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Momenti difficili: opportunità di correzione

Il giorno 7 agosto era  il 9 di Av secondo il calendario Ebraico.  In questo giorno, il Primo e il Secondo Tempio furono distrutti e il popolo di Israele esiliato dalla loro terra. È successo a distanza di secoli, ma esattamente lo stesso giorno dell’anno.  A livello fisico, questi sono giorni propensi ai guai. Le tre settimane prima del 9 di Av sono giorni difficili, e soprattutto il 9 di Av stesso. Comunque, a livello spirituale, si tratta di un’opportunità di correzione, e i giorni problematici sono in realtà le opportunità migliori.

Entrambi i templi furono distrutti per colpa dell’odio tra il popolo di Israele. Nel Primo Tempio, esso si manifestò con spargimenti di sangue e calunnie. Nel Secondo Tempio, l’odio divenne così intenso da non aver bisogno di alcuna ragione o ragionamento.  Per questo che viene definito “odio infondato”. L’odio, il peggiore di tutti gli odi, distrugge tutto, proprio come accadde ai figli di Israele in quel periodo. Poiché erano consumati da questo odio, persero la città di Gerusalemme, la terra d’Israele e furono dispersi in tutto il mondo per due millenni.

Guarire questo odio è il lavoro spirituale che dobbiamo fare. Ogni giorno è un’opportunità per guarire l’odio nel nostro cuore e trasformarlo in amore per gli altri. Ma i giorni in cui ricordiamo le terribili conseguenze del nostro odio per l’altro dovrebbero darci una spinta in più per curarci da quella piaga. Ecco perché i cabalisti non considerano questi giorni come giorni negativi, ma come opportunità di correzione.

Se trattiamo questi giorni come un invito a correggere il nostro odio e aumentare l’amore tra di noi, faremo a noi stessi, e al mondo intero, un grande servizio, dato che l’odio è il motivo di tutti i mali.  Se lo curiamo, tutto il mondo guarirà. 

Didascalia della foto:
Rovine del Secondo Tempio, a Gerusalemme.

In memoria di un gigante della spiritualità

Questa settimana commemoreremo l’anniversario della morte di uno dei giganti mondiali della spiritualità: Isaac Luria, conosciuto come ” il santo ARI”.  Anche se sconosciuto ai più, i suoi scritti sono oggi alla base della saggezza della Kabbalah.  È  grazie a lui se Baal HaSulam è riuscito, nel XX secolo, a rendere accessibile la saggezza della Kabbalah all’intero mondo.

L’ARI era davvero unico. Non solo è morto alla giovane età di 38 anni, ma tutto ciò che abbiamo di lui, volumi su volumi di saggezza, lo ha dettato al suo discepolo Rav Chaim Vital, che ha scritto ogni sua parola, e lo ha fatto negli ultimi diciotto mesi della sua vita.

L’ARI ha preso una saggezza che comprende tutti i segreti della vita e l’ha spogliata  dalle innumerevoli storie e leggende, che la imbrigliavano con il preciso intento di renderla enigmatica. Sentiva che nella sua generazione era giunto il momento di iniziare a svelare il vero significato della saggezza nascosta: la saggezza della Kabbalah.

Quando arrivò per la prima volta a Safed, la città dove trascorse gli ultimi mesi di vita e dove insegnò ai suoi discepoli, nessuno riconobbe la sua grandezza. A quel tempo, il più grande cabalista era RAMAK, anche l’ARI andò a imparare da lui.

Ma quando RAMAK, un grande cabalista a pieno titolo, si rese conto della grandezza dell’ARI, lo elogiò pubblicamente nei termini più alti affinché tutti riconoscessero la sua grandezza: “Sappiate che c’è un uomo seduto qui”, disse a proposito dell’ARI, “che sorgerà dopo di me e illuminerà gli occhi della generazione nella saggezza della Kabbalah. Questo perché nei miei giorni i canali erano bloccati mentre nei suoi giorni i canali saranno rivelati. Sappiate che lui è un grande uomo, una scintilla di Rabbi Shimon Bar Yochai.”

Dicendo che l’ARI era connesso a Rabbi Shimon, autore del Libro dello Zohar, caposaldo della saggezza della Kabbalah,  RAMAK stava in realtà dicendo che tutte le parole dell’ARI sono vere e sante, e che chiunque desideri imparare l’autentica saggezza dovrebbe studiare con lui.

Ci sono voluti molti anni, addirittura secoli, perché la grande saggezza dell’ARI venisse conosciuta, ma oggi sappiamo che se non fosse per la Kabbalah Lurianica, che porta il suo nome, i segreti della saggezza della connessione, cioè la saggezza della Kabbalah, ci sarebbero ancora occultati.

Grazie agli insegnamenti che l’ARI ha istituito, e che Baal HaSulam ha interpretato per noi, sappiamo come dovrebbe vivere l’umanità, sappiamo come costruire una società sostenibile, nella quale le persone si prendono cura l’una dell’altra e praticano la responsabilità reciproca.

Nei tempi tumultuosi di oggi, la grande saggezza dell’ARI, racchiusa nei commenti del Baal HaSulam, ci permette di dare un senso alle cose e di trovare una via attraverso la crescente confusione dell’umanità. Attraverso la loro saggezza, se lo vorremo, navigheremo sicuri attraverso le acque tumultuose.

[Immagine: Città vecchia di Zfar di Leonid Levitas, Wikimedia Commons]

Lui è sempre con me

Per molti anni, studenti e amici mi hanno chiesto di raccontare la storia del periodo trascorso con il mio insegnante, RABASH. Per molti anni ho sentito che non ce n’era bisogno, che i tempi erano diversi e le cose oggi funzionano diversamente.

Ma attraverso le mie conversazioni con Semion Vinokur, molte storie si sono in ogni modo diffuse. Semion, che ha una grande capacità di sentirmi veramente, è riuscito a trascriverle con il suo stile unico e accattivante e tutto ad un tratto è nato un libro.  Ora, grazie al lavoro meticoloso di Irina Rudnev e Mark Berelekhis, è disponibile anche in inglese.

Il libro, intitolato Always with Me, inizia con le mie domande dell’infanzia e i miei anni da giovane uomo. Ma questo è solo il preludio. Il grosso del testo racconta la storia dei miei anni con RABASH: come l’ho trovato, come sono diventato il suo discepolo, il suo assistente, e perché mi sono impegnato a trasmettere il suo messaggio d’amore per tutta l’umanità.

Gli studenti di Kabbalah di oggi imparano in modo molto diverso da come ho imparato io con lui. Tuttavia, ogni studente passa attraverso un processo interiore molto simile e può essere in sintonia con le esperienze qui descritte. Dato che ora i tempi sono cambiati, non posso insegnare ai miei studenti nella stessa maniera in cui RABASH insegnava a me.  Anche se il metodo è leggermente diverso, raggiungere la spiritualità richiede ancora, e richiederà sempre, la dedizione e la devozione alla meta.  

RABASH ci ha lasciato nel 1991, ma non scomparirà mai dal mio cuore e dalla mia mente. Quando insegno, lui è sempre con me. Quando mi alzo nelle ore piccole per preparare la lezione del mattino successivo, è lui che guida il mio cuore. Quando parlo con i leader mondiali o con gli scienziati, è la sua eredità che guida i miei pensieri e le mie parole.

Spero che quando leggerete le testimonianze, avrete un assaggio della grandezza dell’uomo che ha reso la Kabbalah accessibile ad ogni persona su questo pianeta. Gli insegnamenti di RABASH sono un dono all’umanità, e io faccio del mio meglio perché tutti ne traggano beneficio.

Quello che sono diventato, lo sono diventato grazie a lui, perché davvero, lui è sempre con me.

L’eredità di un Gigante Spirituale

Sapeva che il tempo scorreva; sapeva che dovevano trasferirsi in Israele; disse al primo ministro israeliano come Israele poteva essere veramente indipendente, ha dedicato la sua vita ad aiutare il popolo ebraico e tutta l’umanità. Yehuda Ashlag, conosciuto come Baal HaSulam, il più grande kabbalista dei tempi moderni e tra i più grandi di tutti i tempi, è morto 67 anni fa lasciandoci un’eredità di amore incondizionato per il suo popolo, per tutti gli uomini e per tutto il creato. Ci ha anche lasciato dei libri e una tabella di marcia che può aiutarci a diventare come lui.

Era il 1921. Ashlag, un brillante Dayan [giudice del tribunale ebraico ortodosso] di Varsavia, la “capitale” dell’ebraismo della diaspora, che era stato nominato a questa venerabile posizione quando aveva solo diciannove anni, era ormai scomunicato da diversi anni ma non si preoccupava delle estreme difficoltà che lui e la sua famiglia sopportavano a causa di ciò. Il suo unico obiettivo era il destino del suo popolo e il destino del mondo.

Alcuni anni prima, si rese conto che l’Europa si stava dirigendo verso un antisemitismo estremo e letale. Cercò di avvertire i suoi compagni ebrei di Varsavia, ma la leadership ortodossa impedì che la sua voce fosse ascoltata. Quando insistette, misero fine alla sua posizione di dayan e tagliarono i loro legami con lui, istruendo l’intera comunità ebraica a ignorarlo. A quei tempi, un boicottaggio era una situazione che metteva in pericolo la vita, poiché si doveva dipendere dalla comunità per il lavoro, l’alloggio, l’istruzione e le provviste. Senza di loro, si era alla mercé dei Polacchi e loro non amavano gli Ebrei.

Ma Ashlag continuò a provare. Trovò un accordo per acquistare trecento baracche di legno dalla Svezia e un posto per loro da erigere in Palestina. Riuscì anche a convincere segretamente trecento famiglie ebree a trasferirsi lì per sfuggire ad un destino amaro in Europa. Ahimè, la leadership ortodossa scoprì il suo piano e convinse tutte le trecento famiglie a rimanere in Polonia. Non sapremo mai quanti di loro, se ce ne furono, sopravvissero all’Olocausto. 

Tuttavia nel 1921 accadde qualcosa. Ashlag capì che era ora di andarsene. A quel punto, aveva studiato la Kabbalah per molti anni e aveva raggiunto un livello in cui superava il suo stesso maestro. In un tale stato, non c’era più nulla che lo trattenesse in Polonia. Quello stesso anno, lui e la sua famiglia si trasferirono a Gerusalemme ed egli cominciò a scrivere profusamente.

Gli scritti di Ashlag testimoniano che non era solo un grande kabbalista, ma un rivoluzionario e un pensatore globale che comprendeva le complessità della natura umana. Usando le sue acute intuizioni, era in grado di prevedere cosa sarebbe successo in Israele e nel mondo, e fece del suo meglio per cambiare le cose in meglio. Era un accanito sionista non per il gusto di conquistare la terra, ma perché il popolo ebraico compisse il suo dovere verso il mondo: dare un esempio di unità e amore per gli altri di cui sapeva che il mondo avrebbe avuto disperatamente bisogno.

Non si accontentò di scrivere. Si incontrò con tutti gli uomini influenti del paese in quel momento e cercò di convincerli che la sovranità in sé e per sé non è sufficiente, che se Israele doveva prosperare, doveva dare un esempio di unità e responsabilità reciproca. Implorò quei leader di stabilire un’educazione all’unità al di sopra di tutte le differenze e stabilire la società basata sulla cura delle persone l’una per l’altra,  senza aspettarsi che le cose si risolvessero da sole.

Dialogò diverse volte con David Ben Gurion, il Primo Ministro di Israele, Moshe Sharett, il secondo Primo Ministro d’Israele, Haim Arlosoroff, capo del dipartimento politico dell’Agenzia Ebraica, il membro della Knesset (il parlamento di Israele) Moshe Erem, e con molti altri. Non risparmiò alcuno sforzo. Negli anni ’30, scrisse una serie di saggi che illustravano le sue opinioni di pensatore globale. Nei suoi saggi, “Responsabilità reciproca”, “La libertà”, e specialmente in “La pace” e “La pace nel mondo”, Ashlag descrisse dettagliatamente come l’umanità può prosperare nella pace. Ma Ashlag era prima e soprattutto un kabbalista. Fu attraverso la sua profonda comprensione della creazione, acquisita attraverso lo studio della Kabbalah, che divenne un pensatore così acuto. Il suo sogno era che tutti fossero saggi come lui, e che tutti si preoccupassero dell’umanità tanto quanto lui.

Per raggiungere questo obiettivo, scrisse due monumentali commenti sulle opere fondamentali della saggezza della Kabbalah.

 La sua prima impresa fu un commento in sei volumi agli scritti dell’ARI, in particolare “L’Albero della Vita” e “Le Otto Porte”. Nel suo commento, che intitolò “Lo studio delle dieci Sefirot”, interpretò gli scritti di questo grande kabbalista del XVI secolo in modo che i contemporanei potessero relazionarsi ad essi e comprenderli. Il suo secondo e più illustre risultato fu la scrittura di un elaborato commento al Libro di Zohar, completo di quattro introduzioni che spiegano al lettore come comprendere questo testo vitale.

Nel suo commento, che intitolò Sulam [Scala], tradusse il testo aramaico dello Zohar in ebraico e interpretò il significato delle parole in modo che i lettori potessero vedere come il libro non parla del mondo fisico, ma dei processi spirituali che tutti gli studenti della Kabbalah attraversano. In segno di rispetto, Rav Ashlag divenne in seguito noto come Baal HaSulam [Autore della Scala], dal nome che aveva dato al suo commento.

L’umanità deve ancora scoprire ciò che questo grande uomo ci ha dato. Egli iniziò la sua introduzione a “Lo studio delle dieci Sefirot” con le seguenti parole: “All’inizio delle mie parole, trovo un grande bisogno di rompere un muro di ferro che ci separa dalla saggezza della Kabbalah dalla rovina del Tempio [2.000 anni fa] a questa generazione”. 

Ma perché dovremmo studiare la Kabbalah? Qualche paragrafo dopo, Baal HaSulam stesso risponde a questa domanda: per trovare il senso della vita. Nelle sue parole, “Se poniamo i nostri cuori per rispondere ad una sola questione molto importante, sono certo che tutte queste domande e dubbi svaniranno dall’orizzonte, e voi guardando al loro posto le troverete sparite, cioè questa domanda indiscreta che il mondo intero si pone, ossia: ‘Qual è il significato della mia vita? In altre parole, questi anni calcolati della nostra vita che ci costano così tanto, e i numerosi dolori e tormenti che soffriamo per loro, per completarli al massimo, chi è che ne gode?”

Nel suo trattato, “Tempo di agire”, Baal HaSulam condivide il suo grande desiderio che tutti sappiano cosa sia veramente la Kabbalah. “Da molto tempo ormai”, scrive, “la mia coscienza mi ha gravato con la richiesta di uscire e creare una composizione fondamentale riguardante l’essenza di … l’autentica saggezza della Kabbalah, e diffonderla tra la nazione, in modo che la gente arrivi a conoscere e comprendere correttamente questi argomenti esaltanti nel loro vero significato”.

Per fortuna, oggi i suoi scritti, e gli scritti di tutti i kabbalisti, sono a portata di un clic. Su Kabbalah.info, abbiamo messo a disposizione tutto il materiale disponibile gratuitamente affinché tutti possano studiare. 

Ma il lavoro di Baal HaSulam non è finito. L’umanità soffre ed è più divisa che mai. Noi, che apprezziamo la sua sacra eredità, dobbiamo riprendere da dove lui ha lasciato e trasmettere a tutti la saggezza della verità, dell’amore e dell’unità.

Il silenzio è d’oro

Ho passato infinite ore a conversare con il mio maestro, Rav Baruch Shalom Ashlag (RABASH).  Per la maggior parte del tempo, parlavamo quando eravamo da  soli durante le nostre camminate mattutine o durante i nostri frequenti viaggi di due giorni a Tiberiade. Una volta gli chiesi cosa facesse prima che arrivassi io, dato che quando l’ho conosciuto aveva già settantatré anni.  Mi rispose: “ero solo”.  Quando gli chiesi se non avesse sentito il bisogno di parlare con qualcuno, mi rispose semplicemente: “No”.

Ora, trent’anni dopo la sua scomparsa, capisco cosa intendesse.  Mi siedo, da solo, nella mia camera e non sento alcun bisogno di uscire o parlare con qualcuno.  Potrei sedermi lì per cent’anni senza alcun problema.  Ogni tanto faccio una camminata, ma,  da quando sono iniziate le chiusure, sono da solo la maggior parte del tempo e sono perfettamente felice.  Se non fosse per i miei studenti o la necessità di diffondere la saggezza della Kabbalah al mondo, non pronuncerei una parola.  

In questo, sono simile a molti Kabbalisti che mi precedettero. Anch’essi non trascorrevano le loro giornate in conversazioni inutili. Studiavano insieme e leggevano dalle fonti autentiche della Kabbalah. E così facevamo anche Rabash e io.  Anche quando eravamo soli, come a Tiberiade, ci sedevamo uno di fronte all’altro, con Il Libro dello Zohar o Lo Studio delle Dieci Sefirot aperto sul tavolo davanti a noi, una tazza di caffè turco vicino, e leggevamo, leggevamo, leggevamo.

Ogni tanto RABASH si fermava per spiegare, oppure ero io a fare una domanda sul testo, ma per la maggior parte del tempo, leggevamo e ci connettevamo tra noi, elevandoci a una sensazione condivisa e spirituale. Non c’era bisogno di altro, niente di niente.

Quando si verificava un evento importante, come una guerra o le elezioni in Israele o altri eventi che agitavano l’opinione pubblica israeliana, scambiavamo qualche parola al riguardo, ma non a lungo e certamente senza parlarne a vanvera. Non ci allontanavamo un attimo dal pensare allo scopo della vita, ogni secondo era importante.

È scritto nella Mishnah che Shimon, il figlio di Rabban Gamaliel, era solito dire: “Per tutti i miei giorni sono cresciuto tra i saggi e non ho trovato nulla di meglio per una persona che il silenzio. Lo studio non è il più importante, ma le azioni;  chi parla troppo porta il peccato” (Avot, 1:16).

I Kabbalisti sono silenziosi perché ascoltano i loro cuori. Ascoltano il nostro cuore comune, il cuore del sistema umano detto Adam HaRishom, di cui facciamo tutti parte.  

Nasciamo rinchiusi nella  bolla del nostro ego, non riusciamo ad ascoltare il nostro cuore comune. Ascoltiamo soltanto noi stessi.

Quello che ho imparato da RABASH è ascoltare nel profondo, oltre l’ego, il cuore comune. Nel profondo della nostra anima, c’è un desiderio di liberarsi dai confini dell’ego e sentire il cuore comune. Quando ci connetteremo con esso, saremo veramente in grado di sentire ciò che è fuori di noi. Saremo in grado di conversare con l’anima di tutta l’umanità, con tutta la natura e attraverso di loro con il Creatore.

Come scegliere un maestro

Uno studente mi ha chiesto come ho capito che volevo stare con il mio maestro, RABASH, e diventare suo discepolo. C’è una risposta molto chiara a questa domanda, che i saggi del Talmud hanno articolato migliaia di anni fa: “Non si impara se non nel luogo dove il proprio cuore desidera” (Avoda Zarah 19a). Oppure, in tre parole: Segui il tuo cuore.

Ho passato molti anni a cercare l’insegnante che rispondesse alle mie domande più profonde: Da dove viene la vita? A cosa serve la vita? Qual è il significato della vita?

Ho studiato bio-cibernetica perché pensavo che avrei trovato la risposta in quella scienza specifica. Sapevo che non l’avrei trovata nella fisica o in qualsiasi altra scienza, così ho scelto la bio-cibernetica perché spiega come funzionano i sistemi organici, come sono costruiti gli organismi. Speravo di poter imparare attraverso la scienza il programma della vita, l’essenza della vita.

Ero disilluso. Ne sono uscito con alcune formule sul funzionamento dei sistemi e zero risposte sulla composizione della vita e soprattutto su dove sta puntando. Tutti i miei anni di apprendimento scientifico mi hanno insegnato che ogni organismo si sostiene e si sforza di assicurare la sua esistenza e questo è tutto. Non c’era nulla sul perché gli organismi dovrebbero sostenersi da soli. Tutto ciò che non poteva essere misurato non c’era; era irrilevante per la scienza, ma questa è esattamente l’essenza della vita ed era quello che volevo sapere.

Perciò, una volta laureato, ho lavorato per qualche tempo come scienziato, ma stavo già guardando altrove. Mi sono dilettato in varie filosofie, anche se niente di mistico o esoterico, ma più vicino alla scienza, seguendo la mia natura che insiste su prove solide.

Chiaramente, quando ho trovato la saggezza della Kabbalah, sono stato felicissimo. Finalmente avevo trovato un insegnamento che spiegava tutto in modo chiaro, metodico e razionale! Avevo trovato una saggezza in cui la fede non significava credere ciecamente nelle parole di un’altra persona in carne ed ossa, ma la forza di dazione che si deve acquisire per sapere cos’è.

La Kabbalah mi ha insegnato che se non avessi conseguito ciò che era scritto nei libri, non avrei capito nulla e non avrei avuto altro che parole vuote.

Mi piaceva il fatto che non ci sono compromessi; o lo afferri fino in fondo o non ne afferri nulla e te ne vai a mani vuote come sei arrivato.

Per me, questa era la chiave: la verità in essa. Ho trovato ciò che stavo cercando. Sono arrivato pronto, sapendo quello che volevo trovare e solo quando ho visto che stavo ottenendo quello che volevo, ho deciso di restare.

Questo è il principio chiave nella ricerca di un insegnante: Sapere cosa vuoi. Se sai quello che vuoi, lo riconoscerai quando lo vedi, e allora saprai che sei nel posto giusto per te. Questo è vero per la Kabbalah come è vero per qualsiasi altra cosa che possiamo volere.

Nel corso del tempo, i desideri possono cambiare e ciò che sembra giusto oggi può non sembrare giusto domani. Questo non significa che hai fatto la scelta sbagliata; significa che sei cambiato, e questo è un buon segno, un segno di vita e di crescita.

Il punto importante è che devi stare all’erta, esaminare sempre cos’è che vuoi e cercarlo senza sosta. Ricordate: “Non si impara se non dal luogo dove il proprio cuore desidera”.

Per saperne di più sulle mie esperienze con il mio insegnante, leggete la mia ultima pubblicazione: Always with Me.

È ora di spostarci da InterNet a InnerNet

Sono passati pochi più di trent’anni da quando internet è disponibile a tutti.  È stato detto che, dall’invenzione della ruota, nessuna tecnologia ha rivoluzionato la nostra vita così velocemente e così profondamente come internet.  Nessuna delle cose che diamo per scontate oggi sarebbe  stata possibile senza. 

Eppure internet non ci ha resi più felici. Quindi, dopo trent’anni di tentativi di trovare la felicità nelle connessioni virtuali tra di noi, è arrivata l’ora di avanzare.  È arrivato il momento di spostarci dall’inter-net all’inner-net, una rete di cuori che si sentono a vicenda e si prendono cura l’uno dell’altro. 

Quando  internet ha fatto la sua comparsa, ci è stato promesso che avrebbe liberato l’umanità dalle catene del luogo fisico, che ci avrebbe portato a terre lontane e luoghi esotici dalla comodità del nostro desktop. Ci ha promesso che avrebbe unito persone di tutto il mondo, aiutato a fare amicizie in ogni parte del globo  e colmato il divario tra nazioni e civiltà. 

In realtà, ora siamo più soli che mai  e tanti dei nostri amici fisici si sono dissolti in un universo virtuale.  Grazie a internet, è molto più semplice comunicare, ma fin troppo spesso  la comunicazione è usata in maniera prepotente, per  il traffico sessuale e di schiavi, per censurare pensieri (paradossalmente), intimidire e semplicemente per vendere cose che probabilmente non servono. 

Non è colpa di internet. Pensavamo che avrebbe migliorato la vita, ma abbiamo instillato in esso la ragione che ci rende tristi fin dall’inizio: la nostra natura maligna.  Internet non è né un bene né un male; è semplicemente un riflesso di chi siamo.  Dato che siamo maligni, ogni cosa che creiamo ci si rivolta contro e, alla fine, ci danneggia.  L’unica soluzione possibile è di cambiare la nostra cattiva natura, e in fretta. 

Non consiglierei di evitare internet.  Io stesso lo uso sempre. Infatti ho capito subito il suo grande potenziale positivo appena l’ho usato. Quattro anni dopo che è stato reso disponibile, ho creato il mio primo sito internet per insegnare come riunire i cuori delle persone attraverso la saggezza della Kabbalah.

Anche se mi sono reso conto fin dall’inizio dell’enorme potenziale commerciale di internet, ho fatto sì che il contenuto autentico del mio sito fosse disponibile a tutti, gratuitamente. Negli anni, e con l’aiuto dei miei studenti e amici, abbiamo costruito il nostro sito internet, di gran lunga il grande sito di contenuti sulla saggezza della Kabbalah, in cui tutto il contenuto (testi, audio e video) sono ancora gratuiti per tutti. Traduciamo tutti i contenuti che possiamo in decine di lingue, comprese le lezioni dal vivo e le lezioni quotidiane, e li offriamo a costo zero. 

Non abbiamo alcun interesse a controllare internet; ci sforziamo di costruire una rete interiore: una rete di cuori collegati dalla cura reciproca e dall’empatia. Al mondo serve questo: è l’unica cura per le molteplici crisi attuali. Tuttavia, possiamo somministrare questa cura soltanto agli altri.  Non possiamo curare noi stessi con l’amore: ci vogliono almeno due persone e, di solito, anche di più. 

Evidentemente, nessun regolamento aiuta a colmare l’odio che trasuda dai dispositivi mobili e dai computer attuali.  Il relativo anonimato di internet aiuta a esporre la nostra natura più di quanto oseremmo esporla in un ambiente fisico, così esplode la brutta realtà, e possiamo finalmente riconoscerla. 

Se non fosse per questa consapevolezza, non crederemmo mai che questa sia la vera natura dell’umanità.  Ora che abbiamo messo uno specchio digitale nella profondità dei nostri cuori, vediamo cosa c’è lì, nell’oscurità.  È come dicono gli scritti sulla natura umana: “Ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male” (Gen.6:5).

Quindi, ora che siamo diventati interconnessi, è ora di diventare inner-connessi. È ora di rendersi conto che siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri  e che, se non mettiamo l’unione come nostra prima priorità, ci infliggeremo danni irreparabili

Se siamo ancora qui, e se possiamo ancora scrivere e parlarne, significa che non è troppo tardi per rimediare. Più di ogni altra cosa, dovremmo essere grati a internet per averci mostrato il nostro vero essere. Ora dovremmo rimboccarci le maniche e metterci al lavoro per riparare i nostri legami umani spezzati.

Il motore della storia

Nel corso di miliardi di anni l’universo si è evoluto da un minuscolo puntino ad una struttura gigantesca la cui vastità non può essere percepita da alcun essere umano. Circa 4 miliardi di anni fa, su un minuscolo pianeta nel mezzo del vasto universo, cominciò a svilupparsi la vita. Nel susseguirsi degli eoni, la vita si è evoluta dolcemente nel suo corso, generando minerali, piante e animali. Non esisteva un motivo apparente per questo processo, ma proseguì sviluppando creazioni sempre più complesse.

Solo di recente, negli ultimi 5000 anni circa, la ragione si è manifestata: l’universo si è evoluto verso la creazione dell’uomo, che esiste per evolversi e diventare come l’artefice dell’universo e dunque completare il cerchio della creazione, dall’artefice, all’uomo, all’artefice. 

Inizialmente lo scopo della creazione era conosciuto a pochi, ma essi svilupparono modi per spiegarlo alla moltitudine.  La saggezza che quei pochi appresero divenne nota come la saggezza della Kabbalah, che significa ricezione, dal momento che insegna come ricevere la conoscenza fondamentale, quella del creatore dell’universo. 

Come si è evoluta la saggezza, così si è evoluta l’umanità. Quando Abraham (Abramo) arrivò e sviluppò la sua saggezza, scrive Maimonide in Mishneh Torah, la trascrisse in libri come Il Libro della Creazione ed altri libri che non arrivarono al nostro tempo. Tuttavia, i suoi insegnamenti raggiunsero innumerevoli persone nella sua patria Babilonia, Canaan, Egitto e altrove nel Vicino Oriente.  Il suo insegnamento era semplice: sii gentile e prenditi cura del prossimo e scoprirai il segreto del creatore dell’universo o, come lo raffigurò Maimonide, “il capo della capitale”.

Mentre Abraham (Abramo) insegnava, Babilonia attraversava una profonda crisi sociale e la sua gente divenne arrogante ed estraniata l’una dall’altra. Il libro Pirkey de Rabbi Eliezer descrive lo stupore di Abramo nell’osservare i costruttori della torre di Babele: “Abramo, figlio di Terah, andò a vederli costruire la città e la torre”. 

 Provò a parlare loro dei benefici del prendersi cura dell’alienazione “ma essi detestano le sue parole”, dice il libro. Eppure, quando “desiderarono parlare la lingua dell’altro” come in precedenza, quando erano ancora uniti, “non compresero la lingua dell’altro. Cosa fecero?” domanda il libro, “presero ognuno la propria spada e combatterono fino alla morte. Infatti,” conclude il testo, “mezzo mondo morì di spada”.

Più tardi, le cronache del popolo d’Israele in Egitto raccontano la storia della lotta di Mosè per unire il popolo d’Israele, redimerlo dall’Egitto e insegnargli la saggezza di Abramo. Come Abramo, Mosè non intendeva tenere la saggezza per il solo popolo di Israele. Voleva che il mondo intero ne beneficiasse. Nel suo commentario alla Torah, il grande Ramchal scrisse, “Mosè sperava di completare la correzione del mondo a quel tempo. Per questo prese una moltitudine mista, perché pensava che questa sarebbe stata la correzione del mondo…Tuttavia, non  non ci riuscì a causa della corruzione che si manifestò durante il percorso”. 

Altri eventi storici furono punti chiave nello sviluppo della saggezza della Kabbalah. La scrittura de Il libro dello Zohar cominciò subito dopo la distruzione del Secondo Tempio, quando il popolo ebraico iniziò il suo esilio di due millenni, ed il Cristianesimo non era che una fede nascente. Una lunga storia di persecuzione e oppressione stava per cominciare e la caduta di Roma era vicina, insieme alla cultura ellenistica che pose fine alla sovranità ebraica nella terra d’Israele. 

Per oltre un millennio, Il libro dello Zohar fu celato. Verso la fine del XII secolo riapparse ed una nuova era ebbe inizio. Il Medioevo stava volgendo al termine quando un giovane kabbalista chiamato Isaac Luria, proveniente da Safed, a Nord di Israele, a metà del XVI secolo cominciò ad insegnare la Kabbalah come nessun altro fece prima. Circa nello stesso periodo, nuove idee si stavano diffondendo in tutta Europa: il Rinascimento stava prendendo piede, e la Riforma luterana stava cambiando l’autorità della Chiesa Cattolica.

Gli insegnamenti di Isaac Luria, divenuto noto come ARI, rimasero nell’ombra per secoli e solo pochissimi ne erano a conoscenza. Fu solo nel XX secolo che la saggezza della Kabbalah divenne più accessibile. Negli anni ‘40 e ‘50 un kabbalista chiamato Yehuda Ashlag spiegò nel dettaglio gli insegnamenti dell’ARI nella raccolta di sei volumi Lo studio delle dieci Sefirot, come anche Il Libro dello Zoahr nel suo commentario Sulam (Scala). Come in precedenza, gli anni in cui Ashlag, che divenne noto come Baal HaSulam, lavorò sul suo commentario furono anni cruciali per l’umanità. Ai tempi di Ashlag, tre grandi ideologie si fronteggiavano per il dominio del mondo: capitalismo, comunismo, nazismo. Il risultato di questo scontro fu la seconda guerra mondiale con tutte le sue terribili conseguenze.

Gli insegnamenti del Baal HaSulam, malgrado tutta la loro relativa chiarezza, rispetto ai suoi predecessori, non sono ancora diventati noti in lungo e in largo come lui desiderava. Come disse, la generazione non è ancora pronta per questo. 

Ora lo è. Noi siamo la prima generazione che sta iniziando ad attuare i principi che Abraham (Abramo) aveva insegnato e che Mosè desiderava diffondere nel mondo. Nella nostra generazione la saggezza della Kabbalah, la saggezza che insegna come il mondo è stato creato, come opera e come possiamo diventare come il suo creatore, viene insegnata in tutto il mondo e tutti sono i benvenuti. Chiunque può leggere i libri, guardare le lezioni, praticare il metodo con gli altri e raggiungere ciò che la saggezza consente.

Il motore della storia, che ha guidato ogni processo dalla notte dei tempi, è ora accessibile a tutti, come un programma a codice aperto,  che chiunque può avere ed apprendere. I testi sono stati tradotti in dozzine di lingue, le lezioni sono accessibili gratuitamente online, e le persone curiose di tutto il mondo si stanno avvicinando ai principi di Abramo: sii gentile e prenditi cura del prossimo, e scoprirai il segreto dell’artefice dell’universo, o come lo definì Maimonide, “Il capo della capitale”.

Trent’anni fa è mancato il mio Maestro

In una sera fredda e piovosa del febbraio 1979, mentre io e Chaim Malka, il mio compagno di studi di allora, stavamo per iniziare a studiare i nostri soliti libri di Kabbalah antica, mi sono improvvisamente stancato della ricerca infinita e apparentemente futile della verità. “Andiamo a cercare un insegnante”, dissi a Chaim.  “Cerchiamo un maestro”, dissi a Chaim.  “Dove?” chiese lui.  “Andiamo a Bnei Brak” risposi io, “ non abbiamo mai cercato lì”. A Chaim non piaceva molto l’idea di guidare con quel tempo e tanto meno di andare in una città di Ebrei Ortodossi affollata con stradine strette e semi-pavimentate, dove era improbabile trovare dei Kabbalisti.  Nonostante ciò riuscii a convincerlo e lui, con riluttanza, accettò. 

Arrivati a Bnei Brak,  in tarda serata, non c’era nessuno per le strade. Erano vuote, bagnate e fredde. A un incrocio, improvvisamente vidi un uomo che stava per attraversare la strada. In fretta, abbassai il finestrino e gridai verso di lui: “Dove si studia la Kabbalah da queste parti?” 

Era una domanda molto insolita. A quei tempi, nessuno parlava di Kabbalah, e tra gli Ebrei Ortodossi, l’argomento era un tabù. Ancora più insolita fu la risposta dell’uomo: mi guardò con calma e rispose subito, come se stesse aspettando proprio questo: “ Gira a destra, vai fino alla fine della strada dove inizia il frutteto” mi disse “a sinistra vedrai una casa. E’ lì che si studia la Kabbalah”, concluse e continuò per la sua strada. 

Seguimmo le indicazioni dell’uomo e in effetti arrivammo alla casa.  Scendemmo dalla macchina e bussammo alla porta, ma nessuno rispose.  La casa era quasi del tutto al buio. Cercammo di aprire la porta, era aperta.  Entrammo,  non c’era nessuno, tranne una stanza che era illuminata e da cui provenivano delle voci. Entrammo con esitazione e lì trovammo cinque o sei uomini anziani che leggevano Lo Zohar mormorando parole in una lingua che non conoscevo (era Yiddish).  Il più anziano ci indicò di sederci,  ci sedemmo vicino agli uomini, sulle panche intorno al vecchio tavolo in legno dove studiavano.

Il più anziano tra loro, che ci invitò ad unirci a loro ed era chiaramente il maestro, si rivelò essere Rav Baruch Shalom Ashlag (RABASH), il figlio primogenito e successore di Rav Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), il più grande kabbalista del XX secolo e autore dell’acclamato commento Sulam [Scala] al Libro dello Zohar. Finalmente, dopo anni di ricerca, avevo trovato il mio maestro.

Per i successivi dodici anni, fino al suo ultimo respiro, sono rimasto con RABASH, assistendolo in tutto ciò che potevo e imparando da lui tutto ciò che poteva dare, e lui mi aveva dato più di quanto avrei mai potuto immaginare che qualcuno potesse dare. Trent’anni fa, in questo giorno , è morto tra le mie braccia, lasciandomi il suo quaderno dove scriveva tutto quello che aveva imparato dal suo gigantesco padre e con un’eredità: raccontare al mondo il vero significato di questa grande saggezza e mostrare loro un cammino di luce in un presente oscuro e un futuro inquietante.

Scrissi i miei primi tre libri sotto la guida di RABASH.  Seguendo i suoi insegnamenti, scrissi un altro libro, e la gente iniziò ad arrivare in cerca di un maestro.  Non avevo alcun desiderio di insegnare.  Volevo isolarmi con i libri e la saggezza appresa da RABASH.  Ma  continuarono ad arrivare e mi resi conto che i tempi stavano cambiando, e le porte della saggezza della Kabbalah si stavano aprendo. 

Insieme ai miei primi studenti abbiamo fondato il primo gruppo di studio ed è nato Bnei Baruch [Figli di Baruch], un gruppo di studenti che si sforzano di camminare sulle orme del mio maestro e di tutti i kabbalisti prima di lui.

Trent’anni dopo, Bnei Baruch, non è più un gruppo. Oggi è un movimento mondiale che si sforza di aiutare il mondo a unirsi nell’amore al di sopra di tutte le differenze.  Grazie ai miei studenti, gli insegnamenti di RABASH vengono appresi e amati in ogni parte del mondo.  Questi studenti stanno  realizzando il sogno del mio maestro.  Quindi, oggi sono sicuro che con l’aiuto del mio maestro e la dedizione dei miei studenti e amici, gli insegnamenti dell’uomo di luce, il cui amore si irradiava da ogni singola parola,  si diffonderanno in ogni luogo e illumineranno le nostre vite.  

Baal HaSulam – Il canale per la nostra connessione con il Creatore

Il 6 Ottobre è un giorno speciale – l’anniversario della morte di Baal HaSulam, il nostro insegnante. La sua è l’anima che ci collega al Creatore, egli era l’uomo che ha aperto le porte della saggezza della Kabbalah per l’ultima generazione, quella in cui viviamo. Senza i suoi insegnamenti, non saremmo stati ricompensati con ciò che abbiamo già ricevuto e che possiamo ancora ricevere in futuro. La conoscenza, l’intero approccio e la metodologia, le fasi per la realizzazione – tutto ciò è stato preparato per noi da Baal HaSulam. Naturalmente, tutto ci viene dal Creatore, ma attraverso questa grande anima.

Uno dei motivi per cui la scienza della Kabbalah (ricezione) ha questo nome è che viene trasmessa di generazione in generazione. Ogni studente deve avere un insegnante. Solo individui eccezionali possono, con l’aiuto speciale dall’alto, raggiungere da soli l’adesione con il Creatore. Pertanto, dobbiamo sempre essere in contatto con i saggi che hanno raggiunto la spiritualità, i grandi kabbalisti, e quindi avanzare di generazione in generazione.

Qui, tutto dipende da quanto una persona è in grado di seguire il suo insegnante. Ognuno ha le proprie difficoltà in questo e questo è naturale perché è così che sono organizzati i passaggi dall’alto verso il basso. È difficile per gli inferiori superare il loro egoismo e contattare i superiori. Nel nostro mondo, a livello animale, non esiste un problema del genere perché la natura costringe un bambino a dipendere dagli adulti. Ma a livello umano, quello nel quale è necessario studiare la scienza della Kabbalah, questo non è così facile da mettere in pratica. Qui dobbiamo chinare la testa e massimizzare la grandezza dell’insegnante per imparare da lui.

Ovviamente, questo non ha lo scopo di onorare l’insegnante, ma solo di beneficiare lo studente. Se uno studente si sente inferiore al suo insegnante, allora potrà abbassarsi di più e ricevere dal suo insegnante. Nelle scienze di questo mondo, questo requisito non è così categorico perché lo studente deve essere critico nei confronti dell’insegnante e metterlo alla prova. Ma nella scienza della Kabbalah, una persona non può ottenere qualcosa se non ha chinato la testa davanti al Creatore. E quindi, nella misura in cui abbassa la testa a ciò che riceve dall’insegnante che gli insegna da fonti primarie che provengono da insegnanti di tutte le generazioni, guadagna terreno. Solo in questo modo un piccolo può ricevere da un grande.

Pertanto, dobbiamo capire quanto fosse grande ed eccezionale Baal HaSulam. Siamo obbligati ad accettare tutte le sue opere, tutta la sua eredità, senza alcuna critica e quindi possiamo sperare che inizieremo a connetterci con la sua anima e ricevere attraverso di lui la forza superiore che viene dal Creatore.

Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10/10/2019, Il giorno in memoria di Baal HaSulam.

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