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Alcuni proverbi giapponesi sulla vita

L’anima giapponese è davvero un fenomeno unico. È molto diversa dalla mentalità europea. I saggi giapponesi possiedono una certa misura, chiarezza e saggezza poetica che riflette una profonda comprensione culturale della vita. I loro proverbi esprimono una visione del mondo che spesso si allinea a principi spirituali, seppur in modo molto raffinato e discreto.

Prendiamo ad esempio questo detto:

 “È meglio essere il nemico di una persona buona che l’amico di una cattiva.”

Sono completamente d’accordo. Anche come nemico, puoi comunque imparare e crescere dall’esempio di una persona buona. Ma stare vicino a qualcuno corrotto, a qualcuno dalle qualità negative, non può che danneggiarti. Non c’è nulla da guadagnare.

Un altro recita:

“Chiunque voglia fortemente salire in alto inventa una scala.”

Sì, assolutamente. Il desiderio crea i mezzi. Se qualcuno vuole davvero crescere, elevarsi al di sopra del proprio stato attuale, troverà gli strumenti. È il desiderio a generare la soluzione.

Uno, carico di saggezza emotiva:

“Marito e moglie dovrebbero essere come la mano e gli occhi: quando la mano fa male, gli occhi piangono, e quando gli occhi piangono, le mani asciugano le lacrime.”

Questa è un’immagine bellissima. La cura reciproca e la sensibilità sono il fondamento di una connessione profonda, armoniosa e pacifica tra le persone.

Ora consideriamo questo, più filosofico:

“Il sole non conosce i giusti. Il sole non conosce gli ingiusti. Il sole non splende per riscaldare qualcuno.”

Dipende dal punto di vista. Da una certa prospettiva, sì, il sole splende indipendentemente da chi sei. Ma se parliamo spiritualmente, del calore che proviene dalla forza positiva dell’amore, della dazione e della connessione che dimora nella natura, che chiamiamo “il Creatore”, allora no, non è casuale. Tutto è predisposto secondo uno scopo. Dall’obiettivo finale, c’è una disposizione della miriade di stati intermedi per guidarci al risultato finale. Tutto è calcolato.

“Anche se una spada ti serve solo una volta nella vita, devi portarla sempre con te.”

È vero. Il punto non è la frequenza d’uso, ma la tua prontezza. Se porti con te la spada, che sia conoscenza, consapevolezza o forza interiore, sarai pronto quando la vita lo richiederà.

E questo:

“Il dolore, come un abito strappato, dovrebbe essere lasciato a casa.”

Ciò riflette una forza culturale, una dignità stoica. Non significa reprimere il dolore, ma comportarsi con stabilità, non crollare di fronte al mondo. Questo atteggiamento dimostra disciplina interiore.

“Quando c’è amore, le cicatrici del vaiolo sono belle come le fossette sulle guance.”

Assolutamente. L’amore non si limita ad accettare i difetti, ma li trasforma. Come è scritto nella nostra saggezza: “L’amore copre ogni trasgressione”. Il vero amore eleva ogni cosa.

“Nessuno inciampa stando sdraiato a letto.”

In effetti, il modo più sicuro per non cadere è non muoversi. Ma questa non è vita. Eppure, c’è una certa arguzia in questa espressione. Riconosce la tensione tra comfort e crescita.

“Cedi la strada agli sciocchi e ai pazzi.”

Sì, sempre. Perché non puoi ragionare con loro, e il confronto non porterà mai alla comprensione. È più saggio lasciarli passare.

E infine:

“Quando i genitori lavorano e i figli si godono la vita, i nipoti chiederanno l’elemosina.”

È la verità. Ai figli non si deve mai consegnare la vita su un piatto d’argento. Amarli significa prepararli alla vita, spingerli a crescere, a prendersi responsabilità. Solo così diventeranno persone capaci e autosufficienti. Se diamo loro tutto senza sforzo, li roviniamo e i loro figli ne pagheranno il prezzo.

Vedete, questi detti potrebbero sembrare semplici, ma riflettono una comprensione della natura umana, della responsabilità e dello sviluppo interiore. Quando li esaminiamo attraverso la lente della Kabbalah, vediamo come indichino principi spirituali senza tempo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 24 gennaio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possono i genitori comunicare con i propri figli sull’uso dei dispositivi mobili?

Uno dei miei studenti mi ha raccontato la storia di un padre di 43 anni con cinque figli che ha capito di non riuscire più a comunicare con i propri figli attraverso una normale conversazione, perché erano incollati ai loro telefoni. Cosa ha fatto? Ha creato un canale YouTube per parlare con loro. Condivide dove lavora, dove viaggia, cosa vive, perché ha capito che, se oggi vuoi parlare con i tuoi figli, devi essere dove sono loro: sullo schermo.

Ha perfettamente ragione.

I bambini di oggi non vedono il mondo come lo vediamo noi. Li porti nella natura e fissano gli schermi. Li metti su un aereo o una nave e non ne sono impressionati. Ma mostra loro le stesse cose sullo schermo: una nave, un aereo e una foresta, e all’improvviso diventano interessanti. La loro percezione ha subito un cambiamento radicale, ora lo schermo è la realtà.

Questo è il mondo in cui vivono, non c’è modo di tornare indietro. Non sono distaccati dal mondo, ma lo vivono in modo diverso. Persino il loro rapporto con i genitori è cambiato. Mentre molti genitori oggi pensano che i loro figli siano disconnessi da loro, non lo sono. Quando vedono la mamma o il papà su uno schermo, li capiscono meglio che di persona. Nella vita reale, l’interazione è vaga e poco chiara. Sullo schermo, diventa familiare. È così che comunicano tra loro. È il loro linguaggio.

Pertanto, dobbiamo adattarci. Prima lo accettiamo, prima potremo riconnetterci con loro. Se ci presentiamo loro come volti su un telefono, come tutto ciò a cui sono abituati, potranno sentirci meglio. Possiamo insegnargli, guidarli e amarli attraverso lo schermo. Se non lo facciamo, semplicemente non ci capiranno. Parleremo una lingua che non usano più.

C’è chi dice che siano stati privati dell’infanzia. Ma cosa significa, in realtà? Non hanno perso nulla, stanno semplicemente vivendo un’infanzia diversa, modellata da nuovi strumenti e possibilità. Vogliamo tornare ai cortili? Quella è la nostra nostalgia, non la loro. La loro nostalgia è per l’ultimo modello di smartphone.

Dove ci porterà tutto questo? A una conclusione affascinante: il mondo come lo conosciamo non esiste veramente. È tutto percepito dentro di noi. Pertanto, se tutto è già dentro di noi, come immagini, suoni ed emozioni, non abbiamo bisogno di andare fisicamente da nessuna parte. Possiamo esplorare l’intero universo attraverso uno schermo. Non c’è bisogno di viaggiare o di costruire grandi strutture. Tutto è accessibile, istantaneo e coinvolgente.

Non si tratta di un passo indietro. È un progresso. Questo cambiamento virtuale ci prepara a comprendere che il mondo che pensiamo sia esterno a noi esiste in realtà solo nella nostra percezione. Stiamo iniziando a interiorizzarlo.

Col tempo, gli smartphone saranno sostituiti da strumenti più avanzati, come la realtà aumentata e persino input sensoriali diretti. Ci sembrerà di viaggiare, volare, nuotare e vivere vite straordinarie, il tutto restando seduti nello stesso posto. Le esperienze saranno ancora più vivide di quelle attuali.

È un male? Assolutamente no. Io la vedo come un’evoluzione naturale. Anche adesso, viviamo in un’illusione. Ma quella verso cui ci stiamo muovendo è un’illusione più consapevole, che possiamo modellare e controllare. Un giorno, vivremo in uno stato in cui il corpo fisico avrà bisogno solo del minimo indispensabile, la nostra vera realizzazione interiore verrà da questa realtà più elevata e profonda.

Sempre di più affideremo ai robot i bisogni essenziali della vita: cibo, riparo, medicina. Il resto sarà dentro lo schermo, dentro la nostra mente, dentro le nostre sensazioni connesse. La storia, la geografia, i romanzi, gli oceani, gli amici, tutto sarà lì.

Accolgo con favore una vita così. Non ho paura per i miei nipoti, ma gioisco per loro. Stanno costruendo un mondo molto migliore, più integrato e più consapevole di quello che abbiamo dato loro. Questo, per me, è meraviglioso.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 1° novembre 2024.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché tutto sembra così vuoto?

Oggi guardo le persone e vedo un mondo inondato da giri di parole. Tutti sono costantemente immersi in conversazioni, condividono contenuti e impressioni sui social media. L’informazione è infinita, eppure, più parliamo, più scopriamo lo stesso vuoto interiore. Tutta la nostra esistenza oggi mette in evidenza la mancanza di significato nei modi in cui attualmente viviamo.

Una tale sensazione non è nemmeno una vera sensazione. Abbiamo riempito le nostre vite con un flusso continuo di piccole dosi di piacere per distrarci costantemente da un vuoto esistenziale più grande. È per questo che molte persone sprofondano nell’apatia, senza voglia di alzarsi al mattino, senza uno scopo, senza sapore, senza significato che le ispiri.

Eppure, proprio questo è il momento in cui qualcosa di più grande deve emergere. Ora è il momento di rendersi conto che la nostra vita, così com’è, non ha alcun significato. È una consapevolezza necessaria, perché solo quando il vuoto inghiotte le nostre sensazioni possiamo iniziare a chiederci sinceramente: “Dov’è il significato?”

Inizialmente, la risposta è che non c’è. Cioè, non c’è alcun significato nei soliti posti in cui guardiamo. Non è né nella carriera, né nell’intrattenimento, né nei successi personali. Il significato della vita non è nascosto nel nostro mondo egoistico.  Si trova piuttosto al di sopra di esso.

Se vogliamo sentirci vivi, svegliarci la mattina con la sensazione che qualcosa ci accenda dall’interno, allora dobbiamo cercare ciò che governa la realtà in cui ci troviamo. C’è la natura, che è vasta, immensa e intelligente e c’è un pensiero dietro di essa, un progetto e un’intenzione.

Questo pensiero è la forza che governa la natura e che sostiene la vita a ogni livello: inanimato, vegetale, animato e umano. Il significato della vita sta nello scoprire quel pensiero, nel comprendere l’intenzione che sta dietro a tutto ciò che sperimentiamo.

Questo non è un invito a diventare scienziati nel senso comune del termine. Non abbiamo bisogno di formule e teorie, ma di aprire i nostri occhi interiori. Percepire la ragione dietro tutto. Perché questa realtà è stata creata? Verso cosa si sta muovendo? Cosa sta cercando di dirci la natura?

La natura ci spinge a elevarci al di sopra del nostro mondo, perché questo mondo, così com’è ora, è il più basso di tutti i mondi possibili. Elevarsi al di sopra di questo mondo significa connettersi all’intenzione che lo ha creato. Scoprire il piano, il pensiero e la forza armoniosa che lega tutti e tutto.

Quando iniziamo a percepire quel pensiero, accade qualcosa di incredibile. Cominciamo a percepire la realtà al di là del tempo e dello spazio. Iniziamo a vivere al livello della sorgente della vita, in modo simile a come opera la natura stessa.

Qual è l’essenza di questo pensiero? È l’armonia assoluta tra tutte le parti del creato. Questo è ciò che ci manca ed è ciò a cui la natura ci conduce, che lo vogliamo o no.

E per quanto distruttivi possiamo diventare, non possiamo annientare completamente noi stessi. La natura non ci permetterà di rinunciare a ciò che ha in serbo per noi. Prima o poi, dovremo risvegliare la nostra chiamata interiore e raggiungere l’armonia che ha progettato per noi. Questo è il senso della vita. È il motivo per cui siamo qui.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman dell’11 giugno 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché svanisce l’amore nelle coppie?

Ogni coppia ha vissuto momenti di grazia, un’infatuazione travolgente, la sensazione che “questa è la persona con cui voglio vivere fino alla fine della mia vita”, ma poi tutto svanisce. Perché proviamo sentimenti così forti? Perché poi spariscono? È possibile farli durare per sempre? 

Gli animali hanno un’intera gamma di ormoni, istinti, stagioni di accoppiamento e riproduzione predisposte dalla natura. Solo noi umani ci troviamo confusi nelle nostre relazioni. Facciamo fatica a scegliere un compagno, poi a convivere con lui e viviamo in una lotta costante.

Gli studi sull’amore diventeranno una professione del futuro. In un mondo con così tanti divorzi, tradimenti, pensieri di separazione, in cui molte coppie stanno insieme solo per necessità, in un’epoca in cui le relazioni sono diventate molto complicate, c’è un bisogno urgente di insegnare l’amore. Se impariamo a costruirlo, l’amore ci renderà sani in ogni senso, ci risparmierà molto stress e ansia e influenzerà positivamente anche i bambini, tutta la generazione futura che stiamo crescendo. Scopriremo che non manca nulla, tutto diventa armonico e che l’amore porta luce in ogni ambito della vita: in casa, al lavoro e nella società.

Costruire l’amore richiede un lavoro consapevole e reciproco che combina mente ed emozione. Va in contrasto con l’infatuazione, che ci viene data come un dono per farci capire quale intensità emotiva possiamo raggiungere, ma che allo stesso tempo ci fa “perdere la testa”. Questa sensazione spontanea dell’ infatuazione svanisce rapidamente proprio per permetterci di costruire da soli il legame amoroso.

Prima di tutto, dobbiamo essere d’accordo nel voler fare sbocciare l’amore, farlo nascere, non aspettare che ci cada addosso da una qualche fonte sconosciuta. Vogliamo costruirlo, tenerlo stretto a prescindere da tutto, affinché ci dia sostegno, benessere e calore per tutta la vita. Per questo, dobbiamo imparare a condividere col partner le nostre ispirazioni, gli entusiasmi, a parlarne apertamente, fino ad accrescere l’amore, nonostante la routine che tende a spegnerlo.

Il fattore interiore contro cui lottiamo nel processo di costruzione dell’amore è l’ego che dimora in ognuno di noi. L’ego è la nostra natura egoistica, come è scritto “l’inclinazione del cuore umano è malvagia fin dalla giovinezza”. Ai nostri giorni, l’ego è cresciuto a tali proporzioni che è diventato poco chiaro cosa farne, poiché ci manipola e confonde costantemente. Dobbiamo sapere come orientarci, come gestirlo invece di lasciarci gestire da lui. Se affrontiamo questo compito insieme, diventeremo una “coppia di ricerca” matura.

Costruiamo l’amore romantico quando ognuno di noi si eleva al di sopra del proprio ego, “rinuncia ad esso”, per così dire, per entrare in contatto con l’altro. Allora, l’amore diventa l’emozione comune tra noi, frutto di concessioni reciproche e di reciproca considerazione. Nella misura in cui cediamo, creiamo uno spazio dentro di noi in cui l’altro può entrare, rinunciamo alle nostre pretese, alle critiche che derivano dal bisogno di sentire la nostra superiorità, non ci avviciniamo al partner con lamentele ma solo con sorrisi, allora questo spazio lasciato libero dal nostro ego si riempie d’amore. L’amore nasce quando abbiamo spazio l’uno nel cuore dell’altro e ci sentiamo reciprocamente in esso.

Nel processo di costruzione dell’amore, possiamo distinguere tre diversi settori esistenti nella nostra relazione. Il primo includerà l’amore che abbiamo già costruito. Il secondo includerà tutto ciò su cui desideriamo lavorare ora, facendo concessioni reciproche per costruire l’amore. Nel terzo settore sarà contemplato tutto ciò che per ora non possiamo affrontare, quello in cui non riusciamo ancora a connetterci o cedere.

Gradualmente, ci sforzeremo di trasferire sempre più aspetti della nostra relazione nel settore dell’amore. Lungo il percorso, dovremo aiutarci a vicenda e fornire esempi positivi. Ci mostreremo a vicenda quanto siamo disposti a concedere per poter costruire l’amore tra di noi.

Dopo aver descritto il processo a grandi linee, dovremmo tornare al punto di partenza e suggerire alcuni esercizi pratici. Anche se non lo sentiamo ancora, è altamente raccomandato iniziare a trattare il nostro compagno fin da ora come la persona più speciale del mondo: la più bella, saggia e importante. Per iniziare a rendercene conto, dovremmo immaginarlo perfetto in ogni aspetto, creando un’immagine interiore ricca di dettagli e caratteristiche. Dovremmo quindi trasferire su di lui il sentimento di apprezzamento che proviamo per quella figura perfetta che abbiamo costruito nella nostra immaginazione. Iniziare a trattarlo come se fosse veramente perfetto. Elevarlo allo status di re o regina.

Per farlo, è necessario abbandonare l’immagine che ora vediamo davanti ai nostri occhi, un’immagine tutt’altro che perfetta e piena di problemi, e accettare il nostro partner come se fosse ideale. Dobbiamo dirglielo a parole, descrivendolo nel modo più dettagliato possibile, senza trattenerci. Dopo un periodo di questi esercizi reciproci, scopriremo che le nostre vite iniziano a cambiare in meglio, che vediamo davvero il nostro partner sotto una nuova luce e lui…ricambiare in modo simile. L’amore entra nello spazio comune in cui entrambi abbiamo lavorato per trattarci a vicenda in questo modo.

Anche se questo esercizio sembra chiaro in teoria, diventa difficile nella pratica. Ad esempio, se stiamo per tornare a casa e sappiamo che finiremo per arrabbiarci con il nostro partner, come al solito, cosa facciamo?

Anche in quel caso, non dobbiamo immedesimarci  nella realtà che vediamo, ma vedere come se tutto fosse perfettamente in ordine. Altrimenti, l’amore non arriverà mai. L’amore arriverà solo se ci dimostriamo a vicenda come ci accettiamo e desideriamo l’un l’altro nonostante tutta la negatività e i problemi che sorgono. Desideriamo amare il nostro partner così com’è, come lo amava la sua madre, trasmettendogli lo stesso calore e la stessa sensazione di abbraccio.

Quindi, prima di entrare in casa, dovremmo dire a noi stessi: “Il mio partner è perfetto. Lo amo”, proprio come ci sentivamo un tempo nei suoi confronti, quando eravamo innamorati perdutamente. Allora non ci importava se la casa fosse in disordine. La cosa più importante era stare insieme. Pertanto, prima di entrare in casa, dovremmo pensare che ci stia aspettando qualcuno che è la nostra fonte di vita. È la persona che ci capisce di più, si prende cura di noi e può sempre aiutarci.

Per facilitare la preparazione, possiamo prendere un foglio di carta e scrivere del nostro problema, elaborandolo nella direzione della sua soluzione. Ad esempio:

“Ogni sera, quando torniamo a casa, inizia una discussione tra noi su una questione o sull’altra. Spesso finisce in un’esplosione e la serata inizia con il piede sbagliato. Dovremmo quindi cedere in anticipo su ciò che causa lo sbotto. In questa concessione, vogliamo lavorare sul nostro ego, che ci disegna un’immagine ristretta e limitata del mondo, e muoverci verso una visione più ampia dell’amore. I saggi dicono che attraverso un atteggiamento d’amore, scopriamo un mondo nuovo e diverso, bello e completo. Questo è ciò a cui aspiriamo. Pertanto, siamo grati di avere ora l’opportunità di lavorare su noi stessi, di correggere il nostro atteggiamento egoistico verso chi ci circonda e di avvicinarci a una realtà d’amore.”

L’amore ci dà una soddisfazione che è ben più grande di qualsiasi altra cosa, come se provenisse da una casa perfettamente in ordine. Quando entriamo in una casa ordinata e ne godiamo, ad esempio, il piacere svanisce dopo pochi minuti. È così con qualsiasi cosa ci dia piacere personale. Dopo un po’ di tempo, la sensazione svanisce; questo vale per qualsiasi nuovo oggetto materiale scintillante, che si tratti di una nuova casa, di un’auto, di vestiti e così via. Solo l’amore è legato all’eternità e solo esso può darci un senso di appagamento e piacere a livelli completamente diversi. Il piacere dell’amore è l’unico che può crescere continuamente, proprio a causa delle resistenze che costantemente gli si oppongono. L’ego susciterà distanza, rifiuto, critiche e odio tra noi ancora e ancora, e vedremo continuamente diversi difetti nel nostro partner, e ancora e ancora dovremo cedere per elevarci all’amore.

La concessione aggiunge sapore all’amore. Conferisce all’amore validità ed esistenza. Senza di essa, non proveremmo amore. Ecco perché la vita ci invia nuovi attriti e opportunità di concessioni. Nulla ci capita per caso. La vita è un campo di addestramento per l’autocorrezione e lo sviluppo dell’amore. Se raggiungiamo un atteggiamento amorevole verso gli altri, allora tutto diventa possibile. Smetteremo di soffrire. Ci realizzeremo completamente e sentiremo un’elevazione oltre ogni confine della realtà. Un mondo nuovo e meraviglioso si aprirà davanti a noi. Non importa chi sia la persona che ci sta di fronte, perché il lavoro interiore viene svolto verso noi stessi. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è la formula definitiva per la corretta percezione della realtà. Partner, amici, conoscenti, colleghi sono tutti semplicemente strumenti per correggere il nostro atteggiamento verso la realtà nel suo complesso.

Basato sugli episodi 43 e 44 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come pensi che cambieranno le persone man mano che il mondo cambia?

Fino ad oggi, abbiamo costruito le nostre scienze e industrie assecondando la nostra natura egoistica, secondo la quale ognuno dà priorità al proprio tornaconto personale rispetto a quello degli altri.

La nostra epoca, tuttavia, è segnata da un cambiamento fondamentale che non abbiamo ancora compreso pienamente. Il cambiamento consiste nel fatto che ora ci stiamo muovendo in base a  un principio integrale, non più lineare.

Il principio integrale è un nuovo atteggiamento verso l’ambiente e il mondo. Il mondo stesso opera secondo questo principio integrale, e noi finiremo per agire esclusivamente secondo tale principio.

Ci troviamo attualmente in una fase evolutiva segnata da una rivoluzione nella nostra percezione della realtà. Siamo sulla buona strada per percepire la realtà in modo fondamentalmente diverso, non più limitato a questo mondo. Al contrario, la realtà si estende e si espande fino a non avere più limiti, e con ciò iniziamo a vivere nella nostra coscienza, nei nostri pensieri e nei nostri desideri, e non in questo mondo fisico che sta scomparendo dai nostri sensi con i suoi obsoleti egoistici modi di comportamento.

Il mondo di domani sarà guidato dall’idea che la connessione umana positiva sia fondamentale, che ci sentiremo così strettamente connessi che il sé di ognuno scomparirà e ci integreremo, come è scritto, “come un solo uomo con un solo cuore”.

Cosa potremmo provare, allora? Non possiamo descrivere sensazioni nuove che ancora non abbiamo sperimentato, ma in generale, sarà qualcosa di buono. Sarà un mondo senza limitazioni corporee, senza la Terra e l’universo, un mondo completamente nuovo.

Basato sull’episodio 1.255 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Possiamo vivere senza alcuna delusione?

Quando ci muoviamo verso l’obiettivo finale della vita, non possiamo mai essere delusi, né oggi, né domani, né mai, perché è l’unico obiettivo autentico, eterno e perfetto che abbiamo nella vita. Con questa chiarezza, possiamo andare avanti nella vita con costanza e fiducia.

Naturalmente, lungo il cammino emergono domande, sia da dentro di noi che dall’ambiente circostante, ma hanno una funzione precisa: ci riportano continuamente verso la nostra meta. Se continuiamo ad aggiustare il nostro percorso, allora tutto andrà per il meglio.

Ne parlo da Kabbalista, cioè da colui che comprende e si rende conto che lo scopo della vita è raggiungere l’adesione con la forza sorgente della nostra vita che ci ha creato e ci sostiene. Tuttavia, anche una persona comune oggi deve iniziare a capire che questo è lo scopo della vita.

L’obiettivo è lo stesso per tutti. Non cambia da una persona all’altra. Ma chi di noi conosce veramente questo obiettivo? Se lo conoscessimo, se riconoscessimo che tutti condividiamo lo stesso scopo, raggiungeremmo naturalmente un grande accordo reciproco. Cercheremmo insieme e uniremmo i nostri sforzi per raggiungerlo.

Invece, la nostra natura egoistica, con le sue pulsioni divisorie, ci fa a pezzi. Ci acceca, facendo sì che ognuno di noi senta di dover inseguire il proprio percorso individuale con obiettivi personali, che differiscono da persona a persona. Questa separazione ci impedisce di sentire l’unità che altrimenti ci guiderebbe insieme.

Dobbiamo arrivare a capire che l’obiettivo della vita è raggiungere il senso della vita, che significa conoscere, sentire e vivere il suo significato.

Quando arriviamo a comprendere il  senso della vita, ci sentiamo assolutamente appagati. Sappiamo perché esistiamo, chi ci guida, a chi ci rivolgiamo, cosa realizziamo in ogni momento della nostra esistenza e dove siamo diretti. Nuovi orizzonti si aprono davanti a noi. Ci sentiamo come bambini che entrano a Disneyland per la prima volta. Tutto diventa abbagliante e vibrante, come una favola meravigliosa. Questa è la sensazione che proviamo quando scopriamo il piano e il programma della natura.

D’altro canto, però, ciascuno sperimenta il significato e lo scopo della vita in modo individuale, perché ogni anima è unica. Tuttavia, quando intraprendiamo il cammino verso il significato della vita e lo scopriamo, comprendiamo che la nostra felicità e appagamento più profondi derivano dalla connessione con gli altri. Si tratta di scoprire sempre di più i legami integrali che ci uniscono.

La “Disneyland” del nuovo mondo che scopriamo si rivela proprio attraverso queste connessioni. È attraverso di esse che raggiungiamo la vera realtà che ci aspetta da sempre.

Tratto dalla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 2 febbraio 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come deve cambiare l’umanità per ottenere la pace?

Affinché l’umanità possa vivere in pace,  dobbiamo sentire il bisogno di vivere secondo le leggi della natura, leggi  integrali di  interconnessione e  interdipendenza. In questo momento, l’umanità non ha alcun desiderio di vivere in questo modo. La realtà attuale è che l’umanità vuole apparire giusta mentre sopprime gli altri.

Quando l’umanità chiederà veramente di cambiare? Quando svilupperà un desiderio e una richiesta sincera di vivere in armonia e in pace? Lo farà solo quando sentirà l’innegabile necessità di vivere secondo le leggi della natura. Ma la gente è ancora lontana dal volerlo.

Cosa può portare a una tale trasformazione? È necessario sviluppare in noi stessi una percezione olistica e integrale del mondo. Dobbiamo dirigere la mente, il cuore e tutte le nostre forze verso la percezione della natura e desiderare di armonizzarci con essa. Dobbiamo espandere il nostro mondo ristretto e limitato e aprirlo alla vastità dell’universo. Altrimenti, nulla cambierà. Proprio perché rimaniamo soddisfatti dei nostri piccoli mondi, indifferenti a ciò che accade intorno a noi, anche quando le cose peggiorano, non vediamo emergere alcuna soluzione.

Se il nostro pensiero rimane: “Voglio solo sentirmi bene e per questo vivo”, allora questo pensiero ha già fatto il suo corso. Lo vediamo chiaramente. Il mondo può facilmente trasformarsi in uno scontro selvaggio, in una guerra combattuta in nome della pace.

Sorge allora la domanda: “Ma non è tutto nelle mani della natura? Perché la natura non sistema le nostre vite così come noi le vorremmo già adesso?”. La natura sta facendo esattamente questo. Crea le condizioni, ma noi resistiamo. Ci rifiutiamo ostinatamente. Facciamo volentieri tutto tranne che rinunciare al nostro egoismo, cioè al nostro desiderio di trarre giovamento per noi stessi a spese degli altri, e chiedere veramente.

Come avverrà la svolta? Avverrà gradualmente, partendo dalla totale mancanza di speranza. L’umanità si renderà lentamente conto che la strada che stiamo percorrendo non porta da nessuna parte. La pressione della natura aumenta non per spezzarci, ma per risvegliare in noi il riconoscimento che la soluzione è in opposizione alla nostra stessa natura. E noi dobbiamo scegliere liberamente questo cambiamento, non perché costretti, ma perché lo comprendiamo e lo desideriamo. Dobbiamo elevarci al di sopra di noi stessi. Questa è la via della pace.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 5 gennaio 2023.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato del detto: “Chiunque si senta sicuro in questo mondo è uno straniero in cielo”. E viceversa?

Significa che la nostra natura egoistica ci separa dalla vera realtà, che è amore, dazione e connessione. Il nostro egoismo, il desiderio di godere per il solo beneficio personale, ci dà un falso senso di sicurezza, “falso” perché in realtà ci isola. L’ego non ci permette di incanalare nel mondo la forza positiva dell’amore, della dazione e della connessione che risiede nella natura. Se ci sentiamo sicuri e fiduciosi nel nostro ego individuale, allora blocchiamo il flusso di quella forza superiore.

La soluzione è sentirsi completamente dipendenti dalla forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione. Questa è la vera fiducia. Allora non cediamo al falso senso di fiducia che la nostra natura egoistica fa continuamente emergere in noi, ma sviluppiamo un nuovo senso di fiducia nella nostra connessione con una forza molto più elevata. Quando aderiamo a questa forza, diventiamo più felici e più in pace. Perché? Non perché controlliamo qualcosa, ma perché ci allineiamo con la fonte che ha il controllo totale sulla nostra vita.

Questo mondo è pieno di voci che cercano di insegnare la fiducia in se stessi, ma nessuna di esse la possiede. Vendono ciò che esse stesse cercano. La vera fiducia in se stessi arriva solo quando sappiamo che stiamo facendo ciò che la forza superiore in natura vuole da noi, consapevolmente e volentieri.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 28 dicembre 2019.

Scritto/edito dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa il detto: “Temere il peccato è temere il peccato stesso, non la punizione”?

Si dovrebbe avere paura di un’azione chiamata peccato, non della punizione per quell’azione, perché altrimenti si ha paura di essere puniti.

La paura della punizione è una paura egoistica, in cui temiamo di essere danneggiati.

La paura spirituale, invece, è la paura della disconnessione dal Creatore, cioè dalla forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione che è opposta al nostro egoismo e al di sopra di esso.

Se stiamo progredendo spiritualmente, cioè sviluppando una sempre maggiore vicinanza e connessione con il Creatore, allora non dobbiamo temere le conseguenze delle nostre azioni, ma le azioni stesse. Altrimenti, la nostra moralità è solo paura di essere scoperti. Tuttavia, finché non scegliamo volontariamente il nostro percorso, siamo racchiusi in una precisa struttura determinata dal governo del Creatore su di noi.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato spirituale della separazione del Mar Rosso?

La storia della separazione del Mar Rosso è uno degli eventi più noti e dibattuti della storia. Per oltre tremila anni si è discusso se fosse realmente accaduto. Tuttavia, dal punto di vista kabbalistico, non ci concentriamo sul fatto che si sia trattato di un evento storico, ma piuttosto sul suo significato spirituale più profondo, ossia il processo spirituale che ogni persona subisce nel percorso di cambiamento dell’intenzione egoistica per il solo beneficio di sé, in un’intenzione di amore e dazione agli altri e alla natura.

Secondo la Kabbalah, ogni evento spirituale deve manifestarsi almeno una volta anche nel mondo fisico. Questo non significa che avvenga nella stessa forma o nello stesso tempo, ma che deve esserci un’espressione di esso. Tuttavia, lasciamo i dibattiti storici agli storici. Ciò che conta davvero è comprendere il significato della separazione del Mar Rosso nella vita di una persona che aspira al conseguimento spirituale.

Il viaggio interiore: lasciare l’Egitto e affrontare il mare 

La Torah descrive come il popolo d’Israele lasciò l’Egitto in fretta e furia dopo che il Faraone aveva concesso loro il permesso di partire. Nella saggezza della Kabbalah, l’Egitto simboleggia la natura egocentrica di una persona, uno stato in cui si è schiavi di desideri egoistici, perseguendo il piacere personale a spese degli altri. L’Esodo dall’Egitto rappresenta il momento in cui una persona inizia a liberarsi dal proprio ego, aspirando a uno stile di vita più connesso e altruistico.

Tuttavia, appena lasciamo l’Egitto, il Faraone si pente di averci lasciato andare e manda il suo esercito a inseguirci. Questo significa che, quando cerchiamo di fuggire dall’egoismo, il nostro ego non scompare semplicemente: al contrario, si risveglia con ancora più forza, cercando di tirarci indietro. Il Faraone interiore, la forza egoistica dentro di noi, non si arrende senza combattere.

Il popolo d’Israele raggiunge il Mar Rosso con l’esercito del Faraone che si avvicina alle sue spalle. Sono in uno stato di disperazione, incerti se tornare alla schiavitù o andare avanti verso l’ignoto. Questo conflitto interiore accade a ogni persona che percorre il cammino spirituale. Da un lato, c’è il conforto di tornare alle abitudini egoistiche familiari. Dall’altro lato, c’è l’aspirazione a una nuova esistenza altruistica, che si sente incerta e spaventosa.

Cosa rappresenta la separazione del Mar Rosso?

La separazione del Mar Rosso rappresenta un cambiamento fondamentale nella percezione. Il mare, nella Kabbalah, simboleggia la qualità di Bina, che è la qualità della dazione. È una forza enorme, ma finché è mescolata all’egoismo, rimane pericolosa e caotica, come le acque in tempesta. Nel momento in cui una persona è pronta ad avanzare in ciò che la Kabbalah chiama: “Fede al di sopra della ragione”, cioè ad elevarsi al di sopra del proprio ego, immergendosi nella forza della dazione, allora il mare si separa e appare il sentiero da seguire.

A Mosè viene detto di sollevare il suo bastone (“Mateh” in ebraico), che rappresenta la fede sopra la ragione. In altre parole, per attraversare il Mar Rosso dobbiamo sottomettere l’ego all’aspirazione di dazione. Dobbiamo mettere l’amore, la dazione e la connessione al di sopra dei calcoli personali di guadagno o perdita. Quando facciamo questo, le acque si separano, aprendo il cammino verso la nostra trasformazione.

Cosa succede ai desideri egoistici?

Quando il popolo d’Israele attraversa, il mare torna al suo stato naturale e sommerge l’esercito del Faraone. Questo significa che coloro che non riescono ad elevarsi sopra l’egoismo, che insistono a vivere solo per sé stessi, non possono passare alla nuova realtà della dazione. I desideri egoistici che rifiutano di trasformarsi in altruismo vengono lasciati indietro e “annegano”, perdendo il loro potere sul nostro sviluppo spirituale.

Perché l’acqua?  Il significato spirituale del mare

L’acqua rappresenta la forza della vita, la qualità del dare. Siamo tutti nati nell’acqua, che è la base della vita. Tuttavia, l’acqua può essere sia una forza di vita sia una forza di distruzione. Se è mescolata con l’egoismo, diventa turbolenta e minacciosa. Ma se è allineata alla qualità della dazione, allora nutre e sostiene la vita.

Il Mar Rosso è chiamato in ebraico “Yam Suf“, che significa “Mare della Fine”. Esso rappresenta la fine di uno stato e la transizione verso un altro. Una volta attraversato, non si torna più in Egitto. Si supera il confine tra egoismo e altruismo, entrando in uno stato in cui la dazione, e non più l’interesse personale, guida la nostra vita.

La chiave per attraversare il Mar Rosso

La lezione del Mar Rosso è che dobbiamo essere disposti a fare un salto di fede al di sopra della ragione. Ciò significa abbandonarsi alla qualità della dazione e agire in base ad essa anche quando contraddice la logica egoistica. Quando l’amore, la dazione e la connessione diventano più importanti dei guadagni egoistici, possiamo compiere tale transizione.

È per questo che il mare viene diviso dalla fede e non da Mosè stesso. Mosè, come guida, è già oltre questa transizione. Rappresenta la forza di Bina, la forza della dazione, e quindi non ha bisogno di attraversare.  Esiste già in quella qualità. Ma il popolo, che rappresenta i desideri ancora in trasformazione, deve fare il salto.

La trasformazione soprannaturale

Il miracolo del Mar Rosso non è la separazione fisica delle acque, bensì la trasformazione che avviene all’interno di una persona. È il momento in cui iniziamo a pensare agli altri più che a noi stessi, non per un tornaconto personale, ma per una nuova natura di amore e di dazione. Si tratta davvero di un cambiamento soprannaturale, perché va contro la nostra natura egoistica innata.

Attraversare il Mar Rosso significa entrare in una nuova realtà in cui il benessere degli altri viene anteposto all’interesse personale. Non si tratta di un cambiamento temporaneo, ma di un cambiamento permanente nella percezione. Una volta attraversato questo confine, tutta la nostra visione del mondo cambia. Non calcoliamo più in funzione di ciò che possiamo ricevere per noi stessi, ma in funzione di ciò che può giovare agli altri, sapendo che, così facendo, arriviamo a somigliare alla qualità spirituale dell’amore e della dazione.

Perché una persona compie questo cambiamento?

La spinta a questa trasformazione è il desiderio di somigliare al Creatore. Se non fosse per questa aspirazione, non lasceremmo mai volontariamente il nostro ego. Ma poiché la qualità del Creatore è l’amore assoluto e il dare incondizionato, chi desidera avvicinarsi al Creatore deve adottare la stessa natura. Deve attraversare questa trasformazione, non perché sia facile o comoda, ma perché è l’unico modo per diventare simili alla forza superiore.

Il punto di non ritorno

Il Mar Rosso è il “Mare della Fine” (Yam Suf) perché, una volta attraversato, non si può più tornare indietro. Chi si trasforma dall’egoismo alla dazione  rimane in questo nuovo stato. Non è più schiavo dei propri desideri personali, ma vive in un sistema completamente diverso, fatto di amore, dazione  e connessione umana positiva.

Questo è il significato spirituale più profondo della separazione del Mar Rosso. Non si tratta di dividere acque fisiche, ma di aprire un nuovo sentiero nella nostra attitudine verso gli altri e verso la realtà. È il passaggio da un mondo centrato su sé stessi a un mondo in cui la qualità del Creatore, l’amore e la dazione, governano i nostri pensieri, desideri, decisioni e azioni.

Questa è la grande transizione che tutta l’umanità dovrà infine compiere e ogni persona vivrà il proprio “momento del Mar Rosso” quando sarà pronta a spiccare quel salto.

Basato su “The Parting of the Red Sea – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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