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L’amore è una forza della natura?

L’amore è la forza più potente della natura. Crea, genera, dà origine a sistemi e sostiene la vita. Ma perché la definiamo la “forza” dell’amore?

Nel nostro mondo, amore significa attrazione. Ci sentiamo attratti da qualcosa che ci dà piacere, soddisfazione o una sorta di appagamento interiore. Questo “qualcosa” può essere un suono, un colore, una forma, cioè non deve essere necessariamente una persona. Ma funziona allo stesso modo con le persone. Siamo attratti da ciò che ci dà piacere.

Molti filosofi disquisiscono su come la natura ci ami. Nella saggezza della Kabbalah, usiamo il termine “natura” in modo intercambiabile con “il Creatore”. Ma cosa significa veramente che la natura ci ama e che noi dovremmo amare la natura a nostra volta?

L’amore è la legge più fondamentale della natura. È la forza di attrazione reciproca che permette la connessione, la continuazione e la vita stessa. È per questo che l’atto della riproduzione, la continuazione della vita, deriva dall’amore. Non è solo un’emozione, ma una funzione che porta all’armonia e all’equilibrio. I sistemi della natura operano attraverso questo desiderio reciproco di dare e ricevere, di sostenersi a vicenda.

Ma quando parliamo di amore umano, di solito parliamo di qualcosa di molto diverso. L’amore umano si basa sull’interesse personale, sul modo in cui ciascuno trae vantaggio dagli altri. Anche se facciamo del bene agli altri, è perché proviamo piacere nel farlo o perché riceviamo qualcosa in cambio. L’amore altruistico puro, in cui si considera solo il benessere dell’altro, è assente dal nostro mondo. Le persone non amano semplicemente senza un motivo. C’è sempre un vantaggio personale, anche se nascosto.

Ecco perché l’amore può trasformarsi in odio molto rapidamente. Se amiamo qualcuno, ci aspettiamo di ricevere qualcosa in cambio: attenzione, lealtà, piacere e conforto. Ma se quella persona ci tradisce, ad esempio ci inganna, allora la stessa fonte da cui ci aspettavamo piacere ora ci provoca dolore. Questo cambiamento genera odio. L’amore scompare perché non era basato sul dare, ma sul ricevere.

Cosa deve cambiare in noi per risvegliare il vero amore incondizionato? Per raggiungere l’amore incondizionato è necessario elevarsi al di sopra di noi stessi. Cioè, a prescindere da come gli altri ci trattano, che sia bene o male, continuiamo a trattarli con gentilezza, attenzione e rispetto. Quando smettiamo di fare calcoli in base a ciò che riceviamo e iniziamo a vivere per dare, l’amore assoluto diventa possibile. Allora, e solo allora, entriamo in contatto con la legge eterna della natura: la forza dell’amore.

Basato sulla trasmissione “Abilità comunicative” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 23 ottobre 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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A chi appartiene la Terra di Israele?

La Terra di Israele appartiene a chi si adatta ad essa.

Secondo la saggezza della Kabbalah, “terra” (Eretz in ebraico) significa desiderio (Ratzon), la stessa materia o sostanza della creazione. La Terra di Israele quindi si riferisce a un desiderio rivolto direttamente alla forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, chiamata “il Creatore”, poiché la parola “Israele” deriva dalla connessione di due parole “Yashar-El” (“diritto verso Dio”). È un desiderio che possiamo sviluppare, che anela ad amare, dare e connettersi positivamente, proprio come la qualità di amore, dazione e connessione del Creatore.

Non percepiamo questo desiderio attraverso i nostri sensi corporei innati di vista, olfatto, tatto, udito e gusto. Si tratta piuttosto di una qualità spirituale di amore, dazione e connessione che esiste al di sopra della nostra sensazione corporea, cioè al di sopra del desiderio di ricevere esclusivamente per beneficio personale. Questo stato spirituale proietta un’ombra nel nostro mondo, un riflesso che si materializza come terra fisica con confini, terreno, clima e una storia. La Kabbalah spiega che ogni forza spirituale ha un’impronta fisica come persone, luoghi ed eventi nel nostro mondo, perché tutto esiste in un unico sistema.

Pertanto, se viviamo secondo le leggi spirituali di amore, dazione e connessione, allora sentiremo benedizioni, abbondanza e pace, anche qui, nella Terra di Israele fisica. Ma se rifiutiamo queste leggi e viviamo nell’odio e nella divisione, servendo principalmente i nostri impulsi egoistici e divisivi, allora questa stessa terra ci respinge. Come è scritto, “la terra vi vomiterà” (Levitico 18:28).

Non è forse esattamente quello che abbiamo visto? Settanta anni fa, siamo tornati alla terra fisicamente, ma non ci siamo adattati ad essa spiritualmente. Non ci siamo adeguati alla qualità interiore della terra, organizzandoci per vivere secondo le leggi dell’amore reciproco e della dazione.

Perché questa terra grezza risponde a qualcosa di intangibile come l’amore o l’odio? È perché le forze spirituali operano su ogni livello della realtà: il livello inanimato, vegetale, animato e umano. La natura assorbe il nostro stato interiore. Reagisce alle nostre intenzioni. La terra stessa “sente” se ci relazioniamo l’uno con l’altro con atteggiamenti unificanti o di rifiuto.

Sebbene la Terra sia fisicamente costituita da atomi e molecole, sotto di essa si nasconde un’infrastruttura spirituale, una matrice di desideri e intenzioni. Ogni desiderio ha una struttura: cinque livelli, ognuno con la sua intenzione corrispondente. Quando rivolgiamo i nostri desideri verso l’esterno, a beneficio degli altri, allora risvegliamo la natura a rispondere positivamente a questa intenzione, in quanto forza che porta armonia e pace.

Tuttavia, l’umanità deve ancora maturare spiritualmente. Il nostro desiderio di dazione non si è completamente formato e, di conseguenza, persistono conflitti e sofferenze, soprattutto in Terra d’Israele. Perché? Perché l’essere umano, “Adamo” in ebraico, non ha ancora raggiunto lo stato di “Domeh le Elyon”, cioè “simile all’Altissimo”. Finché non raggiungiamo la somiglianza con la forza superiore, con il Creatore, con le leggi altruistiche e integrali della natura, tutte cose che la Kabbalah descrive in modo intercambiabile, influenziamo la natura con il nostro egoismo corrotto e la natura riflette questo squilibrio su di noi.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) scrisse negli anni ’40 che proprio come la Terra si è formata attraverso una lotta tra forze opposte, così l’umanità è in conflitto costante. Tuttavia, mentre i livelli inanimato, vegetale e animale della natura esistono in equilibrio, gli esseri umani proiettano il loro squilibrio egoistico sull’intero sistema, ed è questa la causa della miriade di forme di sofferenza nel mondo.

Cosa dobbiamo fare come esseri umani? Dobbiamo diventare umani nel senso più completo del termine, “Adamo”, un essere che assomiglia al Creatore. Come? Sviluppando l’amore per gli altri, elevandoci al di sopra dell’accoglienza egoistica e passando a un modus operandi altruistico, in cui la responsabilità reciproca, la preoccupazione, il sostegno e l’incoraggiamento prosperino nei nostri legami. Allora percepiremo una nuova realtà. Vedremo il mondo in modo diverso, armonioso e pacifico, non perché il mondo cambia, ma perché cambiamo noi.

Nel nostro mondo percepiamo soprattutto forze negative. Le forze positive di amore, dazione e connessione sono rare, di solito limitate alla famiglia e alle relazioni istintuali. Ma se impariamo a risvegliare la forza positiva attraverso l’unità, possiamo creare equilibrio nell’intero sistema. Quando ciò accadrà, tutti i livelli della natura, inanimato, vegetale, animato e umano, si armonizzeranno.

Allora perché ci è stata data di nuovo questa terra dopo duemila anni di esilio? Non è stato per il semplice gusto di possederla. È stato per correggerci all’interno di essa. “Correggerci” significa sottoporci a un processo di cambiamento della nostra innata intenzione egoistica in una altruistica che ci elevi al livello umano, il livello di Adamo in cui entriamo in equilibrio con la natura, o in altre parole, in somiglianza con il Creatore. Il ritorno è quindi un’opportunità. Ma il tempo è limitato. Se non riusciremo a corrispondere alla qualità interiore della Terra d’Israele, essa ci respingerà di nuovo.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States”  con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa abitare la Terra d’Israele?

Nel linguaggio della Kabbalah, la Terra d’Israele indica il desiderio di dirigersi direttamente verso la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione (“Israele” da “Yashar-El” [“dritto a Dio”]). Pertanto, per abitare la Terra di Israele, dobbiamo trasformare i nostri desideri dal voler ricevere per noi stessi al desiderio di donare agli altri. Solo allora potremo godere dei frutti della terra.

Prima che la terra si chiamasse “Israele”, era chiamata “Canaan”, dalla parola ebraica “Hachna’ah” (sottomissione, resa). Prima di poter operare in una modalità rivolta verso l’esterno, fatta di amore e dazione verso gli altri, dobbiamo sottomettere il nostro ego. In altre parole, una persona che entra nella Terra di Israele deve prima passare attraverso Canaan, ossia accettare che il cammino inizia con l’annullamento dell’egocentrismo.

Gli eventi descritti nella Torah, Babilonia, Egitto, deserto, conquista della terra, non sono rappresentazioni storiche, ma tappe dell’evoluzione del desiderio. Questa mappa esiste dentro ogni persona. Prima il caos, poi l’esilio, poi il risveglio, poi la lotta, poi la redenzione. Non sono storie, ma stati spirituali. Inoltre, si ripetono continuamente fino a raggiungere la totale somiglianza con la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, che la Kabbalah chiama anche “il Creatore” e “la Natura”, oltre a molti altri nomi.

Il significato spirituale delle dodici tribù è la struttura completa dell’anima, ossia del desiderio che entra in somiglianza con la forza superiore. In generale, apprendiamo quella struttura nella saggezza della Kabbalah come le strutture spirituali delle quattro fasi del desiderio moltiplicate per le tre linee, che fanno dodici. Questo schema è inciso sia nell’anima che nella terra. Ogni tribù corrisponde a una qualità spirituale specifica e a una specifica porzione della terra. Quando queste qualità vengono corrette per allinearsi con l’intenzione del Creatore, ovvero con l’intenzione di amore e dazione, allora la terra risponde in armonia.

Alla fine, tutto esiste dentro di noi. Il mondo esterno è un riflesso del nostro stato interiore. Quando vediamo la guerra nella Terra di Israele, è un segno che dobbiamo correggere qualcosa dentro di noi. Inoltre, a parte la nostra correzione interiore, cioè il cambiamento di atteggiamento dalla priorità del beneficio personale al beneficio degli altri e della natura, non esiste altro modo per influenzare la realtà. La correzione deve iniziare a livello del desiderio e dell’intenzione.

Se ciascuno di noi dirige il proprio desiderio verso l’amore, la dazione e la connessione positiva, partendo anche solo dal livello inanimato, quello che chiamiamo ecologia, per poi estendersi agli altri esseri umani e infine al Creatore, indurremo un cambiamento positivo nell’intero sistema della natura, che risponderà favorevolmente al modo in cui noi miriamo all’amore e alla dazione. Inizieremo a percepire il Creatore dentro di essa e inizieremo a vivere veramente nella Terra spirituale di Israele.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha scritto che se non ci correggiamo, anche dopo essere tornati alla terra, la perderemo di nuovo. Questa non è una minaccia, ma una legge spirituale. La terra non risponde alle dichiarazioni o alle bandiere, ma alle nostre intenzioni. Se diventiamo un popolo che si unisce al di sopra delle differenze e delle pulsioni divisorie e sviluppa la qualità di amore, dazione e connessione positiva, allora resteremo qui e prospereremo. Altrimenti, la terra ci respingerà ancora una volta.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cos’è la Torah?

La Torah non è un semplice testo storico né una raccolta di leggi. È un manuale di istruzioni per la forma ottimale di connessione tra le persone, una guida che insegna come raggiungere l’equilibrio con le forze della natura e, infine, rivelare il Creatore, la forza superiore di amore, dazione  e connessione, nelle nostre relazioni. In breve, la Torah è un sistema che ci conduce al conseguimento spirituale.

La Torah è apparsa per la prima volta oltre tremila anni fa. Inizialmente era scritta come un’unica parola, senza divisioni tra le lettere, in seguito è stata strutturata in cinque libri. Nel corso del tempo sono stati compilati altri testi, come i Profeti e gli Scritti. Questi libri contengono messaggi in codice scritti da coloro che avevano raggiunto un livello spirituale, con lo scopo di accompagnare le generazioni future a raggiungere lo stesso livello di connessione con la forza superiore.

Tuttavia, nel corso della storia sono stati scritti molti altri testi che non sono entrati a far parte del Tanakh. Alcuni di questi sono stati scoperti nelle grotte di Qumran nel 1947. Sebbene questi rotoli forniscano una visione storica, non sono stati scritti da coloro che hanno raggiunto il Creatore. I saggi della Grande Assemblea stabilirono quali scritti contenevano la vera saggezza spirituale, cioè quali erano stati scritti da uno stato di conseguimento spirituale, e questi sono i testi che sono stati conservati all’interno della Torah.

Anche la divisione tra Torah scritta e orale è significativa. La Torah scritta si riferisce ai testi che sono stati registrati e tramandati come scritti strutturati. La Torah orale, invece, è stata trasmessa direttamente dal maestro allo studente attraverso il raggiungimento interiore, al di là delle parole. Non si tratta di una semplice tradizione orale, ma di un trasferimento di percezione spirituale, qualcosa che non può essere catturato solo dalle lettere. La Torah orale è la conoscenza che si acquisisce attraverso la propria crescita spirituale, guidata da un maestro che ha già raggiunto quegli stati.

Il nucleo della Torah non è costituito da leggi e comandamenti nel senso convenzionale del termine. Piuttosto, la Torah è racchiusa nella frase: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Non si tratta di una direttiva morale, come molti pensano. È la legge fondamentale dell’intero sistema della natura. Proprio come gli atomi e le molecole formano strutture superiori attraverso la connessione reciproca, così anche l’umanità deve connettersi con atteggiamenti di amore nelle connessioni. Quando le persone si uniscono in un legame di dazione e amore, creano un vaso in cui il Creatore può rivelarsi.

La complessità della Torah è necessaria perché raggiungere questa connessione non è semplice. L’umanità non è istintivamente portata all’unità come gli elementi della natura. Dobbiamo quindi applicarci a questo scopo, superando le forze egoistiche che ci dividono. Per questo la Torah contiene migliaia di pagine di commentari e spiegazioni. Non basta semplicemente dire “ama il tuo prossimo come te stesso.” Dobbiamo imparare come avvicinarci a questa legge, comprendere la nostra natura, la natura che ci circonda, e la metodologia precisa necessaria per realizzare questa legge e acquisire la natura di amore e dazione al di sopra della nostra natura egoistica.

Lo Zohar, scritto circa 2.000 anni fa, è uno dei più grandi commentari sulla Torah. Tuttavia, senza conseguimento spirituale, anche lo Zohar rimane chiuso per una persona. La Torah è scritta nel “linguaggio dei rami”, ovvero nella descrizione di stati spirituali attraverso immagini del nostro mondo materiale. Per comprendere la Torah, dobbiamo sviluppare una percezione spirituale interiore. Per questo i kabbalisti, nel corso della storia, hanno fornito spiegazioni per aiutare gli studenti ad avvicinarsi a questi scritti in modo da poter conseguire la realtà spirituale attraverso lo studio.

Col tempo, è sorta la necessità di ulteriori spiegazioni, man mano che le generazioni si allontanavano dalla percezione spirituale. La Mishnah, il Talmud e successivamente gli scritti kabbalistici hanno adattato la saggezza a ogni epoca, permettendo alle persone di riconnettersi gradualmente alla spiritualità attraverso la Torah. Senza tali spiegazioni, i cinque libri della Torah apparirebbero come semplici racconti storici, mentre in realtà descrivono il processo dell’ascesa dell’anima verso il Creatore.

La Torah non riguarda l’osservanza esteriore, ma la trasformazione interiore. Essa ci istruisce su come passare da una percezione egoistica della realtà, dove cerchiamo solo il nostro beneficio personale, a una percezione altruistica, dove agiamo per il bene degli altri e per il bene del Creatore. Un simile cambiamento richiede un ambiente strutturato composto da testi che descrivono il mondo e il processo spirituale, dal supporto di altri in un gruppo (quello che la Kabbalah chiama: “Decina”), ovvero altri che hanno ricevuto il desiderio di ascendere spiritualmente e che possono sostenersi a vicenda nella crescita spirituale, e anche da un maestro spiritualmente realizzato che possa guidare gli studenti attraverso le tappe dello sviluppo spirituale.

Una delle sfide più grandi riguardo alla Torah è che spesso viene fraintesa nel suo vero significato e scopo. Viene vista come un libro di comandamenti, racconti o cronache storiche, invece di una guida su come cambiare la nostra intenzione egoistica nel suo opposto altruistico, raggiungendo così la qualità stessa del Creatore, quella di amore e dazione, e scoprendo il Creatore stesso. Questo fraintendimento conduce a un mondo in cui le persone si allontanano sempre più dallo scopo originale della Torah. Tuttavia, coloro che sinceramente cercano la verità verranno condotti alla saggezza della Kabbalah, che apre al significato più profondo della Torah.

La Torah è un manuale di istruzioni per costruire connessioni positive di amore e dazione tra le persone, che portano alla rivelazione del Creatore. Coloro che desiderano comprendere il significato più profondo della Torah devono studiarla attraverso la lente della saggezza della Kabbalah, che, se studiata correttamente, guida gli studenti verso questi obiettivi. Alla fine, quando l’umanità imparerà a vivere secondo la legge: “Ama il tuo prossimo come te stesso,” comprenderemo pienamente il motivo per cui la Torah ci è stata data.

Basato sul video: “Reception of the Torah – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In quali occasioni avete sperimentato di essere pieni di gioia?

La gioia è una delle emozioni più potenti e appaganti che una persona possa provare. Le persone trovano gioia in molti modi, sia attraverso piaceri semplici come un pasto delizioso, amicizie significative, o grandi realizzazioni come vincere una medaglia olimpica. Tuttavia, per un Kabbalista, la gioia assume un significato completamente diverso.

Un Kabbalista prova gioia non solo negli eventi positivi, ma anche nei momenti che potrebbero sembrare negativi. La sua gioia non deriva dal guadagno personale o dalle circostanze esterne. Piuttosto, essa nasce dal raggiungimento dell’equivalenza di forma con il Creatore. Quando ci uniamo agli altri e creiamo uno spazio per la rivelazione della forza superiore, la forza dell’amore, della dazione e della connessione, proviamo una sensazione piena, genuina e duratura di gioia. Più ci uniamo nel prendersi cura reciproca e nella dazione, più permettiamo alla luce superiore di fluire tra di noi, rivelando il Creatore nella nostra connessione. Questa è la forma più profonda di felicità, in quanto non è fugace, ma è una sensazione eterna di completezza.

Questa gioia spirituale è unica perché deriva dal dare piacere al Creatore e questo, al contempo, ci appaga. Il Creatore stesso non ha bisogno di nulla da noi, ma quando ci allineiamo con le sue qualità e sperimentiamo questa connessione, sentiamo che gioisce con noi. La gioia spirituale non consiste nell’accumulare felicità personale, ma nel lasciare che la forza superiore si manifesti tra noi. Quando le persone si uniscono con l’intenzione di avvicinarsi a questa forza, creano le condizioni per la sua rivelazione e nasce la gioia.

Anche nelle esperienze terrene, l’unione porta gioia. Che le persone si riuniscano per immergersi in una sinfonia, per festeggiare durante un evento sportivo o per condividere altre esperienze comuni, c’è un senso di gioia in questa connessione. Il mio maestro, il Kabbalista Baruch Ashlag (RABASH), una volta indicò uno stadio pieno di tifosi che esultavano e disse: “Rispettate questo posto perché porta gioia alle persone”. Qualsiasi forma di connessione che non provochi danni è, in fondo, una forza positiva. Tuttavia, perché sia spirituale, deve essere diretta all’unità dell’umanità attraverso la quale scopriamo il Creatore.

La gioia, secondo la Kabbalah, non è statica. È un processo che può essere sempre ampliato. Non esiste uno stato in cui una persona dice: “Sono abbastanza felice, non ho bisogno di nient’altro”. La sensazione di completa realizzazione è un’illusione, perché la vita è un viaggio in continua evoluzione. Pertanto, la gioia deriva dall’avanzare costantemente verso una connessione più grande, proprio come un atleta che si sforza sempre di superare i suoi precedenti risultati.

Curiosamente, la gioia più grande spesso deriva dall’aspettativa. Le gioie future sono le più forti perché rimangono illimitate nella nostra mente. I piaceri del passato sono immagazzinati nella memoria e svaniscono con il tempo, mentre le gioie del presente sono sperimentate ma non ancora pienamente apprezzate. Tuttavia, le gioie future esistono in uno spazio illimitato di possibilità. Quando ci prefiggiamo l’obiettivo del raggiungimento spirituale, cioè di raggiungere il completo equilibrio con la natura o l’adesione al Creatore, che sono la stessa cosa, l’attesa di raggiungere questa meta ci riempie di un immenso senso di gioia.

I Kabbalisti trovano gioia anche in quelli che la maggior parte delle persone considererebbe ostacoli. Le discese e le difficoltà sono una parte naturale del processo spirituale. Tuttavia, un Kabbalista comprende che ogni discesa è una preparazione per un’ascesa più elevata. Rivelando un desiderio più grande durante questi punti bassi, creiamo il potenziale per una rivelazione di luce più significativa. Per questo motivo i Kabbalisti si rallegrano sia delle discese che delle ascese spirituali, sapendo che il percorso stesso porta a un maggiore sviluppo spirituale.

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che il lavoro stesso deve risvegliare la gioia. Non si tratta di inseguire ricompense o di aspettarsi benefici in futuro, ma di trovare la felicità nel processo di cercare di attivare le qualità spirituali nelle nostre stesse connessioni, cioè i nostri impulsi a dare, a connetterci positivamente e a prenderci cura degli altri. Possiamo coltivare questa gioia ricordandoci costantemente che siamo stati scelti per questo cammino, che il Creatore ci avvicina e che ogni momento è un’opportunità per rivelare qualcosa di più profondo.

Ma come possiamo noi esseri egoisti, che desideriamo godere solo per il nostro beneficio personale, provare gioia per qualcosa che contraddice la nostra natura? La gioia deriva dall’inserimento in un ambiente che sostiene il nostro desiderio di elevarci al di sopra del nostro egoismo e di sentire la presenza del Creatore. Come un viaggiatore attende con ansia un viaggio imminente e prova gioia ancor prima che inizi, così anche noi che desideriamo avanzare spiritualmente dobbiamo immaginare il nostro progresso spirituale come un viaggio in divenire verso un futuro incredibile.

Un altro aspetto fondamentale della gioia provata da un Kabbalista è che non si tratta di una gioia legata a un risultato individuale, ma a una dazione reciproca. Quando agiamo non per un guadagno personale ma per portare gioia agli altri, emerge un nuovo tipo di appagamento. Questo si chiama “lavorare per il bene del Creatore”, perché rispecchia la qualità di dazione assoluta della forza superiore. Quando le persone si uniscono in questo modo, creano un vaso per la rivelazione del Creatore e questa rivelazione è la fonte ultima della gioia.

Raggiungere questa gioia richiede studio e pratica. Non nasce naturalmente in un mondo guidato dall’ego. Ecco perché la saggezza della Kabbalah sottolinea l’importanza di un gruppo di sostegno, che noi chiamiamo “ decina”, in cui i suoi membri si esercitano nella reciproca dazione. Attraverso questi esercizi, iniziamo gradualmente a percepire la forza nascosta dietro la realtà, il Creatore. Proprio come un artista allena il proprio occhio a vedere la bellezza nei dettagli più sottili, una persona immersa in un ambiente che da valore al progresso spirituale inizia a percepire la gioia della dazione.

La gioia spirituale che sperimentiamo in questo processo è quindi una sensazione in continua espansione che cresce man mano che ci allineiamo con le qualità spirituali eterne e perfette dell’amore, della dazione e della connessione. Più coltiviamo queste qualità nelle nostre intenzioni, nei nostri atteggiamenti e nelle nostre connessioni reciproche, più trasformiamo la nostra percezione della realtà e scopriamo che la gioia non si trova in ciò che riceviamo dagli altri, ma nel nostro moto per uscire da noi stessi, per amare, curare e connetterci positivamente con gli altri.

Basato sul video “Joy – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa può far venire voglia di vivere a una persona con tendenze suicide?

Nel maggio 2019, una ragazza di sedici anni in Malesia si è tragicamente tolta la vita dopo aver pubblicato un sondaggio su Instagram in cui chiedeva ai suoi follower di scegliere tra la vita e la morte. La domanda del sondaggio era: “Davvero importante, aiutatemi a scegliere D/L”, dove D stava per morte e L per vita. La polizia ha riferito che al momento della sua morte, il 69% degli intervistati aveva scelto “D” (morte). L’adolescente è stata trovata morta ai piedi di un edificio nella città di Kuching, sull’isola del Borneo. Questo incidente ha suscitato discussioni sulla salute mentale, sul comportamento online e sulle responsabilità delle piattaforme di social media nel proteggere gli utenti vulnerabili.

Questo non è sorprendente. Molte persone sceglierebbero la morte se fosse facile, basterebbe prendere una pillola, addormentarsi ed è tutto. Perché sopportare la sofferenza quando la vita non offre nessun appagamento, nessuna ispirazione, nessuna realizzazione dei sogni? Se non vediamo un senso nella vita, l’esistenza stessa diventa un peso. Inoltre, viviamo con la consapevolezza che alla fine moriremo comunque.

È proprio per questo che la società e lo Stato devono impedire che tali idee prendano piede. La Torah comanda: “Scegli la vita”. Questa scelta, tuttavia, deve essere una scelta a cui ci applichiamo. In altre parole, dobbiamo provare, cercare e sforzarci di scoprire la vera vita. La saggezza della Kabbalah ci offre un percorso di questo tipo, ma dobbiamo arrivare ad esso volontariamente. Attraverso questa saggezza, possiamo trovare la vita eterna e perfetta che esiste oltre i confini della nostra realtà attuale.

Ma perché le persone sono portate a tale disperazione? Perché possano riconoscere che la vita ha davvero un senso, ma non quello che stavano vivendo. La maggior parte delle persone vive un’esistenza non diversa da quella degli animali, dettata dalla sopravvivenza di base e da piaceri fugaci. Però non siamo stati creati apposta per cercare di sopravvivere e divertirci per qualche anno. Siamo stati creati per elevarci a un livello di esistenza completamente diverso.

La vita è davvero degna di essere vissuta. Tuttavia, dobbiamo capire che al di là di questa vita che viviamo attualmente, c’è una vita più elevata nel mondo superiore, al di sopra del nostro desiderio egoistico di godere solo per il proprio tornaconto, e al di là delle lotte transitorie di questo mondo. La vita serve proprio a scoprire la realtà superiore, lo scopo dell’esistenza, e a scegliere la vita nel suo senso più pieno ed eterno.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 4 maggio 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La felicità può essere misurata? Perché o perché no?

I tentativi scientifici di definire la felicità si basano spesso su indicatori esterni come un reddito medio elevato, un basso tasso di disoccupazione, la libertà economica e un mercato del lavoro aperto. Tuttavia, nonostante queste condizioni apparentemente favorevoli, la vera felicità rimane sfuggente. Anche i generosi benefici sociali e la riduzione delle disuguaglianze non garantiscono un senso di benessere. Ad esempio, la Norvegia, nonostante l’elevato tenore di vita, ha uno dei più alti tassi di suicidio.

Gli scienziati cercano di misurare la felicità attraverso l’aspettativa di vita, l’istruzione, il PIL pro capite e il potere d’acquisto, ma le persone non si sentono ancora davvero felici. Questo perché la felicità non è uno stato materiale, ma spirituale.

La felicità è la connessione con l’eternità e la perfezione, lo scopo stesso della vita verso cui possiamo continuamente calibrarci. Tuttavia, se facciamo un passo verso questo scopo ultimo, ci ritroviamo di nuovo ad allontanarci da esso e questo genera un processo continuo di aspirazione. Questa ricerca ha i suoi dolori e le sue lotte, ma non sono dolori vuoti. Sono invece le dolci sofferenze dell’amore, cioè il sentimento simultaneo di desiderio e di appagamento che insieme formano la sensazione di felicità.

Ad esempio, due persone possono desiderarsi per molti anni, soffrendo per la separazione, avvicinandosi l’una all’altra, sognando l’unione. Quando finalmente si incontrano, tutte le sofferenze passate si fondono con il momento attuale di vicinanza, creando un potente senso di felicità. Più queste due forze opposte di desiderio e appagamento crescono e si sostengono a vicenda, più forte diventa la sensazione di felicità.

Non c’è felicità senza sofferenza e la sofferenza deve inevitabilmente portare alla felicità. Per questo si chiama “sofferenza d’amore”, perché l’amore non può esistere senza l’esperienza precedente della nostalgia, della mancanza e del desiderio. Questi desideri emergono proprio nella ricerca, nel movimento verso l’amore, formando un contenitore per la sensazione di felicità. Tuttavia, quando raggiungiamo la felicità, questa comincia a svanire.

Pertanto, la felicità deve essere continuamente rinnovata. Anche se rimaniamo fisicamente con la persona amata, dobbiamo coltivare costantemente nuovi desideri e aspirazioni nei suoi confronti. Così facendo, creiamo l’illusione della distanza, riaccendendo il desiderio e la gioia della vicinanza.

La felicità esiste in equilibrio, nella linea di mezzo tra due forze. Da un lato c’è la continua rivelazione dello sforzo, del desiderio e del vuoto; dall’altro c’è la connessione, l’amore e la pienezza. La linea di mezzo unisce queste forze, assicurando che il desiderio e l’appagamento crescano insieme. Questo ci permette di sperimentare l’eternità e la perfezione, oscillando tra gli estremi ma esistendo in entrambi contemporaneamente.

Tuttavia, questa comprensione non può essere trasmessa attraverso spiegazioni esterne. Richiede uno sviluppo interiore, un affinamento della percezione che le persone non possiedono ancora. È proprio questo lo scopo della saggezza della Kabbalah, cioè la saggezza di “come ricevere” (“Kabbalah” in ebraico significa “ricezione”). Essa insegna come costruire un contenitore tale da poter provare una felicità autentica e duratura.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” in onda su KabTV il 12 maggio 2022.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si costruisce la vita che si vuole?

Immaginate di poter controllare la trama della vostra vita, proprio come in un film che si adatta in base alle reazioni del pubblico. Molti potrebbero trovare affascinante questa idea, ma solo una persona estremamente egoista potrebbe pensare di controllare il mondo in questo modo. Dopo tutto, viviamo in un mondo in cui esistono miliardi di persone. Se vogliamo cambiare noi stessi, il nostro percorso di vita, inevitabilmente influenziamo il destino di tutti gli altri. Non possiamo agire solo in base ai nostri desideri senza influenzare gli altri.

Pensare a un tale controllo è possibile, ma completamente irrealistico. Non funzionerà mai. Quello che potrebbe funzionare è qualcosa di completamente diverso: Se desideriamo sinceramente il bene per tutti, pensando e agendo in modi che avvantaggino tutti,  se comprendiamo veramente cosa significa “bene” senza errori, allora possiamo influenzare positivamente le nostre vite e il mondo.

Perché ciò accada, dobbiamo scoprire il quadro generale, il fatto che siamo tutti parti interconnesse di un unico sistema. Non si può sfuggire a questa rete. Anche se ci limitiamo a pensare qualcosa di negativo sugli altri, distorciamo già il sistema delle nostre connessioni. Come reagisce il sistema? Riflette questa distorsione su di noi, costringendoci a fare una correzione. Ci piega di nuovo al nostro posto. Ecco perché molte persone sono infelici.

Cerchiamo costantemente di modellarci a vicenda per adattarci alle nostre aspettative, ma il sistema non funziona così. Al contrario, ci rimodella. Ognuno di noi crea connessioni difettose e il sistema ci costringe a ripararle.

Se una massa critica di persone si sposta verso interazioni positive e premurose per cambiare questo sistema, anche in una particolare regione o gruppo, allora, se lo desiderano veramente, il cambiamento può avvenire. Tuttavia, tale cambiamento richiede una trasformazione a livello individuale, che necessita di un nuovo tipo di educazione. Senza un’educazione che arricchisca seriamente le connessioni, non accadrà.

Ma prima è necessario che le persone sviluppino il desiderio di cambiare. Oggi questo desiderio sta emergendo gradualmente. Poi, con questo desiderio di cambiamento, le persone possono trovare le chiavi della felicità, che non è solo temporanea, ma eterna e perfetta. Il programma della natura opera su tutti e su tutto, portandoci gradualmente all’inevitabile risultato di un’esistenza eterna e perfetta. Possiamo raggiungere questo risultato attraverso una crescente comprensione, consapevolezza e piacere, oppure possiamo rimanere nell’oscurità, come i personaggi di un film che non sanno mai quale nuovo colpo li attende dietro il prossimo angolo o dietro la prossima porta.

Studio e insegno la saggezza della Kabbalah da oltre 40 anni e, grazie alle mie ricerche in questo campo, posso affermare con certezza che questo metodo è stato creato per addolcire il viaggio verso lo stato finale in cui l’umanità è diretta. Non c’è quindi bisogno di sopportare una sofferenza continua quando possiamo prendere le chiavi per aprirci a una vita felice, armoniosa e pacifica.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda l’8 giugno 2018.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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I conflitti e i disaccordi possono davvero rafforzare una relazione o sono dannosi?

La formula del progresso umano è molto semplice: le esperienze negative ci spingono verso una trasformazione positiva. Se sentiamo che qualcosa ci ostacola veramente, allora ci spostiamo verso qualcosa di migliore. È la legge della negazione: avanziamo quando incontriamo una resistenza che ci costringe a cercare uno stato migliore.

Questo processo può avvenire anche al contrario? No. È una legge di natura. Se vogliamo evolvere, abbiamo bisogno di attriti. Dobbiamo provocare dibattiti, diverbi e confronti, ma in modo amichevole. “ Parliamone!” Non potete immaginare quanta energia si sprigiona e quanta chiarezza porta. Quando le persone dialogano senza ostilità, iniziano a dirsi cose vere e a percepirsi in modo diverso. Smettono di vedersi come avversari. In un ambiente del genere, le obiezioni e le osservazioni non sono più attacchi ma percorsi di comprensione. Quando c’è cordialità, la difensiva scompare e inizia una comunicazione molto più fruttuosa.

La gente pensa di litigare per questioni banali, ma non è vero. Niente è banale. Ogni discussione è una scintilla che accende tensioni più profonde. Così come le guerre spesso iniziano per piccole dispute, ma la vera causa sono anni di tensioni irrisolte. Lo sport ha una funzione simile. Aiuta a scaricare l’aggressività accumulata. Senza momenti di conflitto, non possiamo progredire verso relazioni migliori. È una legge naturale: senza l’esperienza dell’odio, non possiamo progredire verso un livello superiore di cooperazione. Il bene non può esistere senza il male. È necessario gestirli insieme.

Come impariamo ad apprezzare il male come punto di partenza per il bene? Trattando entrambi allo stesso modo. Possiamo così mantenere l’equilibrio e utilizzare le esperienze positive e negative per progredire. E come possiamo raggiungere questo obiettivo? Elevandoci al di sopra del bene e del male. Questo è possibile in un ambiente che supporta tale ascesa. La saggezza della Kabbalah ci insegna come elevarci al di sopra delle nostre inclinazioni naturali. Con il suo aiuto, possiamo imparare a gestire la nostra natura e a progredire verso un mondo armonioso, pacifico e unificato.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman andata in onda il 25 gennaio 2020.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché, almeno a volte, la felicità sembra arrivare a spese di qualcun altro?

In effetti, nel mondo di oggi sembra che diventiamo felici rendendo gli altri meno felici. Questa è la natura del nostro ego, il nostro desiderio di trarre benessere a spese degli altri, che misura la nostra felicità confrontandola con quella degli altri. Guardando qualcuno che ha meno di noi, possiamo sentirci superiori, il che può darci un senso di appagamento. Inoltre, possiamo vedere questa tendenza riprodursi sulla scena globale attraverso le guerre, la competizione spietata e la divisione sociale.

Poi sorge la domanda: E se creassimo un’illusione in cui tutti credessero di essere superiori agli altri? Se avessimo delle “lenti” che ci facessero sentire di vivere in una bolla di superiorità personale sugli altri, cammineremmo tutti guardando dall’alto verso il basso gli altri, sorridendo di soddisfazione, ignari del fatto che anche gli altri si sentono allo stesso modo. È così che vogliamo sentirci nella nostra natura egoistica, quindi potrebbe davvero essere un eccellente brevetto per il nostro mondo.

Questo senso egoistico della felicità, tuttavia, è ben lontano dal darci la capacità di essere veramente felici. È molto ristretto, transitorio e limitato nella sua portata. Contrariamente a questa visione artificiosa della felicità, che risiede in affitto nella nostra natura egoistica, possiamo invece trovare una felicità autentica e duratura sviluppando l’attenzione per gli altri. Quando ci prefiggiamo di rendere felici gli altri, ci dirigiamo verso un appagamento autentico e duraturo. Se ognuno di noi cercasse di rendere felici gli altri, la felicità si diffonderebbe in modo naturale e ognuno di noi si sentirebbe felice di elevare chi lo circonda.

Il problema è che il nostro ego rifiuta questa idea. Come umanità, non ci stiamo ancora muovendo verso la soluzione di puntare a rendere felici gli altri. Al contrario, ci stiamo dirigendo verso il riconoscimento del male mentre cerchiamo di rendere felici noi stessi. Che cos’è questo “riconoscimento del male”? È la consapevolezza che il nostro attuale approccio egoistico alla vita è sbagliato e incompleto, che viviamo in un paradosso in cui, da un lato, desideriamo renderci più felici, ma dall’altro ci troviamo ad affrontare problemi, crisi e sofferenze crescenti.

I Kabbalisti conoscono la soluzione a questo problema specifico da generazioni e ci hanno lasciato un metodo con cui possiamo elevarci a un altro livello di esistenza sviluppando un intenzione di dare e connetterci positivamente con gli altri e con la natura, andando oltre le nostre ristrette limitazioni egoistiche.

Esiste una seconda natura di amore, dazione e connessione positiva al di fuori della nostra natura egoistica. Quando la scopriremo, vedremo chiaramente che non abbiamo bisogno di nient’altro nella vita. Con questa nuova natura, costruiamo e riveliamo un mondo completamente diverso, che non è guidato dalla competizione e dalla sofferenza, ma dalla considerazione reciproca, dal sostegno, dall’incoraggiamento e dall’appagamento. Scopriremo così la vera felicità nella nostra vita, insieme alla totale armonia e alla pace nel mondo. Non è una fantasia utopica. È lo stato finale dell’evoluzione umana e possiamo facilitare il nostro avanzamento positivo verso questo stato imparando a conoscere come e perché la natura fa evolvere tutti e tutto verso questa perfezione e come possiamo passare dal nostro stato attuale frammentato a questo stato finale desiderabile, armonioso e pacifico.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda in data 18 luglio 2022. Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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