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Lo sviluppo dei desideri

Domanda: da dove arriva la forza della vita?

Risposta: Esistono due forze in natura: la forza della dazione e dell’amore e il suo opposto, la forza della ricezione, assorbimento e consumo.

Ogni parte della natura è costruita solo dalla forza del consumo per se stessa, per il proprio bene personale, a seconda della grandezza del desiderio. Ci sono oggetti con un grande desiderio. Consumano di più, avvicinando ciò che desiderano di più a se stessi e allontanando ciò che è dannoso con più forza. Utile o dannoso, è così che si determina la forza del desiderio in ogni oggetto della natura.

Quindi, se vediamo oggetti inanimati il cui desiderio è molto piccolo, tutta la loro preoccupazione è soltanto quella di mantenersi in un certo stato in modo che i reticoli cristallini o molecole restino collegati.

Se un oggetto ha un desiderio più grande, allora sviluppa altre forme di vita in sé, non preserva semplicemente la propria struttura, ma vuole attrarre cose utili e respingere quelle dannose. Diventa una pianta, che consuma e emette.

Se il desiderio è più grande ancora, allora l’oggetto acquisisce una forma animale. Sa già muoversi per trovare le migliori opportunità per consumare e liberarsi di qualcosa. Ha la capacità di partorire, ovvero di svilupparsi nelle forme successive.

Il desiderio più grande negli oggetti è l’umano. Non solo ha la capacità di consumare e emettere come una pianta, spostarsi e partorire come un animale, ma sente se stesso in relazione al passato, futuro e in relazione agli altri.

Sviluppa invidia, orgoglio e desiderio di potere e fama. Perdipiù, si mette a confronto con le generazioni precedenti, e questo sviluppa il suo desiderio. Vediamo che appena una persona nasce, inizia immediatamente a svilupparsi.

Guarda gli altri, e con l’aiuto dell’invidia, della gelosia e dell’orgoglio assorbe i loro desideri. Quindi, il suo egoismo si sviluppa continuamente. Un animale si sviluppa fino a un certo limite e poi smette. È impegnato solo a provvedere a se stesso procurandosi rifugio e prole, null’altro.

Questo significa che un animale agisce sulla base degli istinti di un desiderio che si sviluppa, ma è costante. Nell’uomo, invece, questo desiderio si sviluppa all’infinito, a causa dell’ambiente, che lo disturba continuamente.
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Da KabTV “Primo piano: il Creatore esiste?” 9/05/11

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Immaginate che vostro figlio non sia vostro

Immaginate un uomo che diventa padre di un bambino dopo molti anni di ansiosa assenza di figli. Il desiderio intensifica l’amore del padre per il figlio ed egli si immerge a capofitto nella paternità. Tiene il neonato tra sue braccia dopo i pasti per  farlo digerire, gli parla, gli cambia i pannolini. Man mano che il figlio cresce, gli insegna ogni cosa che sa, lo porta alle partite, fa il tifo per lui, con gli altri genitori orgogliosi durante le partite. Quando il figlio si mette nei guai a scuola, con gli altri bambini o con i compagni di squadra, il papà lo ascolta e gli dà un consiglio paterno. E ogni sera, prima di addormentarsi, il papà si siede accanto al suo letto e gli legge la favola della buonanotte.

Il padre è così orgoglioso di suo figlio che i suoi amici al lavoro lo prendono in giro. Dicono che lui pensa che non ci siano altri bambini al mondo oltre a suo figlio e che, poiché ama così tanto suo figlio, non gli piacciono gli altri bambini. Il padre ride, ma ammette che, come in tutte le prese in giro, c’è del vero.

Poi, un giorno, due poliziotti e un assistente sociale si presentano alla porta e mostrano al padre delle carte che attestano che c’è stato un terribile errore e i neonati sono stati scambiati alla nascita.  Il figlio non è suo figlio, ma è di qualcun altro, i genitori biologici sono già stati avvisati e vogliono che vada a vivere con loro il prima possibile. Loro figlio, ovvero il suo figlio biologico, vuole  conoscerlo e andare a vivere con lui.  L’assistente sociale e i poliziotti spiegano che suo figlio deve andare a vivere con i genitori biologici.  

Forse non ne siamo consapevoli, ma la tragedia del padre è molto simile a un processo che tutta l’umanità sta vivendo, con una differenza sostanziale. Nel caso del padre, la perdita è insopportabile. Nel caso dell’umanità, stiamo per scoprire che brutto figlio abbiamo avuto e che meraviglioso figlio sta per sostituirlo.

Il figlio di estranei che abbiamo cresciuto è il nostro ego. L’ego ha preteso tutto da noi senza provare gratitudine. Ogni volta che lo accontentavamo, voleva di più. Alla fine ha preteso più di quanto potessimo fornire; abbiamo esaurito le scorte; abbiamo finito i soldi, le risorse e le forze.

Inoltre, nostro figlio Ego ci ha istigato contro tutti gli altri ragazzi, li ha resi orribili ai nostri occhi e ci ha fatto odiare loro e i loro genitori. Ci ha persino fatto combattere contro di loro. Ci ha resi ciechi al fatto che avevamo davvero bisogno di quegli altri ragazzi e di quei genitori, che ci hanno dato tutto quello che abbiamo: lavoro, compagnia e tutto quello di cui avevamo bisogno nella vita.

Poiché siamo arrivati allo stremo delle forze, cominciamo ad aprire gli occhi e a vedere che Ego non è un figlio tanto amato, ma un mostro. Ancora più importante, stiamo iniziando a capire che non è davvero nostro figlio e che nulla ci lega a lui se non le sue bugie sul nostro legame. Gradualmente, stiamo scoprendo che i nostri veri fratelli sono tutti gli altri. Loro, tutta l’umanità, sono la nostra famiglia.

Ora che stiamo iniziando a capire la verità, possiamo sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti degli altri. All’inizio faremo dei piccoli passi. Ma man mano che un numero sempre maggiore di persone riconoscerà la verità sul proprio ego e sul proprio atteggiamento verso gli altri, impareremo a camminare insieme con più fiducia. Impareremo a preoccuparci degli altri laddove prima provavamo solo indifferenza o addirittura dispetto. Dirigeremo la nostra cattiveria verso il nostro nemico interiore e, così facendo, sconfiggeremo il nostro unico e solo nemico, il nostro falso figlio, l’ego.

Allo stadio della consapevolezza della propria natura

Commento: Nel commercio moderno  osserviamo una particolare catena quando qualcuno trae profitto da qualcun altro e l’altro da lui, poi da qualcun altro e così via. E alla fine tutti perdono, nessuno guadagna nulla.

La mia risposta: Questo è il modo in cui funziona il mondo, per cui tutto ciò che gli uomini fanno va via come l’acqua nella sabbia. Di questo non rimane nulla, eccetto sforzi terribili e vite paralizzate.

Ma oggi siamo in una fase in cui cominciamo ad essere consapevoli della nostra meschinità, della corruzione del nostro egoismo, e capiamo che non siamo in grado di fare nulla.

E così arriviamo alla consapevolezza che dobbiamo fare qualcosa con noi stessi, con la nostra natura. Questa è già un’affermazione seria, perché l’umanità vedrà che nella Kabbalah c’è il potere di liberarsi della sofferenza umana, la forza di trasformare tutta l’umanità in qualcosa di grande. Non solo per organizzare in qualche modo la vita sulla terra, ma per portarci fuori da questo stato al livello successivo, all’universo superiore, all’esistenza illimitata.

Vedo come molti si stanno avvicinando a questo. Forse non capiscono ancora o non sono pienamente consapevoli di ciò che stanno dicendo. Ma il processo è iniziato.

 

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From KabTV’s “I Got a Call. Global Financial Fraud” 5/4/10

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Cosa fare quando prevale la separazione

Per molti dei miei studenti, specialmente quelli che vivono in aree di intenso conflitto, elevarsi al di sopra della realtà fisica, che è fonte di divisione, può rivelarsi una sfida enorme. Capisco come si sentono e sono loro vicino. In questi momenti spetta a tutti noi ricordare le parole del nostro insegnante Baal HaSulam, nella sua lettera ai suoi studenti: “Chiederò  che facciate grandi sforzi nell’amore per gli amici, per escogitare tattiche che possano aumentare l’amore per gli amici e possiate togliere di mezzo a voi la concupiscenza delle cose corporali, poiché questo è ciò che crea odio, mentre tra coloro che mirano a dare soddisfazione al loro Creatore non ci sarà odio. Piuttosto, tra loro ci sarà sempre grande compassione e amore”. 

In effetti, non ci può essere nessun’altra legge tra noi oltre che “l’amore copre tutti i crimini”. Tutti abbiamo la nostra natura; tutti abbiamo i nostri difetti. Tuttavia, tra noi, dobbiamo solo mettere in evidenza l’amicizia e l’unità al di sopra di tutte le differenze.

Quanto a me, non ho preferenze per una nazione rispetto a un’altra. Siamo tutti nati egoisti e tutti abbiamo bisogno di correzione, ma la correzione deve iniziare da coloro che si chiamano Israele, cioè da noi.

L’unica guerra che dovremmo combattere è quella contro il nostro ego, una guerra interna in cui tentiamo di elevarci al di sopra del nostro ego e di unirci gli uni con gli altri. I nostri amici sono qui per aiutarci, per sostenerci, per darci forza e incoraggiamento in modo da non mollare a metà della strada.

Per quanto riguarda la guerra fisica, sono contrario a tutte le guerre perché ci tolgono la capacità di combattere la guerra che è davvero importante, quella contro il nostro stesso ego, con l’aiuto degli amici.

Spero e prego che tutti i miei studenti, il popolo spirituale d’Israele, trovino la forza di trascendere le circostanze fisiche e di essere l’esempio di cui il mondo ha così tanto bisogno, dimostrare che è possibile superare la divisione e l’odio, e quando si coprono tutti i crimini con l’amore, raggiungi l’unità, la pace e la felicità.

Perché non riusciamo a smettere di litigare

Quando riflettiamo sulla storia dell’umanità, ci accorgiamo che le persone hanno sempre combattuto tra loro. Sembra che non ci sia mai stata, veramente, pace, ma solo una pausa tra una battaglia e un’altra. L’attitudine dell’uomo a combattere continuamente sembra ancora più sconcertante se la si confronta con la natura, dove si combatte solo per mangiare, per evitare di essere mangiati o per accoppiarsi, ma gli animali raramente si fanno del male a vicenda. Perché gli esseri umani combattono se non c’è una ragione esistenziale che li costringe? Inoltre, anche quando una battaglia non è combattuta con le armi, siamo comunque in guerra: discutiamo, dibattiamo e lottiamo per conquistare l’opinione pubblica. In breve, la nostra intera esistenza consiste nel combattere.

Esiste un buon motivo per questo. Sembra che non ci sia un motivo esistenziale che ci obbliga a combattere, ma in realtà c’è.  Mentre gli animali combattono per la loro sopravvivenza fisica, noi combattiamo per la nostra sopravvivenza spirituale.  I nostri ego ci portano ad eccedere e trionfare, dato che senza la sensazione di superiorità, i corpi potrebbero sì esistere, ma non ci sentiremmo vivi.  Non c’è nulla di peggiore per l’ego dell’umiliazione: le persone si tolgono la vita per questo. 

In altre parole, ci sentiamo vivi solo quando dominiamo qualcun altro. Questa è l’unica affermazione sulla nostra esistenza che l’ego accetta. È per questo che siamo costretti a lottare gli uni contro gli altri anche quando sembra che non ci siano motivi ragionevoli per farlo. Poiché tutte le nostre comunicazioni, a ogni livello, sono battaglie di qualche tipo, sembriamo condannati a una vita di battaglie senza fine, finché non siamo esausti e passiamo a miglior vita.

Ma c’è una ragione profonda. Gli scontri continui ci obbligano a chiederci quale sia il significato di tutto: perché litighiamo, perché ci facciamo del male, perché esiste così tanta cattiveria nel mondo, e alla fine, perché esistiamo.

Queste domande, in definitiva, ci portano a renderci conto che non esiste soltanto una forza (maligna) nel mondo, ma anzi, ce ne sono due: una positiva e una negativa. La forza positiva crea la vita, il calore, la crescita e la connessione, mentre la forza negativa genera la morte, il freddo, il decadimento e la separazione. Se esistesse un’unica forza, non potremmo esistere. Ci vogliono entrambe per creare la vita, e ci vogliono entrambe per generare sviluppo e cambiamento. Si scopre che, ironia della sorte, è la guerra a farci sentire vivi.

Di conseguenza, se una nazione vuole dominare, ci devono essere anche altre nazioni, quindi avrà chi dominare. Inoltre, se una nazione domina sempre, la sensazione di dominio si affievolisce, la nazione dominante perde la sua spinta, si indebolisce e un’altra nazione prende il sopravvento.

La lotta tra le forze positive e negative attiva la vita, quindi deve esistere. Tuttavia, spetta a noi stabilire se diventa una guerra o meno.

Per consentire l’esistenza e lo sviluppo, pur mantenendoli pacifici, dobbiamo comprendere il significato di pace. La parola ebraica che indica la pace è shalom, dalla parola shlemut, che significa interezza o complementarità. In altre parole, c’è vita solo quando entrambe le parti esistono e si completano a vicenda. Inoltre, il potere di una determina il potere dell’altra, poiché la lotta tra di esse le spinge continuamente a evolversi.

Per porre fine alle guerre, dobbiamo comprendere questo processo e accettarlo. Non fermerà la lotta tra le forze, ma la renderà costruttiva anziché distruttiva.

Quando un atleta vuole migliorare i propri risultati, per esempio, si allena con sempre più rigore.  Sa che soltanto sfidando se stesso riuscirà a migliorarsi. 

Allo stesso modo, solo se la competizione tra nazioni e persone si intensifica, tutti noi miglioreremo. Tuttavia, solo se ricordiamo che lo scopo della competizione non è controllare, sconfiggere o umiliare gli altri, ma migliorare tutte le persone coinvolte, saremo in grado di competere, ma anche di accogliere le nostre sfide e i nostri sfidanti, perché se non fosse per loro, saremmo fermi.

Quando passeremo a una logica  di mutua  complementarità, non ci sarà nessuno più forte dell’altro. Al contrario, ci sarà un impegno reciproco per soddisfare il benessere di tutti. La comprensione del fatto che siamo reciprocamente dipendenti e che i nostri avversari percepiti sono in realtà la garanzia del nostro sviluppo è la chiave per costruire una società prospera, in evoluzione e sostenibile in tutto il mondo e in ogni nazione, i cui membri vivono pacificamente e felicemente.

La crisi climatica non è un gioco da bambini

Il pianeta sta esaurendo il suo tempo: l’umanità sta utilizzando le risorse del mondo più in fretta di quanto possa recuperare col processo naturale. È questa la netta valutazione della crisi climatica espressa dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che si celebra il 5 giugno.

Il tema di quest’anno è: “Solo una Terra”. Ma al di là degli slogan accattivanti, il fatto è che non sembriamo renderci conto che abbiamo davvero un solo posto in cui vivere: Il pianeta Terra. Continuiamo a tirarci la zappa sui piedi con le nostre azioni sconsiderate nei confronti dell’ambiente che ci circonda.

Nonostante le tante persone che continuano a gridare e a parlare all’infinito della crisi ambientale, le tante riunioni che si tengono e le tante decisioni che vengono prese, nulla sembra essere di aiuto. O lasciamo lo stato del pianeta così com’è ora, ignorando tutti i problemi e aspettando il prossimo disastro, oppure ammettiamo che tutto ciò che abbiamo fatto finora è inefficace e infruttuoso e finalmente diamo la svolta necessaria.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato precario del pianeta, a partire dall’anno prossimo le scuole israeliane renderanno obbligatorie le lezioni sulla crisi climatica per gli studenti di tutte le età, hanno annunciato di recente i ministeri dell’Istruzione e della Protezione ambientale. Inizieranno a integrare un programma ambientale equivalente a un’ora alla settimana nel curriculum degli studenti dalla scuola materna alle superiori.

Questo farà la differenza o sarà un fallimento come i precedenti tentativi di risolvere i problemi ambientali? La risposta non dipende dalle ore dedicate a questi studi o da chi li svilupperà. Dipende piuttosto da ciò che viene insegnato e dalla misura in cui gli studenti comprenderanno le cause della crisi climatica e come risolverla.

Sappiamo che la gravità della crisi ambientale globale può essere paragonata a un’astronave che viene verso di noi per distruggere il pianeta e che noi che viviamo sulla Terra dobbiamo prepararci per evitare di essere danneggiati da essa. E come ci prepariamo? Dobbiamo spiegare che la crisi climatica è la conseguenza di una crisi umana.  Quindi, la soluzione che alla fine porterà il mondo in equilibrio è di cambiare noi stessi per coltivare relazioni umane positive, e avvicinarci gli uni agli altri a livello interiore.  Ovvero, il cuore deve espandersi, non fisicamente, ma emotivamente. Iniziare a sentire il mondo intero come parte di ognuno di noi e che noi ci prendiamo cura del mondo intero proprio come ci prendiamo cura di noi stessi. 

Questo è vero perché la natura è un sistema di connessioni integrali che opera attraverso una gerarchia. Ciò che accade in un particolare livello del sistema si ripercuote su tutti gli altri livelli. L’intensità dell’impatto sul sistema corrisponde alla sua posizione nella gerarchia. Il genere umano è il livello più alto della natura, al di sopra di quello inanimato, vegetale e animale. Pertanto, la parte del sistema che distrugge maggiormente l’equilibrio ecologico sono le azioni egoistiche degli esseri umani che non tengono conto degli interessi degli altri, comprese le altre parti del sistema della natura.

L’umanità non può fare nulla per correggere questa tendenza egocentrica fino a quando non si renderà conto che il proprio istinto dannoso controlla ogni sua decisione ed è la fonte primaria dello squilibrio in natura.

Se impariamo a costruire relazioni basate su comprensione, cura e collaborazione reciproca, si creerà una forza positiva in grado di ristabilire l’armonia in tutti i livelli della natura.  Questa è la verità cruciale che dobbiamo imparare. 

Quando impareremo a trascendere tutte le nostre tendenze egoistiche negative e a riconoscere che siamo tutti parti individuali di un unico meccanismo collegato e completamente interdipendente, comprenderemo anche che fare del bene agli altri fa bene anche a noi. Così come oggi siamo noi a distruggere tutta la natura, abbiamo anche il potere di ripararla. Il conto alla rovescia del pianeta è iniziato, ma abbiamo ancora una finestra di opportunità per controllarlo se cambiamo i nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri desideri per migliorare le nostre relazioni umane.

Didascalia della foto:
Scultura di sabbia che celebra la Giornata dell’Ambiente  sulla spiaggia di Puri, nel Mar del Bengala,  creata dall’artista della sabbia Manas Sahoo per stimolare la consapevolezza delle persone sulla zona costiera, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente a Puri, a 65 km di distanza dalla capitale dello Stato indiano orientale  Odisha, Bhubaneswar, il 5 giugno 2021. (Foto di STR/NurPhoto)

 

Nessuna magia nelle lenti di Mojo

Mojo è un’azienda americana il cui obiettivo dichiarato è quello di aiutare le persone a “raggiungere il loro massimo potenziale nel lavoro, nel gioco e nella vita, rimanendo connessi a persone ed eventi nel mondo reale”. A tal fine, l’azienda ha sviluppato lenti a contatto a realtà aumentata che sono sempre connesse a Internet e aggiungono informazioni a qualsiasi cosa si stia vedendo. Se osservi le stelle, le lenti le uniranno con delle linee mostrandoti i segni che stai osservando. Se guardi una persona,  le lenti ti diranno che persona è, ecc.  Sembra magia ma penso che l’incantesimo svanirà presto perché i nostri problemi non hanno origine da ciò che sappiamo o non sappiamo ma da come ci relazioniamo a ciò che ci circonda.

Se avessimo bisogno di conoscenza, potremmo semplicemente impiantarci un chip con tutte le informazioni nel cervello, cosa che forse un giorno faremo, oppure proiettarle attraverso qualche campo elettromagnetico. Ma cosa ci darebbe in più l’informazione? Oggi la conoscenza di una persona media è nettamente superiore a quella di persone altamente istruite di due secoli fa. Questo ci ha reso più felici? Ha reso le nostre vite più soddisfacenti?

Raggiungere il nostro massimo potenziale non ha nulla a che vedere con ciò che sappiamo, ma con il motivo per cui vogliamo saperlo. Se vogliamo conoscere qualcosa e abbiamo un giusto scopo, useremo di gran lunga meglio ciò che già sappiamo di quanto potremmo fare con tutte le informazioni del mondo, ma senza il giusto scopo. E se abbiamo bisogno di acquisire conoscenza, lo riusciamo a fare in un istante, se lo scopo è giusto.

Per ” giusto scopo”, mi riferisco al beneficiario del mio lavoro. Se lavoro unicamente per beneficiare me stesso, incurante degli altri, questo sarà inevitabilmente lesivo sia per gli altri che per me. Invece se lavoro a beneficio degli altri, questo sarà utile per tutti, me incluso. 

La verità è che il mondo ha già abbondanza di tutto. Produciamo il doppio del cibo che consumiamo e nonostante ciò milioni di persone nel mondo hanno fame. Disponiamo di tecnologie in grado di fornire acqua pulita, aria pura, abitazioni sicure, buona assistenza sanitaria e buona istruzione a ogni persona sul pianeta, eppure miliardi di persone non hanno questi bisogni umani fondamentali. Perché? Non è solo perché non ci preoccupiamo l’uno dell’altro, ma anche perché vogliamo essere superiori agli altri, trattarli con condiscendenza e opprimerli. Questa è la radice di ogni sofferenza, di ogni carenza, di ogni abuso e sfruttamento dell’uomo, degli animali e dei minerali su questa terra.

Ciò di cui abbiamo bisogno, dunque, è educarci ad essere più umani, non più istruiti. Quando la connessione tra di noi diventa l’essenza della nostra vita ci colleghiamo alla sorgente della vita stessa, alla sua origine. La soddisfazione e la felicità non provengono dalla conoscenza ma dal senso di appartenenza. Quando sentiremo qual è il nostro posto, perché siamo qui e dove sta andando la nostra vita, saremo felici. L’informazione non può procurarci questa sensazione, può farlo solo la connessione tra noi ed il creato.

 

Decodificare il genoma umano: più sappiamo, meno comprendiamo

Nelle ultime settimane giornali e riviste scientifiche hanno salutato il completamento della mappatura del genoma umano. La rivista Smithsonian ha affermato: “Gli scienziati hanno decifrato l’otto percento mancante del nostro progetto genetico, gettando le basi per nuove scoperte nell’evoluzione umana e nelle malattie”. Il Time Magazine ha citato solennemente Evan Eichler, uno dei leader del progetto di mappatura, “L’entusiasmo nella comunità genomica e medica è palpabile. “Alleluia, abbiamo finalmente completato un genoma umano, ma il meglio deve ancora venire”, ha detto Eichler durante un briefing. ‘Nessuno dovrebbe vedere questa come la fine, ma l’inizio di una trasformazione non solo nella ricerca genomica ma anche nella medicina clinica.'”

È fantastico che abbiamo “sequenziato un genoma umano ‘senza buchi’”, come lo ha descritto la rivista Smithsonian, ma la realtà mostra che più sappiamo, meno comprendiamo. La decodifica del genoma umano potrebbe aiutare a risolvere alcuni problemi, ma non renderà le nostre vite più facili o più felici. Dal momento che non abbiamo comprensione di ciò che ci circonda, non capiamo il contesto per cui i nostri geni si sono evoluti e come operano in relazione all’ambiente. Pertanto, tutte le formule e le conoscenze saranno inghiottite nell’abisso della nostra incomprensione della realtà e renderemo più profondi e più gravi i nostri problemi con il nostro comportamento.

Ogni singolo gene che è codificato in noi è lì per una ragione. Se lo alteriamo o manipoliamo, altereremo tutto ciò che è connesso ad esso. La natura non crea malfunzionamenti di proposito. Ripara solo. Pertanto, quando cerchiamo di “riparare” la natura, invariabilmente roviniamo ciò che non è stato rotto, soltanto che non possiamo vederlo a causa della nostra cecità.

I nostri saggi nel Talmud babilonese (Shabbat 156a) scrissero che se una persona nasce con la natura di un assassino, può diventare un assassino o un ladro,  un macellaio o uno che pratica la circoncisione. In altre parole, non dovremmo cercare di cambiare le caratteristiche di base delle persone, ma  solo usarle per aiutare tutta la società.

Invece di cercare di cambiare i geni delle persone, dovremmo insegnare loro come usare la loro natura innata a beneficio della società invece di  danneggiarla. Per fare ciò, dovremmo creare un’atmosfera sociale in cui le persone che apportano un contributo siano rispettate, riconosciute ed apprezzate.

Attualmente, i “leader” della società sono narcisisti che  apprezzano solo se stessi e aspirano a essere  più “unici” possibile, oppure sfruttano la società per ottenere ricchezza, potere e influenza. Quando queste sono le persone che tutti ammirano, la società non può che disintegrarsi. I valori egocentrici che tutti cercano di seguire dividono la società e la spezzano in frammenti sempre più piccoli. Alla fine, ognuno sarà lasciato a se stesso. Percepiranno di non avere nessuno vicino e chiunque è un potenziale nemico. In uno stato del genere, le uniche vie di fuga dalla miseria saranno la droga e il suicidio.

I leader non cambieranno modo di essere. Sono leader solo perché noi siamo come loro, quindi stimiamo le persone che eccellono in ciò che vorremmo essere. Pertanto, non dobbiamo aspettare che gli idoli della società cambino. Invece, dovremmo  cambiare chi siamo, e dato che cambiamo noi, anche i personaggi che adoriamo cambieranno e nuovi valori saranno al centro della scena.

Una volta cambiati i valori della società, scopriremo che non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato in ognuno di noi. Il nostro unico difetto è il modo in cui  abbiamo utilizzato ciò che è stato instillato in noi dalla natura. In altre parole, la colpa è dell’intenzione dietro le nostre azioni, non  del nostro DNA.

Poiché le nostre intenzioni attuali sono solo di autoesaltazione, tutto ciò che scopriamo e sviluppiamo è dannoso per la società. E poiché viviamo in una società che danneggiamo, la stessa società che ci nutre e ci sostiene, tutto ciò che sviluppiamo e scopriamo finisce per danneggiare noi.

Non dobbiamo cambiare cosa siamo, ma chi siamo. Il nostro problema non è cosa facciamo, ma perché lo facciamo. Se lavoriamo per portare beneficio alla società in cui viviamo, ne beneficeremo noi stessi.

Ci vuole uno sforzo congiunto per superare la nostra mentalità narcisistica, ma la situazione globale è già così grave che credo non abbiamo scelta né tempo da perdere.

In arrivo un’altra ondata

Mentre i media sono impegnati a seguire la guerra in Ucraina, il Covid è tornato a perseguitare l’umanità. In Cina, più di cinquanta milioni di persone sono in lockdown a Hong Kong, il numero di morti sta aumentando in Israele, il numero di riproduzione (R) sta salendo velocemente ed è ora ben oltre la soglia di diffusione di 1. Se pensavamo che Omicron fosse contagioso, il nuovo ceppo, BA.2, lo è il 30% in più, e stanno emergendo anche varianti ibride come il Deltacron. Nuovi ceppi e nuove ondate continueranno ad apparire fino a quando non avremo imparato tutto ciò che dobbiamo dal virus.

Il virus non è qui per insegnarci qualcosa su se stesso, è qui per insegnarci qualcosa su di noi. Pensiamo a queste ondate come ondate di Covid-19, ma non lo sono. Il ceppo originale è praticamente scomparso; abbiamo a che fare con un virus diverso perché noi siamo diversi. Ecco perché i vaccini che hanno sconfitto il ceppo originale non sono più efficaci.

Come ho detto fin dalla prima apparizione del virus all’inizio del 2020, questo virus o i suoi “parenti”, è qui per restare. Ha bisogno di insegnarci a vivere in modo più pacifico e armonioso tra di noi e con la natura e non se ne andrà finché non impareremo.

Forse non ce ne siamo accorti, ma il virus ha già fatto un gran lavoro di insegnamento. Le nostre aspirazioni di carriera sono cambiate drasticamente. Improvvisamente, tutti parlano della Grande Dimissione e del fatto che molte persone ora preferiscono lavorare da casa.

Molte persone si sono anche accontentate di meno soldi in cambio di più tranquillità. Il movimento verso una settimana lavorativa di quattro giorni sta guadagnando slancio in tutto il mondo. Anche in Asia, nota per il suo stacanovismo, grandi aziende come Panasonic e altre sono passate o stanno passando a una settimana lavorativa di quattro giorni.

Anche l’istruzione tradizionale sta cadendo in disgrazia. “Fino al 2019, il numero di studenti che studiavano a casa era cresciuto tra il 2% e l’8% ogni anno. Dal 2019 all’autunno del 2020, la percentuale di studenti che seguono l’istruzione domiciliare è passata dal 3,4% al 9%”. Secondo il National Home Education Research Institute, “nel 2020-2021 c’erano circa 3,7 milioni di studenti che frequentavano un programma di insegnamento a casa nei gradi K-12 negli Stati Uniti (all’incirca il 6%-7% dei bambini in età scolare)”.

Non si tratta di cambiamenti di poco conto. Un minor numero di persone che lavorano significa un consumo più contenuto, una minore congestione delle strade, soprattutto se le persone lavorano da casa, e più tempo per la famiglia. Allo stesso modo, i bambini che studiano a casa richiedono che un genitore stia a casa e si occupi dell’istruzione e dell’occupazione dei figli. Questo, ancora una volta, influisce su molti altri aspetti della società.

Ecco perché penso che Covid non sia una punizione, ma una correzione. L’unica ragione per cui sentiamo questa correzione come dolorosa è che non accettiamo il cambiamento, quindi la natura ce lo impone.

Al nostro attuale livello di narcisismo, senza un freno dall’esterno, potremmo distruggere noi stessi e il mondo con noi. La guerra in Ucraina è solo un esempio di ciò che l’orgoglio e la fame di potere possono infliggere. Pertanto, penso che dovremmo essere grati alle limitazioni causate dal  Covid. Contiamo le sue vittime, ma non abbiamo idea delle catastrofi che la sua comparsa ha evitato.

Detto questo, non credo che dovremmo continuare a subire le sue costrizioni. Dal momento che la natura ci impone delle correzioni e noi non abbiamo altra scelta che obbedire, come è evidente, possiamo imporre queste correzioni a noi stessi invece di invitare pericolosi virus a farlo per noi.

Tutto ciò che dobbiamo correggere è il nostro comportamento egoistico. Per farlo, dobbiamo essere consapevoli che, in un mondo che è diventato totalmente interconnesso, pensare di poter prendere tutto ciò che vogliamo a prescindere dagli altri e godere del dolore altrui non è solo avventato, ma distruttivo per tutti, anche per noi stessi.

Dobbiamo capire che se vogliamo sottomettere altre persone, anche solo con il pensiero, tanto più con le azioni, danneggiamo noi stessi e il nostro ambiente. Nessun altro essere, a parte gli umani, ha pensieri così malvagi e narcisistici. Se li annienteremo  dentro di noi, metteremo fine alla guerra, alla fame, allo sfruttamento, all’abuso, alla tirannia e a tutto ciò che affligge il nostro mondo. Se siamo riluttanti ad imparare, saranno i virus ad eliminare queste piaghe dall’uomo.

L’egoismo è la forza trainante

Nella nostra vita ci sviluppiamo grazie all’egoismo, che ci spinge da generazione a generazione.  Voglio sempre qualcosa di nuovo: questo, quello e altre cose.  Guardate i bambini, sono sempre in movimento. È così che si sviluppa il nostro egoismo: afferra questo, impara quello, prova questo.

Anche se ci scontriamo, combattiamo, uccidiamo e rubiamo, siamo controllati dalla nostra natura, e quindi, a prescindere da tutto, avanziamo. È così che l’umanità è arrivata ai nostri giorni.

Se improvvisamente dicessimo “non sviluppiamoci  più con la forza egoistica naturale,  ma piuttosto con una forza altruista, opposta ad essa”, dove troveremmo il desiderio, la forza e l’energia per la realizzazione dell’altruismo?

Ho energia per la realizzazione dell’egoismo, voglio ricevere. Ma per dare, dove trovo un desiderio tale in me? Riesco a pensare agli altri? Certo che no.

Posso pensare agli altri solo nella misura in cui comprendo la mia dipendenza da loro. Di conseguenza, penso solo a me stesso e posso fare del bene agli altri se so chiaramente che sarà anche un bene per me.

La natura umana è l’egoismo quotidiano più comune a qualsiasi livello.  Osserviamo come gli atomi, le molecole, la valenza degli elementi e tutto il resto si connettono, come le sostanze più grandi si mescolano in un organismo e tutto funziona.

Anche l’altruismo nel corpo, quando ogni parte pensa all’altra, è necessario per il buon funzionamento del sistema intero, altrimenti nessun organo sopravviverebbe.  Quindi l’altruismo esiste  anche nel nostro mondo, ma si tratta di un altruismo animalesco.

 

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From KabTV’s “Close-Up. Gene of altruism” 9/19/10

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