Pubblicato nella 'Studio della saggezza della Kabbalah' Categoria

Perché ogni problema sembra sempre lo stesso identico problema?

Quando cerchiamo di comprendere ciò che ci sta davanti nella vita, cosa siano realmente tutti gli eventi, le pressioni e le situazioni che viviamo, di solito vediamo un mondo caotico pieno di guerre, crisi, difficoltà personali e incertezza. Tuttavia, da una prospettiva più profonda, esiste una sola forza che opera dietro ogni cosa. Nella saggezza della Kabbalah, chiamiamo questa forza “il Creatore”.

Questa forza ci presenta costantemente scenari, situazioni ed esperienze in continuo cambiamento. All’inizio, li percepiamo come reali, pesanti e spesso dolorosi. Sembrano esterni a noi, frammentati e minacciosi. Ma gradualmente, se iniziamo a considerarli come provenienti da un’unica forza che desidera che ci identifichiamo con essa, al di là e al di sopra di tutti i problemi di cui facciamo esperienza, allora cominciamo a capire che non si tratta di eventi indipendenti. Sono piuttosto come miraggi, forme che ci appaiono per guidarci verso una percezione più profonda ed elevata della realtà.

Il problema non è ciò che appare, ma il modo in cui ci relazioniamo ad esso. Nel momento in cui sperimentiamo la sofferenza, la sensazione interiore si riveste immediatamente di immagini esteriori come conflitti, paure, guerre e difficoltà personali. Queste diventano la narrazione attraverso cui percepiamo la sofferenza. Tuttavia, se impariamo a non cadere nella sofferenza, a non identificarci completamente con essa, allora il quadro comincia a cambiare.

Non è che il mondo esterno scompaia, ma il suo significato si trasforma. Invece di vedere eventi separati e minacciosi, iniziamo a percepire che tutto ci viene mostrato intenzionalmente, come parte di un processo. Allora le stesse situazioni che prima provocavano dolore cominciano a rivelare il loro scopo. Ci orientano verso la comprensione.

Ciò che abbiamo davanti, dunque, non è il caos o una sofferenza casuale, ma un’unica forza governante. Questa forza dirige la realtà e ci guida verso una certa consapevolezza: la comprensione di come la natura operi realmente e del nostro posto al suo interno.

E qual è lo stato verso cui veniamo guidati? È uno stato di felicità assoluta, una condizione di gioia che nasce dall’allineamento con quella forza governante, dalla comprensione del nostro ruolo nella realtà, dall’adesione al piano e all’intenzione dell’unica forza unificante e dalla capacità di vedere la realtà per ciò che è veramente.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 26 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Da dove proviene il vuoto della vita moderna?

Quando parliamo dei problemi che l’umanità si trova ad affrontare oggi, siano essi di natura più psicologica, come il vuoto, la depressione o la solitudine, oppure in termini di disgregazione familiare, instabilità economica e degrado sociale, ci troviamo in realtà di fronte a un unico problema di fondo. Questo problema non è tecnologico, politico o culturale. È educativo. Più precisamente, è l’assenza di un’educazione adeguata alla nuova realtà in cui l’umanità è entrata.

Lo sviluppo umano è sempre stato guidato dall’ego, dal desiderio di godere per proprio tornaconto. Questo ego cresce dalla nascita, si sviluppa attraverso le generazioni e ci ha portato a tutto ciò che vediamo oggi, ovvero scienza, tecnologia, cultura e la civiltà stessa. Tuttavia, negli ultimi decenni, si è verificato un fenomeno fondamentalmente nuovo. Il nostro ego ha raggiunto uno stato in cui non si sviluppa più in modo lineare come ha fatto nel corso della storia. Al contrario, è diventato integrato, interconnesso e, per molti versi, confuso ed esausto.

Lo vediamo nella crescente disperazione e nel senso di vuoto che le persone provano oggi. Nonostante l’abbondanza materiale, sempre più persone si sentono vuote. I tassi di depressione, tossicodipendenza e divorzio sono in aumento. La generazione più giovane è sempre più priva di motivazione. Persino le strutture che un tempo offrivano stabilità, come la famiglia, l’istruzione e la comunità, si stanno indebolendo. Allo stesso tempo, ci troviamo ad affrontare minacce ecologiche e un’incertezza economica che non possiamo comprendere o controllare appieno.

Tutto ciò deriva da un unico cambiamento: l’umanità è diventata un sistema integrale.

Ciò significa che non siamo più individui separati, né tantomeno nazioni separate che agiscono in modo indipendente. Siamo ormai interdipendenti, come parti di un unico organismo. Questa interdipendenza esiste, che ne siamo consapevoli o meno. Si manifesta nei mercati globali, negli ecosistemi e nel modo in cui gli eventi in una parte del mondo influenzano istantaneamente un’altra. Ma, soprattutto, esiste a un livello più profondo, all’interno del sistema umano stesso.

Il problema è che, mentre il mondo è diventato un tutt’uno, la nostra percezione non lo è. Rimaniamo egoisti. Ognuno di noi pensa principalmente a se stesso. Non percepiamo il sistema nella sua interezza e non comprendiamo come le nostre azioni lo influenzino. Di conseguenza, siamo come ingranaggi di una macchina che improvvisamente si sono ritrovati strettamente interconnessi, ma ognuno continua a girare nella propria direzione. Naturalmente, questo porta ad attriti, guasti e crisi.

Non ci rendiamo nemmeno conto di quanto ci influenziamo a vicenda. Una piccola azione compiuta da una singola persona può avere ripercussioni sull’intero sistema in modi imprevedibili. Ecco perché la valanga di problemi crescenti a livello personale, sociale, economico, ecologico e globale sembra incontrollabile. Non è che il sistema sia guasto, è che non sappiamo come muoverci al suo interno.

Pertanto, la soluzione non è cambiare il sistema, perché il sistema è già dato dalla natura. La soluzione è cambiare noi stessi, ovvero adattare la nostra percezione e il nostro comportamento alla natura integrale della realtà. È qui che l’educazione integrale diventa necessaria.

L’educazione integrale non consiste nell’acquisire conoscenze nel senso tradizionale del termine. Si tratta piuttosto di sviluppare una nuova sensibilità, una consapevolezza del sistema nella sua interezza. Insegna alla persona a sentirsi parte di una struttura globale e interconnessa e a comprendere come le proprie azioni contribuiscano al suo equilibrio o al suo squilibrio.

Questo è il significato del principio “ama il prossimo tuo come te stesso”. Non si tratta di un semplice slogan morale o etico, ma di una legge pratica di sopravvivenza in un sistema integrato. “Amare il prossimo” significa sentire il sistema esterno a sé come se fosse il proprio, tenerne conto in ogni azione. Senza farlo, non possiamo funzionare correttamente nel mondo di oggi.

Alcune persone hanno una naturale propensione a prendersi cura degli altri. Esistono individui altruisti per natura, che aiutano il prossimo e contribuiscono alla società. Tuttavia, questo non equivale a essere integrali. Le loro azioni si basano ancora su sentimenti personali, ovvero aiutano chi suscita compassione o un senso di appartenenza. Non necessariamente percepiscono l’intero sistema o comprendono come integrarsi con esso.

La percezione integrale è completamente diversa. Si tratta di una capacità consapevole e appresa di percepire l’intero sistema e di agire in accordo con esso. La percezione integrale richiede una trasformazione nel modo in cui pensiamo, sentiamo e prendiamo decisioni. Influisce su ogni aspetto della vita, dall’economia, all’istruzione e alla cultura, fino alla vita familiare e al comportamento personale.

Quando iniziamo a sviluppare questa sensibilità, cominciamo a comprendere che le nostre azioni contro il sistema non sono dannose solo per gli altri, ma anche per noi stessi. Il conflitto tra desiderio personale e necessità del sistema si risolve gradualmente, perché iniziamo a capire che il nostro vero beneficio risiede nell’armonia con il tutto.

Ecco perché la miriade di problemi che stiamo vivendo è, nella sua essenza, una crisi educativa. Siamo entrati in una nuova fase dello sviluppo umano, ma non ci sono stati forniti gli strumenti per affrontarla. Senza un’educazione integrale, la tensione tra la nostra natura egoistica e la struttura integrale della realtà non potrà che aumentare.

Non è un caso che in questo processo l’attenzione si concentri sul popolo ebraico. Perché tanta attenzione è rivolta a un popolo che rappresenta solo lo 0,2% circa della popolazione mondiale? Il ruolo del popolo ebraico nello sviluppo dell’umanità è strettamente legato all’educazione. Secondo la saggezza della Kabbalah, il popolo ebraico ha un legame storico e spirituale con il metodo dello sviluppo integrale. Questo metodo, radicato nel principio di sviluppare una connessione umana positiva al di sopra dell’egoismo e della separazione, deve essere prima compreso e applicato all’interno di questo gruppo, per poi essere condiviso con il resto dell’umanità.

Ecco perché persiste un’aspettativa, per ora perlopiù inconscia, da parte del mondo nei confronti degli ebrei. Questa è anche la radice più profonda della pressione e della negatività dirette verso di loro. Il mondo percepisce che esiste un metodo di correzione, ma che non è stato ancora rivelato o applicato.

Pertanto, il compito che ci attende è chiaro. Dobbiamo iniziare a imparare cosa significa vivere in un mondo integrale. Dobbiamo educare noi stessi e i nostri figli non solo al successo individuale, ma anche a funzionare come parti di un unico sistema. È così che possiamo realizzare un cambiamento significativo, passando da un accumulo di problemi sempre maggiori all’equilibrio, dal vuoto a una forma di appagamento duratura e autentica, e dal conflitto all’armonia.

Basato su “Education – Jtimes with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato di Tikkun Olam?

Quando si parla di  Tikkun Olam , la correzione del mondo, di solito si pensa ad atti di carità, iniziative sociali o sistemi politici volti a migliorare la società. Tuttavia, dal punto di vista della saggezza della Kabbalah, tale interpretazione è ben lontana dal cogliere la radice del problema. La correzione del mondo non è esterna, ma interna. Dipende dalla correzione della natura delle relazioni umane.

Il mondo odierno sta vivendo una crescente instabilità economica, frammentazione sociale, squilibrio ecologico e un profondo senso personale di vuoto e incertezza. Nonostante i progressi tecnologici e scientifici dell’umanità, quest’ultima si sente sempre più smarrita. La ragione di ciò non risiede in sistemi difettosi o in un cattivo governo, ma nella natura umana stessa. Alla base di tutti i problemi c’è l’egoismo, ovvero il desiderio di trarre vantaggio a spese degli altri. Questa forza ha guidato lo sviluppo umano per millenni, spingendoci in avanti attraverso la competizione, l’ambizione e il bisogno di dominare.

Tuttavia, nelle ultime generazioni si è verificato un cambiamento fondamentale. L’umanità è diventata globalmente interconnessa. Economie, culture, sistemi di comunicazione e persino i nostri stati emotivi sono legati tra loro in modi che prima non avevamo mai sperimentato. Siamo di fatto diventati un unico sistema integrato. Eppure, mentre il sistema stesso si è unificato, le relazioni al suo interno rimangono egoistiche. Questa contraddizione tra connessione esterna e separazione interna si manifesta come un aumento dei problemi in tutti gli ambiti della vita su scala globale.

Alcuni credono che la soluzione risieda nel rompere questi legami, nel tornare all’isolamento, al nazionalismo o all’autosufficienza. Ma questo è impossibile. La nostra interconnessione non è qualcosa che abbiamo creato. È una fase dello sviluppo della natura. Proprio come le cellule di un organismo vivente sono intrinsecamente connesse, l’umanità si è evoluta in un unico corpo. Non possiamo invertire questo processo. La questione, quindi, non è se dovremmo essere connessi, ma come dovremmo adattare i nostri atteggiamenti all’interno di questa connessione.

La correzione del mondo,  Tikkun Olam , significa correggere la qualità del legame tra noi. Invece di relazioni egoistiche, in cui ognuno cerca il proprio tornaconto anche a scapito degli altri, dobbiamo imparare a costruire relazioni basate sulla responsabilità reciproca, sulla considerazione e sulla cura. Questo non significa cancellare la nostra individualità o eliminare l’ego, ma elevarci al di sopra di esso e usarlo correttamente. Nella Kabbalah, questa transizione è descritta come il passaggio dalla ricezione alla dazione, dal prendere al dare. Quando ogni individuo conserva la propria unicità ma agisce per il bene del tutto, l’armonia emerge naturalmente, proprio come in un corpo sano dove ogni cellula funziona per la vita dell’organismo.

Una simile trasformazione non può essere imposta dall’esterno. Richiede un nuovo tipo di educazione, la comprensione della natura interconnessa della realtà e del nostro ruolo al suo interno. Le persone devono gradualmente rendersi conto che il loro benessere dipende dal benessere degli altri, che tutti i problemi che incontriamo derivano da relazioni umane scorrette e che la soluzione sta nel correggerle. Attraverso questo processo, la persona inizia a percepire il sistema di cui fa parte e sviluppa un nuovo atteggiamento verso gli altri.

All’interno dell’umanità, esiste un gruppo storicamente noto come “Israele”, non nel senso stretto di nazione, ma come coloro che portano con sé la propensione alla connessione. Il termine “Israele” deriva da  Yashar-El , che significa “rivolto al Creatore”, ovvero alla forza di unità e amore che governa la realtà. Questo gruppo raggiunse un tempo uno stato di unità, vivendo secondo il principio “ama il prossimo tuo come te stesso”, per poi cadere da tale livello nella separazione e nell’esilio. La loro dispersione tra le nazioni non fu accidentale, ma parte di un processo di integrazione con tutta l’umanità.

Oggi è giunto il momento per questo gruppo di riscoprire il proprio ruolo: ricostruire l’unità al suo interno e fungere da esempio per il mondo. Le nazioni del mondo, consapevolmente o meno, percepiscono che la chiave per una vita migliore risiede in questo modo di connettersi. Quando questa aspettativa non viene soddisfatta, si manifesta con pressioni e accuse, spesso espresse come antisemitismo. Questo fenomeno, quindi, ha radici più profonde della politica o della cultura. È legato a una funzione inadempiuta all’interno del sistema umano.

Se questo gruppo inizierà ad attuare il principio di unità e lo dimostrerà nella pratica, l’atteggiamento del mondo cambierà di conseguenza. Invece di ostilità e divisione, ci saranno sostegno e cooperazione. Questo perché l’umanità è un unico sistema interconnesso e un cambiamento in una parte influenza il tutto.

La correzione del mondo non inizia con il cambiamento delle istituzioni o dei sistemi, ma con la trasformazione delle relazioni tra le persone. Man mano che costruiamo legami basati sulla responsabilità e sulla cura reciproche, iniziamo a percepire un nuovo livello di realtà, un campo di connessione comune che la Kabbalah chiama “anima”. All’interno di questa connessione, scopriamo la forza superiore della natura, il Creatore, che è la forza dell’amore e della generosità che sostiene tutta l’esistenza.

Pertanto,  il Tikkun Olam  non consiste nel sistemare il mondo esteriormente, ma nel correggere la connessione tra noi. Quando cambiamo la natura delle nostre relazioni, ci allineiamo con le leggi integrali della natura, risolviamo tutti i nostri problemi alla radice e apriamo la strada a un nuovo livello di esistenza umana, armonioso, unificato e completo.

Basato sul video “Che cos’è il Tikkun Olam? – Jtimes con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Si è registrato un aumento dell’antisemitismo di recente? Se sì, perché?

Non c’è dubbio che negli ultimi tempi si sia registrato un significativo aumento dell’antisemitismo. Il mondo sta attraversando una fase molto particolare del suo sviluppo sociale e politico e, naturalmente, sorgono molti interrogativi dolorosi sul rapporto che noi ebrei dovremmo avere con ciò che sta accadendo, con Israele, con il mondo e soprattutto con il crescente fenomeno dell’antisemitismo. Secondo la saggezza della Kabbalah, questo aumento dell’antisemitismo non è né casuale né meramente politico. Per comprenderlo, dobbiamo partire da molto prima, dalle radici stesse dello sviluppo umano.

Secondo il piano della creazione, tutta l’umanità deve evolversi fino a raggiungere la rivelazione della vasta, eterna e completa realtà in cui già esistiamo, sebbene al momento ne percepiamo solo un minuscolo frammento. Questo frammento è ciò che chiamiamo “il nostro mondo”. L’obiettivo dello sviluppo umano è quello di aprire questa percezione limitata e scoprire la realtà nella sua interezza, insieme alla forza che la governa, che nella Kabbalah è chiamata “la forza superiore” o “il Creatore”.

Questo processo si manifestò per la prima volta nell’antica Babilonia. A quel tempo l’umanità stava attraversando una profonda crisi sociale, simboleggiata nella Torah dalla Torre di Babele. Nel mezzo di quella crisi apparve un sacerdote babilonese di nome Abramo, il quale scoprì che la crisi poteva essere risolta solo attraverso la connessione al di sopra dell’egoismo. Egli radunò attorno a sé quei babilonesi in cui si era risvegliata la tendenza a questa scoperta superiore e li condusse verso quella che in seguito divenne la Terra d’Israele. Da loro formò un gruppo di persone che impararono a scoprire il mondo superiore e la forza superiore pur vivendo in questo mondo. Vivevano, per così dire, in due mondi contemporaneamente, con i loro corpi qui e con la loro consapevolezza interiore nella realtà spirituale. Da questa comprensione scaturirono la Torah e tutti gli scritti Kabbalistici, che parlano del mondo spirituale e delle leggi che da esso discendono nel nostro mondo.

I comandamenti e le leggi descritti nella Torah non sono altro che comandamenti e leggi spirituali. Non si riferiscono affatto a questo mondo corporeo. I saggi che li scrissero raggiunsero la forza superiore e ne descrissero le leggi nel linguaggio di questo mondo. Per questo motivo, tali leggi sono in definitiva finalizzate alla correzione positiva dell’essere umano e alla connessione con la forza superiore.

Non tutti i Babilonesi seguirono Abramo. La maggior parte rimase a Babilonia e in seguito si disperse in tutto il mondo. Questi divennero ciò che la Kabbalah chiama “le nazioni del mondo”. Il gruppo di Abramo divenne Israele, non nel senso biologico o nazionale che solitamente intendiamo, ma in senso spirituale. Israele deriva da due parole, ” Yashar-El “, ovvero “direttamente al Creatore”. Si riferisce a coloro che portano in sé un impulso o un potenziale speciale di connessione con la forza superiore.

Quel gruppo si sviluppò, entrò nella Terra d’Israele, costruì il Primo e il Secondo Tempio e visse in uno stato di appagamento spirituale. Poi, a causa della perdita dell’unità e della caduta in un odio infondato, questa nazione perse la percezione del mondo spirituale e cadde in esilio. L’esilio nella Kabbalah viene trattato anche in un’ottica puramente spirituale, come perdita della percezione del Creatore, un esilio dalla positiva connessione umana che si instaura quando invitiamo il Creatore a entrare in contatto con noi.

Da quel momento in poi, ciò che rimase esteriormente fu la religione, ma la realizzazione spirituale interiore andò perduta. Durante l’esilio, il popolo d’Israele si mescolò con le nazioni del mondo. Ciò era necessario. La saggezza della Kabbalah spiega che Israele andò in esilio proprio per mescolarsi con le nazioni, per prepararle a una futura correzione. Durante questi 2000 anni, molte scintille dell’idea spirituale si diffusero nel mondo attraverso la filosofia, la religione, la scienza e la cultura.

Oggi ci troviamo alla fine di questo processo. L’umanità sta nuovamente entrando in una situazione molto simile a quella dell’antica Babilonia, una crisi globale causata dall’egoismo, il desiderio di godere a spese degli altri e della natura, solo che ora è su scala mondiale. Il mondo intero sta diventando interconnesso, integrato e interdipendente, come un unico corpo. La natura ci sta costringendo a vivere in un unico sistema. Tuttavia, a differenza degli antichi babilonesi, oggi tutta l’umanità è coinvolta in questo processo.

È proprio qui che il problema dell’antisemitismo si fa acuto. L’antisemitismo non è solo un pregiudizio sociale. È una legge insita nella natura. Le nazioni del mondo percepiscono istintivamente e inconsciamente che il popolo di Israele porta in sé un “qualcosa” essenziale per lo sviluppo dell’umanità e che non lo sta fornendo. Cos’è questo “qualcosa”? È il metodo di connessione, il metodo che Abramo scoprì a Babilonia, la saggezza della Kabbalah.

Finché il popolo di Israele non riuscirà a svolgere il suo ruolo di mostrare all’umanità come unirsi al di sopra dell’egoismo, le nazioni percepiranno questa mancanza come sofferenza, oscurità e assenza di ricchezza e benessere. Potrebbero non sapere come esprimerla a parole, si manifesterà in una miriade di modi diversi, dalle teorie del complotto al tentativo di attribuire al popolo di Israele ogni sventura che colpisce l’umanità. Tuttavia, tutte queste manifestazioni esteriori di antisemitismo sono in realtà una chiamata interiore, la sensazione che il “canale” attraverso cui la benedizione dovrebbe giungere al mondo sia bloccato. Questa è la radice spirituale dell’antisemitismo.

Ecco perché l’antisemitismo aumenta, soprattutto nei periodi di crisi. Più il mondo soffre, più istintivamente si rivolge agli ebrei, incolpandoli. Questa tendenza continuerà ad aumentare. Non c’è modo di sfuggirvi attraverso la politica, la diplomazia o l’assimilazione. L’unica vera soluzione è che Israele diventi ciò che è destinato a essere: una luce per le nazioni.

Che cosa significa? Significa innanzitutto che gli ebrei stessi devono unirsi al di sopra delle loro differenze, proprio come Abramo unì i suoi discepoli. Attraverso questa unità, la forza superiore si rivela. Poi, attraverso questo esempio e questo metodo, possono insegnare al mondo intero come connettersi correttamente. Questo è il significato di essere “un regno di sacerdoti e una nazione santa”, ovvero un canale, un passaggio attraverso il quale il metodo di connessione e l’abbondanza superiore possono fluire a tutta l’umanità.

L’attuale crisi, la crescente interdipendenza globale e l’ascesa dell’antisemitismo indicano tutti che è giunto il momento della presa di coscienza. Ci troviamo ora nella stessa situazione che Abramo affrontò a Babilonia, solo su scala globale. C’è di nuovo una Torre di Babele, l’egoismo globale, deve esserci di nuovo un metodo di connessione. Questo metodo è la Kabbalah. Coloro che hanno la responsabilità di diffonderla nel mondo sono il popolo di Israele.

Pertanto, l’aumento dell’antisemitismo odierno non è casuale. È la natura che ci spinge a compiere il nostro ruolo. Se iniziamo a unirci e a trasmettere alle nazioni il metodo della connessione, assisteremo a un cambiamento radicale nell’atteggiamento verso gli ebrei. Altrimenti, la pressione non farà che intensificarsi. Quindi, la questione non è solo come rispondere esteriormente all’antisemitismo. La vera risposta sta nel comprenderne la radice e nell’agire di conseguenza: ricostruendo l’unità tra noi e condividendo la via della connessione umana con il mondo.

Basato su “Perché l’antisemitismo è in aumento? – Jtimes con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Le persone cattive hanno più successo delle persone buone nell’ottenere ciò che vogliono?

Spesso si pensa che se qualcuno è buono, giusto o puro, la vita dovrebbe ricompensarlo con agio e pace, mentre chi si comporta male dovrebbe soffrire. Tuttavia, il nostro mondo egoistico non funziona secondo una giustizia così semplicistica. Il sistema in cui viviamo è distorto dall’egoismo, il desiderio di star bene spese degli altri e della natura, pertanto è errato aspettarsi una corrispondenza diretta tra buone azioni e risultati piacevoli.

In un mondo fondato sull’egoismo, anche chi si sforza di fare del bene può incontrare destini difficili e subire duri colpi. Questo è naturale, perché l’ambiente stesso è ancora governato da forze egoistiche. Non dobbiamo aspettarci che questo mondo, nella sua forma attuale, ricompensi costantemente la bontà. Soprattutto ora, mentre l’umanità si avvicina alle fasi finali della sua redenzione, il mondo sta entrando in un periodo di grande trasformazione.

Il mondo sta diventando sempre più integrato, interconnesso e interdipendente,  dobbiamo imparare ad adattarci a questa realtà. Le crisi che viviamo servono a insegnarci come cambiare, in modo da poter vivere in armonia con questo sistema integrato emergente.

È possibile prepararsi a questo? Sì, in un certo senso sì. Potremmo definirla “profilassi”, prevenzione. In effetti, è proprio questo che facciamo noi che studiamo e insegniamo la saggezza della Kabbalah: preparare l’umanità al mondo futuro che sta già iniziando a manifestarsi.

La preparazione principale consiste in un cambiamento interiore. Dobbiamo gradualmente diventare meno egoisti. Le pressioni che subiamo ci scuotono e ci spingono a diventare persone diverse. La natura si serve sia di mezzi duri che di mezzi gentili, a seconda di quanto siamo disposti a rispondere a tali pressioni.

Il secondo passo consiste nell’imparare a unirci al di sopra del nostro egoismo. Questo è molto difficile perché la nostra natura vi si oppone. Tuttavia, il processo inizia quando riconosciamo che la nostra natura egoistica è la fonte del problema e cominciamo ad aspirare a relazioni umane positive.

L’umanità sta entrando in una fase in cui le forze della natura stesse ci educheranno profondamente. Attraverso crisi e sfide, ci guideranno verso un nuovo livello di connessione e responsabilità reciproca.

Basato sulla trasmissione di KabTV “Insieme per le cose importanti” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 14 luglio 2020.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si possono applicare i principi della Kabbalah per costruire oggi una società umana integrale?

Per comprendere come i principi della saggezza della Kabbalah possano essere applicati per costruire una società umana integrale oggi, dovremmo innanzitutto comprendere il concetto di anima così come lo descrive la Kabbalah. Dobbiamo superare la nostra attuale concezione di anima, così come viene comunemente intesa nel mondo. Solitamente, le persone immaginano l’anima come qualcosa di personale che esiste all’interno di ogni individuo. Ma secondo la Kabbalah, l’anima non è qualcosa di privato che appartiene a una singola persona. L’anima è un fenomeno collettivo. È il desiderio comune che esiste tra le persone quando si connettono armoniosamente tra loro.

La Torah parla di un unico essere umano all’inizio, chiamato ” Adam HaRishon “, che in ebraico significa “Il Primo Uomo”. Questo non si riferisce a una persona biologica, ma a un unico sistema collettivo di desideri. In seguito, questo sistema venne diviso in molte parti, che oggi ci appaiono come esseri umani distinti. In realtà, però, siamo tutti frammenti di quell’unica anima originaria.

Pertanto, l’anima non è qualcosa che esiste all’interno di un individuo. L’anima si crea tra le persone quando si connettono correttamente, in un atteggiamento comune di amore e dazione. Quando le persone si uniscono di cuore in cuore, quando costruiscono relazioni basate sull’amore vicendevole, sulla reciprocità e sul principio “ama il prossimo tuo come te stesso”, tra di loro si manifesta una forza speciale. Questa forza collettiva, creata dalla loro connessione, è ciò che la Kabbalah chiama “l’anima”.

Nessuno possiede un’anima autonomamente. L’anima esiste solo in relazione agli altri. Quando una persona desidera connettersi con gli altri in un rapporto di uguaglianza, reciprocità e condivisione, quando si eleva al di sopra del proprio ego e si impegna per essere inclusa negli altri, questa connessione forma il contenitore chiamato “anima”. Non importa se gli altri ne siano a conoscenza o meno. Un Kabbalista potrebbe sedere tranquillamente in una stanza senza che nessuno sappia o no di lui, ma se sviluppa in sé un sincero desiderio di connettersi ai cuori degli altri e di aiutarli a connettersi tra loro, allora inizia a partecipare a quel desiderio collettivo. Questa partecipazione è chiamata “acquisizione di un’anima”.

Nella Kabbalah, questa connessione collettiva viene talvolta chiamata “assemblea di Israele”, ovvero il raduno di tutte le anime che aspirano alla connessione. In definitiva, quest’anima collettiva deve includere non solo coloro che sono chiamati “Israele”, ma anche tutte le anime delle nazioni del mondo. Alla fine, esiste una sola anima per tutta l’umanità.

Se non desideriamo entrare in contatto con gli altri, se non vogliamo unirci agli altri “come un solo uomo con un solo cuore”, allora non abbiamo un’anima. L’anima non appartiene a un individuo isolato. È il campo comune che si manifesta tra le persone quando si uniscono correttamente. Proprio come le cellule del corpo funzionano insieme in armonia, ognuna svolgendo il proprio ruolo al servizio dell’intero organismo, così gli esseri umani devono connettersi in un unico sistema. La forza collettiva che emerge dalla loro armoniosa cooperazione è l’anima.

All’interno di questa connessione, una persona inizia a percepire la forza superiore, che la Kabbalah chiama “il Creatore”. Il Creatore si rivela precisamente nella relazione di amore e di dazione tra le persone. Per questo i saggi affermavano che l’anima è “una parte di Dio dall’alto”. Il grado in cui costruiamo una connessione d’amore con gli altri determina il grado in cui percepiamo il Creatore.

Questo stato è chiamato “adesione al Creatore”. È uno stato che possiamo raggiungere attraverso la connessione con gli altri. Più forte e profondo è il legame che acquisiamo con le altre persone, maggiore è il grado di adesione che raggiungiamo. Quando l’umanità raggiunge finalmente la completa connessione con tutti, quello stato è chiamato “la fine della correzione” ( Gmar Tikkun ). Allora, l’anima collettiva completa si rivela, l’unica anima che appartiene a tutti.

Ciascuno di noi raggiunge quest’anima collettiva dal proprio punto di vista unico. Pertanto, l’individualità non si perde. Così come ogni cellula di un organismo contribuisce con la sua funzione specifica partecipando alla vita dell’intero organismo, ogni persona conserva la propria individualità pur partecipando all’anima comune. Dalla propria prospettiva, si raggiunge l’intero sistema. Per questo i saggi dicevano che attraverso l’amore per il creato si giunge all’amore per il Creatore. L’amore per gli altri è il veicolo attraverso cui si manifesta l’amore per il Creatore.

In quest’anima collettiva esistono anche ruoli diversi. Alcuni desideri dell’umanità hanno una particolare inclinazione alla connessione. Questi desideri sono chiamati “Israele”. La parola Israele deriva da ” Yashar-El “, che significa “direttamente al Creatore”. Descrive coloro che sentono un forte impulso interiore verso l’unità e verso la rivelazione della forza della connessione.

Questo non significa necessariamente che per loro sia più facile connettersi. Anzi, può essere più difficile. Sentono l’urgenza e l’importanza della connessione, ma possiedono anche forti forze egoistiche che vi si oppongono. Questa tensione dà loro libertà di scelta.

Le anime delle nazioni del mondo rappresentano desideri che non provano naturalmente questa stessa urgenza unificante. Sono più individualistiche. Storicamente, tuttavia, il popolo di Israele ha sviluppato una cultura che enfatizzava l’apprendimento, il mutuo aiuto, la vita comunitaria e la responsabilità reciproca. Questa tendenza alla vita collettiva è rimasta intatta anche durante lunghi periodi di esilio.

Oggi, tuttavia, l’umanità sta vivendo un aumento senza precedenti dell’egoismo. Nel corso dell’ultimo secolo, l’ego si è sviluppato a tal punto che persino i legami naturali che un tempo univano il popolo di Israele si sono indeboliti. Assistiamo ad emarginazione, corruzione e divisione all’interno delle comunità ebraiche. Questo non è casuale. L’umanità avrebbe dovuto iniziare a correggere il proprio ego molto tempo fa, allineandosi a un mondo sempre più globale e interconnesso. Ma non lo abbiamo fatto. Di conseguenza, il XX secolo ha portato eventi terribili, tra cui l’Olocausto, e la stessa crisi continua ancora oggi.

L’umanità si trova ora ad affrontare un sistema globale in cui tutti sono interconnessi, che lo vogliano o no. La natura stessa ci sta costringendo verso una struttura globale. Il ruolo di Israele in questo sistema è quello di iniziare a costruire la giusta connessione umana positiva e di mostrare al resto dell’umanità la via dell’unità. Questo è ciò che significa essere “luce per le nazioni”.

Il mondo si aspetta inconsciamente questo esempio. Gran parte dell’ostilità diretta contro gli Ebrei nel corso della storia deriva dal fatto che questo ruolo non è ancora stato svolto. Se il popolo di Israele iniziasse a dimostrare vera unità e responsabilità reciproca, si creerebbe un rapporto completamente diverso tra esso e le nazioni del mondo.

L’esilio in senso spirituale non significa vivere al di fuori della terra fisica di Israele. Esilio significa essere al di fuori della connessione. Una persona potrebbe vivere ovunque nel mondo e partecipare comunque al raduno di Israele se si impegna per l’unità con gli altri. Il luogo fisico è secondario. Ciò che conta è il desiderio di connessione.

Storicamente, il popolo ebraico si è disperso in tutto il mondo proprio per portare in ogni società il potenziale di connessione. Quando inizierà a realizzare questa connessione al suo interno, essa influenzerà naturalmente le nazioni circostanti. Il concetto di “Terra d’Israele” rappresenta in definitiva un desiderio rivolto al Creatore, un desiderio di unità. In futuro, questa qualità dovrà diffondersi in tutto il mondo.

L’umanità si sta avvicinando a una fase critica. L’intensificarsi dei problemi che osserviamo oggi rivela che il mondo non può continuare a esistere basandosi sulla separazione egoistica. Se non impariamo a connetterci correttamente, i sistemi della civiltà umana crolleranno sotto la pressione di questa realtà integrale.

Ma se cominciamo a costruire un vero legame tra di noi e insegniamo al mondo il metodo dell’unità, apriremo la strada verso una fase completamente nuova e armoniosa dello sviluppo umano. Questa è la vera correzione del mondo,  Tikkun Olam .

Basato su “L’anima collettiva e l’anima ebraica – Jtimes con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’aumento dell’antisemitismo è un segno di crisi globale? La storia mostra una connessione tra i due quasi sempre.

Oggi dobbiamo comprendere un fatto fondamentale del mondo in cui viviamo: l’umanità è diventata completamente interconnessa e interdipendente. Questo non è accaduto ieri. Il processo si è sviluppato almeno negli ultimi cento anni e ha cominciato a manifestarsi in modo particolarmente evidente intorno al periodo della Prima Guerra Mondiale.

Da allora, i legami tra persone, paesi, economie e società si sono solo intensificati. Il mondo è diventato un unico sistema integrato. Tuttavia, pur essendo oggettivamente interconnessi, non ne siamo consapevoli e non ci comportiamo di conseguenza. Ognuno di noi desidera ancora vivere separatamente, seguire la propria strada e pensare unicamente al proprio tornaconto.

Il problema è che non possediamo una naturale capacità interiore di percepire questo sistema globale. Una persona non può sentire istintivamente i bisogni di tutta l’umanità o calcolare il beneficio di ciascuno in ogni sua azione. La nostra natura è egoistica. In altre parole, desideriamo godere a spese degli altri e del mondo. Pertanto, quando scopriamo che il mondo è interconnesso, semplicemente cerchiamo di ignorare questo fatto. Ci comportiamo come se non esistesse perché non sappiamo cosa farne.

Tuttavia, il problema non scompare. L’evoluzione continua a spingere l’umanità in avanti, che ci piaccia o no. La società umana si sta sviluppando nella direzione di una crescente integrazione e interdipendenza. Poiché resistiamo a questa traiettoria evolutiva, ci troviamo ad affrontare crisi che si aggravano costantemente. Per lungo tempo queste crisi sono sembrate gestibili. Abbiamo assistito a problemi nella cultura, nell’istruzione, nella vita familiare, all’aumento dei tassi di divorzio, dei suicidi, della droga e a un generale senso di impotenza. Eppure, finché questi problemi non minacciavano direttamente la nostra stabilità economica, la società ha imparato a conviverci.

Quando una crisi colpisce direttamente il nostro sostentamento, siamo costretti a prestarvi attenzione. Che si tratti del crollo dei sistemi finanziari, della lotta per la sopravvivenza di interi settori industriali o della perdita del lavoro o dello sfollamento di milioni di persone, quando questi eventi toccano le nostre vite, veniamo travolti da una miriade di stress e ansie.

Il paradosso è che l’umanità produce effettivamente più che a sufficienza per tutti. Ogni anno il mondo produce molto più cibo di quanto necessario, eppure enormi quantità vengono sprecate. Allo stesso tempo, milioni di persone soffrono la fame. Il problema non è la mancanza di risorse, ma la mancanza di legami umani positivi. Semplicemente non ci sentiamo responsabili gli uni degli altri. Una persona può sapere che metà del mondo muore di fame, ma finché il suo frigorifero è pieno, non lo considera un suo problema.

Quando l’umanità entra in una crisi di questo tipo, un altro fenomeno emerge inevitabilmente: l’ascesa dell’antisemitismo. Storicamente, ogni volta che le società attraversano gravi difficoltà economiche o sociali, le accuse contro gli Ebrei si intensificano. Questo schema si ripete di continuo. Quando la vita è stabile, l’ostilità rimane relativamente latente. Ma quando scoppiano le crisi, soprattutto quelle finanziarie, le persone cercano istintivamente qualcuno da incolpare e molto spesso la colpa ricade sugli Ebrei.

Non è una coincidenza. L’antisemitismo esiste come un fenomeno profondamente istintivo nella natura umana. Le sue radici risalgono all’antica Babilonia, quando un gruppo di persone si riunì attorno ad Abramo e scoprì un metodo di connessione umana positiva. Impararono a unirsi al di sopra del proprio egoismo e a connettersi alla forza superiore della natura, la forza dell’unità, dell’abbondanza e dell’equilibrio. Quel gruppo divenne in seguito noto come il popolo ebraico.

Il mondo percepisce inconsciamente che gli Ebrei possiedono qualcosa di essenziale per il benessere dell’umanità, un metodo di connessione, che non stanno fornendo. Anche se le persone non riescono ad esprimerlo chiaramente, sentono che gli Ebrei detengono la chiave di qualcosa che potrebbe migliorare la vita, ma la stanno nascondendo. Questa sensazione istintiva alimenta l’antisemitismo.

Per questo motivo è estremamente importante che il popolo ebraico inizi a condividere con il mondo il metodo di connessione. La forma pratica di questo metodo oggi è quella che io chiamo “educazione integrale” o “approccio integrale all’educazione”. L’educazione integrale non è solo per i bambini. È per ogni essere umano, adulti, giovani, professionisti, lavoratori, tutti, perché il mondo intero esiste ormai all’interno di un unico sistema interconnesso.

L’educazione integrale insegna alle persone come vivere correttamente all’interno di questa rete globale. Spiega come funzionano le relazioni umane all’interno di un sistema integrale e come la cooperazione, la responsabilità reciproca e la connessione possano svilupparsi al di là del nostro naturale egoismo. Questa educazione affronta la radice delle innumerevoli crisi che osserviamo nel nostro mondo: il crollo delle strutture familiari, i fallimenti dell’istruzione, i cedimenti culturali, l’instabilità economica e l’alienazione sociale.

La saggezza della Kabbalah è la fonte di questo metodo. La Kabbalah stessa è essenzialmente la scienza della connessione umana. Tuttavia, non deve essere fraintesa come misticismo o qualcosa di misterioso. I testi kabbalistici classici, come  il Libro dello Zohar  e gli scritti dei grandi Kabbalisti, descrivono la psicologia più profonda dell’unità. Spiegano come operano le forze che connettono gli esseri umani e come una rete di relazioni tra noi riveli forze superiori di amore, reciprocità e dazione.

Nella Kabbalah studiamo come gli esseri umani possano elevarsi al di sopra della percezione egoistica e iniziare a sperimentare la realtà attraverso la connessione con gli altri. All’interno di questa connessione si rivela una nuova forza, la forza collettiva che la Kabbalah chiama “l’anima”.

Naturalmente, non tutti hanno bisogno di studiare i testi kabbalistici nelle prime ore del mattino come fanno i veri studiosi di questa saggezza. Come in ogni scienza, ci sono specialisti che ricercano e sviluppano la conoscenza. Questi specialisti traducono poi le loro scoperte in sistemi pratici che la società può utilizzare. Lo stesso vale in questo caso. I Kabbalisti studiano i principi più profondi e, a partire da questi principi, sviluppano strutture educative pratiche che possono essere attuate nella società.

In questo senso, l’educazione integrale può essere vista come la forma applicata della Kabbalah, analogamente alla psicologia applicata. Traduce le leggi fondamentali della relazione umana in strumenti pratici che le persone possono utilizzare nella vita di tutti i giorni.

Questo è esattamente ciò che fece Abramo migliaia di anni fa. Riunì le persone, insegnò loro come unirsi al di sopra delle differenze egoistiche e, all’interno di quell’unità, iniziarono a scoprire nuove leggi della natura. Queste scoperte costituirono il fondamento della saggezza della Kabbalah.

Oggi l’umanità deve ritornare a quel principio. Il metodo di connessione che un tempo si sviluppava all’interno di un piccolo gruppo deve ora essere condiviso con il mondo intero. Questo è il significato dell’affermazione secondo cui il popolo di Israele dovrebbe essere “luce per le nazioni”. Si riferisce alla responsabilità di diffondere all’umanità il metodo della connessione umana positiva.

Se iniziassimo a diffondere ampiamente l’educazione integrale, assisteremmo a un cambiamento straordinario. L’ostilità verso gli Ebrei comincerebbe a diminuire perché l’umanità sentirebbe istintivamente di ricevere ciò di cui ha bisogno. La stessa forza istintiva che ora produce odio può trasformarsi in apprezzamento e amicizia.

Ecco perché lo sviluppo e la diffusione di un’educazione integrale sono così importanti oggi. L’umanità sta entrando in una nuova fase evolutiva in cui dobbiamo imparare a vivere come un unico sistema interconnesso. Prima inizieremo a educarci a questa forma di connessione, più agevole sarà la nostra transizione verso questa nuova realtà.

Basato su “Vivere in tempi interdipendenti – Jtimes con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa possiamo imparare dai lupi nelle relazioni?

Un lupo sceglie una lupa per la vita e le resta fedele. Non cambia compagna, anche se uno dei due muore durante una battuta di caccia, il sopravvissuto di solito non cerca un sostituto, ma rimane solo per il resto della sua esistenza. Osservando questo, ci rendiamo conto di quanto noi umani siamo ancora lontani da una simile costanza. Per molti aspetti, abbiamo ancora molto da imparare.

Per i lupi, questo comportamento è semplicemente naturale. È istinto. Ma per un essere umano, le cose sono diverse. La nostra natura egoistica ci disturba costantemente, ci spinge a cercare qualcosa di nuovo, migliore e più vantaggioso per noi stessi. Pertanto, quando decidiamo di rimanere con un partner per tutta la vita, significa già che stiamo contrastando il nostro egoismo. Lo freniamo, lo limitiamo e restiamo fermi sulla nostra decisione.

Idealmente, dovrebbe essere così. Una persona dovrebbe scegliere una volta sola e rimanere fedele a quella scelta. Tuttavia, vediamo quanto sia difficile per noi, perché il nostro egoismo non ci permette facilmente una tale stabilità.

Un altro esempio tratto dalla vita dei lupi è il seguente: quando il maschio è in pericolo, la lupa può coprirgli il collo con il proprio corpo, pur sapendo che ciò può essere pericoloso anche per lei. Non calcola il rischio, ma lo protegge semplicemente. Nella vita umana, ovviamente, non possiamo parlare di questo istinto nello stesso modo, ma il principio rimane comprensibile.

Per un essere umano, una moglie che protegge il marito comprende che la stabilità della famiglia dipende anche da lui. Finché è vivo e forte, può proteggere lei e i figli. Perciò lo sostiene, gli sta accanto e condivide con lui le responsabilità.

Una moglie che ama veramente suo marito è colei che, se gli accade qualcosa di difficile, è pronta a condividerlo con lui senza esitazione. Non si tira indietro nei momenti di difficoltà, ma gli resta accanto in qualunque circostanza la vita le riservi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 27 dicembre 2025.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa possiamo imparare dai lupi sulla cura reciproca?

In un branco di lupi, l’ordine di movimento è molto rivelatore. In testa camminano tre lupi anziani o deboli. Dietro di loro seguono alcuni dei più forti. Poi viene il corpo principale del branco, quello che viene protetto, seguito ancora una volta da lupi robusti. E il capobranco cammina per ultimo, assicurandosi che nessuno resti indietro. Questo dimostra che essere un capobranco non significa stare in testa e mettersi in mostra. Il capobranco è colui che garantisce che tutti arrivino sani e salvi.

La responsabilità principale di un capo è prendersi cura della sicurezza di ogni membro del gruppo, senza eccezioni, compresi i più deboli e gli anziani che camminano in testa. È proprio così che si valuta un vero capo. La sua forza non si misura con il dominio, ma con la capacità di proteggere, guidare e assumersi la responsabilità per tutti.

Nei lupi questo meccanismo funziona in modo naturale. Per gli esseri umani è molto più difficile. L’umanità si è profondamente corrotta nel corso dei millenni. Nei branchi di animali, l’istinto agisce in modo chiaro e preciso. C’è una comprensione innata della necessità. Vivono secondo natura e, di conseguenza, la loro organizzazione favorisce la sopravvivenza.

Noi esseri umani, però, spesso ci comportiamo diversamente. Tutti cercano di sfuggire alle responsabilità, di evitare di essere chiamati a rispondere, di lasciare che qualcun altro si occupi dei problemi. Una persona dice: “Non mi riguarda” e cerca una via d’uscita invece di assumersi la responsabilità.

Tuttavia, se vogliamo una società sana, dobbiamo imparare dalla natura. Un leader deve vedere tutti e camminare al loro fianco, assicurandosi che nessuno venga lasciato indietro. Dobbiamo costruire una comunità, un “branco”, per così dire, in cui le persone si uniscano volontariamente perché vedono che tutti si prendono cura gli uni degli altri.

Quando dico “noi”, intendo un gruppo che vive secondo questi principi. Le persone si uniranno a un gruppo del genere perché sentiranno che c’è una responsabilità reciproca, che tutti sono protetti e sostenuti. Non c’è altra strada. Se vogliamo preservare noi stessi, crescere i nostri figli e garantire sicurezza agli anziani, alle donne e alle generazioni future, dobbiamo organizzare la nostra società in questo modo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 26 dicembre 2025.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono alcuni esempi di responsabilità collettiva?

In un branco di lupi, quando la madre va a caccia, gli altri membri del branco si prendono cura dei cuccioli. Li sorvegliano, giocano con loro, li nutrono e insegnano loro le regole fondamentali della vita nel branco, come cacciare, comportarsi e relazionarsi con gli altri. L’atteggiamento nei confronti dei cuccioli è estremamente affettuoso. Ogni lupo adulto è pronto a condividere il cibo con loro e a partecipare alla loro educazione. Questo è uno dei motivi per cui il branco di lupi è così unito ed efficiente.

Quello che vediamo qui è un processo di educazione collettiva. L’intera società si prende cura non solo della propria prole, ma della generazione successiva nel suo complesso. Per noi umani, questo sembra quasi impossibile. Una persona si sente naturalmente legata solo al proprio figlio e ha difficoltà a relazionarsi allo stesso modo con il figlio di qualcun altro. Tuttavia, tale stato diventa possibile quando le persone iniziano a sentirsi parte di un unico insieme.

È proprio di questo che parla la saggezza della Kabbalah. Quando comprendiamo di essere connessi in un unico sistema e che la nostra sopravvivenza dipende da questa unità, allora l’atteggiamento verso gli altri cambia. Iniziamo a capire che senza responsabilità reciproca, semplicemente non sopravvivremo, né noi né i nostri figli.

In una simile prospettiva, il figlio del vicino diventa per noi importante quanto il nostro. Dal punto di vista della nostra attuale natura egoistica, in cui ognuno desidera piacere e benessere a spese degli altri, questo può sembrare irrealistico. Tuttavia, è proprio questo lo stato che l’umanità deve raggiungere. Solo quando inizieremo a sentirci un unico organismo collettivo, un simile atteggiamento diventerà naturale. E deve diventarlo se vogliamo costruire una società umana sana e sostenibile.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 1° gennaio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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