Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?
Questo è, in realtà, il principale ostacolo psicologico dell’umanità. Ognuno sente istintivamente che il problema è al di fuori di sé. Tendiamo naturalmente a giustificare noi stessi, perché è così che funziona l’ego. Qui l’ego è definito come il nostro desiderio innato di trarre piacere e beneficio personale a scapito degli altri. Esso ci protegge dal vedere i nostri difetti. Perciò la reazione automatica è: io sto bene, sono gli altri il problema. Quando otto miliardi di persone pensano in questo modo, il risultato è esattamente ciò che vediamo: un mondo in crisi.
Come possiamo allora passare dall’incolpare gli altri all’esaminare noi stessi? Questo cambiamento non può avvenire attraverso la persuasione o le prediche morali, perché interiormente non percepiamo di essere nel torto. Di solito, il cambiamento inizia quando la realtà contraddice l’immagine che abbiamo di noi stessi. Se sono una persona “buona”, se ho “ragione”, se capisco la vita, allora perché la mia vita non funziona come dovrebbe? Perché il mondo diventa sempre più caotico, teso e instabile? Questa contraddizione inizia a incrinare l’illusione. All’inizio continuiamo a dare la colpa agli altri, poi ai sistemi, ai leader, al destino. Alla fine, però, se siamo onesti, emerge una domanda più profonda: se tutti pensano che il problema siano gli altri, potrebbe essere che il problema risieda in realtà nel modo in cui io vedo le cose?
Questo è l’inizio della vera educazione. In questo senso, la vera educazione non consiste nell’apprendere informazioni, ma nell’imparare a osservare sé stessi. È il momento in cui iniziamo a notare quanto rapidamente giudichiamo gli altri, come giustifichiamo automaticamente noi stessi e come vediamo la negatività all’esterno senza riconoscerla dentro di noi. Allora, invece di considerare il mondo come un insieme di individui separati, cominciamo a viverlo come uno specchio. Ogni caratteristica che condanniamo negli altri, egoismo, orgoglio, inganno o indifferenza, iniziamo a riconoscerla anche in noi stessi.
A questo punto si apre un approccio completamente diverso alla vita. Invece di cercare di correggere gli altri, lavoriamo per correggere la nostra percezione e il nostro atteggiamento. E allora accade qualcosa di sorprendente: man mano che cambiamo interiormente, anche il mondo che percepiamo comincia a cambiare. Non perché gli altri diventino improvvisamente perfetti, ma perché la lente attraverso cui osserviamo la realtà diventa più integrata e meno frammentata. Alla fine di questo processo, iniziamo a percepire che l’umanità non è composta da parti separate, ma da elementi di un unico sistema. Nella saggezza della Kabbalah, questo sistema è chiamato Adam, un’unica anima collettiva.
A quel punto anche il concetto di responsabilità cambia completamente. Non si tratta più di pensare: “Loro sono il problema.” Si arriva invece a comprendere che il modo in cui ci relazioniamo al mondo influenza l’intero sistema. Questa è una rivelazione allo stesso tempo impegnativa e liberatoria, perché significa che il cambiamento è realmente possibile. Non nasce dal tentativo di correggere otto miliardi di persone, ma dal cominciare dall’unico ambito in cui possiamo davvero trasformare: noi stessi.
Basato su “Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.
Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
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