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Le forze naturali possono influenzare il nostro destino finale, o siamo gli unici responsabili del nostro futuro?

La natura ha un piano per noi e, se sì, come possiamo scoprire dove ci sta conducendo? La risposta è che la natura guida ciascuno di noi verso la consapevolezza che abbiamo la capacità di influenzare e plasmare il nostro futuro.

Il futuro non è già stabilito. Non è qualcosa che semplicemente ci accade. Dipende dalla nostra partecipazione a esso.

La maggior parte delle persone non crede di possedere alcun potere particolare per influenzare il proprio destino. Presume che la vita si svolga secondo circostanze al di fuori del proprio controllo. Eppure, la natura ha dato a ciascuno di noi un’opportunità unica: la capacità di partecipare consapevolmente alla nostra stesso evoluzione.

Per farlo, dobbiamo innanzitutto sviluppare il desiderio di comprendere in che modo le nostre azioni, i nostri pensieri e le nostre intenzioni influenzino il futuro. La natura non ci consegna un quadro già completo. Ci fornisce invece leggi, principi e condizioni, proprio come un insieme di elementi per costruire qualcosa. Attraverso queste leggi, siamo chiamati a costruire da noi stessi il nostro futuro.

La legge fondamentale della natura è in realtà piuttosto semplice. È la legge della corrispondenza con la natura stessa. La natura opera secondo principi di amore, elargizione, connessione e reciproca complementarità. Tutto ciò che esiste nel sistema naturale tende verso una maggiore integrazione e armonia. Lo stato ultimo della creazione è quello in cui tutte le sue parti sono connesse in un insieme perfetto ed equilibrato.

Pertanto, anche la direzione dello sviluppo umano è chiara. Dobbiamo aspirare a una maggiore connessione, a una comprensione reciproca più profonda e a una maggiore partecipazione al sistema comune dell’umanità. Non esiste obiettivo più elevato che allinearci con questa legge fondamentale.

Questo non significa lottare contro il mondo o cercare di costringere gli altri a cambiare. La vera lotta è interiore. Dobbiamo agire contro la nostra stessa natura egoistica, che continuamente ci separa dagli altri e pone i nostri interessi personali al di sopra del bene dell’insieme. Questo «luogo» interiore è il vero campo di battaglia.

Per questo motivo, non ha senso dare la colpa alle circostanze esterne o alle altre persone. Il lavoro inizia e finisce dentro di noi. Cambiando il nostro atteggiamento, le nostre intenzioni e il nostro modo di rapportarci agli altri, ci allineiamo maggiormente con la legge della natura.

Se ciascuno di noi indirizzasse i propri sforzi verso la correzione di se stesso anziché verso la correzione degli altri, l’umanità potrebbe trasformare completamente il proprio futuro. Il futuro non è predeterminato in modo rigido. Nella misura in cui desideriamo cambiare noi stessi e allinearci con il principio di amore e connessione della natura, acquisiamo la capacità di plasmare il mondo nel quale vivremo.

Basato su “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 23 aprile 2026.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come può l’odio trasformarsi in amore?

Passare dall’odio all’amore può sembrare impossibile. Come può una persona che oggi prova chiaramente odio arrivare improvvisamente ad amare domani? Sembra irrealistico, persino fantastico. Eppure, una simile trasformazione è del tutto possibile, perché già viviamo in condizioni che rivelano la completa inadeguatezza della nostra natura attuale.

Guardiamo a dove è arrivata l’umanità. Nonostante tutti i nostri sforzi, i risultati raggiunti, le tecnologie e le conquiste, ci ritroviamo sempre più vuoti e insoddisfatti. Sembra che tutto ci scivoli tra le dita. Inseguiamo il successo, la ricchezza, il potere e il riconoscimento, eppure nulla di tutto questo ci porta un appagamento duraturo. Continuiamo ad avanzare sul piano esteriore, mentre interiormente rimaniamo smarriti. Per molti aspetti, siamo come cuccioli ciechi che procedono a tentoni nella vita, senza capire dove stiamo andando né perché. È una condizione tragica.

Proprio perché siamo giunti a uno stato così estremo, siamo diventati capaci di cambiare. Quando riconosciamo pienamente i limiti della nostra natura egoistica, nella quale desideriamo godere esclusivamente per il nostro beneficio, a spese degli altri e della natura, e comprendiamo che essa non può condurci alla felicità, diventiamo pronti per un modo diverso di essere. Una simile consapevolezza apre la porta alla trasformazione.

Tuttavia, non possiamo realizzare questo cambiamento attraverso i nostri stessi sforzi egoistici. Abbiamo bisogno di chiedere alla forza della natura stessa di trasformarci. A questo scopo, dobbiamo sviluppare il desiderio di una nuova natura, di un nuovo atteggiamento verso la vita e verso gli altri. Quando una simile richiesta diventa autentica, attiriamo su di noi una forza capace di trasformare i nostri sentimenti, le nostre qualità e le nostre percezioni in modi che non avremmo mai potuto immaginare.

La ragione per cui questo è possibile è che la forza fondamentale che opera nella natura è l’amore. Il Creatore è amore. Pertanto, quando ci allineiamo con questa forza e chiediamo di assomigliarle, iniziamo a vivere una trasformazione interiore. L’odio lascia gradualmente spazio alla connessione, il rifiuto alla vicinanza e la separazione all’unità.

Questa è la fase successiva dello sviluppo umano. Quanto più profonda diventa la nostra delusione nei confronti dell’egoismo, tanto più ci avviciniamo alla scoperta della forza dell’amore che esiste nella natura e all’apprendimento di come vivere secondo essa.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa significa realmente il quarto comandamento?

Il quarto comandamento, «Ricordati del giorno di Shabbat per santificarlo», significa che dobbiamo attraversare un processo di correzione per raggiungere uno stato di connessione perfetta. La correzione avviene quando usiamo il nostro ego a beneficio degli altri anziché per il nostro interesse personale. Per natura, pensiamo continuamente a noi stessi. Ora, però, ci assumiamo un nuovo impegno: quello di agire per il bene degli altri in ogni nostra possibilità, cioè nel pensiero, nel sentimento e nell’azione. Ci mettiamo al servizio della collettività. Questo è ciò che significa correggere noi stessi. 

Otteniamo questa correzione gradualmente, attraverso fasi chiamate i «sei giorni feriali». Passo dopo passo, diventiamo sempre più connessi gli uni agli altri. Di conseguenza, mentre l’ego continua a crescere, dobbiamo rafforzare la nostra connessione. Ogni volta che tra noi emergono nuove «trasgressioni» o divisioni, le ricopriamo con l’amore, come è scritto: «L’amore copre tutte le trasgressioni» (Proverbi 10,12).

È così che, alla fine, raggiungiamo uno stato in cui abbiamo usato pienamente tutti i nostri desideri egoistici, che si trasformano in qualità di dazione, amore e connessione. A quel punto scopriamo la forza della dazione e dell’amore nella sua pienezza. Questo stato è chiamato «il giorno di Shabbat».

In sintesi, il comandamento «Ricordati del giorno di Shabbat per santificarlo» ci insegna a mantenere sempre come obiettivo finale lo stato dello Shabbat, cioè uno stato di connessione perfetta.

Basato su “New Life 159 – I Dieci Comandamenti, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dovremmo competere con gli altri o cooperare per vivere la migliore vita possibile?

La società moderna è fondata sull’egoismo, cioè sul desiderio di trarre beneficio personale a spese degli altri. Fin dall’infanzia ci viene insegnato che avere successo significa superare gli altri, elevarsi al di sopra di loro, guadagnare di più, ottenere risultati migliori e assicurarsi una posizione più vantaggiosa rispetto a chiunque altro. Quanto più grande è l’egoismo di una persona, tanto maggiori sembrano essere le sue possibilità di successo.

Eppure questo sistema egoistico sta raggiungendo il suo limite.

L’umanità è giunta a uno stato di esaurimento. Dopo secoli trascorsi a perseguire il profitto personale, il potere, la ricchezza, il prestigio e il successo, ci rendiamo conto che tali soddisfazioni sono effimere e non ci appagano davvero. Per questo motivo, il mondo si è esaurito sotto il peso dell’egoismo. Non può più continuare ad avanzare lungo le stesse direttrici egoistiche che finora hanno definito il successo. I sogni che un tempo motivavano l’umanità stanno gradualmente svanendo e sempre più persone non credono più che maggiore successo, ricchezza o potere possano risolvere i loro problemi.

In una simile condizione, sempre più persone si trovano ad affrontare una domanda fondamentale sulla nostra esistenza: come possiamo continuare a vivere?

La risposta risiede in una direzione di sviluppo completamente nuova. Invece di attribuire valore alla competizione e alla separazione, dobbiamo imparare a dare valore alla connessione. Il futuro dell’umanità dipende non da quanto sapremo competere gli uni contro gli altri, ma da quanto sapremo connetterci tra di noi.

In questa connessione scopriremo nuovi obiettivi, nuove possibilità e persino una nuova percezione della realtà. Quello che oggi appare come un mondo esausto e frammentato si rivelerà essere un sistema vivente di interconnessione e interdipendenza, attraverso il quale potremo scoprire il significato e lo scopo della vita.

Questo principio non riguarda soltanto l’umanità nel suo insieme, ma anche le nostre relazioni personali. Persino la domanda su come conservare un’amicizia per tutta la vita può trovare risposta attraverso un cambiamento fondamentale della nostra percezione.

Dobbiamo comprendere che tutta la negatività che vediamo negli altri riflette un aspetto interiore di noi stessi. Al di fuori di noi non esiste nulla che sia intrinsecamente cattivo. I difetti, le mancanze e le imperfezioni che percepiamo negli altri indicano qualità che richiedono una correzione nella nostra stessa percezione.

Perciò il nostro compito non è mai correggere gli altri. È sempre correggere noi stessi.

Man mano che trasformiamo le nostre qualità interiori, anche il nostro modo di vedere il mondo comincia a cambiare. Ciò che prima appariva ostile inizia a manifestarsi come benevolo. Ciò che sembrava frammentato comincia a rivelare la propria armonia. Ciò che sembrava un mondo popolato di nemici inizia ad apparire come un mondo ricco di opportunità di connessione.

Nella terminologia della Kabbalah, questa trasformazione rappresenta la differenza tra il paradiso e l’inferno.

Il paradiso non è un luogo situato oltre questa vita. È uno stato della percezione. Se trasformiamo la negatività che è dentro di noi, iniziamo a sperimentare la realtà come armoniosa, bella e integra. Scopriamo che il paradiso è sempre stato presente; era soltanto la nostra percezione a impedirci di vederlo.

Al contrario, se non cambiamo le nostre caratteristiche interiori, il mondo continuerà ad apparirci ostile e doloroso. L’inferno che sperimentiamo non è fuori di noi, ma dentro di noi.

Ecco perché giudicare gli altri è improduttivo. Se vediamo l’inferno nelle altre persone, significa che quell’inferno esiste dentro di noi. La soluzione non consiste nel cambiare gli altri, ma nel cambiare noi stessi. Nel momento in cui correggiamo la nostra percezione, iniziamo a vedere una realtà diversa.

La strada che si apre davanti all’umanità consiste nello spostare la nostra attenzione dal correggere  gli altri al correggere di noi stessi, dal competere al connetterci e dal dividerci al trovare unità. Così facendo, scopriremo non solo relazioni migliori, ma un mondo completamente nuovo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, andato in onda l’8 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa è più importante per la crescita: lodi o critiche?

Uno dei compiti più importanti della vita è la correzione di sé. Veniamo al mondo non semplicemente per esistere, raggiungere obiettivi o accumulare esperienze, ma per scoprire gradualmente e correggere le nostre mancanze interiori. Tuttavia, questo è molto più difficile di quanto sembri. La maggior parte di noi riesce facilmente a vedere i difetti degli altri, mentre riconoscere i propri richiede uno sforzo enorme.

Per scoprire anche una sola autentica carenza dentro di noi, spesso dobbiamo attraversare innumerevoli delusioni, errori e difficoltà. Le persone trascorrono anni a imparare lezioni nel modo più duro. Incontrano ostacoli, subiscono fallimenti, prendono decisioni sbagliate e talvolta compromettono completamente il corso della loro vita prima di comprendere finalmente qualcosa di sé che era rimasto nascosto per tutto quel tempo.

Per questo motivo, una persona che è in grado di indicare sinceramente le nostre mancanze potrebbe farci un favore immenso. Una persona del genere può risparmiarci anni di sofferenza. Se siamo capaci di ascoltare ciò che ci dice, di percepirne la verità e di prendere coscienza di qualcosa dentro di noi che necessita di correzione, allora abbiamo ottenuto qualcosa di inestimabile.

La difficoltà è che il nostro ego reagisce diversamente. Invece di provare gratitudine, la natura dell’ego è sentirsi ferita, offesa o umiliata. Finiamo così per considerare chi ci critica come un nemico. Pensiamo: «Mi ha insultato. Ha messo in luce la mia debolezza. Mi ha fatto fare una brutta figura». Ma umiliazione e correzione non sono necessariamente la stessa cosa. Possiamo riconoscere un nostro difetto e, allo stesso tempo, apprezzare chi ce lo ha mostrato.

In molti casi, chi ci riempie costantemente di elogi potrebbe in realtà farci più male che bene. Le lodi possono indurci alla compiacenza. Possono impedirci di esaminarci con onestà. Talvolta le persone ci incoraggiano non perché desiderino la nostra crescita, ma perché per loro è più facile, più conveniente o addirittura vantaggioso che noi rimaniamo come siamo.

Ecco perché la critica, quando è sincera e orientata alla crescita, può essere molto più preziosa della lode. Chi mette in evidenza una nostra debolezza potrebbe essere in realtà più vicino al nostro vero sviluppo rispetto a chi ci dice soltanto ciò che desideriamo sentire.

Naturalmente, questo non significa che ogni critica sia corretta o che ogni critico abbia intenzioni pure. La vera sfida consiste nell’imparare ad ascoltare. Invece di difenderci immediatamente, possiamo chiederci se ci sia qualcosa che dobbiamo vedere: «C’è una verità su me stesso che sto evitando di affrontare?».

Se sviluppiamo un simile atteggiamento, iniziamo a vedere la critica in modo diverso. Invece di considerarla un attacco, la vediamo come un’opportunità. Ogni osservazione, lamentela e interazione difficile diventa un’occasione per imparare qualcosa di nuovo su noi stessi.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Se tutto nella vita è predeterminato, significa che non possiamo cambiare nulla?

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che la realtà si sviluppa secondo un piano globale e intenzionale. Tutto ciò che accade intorno a noi, nella società, nella natura, nella storia e persino nei vasti movimenti dell’universo, avviene all’interno di questo immenso programma di sviluppo. Noi esistiamo all’interno di questo processo, non al di fuori di esso. Perciò, il nostro compito non è cercare di cambiare il corso della realtà stessa, ma imparare ad allinearci correttamente ad essa.

La maggior parte della sofferenza che sperimentiamo deriva dal tentativo di opporci alla direzione verso cui la natura ci sta conducendo. Tendiamo a credere che il problema si trovi all’esterno di noi stessi: nelle circostanze, nelle altre persone e negli eventi. Di conseguenza, investiamo enormi sforzi nel tentativo di modificare il mondo esterno. Ma secondo la Kabbalah, la correzione è sempre interiore. Invece di cercare di cambiare ciò che proviene dall’esterno, dovremmo correggere noi stessi per adattarci alla realtà.

Quando iniziamo a sviluppare questa prospettiva, accade qualcosa di straordinario. Cominciamo a vedere che tutto arriva esattamente quando deve arrivare. Gli eventi non appaiono più casuali, ingiusti o fuori posto. Al contrario, iniziamo a scoprire un ordine e uno scopo interiori. Ciò che prima sembrava un ostacolo o una perturbazione viene compreso come un elemento necessario di un processo progettato per farci avanzare verso una maggiore consapevolezza e connessione.

In questo stato, il rimpianto scompare gradualmente, perché comprendiamo che ogni evento ha avuto un ruolo nel nostro sviluppo. Tutto ciò che si manifesta davanti a noi diventa una lezione, che ci mostra ciò che deve ancora essere corretto dentro di noi. Il mondo agisce come uno specchio, riflettendo il lavoro interiore che resta da compiere.

La realtà non viene più vissuta come ostile o contraria a noi. Impariamo invece a percepirla correttamente, ad accettarla, a unirci alla sua direzione e ad avanzare insieme ad essa. Cambiamo attivamente noi stessi per entrare in risonanza con la corrente più profonda della natura.

L’obiettivo di questo processo è raggiungere equilibrio e armonia con la natura. Arriviamo a uno stato in cui ci sentiamo in equilibrio con le forze che agiscono su di noi. Invece di lottare contro la realtà, impariamo a fluire con essa. In tale armonia, iniziamo a percepire la saggezza e la benevolenza racchiuse nel piano stesso della natura.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 29 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa c’è di sbagliato nel principio di Sodoma: “Ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è tuo”?

A prima vista, il principio di Sodoma, ovvero “ciò che è mio è mio e ciò che è tuo è tuo”, sembra perfettamente logico. In effetti, è una logica assoluta e molte persone lo condividono istintivamente.

Se tutto proviene dalla natura, allora ciò che la natura ci dà è nostro e ciò che la natura non ci dà non è nostro. Anche se soffriamo o ci manca qualcosa, dovremmo accettare solo ciò che ci viene dato. Allo stesso modo, gli altri non devono interferire con la nostra parte e noi non dobbiamo interferire con la loro. Questo sembra equo, equilibrato, persino giusto.

Dov’è dunque il problema? Il problema non risiede nella logica in sé, ma nel modo in cui le persone la recepiscono e la applicano. Le persone non accettano veramente le leggi della natura, ovvero le leggi dell’amore, della dazione e della connessione. Prendono il principio del “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è tuo”, ma lo privano dell’aspirazione alla forma altruistica della natura. Di conseguenza, il principio crolla.

Perché? Perché questo principio del “mio è mio, tuo è tuo” è solo uno stato iniziale. È la condizione egoistica naturale creata dalla natura. In altre parole, è il fondamento, ma non l’obiettivo. Il nostro compito non è rimanere in questa separazione, ma elevarci al di sopra di essa.

Dobbiamo aggiungere ciò che manca in questo principio, ovvero la connessione positiva, l’amore e l’inclusione reciproca. Non dobbiamo farlo cancellando ciò che appartiene a ciascuno, ma rivestendolo con un atteggiamento più elevato, cioè costruendo ponti di amore, dazione e connessione positiva tra di noi.

Interiormente, la distinzione “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo” rimane valida. Tuttavia, al di sopra di essa, costruiamo un nuovo strato, che è “nostro”.

Questo “nostro” non è un’uguaglianza imposta, né una redistribuzione esterna, né il tipo di ideologia che abbiamo visto nelle rivoluzioni. Quei tentativi sono falliti perché hanno cercato di cancellare l’individualità e la proprietà senza coinvolgere le leggi della natura o, in altre parole, senza correggere l’ego umano applicando un’intenzione altruistica al solo desiderio primordiale di tornaconto personale.

Il “nostro” arriva solo quando ci connettiamo al di sopra del nostro ego, non al posto di esso. Allora diventiamo partner della natura. La natura ha creato l’ego, la separazione, la distanza, il “mio” e il “tuo”. E noi, al di sopra di questa divisione, costruiamo connessione, unità e amore. Questa è la correzione.

Se proviamo a costruire il “nostro” senza applicare le leggi della natura, ovvero affidandoci esclusivamente a sistemi umani, non arriveremo da nessuna parte. Ci allontaniamo dalla radice del problema e, pertanto, non possiamo avere successo.

Tuttavia, se poniamo al centro le leggi della natura, ovvero l’unica forza integrale della natura, e costruiamo le nostre relazioni attorno ad essa, allora diventa possibile una nuova forma di società. Che tipo di società sarebbe? Sarebbe una società basata non sulla coercizione, ma sulla trasformazione interiore. E il suo fondamento è un principio semplice: l’unità.

L’umanità giungerà a questo punto. O consapevolmente, scegliendo la connessione, oppure attraverso la sofferenza che alla fine ci costringerà a cercare la soluzione corretta e ottimale.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 23 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Raggiungeremo mai un punto in cui la guerra non rappresenterà più una minaccia?

Il male domina il mondo, lo vediamo chiaramente. Nessun divieto, trattato o accordo porrà fine alla minaccia della guerra. Inoltre, l’idea di eliminare le armi nucleari è del tutto irrealistica. Come potrebbero dei leader eliminarle? Sappiamo davvero quanti paesi le possiedono oggi? Il mondo è pieno di armi di distruzione di massa, che continuano a essere prodotte.

Perché? Perché non riusciamo a frenare l’egoismo, ovvero il desiderio di ricevere a spese degli altri. Le armi sono espressioni esteriori della nostra natura interiore. Finché l’egoismo ci governerà, inventeremo all’infinito nuovi mezzi di dominio e distruzione. Nessuna legge o firma su un documento può sradicare la natura umana.

Cosa può dunque aiutarci? Solo una seria speranza nella forza superiore, la forza positiva della natura, che gradualmente ci farà rinsavire. Deve condurci alla comprensione che non c’è altro modo per progredire nel nostro mondo se non quello di deporre le armi, non solo quelle fisiche, ma anche quelle interiori dell’odio e del rifiuto, e iniziare a costruire legami umani positivi.

L’umanità si trova di fronte a possibilità completamente nuove, ma non possiamo accedervi con i vecchi strumenti. Non con i vecchi pensieri, i vecchi calcoli o i vecchi sentimenti. Tutto ciò che abbiamo costruito finora si fonda su un egoismo assoluto. Dobbiamo smettere di usare queste fondamenta.

Esiste un solo vero cambiamento che l’umanità può attuare: riconoscere l’egoismo come il vero nemico e iniziare a vedere gli altri non come rivali, ma come amici. Questo è l’inizio della correzione. Da lì, tutto il resto cambierà.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 23 gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono i vantaggi di vivere secondo le leggi della Torah?

Innanzitutto, cosa significa vivere secondo le leggi della Torah? Non significa compiere meccanicamente determinate azioni o rituali. Tutto ciò che dovremmo ricevere dalla Torah ha il solo scopo di aiutarci a vivere meglio, il che significa vivere in maggiore sintonia con lo scopo della creazione, in maggiore connessione con gli altri e in maggiore somiglianza con la qualità della dazione e dell’amore.

Quando le persone affermano che la Torah le aiuta perché adempiono ai comandamenti, la vera domanda è: cosa c’è dietro queste azioni? Agiscono per dare, per elevarsi al di sopra del loro egoismo, cioè dei loro innati desideri egoistici? Oppure compiono atti di dazione per ricevere qualcosa in cambio, come onore, sicurezza o ricompensa in questo mondo o nell’altro? Non possiamo discernere immediatamente questo dentro di noi. Dobbiamo progredire ulteriormente. Man mano che avanziamo, mentre approfondiamo il nostro lavoro interiore, iniziamo gradualmente a vedere la nostra vera intenzione. La Torah diventa uno specchio che ci rivela se agiamo per il bene della dazione o per il nostro tornaconto personale.

È possibile raggiungere stati in cui la Torah sembra proteggerci, in cui proviamo gioia, ascesa e sostegno lungo il cammino. Ma dobbiamo capire che non siamo ancora nello stato di correzione finale ( Gmar Tikkun ). Pertanto, non possiamo rimanere costantemente in uno stato ideale di gioia ininterrotta ed elevazione. Il nostro cammino è costruito da ascese e discese. Attraverso di esse, ci avviciniamo gradualmente alla completezza.

Vivere secondo le leggi della Torah significa usarle come mezzo di correzione, affinché, un passo alla volta, attraverso il controllo, l’osservazione interiore e la rivelazione delle nostre intenzioni, ci avviciniamo allo stato di correzione completa.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah del 6 marzo 2024 con il Kabbalista Dr. Michael Laitman su “Tutto il lavoro è solo dove ci sono due vie – 1” di Baal HaSulam.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’LSD può aiutarti ad affrontare i tuoi problemi e a risolverli?

Assumere LSD non è una soluzione a nessun problema. È semplicemente una disconnessione dalla realtà. Non è una correzione consapevole di sé all’interno della società, dove una persona diventa un membro utile, esprimendo cura e amore verso gli altri, come una madre verso i suoi figli, e dove tutti si relazionano tra loro con lo stesso calore e responsabilità. Sono queste relazioni a caratterizzare la società del futuro.

Chi assume LSD, invece, si stacca dalla realtà senza entrare in contatto con nessuno. Non cerca nemmeno il minimo contatto con gli altri. Piuttosto, si abbandona a visioni rosee e sensazioni interiori che non hanno alcun vero legame con la vita.

La Kabbalah parla di qualcosa di completamente diverso: un vero e proprio percorso di correzione della persona, in cui si impara a controllare se stessi e si acquisiscono schermi interiori, ovvero forze che ci permettono di elevarci al di sopra dell’egoismo in tutte le sue forme. Questo percorso si svolge specificamente mediante la connessione con gli amici, grazie alla quale insieme si entra in battaglia contro la propria natura.

Non c’è alcun collegamento tra la Kabbalah e l’LSD perché la prima è lavoro interiore e correzione, mentre l’altra è pura chimica. Puoi iniettare una droga a chiunque e lui “galleggerà”, ma nulla nella sua natura cambierà. Ritornerà allo stesso mondo, allo stesso egoismo e allo stesso vuoto. Potrebbe dire quanto si è sentito bene e di aver avuto ogni sorta di intuizioni uniche, ma cosa ha corretto? Cosa ha trasformato?

Non siamo destinati a sfuggire al lavoro su noi stessi con le droghe. Dobbiamo cambiare la nostra natura egoistica ed entrare in equilibrio con la forza positiva e altruistica della natura, elevandoci al di sopra dell’egoismo e abbracciando le qualità della dazione e dell’amore, in un impegno reciproco ottimale con gli altri. Così facendo, scopriamo l’eternità, la perfezione e il mondo superiore.

Questo non annulla la nostra vita terrena. Continuiamo a vivere normalmente, cioè lavoriamo, cresciamo i figli e assolviamo alle nostre responsabilità, e insieme a queste azioni percepiamo al contempo un livello di esistenza superiore. Viviamo su due livelli contemporaneamente. Esternamente ci comportiamo come esseri umani normali, senza gridare slogan sull’amore, ma interiormente lavoriamo per avvicinare gli altri alla qualità della dazione, alla corretta interazione dell’umanità come singolo organismo. Non ho mai visto o sentito che coloro che assumono LSD si sforzino di raggiungere tale correzione.

Basato sul programma “I Got a Call. Kabbalah and LSD, Part 1” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 ottobre 2010.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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