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Il segreto di Gerusalemme

Per comprendere il segreto di Gerusalemme, dobbiamo tornare indietro fino all’antica Babilonia. È lì che inizia la storia del popolo d’Israele, il fondamento della nazione.

Fu Abramo il Babilonese, un ricercatore instancabile, a scoprire che la natura è un unico sistema. In quel periodo infuriava una grande guerra, accompagnata da una tremenda esplosione di egoismo, cioè dal desiderio di godere a esclusivo vantaggio di sé, a spese degli altri. Come dice il Midrash: «La metà del mondo cadde per la spada» (Pirkei de-Rabbi Eliezer, capitolo 24).

Abramo cercò di spiegare che, se le persone fossero riuscite a elevarsi al di sopra del proprio egoismo, avrebbero potuto costruire legami di connessione e complementarità reciproca e, attraverso tali legami, scoprire l’unica forza che opera nell’intera creazione: la forza della vita e dell’amore.

I pochi che lo ascoltarono divennero suoi discepoli, formando la comunità conosciuta come la Casa di Abramo, un insieme di estranei uniti da un’idea e da un metodo comuni. Da loro sarebbe infine emerso il nostro popolo, come descrive Maimonide nel Libro della conoscenza.

«L’amore copre tutte le trasgressioni» è il metodo per una corretta connessione tra gli Israeliti. Il processo è piuttosto complesso. Comprende fasi e gradi di connessione che devono essere appresi. Nel loro insieme, queste fasi sono considerate la costruzione spirituale della Terra d’Israele.

La parola “Eretz” (“terra”) simboleggia il desiderio, mentre Israele indica una direzione precisa, derivando dalle due parole “Yashar-El” (“dritto verso Dio”), cioè dritto verso la forza dell’amore.

I legami d’amore costruiti al di sopra dell’odio sono come ponti tra le persone. Da ogni persona si estende un ponte verso un’altra, e tutti i ponti si collegano tra loro fino a formare, al di sopra di essi, una sorta di cupola. Al centro di questa cupola emerge il cuore della Terra d’Israele, che è Gerusalemme.

La prima ascesa al di sopra dell’egoismo, allo scopo di costruire un ponte verso un’altra persona, è chiamata anche esodo dall’egoismo. Questa partenza è richiamata nel nome “Sion”, la Terra di Sion, la Città di Sion.

Per egoismo intendiamo tutto ciò che nella natura umana si oppone alla connessione reciproca: il desiderio di usare gli altri a proprio vantaggio, di sfruttarli per il proprio piacere e di abbassarli per elevare noi stessi.

Il re Davide dichiarò: «Se ti dimenticassi, Gerusalemme, sia dimentica la mia destra della sua abilità. Si attacchi la mia lingua al palato, se non mi ricordassi di te, se non mettessi Gerusalemme al di sopra della mia più grande gioia» (Salmo 137). Porre Gerusalemme al di sopra della nostra più grande gioia significa svilupparsi fino a raggiungere uno stato in cui la nostra felicità più grande deriva dalla nostra connessione reciproca nell’amore.

Dal punto di vista della nostra natura egoistica, questo può essere difficile da immaginare. Eppure questa è la verità. Non esiste uno stato migliore e più completo di quello in cui ognuno percepisce gli altri e vive nella responsabilità reciproca.

Una simile connessione ci eleva al di sopra dei calcoli ristretti, al di sopra della paura di essere danneggiati dagli altri e al di sopra delle pressioni e dei problemi della vita. Attraverso i legami d’amore, la nostra percezione della realtà si espande e si rivela un mondo superiore, una “terra buona e spaziosa” che irradia bontà, piacere, tranquillità e pace.

Durante le tre feste di pellegrinaggio, il popolo saliva a Gerusalemme. Ciò che molti non comprendono è che lo scopo principale di questi pellegrinaggi era riunirsi e avvicinare i cuori, costruendo l’unità attraverso la quale si potesse percepire l’unica forza. A ogni passo verso Gerusalemme, ci si aspettava che una persona aprisse un po’ di più il proprio cuore, preparandosi all’amore per gli altri.

Le fonti descrivono l’atmosfera unica che vi regnava. I pellegrini erano accolti a braccia aperte. Gli abitanti di Gerusalemme li ospitavano nelle proprie case e li trattavano come membri della famiglia. «Tutti gli artigiani di Gerusalemme si alzavano davanti a loro e li salutavano dicendo: “Fratelli nostri, da tale e tale luogo, siete venuti in pace?”. E il flauto suonava davanti a loro fino a quando raggiungevano il Monte del Tempio» (Mishnah, Bikkurim 3).

Nessuno di coloro che giungeva a Gerusalemme era privo di qualcosa. «Nessuno disse mai a un altro: “Non ho trovato a Gerusalemme un forno per arrostire il mio sacrificio pasquale”, oppure: “Non ho trovato a Gerusalemme un letto su cui dormire”» (Avot de-Rabbi Natan, capitolo 35).

La forza superiore dimorava in questi legami d’amore. Tutti si sentivano liberi e gioiosi, liberati dalle preoccupazioni personali e capaci di dedicarsi al bene dell’insieme. I saggi raccontano persino di non ebrei che assistettero allo spettacolo ispiratore dei pellegrinaggi e desiderarono unirsi a quel mare d’amore: «Salirono a Gerusalemme e videro Israele… e dissero: “Non esiste popolo più degno di essere unito a questo”» (Sifrei Devarim 354).

Questa era Gerusalemme nella sua essenza originaria. Ma in seguito fu distrutta. L’egoismo divenne più forte e portò a una terribile guerra civile. Da allora, l’odio infondato ha dominato il popolo e, ogni giorno in cui non riusciamo a ricoprirlo con l’amore, la distruzione continua.

Secondo la nostra struttura interiore, il popolo d’Israele era destinato ad attraversare quattro esili e quattro redenzioni prima di diventare capace di guidare l’umanità verso la connessione e l’armonia. Oggi ci troviamo sulla soglia della redenzione finale. Per meritarla, dobbiamo compiere lo stesso lavoro: costruire ponti da persona a persona e rinnovare i legami d’amore al di sopra dell’odio che emerge.

Non è un caso che oggi il mondo stia vivendo una crisi globale. Con l’egoismo in costante crescita e l’interdipendenza che aumenta continuamente, la realtà è diventata estremamente instabile. L’umanità non potrà continuare a vivere in sicurezza sulla Terra se la natura delle relazioni umane non cambierà.

Il futuro del mondo dipende dalla nostra capacità di costruire la Gerusalemme rinnovata. Ha poco valore costruire un Tempio di legno e pietra: non sarebbe altro che un museo. Dobbiamo imparare a elevare i nostri cuori al livello spirituale chiamato Tempio Santo. Una casa di santità è un cuore colmo d’amore. Quando inizieremo ad avanzare insieme verso la connessione e la complementarità reciproca, sarà rivelata la forza nascosta nel concetto spirituale di Gerusalemme.

La città del conflitto diventerà un centro di educazione e di guida, dal quale il metodo della connessione si diffonderà all’umanità. Allora tutti comprenderanno la loro profonda attrazione verso Gerusalemme, che si rivelerà come una fonte di vita, la capitale della pace e dell’amore per tutte le nazioni.

Dalle fonti

«La nazione d’Israele è stata costituita come una sorta di passaggio attraverso il quale scintille di perfezionamento potessero fluire verso l’intera razza umana in tutto il mondo. E queste scintille di perfezionamento si moltiplicano ogni giorno, come colui che dà al tesoriere finché questi non ne abbia accumulato a sufficienza, vale a dire finché non si sviluppino a tal punto da poter comprendere la piacevolezza e la tranquillità che si trovano nel nucleo dell’amore per gli altri.»

— Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), «L’Arvut (Garanzia reciproca)»

«“Gerusalemme, costruita come una città strettamente unita” significa che Gerusalemme viene costruita attraverso l’unità del popolo d’Israele e il suo risveglio nell’amore e nel timore reverenziale.»

— Rabbi Yisrael Hopstein di Kozhnitz, Avodat Yisrael, Parashat Devarim.

«Il desiderio che si trova nel cuore di una persona è chiamato “terra”… La Terra d’Israele significa avere un desiderio che sia Yashar-El (dritto verso Dio), cioè non desideri di amore per se stessi, ma desideri di amore per gli altri. … Il cuore di una persona dovrebbe essere un Tempio Santo. … Pertanto, una persona deve sforzarsi di costruire la propria struttura di santità.»

— Il Kabbalista Baruch Shalom Ashlag (RABASH), Gli scritti del RABASH.

«In futuro, Gerusalemme riunirà in sé tutte le nazioni e tutti i regni.»

— Avot de-Rabbi Natan, capitolo 35.

Basato su “Nuova Vita 173 – Gerusalemme e il potere dell’amore” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come la porzione settimanale della Torah offre un contesto alla nostra vita di oggi?

La porzione settimanale della Torah indica le correzioni che dobbiamo compiere nelle nostre relazioni reciproche.

Ogni porzione rivela sfide diverse e offre indicazioni su come affrontarle. Questi insegnamenti ci guidano verso il raggiungimento dell’amore per tutte le persone e di una connessione perfetta con l’intera creazione.

Il più grande e rinomato Kabbalista del XX secolo, Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), autore dei monumentali commentari al Libro dello Zohar e agli scritti dell ARI, scrisse:

«Secondo le parole di Hillel — il maestro di tutti i Tannaim [i saggi dei primi secoli dell’era volgare], attraverso il quale vengono interpretate le leggi — ci è perfettamente chiaro che lo scopo principale della nostra sacra Torah è condurci a quel grado sublime in cui possiamo osservare il precetto: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.»

Quando aspiriamo sinceramente a vivere secondo tutta la profondità di questo principio, scopriamo un processo complesso che comprende molti stati, forze opposte, ascese e discese, connessione e separazione, odio e amore.

Scopriamo che, attraverso le nostre relazioni reciproche, siamo essenzialmente noi stessi a scrivere la Torah, porzione dopo porzione.

Di conseguenza, ogni Shabbat simboleggia una tappa settimanale del processo di correzione e di connessione, indicando al tempo stesso il Grande Shabbat, ossia la correzione finale e completa dell’umanità.

Basato su “Nuova Vita 171 – Il Sabato” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cosa accadde realmente sul Monte Sinai?

Il racconto del Monte Sinai solleva una domanda fondamentale: che tipo di interazione esisteva in quel tempo tra le persone e che cosa possiamo imparare da essa riguardo a ciò che sta accadendo oggi in Israele e nel mondo? Esso indica il prossimo stadio dell’evoluzione umana e un futuro che si sta rapidamente avvicinando.

La nostra storia inizia nell’antica Babilonia. Abramo, figlio di Terach, un instancabile ricercatore babilonese, scoprì che la natura è una rete integrale governata da un’unica forza. Per essere in armonia con l’unità della natura, anche l’umanità deve diventare unita. Per questo Abramo insegnava la benevolenza e l’amore per il prossimo. «Dobbiamo vivere come un’unica famiglia», diceva a tutti. Migliaia e decine di migliaia di persone aderirono alla sua idea, come descrive Maimonide nel Libro della Conoscenza, e da quel gruppo si sviluppò in seguito il popolo d’Israele.

Questo gruppo attraversò una successione di stati e, in ciascuno di essi, si trovò di fronte allo stesso compito: preservare l’unità e costruire una società che funzionasse come una famiglia. Ogni evento che colpiva il gruppo veniva considerato un’opportunità per rafforzare la connessione reciproca. Ogni esplosione di egoismo che minacciava di separare le persone era vista come un aiuto contro se stessa, una leva per accrescere l’unità. Così il gruppo avanzava da uno stato all’altro, diventando sempre più forte e coeso nel suo cammino verso una connessione integrale completa. In sostanza, questa è tutta la Torah in poche parole; tutto il resto non è che un approfondimento di questo principio.

Abramo, Isacco e Giacobbe rappresentano le «tre linee» presenti in questo processo di connessione: Abramo rappresenta la linea destra, Isacco la linea sinistra e Giacobbe la linea di mezzo. In termini semplici, il processo può essere descritto così: prima cerco di relazionarmi positivamente con un’altra persona (linea destra); poi scopro di non esserne capace, perché sono dominato dall’egoismo (linea sinistra); infine, al di sopra dell’egoismo che si è rivelato, chiedo la forza per superarlo e connettermi comunque attraverso l’amore (linea di mezzo).

Durante l’esilio in Egitto, il Faraone governava il popolo d’Israele. Dal punto di vista spirituale, ciò significa che l’intensificazione dell’egoismo ristretto, il desiderio di godere unicamente a proprio vantaggio e a spese degli altri, danneggiò il legame tra le persone. Alla fine, quando compresero come la forza della separazione li avesse resi schiavi e minacciasse di distruggerli, fu data loro l’opportunità di liberarsene, cioè di uscire dall’Egitto.

L’egoismo che si manifestò in Egitto, sotto forma di sentimenti di rifiuto, distanza, critica e disprezzo, costituì la preparazione all’evento del Monte Sinai. È significativo anche che la parola ebraica per «monte» (Har) sia collegata ai pensieri e alle riflessioni (Hirhurim), mentre la parola «Sinai» è collegata all’odio (Sinah).

Al Sinai fu posta loro una condizione: sarebbero stati capaci di elevarsi al di sopra del proprio egoismo? Avrebbero potuto connettersi positivamente nonostante tutto e diventare come una cosa sola? Sarebbero riusciti a raggiungere uno stato in cui le differenze tra loro sembrassero scomparire, come gocce d’acqua che, riunendosi in un bicchiere, formano un unico liquido omogeneo? Erano pronti a diventare garanti gli uni degli altri? A prendersi cura soltanto degli altri? A costruire una società in cui tutti fossero amici, uguali, fratelli e compagni amati? Se sì, sarebbero stati degni di ricevere la Torah, che rappresenta una luce superiore, una forza speciale capace di rendere possibile una simile connessione.

Il primo principio della connessione integrale è: «Non fare al tuo amico ciò che tu odi». Bisogna astenersi dal nuocere all’altro, perfino nel pensiero. La prova consiste in questo: ciò che non vorresti che gli altri pensassero di te o facessero a te, non pensarlo né farlo a loro. È come provare un vestito per vedere se ti sta bene.

Il secondo principio è ancora più elevato: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Dobbiamo imparare a sentire il cuore degli altri, includerci nei loro desideri e metterci al loro servizio. In altre parole, dovremmo desiderare di esistere soltanto per il bene degli altri.

A prima vista, queste condizioni e questi principi sembrano irrealistici e contrari alla natura umana. Soprattutto oggi, in un’epoca di egoismo sempre più accentuato, è difficile immaginare come qualcuno possa realizzarli. Eppure è proprio questa la direzione verso cui le forze evolutive della natura stanno guidando l’umanità. Non è un caso che il mondo diventi sempre più interconnesso e interdipendente. È il modo in cui la natura ci mostra che, dal punto di vista del sistema, siamo tutti parti di un unico corpo e che una connessione completa fra tutti gli esseri umani è una necessità inevitabile.

Tornando al Monte Sinai, la legge dello sviluppo della natura opera gradualmente. Innanzitutto era necessario che esistesse un piccolo gruppo capace di realizzare al proprio interno una connessione integrale, affinché questo modello potesse poi estendersi a tutta l’umanità. Come afferma la Bibbia: «Voi sarete per Me un regno di sacerdoti e una nazione santa». Questa comunità iniziò a formarsi ai tempi di Abramo e continuò a crescere nel corso della storia. Chiunque fosse attratto dall’ideale spirituale poteva unirsi al popolo, indipendentemente dalle proprie origini. Esempi significativi sono Rut la Moabita, dalla quale discese il re Davide; Rabbi Akiva, figlio di convertiti; Onkelos, anch’egli convertito; e molti altri ancora.

«Israele si accampò là di fronte al monte», dice il versetto che descrive il Monte Sinai. I saggi spiegano che il verbo è scritto al singolare perché il popolo si sentiva «come un solo uomo con un solo cuore». Di conseguenza, il popolo dichiarò: «Faremo e ascolteremo».

In parole semplici, il desiderio comune di liberarsi dall’egoismo ristretto raggiunse un’intensità tale da produrre un’elevazione collettiva. Le persone smisero di percepire soltanto se stesse e iniziarono a sentire tutti come un unico insieme connesso. Una simile connessione assomigliava, almeno in parte, alla forza generale della natura, chiamata anche Dio, il Creatore o la Forza Unica, e per questo tale forza si rivelò tra loro come una qualità di reciproca dazione e di bontà che li colmò per un certo periodo.

La Torah che fu data contiene un metodo nascosto per la completa correzione della natura egoistica dell’essere umano, un metodo studiato nella saggezza della Kabbalah. In termini generali, la natura umana comprende 613 desideri, tutti governati da un’intenzione egoistica, cioè dal desiderio di usare gli altri per il proprio vantaggio. Questi desideri devono essere rivelati e corretti, vale a dire che l’intenzione con cui vengono utilizzati deve trasformarsi in un’intenzione orientata al bene degli altri. Ciascuna di queste trasformazioni è chiamata adempimento di una Mitzvah (comandamento); per questo esistono 613 Mitzvot (comandamenti), ovvero 613 correzioni dell’intenzione.

«La nazione d’Israele fu costruita come una sorta di canale attraverso il quale le scintille della correzione si sarebbero diffuse all’intero genere umano… fino a quando tutti si saranno sviluppati al punto da comprendere la dolcezza e la serenità racchiuse nel principio dell’amore per il prossimo.»

Dal Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), L’Arvut (La Garanzia Reciproca).

Da duemila anni l’odio infondato ci ha condotti alla rovina, ma oggi la realtà ci costringe a ritrovare consapevolezza: chi siamo? In quale mondo viviamo? Qual è il nostro scopo più elevato? Israele e il mondo si stanno disgregando sotto il peso dei conflitti alimentati dall’egoismo e l’odio nei nostri confronti continua ad aumentare. Questo continuerà finché non torneremo a seguire la via di Abramo e a diventare la forza pionieristica nella correzione della natura umana.

Abbiamo l’opportunità di offrire un esempio positivo e di guidare l’umanità verso una connessione integrale, armoniosa e pacifica, fondata sull’unità e sull’amore. È una connessione che allargherà i confini della nostra percezione limitata e ci introdurrà in una dimensione spirituale al di là del tempo, dello spazio e del movimento. È uno stato di armonia con tutta la natura, di adesione alla perfezione e all’eternità insite nella creazione.

Auguro a tutti noi il massimo successo in questa impresa decisiva.

Basato su “New Life 158 – I Dieci Comandamenti, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato di Gog e Magog nella Bibbia? Rappresentano delle nazioni o sono figure simboliche?

La realtà non deve necessariamente completare il suo sviluppo attraverso un’esplosione catastrofica. Il processo descritto nelle fonti come la guerra di Gog e Magog non deve per forza svolgersi come un disastro globale. Può avere luogo all’interno di un piccolo “laboratorio”, nel lavoro interiore di persone che esaminano se stesse e la propria natura. Che si manifesti internamente in una cerchia ristretta o esternamente in tutto il mondo dipende dalla nostra capacità di riconoscere il male dentro di noi.

Cosa significa “riconoscere il male dentro di noi”? Se possediamo il “microscopio” giusto, ovvero gli strumenti interiori che ci permettono di esaminare la nostra natura egoistica, che antepone costantemente il proprio tornaconto al bene degli altri e della natura, allora possiamo individuare questo egoismo malvagio molto prima che si trasformi in crisi su larga scala. Proprio come uno scienziato identifica un virus pericoloso al microscopio prima che si diffonda e danneggi il mondo intero, una persona che lavora con la saggezza della Kabbalah può identificare le forze distruttive insite nell’egoismo umano prima che si manifestino nella realtà. Quando riusciamo a individuare un tale pericolo in anticipo, comprendiamo che ha il potenziale di distruggere ogni cosa se non viene tenuto sotto controllo.

Il nostro compito è dunque quello di attirare quanta più luce possibile, la forza che illumina la nostra natura e ne rivela il vero stato egoistico. Questa luce ci mostra dove risiede il problema e ci permette di correggerlo prima che si trasformi in sofferenza.

Non esiste un punto di riferimento esterno che si possa indicare dicendo: “Ecco il Monte Sinai”, come se fosse un luogo fisico o un evento. Il Monte Sinai è uno stato interiore. La parola stessa “Sinai” deriva dalla radice linguistica della parola ebraica per “odio” (” Sinah “). Rappresenta la tensione che proviamo quando non riusciamo più a tollerare il male insito nella nostra natura egoistica. Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) spiega che questo livello di consapevolezza dipende interamente dal livello di sviluppo di una persona. Più siamo evoluti, più chiaramente vediamo la natura distruttiva dell’egoismo dentro di noi.

Una persona che studia e utilizza la saggezza della Kabbalah, che attinge a ciò che nella Kabbalah viene chiamata “la luce circostante” o “la luce riformatrice”, può già oggi comprendere quanto terribile e distruttiva sia la nostra natura egoistica. Per una persona del genere, non sono necessari ulteriori colpi esterni per dimostrarlo.

Ecco perché non ha senso aspettare altri cento anni affinché la sofferenza costringa l’umanità a questa consapevolezza. Se aspettiamo che la natura ci costringa attraverso crisi, guerre e disastri, allora ci troveremo su quello che i Kabbalisti chiamano “il cammino della sofferenza”. Tuttavia, la Torah, la saggezza della Kabbalah, ci è stata data proprio affinché potessimo riconoscere il male in anticipo e correggerlo consapevolmente.

In altre parole, possiamo affrontare questo sviluppo attraverso la consapevolezza e la comprensione, anziché attraverso una dolorosa evoluzione naturale. In entrambi i casi, l’umanità dovrà compiere il lavoro di correzione. L’unica domanda è se lo faremo attraverso la sofferenza o attraverso un percorso gioioso di maggiore consapevolezza e impegno cosciente.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah tenuta dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 2 dicembre 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa Shabbat nella Kabbalah e come è collegato alla fine della correzione e al settimo millennio?

Ci sono molti versetti sullo Shabbat e, in generale, la questione dello Shabbat è qualcosa di molto grande, perché corrisponde alla fine della correzione, il settimo millennio, che tutti speriamo di raggiungere.

Si tratta di una questione di gradi spirituali: i seimila anni corrispondono alle sei  Sefirot  di  Zeir Anpin , che dobbiamo ricevere come qualità all’interno  di Malchut .

Malchut , quando diventa santificata, è inclusa e assorbe l’influenza di queste qualità di  Zeir Anpin : Hesed ,  Gevura ,  Tifferet ,  Netzah ,  Hod e  Yesod . Quando essa ( Malchut ) è inclusa in esse, diventa pronta a ricevere l’abbondanza e allora inizia a essere con  Zeir Anpin  in uno  Zivug de Haka’a  (accoppiamento attraverso l’urto), in unità e connessione. Questo è chiamato “l’unificazione del Santo, benedetto sia Lui”, che è  Zeir Anpin , “e della  Shechina “, che è  Malchut.

“ Shechina ” significa che in lei dimora già la luce, il Creatore, e  Malchut  è l’assemblea di Israele, cioè la riunione di tutte le anime che sono al di sotto nei mondi di  BYA  ( Beria ,  Yetzira ,  Assiya ).

Certamente, finché  Malchut  non è inclusa in tutte le  Sefirot  di  Zeir Anpin , in tutte le  qualità di Zeir Anpin , essa ( Malchut ) rimane inadatta a essere connessa con  Zeir Anpin  anche solo un po’, perché non c’è parzialità nella spiritualità. Deve essere in tutte le qualità che le vengono rivelate, in corrispondenza con esse, cioè con  Zeir Anpin . In altre parole,  Malchut  ha bisogno di ricevere le qualità di  Zeir Anpin , adottandole secondo la sua volontà di ricevere, così che la sua volontà di ricevere assuma la forma esteriore di  Zeir Anpin  di fronte a lei. Questo è chiamato “un aiuto contro di lui”.

Malchut  è quindi effettivamente colei che riceve, ma riceve in accordo con  Zeir Anpin , per essere come  Zeir Anpin . In questo modo  Malchut  si eleva, si riveste di  Zeir Anpin e raggiunge “ She – bat ”: sebbene sia una figlia (ebraico: “ Bat ”), raggiunge la  Shin  ,(ש)   cioè le tre linee superiori, che sono HGT  ( Hesed ,  Gevura ,  Tifferet ), i padri.

Pertanto, durante le nostre correzioni, non ne sentiamo i benefici finché non raggiungeremo la fine delle correzioni. Poi ci sarà la rivelazione di tutte le correzioni che abbiamo eseguito su noi stessi durante i sei giorni o seimila anni, infine ci sarà la rivelazione del giorno di  Shabbat , cioè il settimo millennio.

Questo livello non è un giorno e nemmeno un millennio, ma piuttosto il grado che viene rivelato solo dopo che siamo inclusi in tutte le  Sefirot superiori , cioè nelle qualità e nelle correzioni superiori.

Queste correzioni sono tali che, attraverso la rivelazione di  Zeir Anpin  verso  Malchut  , possiamo accelerare il tempo. Nella nostra passata evoluzione nei gradi di inanimato, vegetativo e animato, non potevamo accelerare il tempo, poiché non sapevamo nemmeno in quale stato ci trovassimo o quale processo stessimo attraversando.

Oggi, tuttavia, dato che abbiamo il libero arbitrio, dato che abbiamo intrapreso le correzioni, allora è come scritto: Israele affretti i tempi, o Israele santifichi i tempi. Possiamo accelerare il tempo e non aspettare fino al completamento di seimila anni. Invece, tutto dipende da noi, attraverso il nostro sforzo possiamo essere inclusi nelle qualità di  Zeir Anpin  anche in meno di seimila anni, e raggiungere il grado del settimo millennio, perché questa è una questione di gradi.

In seguito, come scrive il Kabbalista Baruch Ashlag (RABASH) in “Introduzione al frutto di un saggio”, egli udì dal Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) una spiegazione del settimo, ottavo, nono e decimo millennio, poiché anche questi sono gradi ancora più avanti di noi, perché nel complesso “Shabbat” è  HGT NHYM (Hesed ,  Gevura ,  Tifferet ,  Netzah ,  Hod ,  Yesod e  Malchut ).

Ci sono anche altri tre gradi, chiamati “la  Rosh  (testa) del grado”, che viene dopo il settimo millennio, neI quale veniamo inclusi, al di sopra del nostro attuale conseguimento, perché vengono ricevuti nel vaso dopo le correzioni in esso contenute, dopo l’equivalenza della forma.

Per questo motivo nei libri di Kabbalah non è scritto nulla a riguardo, se non sottili accenni, speriamo di arrivare presto anche a questo punto ai nostri giorni.

Pertanto, ciò che dobbiamo fare ora è non prestare attenzione agli stati lungo il cammino, perché finché non si raggiunge lo stato di Shabbat, non si sa di averlo raggiunto e di aver completato tutte le correzioni di  HGT NHY .

Dobbiamo quindi fare ogni sforzo, secondo il principio: “Qualunque cosa sia in tuo potere fare, falla”, così da raggiungere il settimo grado, ” She-bat “.

 

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, “Rabash. Art. 19 (1989). Perché lo Shabbat è chiamato Shin-Bat nel Lavoro?”

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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È possibile per i Kabbalisti predire eventi futuri?

I Kabbalisti non si dedicano alla profezia. Non possono e non vogliono dire cosa accadrà in futuro. Ciò che possono fare è spiegare le tendenze generali dello sviluppo umano, ovvero come la natura egoistica umana ci guidi quando non facciamo nulla per correggerla o, in altre parole, come il desiderio in evoluzione di godere per il proprio tornaconto a spese degli altri porti a una sofferenza crescente fino a quando non invertiamo i nostri atteggiamenti nella direzione del beneficio verso gli altri e la natura.

Una volta corretta la nostra natura, tutto cambia. Da cosa dipende questa correzione? Dipende dall’esercizio del nostro libero arbitrio, cioè dalla scelta dell’ambiente sociale che creiamo per influenzare il nostro desiderio di elevarci al di sopra dell’egoismo. Pertanto, nessun Kabbalista può prevedere i tempi o la forma esatti degli eventi futuri.

Ecco perché il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), pur scrivendo e diffondendo la Kabbalah con grande speranza, alla fine concluse che la sua generazione non era ancora pronta. Avvertì persino la possibilità di una terza e quarta guerra mondiale come conseguenza della naturale tendenza dell’egoismo umano non corretto.

Un Kabbalista vede la tendenza, la traiettoria e la direzione dell’evoluzione. Ma non può dire quando o come l’umanità entrerà in questo processo, perché dipende dalla nostra libera scelta. La libertà di volontà deve rimanere intatta.

Ecco perché un Kabbalista evita la speculazione. Non può trasformare il futuro in un copione fisso, perché il futuro non è fisso. Se ci impegniamo nel nostro processo di correzione, arriveremo a vedere il futuro come buono, armonioso, pacifico e persino perfetto. Al contrario, se non riusciamo a correggerci, vedremo un futuro oscuro e tetro, con molta più sofferenza di oggi.

Non esiste un futuro in sé e per sé. Creiamo il nostro futuro, buono o cattivo, in base all’entità della nostra correzione. Auguro quindi a tutti noi di cercare di migliorare il nostro atteggiamento reciproco. È davvero possibile apportare un considerevole cambiamento positivo in questo senso.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo tenuta dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 18 marzo 2018.

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Commemorazione dell’ARI e del suo metodo di ascesa spirituale attraverso la connessione

Il giorno 29 luglio commemoriamo la scomparsa del Kabbalista Isaac Luria, l’ARI, ricordiamo un’anima fuori dal comune. Come scrisse il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam): “Se avessi una lingua che sa lodare, loderei quel giorno in cui la sua saggezza apparve, quasi come il giorno in cui fu data la Torah a Israele.”
Tutto ciò che conosciamo nella saggezza della Kabbalah, la nostra comprensione del Creatore, dei mondi superiori, del cammino dell’ascesa spirituale, ci giunge attraverso l’ARI.

Ci ha svelato il sistema della creazione, spiegando la struttura delle luci e dei vasi, l’ordine del progresso spirituale e il modo in cui ognuno di noi può elevarsi in connessione con la forza superiore, il Creatore. Attraverso i suoi scritti, riceviamo la luce che costruisce e ravviva l’anima. Senza di lui, saremmo rimasti nell’oscurità.

Mentre commemoriamo la sua scomparsa, dovremmo comprendere che l’ARI è una forza vivente all’interno del sistema spirituale, una guida che cammina davanti a noi. Connettersi a lui significa applicare il suo metodo, ovvero unirsi gli uni agli altri, desiderare ardentemente il Creatore e mirare al raggiungimento dello scopo della creazione attraverso ciò che ci ha lasciato. Le porte che ha aperto sono ancora aperte oggi, e quando ci uniamo “come un solo uomo con un solo cuore”, o in altre parole, connettendoci come un’unica anima, risvegliamo la luce che riforma, la forza che corregge l’anima, tra di noi.

L’ARI includeva nella sua anima tutti gli altri. Egli è colui che il Creatore ha posto all’ingresso del cammino spirituale. Se desideriamo attrarre la luce riformatrice ed elevarci spiritualmente, possiamo farlo attraverso il metodo da lui rivelato.

Possa ciascuno di noi essere degno di seguire il suo cammino. Possa il nostro modo di vivere onorare ciò che egli ha preparato per noi. E possa la sua anima continuare a guidarci nel nostro viaggio verso lo scopo della creazione: l’adesione al Creatore.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 29 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Grandi Kabbalisti della nostra generazione

Domanda: Cosa ha fatto di speciale Baal HaSulam oltre ad adattare la Kabbalah per la nostra generazione?

Risposta: Baal HaSulam è stato un grande Kabbalista della prima metà del XX secolo. Ha riassunto tutta la Kabbalah lurianica (la Kabbalah dell’ARI), l’ha organizzata in un sistema e l’ha presentata nel libro “Lo Studio delle Dieci Sefirot”. Inoltre, ha scritto numerosi articoli, diverse Introduzioni al Libro dello Zohar e ha trasformato la Kabbalah in una vera e propria scienza.

Nei suoi scritti, Baal HaSulam è stato il primo a rivolgersi alla gente comune. Prima di lui, i Kabbalisti scrivevano solo per coloro che avevano già raggiunto il mondo superiore.

È stato il primo a diffondere la Kabbalah al pubblico, perché dai suoi tempi in poi il mondo è entrato in un periodo di ascesa spirituale, anche se non ancora rivelata. È un processo di accumulazione e di graduale costruzione.

Inoltre, Baal HaSulam iniziò a diffondere la Kabbalah non solo agli Ebrei, ma al mondo intero, ovunque fosse possibile. Scrisse apertamente a riguardo: “Sono felice di essere nato in una generazione in cui è permesso rivelare la saggezza della verità e mi è stato concesso il permesso di rivelare la Kabbalah al mondo”.

Il figlio maggiore di Baal HaSulam, RABASH, è stato il grande Kabbalista della seconda metà del XX secolo e il nostro maestro.
Per tale motivo la nostra organizzazione si chiama Bnei Baruch (Figli di Baruch); questo è in suo onore. Da lui abbiamo ricevuto il metodo kabbalistico che studiamo oggi.

Ha scritto tre volumi di articoli che spiegano l’intero percorso spirituale di una persona su come raggiungere i mondi superiori. Inoltre, molte delle sue registrazioni d’archivio sono state conservate ma non ancora pubblicate, ci stiamo lavorando.

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Dalla Lezione Quotidiana di Kabbalah del 23/07/2017, “Una catena di conoscenza lunga 57 secoli. La storia del metodo Kabbalah”

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Perché gli Israeliti erano in Egitto?

La storia del nostro esilio in Egitto inizia con un odio intenso tra fratelli, prosegue con la loro riconciliazione e prosperità, sprofonda di nuovo nella divisione e nella crisi, e si conclude con l’unità e una fuga miracolosa. E il premio per la nostra unità ritrovata: la formazione del popolo ebraico, unita al dovere di essere “luce per le nazioni”.

Quanto più gli Ebrei in Egitto mostravano odio per se stessi tra i propri ranghi, tanto più il faraone e tutto l’Egitto si rivoltavano contro di loro.  Il Libro dello Zohar  ( Shemot ) chiede: “Perché Israele fu esiliato e perché proprio in Egitto?”. La risposta che  dà lo Zohar  è che “[il Creatore] li esiliò in Egitto, poiché erano orgogliosi, disprezzavano e detestavano Israele”. (1) Il  Midrash  aggiunge: “Quando Giuseppe morì, ruppero il patto e dissero: ‘Siamo come gli Egiziani’. … Per questo motivo, il Signore trasformò l’amore che gli Egiziani nutrivano per loro in odio”. (2) Tendiamo a pensare agli Egiziani solo come nemici di Israele, ma questa visione trascura l’inizio del soggiorno di Israele in Egitto, quando Giuseppe era viceré del faraone e Giacobbe benedisse il faraone, che sostenne volentieri la decisione di Giuseppe di concedere a Israele il tratto più fertile di terra egiziana.

Il popolo d’Israele rimase frammentato fino all’emergere di Mosè. Sotto la sua guida, Israele iniziò a riunirsi fino a quando non riuscì a sfuggire al dominio del Faraone, uscì dall’Egitto e ricevette il dominio sulla Terra d’Israele, seppur dopo un lungo e arduo cammino.

Nel deserto, ai piedi del Monte Sinai, il popolo d’Israele consolidò la propria unità al punto da diventare una cosa sola. Per questo il grande commentatore dell’XI secolo RASHI li descrisse come “un solo uomo con un solo cuore”. Quel livello di unità era il requisito essenziale affinché il conglomerato di stranieri che aveva aderito al messaggio di Abramo fosse dichiarato nazione. Lì, ai piedi del monte, ebbe luogo la nascita “ufficiale” del popolo ebraico. Da quel momento in poi, il nostro destino sarebbe dipeso dalla nostra unità. L’esempio di disunione e schiavitù, in contrapposizione all’unità e alla redenzione, che gli Israeliti avevano sperimentato in Egitto, sarebbe stato per loro una lezione per mantenere la propria unità, a prescindere da quanto intenso fosse il loro egoismo. Il legame tra disunione e avversità non è stato spezzato da allora. Purtroppo, però, questa lezione non è ancora stata appresa.

La forza del popolo ebraico non fu mai misurata dal numero, ma dalla sua unità. L’esilio babilonese durò finché gli Ebrei rimasero separati. La storia di Ester ci racconta come quell’esilio sarebbe stato superato. In primo luogo, l’antisemita Haman disse al re Assuero che gli ebrei erano separati: “C’è un certo popolo sparso e disperso tra i popoli in tutte le province del tuo regno” (Ester 3:8). Il commentario alla Torah del XVII secolo,  Kli Yakar , scrive che “un certo popolo sparso e disperso” significa che erano “sparsi e separati tra loro”. (3) Allo stesso modo, l’importante interpretazione della legge ebraica,  Yalkut Yosef , interpreta “separati” nel senso che “c’era separazione di cuori tra loro”. (4)

La loro ultima risorsa fu l’unità. Quando si unirono, salvarono se stessi, il loro popolo, e facilitarono l’inizio del ritorno da Babilonia. Il libro  Torat Emet  ammonisce esplicitamente:

“Quando tutto Israele sarà in completa unità, nessun male gli verrà addosso. Anzi, il malvagio Haman si lamentò di Israele dicendo che sono un popolo disperso e separato, che c’è separazione di cuori tra loro. Perciò Ester suggerì che si riunissero tutti in un unico luogo e diventassero un unico gruppo… e la loro salvezza sarebbe giunta rapidamente”. (5)

E come è stato detto nel  Midrash Tanhuma  ( Nitzavim  1) precedentemente menzionato:

“Se uno prende un fascio di canne, non potrà certo romperle tutte in una volta. Ma prese una a una, anche un bambino piccolo può romperle. Così è la potenza di Israele: quando sono tutte un fascio, quando sono unite insieme, vengono ricompensate e liberate.” (5)

Il Kabbalista Yehuda Ashlag, noto come Baal HaSulam dal suo  commentario Sulam  [scala]  allo Zohar , descrisse in modo toccante cosa accade quando gli Ebrei “dibattono” (un eufemismo per ciò che il Talmud definisce “pugnalarsi a vicenda con le spade nelle loro lingue”). (6) Ashlag affermò che quando gli Ebrei discutono, “Credono che alla fine l’altra parte capirà il pericolo, chinerà la testa e accetterà il loro punto di vista. Ma so che anche se li leghiamo insieme, uno non si arrenderà all’altro nemmeno di poco, e nessun pericolo impedirà a nessuno di realizzare la propria ambizione”. (7)

Circa tre secoli dopo,  il Libro dello Zohar  descrisse in modo conciso e chiaro il processo che Israele attraversò: “’Ecco, quanto è buono e quanto è piacevole che i fratelli siedano insieme’. Questi sono gli amici che siedono insieme e non sono separati l’uno dall’altro. All’inizio, sembrano persone in guerra, desiderose di uccidersi a vicenda… poi tornano ad essere nell’amore fraterno… E voi, gli amici che sono qui, come eravate prima nell’affetto e nell’amore, d’ora in poi non vi separerete l’uno dall’altro… e per merito vostro, ci sarà pace nel mondo”. (8) In effetti, essere “una luce per le nazioni” non avrebbe potuto essere più evidente che in quel momento.

Oggi, con la crescita di divisioni e accentramento non solo all’interno del popolo ebraico, ma anche nelle società di tutto il mondo, il messaggio di unità è più urgente che mai. I conflitti che vediamo in Israele, nella diaspora e tra le nazioni rispecchiano gli antichi cicli di disunione e crisi descritti nei nostri testi. Ci viene ancora una volta dimostrato che la separazione porta avversità. L’aumento globale dell’antisemitismo, i disordini politici e la confusione morale indicano tutti un’unica radice spirituale: la nostra incapacità di unirci al di sopra delle differenze. Ai nostri giorni, la chiamata a essere “luce per le nazioni” significa dare un esempio di solidarietà interiore, elevarsi al di sopra dell’odio e creare un cuore comune che irradia calore, pace e connessione verso tutta l’umanità.

(1) Rabbi Shimon bar Yochai,  Il Libro dello Zohar  con il  commento Sulam  [ Scala ] di Rav Yehuda Ashlag (ed. 10 vol.), vol. 4, Porzione  Shemot , Punto 250, 78.
(2)  Midrash Rabbah ,  Shemot  1:8.
(3) Shlomo Ephraim ben Aaron Luntschitz,  Kli Yakar , “A proposito di  Shemot  17,” Punto 8.
(4) Rav Ovadia Yosef,  Yalkut Yosef , Marco 699, Punto 4, “Regole di  Mishloach Manot ” [invio di regali a Purim].
(5)  Torat Emet , “I giorni di Purim nell’Halacha e nell’Agada,” cap. 7, “I tre giorni di digiuno.”
(6)  Talmud babilonese ,  Yoma  9b.
(7) Yehuda Ashlag, “ Esilio e Redenzione ”, in  Gli Scritti di Baal HaSulam , 1, 157.
(8)  Lo Zohar  con il  commento Sulam  [ Scala ] (ed. 21 vol.), vol. 14 [estratto tradotto da Chaim Ratz],  Aharei Mot , punti 65-66, 20-21.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa faresti per fermare una guerra mondiale?

Oggi l’umanità si trova a un bivio. Sotto la superficie delle tensioni globali segnate da instabilità economica, sconvolgimenti politici, corsa agli armamenti e diffidenza internazionale, si cela una crisi fondamentale: l’incapacità dell’umanità di trasformare i legami negativi in connessioni positive.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) previde tale situazione nei suoi testi e  scrisse  che se non correggiamo la situazione in cui ci troviamo, il mondo affronterà una terza e persino una quarta guerra mondiale. Ammonì che senza la correzione dell’essere umano, ovvero senza trasformare la nostra innata natura egoistica, che desidera il proprio tornaconto a spese degli altri, nel suo opposto altruistico, il desiderio del bene altrui, attraverso il quale entriamo in una connessione armoniosa, andremo incontro alla distruzione.

Il nostro mondo è strettamente interconnesso, ma i nostri cuori rimangono divisi. Finché persone e nazioni agiranno per egoismo, cercando solo il proprio tornaconto a spese degli altri, i nostri innumerevoli sviluppi ci porteranno su una rotta di collisione generale. Le condizioni per una guerra mondiale sono già create. Basta un piccolo fiammifero per innescare un’esplosione. Potrebbe scoppiare ovunque, in Asia, in Europa o in Medio Oriente, dovunque l’odio covi. Dobbiamo capire che non è dovuto alla politica o all’ideologia, ma a una disconnessione molto più profonda che esiste tra noi, ovvero al fatto che lasciamo che il nostro approccio egoistico reciproco inasprisca sempre di più i nostri legami in un mondo che sta diventando sempre più interconnesso.

Non dobbiamo affidarci a governi o ideologie, che siano socialismo, capitalismo o altro, per portare la pace. Hanno tutte fallito. L’unica forza che può impedire una guerra mondiale è il potere di una connessione umana positiva, al di sopra di ogni divisione. Questo è il messaggio più importante di cui il mondo ha bisogno oggi.

Sebbene le persone nel mondo che si risvegliano al bisogno di connessioni umane positive siano poche rispetto al totale dell’umanità, pur sembrando insignificanti, queste persone hanno un potere incredibile. Se ogni persona che nutre il desiderio di amore e connessione da diffondere in tutta l’umanità concentrasse il proprio atteggiamento sul rafforzamento delle connessioni umane positive, per raggiungere uno stato di unità (“Ama il prossimo tuo come te stesso”) al di sopra delle nostre divisioni egoistiche (“L’amore coprirà tutti i crimini”), e poi esemplificasse e spiegasse tale messaggio all’umanità con ogni mezzo possibile (per diventare “una luce per le nazioni”), allora l’influenza di questa massa critica di persone si riverbererebbe. La natura, che fondamentalmente opera secondo le leggi integrali di interconnessione e interdipendenza, risponde precisamente ai nostri sforzi per una connessione umana positiva.

Il mondo deve imparare che non c’è altra soluzione. La forza fisica e la produzione e l’acquisizione di sempre più tecnologie non ci salveranno. Ciò che ci salverà è il progresso in un ambito che non vogliamo affrontare: sviluppare i nostri atteggiamenti di reciproca responsabilità, considerazione, amore, unità e superamento della nostra natura egoistica gli uni verso gli altri. Un cambiamento globale verso un futuro armonioso e pacifico dipende dalla nostra volontà di diventare una cosa sola.

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 2 ottobre 2021.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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