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Perché alcune persone sembrano pensare che i problemi del mondo siano irrisolvibili?

Per comprendere la situazione pericolosa in cui ci troviamo, dobbiamo fare un passo indietro.

Tutta la realtà è un unico sistema. Un’unica forza generale opera in tutta la natura e noi esistiamo sotto la sua supervisione.

Se noi siamo saggi, quella forza è molto più saggia di noi. Inoltre, se sappiamo come fare progetti, quella forza li conosceva già. Non conteniamo nulla oltre a ciò che originariamente ha impiantato in noi, perché siamo il suo risultato, i suoi figli. A quella singola forza vengono dati molti nomi, tra cui: “Dio”, “Creatore” e “Natura”.

Questa prospettiva sulla realtà come sistema integrale è essenziale per approfondire la nostra comprensione di tutto ciò che ci accade.

Esiste quindi una forza che crea e organizza la natura dall’inizio dell’evoluzione che noi conosciamo, e forse anche da prima. Tutto funziona secondo delle leggi, secondo un programma operativo globale. Possiamo chiamarla evoluzione o piano divino, ma i nomi che le diamo non hanno importanza. Ciò che conta è trovare il modo di scoprire quella forza superiore. Questo è l’oggetto della saggezza della Kabbalah, la nostra saggezza interiore che indaga i fondamenti della realtà.

Più scopriamo la forza superiore e il percorso evolutivo complessivo che essa ci fa attraversare, più comprendiamo perché ci arrivano determinati stati e cosa dobbiamo fare per evolverci in modo ottimale, non attraverso colpi e spinte da dietro, ma con un progresso attento, con introspezione e consapevolezza.

La scoperta della forza superiore avviene secondo una legge chiamata “equivalenza di forma”. Questa legge afferma che la percezione di qualsiasi fenomeno richiede l’emergere di una forma simile dentro di noi. Un ricevitore radio funziona in questo modo. Per ricevere un’onda trasmessa da una specifica stazione radio, il ricevitore deve generare al suo interno la frequenza di quell’onda.

La natura della forza superiore è la dazione, ossia amore puro e altruismo. Per scoprirla, dobbiamo creare tra noi un legame simile, una connessione profonda fino al livello dell’amore. Inoltre, dobbiamo farlo al di sopra delle nostre differenze di opinione e di ogni tipo di rifiuto che emerge, cioè al di sopra di ogni ego e odio.

Pertanto, la legge generale è:  “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questa non è semplicemente una piacevole raccomandazione morale, ma la definizione dell’unico codice di connessione attraverso il quale possiamo scoprire la singolare forza superiore della natura. Raggiungendo lo stato di “Ama il prossimo tuo come te stesso”, accediamo al sistema operativo che governa tutto ciò che accade a noi e all’intera creazione. Più impariamo a connetterci in modo ottimale, per il quale la saggezza della Kabbalah descrive un metodo completo, più ci avviciniamo a questa forza superiore. Allora, e solo allora, possiamo anche percepire la sua influenza benevola su di noi.

Non esiste un modo per risolvere in maniera fondamentale i problemi odierni senza avvicinarci alla forza superiore. I nostri innumerevoli problemi indicano un solo punto rotto: la relazione egoistica tra noi. Ed è proprio questo punto che deve essere corretto.

Abramo fu il primo a parlare dell’unità di tutti i popoli. Insegnò come connettersi attraverso un comune atteggiamento d’amore. Una comunità di migliaia di studenti provenienti da tutte le nazioni e tribù della zona si riunì attorno ad Abramo e a questa idea da lui insegnata. Come spiega Maimonide nel  Libro della Conoscenza , la nostra nazione si formò in seguito da queste persone.

Da allora, abbiamo una missione all’interno di questo puzzle universale: raggiungere uno stato di unità (“Ama il prossimo tuo come te stesso”) al di sopra delle nostre differenze e divisioni (“L’amore coprirà ogni colpa”), per presentare un esempio di vita nella connessione e nell’amore, cioè una vita allineata con l’unica forza superiore e con la sua rivelazione tangibile all’interno della nazione (diventare “una luce per le nazioni”). Abbiamo attraversato diversi momenti di ascesa e discesa rispetto a questa missione, finché l’odio distrusse la nostra connessione e ci mandò in esilio circa duemila anni fa.

Dopo un lungo esilio, siamo stati riportati qui, nella Terra d’Israele, e non per caso. Il mondo in cui viviamo è diventato interconnesso e interdipendente, connettendo tutti a tutti, ma i giochi dell’ego minacciano di distruggere tutto ciò che l’umanità ha costruito. Gli esseri umani hanno bisogno di un nuovo stile di vita, di accesso alla forza superiore che unirà tutti. Questa è la ragione profonda dell’attenzione apparentemente sproporzionata dell’umanità su questo piccolo pezzo di terra chiamato “Israele”.

I colpi che riceviamo, sia dall’interno che dall’esterno, indicano che siamo in ritardo. Non riusciamo a soddisfare le richieste dei tempi. Nulla ci aiuterà se non la consapevolezza di trovarci di fronte a una forza superiore. È essa che ci “combatte” attraverso i molti personaggi e situazioni che ci invia. Dobbiamo accettare la natura e allinearci ad essa connettendoci armoniosamente tra noi, al di sopra di ogni differenza.

Riceveremo forza, intelletto ed emozione, o mente e cuore, da questa forza superiore, se vorremo avvicinarci ad essa. Questa mente e questo cuore saranno nuovi e integri, capaci di percepire la realtà come un unico meccanismo e di considerare sempre il bene di tutti. Un tale approccio ci organizzerà dall’interno, ed è ciò che brillerà da qui in tutto il mondo. Calmerà persino tutti coloro che ci odiano, trasformandoli in sostenitori. Gradualmente, l’umanità imparerà a vivere come un unico collettivo e raggiungeremo il prossimo livello di esistenza come corona della creazione.

Questa è la mappa evolutiva scoperta dai grandi saggi della nazione di Israele, come spiegato nella saggezza della Kabbalah. Non ci resta che aiutarci a vicenda ad assorbire interiormente questa visione.

Basato sull’episodio 58 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa ci sarà di migliore nel futuro?

Attualmente possiamo osservare come il mondo stia peggiorando e iniziamo ad accettare l’idea che non ci sia un buon futuro in nessun ambito. Le persone abbassano lo sguardo sconsolate, senza speranza che ci sia qualcosa di positivo all’orizzonte. Ciò che era buono in passato non lo è più e sembra esserci un tacito consenso nella società sul fatto che la prossima generazione starà molto peggio della nostra.

Quindi, cosa ci sarà di meglio nel futuro?

La nostra epoca è in realtà simile alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX, quando ci trovavamo al culmine del materialismo. Da allora, siamo in lento declino,  da questa discesa non possiamo aspettarci nulla di buono. È per questo che vediamo una miriade di problemi diffondersi a livello personale, sociale, economico, ecologico e globale: depressione, solitudine, ansia, stress, abuso di droghe e suicidi, fino al crescente scoppio di guerre, terrorismo, povertà e ansia nucleare. Sempre più persone guardano i propri figli con dispiacere per averli portati in un mondo così degradato.

In questa situazione critica, dobbiamo impegnarci nell’insegnamento e nella condivisione di saggezza che possa aiutarci a diagnosticare accuratamente la causa principale di ogni nostro problema e a capire come apportare correzioni per progredire verso un futuro migliore. Dobbiamo avanzare verso una comprensione e una consapevolezza delle forze che governano e guidano le nostre vite. Se comprendiamo che tutto, nella realtà, ci guida verso uno stato futuro positivo e che dobbiamo trarre forze positive dall’apprendimento del nostro sviluppo, raggiungeremo rapidamente un obiettivo armonioso, equilibrato e pacifico. Altrimenti, continueremo a sprofondare lungo il cammino in sempre maggiori disperazioni personali, conflitti sociali e internazionali e crisi ecologiche.

Pertanto, vale davvero la pena di apprendere rapidamente ciò che ci aspetta. I Kabbalisti scrissero molto tempo fa che sarebbe saggio accelerare il nostro progresso in questa fase attuale del nostro sviluppo, e ci hanno lasciato la saggezza e il metodo per farlo.

Quindi, dobbiamo avere la forza e la saggezza di aprire i libri della Kabbalah e scoprire come sarà il nostro futuro, perché altrimenti ci arriveremo comunque, ma attraverso un lungo cammino di sofferenza. Questa è semplicemente la saggezza di cui il mondo ha bisogno oggi.

In sostanza, questa saggezza si riduce alla consapevolezza della necessità di avvicinarci gli uni agli altri e di abbattere i muri che ci separano. Quanto più saremo disposti a connetterci positivamente gli uni con gli altri, al di sopra delle nostre pulsioni divisive, tanto prima potremo raggiungere l’esperienza di un futuro migliore. Non ci resta altro da fare che eliminare i confini che si frappongono tra la nostra reciproca connessione positiva.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 26 ottobre 2021.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L´importanza degli scritti dell’ARI

Domanda: L’ARI visse 500 anni fa. A quel tempo, ci fu un certo risveglio. Anche oggi si sta verificando un risveglio, poiché molti stanno iniziando a studiare la Kabbalah. Cosa c’è di speciale nel nostro tempo, 500 anni dopo?

Risposta: Ai tempi dell’ARI, i suoi libri fecero il loro lavoro e attirarono molte persone. Poi Baal HaSulam si affrettò ad andare incontro alle persone con i commentari che aveva scritto sui libri dell’ARI.
Oggi è lo stesso. Possiamo andare fra la gente e sentire come i libri dell’ARI siano diventati un uso quotidiano, li studiano.

In sostanza, non c’è nulla di nuovo qui. L’unica cosa che vogliamo è che l’atteggiamento dell’ARI verso la saggezza della Kabbalah, verso il raggiungimento del Creatore, verso l’ascesa dei gradini della scala spirituale, possa essere da noi compreso e attuato.

Ecco perché studiamo le condizioni attraverso le quali dobbiamo avvicinarci al Creatore.
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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29/07/2025, “Giorno della Memoria per l’ARI”

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Possiamo vivere senza alcuna delusione?

Quando ci muoviamo verso l’obiettivo finale della vita, non possiamo mai essere delusi, né oggi, né domani, né mai, perché è l’unico obiettivo autentico, eterno e perfetto che abbiamo nella vita. Con questa chiarezza, possiamo andare avanti nella vita con costanza e fiducia.

Naturalmente, lungo il cammino emergono domande, sia da dentro di noi che dall’ambiente circostante, ma hanno una funzione precisa: ci riportano continuamente verso la nostra meta. Se continuiamo ad aggiustare il nostro percorso, allora tutto andrà per il meglio.

Ne parlo da Kabbalista, cioè da colui che comprende e si rende conto che lo scopo della vita è raggiungere l’adesione con la forza sorgente della nostra vita che ci ha creato e ci sostiene. Tuttavia, anche una persona comune oggi deve iniziare a capire che questo è lo scopo della vita.

L’obiettivo è lo stesso per tutti. Non cambia da una persona all’altra. Ma chi di noi conosce veramente questo obiettivo? Se lo conoscessimo, se riconoscessimo che tutti condividiamo lo stesso scopo, raggiungeremmo naturalmente un grande accordo reciproco. Cercheremmo insieme e uniremmo i nostri sforzi per raggiungerlo.

Invece, la nostra natura egoistica, con le sue pulsioni divisorie, ci fa a pezzi. Ci acceca, facendo sì che ognuno di noi senta di dover inseguire il proprio percorso individuale con obiettivi personali, che differiscono da persona a persona. Questa separazione ci impedisce di sentire l’unità che altrimenti ci guiderebbe insieme.

Dobbiamo arrivare a capire che l’obiettivo della vita è raggiungere il senso della vita, che significa conoscere, sentire e vivere il suo significato.

Quando arriviamo a comprendere il  senso della vita, ci sentiamo assolutamente appagati. Sappiamo perché esistiamo, chi ci guida, a chi ci rivolgiamo, cosa realizziamo in ogni momento della nostra esistenza e dove siamo diretti. Nuovi orizzonti si aprono davanti a noi. Ci sentiamo come bambini che entrano a Disneyland per la prima volta. Tutto diventa abbagliante e vibrante, come una favola meravigliosa. Questa è la sensazione che proviamo quando scopriamo il piano e il programma della natura.

D’altro canto, però, ciascuno sperimenta il significato e lo scopo della vita in modo individuale, perché ogni anima è unica. Tuttavia, quando intraprendiamo il cammino verso il significato della vita e lo scopriamo, comprendiamo che la nostra felicità e appagamento più profondi derivano dalla connessione con gli altri. Si tratta di scoprire sempre di più i legami integrali che ci uniscono.

La “Disneyland” del nuovo mondo che scopriamo si rivela proprio attraverso queste connessioni. È attraverso di esse che raggiungiamo la vera realtà che ci aspetta da sempre.

Tratto dalla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 2 febbraio 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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C’è qualcosa che determina il valore dei diamanti e dell’oro oltre alla rarità?

I diamanti e l’oro hanno valore solo perché le persone accettano di considerarli preziosi. Danno un senso di sicurezza, la sensazione di possedere un tesoro, ma il tesoro esiste solo nella nostra percezione, non nella realtà.

Pensate a Leningrado assediata in tempo di guerra. Un pezzo di pane diventava il tesoro più grande. Questo è un valore reale, qualcosa di legato alla vita stessa. Al contrario, i nostri gingilli luccicanti servono solo a gonfiare artificialmente il senso dell’importanza della vita. Alla fine perderanno ogni significato.

Confido nel fatto che raggiungeremo uno stato in cui emergeranno valori completamente diversi. Il vero tesoro è l’intenzione di donare agli altri e alla natura un bene che possiamo raggiungere superando il nostro innato desiderio di ricevere per il solo beneficio personale.

L’intenzione di dare appartiene a chiunque la ottenga per sempre. Non può essere rubata, venduta e nemmeno trasferita. È l’unica a infondere un senso alla nostra vita. Soprattutto, apre la porta alla vita eterna e perfetta che esiste al di là della nostra vita corporea transitoria.

Quando l’umanità inizierà a elevarsi spiritualmente e a scoprire la realtà eterna e perfetta al di là della nostra esistenza fisica, gli oggetti della nostra ricchezza materiale perderanno immediatamente il loro valore e una nuova “moneta spirituale” li sostituirà.

Che cos’è la moneta spirituale? La parola ebraica per “denaro”, “ Kesef”, deriva dalla parola per “copertura”, “Kisuf”. Proprio come il denaro e la ricchezza nella nostra vita materiale coprono i nostri desideri con la capacità di provvedere in qualche modo ad essi, nella nostra vita spirituale i nostri desideri di benessere acquisiscono la copertura di un’intenzione di donare, che nella Kabbalah è chiamata “schermo e luce riflessa” (Masach e Ohr Hozer). Attraverso l’intenzione di donare, otteniamo la capacità di coprire e dirigere il nostro desiderio verso traguardi spirituali sempre più elevati.

Ogni persona possiede individualmente questa moneta spirituale della copertura dell’intenzione di dare rispetto ai propri desideri e, quindi, la misura in base alla propria applicazione e al proprio conseguimento. Non possiamo scambiarla, comprarla o venderla, ma possiamo coltivarla in una crescente interazione con la forza sorgente dell’amore, della dazione e della connessione presente nella natura superiore alla nostra, che la Kabbalah chiama “il Creatore”.

Allora diventiamo ricchi spiritualmente nella misura in cui riusciamo a connettere gli altri a noi stessi, a coinvolgerli e a completarli. Questa è la vera ricchezza: la connessione con gli altri e il loro appagamento.

Lo scrigno del nostro tesoro spirituale vive all’interno di tutti gli altri. È eterno, perfetto e non scomparirà mai. Lo acquisiamo e lo facciamo nostro attraverso i legami che creiamo con gli altri.

Quindi, i nostri “diamanti e oro” sono le qualità con cui appaghiamo gli altri, che nella Kabbalah sono chiamate “le luci di  Nefesh, Ruach, Neshama, Haya e Yechida”. Non soddisfiamo noi stessi, ma esistiamo solo per dare e per diventare il tramite per soddisfare gli altri. Diventa l’esperienza più grande e affascinante.

Nel nostro mondo, i diamanti, l’oro e la ricchezza materiale in generale sono simboli di potere. Rappresentano il nostro potere sugli altri. Ma se ci troviamo soli in un deserto, nessun diamante, oro o ricchezza materiale ci salverà. Il potere sugli altri è ricchezza nel mondo fisico, ma nel mondo spirituale la ricchezza è il potere su noi stessi, sui nostri desideri egoistici. Diventiamo ricchi spiritualmente quando dominiamo la nostra natura egoistica e usiamo questa forza per entrare sempre più in contatto con gli altri e con la natura. Allora scopriamo una ricchezza di eternità e di perfezione.

Basato sulla trasmissione televisiva dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 26 agosto 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa ci sarà dopo la morte?

Oggi stiamo raggiungendo un punto di radicale rivalutazione dei valori. Ciò che un tempo sembrava prezioso, per il quale abbiamo combattuto, vissuto e trovato la morte, che abbiamo cercato di preservare e trasmettere alle generazioni future, sta perdendo il suo significato e sembra sempre più privo di significato.

Che cosa, allora, avrà veramente valore?

Solo il pensiero.

All’inizio potrebbe sembrare un concetto troppo astratto per una persona. Ma se ci pensiamo bene, cosa non è astratto nella nostra vita?

Il pensiero è ciò che rimane con noi. Non perisce con il corpo. I desideri, le paure e i beni del corpo svaniscono, ma il pensiero rimane.

Qual è dunque il genere di pensiero che dovremmo sviluppare? È un atteggiamento positivo nei confronti degli altri e del mondo. Questo pensiero non scompare mai. Rimane sempre con noi perché è al di fuori del raggio d’azione ristretto e passeggero del nostro egoismo, cioè del nostro desiderio di godere per il solo beneficio personale. Questo egoismo muore e si decompone con il corpo. Il pensiero di un atteggiamento positivo verso gli altri e verso il mondo vive invece nella qualità altruistica opposta all’egoismo, cioè nelle qualità positive che riusciamo ad acquisire nel corso della nostra vita. Queste qualità, come la gentilezza, l’amore e la premura, ci portano in un altro mondo, quello delle forze positive dell’amore, della dazione e della connessione che vanno oltre la nostra esistenza materiale.

Esistiamo proprio per accumulare emozioni, pensieri, desideri e aspirazioni positive che derivano dall’atteggiamento costruttivo che esercitiamo nei confronti degli altri e della natura. Questo è ciò che portiamo con noi.

Quando lasceremo questo mondo, vorremo aver trasmesso, per quanto possibile, un atteggiamento positivo nei confronti della vita, del mondo, delle persone, dei nostri figli, dei nostri nipoti e letteralmente di chiunque altro.

Questa è la mia missione e non solo la mia, ma di tutti noi. È così che i Kabbalisti di tutte le generazioni hanno inteso il nostro scopo. Oggi vediamo orrori, odio e divisioni ovunque e capiamo che questa oscurità ci spinge a riconoscere ciò che dobbiamo coltivare e trasmettere. Veniamo allontanati dall’oscurità per passare a un pensiero positivo, armonioso e pacifico di connessione.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 giugno 2020.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’amore è una forza della natura?

L’amore è la forza più potente della natura. Crea, genera, dà origine a sistemi e sostiene la vita. Ma perché la definiamo la “forza” dell’amore?

Nel nostro mondo, amore significa attrazione. Ci sentiamo attratti da qualcosa che ci dà piacere, soddisfazione o una sorta di appagamento interiore. Questo “qualcosa” può essere un suono, un colore, una forma, cioè non deve essere necessariamente una persona. Ma funziona allo stesso modo con le persone. Siamo attratti da ciò che ci dà piacere.

Molti filosofi disquisiscono su come la natura ci ami. Nella saggezza della Kabbalah, usiamo il termine “natura” in modo intercambiabile con “il Creatore”. Ma cosa significa veramente che la natura ci ama e che noi dovremmo amare la natura a nostra volta?

L’amore è la legge più fondamentale della natura. È la forza di attrazione reciproca che permette la connessione, la continuazione e la vita stessa. È per questo che l’atto della riproduzione, la continuazione della vita, deriva dall’amore. Non è solo un’emozione, ma una funzione che porta all’armonia e all’equilibrio. I sistemi della natura operano attraverso questo desiderio reciproco di dare e ricevere, di sostenersi a vicenda.

Ma quando parliamo di amore umano, di solito parliamo di qualcosa di molto diverso. L’amore umano si basa sull’interesse personale, sul modo in cui ciascuno trae vantaggio dagli altri. Anche se facciamo del bene agli altri, è perché proviamo piacere nel farlo o perché riceviamo qualcosa in cambio. L’amore altruistico puro, in cui si considera solo il benessere dell’altro, è assente dal nostro mondo. Le persone non amano semplicemente senza un motivo. C’è sempre un vantaggio personale, anche se nascosto.

Ecco perché l’amore può trasformarsi in odio molto rapidamente. Se amiamo qualcuno, ci aspettiamo di ricevere qualcosa in cambio: attenzione, lealtà, piacere e conforto. Ma se quella persona ci tradisce, ad esempio ci inganna, allora la stessa fonte da cui ci aspettavamo piacere ora ci provoca dolore. Questo cambiamento genera odio. L’amore scompare perché non era basato sul dare, ma sul ricevere.

Cosa deve cambiare in noi per risvegliare il vero amore incondizionato? Per raggiungere l’amore incondizionato è necessario elevarsi al di sopra di noi stessi. Cioè, a prescindere da come gli altri ci trattano, che sia bene o male, continuiamo a trattarli con gentilezza, attenzione e rispetto. Quando smettiamo di fare calcoli in base a ciò che riceviamo e iniziamo a vivere per dare, l’amore assoluto diventa possibile. Allora, e solo allora, entriamo in contatto con la legge eterna della natura: la forza dell’amore.

Basato sulla trasmissione “Abilità comunicative” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 23 ottobre 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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A chi appartiene la Terra di Israele?

La Terra di Israele appartiene a chi si adatta ad essa.

Secondo la saggezza della Kabbalah, “terra” (Eretz in ebraico) significa desiderio (Ratzon), la stessa materia o sostanza della creazione. La Terra di Israele quindi si riferisce a un desiderio rivolto direttamente alla forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, chiamata “il Creatore”, poiché la parola “Israele” deriva dalla connessione di due parole “Yashar-El” (“diritto verso Dio”). È un desiderio che possiamo sviluppare, che anela ad amare, dare e connettersi positivamente, proprio come la qualità di amore, dazione e connessione del Creatore.

Non percepiamo questo desiderio attraverso i nostri sensi corporei innati di vista, olfatto, tatto, udito e gusto. Si tratta piuttosto di una qualità spirituale di amore, dazione e connessione che esiste al di sopra della nostra sensazione corporea, cioè al di sopra del desiderio di ricevere esclusivamente per beneficio personale. Questo stato spirituale proietta un’ombra nel nostro mondo, un riflesso che si materializza come terra fisica con confini, terreno, clima e una storia. La Kabbalah spiega che ogni forza spirituale ha un’impronta fisica come persone, luoghi ed eventi nel nostro mondo, perché tutto esiste in un unico sistema.

Pertanto, se viviamo secondo le leggi spirituali di amore, dazione e connessione, allora sentiremo benedizioni, abbondanza e pace, anche qui, nella Terra di Israele fisica. Ma se rifiutiamo queste leggi e viviamo nell’odio e nella divisione, servendo principalmente i nostri impulsi egoistici e divisivi, allora questa stessa terra ci respinge. Come è scritto, “la terra vi vomiterà” (Levitico 18:28).

Non è forse esattamente quello che abbiamo visto? Settanta anni fa, siamo tornati alla terra fisicamente, ma non ci siamo adattati ad essa spiritualmente. Non ci siamo adeguati alla qualità interiore della terra, organizzandoci per vivere secondo le leggi dell’amore reciproco e della dazione.

Perché questa terra grezza risponde a qualcosa di intangibile come l’amore o l’odio? È perché le forze spirituali operano su ogni livello della realtà: il livello inanimato, vegetale, animato e umano. La natura assorbe il nostro stato interiore. Reagisce alle nostre intenzioni. La terra stessa “sente” se ci relazioniamo l’uno con l’altro con atteggiamenti unificanti o di rifiuto.

Sebbene la Terra sia fisicamente costituita da atomi e molecole, sotto di essa si nasconde un’infrastruttura spirituale, una matrice di desideri e intenzioni. Ogni desiderio ha una struttura: cinque livelli, ognuno con la sua intenzione corrispondente. Quando rivolgiamo i nostri desideri verso l’esterno, a beneficio degli altri, allora risvegliamo la natura a rispondere positivamente a questa intenzione, in quanto forza che porta armonia e pace.

Tuttavia, l’umanità deve ancora maturare spiritualmente. Il nostro desiderio di dazione non si è completamente formato e, di conseguenza, persistono conflitti e sofferenze, soprattutto in Terra d’Israele. Perché? Perché l’essere umano, “Adamo” in ebraico, non ha ancora raggiunto lo stato di “Domeh le Elyon”, cioè “simile all’Altissimo”. Finché non raggiungiamo la somiglianza con la forza superiore, con il Creatore, con le leggi altruistiche e integrali della natura, tutte cose che la Kabbalah descrive in modo intercambiabile, influenziamo la natura con il nostro egoismo corrotto e la natura riflette questo squilibrio su di noi.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) scrisse negli anni ’40 che proprio come la Terra si è formata attraverso una lotta tra forze opposte, così l’umanità è in conflitto costante. Tuttavia, mentre i livelli inanimato, vegetale e animale della natura esistono in equilibrio, gli esseri umani proiettano il loro squilibrio egoistico sull’intero sistema, ed è questa la causa della miriade di forme di sofferenza nel mondo.

Cosa dobbiamo fare come esseri umani? Dobbiamo diventare umani nel senso più completo del termine, “Adamo”, un essere che assomiglia al Creatore. Come? Sviluppando l’amore per gli altri, elevandoci al di sopra dell’accoglienza egoistica e passando a un modus operandi altruistico, in cui la responsabilità reciproca, la preoccupazione, il sostegno e l’incoraggiamento prosperino nei nostri legami. Allora percepiremo una nuova realtà. Vedremo il mondo in modo diverso, armonioso e pacifico, non perché il mondo cambia, ma perché cambiamo noi.

Nel nostro mondo percepiamo soprattutto forze negative. Le forze positive di amore, dazione e connessione sono rare, di solito limitate alla famiglia e alle relazioni istintuali. Ma se impariamo a risvegliare la forza positiva attraverso l’unità, possiamo creare equilibrio nell’intero sistema. Quando ciò accadrà, tutti i livelli della natura, inanimato, vegetale, animato e umano, si armonizzeranno.

Allora perché ci è stata data di nuovo questa terra dopo duemila anni di esilio? Non è stato per il semplice gusto di possederla. È stato per correggerci all’interno di essa. “Correggerci” significa sottoporci a un processo di cambiamento della nostra innata intenzione egoistica in una altruistica che ci elevi al livello umano, il livello di Adamo in cui entriamo in equilibrio con la natura, o in altre parole, in somiglianza con il Creatore. Il ritorno è quindi un’opportunità. Ma il tempo è limitato. Se non riusciremo a corrispondere alla qualità interiore della Terra d’Israele, essa ci respingerà di nuovo.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States”  con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa abitare la Terra d’Israele?

Nel linguaggio della Kabbalah, la Terra d’Israele indica il desiderio di dirigersi direttamente verso la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione (“Israele” da “Yashar-El” [“dritto a Dio”]). Pertanto, per abitare la Terra di Israele, dobbiamo trasformare i nostri desideri dal voler ricevere per noi stessi al desiderio di donare agli altri. Solo allora potremo godere dei frutti della terra.

Prima che la terra si chiamasse “Israele”, era chiamata “Canaan”, dalla parola ebraica “Hachna’ah” (sottomissione, resa). Prima di poter operare in una modalità rivolta verso l’esterno, fatta di amore e dazione verso gli altri, dobbiamo sottomettere il nostro ego. In altre parole, una persona che entra nella Terra di Israele deve prima passare attraverso Canaan, ossia accettare che il cammino inizia con l’annullamento dell’egocentrismo.

Gli eventi descritti nella Torah, Babilonia, Egitto, deserto, conquista della terra, non sono rappresentazioni storiche, ma tappe dell’evoluzione del desiderio. Questa mappa esiste dentro ogni persona. Prima il caos, poi l’esilio, poi il risveglio, poi la lotta, poi la redenzione. Non sono storie, ma stati spirituali. Inoltre, si ripetono continuamente fino a raggiungere la totale somiglianza con la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, che la Kabbalah chiama anche “il Creatore” e “la Natura”, oltre a molti altri nomi.

Il significato spirituale delle dodici tribù è la struttura completa dell’anima, ossia del desiderio che entra in somiglianza con la forza superiore. In generale, apprendiamo quella struttura nella saggezza della Kabbalah come le strutture spirituali delle quattro fasi del desiderio moltiplicate per le tre linee, che fanno dodici. Questo schema è inciso sia nell’anima che nella terra. Ogni tribù corrisponde a una qualità spirituale specifica e a una specifica porzione della terra. Quando queste qualità vengono corrette per allinearsi con l’intenzione del Creatore, ovvero con l’intenzione di amore e dazione, allora la terra risponde in armonia.

Alla fine, tutto esiste dentro di noi. Il mondo esterno è un riflesso del nostro stato interiore. Quando vediamo la guerra nella Terra di Israele, è un segno che dobbiamo correggere qualcosa dentro di noi. Inoltre, a parte la nostra correzione interiore, cioè il cambiamento di atteggiamento dalla priorità del beneficio personale al beneficio degli altri e della natura, non esiste altro modo per influenzare la realtà. La correzione deve iniziare a livello del desiderio e dell’intenzione.

Se ciascuno di noi dirige il proprio desiderio verso l’amore, la dazione e la connessione positiva, partendo anche solo dal livello inanimato, quello che chiamiamo ecologia, per poi estendersi agli altri esseri umani e infine al Creatore, indurremo un cambiamento positivo nell’intero sistema della natura, che risponderà favorevolmente al modo in cui noi miriamo all’amore e alla dazione. Inizieremo a percepire il Creatore dentro di essa e inizieremo a vivere veramente nella Terra spirituale di Israele.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha scritto che se non ci correggiamo, anche dopo essere tornati alla terra, la perderemo di nuovo. Questa non è una minaccia, ma una legge spirituale. La terra non risponde alle dichiarazioni o alle bandiere, ma alle nostre intenzioni. Se diventiamo un popolo che si unisce al di sopra delle differenze e delle pulsioni divisorie e sviluppa la qualità di amore, dazione e connessione positiva, allora resteremo qui e prospereremo. Altrimenti, la terra ci respingerà ancora una volta.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cos’è la Torah?

La Torah non è un semplice testo storico né una raccolta di leggi. È un manuale di istruzioni per la forma ottimale di connessione tra le persone, una guida che insegna come raggiungere l’equilibrio con le forze della natura e, infine, rivelare il Creatore, la forza superiore di amore, dazione  e connessione, nelle nostre relazioni. In breve, la Torah è un sistema che ci conduce al conseguimento spirituale.

La Torah è apparsa per la prima volta oltre tremila anni fa. Inizialmente era scritta come un’unica parola, senza divisioni tra le lettere, in seguito è stata strutturata in cinque libri. Nel corso del tempo sono stati compilati altri testi, come i Profeti e gli Scritti. Questi libri contengono messaggi in codice scritti da coloro che avevano raggiunto un livello spirituale, con lo scopo di accompagnare le generazioni future a raggiungere lo stesso livello di connessione con la forza superiore.

Tuttavia, nel corso della storia sono stati scritti molti altri testi che non sono entrati a far parte del Tanakh. Alcuni di questi sono stati scoperti nelle grotte di Qumran nel 1947. Sebbene questi rotoli forniscano una visione storica, non sono stati scritti da coloro che hanno raggiunto il Creatore. I saggi della Grande Assemblea stabilirono quali scritti contenevano la vera saggezza spirituale, cioè quali erano stati scritti da uno stato di conseguimento spirituale, e questi sono i testi che sono stati conservati all’interno della Torah.

Anche la divisione tra Torah scritta e orale è significativa. La Torah scritta si riferisce ai testi che sono stati registrati e tramandati come scritti strutturati. La Torah orale, invece, è stata trasmessa direttamente dal maestro allo studente attraverso il raggiungimento interiore, al di là delle parole. Non si tratta di una semplice tradizione orale, ma di un trasferimento di percezione spirituale, qualcosa che non può essere catturato solo dalle lettere. La Torah orale è la conoscenza che si acquisisce attraverso la propria crescita spirituale, guidata da un maestro che ha già raggiunto quegli stati.

Il nucleo della Torah non è costituito da leggi e comandamenti nel senso convenzionale del termine. Piuttosto, la Torah è racchiusa nella frase: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Non si tratta di una direttiva morale, come molti pensano. È la legge fondamentale dell’intero sistema della natura. Proprio come gli atomi e le molecole formano strutture superiori attraverso la connessione reciproca, così anche l’umanità deve connettersi con atteggiamenti di amore nelle connessioni. Quando le persone si uniscono in un legame di dazione e amore, creano un vaso in cui il Creatore può rivelarsi.

La complessità della Torah è necessaria perché raggiungere questa connessione non è semplice. L’umanità non è istintivamente portata all’unità come gli elementi della natura. Dobbiamo quindi applicarci a questo scopo, superando le forze egoistiche che ci dividono. Per questo la Torah contiene migliaia di pagine di commentari e spiegazioni. Non basta semplicemente dire “ama il tuo prossimo come te stesso.” Dobbiamo imparare come avvicinarci a questa legge, comprendere la nostra natura, la natura che ci circonda, e la metodologia precisa necessaria per realizzare questa legge e acquisire la natura di amore e dazione al di sopra della nostra natura egoistica.

Lo Zohar, scritto circa 2.000 anni fa, è uno dei più grandi commentari sulla Torah. Tuttavia, senza conseguimento spirituale, anche lo Zohar rimane chiuso per una persona. La Torah è scritta nel “linguaggio dei rami”, ovvero nella descrizione di stati spirituali attraverso immagini del nostro mondo materiale. Per comprendere la Torah, dobbiamo sviluppare una percezione spirituale interiore. Per questo i kabbalisti, nel corso della storia, hanno fornito spiegazioni per aiutare gli studenti ad avvicinarsi a questi scritti in modo da poter conseguire la realtà spirituale attraverso lo studio.

Col tempo, è sorta la necessità di ulteriori spiegazioni, man mano che le generazioni si allontanavano dalla percezione spirituale. La Mishnah, il Talmud e successivamente gli scritti kabbalistici hanno adattato la saggezza a ogni epoca, permettendo alle persone di riconnettersi gradualmente alla spiritualità attraverso la Torah. Senza tali spiegazioni, i cinque libri della Torah apparirebbero come semplici racconti storici, mentre in realtà descrivono il processo dell’ascesa dell’anima verso il Creatore.

La Torah non riguarda l’osservanza esteriore, ma la trasformazione interiore. Essa ci istruisce su come passare da una percezione egoistica della realtà, dove cerchiamo solo il nostro beneficio personale, a una percezione altruistica, dove agiamo per il bene degli altri e per il bene del Creatore. Un simile cambiamento richiede un ambiente strutturato composto da testi che descrivono il mondo e il processo spirituale, dal supporto di altri in un gruppo (quello che la Kabbalah chiama: “Decina”), ovvero altri che hanno ricevuto il desiderio di ascendere spiritualmente e che possono sostenersi a vicenda nella crescita spirituale, e anche da un maestro spiritualmente realizzato che possa guidare gli studenti attraverso le tappe dello sviluppo spirituale.

Una delle sfide più grandi riguardo alla Torah è che spesso viene fraintesa nel suo vero significato e scopo. Viene vista come un libro di comandamenti, racconti o cronache storiche, invece di una guida su come cambiare la nostra intenzione egoistica nel suo opposto altruistico, raggiungendo così la qualità stessa del Creatore, quella di amore e dazione, e scoprendo il Creatore stesso. Questo fraintendimento conduce a un mondo in cui le persone si allontanano sempre più dallo scopo originale della Torah. Tuttavia, coloro che sinceramente cercano la verità verranno condotti alla saggezza della Kabbalah, che apre al significato più profondo della Torah.

La Torah è un manuale di istruzioni per costruire connessioni positive di amore e dazione tra le persone, che portano alla rivelazione del Creatore. Coloro che desiderano comprendere il significato più profondo della Torah devono studiarla attraverso la lente della saggezza della Kabbalah, che, se studiata correttamente, guida gli studenti verso questi obiettivi. Alla fine, quando l’umanità imparerà a vivere secondo la legge: “Ama il tuo prossimo come te stesso,” comprenderemo pienamente il motivo per cui la Torah ci è stata data.

Basato sul video: “Reception of the Torah – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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