Pubblicato nella 'Percezione della realtà' Categoria

Qual è la differenza tra Paradiso, Inferno e Purgatorio?

Finché siamo vivi in questo mondo, cioè in questa forma di esistenza basata sulla materia proteica, esiste un numero immenso di minuscoli granelli di egoismo, ossia desideri corrotti di godere esclusivamente per il proprio beneficio, creati dal Creatore: l’unica forza di amore e di dazione che ha creato e sostiene la realtà.

Questi minuscoli granelli di egoismo attraversano un processo di sviluppo diretto verso la loro destinazione e il loro scopo finali. Tale processo comprende tre fasi distinte: purificazione, correzione e connessione.

L’Inferno è la sensazione e la presa di coscienza della nostra natura egoistica, cioè del fatto che la nostra natura consiste in un desiderio limitato di godere soltanto per il nostro vantaggio personale e che spesso desideriamo trarre piacere a spese degli altri.

Il Purgatorio è la fase in cui cerchiamo di correggere e purificare la nostra natura egoistica, impegnandoci, lavorando interiormente e chiedendo di trasformare la nostra intenzione dal beneficio personale al beneficio degli altri e della natura.

Il Paradiso è lo stato in cui la nostra natura egoistica viene trasformata e inizia quindi a operare al servizio e per il bene delle altre persone.

Dobbiamo attraversare queste tre fasi nel corso della nostra vita in questo mondo, fino a raggiungere la terza e ultima. Se comprendiamo, dunque, che Inferno, Purgatorio e Paradiso significano prendere coscienza della nostra natura egoistica, correggerla e infine utilizzarla nel modo corretto, allora tutto andrà bene. Dobbiamo soltanto impegnarci.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 20 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il mondo è così depresso nonostante il tenore di vita sia migliorato così tanto?

Depressione, dipendenze e divorzi derivano tutti da una mancanza di felicità. I nostri nonni avevano una vita materialmente più difficile, eppure sembra che stessero meglio. Che cosa ci è successo nell’epoca dell’abbondanza? Che cosa può ridare colore al grigiore della vita?

Fino a pochi decenni fa, le porte di casa rimanevano aperte. Le persone passavano liberamente a trovare i vicini. Nei fine settimana si apparecchiava una tavolata nel quartiere e ognuno portava qualcosa da mangiare. Le risorse erano limitate, ma l’atmosfera era quella di una grande famiglia.

Poi l’ego si è sviluppato, sia in quantità che in qualità. Di conseguenza, è cambiato il nostro atteggiamento verso ogni cosa. Un ego più grande vede il mondo in modo diverso e, all’improvviso, non abbiamo più voglia di sederci con gli altri a bere un caffè. Ci sentiamo più a nostro agio nel nostro angolo, davanti a uno schermo al plasma che occupa metà della parete.

Anche se non disponiamo di uno strumento che ci mostri quanto il nostro ego sia cresciuto da ieri a oggi, è proprio questo il fattore interiore che provoca ogni genere di cambiamento in noi. L’ego cresce, cambia il nostro punto di vista e mutano anche i nostri valori.

Da qui nasce il bisogno di confrontarci con gli altri. Quanto abbiamo noi? Quanto hanno loro? Come possiamo assicurarci di non avere meno, perché allora soffriamo? Così lavoriamo sempre di più e facciamo grandi sforzi per aumentare i nostri guadagni. Cerchiamo di dimostrare il nostro valore a tutti. È l’epoca della competizione, e ciascuno corre cercando di superare gli altri in un modo o nell’altro.

In passato, gli uomini spesso continuavano, per inerzia, la stessa professione dei loro padri e la loro principale preoccupazione era che moglie e figli fossero sani e ben accuditi. Oggi ci sentiamo a disagio se non facciamo progressi ogni giorno. È come se qualcosa bruciasse dentro di noi, senza lasciarci tregua nemmeno per un momento.

Un frigorifero pieno di cibo? Un conto in banca? Un’assicurazione sanitaria? Una pensione? Un’assicurazione per l’assistenza a lungo termine? Cento o duecento anni fa qualcuno sognava davvero tutto questo? Abbiamo creato sistemi straordinari, eppure le persone non provano soddisfazione per la propria vita. Oggi manca la gioia di vivere e questo vale per tutti gli strati della società, persino per i più ricchi.

Un altro viaggio all’estero, un’altra vacanza, cambiare automobile, cambiare casa. Un tempo queste cose suscitavano grande entusiasmo. Oggi, invece, il piacere svanisce nel giro di poco tempo. Perfino la nascita di un nuovo figlio in famiglia non suscita più lo stesso interesse di una volta. Una sorta di nube di intorpidimento sembra aver avvolto l’intera atmosfera. Così, i tranquillanti sono entrati a far parte della nostra vita. In mezzo a un crescente disagio interiore è difficile vivere senza qualcosa che ci sostenga.

Entro pochi anni, prevedono gli esperti, le tecnologie avanzate sostituiranno le persone in molte professioni e la maggior parte della popolazione mondiale non sarà più necessaria nel mercato del lavoro. Se saremo abbastanza saggi da distribuire correttamente le risorse, potremo garantire facilmente a ogni persona tutto ciò che è necessario per vivere. Tuttavia, questo renderà ancora più pressante la domanda sulla felicità. Da dove verrà la felicità? Da dove verranno il sorriso e la gioia?

Abbiamo pensato che la cultura e l’arte avrebbero colmato il vuoto: opere creative, film, serie televisive, mezzi di comunicazione, social network, innovazioni e invenzioni. Eppure tutto passa, va e viene,  nulla riesce a riempirci al punto da poter dire di stare davvero bene e di goderci la vita con felicità.

Le persone vagano da una parte all’altra, cercando qualcosa che faccia bene all’anima. Abbiamo ormai esplorato tutta la Terra, eppure non lo troviamo da nessuna parte.

Persino i bambini, fin da piccoli, percepiscono che tutta questa corsa è inutile. Intuiscono profondamente il corso della vita e non ne comprendono il senso. Anche molti anziani soffrono di una terribile solitudine e si chiedono quale sia il significato di vivere così a lungo.

A questo punto dobbiamo comprendere che tutto il processo che stiamo vivendo è il risultato del fatto che il nostro ego ha raggiunto un nuovo livello di sviluppo. Esso richiede forme di appagamento di qualità superiore. Denaro, status e successi materiali non bastano più.

A questo livello, tutti gli appagamenti che possiamo ottenere individualmente non saranno più in grado di darci una sensazione di soddisfazione interiore. Gradualmente scopriremo che l’unico modo per sentirci veramente appagati è appagare gli altri.

Una nuova forma di connessione con gli altri porterà calore e reciprocità nelle nostre vite e ci farà provare quella sensazione che avevamo da piccoli tra le braccia di nostra madre, quando ci sentivamo avvolti, protetti e amati.

Comprenderemo allora anche che la crisi della famiglia nel nostro tempo rappresenta soltanto una fase preliminare alla costruzione di una più ampia connessione sociale, una sorta di famiglia universale. Questo sentimento di famiglia ci porterà a prenderci cura gli uni degli altri e sarà la chiave per affrontare le innumerevoli difficoltà della vita.

Se tutti coloro che sentono il desiderio di elevarsi al di sopra di uno stile di vita egoistico e costruire un mondo armoniosamente connesso al di sopra dell’egoismo uniranno i loro sforzi, porranno le basi per rendere possibile quella realtà, potranno guidare la prossima rivoluzione della percezione. In un mondo interconnesso, dove siamo tutti sulla stessa barca, la felicità dipende dall’imparare a funzionare come una buona famiglia. Auguro a tutti noi di avere successo in questa impresa.

Basato su “Nuova Vita 151 – Divari socioeconomici” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il ruolo della saggezza della Kabbalah nell’affrontare le attuali problematiche globali e perché sta diventando sempre più rilevante?

L’umanità è costantemente in attesa di cambiamenti positivi provenienti dall’esterno. Speriamo che i governi, le tecnologie, i sistemi economici o le riforme sociali migliorino la nostra vita. Ma stiamo constatando che nessun cambiamento esterno riuscirà a risolvere i nostri problemi. Dobbiamo giungere alla consapevolezza che un vero miglioramento può avvenire solo quando cambiamo noi stessi. Solo allora inizieremo a percepire il mondo in modo diverso e a plasmare la realtà secondo un nuovo atteggiamento interiore.

Il mondo che sperimentiamo oggi è un riflesso della nostra natura egoistica. L’egoismo ha completato il suo sviluppo e ci ha mostrato tutto ciò di cui è capace. Ha costruito la nostra civiltà, ha alimentato il nostro progresso e ha creato la realtà nella quale viviamo oggi. Tuttavia, stiamo scoprendo i suoi limiti: non è più in grado di offrirci un futuro migliore.

Man mano che l’egoismo, il desiderio di ricevere piacere per il proprio vantaggio a scapito degli altri, raggiunge il termine del suo sviluppo, esercita su di noi una pressione sempre maggiore. Le persone provano vuoto, ansia, paura, insoddisfazione e impotenza. Ovunque osserviamo una crescente divisione, conflitto e alienazione. L’umanità ha ormai esaurito tutte le fasi dello sviluppo egoistico. Se continueremo sulla stessa strada, non ci resterà altro che un’escalation dello scontro e della distruzione.

Questa presa di coscienza è necessaria perché ci rivela che non ci sono più correzioni da apportare all’esterno. Il problema non risiede nel mondo in sé, ma nel modo in cui lo percepiamo e ci relazioniamo ad esso. L’egoismo ha assolto il suo compito conducendoci a uno stato di completa delusione. Ci ha mostrato che non possiamo continuare a vivere secondo lo stesso paradigma.

Ciò che viene dopo è una metodologia di sviluppo completamente diversa. Invece di cercare di cambiare direttamente il mondo, dobbiamo cambiare noi stessi. Correggendo la nostra natura, correggiamo il mondo. Questa è la legge fondamentale della realtà.

Che cosa significa cambiare noi stessi? Significa trasformare il nostro atteggiamento verso gli altri e verso la vita stessa. Dobbiamo passare da un rapporto con il mondo basato sullo sfruttamento, sulla manipolazione e sull’egoismo a un rapporto improntato alla bontà, all’altruismo e alla cura reciproca. Dobbiamo sostituire il desiderio di utilizzare gli altri per il nostro vantaggio con il desiderio di connetterci, sostenere e contribuire al bene comune.

Quando questo cambiamento interiore avviene, iniziamo a vedere la realtà in modo diverso. Il mondo stesso ci appare trasformato, perché cominciamo a percepire il sistema superiore che lo governa. Attraverso questa nuova percezione scopriamo una realtà molto più ampia del quadro limitato che ci viene rivelato dai nostri sensi egoistici.

Ma quale piacere rimarrà se abbandoneremo il soddisfacimento egoistico? La risposta è che davanti a noi si aprirà una forma di appagamento completamente nuova. Attraverso la connessione con gli altri e l’armonia con il sistema integrale della natura, inizieremo a conseguire l’eternità e la perfezione. Facciamo esperienza di un livello di esistenza che non può essere percepito attraverso la nostra limitata visione egoistica.

Questo è ciò che attende l’umanità. Viviamo in un momento unico della storia, nel quale è necessario cambiare la fonte del nostro sviluppo. Il nostro futuro non dipenderà più dalla conquista e dalla trasformazione del mondo esterno, ma dalla nostra capacità di trasformare noi stessi. Man mano che lo faremo, il mondo cambierà davanti ai nostri occhi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 15 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo raggiungere il mondo superiore?

Anzitutto, che cos’è il mondo superiore? Il mondo superiore non è un luogo lontano, situato da qualche parte oltre le stelle. È uno stato di percezione, quello di una corretta valutazione di sé. Lo si raggiunge attraverso un profondo esame interiore, nel quale valutiamo i nostri sentimenti, pensieri, intenzioni e azioni dal punto di vista della verità, anziché attraverso le distorsioni dell’egoismo personale, cioè il desiderio di trarre beneficio per sé a spese degli altri.

Quando le persone pensano alla spiritualità, spesso si chiedono se la vita continui dopo la morte. Tuttavia, una domanda ancora più fondamentale non è se il corpo muoia o sopravviva, ma se siamo in grado di separarci dal nostro egoismo.

Finché percepiamo la realtà attraverso desideri egoistici, vediamo soltanto un quadro limitato dell’esistenza. Ogni cosa viene misurata in base al beneficio personale, alla perdita, al piacere o alla sofferenza. Questa prospettiva ristretta è ciò che la Kabbalah definisce “questo mondo”.

Quando però ci eleviamo al di sopra dell’egoismo, emerge una percezione completamente nuova. Non osserviamo più la realtà attraverso il filtro dell’interesse personale. Iniziamo invece a vedere l’esistenza così com’è realmente. Questa percezione è chiamata “il mondo superiore” o “il mondo futuro”.

È importante comprendere che questo mondo superiore non ha nulla a che vedere con un luogo in cui andiamo dopo la morte del corpo fisico. Possiamo raggiungerlo mentre siamo ancora in vita, vivendo in questo mondo e abitando lo stesso corpo fisico. Non esiste alcun ostacolo che renda impossibile tale conseguimento.

La vera difficoltà non consiste nel raggiungere il mondo superiore, ma nel prepararci a esso.

Per percepire la realtà al di là dell’egoismo è necessario uno speciale stato interiore. Dobbiamo sviluppare un corretto atteggiamento nei confronti dei nostri desideri, delle nostre intenzioni e delle nostre forze interiori. Senza questa preparazione, l’esperienza sarebbe troppo intensa. Invece di utilizzare correttamente la rivelazione, la tradurremmo immediatamente in un vantaggio egoistico, trasformandola nell’ennesima fonte di piacere personale.

Per questa ragione, il conseguimento spirituale non ci viene concesso prima che siamo pronti a riceverlo.

La saggezza della Kabbalah spiega che, prima di poter percepire il mondo superiore, la realtà superiore, dobbiamo acquisire ciò che viene chiamato un “masach” (schermo), cioè una forza interiore che ci permette di resistere alla ricezione egoistica. Lo schermo ci consente di rapportarci correttamente alla rivelazione spirituale, senza sfruttarla per un vantaggio personale. Solo quando questa preparazione interiore è presente possiamo rivelare in sicurezza stati più profondi.

Il processo di questo conseguimento assomiglia alla preparazione di un recipiente prima di riempirlo. Quanto maggiore è la luce che deve essere ricevuta, tanto maggiore deve essere la preparazione.

Gli stati spirituali che ci attendono sono condizioni di immenso appagamento, amore, comprensione e armonia, ben oltre qualsiasi cosa sperimentiamo normalmente nella nostra vita corporea. Tuttavia, tali stati possono essere apprezzati e mantenuti solo quando sviluppiamo qualità interiori corrispondenti.

Lo sviluppo spirituale, quindi, non consiste nel fuggire dal mondo o nell’attendere un’esistenza futura. Consiste nel trasformare la nostra percezione mentre viviamo qui e ora. Il mondo superiore diventa accessibile quando ci liberiamo gradualmente dai limiti della percezione egoistica e impariamo a osservare la realtà attraverso una prospettiva più ampia e più veritiera.

Inoltre, ogni persona possiede il potenziale per raggiungere questo stato. L’opportunità è aperta a tutti. L’unico requisito è il desiderio di prepararsi. Se desideriamo sinceramente elevarci al di sopra dell’egoismo e scoprire la realtà così com’è veramente, il cammino è aperto.

Il mondo superiore ci rimane nascosto solo nella misura in cui abbiamo ancora bisogno di acquisire un modo diverso di percepire. Quando sviluppiamo questa nuova percezione, scopriamo che la realtà superiore è sempre stata presente.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 13 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dovremmo competere con gli altri o cooperare per vivere la migliore vita possibile?

La società moderna è fondata sull’egoismo, cioè sul desiderio di trarre beneficio personale a spese degli altri. Fin dall’infanzia ci viene insegnato che avere successo significa superare gli altri, elevarsi al di sopra di loro, guadagnare di più, ottenere risultati migliori e assicurarsi una posizione più vantaggiosa rispetto a chiunque altro. Quanto più grande è l’egoismo di una persona, tanto maggiori sembrano essere le sue possibilità di successo.

Eppure questo sistema egoistico sta raggiungendo il suo limite.

L’umanità è giunta a uno stato di esaurimento. Dopo secoli trascorsi a perseguire il profitto personale, il potere, la ricchezza, il prestigio e il successo, ci rendiamo conto che tali soddisfazioni sono effimere e non ci appagano davvero. Per questo motivo, il mondo si è esaurito sotto il peso dell’egoismo. Non può più continuare ad avanzare lungo le stesse direttrici egoistiche che finora hanno definito il successo. I sogni che un tempo motivavano l’umanità stanno gradualmente svanendo e sempre più persone non credono più che maggiore successo, ricchezza o potere possano risolvere i loro problemi.

In una simile condizione, sempre più persone si trovano ad affrontare una domanda fondamentale sulla nostra esistenza: come possiamo continuare a vivere?

La risposta risiede in una direzione di sviluppo completamente nuova. Invece di attribuire valore alla competizione e alla separazione, dobbiamo imparare a dare valore alla connessione. Il futuro dell’umanità dipende non da quanto sapremo competere gli uni contro gli altri, ma da quanto sapremo connetterci tra di noi.

In questa connessione scopriremo nuovi obiettivi, nuove possibilità e persino una nuova percezione della realtà. Quello che oggi appare come un mondo esausto e frammentato si rivelerà essere un sistema vivente di interconnessione e interdipendenza, attraverso il quale potremo scoprire il significato e lo scopo della vita.

Questo principio non riguarda soltanto l’umanità nel suo insieme, ma anche le nostre relazioni personali. Persino la domanda su come conservare un’amicizia per tutta la vita può trovare risposta attraverso un cambiamento fondamentale della nostra percezione.

Dobbiamo comprendere che tutta la negatività che vediamo negli altri riflette un aspetto interiore di noi stessi. Al di fuori di noi non esiste nulla che sia intrinsecamente cattivo. I difetti, le mancanze e le imperfezioni che percepiamo negli altri indicano qualità che richiedono una correzione nella nostra stessa percezione.

Perciò il nostro compito non è mai correggere gli altri. È sempre correggere noi stessi.

Man mano che trasformiamo le nostre qualità interiori, anche il nostro modo di vedere il mondo comincia a cambiare. Ciò che prima appariva ostile inizia a manifestarsi come benevolo. Ciò che sembrava frammentato comincia a rivelare la propria armonia. Ciò che sembrava un mondo popolato di nemici inizia ad apparire come un mondo ricco di opportunità di connessione.

Nella terminologia della Kabbalah, questa trasformazione rappresenta la differenza tra il paradiso e l’inferno.

Il paradiso non è un luogo situato oltre questa vita. È uno stato della percezione. Se trasformiamo la negatività che è dentro di noi, iniziamo a sperimentare la realtà come armoniosa, bella e integra. Scopriamo che il paradiso è sempre stato presente; era soltanto la nostra percezione a impedirci di vederlo.

Al contrario, se non cambiamo le nostre caratteristiche interiori, il mondo continuerà ad apparirci ostile e doloroso. L’inferno che sperimentiamo non è fuori di noi, ma dentro di noi.

Ecco perché giudicare gli altri è improduttivo. Se vediamo l’inferno nelle altre persone, significa che quell’inferno esiste dentro di noi. La soluzione non consiste nel cambiare gli altri, ma nel cambiare noi stessi. Nel momento in cui correggiamo la nostra percezione, iniziamo a vedere una realtà diversa.

La strada che si apre davanti all’umanità consiste nello spostare la nostra attenzione dal correggere  gli altri al correggere di noi stessi, dal competere al connetterci e dal dividerci al trovare unità. Così facendo, scopriremo non solo relazioni migliori, ma un mondo completamente nuovo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, andato in onda l’8 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Se tutto nella vita è predeterminato, significa che non possiamo cambiare nulla?

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che la realtà si sviluppa secondo un piano globale e intenzionale. Tutto ciò che accade intorno a noi, nella società, nella natura, nella storia e persino nei vasti movimenti dell’universo, avviene all’interno di questo immenso programma di sviluppo. Noi esistiamo all’interno di questo processo, non al di fuori di esso. Perciò, il nostro compito non è cercare di cambiare il corso della realtà stessa, ma imparare ad allinearci correttamente ad essa.

La maggior parte della sofferenza che sperimentiamo deriva dal tentativo di opporci alla direzione verso cui la natura ci sta conducendo. Tendiamo a credere che il problema si trovi all’esterno di noi stessi: nelle circostanze, nelle altre persone e negli eventi. Di conseguenza, investiamo enormi sforzi nel tentativo di modificare il mondo esterno. Ma secondo la Kabbalah, la correzione è sempre interiore. Invece di cercare di cambiare ciò che proviene dall’esterno, dovremmo correggere noi stessi per adattarci alla realtà.

Quando iniziamo a sviluppare questa prospettiva, accade qualcosa di straordinario. Cominciamo a vedere che tutto arriva esattamente quando deve arrivare. Gli eventi non appaiono più casuali, ingiusti o fuori posto. Al contrario, iniziamo a scoprire un ordine e uno scopo interiori. Ciò che prima sembrava un ostacolo o una perturbazione viene compreso come un elemento necessario di un processo progettato per farci avanzare verso una maggiore consapevolezza e connessione.

In questo stato, il rimpianto scompare gradualmente, perché comprendiamo che ogni evento ha avuto un ruolo nel nostro sviluppo. Tutto ciò che si manifesta davanti a noi diventa una lezione, che ci mostra ciò che deve ancora essere corretto dentro di noi. Il mondo agisce come uno specchio, riflettendo il lavoro interiore che resta da compiere.

La realtà non viene più vissuta come ostile o contraria a noi. Impariamo invece a percepirla correttamente, ad accettarla, a unirci alla sua direzione e ad avanzare insieme ad essa. Cambiamo attivamente noi stessi per entrare in risonanza con la corrente più profonda della natura.

L’obiettivo di questo processo è raggiungere equilibrio e armonia con la natura. Arriviamo a uno stato in cui ci sentiamo in equilibrio con le forze che agiscono su di noi. Invece di lottare contro la realtà, impariamo a fluire con essa. In tale armonia, iniziamo a percepire la saggezza e la benevolenza racchiuse nel piano stesso della natura.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 29 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?

Questo è, in realtà, il principale ostacolo psicologico dell’umanità. Ognuno sente istintivamente che il problema è al di fuori di sé. Tendiamo naturalmente a giustificare noi stessi, perché è così che funziona l’ego. Qui l’ego è definito come il nostro desiderio innato di trarre piacere e beneficio personale a scapito degli altri. Esso ci protegge dal vedere i nostri difetti. Perciò la reazione automatica è: io sto bene, sono gli altri il problema. Quando otto miliardi di persone pensano in questo modo, il risultato è esattamente ciò che vediamo: un mondo in crisi.

Come possiamo allora passare dall’incolpare gli altri all’esaminare noi stessi? Questo cambiamento non può avvenire attraverso la persuasione o le prediche morali, perché interiormente non percepiamo di essere nel torto. Di solito, il cambiamento inizia quando la realtà contraddice l’immagine che abbiamo di noi stessi. Se sono una persona “buona”, se ho “ragione”, se capisco la vita, allora perché la mia vita non funziona come dovrebbe? Perché il mondo diventa sempre più caotico, teso e instabile? Questa contraddizione inizia a incrinare l’illusione. All’inizio continuiamo a dare la colpa agli altri, poi ai sistemi, ai leader, al destino. Alla fine, però, se siamo onesti, emerge una domanda più profonda: se tutti pensano che il problema siano gli altri, potrebbe essere che il problema risieda in realtà nel modo in cui io vedo le cose?

Questo è l’inizio della vera educazione. In questo senso, la vera educazione non consiste nell’apprendere informazioni, ma nell’imparare a osservare sé stessi. È il momento in cui iniziamo a notare quanto rapidamente giudichiamo gli altri, come giustifichiamo automaticamente noi stessi e come vediamo la negatività all’esterno senza riconoscerla dentro di noi. Allora, invece di considerare il mondo come un insieme di individui separati, cominciamo a viverlo come uno specchio. Ogni caratteristica che condanniamo negli altri, egoismo, orgoglio, inganno o indifferenza, iniziamo a riconoscerla anche in noi stessi.

A questo punto si apre un approccio completamente diverso alla vita. Invece di cercare di correggere gli altri, lavoriamo per correggere la nostra percezione e il nostro atteggiamento. E allora accade qualcosa di sorprendente: man mano che cambiamo interiormente, anche il mondo che percepiamo comincia a cambiare. Non perché gli altri diventino improvvisamente perfetti, ma perché la lente attraverso cui osserviamo la realtà diventa più integrata e meno frammentata. Alla fine di questo processo, iniziamo a percepire che l’umanità non è composta da parti separate, ma da elementi di un unico sistema. Nella saggezza della Kabbalah, questo sistema è chiamato Adam, un’unica anima collettiva.

A quel punto anche il concetto di responsabilità cambia completamente. Non si tratta più di pensare: “Loro sono il problema.” Si arriva invece a comprendere che il modo in cui ci relazioniamo al mondo influenza l’intero sistema. Questa è una rivelazione allo stesso tempo impegnativa e liberatoria, perché significa che il cambiamento è realmente possibile. Non nasce dal tentativo di correggere otto miliardi di persone, ma dal cominciare dall’unico ambito in cui possiamo davvero trasformare: noi stessi.

Basato su “Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La nostra percezione della realtà è limitata dai nostri sensi umani?

Siamo abituati a percepire la realtà attraverso i nostri cinque sensi e ci sembra che senza di essi siamo limitati, incompleti, tagliati fuori dalla vita. Ma da una prospettiva più profonda, ciò che chiamiamo “vedere”, “udire” o “sentire” attraverso il corpo è solo un canale di percezione molto ristretto. La vera percezione non dipende affatto dal corpo.

Se rivolgiamo l’attenzione verso il nostro mondo interiore, non in modo immaginario ma con una consapevolezza più profonda, iniziamo a scoprire che tutto esiste dentro di noi. Il cielo, le stelle e l’immensità dello spazio non sono al di fuori di noi, ma nel campo della percezione che possiamo aprire dentro di noi. Il limite non sta nell’assenza dei sensi, ma nel nostro attaccamento ad essi.

In realtà, se non fossimo confinati al corpo e ai suoi sensi, vivremmo la realtà in un modo molto più ampio e completo. Il corpo ci limita e ci definisce, conferendoci un’identità ristretta. Senza questa limitazione, potremmo sperimentare una sorta di completezza e perfezione che non riusciamo nemmeno a immaginare finché siamo vincolati alla percezione fisica.

In tale stato, la sensazione di carenza scompare. Non avvertiamo alcuna mancanza perché non ci misuriamo in base alle condizioni esterne. Viviamo in un campo interiore completo dove tutto è presente.

Ecco perché, quando molti di noi guardano le stelle diventano silenziosi e contemplativi. Qualcosa dentro di noi percepisce che ciò che vediamo rappresenta l’infinito, qualcosa di sconfinato ed eterno, mentre noi stessi ci sentiamo piccoli e fugaci. Questo contrasto ci acquieta. Tocca uno strato più profondo della percezione.

Ma questo medesimo senso di infinito non esiste solo al di fuori di noi. Esiste anche dentro di noi. Se impariamo ad accedere a quella profondità interiore, possiamo connetterci a quella stessa realtà sconfinata. Possiamo percepire l’esistenza di ogni cosa, non come oggetti distanti, ma come parte di una percezione unificata.

Così iniziamo a entrare in uno stato che può essere chiamato “infinito”. Ciò avviene in una dimensione percettiva priva di limiti, nella quale i confini del tempo, dello spazio e dell’individualità cominciano a dissolversi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 14 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo le aziende dovrebbero adattare le proprie strategie in vista del futuro?

Quando il mondo è fragile e in costante cambiamento, quando i mercati sono instabili e il futuro è incerto, diventa molto difficile per imprese, organizzazioni e aziende pianificare la propria strategia.

Per avere successo nelle nuove condizioni interconnesse e interdipendenti verso cui il mondo continua a evolversi, è necessario comprendere la direzione generale del nostro sviluppo. Se manteniamo davanti ai nostri occhi il quadro evolutivo complessivo, saremo in grado di decifrare i cambiamenti che le persone stanno vivendo oggi e di individuare i bisogni che avranno a breve. In questo ambito, ciò che valeva in passato non sarà necessariamente valido in futuro. Stiamo cambiando.

Cosa osserviamo quindi nei mercati? Innanzitutto, il pubblico è saturo. Le persone si annoiano di fronte a nuovi prodotti e sono stanche della pubblicità e delle strategie di marketing. E in una realtà in cui l’intelligenza artificiale contribuisce ad aumentare esponenzialmente questa saturazione, cosa saremo in grado di offrire alle persone?

Inoltre, vediamo che il mondo sta diventando sempre più interconnesso sul piano finanziario, sanitario, ecologico e sotto molti altri aspetti. Innumerevoli canali e linee di collegamento creano una dipendenza reciproca tra tutti, a livelli sempre più elevati. È come se il grande sistema della natura mettesse uno specchio davanti all’umanità e dicesse: «Guardate, siete tutti sulla stessa barca».

Da questo momento in poi, la scelta è tra resistere alla connettività che si sta rivelando e continuare a vedere soltanto i propri interessi, con il rischio di arrivare infine a conflitti devastanti, oppure avanzare consapevolmente verso una percezione integrale e più ampia della realtà. Le organizzazioni che sceglieranno la seconda opzione procederanno rapidamente. Quelle che non lo faranno rischieranno di entrare in una fase di declino.

Adattarsi alla realtà integrale emergente significa offrire al mondo prodotti e servizi che favoriscano connessioni integrali tra persone, settori, organizzazioni e paesi, ossia connessioni fondate su unità, reciprocità e complementarità.

Il bisogno centrale che guiderà i mercati e i consumatori di domani sarà il bisogno di una connessione umana positiva. Questo è ciò che soddisferà profondamente le persone. I maggiori piaceri, le soddisfazioni più intense e le emozioni più significative nasceranno da relazioni calorose, collaborative e reciprocamente benefiche all’interno della rete generale delle relazioni umane.

Le persone comprenderanno che la loro salute, il loro umore, il loro senso di felicità e di realizzazione personale dipendono tutti dalla qualità delle loro relazioni con gli altri. Se in passato era ancora possibile avere gratificazioni principalmente attraverso successi individuali, quell’epoca sta giungendo al termine. Nell’era integrale, l’ appagamento deriverà soprattutto da connessioni umane positive.

Immaginiamo una rete di condutture. Il numero di connessioni corrette tra i tubi determina quanta abbondanza possa fluire da un punto all’altro della rete. Lo stesso accadrà nella società futura. In una rete interconnessa, il successo sarà misurato dalla nostra apertura e disponibilità a dare agli altri e a ricevere da loro.

Una persona o un’organizzazione di successo sarà descritta come posta al centro della rete, perché connessa a tutti, capace di collegare tutti, di dare agli altri e di ricevere da loro. Essa includerà tutti e sarà inclusa in tutti. La nuova misura con cui verrà valutato il valore di una persona in futuro sarà determinata dal grado della sua apertura verso gli altri, in entrambe le direzioni.

Tutto ciò che le organizzazioni faranno nel mondo futuro, nell’industria, nel commercio, nell’economia, nella tecnologia, nella cultura o nell’educazione, sarà orientato a sostenere questo “sistema di connessioni”, con l’obiettivo di creare una rete di relazioni aperta, completa e connessa.

Per avere successo in un mondo interconnesso, le organizzazioni dovranno adottare questo approccio integrale. Tuttavia, un amministratore delegato non può semplicemente impartire un ordine improvviso dicendo: «Da oggi siamo un’organizzazione integrale». Si tratta di un processo graduale che richiede investimenti e tempo.

Ogni manager e ogni dipendente dovrà intraprendere un percorso di sviluppo della consapevolezza, fino a quando le relazioni interne all’organizzazione diventeranno realmente integrali. Solo quando i collaboratori si sentiranno sufficientemente vicini tra loro e connessi nel modo corretto, saranno davvero adatti al nuovo mondo. Allora, come risultato del cambiamento interiore vissuto, inizieranno a emergere nuove idee integrali e, insieme, saranno in grado di percepire ciò che la loro organizzazione può offrire al pubblico per migliorare la vita delle persone.

In altre parole, lavorare allo sviluppo di questo approccio integrale renderà più acuta la visione delle persone all’interno dell’organizzazione e chiarirà quali nuove indicazioni sviluppare e quali prodotti e servizi portare sul mercato. Un atteggiamento positivo e collaborativo verso il mondo rafforzerà e migliorerà la qualità delle relazioni umane; da questa nuova consapevolezza nasceranno prodotti e servizi orientati al benessere della collettività.

È simile a una madre amorevole che guarda il proprio bambino e si chiede: «Di cosa ha bisogno adesso? Cosa posso fare per lui?». Davanti a noi si profila infatti una vera rivoluzione nella percezione della realtà. Le ruote dell’evoluzione ci stanno conducendo verso un mondo che assomiglierà sempre più a una grande famiglia.

Basato su “New Life 108 – Costruire una strategia aziendale per il futuro, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché ogni problema sembra sempre lo stesso identico problema?

Quando cerchiamo di comprendere ciò che ci sta davanti nella vita, cosa siano realmente tutti gli eventi, le pressioni e le situazioni che viviamo, di solito vediamo un mondo caotico pieno di guerre, crisi, difficoltà personali e incertezza. Tuttavia, da una prospettiva più profonda, esiste una sola forza che opera dietro ogni cosa. Nella saggezza della Kabbalah, chiamiamo questa forza “il Creatore”.

Questa forza ci presenta costantemente scenari, situazioni ed esperienze in continuo cambiamento. All’inizio, li percepiamo come reali, pesanti e spesso dolorosi. Sembrano esterni a noi, frammentati e minacciosi. Ma gradualmente, se iniziamo a considerarli come provenienti da un’unica forza che desidera che ci identifichiamo con essa, al di là e al di sopra di tutti i problemi di cui facciamo esperienza, allora cominciamo a capire che non si tratta di eventi indipendenti. Sono piuttosto come miraggi, forme che ci appaiono per guidarci verso una percezione più profonda ed elevata della realtà.

Il problema non è ciò che appare, ma il modo in cui ci relazioniamo ad esso. Nel momento in cui sperimentiamo la sofferenza, la sensazione interiore si riveste immediatamente di immagini esteriori come conflitti, paure, guerre e difficoltà personali. Queste diventano la narrazione attraverso cui percepiamo la sofferenza. Tuttavia, se impariamo a non cadere nella sofferenza, a non identificarci completamente con essa, allora il quadro comincia a cambiare.

Non è che il mondo esterno scompaia, ma il suo significato si trasforma. Invece di vedere eventi separati e minacciosi, iniziamo a percepire che tutto ci viene mostrato intenzionalmente, come parte di un processo. Allora le stesse situazioni che prima provocavano dolore cominciano a rivelare il loro scopo. Ci orientano verso la comprensione.

Ciò che abbiamo davanti, dunque, non è il caos o una sofferenza casuale, ma un’unica forza governante. Questa forza dirige la realtà e ci guida verso una certa consapevolezza: la comprensione di come la natura operi realmente e del nostro posto al suo interno.

E qual è lo stato verso cui veniamo guidati? È uno stato di felicità assoluta, una condizione di gioia che nasce dall’allineamento con quella forza governante, dalla comprensione del nostro ruolo nella realtà, dall’adesione al piano e all’intenzione dell’unica forza unificante e dalla capacità di vedere la realtà per ciò che è veramente.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 26 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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