Pubblicato nella 'Torah' Categoria

Quali sono i segreti più interessanti della Bibbia?

Nessun libro ha influenzato il mondo più della Bibbia. Ha gettato le basi per lo sviluppo della civiltà umana, della cultura, dell’arte, dell’istruzione, del diritto e molto altro. In un certo senso, tutto affonda le proprie radici in essa.

Che cosa rende la Bibbia unica? Il fatto che il suo protagonista sia Dio. Egli parla, agisce, ammonisce, punisce, diffonde la Sua presenza tra gli esseri umani e dirige tutti gli avvenimenti. La Torah, i Profeti e gli Scritti descrivono il rapporto tra l’essere umano, la società e la forza superiore: come le persone dovrebbero organizzare la propria vita secondo la chiamata di Dio e fino a che punto riescano oppure falliscano, nel realizzarla.

La Bibbia rivela la legge della connessione tra gli esseri umani e la forza superiore. Spiega come armonizzarsi con essa e, così facendo, raggiungere una vita virtuosa. Approfondisce l’argomento in dettaglio, trattando i pensieri umani, il comportamento verso se stessi, le proprie famiglie, gli altri, la società e anche i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Insegna come elevare tutti questi aspetti a una connessione reciproca più profonda, nella quale la Divinità possa dimorare.

La Torah, dal termine ebraico che significa “istruzione” ( Hora’ah ), insegna come comportarsi in ogni situazione della vita. Il suo principio fondamentale è “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Seguendo questo principio possiamo sempre progredire nella giusta direzione. Il problema è che nel corso della storia le persone hanno interpretato i suoi insegnamenti in modi egoistici e opportunistici.

Sono state scritte innumerevoli interpretazioni della Bibbia: alcune da persone che ne hanno compreso profondamente il significato, altre da chi non è riuscito a coglierlo. La Bibbia è composta da quattro livelli di interpretazione, noti con l’acronimo PARDES: Peshat (significato letterale), Remez (suggerimento), Drush (interpretazione) e Sod (segreto). Possiamo leggere le sue parole in modo superficiale oppure penetrarne il significato interiore. Il livello del nostro sviluppo determina ciò che vedremo nel testo e la profondità con cui lo comprenderemo.

I saggi che riuscirono a penetrare nelle profondità del libro scoprirono che esso non è semplicemente un insieme di lettere e parole stampate sulla carta o sulla pergamena. È un vero e proprio sistema operativo. Secondo questo sistema dobbiamo «programmare» noi stessi e organizzare le nostre caratteristiche, i nostri desideri e i nostri pensieri affinché corrispondano a ciò che il libro insegna. Così come un software viene installato in un computer per definire le relazioni tra i suoi componenti e il loro modus operandi, allo stesso modo la Torah è destinata a organizzare l’essere umano.

Studiare la Torah, nel senso più profondo del termine, significa programmare il nostro mondo interiore secondo le sue istruzioni. Chi riesce a farlo inizia a scorgere vette e abissi della realtà prima invisibili. Percepisce le forze che si celano dietro all’immagine del mondo ricevuta attraverso i cinque sensi e che governano ogni cosa fin nei minimi dettagli. Queste persone leggono la realtà in profondità ed essa diventa per loro come un libro aperto. Scoprono un mondo completamente diverso e comprendono che la Torah è nata per aprire una nuova percezione della realtà.

Il metodo per accedere alla dimensione interiore della Torah è insegnato dalla saggezza della Kabbalah. In generale, esso si basa sul lavoro in un piccolo gruppo di circa dieci persone, guidato da un insegnante esperto. L’obiettivo è elevarsi al di sopra della propria natura egoistica e acquisire una nuova natura fondata sull’amore per gli altri, rivelando così tra i membri del gruppo la forza superiore, la cui essenza è puro amore e dazione.

Quando nel gruppo si sviluppa il desiderio di essere «come un solo uomo con un solo cuore», esso diventa capace di «ricevere la Torah». Si tratta di una forza speciale, chiamata anche «la luce che riforma», che costruisce dentro di noi la qualità dell’amore e della dazione. Man mano che questo processo procede, il gruppo inizia a riconoscersi nelle parole della Torah. Parola per parola, frase per frase, tutto ciò che vi è scritto si realizza concretamente all’interno del gruppo, e attraverso questo progrediamo nel nostro sviluppo.

Questo percorso prende il nome di sviluppo spirituale e consiste in una scala di 125 gradi di conseguimento spirituale. Tali gradi sono suddivisi in cinque mondi superiori, riflessi anche nei Cinque Libri di Mosè. I loro nomi sono Adam Kadmon, Atzilut, Beria, Yetzira e Assiya. Le realizzazioni spirituali raggiunte in questi mondi sono chiamate “luci” e i loro nomi sono Nefesh , Ruach , Neshama , Haya e Yechida.

A ogni grado spirituale, la connessione tra le persone diventa più profonda e la luce che la pervade aumenta di conseguenza. L’ultimo grado è chiamato Gmar Tikkun («la fine della correzione»), dove tutto il potere dell’egoismo si trasforma nel potere dell’amore. L’umanità diventa come un’unica persona, un essere creato del tutto simile a Dio, la forza suprema posta a fondamento della  creazione. 

I saggi hanno attraversato l’intero processo di sviluppo. In ogni fase, in loro si rivelava un desiderio egoistico sempre più forte, che portava a separazione, rifiuto e odio, e venivano chiamati a superarlo accrescendo l’amore. “L’amore copre ogni colpa” (Proverbi 10:12) è la formula di quest’opera.

Nella misura in cui ebbero successo o fallirono in questo compito, registrarono le loro esperienze nella Bibbia in una forma codificata che diventa chiara solo a coloro che intraprendono lo stesso lavoro interiore.

Il Monte Sinai, per esempio, simboleggia i pensieri di odio. Il popolo doveva elevarsi al di sopra di tali pensieri divisivi, comprendendo che ogni essere umano è egoista per natura e tende a privilegiare il proprio interesse rispetto al bene degli altri e della natura. Per connettersi positivamente era quindi necessaria una forza superiore capace di unirli, una forza che coprisse l’ego con l’amore.

Quando tra loro si stabilì una rete di connessione adeguata, chiamata Torah, scoprirono al suo interno la forza superiore dell’amore e della dazione che vi dimorava. Da quel momento lo sviluppo proseguì. Improvvisamente si manifestò l’episodio del Vitello d’oro, in seguito giunse Jethro e diede dei consigli, poi le spie andarono a esplorare il paese, questi stati vengono vissuti dentro di noi, passo dopo passo, nel nostro sviluppo interiore.

Se oggi ci avvicinassimo al Libro dei Libri con il desiderio di costruire connessione e amore tra tutti coloro che avvertono un primo impulso verso una nuova realtà fondata sulla connessione positiva al di sopra dell’ego, allora questo libro tornerebbe a vivere tra noi. Il mondo percepirebbe che una forza superiore dimora in una simile comunità e desidererebbe unirsi ad essa e sostenerla in ogni modo possibile.

È ciò di cui parlava il profeta Isaia quando diceva: «Essi porteranno i tuoi figli in braccio e le tue figlie saranno portate sulle spalle» (Isaia 49:22); e: «Tutte le nazioni affluiranno ad esso» (Isaia 2:2); e ancora: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli» (Isaia 56:7).

Allora mostreremo a tutte le creature il metodo per costruire una «casa di santità», un legame di amore e di dazione nel quale la Divinità possa rivelarsi.

Basato su “New Life 160 – La Bibbia – Il Popolo del Libro” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Che cosa accadde realmente sul Monte Sinai?

Il racconto del Monte Sinai solleva una domanda fondamentale: che tipo di interazione esisteva in quel tempo tra le persone e che cosa possiamo imparare da essa riguardo a ciò che sta accadendo oggi in Israele e nel mondo? Esso indica il prossimo stadio dell’evoluzione umana e un futuro che si sta rapidamente avvicinando.

La nostra storia inizia nell’antica Babilonia. Abramo, figlio di Terach, un instancabile ricercatore babilonese, scoprì che la natura è una rete integrale governata da un’unica forza. Per essere in armonia con l’unità della natura, anche l’umanità deve diventare unita. Per questo Abramo insegnava la benevolenza e l’amore per il prossimo. «Dobbiamo vivere come un’unica famiglia», diceva a tutti. Migliaia e decine di migliaia di persone aderirono alla sua idea, come descrive Maimonide nel Libro della Conoscenza, e da quel gruppo si sviluppò in seguito il popolo d’Israele.

Questo gruppo attraversò una successione di stati e, in ciascuno di essi, si trovò di fronte allo stesso compito: preservare l’unità e costruire una società che funzionasse come una famiglia. Ogni evento che colpiva il gruppo veniva considerato un’opportunità per rafforzare la connessione reciproca. Ogni esplosione di egoismo che minacciava di separare le persone era vista come un aiuto contro se stessa, una leva per accrescere l’unità. Così il gruppo avanzava da uno stato all’altro, diventando sempre più forte e coeso nel suo cammino verso una connessione integrale completa. In sostanza, questa è tutta la Torah in poche parole; tutto il resto non è che un approfondimento di questo principio.

Abramo, Isacco e Giacobbe rappresentano le «tre linee» presenti in questo processo di connessione: Abramo rappresenta la linea destra, Isacco la linea sinistra e Giacobbe la linea di mezzo. In termini semplici, il processo può essere descritto così: prima cerco di relazionarmi positivamente con un’altra persona (linea destra); poi scopro di non esserne capace, perché sono dominato dall’egoismo (linea sinistra); infine, al di sopra dell’egoismo che si è rivelato, chiedo la forza per superarlo e connettermi comunque attraverso l’amore (linea di mezzo).

Durante l’esilio in Egitto, il Faraone governava il popolo d’Israele. Dal punto di vista spirituale, ciò significa che l’intensificazione dell’egoismo ristretto, il desiderio di godere unicamente a proprio vantaggio e a spese degli altri, danneggiò il legame tra le persone. Alla fine, quando compresero come la forza della separazione li avesse resi schiavi e minacciasse di distruggerli, fu data loro l’opportunità di liberarsene, cioè di uscire dall’Egitto.

L’egoismo che si manifestò in Egitto, sotto forma di sentimenti di rifiuto, distanza, critica e disprezzo, costituì la preparazione all’evento del Monte Sinai. È significativo anche che la parola ebraica per «monte» (Har) sia collegata ai pensieri e alle riflessioni (Hirhurim), mentre la parola «Sinai» è collegata all’odio (Sinah).

Al Sinai fu posta loro una condizione: sarebbero stati capaci di elevarsi al di sopra del proprio egoismo? Avrebbero potuto connettersi positivamente nonostante tutto e diventare come una cosa sola? Sarebbero riusciti a raggiungere uno stato in cui le differenze tra loro sembrassero scomparire, come gocce d’acqua che, riunendosi in un bicchiere, formano un unico liquido omogeneo? Erano pronti a diventare garanti gli uni degli altri? A prendersi cura soltanto degli altri? A costruire una società in cui tutti fossero amici, uguali, fratelli e compagni amati? Se sì, sarebbero stati degni di ricevere la Torah, che rappresenta una luce superiore, una forza speciale capace di rendere possibile una simile connessione.

Il primo principio della connessione integrale è: «Non fare al tuo amico ciò che tu odi». Bisogna astenersi dal nuocere all’altro, perfino nel pensiero. La prova consiste in questo: ciò che non vorresti che gli altri pensassero di te o facessero a te, non pensarlo né farlo a loro. È come provare un vestito per vedere se ti sta bene.

Il secondo principio è ancora più elevato: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Dobbiamo imparare a sentire il cuore degli altri, includerci nei loro desideri e metterci al loro servizio. In altre parole, dovremmo desiderare di esistere soltanto per il bene degli altri.

A prima vista, queste condizioni e questi principi sembrano irrealistici e contrari alla natura umana. Soprattutto oggi, in un’epoca di egoismo sempre più accentuato, è difficile immaginare come qualcuno possa realizzarli. Eppure è proprio questa la direzione verso cui le forze evolutive della natura stanno guidando l’umanità. Non è un caso che il mondo diventi sempre più interconnesso e interdipendente. È il modo in cui la natura ci mostra che, dal punto di vista del sistema, siamo tutti parti di un unico corpo e che una connessione completa fra tutti gli esseri umani è una necessità inevitabile.

Tornando al Monte Sinai, la legge dello sviluppo della natura opera gradualmente. Innanzitutto era necessario che esistesse un piccolo gruppo capace di realizzare al proprio interno una connessione integrale, affinché questo modello potesse poi estendersi a tutta l’umanità. Come afferma la Bibbia: «Voi sarete per Me un regno di sacerdoti e una nazione santa». Questa comunità iniziò a formarsi ai tempi di Abramo e continuò a crescere nel corso della storia. Chiunque fosse attratto dall’ideale spirituale poteva unirsi al popolo, indipendentemente dalle proprie origini. Esempi significativi sono Rut la Moabita, dalla quale discese il re Davide; Rabbi Akiva, figlio di convertiti; Onkelos, anch’egli convertito; e molti altri ancora.

«Israele si accampò là di fronte al monte», dice il versetto che descrive il Monte Sinai. I saggi spiegano che il verbo è scritto al singolare perché il popolo si sentiva «come un solo uomo con un solo cuore». Di conseguenza, il popolo dichiarò: «Faremo e ascolteremo».

In parole semplici, il desiderio comune di liberarsi dall’egoismo ristretto raggiunse un’intensità tale da produrre un’elevazione collettiva. Le persone smisero di percepire soltanto se stesse e iniziarono a sentire tutti come un unico insieme connesso. Una simile connessione assomigliava, almeno in parte, alla forza generale della natura, chiamata anche Dio, il Creatore o la Forza Unica, e per questo tale forza si rivelò tra loro come una qualità di reciproca dazione e di bontà che li colmò per un certo periodo.

La Torah che fu data contiene un metodo nascosto per la completa correzione della natura egoistica dell’essere umano, un metodo studiato nella saggezza della Kabbalah. In termini generali, la natura umana comprende 613 desideri, tutti governati da un’intenzione egoistica, cioè dal desiderio di usare gli altri per il proprio vantaggio. Questi desideri devono essere rivelati e corretti, vale a dire che l’intenzione con cui vengono utilizzati deve trasformarsi in un’intenzione orientata al bene degli altri. Ciascuna di queste trasformazioni è chiamata adempimento di una Mitzvah (comandamento); per questo esistono 613 Mitzvot (comandamenti), ovvero 613 correzioni dell’intenzione.

«La nazione d’Israele fu costruita come una sorta di canale attraverso il quale le scintille della correzione si sarebbero diffuse all’intero genere umano… fino a quando tutti si saranno sviluppati al punto da comprendere la dolcezza e la serenità racchiuse nel principio dell’amore per il prossimo.»

Dal Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), L’Arvut (La Garanzia Reciproca).

Da duemila anni l’odio infondato ci ha condotti alla rovina, ma oggi la realtà ci costringe a ritrovare consapevolezza: chi siamo? In quale mondo viviamo? Qual è il nostro scopo più elevato? Israele e il mondo si stanno disgregando sotto il peso dei conflitti alimentati dall’egoismo e l’odio nei nostri confronti continua ad aumentare. Questo continuerà finché non torneremo a seguire la via di Abramo e a diventare la forza pionieristica nella correzione della natura umana.

Abbiamo l’opportunità di offrire un esempio positivo e di guidare l’umanità verso una connessione integrale, armoniosa e pacifica, fondata sull’unità e sull’amore. È una connessione che allargherà i confini della nostra percezione limitata e ci introdurrà in una dimensione spirituale al di là del tempo, dello spazio e del movimento. È uno stato di armonia con tutta la natura, di adesione alla perfezione e all’eternità insite nella creazione.

Auguro a tutti noi il massimo successo in questa impresa decisiva.

Basato su “New Life 158 – I Dieci Comandamenti, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Perché è stata data la Torah?

«Esisteva una condizione preliminare fin dall’inizio della ricezione della Torah, ma in seguito, dal tempo della costruzione del vitello d’oro, quel “patto” si è disgregato.» – Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), Lettera 60.

Qual era la condizione per ricevere la Torah? Perché la Torah fu data?

La Torah fu data per un unico scopo: raggiungere la connessione tra di noi al livello di «Ama il prossimo tuo come te stesso». All’interno di questo amore reciproco si rivela poi «Ama il Signore tuo Dio», ossia la completa adesione spirituale.

Questa era la condizione, ed era chiara a tutti. La difficoltà, tuttavia, consiste nel mantenerla costantemente al di sopra dei problemi sempre più grandi che emergono tra noi, vale a dire al di sopra del crescente desiderio di ricevere, che richiede un continuo rafforzamento della nostra connessione. In ogni momento, il desiderio di ricevere, che per sua natura è frammentato e diviso, si manifesta con maggiore intensità, noi dobbiamo mantenere al di sopra di esso la connessione, l’amore, il lavoro reciproco, la preghiera e il sostegno vicendevole. Ma non siamo riusciti a farlo.

Già ai tempi del Primo Tempio emersero difficoltà nel mantenere la connessione al livello di «Ama il prossimo tuo come te stesso». Come è scritto, il “patto” che era stato stabilito al livello di Bina (un livello spirituale di dazione), entrando nel livello della Terra d’Israele, cioè quando iniziammo a impegnarci concretamente nell’amore reciproco, cominciò a sgretolarsi. Da quel momento ebbe inizio il nostro declino.

I Kabbalisti spiegano che questo processo era necessario e che dovevamo attraversarlo. La costruzione del Primo Tempio, la sua distruzione, la costruzione del Secondo Tempio e la sua inevitabile distruzione: nonostante tutto ciò, eravamo comunque tenuti a mantenere la connessione e a preservare il principio di «Ama il prossimo tuo come te stesso», come Rabbi Akiva richiedeva ai suoi discepoli. Eppure persino i suoi studenti, i migliori della loro generazione, non riuscirono a sostenerlo e tra loro si manifestò l’odio.

Oggi ci troviamo in una fase completamente diversa. Dopo la distruzione del Primo e del Secondo Tempio e dopo i periodi di esilio, siamo ora di fronte alla costruzione del Terzo Tempio, che certamente sarà edificato. L’unica domanda è fino a che punto possiamo contribuire a questo processo attraverso il nostro impegno e il nostro sostegno. Fino a che punto possiamo favorirlo mediante una corretta e volontaria inclinazione verso la connessione e il raggiungimento di uno stato di amore reciproco, cioè procedendo «dall’amore per gli altri all’amore per il Creatore».

Altrimenti, anche la sofferenza può condurci a quello stesso stato di armonia e pace, ma attraverso un cammino molto più lungo e difficile.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah tenuta dal Kabbalista Dr. Michael Laitman sul tema “Yom HaZikaron e Yom HaAtzmaut” del 7 maggio 2019.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Quali sono i vantaggi di vivere secondo le leggi della Torah?

Innanzitutto, cosa significa vivere secondo le leggi della Torah? Non significa compiere meccanicamente determinate azioni o rituali. Tutto ciò che dovremmo ricevere dalla Torah ha il solo scopo di aiutarci a vivere meglio, il che significa vivere in maggiore sintonia con lo scopo della creazione, in maggiore connessione con gli altri e in maggiore somiglianza con la qualità della dazione e dell’amore.

Quando le persone affermano che la Torah le aiuta perché adempiono ai comandamenti, la vera domanda è: cosa c’è dietro queste azioni? Agiscono per dare, per elevarsi al di sopra del loro egoismo, cioè dei loro innati desideri egoistici? Oppure compiono atti di dazione per ricevere qualcosa in cambio, come onore, sicurezza o ricompensa in questo mondo o nell’altro? Non possiamo discernere immediatamente questo dentro di noi. Dobbiamo progredire ulteriormente. Man mano che avanziamo, mentre approfondiamo il nostro lavoro interiore, iniziamo gradualmente a vedere la nostra vera intenzione. La Torah diventa uno specchio che ci rivela se agiamo per il bene della dazione o per il nostro tornaconto personale.

È possibile raggiungere stati in cui la Torah sembra proteggerci, in cui proviamo gioia, ascesa e sostegno lungo il cammino. Ma dobbiamo capire che non siamo ancora nello stato di correzione finale ( Gmar Tikkun ). Pertanto, non possiamo rimanere costantemente in uno stato ideale di gioia ininterrotta ed elevazione. Il nostro cammino è costruito da ascese e discese. Attraverso di esse, ci avviciniamo gradualmente alla completezza.

Vivere secondo le leggi della Torah significa usarle come mezzo di correzione, affinché, un passo alla volta, attraverso il controllo, l’osservazione interiore e la rivelazione delle nostre intenzioni, ci avviciniamo allo stato di correzione completa.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah del 6 marzo 2024 con il Kabbalista Dr. Michael Laitman su “Tutto il lavoro è solo dove ci sono due vie – 1” di Baal HaSulam.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

SCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Qual era la religione di Abramo?

L’insegnamento di Abramo può essere definito una religione dal momento in cui è diventato una forza unificante, cioè quando si è trasformato in un metodo pratico per costruire una società che ha assorbito l’idea di unità, l’ha accettata e ha iniziato a viverla come proprio stile di vita. Prima di allora, era la rivelazione di una legge di natura raggiunta da una singola persona, ma dal momento in cui Abramo l’ha insegnato alle sue migliaia di studenti, è diventato un percorso collettivo.

Questo accadde quando il gruppo, che Abramo radunò nell’antica Babilonia e, in seguito, condusse fuori da essa, iniziò a formarsi internamente in quello che viene descritto come il Monte Sinai. La Torah presenta questa storia in un linguaggio allegorico. Non parla di una montagna fisica o di un raduno fisico, ma degli stati interiori che le persone sperimentarono quando si confrontarono con la rivelazione del loro odio reciproco e, allo stesso tempo, con la necessità di superarlo.

Da quel momento in poi, possiamo già parlare del metodo di Abramo come di una religione. Non è una religione nel senso moderno di credenze o rituali, ma come l’attuazione di una chiara struttura sociale all’interno della nazione, un’organizzazione in decine, centinaia e migliaia, e l’instaurazione di connessioni positive, con la forza positiva di connessione che dimora nella natura, tra di loro. All’interno di tale struttura, attraverso la responsabilità reciproca, la dazione e l’amore, la forza positiva che dimora nella natura, il Creatore, si rivela come una qualità che dimora nelle loro connessioni.

È qui che inizia veramente il movimento sociale di coloro che lasciarono Babilonia. Gradualmente, attraverso questo lavoro interiore, diventano una nazione basata sul loro obiettivo comune e sul loro metodo di connessione. La svolta decisiva fu il momento in cui emerse la necessità di istruzioni precise su come superare l’odio che divampava tra loro. Da quel momento in poi, la religione apparve come un metodo per unire le persone in un tutto unico, in equivalenza di forma con la forza superiore dell’amore e della dazione.

Chiamiamo “religione” il metodo di connessione di Abramo perché le persone che lo seguono mirano costantemente, nella loro struttura interiore e nelle loro relazioni, alla somiglianza con la forza superiore. Si sforzano di organizzare la propria vita in modo che questa forza, la qualità dell’amore, della dazione e della garanzia reciproca, si riveli nelle loro connessioni. Questa, e nient’altro, era la religione di Abramo.

Basato sul programma “The Last Generation” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 luglio 2017.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Che cos’è la Torah

La Torah è tutto ciò che scopriamo quando andiamo oltre questo mondo, quando usciamo da questo mondo.

Dopo tutte le nostre ricerche e indagini in questo mondo, quando arriviamo a rompere il guscio che lo circonda e ad entrare nel mondo spirituale, allora tutto ciò che ci viene rivelato si chiama “Torah”.

Tratto dalla Lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 30 novembre 2003.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

 

Cos’è la Torah?

La Torah non è un semplice testo storico né una raccolta di leggi. È un manuale di istruzioni per la forma ottimale di connessione tra le persone, una guida che insegna come raggiungere l’equilibrio con le forze della natura e, infine, rivelare il Creatore, la forza superiore di amore, dazione  e connessione, nelle nostre relazioni. In breve, la Torah è un sistema che ci conduce al conseguimento spirituale.

La Torah è apparsa per la prima volta oltre tremila anni fa. Inizialmente era scritta come un’unica parola, senza divisioni tra le lettere, in seguito è stata strutturata in cinque libri. Nel corso del tempo sono stati compilati altri testi, come i Profeti e gli Scritti. Questi libri contengono messaggi in codice scritti da coloro che avevano raggiunto un livello spirituale, con lo scopo di accompagnare le generazioni future a raggiungere lo stesso livello di connessione con la forza superiore.

Tuttavia, nel corso della storia sono stati scritti molti altri testi che non sono entrati a far parte del Tanakh. Alcuni di questi sono stati scoperti nelle grotte di Qumran nel 1947. Sebbene questi rotoli forniscano una visione storica, non sono stati scritti da coloro che hanno raggiunto il Creatore. I saggi della Grande Assemblea stabilirono quali scritti contenevano la vera saggezza spirituale, cioè quali erano stati scritti da uno stato di conseguimento spirituale, e questi sono i testi che sono stati conservati all’interno della Torah.

Anche la divisione tra Torah scritta e orale è significativa. La Torah scritta si riferisce ai testi che sono stati registrati e tramandati come scritti strutturati. La Torah orale, invece, è stata trasmessa direttamente dal maestro allo studente attraverso il raggiungimento interiore, al di là delle parole. Non si tratta di una semplice tradizione orale, ma di un trasferimento di percezione spirituale, qualcosa che non può essere catturato solo dalle lettere. La Torah orale è la conoscenza che si acquisisce attraverso la propria crescita spirituale, guidata da un maestro che ha già raggiunto quegli stati.

Il nucleo della Torah non è costituito da leggi e comandamenti nel senso convenzionale del termine. Piuttosto, la Torah è racchiusa nella frase: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Non si tratta di una direttiva morale, come molti pensano. È la legge fondamentale dell’intero sistema della natura. Proprio come gli atomi e le molecole formano strutture superiori attraverso la connessione reciproca, così anche l’umanità deve connettersi con atteggiamenti di amore nelle connessioni. Quando le persone si uniscono in un legame di dazione e amore, creano un vaso in cui il Creatore può rivelarsi.

La complessità della Torah è necessaria perché raggiungere questa connessione non è semplice. L’umanità non è istintivamente portata all’unità come gli elementi della natura. Dobbiamo quindi applicarci a questo scopo, superando le forze egoistiche che ci dividono. Per questo la Torah contiene migliaia di pagine di commentari e spiegazioni. Non basta semplicemente dire “ama il tuo prossimo come te stesso.” Dobbiamo imparare come avvicinarci a questa legge, comprendere la nostra natura, la natura che ci circonda, e la metodologia precisa necessaria per realizzare questa legge e acquisire la natura di amore e dazione al di sopra della nostra natura egoistica.

Lo Zohar, scritto circa 2.000 anni fa, è uno dei più grandi commentari sulla Torah. Tuttavia, senza conseguimento spirituale, anche lo Zohar rimane chiuso per una persona. La Torah è scritta nel “linguaggio dei rami”, ovvero nella descrizione di stati spirituali attraverso immagini del nostro mondo materiale. Per comprendere la Torah, dobbiamo sviluppare una percezione spirituale interiore. Per questo i kabbalisti, nel corso della storia, hanno fornito spiegazioni per aiutare gli studenti ad avvicinarsi a questi scritti in modo da poter conseguire la realtà spirituale attraverso lo studio.

Col tempo, è sorta la necessità di ulteriori spiegazioni, man mano che le generazioni si allontanavano dalla percezione spirituale. La Mishnah, il Talmud e successivamente gli scritti kabbalistici hanno adattato la saggezza a ogni epoca, permettendo alle persone di riconnettersi gradualmente alla spiritualità attraverso la Torah. Senza tali spiegazioni, i cinque libri della Torah apparirebbero come semplici racconti storici, mentre in realtà descrivono il processo dell’ascesa dell’anima verso il Creatore.

La Torah non riguarda l’osservanza esteriore, ma la trasformazione interiore. Essa ci istruisce su come passare da una percezione egoistica della realtà, dove cerchiamo solo il nostro beneficio personale, a una percezione altruistica, dove agiamo per il bene degli altri e per il bene del Creatore. Un simile cambiamento richiede un ambiente strutturato composto da testi che descrivono il mondo e il processo spirituale, dal supporto di altri in un gruppo (quello che la Kabbalah chiama: “Decina”), ovvero altri che hanno ricevuto il desiderio di ascendere spiritualmente e che possono sostenersi a vicenda nella crescita spirituale, e anche da un maestro spiritualmente realizzato che possa guidare gli studenti attraverso le tappe dello sviluppo spirituale.

Una delle sfide più grandi riguardo alla Torah è che spesso viene fraintesa nel suo vero significato e scopo. Viene vista come un libro di comandamenti, racconti o cronache storiche, invece di una guida su come cambiare la nostra intenzione egoistica nel suo opposto altruistico, raggiungendo così la qualità stessa del Creatore, quella di amore e dazione, e scoprendo il Creatore stesso. Questo fraintendimento conduce a un mondo in cui le persone si allontanano sempre più dallo scopo originale della Torah. Tuttavia, coloro che sinceramente cercano la verità verranno condotti alla saggezza della Kabbalah, che apre al significato più profondo della Torah.

La Torah è un manuale di istruzioni per costruire connessioni positive di amore e dazione tra le persone, che portano alla rivelazione del Creatore. Coloro che desiderano comprendere il significato più profondo della Torah devono studiarla attraverso la lente della saggezza della Kabbalah, che, se studiata correttamente, guida gli studenti verso questi obiettivi. Alla fine, quando l’umanità imparerà a vivere secondo la legge: “Ama il tuo prossimo come te stesso,” comprenderemo pienamente il motivo per cui la Torah ci è stata data.

Basato sul video: “Reception of the Torah – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Cosa ci offre precisamente lo studio della Torah?

Da una lettera:
Sono un’insegnante con poca esperienza e non sono ebrea. Ma mi ha sempre interessato il fatto che voi insegniate a leggere ai vostri bambini dall’età di tre anni. So che viene prestata molta attenzione alla memorizzazione del testo.
“Voi” è riferito agli Ebrei.

È noto che i bambini delle scuole elementari sapevano leggere fluentemente l’intera Torah a memoria. Erano anche in grado di dire quante volte e in quale pagina viene menzionata una determinata parola.

Ho molte domande. Certamente, ci hanno insegnato molto all’università, ma le tue risposte sono particolarmente importanti per me. Prendo molto dai tuoi programmi. La prima domanda è: A cosa porta iniziare l’istruzione a tre anni?

Risposta: Porta allo sviluppo.

Domanda: “Cosa offre una memorizzazione così rigorosa del testo?”, chiede.

Risposta: Porta anche allo sviluppo della memoria.

Domanda: Qual è lo scopo di tutto questo per il bambino?

Risposta: Lo scopo è che conoscano bene la Torah, possano ricordare qualsiasi parte a memoria e citarla.

Domanda: Perché proprio la Torah?

Risposta: Per sviluppare in una persona capacità che non possono essere sviluppate da nient’altro. Con nient’altro. Ho parlato con molte persone che hanno studiato la Torah in questo modo e dicono che è impossibile trasmettere questo a coloro che non l’hanno studiata. I testi della Torah “legano” la mente di una persona in un insieme armonioso.

Domanda: Quindi, in linea di principio, l’obiettivo è avvicinare una persona a questa armonia?

Risposta: Sì.

Domanda: Come legge la Torah un Kabbalista?

Risposta: Un Kabbalista non legge la Torah, la vede. Essa evoca immagini dentro di lui. Non quelle illustrate nei libri. Vede le proprie immagini personali dietro le parole.

Domanda: Tutti questi strati vengono in un certo senso rimossi?

Risposta: Questo è impossibile da spiegare.

Domanda: Un’altra domanda da parte sua: “Il progresso ci ha portato al punto in cui memorizzare i testi non è più necessario. Le informazioni possono essere ottenute istantaneamente. Quali sono secondo te i vantaggi e gli svantaggi di tutto questo?”

Risposta: Il fatto che possiamo destreggiarci tra testi, libri ed enciclopedie come vogliamo e trovare citazioni in pochi secondi, da un lato è naturale. Ma dall’altro lato, toglie l’anima da tutto questo. Il risultato è pura informazione.

Domanda: E invece c’è un’anima nell’imparare la Torah in questo modo?

Risposta: In questo modo sì. Certamente!

Domanda: La sua ultima domanda: “Ho appena iniziato a insegnare. Qual è la cosa più importante da insegnare ai bambini?”

Risposta: La cosa più importante da insegnare ai bambini è avere il giusto atteggiamento nei confronti del materiale che stai insegnando loro. Devono capire che il processo di apprendimento stesso li sviluppa. Pertanto, non importa nemmeno cosa studi, ma è il processo stesso che trasforma un bambino piccolo in una persona.
[330034]

Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 8/4/24

Materiale correlato:
Qual è la differenza fra la Bibbia e la Torah?
La Torah è il linguaggio del programma dell’umanità
Comprendere Torah e Mitzvot spirituali

Perché nella Torah ci sono 613 comandamenti e nello Zohar solo 14?

È perché lo Zohar ha un sistema di classificazione completamente diverso, poiché ognuno dei quattordici comandamenti chiave è suddiviso in altri.

Potrebbe sembrare una quantità schiacciante di istruzioni con cui lavorare, ma in realtà sono piuttosto semplici. Tutti i comandamenti si basano sul modo in cui possiamo rispettare le leggi della natura e influenzare positivamente la natura, la società e noi stessi.

I comandamenti non sono stati inventati dagli uomini. Sono stati scritti dai kabbalisti, dai loro conseguimenti delle leggi e delle forze intrinseche della natura. Se noi desideriamo aderire a queste leggi, dobbiamo comportarci in determinate maniere. 

Le leggi della natura sono quelle della dazione. Le nostre qualità sono all’opposto: ricezione. I comandamenti sono le istruzioni della natura su come possiamo affrontare i desideri che emergono a livello inanimato, vegetativo e animato in equilibrio con le leggi della natura.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.   

Rabbi Shimon bar Yochai esce dalla grotta, dando inizio alla nostra era

Oggi viviamo in tempi in cui più progrediamo senza coltivare relazioni unificanti tra di noi e più un disgustoso fetore di divisione e di odio oscura le nostre vite. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di nutrire un amore genuino al di sopra delle nostre pulsioni divisive, il tipo di amore che la Torah raffigura e che Rabbi Shimon bar Yochai ha descritto nella grotta con i suoi nove amici. 

Per tredici anni, Rabbi Shimon e suo figlio Rabbi Elazar vissero in una grotta a Peki’in. Successivamente altri otto discepoli saggi si unirono a loro e insieme, scrissero Il Libro dello Zohar, un commentario che comprende la Torah, i Profeti e le Scritture.

Dopo aver approfondito le intricate interpretazioni dello Zohar da parte di quei dieci saggi, possiamo riconoscere l’alto livello di codificazione della Torah. La semplicistica narrazione storica  con numerose trame e personaggi umani, sia buoni che cattivi, non è affatto l’unico modo per comprenderla.

Nell’introduzione de Il libro dello Zohar, scritto mentre Rabbi Shimon e Rabbi Elazar erano isolati nella caverna, c’é un articolo distinto chiamato “L’uscita di Rabbi Shimon dalla grotta”. Questo pezzo illustra magnificamente come la storia fisica si intrecci con gli insegnamenti spirituali.

Storicamente ambientata circa duemila anni fa durante il dominio romano in Israele, la storia narra che Rabbi Shimon e suo figlio Elazar sfuggono ai Romani, cercando rifugio in una grotta della Galilea. Nonostante il crollo della grotta a causa di un antico terremoto, la storia rimane intatta nel tempo: 

“Rabbi Pinhas stava regolarmente davanti a Rabbi Rehumai, presso la riva del Mar di Galilea. Rabbi Rehumai era un grande uomo, anziano e i suoi occhi erano deboli. Egli disse a Rabbi Pinhas: “Ho sentito che Yochai, il nostro amico, ha una gemma, una pietra preziosa, un figlio. Ho guardato nella luce di quella gemma ed é come l’illuminazione del sole, dal suo fodero, che illumina  il mondo intero.”   Zohar per tutti, “L’uscita di Rabbi Shimon dalla caverna”. 

Questa storia particolare ritrae il  saggio cabalista Rabbi Shimon, figlio di bar Yochai, un giovane ragazzo che si rivela essere una meraviglia luminosa e un vero discepolo della Torah. A un livello più profondo mostra che la rivelazione dell’essenza interiore del Libro dello Zohar richiede una connessione tra generazioni, tra “padri” e “figli”.

Più avanti, l’articolo descrive il tentativo di Rabbi Pinhas di contattare Rabbi Shimon, scomparso, ricorrendo a elementi della natura per la comunicazione. Lo raggiunge non tramite il cinguettio degli uccelli ma tramite mezzi spirituali, connettendosi con Rabbi Shimon attraverso un grado noto come “Chai” (ebraico “animato”), prevedendo la sua uscita dalla grotta e la sistemazione de Il Libro dello Zohar che annuncia l’era del Messia.

Quando i dieci amici finirono di comporre il Libro dello Zohar e uscirono dalla grotta, rabbi Shimon ne ordinò la  sepoltura fino al sorgere della generazione in grado di porre fine all’oscurità spirituale, alla distruzione e all’esilio, iniziati e continuati fin dai suoi giorni. In questa generazione attesa, le persone sarebbero state in grado di sviluppare la consapevolezza del male della natura umana egoistica, che divide le persone l’una dall’altra e dalla forza originaria della natura che i saggi dello Zohar avevano rivelato. Queste persone sarebbero andate avanti a cercare una forma superiore di unità tra di loro e con le forze della natura: l’amore, la dazione e la connessione, come lo Zohar aveva anticipato.

Ora che Lo Zohar è stato rivelato su larga scala, il cabalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha creato un commentario chiamato “Sulam” (“Scala”). Questo commentario Sulam dello Zohar è cruciale per ascendere al nobile tesoro che rivela. La sua scoperta e composizione indicano l’era del Messia, cioè l’era in cui la forza superiore dell’amore e della dazione emerge per “tirare” (“Messia” dalla parola ebraica per “tirare” [“Moshech”]) noi fuori dalle nostre relazioni egoistiche e divisive in un’ascesa rigogliosa verso l’amore assoluto, come è descritto nella Torah e nello Zohar:

“C’è amore, fratellanza e verità nella Torah. Abramo amava Isacco; Isacco amava Abramo; e si  abbracciavano. Erano entrambi stretti a Giacobbe da amore e fratellanza e donavano il loro spirito l’uno nell’altro. Gli amici dovrebbero essere come loro e non macchiarli, perché se manca l’amore in loro, macchieranno il loro valore superiore, cioè Abramo, Isacco e Giacobbe.”  Zohar per tutti, Ki Tissa [quando prendete], articolo 54.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.