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TEMPI DURI DI FRONTE

I periodi di transizione sono sempre soggetti a problemi. Stiamo vivendo uno dei periodi di transizione più instabili nella storia dell’umanità, poiché stiamo passando da una mentalità egocentrica a una più olistica, dove siamo interdipendenti, interconnessi e nelle nostre azioni consideriamo il benessere degli altri. Purtroppo, mentre siamo in questo passaggio, i nostri ego ribelli ci stanno portando a estremi sempre più pericolosi che mettono a rischio noi e l’intera società. Prima diventiamo consapevoli di essere in un cambiamento, maggiori sono le possibilità di attraversare la transizione in modo pacifico e veloce.

Allo scopo di riconoscere che siamo in una passaggio, che siamo eccessivamente interconnessi per ignorare i bisogni degli altri, dobbiamo stabilire sistemi educativi che portino questo alla nostra consapevolezza. Quindi, la più grande sfida dell’umanità in questo momento è l’educazione. 

Idealmente, i capi mondiali avrebbero dovuto essere i leaders della transizione. Sono in una posizione naturale per cominciare e dirigere il processo. Purtroppo, i responsabili di oggi hanno un cuore di pietra tale che semplicemente non potranno sentire queste idee. Non è che io mi sia arreso, perché non l’ho fatto, ma dobbiamo riconoscere a che punto siamo. Allo stesso tempo, so che dobbiamo continuare. 

Siamo tutti esseri che cercano il piacere; questa è la nostra natura. Pertanto, non cambieremo il nostro modo di vivere a meno che non soffriamo nel presente, o che qualche grande ricompensa ci chiami e noi siamo sicuri di riceverla. Capiamo solo due cose: piacere o dolore.

Ecco perché l’umanità cambierà: o perché sta soffrendo nello stato di egoismo assoluto o perché vede una ricompensa garantita nello stato di responsabilità reciproca e di cura degli altri. In questo momento, la gente preferisce aspettare che più dolore la convinca a passare a un’attitudine più partecipativa.

Ecco perché l’educazione è così importante. Se l’umanità è convinta che tutti i colpi che subiamo sono il risultato del nostro egoismo, vorrà liberarsene. Se crediamo che l’ego possa ancora darci dei benefici, che nient’altro può, rimarremo con il nostro ego fino a quando il dolore non ci convincerà a lasciarlo.

Didascalia della foto:
Le guardie lavorano tra i materiali bruciati dall’incendio Dixie. L’incendio Dixie ha bruciato 963.309 acri lasciando dietro di sé distruzione e sterpaglia. (Foto di Ty O’Neil / SOPA Images/Sipa USA)

Un colpevole comune dietro il dolore del 2021

Incendi, alluvioni, pandemia, terremoti, tifoni, tornado, siccità, inflazione, guerra, abuso e sfruttamento, li abbiamo avuti tutti nel 2021, e c’è un colpevole comune per ognuno di loro: l’uomo. Cambiamo l’uomo e cambierà il mondo. Il compito può non essere facile, ma conoscere la causa e ciò che dobbiamo fare sarà un lungo cammino verso il miglioramento.

Quando pensiamo a tutte le cose negative avvenute nel 2021, è quasi istintivo dire: “Per fortuna è finita”, ma dobbiamo essere più furbi.  Le catastrofi menzionate nel paragrafo d’apertura sembreranno una brezza marina in confronto a quelle che seguiranno se non ci impegniamo ad arrivare in fondo alle crisi e risolverle una volta per tutte. 

Quando le persone pensano allo scorso anno pensano a tutto ciò che è successo.  Credo che dobbiamo entrare più nel profondo della questione: dobbiamo vedere cosa le ha provocate, oltre ad altri sviluppi negativi.

Sappiamo già che ogni elemento è unico e insostituibile nell’ecosistema della Terra. Quando si esaurisce anche un singolo elemento, si sbilancia l’intero ecosistema.

Quando si sbilancia un ecosistema locale, questo influisce sui sistemi vicini, finché alla fine l’intero pianeta viene sconvolto. Proprio come il Covid-19 ci ha insegnato che una variante si diffonde immediatamente nel mondo, così  avviene anche con ogni cosa che facciamo, diciamo,  o persino pensiamo. Siamo tutti parti di un unico sistema. 

Riconosciamo già che siamo dipendenti gli uni dagli altri e ci influenziamo a vicenda con i nostri comportamenti da consumatori, come mangiamo, le nostre abitudini di viaggio e altri aspetti della nostra vita.  Vediamo che comportamenti irresponsabili e sconsiderati impoveriscono le risorse comuni e tutti soffrono di conseguenza. L’ONU e altre organizzazioni hanno comitati internazionali e conferenze che affrontano questo tema giorno e notte.

Eppure non cambia molto.  Anzi la questione sta peggiorando.  Fino ad ora l’unica cosa che è riuscita a contenere il nostro comportamento incosciente  è il coronavirus. Una volta che ci ha costretti ad andare in isolamento, l’aria era pulita, l’acqua era limpida, gli animali vagavano dove non erano mai andati prima e le persone hanno riscoperto le loro famiglie.

Ma l’isolamento non è un modo di vivere, è una misura d’emergenza. Abbiamo bisogno di una soluzione sostenibile che ci permetta di continuare a vivere su questo pianeta, la nostra unica casa, senza distruggerlo e senza che lui ci distrugga per rappresaglia.

Per fare questo dobbiamo cambiare l’elemento centrale che causa il nostro comportamento incosciente: la nostra natura umana egoista.  Quando guardiamo ogni problema che affligge il nostro pianeta, dai disastri naturali alle crisi causate dall’uomo, vediamo che hanno tutti un colpevole comune: l’egoismo umano.   Quindi se cambia l’uomo, cambierà anche il mondo.

Qui sta il nostro problema più grande. Siamo perfettamente d’accordo sul fatto che dobbiamo cambiare il nostro comportamento. È anche evidente che il nostro comportamento causa problemi. Ma il cambiare la causa del nostro comportamento sconsiderato ha molti meno sostenitori, poiché nessuno ammette volentieri di essere colpevole dei problemi del mondo. Eppure, siamo tutti responsabili.

La più grande sfida che l’umanità deve affrontare nel 2022 non è il contenimento delle emissioni di gas, la riduzione dell’uso della plastica o la diminuzione dell’uso dei combustibili fossili. La nostra sfida più grande, lo scoglio più ostinato ai nostri sforzi per ripulire il pianeta, è la nostra stessa natura.

Non possiamo dire a noi stessi che la nostra natura è il nostro problema più grande. Tuttavia, possiamo creare un’atmosfera in cui tutti partecipano alla costruzione di una nuova natura per l’umanità, in cui la solidarietà e la gentilezza vincono il plauso e la presunzione e il narcisismo inducono all’ammonizione.

Se facciamo questo, tutti insieme, non avremo la sensazione di negarci qualcosa, come se stessimo sradicando qualcosa da dentro di noi. Al contrario, sentiremo che stiamo aggiungendo una buona integrazione alle nostre vite, qualcosa che arricchisce la nostre esistenze e dà loro direzione e significato. In modo graduale , la mentalità più socialmente responsabile diventerà quella dominante poiché gratifica più del narcisismo. Se lo facciamo insieme, sarà una transizione facile e senza problemi.

Pertanto capire dove siamo, perché il nostro mondo è così com’è e come possiamo risparmiarci le avversità che sicuramente arriveranno se non cambiamo i nostri modi, è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Come ricompensa, vinceremo anche una vita meravigliosa che non credevamo esistesse finché non abbiamo adottato una mentalità solidale e ci siamo lasciati alle spalle il colpevole comune dei nostri guai: il nostro egoismo.

Il denaro non può sfamare le persone che l’ego fa morire di fame

David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, ha affermato che i miliardari “devono farsi avanti ora, una tantum” e donare 6 miliardi di dollari per salvare 42 milioni di persone “che moriranno se non li aiutiamo”. Ha anche detto: “Non sto chiedendo loro di farlo ogni giorno, ogni settimana, ogni anno; abbiamo una crisi una tantum, una tempesta perfetta di conflitti, cambiamenti climatici e Covid”. Se il signor Beasley crede che questa sia una crisi di una volta e che sei miliardi di dollari elimineranno la fame nel mondo, probabilmente è l’unico. La fame non esiste per le ragioni che cita, ma a causa dell’egoismo umano, e nessuna somma di denaro è abbastanza grande da sfamare le persone che l’ego fa morire di fame.

Né il denaro soddisferà l’ego. Al contrario, il denaro non fa che peggiorare il problema perché va nelle tasche delle persone sbagliate, che diventano ancora più avide, mentre chi potrebbe farne buon uso ne vede ben poco. Se crediamo di poter risolvere la crisi della fame solo con i soldi, la fame aumenterà sicuramente e molti altri moriranno.

In effetti, credo che il nostro approccio di combattere i sintomi piuttosto che l’agente patogeno stesso renderà le cose così negative che sarebbe meglio per noi non vivere affatto quei momenti. Ci sarà abbondanza, ma allo stesso tempo grave carenza dei generi di prima necessità più importanti come il pane e l’acqua. La gente sarà infelice.

Vedrai interi battaglioni a guardia del cibo mentre altri moriranno di fame nelle vicinanze. Non avverrà in segreto, ma in bella vista; lo vedrai nelle notizie. Coloro che diranno di essere dispiaciuti per la fame,  non alzeranno un dito.

L’ego non ci farà mai sentire soddisfatti. Ci farà sempre sentire vuoti, per quanto ricchi siamo. Anche se neghiamo a tutte le persone nel mondo i bisogni più elementari e li teniamo tutti per noi, saremo comunque insoddisfatti.

L’unica cosa buona per i nostri ego è renderli edotti che ci stanno portando all’estinzione. Ci stanno insegnando che finché ci concentreremo solo su noi stessi, non ci sentiremo soddisfatti. Una volta appreso questo, ci spingerà a elevarci al di sopra del nostro egoismo.

Un’altra cosa che l’ego ci insegna è che dipendiamo l’uno dall’altro. Non possiamo sentirci ricchi se non ci confrontiamo con altri che sono più poveri di noi. Non possiamo avere ciò che vogliamo a meno che qualcuno non ce lo porti. In altre parole, non possiamo vivere e non possiamo valutare noi stessi senza altre persone intorno a noi.

Poiché non possiamo liberarci dell’egoismo, poiché è il nostro nucleo, dobbiamo “insegnargli” il valore della cooperazione e della considerazione. Quando i nostri ego imparano che è nel loro interesse essere premurosi, ci consentiranno di godere di piaceri altruistici e smetteremo di umiliare le altre persone e distruggere il nostro ambiente, che attualmente sono i nostri unici piaceri (che lo ammettiamo con noi stessi o meno ).

Possiamo trovare gioia nella connessione e nella considerazione solo se rinunciamo a cercare di soddisfare il nostro ego. Possiamo arrivarci vedendo ciò che i nostri ego hanno fatto a noi e al mondo che ci circonda, oppure possiamo arrivarci aspettando che i disastri ci colpiscano personalmente. Il primo modo è più veloce, più facile e più sicuro. Spero che lo scegliamo prima di sperimentare in prima persona gli svantaggi dell’egoismo.

Didascalia foto:
Il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale David Beasley parla durante un’intervista con Reuters a Doha, Qatar, 24 agosto 2021. REUTERS/Alexander Cornwell

La natura umana insidiosa

Domanda: Che cosa si dovrebbe riconoscere come maligno?

Risposta: il nostro egoismo, il nostro atteggiamento verso gli altri.

A ogni fase dello sviluppo abbiamo usato la nostra volontà di ricevere, poiché questa è la nostra natura. Ora, però, si manifesta come egoista, e soprattutto maligna in relazione agli altri.

Ogni cosa nel mondo è costruita per ricevere piacere, non solo a spese degli altri quando guadagnamo insieme come soci o quando ci diamo piacere a vicenda in una coppia.

Si riceve piacere proprio quando ci si innalza al di sopra degli altri, umiliandoli. E’ qui che si manifesta l’ultima forma egoistica, e definirlo come maligno, come la forma successiva che dovrebbe essere il suo opposto- il bene, l’amore, la connessione al di sopra dell’egoismo, al di sopra dell’odio- questa è una trasformazione molto difficile.

La saggezza della Kabbalah dovrebbe aiutarci a capire e attraversare questo stato velocemente e senza problemi.

Commento: Credo che le persone non saranno d’accordo con il fatto che usiamo gli altri per umiliarli.

La mia risposta: Lo facciamo in maniera automatica. Siamo programmati in questo modo e non ce ne rendiamo conto.

Anche durante una conversazione piacevole, ognuno cerca di essere superiore all’altro, di posizionarsi in modo da apparire superiore, di presentarsi in maniera più favorevole per catturare l’attenzione degli altri, anche solo un po’. La nostra intera natura consiste in queste forme nascoste.
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Da Kab TV “Close-Up. Fire Island” 1/1/10

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L’Egoismo delle élite e l’impotenza delle masse.

Domanda: L’egoismo di gruppo all’interno dello Stato può svilupparsi inizialmente in egoismo nazionale, che può condurre successivamente a conflitti per motivi etnici. Si sviluppa poi in egoismo di Stato esterno, quando uno Stato separato comincia a sentirsi speciale.  Quanto è corretta la posizione nella quale una nazione si prende la responsabilità per il mondo intero seguendo il proprio egoismo?   E’ difficile credere che ad essa importi davvero il benessere del mondo.

Risposta: Naturalmente.  Se non correggiamo la persona, una massa di persone, un popolo, uno Stato, secondo dei parametri di ideali, allora non saremo mai in grado di prenderci cura del mondo.  Avremo sempre un problema con il fatto che dobbiamo metterci sotto pressione, gli uni contro gli altri, reprimerci tra un gruppo ristretto di persone,  in una nazione e tra le nazioni.

Domanda: Le élite sono anch’esse un gruppo.  Le élite attuali, in ogni nazione, esistono in base a una sorta di tacito contratto sociale dove la maggior parte delle persone prendono una posizione in cui i vantaggi e le preferenze di un gruppo ristretto di persone vengono date per scontato. Cosa ne pensi?

Risposta: Non c’è nulla da pensare.  Infatti questa cosa è vera, e non possiamo farci nulla.

Commento: ma alla fine la maggior parte della popolazione mondiale potrebbe violare questo accordo, potrebbero non essere più d’accordo.

La mia risposta: In che modo? E’ totalmente disorganizzata, non ha la forza, la capacità, e neanche i mezzi, e quindi si sottometterà.

Domanda: Ma la massa accetta la regola secondo la quale un gruppo ristretto di persone in ogni paese usa i benefici principali, le opportunità economiche, e tutti gli altri sono costretti a vivere in accordo con ciò che gli viene dato. E pensi che questa situazione possa persistere a lungo termine?

Risposta: E’ stato così per migliaia di anni. Non c’è una via di uscita.  Non esiste una soluzione! Coloro che hanno i soldi, e l’esercito nelle loro mani, non saranno mai d’accordo a rinunciare ai loro privilegi a favore delle masse, mentre le masse generalmente non hanno alcuna opportunità di ribellarsi e prendere il comando, dato che quelli al potere si circondano delle persone giuste, e il mondo gira in maniera calma. Perché dovrebbe cambiare?

Domanda: Vale a dire, non credi nell’esistenza di una giustizia superiore che dovrebbe portare le persone a una sorta di uniformità e alla disponibilità di ricchezze materiali?  Come possiamo dunque parlare di amore per gli altri in questo stato? Come puoi amare il prossimo, che per qualche motivo, ha più opportunità di te?

Risposta: Non dipende dalla ricchezza e da chi gestisce le imprese e divide i dollari tra di loro. Tutto dipende da come le masse capiscano che per cambiare il mondo bisogna cambiare la persona, non dipende dalla religione, dal denaro, o dalla forza, ma solo dalla gente stessa.  E quindi, se la gente vuole, potrà cambiare il mondo proprio con il proprio atteggiamento nuovo.

 

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From KabTV’s “Conversations” 11/1/2021

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Come superare i conflitti nella relazione. Una soluzione che funziona veramente (e che nessuno vuole sentire)

Ogni relazione attraversa dei conflitti.  Sono spiacevoli, ma inevitabili. Superare il conflitto è necessario per rafforzare e intensificare il rapporto.  Una relazione durerà soltanto se ha passato diversi conflitti.  Il problema è che i conflitti sono spiacevoli e spesso ci spaventano, e quindi cerchiamo di evitarli.  Se sapessimo come accettarli ed elevare la nostra connessione ad un livello più alto, andando al di sopra del conflitto, allora non li temeremmo e saremmo in grado di risolvere quasi ogni tipo di disaccordo. 

I disaccordi derivano da un conflitto di interesse.  Questo è chiaro.  Quando voglio una cosa e la mia compagna ne vuole un’altra, mi arrabbio.  Questo è vero in qualsiasi tipo di relazione con la gente, con gli animali, e persino con le macchine (pensiamo alle maledizioni che lanciamo alla macchina se una mattina invernale non parte). 

Quando si tratta dei nostri compagni, la soluzione è semplice, eppure difficile da fare: baciarsi sulle labbra.  Esattamente nel momento di rabbia, fare l’opposto.

Su un livello più profondo, dobbiamo capire che ogni persona ha desideri, pensieri e approcci alla vita diversi.  Una relazione è l’unione di due o più persone differenti in un unico intero.  In una buona relazione, la differenza tra di loro aiuta ogni parte a sviluppare le qualità e le prospettive che non avrebbero sviluppato se non fossero nella relazione.  In una relazione negativa, le lotte di potere soffocano la crescita delle persone coinvolte, l’oppresso e l’oppressore diventano stagnanti e consolidati nelle loro convinzioni, e l’amore tra di loro si dissolve.

Una buona relazione richiede lavoro.  La relazione negativa è quella naturale. Per costruirne una positiva, devo accettare che anche l’altra prospettiva ha dei meriti, sebbene non sia la mia. Se lo accetto, il che richiede una certa esperienza di “lotta”, scoprirò che l’altra prospettiva mi fornisce idee e prospettive che non potrei sviluppare da solo.

Ne consegue che baciando la compagna proprio quando si è arrabbiati non significa che non si è più arrabbiati ma che si apprezza e si tiene alla compagna anche quando si è arrabbiati e che la tua rabbia non scaccia l’amore. E’ un’affermazione della forza della vostra connessione.

Il re Salomone, detto l’uomo più saggio tra gli uomini, disse a tal proposito:  “ L’odio suscita discordia, e l’amore coprirà tutti i crimini” (Prov. 10:12). In altre parole, mantieni l’odio, ma coprilo con l’amore, rendi l’amore più importante della rabbia passeggera. I benefici che coglierete sono enormi. 

Quando gestiamo i conflitti in questo modo, non solo cambiamo noi stessi ma cambiamo anche la nostra compagna. Senza dire una parola, senza predicare o rimproverare, ma semplicemente con il nostro esempio, spianiamo la strada ad una sana relazione.

La strada lunga e tortuosa (non la dobbiamo prendere)

Dobbiamo comprendere l’unicità dello stato attuale dell’umanità. In tutto il mondo sta emergendo un nuovo sistema. In questo sistema, siamo tutti connessi, inconsapevolmente, controvoglia e irreversibilmente. Il sistema è sempre stato lì, ma ora i fili ci stanno avvicinando sempre di più fino a non poter più ignorare la nostra interdipendenza, anche se proprio non vogliamo pensarci. 

Sta diventando evidente che tutta la creazione è diretta verso l’interconnessione e coloro che vi si oppongono ne usciranno sconfitti. Stiamo marciando su una strada lunga, tortuosa e dolorosa mentre potremmo prenderne una breve, rapida e piacevole. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per intraprendere il percorso desiderabile è abbracciare la connessione. Se lo rifiutiamo, rimarremo sul percorso attuale e doloroso fino a quando non saremo finalmente d’accordo a connetterci.

I disastri e le crisi crescenti che sembrano prendere d’assalto il mondo da tutte le direzioni sono i colpi di scena sul nostro percorso verso la connessione. Ogni volta che ci allontaniamo da esso, la realtà ci costringe a renderci conto che dipendiamo l’uno dall’altro e che faremmo meglio ad accettarlo.

Guardate i prezzi in aumento in tutto il mondo; guardate l’aumento dei costi di trasporto, i gruppi di navi mercantili stipate fuori dai porti per settimane in attesa del loro turno per lo sbarco. Guardate come ci infettiamo a vicenda con nuovi ceppi di Covid ogni pochi mesi. Guardate come la carenza di chip di silicio sta paralizzando la produzione globale di qualsiasi cosa, dalle automobili ai computer e agli elettrodomestici. Questi sono tutti segnali spiacevoli e inutili che siamo tutti collegati.

Non c’è davvero carenza di nulla. C’è abbastanza cibo, abbastanza beni, abbastanza chip per computer, abbastanza olio, abbastanza di tutto per soddisfare tutti. L’unica cosa che non è mai soddisfatta è il nostro ego, che trae la sua soddisfazione dall’abuso degli altri. Per mettere gli altri in difficoltà, il nostro egoismo crea crisi dove non ce n’era bisogno. Non ci rendiamo conto che, poiché siamo tutti connessi, quando feriamo gli altri, feriamo anche noi stessi.

Abbiamo bisogno di una nuova mentalità. Dobbiamo renderci conto che nella realtà emergente, i paesi e le organizzazioni che si adattano all’esigenza di connettersi raccoglieranno i frutti dei loro sforzi, mentre quelli che si rifiuteranno saranno lasciati indietro. 

Certo, è un percorso.  Ci vorrà del tempo per cambiare veramente i nostri schemi di pensiero. Tuttavia, non è necessario che ci si riesca subito per avviare il cambiamento. Lo stesso sforzo di cambiare direzione è sufficiente per creare uno slancio positivo che ci metterà sulla strada giusta verso un’umanità soddisfatta e contenta. Astenersi dallo sforzo ci manterrà sulla strada lunga, tortuosa e sempre più dolorosa finché non ci inchineremo ai dettami della realtà e alla fine accetteremo di connetterci.

Considerazione: il termine di moda che indicherà il cambiamento

Dall’est all’ovest, il mondo sta annegando in un’altra ondata di coronavirus. Nonostante i vaccini e i richiami, il futuro sembra tetro. Fino a quando non impareremo la lezione che il virus vuole insegnarci, non ce ne potremo liberare.  I nostri valori fondamentali, quelli che hanno portato il virus, fin dall’inizio, non sono cambiati e quindi non c’è motivo perché il virus sparisca. Solo quando cambieremo il nostro atteggiamento verso ogni persona e ogni cosa che ci circonda, potremo vedere un calo nel numero di contagi.

Perché tutto ad un tratto notiamo un aumento dei prezzi ? Per nessun altro motivo oltre all’avidità maligna, l’intenzione di arricchirmi e impoverire gli altri.

Quanto a noi, perché siamo così concentrati sugli acquisti?  Di cosa abbiamo bisogno realmente? Un altro aggeggio ci renderà persone felici? Se l’unica cosa che servisse a rendere le persone felici fosse un nuovo giocattolo, non vedremmo più centomila Americani morire di overdose in un unico anno, la maggior parte dei quali giovani.  Non  vedremmo più tanta violenza, tanta depressione, tanto odio e tanta divisione. 

Se lavorassimo su questi problemi piuttosto che seppellire la testa nelle sabbie mobili di Amazon.com, staremmo molto meglio e non soffriremmo più di virus persistenti.  Proprio come il virus ci insegna, siamo interdipendenti.  Non possono esistere persone sane e felici in un luogo  mentre in altrove esistono persone infelici. Oggi, se non stanno bene tutti, nessuno starà bene. Questo vale non solo per il virus, ma per l’aria, l’acqua, la ricchezza e ogni altro aspetto della vita. 

Misuro i progressi o i regressi dai cambiamenti che vedo nelle persone. Dato che non vedo nessun cambiamento in esse, non posso dire abbiamo fatto progressi e non c’è alcun motivo perché il virus ci abbandoni. Siamo ancora violenti l’uno verso l’altro come lo eravamo nel 2019, e siamo altrettanto brutali verso l’ambiente come allora. Per parafrasare le parole di Albert Einstein, la stupidità è fare la stessa cosa ripetutamente e aspettarsi risultati diversi. 

Tutti capiamo questo tranne quando riguarda il nostro comportamento.  Di conseguenza, sono morte milioni di persone e migliaia moriranno ogni giorno per nessun motivo se non per  il nostro disinteresse. Il mondo è in grado di provvedere a tutti, in abbondanza; non c’è alcuna carenza di qualsiasi cosa, anzi c’è eccesso! Allora perché esistono persone affamate, assetate, malate e senza tetto?  Perché non ricevono un’educazione e un servizio sanitario decente?  La risposta è perché non ci interessa l’uno dell’altro.

Non parliamo soltanto dei beni basilari della vita. Guardate il fondamentalismo pervasivo che si è impadronito della società. Consideriamo coloro che non sono d’accordo con noi come nemici pubblici. Quando la diversità di opinioni diventa un crimine, il totalitarismo prende il sopravvento e qualsiasi mezzo è legale per frenare il libero pensiero.

Forse non vediamo la connessione tra la diversità e la considerazione reciproca e il virus, ma la connessione esiste: È il nostro egoismo. Sfruttiamo tutti, persone, animali e tutta la natura. Sentiamo che solo noi contiamo, e tutto il resto deve servirci o estinguersi.

Quando questo sentire diventa abbastanza intenso in una massa critica di persone, fa a pezzi il sistema e tutto crolla, dalla società umana passando per il regno animale fino alla terra su cui ci troviamo. Effettivamente, provate a trovare un’area in cui non ci sia una crisi e non riuscirete.

Il problema è la causa comune: l’umanità. Nessun discorso altisonante sull’equità e l’uguaglianza cambierà il fatto che ci odiamo a vicenda. Finché non ci rendiamo conto che siamo diversi e che dobbiamo comunque permettere a tutti di essere ciò che sono, non inizieremo a cambiare le cose in meglio.

La parola di tendenza che indicherà l’inizio del cambiamento è:  “Considerazione”. Fino a quando non impareremo a considerare gli altri, il mondo non ci considererà.  

 

Perché la gente ricorda l’amore solo sul letto di morte

Mi è stato detto che prima di morire, il co-fondatore e CEO di Apple Steve Jobs ha scritto una lettera in cui rifletteva sulla vita. Come si legge nella lettera, ha scritto: “Fai tesoro dell’amore per la tua famiglia, dell’amore per il tuo coniuge, dell’amore per i tuoi amici. … Dio ci ha dato i sensi per farci sentire l’amore nel cuore di tutti, non le illusioni portate dalla ricchezza. La ricchezza che ho conquistato nella mia vita, non posso portarla con me. Quello che posso portare sono solo i ricordi suscitati dall’amore. Questa è la vera ricchezza che ti seguirà, ti accompagnerà dandoti forza e luce per andare avanti.”

Infatti, prima che un individuo  muoia, comincia a sentire qualcosa della verità. L’avvicinarsi della morte gli fa rinunciare al suo ego e gli permette di vedere la verità.

C’è un confine tra il prendersi cura di se stessi e l’emergere in un regno completamente diverso dove c’è un amore traboccante. L’ego ci impedisce di trovarlo perché guarda sempre all’interno, a ciò che ho e a ciò che posso guadagnare, piuttosto che a ciò che è veramente là fuori. Tuttavia,  quando si fa da parte, ci rendiamo conto di ciò che ci è mancato per tutta la vita: un mondo pieno d’amore che esiste tutto intorno a noi.

L’ego “muore” appena prima che la persona muoia. Liberati dalle sue catene, possiamo ora renderci conto che non abbiamo mai amato veramente e non sappiamo cosa sia il vero amore. È un triste momento di resa dei conti quando ci rendiamo conto che per tutta la vita abbiamo pensato solo a noi stessi.

C’è chi consiglia alle persone sul letto di morte, io stesso ne sono stato testimone, che in quello stato dovremmo bere, fumare, divertirci e prendere il più possibile dalla vita finché possiamo. Questo approccio può essere onesto, ma non credo che porti felicità.

Dobbiamo ricordare che l’anima non smette mai di evolversi; continua a svilupparsi anche dopo la morte fisica di un uomo.  Perciò, comprendere il vero significato dell’amore, che l’amore non consiste nel sentire la propria esistenza, ma che esisto per il bene degli altri e che soddisfarli mi rende felice, questa comprensione non ha prezzo ed è eterna.

 

La triste verità della nostra esistenza e cosa possiamo fare al riguardo

La maggior parte di noi è inconsapevole dei motivi a monte delle  nostre azioni. Attraversiamo la vita con il pilota automatico, per così dire, e raramente pensiamo a cosa  ci spinge a fare quello che facciamo, a dire ciò che diciamo e a pensare ciò che pensiamo. C’è un buon motivo per questo: nessuno vuole comprendere che la motivazione delle nostre azioni è la paura. Siamo in costante modalità di fuga e il pensiero di ciò è insopportabile.

Uno dei vicini di casa nel condominio dove vivo è terrorizzato dalla sua banca. Ha un debito spaventoso e la banca potrebbe bloccare tutti i suoi pagamenti e i bonifici permanenti da un giorno all’altro.  Un altro vicino è terrorizzato dalla polizia. È stato colto  a guidare sotto effetto di droghe e ha paura che la polizia venga a perquisire il suo appartamento. Ma soprattutto, ha paura che la polizia possa entrare nel suo ufficio con dei mandati di perquisizione e metterlo in imbarazzo davanti ai suoi colleghi. 

Siamo tutti così, spaventati da qualcosa, da molte cose.  Abbiamo paura di ciò che la gente pensa di noi e di cosa possa  dire di noi. Abbiamo paura per i nostri figli su così tanti livelli che non possiamo neanche iniziare a descriverlo. Abbiamo paura del virus, del clima, dei terroristi, di essere sfruttati dai colleghi, dai collaboratori e dai capi, e abbiamo timore  riguardo al nostro futuro e a quello dei nostri figli.

In poche parole, siamo inconsapevolmente inseriti in una rete di paure che modella e determina la nostra vita in ogni singolo momento. Inoltre, è attraverso questa rete che sentiamo di essere vivi, che esistiamo. Le pressioni che riceviamo da tutto ciò che ci circonda, dai minerali alle piante e agli animali, alle persone, ci fanno sentire questo mondo e noi stessi al suo interno.

Tuttavia, questa è una percezione negativa. Cerchiamo di goderci la vita ma tutto ciò che riceviamo sono pressioni dal governo, dalla banca, dal capo, dai figli, dalla previdenza sociale, e così via. Siamo ad un punto dove ci consideriamo felici solo se nessuno o nulla ci da fastidio. Ma questa non è la felicità: è assenza di sofferenza.

Non possiamo smettere di avere paura; è il modo in cui il mondo è costruito, il modo in cui siamo fatti. Tuttavia possiamo cambiare le cose che ci spaventano, il che a sua volta cambierà il nostro modo di sentire. 

Siamo creature che cercano il piacere: abbiamo paura quando percepiamo che potremmo essere feriti o non provare piacere. Di conseguenza, la nostra paura è determinata da ciò di cui vogliamo godere. Se vogliamo godere di cose diverse da quelle che vogliamo in questo momento, avremo paura di cose diverse, e tutta la nostra visione del mondo, e in effetti tutto il nostro mondo, cambierà di conseguenza.

Il trucco per emergere dallo stato deprimente e triste della nostra esistenza è quello di spostare la nostra attenzione dalla concentrazione su noi stessi alla concentrazione sugli altri. Guardate alle madri che sono concentrate sul crescere i loro bambini. Sia tra gli umani che nel mondo animale le madri sono un grande esempio del coraggio e della forza che esse traggono dal prendersi cura degli altri, cioè dei loro figli.

Dovremmo imparare da questo. L’amore di una madre sorge naturalmente ma amare gli estranei richiede  allenamento e pratica e ampio consenso sociale al processo. Eppure questo è ciò di cui abbiamo bisogno oggi e così disperatamente. Abbiamo bisogno di imparare ad avere paura di non prenderci cura abbastanza, di non dare abbastanza. La nostra pulsione deve essere quella di una madre amorevole, la pulsione che crea vita, non la pulsione di nemici che vogliono distruggere i loro avversari. Quest’ultima è la pulsione che sentiamo in questo momento e sta uccidendo noi e il mondo in cui viviamo.

Siamo in uno stato disperato. Né il nostro pianeta né l’umanità potranno sopportare ancora a lungo la pressione negativa che esercitiamo l’uno sull’altro e sull’ambiente. A meno che non invertiamo le nostre preoccupazioni e le nostre paure dalla preoccupazione per noi stessi alla preoccupazione per gli altri, la nostra attenzione egocentrica porterà su di noi la nostra stessa distruzione.