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A chi appartiene la Terra di Israele?

La Terra di Israele appartiene a chi si adatta ad essa.

Secondo la saggezza della Kabbalah, “terra” (Eretz in ebraico) significa desiderio (Ratzon), la stessa materia o sostanza della creazione. La Terra di Israele quindi si riferisce a un desiderio rivolto direttamente alla forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, chiamata “il Creatore”, poiché la parola “Israele” deriva dalla connessione di due parole “Yashar-El” (“diritto verso Dio”). È un desiderio che possiamo sviluppare, che anela ad amare, dare e connettersi positivamente, proprio come la qualità di amore, dazione e connessione del Creatore.

Non percepiamo questo desiderio attraverso i nostri sensi corporei innati di vista, olfatto, tatto, udito e gusto. Si tratta piuttosto di una qualità spirituale di amore, dazione e connessione che esiste al di sopra della nostra sensazione corporea, cioè al di sopra del desiderio di ricevere esclusivamente per beneficio personale. Questo stato spirituale proietta un’ombra nel nostro mondo, un riflesso che si materializza come terra fisica con confini, terreno, clima e una storia. La Kabbalah spiega che ogni forza spirituale ha un’impronta fisica come persone, luoghi ed eventi nel nostro mondo, perché tutto esiste in un unico sistema.

Pertanto, se viviamo secondo le leggi spirituali di amore, dazione e connessione, allora sentiremo benedizioni, abbondanza e pace, anche qui, nella Terra di Israele fisica. Ma se rifiutiamo queste leggi e viviamo nell’odio e nella divisione, servendo principalmente i nostri impulsi egoistici e divisivi, allora questa stessa terra ci respinge. Come è scritto, “la terra vi vomiterà” (Levitico 18:28).

Non è forse esattamente quello che abbiamo visto? Settanta anni fa, siamo tornati alla terra fisicamente, ma non ci siamo adattati ad essa spiritualmente. Non ci siamo adeguati alla qualità interiore della terra, organizzandoci per vivere secondo le leggi dell’amore reciproco e della dazione.

Perché questa terra grezza risponde a qualcosa di intangibile come l’amore o l’odio? È perché le forze spirituali operano su ogni livello della realtà: il livello inanimato, vegetale, animato e umano. La natura assorbe il nostro stato interiore. Reagisce alle nostre intenzioni. La terra stessa “sente” se ci relazioniamo l’uno con l’altro con atteggiamenti unificanti o di rifiuto.

Sebbene la Terra sia fisicamente costituita da atomi e molecole, sotto di essa si nasconde un’infrastruttura spirituale, una matrice di desideri e intenzioni. Ogni desiderio ha una struttura: cinque livelli, ognuno con la sua intenzione corrispondente. Quando rivolgiamo i nostri desideri verso l’esterno, a beneficio degli altri, allora risvegliamo la natura a rispondere positivamente a questa intenzione, in quanto forza che porta armonia e pace.

Tuttavia, l’umanità deve ancora maturare spiritualmente. Il nostro desiderio di dazione non si è completamente formato e, di conseguenza, persistono conflitti e sofferenze, soprattutto in Terra d’Israele. Perché? Perché l’essere umano, “Adamo” in ebraico, non ha ancora raggiunto lo stato di “Domeh le Elyon”, cioè “simile all’Altissimo”. Finché non raggiungiamo la somiglianza con la forza superiore, con il Creatore, con le leggi altruistiche e integrali della natura, tutte cose che la Kabbalah descrive in modo intercambiabile, influenziamo la natura con il nostro egoismo corrotto e la natura riflette questo squilibrio su di noi.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) scrisse negli anni ’40 che proprio come la Terra si è formata attraverso una lotta tra forze opposte, così l’umanità è in conflitto costante. Tuttavia, mentre i livelli inanimato, vegetale e animale della natura esistono in equilibrio, gli esseri umani proiettano il loro squilibrio egoistico sull’intero sistema, ed è questa la causa della miriade di forme di sofferenza nel mondo.

Cosa dobbiamo fare come esseri umani? Dobbiamo diventare umani nel senso più completo del termine, “Adamo”, un essere che assomiglia al Creatore. Come? Sviluppando l’amore per gli altri, elevandoci al di sopra dell’accoglienza egoistica e passando a un modus operandi altruistico, in cui la responsabilità reciproca, la preoccupazione, il sostegno e l’incoraggiamento prosperino nei nostri legami. Allora percepiremo una nuova realtà. Vedremo il mondo in modo diverso, armonioso e pacifico, non perché il mondo cambia, ma perché cambiamo noi.

Nel nostro mondo percepiamo soprattutto forze negative. Le forze positive di amore, dazione e connessione sono rare, di solito limitate alla famiglia e alle relazioni istintuali. Ma se impariamo a risvegliare la forza positiva attraverso l’unità, possiamo creare equilibrio nell’intero sistema. Quando ciò accadrà, tutti i livelli della natura, inanimato, vegetale, animato e umano, si armonizzeranno.

Allora perché ci è stata data di nuovo questa terra dopo duemila anni di esilio? Non è stato per il semplice gusto di possederla. È stato per correggerci all’interno di essa. “Correggerci” significa sottoporci a un processo di cambiamento della nostra innata intenzione egoistica in una altruistica che ci elevi al livello umano, il livello di Adamo in cui entriamo in equilibrio con la natura, o in altre parole, in somiglianza con il Creatore. Il ritorno è quindi un’opportunità. Ma il tempo è limitato. Se non riusciremo a corrispondere alla qualità interiore della Terra d’Israele, essa ci respingerà di nuovo.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States”  con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa abitare la Terra d’Israele?

Nel linguaggio della Kabbalah, la Terra d’Israele indica il desiderio di dirigersi direttamente verso la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione (“Israele” da “Yashar-El” [“dritto a Dio”]). Pertanto, per abitare la Terra di Israele, dobbiamo trasformare i nostri desideri dal voler ricevere per noi stessi al desiderio di donare agli altri. Solo allora potremo godere dei frutti della terra.

Prima che la terra si chiamasse “Israele”, era chiamata “Canaan”, dalla parola ebraica “Hachna’ah” (sottomissione, resa). Prima di poter operare in una modalità rivolta verso l’esterno, fatta di amore e dazione verso gli altri, dobbiamo sottomettere il nostro ego. In altre parole, una persona che entra nella Terra di Israele deve prima passare attraverso Canaan, ossia accettare che il cammino inizia con l’annullamento dell’egocentrismo.

Gli eventi descritti nella Torah, Babilonia, Egitto, deserto, conquista della terra, non sono rappresentazioni storiche, ma tappe dell’evoluzione del desiderio. Questa mappa esiste dentro ogni persona. Prima il caos, poi l’esilio, poi il risveglio, poi la lotta, poi la redenzione. Non sono storie, ma stati spirituali. Inoltre, si ripetono continuamente fino a raggiungere la totale somiglianza con la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, che la Kabbalah chiama anche “il Creatore” e “la Natura”, oltre a molti altri nomi.

Il significato spirituale delle dodici tribù è la struttura completa dell’anima, ossia del desiderio che entra in somiglianza con la forza superiore. In generale, apprendiamo quella struttura nella saggezza della Kabbalah come le strutture spirituali delle quattro fasi del desiderio moltiplicate per le tre linee, che fanno dodici. Questo schema è inciso sia nell’anima che nella terra. Ogni tribù corrisponde a una qualità spirituale specifica e a una specifica porzione della terra. Quando queste qualità vengono corrette per allinearsi con l’intenzione del Creatore, ovvero con l’intenzione di amore e dazione, allora la terra risponde in armonia.

Alla fine, tutto esiste dentro di noi. Il mondo esterno è un riflesso del nostro stato interiore. Quando vediamo la guerra nella Terra di Israele, è un segno che dobbiamo correggere qualcosa dentro di noi. Inoltre, a parte la nostra correzione interiore, cioè il cambiamento di atteggiamento dalla priorità del beneficio personale al beneficio degli altri e della natura, non esiste altro modo per influenzare la realtà. La correzione deve iniziare a livello del desiderio e dell’intenzione.

Se ciascuno di noi dirige il proprio desiderio verso l’amore, la dazione e la connessione positiva, partendo anche solo dal livello inanimato, quello che chiamiamo ecologia, per poi estendersi agli altri esseri umani e infine al Creatore, indurremo un cambiamento positivo nell’intero sistema della natura, che risponderà favorevolmente al modo in cui noi miriamo all’amore e alla dazione. Inizieremo a percepire il Creatore dentro di essa e inizieremo a vivere veramente nella Terra spirituale di Israele.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha scritto che se non ci correggiamo, anche dopo essere tornati alla terra, la perderemo di nuovo. Questa non è una minaccia, ma una legge spirituale. La terra non risponde alle dichiarazioni o alle bandiere, ma alle nostre intenzioni. Se diventiamo un popolo che si unisce al di sopra delle differenze e delle pulsioni divisorie e sviluppa la qualità di amore, dazione e connessione positiva, allora resteremo qui e prospereremo. Altrimenti, la terra ci respingerà ancora una volta.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cos’è la verità? Come possiamo definire la verità?

La verità e la falsità sono tra gli aspetti più fondamentali ma fraintesi della percezione umana. Il kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) scrive che “nessun merito è più importante della qualità della verità e non esiste disonore maggiore della qualità della falsità.” Eppure, nel nostro mondo, la verità sembra sfuggente. Ognuno ha la propria versione della verità. Questa è la radice di molta confusione, laddove  le persone sostituiscono continuamente la verità con le bugie e le bugie con la verità.

Come possiamo quindi stabilire cosa sia effettivamente vero?

Il problema risiede nella nostra incapacità di misurare la verità rispetto a uno standard assoluto. In filosofia, psicologia e religione, non esiste una verità unica e universalmente condivisa. Le leggi e i codici morali variano da paese a paese, e anche valori fondamentali come libertà ed uguaglianza sono interpretati in modo diverso da persone diverse. Se gli esseri umani vivessero in isolamento, separati in piccoli gruppi senza interazione, forse queste variazioni non avrebbero importanza. Ma oggi, il mondo è interconnesso e, senza una base comune, nascono malintesi e conflitti.

Esiste uno standard assoluto per la verità?

Nel mondo fisico, accettiamo che alcune leggi siano immutabili. La legge di gravità, ad esempio, si applica allo stesso modo a tutte le persone, indipendentemente dal credo o dalla cultura. Se le leggi sociali fossero altrettanto universali, avremmo una solida base per le relazioni umane. Tuttavia, poiché siamo egoisti, in quanto ognuno di noi desidera godere di un vantaggio personale a spese degli altri, modelliamo le leggi sociali per adattarle ai nostri desideri. Invece di cercare uno standard oggettivo, adattiamo continuamente le nostre percezioni di verità e falsità per servire i nostri interessi personali.

La saggezza della Kabbalah insegna che la verità non è statica, ma deve essere ricercata continuamente. “Cercate la giustizia e la verità”, dicono le fonti, il che significa che dobbiamo perseguire attivamente la verità nel corso della vita. È un processo di perfezionamento che avviene di generazione in generazione e che porta a una società che si sviluppa e progredisce. Se abbandoniamo questa ricerca e insistiamo a mantenere le nostre verità soggettive, rimaniamo divisi e stagnanti.

Perché la falsità è così profondamente radicata nella natura umana?

Nasce dal nostro desiderio intrinseco di godere per il proprio tornaconto. Quando una persona opera esclusivamente per interesse personale, la verità e la falsità diventano secondarie. L’unica considerazione diventa ciò che ci fa stare bene in quel determinato momento. In questo stato, ognuno giustifica il proprio punto di vista, convinto di essere nel giusto mentre gli altri sono nel torto. Il mondo, quindi, si frammenta in prospettive contrastanti.

Questa divergenza di opinioni non è intrinsecamente negativa. Anzi, le differenze tra le persone sono necessarie e benefiche. Il vero problema è che non sappiamo come lavorare con le nostre differenze per raggiungere una verità superiore comune. Invece di elevarci al di sopra delle nostre dispute, lasciamo che ci separino. La Kabbalah non invita a cancellare le differenze, ma a trovare l’unità al di sopra di esse. Sarebbe quindi saggio imparare ad elevarci al di sopra delle nostre pulsioni egoistiche di divisione per unirci.

Cosa è più importante: la verità o l’unità?

L’unità. La verità e la falsità, così come le percepiamo, sono relative. Dipendono dal nostro livello di comprensione, dai nostri desideri e dalle nostre emozioni. Ciò che una persona considera vero, un’altra potrebbe considerarlo falso. Ma l’unità è una necessità assoluta. Una società che dà priorità ai legami umani positivi e alla responsabilità reciproca si allineerà naturalmente alla verità nel tempo. Anche una bugia, se usata per il bene dell’unità, può essere giustificata. Per esempio, un genitore potrebbe ingannare un figlio per guidarlo verso qualcosa di benefico. Allo stesso modo, se una persona annulla le proprie pulsioni egoistiche per il bene della società, può raggiungere il miglior stato possibile per sé e per gli altri.

C’è una ragione per cui i saggi dicono: “La verità cresce dalla terra.” La terra simboleggia il desiderio umano, che è nel suo stato più basso e più egoistico. Da lì, una persona deve ascendere a uno stato unificato e altruistico. Il movimento verso la verità è sempre una salita verticale, che richiede un movimento continuo per elevarsi al di sopra del proprio interesse personale.

I kabbalisti mentono?

Sì, ma solo per il bene di un obiettivo più alto, che è l’unità. La saggezza della Kabbalah spiega che la verità non riguarda l’accuratezza dei fatti, ma l’allineamento con lo scopo della creazione. Questo scopo è che tutte le persone raggiungano una connessione completa, formando un insieme unificato. Per raggiungere questo stato, dobbiamo comprendere le leggi della natura, come operano e dove ci guidano. La verità più alta non si trova nelle prospettive individuali, ma nella legge universale che, in ultima analisi, ci sviluppa fino a uno stato di completa connessione.

Allo stesso tempo, dobbiamo preservare l’individualità delle persone. L’unità non consiste nel rendere tutti uguali. L’unità si realizza invece quando individui diversi si integrano volontariamente in un insieme più grande. La verità, quindi, ha luogo quando tutte le prospettive individuali si fondono armoniosamente.

Come si fa a stabilire cosa è effettivamente vero?

Qual è l’obiettivo comune verso cui dobbiamo unirci? È la connessione stessa. Secondo la Kabbalah, riveliamo la vera natura della realtà solo attraverso la nostra connessione. Il Creatore, la verità ultima, non è un concetto astratto, ma una forza d’amore, di dazione e di connessione che si rivela nell’unità delle persone. Non ci sono esempi di questo che possiamo vedere con i nostri occhi nel mondo fisico. Dobbiamo invece farne esperienza interiormente. Il principio chiave è mettere il desiderio degli altri al di sopra del nostro, come espresso nel comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Quando raggiungiamo questo livello, diventiamo parti attive dell’unico sistema unificato e iniziamo a sentire la presenza del Creatore.

In che modo la Kabbalah distingue tra diversi tipi di verità e falsità?

La saggezza della Kabbalah fa un’importante distinzione tra due tipi di analisi: verità e falsità rispetto a dolce e amaro. La verità e la falsità sono determinate dall’intelletto, mentre il dolce e l’amaro sono percepiti emotivamente. Fin dalla nascita, operiamo naturalmente sulla base del dolce e dell’amaro. Cioè, consideriamo “buono” ciò che ci sembra o ci fa sentire bene e “cattivo” ciò che sentiamo o immaginiamo come negativo per noi. Un neonato cerca istintivamente il piacere ed evita il dolore, senza alcuna valutazione intellettuale, come risposta corporea automatica.

Tuttavia, man mano che ci sviluppiamo, impariamo gradualmente ad applicare la seconda analisi: verità e falsità. Dobbiamo essere in grado di riconoscere che qualcosa può essere dolce ma dannoso, o amaro ma benefico. Ad esempio, la medicina potrebbe avere un sapore amaro, ma porta alla guarigione. Al contrario, qualcosa che è piacevole nel momento può portare a danni a lungo termine.

La sfida è imparare come integrare questi due tipi di analisi. Come possiamo allineare le nostre valutazioni emotive e intellettuali affinché lavorino insieme invece che in opposizione? La chiave sta nell’imparare a perfezionare continuamente la nostra analisi intellettuale per valutare i nostri impulsi emotivi.

Basato sul video “Verità e menzogna – Stati spirituali con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”. Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Ci stiamo avviando verso un’altra guerra mondiale?

Baal HaSulam, il più grande e rinomato Kabbalista del XX secolo, scrisse della possibilità di una Terza e persino di una Quarta Guerra Mondiale. Ad esempio, nei suoi “Scritti dell’ultima generazione”, ha affermato:

“Ci sono due vie per scoprire la completezza: la via della Torah o la via della sofferenza. Il Creatore ha dato all’umanità la tecnologia, finché non hanno inventato l’ atomica e le bombe all’idrogeno. Se la rovina totale che sono destinati a portare sul mondo non è ancora evidente al mondo, possono aspettare una terza guerra mondiale o una quarta. Le bombe faranno il loro lavoro e i reduci che rimarranno dopo la rovina non avranno altra scelta che farsi carico di questo impegno, che prevede che sia gli individui che le nazioni non si occupino di se stessi più di quanto sia necessario per il loro sostentamento, mentre tutto il resto sarà rivolto al bene degli altri. Se tutte le nazioni del mondo saranno d’accordo, non ci saranno più guerre nel mondo, perché nessuno si preoccuperà del proprio benessere, ma solo di quello degli altri”.

Molti si chiedono se questo accadrà. I Kabbalisti vedono il sistema generale di gestione e i potenziali percorsi che abbiamo davanti. Vedono che esiste la libertà di scelta per ogni individuo e per tutta l’umanità.

Ci sono due modi per avanzare nella realtà: la via della sofferenza o la via della Torah, la via della luce. La via della Torah non si riferisce alla religione. Descrive piuttosto l’apprendimento di come funzionano le leggi della natura, di come la natura egoistica dell’uomo sia opposta alla legge altruistica generale della natura e di come possiamo passare dall’egoismo all’altruismo per raggiungere l’equilibrio con la legge generale della natura e quindi un’esistenza armoniosa, pacifica e felice. Se scegliamo di vivere secondo il solito percorso materialistico, concentrandoci solo sull’esistenza fisica, questo mondo ci condurrà inevitabilmente in un vicolo cieco. Ci spingerà in uno stato insopportabile che alla fine ci costringerà ad ascendere. Tuttavia, prima di decidere di elevarci al di sopra del nostro livello attuale, potremmo sperimentare sofferenze estreme, compresi gli orrori della Terza e della Quarta Guerra Mondiale e altri eventi catastrofici. Finora, vediamo che nulla nel mondo sta cambiando in meglio.

La terza e la quarta guerra mondiale, così come i disastri ecologici, le carestie, le crisi climatiche, i terremoti e altri sconvolgimenti sono tutti latenti nel piano della natura. Questi eventi esistono come scenari potenziali, in attesa di essere attivati a seconda delle nostre scelte. Il loro scopo è quello di scuotere l’umanità, di risvegliarci, di farci sentire la necessità di un nuovo livello di sviluppo in cui ci equilibriamo volontariamente con la legge altruistica generale della natura. Ma se affrontiamo queste minacce da una prospettiva puramente fisica, concentrata unicamente sulla nostra sopravvivenza, sperimenteremo queste trasformazioni nel modo più doloroso.

Se scegliamo di elevarci in equilibrio con la natura, ci colleghiamo a forze completamente diverse. Invece di essere costretti a evolvere attraverso la sofferenza, influenziamo il sistema di gestione della natura su di noi. Allora la nostra realtà attuale non ci costringerà a trasformarci attraverso la sofferenza e ci eleveremo invece al livello successivo, più alto, di esistenza per nostra libera scelta.

Tutto apparirà diverso. Il mondo si trasformerà in un luogo meraviglioso e noi ci integreremo nella sua gestione. Avanzeremo con la comprensione, sapendo perché le cose accadono nel modo in cui accadono e dove siamo diretti. Questo approccio cambierà completamente la nostra vita e i nostri atteggiamenti.

In questo modo progrediremo attraverso il cosiddetto “raggio di luce”, cioè elevandoci al di sopra della nostra esistenza animalesca e sviluppando il desiderio di connetterci a qualcosa di più elevato. Il sistema di gestione della natura esiste al di sopra della nostra percezione e sensazione egoistica,  sta a noi coglierlo e integrarlo. Tutti dobbiamo attraversare questo processo e chi non l’ha ancora fatto lo sperimenterà inevitabilmente a suo tempo.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo del 7 ottobre 2016.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Un’anima che discende nel nostro mondo una volta ogni dieci generazioni

Perché è stato detto che un’anima come Baal HaSulam discende nel nostro mondo solo una volta ogni dieci generazioni?

Il fatto è che quest’anima è incredibilmente elevata, e il suo conseguimento richiede sforzi tremendi.

Perciò, scende nel mondo solo una volta ogni poche generazioni, quando ci sono molte anime pronte ad innalzarsi da un grado spirituale all’altro. Grazie al loro sforzo collettivo, possono raggiungere le altezze descritte dal Baal HaSulam.

Attraverso tutti i nostri sforzi nello studio della Saggezza della kabbalah e le nostre azioni verso l’unità, desideriamo includerci nella sua anima e, nella misura in cui riusciamo a raggiungere questa inclusione, possiamo toccare, anche solo leggermente, la sua grandezza. Tutto dipende dal nostro desiderio di elevarci al di sopra del nostro stato attuale e di raggiungere una maggiore unità, attraverso la quale possiamo conseguire la spiritualità.

Raggiunto un certo livello, dobbiamo cercare di rivestirci dell’abito spirituale di Baal HaSulam, che è eccezionalmente alto, sperando che il Creatore abbia pietà di noi e ci permetta di comprendere, sentire e, in qualche modo intravedere, questo stato.

Questo non dipende solo da noi, ma dal desiderio del superiore di rivelarsi in noi e, attraverso di noi, influenzare tutta l’umanità. Non dobbiamo dimenticarlo, affinché insieme possiamo sentire questa immensa responsabilità e impegnarci per avvicinare il mondo intero al Bore.

Il nostro gruppo è il risultato del lavoro dei grandi Kabbalisti che sono vissuti prima di noi, che hanno esteso fino a noi la fine del filo che ci connette al Creatore. Dobbiamo afferrare questo filo e usarlo per ascendere.

Attraverso la vicinanza reciproca, la connessione e la mutua inclusione, saremo in grado di sentire qualità più elevate e stati più alti e, così facendo, obbligheremo il Bore a elevarci a Lui. È un traguardo già vicino, speriamo di riuscire a realizzarlo.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/10/24, Giorno della memoria di Baal HaSulam, Rav Yehuda Ashlag

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L’Esperienza impressa nelle anime
L’avvertenza di Baal HaSulam

L’eredità di Baal HaSulam: demistificare la Kabbalah per il XX secolo e successivi.

L’essenza del metodo di Baal HaSulam è la verità.

Tutto ciò che esiste è la forza di ricezione della persona, la forza di dazione del Bore e la connessione tra di loro.

Più possiamo usare la nostra forza con la forza del Bore, che risplende su di noi, più avanziamo verso la sorgente delle nostre vite.

Baal HaSulam visse e agì nel XX secolo. C’erano stati molti Kabbalisti prima di lui e pure alcuni nella sua generazione. Tuttavia, Baal HaSulam è unico in quanto ha ricevuto il permesso dall’alto di rivelare il metodo della Kabbalah, cioè il metodo di correzione della persona per ottenere la qualità di dazione del Bore, mentre prima di Baal HaSulam era molto difficile comprendere e ottenere la qualità del Bore. Chiunque desiderasse studiare la Kabbalah doveva sottoporsi a preparativi complicati, come l’apprendimento delle sette saggezze. Baal HaSulam, tuttavia, ha portato la saggezza e il metodo della Kabbalah molto più vicini alle persone, rendendo più facile, per chiunque lo desideri, raggiungere il Bore.

Se leggiamo i testi di Baal HaSulam parola per parola e sentiamo quelle parole un po’ dall’interno, allora vediamo che ha scritto per persone che desiderano sentire il Bore, perché è questa la sensazione più elevata e importante che possiamo raggiungere.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.   

La spiritualità non è per gruppi isolati. È per l’umanità.

Nelle prime ore del mattino, entravo in cucina e trovavo piatti con avanzi di hummus, cipolle, pane e un po’ di liquore. Era un luogo in cui il legame tra le persone andava oltre la routine quotidiana. Questa consapevolezza mi è apparsa quando ho approfondito la saggezza della Kabbalah sotto la guida del mio maestro, il kabbalista Baruch Shalom HaLevi Ashlag (il RABASH). Intorno a me sedevano sei anziani, discepoli del grande kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), che formavano un piccolo gruppo affiatato, quasi un mini kibbutz all’interno della città.

Questo gruppo viveva un’esistenza semplice, lavorando solo il necessario e trascorrendo le ore rimanenti insieme a studiare e a gustare i pasti. Il cibo non era il punto focale; si trattava della connessione dei cuori, un’emulazione del nostro stato spirituale come un’unica anima vitalizzata da un’unica forza d’amore e di donazione. Il Baal HaSulam sognava di creare un kibbutz con i suoi studenti per incarnare lo stile di vita di quella che lui chiamava “l’ultima generazione”: una vita di condivisione spirituale e di collaborazione materiale.

Tuttavia, se la Kabbalah descrive come raggiungere la destinazione finale delle nostre vite nel modo più breve, piacevole e consapevole possibile, uno stato di unità globale dell’umanità, allora perché istituire una società chiusa? Non dovrebbero vivere in mezzo a tutti? L’idea non era di isolarsi, ma di costruire una piccola società, un nucleo per il popolo unito di Israele, gettando le basi per una nazione unita.

Anche dopo la morte di Rabash e la formazione di un gruppo chiamato “Bnei Baruch” (cioè i “figli di Baruch”, in riferimento al mio maestro), il sogno di fondare un kibbutz è rimasto costante. Abbiamo esplorato le opzioni in tutto Israele, a nord e a sud, alla ricerca di un luogo in cui vivere semplicemente e in cui poterci dedicare agli insegnamenti. Tuttavia, più cercavamo, più trovavamo le porte chiuse a quest’idea e ci rendevamo conto che non era destinata alla nostra generazione. Dovevamo connetterci nelle condizioni attuali.

Mentre ci avviciniamo all’ultima generazione che Baal HaSulam ha descritto, l’era del Messia, dove il “Messia” (ebr. Moshiach) è la forza (ebr. Moshech) che ci tira fuori dai nostri ego individuali per entrare in uno stato unificato, l’unità attraverso l’istituzione di una piccola società chiusa sembra un’idea sempre più lontana. Oggi, invece, l’idea dell’unità deve raggiungere l’umanità in generale e coloro che si identificano con la necessità di unirsi al di sopra delle nostre innate pulsioni egoistiche formano il piccolo gruppo pionieristico dell’umanità che avvia tale connessione. Questo gruppo non si trova fisicamente in un kibbutz o in un campo chiuso, ma piuttosto un gruppo di desideri che anelano alla realizzazione del nostro futuro stato unificato più avanzato e che sono disposti ad applicarsi per portare l’unità in primo piano tra i valori e le priorità umane.

In sostanza, la ricerca di un luogo chiuso per condurre il nostro studio e la nostra connessione ci ha portato a svegliarci da un sogno alla realtà che i kabbalisti del nostro tempo sottolineano: che l’unità di oggi non è solo per un gruppo chiuso, ma per l’umanità in generale, e il nostro percorso verso l’unità consiste nell’adattarsi alle condizioni globali della nostra epoca.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Rabbi Shimon bar Yochai esce dalla grotta, dando inizio alla nostra era

Oggi viviamo in tempi in cui più progrediamo senza coltivare relazioni unificanti tra di noi e più un disgustoso fetore di divisione e di odio oscura le nostre vite. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di nutrire un amore genuino al di sopra delle nostre pulsioni divisive, il tipo di amore che la Torah raffigura e che Rabbi Shimon bar Yochai ha descritto nella grotta con i suoi nove amici. 

Per tredici anni, Rabbi Shimon e suo figlio Rabbi Elazar vissero in una grotta a Peki’in. Successivamente altri otto discepoli saggi si unirono a loro e insieme, scrissero Il Libro dello Zohar, un commentario che comprende la Torah, i Profeti e le Scritture.

Dopo aver approfondito le intricate interpretazioni dello Zohar da parte di quei dieci saggi, possiamo riconoscere l’alto livello di codificazione della Torah. La semplicistica narrazione storica  con numerose trame e personaggi umani, sia buoni che cattivi, non è affatto l’unico modo per comprenderla.

Nell’introduzione de Il libro dello Zohar, scritto mentre Rabbi Shimon e Rabbi Elazar erano isolati nella caverna, c’é un articolo distinto chiamato “L’uscita di Rabbi Shimon dalla grotta”. Questo pezzo illustra magnificamente come la storia fisica si intrecci con gli insegnamenti spirituali.

Storicamente ambientata circa duemila anni fa durante il dominio romano in Israele, la storia narra che Rabbi Shimon e suo figlio Elazar sfuggono ai Romani, cercando rifugio in una grotta della Galilea. Nonostante il crollo della grotta a causa di un antico terremoto, la storia rimane intatta nel tempo: 

“Rabbi Pinhas stava regolarmente davanti a Rabbi Rehumai, presso la riva del Mar di Galilea. Rabbi Rehumai era un grande uomo, anziano e i suoi occhi erano deboli. Egli disse a Rabbi Pinhas: “Ho sentito che Yochai, il nostro amico, ha una gemma, una pietra preziosa, un figlio. Ho guardato nella luce di quella gemma ed é come l’illuminazione del sole, dal suo fodero, che illumina  il mondo intero.”   Zohar per tutti, “L’uscita di Rabbi Shimon dalla caverna”. 

Questa storia particolare ritrae il  saggio cabalista Rabbi Shimon, figlio di bar Yochai, un giovane ragazzo che si rivela essere una meraviglia luminosa e un vero discepolo della Torah. A un livello più profondo mostra che la rivelazione dell’essenza interiore del Libro dello Zohar richiede una connessione tra generazioni, tra “padri” e “figli”.

Più avanti, l’articolo descrive il tentativo di Rabbi Pinhas di contattare Rabbi Shimon, scomparso, ricorrendo a elementi della natura per la comunicazione. Lo raggiunge non tramite il cinguettio degli uccelli ma tramite mezzi spirituali, connettendosi con Rabbi Shimon attraverso un grado noto come “Chai” (ebraico “animato”), prevedendo la sua uscita dalla grotta e la sistemazione de Il Libro dello Zohar che annuncia l’era del Messia.

Quando i dieci amici finirono di comporre il Libro dello Zohar e uscirono dalla grotta, rabbi Shimon ne ordinò la  sepoltura fino al sorgere della generazione in grado di porre fine all’oscurità spirituale, alla distruzione e all’esilio, iniziati e continuati fin dai suoi giorni. In questa generazione attesa, le persone sarebbero state in grado di sviluppare la consapevolezza del male della natura umana egoistica, che divide le persone l’una dall’altra e dalla forza originaria della natura che i saggi dello Zohar avevano rivelato. Queste persone sarebbero andate avanti a cercare una forma superiore di unità tra di loro e con le forze della natura: l’amore, la dazione e la connessione, come lo Zohar aveva anticipato.

Ora che Lo Zohar è stato rivelato su larga scala, il cabalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha creato un commentario chiamato “Sulam” (“Scala”). Questo commentario Sulam dello Zohar è cruciale per ascendere al nobile tesoro che rivela. La sua scoperta e composizione indicano l’era del Messia, cioè l’era in cui la forza superiore dell’amore e della dazione emerge per “tirare” (“Messia” dalla parola ebraica per “tirare” [“Moshech”]) noi fuori dalle nostre relazioni egoistiche e divisive in un’ascesa rigogliosa verso l’amore assoluto, come è descritto nella Torah e nello Zohar:

“C’è amore, fratellanza e verità nella Torah. Abramo amava Isacco; Isacco amava Abramo; e si  abbracciavano. Erano entrambi stretti a Giacobbe da amore e fratellanza e donavano il loro spirito l’uno nell’altro. Gli amici dovrebbero essere come loro e non macchiarli, perché se manca l’amore in loro, macchieranno il loro valore superiore, cioè Abramo, Isacco e Giacobbe.”  Zohar per tutti, Ki Tissa [quando prendete], articolo 54.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

La vita sarebbe migliore senza i disaccordi?

Potrebbe sembrare che la vita sarebbe migliore senza disaccordi, poiché in tal caso non avremmo guerre e conflitti, ma è ben lontano dalla realtà. Senza disaccordi, le nostre vite sarebbero unilaterali, monodirezionali e l’umanità non sarebbe in grado di evolvere.

Nel suo articolo “La Libertà”, il Kabbalisata Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) scrive di come l’umanità progredisca attraverso i disaccordi: 

“Dobbiamo stare attenti a non avvicinare le opinioni delle persone a tal punto che il disaccordo e la critica possano cessare tra i saggi e gli studiosi, perché l’amore per il corpo porta naturalmente con sé la vicinanza delle opinioni. Se la critica e il disaccordo dovessero scomparire, cesserebbe anche il progresso dei concetti e delle idee e la fonte della conoscenza nel mondo si esaurirebbe”.

Tuttavia, la necessità di avere disaccordi non richiede la guerra. Possiamo risolvere le controversie con altri metodi, senza arrivare a conflitti fisici.

Finiamo in guerra perché non abbiamo ancora raggiunto un livello di sviluppo tale da poter risolvere le nostre dispute e i nostri disaccordi in modo maturo. Il modo in cui attualmente ricorriamo alle guerre ci fa sembrare dei bambini piccoli.

I disaccordi possono favorire un’evoluzione positiva, se si arriva a prendere decisioni in merito attraverso un discorso civile.

La critica della prospettiva dell’altro è un aspetto chiave di un disaccordo, ed è cruciale per lo sviluppo dell’umanità, come Baal HaSulam scrive nello stesso articolo. Senza critica, non saremmo in grado di svilupparci.

“Più ci sono contraddizioni tra le opinioni e più ci sono critiche, più aumentano la conoscenza e la saggezza e le questioni diventano più adatte a essere esaminate e chiarite”.

È difficile per noi accettare le critiche perché la nostra struttura egoistica, che ci fa considerare superiori agli altri, non vuole essere messa in discussione. Ma saremmo davvero poco saggi se ci opponessimo alle critiche. Quando comprendiamo che più critiche, opinioni e disaccordi ci sono, più possiamo scoprire chi, dove, come e perché la natura ci ha plasmato in una forma così contraddittoria con se stessa, allora più possiamo rivelare la verità su noi stessi e sulla nostra vita. In altre parole, attraverso i disaccordi e le critiche, dovremmo aspirare alla verità, che si apprende navigando nell’intricata rete di stati e punti di vista contraddittori.

Tuttavia, poiché il nostro ego non sopporta le critiche, spesso non le usiamo in modo costruttivo. Possiamo vedere molti esempi di una parte che fa pressione sugli altri finché non cedono e, se continuano a non essere d’accordo, scoppia la guerra. Questo è in gran parte il modo in cui si comporta il nostro mondo. Il nostro ego prevale su molte opportunità di discussione e di crescita.

La critica è costruttiva e positiva quando porta a una discussione reciproca e, infine, a un accordo. Al contrario, quando porta al distacco, fino alla guerra e alla distruzione, allora è ovviamente dannosa e distruttiva.

Vediamo che alla fine delle guerre, in ogni caso, giungiamo alla conclusione che dobbiamo sederci e discutere. La guerra dà un certo tipo di consapevolezza dei mali della nostra natura egoistica, ma non è comunque auspicabile arrivare a tali distruzioni e sofferenze per risolvere finalmente le questioni in modo civile. Abbiamo quindi bisogno di disaccordi e critiche per progredire, e non dovremmo arrivare a guerre e distruzioni per risvegliarci al progresso attraverso le nostre discussioni e i nostri esami.

Se vivessimo in un mondo pieno di bontà e amore, avremmo ancora bisogno di critiche? Certo che sì. Ci sarebbero discussioni e un certo denominatore comune raggiunto a livello di amore reciproco, che farebbe progredire continuamente l’umanità tra un numero enorme di opinioni e contraddizioni. È scritto a proposito di un tale stato che “l’amore coprirà tutte le trasgressioni”.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.   

Quali sono le principali differenze tra il pensiero delle civiltà orientali e quello delle civiltà occidentali?

Attualmente non esistono civiltà chiaramente definite. In generale, si può dire che le civiltà orientali sono più orientate verso la religione, mentre le civiltà occidentali affrontano maggiormente le questioni legate alla loro esistenza materiale. C’è quindi una grande differenza tra loro.

Nelle civiltà orientali ci sono persone che tengono molto a preservare i loro valori spirituali e sono pronte a combattere per essi. Al contrario, la civiltà occidentale desidera generalmente conservare la forma moderna e materialistica che ha sviluppato. È molto difficile per queste due inclinazioni stabilire un terreno comune.

Il kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), nel suo articolo “La soluzione”, parla di due forze opposte in natura che hanno sviluppato l’universo materiale:

“Esiste una forza positiva, cioè costruttiva, e una forza negativa, cioè negativa e distruttiva. Esse creano e completano l’intera realtà in generale e in particolare attraverso la loro dura e perpetua guerra reciproca”.

Le inclinazioni spirituali e materiali si manifestano nell’umanità attraverso le civiltà orientali e occidentali. È nella struttura delle loro anime che c’è un certo gioco di forze positive e negative che porta alla rivelazione di stati superiori di unità e all’emergere di nuove creazioni.

Non sappiamo quanto durerà questo scontro, ma non ne vediamo la fine nel prossimo futuro. Tuttavia, i kabbalisti descrivono che l’umanità, nel suo futuro stato finale, emergerà come un’unica entità unificata in perfetto allineamento con le leggi della natura: un nuovo mondo armonioso e pacifico con la sublime forza dell’amore, della dazione e della connessione in piena rivelazione per tutti.  Il raggiungimento di questo stato dipende dalla costruzione di connessioni positive in tutta la società, al di sopra delle nostre spinte divisorie egocentriche.

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