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Rabbia per le strade? Fateli Vergognare

Negli ultimi due anni si è registrato un aumento del venti per cento degli incidenti violenti sulle strade israeliane. Qualche giorno fa, una coppia che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali è stata quasi investita da uno scooter. Quando hanno affrontato il conducente, questi ha accoltellato l’uomo che lo aveva affrontato e se ne è andato con disinvoltura, lasciando morire l’uomo accoltellato.

Pochi giorni prima, un motociclista non ha gradito il commento di un automobilista e lo ha colpito con il casco facendogli perdere i sensi. In un altro recente incidente, un automobilista ne ha minacciato un altro con un coltello, ma si è risolto a tagliare “solo” le gomme dell’altra auto.

Questa ondata di incidenti violenti non è una cosa che un paese piccolo come Israele è abituato a vedere. A mio avviso, la soluzione migliore a questo problema è l’esposizione pubblica e la vergogna.

Niente è più efficace che ferire l’orgoglio di qualcuno. Il conducente dello scooter che ha ucciso l’uomo non ha mostrato alcun segno di rimorso quando è stato arrestato. Ma se avesse saputo che la società lo avrebbe scomunicato se avesse fatto questo, che non sarebbe stato in grado di trovare un lavoro, di crescere una famiglia o di avere amici perché la gente non lo avrebbe voluto intorno a sé, ci avrebbe pensato dieci volte prima di reagire in modo così brutale.

La luce del sole è il miglior disinfettante per le contaminazioni. Allo stesso modo, l’esposizione è il miglior detergente per le malefatte delle persone. L’identità di questi criminali dovrebbe essere nota a tutti, compresi i dettagli del loro reato, e dovrebbero essere severamente puniti e umiliati.

Oltre all’umiliazione, il governo e tutte le autorità dovrebbero avere tolleranza zero per i bulli assassini. È necessario uno sforzo consolidato e intransigente per arginare questi comportamenti e l’opinione pubblica dovrebbe sostenere questa politica.

La rabbia per le strade può colpire chiunque. Soprattutto al giorno d’oggi, quando le persone sono sempre più narcisiste e si sentono sempre più autorizzate, è più probabile che diventino violente senza un motivo apparente. Per questo, credo che solo una motivazione forte, che tocchi gli interessi più egoistici delle persone, possa impedire loro di mettere in pericolo gli altri utenti della strada.

Nessuno vuole la guerra, ma combattiamo sempre

 

Giorni fa Norma Livne, conduttrice del programma El Mundo,”Il Mondo”, ha dedicato una puntata alle risposte a domande poste dai miei studenti e una di queste era sulla guerra in Europa. Più precisamente la domanda era sul perché, se nessuno vuole la guerra, stiamo sempre a combattere l’uno contro l’altro?

In effetti la gente non può vivere senza guerra. In ogni secondo, c’è un conflitto attivo da qualche parte del pianeta. 

A pensarci, non ha senso. Quando chiedi alla gente se crede che la violenza possa risolvere le avversità, tutti rispondono di no. Quando è così, allora anch’io mi chiedo perché combattiamo? È per mostrare chi ha ragione? Se questo è il motivo allora significa che il più forte è anche colui che ha ragione perché è lui a vincere la guerra. Questa è chiaramente una risposta sbagliata.

Anzi non è solo sbagliata, ma deplorevole e immorale. Come si può credere che se sei aggressivo e schiacci i tuoi oppositori, allora hai ragione? Questa non è giustizia, ma bullismo. Noi non siamo neanche animali, siamo peggio!

Eppure questa è la natura umana. Così è come ci comportiamo dalla notte dei tempi e non cambierà fino a quando non cambieremo la natura umana. Quando decideremo di non poterne più del nostro egoismo e vorremo provare un modo diverso di vivere su questo pianeta,  allora saremo in grado di pensare a modi di vivere più piacevoli. Quando decideremo di abbandonare il nostro egocentrismo, scopriremo che gli opposti non cancellano l’un l’altro, ma si completano. Gli opposti non minacciano l’esistenza dell’altro, ma la assicurano e la supportano.

Gli opposti che si complementano non esistono solo in natura, ma anche tra gli uomini. Così come non ci sarebbe primavera senza autunno, non esisterebbe capitalismo senza socialismo. Lo stesso vale per il liberismo e il campanilismo o tra globalismo e isolazionismo. Ogni concetto sarebbe insignificante senza il suo opposto che lo aiuta a definirsi e a chiarirsi.

Tuttavia la verità non sta da nessuna delle due parti, ma nell’unione e nella cooperazione. La verità è in ciò che genera vita. Il cuore e i polmoni ad esempio funzionano in modo molto differente, quasi con funzioni opposte. I polmoni saturano il sangue di ossigeno e il cuore fa scorrere il sangue nel corpo che distribuisce agli organi. Sul piano della saturazione dell’ossigeno, queste funzioni sono opposte. Ciò nonostante solo quando entrambi, cuore e polmoni, funzionano bene abbiamo un corpo sano. La “verità”, se vogliamo, non è né che il sangue deve essere pieno d’ossigeno, ma neanche che deve esserne privo. La verità è che quando cuore e polmoni operano come devono, allora c’è equilibrio, salute e vitalità.

La verità sta quindi nell’equilibrio non nella sopraffazione. Se manteniamo un equilibrio in cui tutte le parti della società contribuiscono reciprocamente con la loro unicità, allora avremo  una società equilibrata e sana i cui membri saranno soddisfatti e al sicuro. Quando proviamo a eliminare un qualunque organo della società, condanniamo tutta la società a instabilità, insoddisfazione e alla fine distruzione.

”Overview Effect” e turismo spaziale

L’ ”Overview Effect è un cambiamento cognitivo riportato dagli astronauti durante l’osservazione della Terra dallo spazio. I ricercatori hanno descritto l’effetto come “una condizione di stupore con caratteristiche auto trascendentali, accelerata da stimoli visivi particolarmente sorprendenti”. Gli aspetti comuni più diffusi nello sperimentare la Terra dallo spazio sono ammirazione e percezione di bellezza, inaspettata commozione, addirittura sconvolgente, e un maggiore senso di connessione con gli altri e con la Terra nella sua totalità.

Michael Collins, membro dell’equipaggio della navicella Apollo 11 nel 1969, ha detto che “quello che davvero mi sorprese fu che [la Terra] proiettava un’aria di fragilità e non so perché. E ancora non lo so. Avevo la sensazione che fosse minuscola,  splendente, bella e fragile.” Edgar Mitchell, che fu a bordo dell’Apollo 14 nel 1971, ricorda “si sviluppa un’improvvisa coscienza globale, un orientamento verso la gente, un’intensa insoddisfazione per la condizione del mondo e un impulso a fare qualcosa a riguardo. Da là fuori sulla Luna le politiche internazionali appaiono così insignificanti. Viene voglia di  prendere un politico per la collottola, trascinarlo a un quarto di milione di chilometri di distanza e dirgli: ‘Guarda un po’, figlio di…’”

Un mio studente mi ha interpellato a proposito dell’overview effect, ipotizzando che il turismo spaziale potrebbe far sentire la gente più connessa alla Terra e agli altri. 

Io posso comprendere per quale motivo un viaggio nello spazio e la vista del mondo da lì possa renderci consapevoli della fragilità della nostra (non così grande) biglia blu e di quanto dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Da lì è facile vedere che respiriamo tutti la stessa aria, che ci nutriamo dalla stessa terra e che beviamo la stessa acqua.

Eppure non credo che i viaggi spaziali possano cambiare molto il modo in cui trattiamo il nostro pianeta, perché a chi ne ha il comando e prende le decisioni, non potrebbe importare di meno. Lo scorso aprile Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite,  ha espresso, in termini  poco diplomatici, la sua opinione riguardo a queste persone:  “Alcuni governi e imprenditori dicono una cosa e ne fanno un’altra. In poche parole, mentono”.

Leggendo questo, la sensazione è quella di voler portare fuori nello spazio questi politici e farli guardare giù sulla Terra, come suggerito da Edgar Mitchell, e lasciarli lì a fluttuare finché non cambiano. Ma, seriamente, non credo che cambierebbero, anche potendo.

I politici si preoccupano solo di una cosa: il controllo. Non sono in grado di vedere o sentire niente altro. Finché vivranno vorranno stare al vertice e niente altro conterà per loro. 

Cosa possiamo farci?  Non sono così sicuro, tuttavia se  un numero sufficiente di persone cambiasse la percezione della vita e capisse che la solidarietà e la preoccupazione reciproca sono più importanti dell’orgoglio e del potere, magari anche i politici cambierebbero i loro punti di vista. Non credo che cambino da soli, ma potrebbero semplicemente comprendere che per stare al vertice devono sostenere valori come compassione e preoccupazione per gli altri, piuttosto che vanità ed egocentrismo. In conclusione abbiamo bisogno di un processo educativo completo per renderci,  non solo essere umani, ma anche esseri umanitari.

Si può salvare il pianeta danneggiando l’arte?

Dall’inizio dell’anno sta crescendo una nuova moda tra gli attivisti per il clima, quella di danneggiare i più importanti tesori storico-artistici al fine di aumentare la consapevolezza sul cambiamento climatico. Finora ci sono stati dodici incidenti, sei dei quali accaduti nell’ultimo mese. Gli episodi includono il lancio di purè su “Il pagliaio” di Monet, di zuppa di pomodoro su “I Girasoli” di Van Gogh e di sangue finto sui “Clown” di Toulouse-Lautrec. Altri attivisti invece si sono attaccati con la colla allo scheletro di un dinosauro al Museo di Storia Naturale di Berlino e a “La ragazza con l’orecchino di perle” di Vermeer. Per lo più i visitatori dei musei hanno attaccato gli attivisti in azione chiedendosi in generale come questi atti possano di fatto essere connessi al bene comune.

Concordo pienamente con l’ira dei visitatori.  Queste pagliacciate non impressionano nessuno e niente cambierà, né nell’ambiente e né nella consapevolezza della società.  

Anzi peggio, perché anche diventando più consapevoli riguardo al cambiamento climatico, non saremmo in grado di farci nulla, perché nonostante tutto il clamore mediatico sulle emissioni dei gas serra, noi non sappiamo cos’è che davvero provoca il cambiamento climatico e quel poco che sappiamo non aiuta molto. Ogni eruzione vulcanica ad esempio emette così tante impurità che l’umanità ci metterebbe mesi a stabilirne la quantità. Tuttavia, nonostante al momento ci siano eruzioni vulcaniche in tutto il mondo, queste non vengono prese in considerazione tanto quanto il cambiamento climatico.

E lo stesso accade per il gas metano. L’umanità è accusata di inquinare l’atmosfera con le tossine dei gas serra ma le emissioni delle paludi e dello scioglimento del permafrost in Siberia, Canada e Alaska sono così elevate che in confronto il nostro “contributo” all’inquinamento diventa minuscolo.

Come se non bastasse, la Corrente del Golfo continua a diminuire, incidendo negativamente sia sul clima dell’Europa che su quello del Nord America. Un articolo pubblicato lo scorso Aprile su Severe Weather Europe avverte che “la Corrente del Golfo e tutta la circolazione atlantica si stanno avvicinando a un punto critico di collasso”. C’è qualcosa che possiamo fare per fermare tutto questo?

In breve, l’ecosistema globale è troppo grande e soprattutto troppo complesso per essere compreso. Noi non sappiamo cosa esattamente dobbiamo fare o non fare per invertire o almeno rallentare il cambiamento climatico. 

Comunque il nostro problema non è che è il clima terrestre ad essere troppo difficile da capire ma è che siamo troppo concentrati nel provare a capire questo anziché il vero responsabile, l’unico che causa tutti i nostri problemi, non solo quello del cambiamento climatico: la natura umana. Ci sono un’infinità di altri problemi oltre il cambiamento climatico e tutti scaturiscono dalla stessa ragione, cioè dalla natura umana che è corrotta, marcia dentro.

Il danneggiamento di opere inestimabili provoca ira non perché la gente è arrabbiata a causa del cambiamento climatico. Ci si arrabbia perché gli attivisti mostrano la loro natura corrotta, la mancanza di cura e di considerazione dei sentimenti degli altri, nonché la volontà di distruggere alcuni dei beni più preziosi dell’umanità per soddisfare i propri capricci.

Se ci concentrassimo ad adeguare la nostra natura umana al mondo in cui viviamo, non dovremmo affrontare la miriade di problemi che noi stessi causiamo. Chi inquina la terra, l’acqua, l’aria? Chi uccide ogni anno milioni di persone per mera soddisfazione dell’ego?

Chi sta depauperando le nazioni e sfrutta donne e bambini? Chi traffica schiavi destinati a lavoro duro e abusi sessuali? Chi lucra su farmaci di cui tutti hanno bisogno, per malattie che potrebbero essere prevenute? Chi rende milioni di giovani dipendenti dalle droghe ogni anno?  E, peggio di tutti, chi incolpa gli altri per qualcosa che egli stesso provoca? È sempre lo stesso che fa tutto questo: il nostro ego. Finché non lo rimetteremo a posto, non risolveremo nulla.

Fino a quando eviteremo di ammettere che il problema siamo noi, non quello che facciamo ma proprio noi stessi, le cose continueranno a precipitare.  Potremmo vedere guerre mondiali nucleari, disastri naturali di proporzioni senza precedenti che devastano l’umanità, eventi climatici estremi che bruciano o congelano paludi così vaste da creare troppi rifugiati climatici da gestire, eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami di intensità tali che i nostri sforzi per proteggerci sarebbero troppo piccoli, piaghe per le quali le persone cadono come mosche e molte altre sofferenze che la natura può  infliggere su di noi. La natura è molto creativa quando si tratta di punizioni e non cesserà di esserlo fino a quando non ci renderemo conto che il problema non è quello che facciamo, ma quello che siamo.

Didascalia della foto:
Attivisti nel museo di storia naturale di Berlino.

 

Al limite

C’è una ragione per il dibattito apocalittico che prevale così tanto ultimamente.  La minaccia che il conflitto Russia -Ucraina diventi nucleare con la centrale di Zaporizhzhya diventata ormai punto centrale di contesa, la crescente tensione tra Cina e Taiwan con il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti, la costante minaccia atomica della Corea del Nord. Tutto questo e altro ancora danno l’inquietante sensazione di un mondo sull’orlo del disastro. Ci sono già condizioni, meno catastrofiche, ma comunque molto dolorose. L’impennata dell’inflazione sia negli Stati Uniti che in Europa, accompagnata dalla recessione, insieme ai violenti cambiamenti climatici, non fa che esasperare la situazione.

Queste emergenze avvengono simultaneamente perché siamo davvero al limite. Ci stiamo dirigendo verso una nuova era in cui il nostro modo di vivere di una volta, quello egoistico, sarà obsoleto.

Stiamo passando dall’era dell’egoismo a quella di una connessione e dipendenza reciproca tali che i pensieri egoistici, tanto meno le azioni egoistiche, non saranno più tollerate. Dovremo imparare  a essere reciprocamente rispettosi, all’inizio e a prenderci cura l’uno dell’altro, alla fine. Non potremo scegliere di evitare di preoccuparci per il prossimo, perché questo significherebbe non sopravvivere.

Non ci sarà un mondo cattivo. Al contrario, ci sarà un mondo dove ognuno è responsabile e si prenderà cura di tutti gli altri, un mondo dove non dovremo preoccuparci di noi stessi perché ognuno lo farà per noi. Sarà un mondo senza abusi, guerre o crimini. L’unico crimine sarà la mancanza di considerazione, l’egoismo.

Indubbiamente queste parole sembrano impossibili oggi. In effetti, siamo ancora lontani. Peraltro, rivoluzioni di questo tipo non avvengono dall’oggi al domani; questi sono processi ma ci siamo già ampiamente dentro.

La ragione per cui scrivo riguardo a questo adesso è che siamo già al limite. Dobbiamo iniziare a familiarizzare con concetti e regole che governeranno la nostra vita in futuro, perché prima le conosciamo e iniziamo a seguirle, più morbido sarà il passaggio.

Se opponiamo resistenza al percorso dell’evoluzione, le situazioni minacciose che stiamo vedendo oggi si materializzeranno. Se li accogliamo, i cambiamenti avverranno in modo morbido e piacevole.  Spero che sceglieremo il secondo.

Immagini:

1) Mucche sopravvissute all’uragano Florence, bloccate su un portico, circondate da acque alluvionali. North Carolina, USA.

2) Foresta di alberi di lava causata dall’eruzione di una linea di bocche di 1 km a est di Pu’u Kahaulea, sul vulcano Kilauea dell’isola di Hawaii.

Niente spaventa più di perdere la faccia

Di tutte le nostre paure, la peggiore è sicuramente quella di perdere la faccia, di provare vergogna. Per la maggior parte di noi, il rispetto di sé conta più ogni altra cosa. Se lo perdiamo, spesso preferiamo morire. Nessun’altra specie, oltre all’uomo, ne è dotata. Gli animali pensano solo a portare avanti la loro esistenza nel modo materialmente più confortevole possibile. Se incontrano un animale più forte, si ritirano senza pensarci due volte e certamente senza imbarazzo. Noi, invece, potremmo scegliere di andare al confronto con chi è considerato più forte di noi con la speranza di guadagnare rispetto o perché ci imbarazza confessare che siamo più deboli di qualcun altro. 

Le complicazioni che risultano da questo comportamento, guidato dal rispetto, sono enormi. Tuttavia, nonostante tutti i problemi che il perseguimento dell’onore ci causa, questo è anche il motore dello sviluppo. Se non fosse per brama di prevalere sugli altri, non avremmo sviluppato le civiltà e saremo ancora selvaggi come i nostri antenati che vivevano nelle caverne o dormivano sugli liberi per paura di essere sbranati dagli animali.

Prendiamo ad esempio il ragazzino di 8 anni che ha scalato El Capitan insieme  al padre. La roccia, un imponente monolite di granito alto 914 metri nel Parco Nazionale dello Yosemite, in California, è una delle sfide più ambite dagli scalatori. Cosa ha spinto il padre a mettere il figlio in un rischio del genere? Il desiderio di fama, il perseguimento dell’onore, come egli stesso ha detto: ” Che settimana incredibile! Sono così orgoglioso di Sam [il nome del ragazzino].”

Per molti il rispetto vale più della vita e evidentemente, in alcuni casi, vale più della vita dei figli.

Più ci allontanano dal livello animale verso il livello umano e maggiore è il valore che diamo al rispetto piuttosto che alla vita stessa. Invidiamo tutti quelli che hanno successo in qualcosa che consideriamo lodevole, perché vogliamo noi la lode. Alcuni invidiano addirittura personaggi famosi del passato, come ad esempio sovrani o conquistatori. Altri vogliono essere i migliori del loro ambito e sperano che i successi conseguiti sopravvivano  a lungo dopo la loro morte.

Comunque il desiderio di rispetto non è per natura negativo. C’è una buona ragione in tutto, compreso questo. Seguire questo desiderio ci fa migliorare e perfezionare valori e obiettivi. Ci eleva dai desideri materiali a quelli spirituali e alla fine ci porta ad abbandonare la nostra natura, perché il nostro egocentrismo ci sembrerà vergognoso.

Quando accade questo e il nostro perseguimento egoistico di rispetto ci conduce a volere diventare altruisti, comprendiamo che se non fosse stato per la ricerca dell’onore, non saremmo giunti a un obiettivo così nobile e sublime. Affinando e raffinando i nostri valori, arriviamo a comprendere che trascendere la brama per il rispetto, e concentrarsi sugli altri piuttosto che su noi stessi, è l’obiettivo più onorevole, ammirevole e rispettabile. Chi ha raggiunto questo non persegue più il rispetto e vuole evitare le complicazioni che accompagnano questa smania.

Sarà inoltre gentile con gli altri, non al fine di guadagnarsi il loro rispetto, ma perché la gentilezza stessa è la qualità più degna di rispetto.

La società “impianta” nelle nostre menti ogni tipo di idea riguardo a cosa è rispettabile o no. Spesso queste idee sono dannose per noi e per gli altri. Colui che si eleva dalla dipendenza del rispetto della società non viene influenzato dalle idee effimere e negative che riguardano cos’è rispettabile. Questa persona sente che la sottomissione al proprio ego è la condizione più vergognosa che esiste e che prendersi cura degli altri è la più ammirevole. Quando fare questa cosa ammirevole diventerà la motivazione che muove le persone all’azione, il mondo sarà un luogo ideale dove vivere.

Credito: Joe Baker, Instagram

La verità, l’amore e la connessione tra loro

“La verità è negli occhi di chi guarda”, recita una famosa massima. Nell’era delle false notizie, è più difficile che mai distinguere il vero dal falso. Come possiamo decidere a chi credere? Come possiamo sapere qual è la strada giusta quando tutti sembrano essere disonesti? La filosofia, la matematica, la legge e la scienza utilizzano tutte tecniche diverse per determinare la verità e definirla. Anche la saggezza della Kabbalah ha la sua definizione: La verità è prendersi cura degli altri. Il Creatore del mondo lo ha creato con la qualità dell’amore nei confronti di tutte le creazioni, altrimenti non le avrebbe create, e in ebraico Emet [verità] è il nome del Creatore. Pertanto, la verità è il Creatore ed è una relazione gentile con gli altri. Ogni altra relazione con gli altri, quindi, è falsità, o quasi.

Gentilezza, o attenzione per gli altri, significa che mi relaziono con gli altri con gentilezza e attenzione, che penso al loro bene. Non devo sapere cosa è bene per loro e cosa non lo è; non si tratta di ciò che so o non so, ma di come mi sento nei loro confronti. Prendendomi cura degli altri, saprò anche come trattarli in modo da far loro del bene.

Ne consegue che, per diventare sinceri, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri, dato che la nostra natura innata è l’egoismo. Per farlo, dobbiamo inserirci in una società in cui possiamo coltivare questi sentimenti verso gli altri, in cui posso mostrare agli altri che sto agendo verso di loro secondo verità, cioè con gentilezza, e loro ricambiano questa condotta.

La verità, quindi, non è qualcosa di assoluto. La misura della mia veridicità dipende dal livello della mia gentilezza verso gli altri. La verità assoluta è l’obiettivo ultimo dei nostri sforzi, la correzione finale. È il culmine di un processo di correzione delle nostre relazioni.

Si noti che non dobbiamo correggerci o cambiare in alcun modo noi stessi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è cambiare il nostro modo di relazionarci, il nostro atteggiamento verso gli altri. Se abbiamo buone intenzioni nei confronti degli altri, stiamo agendo verso di loro con sincerità. Se intendiamo danneggiare gli altri, stiamo agendo nei loro confronti con falsità. In realtà è molto semplice.

C’è un altro detto che dice che solo i bambini e gli ubriachi dicono la verità. È vero, perché quando cresciamo e diventiamo più sofisticati, nascondiamo le nostre cattive intenzioni nei confronti degli altri. Sfruttiamo gli altri e ci relazioniamo bene con loro solo quando serve al nostro interesse egoistico. Di conseguenza, dobbiamo nascondere le nostre cattive intenzioni agli altri e anche a noi stessi, perché è molto sgradevole pensare a noi stessi come persone egoiste. In un certo senso, l’unica verità del nostro mondo è l’ipocrisia.

Possiamo cambiare il nostro egoismo innato e diventare persone vere e gentili. Tuttavia, non possiamo farlo da soli. Per cambiare noi stessi, dobbiamo inserirci in un contesto sociale che mi dimostri costantemente che gli altri sono gentili, o almeno più gentili di me. Usare l’invidia in questo modo può elevarmi dalla mia attuale disposizione egocentrica a uno stato di premura per gli altri, e cambiare le mie qualità da premura per me a premura per gli altri è considerato come passare dalla falsità alla verità.

Non possiamo fare a meno di partire dalla falsità: è la nostra natura innata. Tuttavia, dovremmo usarla solo per il tempo necessario a decidere che vogliamo cambiare noi stessi. Una volta stabilito che vogliamo cambiare, dobbiamo elevarci al di sopra della nostra natura, con l’aiuto dell’ambiente, come ho appena detto, e acquisire sempre più gentilezza.

Vediamo che dipendiamo dagli altri quando si tratta di cambiare noi stessi. Pertanto, se vogliamo avere successo, dobbiamo fare in modo che anche molte altre persone vogliano cambiare se stesse in meglio. Ne consegue che, come dice sempre la saggezza della Kabbalah, l’individuo e la società dipendono l’uno dall’altra, il che implica che se la società non riesce, non ci riuscirà nemmeno il singolo individuo.

 

 

 

Niente panico, ci sono i soldi dietro

Una nuova serie televisiva israeliana, intitolata: “Don’t Panic”, esamina se Israele è preparato ad affrontare eventi di distruzione di massa come terremoti, tsunami o fughe di gas velenosi. Non sorprende che la serie concluda che Israele è impreparato ad affrontare tali eventi: non c’è abbastanza personale di soccorso, i residenti non sanno cosa fare in quale situazione e le infrastrutture del paese sono inadeguate in molti punti. Inoltre, la risposta della gente a queste conclusioni è solitamente l’indifferenza. Non sono un esperto, ma tendo a concordare con il sentimento del pubblico perché non credo che il pericolo sia così grave come la serie sembra dipingere. Credo che dietro a questa serie, e ad altri annunci di catastrofi, ci sia la domanda: “A chi giova?”.

Penso che l’interesse dietro questi spettacoli sia quello di intimidire la gente e di intimidire il paese. È vero che Israele si trova in un’area soggetta a terremoti, ma il modo in cui la questione viene presentata e gestita dipende dagli interessi di politici e scienziati. Alcuni vogliono usare le informazioni per ottenere più potere, altri per ottenere finanziamenti per i loro studi, quindi i risultati vengono presentati in modo da agevolare le parti interessate.

Ancora una volta, vediamo che il problema non sono i pericoli che la natura pone, ma i pericoli che l’ego pone. Esso distorce tutto a suo favore e deforma la verità per servire se stesso. Le persone lo percepiscono e quindi dubitano della credibilità delle informazioni.

Se vogliamo evitare eventi di distruzione di massa, dobbiamo affrontare il problema alla radice, cioè il nostro egoismo e il fatto che non abbiamo in mente il bene comune, ma solo il nostro. Non sono solo i politici e i dirigenti ad agire in questo modo, ma tutti noi. L’egoismo dei politici è certamente il più evidente. Tuttavia, non si tratta di un fenomeno unico, ma di un riflesso di tutta la nostra società.

Di conseguenza, se vogliamo un’informazione imparziale, dobbiamo cambiare l’atteggiamento delle persone nei confronti della società. Senza un processo educativo che elevi il valore della preoccupazione per gli altri al di sopra della preoccupazione per noi stessi, non cambierà nulla.

Non dovremmo dire che è impossibile perché fino ad oggi non ci abbiamo mai provato. Inoltre, l’idea che sia impossibile è la protezione dell’ego stesso contro i nostri sforzi per detronizzarlo dal governo della nostra società e delle nostre relazioni.

Questo sforzo non può avere una portata limitata. Deve essere un processo educativo che coinvolga tutta la società, ovunque. L’impulso per un’impresa così ambiziosa dovrebbe venire dal fatto che non vediamo futuro, dalla consapevolezza che la nostra scarsa considerazione reciproca ci distruggerà se non diventiamo premurosi. Se c’è una verità che non dovremmo avere paura di esporre, è che nulla è vero perché il nostro ego deforma la nostra percezione per favorire noi stessi. Se non cambiamo questa situazione, l’ego ci porterà davvero alla distruzione di massa.

Didascalia della foto:
Un operaio  accanto a un sismografo antiquato durante una dimostrazione di un nuovo sistema di allarme precoce per terremoto, che fa scattare le sirene se una rete nazionale di 120 stazioni di monitoraggio sismico rileva un forte terremoto al Geological Survey of Israel, a Gerusalemme 7 febbraio 2022. REUTERS/Amir Cohen

L’era dell’unione

Perché sembra sempre più che l’umanità sia il bullo del quartiere? Tra le nazioni, nei rapporti personali, con i colleghi di lavoro, tra i coetanei a scuola e nei confronti della natura, siamo maldestri come un elefante in un negozio di porcellane, rompendo tutto ciò che tocchiamo e lasciando un caotico disordine dietro di noi. C’è una ragione per questo: Il mondo intorno a noi sta cambiando. Mentre siamo intrappolati nella mentalità di dover lavorare solo per noi stessi e che se siamo deboli, gli altri ci mangeranno, la vita ha rivelato la sua natura connessa e ci mostra che se agiamo da soli, falliamo. La realtà ha inaugurato l’era dello stare insieme e, se vogliamo avere successo, dobbiamo adattarci.

In questa nuova era, non possiamo avere successo da soli. La forza delle persone non deriva dalle proprie capacità, ma dalla capacità di connettersi e collaborare con gli altri.

Quando pensiamo alla collaborazione, spesso pensiamo di dover scendere a compromessi e rinunciare a cose che vorremmo per mantenere un legame. Non è più così. Al contrario, la nuova unione richiede di utilizzare tutte le nostre capacità, i nostri talenti, le nostre idee e le nostre aspirazioni. Tuttavia, li useremo per il bene comune piuttosto che per il nostro.

Attualmente, usiamo le nostre capacità per avvantaggiare noi stessi e impedire agli altri di ferirci o superarci. Questo ci pone in una guerra costante con gli altri. Di conseguenza, spesso annulliamo le buone idee e i punti di forza degli altri, spesso loro annullano i nostri, e tutti finiamo per essere stanchi, logori, con potenzialità non realizzate, e l’intera società ci rimette.

Quando usiamo i nostri vantaggi individuali per il bene comune, rafforziamo le qualità degli altri, miglioriamo i risultati e facilitiamo la realizzazione del loro pieno potenziale. Tutti ne traggono beneficio. Ci sentiamo appagati, sicuri di noi stessi, benvenuti nel nostro ambiente sociale e tutta la società ottiene giovamento dal nostro contributo. L’energia che prima spendevamo per l’autodifesa viene orientata allo sviluppo e i risultati ottenuti ci spronano a dare ancora di più di noi stessi alla collettività.

L’unica cosa che ci impedisce di vivere questa società da sogno è il nostro ego ostinato. Finché lo lasciamo governare, continuerà a distruggerci e a demolire la nostra società. Alla fine, distruggerà tutto e ci renderemo conto che non abbiamo altra scelta che lasciare andare il nostro ego.

Se ce ne rendiamo conto ora e non più tardi, ci eviteremo questa triste prospettiva e porteremo il futuro nel presente. Se ci aiutiamo l’un l’altro ad elevarci al di sopra di noi stessi, saremo in grado di farlo, perché nell’era dell’unione, anche elevarsi al di sopra dell’ego è possibile solo se si lavora insieme.

La fine dello sviluppo egoistico

Il nostro mondo è arrivato oggi alla sua fine egoistica. Abbiamo rivelato che tutto è un sistema chiuso. Una volta si pensava di poter fare qualsiasi cosa: produrre, ottenere, espandere e conquistare. Improvvisamente, si scopre che siamo soli nell’universo, non abbiamo dove volare.

La terra è un sistema chiuso, molto limitato. L’umanità è limitata nel suo consumo e non c’è altro posto dove potersi sviluppare. Non c’è molto da accumulare dato che non si va da nessuna parte e tutto è molto piccolo e racchiuso.

Qui, siamo di fronte alla fine – lo sviluppo egoistico finale in cui ora ci troviamo. La prossima fase sarà che, dalla crescente pressione che sperimenteremo e dalla crisi della fine dello sviluppo egoistico, dovremo raggiungere il livello successivo.

Il livello successivo è completamente diverso – il livello della natura opposta a noi, il livello della dazione.

 

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From KabTV’s “I Got a Call. Victory Is a Sign of Defeat” 8/2/13

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