbitrio, dato che abbiamo intrapreso le correzioni, allora è come scritto: Israele affretti i tempi, o Israele santifichi i tempi. Possiamo accelerare il tempo e non aspettare fino al completamento di seimila anni. Invece, tutto dipende da noi, attraverso il nostro sforzo possiamo essere inclusi nelle qualità di  Zeir Anpin  anche in meno di seimila anni, e raggiungere il grado del settimo millennio, perché questa è una questione di gradi.

In seguito, come scrive il Kabbalista Baruch Ashlag (RABASH) in “Introduzione al frutto di un saggio”, egli udì dal Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) una spiegazione del settimo, ottavo, nono e decimo millennio, poiché anche questi sono gradi ancora più avanti di noi, perché nel complesso “Shabbat” è  HGT NHYM (Hesed ,  Gevura ,  Tifferet ,  Netzah ,  Hod ,  Yesod e  Malchut ).

Ci sono anche altri tre gradi, chiamati “la  Rosh  (testa) del grado”, che viene dopo il settimo millennio, neI quale veniamo inclusi, al di sopra del nostro attuale conseguimento, perché vengono ricevuti nel vaso dopo le correzioni in esso contenute, dopo l’equivalenza della forma.

Per questo motivo nei libri di Kabbalah non è scritto nulla a riguardo, se non sottili accenni, speriamo di arrivare presto anche a questo punto ai nostri giorni.

Pertanto, ciò che dobbiamo fare ora è non prestare attenzione agli stati lungo il cammino, perché finché non si raggiunge lo stato di Shabbat, non si sa di averlo raggiunto e di aver completato tutte le correzioni di  HGT NHY .

Dobbiamo quindi fare ogni sforzo, secondo il principio: “Qualunque cosa sia in tuo potere fare, falla”, così da raggiungere il settimo grado, ” She-bat “.

 

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, “Rabash. Art. 19 (1989). Perché lo Shabbat è chiamato Shin-Bat nel Lavoro?”

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa possono imparare gli esseri umani dagli scimpanzé?

In un articolo della BBC intitolato:  “Five things chimps can teach us about politics,”   (” Cinque cose che gli scimpanzé possono insegnarci sulla politica“), scritto in concomitanza con il programma  Analysis: Primate Politics di James Tilley su Radio 4 , Tilley introduce cinque lezioni tratte dalla creazione di coalizioni e dalla leadership degli scimpanzé, presentate come parallelismi con il comportamento politico umano.

“Tieni gli amici vicini, ma i nemici ancora più vicini.”

Gli amici sono amici. Tuttavia, bisogna stare attenti ai nemici. Non puoi tenerli d’occhio se li allontani. È meglio tenerli “in una gabbia” proprio accanto a te.

“Quando costruisci le tue alleanze, scegli qualcuno debole, non qualcuno forte.”

È così che puoi comandarli. È così che si creano le alleanze. Anche noi vorremmo crearle in questo modo, ma non sempre funziona a nostro vantaggio.

“È bene essere temuti, ma è meglio essere apprezzati.”

In effetti, è più pacifico quando si è apprezzati. Non c’è niente di meglio, è la protezione più evidente. Ma almeno, lasciate che vi temano.

“È bello piacere, ma è ancora meglio poter distribuire benefici.”

Ciò è ovvio, perché in questo modo gli altri diventano dipendenti da te.

“Le minacce esterne possono rafforzare il sostegno (se sono reali…).”​

Una minaccia esterna può portare supporto perché ti costringe a riconoscere tutte le tue capacità interiori e quindi a cercare dei partner.

Mentre possiamo identificare certi principi negli scimpanzé, gli esseri umani non ne hanno. Tutti i cosiddetti “principi umani” durano solo un istante. Oggi possiamo giurare su qualcosa e domani le circostanze cambiano, il nostro ego cambia, il nostro ambiente cambia e il principio scompare.

Gli scimpanzé, d’altra parte, hanno dei principi perché agiscono rigorosamente secondo natura. Il loro comportamento è stabile, istintivo e prevedibile. Persino quella che potremmo chiamare la loro “logica” è semplicemente un accumulo di reazioni naturali.

Un essere umano è diverso. L’egoismo umano, il desiderio di godere per il proprio tornaconto a spese degli altri, è in costante crescita. Di conseguenza, non possiamo risolvere oggi ciò che abbiamo deciso ieri allo stesso modo. Tutto in noi è in continuo mutamento: i nostri desideri, la nostra visione del mondo e i nostri obiettivi. Ecco perché non abbiamo “principi umani” stabili nel senso comune del termine.

Quando si dice: “Sii umano, sii gentile”, di solito si è portati a pensare che sia un atteggiamento derivante dalla debolezza. Se la nostra natura è egoistica, che tipo di umanità innata può esserci? Nella migliore delle ipotesi, è una maschera, cioè qualcosa che indossiamo per apparire belli o per assicurarci che gli altri ci trattino bene. La gentilezza umana è spesso solo un altro strumento di controllo, autoaffermazione o dominio. In questo senso, un essere umano può essere peggiore di qualsiasi animale. I desideri di uno scimpanzé sono naturali e trasparenti, facilmente comprensibili. Un essere umano, invece, si nasconde dietro strati di moralità, intelletto, cortesia e gentilezza, usandoli per manipolare gli altri e innalzarsi al di sopra di loro.

Come possiamo, allora, raggiungere un autentico senso di bontà nella nostra vita?

È qui che abbiamo bisogno del metodo di correzione, della saggezza della Kabbalah. Tuttavia, per comprenderlo, è necessario prima riconoscere che abbiamo bisogno di correzione. In altre parole, dobbiamo sentire che l’egoismo è la nostra vera natura, che ci controlla completamente e che sperimentare un autentico senso di bontà richiede un’inversione della nostra natura egoistica nel suo opposto altruistico.

Quando raggiungiamo questa consapevolezza, allora giungiamo alla saggezza della Kabbalah. Questa saggezza implica l’apprendimento della nostra natura e di come elevarci al di sopra di essa. Ogni cosa nella vita conduce una persona a tale conoscenza e prima la raggiungiamo, meglio è. Vale a dire, prima riusciremo a elevarci al di sopra della nostra natura egoistica e a realizzare relazioni autenticamente altruistiche tra di noi, meno sofferenza sopporteremo e più armonia, pace e felicità inviteremo nelle nostre vite.

Diventare veramente “umani” significa diventare simili alla forza superiore di amore, dazione e connessione che ci ha creati e ci sostiene. Significa raggiungere uno stato in cui la connessione umana positiva diventa il nostro bisogno essenziale, più forte di qualsiasi desiderio egoistico. Sviluppando questa qualità opposta all’egoismo e completamente innaturale dentro di noi, possiamo garantire la nostra sopravvivenza e, cosa più importante, elevarci a vette spirituali che rivelano il nostro scopo ultimo per essere qui. Tuttavia, per farlo è necessario il metodo che ci permetta di affrontare i cambiamenti necessari.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 12 dicembre 2024.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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