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Qual è la prova scientifica a favore o contro l’idea che Dio abbia scritto il Suo nome nel nostro DNA?

Il dottor Yeshayahu Rubinstein, uno scienziato israeliano, ha fatto una scoperta interessante sul DNA. Ha trovato che i legami di zolfo tra le coppie di basi del materiale genetico seguono uno schema ripetuto: 10, 5, 6, 5, che corrispondono al valore numerico delle lettere ebraiche Yod-Hey-Vav-Hey, il nome del Creatore. Da ciò, afferma che Dio ha inserito la Sua firma nel nostro DNA.

In effetti, la relazione tra tutti gli aspetti del nostro DNA si manifesta in una matrice che possiamo chiamare “Il Nome del Creatore”. Il dottor Rubinstein ha scoperto una struttura fondamentale incorporata nella natura, che si allinea con lo schema di Yod-Hey-Vav-Hey. Ma questa relazione va oltre il DNA: esiste in tutto. A volte possiamo percepirla, studiarla e documentarla, altre volte no, ma è sempre presente perché è una proprietà fondamentale della natura.

Il DNA è il registro delle informazioni umane che si trovano nelle nostre cellule. Tutto ciò che siamo è costruito da strutture proteiche, che nella Kabbalah corrispondono a quello che chiamiamo “le tre linee”. Esse formano una doppia elica, collegata da ponti, proprio come nei concetti kabbalistici  di equilibrio e interconnessione.

Questa comprensione esiste nella saggezza della Kabbalah da 5.000 a 6.000 anni, se non di più. Ma la domanda è: chi lo sapeva prima e in che modo?

Come possiamo, nel nostro sviluppo fisico, mentale, emotivo e spirituale, non rompere questa spirale ma al contrario rafforzarla? La chiave è la connessione con il Creatore, cioè con la forza dell’amore, della dazione e della connessione che ha creato tutto. Facendo così, ripristiniamo le connessioni rotte dentro di noi. Dobbiamo raggiungere un livello in cui possiamo ricevere dal Creatore quella forza originaria che corregge il nostro DNA, ripristinando l’equilibrio nella natura. Nella Kabbalah questo è chiamato il raggiungimento della “linea di mezzo”.

Capire che il codice del Creatore è scritto nella nostra stessa struttura è davvero utile. Tutto in noi è costituito da questi codici: le nostre cellule, gli organi e l’intero essere. L’impronta del Creatore è dentro di noi e costituisce la registrazione di come siamo stati creati da una forza superiore, un programma più alto.

Tuttavia, quando non riusciamo ad assomigliare al Creatore in un certo modo, il ponte all’interno del DNA si rompe. Questa disconnessione causa problemi, malattie e persino la morte.

Qual è la funzione del Creatore nel DNA umano? Il ruolo del Creatore è quello di garantire l’equilibrio. I due sistemi proteici paralleli del DNA, collegati da ponti, sono come i gradini di una scala. Anche se questa è una descrizione semplificata, il principio di fondo rimane che tutti gli elementi della natura devono entrare in un equilibrio armonioso, ricomponendosi in un’interazione assolutamente altruistica. Quando si raggiunge tale equilibrio, il segnale corretto viene trasmesso tra i due filamenti, garantendo il funzionamento ottimale e la vita.

Come possiamo allora somigliare al Creatore? La risposta è che dobbiamo voler somigliare al Creatore. Il nostro desiderio rimodella la nostra struttura interna. Quando scegliamo attivamente di migliorare noi stessi, cioè di sviluppare un atteggiamento di amore, dazione e connessione positiva con gli altri, simile a come il Creatore si relaziona con noi, il nostro DNA si adatta, la nostra spirale si avvolge in quella direzione, e interagiamo quindi armoniosamente con gli altri.

Come possiamo allora verificare le nostre azioni rispetto a questo sistema? Semplicemente essendo gentili. Cosa significa “essere gentili”? La gentilezza significa mettere gli altri sopra di noi e vivere la nostra vita per portare loro bontà. Quando operiamo di conseguenza, il nostro sistema raggiunge il funzionamento ottimale. L’intero sistema è progettato per operare in modalità di amore, dazione e connessione.

A prima vista sembra un sistema complesso. Ma il suo principio è in realtà abbastanza semplice. La complessità nasce dal fatto che cerchiamo di tradurre le qualità spirituali di amore, dazione e connessione in processi biologici e chimici all’interno della materia vivente. La trasformazione dalla spiritualità al regno materiale la rende intricata. Sono necessarie innumerevoli interazioni e impronte a vari livelli affinché si manifestino nel mondo fisico come interazioni proteiche corrette.

È semplicemente inimmaginabile. Ci sono troppi dettagli da prendere in considerazione. Quando ho riflettuto per la prima volta su questa domanda, mi sono reso conto che, al nostro livello deterministico, non possiamo comprendere, costruire o controllare completamente questi processi. Possiamo, però, regolarci interiormente. Concentrandoci sulla bontà, sull’amore, sulla connessione e sul sostegno reciproco, creiamo le condizioni giuste. Quando le nostre aspirazioni si allineano a questi principi, le interazioni corrette emergono naturalmente dentro di noi. È così che il nostro desiderio interiore si armonizza con i nostri sistemi biologici e spirituali.

Ma ciò non significa che dobbiamo solo desiderare che qualcosa cambi. Dobbiamo, tuttavia, lavorare attivamente su noi stessi, cioè sui nostri pensieri, desideri e interazioni con gli altri. Facendo così, guariamo e miglioriamo la nostra struttura interiore, compreso il nostro DNA.

Il DNA viene spesso definito il materiale di costruzione della vita, in quanto contiene il codice genetico dell’ereditarietà. La domanda che sorge spontanea è: se alla fine dovremo allinearci all’altruismo, perché la nostra natura è egoista? La risposta è che siamo stati creati intenzionalmente come esseri egocentrici, avidi e dannosi, in modo da poterci correggere attivamente.

Abbiamo la possibilità di correggerci, ma dobbiamo muoverci in questa direzione. Per farlo è necessario un insegnante, un gruppo di sostegno e il desiderio iniziale di effettuare questo cambiamento. Abbiamo poi il potere di correggere la nostra struttura fisica, compreso il nostro DNA.

Ad ogni modo, invece di cambiare il nostro DNA, lo correggiamo. Se funzioniamo correttamente a livello umano, interagendo in modo armonioso con chi ci circonda, allora i nostri sistemi interni, compreso il DNA, si regolano di conseguenza. L’equilibrio psicologico, mentale e spirituale influenza l’equilibrio fisico, portando tutto in armonia.

Agire correttamente per lo sviluppo del sistema significa trattare tutti con gentilezza. Al livello più alto, questo porta a raggiungere il Creatore. In questo stato, diventiamo uguali al Creatore nella nostra natura e nelle nostre azioni. Questa capacità non è visibile all’esterno, ma internamente la nostra intera struttura si corregge. Questo è lo stato che desidero per tutte le persone.

Sapendo che il codice dell’altruismo è incorporato dentro di noi, abbiamo il potere di sbloccarlo. Dobbiamo quindi trovare la chiave della nostra struttura interiore e sintonizzarci con essa. Questo è il viaggio che siamo tutti destinati a fare e alla fine ogni persona lo farà.

Basato sulla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il giorno 8 maggio 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa Cambieresti nella Tua Vita per Migliorarla?

Uno dei miei studenti mi ha proposto questa domanda, ricordando che spesso gli scienziati hanno posto questa stessa domanda alle persone che sanno di essere vicine alla morte: “Cosa cambieresti nella tua vita?” In un momento simile, quando molte persone riflettono sulle loro vite, sono pronte a cambiare tutto: relazioni, azioni e persino pensieri. La domanda diventa quindi se valga la pena di arrivare alla fine della nostra vita per confessare i nostri errori.

Da un lato, anche negli ultimi minuti, la rivalutazione e la riflessione hanno senso. Ma d’altra parte, cosa ci impedisce di effettuare regolarmente questa autovalutazione? Esercizi simili ci aiuterebbero e ci cambierebbero in meglio. Avremmo quindi il tempo di lavorare per correggere questi errori.

Dovremmo quindi porci regolarmente questa domanda, per trarre conclusioni in anticipo, all’inizio della vita e non alla fine, quando possiamo avere solo dei rimpianti. La Kabbalah è una saggezza che ci consente di effettuare questa introspezione su noi stessi in qualsiasi momento ed è aperta a chiunque desideri cambiare la propria vita in meglio.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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In quale Era ci troviamo?

Stiamo vivendo in un’era di transizione caratterizzata dal passaggio da uno stato di letargo all’aspirazione verso l’armonia, l’equilibrio e la pace con le leggi della natura, ossia alla scoperta del significato della vita. Anche la scoperta del senso della vita è un processo di transizione che si esprime nel bisogno di elevarsi al nuovo stato successivo.

Questo cambiamento inizia quando siamo sempre più assillati da domande esistenziali. Cominciamo a sentire che, per quanto ci sforziamo nella vita, e in effetti ci sforziamo molto, finiamo per non vedere la luce alla fine del tunnel, che le nostre vite sono prive di senso e inutili. Di conseguenza, viviamo in un’epoca in cui sempre più persone scelgono l’uso di droghe come mezzo per provare una forma più diretta di piacere, il mezzo più universale per calmarsi e trasformarsi in una specie di vegetale. In altre parole, sempre più persone sentono il bisogno di staccare la spina dalla crescente sofferenza in cui si trovano.

Tuttavia, poiché esistiamo all’interno del piano della natura, scopriremo che fuggire dalla vita con l’aiuto delle droghe alla fine non sarà utile. In ogni caso, l’umanità sta ancora cercando di calmarsi in qualche modo con i mezzi a sua disposizione.

Allo stesso tempo, assistiamo a importanti trasformazioni relative allo spostamento delle popolazione nelle nazioni; l’esempio più evidente è l’Europa, che si è riempita di rifugiati. Non si tratta della stessa migrazione che avvenne mille anni fa, quando i popoli dell’Asia cominciarono a spostarsi in l’Europa. Il processo migratorio odierno è molto più serio, un vero e proprio mescolamento che ci spinge a confrontarci con la domanda sul significato e lo scopo della vita. Inoltre, al livello attuale della nostra intelligenza e delle nostre emozioni, non siamo in grado di rispondere a questa domanda in modo ampio, dimostrabile e definitivo. 

Proprio per questo motivo il più famoso kabbalista del XX secolo, Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), così come Il Libro dello Zohar, ha indicato la nostra epoca attuale come quella in cui la Kabbalah sarebbe emersa come un insegnamento molto necessario: per spiegare che il senso della vita sta nella transizione verso il raggiungimento del livello dell’essere umano. La saggezza della Kabbalah fornisce un metodo per questo conseguimento. “Umano“ in ebraico, “”, deriva dalla parola ‘simile’ (”“), che deriva dal detto “ ” (”simile all’Altissimo”). In altre parole, i kabbalisti spiegano come lo scopo della vita sia quello di innalzarci dal nostro grado attuale al grado in cui raggiungeremo la somiglianza con le leggi della natura – leggi d’amore, di dazione e di connessione.

Oggi, siamo sulla soglia del nostro prossimo livello di evoluzione per conseguire ciò che realmente significa essere un umano. Questo livello deve  manifestarsi in noi,  se non in questa vita, allora nella prossima. Ora ci troviamo in un processo in cui sentiamo una crescente pressione che ci sta indicando la nostra strada verso questo ottenimento e la Saggezza della Kabbalah ci permette di farlo con maggiore consapevolezza, comprensione e piacere rispetto a se non utilizzassimo la sua metodologia. 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Perché il tuo obiettivo non è così semplice?

C’è l’idea che i nostri obiettivi debbano essere semplici, chiari e scritti. Tuttavia, se ci stiamo davvero sviluppando verso l’obiettivo più grande della vita, che è raggiungere l’equilibrio con le leggi della natura basate sull’amore, la dazione e la connessione positiva, che la saggezza della Kabbalah descrive anche come “adesione al Creatore”, allora non abbiamo né semplicità né chiarezza. Siamo invece in un tumulto costante, impegnati in infinite verifiche ed esami. Appena risolviamo qualcosa, ci troviamo immediatamente di fronte a nuove sfide.

Anche negli obiettivi materiali principali possiamo osservare una simile dinamica. Ci sono, ad esempio, numerosi casi di persone che hanno realizzato invenzioni o scoperte scientifiche di cose che l’umanità non aveva mai visto né immaginato prima del loro sviluppo e queste persone di solito hanno attraversato molti alti e bassi per raggiungere quei traguardi.

Pertanto, se siamo in un processo di sviluppo verso il nostro più grande obiettivo come esseri umani, viviamo  allora perennemente in stati  di confusione e chiarimento. Più ci sviluppiamo, più grandi e intensi diventano i desideri, i dubbi e i pensieri che emergono in noi. Ci troviamo continuamente a chiederci come possiamo davvero trovare il senso della vita.

Una volta ho rappresentato questo processo come un sistema di coordinate in cui una persona si muove lungo una linea sinusoidale, progredendo verso l’obiettivo della vita attraverso fratture sempre più profonde. Questo disegno mostrava che dobbiamo raggiungere il punto più basso ripetutamente per poter risalire ulteriormente nel nostro sviluppo. Nella saggezza della Kabbalah, il cui obiettivo non è altro che l’adesione al Creatore, ossia la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, mentre siamo vivi in questo mondo, attraverso la correzione della nostra natura egoistica innata in una natura altruistica simile a quella del Creatore, impariamo dai più grandi Kabbalisti che, prima di raggiungere la correzione completa, si trovavano al punto più basso.

Conoscendo questo principio, costruiamo intorno a noi un ambiente di supporto formato da insegnanti, amici e testi che ci sostengano in questi momenti di difficoltà, aiutandoci ad accelerare il processo verso il raggiungimento dell’obiettivo più elevato della vita.

 Scritto/editato da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si dovrebbe vivere la propria vita per non avere rimpianti prima di morire?

La formula per morire senza rimpianti è lo sforzo di essere pronti alla morte, cioè di vivere come crediamo di dover fare nell’ambito delle nostre capacità limitate. Così, quando arriverà il momento di morire, non avremo rimpianti per come abbiamo vissuto.

La vita stessa è la nostra connessione con il pensiero supremo che crea e sostiene la vita. Nella saggezza della Kabbalah, questo pensiero supremo è chiamato “il pensiero del Bore”. Questo pensiero è al di là della comprensione della mente umana, ma possiamo cercare di capire e mettere in pratica ciò che questo pensiero vuole farci conoscere e raggiungere.

La vita consiste nell’apprendere costantemente questo pensiero superiore, subendo alti e bassi nell’ambito di tale apprendimento,  ciò che ci aiuta nel cammino è la nostra connessione reciproca e il raggiungimento della saggezza superiore che deriva dai nostri tentativi di avvicinarci al pensiero del Bore.

Qual è il pensiero principale del Bore? È quello di raggiungere il desiderio di connettersi con tutti e con la natura come un unico insieme, di scoprire l’eternità e la perfezione del Bore in questo movimento.

Da una parte, possiamo esercitare la nostra immaginazione per figurarci cosa significhi esistere nell’eternità e nella perfezione. Dall’altra, possiamo anche raffigurare il tipo di sofferenza che deriva dal fatto che il Bore non ci concede un’uscita dai limiti della mente. Speriamo di progredire nel nostro sviluppo fino al punto in cui ci troveremo di fronte a questa scelta.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Quali sono i tuoi pensieri e i tuoi bisogni per essere felice?

Una parabola racconta di tre fratelli che videro  Felicità seduta dentro un pozzo. Uno si avvicinò e chiese a Felicità del denaro e lo ricevette. Un altro chiese una bella moglie e la ottenne.

Il terzo si chinò sul pozzo. “Cosa ti serve?”, chiese  Felicità.

L’uomo le domandò: “Tu, di cosa hai bisogno?”

“Fratello, portami fuori di qui”, chiese Felicità.

Il fratello allungò la mano, tirò fuori  Felicità dalla fossa, si girò e se ne andò. E Felicità lo seguì.

La parabola ci mostra che la felicità ha seguito il fratello che non ha preteso nulla e che ha compiuto una buona azione, rendendo un servizio alla felicità. Non credo però che questo debba essere interpretato come una condizione perché la felicità ci segua, né che non dobbiamo avere richieste.

Penso che la felicità dipenda dal destino di ciascuno. Ognuno di noi si comporta in base a ciò che gli viene offerto, possiamo regalare la felicità o pretenderla per noi stessi. Il punto più importante è che dovremmo essere d’accordo.

In pratica, non possiamo cambiare. Forse la forza superiore può a volte attuare un cambiamento in base alla nostra sincera richiesta, ma noi stessi non possiamo modificare nulla personalmente.

Per quale motivo, inoltre, desideriamo la felicità degli altri?  Di solito è perché calcoliamo che di conseguenza otterremo anche noi la felicità. Se non dovessimo trarre vantaggio dal nostro desiderio apparentemente positivo verso gli altri, allora non avremmo tale desiderio. Non c’è via d’uscita da questo circolo vizioso egocentrico poiché il desiderio egoistico di profitto personale è la natura umana.

Non credo che si possa trovare la felicità. Piuttosto, dobbiamo crearla. Cioè, dobbiamo metterci in uno stato in cui sappiamo esattamente come far sì che la felicità si riveli, allora la sentiremo.

Che cos’è la felicità? La felicità è la sensazione che la nostra vita sia stata un successo, credo che questa sensazione ci arrivi con più facilità verso la fine della nostra vita.

La vita stessa è un lavoro costante, cioè una ricerca di metodi per ricostruire la nostra vita più e più volte in modo che porti la felicità che immaginiamo. Gradualmente, passiamo dall’immaginare la felicità per noi stessi a desiderarla per gli altri. Inoltre, troviamo il senso della nostra vita in questo percorso: “da me agli altri”. Attraverso questo percorso, possiamo raggiungere una condizione finale di felicità. È un lavoro costante e incessante e sarebbe saggio cercare di capire come farlo.

Probabilmente incontreremo una miriade di perturbazioni su questo cammino, ma la chiave per resistere è immaginare quel cammino e poi, come si dice, “la strada si arrende a colui che la percorre”. Quindi, se la felicità ci segue, non significa che siamo felici. Dobbiamo piuttosto lavorare costantemente per rendere felici gli altri, il che non è un compito facile. Tuttavia, non importa se sia facile o meno. Nulla è facile nella vita, ma questa è la strada per una vita significativa e felice.

Nella saggezza della Kabbalah si parla di due sentieri di sviluppo: il sentiero della luce e il sentiero delle tenebre. Il sentiero della luce è quando portiamo la luce alle altre persone, mentre il sentiero delle tenebre è quando non possiamo e non vogliamo farlo. In questo caso, “non possiamo” e “non vogliamo” sono la stessa cosa.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Tutti possono curare gli altri?

C’è un fenomeno per cui quando siamo vicini a una persona a noi cara , la nostra respirazione e il battito cardiaco possono sincronizzarsi. Per esempio, quando una persona a cui teniamo sta male, possiamo tenerle la mano e questo allevierà la sua sofferenza. In queste situazioni, le energie interiori di uno fluiscono nell’altro attraverso il contatto tattile, regolando le loro energie. 

Uno dei punti importanti qui è che specificamente una persona cara può influenzare tale stato. “Una persona cara” può significare in spirito, temperamento o connessione interiore. Se le due persone non sono vicine, è improbabile che possano operare in questo modo.

Pertanto, se vogliamo aiutare le persone malate, dobbiamo innanzitutto sintonizzarci sul fatto di vederle come vicine. Abbiamo il potere di farlo. Per farlo è necessario sentire il loro mondo interiore, i punti in cui sono squilibrati, e cercare di influenzare il loro ritorno a uno stato di equilibrio. La persona sana in una tale relazione è quella che è responsabile di chi ha bisogno di aiuto. Tutto ciò che quest’ultimo può fare è conformarsi, un’azione che non è nemmeno così semplice. Il resto della relazione, tuttavia, dipende dalla persona sana. In breve, c’è chi ha il compito di chiedere aiuto, e poi chi può aiutare dovrebbe fare tutto il possibile per farlo.

Uno dei miei studenti mi ha chiesto se potessimo estendere questo concetto all’umanità, se potessimo in qualche modo aiutare l’umanità attraverso i momenti difficili che sta vivendo. È davvero un problema. Per cominciare, come possiamo sapere se tirare fuori l’umanità dal suo stato attuale è per il suo bene? Se l’umanità è entrata in stati difficili, c’è una ragione. Dovremmo riflettere su come l’umanità possa essere guidata verso uno stato molto migliore, ma uscire dal declino in cui si trova potrebbe non essere la migliore azione.

Nel frattempo, continuiamo a studiare, insegnare e condividere la saggezza della Kabbalah. Questo offre una via d’uscita dalla sofferenza fornendo la possibilità di ascendere attraverso il raggiungimento e il supporto reciproco. Non abbiamo bisogno d’altro. Se ci sosteniamo e ci incoraggiamo reciprocamente, possiamo elevarci a una nuova vita insieme.

Il principio fondamentale della Kabbalah è “ama il tuo prossimo come te stesso”, che è anche il suo punto più difficile. Significa che dovremmo aumentare il nostro legame con gli altri volontariamente, come se fossimo al buio, cioè quando le nostre nature egoiste non sentono il bisogno di farci desiderare di connetterci con altre persone. Tuttavia, se non riusciamo a cercare attivamente una connessione umana positiva sopra i nostri impulsi divisivi, siamo condannati.

Il momento stesso in cui limitiamo ogni resistenza che abbiamo a connetterci positivamente con gli altri è lo stesso momento in cui superiamo la sofferenza. Se tardiamo nei nostri sforzi volontari per spingere la nostra connessione sopra le differenze, allora la sofferenza ci costringerà. Quest’ultima è come una persona colpita da un bastone ripetutamente fino a quando alla fine si trova su un percorso verso la felicità.

La saggezza della Kabbalah spiega le leggi integrali della natura e il ruolo dell’essere umano in essa. Imparando la saggezza della Kabbalah, possiamo attirare le forze della natura della connessione che ci aiutano a elevarci nella connessione sopra le nostre differenze. Facendo ciò, avanza la coscienza umana davanti al cosiddetto “apripista dell’evoluzione”,  la traiettoria evolutiva naturale che porta a sempre più sofferenza.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

L’eredità di Baal HaSulam: demistificare la Kabbalah per il XX secolo e successivi.

L’essenza del metodo di Baal HaSulam è la verità.

Tutto ciò che esiste è la forza di ricezione della persona, la forza di dazione del Bore e la connessione tra di loro.

Più possiamo usare la nostra forza con la forza del Bore, che risplende su di noi, più avanziamo verso la sorgente delle nostre vite.

Baal HaSulam visse e agì nel XX secolo. C’erano stati molti Kabbalisti prima di lui e pure alcuni nella sua generazione. Tuttavia, Baal HaSulam è unico in quanto ha ricevuto il permesso dall’alto di rivelare il metodo della Kabbalah, cioè il metodo di correzione della persona per ottenere la qualità di dazione del Bore, mentre prima di Baal HaSulam era molto difficile comprendere e ottenere la qualità del Bore. Chiunque desiderasse studiare la Kabbalah doveva sottoporsi a preparativi complicati, come l’apprendimento delle sette saggezze. Baal HaSulam, tuttavia, ha portato la saggezza e il metodo della Kabbalah molto più vicini alle persone, rendendo più facile, per chiunque lo desideri, raggiungere il Bore.

Se leggiamo i testi di Baal HaSulam parola per parola e sentiamo quelle parole un po’ dall’interno, allora vediamo che ha scritto per persone che desiderano sentire il Bore, perché è questa la sensazione più elevata e importante che possiamo raggiungere.

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La nostra percezione può cambiare?

Percepiamo la realtà attraverso i nostri sensi animali: vista, udito, olfatto, gusto e tatto. Per percepire di più, dobbiamo esplorare i limiti dei nostri cinque sensi, penetrando in un campo onnipresente che esiste al di fuori di noi.

Abbiamo creato vari dispositivi tecnici per ampliare i nostri sensi, come telescopi, microscopi e macchine a raggi X. Tuttavia, non ci permettono di percepire al di là dei nostri sensi perché noi, i loro utilizzatori, traduciamo le loro ampie gamme nei limiti della nostra comprensione. Altrimenti, non comprenderemmo cosa accade con questi dispositivi. Non superiamo quindi i confini dei nostri sensi.

Ciò non significa, tuttavia, che dobbiamo continuare a cercare di inventare nuovi dispositivi. Al contrario, dovremmo migliorare e ampliare noi stessi.

La saggezza della Kabbalah insegna che l’indagine sul significato della vita indica la necessità di ampliare la percezione dei nostri cinque sensi. Non significa ampliare la gamma di frequenza di ciascun organo sensoriale. Piuttosto, significa entrare in un nuovo campo di qualità e forze.

Per potenziare radicalmente la nostra percezione, dobbiamo passare dal ricevere al dare, entrando in contatto con l’ambiente al di fuori dei nostri sensi.

Comprendendo che i nostri sensi ci limitano, legandoci al nostro corpo animale, come possiamo ignorare il nostro corpo e sentire la vita al di là di esso? Come possiamo sperimentare la vita senza essere disturbati dal nostro corpo? Se lo facciamo, allora possiamo discutere dell’esistenza oggettiva di qualsiasi cosa ci sia là fuori. È proprio su questo che si concentra la saggezza della Kabbalah, ignorando ciò che il nostro corpo percepisce.

La Kabbalah respinge così varie narrazioni di visioni e suoni fuori dall’ordinario che molte persone sperimentano, lasciandoli ad altri settori come la psicologia. La saggezza della Kabbalah non ha alcuna connessione con desideri, qualità e pensieri ordinari, poiché appartengono alla qualità della ricezione che è la fonte della nostra percezione corporea della realtà.

Invece, la saggezza della Kabbalah si concentra sull’aiutarci a uscire dalla ricezione ed entrare nella dazione. Ci guida su come uscire da noi stessi e sentire lo spazio al di fuori delle interferenze corporee. In Kabbalah, lo chiamiamo “uscire dal corpo e entrare nel mondo spirituale”.

Diventa allora irrilevante che il nostro corpo sia vivo o morto. Cominciamo a percepire la realtà con qualità completamente diverse, non legate ai nostri corpi fisici. La saggezza della Kabbalah ci guida così a percepire il mondo eterno e perfetto, e il nostro adattamento, la nostra coesistenza e il nostro consolidamento in tale mondo ci rendono eterni e perfetti proprio come esso.

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Le quattro fasi della connessione

Per coloro che si allontanano da strade secondarie e si perdono, è rassicurante sapere che il ritorno alla strada segnata è sempre possibile. Anche quando ci si sente persi nella complessità della realtà, con le sue pressioni, i suoi dolori e le sue incomprensioni, ciò che la saggezza della Kabbalah chiama “le quattro fasi della luce diretta” offre una guida. Comprendere queste quattro fasi fornisce una base per navigare attraverso la confusione e la nebbia.

Prima della creazione, una forza suprema, la sorgente dell’amore e della dazione che esiste in natura e che la Kabbalah chiama “il Bore”, ha creato quattro fasi di connessione per estendere la luce del bene agli esseri creati. Tutto ciò che viviamo passa attraverso queste fasi. Nonostante la vita sembri spesso complicata e piena di problemi, non è così perché il Bore invia altre forze al bene che desidera impartire.  La chiave per sentire l’influenza del Bore come unicamente buona, eterna e perfetta è nell’aggiustare le nostre connessioni reciproche. Fino a quando non lo facciamo, percepiremo l’influenza del Bore come una mescolanza di bene e  male, dolce e amaro, piacere e sofferenza, e così via.

Come hanno fatto i Kabbalisti  a scoprire queste quattro fasi? È simile a come gli scienziati compiono le scoperte nel nostro universo fisico. I Kabbalisti, come gli scienziati che studiano la luce, hanno approfondito la sua natura, frequenze e composizione. Tuttavia, i Kabbalisti esplorano la luce spirituale, che è il piacere, l’abbondanza e il bene che si estende dal Bore.  La loro indagine ha rivelato che questa luce passa gradualmente dalla forza superiore di amore e dazione nella realtà, il Bore, fino all’ultima fase, dove ci riempie e ci trasforma in un recipiente capace di ricevere la luce in modo eterno e perfetto.

I Kabbalisti si servono del desiderio come strumento di ricerca. In ogni epoca, coloro che cercano risposte alle domande della vita: Perché sono vivo? Qual è il mio scopo? Chi mi dà la vita?”, sperimentano una sorta di “scossa” da parte della luce spirituale. Questo stimolo li spinge a cercare risposte sui misteri della vita. La saggezza della Kabbalah inizia quindi con il desiderio di capire, scoprire e conoscere il significato della vita e il progetto stesso delle fondamenta della vita è questa struttura in quattro fasi. Partiamo quindi per un viaggio alla scoperta delle distinzioni all’interno delle quattro fasi della luce diretta, stabilendo una connessione positiva con gli altri attraverso la quale sviluppiamo la nostra connessione con il Bore. È così che progrediamo nel metodo della Kabbalah.

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