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Ti è mai capitato di sentirti in un vicolo cieco nella vita?

Man mano che avanziamo nella vita, spesso sembra che passiamo da un vicolo cieco all’altro. Eppure, questi apparenti vicoli ciechi non sono ostacoli destinati a fermarci. Sono tappe del nostro sviluppo. Ogni passo crea dentro di noi nuovi desideri, qualità e caratteristiche interiori che ci preparano a scoprire il significato della vita.

Il significato della vita esiste. Non è nascosto perché non esiste, ma perché non abbiamo ancora sviluppato i sensi necessari per percepirlo. All’inizio non vediamo, non sentiamo e non sappiamo nemmeno come formulare correttamente la domanda. Tuttavia, mentre continuiamo la nostra ascesa, lottando e avanzando proprio come un bambino piccolo che impara a salire un gradino alla volta, sviluppiamo gradualmente sia il nostro intelletto sia i nostri sentimenti. Attraverso questo processo, diventiamo capaci di comprendere verso che cosa la vita ci sta realmente conducendo.

Poi accade qualcosa di straordinario. Iniziamo a percepire che il significato non ci aspetta alla fine del viaggio. Si rivela tra un gradino e l’altro. Emerge nel processo stesso della crescita, nello sforzo, nelle scoperte, nelle delusioni e nelle aspirazioni che rinascono.

Le persone spesso si chiedono se esista un ultimo gradino, un punto d’arrivo definitivo. Esiste da qualche parte, molto oltre la nostra percezione attuale, ma, in pratica, perde la sua importanza. Perché dovrebbe essere importante quando iniziamo a sentire che l’ascesa stessa è la vita? Il processo diventa il compimento.

La vita si trova nel superare la delusione, nel ritrovare la forza dopo ogni battuta d’arresto e nel perfezionare continuamente la nostra comprensione dell’obiettivo. Senza queste sfide, non avremmo direzione, scopo né modo di distinguere un vero obiettivo da uno falso. Attraverso ogni passo, cresciamo, ci sviluppiamo e creiamo noi stessi.

A un certo punto, non siamo più guidati semplicemente dal desiderio di sfuggire alle difficoltà o di raggiungere una qualche destinazione finale. Iniziamo invece a trarre piacere dal viaggio stesso. Tra un gradino e l’altro scopriamo saggezza, armonia e chiarezza. Cominciamo a percepire l’intelligenza e lo scopo insiti nell’intero processo.

È qui che inizia una conquista più profonda. Attraverso la struttura stessa dell’ascesa, attraverso il modo in cui ogni fase è organizzata, arriviamo gradualmente a riconoscere Colui che ha progettato tutto questo. Come è scritto: “Dalle Tue azioni Ti conoscerò.” Osservando come questi gradini sono stati creati, come corrispondono al nostro sviluppo e come siamo stati creati proprio per elevarci al di sopra di essi, iniziamo a raggiungere la forza superiore stessa che ci ha creati e ci sostiene: la forza dell’amore e della dazione, il Creatore.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 27 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché i pasti preparati dalle persone care risultano più memorabili del cibo stesso?

Un pasto preparato con amore da una madre o una nonna racchiude molto più del semplice sapore. In esso si trovano cura, calore, attenzione e un senso di appartenenza. Quindi, ciò che ci nutre non è il cibo in sé, ma il sentimento che lo accompagna.

Secondo la Kabbalah, tuttavia, queste esperienze familiari rimandano a qualcosa di molto più profondo. L’amore che riceviamo attraverso le persone è solo una forma esteriore attraverso cui una forza superiore comunica con noi. Ciò che desideriamo veramente non è il cibo, il dono o la persona stessa, ma la realizzazione, la cura e l’amore che fluiscono attraverso di loro.

Dobbiamo imparare gradualmente a riconoscere questa fonte interiore.

Le figure che un tempo ci donavano appagamento, nostra madre, nostra nonna, la nostra famiglia e le persone care, esistono nella nostra memoria e nelle nostre emozioni perché erano i canali attraverso cui sperimentavamo l’amore. Eppure l’essenza di quell’amore non scompare quando quelle figure non ci sono più. La fonte rimane.

La Kabbalah spiega che tutto ciò che abbiamo sempre desiderato esiste già nella realtà. La sfida non è creare la realizzazione, ma imparare a percepirla correttamente. Attraverso lo sviluppo interiore, iniziamo ad avvicinarci alla fonte della nostra vita.

Questo non significa che una nonna riapparirà con un piatto di cibo in mano, invitando il nipote a mangiare. Quelle forme fisiche appartengono a una particolare fase della vita. Piuttosto, sviluppiamo la capacità di connetterci con la forza che era posta dietro quelle forme fin dall’inizio.

L’umanità si sta gradualmente dirigendo verso una nuova fase percettiva. In primo luogo, le persone si allontanano dalla dipendenza da forme di appagamento puramente materiali. Poi entrano in quella che potremmo definire una realtà più virtuale, dove la connessione diventa sempre più importante. Infine, questo sviluppo conduce a una percezione spirituale della realtà.

In quello stato, sperimentiamo tutto ciò che abbiamo sempre desiderato: calore, cura, empatia, comprensione, protezione e amore. I sentimenti che un tempo provenivano dai genitori, dalla famiglia e dalle relazioni intime si rivelano in una forma più completa e universale.

La realizzazione personale non dipende più da oggetti fisici. Cibo, beni materiali e comfort esteriori sono semplici contenitori. Il vero contenuto è il sentimento che li riempie. Quando raggiungiamo la percezione spirituale, ci connettiamo direttamente con la fonte della realizzazione, anziché con il contenitore esteriore attraverso il quale essa si manifestava in precedenza.

Questa esperienza è simile a quella di un bambino piccolo che riposa al sicuro tra le braccia di una madre amorevole. Il bambino si sente completo, protetto e amato senza bisogno di analizzarne il motivo. Il raggiungimento spirituale rivela un simile senso di completezza, ma a livello cosciente.

A poco a poco, iniziamo a comprendere che ogni espressione d’amore che abbiamo incontrato nel corso della vita ha avuto origine da un’unica fonte. Ciò che si è manifestato come madre, nonna, famiglia, amici o persone care era in definitiva il Creatore che si rivelava attraverso diverse forme.

Inizialmente, sembra che le persone siano la fonte dell’amore che riceviamo. In seguito, scopriamo che erano solo messaggeri. Dietro ogni gesto di premura si celava la stessa forza che governa la realtà stessa.

Questa consapevolezza trasforma il nostro modo di vedere la vita. Invece di cercare appagamento in innumerevoli forme esteriori, iniziamo a percepire la fonte che si cela dietro di esse. Ogni calore, gentilezza e sensazione di essere amati vengono riconosciuti come provenienti dalla stessa forza superiore.

Pertanto, la rivelazione del Creatore non è un’idea filosofica astratta. È la scoperta della fonte di ogni appagamento, amore, cura e connessione. Arriviamo a sentire che non c’è veramente nessun altro all’infuori di Lui e che tutto ciò che abbiamo mai ricevuto proviene da quell’unica fonte.

In questa prospettiva, non manca nulla. Il calore che le persone cercano per tutta la vita si rivela come l’essenza stessa della realtà.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 23 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Le persone sono meno felici di prima?

Si sta avvicinando un’altra tappa dell’evoluzione umana, un periodo in cui il tipo di amore che conosciamo nel nostro mondo scomparirà. La reciprocità svanirà, l’attrazione si indebolirà e le persone non troveranno più appagamento nelle relazioni e nei piaceri che un tempo sembravano essenziali. Stiamo già iniziando a vedere questo processo in atto, soprattutto tra le giovani generazioni.

Man mano che questo processo si svilupperà, l’umanità scoprirà gradualmente di non avere più nulla per cui vivere secondo le vecchie modalità. Le consuete fonti di appagamento non ci soddisferanno più. Allora, dentro ogni persona, sorgerà una domanda più profonda: che cosa può davvero colmarci? Dopotutto, l’uomo non vive di solo pane.

Sarà un periodo di grande delusione, ma anche di grande rivelazione. Quando tutte le precedenti fonti di piacere verranno meno, l’umanità inizierà a cercare la vera fonte dell’appagamento. Dal profondo del desiderio umano emergerà un grido collettivo: «Come possiamo continuare a esistere? Che cosa può davvero soddisfarci? Dov’è la fonte stessa della vita?»

Ciò che sta accadendo ora è che veniamo gradualmente distaccati dai piaceri falsi e temporanei, affinché possiamo scoprire la fonte autentica. È come se si stesse preparando per noi un passaggio che conduce direttamente a quella fonte.

E c’è una sola fonte: il Creatore, cioè la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione che ci ha creati e ci sostiene. Alla fine, ogni persona arriverà a riconoscere che il Creatore è la fonte della vita, la fonte di tutte le aspirazioni, dei desideri e degli appagamenti. Sentiremo che non c’è nient’altro che desideriamo veramente. Il Creatore diventerà la risposta a ogni desiderio interiore.

In realtà, nel corso di tutta la storia, che ne fossimo consapevoli o meno, abbiamo sempre aspirato al Creatore. Persino le nostre ricerche egoistiche erano, in sostanza, una ricerca dell’appagamento che esiste soltanto nel Creatore.

Questa consapevolezza si sta avvicinando. Aspettiamola, speriamo in essa e prepariamoci ad accoglierla, perché accadrà prima di quanto pensiamo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 19 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La spiritualità è l’ultima speranza per salvare l’umanità?

Il principio «Ama il prossimo tuo come te stesso» non è semplicemente una bella idea o un insegnamento morale. È l’unica porta attraverso la quale l’umanità può entrare nel suo stato corretto, cioè in uno stato in cui possiamo godere di una vita armoniosa, pacifica, eterna e completa, al di sopra delle nostre pulsioni egoistiche e divisive, in una meravigliosa connessione gli uni con gli altri.

Tuttavia, non vediamo subito questa porta. Cerchiamo ovunque altrove, percorrendo innumerevoli strade, ricorrendo a surrogati e soluzioni di ogni tipo, convinti che la realizzazione possa essere trovata nel successo personale, nel potere, nella conoscenza, nella ricchezza o anche semplicemente nei piccoli piaceri della vita. Alla fine, però, dopo molte delusioni, scopriamo che nessuna di queste fonti di piacere transitorio è in grado di offrire soluzioni durature.

La porta è sempre stata lì, ma non riuscivamo a vederla perché non avevamo ancora esaurito tutte le alternative. Ciò che ci manca è la delusione, non una delusione parziale, ma la delusione nei confronti di ogni tentativo egoistico di trovare appagamento. Solo quando ci rendiamo conto che tutte le altre strade conducono al vuoto diventiamo capaci di vedere l’unico vero ingresso.

Ecco perché le nostre peregrinazioni sono necessarie. Dobbiamo raggiungere uno stato in cui rimanga una sola possibilità: la connessione. Una connessione di questo tipo è la vera adesione e l’autentica fratellanza.

Fratellanza significa che tutte le persone esistono all’interno di un unico desiderio e di un’unica intenzione. È uno stato di completa fusione interiore, nel quale ciascuno è connesso a tutti gli altri. L’umanità ritorna al sistema originario chiamato «Adam HaRishon», diventando come «un solo uomo con un solo cuore», cioè un unico corpo completamente connesso. Questo è lo stato futuro verso il quale la natura ci sta conducendo.

Questa visione deve essere davanti a noi come qualcosa di evidente, raggiungibile e necessario. Tutte le delusioni, le crisi e i vicoli ciechi che sperimentiamo non sono punizioni. Sono preparativi. Ci rivelano gradualmente che non c’è altro luogo verso cui fuggire e nulla più da conseguire, se non una connessione autentica gli uni con gli altri e, attraverso questa connessione, l’adesione alla forza sorgente della nostra vita, la forza superiore dell’amore e della dazione che chiamiamo «il Creatore».

È proprio per questo che tutte le nostre peregrinazioni sono necessarie: per condurci a questo stato.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 15 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa ascoltare la natura?

Ascoltare la natura non significa semplicemente udire dei suoni, ma entrare in profonda intimità con essa. Se siamo in sintonia con la natura, iniziamo a percepire tutto ciò che ci circonda come un unico atteggiamento unitario nei nostri confronti, una forza guida che si relaziona costantemente con noi. Quando raggiungiamo questa percezione, nulla appare più negativo, nemmeno gli eventi che prima sembravano spaventosi o dolorosi, fino alla morte stessa. Tutto viene accettato come parte di un processo completo e dotato di uno scopo.

Possiamo vivere in questo stato con calma, calore e stabilità interiore. Tuttavia, per raggiungerlo, dobbiamo rivelare un senso interiore che al momento è nascosto. Ciò che lo nasconde è il nostro egoismo, che ci rinchiude in noi stessi e ci mantiene concentrati solo sulla nostra ristretta percezione. Per questo motivo, non riusciamo a percepire l’armonia più ampia della natura.

In realtà, dentro di noi agiscono due forze: una forza positiva che connette e armonizza e una forza egoistica opposta che separa e limita. La difficoltà sta nel fatto che per natura diamo la precedenza alla forza egoistica. Essa ci allontana dalla percezione dell’unità della natura e ci impedisce di “ascoltarla”.

Per iniziare ad avvicinarci a questa percezione, dovremmo cercare di penetrare più profondamente nel sentire la natura a livello interiore. Questo è ciò che si intende con l’avvicinarsi a ciò che i Kabbalisti chiamano “il Creatore”. Il Creatore non è un’entità astratta o distante, ma tutto ciò che ci circonda e che è dentro di noi. Non c’è divisione. Tutto ciò che percepiamo, sia all’esterno che all’interno, appartiene a questa unica realtà dominante.

Avvicinarsi significa dissolvere i confini della nostra percezione, rimuovere le barriere interiori che separano “me” da “il mondo”. Man mano che questi confini svaniscono, iniziamo a percepire la realtà in modo diverso. È come se il mondo intero si riempisse di una sottile armonia, come una melodia tranquilla e continua che permea ogni cosa.

L’obiettivo non è semplicemente sopravvivere in questo mondo, ma entrare in armonia con esso. E quest’armonia si raggiunge proprio sviluppando questa sensibilità interiore, questa capacità di ascoltare la natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 16 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’anima è collettiva o individuale?

Quando parliamo di anima, dobbiamo innanzitutto chiarire un equivoco fondamentale: l’anima non è qualcosa di personale che esiste all’interno di un individuo fin dalla nascita. L’anima è piuttosto un fenomeno collettivo, un desiderio reciproco che esiste tra le persone.

La Torah descrive un unico essere creato, che chiama ” Adamo “, e che in seguito si divise in molte parti. Noi siamo le sue parti. Di conseguenza, l’anima non è qualcosa di individuale, ma un sistema di connessione tra queste parti, un desiderio collettivo in cui siamo tutti interconnessi.

Se vogliamo comprendere questo concetto in modo pratico, dovremmo guardare al nostro mondo. Quando le persone si uniscono “come un solo uomo con un solo cuore”, nell’amore reciproco, nella reciprocità e nella generosità, quando si relazionano veramente l’una con l’altra secondo il principio “ama il prossimo tuo come te stesso”, allora si crea tra di loro una forza speciale. Questa forza collettiva, che si manifesta nella loro connessione, è ciò che chiamiamo: “L’anima”.

Ciò significa che nessun individuo possiede un’anima in sé. L’anima di una persona è la sua connessione con gli altri. Si trova al di fuori di sé, nel suo atteggiamento verso gli altri. Quando una persona esce da sé, si eleva al di sopra del suo desiderio egoistico di solo tornaconto personale e desidera essere inclusa negli altri, connettersi con loro in uguaglianza e reciproco scambio, allora tale connessione diventa la sua anima.

Anche se nessuno lo sa, anche se una persona siede in silenzio e sviluppa interiormente il desiderio di entrare in contatto con gli altri e di aiutarli a unirsi, partecipa già a questo sistema collettivo. Attraverso questo, acquisisce l’anima, il campo reciproco di connessione.

Per questo l’anima viene anche chiamata “assemblea” o “raduno”, un insieme di desideri che confluiscono in un unico sistema. In definitiva, ciò include tutte le persone, tutta l’umanità, come un’unica anima unificata.

Se una persona non desidera entrare in contatto con gli altri, allora non possiede ancora un’anima. L’anima è proprio quel desiderio comune, come le cellule di un corpo che lavorano in armonia per il bene del tutto. Ogni cellula conserva la propria individualità, ma tutte sono integrate in un unico sistema vivente. La vita di questo sistema è l’anima.

All’interno di questa connessione, una persona inizia a sentire la forza superiore dell’amore e della dazione, che nella Kabbalah è chiamata “il Creatore”. Poiché il Creatore è la forza dell’amore e della dazione, quando una persona acquisisce questa stessa qualità verso gli altri diventa simile a Lui. Questa somiglianza è chiamata “adesione”.

Pertanto, la misura in cui una persona è connessa agli altri nell’amore e nella dazione corrisponde alla misura in cui possiede un’anima e alla misura in cui è connessa al Creatore.

Quando questa connessione diventa completa, cioè quando una persona è connessa con tutti, raggiunge l’anima completa, l’unica anima comune dell’umanità chiamata ” Adamo “.

Allo stesso tempo, l’individualità non viene persa. Al contrario, ogni persona raggiunge quest’anima collettiva a partire dal proprio punto di vista unico. Come una cellula in un corpo, ognuno contribuisce con qualcosa di unico al servizio del tutto.

Ecco perché si dice che dall’amore per le creature si giunge all’amore per il Creatore. Non c’è altra via. All’interno di questo sistema generale, esistono ruoli diversi. Ci sono quei desideri che hanno una particolare inclinazione a iniziare la connessione, a muoversi “direttamente verso il Creatore” ( Yashar-El ). Questi sono chiamati “Israele”. Non è che per loro sia più facile, ma hanno un senso di urgenza e di responsabilità più forte nei confronti della connessione. Allo stesso tempo, hanno anche una maggiore resistenza egoistica, in modo da poter esercitare la libera scelta.

Altri desideri, chiamati “le nazioni del mondo”, non provano naturalmente questo stesso impulso alla connessione. Sono più individualisti. Tuttavia, fanno tutti parte dello stesso sistema e tutti, in ultima analisi, devono essere inclusi nella stessa anima unificata.

Storicamente, il gruppo chiamato Israele era caratterizzato da un forte senso di connessione e responsabilità reciproca. Questo si esprimeva nell’aiuto reciproco, nel destino condiviso e nella vicinanza interiore. Oggi, tuttavia, questo sentimento si è infranto, perché l’umanità è entrata in una fase di egoismo sempre più accentuato.

Ora, però, il mondo stesso sta diventando globalmente interconnesso, che lo vogliamo o no. Questa è la legge di natura che si manifesta. Avremmo dovuto allinearci consapevolmente ad essa, costruire connessioni volontariamente, ma non l’abbiamo fatto. Perciò, viviamo delle crisi.

Il ruolo di coloro che sentono questa inclinazione alla connessione è quello di iniziare a realizzarla, ovvero di costruire l’unità e di manifestarla. Questo è ciò che significa essere “luce per le nazioni”, mostrare la via della connessione. Se ciò verrà fatto, l’intero sistema inizierà a correggersi da solo. In caso contrario, la pressione continuerà a crescere.

L’esilio, in questo senso, non è un luogo fisico. È una mancanza di connessione. E la redenzione è il ripristino di questa connessione. Pertanto, ovunque una persona si trovi, il suo compito è lo stesso: costruire una connessione con gli altri, rivelare l’anima collettiva. Questo è lo stato futuro dell’umanità: diventare un unico sistema connesso, un’unica anima, in cui il Creatore si rivela.

Basato su “L’anima collettiva e l’anima ebraica – Jtimes con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si possono applicare i principi della Kabbalah per costruire oggi una società umana integrale?

Per comprendere come i principi della saggezza della Kabbalah possano essere applicati per costruire una società umana integrale oggi, dovremmo innanzitutto comprendere il concetto di anima così come lo descrive la Kabbalah. Dobbiamo superare la nostra attuale concezione di anima, così come viene comunemente intesa nel mondo. Solitamente, le persone immaginano l’anima come qualcosa di personale che esiste all’interno di ogni individuo. Ma secondo la Kabbalah, l’anima non è qualcosa di privato che appartiene a una singola persona. L’anima è un fenomeno collettivo. È il desiderio comune che esiste tra le persone quando si connettono armoniosamente tra loro.

La Torah parla di un unico essere umano all’inizio, chiamato ” Adam HaRishon “, che in ebraico significa “Il Primo Uomo”. Questo non si riferisce a una persona biologica, ma a un unico sistema collettivo di desideri. In seguito, questo sistema venne diviso in molte parti, che oggi ci appaiono come esseri umani distinti. In realtà, però, siamo tutti frammenti di quell’unica anima originaria.

Pertanto, l’anima non è qualcosa che esiste all’interno di un individuo. L’anima si crea tra le persone quando si connettono correttamente, in un atteggiamento comune di amore e dazione. Quando le persone si uniscono di cuore in cuore, quando costruiscono relazioni basate sull’amore vicendevole, sulla reciprocità e sul principio “ama il prossimo tuo come te stesso”, tra di loro si manifesta una forza speciale. Questa forza collettiva, creata dalla loro connessione, è ciò che la Kabbalah chiama “l’anima”.

Nessuno possiede un’anima autonomamente. L’anima esiste solo in relazione agli altri. Quando una persona desidera connettersi con gli altri in un rapporto di uguaglianza, reciprocità e condivisione, quando si eleva al di sopra del proprio ego e si impegna per essere inclusa negli altri, questa connessione forma il contenitore chiamato “anima”. Non importa se gli altri ne siano a conoscenza o meno. Un Kabbalista potrebbe sedere tranquillamente in una stanza senza che nessuno sappia o no di lui, ma se sviluppa in sé un sincero desiderio di connettersi ai cuori degli altri e di aiutarli a connettersi tra loro, allora inizia a partecipare a quel desiderio collettivo. Questa partecipazione è chiamata “acquisizione di un’anima”.

Nella Kabbalah, questa connessione collettiva viene talvolta chiamata “assemblea di Israele”, ovvero il raduno di tutte le anime che aspirano alla connessione. In definitiva, quest’anima collettiva deve includere non solo coloro che sono chiamati “Israele”, ma anche tutte le anime delle nazioni del mondo. Alla fine, esiste una sola anima per tutta l’umanità.

Se non desideriamo entrare in contatto con gli altri, se non vogliamo unirci agli altri “come un solo uomo con un solo cuore”, allora non abbiamo un’anima. L’anima non appartiene a un individuo isolato. È il campo comune che si manifesta tra le persone quando si uniscono correttamente. Proprio come le cellule del corpo funzionano insieme in armonia, ognuna svolgendo il proprio ruolo al servizio dell’intero organismo, così gli esseri umani devono connettersi in un unico sistema. La forza collettiva che emerge dalla loro armoniosa cooperazione è l’anima.

All’interno di questa connessione, una persona inizia a percepire la forza superiore, che la Kabbalah chiama “il Creatore”. Il Creatore si rivela precisamente nella relazione di amore e di dazione tra le persone. Per questo i saggi affermavano che l’anima è “una parte di Dio dall’alto”. Il grado in cui costruiamo una connessione d’amore con gli altri determina il grado in cui percepiamo il Creatore.

Questo stato è chiamato “adesione al Creatore”. È uno stato che possiamo raggiungere attraverso la connessione con gli altri. Più forte e profondo è il legame che acquisiamo con le altre persone, maggiore è il grado di adesione che raggiungiamo. Quando l’umanità raggiunge finalmente la completa connessione con tutti, quello stato è chiamato “la fine della correzione” ( Gmar Tikkun ). Allora, l’anima collettiva completa si rivela, l’unica anima che appartiene a tutti.

Ciascuno di noi raggiunge quest’anima collettiva dal proprio punto di vista unico. Pertanto, l’individualità non si perde. Così come ogni cellula di un organismo contribuisce con la sua funzione specifica partecipando alla vita dell’intero organismo, ogni persona conserva la propria individualità pur partecipando all’anima comune. Dalla propria prospettiva, si raggiunge l’intero sistema. Per questo i saggi dicevano che attraverso l’amore per il creato si giunge all’amore per il Creatore. L’amore per gli altri è il veicolo attraverso cui si manifesta l’amore per il Creatore.

In quest’anima collettiva esistono anche ruoli diversi. Alcuni desideri dell’umanità hanno una particolare inclinazione alla connessione. Questi desideri sono chiamati “Israele”. La parola Israele deriva da ” Yashar-El “, che significa “direttamente al Creatore”. Descrive coloro che sentono un forte impulso interiore verso l’unità e verso la rivelazione della forza della connessione.

Questo non significa necessariamente che per loro sia più facile connettersi. Anzi, può essere più difficile. Sentono l’urgenza e l’importanza della connessione, ma possiedono anche forti forze egoistiche che vi si oppongono. Questa tensione dà loro libertà di scelta.

Le anime delle nazioni del mondo rappresentano desideri che non provano naturalmente questa stessa urgenza unificante. Sono più individualistiche. Storicamente, tuttavia, il popolo di Israele ha sviluppato una cultura che enfatizzava l’apprendimento, il mutuo aiuto, la vita comunitaria e la responsabilità reciproca. Questa tendenza alla vita collettiva è rimasta intatta anche durante lunghi periodi di esilio.

Oggi, tuttavia, l’umanità sta vivendo un aumento senza precedenti dell’egoismo. Nel corso dell’ultimo secolo, l’ego si è sviluppato a tal punto che persino i legami naturali che un tempo univano il popolo di Israele si sono indeboliti. Assistiamo ad emarginazione, corruzione e divisione all’interno delle comunità ebraiche. Questo non è casuale. L’umanità avrebbe dovuto iniziare a correggere il proprio ego molto tempo fa, allineandosi a un mondo sempre più globale e interconnesso. Ma non lo abbiamo fatto. Di conseguenza, il XX secolo ha portato eventi terribili, tra cui l’Olocausto, e la stessa crisi continua ancora oggi.

L’umanità si trova ora ad affrontare un sistema globale in cui tutti sono interconnessi, che lo vogliano o no. La natura stessa ci sta costringendo verso una struttura globale. Il ruolo di Israele in questo sistema è quello di iniziare a costruire la giusta connessione umana positiva e di mostrare al resto dell’umanità la via dell’unità. Questo è ciò che significa essere “luce per le nazioni”.

Il mondo si aspetta inconsciamente questo esempio. Gran parte dell’ostilità diretta contro gli Ebrei nel corso della storia deriva dal fatto che questo ruolo non è ancora stato svolto. Se il popolo di Israele iniziasse a dimostrare vera unità e responsabilità reciproca, si creerebbe un rapporto completamente diverso tra esso e le nazioni del mondo.

L’esilio in senso spirituale non significa vivere al di fuori della terra fisica di Israele. Esilio significa essere al di fuori della connessione. Una persona potrebbe vivere ovunque nel mondo e partecipare comunque al raduno di Israele se si impegna per l’unità con gli altri. Il luogo fisico è secondario. Ciò che conta è il desiderio di connessione.

Storicamente, il popolo ebraico si è disperso in tutto il mondo proprio per portare in ogni società il potenziale di connessione. Quando inizierà a realizzare questa connessione al suo interno, essa influenzerà naturalmente le nazioni circostanti. Il concetto di “Terra d’Israele” rappresenta in definitiva un desiderio rivolto al Creatore, un desiderio di unità. In futuro, questa qualità dovrà diffondersi in tutto il mondo.

L’umanità si sta avvicinando a una fase critica. L’intensificarsi dei problemi che osserviamo oggi rivela che il mondo non può continuare a esistere basandosi sulla separazione egoistica. Se non impariamo a connetterci correttamente, i sistemi della civiltà umana crolleranno sotto la pressione di questa realtà integrale.

Ma se cominciamo a costruire un vero legame tra di noi e insegniamo al mondo il metodo dell’unità, apriremo la strada verso una fase completamente nuova e armoniosa dello sviluppo umano. Questa è la vera correzione del mondo,  Tikkun Olam .

Basato su “L’anima collettiva e l’anima ebraica – Jtimes con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Da dove posso ricominciare a sperare quando sento che tutto nella mia vita sta crollando?

Le persone attraversano gli oceani, cercano nuove terre e rischiano tutto perché spinte dalla speranza. Ma cosa succede quando ogni speranza sembra svanire, quando ogni candela si è spenta: l’amore, la fede, la serenità, tutto? Come può una persona andare avanti quando non sembra esserci più nulla?

La speranza permane quando comprendiamo che tutto è nelle mani del Creatore, la forza suprema dell’amore, della dazione e della connessione che ha creato e sostiene la realtà. In quel momento, ci rendiamo conto con certezza che nulla è nelle nostre mani. Questa consapevolezza diventa la nuova fiamma della speranza.

Perché il Creatore ci lascia sempre quest’ultima candela? Perché, proprio all’ultimo momento, quando ci sentiamo completamente persi, il Creatore ci afferra e prosegue il cammino insieme a noi. Quella piccola luce residua è il punto di connessione tra noi in questo mondo e la realtà superiore.

Inoltre, questa candela non si spegne mai. Rimane sempre accesa. Ci accompagna per tutta la vita, anche quando non ce ne accorgiamo.

Non esiste alcuno stato in cui questa candela scompaia veramente. Il Creatore è buono e fa il bene, perciò il legame tra Lui e noi esiste sempre. Altrimenti, non saremmo mai nati, perché il Creatore vede già l’intero percorso della nostra vita dall’inizio alla fine.

Perché, dunque, così spesso non riusciamo a vedere questa candela e perdiamo la speranza? Perché non siamo in sintonia con la nostra esistenza. Non osserviamo abbastanza a fondo la realtà in cui viviamo.

L’atteggiamento corretto è ricordare che la bontà del Creatore è sempre davanti a noi. Anche quando tutto sembra buio, questa piccola candela continua a rimanere accesa, guidandoci avanti.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’amore tra un genitore e un figlio è tutto ciò che conta, oppure esistono altre forme d’amore altrettanto potenti?

L’amore tra un genitore e il proprio figlio è senza dubbio la più forte manifestazione d’amore in natura. Tuttavia, dovremmo raggiungere un livello tale da relazionarci con gli altri come un genitore amorevole si relaziona con i propri figli.

Se però ci sforziamo di sviluppare un amore per gli altri simile a quello che un genitore prova per i propri figli, se leggiamo ogni giorno materiale su come raggiungere un amore del genere e ci mettiamo onestamente alla prova, scopriamo che semplicemente non ci riusciamo. Non possiamo amare veramente gli altri in questo modo. In quel momento, potremmo dire che non possiamo amare gli altri nella stessa misura in cui amiamo i nostri figli. Eppure, questa non è ancora una preghiera. È una fase di esame. Iniziamo a valutare il nostro atteggiamento verso gli altri e ci rendiamo conto di quanto siamo lontani dallo stato di amore per il prossimo. Così facendo, scopriamo in che misura abbiamo bisogno di essere corretti.

Da questa consapevolezza, inizia a formarsi una vera e propria richiesta. Ci rivolgiamo alla forza primordiale della natura, una qualità di amore, dazione e connessione che crea e sostiene tutta la vita, che nella saggezza della Kabbalah chiamiamo “il Creatore”. Ci appelliamo a questa forza, al Creatore, e chiediamo una correzione della nostra natura che antepone costantemente l’amor proprio all’amore per gli altri. Comprendiamo di non poter cambiare noi stessi e che l’unico che può correggerci è il Creatore. Ma il Creatore agisce solo in conformità alla nostra richiesta, alla nostra supplica e alla nostra preghiera.

Si tratta di un processo spirituale, che in teoria è molto chiaro. Innanzitutto, immaginiamo lo stato ideale di raggiungere un atteggiamento autentico di amore per il prossimo. Poi cerchiamo di avvicinarci a quell’atteggiamento e scopriamo di non esserne capaci. Questa consapevolezza fa nascere in noi una sincera richiesta di aiuto. Quindi, ci rivolgiamo al Creatore e Gli chiediamo di operare la correzione che non riusciamo a compiere da soli.

Quindi, se desideriamo veramente raggiungere lo stato di amare gli altri e ci rendiamo conto di non poterlo fare da soli, lo chiediamo. Questa richiesta diventa l’inizio di una preghiera sincera.

Basato sulla “Conversazione con il Dr. Michael Laitman” di KabTV, tenutasi il 26 febbraio 2026 con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono i modi migliori per superare un grande dolore causato da un tradimento?

Quando proviamo un terribile senso di tradimento, quando ci brucia interiormente e riusciamo a malapena a sopportarlo, in quel preciso istante, o almeno dopo che il primo fuoco si è un po’ placato, dobbiamo reindirizzare tutto verso la fonte da cui proviene. Non dobbiamo indirizzarlo verso la persona che sembra averci tradito, ma verso la forza primordiale che ha creato e sostiene la realtà, il Creatore.

Quella persona che percepiamo come traditrice c’entrava davvero qualcosa? Più ci avviciniamo alla verità, più ci renderemo conto che la persona che apparentemente ci ha tradito è solo una marionetta e che chi la manovra è il Creatore.

Non possiamo pretendere nulla da chi ci ha “tradito”. Siamo solo strumenti. Quando iniziamo a vederla in questo modo, la calma arriva gradualmente. Smettiamo di vedere traditori e nemici intorno a noi. Vediamo solo burattini e, al di sopra di essi, il Creatore che muove i fili.

Invece di odiare o incolpare qualcuno, dobbiamo cambiare noi stessi e il nostro atteggiamento verso il Creatore. Se iniziamo a cercare di vedere il Creatore dietro ogni cosa che ci accade, allora dovremo ridefinire completamente la verità e la menzogna, la lealtà e il tradimento. Questi concetti finiscono per dissolversi. Non esiste il tradimento da parte di una persona perché non esiste una “persona” indipendente che abbia la capacità di tradire. Non esiste amore o odio tra le persone nel modo in cui lo immaginiamo, né devozione o lealtà nel senso usuale. Tutto è una relazione tra la persona e il Creatore.

Naturalmente, quando iniziamo a comprendere questo, la prima reazione potrebbe essere: “Allora lo odio!”. Certo. Se odiamo qualcuno, in realtà, odiamo il Creatore. Tutte le nostre relazioni sono con Lui soltanto. Tutto ciò che appare buono o cattivo tra le persone è orchestrato da Lui. Egli mette in scena tutte queste storie, drammi e misteri affinché finalmente mettiamo da parte il mondo e ci relazioniamo direttamente con Lui.

Perché fa questo? Affinché diventiamo puri nel nostro atteggiamento: o egoisti assoluti che si oppongono apertamente a Lui o altruisti assoluti che aderiscono a Lui. Non tollera mezze misure. Pertanto, dobbiamo sintonizzarci unicamente con il Creatore e relazionarci solo con Lui.

Come si trasforma l’odio in amore? Si trasforma in preghiera. Una preghiera in cui desideriamo vedere le Sue azioni dietro ogni cosa che accade, in noi stessi e intorno a noi. Desideriamo scoprire che “non c’è nessun altro all’infuori di Lui”, come è scritto. Questa è la preghiera principale: che il Creatore ce lo riveli.

Questa è la trasformazione più fondamentale che possiamo subire. Cambia tutto nella nostra vita. Ribalta l’intera immagine della realtà. Laddove pensavamo di essere connessi ad altre persone, dipendenti da loro e di agire nei loro confronti, scopriamo invece che non c’è nessuno e niente al di fuori dell’unica forza d’amore e di dazione, il Creatore, posta dietro ogni cosa e ogni persona. In una tale consapevolezza, il mondo intero si trasforma.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 22 gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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