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Come può l’odio trasformarsi in amore?

Passare dall’odio all’amore può sembrare impossibile. Come può una persona che oggi prova chiaramente odio arrivare improvvisamente ad amare domani? Sembra irrealistico, persino fantastico. Eppure, una simile trasformazione è del tutto possibile, perché già viviamo in condizioni che rivelano la completa inadeguatezza della nostra natura attuale.

Guardiamo a dove è arrivata l’umanità. Nonostante tutti i nostri sforzi, i risultati raggiunti, le tecnologie e le conquiste, ci ritroviamo sempre più vuoti e insoddisfatti. Sembra che tutto ci scivoli tra le dita. Inseguiamo il successo, la ricchezza, il potere e il riconoscimento, eppure nulla di tutto questo ci porta un appagamento duraturo. Continuiamo ad avanzare sul piano esteriore, mentre interiormente rimaniamo smarriti. Per molti aspetti, siamo come cuccioli ciechi che procedono a tentoni nella vita, senza capire dove stiamo andando né perché. È una condizione tragica.

Proprio perché siamo giunti a uno stato così estremo, siamo diventati capaci di cambiare. Quando riconosciamo pienamente i limiti della nostra natura egoistica, nella quale desideriamo godere esclusivamente per il nostro beneficio, a spese degli altri e della natura, e comprendiamo che essa non può condurci alla felicità, diventiamo pronti per un modo diverso di essere. Una simile consapevolezza apre la porta alla trasformazione.

Tuttavia, non possiamo realizzare questo cambiamento attraverso i nostri stessi sforzi egoistici. Abbiamo bisogno di chiedere alla forza della natura stessa di trasformarci. A questo scopo, dobbiamo sviluppare il desiderio di una nuova natura, di un nuovo atteggiamento verso la vita e verso gli altri. Quando una simile richiesta diventa autentica, attiriamo su di noi una forza capace di trasformare i nostri sentimenti, le nostre qualità e le nostre percezioni in modi che non avremmo mai potuto immaginare.

La ragione per cui questo è possibile è che la forza fondamentale che opera nella natura è l’amore. Il Creatore è amore. Pertanto, quando ci allineiamo con questa forza e chiediamo di assomigliarle, iniziamo a vivere una trasformazione interiore. L’odio lascia gradualmente spazio alla connessione, il rifiuto alla vicinanza e la separazione all’unità.

Questa è la fase successiva dello sviluppo umano. Quanto più profonda diventa la nostra delusione nei confronti dell’egoismo, tanto più ci avviciniamo alla scoperta della forza dell’amore che esiste nella natura e all’apprendimento di come vivere secondo essa.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa simboleggia la storia del Giardino dell’Eden?

La maggior parte di noi ha incontrato per la prima volta la storia della Genesi all’asilo e l’ha poi risentita a scuola. Alcuni la considerano una sorta di leggenda, mentre altri credono che sia accaduta esattamente come viene descritta. In ogni caso, sotto la superficie si cela una spiegazione delle forze di cui siamo costituiti.

Alla base della natura esiste un’unica forza: il desiderio di dare, di elargire bontà. Questa forza genera e pone di fronte a sé una seconda forza: il desiderio di ricevere. Lo sviluppo ha inizio dall’interazione tra queste due forze. Possiamo chiamarle «cielo e terra», «luce e oscurità», oppure semplicemente più e meno.

Le particelle elementari all’interno dell’atomo, le molecole e tutto ciò che esiste, vive e si sviluppa sono costruiti sulla contrapposizione tra queste due forze e sulla connessione che si forma al di sopra della loro opposizione. Le forze positiva e negativa si combinano dando origine a forme sempre più complesse. Emergono i livelli inanimato, vegetale e animale della natura. Il sistema si sviluppa attraverso la reciproca complementarità, funzionando come un unico meccanismo, le cui parti dipendono le une dalle altre e sono armoniosamente connesse.

Si potrebbe definire questo stato «il Giardino dell’Eden», ma è ancora incompleto. Che cosa manca in questo quadro apparentemente completo? Manca il fatto che una simile connessione dovrebbe nascere attraverso la consapevolezza di sé, l’esame, la comprensione e il libero arbitrio.

In senso generale, la direzione dello sviluppo consiste nel creare un essere indipendente e completo. L’armonia esisteva già, ma l’indipendenza no, a nessun livello dell’esistenza. Pertanto, l’essere umano, la «corona della creazione», viene separato dal sistema nel quale era stato originariamente formato. Nel linguaggio biblico, viene espulso dal Giardino dell’Eden.

Questa separazione gli offre l’opportunità di esaminare, sentire, investigare e comprendere di essere opposto all’armonia che esiste nell’intero sistema. Il sistema stesso gli serve da esempio. Attraverso i suoi sforzi per agire correttamente, riceve dalla natura le forze che gli permettono di scoprire lo scopo dell’esistenza e di realizzarlo.

Nella storia della Creazione, l’umanità viene creata per ultima. Questo insegna che, come tutti gli esseri creati che l’hanno preceduta, anche gli esseri umani sono costruiti a partire dalle stesse due forze opposte, che si sono sviluppate gradualmente attraverso ciò che viene simbolicamente descritto come il primo, il secondo, il terzo, il quarto, il quinto e il sesto giorno.

Nel processo evolutivo, esseri umani e scimmie hanno condiviso un antenato comune. Forse esistevano molti tipi di antiche creature simili alle scimmie e agli esseri umani, ma un particolare tipo iniziò a svilupparsi in modo unico. In esso emerse un desiderio sempre più intenso di ricevere, acquisire, consumare, dominare, controllare, diventare padrone del mondo e sentirsi superiore a tutti gli altri.

Questo desiderio egoistico iniziò a trasformare quella creatura vivente in ciò che chiamiamo essere umano, cioè una creatura dotata sia di istinto sia di intelletto, capace di creare strumenti speciali, formare società di cacciatori-raccoglitori, sviluppare l’agricoltura, addomesticare gli animali per il proprio utilizzo e così via. Da tutto ciò è scaturito l’intero percorso della civiltà umana: il linguaggio, l’arte, la cultura, l’educazione, la scienza e la tecnologia.

Eppure sorse un problema.

La forza della ricezione, che continua a crescere negli esseri umani, è entrata in squilibrio con la forza della dazione. Di conseguenza, l’umanità vive in uno stato di disarmonia: non solo con la natura nel suo insieme, non solo con gli altri esseri umani, ma persino con se stessa.

Gli esseri umani sono diventati creature squilibrate, prive di completezza. La forza egoistica, cioè il desiderio di godere per il proprio beneficio a spese degli altri, continua a intensificarsi dentro di noi, spingendoci a una lotta costante con tutti coloro che ci circondano. Anno dopo anno cresce il timore che, alla fine, potremmo distruggere noi stessi e il mondo.

Il versetto biblico afferma:

«E Dio creò l’uomo a sua immagine.»

Che cosa significa? Come abbiamo detto, la forza predominante della natura è una forza di amore e di elargizione. Gli esseri umani sono costruiti come la sua ombra, cioè in una forma opposta.

Quando raggiungiamo uno stadio di sviluppo in cui ci rendiamo conto che tutti i nostri sforzi per raggiungere la felicità non riescono a portarci una soddisfazione duratura, che ogni vetta che conquistiamo alla fine ci annoia, iniziamo a comprendere che c’è qualcosa che non funziona nel nostro sistema operativo. Ci rendiamo conto che non saremo mai in grado di colmare il nostro vuoto interiore se continuiamo a cercare di ricevere il massimo da tutti coloro che ci circondano, sfruttando ogni cosa a nostro vantaggio, direttamente o indirettamente.

Il fatto che tutti agiscano in questo modo, consapevolmente o inconsapevolmente, impedisce a chiunque di raggiungere una vera pace, gioia, tranquillità o appagamento.

Questa consapevolezza conduce alla comprensione che il senso di completezza dipende dal raggiungimento di un equilibrio con il nostro ambiente.

A quel punto, dentro di noi si sviluppa il desiderio di raggiungere una forza equilibratrice: la forza del dare. La ricerca di questa forza conduce infine alla scoperta della forza positiva che si trova alla base della creazione.

Il metodo pratico per portare questa forza nelle nostre vite è qualcosa che deve essere studiato ulteriormente. Attraverso di esso, l’umanità può assumere la forma di una famiglia sana.

In una famiglia che funziona bene, tutti sono uguali. Nessuno viene considerato superiore o inferiore. Ognuno dipende dall’altro, si assume la responsabilità reciproca e si sente e funziona come un unico organo in un solo corpo.

Proseguendo in questo viaggio, scopriamo che l’equilibrio tra le persone non è la fine del percorso, ma soltanto l’inizio. Nella misura in cui ci connettiamo gli uni agli altri attraverso l’amore, insieme faremo irruzione in un nuovo livello dell’esistenza, un livello che trascende i limiti del tempo, dello spazio e del movimento. Questo sarà un ritorno al Giardino dell’Eden, ma questa volta arricchito dall’indipendenza, dalla comprensione e dal libero arbitrio.

È così che si realizzerà lo scopo della creazione e raggiungeremo l’obiettivo ultimo per il quale ogni cosa è stata creata fin dall’inizio: appagamento, delizia e piacere senza fine.

Auguro che il nostro viaggio abbia successo.

Basato su “Nuova Vita 190 – Ritorno al Giardino dell’Eden” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa rappresentano Noè e l’Arca?

Il racconto biblico afferma che il Diluvio arrivò perché «la malvagità dell’uomo era grande sulla terra e ogni inclinazione dei pensieri del suo cuore era soltanto male per tutto il giorno». Dice inoltre che «ogni carne aveva corrotto la propria condotta sulla terra» e che «la terra era piena di violenza» (Genesi 6). Le fonti spiegano che Dio è la forza generale della natura, un’unica forza che governa l’intero sistema delle forze naturali. Questo sistema gestisce tutta la realtà, sia la parte che attualmente percepiamo attraverso i nostri cinque sensi, sia la dimensione superiore che rimane nascosta a causa della nostra mancanza di strumenti percettivi adeguati.

Milioni di anni fa, secondo gli scienziati, scendemmo dagli alberi e cominciammo a diventare esseri umani. La forza interiore che guidò questo processo fu la crescita del desiderio egoistico. È l’ego che ha fatto uscire l’umanità dal regno animale e, da allora, ha continuato a intensificarsi. Esso ha risvegliato pensieri dannosi verso gli altri, ovvero pensieri su come sfruttare ogni cosa e ogni persona a proprio vantaggio, senza preoccuparsi delle conseguenze.

Quando questi pensieri egoistici raggiunsero un certo livello, il delicato equilibrio tra l’umanità e il resto della natura fu compromesso. Il sistema della natura, che è intrinsecamente integrale, dovette ristabilire il proprio equilibrio. Fu allora che arrivò il Diluvio. Dopo il Diluvio emerse un mondo nuovo, cioè si instaurò una nuova relazione tra l’umanità e la natura, meno diretta e meno potente di quella precedente.

Per approfondire, i livelli inanimato, vegetativo e animale della natura sono connessi alla natura come se esistessero all’interno di un grembo. Ogni azione che compiono segue i comandi della natura e ogni risposta che manifestano è esattamente ciò che la natura richiede. Essi sono parte della natura stessa, parte della forza superiore, perché sono governati dagli istinti e non possiedono libertà di scelta.

Man mano che la forza egoistica si sviluppava negli esseri umani, l’umanità diventava sempre più distaccata dalla natura, sempre più opposta a essa, violando le leggi dell’equilibrio sistemico. I pensieri e i desideri umani cominciarono a divergere dall’intenzione generale della natura.

A quel punto, all’umanità fu richiesto di completare un processo di correzione, elevandosi consapevolmente al di sopra dell’ego che si risvegliava nel cuore e nella mente, per rimanere connessa alla natura nel suo insieme. Le persone dovevano esaminare ogni pensiero e ogni desiderio che emergeva dentro di loro, determinando se ciò che intendevano fare fosse veramente necessario per la sopravvivenza e se avrebbe arrecato danno a qualcuno o a qualcosa.

Se ciò fosse accaduto, l’umanità sarebbe entrata negli strati più profondi della natura, iniziando a comprendere il suo sistema operativo interiore, il suo programma di sviluppo, la direzione dell’evoluzione e le connessioni tra tutte le parti della realtà. Ma l’umanità fallì ripetutamente. Le persone sfruttarono tutto ciò che le circondava nel modo più rozzo possibile, fino a provocare su se stesse un duro colpo. La natura non tollera lo squilibrio e il sistema corresse la deviazione.

Il Diluvio simboleggia una riduzione della sensibilità sistemica della natura nei confronti delle azioni umane. È come se la natura avesse detto: «Fate ciò che volete. La vostra importanza è stata ridotta di cento volte e, di conseguenza, la vostra influenza sul sistema complessivo è ora minore. Alla fine, ogni azione verrà presa in considerazione, ma per il momento fate ciò che volete nel mondo».

Il mondo si oscurò. L’umanità perse l’opportunità che le era stata data di conoscere la natura nella sua piena profondità, di acquisire un intelletto e una percezione simili a quelli della natura stessa e di partecipare consapevolmente al governo della realtà. Invece, rimase racchiusa in uno stretto guscio egoistico. Le persone attraversano di corsa i settant’anni della vita, si stancano, appassiscono e muoiono senza aver realmente conseguito nulla di sostanziale.

Questo solleva una domanda urgente: ciò che accadde era inevitabile, oppure l’umanità avrebbe potuto svilupparsi senza peccato, senza un diluvio, lungo un percorso agevole e positivo? A quanto pare, no. Forse l’umanità doveva percorrere questa lunga strada perché, senza una completa separazione dalla natura, l’indipendenza raggiunta in seguito non avrebbe mai potuto essere completa.

In ogni caso, oggi il cerchio si sta chiudendo. Migliaia di anni di sviluppo egoistico ci hanno portato a un vicolo cieco, alla consapevolezza che non abbiamo futuro se non compiamo un cambiamento fondamentale nella nostra percezione. Il mondo è diventato strettamente interconnesso e interdipendente e ci troviamo tutti sulla stessa barca. Senza equilibrio e completamento reciproco, affonderemo tutti insieme.

È così che la natura ci costringe a riconoscere le leggi integrali che governano il sistema e a costruire consapevolmente questi principi nelle relazioni tra gli individui e la società.

Lo squilibrio provocato dall’intensificazione dell’egoismo si manifesta nel modo più grave nelle relazioni umane. Pertanto, è proprio qui che deve concentrarsi il processo di correzione. Esiste un metodo completo per trasformare la forza dell’ego, affinché essa serva gli altri anziché danneggiarli. Quando impareremo a utilizzare questo metodo, diventeremo «come un solo uomo con un solo cuore». L’ego continuerà a crescere, ma sapremo come lavorare con esso come con una forza che ci aiuta ad avanzare, come una leva per accrescere la connessione positiva.

Una simile connessione integrale tra noi creerà un sensore comune capace di percepire la dimensione interiore della natura, il pensiero e il sentimento che esistono al livello superiore della realtà, chiamato «conseguimento della divinità».

In uno stato simile, ulteriori colpi da parte della natura non saranno più necessari e persino i danni che abbiamo causato fino a oggi cominceranno a guarire.

Il principio fondamentale di questa storia è che la condizione del mondo è un riflesso della condizione delle relazioni umane. Se impariamo a connetterci nell’amore al di sopra dell’ego che ci separa e ci divide, vedremo tutta la natura rivolgere il proprio volto verso di noi con benevolenza.

Basato su “Nuova Vita 184 – Il Diluvio come atto di equilibrio della natura” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La natura è soltanto Dio?

Molte persone, quando sentono la parola: “Dio”, immaginano un essere lontano, situato da qualche parte oltre il mondo, che osserva e guida le vicende umane. Tuttavia, la saggezza della Kabbalah descrive Dio in modo molto diverso. Dio non è una figura esterna alla realtà. Dio è la forza generale della natura stessa: una forza di amore, di dazione e di connessione che sostiene e governa l’esistenza.

La parola ebraica per Dio, “Elokim”, ha lo stesso valore numerico della parola che indica la natura, “HaTeva”. I Kabbalisti utilizzano questa corrispondenza come esempio per insegnarci che Dio coincide con la natura: la forza e la legge universale dell’amore e della dazione che operano in tutta la realtà. Tutto esiste all’interno di questa forza. Essa ci circonda, ci permea e dirige l’intero processo della creazione.

Vi è però un elemento della natura che si percepisce separato da questa forza: l’essere umano. Nasciamo con un desiderio egoistico di godere esclusivamente a beneficio di noi stessi, che ci porta a pensare costantemente a noi. Invece di prenderci spontaneamente cura degli altri, valutiamo ogni cosa in funzione del nostro vantaggio personale. Questa qualità ci separa dalla forza della natura e ci impedisce di percepire l’armonia che permea l’intera creazione.

Lo scopo dello sviluppo umano è colmare questo divario.

Per questo impariamo ciò che il Rabbi Akiva definisce «la grande regola»: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Questo principio guida il nostro progressivo diventare simili a Dio, cioè alla Natura. Man mano che impariamo a elevarci al di sopra della nostra innata preoccupazione per noi stessi e sviluppiamo una sincera attenzione verso gli altri, acquisiamo gradualmente la stessa qualità di amore e di dazione presente nella natura. Questo processo è chiamato «correzione spirituale». Attraverso questa trasformazione giungiamo a sperimentare una connessione armoniosa e pacifica, un senso di responsabilità reciproca, di eternità e di perfezione. Dio o, se preferiamo, la Natura, agisce costantemente su di noi, guidando il nostro sviluppo verso questo stato. Quando lo raggiungiamo, conseguiamo ciò che viene chiamato «adesione al Creatore» oppure «equilibrio con la natura».

Quando iniziamo a costruire relazioni fondate sulla cura reciproca, scopriamo che proprio nella connessione tra noi cominciamo a percepire quella forza che è sempre stata presente, ma nascosta. Dio o la Natura  non si rivela al di fuori del mondo. Al contrario, la rivelazione di questa forza superiore avviene nelle relazioni corrette tra le persone, nei legami positivi fondati sull’amore e sulla dazione.

Per questo il futuro dell’umanità non dipende dalla tecnologia, dalla politica o dall’economia, bensì dalla nostra capacità di imparare a connetterci positivamente al di sopra delle nostre differenze. Così facendo, riveliamo la forza dell’amore che riempie tutta la realtà e scopriamo il significato e lo scopo della nostra vita.

Basato su “Nuova Vita 157 – Sul tema di Dio” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa ascoltare la natura?

Ascoltare la natura non significa semplicemente udire dei suoni, ma entrare in profonda intimità con essa. Se siamo in sintonia con la natura, iniziamo a percepire tutto ciò che ci circonda come un unico atteggiamento unitario nei nostri confronti, una forza guida che si relaziona costantemente con noi. Quando raggiungiamo questa percezione, nulla appare più negativo, nemmeno gli eventi che prima sembravano spaventosi o dolorosi, fino alla morte stessa. Tutto viene accettato come parte di un processo completo e dotato di uno scopo.

Possiamo vivere in questo stato con calma, calore e stabilità interiore. Tuttavia, per raggiungerlo, dobbiamo rivelare un senso interiore che al momento è nascosto. Ciò che lo nasconde è il nostro egoismo, che ci rinchiude in noi stessi e ci mantiene concentrati solo sulla nostra ristretta percezione. Per questo motivo, non riusciamo a percepire l’armonia più ampia della natura.

In realtà, dentro di noi agiscono due forze: una forza positiva che connette e armonizza e una forza egoistica opposta che separa e limita. La difficoltà sta nel fatto che per natura diamo la precedenza alla forza egoistica. Essa ci allontana dalla percezione dell’unità della natura e ci impedisce di “ascoltarla”.

Per iniziare ad avvicinarci a questa percezione, dovremmo cercare di penetrare più profondamente nel sentire la natura a livello interiore. Questo è ciò che si intende con l’avvicinarsi a ciò che i Kabbalisti chiamano “il Creatore”. Il Creatore non è un’entità astratta o distante, ma tutto ciò che ci circonda e che è dentro di noi. Non c’è divisione. Tutto ciò che percepiamo, sia all’esterno che all’interno, appartiene a questa unica realtà dominante.

Avvicinarsi significa dissolvere i confini della nostra percezione, rimuovere le barriere interiori che separano “me” da “il mondo”. Man mano che questi confini svaniscono, iniziamo a percepire la realtà in modo diverso. È come se il mondo intero si riempisse di una sottile armonia, come una melodia tranquilla e continua che permea ogni cosa.

L’obiettivo non è semplicemente sopravvivere in questo mondo, ma entrare in armonia con esso. E quest’armonia si raggiunge proprio sviluppando questa sensibilità interiore, questa capacità di ascoltare la natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 16 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa ci spinge a cambiare e quali sono gli aspetti di noi stessi che non possiamo cambiare?

Dobbiamo giungere alla dura e amara consapevolezza che è impossibile rinunciare all’appagamento personale, amare il prossimo e dare veramente agli altri. La natura umana, che è un desiderio egoistico di godere per il proprio tornaconto a spese degli altri e della natura, ci impedisce continuamente di coltivare tendenze altruistiche.

Quando giungiamo a questa consapevolezza, ci troviamo in realtà in uno stato molto positivo. Viene definita la “riconoscimento del male”, il riconoscimento della nostra vera natura. Da qui, deve emergere una nuova domanda: come possiamo elevarci al di sopra di questa natura? Dove si trova il rimedio che può trasformarci?

L’umanità, in generale, si sta avvicinando a questo stesso punto. Da un lato, le persone stanno perdendo la speranza e non vedono soluzioni all’ondata di problemi e crisi. Dall’altro, però, stiamo iniziando a capire che se una tale soluzione non esiste, allora non c’è felicità, non c’è un buon futuro e non c’è nulla per cui vivere.

Di conseguenza, ci troviamo di fronte a un grande paradosso: da un lato, constatiamo che non possiamo rimanere come siamo, ma dall’altro, non possiamo cambiare. Non si può tornare indietro, né andare avanti.

Proprio in questo momento, qualcosa di nuovo ha inizio.

Quando raggiungiamo tale stato, iniziamo a comprendere che se la natura ci ha posti in questa condizione, allora la natura deve anche fornire la soluzione. La risposta non si trova nelle altre persone o nel mondo circostante, ma nella natura stessa.

Iniziamo quindi ad avvicinarci alla natura, o in altre parole, all’unica forza della natura che ha il potere di trasformarci. Questa è già una forma di comunicazione. Raggiungiamo un bisogno interiore di una soluzione che solo la forza superiore della natura, al di là della nostra natura egoistica, può fornirci.

Tuttavia, questa richiesta deve diventare reale. Deve nascere dalla consapevolezza di non avere altra scelta, di aver bisogno solo di questa trasformazione della nostra natura e di nient’altro.

Quando otteniamo una risposta? Quando raggiungiamo la totale disperazione per le nostre forze, unita al bisogno di trasformazione.

L’umanità è condotta verso questo stato. Non può essere evitato né aggirato. Questo punto è necessario perché è il luogo in cui avviene un’inversione interiore, una transizione verso una modalità di esistenza completamente nuova.

Se qualcuno ascolta queste parole e desidera accelerare il passo per raggiungere questo punto di svolta cruciale, allora dovrebbe cercare di rafforzarsi in questa direzione. Continuare a volgersi verso l’interno, continuare a esigere, a conservare la consapevolezza che la soluzione risiede nella natura e a perseverare finché la trasformazione non si manifesti.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il kabbalista Dr. Michael Laitman, del 23 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’egoismo è essenziale per la natura umana?

L’egoismo, ovvero il desiderio di godimento a spese degli altri e della natura, è insito nella natura umana. Tuttavia, è possibile trasformare questa inclinazione e acquisire una seconda natura, quella dell’amore e della dazione.

Da un lato, è impossibile rinunciare all’appagamento personale, amare veramente il prossimo e donare agli altri con le sole nostre forze. La nostra natura semplicemente non lo permette. Quando giungiamo a questa cruda e amara consapevolezza, è un momento cruciale. Questo stato d’animo viene definito “riconoscimento del male”, ovvero il riconoscimento della nostra stessa natura umana come una qualità intrinsecamente egoistica, incapace di considerare gli altri.

Da questo punto iniziamo a chiederci: “Se la mia natura è egoistica e non riesco a superarla, come posso elevarmi al di sopra di essa? Dove posso trovare un rimedio che mi permetta di cambiare?”

L’umanità è alla ricerca di una soluzione del genere da millenni. Da un lato, molti hanno ormai perso la speranza di trovarla. Ma dall’altro, sempre più persone stanno iniziando a comprendere che se tale rimedio cessasse di esistere, non ci sarebbero più vera felicità, un futuro benevolo o una vita significativa davanti a noi.

Questo crea un dilemma molto doloroso. Ci rendiamo conto che è impossibile continuare a vivere secondo la nostra natura egoistica, ma allo stesso tempo sentiamo di non poter andare oltre. Non c’è via d’uscita né una via d’uscita visibile. Quando arriviamo a questo punto, ci sentiamo bloccati.

Tuttavia, questo punto di svolta è cruciale. Quando raggiungiamo tale consapevolezza, iniziamo a comprendere che se la natura ci ha posto di fronte a questo compito, allora la natura deve anche custodire la soluzione. La soluzione non si trova nelle normali relazioni umane, nella società o nei sistemi egoistici che abbiamo costruito. La soluzione risiede nella natura stessa.

In quel momento, iniziamo gradualmente e forse anche inconsciamente a rivolgerci alla natura stessa. Questo è ciò che chiamiamo “comunicazione con la natura” o “comunicazione con il Creatore”. Iniziamo a sentire che la risposta deve provenire dalla forza stessa che ha creato questa natura.

Quando comprendiamo che la soluzione alla trasformazione della nostra natura egoistica risiede nella forza stessa della natura, allora dobbiamo chiedere a quella forza di rivelarcela. Questa richiesta deve infine giungere al punto in cui sentiamo sinceramente di non avere altra opzione, speranza o fonte di aiuto.

Solo quando raggiungiamo una disperazione interiore così totale, quando non desideriamo altro che questa soluzione, la natura comincia a rispondere. La risposta appare quando il bisogno diventa assoluto.

Inoltre, l’umanità nel suo complesso è ora condotta proprio verso tale stato. Non possiamo aggirarlo né sfuggirgli. La natura ci conduce alla consapevolezza che il nostro modo di esistere egoistico ha raggiunto il suo limite. Questa crisi interiore è necessaria perché senza di essa non possiamo passare a una nuova modalità di esistenza.

Pertanto, se qualcuno viene a conoscenza di questo processo e inizia a comprenderlo, cosa dovrebbe fare? Dovrebbe rafforzare questa comprensione. Sarebbe saggio attenersi a questo paradigma, secondo il quale la soluzione risiede nel rivolgersi alla forza stessa della natura e nel chiedere la capacità di elevarsi al di sopra della natura egoistica impressa in noi. Perché? Perché questo punto di svolta interiore è esattamente dove inizia la trasformazione e, così facendo, possiamo scoprire una realtà molto più ampia e vasta, al di là dei limiti ristretti della nostra percezione egoistica e incentrata su noi stessi, una realtà in cui sentiamo una connessione totale con tutti e con tutto, un piacere eterno che fluisce attraverso l’atteggiamento comune di amore e dazione che manifestiamo, una percezione completa della realtà eterna e integrale.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 23 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come cambia nel tempo la percezione di una crisi da parte delle persone?

Finora, l’umanità si è occupata principalmente di cercare di evitare la prossima stangata da parte della natura. Costruiamo difese, sviluppiamo tecnologie e cerchiamo modi per proteggerci dai disastri. Eppure, in un modo o nell’altro, la stangata arriva. La natura trova sempre un modo per infrangere le nostre difese esterne. Pertanto, la vera domanda non è come evitare il colpo dall’esterno, ma come resistergli dentro di noi.

Abbiamo effettivamente la possibilità di raggiungere uno stato in cui, anche se tali eventi dovessero verificarsi, non li percepiremmo affatto come colpi. Una persona può raggiungere un tale equilibrio interiore che persino uno tsunami o un terremoto non verranno percepiti come una catastrofe. Tutto dipende dal nostro stato di percezione interiore.

Se riusciremo a governare il nostro mondo interiore, inizieremo a vedere una realtà completamente diversa. Ciò che ora percepiamo come un mondo esterno ci verrà rivelato come qualcosa che esiste realmente all’interno della nostra percezione. Allora capiremo che nulla cambia al di fuori di noi. Tutti gli sconvolgimenti, i disordini, gli tsunami e i terremoti che sembrano accadere nel mondo, in realtà si verificano all’interno della nostra percezione.

Il futuro stesso è una legge che esiste dentro di noi. Si realizza attraverso la forza generale della natura in cui esistiamo. Questa forza è costante, perfetta e immutabile. Ciò che cambia costantemente siamo noi. Poiché noi cambiamo costantemente all’interno di questa forza, ci appare come se il mondo stesso cambiasse. Tuttavia, in realtà la forza esterna rimane la stessa mentre i nostri stati interiori cambiano.

Una volta compreso questo, possiamo iniziare a concentrarci sulla nostra trasformazione. Invece di cercare incessantemente di controllare il mondo esterno, possiamo imparare a controllare i cambiamenti che avvengono dentro di noi. Così facendo, determiniamo il nostro futuro. Anzi, determiniamo ogni cosa: come percepiamo la vita, la sofferenza e persino come viviamo i confini tra la vita e la morte.

Quando raggiungiamo questo controllo interiore e questa armonia con la forza generale della natura, la vita stessa cambia completamente. Non percepiamo più disagio o pressione dall’esterno. Le condizioni di esistenza diventano piacevoli ed equilibrate dall’interno. Non importa se fa freddo o caldo, se le circostanze esterne sono difficili o facili, percepiremo il mondo come armonioso e accogliente.

In tal modo, possiamo costruire per noi stessi una vita paradisiaca, non cambiando il mondo esterno, ma correggendo e allineando la nostra percezione interiore con la forza costante e perfetta della natura in cui già esistiamo.

Basato sulla puntata di KabTV “New Life 934 – What Is the Future?” del 19 dicembre 2017.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo migliorare l’atteggiamento del genere umano per contribuire al miglioramento della società e del mondo nel suo complesso?

In giorni in cui tutto sembra sul punto di crollare a causa di pericolosi giochi di ego, abbiamo bisogno di una forza femminile che rimetta le cose a posto.

La donna è la rappresentante della natura. Una nuova vita si sviluppa nel suo corpo. Porta in grembo il feto e si prende cura del suo benessere, poi affronta il parto e l’allattamento, e tali processi costruiscono una visione del mondo che l’uomo non possiede. Per sua natura, l’uomo si libra, fantastica, crea e compie scoperte. La donna è più realistica, stabile, connessa alla vita, equilibrata e con i piedi per terra.

Per portare calma ed equilibrio in un mondo che oggi ne è privo, abbiamo bisogno di una combinazione più equilibrata tra forze maschili e femminili. Non è quindi un caso che negli ultimi anni la forza femminile si sia imposta sempre più prepotentemente.

Se aiutiamo la forza femminile a prendersi cura del mondo come una donna si prende cura del frutto del suo grembo, ci risparmieremo i problemi che gli uomini creano con le loro lotte per il controllo, le competizioni distruttive e la bellicosità. La nostra casa comune ha bisogno di una madre, una madre saggia, educatrice e rassicurante.

Le donne che desiderano una vita positiva e serena per la nuova generazione che daranno alla luce farebbero bene a sviluppare una maggiore consapevolezza: ad approfondire la conoscenza della natura umana e del mondo, della direzione dello sviluppo verso una connessione integrale tra tutti, delle forze evolutive che ci pongono tutti sulla stessa barca. L’approccio integrale all’educazione spiega tutto ciò in dettaglio e offre un metodo di sviluppo all’interno di un contesto di gruppo.

In linea generale, constatiamo che il mondo sta diventando sempre più interconnesso, dove l’interdipendenza aumenta, mentre allo stesso tempo l’ego di ogni persona infrange ogni barriera. Questa situazione pericolosa ci costringe a far nascere dentro di noi un nuovo essere umano, una nuova umanità.

Questo rappresenta un progresso verso uno stato integrale, uno stato di connessione. È uno stato in cui sentiremo una profonda connessione reciproca e ci prenderemo cura gli uni degli altri, come ogni madre si prende cura naturalmente del proprio feto. Un simile atteggiamento amorevole verso gli altri, la società e l’ambiente eleverà la specie umana al livello successivo dell’esistenza. È un livello in cui inizieremo ad adattarci consapevolmente all’integralità che esiste naturalmente nel sistema della natura.

Man mano che ci adatteremo a questo, la nostra realtà migliorerà. Percepiremo la natura come un grembo che ci fornisce tutto il necessario per il nostro sviluppo ottimale: salute, cibo e condizioni di vita adeguate. Tutto sarà disponibile per tutti, in abbondanza.

Per quanto riguarda la donna in attesa, la gravidanza può essere il periodo più felice della sua vita, un periodo che può anche favorire una profonda guarigione del suo corpo. Dovendo prendersi cura della vita che porta in grembo, riceve dalla società molteplici forze aggiuntive, come energia, scambi di sostanze, stati d’animo e informazioni. Tutto scorre dentro di lei con grande intensità, perché vive per due.

Istintivamente, ogni madre si preoccupa del benessere del proprio feto, ma questo non è sufficiente a garantirne lo sviluppo ottimale. L’evoluzione ci spinge a funzionare come un unico meccanismo, e quindi ogni individuo è chiamato ad estendere la portata della propria preoccupazione all’intera società.

L’umanità può essere paragonata a un feto che si sviluppa nel grembo della natura e si avvicina alla nascita. Quando il corpo si prepara al parto, avviene una rotazione del feto all’interno dell’utero, e anche noi dovremo affrontare uno sviluppo simile, un cambiamento di prospettiva.

La miriade di obiettivi egoistici, considerati finora i più importanti, dovranno essere ridimensionati nella nostra scala di valori, mentre i valori altruistici, meno considerati, dovranno essere elevati al rango di massima importanza. Non sarà facile, ma non c’è scelta. Non potremo sopravvivere senza una connessione integrale, senza connessione e complementarietà.

La natura ci aiuterà nel processo della nascita, se solo vorremo adattarci al suo corso. Scopriremo in essa forze superiori che si prenderanno cura di noi, proprio come un padre e una madre, ovvero una forza che dà, una forza che riceve e una formula per combinarle in armonia.

Questo è il progresso verso l’equilibrio con la natura. Questo è l’approccio che la forza femminile può e deve offrire a tutti, per educare e guidare l’ulteriore sviluppo dell’umanità.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa possiamo imparare dai lupi nelle relazioni?

Un lupo sceglie una lupa per la vita e le resta fedele. Non cambia compagna, anche se uno dei due muore durante una battuta di caccia, il sopravvissuto di solito non cerca un sostituto, ma rimane solo per il resto della sua esistenza. Osservando questo, ci rendiamo conto di quanto noi umani siamo ancora lontani da una simile costanza. Per molti aspetti, abbiamo ancora molto da imparare.

Per i lupi, questo comportamento è semplicemente naturale. È istinto. Ma per un essere umano, le cose sono diverse. La nostra natura egoistica ci disturba costantemente, ci spinge a cercare qualcosa di nuovo, migliore e più vantaggioso per noi stessi. Pertanto, quando decidiamo di rimanere con un partner per tutta la vita, significa già che stiamo contrastando il nostro egoismo. Lo freniamo, lo limitiamo e restiamo fermi sulla nostra decisione.

Idealmente, dovrebbe essere così. Una persona dovrebbe scegliere una volta sola e rimanere fedele a quella scelta. Tuttavia, vediamo quanto sia difficile per noi, perché il nostro egoismo non ci permette facilmente una tale stabilità.

Un altro esempio tratto dalla vita dei lupi è il seguente: quando il maschio è in pericolo, la lupa può coprirgli il collo con il proprio corpo, pur sapendo che ciò può essere pericoloso anche per lei. Non calcola il rischio, ma lo protegge semplicemente. Nella vita umana, ovviamente, non possiamo parlare di questo istinto nello stesso modo, ma il principio rimane comprensibile.

Per un essere umano, una moglie che protegge il marito comprende che la stabilità della famiglia dipende anche da lui. Finché è vivo e forte, può proteggere lei e i figli. Perciò lo sostiene, gli sta accanto e condivide con lui le responsabilità.

Una moglie che ama veramente suo marito è colei che, se gli accade qualcosa di difficile, è pronta a condividerlo con lui senza esitazione. Non si tira indietro nei momenti di difficoltà, ma gli resta accanto in qualunque circostanza la vita le riservi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 27 dicembre 2025.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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