
Depressione, dipendenze e divorzi derivano tutti da una mancanza di felicità. I nostri nonni avevano una vita materialmente più difficile, eppure sembra che stessero meglio. Che cosa ci è successo nell’epoca dell’abbondanza? Che cosa può ridare colore al grigiore della vita?
Fino a pochi decenni fa, le porte di casa rimanevano aperte. Le persone passavano liberamente a trovare i vicini. Nei fine settimana si apparecchiava una tavolata nel quartiere e ognuno portava qualcosa da mangiare. Le risorse erano limitate, ma l’atmosfera era quella di una grande famiglia.
Poi l’ego si è sviluppato, sia in quantità che in qualità. Di conseguenza, è cambiato il nostro atteggiamento verso ogni cosa. Un ego più grande vede il mondo in modo diverso e, all’improvviso, non abbiamo più voglia di sederci con gli altri a bere un caffè. Ci sentiamo più a nostro agio nel nostro angolo, davanti a uno schermo al plasma che occupa metà della parete.
Anche se non disponiamo di uno strumento che ci mostri quanto il nostro ego sia cresciuto da ieri a oggi, è proprio questo il fattore interiore che provoca ogni genere di cambiamento in noi. L’ego cresce, cambia il nostro punto di vista e mutano anche i nostri valori.
Da qui nasce il bisogno di confrontarci con gli altri. Quanto abbiamo noi? Quanto hanno loro? Come possiamo assicurarci di non avere meno, perché allora soffriamo? Così lavoriamo sempre di più e facciamo grandi sforzi per aumentare i nostri guadagni. Cerchiamo di dimostrare il nostro valore a tutti. È l’epoca della competizione, e ciascuno corre cercando di superare gli altri in un modo o nell’altro.
In passato, gli uomini spesso continuavano, per inerzia, la stessa professione dei loro padri e la loro principale preoccupazione era che moglie e figli fossero sani e ben accuditi. Oggi ci sentiamo a disagio se non facciamo progressi ogni giorno. È come se qualcosa bruciasse dentro di noi, senza lasciarci tregua nemmeno per un momento.
Un frigorifero pieno di cibo? Un conto in banca? Un’assicurazione sanitaria? Una pensione? Un’assicurazione per l’assistenza a lungo termine? Cento o duecento anni fa qualcuno sognava davvero tutto questo? Abbiamo creato sistemi straordinari, eppure le persone non provano soddisfazione per la propria vita. Oggi manca la gioia di vivere e questo vale per tutti gli strati della società, persino per i più ricchi.
Un altro viaggio all’estero, un’altra vacanza, cambiare automobile, cambiare casa. Un tempo queste cose suscitavano grande entusiasmo. Oggi, invece, il piacere svanisce nel giro di poco tempo. Perfino la nascita di un nuovo figlio in famiglia non suscita più lo stesso interesse di una volta. Una sorta di nube di intorpidimento sembra aver avvolto l’intera atmosfera. Così, i tranquillanti sono entrati a far parte della nostra vita. In mezzo a un crescente disagio interiore è difficile vivere senza qualcosa che ci sostenga.
Entro pochi anni, prevedono gli esperti, le tecnologie avanzate sostituiranno le persone in molte professioni e la maggior parte della popolazione mondiale non sarà più necessaria nel mercato del lavoro. Se saremo abbastanza saggi da distribuire correttamente le risorse, potremo garantire facilmente a ogni persona tutto ciò che è necessario per vivere. Tuttavia, questo renderà ancora più pressante la domanda sulla felicità. Da dove verrà la felicità? Da dove verranno il sorriso e la gioia?
Abbiamo pensato che la cultura e l’arte avrebbero colmato il vuoto: opere creative, film, serie televisive, mezzi di comunicazione, social network, innovazioni e invenzioni. Eppure tutto passa, va e viene, nulla riesce a riempirci al punto da poter dire di stare davvero bene e di goderci la vita con felicità.
Le persone vagano da una parte all’altra, cercando qualcosa che faccia bene all’anima. Abbiamo ormai esplorato tutta la Terra, eppure non lo troviamo da nessuna parte.
Persino i bambini, fin da piccoli, percepiscono che tutta questa corsa è inutile. Intuiscono profondamente il corso della vita e non ne comprendono il senso. Anche molti anziani soffrono di una terribile solitudine e si chiedono quale sia il significato di vivere così a lungo.
A questo punto dobbiamo comprendere che tutto il processo che stiamo vivendo è il risultato del fatto che il nostro ego ha raggiunto un nuovo livello di sviluppo. Esso richiede forme di appagamento di qualità superiore. Denaro, status e successi materiali non bastano più.
A questo livello, tutti gli appagamenti che possiamo ottenere individualmente non saranno più in grado di darci una sensazione di soddisfazione interiore. Gradualmente scopriremo che l’unico modo per sentirci veramente appagati è appagare gli altri.
Una nuova forma di connessione con gli altri porterà calore e reciprocità nelle nostre vite e ci farà provare quella sensazione che avevamo da piccoli tra le braccia di nostra madre, quando ci sentivamo avvolti, protetti e amati.
Comprenderemo allora anche che la crisi della famiglia nel nostro tempo rappresenta soltanto una fase preliminare alla costruzione di una più ampia connessione sociale, una sorta di famiglia universale. Questo sentimento di famiglia ci porterà a prenderci cura gli uni degli altri e sarà la chiave per affrontare le innumerevoli difficoltà della vita.
Se tutti coloro che sentono il desiderio di elevarsi al di sopra di uno stile di vita egoistico e costruire un mondo armoniosamente connesso al di sopra dell’egoismo uniranno i loro sforzi, porranno le basi per rendere possibile quella realtà, potranno guidare la prossima rivoluzione della percezione. In un mondo interconnesso, dove siamo tutti sulla stessa barca, la felicità dipende dall’imparare a funzionare come una buona famiglia. Auguro a tutti noi di avere successo in questa impresa.
Basato su “Nuova Vita 151 – Divari socioeconomici” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.
Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE “LA KABBALAH RIVELATA”
Classificato in: Connessione, Egoismo, Percezione della realtà - Commenti disabilitati su Perché il mondo è così depresso nonostante il tenore di vita sia migliorato così tanto?