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Posso avere maggiori informazioni sul modello di business cooperativo?

Si investono ingenti risorse nello sviluppo organizzativo, eppure le relazioni interpersonali problematiche spesso ostacolano il successo di aziende e organizzazioni. Cosa si potrebbe offrire per cambiare le carte in tavola? Ecco uno sguardo a un approccio che coniuga evoluzione e business.

L’approccio integrale allo sviluppo organizzativo e al successo nel mondo degli affari è essenzialmente un approccio “naturale”, che impariamo dalla natura stessa. Purtroppo, ci è voluto molto tempo per capire che, per continuare a esistere e ad avere successo, dobbiamo diventare simili alla natura.

Un’osservazione più approfondita dei livelli inanimato, vegetativo e animato della natura rivela un’organizzazione straordinaria, una disposizione perfetta che permette lo sviluppo della vita. La natura è un unico sistema completo che si autoregola costantemente.

In natura, ogni cosa esiste in forma integrale. I suoi elementi sono interconnessi in relazioni reciproche e armoniose. Nessun elemento desidera intenzionalmente danneggiare un altro per causargli sofferenza. Le creature ai diversi livelli della natura possono certamente utilizzare l’una l’altra per sopravvivere, vivere, svilupparsi e riprodursi, ma nessuna agisce spinta dal desiderio di nuocere a un’altra o di trarne piacere personale.

Non ce ne siamo resi conto durante millenni di evoluzione perché abbiamo osservato la natura attraverso la lente ristretta dell’egoismo umano, il desiderio di godere per il proprio tornaconto a spese degli altri. Ad esempio, presumevamo che i rapporti all’interno di un branco di lupi dovessero essere duri, come espresso dal detto “l’uomo è un lupo per l’uomo”. Eppure, quando abbiamo iniziato a studiare i branchi di lupi, abbiamo scoperto una completa armonia: amicizia, connessione, divisione dei ruoli e cura reciproca.

Se solo noi, nella nostra presunta “avanzata” società umana, potessimo vivere secondo le stesse leggi. Non ci basterebbe osservarle e replicarle. Nient’altro servirebbe per costruire un ambiente di lavoro armonioso che porti prosperità e benessere sia all’organizzazione che ai suoi dipendenti.

Oggigiorno la maggior parte delle organizzazioni non funziona in modo equilibrato. Si fondano sulla forza, sul controllo e su varie distorsioni egoistiche, anziché sulla comprensione reciproca e sulla cooperazione.

L’approccio integrato al business incoraggia tutti i dipendenti dell’organizzazione a partecipare attivamente a ciò che accade, dall’amministratore delegato e dal team di gestione fino al personale addetto alla sicurezza e alle pulizie. Questa è la sua caratteristica distintiva.

Il metodo trasforma l’organizzazione in qualcosa di circolare. La gerarchia interna e la piramide gestionale continuano naturalmente a esistere, ma accanto ad esse si crea una connessione tra tutti, basata sulla comprensione reciproca e sull’empatia.

Con questo metodo, le organizzazioni propongono lezioni, discussioni, workshop, esercizi e attività coinvolgenti al fine di costruire un nuovo contesto che avvolga tutti, un ambiente che crei un’atmosfera nuova, accogliente e unificante.

I vantaggi di questo approccio possono essere molto significativi. Per ora, menzioneremo due esempi importanti.

Il primo vantaggio è il flusso regolare dei processi all’interno dell’azienda, senza resistenze o conflitti. Le persone smettono di competere tra loro in modo distruttivo e iniziano invece a cooperare per il bene comune dell’organizzazione.

Il secondo vantaggio deriva dalla connessione positiva tra i dipendenti, dalla capacità di sviluppare un’intelligenza collettiva. Idee, piani, visione a lungo termine e capacità di esecuzione emergono con qualità che possono essere raggiunte solo attraverso una proficua collaborazione tra i dipendenti.

Lo sviluppo di un approccio integrato stimola grande creatività, coinvolgimento e attenzione da parte di tutti. Persone con ruoli diversi all’interno dell’organizzazione, dai più giovani ai più esperti, iniziano a percepire come possono dare un contributo maggiore. In loro emergono una forza creativa e una capacità di sviluppo. Ognuno inizia a guardare avanti di diversi passi e, di conseguenza, comprende come prepararsi al meglio.

I dipendenti iniziano a percepire con maggiore precisione l’ambiente in cui operano, i loro clienti, fornitori e partner. Che si tratti di una compagnia assicurativa o di un impianto di produzione, non fa differenza. Quando le persone adottano una prospettiva olistica, iniziano a comprendere le esigenze di tutti gli attori con cui interagiscono. Grazie a questa maggiore sensibilità, ogni individuo sviluppa una nuova visione e nuove idee e l’organizzazione nel suo complesso diventa sempre più preparata al progresso.

Oltre a stimolare la creatività dei dipendenti, il metodo amplia anche la capacità dei manager di recepire nuove idee, incoraggiare i dipendenti a svilupparle e collaborare alla loro messa in atto. In questo modo, l’organizzazione si trasforma gradualmente in un organismo vivente, in cui tutti i dipendenti partecipano attivamente all’azione e allo sviluppo.

Gradualmente, anche la cultura organizzativa cambia. Le strutture e le procedure diventano più amichevoli, flessibili e “a tutto tondo”. Il motivo è che, quando le persone iniziano a connettersi e l’organizzazione diventa coesa, diminuisce la necessità di ordini imposti dall’alto in modo insensibile per dimostrare il controllo.

Costruire l’organizzazione come una famiglia è l’obiettivo ultimo dell’approccio integrale. Una famiglia che funziona bene rappresenta un esempio di sistema relazionale sano, stabile e altamente sviluppato. In una famiglia di questo tipo, ogni membro prova un forte senso di appartenenza e desidera contribuire il più possibile al successo della famiglia.

In una prospettiva più ampia, le organizzazioni e le aziende che riusciranno a creare legami solidi e un’atmosfera calorosa e familiare otterranno risultati significativi. Questo perché si adatteranno già oggi alla forma che l’umanità intera sarà presto chiamata ad adottare.

In un mondo sempre più interconnesso e caratterizzato da un elevato livello di interdipendenza, non potremo sopravvivere senza cooperazione. Quando faremo nostro questo concetto e applicheremo il metodo integrale di vivere in connessione e complementarietà, saremo in armonia con il grande sistema della natura. Non esiste formula più affidabile per la prosperità e il successo.

Basato su “New Life 106 – Il Nuovo Mondo del Lavoro, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa dovrebbero imparare gli esseri umani dagli uccelli sulla vita?

Se osserviamo uno stormo di oche in volo, notiamo un fenomeno straordinario. Il battito d’ali di ogni oca crea una corrente ascensionale che sostiene gli uccelli che volano dietro. In altre parole, lo sforzo di una contribuisce a far avanzare le altre con minore resistenza. Lo stesso principio si applica alle persone, ma solo se definiscono chiaramente un unico obiettivo superiore e comprendono come raggiungerlo.

Per le persone, il “battito d’ali” è l’esempio che ognuno dà agli altri. Proprio come in battaglia, chi va avanti ispira chi sta dietro, l’esempio personale di chi si impegna per raggiungere l’obiettivo infonde forza a tutti gli altri. Il movimento di uno crea sostegno per l’altro.

In uno stormo di uccelli, quando uno di essi rompe la formazione, incontra immediatamente una forte resistenza dell’aria. Questa resistenza lo costringe a ritornare rapidamente in formazione, dove il volo diventa di nuovo più agevole. Lo stesso dovrebbe accadere tra le persone. Quando qualcuno si allontana dalla direzione comune, inizia a sentire la resistenza della vita in modo molto più intenso. L’unica via da seguire è il ritorno al gruppo, al movimento collettivo. Tuttavia, affinché ciò funzioni, tutti devono essere orientati verso un unico obiettivo. Allora alcuni andranno naturalmente avanti, altri seguiranno e insieme raggiungeranno la meta.

Chi segue comprende di essere più debole e perciò si aggrappa a chi lo precede. Si rende conto di non poter raggiungere il traguardo da solo. Questa consapevolezza emerge quando l’importanza dell’obiettivo viene costantemente ribadita. Se l’obiettivo è chiaro e sufficientemente ambizioso, unisce tutti.

Anche in natura la leadership funziona allo stesso modo. Quando l’oca capobranco si stanca, si sposta in fondo alla formazione e un altro uccello prende il suo posto. Tra le persone, i leader raramente si comportano così. Tuttavia, un vero leader deve essere guidato dall’importanza dell’obiettivo comune. Deve sentirsi responsabile di garantire che l’intero “stormo” continui a muoversi verso la meta.

Non importa se rimarranno in testa o meno. Ciò che conta è che il movimento continui e che l’obiettivo venga raggiunto. In quello stato, i loro pensieri non sono rivolti a se stessi, ma al percorso collettivo di tutti insieme. Questo è ciò che significa essere un leader. Significa servire l’obiettivo e assicurarsi che l’intero gruppo lo raggiunga.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 5 gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Tre condizioni del lavoro spirituale

Ci sono tre condizioni per il lavoro spirituale in un gruppo.

Innanzitutto, “fatti un Rav”. Un Rav (insegnante) è qualcuno più grande di me che mi dà una direzione. Ciò che dice definisce il mio cammino. Nel dare indicazioni, deve sempre lasciare allo studente una certa libertà, apparire debole, a volte confuso e a volte contraddirsi. Questo crea allo studente ostacoli, vari dubbi e riflessioni sulla correttezza dell’insegnante; questo lascia allo studente la possibilità di compiere l’azione “fatti un Rav”.

Il secondo è “comprati un amico”. Devo trovare persone che, proprio come me, attraversano lo stesso processo insieme a me, e attraverso il mio investimento in loro, trarrò forza da loro. Poiché ho investito energie nei miei amici, queste forze diventano mie: le ho comprate; le ho acquisite.

E il terzo è “giudicare tutti in base al merito”. Ciò significa che quando vedo ostacoli da parte di varie persone, devo interpretarli come provenienti da rappresentanti del Creatore, che hanno lo scopo di confondermi con varie situazioni ottimali per il graduale sviluppo della mia anima verso il Creatore.

Quindi, c’è un insegnante davanti a me, verso il quale devo agire secondo il principio del “fatti un Rav”, ci sono amici con cui lavoro secondo il principio del “comprati un amico” e c’è l’ambiente esterno, il mondo intero, tutti gli altri, che giudico in base al merito, in base al fatto che loro stessi non compiono alcuna azione, ma il Creatore mi influenza attraverso di loro. Quindi, li vedo solo come burattini piuttosto che come personaggi colpevoli o giusti nelle loro azioni.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 16/02/26, Rabash, “Fatti un Rav e comprati un amico – 1”

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Un rimedio contro la morte

Stiamo trattando il tema della percezione della realtà per orientarci gradualmente nella giusta direzione. Alla fine, tutto dipende dall’intenzione. Ci sono molte persone che studiano la Kabbalah e, in particolare, ci sono correnti che non hanno nulla in comune con essa.

La scienza della Kabbalah ha lo scopo di correggere la nostra natura, e più ci correggiamo, più sentiamo la forza superiore, riveliamo il mondo superiore, ne diventiamo parte, vi entriamo e ci eleviamo al di sopra della nostra vita materiale. Questo si chiama “liberazione dall’angelo della morte” perché smettiamo di sentirci completamente dipendenti dal nostro corpo! Ci eleviamo al di sopra del nostro corpo animale e biologico fino al grado della natura generale.

Non provo dolore quando mi taglio le unghie o i capelli, perché il mio corpo appartiene al livello animato, mentre le unghie e i capelli appartengono al livello vegetativo, un grado più basso. E dall’altezza del livello animato, non provo alcuna perdita dalla perdita a livello vegetativo. Allo stesso modo accadrà quando mi eleverò dal grado animato a un grado superiore, al grado dell’Uomo.

“Uomo” non siamo noi oggi. “Uomo” (Adam) deriva dalla parola “simile” (Edomeh) alla natura, al Creatore, alla luce. Quando diventerò un tale ‘uomo’, smetterò di sentire la perdita di ciò che accade in questa vita materiale. Pertanto, la scienza della Kabbalah è chiamata “un rimedio contro la morte”.
Speriamo di raggiungere tale grado e di iniziare a sperimentare la vita spirituale oggi stesso. Tutto dipende solo dai nostri sforzi interiori. Cerchiamo di collegare i nostri punti interiori e di apprezzare questo stato speciale.
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Dal Congresso Internazionale di Kabbalah 4/1/11, “Noi!”Lezione n. 2

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Perché gli esseri umani hanno desideri?

I desideri sono la materia interiore di cui siamo fatti. Più precisamente, è il desiderio di esistere nel bene, noto anche come desiderio di ricevere piacere e diletto o desiderio di godere. Questo desiderio si sviluppa costantemente, di generazione in generazione, da un momento all’altro e ci pone costantemente nuovi obiettivi, facendoci pensare che se raggiungiamo questo o quell’obiettivo, ci sentiremo bene.

Inoltre, il desiderio di ricevere confronta ciò che si ha rispetto agli altri e si allinea ai valori sociali. Investiamo molto impegno nel raggiungere obiettivi che la società ci impone. Poi, una volta raggiunti questi obiettivi, cosa succede? Per quanto tempo godiamo di quei traguardi, medaglie o premi?

Quando osserviamo questa dinamica ripetitiva, a un certo punto emerge la consapevolezza del limite del desiderio di ricevere in questa forma. A quel punto, nasce il bisogno di qualcos’altro che sarà infinito e rinnovabile, come una riserva in continua crescita.

Qui possiamo iniziare il viaggio di apprendimento su noi stessi, sulla nostra natura, sul meccanismo interiore che ci muove, sul grande sistema della natura che opera su di noi e sul processo evolutivo che ci pone sulla soglia di una svolta verso una nuova realtà. Se comprendiamo sempre di più in questo apprendimento, l’obiettivo a cui dovremmo aspirare diventerà sempre più chiaro.

Pertanto, il desiderio di ricevere non guida solo noi esseri umani, ma anche i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. È la forza che sostiene la natura. Possiamo vedere come opera nelle particelle più piccole a livello inanimato, bilanciando le forze di repulsione e di attrazione. Il desiderio di esistere nel bene genera una miriade di forme e modalità di connessione, che portano alla creazione delle sostanze fondamentali della vita.

L’evoluzione continua ha portato a un desiderio di ricevere più complesso e ha portato le sostanze a unirsi in modi più sofisticati. Questo è definito il livello vegetativo della natura. A questo livello, osserviamo movimenti, connessioni e separazioni, l’assorbimento interiore di ciò che è benefico e l’emissione esteriore di ciò che è dannoso. Il livello vegetativo ha una forza di discernimento più evoluta. Si dirige verso fonti di energia come la luce solare e l’acqua e considera le stagioni dell’anno. Da un lato, la sua esistenza dipende maggiormente dalle condizioni ambientali. Dall’altro, consente un’evoluzione più qualitativa e superiore. Per inciso, si scopre che le piante comunicano tra loro, percepiscono i fenomeni che le circondano e identificano ciò che le danneggia.

Al livello animato, il desiderio di ricevere è ancora più grande e non è più sufficiente essere vincolati a un solo luogo. Gli animali si spostano continuamente, alla ricerca di cibo e altre condizioni di vita. Scelgono un compagno, costruiscono abitazioni e si prendono cura della prole.

Poi arriva il livello umano. Il desiderio di ricevere dell’essere umano non è più soddisfatto dalla sola preoccupazione per il cibo e la riproduzione. Noi, tuttavia, dobbiamo crescere in modo diverso. Sviluppiamo scienza e tecnologia, cultura, istruzione, economia e commercio. A differenza degli animali, che sono completamente guidati dall’istinto, siamo guidati dai valori che il nostro ambiente ci fornisce e quindi dipendiamo dal nostro ambiente sociale.

Nel corso dell’evoluzione umana, il nostro desiderio di ricevere diventa sempre più egoistico. Ci porta a costruire il nostro successo sulla rovina altrui, sfruttando chiunque possiamo per il nostro tornaconto personale. La sua preoccupazione più importante è il sentirsi superiori a tutti. Oltre a sfruttare gli altri a tal fine, sfruttiamo anche l’ambiente naturale che ci circonda senza alcuna considerazione. Tale condotta oggi è già diventata pericolosa.

Verso la fine di questo processo evolutivo c’è una fase di ricerca interiore, chiamata “riconoscimento del male”. Iniziamo a renderci conto che non siamo molto diversi da un coniglio che insegue una carota. L’unica differenza è che corriamo in giro per circa settant’ anni, eseguendo i comandi inviatici dal nostro ego, parallelamente ai dettami della società, governata dai ricchi e dai potenti, finché non ci stanchiamo, ci indeboliamo e chiudiamo bottega.

È questa la nostra vita? C’è un modo per liberarci da questo controllo su di noi?

Queste domande fondamentali ci conducono infine alla saggezza che spiega come possiamo svilupparci come esseri umani e scoprire la forza generale e unica della natura, che è posta alla base della realtà. È un motore interiore che muove tutti, anche noi. Possiamo scoprirlo, comprenderlo, sentirlo e identificarci con esso. Così facendo, ci eleviamo al suo livello e la realtà diventa nostra.

Svolgiamo questo viaggio interiore secondo un metodo speciale, in un piccolo gruppo di circa dieci partecipanti. Ogni incontro è caratterizzato da studio e pratica esperienziale. Condividiamo impressioni, ispirazioni, difficoltà e domande, che diventano forze che ci danno vigore per continuare a marciare in questo cammino.

Apriamo la nostra percezione, la nostra visione e la nostra mente analitica e impariamo a elevarci sempre di più al di sopra di noi stessi, come scalare una montagna. Salire in cima significa abbandonare il nostro desiderio individuale e dirigerci verso l’amore per gli altri. Perché? Perché farlo ci rende simili all’unica forza della natura. La sua qualità è amore, puro dono e dazione, e la sua scoperta significa prima sviluppare una qualità simile dentro di noi.

A ogni tappa di questa ascesa dobbiamo cambiare noi stessi, espandendo i nostri sensi e il sistema con cui vediamo, esaminiamo e calcoliamo ogni cosa. Gradualmente, impariamo a uscire da noi stessi, a includerci nella “decina”, cioè i dieci amici del nostro piccolo e devoto gruppo e li assorbiamo nei nostri cuori. Così espandiamo sempre di più la nostra cerchia fino a sentire tutti come parti inseparabili di noi stessi, simili a cellule e organi di un unico corpo.

“La decina”, questo piccolo gruppo con cui lavoriamo per accrescere la nostra connessione positiva attraverso i fili comuni dell’amore e della dazione, diventa un laboratorio per lo sviluppo interiore e spirituale. In questo gruppo, acquisiamo una nuova natura di amore per gli altri, attraverso la quale penetriamo nelle profondità della natura, fino all’unica radice generale di tutta la creazione e della natura.

Non esiste viaggio più interessante e potente di questo, che ci porta a connetterci con l’eterna e perfetta totalità della natura.

Basato su “New Life 74 – Denaro e qualità della vita, parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa dà vero piacere alla vita?

Ogni viaggio si conclude con il desiderio di tornare a casa. Ogni piacere svanisce dopo averlo raggiunto. Esiste un modo per espandere i confini dell’avventura, per superare i limiti del piacere?

Siamo fatti in modo tale da non poter percepire il sapore senza fame. Ad esempio, possiamo goderci un’uscita purché abbiamo un appetito pregresso per farlo. Inoltre, possiamo immergerci in una sensazione di piacere senza fine attraverso viaggi interiori in cui avvertiamo un rinnovamento costante, dove più godiamo, più vorremo godere. In questo modo non ci stancheremo, non ci annoieremo o ci annoieremo e ogni volta che raggiungeremo qualcosa lungo il cammino, si trasformerà in qualcos’altro. Nuovi sapori arriveranno con un nuovo appetito e quindi continueranno e aumenteranno.

Possiamo sviluppare questa capacità di percepire una buona vita ovunque ci troviamo, in ogni azione che compiamo e in tutte le situazioni che si presentano, anche quelle difficili. Possiamo arrivare a comprendere perché ogni cosa ci accade, da dove nascono gli eventi della nostra vita, così come cosa dobbiamo fare e quale risultato vogliamo raggiungere. Ci sentiremo bene in tutte queste fasi perché siamo connessi a una realtà superiore, eterna e perfetta.

Si tratta di un’avventura spirituale che espande costantemente i nostri sensi e la nostra mente. Quando siamo coinvolti in un processo di questo tipo, percepiamo una realtà più profonda, comprendendo le ragioni di ogni cosa. Se, ad esempio, vediamo un determinato paesaggio, come montagne, colline, mare, deserto, o piante, animali o persone, li vediamo in tutta la loro profondità. Comprendiamo cosa li spinge, cosa vogliono, perché agiscono come fanno, cosa può aiutarli e cosa potrebbe metterli in pericolo. Inoltre, quando osserviamo l’immagine in questo modo, comprendiamo cosa accadrà nel momento successivo e cosa vale la pena fare per adattarci al flusso.

Oltre a ciò, percepiamo la forza generale della natura che guida tutte le parti della realtà. Scopriamo dove sta avanzando il ​​nostro sviluppo, secondo quale programma, come ogni parte si integra con le altre, come si muovono e si collegano, e dove vengono condotte. Questa visione ci dà la sensazione di una vita piena. Allora, la vita diventa come una grande opera teatrale, ricca, varia e profonda, in cui il pensiero della natura si realizza davanti ai nostri occhi.

Entriamo nell’interiorità della natura, osservando come la forza della natura provenga da dentro e vivifichi ogni cosa e come gestisca i suoi livelli inanimato, vegetale, animato e umano. Poi, percepiamo come ogni cosa in natura viva della stessa forza unica, di un unico programma di gestione e come tutti e ogni cosa siano armoniosamente interconnessi. Non c’è piacere più grande di questa scoperta, dove tutto si unisce in una sorta di sinfonia meravigliosamente divina, in un tutt’uno.

Per cominciare a percepire la natura in questo modo, dobbiamo aggiungere una capacità interiore nell’intelletto e nell’emozione, cioè sviluppare la sensibilità alle frequenze sottili che esistono in natura, quelle che non rientrano nella percezione superficiale che abbiamo ora.

Il laboratorio in cui sviluppiamo tale capacità di ricezione è un piccolo gruppo di circa dieci persone, guidato da esperti nella saggezza della Kabbalah. Questo metodo insegna come percepire e ricevere in modo ottimale l’immagine completa della natura. Imparando la saggezza della Kabbalah in questo contesto di piccolo gruppo, possiamo scoprire le radici di ciò che ci accade e, in generale, le cause e le conseguenze di ogni cosa nella vita.

In termini generali, la guida Kabbalistica ci indica come uscire dalla nostra percezione ristretta ed entrare nel sentire degli altri. Più noi che partecipiamo a questo metodo entriamo in una sensazione reciproca, includendoci gli uni negli altri, più iniziamo ad acquisire qualità che inizialmente non sono presenti nella natura umana. La condizione principale per entrare nelle profondità della natura è l’amore per gli altri. Sviluppiamo il desiderio di uscire con il cuore e la mente fuori dal corpo, per così dire, per sentire gli altri e aspirare a riempirli di tutto ciò che è buono. Quando riusciamo a elevarci a un livello di amore, allora iniziamo il nostro viaggio nelle profondità della natura.

Oggi l’umanità sta raggiungendo uno stadio evolutivo in cui nulla di familiare può riempirci di soddisfazione interiore, garantendoci una felicità duratura. Allo stesso tempo, il mondo sta diventando sempre più interconnesso e, in ogni ambito della vita, viviamo crisi che non possono essere risolte con la nostra percezione ormai obsoleta. Pertanto, dall’interno e dall’esterno, si accumulano pressioni che ci spingeranno a irrompere in una nuova realtà.

In effetti, davanti a noi c’è un’avventura speciale. Quanto più investiremo in questa avventura, tanto più saremo in grado di provare un piacere di gran lunga superiore e completo di quello che proviamo attualmente.

Basato su “New Life 73 – Denaro e qualità della vita”, parte 1″ con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dal Mondo delle Ombre al Mondo della Luce

Il nostro mondo intero è fatto di immagini di ricezione, perché nel nostro desiderio di godere, nella nostra materia oscura, non c’è nulla. Quando una piccola luce lo illumina e questo desiderio ne è leggermente colpito, allora vari fluidi, onde e correnti mutevoli sorgono all’interno di questo desiderio.

Questi costruiscono dentro di noi, nei nostri sentimenti e nella nostra mente, la sensazione di questo mondo. Dopotutto, il nostro mondo non è la vera realtà, ma ciò che immaginiamo nei nostri sentimenti e nella nostra mente per effetto della luce che illumina fiocamente il desiderio interiore in una forma così piccola, debole e irreale, poichè non c’è alcuna connessione tra desiderio e luce.

Quando ci uniamo e si forma un desiderio che ha il potere dell’unità di tutte le sue parti, allora la luce si manifesta all’interno del desiderio dato che esso unisce al di sopra della separazione che esiste tra le sue parti. Di conseguenza, la luce si rivela al suo interno, e poi all’interno del desiderio, nel cuore e nella mente, si rivelano le vere forme della luce, della dazione.

Considerato che nel nostro mondo, false forme di dazione si manifestano dentro ai nostri desideri e pensieri, come ombre scure che dipingono immagini su un muro. Pertanto, dobbiamo sforzarci di raggiungere una vera immagine della realtà.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/11/11, “Lo Zohar”

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Come si può risvegliare la preghiera del cuore?

Domanda: Come possiamo far sì che le parole di una preghiera risveglino una preghiera dal cuore, preferibilmente dal cuore comune?

Risposta: Questa è davvero una domanda reale. Sembrerebbe che ognuno di noi abbia una sorta di Hisaron (mancanza). Ma cosa manca affinché le nostre sensazioni individuali di esilio in quella disconnessione dal Creatore, possano fondersi in un unico desiderio comune? Non è affatto semplice.

Quali sono i desideri che il gruppo non può soddisfare? Sono desideri che si uniscono ai desideri di altri gruppi e, insieme, rivelano una richiesta più completa e perfetta, a cui il Creatore risponderà sicuramente.

Oltre a questo, non posso spiegare a parole, perché è qualcosa che si sente solo nel cuore. Il problema è che quando parliamo, le parole stesse tendono a cancellare il sentimento che si cela dietro di esse. Il fondamento scompare e le parole diventano morte.

Potresti averle preparate in anticipo, magari anche averci pensato profondamente, ma nel momento in cui le pronunci, improvvisamente senti che non c’è nulla. Sono vuote, completamente vuote. E non c’è nulla in esse che possa davvero scuotere il Creatore.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’11/08/2025, “Prima la domanda e poi chiedi”

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La correzione è avvicinarsi gli uni agli altri

È scritto che “La Torah, il Creatore e Israele sono uno” (Baal HaSulam, Shamati 78); tutte queste tre componenti devono essere unite. Baal HaSulam spiega che Israele è ogni persona che desidera tornare alla sua radice come unità, nell’uguaglianza di forma, cioè nell’amore reciproco con il Creatore.

La Torah rappresenta le fasi che si attraversano nel prepararsi alla necessità di essere uniti in un gruppo, in un desiderio comune, in una richiesta. Poi arriva la luce, che si manifesta in un vaso totalmente saldato.

Ma per quanto riguarda un vaso rotto che desidera divenire integro, questa luce è chiamata luce circostante che ritorna alla fonte. Essa corregge i desideri il più possibile, al livello in cui si trovano gli amici, cioè al livello della nostra connessione. Quindi la loro azione è chiamata l’adempimento dei 613 precetti, la correzione dei desideri.

Essi eseguono queste correzioni ogni volta che si presenta loro l’occasione, quando la luce li risveglia allo stato successivo. La luce giunge dall’infinito al loro livello e li porta ogni volta un po’ più in alto. Se agiscono in questo modo, col tempo raggiungono lo stato finale, lo scopo della creazione.

Ma qui non c’è altro che l’adempimento della legge di amare il prossimo come se stessi. A ogni stadio, quando chiediamo la luce che riforma, la luce che ritorna alla fonte, essa giunge (cioè si risveglia dentro di noi), ci corregge e ci unisce. Questa è chiamata la Torah: le sue 613 luci che correggono 613 desideri egoistici convertendoli tutti in dazione.

In seguito, la rivelazione del Creatore si riveste in loro; è la luce generale che è rivelata nella luce di Hassadim, nella luce della dazione.

Cioè, tutto il nostro lavoro consiste da un lato, nell’annullamento di noi stessi, dall’altro, nella nostra crescita, per poter influenzare gli altri, e nella connessione tra di noi, realizzata dalla luce che ritorna alla fonte.

È già tra di noi; dobbiamo solo rivelarla! Dopotutto, non percepiamo la forza della correzione, ma solo noi stessi quando diventiamo un po’ più corretti.

Diventare più corretti significa avvicinarsi interiormente gli uni agli altri e connetterci, internamente, non esternamente! Grazie a questa vicinanza interiore, iniziamo a percepire il significato della connessione, la forza della dazione.

Conoscendo la forza della dazione, raggiungiamo il Creatore e iniziamo a comprendere lo scopo della creazione, il suo programma, la sua ragione e l’intero processo che attraversiamo nel rivelare le azioni del Creatore. Nel rivelare le azioni del Creatore verso le creature risiede il piacere che possiamo darGli, affinché tutte le creature Lo riconoscano come datore e portatore di bene.

Per coloro che vogliono progredire e considerano questo l’obiettivo principale, nulla funzionerà se non immaginare uno stato corretto e cercare sempre di avvicinarsi ad esso.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 20/07/2011, Scritti di Rabash “Secondo quanto spiegato riguardo a ‘Ama il tuo amico come te stesso'”

 

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La via per il successo: Realizzare la condizione di garanzia reciproca

Domanda: Sappiamo che in ogni impresa ci deve essere un responsabile. Senza di lui non si fa nulla. Allora perché, nel lavoro interiore, tutti sono responsabili?

Risposta: Vediamo che in qualsiasi lavoro, se vogliamo avere successo, ad esempio nella costruzione di una Sukkah, ci dividiamo in squadre.

Ogni squadra è responsabile della propria parte – elettricità, raffreddamento, riscaldamento, cucina e così via – e così abbiamo successo. Ognuno si preoccupa del successo generale, ma lavora sulla propria parte. Tuttavia, ognuno pensa all’obiettivo comune.

Ora vi chiederete: nel nostro gruppo, tutti devono pensare all’Arvut o possiamo formare un team dedicato a questo? I teams sono necessari per svolgere compiti che richiedono un’ esecuzione pratica. Ma ogni persona deve avere l’intenzione di avere successo, e questo successo è definito come la realizzazione della condizione di Arvut. Ognuno deve sentire di essere uscito dalla propria volontà di ricevere.

Questo si chiama esodo dall’Egitto ed è la condizione per ricevere la Torah. Dopo di che, arriva la forza superiore e dona la capacità di lavorare con i vasi di ricezione.

Il desiderio di raggiungere l’Arvut deve essere presente in ognuno, altrimenti non ha alcun senso stare nel gruppo. Ognuno può compiere azioni diverse a seconda del carattere della propria anima e delle proprie capacità, a seconda di ciò che è in grado di fare nel gruppo, sia fisicamente,  che mentalmente o teoricamente, ma l’intenzione deve essere condivisa da tutti.

Non si possono dividere le responsabilità dicendo: “Tu ti occupi dell’intenzione del gruppo e noi compiremo l’azione”. Baal HaSulam afferma che l’Arvut deve applicarsi a tutti. Ognuno pone il mondo intero sulla scala dei meriti. Ognuno! Non si può scaricare questo peso sugli altri perché ognuno ha il proprio vaso (Kli) che deve correggere attraverso l’Arvut.

Dal mio Kli, devo fornire la mia parte di Arvut a tutti. Lui deve fornirla dal suo Kli, un altro dal suo e così via. E se manca qualcuno, allora, poiché siamo tutti connessi, mi mancherà ciò con cui avrebbe dovuto contribuire. Penserò: sì, il gruppo è buono e ricevo sempre aiuto, ma manca ancora qualcosa.

Ma non devo preoccuparmi se sarò riempito con l’Arvut o meno. Non lo so questo. Quello che succede è che una persona raggiunge uno stato in cui si libera dal desiderio di ricevere e inizia a lavorare nella dazione. Questo si chiama attraversare il Machsom.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/05/2025, Scritti di Baal HaSulam L’Arvut (Garanzia reciproca)

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