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Qual è il significato di “Shema Yisrael”?

“Shema Yisrael, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno.”

Esiste un’unica forza superiore chiamata “Natura”. Nella ghematria ebraica, HaTeva (Natura) ed Elohim (Dio) hanno entrambe il valore numerico 86. Da questa forza deriva un’unica legge onnicomprensiva che abbraccia tutta la realtà e la conduce verso un unico scopo: l’adesione all’unica forza superiore.

Ognuno di noi esiste sotto questa forza e ne adempie la legge, o per costrizione oppure attraverso consapevolezza e desiderio.

Se siamo già inseriti fin dall’inizio nel suo sistema, allora che cosa possiamo realmente chiedere?

Amore.

“E amerai il Signore, il tuo Dio.”

AmarLo con tutto il cuore, con entrambe le tue inclinazioni, l’inclinazione al bene e l’inclinazione al male. Con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. Con tutto ciò che è dentro di te.

Che cosa significa amarLo?

Significa renderci simili a Lui. La Sua natura è amore e dazione. Attraverso questa natura Egli sostiene la realtà. Se anche noi iniziamo ad agire secondo una legge interiore di amore e dazione, saliremo al Suo livello, e questo sarà chiamato amarLo.

In altre parole, “Shema Yisrael, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno” è essenzialmente una dichiarazione: “Voglio diventare amorevole e benevolo, come Te.”

Come si può raggiungere un simile amore per la forza superiore?

I saggi dicevano: “Dall’amore per gli esseri umani all’amore per il Creatore.” Questa è una formula.

Dobbiamo sviluppare amore per tutti, sentendoli vicini a noi come noi stessi; quando raggiungeremo un simile atteggiamento, saremo in grado di raggiungere l’amore per il Creatore.

Pertanto, Shema Yisrael descrive il modo preciso in cui siamo chiamati ad agire nel mondo, secondo la legge dell’amore.

Perché questo è collegato specificamente a Israele? Perché, alla nostra origine, siamo diventati una nazione quando ci siamo impegnati a raggiungere l’unità, la responsabilità reciproca e l’essere “come un solo uomo con un solo cuore”. Al Monte Sinai eravamo pronti a diventare una nazione di questo tipo e ricevemmo la guida per raggiungere l’amore per il Creatore.

La recitazione dello Shema è un impegno del cuore: ogni azione della nostra vita deve avvicinarci all’amore. Naturalmente, questo va oltre ciò che dobbiamo semplicemente fare per sopravvivere.

Educhiamo il nostro cuore. Gli insegniamo a considerare i desideri di un’altra persona come se fossero i nostri e a preoccuparci di soddisfarli. Attraverso tali esercizi, il cuore comincia a includere gli altri come se fossero noi stessi. Gradualmente, usciamo dalla preoccupazione per noi stessi e ci diffondiamo tra gli altri, sperimentando la realtà attraverso di loro.

Allora scopriamo che, in effetti, nel mondo dimora una forza superiore.

Come accade esattamente? Questa forza esiste al di fuori del nostro ego e anche le altre persone esistono al di fuori del nostro ego. Pertanto, se siamo capaci di elevarci al di sopra dei confini della percezione egoistica e di unirci agli altri attraverso l’amore, nella stessa misura cominciamo a percepire l’unica forza che esiste in tutta la creazione.

Non c’è nulla di più elevato dello Shema.

In queste parole sono contenuti tutti gli stati che dobbiamo attraversare, dall’inclinazione al male all’inclinazione al bene, lungo ogni fase dello sviluppo.

Per esempio, “E li legherai al tuo braccio” simboleggia la luce di Hassadim, mentre “E le userai come separatore tra i tuoi occhi” simboleggia la luce di Hochma: diversi stati spirituali raggiunti nell’anima dopo che l’amore è stato sviluppato.

Da una prospettiva più ampia, lo sviluppo dell’umanità ci ha portati in un mondo interconnesso. Che ci piaccia o no, la vita ci mostra che dipendiamo gli uni dagli altri.

In una realtà simile, saremo costretti ad avanzare verso la consapevolezza di essere tutti un’unica famiglia. Altrimenti non sopravviveremo.

La rete delle connessioni si sta stringendo intorno a noi. Contiene un programma interiore che ci obbliga a raggiungere equilibrio, connessione e complementarità. Quando ogni persona pensa soltanto a se stessa e sfrutta gli altri e l’ambiente, la rete ci scuote con forza. Ogni individuo sperimenta una qualche forma di shock e la risposta corretta è: “Shema Yisrael. Il Signore è il nostro Dio. Il Signore è Uno.” In altre parole, interiorizziamo il fatto che nel mondo opera un’unica forza e che tutto ciò che accade ha lo scopo di farci avanzare verso l’amore per tutti.

I saggi hanno stabilito la pratica di recitare lo Shema al mattino e alla sera. Questo ci orienta a connetterci con il Creatore prima di ogni azione, cioè con la forza dell’amore e della dazione. Come è scritto: “Non c’è nulla tranne  Lui.”

Poi usciamo ad agire nel mondo secondo la Sua legge. Cercheremo con tutto il cuore di essere come Lui, cioè di essere buoni, benevoli, amorevoli e capaci di dare. Al termine dell’azione, che abbiamo avuto successo oppure no, torniamo nuovamente a Lui. Qualunque cosa sia accaduta, è stato Lui a disporre il quadro in quel modo.

Così, Shema Yisrael dice essenzialmente: chi desidera connettersi direttamente alla forza superiore e partecipare con essa alla legge generale della natura deve comprendere che non esiste un’altra forza che operi nella realtà.

Tutti sono mossi da essa come marionette, come pezzi su una scacchiera. Ma possiamo connetterci ad essa consapevolmente. Possiamo sentire come ci sostiene e ci muove in ogni movimento. Per farlo, dobbiamo esaminare costantemente come possiamo amare e dare nella misura più ampia possibile.

È così che sentiremo sempre più intensamente come la forza del Creatore esista dentro di noi e ci guidi: questo è il significato profondo contenuto nella dichiarazione “Il Signore è Uno.”

Basato su “Nuova Vita 177 – Shema Israel (Ascolta, Israele)” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il modo corretto di pregare Dio secondo la Kabbalah?

Ciò che ha elevato l’umanità al di sopra  del mondo animale è stato lo sviluppo dell’ego. La Kabbalah definisce l’ego come il desiderio di godere esclusivamente per il proprio beneficio, a spese degli altri. Con un desiderio egoistico che diventava sempre più forte, abbiamo costruito una vasta civiltà. Alla fine è emerso un mondo interconnesso, nel quale tutti dipendono gli uni dagli altri, eppure le persone sono sempre meno capaci di tollerarsi a vicenda. In una realtà simile, se non impariamo a funzionare attraverso la connessione e la complementarità, come parti dello stesso meccanismo, come fratelli e sorelle in una famiglia sana, nessuno avrà un futuro positivo.

La preghiera, nel senso più profondo della parola, è un lavoro interiore volto ad adattare la natura egoistica che è dentro di noi alla natura interconnessa che ci circonda e che si sta avvicinando sempre più a noi, verso la quale dobbiamo avanzare. “Non fare agli altri ciò che è odioso per te”, considerazione reciproca, responsabilità reciproca e “ama il prossimo tuo come te stesso”. Per vivere in una società simile, dobbiamo prima correggere il nostro cuore.

Nel lavoro della preghiera, ci rivolgiamo al nostro cuore, lo esaminiamo, gli parliamo e lo rendiamo più sensibile. Vogliamo che diventi un po’ più ricettivo, aperto, sensibile e capace di dare. Vogliamo che diventi come il cotone, capace di assorbire tutti dentro di sé e, a sua volta, riversare bontà nel mondo. Vogliamo che funzioni emotivamente insieme agli altri cuori, secondo una reciprocità simile a quella che esiste tra il cuore e gli altri organi di un corpo vivente.

In generale, il cuore simboleggia la totalità dei desideri di una persona, ed è attraverso il cuore che sperimentiamo il mondo. La nostra immagine della realtà si forma quando qualcosa di sconosciuto entra attraverso i cinque sensi e viene ricevuto nel desiderio generale chiamato “cuore”. Per natura, questo desiderio è egoistico e, attraverso di esso, una persona percepisce ciò che può esserle utile o ciò che può danneggiarla. Oltre questo, il cuore non è in grado di percepire. Pertanto, aprire il cuore significa rimuovere il filtro egoistico che lo ricopre. È una sorta di guscio che ci impedisce di percepire il mondo vasto e illuminato che già esiste intorno a noi, qui e ora: l’intera realtà.

Il lavoro della preghiera consiste nell’ampliare il più possibile i nostri sentimenti, allargare il nostro campo di percezione e lavorare sul cuore bloccato affinché possa aprirsi. Dobbiamo esaminare perché percepiamo il mondo in un determinato modo e come possiamo arrivare a percepirlo diversamente.

La forma finale del nostro sviluppo consiste nel diventare uniti con tutti, connessi “come un solo uomo con un solo cuore”. Attraverso questo, vivremo nell’amicizia, nell’uguaglianza e nell’equilibrio gli uni con gli altri e con la natura. Sviluppando il desiderio di portare beneficio agli altri e di avanzare verso una maggiore armonia con la realtà nel suo insieme, acquisiremo la capacità di determinare da noi stessi ciò che porterà il momento successivo. In uno stato simile, il futuro non ci spaventerà più. Ogni momento sarà aperto davanti a noi, disteso come una mappa. Gli esseri umani possono e dovrebbero raggiungere questo livello di sviluppo.

Il primo a insegnarlo fu Abramo il Babilonese, lo stesso ricercatore che scoprì che tutta la natura è un sistema unico e unificato. Scoprì che un’unica forza opera attraverso l’intera realtà e ci spinge anch’essa a diventare uniti nell’amore. Ai suoi tempi vi fu una grande esplosione di egoismo, descritta nella storia della Torre di Babele. Le persone smisero di comprendersi e iniziarono a combattersi. “Metà del mondo cadde sotto la spada”, afferma il Midrash (Pirkei de-Rabbi Eliezer, Capitolo 24).

Abramo cercò di spiegare come elevarsi al di sopra della separazione e dell’orgoglio e coloro che appresero da lui il metodo della connessione finirono per diventare una nazione distinta, il popolo d’Israele. Era un gruppo unico che si dedicava alla preghiera, alla correzione del cuore dall’egoismo all’amore e, attraverso ciò, si adattava all’unica forza, la cui natura è amore e dazione. Come risultato di questo adattamento, l’unica forza superiore si rivelò tra i membri della nazione.

Quando siamo stati distrutti? Quando tra noi esplose un grande odio, cioè quando ci rivolgemmo verso desideri egoistici di potere, prestigio e controllo. A quel punto, l’unica forza scomparve dalla nostra percezione e questa è stata la nostra condizione negli ultimi 2.000 anni. Soltanto lavorando per aprire il cuore e connettendoci gli uni agli altri attraverso l’amore svilupperemo un rivelatore capace di percepirla nuovamente.

Attualmente, le relazioni umane sono altamente egoistiche e basate sullo sfruttamento, per questo soffriamo tutti. Continuando a svilupparci, scopriremo che le persone non si danneggiano a vicenda soltanto attraverso le azioni, ma anche attraverso le intenzioni. Quando il cuore è colmo di negatività, tutto si sviluppa negativamente. Alla fine ci sarà chiaro che, finché tutti non penseranno bene gli uni degli altri, nessuno potrà avere una buona vita in questo mondo. Questa consapevolezza porterà l’umanità a imparare il lavoro della preghiera, quell’originario lavoro di ammorbidire il cuore e sviluppare l’amore.

“Poiché la mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli”, dice la visione profetica (Isaia 56:7). Questo è lo stato evoluto nel quale tutti gli abitanti del mondo desidereranno soltanto che la forza dell’amore dimori tra tutti. Una simile connessione reciproca sarà chiamata la “Casa di Dio” e al suo interno scopriremo l’unica forza, la forza universale della natura, la forza che fin dall’inizio ha creato ogni cosa affinché l’essere creato potesse diventare simile ad essa, eterno e perfetto.

Dalle fonti

“La preghiera è il lavoro del cuore. Ciò significa che, poiché il cuore dell’uomo è, alla sua radice, il desiderio di ricevere, esso deve essere trasformato affinché desideri soltanto dare e non ricevere; egli ha quindi un grande compito nel trasformarlo. … Per questo deve pregare, vedendo quanto profondamente sia immerso nell’amore di sé.”

— Il Kabbalista Baruch Shalom Ashlag (RABASH)

Basato su “Nuova Vita 176 – Preghiera e Sviluppo Umano” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Molte persone hanno la sensazione di non vivere veramente, ma di limitarsi a esistere?

La vita non è altro che un momento. Tendiamo a pensare alla vita come a un lungo viaggio che si estende attraverso anni e decenni, ma in realtà tutto ciò che possediamo davvero è il momento presente. La domanda non è quanti momenti ci siano stati concessi, ma se stiamo realmente vivendo quello che abbiamo davanti a noi adesso.

Vivere correttamente un momento non significa semplicemente attraversarlo. Significa piuttosto raggiungerlo pienamente, cercare di comprendere che cosa sia questo momento, chi lo governi, perché ci sia stato dato e che cosa richieda da noi. Dovremmo desiderare di assorbire completamente la vita, di trarre da ogni istante ogni sensazione, intuizione e opportunità che contiene, per sperimentarlo fino in fondo.

Farlo richiede un costante lavoro interiore. In ogni istante possiamo chiederci: «Perché mi è stato dato questo momento? Che cosa dovrei comprendere da esso? Che cosa sono chiamato a fare in questo momento? Ho realizzato il suo scopo oppure mi è sfuggito qualcosa di essenziale?». Domande come queste trasformano la vita da una semplice successione di eventi passeggeri in un processo consapevole di scoperta.

La maggior parte delle persone non vive in questo modo. Passiamo da un giorno all’altro con il pilota automatico inserito, occupati dalle preoccupazioni pratiche e dalle routine quotidiane. Eppure la capacità di vivere diversamente esiste già dentro di noi. Fa parte della natura umana. Nel profondo, ognuno di noi porta con sé il desiderio di comprendere il significato della vita, anche se questo desiderio può restare dormiente per anni.

Secondo la Kabbalah, il Creatore, che è la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, nasconde deliberatamente la piena profondità delle domande sulla vita. Se percepissimo costantemente l’enormità di interrogativi come «Perché esisto?» o «Chi governa la realtà?», ne saremmo sopraffatti. Per questo ci viene permesso di svilupparci gradualmente, risvegliandoci a tali domande passo dopo passo.

Lo scopo della vita non è semplicemente ricevere risposte che qualcun altro ha già trovato. Non basta leggere la verità in un libro o ascoltarla da un’altra persona. Ogni individuo deve scoprirla da sé. Dobbiamo scavare nella vita, nel nostro mondo interiore e nella nostra relazione con il Creatore. La ricerca stessa fa parte dello scopo.

Questa ricerca è ciò che può essere definito veramente vita. Senza di essa potremmo esistere, ma non vivere pienamente. Quando iniziamo a cercare il mistero nascosto nella realtà, ogni esperienza assume un nuovo significato. Ogni incontro, sfida, successo e delusione diventa parte di un più ampio processo di rivelazione.

Nessuno può sapere esattamente dove questo cammino condurrà un’altra persona. Ogni individuo possiede un ruolo e una radice unici all’interno della creazione. Ogni anima porta con sé un compito distinto che appartiene soltanto a lei.

Siamo costantemente guidati verso questo scopo, in modo consapevole o inconsapevole. Tuttavia, il risultato non è qualcosa che possa essere previsto. Il viaggio rimane aperto, colmo di possibilità. Solo il Creatore governa il processo, lasciando però a ogni persona la libertà di parteciparvi.

Per questo la preghiera e la voce interiore occupano un posto speciale nello sviluppo spirituale. Una persona può rivolgersi al Creatore e chiedere guida, non domandando ricchezza, successo o conforto, ma la capacità di vivere correttamente, di comprendere lo scopo della vita e di avanzare verso di esso con la propria piena partecipazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 18 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo amare gli altri?

Immagina di relazionarti con gli altri come un genitore amorevole si relaziona con i propri figli, che tu sia severo o gentile non importa, ma sempre con amore. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo acquisire verso tutte le persone.

Tuttavia, quando qualcuno legge queste parole e si rende sinceramente conto di essere incapace di un simile atteggiamento, di non poter amare gli altri in questo modo, questa consapevolezza non è ancora una preghiera. È un esame di coscienza. È un momento di verità, quando una persona inizia a comprendere quanto sia lontana da ciò che è richiesto, di quanta correzione necessiti realmente.

Da questa consapevolezza, comincia a formarsi un desiderio più profondo. Iniziamo a sviluppare un’esigenza interiore, una richiesta di cambiamento. Iniziamo a giudicarci con maggiore chiarezza, allora possiamo rivolgerci alla forza originaria che ci ha creati e ci sostiene con una richiesta: “Correggimi, perché io non sono in grado di correggermi da solo!”.

Non possiamo cambiare la nostra natura egoistica, che ci porta a dare priorità ai nostri desideri rispetto a quelli degli altri. Solo la forza originaria che ci ha creati può farlo. Ma lo fa solo in risposta a una nostra genuina esigenza, a una richiesta interiore e alla nostra perseveranza. Pertanto, non dobbiamo indugiare, ma dobbiamo soddisfare tale esigenza il più rapidamente possibile.

Partiamo da un precetto semplice ma assoluto: amare tutti. Desideriamo raggiungere questo stato, ma scopriamo di non poterlo fare. Da questo divario tra lo stato desiderato e quello effettivamente esistente, nasce una vera e propria richiesta: “Lo desidero, ma non riesco a raggiungerlo. Aiutatemi!”.

Questo è già l’inizio del cammino verso la trasformazione spirituale, verso l’amore per gli altri come amiamo naturalmente noi stessi.

Basato su “Conversazione con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 26 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono i modi migliori per superare un grande dolore causato da un tradimento?

Quando proviamo un terribile senso di tradimento, quando ci brucia interiormente e riusciamo a malapena a sopportarlo, in quel preciso istante, o almeno dopo che il primo fuoco si è un po’ placato, dobbiamo reindirizzare tutto verso la fonte da cui proviene. Non dobbiamo indirizzarlo verso la persona che sembra averci tradito, ma verso la forza primordiale che ha creato e sostiene la realtà, il Creatore.

Quella persona che percepiamo come traditrice c’entrava davvero qualcosa? Più ci avviciniamo alla verità, più ci renderemo conto che la persona che apparentemente ci ha tradito è solo una marionetta e che chi la manovra è il Creatore.

Non possiamo pretendere nulla da chi ci ha “tradito”. Siamo solo strumenti. Quando iniziamo a vederla in questo modo, la calma arriva gradualmente. Smettiamo di vedere traditori e nemici intorno a noi. Vediamo solo burattini e, al di sopra di essi, il Creatore che muove i fili.

Invece di odiare o incolpare qualcuno, dobbiamo cambiare noi stessi e il nostro atteggiamento verso il Creatore. Se iniziamo a cercare di vedere il Creatore dietro ogni cosa che ci accade, allora dovremo ridefinire completamente la verità e la menzogna, la lealtà e il tradimento. Questi concetti finiscono per dissolversi. Non esiste il tradimento da parte di una persona perché non esiste una “persona” indipendente che abbia la capacità di tradire. Non esiste amore o odio tra le persone nel modo in cui lo immaginiamo, né devozione o lealtà nel senso usuale. Tutto è una relazione tra la persona e il Creatore.

Naturalmente, quando iniziamo a comprendere questo, la prima reazione potrebbe essere: “Allora lo odio!”. Certo. Se odiamo qualcuno, in realtà, odiamo il Creatore. Tutte le nostre relazioni sono con Lui soltanto. Tutto ciò che appare buono o cattivo tra le persone è orchestrato da Lui. Egli mette in scena tutte queste storie, drammi e misteri affinché finalmente mettiamo da parte il mondo e ci relazioniamo direttamente con Lui.

Perché fa questo? Affinché diventiamo puri nel nostro atteggiamento: o egoisti assoluti che si oppongono apertamente a Lui o altruisti assoluti che aderiscono a Lui. Non tollera mezze misure. Pertanto, dobbiamo sintonizzarci unicamente con il Creatore e relazionarci solo con Lui.

Come si trasforma l’odio in amore? Si trasforma in preghiera. Una preghiera in cui desideriamo vedere le Sue azioni dietro ogni cosa che accade, in noi stessi e intorno a noi. Desideriamo scoprire che “non c’è nessun altro all’infuori di Lui”, come è scritto. Questa è la preghiera principale: che il Creatore ce lo riveli.

Questa è la trasformazione più fondamentale che possiamo subire. Cambia tutto nella nostra vita. Ribalta l’intera immagine della realtà. Laddove pensavamo di essere connessi ad altre persone, dipendenti da loro e di agire nei loro confronti, scopriamo invece che non c’è nessuno e niente al di fuori dell’unica forza d’amore e di dazione, il Creatore, posta dietro ogni cosa e ogni persona. In una tale consapevolezza, il mondo intero si trasforma.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 22 gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa determina se una preghiera verrà esaudita o meno?

Se vuoi formulare una preghiera autentica che venga esaudita, devi aprire il tuo cuore e lasciare che essa, già dentro di te, emerga naturalmente. Solo così può essere una vera preghiera, altrimenti non la è.

Per “cuore” non intendo l’organo fisico. Intendo la somma dei tuoi desideri e aspirazioni più profondi e, più precisamente, le tue lamentele sulla vita. Questo è il cuore: tutti i tuoi desideri inappagati, quelli che vorresti presentare al Creatore, chiedendoGli perché non sono stati realizzati.

Ma non tutti i desideri insoddisfatti ricevono una risposta. Solo un tipo di desiderio la riceve: quello che si rivolge specificamente al Creatore per la sua realizzazione. Non si tratta dell’oggetto del desiderio, che si tratti di denaro, felicità, fama o successo, ma della fonte da cui ci si aspetta che venga esaudito.

In definitiva, vuoi che sia il Creatore stesso a colmare il tuo desiderio, solo questo ti soddisferà davvero. Anche se ti desse solo una goccia, sarebbe sufficiente, perché proviene da Lui.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 19 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quando nel mondo c’è una guerra, per cosa prega un Kabbalista?

Un Kabbalista prega affinché la guerra in cui ci troviamo non diventi una guerra mondiale, ma che la guerra principale sia quella che attraversa i nostri cuori; prega affinché questa guerra scompaia, affinché possiamo odiare l’odio che ci divide e impegnarci a essere come un solo uomo con un solo cuore. È così che usciremo dalla guerra.

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 18 giugno 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato del Nigun “Asader LeSeudata” di Baal HaSulam

Asader LeSeudata è un Nigun basato su una poesia scritta dall’ARI (il Kabbalista Isaac Luria) che tradizionalmente viene cantato durante i canti del mattino dello Shabbat.

Preparerò il banchetto, all’alba dello Shabbat.
E ora inviterò l’Antico Santo.
La luce dimorerà in esso, nella Grande Santificazione.
E con buon vino, l’anima gioirà.
Egli ci invierà la Sua bellezza, e noi contempleremo il Suo onore.
E ci rivelerà i Suoi segreti nascosti, sussurrati.
Egli scoprirà le ragioni, dai dodici pani,
che esistono nei cieli, fragili e sostanziali.
Il fascio superiore, la casa di tutta la vita,
e la potenza aumenterà, e salirà al vertice.
Felici sono i mietitori del campo, in parola e voce.
E parleranno parole, dolci come il miele.
Davanti al Signore dei mondi, con parole nascoste.
Riveleranno detti, e proclameranno qualcosa di nuovo.
Per adornare la tavola, con un segreto prezioso.
Profondo e nascosto, e non una questione vana.
E queste parole, saliranno ai cieli.
E lì, chi risiede? Non è forse quel sole?
Diventerà più grande, oltre il livello.
E prenderà la sua compagna, che era stata separata.

Le iniziali di ogni strofa formano il nome dell’ARI: “Io sono Yitzchak Luria (Ashkenazi).”

Ogni ascensione che compiamo nel cammino spirituale rappresenta una speciale ricezione dalla forza superiore di amore, dazione e connessione, o in altre parole, una nuova rivelazione del Creatore. Ognuno di questi passaggi è paragonato a un banchetto preparato dal Creatore e offerto a una persona.

Mentre “Azamer Beshvachin” si riferisce alla prima rivelazione del Creatore, “Asader LeSeudata” si canta al secondo livello. Questo Nigun riguarda il lodare il Creatore e il connettersi con Lui in modo più consapevole, cioè in un modo in cui si possono vedere le azioni da compiere per essere inclusi nella connessione con il Creatore.

Giungendo al secondo livello, che significa aver superato l’intero periodo dell’adolescenza spirituale, l’anima di una persona naturalmente aspira ulteriormente verso la comprensione completa e il compimento con la luce dell’infinito e della perfezione.

In altre parole, “Asader LeSeudata” è un Nigun di colui il cui desiderio di spiritualità si è risvegliato e che, dopo un lungo percorso di preparazione al lavoro spirituale, raggiunge uno stato in cui attraversa il Machsom (barriera tra questo mondo e il mondo spirituale), entrando nel mondo spirituale.

Nel viaggio attraverso i mondi spirituali, attraversiamo i gradi dei mondi di BYA (Beria, Yetzira, Assiya) fino ad Atzilut, e acquisendo i vasi di dazione di Gadlut (maturità), raggiungiamo il Rosh di Atzilut. A questo punto, la nostra anima è pronta e accolta per ricevere la luce di Ein Sof (infinito), ricevendo al fine di dare. In questo stadio, siamo riempiti dalla luce chiamata “il banchetto dei giusti”.

Dopo aver percepito le preparazioni e i componenti del lavoro spirituale in questo stato elevato, lodiamo le forze che abbiamo sentito e attraverso le quali siamo ascesi a questo alto grado, invitandole a un banchetto. In altre parole, le innumerevoli forze che abbiamo sperimentato nel nostro cammino spirituale partecipano a un grande Zivug (unione) di adesione con la forza superiore, il Creatore, dove noi e il Creatore ci uniamo nei nostri vasi interiori. Invitiamo anche i livelli superiori che si sono presi cura di noi mentre eravamo in uno stato di Katnut (piccolezza, infanzia) sul cammino spirituale: Zeir Anpin e Malchut di Atzilut, entrambi i quali danno vita all’anima. Questi livelli ci hanno precedentemente guidati, aiutandoci a crescere spiritualmente e conducendoci da uno stato spirituale all’altro, dalle tenebre alla luce, fino a che acquisissimo discernimenti spirituali e crescessimo in saggezza, arrivando a uno stato di Gadlut (maturità). In questa fase, cresciamo al di sopra del nostro desiderio di ricevere e siamo capaci di controllarlo e lavorare con esso al fine di dare.

Ora che siamo nello stato di unità più grande ed elevata con il Creatore, cantiamo questo Nigun, “Asader LeSeudata” (“Preparerò il banchetto”). Per questo banchetto sublime dello Shabbat, il mondo a venire, la fine della correzione (Gmar Tikkun), utilizziamo tutti i mezzi, elementi e forze, sia interni che esterni, insieme alla nostra anima e a tutti i mondi che ci hanno portato a questo stato. In questo momento, entriamo in una singola unità con il Creatore, in un unico vaso, nel banchetto dei giusti.

Puoi ascoltare “Asader LeSeudata” QUI

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Oltre i cavalli e i carri: l’evoluzione del gioco nell’età adulta

Giocare è una parte naturale del nostro sviluppo che possiamo praticare per realizzare ciò che immaginiamo mentre giochiamo. Quando siamo bambini, possiamo prendere una corda, metterla sopra la spalla di un altro bambino e dirgli: “Tu fai il cavallo e io tiro le redini” e poi entrambi i bambini si divertono a interpretare questa fantasia. Crescendo, perdiamo in gran parte la capacità di immedesimarci in giochi del genere.

Tuttavia, il gioco sviluppa varie abilità in noi. Da bambini, sviluppa le nostre abilità linguistiche, motorie, la creatività e il funzionamento cerebrale. Da adulti, anche se non desideriamo più immaginarci come cavalli e conducenti di carri, sarebbe saggio giocare a un altro gioco più elevato: immaginare reciprocamente di esistere in un sistema interconnesso a livello globale, armonioso e pacifico e attuare connessioni umane positive di supporto, incoraggiamento e cura reciproca. In questo modo, gradualmente, acquisiamo nuovi discernimenti spirituali.

Un gioco di questo tipo svolge quindi la funzione di una preghiera. In che modo è una preghiera? Perché desideriamo essere nello stato spirituale superiore delle connessioni umane positive che pratichiamo nel nostro gioco. In questo modo facciamo un certo gioco con le nostre emozioni per avvicinarci alle azioni spirituali e creare una base che ci permetta di ottenere dall’alto la capacità di compiere tali azioni nella loro vera espressione.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Oltre i cavalli e i carri: l’evoluzione del gioco nell’età adulta

Giocare è una parte naturale del nostro sviluppo che possiamo praticare per realizzare ciò che immaginiamo mentre giochiamo. Quando siamo bambini, possiamo prendere una corda, metterla sopra la spalla di un altro bambino e dirgli: “Tu fai il cavallo e io tiro le redini”,  poi entrambi i bambini si divertono a interpretare questa fantasia. Crescendo, perdiamo in gran parte la capacità di immedesimarci in giochi del genere.

Tuttavia, il gioco sviluppa varie abilità in noi. Da bambini, sviluppa le nostre abilità linguistiche, motorie, la creatività e il funzionamento cerebrale. Da adulti, anche se non desideriamo più immaginarci come cavalli e conducenti di carri, sarebbe saggio giocare a un altro gioco più elevato: immaginare reciprocamente di esistere in un sistema interconnesso a livello globale, armonioso e pacifico e attuare connessioni umane positive di supporto, incoraggiamento e cura reciproca. In questo modo, gradualmente, acquisiamo nuovi discernimenti spirituali.

Un gioco di questo tipo svolge quindi la funzione di una preghiera. In che modo è una preghiera? Perché desideriamo essere nello stato spirituale superiore delle connessioni umane positive che pratichiamo nel nostro gioco. In questo modo facciamo un certo gioco con le nostre emozioni per avvicinarci alle azioni spirituali e creare una base che ci permetta di ottenere dall’alto la capacità di compiere tali azioni nella loro vera espressione.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

 

Il 20 Marzo 2024 sarà possibile seguire un Webinar speciale “Nel cuore della Kabbalah – la risposta alle tue domande”, pagina d’iscrizione  https://bit.ly/CuoreKabbalah