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Come affrontare la paura e ritrovare la calma?

Dobbiamo raggiungere una comprensione del sistema in cui esistiamo. Nel momento in cui iniziamo a comprenderlo, allora iniziamo a vedere tutto andare a posto. Improvvisamente, ciò che sembrava caotico, casuale e ingiusto inizia a diventare logico, connesso e mirato a un obiettivo finale.

Il mondo è interconnesso e interdipendente. Anche se non possiamo raffigurarlo con la nostra immaginazione, ciò non cambia il fatto che sia così.

Le nostre connessioni sono benevole per natura. Sono basate su una forza positiva, sulla bontà. E non finiscono con ciò che chiamiamo questo mondo, ossia ciò che percepiamo con i nostri cinque sensi corporei. Continuano anche oltre. Pertanto, dobbiamo capire dove siamo, come siamo inclusi gli uni negli altri e come funziona la nostra reciproca influenza. Non c’è via d’uscita da questo sistema. Siamo al suo interno e siamo obbligati a mantenere un buono stato gli uni verso gli altri perché il sistema stesso è integrale ed eterno.

Quando diciamo che una persona se ne va e torna, che tutto continua all’interno del sistema, significa che non esiste la morte. Tutto esiste all’interno di una rete continua e infinita di connessioni. La vita non si interrompe. Piuttosto, scorre all’interno di questo sistema all’infinito.

Certo, non è facile capirlo. Non occorre sforzarsi di immaginarlo artificialmente. È molto difficile da comprendere. Tuttavia, l’umanità si sta gradualmente avvicinando a tale comprensione. Dobbiamo prepararci. Allo stesso tempo, dovremmo rapportarci ad esso non come a un obbligo gravoso e opprimente, ma come a qualcosa di positivo per noi.

Quando iniziamo a percepire che questo sistema eterno e interconnesso è benevolo, che ci conduce a uno stato migliore, allora lo accettiamo naturalmente. Scopriamo la calma anziché la paura, perché comprendiamo di essere parte di qualcosa di infinito e completo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 26 gennaio 2026.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Possiamo essere davvero altruisti o abbiamo tutti secondi fini?

L’altruismo è la qualità dell’anima, oppure, in altre parole, l’anima è una qualità di amore e di dazione. Come può una qualità del genere esistere dentro di noi, se il nostro mondo, la nostra natura e tutto ciò che sentiamo sono costruiti su una qualità egoistica opposta, quella di godere a spese degli altri, che in sostanza è una qualità di ricezione e di odio? Proprio per questo è necessaria la conoscenza della struttura del sistema spirituale. Il nostro mondo è costruito sull’egoismo, sul prendere per noi stessi e sul rifiutare gli altri. Il mondo spirituale è il suo completo opposto: è costruito interamente sulla qualità altruistica, sulla dazione e sull’amore.

Se sostituiamo le nostre qualità interiori dall’odio e dalla ricezione alla dazione e all’amore, iniziamo a percepire dentro di noi fenomeni e processi completamente diversi. Questa nuova percezione è ciò che viene chiamato “il mondo superiore”. Non si trova da qualche parte fuori di noi; al contrario, si rivela dentro di noi, attraverso il cambiamento di qualità.

A volte le persone dicono di avere impulsi altruistici. Ma dobbiamo essere onesti: per cosa? Ogni impulso altruistico è in ultima analisi finalizzato al proprio tornaconto. Se non fosse proficuo in qualche forma, emotivamente, socialmente o psicologicamente, non agiremmo con gentilezza. Un simile comportamento non è vera bontà. È piuttosto un raffinato interesse personale. L’egoismo, che nella Kabbalah è chiamato “male”, è la natura fondamentale del nostro mondo.

Quindi, il mondo sono io. Tutto ciò che percepisco è dentro di me, dentro il mio egoismo. Se cambio me stesso, comincio a esistere in un’altra dimensione. Il mondo esterno non cambia; cambia la mia percezione.

Allora, dove si può trovare la forza positiva che può bilanciare l’inclinazione al male? C’è un solo posto. Se desideriamo davvero acquisirla, dobbiamo studiare la saggezza della Kabbalah. Attraverso questo studio, una forza positiva si forma gradualmente dentro di noi. All’improvviso scopriamo che compaiono e iniziano a vivere in noi qualità che, per definizione, non avrebbero potuto esistere prima. Quelle qualità sono proprio le qualità altruistiche dell’anima.

Basato sulla lezione virtuale di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 marzo 2018.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono i vantaggi del parlare con buone intenzioni?

Oggi, quando osserviamo l’umanità, vediamo molte persone che urlano. In televisione, nei talk show, le persone siedono a pochi metri di distanza e urlano senza sosta, come se il volume potesse sostituire il significato. Urlare non può portare a nulla; le persone non si dimostrano nulla l’una all’altra. Semplicemente non si sentono. Ognuno parla solo per non farsi sentire. In uno stato del genere, non c’è alcun dialogo.

Una vera conversazione inizia solo quando una persona desidera qualcosa di buono per l’altra. Se la persona seduta di fronte a me mi prendesse la mano e parlasse con calma, dolcemente, anche in un sussurro, trasmettendo il suo messaggio dal cuore, allora il mio cuore si aprirebbe in risposta. Allora qualcosa potrebbe passare da un cuore all’altro. Le parole diventerebbero secondarie. I sentimenti diventerebbero primari. In una conversazione del genere, c’è veramente poco da dire, eppure tutto viene compreso. Persino gli osservatori lo percepirebbero immediatamente. Avvertirebbero un’interazione calorosa, umana e genuina.

Tuttavia, questo non è lo stato del nostro mondo oggi. L’umanità è ancora in una fase in cui il combattimento verbale è considerato intrattenimento, proprio come il combattimento fisico è stato trasformato in sport. Questo tipo di urla si esaurirà. Deve. Il tempo stesso agirà e mostrerà alle persone che è inutile, che non ne deriva nulla di positivo e che non vale la pena partecipare a questi spettacoli circensi verbali. Gradualmente, il desiderio di essi svanirà. Poi arriverà una svolta e solo dopo ci sarà spazio per una seria espressione delle proprie intenzioni.

Questo non verrà da noi. Nulla di buono può venire da noi da soli. Verrà dall’alto come parte integrante del nostro sviluppo naturale. L’umanità sarà portata a uno stato in cui il silenzio diventerà preferibile al rumore, in cui le persone saranno pronte a sedersi insieme in silenzio. Allora la comunicazione passerà dalle parole ai sentimenti. Questo perché il vero lavoro non è cambiare gli altri, ma correggere noi stessi, cioè elevare la nostra intenzione da puramente egoistica e mirata a una volta al bene degli altri e della natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 24 dicembre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa pensi del cambiamento che sta avvenendo nel mondo in generale?

Non credo in un cambiamento positivo nel mondo per sua spontanea volontà. L’umanità non diventerà improvvisamente più gentile, saggia o premurosa. Ciò in cui credo è che l’umanità si porterà a uno stato così pericoloso e orribile da capire finalmente che deve cambiare, seriamente e con urgenza. L’umanità cambierà solo quando sarà terrorizzata, quando vedrà la propria fine avvicinarsi.

Sono ottimista? Sì, ma non nel senso ingenuo. La mia speranza è che le persone vedano chiaramente che si stanno dirigendo verso un crollo rapido e inevitabile. Solo allora, forse, si renderanno conto che ci deve essere una via d’uscita, anche se ancora non la vedono.

Dire oggi alla gente: “Trattiamoci bene a vicenda” suona infantile, ingenuo e irrealistico. Eppure questo è l’approccio migliore, più elevato e più necessario che potremmo adottare. E ancora, quanta sofferenza deve sopportare l’umanità prima di poter dire: “Basta!”?

​Quale pensiero si risveglierà nelle persone un passo prima dell’abisso? Sarà quando l’umanità si renderà conto che sta perdendo tutto, specialmente i suoi figli, cioè quando le persone vedranno che il futuro dei loro figli e nipoti sta scomparendo, che la loro esistenza è minacciata e che non c’è più nessun posto dove fuggire. A quel punto di impotenza, acconsentiranno a cambiare.

Questo perché il vero cambiamento viene dall’alto, ma solo quando siamo pronti ad accettarlo e la nostra disponibilità a tale cambiamento nasce da una disperazione assoluta.

​La civiltà deve arrivare alla consapevolezza di un vicolo cieco, che senza una trasformazione interiore, tutto svanirà.

Non possiamo fermare questo movimento verso un punto di rottura. Né la ragione né la logica ci aiuteranno. Cosa ci aiuterà? Solo una profonda sensazione interiore che un vicolo cieco sia inevitabile.

Ecco perché mi dedico all’insegnamento e alla condivisione della conoscenza, del metodo e della comprensione che hanno la capacità di preparare la mente dell’umanità a un tale cambiamento. Allo stesso modo, la realtà stessa risveglierà i cuori delle persone attraverso le sue crisi e pressioni.

La grande domanda rimane: possiamo portare l’umanità alla consapevolezza di ciò da cui dipende il vero cambiamento in modo più rapido, più piacevole e con una maggiore consapevolezza del processo in cui si trova? Questa è la mia speranza.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 14 novembre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa si cela dietro il mondo?

Dietro tutto ciò che accade nel mondo c’è la luce superiore, cioè una forza superiore di amore e dazione.

Anche dove percepiamo oscurità, dobbiamo purificare noi stessi e non il mondo, finché quella stessa oscurità non comincerà a risplendere.

Ogni fenomeno, per quanto nascosto, contiene in sé la luce superiore.

Quando eliminiamo il nostro intento egoistico verso la realtà, quello a causa del quale osserviamo tutto attraverso la lente del: “Cosa ci guadagno?”, allora scopriamo che non esiste alcuna oscurità, ma solo la luce superiore, semplice e infinita, che ci circonda.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 12 settembre 2024.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Ti è mai capitato di non riuscire a provare alcun senso di appartenenza in nessun posto del mondo?

Quando osserviamo l’umanità attraverso gli occhi di chi governa a livelli superiori, ci rendiamo conto che non esiste un posto fisso assegnato a una persona. Una persona può stare ovunque nel mondo e, con il tempo, adattarsi e chiamare quel posto casa. Questa è la natura della psicologia umana. Ci adattiamo alle condizioni che ci vengono date e iniziamo a sentire che quello in cui stiamo è il luogo a cui apparteniamo.

Quando ho capito che la mia strada portava in Israele, non ho esitato. Mi sono trasferito dalla Bielorussia alla Lituania, immergendomi in un’atmosfera completamente diversa. Questo ha reso più facile il passo successivo: abbandonare e lasciarsi alle spalle ciò che era prima. In Bielorussia la gente aveva persino paura di chiedere: “Quando te ne vai?”; ma, per me, tutto è diventato chiaro e semplice.

Dobbiamo imparare ad accettare ciò che esiste, ad abbracciare la realtà che si dispiega davanti a noi e a staccarci dal passato. Questo è il modo per andare avanti.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 17 ottobre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dio soffre?

Dio, o il Creatore, soffre molto senza di noi. Ha un desiderio infinito di dare, di elargire, di saturare tutta la creazione di bontà, eppure non c’è nessuno che lo desideri veramente. Sì, noi esseri umani vogliamo essere colmati, ricevere, ma non da Lui. Questa è la tragedia. Ciò a cui assistiamo è quasi come una guerra di nervi: chi sarà il primo a cedere, a confessare il suo amore, a dire sinceramente: “Ti amo”? È un gioco di sfinimento, di attesa che una delle due parti ceda.

La nostra vera identità emerge quando iniziamo a essere complementari al Creatore. Non semplicemente nell’essenza, siamo già potenzialmente necessari a Lui, ma nell’azione, quando ci avviciniamo consapevolmente a Lui, ci uniamo e ci fondiamo con Lui. Così facendo, risvegliamo una pienezza che si diffonde in tutto l’universo: la luce suprema che permea e sostiene ogni cosa. Senza di noi, senza questa partecipazione, l’universo rimane vuoto, freddo e oscuro.

Cosa si aspetta il Creatore da noi? Che accendiamo la luce. Che accendiamo la luce di questo mondo affinché l’universo possa essere riempito della Sua presenza: luce, amore, bontà, unità e perfezione in ogni forma.

Eppure, guardate il nostro mondo attuale, lacerato da guerre e confusione. Non dobbiamo fuggire o disperare. Dobbiamo solo aspettare con calma, con certezza, perché questo accadrà. Eppure, dobbiamo desiderarlo. Dobbiamo chiederlo silenziosamente al Creatore. Questo è tutto ciò che ci viene richiesto, senza rumore, proclami clamorosi, discussioni o resistenze. Semplicemente desiderare, chiedere sinceramente e lasciare che la luce si riveli.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 10 agosto 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è l’origine dell’antisemitismo? Come si è evoluto nel corso della storia?

La nazione ebraica ha avuto origine nella culla della civiltà moderna: la Mesopotamia, nota come “la terra tra due fiumi”. La Mesopotamia era una terra vasta e fertile tra i fiumi Tigri ed Eufrate, in quello che oggi è l’Iraq. È  stato il luogo di nascita di numerose invenzioni che hanno  permesso lo sviluppo della civiltà umana. Lì nacque Abramo, che divenne il padre di tre religioni: Ebraismo, Cristianesimo e Islam.

Abramo, figlio di Terach, costruttore di statue e guida spirituale idolatra, possedeva una qualità unica che lo distingueva dal resto del popolo: era insolitamente perspicace, animato da un grande zelo per la verità. Abramo era anche una persona compassionevole, notò che i suoi connazionali stavano diventando sempre più infelici. Riflettendo su questa osservazione, si rese conto che la ragione della loro infelicità era il crescente egoismo, ovvero il desiderio di perseguire interessi personali a scapito degli altri.

Si allontanarono sempre di più l’uno dall’altro. In un lasso di tempo relativamente breve, i Babilonesi passarono da un senso di parentela prevalente, descritto nel Libro della Genesi (11:1) come “di una sola lingua e di un solo linguaggio”, alla vanità e alla disaffezione. Da persone semplici e soddisfatte della propria sorte, i Babilonesi divennero avidi ed egocentrici, dicendo: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome” (Genesi 11:4).

Non appena Abramo si rese conto che il problema del suo popolo era la mancanza di equilibrio tra dare e ricevere, iniziò a parlarne. Ma i suoi sforzi furono accolti con scherno e incredulità. Il libro  Pirkei de Rabbi Eliezer  ( Capitoli di Rabbi Eliezer ), uno dei più importanti  Midrashim  (commentari) sulla Torah, offre una vivida descrizione della vanità dei Babilonesi:

“Nimrod [re di Babilonia] disse al suo popolo: ‘Costruiamo una grande città e abitiamola, affinché non siamo dispersi sulla terra… E costruiamo in essa una grande torre che raggiunga il cielo… e facciamoci un grande nome sulla terra.’”

La lotta di Abramo per il principio dell’equilibrio era molto più di un tentativo di salvare la comunità della sua città natale. Abramo scoprì che l’egoismo dentro l’essere umano era una bestia in continua crescita e che, senza un metodo efficace per contenerlo, avrebbe distrutto tutto. Per questo motivo, i re d’Israele del passato e i saggi ebrei nel corso dei secoli hanno sempre sottolineato il principio di anteporre l’unità all’ego crescente.

Sapevano che si trattava di un processo, non di una soluzione una tantum, che avrebbe portato pace e appagamento. La “luce” che gli Ebrei avrebbero portato era la legge dell’unità che Abramo aveva scoperto e che avrebbero introdotto nella loro società. Era uno stile di vita che avrebbe permesso alle persone di elevarsi al di sopra del proprio ego e di creare una società equilibrata e prospera, che vivesse in omeostasi.

Poiché agli Ebrei era stato affidato questo compito, l’odio nei loro confronti cresceva se non si univano e quindi non erano “una luce per le nazioni”. Al contrario, l’ostilità diminuiva o addirittura scompariva quando rendevano positive le loro relazioni reciproche, dando così un esempio da imitare agli altri. Ho spiegato ampiamente questo schema di unità e antisemitismo nel corso della storia nel mio libro: “The Jewish Choice: Unity or Anti-Semitism“, oggi siamo giunti a un momento in cui la necessità di attuare l’unità sta diventando impellente e il suo segnale d’allarme è il crescente sentimento antisemita, i crimini e le minacce che abbondano a livello globale.

Spero che saremo in grado di utilizzare il segnale d’allarme di un antisemitismo in forte crescita come un campanello d’allarme per unirci al di sopra delle nostre pulsioni divisive e che diventeremo un esempio fulgido del tipo di unità di cui il mondo ha tanto bisogno oggi. Che lo facciamo o meno, fa la differenza tra l’esplosione dell’odio nei nostri confronti in proporzioni catastrofiche, come è successo in passato, e la nascita di un mondo completamente nuovo, unito, armonioso e pacifico.

Basato sul libro: “New Antisemitism: Mutation of a Long-Lived Hatred”  del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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È strano cercare sicurezza in questo mondo imprevedibile?

Chi mi sorreggerà se cado? Qualcuno mi offrirà una spalla, un sostegno e un calore?

L’insicurezza, il senso di mancanza, è il motore che ci spinge.

Se fosse possibile calmarci per miracolo, darci la sensazione che non ci mancherà mai nulla, probabilmente rinunceremmo a gran parte del nostro correre da un compito all’altro, che in realtà non fa altro che distruggere la nostra salute.

Tutti soffrono di insicurezza, compresi i ricchi, i famosi e i potenti. Non proviamo mai un senso di sicurezza stando soli. Qualsiasi cosa realizziamo e acquisiamo nella vita non ci garantirà tale sensazione. Perché? Perché la sicurezza è una sensazione che dipende dalla qualità della connessione con gli altri.

Nei tempi antichi, vivevamo in tribù, andavamo a caccia e ci sentivamo tutti uniti. In seguito, il legame si è affievolito e ci siamo spostati verso un sistema di villaggio. Man mano che il legame si è ulteriormente affievolito, ci siamo ridotti al cerchio familiare. Oggi, ognuno di noi si sente principalmente un individuo e solo.

Durante questo processo evolutivo, abbiamo costruito strumenti che ci aiutassero a soddisfare i nostri bisogni primari. Abbiamo acquistato piccole case per ogni famiglia, appezzamenti di terra, animali e attrezzi. Oggi, le consegne del supermercato arrivano direttamente a casa nostra. Abbiamo anche un’assicurazione sanitaria, previdenziale, pensionistica e sulla vita. Apparentemente, siamo a posto, ma in pratica siamo diventati completamente dipendenti dai sistemi statali. Inoltre, lo Stato stesso diventa sempre più dipendente da ciò che accade in tutta l’umanità.

In questa realtà interconnessa, se i sistemi iniziano a collassare, ci troviamo di fronte a un problema grave. Per l’individuo, lo stato e la società umana in generale, non abbiamo più verdure in giardino, una capra o una mucca, lo stato non ha industrie locali per tutto ciò di cui ha bisogno e l’umanità non ha un super condizionatore per gestire i cambiamenti climatici.

Se improvvisamente ci fosse una difficoltà nella fornitura di elettricità, gas, energia, cibo, acqua, medicine e così via, cosa faremmo? Inoltre, se una crisi economica facesse crollare il valore del denaro e non potessimo comprare nulla con esso, di cosa vivremmo? In caso di un collasso generale, se ognuno di noi rimanesse chiuso in casa, chiudesse le finestre e mangiasse il cibo in scatola che ha fatto scorta, alla fine la folla affamata arriverebbe a prenderci tutto ciò che abbiamo.

Prima o poi saremo costretti a costruire una rete di sicurezza globale basata sulla connessione cuore a cuore, sulla considerazione per tutti e sul sostegno reciproco. Con questo quadro in mente, a che punto siamo nella realtà odierna?

Il mondo sta diventando sempre più interconnesso e interdipendente a un ritmo accelerato. Che lo vogliamo o no, la vita ci sta mettendo tutti sulla stessa barca. Inoltre, la natura circostante si sta rivelando un unico sistema chiuso, e la distruzione che le abbiamo causato si sta ritorcendo contro di noi. Questi cambiamenti nel mondo ci impongono di adattarci alla realtà integrale che si sta rivelando. Il modo migliore per farlo è attraverso un profondo processo educativo-culturale quotidiano che coinvolge tutta la società, il cui obiettivo è sviluppare una visione integrale del mondo in ogni singola persona.

Prendiamo, ad esempio, come affrontare l’aumento del costo della vita. È un dato di fatto che i prezzi continuano a salire. Invece di aspettare che qualcuno dall’alto risolva il problema, possiamo organizzarci dal basso. Possiamo creare una rete di garanzia reciproca nell’edificio, nel quartiere e nella comunità, senza bisogno di denaro e con la buona volontà di sostenere e completare il progetto.

Ad esempio, possiamo organizzare servizi di riparazione domestica da parte di qualcuno di noi che sia un professionista, corsi per bambini e ragazzi, lezioni su vari argomenti, serate culturali e artistiche, attività ricreative e sportive, eventi nei fine settimana e nelle vacanze, beni di seconda mano da regalare e molto altro ancora.

A un livello più avanzato, possiamo allestire una sorta di grande mensa con cibo semplice e gustoso, come nei kibbutz. Mangiare insieme ad altri può essere divertente e arricchente, invece di stare seduti da soli in un appartamento freddo. Possiamo, ad esempio, occuparci della pulizia delle strade per risparmiare sui bilanci comunali e destinarli a sovvenzionare progetti sociali. Forse ora sembra un po’ irrealistico, ma in tempi molto difficili non c’è altra scelta che unirsi e trovare soluzioni comuni.

Soprattutto, i media, i social network, le istituzioni educative e culturali dovrebbero incoraggiare lo spirito di connessione, il sostegno reciproco, il rispetto per coloro che contribuiscono alla società e che aiutano gli altri con tutto il cuore. Sebbene ciò accada in una certa misura oggi, si tratta ancora di un paradigma egoistico in cui, in ultima analisi, rispettiamo ancora l’individuo più forte, più intelligente e più ricco rispetto a quello che contribuisce di più alla società. Dovremmo quindi infondere questo spirito di connessione con tutta la nostra forza. Se lo faremo, la scala dei valori sociali cambierà e ci spingerà a svilupparci nel modo integrale richiesto.

Inoltre, poiché parlo qui in Israele, tra il popolo d’Israele, se ci volgiamo per un momento verso noi stessi, l’armoniosa connessione umana risiede nelle radici della nostra nazione, nel profondo dell’anima. Abramo, il Patriarca, scoprì l’unità dell’universo e come gli esseri umani possano connettersi positivamente per raggiungere l’equilibrio con esso. A partire dalla sua scoperta, insegnò i principi di gentilezza e amore tra le persone. La nostra nazione non ha mai avuto caste e classi come altre nazioni. I nostri valori fondamentali sono “tutti d’Israele sono amici”, ovvero garanti l’uno per l’altro, come è scritto, “come un solo uomo con un solo cuore”. Inoltre, l’atteggiamento del mondo nei confronti di Israele sta diventando molto ostile, e persino i nostri “amici” ci tradiranno in un attimo. Cosa ci aiuterà in un momento di difficoltà? È solo il potere della connessione. Troveremo la nostra sicurezza solo nell’avvicinarci gli uni agli altri, nel sentirci un’unica famiglia.

È scritto nelle nostre fonti che possiamo essere l’avanguardia dell’umanità nel suo progresso verso la correzione del mondo, ovvero verso la trasformazione del paradigma egoistico sempre più distruttivo in uno altruistico, dove scopriamo un mondo armonioso e pacifico attraverso le nostre nuove connessioni positive. Qui, nella nostra nazione, è possibile ricercare e sviluppare il necessario miglioramento della percezione umana. L’intero processo evolutivo che abbiamo attraversato come specie umana ci costringe ad avanzare da una percezione ristretta di “io contro tutti” a una percezione di “siamo tutti come uno”, ovvero a uno stato di perfetta connessione. Quando infrangeremo questo cambiamento percettivo, lasceremo che il potere unificante dell’universo fluisca verso il mondo, e questo fornirà a tutti un livello di sicurezza completamente nuovo. L’odio nei nostri confronti si trasformerà in affetto quando le persone sentiranno che dal nostro popolo proviene il metodo per una nuova vita, per gli individui e per la società.

Gradualmente, lo spirito umano si eleverà e una realtà si aprirà davanti a noi al di là del tempo, dello spazio e del movimento. Scopriremo allora cosa intendevano i grandi della nazione quando affermavano che tutto è uno. Sentiremo questa unica forza universale di amore e dazione dimorare nelle nostre connessioni, che continuerà a illuminare l’intera coscienza umana su scala globale.

Basato sull’episodio 47 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come pensi che cambieranno le persone man mano che il mondo cambia?

Fino ad oggi, abbiamo costruito le nostre scienze e industrie assecondando la nostra natura egoistica, secondo la quale ognuno dà priorità al proprio tornaconto personale rispetto a quello degli altri.

La nostra epoca, tuttavia, è segnata da un cambiamento fondamentale che non abbiamo ancora compreso pienamente. Il cambiamento consiste nel fatto che ora ci stiamo muovendo in base a  un principio integrale, non più lineare.

Il principio integrale è un nuovo atteggiamento verso l’ambiente e il mondo. Il mondo stesso opera secondo questo principio integrale, e noi finiremo per agire esclusivamente secondo tale principio.

Ci troviamo attualmente in una fase evolutiva segnata da una rivoluzione nella nostra percezione della realtà. Siamo sulla buona strada per percepire la realtà in modo fondamentalmente diverso, non più limitato a questo mondo. Al contrario, la realtà si estende e si espande fino a non avere più limiti, e con ciò iniziamo a vivere nella nostra coscienza, nei nostri pensieri e nei nostri desideri, e non in questo mondo fisico che sta scomparendo dai nostri sensi con i suoi obsoleti egoistici modi di comportamento.

Il mondo di domani sarà guidato dall’idea che la connessione umana positiva sia fondamentale, che ci sentiremo così strettamente connessi che il sé di ognuno scomparirà e ci integreremo, come è scritto, “come un solo uomo con un solo cuore”.

Cosa potremmo provare, allora? Non possiamo descrivere sensazioni nuove che ancora non abbiamo sperimentato, ma in generale, sarà qualcosa di buono. Sarà un mondo senza limitazioni corporee, senza la Terra e l’universo, un mondo completamente nuovo.

Basato sull’episodio 1.255 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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