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Che cosa è più importante per la crescita: lodi o critiche?

Uno dei compiti più importanti della vita è la correzione di sé. Veniamo al mondo non semplicemente per esistere, raggiungere obiettivi o accumulare esperienze, ma per scoprire gradualmente e correggere le nostre mancanze interiori. Tuttavia, questo è molto più difficile di quanto sembri. La maggior parte di noi riesce facilmente a vedere i difetti degli altri, mentre riconoscere i propri richiede uno sforzo enorme.

Per scoprire anche una sola autentica carenza dentro di noi, spesso dobbiamo attraversare innumerevoli delusioni, errori e difficoltà. Le persone trascorrono anni a imparare lezioni nel modo più duro. Incontrano ostacoli, subiscono fallimenti, prendono decisioni sbagliate e talvolta compromettono completamente il corso della loro vita prima di comprendere finalmente qualcosa di sé che era rimasto nascosto per tutto quel tempo.

Per questo motivo, una persona che è in grado di indicare sinceramente le nostre mancanze potrebbe farci un favore immenso. Una persona del genere può risparmiarci anni di sofferenza. Se siamo capaci di ascoltare ciò che ci dice, di percepirne la verità e di prendere coscienza di qualcosa dentro di noi che necessita di correzione, allora abbiamo ottenuto qualcosa di inestimabile.

La difficoltà è che il nostro ego reagisce diversamente. Invece di provare gratitudine, la natura dell’ego è sentirsi ferita, offesa o umiliata. Finiamo così per considerare chi ci critica come un nemico. Pensiamo: «Mi ha insultato. Ha messo in luce la mia debolezza. Mi ha fatto fare una brutta figura». Ma umiliazione e correzione non sono necessariamente la stessa cosa. Possiamo riconoscere un nostro difetto e, allo stesso tempo, apprezzare chi ce lo ha mostrato.

In molti casi, chi ci riempie costantemente di elogi potrebbe in realtà farci più male che bene. Le lodi possono indurci alla compiacenza. Possono impedirci di esaminarci con onestà. Talvolta le persone ci incoraggiano non perché desiderino la nostra crescita, ma perché per loro è più facile, più conveniente o addirittura vantaggioso che noi rimaniamo come siamo.

Ecco perché la critica, quando è sincera e orientata alla crescita, può essere molto più preziosa della lode. Chi mette in evidenza una nostra debolezza potrebbe essere in realtà più vicino al nostro vero sviluppo rispetto a chi ci dice soltanto ciò che desideriamo sentire.

Naturalmente, questo non significa che ogni critica sia corretta o che ogni critico abbia intenzioni pure. La vera sfida consiste nell’imparare ad ascoltare. Invece di difenderci immediatamente, possiamo chiederci se ci sia qualcosa che dobbiamo vedere: «C’è una verità su me stesso che sto evitando di affrontare?».

Se sviluppiamo un simile atteggiamento, iniziamo a vedere la critica in modo diverso. Invece di considerarla un attacco, la vediamo come un’opportunità. Ogni osservazione, lamentela e interazione difficile diventa un’occasione per imparare qualcosa di nuovo su noi stessi.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa ascoltare la natura?

Ascoltare la natura non significa semplicemente udire dei suoni, ma entrare in profonda intimità con essa. Se siamo in sintonia con la natura, iniziamo a percepire tutto ciò che ci circonda come un unico atteggiamento unitario nei nostri confronti, una forza guida che si relaziona costantemente con noi. Quando raggiungiamo questa percezione, nulla appare più negativo, nemmeno gli eventi che prima sembravano spaventosi o dolorosi, fino alla morte stessa. Tutto viene accettato come parte di un processo completo e dotato di uno scopo.

Possiamo vivere in questo stato con calma, calore e stabilità interiore. Tuttavia, per raggiungerlo, dobbiamo rivelare un senso interiore che al momento è nascosto. Ciò che lo nasconde è il nostro egoismo, che ci rinchiude in noi stessi e ci mantiene concentrati solo sulla nostra ristretta percezione. Per questo motivo, non riusciamo a percepire l’armonia più ampia della natura.

In realtà, dentro di noi agiscono due forze: una forza positiva che connette e armonizza e una forza egoistica opposta che separa e limita. La difficoltà sta nel fatto che per natura diamo la precedenza alla forza egoistica. Essa ci allontana dalla percezione dell’unità della natura e ci impedisce di “ascoltarla”.

Per iniziare ad avvicinarci a questa percezione, dovremmo cercare di penetrare più profondamente nel sentire la natura a livello interiore. Questo è ciò che si intende con l’avvicinarsi a ciò che i Kabbalisti chiamano “il Creatore”. Il Creatore non è un’entità astratta o distante, ma tutto ciò che ci circonda e che è dentro di noi. Non c’è divisione. Tutto ciò che percepiamo, sia all’esterno che all’interno, appartiene a questa unica realtà dominante.

Avvicinarsi significa dissolvere i confini della nostra percezione, rimuovere le barriere interiori che separano “me” da “il mondo”. Man mano che questi confini svaniscono, iniziamo a percepire la realtà in modo diverso. È come se il mondo intero si riempisse di una sottile armonia, come una melodia tranquilla e continua che permea ogni cosa.

L’obiettivo non è semplicemente sopravvivere in questo mondo, ma entrare in armonia con esso. E quest’armonia si raggiunge proprio sviluppando questa sensibilità interiore, questa capacità di ascoltare la natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 16 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il linguaggio del cuore?

La parola distingue la specie umana dalle altre parti inanimate, vegetali e animate della natura, e ci conferisce il titolo di “esseri parlanti”. Tutta la nostra comunicazione si è sviluppata attraverso il linguaggio, la parola, la lingua e la scrittura.

Esaminando l’evoluzione negli ambiti inanimato, vegetale e animato, osserviamo che la natura si evolve attraverso la connessione degli opposti e la comunicazione tra gli elementi. La terra, l’aria e l’acqua si influenzano reciprocamente, piante e animali sono interconnessi. La natura è una rete integrata che esiste sulla base di una reciprocità sistemica. L’azione di un particolare elemento completa quella degli altri e questa è la forma generale di comunicazione in natura.

Nell’evoluzione a livello umano, tuttavia, la comunicazione assume una forma opposta. Con la crescita dell’ego umano, il dialogo ha cessato di avere lo scopo di integrare e aiutare, diventando invece un mezzo per sfruttare gli altri e la natura a proprio vantaggio. Di conseguenza, le persone si sono allontanate dalla natura e le une dalle altre, creando la necessità di numerose parole, frasi, leggi e regole per definire ciò che è permesso e ciò che è proibito nelle diverse forme di connessione e relazione.

Si sono sviluppate diverse nazioni, lingue e  modelli di comunicazione, tra cui la lingua parlata, la lingua scritta, gli strumenti di comunicazione, i giornali, la radio, il cinema, la televisione e i social network. Alla base di ogni discorso si cela la stessa visione ristretta: “Cosa otterrò da te?”. Poiché un linguaggio interiore simile parla anche negli altri, non riusciamo a raggiungere una connessione che porti un senso di completezza.

Forse ci comprendiamo a parole e conosciamo la lingua parlata l’uno dell’altro, ma interiormente non riusciamo a sentire una connessione. La storia della Torre di Babele, la torre dell’egoismo umano, allude a questa incomprensione tra le persone. Descrive come gli esseri umani abbiano smesso di comprendersi a vicenda, si siano dispersi in tutte le direzioni e abbiano sviluppato una varietà di lingue e culture.

Oggi l’ego ha raggiunto proporzioni enormi, di conseguenza la comunicazione tra le persone è carente. È piena di bugie, inganni, falsità, sfruttamento, confusione, violenza e corruzione. L’elenco è lungo. Le coppie faticano a comunicare, così come i genitori e i figli e persino i team di lavoro.

Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti sulla stessa barca, reciprocamente influenzabili e dipendenti. Se non creiamo una nuova forma di comunicazione, un nuovo linguaggio, una nuova relazione tra noi e tutto ciò che non siamo noi, allora non avremo un futuro positivo. Al contrario, evolveremo verso un collasso totale.

Da ciò scaturirà la fase successiva nell’evoluzione del rapporto tra l’individuo e la società. L’obiettivo sarà quello di creare la sensazione di essere tutti un’unica famiglia, connessi come un tutt’uno, veramente a livello dell’anima. Avremo bisogno di un linguaggio che ci spinga a unire i cuori nell’amore.

Originariamente, da tale esigenza, si è formata la lingua ebraica. Le sue lettere, i suoi simboli e i suoi suoni rappresentano diverse modalità di questa connessione ottimale, una connessione orientata all’amore, alla generosità e a un’influenza reciprocamente armoniosa. L’ebraico è adatto a una connessione completa e complementare tra le persone, a forze che agiscono con il desiderio di giovare a tutti. Per questo l’ebraico è stato chiamato la “lingua sacra” e in esso sono stati scritti testi sacri, dove il termine “sacro” indica uno stato di reciproca generosità.

Quando la coesione interna del popolo d’Israele si incrinò e un odio immotivato si impadronì dei loro cuori, durante gli anni dell’esilio si astennero dal parlare ebraico, eccetto per lo studio dei testi sacri. Nella vita quotidiana, utilizzavano lingue locali, come il ladino (lingua giudeo-spagnola), lo yiddish e altre.

Con il ritorno nella Terra d’Israele, abbiamo ripreso a parlare ebraico, ma non abbiamo ancora compiuto il passo necessario per costruire quel legame d’amore che la lingua simboleggia. Quando inizieremo a imparare come farlo, e la saggezza della Cabala ne descrive dettagliatamente il metodo completo, scopriremo ciò che viene chiamata la “Torah interiore”, ciò che è racchiuso nei testi sacri, la forma di connessione simboleggiata da ogni lettera e parola ebraica, la natura intrinseca della realtà, il sistema operativo di tutta l’esistenza.

Abramo il Babilonese fu il primo a scoprirlo. Insegnò cosa sia la vera comunicazione. Parlò dell’unità di tutti, della gentilezza, della pace e dell’amore, e della necessità di elevarsi al di sopra dell’ego e di ogni odio che emerge e ci separa. Coloro che furono attratti dalla sua idea, provenienti da ogni parte dell’umanità, formarono una comunità, che in seguito divenne il popolo d’Israele. Impararono a parlare il linguaggio del cuore, direttamente da cuore a cuore e, unitisi “come un solo uomo con un solo cuore”, penetrarono nelle profondità del creato. Le crisi relazionali odierne, che si esprimono in una comunicazione inefficace, spingono noi e il mondo a elevarci a quello stesso livello di connessione di cui un tempo godevamo: la scoperta del linguaggio dell’amore, il linguaggio del cuore.

Basato su “Nuova Vita 130 – Comunicazione Cuore a Cuore” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’umanità sta facendo progressi?

L’evoluzione è in atto dal Big Bang, passando dallo stadio inanimato a quello vegetativo, poi a quello animato e infine a quello umano, ma oggi si ha la sensazione di essere in un vicolo cieco. Perché sta succedendo? Perché proprio ora? E c’è qualcosa che possa cambiare la situazione?

Cominciamo dall’inizio. La forza interiore che anima ogni sviluppo nell’universo è la forza del desiderio, il desiderio di esistere, vivere e crescere. Mentre nei livelli inanimato, vegetativo e animato osserviamo un ordine ben definito, negli esseri umani tutto sembra privo di freni.

Gli animali seguono istintivamente leggi interne insite in loro. Esiste una programmazione interna che li guida su quando riprodursi, dove vivere, chi mangia chi e così via. Tutto è connesso in un meccanismo chiuso e integrato.

Il desiderio aggiuntivo che si sviluppa negli esseri umani, al di là di quello degli animali, assume gradualmente una forma piuttosto distruttiva. Non è gestito istintivamente dalla natura e, crescendo, danneggia sempre più l’ambiente, la società, le altre persone e, in ultima analisi, l’essere umano stesso.

Un vitello appena nato sa subito di cosa ha bisogno per vivere, mentre un neonato umano potrebbe impiegare venti o trent’anni prima di essere in grado di cavarsela da solo nel mondo. Inoltre, la società circostante influenza fortemente lo sviluppo umano e ne determina la direzione. Poiché il nostro ambiente è egoistico, ognuno pensa principalmente al proprio tornaconto e il successo di una persona avviene solitamente a scapito degli altri.

Si consideri, ad esempio, lo sviluppo della scienza. Se gli esseri umani avessero studiato la natura per comprenderne le leggi e comportarsi di conseguenza in tutte le loro azioni, allora tutti gli sviluppi tecnologici avrebbero giovato all’umanità e all’ambiente. Ma poiché la scienza è diventata uno strumento nelle mani dell’egoistico desiderio umano di controllare gli altri, ogni sviluppo tecnologico finisce per assumere una forma dannosa. Si pensi, ad esempio, agli enormi investimenti nell’industria bellica, nella guerra cibernetica e nella sicurezza informatica.

Un’altra caratteristica del desiderio umano è che continua a crescere e non si sazia mai. Un animale che riceve ciò di cui ha bisogno si calma, ma l’essere umano non trova mai pace. Desidera qualcosa, la ottiene e subito ne vuole il doppio. Senza provare un senso di mancanza, non si sente vivo. Perciò si stimola costantemente, inventando nuove attività e avventure, osservando ciò che hanno gli altri, pensando a come ottenere di più e superarli. Invidia, desiderio e reputazione li guidano, mentre le sconfitte in questa corsa competitiva causano dolore.

Da ciò si sviluppa l’odio verso gli altri, consapevolmente o meno, e la tendenza a costruire il proprio successo sulla rovina altrui. Nelle fonti antiche si afferma che l’inclinazione del cuore umano è malvagia fin dalla giovinezza. Se i bambini piccoli fanno ciò che vogliono senza curarsi degli altri, gli adulti sono mossi dallo stesso impulso, ma imparano a nasconderlo sotto maschere più sofisticate.

Pertanto, l’umanità si è sviluppata in modo egoistico nel corso delle generazioni. Tuttavia, oggi ci troviamo in una situazione molto particolare.

All’improvviso scopriamo che il nostro mondo sta diventando sempre più interconnesso, con livelli crescenti di interdipendenza. Quando siamo tutti sulla stessa barca, che tu faccia del bene o del male, alla fine tutto ti ritorna indietro.

La vita ci costringe a cambiare paradigma, a modificare il nostro atteggiamento e la nostra percezione del mondo, della vita, della realtà e di noi stessi. Allo stesso tempo, però, si sta verificando anche un processo opposto.

L’ego umano sta crescendo rapidamente e le persone trovano sempre più difficile tollerarsi a vicenda, sia nelle relazioni interpersonali, in famiglia, sul posto di lavoro, sia a livello di nazioni e dell’umanità nel suo complesso.

Anno dopo anno, le persone si sentono sempre più distanti e distaccate le une dalle altre, persino alienate da se stesse, e talvolta provano un tacito senso di avversione. Questa è la radice del vuoto, della solitudine e della depressione, e in sostanza di ogni dolore e malattia, di ogni crisi e problema.

Cosa ci succederà dopo? Questa è la grande domanda.

Basato su “New Life 116 – Corso Integrale, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa c’è di sbagliato nel principio di Sodoma: “Ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è tuo”?

A prima vista, il principio di Sodoma, ovvero “ciò che è mio è mio e ciò che è tuo è tuo”, sembra perfettamente logico. In effetti, è una logica assoluta e molte persone lo condividono istintivamente.

Se tutto proviene dalla natura, allora ciò che la natura ci dà è nostro e ciò che la natura non ci dà non è nostro. Anche se soffriamo o ci manca qualcosa, dovremmo accettare solo ciò che ci viene dato. Allo stesso modo, gli altri non devono interferire con la nostra parte e noi non dobbiamo interferire con la loro. Questo sembra equo, equilibrato, persino giusto.

Dov’è dunque il problema? Il problema non risiede nella logica in sé, ma nel modo in cui le persone la recepiscono e la applicano. Le persone non accettano veramente le leggi della natura, ovvero le leggi dell’amore, della dazione e della connessione. Prendono il principio del “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è tuo”, ma lo privano dell’aspirazione alla forma altruistica della natura. Di conseguenza, il principio crolla.

Perché? Perché questo principio del “mio è mio, tuo è tuo” è solo uno stato iniziale. È la condizione egoistica naturale creata dalla natura. In altre parole, è il fondamento, ma non l’obiettivo. Il nostro compito non è rimanere in questa separazione, ma elevarci al di sopra di essa.

Dobbiamo aggiungere ciò che manca in questo principio, ovvero la connessione positiva, l’amore e l’inclusione reciproca. Non dobbiamo farlo cancellando ciò che appartiene a ciascuno, ma rivestendolo con un atteggiamento più elevato, cioè costruendo ponti di amore, dazione e connessione positiva tra di noi.

Interiormente, la distinzione “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo” rimane valida. Tuttavia, al di sopra di essa, costruiamo un nuovo strato, che è “nostro”.

Questo “nostro” non è un’uguaglianza imposta, né una redistribuzione esterna, né il tipo di ideologia che abbiamo visto nelle rivoluzioni. Quei tentativi sono falliti perché hanno cercato di cancellare l’individualità e la proprietà senza coinvolgere le leggi della natura o, in altre parole, senza correggere l’ego umano applicando un’intenzione altruistica al solo desiderio primordiale di tornaconto personale.

Il “nostro” arriva solo quando ci connettiamo al di sopra del nostro ego, non al posto di esso. Allora diventiamo partner della natura. La natura ha creato l’ego, la separazione, la distanza, il “mio” e il “tuo”. E noi, al di sopra di questa divisione, costruiamo connessione, unità e amore. Questa è la correzione.

Se proviamo a costruire il “nostro” senza applicare le leggi della natura, ovvero affidandoci esclusivamente a sistemi umani, non arriveremo da nessuna parte. Ci allontaniamo dalla radice del problema e, pertanto, non possiamo avere successo.

Tuttavia, se poniamo al centro le leggi della natura, ovvero l’unica forza integrale della natura, e costruiamo le nostre relazioni attorno ad essa, allora diventa possibile una nuova forma di società. Che tipo di società sarebbe? Sarebbe una società basata non sulla coercizione, ma sulla trasformazione interiore. E il suo fondamento è un principio semplice: l’unità.

L’umanità giungerà a questo punto. O consapevolmente, scegliendo la connessione, oppure attraverso la sofferenza che alla fine ci costringerà a cercare la soluzione corretta e ottimale.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 23 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Si può compiere una buona azione senza sentirsi egoisti?

Potremmo pensare che aiutare qualcuno, ad esempio con un piccolo gesto come assistere un’anziana, sia una buona azione. Tuttavia, se guardiamo più a fondo, dobbiamo chiederci: per chi stiamo veramente compiendo questa azione?

Se riteniamo di accrescere il nostro merito, sia per il futuro, sia per una ricompensa o per un riconoscimento, allora l’azione compiuta è egoistica. È fatta per un beneficio personale. Se non avessimo più quel beneficio, non compiremmo quell’azione.

Ecco perché tali azioni, pur potendo essere utili in questo mondo, non sono ancora considerate buone azioni in senso spirituale.

Dobbiamo giungere alla consapevolezza che siamo costantemente corrotti dall’ego. Ogni azione che compiamo viene misurata secondo il calcolo: “Cosa ne ricaverò?”. Anche se il guadagno è sottile, come un senso di onore, soddisfazione interiore o di rettitudine, è comunque egoistico.

Che cos’è, dunque, una vera buona azione?

Una buona azione è un’azione compiuta contro l’ego, senza alcuna aspettativa di ricompensa, ovvero senza premio, riconoscimento e, in generale, senza alcun calcolo interiore che restituisca qualcosa a chi la compie. È come se nessuno lo sapesse e nessuno lo saprà mai. Non rimane nulla, nemmeno il nome.

Solo allora l’azione comincia ad avvicinarsi a un puro atto di generosità e dazione.

Questo è, ovviamente, l’esatto opposto di come funziona il nostro mondo. Il nostro intero sistema culturale, artistico ed economico si basa su proprietà, riconoscimento e ricompensa. “Questo è mio.” “Mi merito un riconoscimento.” “Dovrei ricevere qualcosa in cambio.” Tuttavia, il percorso spirituale va nella direzione opposta.

Allo stesso tempo, dobbiamo essere realisti. Non possiamo agire immediatamente senza alcun tornaconto personale. Pertanto, anche le azioni che rimangono egoistiche, compiute con una qualche aspettativa di ricompensa, sono utili. Riducono il male nel mondo. Iniziano a formare un’abitudine.

Gradualmente, attraverso tali azioni, possiamo elevarci a un livello superiore. A un certo punto, iniziamo ad agire semplicemente perché è un bene per gli altri, non per noi stessi. Questo rappresenta già una transizione verso un nuovo livello. Il lavoro spirituale inizia da quel momento in poi.

E poi qualcosa di nuovo viene rivelato, l’anima.

L’anima non è qualcosa che esiste dentro una persona fin dall’inizio. È uno spazio che creiamo al di fuori di noi stessi, attraverso il nostro atteggiamento verso gli altri. Questo spazio deve essere riempito dal desiderio di giovare al mondo, non per il proprio tornaconto, ma interamente rivolto verso l’esterno.

L’umanità nel suo complesso si sta evolvendo verso questa consapevolezza, ed è effettivamente possibile raggiungerla.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 2 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo amare gli altri?

Immagina di relazionarti con gli altri come un genitore amorevole si relaziona con i propri figli, che tu sia severo o gentile non importa, ma sempre con amore. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo acquisire verso tutte le persone.

Tuttavia, quando qualcuno legge queste parole e si rende sinceramente conto di essere incapace di un simile atteggiamento, di non poter amare gli altri in questo modo, questa consapevolezza non è ancora una preghiera. È un esame di coscienza. È un momento di verità, quando una persona inizia a comprendere quanto sia lontana da ciò che è richiesto, di quanta correzione necessiti realmente.

Da questa consapevolezza, comincia a formarsi un desiderio più profondo. Iniziamo a sviluppare un’esigenza interiore, una richiesta di cambiamento. Iniziamo a giudicarci con maggiore chiarezza, allora possiamo rivolgerci alla forza originaria che ci ha creati e ci sostiene con una richiesta: “Correggimi, perché io non sono in grado di correggermi da solo!”.

Non possiamo cambiare la nostra natura egoistica, che ci porta a dare priorità ai nostri desideri rispetto a quelli degli altri. Solo la forza originaria che ci ha creati può farlo. Ma lo fa solo in risposta a una nostra genuina esigenza, a una richiesta interiore e alla nostra perseveranza. Pertanto, non dobbiamo indugiare, ma dobbiamo soddisfare tale esigenza il più rapidamente possibile.

Partiamo da un precetto semplice ma assoluto: amare tutti. Desideriamo raggiungere questo stato, ma scopriamo di non poterlo fare. Da questo divario tra lo stato desiderato e quello effettivamente esistente, nasce una vera e propria richiesta: “Lo desidero, ma non riesco a raggiungerlo. Aiutatemi!”.

Questo è già l’inizio del cammino verso la trasformazione spirituale, verso l’amore per gli altri come amiamo naturalmente noi stessi.

Basato su “Conversazione con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 26 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché Abramo è importante come figura biblica e storica?

Abramo cambiò il corso della storia mondiale. Fu il primo a esortare i Babilonesi ad affrontare il crescente egoismo che era improvvisamente esploso nell’antica Babilonia. Fino a quel momento, la società babilonese si era sviluppata pacificamente. Situata tra i fiumi Tigri ed Eufrate, era il centro dell’intera civiltà di quell’epoca. Vi abitavano circa tre milioni di persone. Per gli standard odierni non si trattava di una popolazione numerosa, ma nel mondo antico rappresentava praticamente l’intera umanità.

La vita a Babilonia era semplice e ricca. La gente coltivava cereali come grano, segale e grano saraceno, cipolle e aglio, allevava pecore e pescava in abbondanza. Testimonianze storiche si possono ancora trovare nelle antiche iscrizioni e negli affreschi che descrivono gli scambi quotidiani tra le persone, a testimonianza di una società tranquilla e cooperativa. Le persone vivevano come vicini, amici, quasi come membri di un’unica famiglia.

Ma improvvisamente qualcosa cambiò. L’egoismo cominciò a diffondersi tra di loro. La competizione e il calcolo si insinuarono nelle loro relazioni. Invece di una semplice cooperazione, le persone iniziarono a misurare ogni cosa in termini di beneficio personale, di quanto si dà e di quanto si riceve in cambio. I rapporti che un tempo erano stati calorosi e naturali si trasformarono in calcoli egoistici. Questo cambiamento condusse Babilonia in una crisi profonda e dolorosa.

La celebre storia della Torre di Babele simboleggia questa crisi. Il crescente egoismo dell’umanità ha spinto gli uomini a tentare di elevarsi al di sopra della natura stessa, di conquistare i cieli e di porsi al di sopra delle forze che governano la realtà. Immaginavano di poter dominare la natura con il proprio potere e persino quello dell’unica forza suprema di amore e dazione che governa la realtà, il Creatore.

Fu proprio in quel momento che apparve Abramo. Egli comprese che la radice della crisi risiedeva nel rapido dilagare dell’egoismo umano. Invece di cercare di sopprimerlo o di sfuggirgli, propose una soluzione completamente nuova: le persone dovevano elevarsi al di sopra dell’egoismo attraverso la connessione e la responsabilità reciproca. Abramo esortò i Babilonesi all’unità, non tornando al loro precedente stato di ingenuità, ma costruendo consapevolmente relazioni di amore e connessione al di sopra del loro crescente egoismo.

Questa fu un’idea rivoluzionaria. Molte rivoluzioni nella storia furono condotte con la forza o il potere, ma Abramo introdusse un tipo di rivoluzione completamente diverso: la rivoluzione interiore delle relazioni umane. Diede all’umanità la chiave per influenzare la realtà stessa: correggendo le relazioni umane, si poteva influenzare non solo questo mondo, ma anche le forze più profonde e superiori che lo governano.

Certo, Abramo non fu il primo Kabbalista. Secondo la tradizione Kabbalistica, visse nella ventesima generazione dopo Adamo, il primo uomo a scoprire il mondo spirituale. Ma Abramo fu il primo a diffondere questo metodo nella società nel suo complesso. In un momento di crisi, rivelò un metodo pratico per la correzione dell’umanità.

Prima di Abramo, visse anche Noè, dieci generazioni prima. Noè svolse una missione di tipo diverso. Nella storia del diluvio, salvò l’umanità dalla distruzione entrando nell’arca con i suoi cari. L’arca simboleggia la qualità di  Bina , la forza generosa che si eleva al di sopra dell’egoismo. Noè preservò un gruppo di persone al di sopra del “diluvio” dell’egoismo che minacciava di distruggere l’umanità.

Tuttavia, la soluzione di Noè si limitava a preservare un piccolo gruppo, quasi come una grande famiglia che viveva insieme. La missione di Abramo era diversa. Ai suoi tempi, l’egoismo si era già diffuso in tutta la società. L’umanità era composta da molte tribù e clan, ciascuno sempre più diviso da interessi egoistici.

Abramo rivelò che la salvezza non risiedeva nell’isolare un piccolo gruppo familiare, ma nell’unire le persone al di sopra delle loro differenze. Convinse molti babilonesi che l’unica via da seguire era quella di unirsi, nonostante l’egoismo che li divideva. Poiché la crisi era ancora recente e le persone ricordavano ancora la vita pacifica che avevano condotto in precedenza, molti erano pronti ad ascoltarlo.

Coloro che seguirono Abramo formarono un gruppo basato su un nuovo principio: la connessione al di sopra dell’egoismo, l’unità al di sopra della divisione. All’interno di questo gruppo iniziarono a imparare a costruire relazioni corrette tra loro. In queste nuove relazioni scoprirono le leggi più profonde della realtà e la forza che la governa.

Questo gruppo divenne in seguito noto come “il popolo d’Israele”, con “Israele” derivante da due parole, ” Yashar-El “, ovvero coloro che avevano il desiderio di andare “direttamente dal Creatore”. Attraverso di loro il metodo di Abramo, la saggezza della  Kabbalah, fu preservato e tramandato di generazione in generazione come metodo per correggere le relazioni umane e guidare l’umanità attraverso le crisi future.

Basato su una lezione virtuale di Kabbalah del 29 maggio 2016.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’egoismo è essenziale per la natura umana?

L’egoismo, ovvero il desiderio di godimento a spese degli altri e della natura, è insito nella natura umana. Tuttavia, è possibile trasformare questa inclinazione e acquisire una seconda natura, quella dell’amore e della dazione.

Da un lato, è impossibile rinunciare all’appagamento personale, amare veramente il prossimo e donare agli altri con le sole nostre forze. La nostra natura semplicemente non lo permette. Quando giungiamo a questa cruda e amara consapevolezza, è un momento cruciale. Questo stato d’animo viene definito “riconoscimento del male”, ovvero il riconoscimento della nostra stessa natura umana come una qualità intrinsecamente egoistica, incapace di considerare gli altri.

Da questo punto iniziamo a chiederci: “Se la mia natura è egoistica e non riesco a superarla, come posso elevarmi al di sopra di essa? Dove posso trovare un rimedio che mi permetta di cambiare?”

L’umanità è alla ricerca di una soluzione del genere da millenni. Da un lato, molti hanno ormai perso la speranza di trovarla. Ma dall’altro, sempre più persone stanno iniziando a comprendere che se tale rimedio cessasse di esistere, non ci sarebbero più vera felicità, un futuro benevolo o una vita significativa davanti a noi.

Questo crea un dilemma molto doloroso. Ci rendiamo conto che è impossibile continuare a vivere secondo la nostra natura egoistica, ma allo stesso tempo sentiamo di non poter andare oltre. Non c’è via d’uscita né una via d’uscita visibile. Quando arriviamo a questo punto, ci sentiamo bloccati.

Tuttavia, questo punto di svolta è cruciale. Quando raggiungiamo tale consapevolezza, iniziamo a comprendere che se la natura ci ha posto di fronte a questo compito, allora la natura deve anche custodire la soluzione. La soluzione non si trova nelle normali relazioni umane, nella società o nei sistemi egoistici che abbiamo costruito. La soluzione risiede nella natura stessa.

In quel momento, iniziamo gradualmente e forse anche inconsciamente a rivolgerci alla natura stessa. Questo è ciò che chiamiamo “comunicazione con la natura” o “comunicazione con il Creatore”. Iniziamo a sentire che la risposta deve provenire dalla forza stessa che ha creato questa natura.

Quando comprendiamo che la soluzione alla trasformazione della nostra natura egoistica risiede nella forza stessa della natura, allora dobbiamo chiedere a quella forza di rivelarcela. Questa richiesta deve infine giungere al punto in cui sentiamo sinceramente di non avere altra opzione, speranza o fonte di aiuto.

Solo quando raggiungiamo una disperazione interiore così totale, quando non desideriamo altro che questa soluzione, la natura comincia a rispondere. La risposta appare quando il bisogno diventa assoluto.

Inoltre, l’umanità nel suo complesso è ora condotta proprio verso tale stato. Non possiamo aggirarlo né sfuggirgli. La natura ci conduce alla consapevolezza che il nostro modo di esistere egoistico ha raggiunto il suo limite. Questa crisi interiore è necessaria perché senza di essa non possiamo passare a una nuova modalità di esistenza.

Pertanto, se qualcuno viene a conoscenza di questo processo e inizia a comprenderlo, cosa dovrebbe fare? Dovrebbe rafforzare questa comprensione. Sarebbe saggio attenersi a questo paradigma, secondo il quale la soluzione risiede nel rivolgersi alla forza stessa della natura e nel chiedere la capacità di elevarsi al di sopra della natura egoistica impressa in noi. Perché? Perché questo punto di svolta interiore è esattamente dove inizia la trasformazione e, così facendo, possiamo scoprire una realtà molto più ampia e vasta, al di là dei limiti ristretti della nostra percezione egoistica e incentrata su noi stessi, una realtà in cui sentiamo una connessione totale con tutti e con tutto, un piacere eterno che fluisce attraverso l’atteggiamento comune di amore e dazione che manifestiamo, una percezione completa della realtà eterna e integrale.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 23 febbraio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Le persone cattive hanno più successo delle persone buone nell’ottenere ciò che vogliono?

Spesso si pensa che se qualcuno è buono, giusto o puro, la vita dovrebbe ricompensarlo con agio e pace, mentre chi si comporta male dovrebbe soffrire. Tuttavia, il nostro mondo egoistico non funziona secondo una giustizia così semplicistica. Il sistema in cui viviamo è distorto dall’egoismo, il desiderio di star bene spese degli altri e della natura, pertanto è errato aspettarsi una corrispondenza diretta tra buone azioni e risultati piacevoli.

In un mondo fondato sull’egoismo, anche chi si sforza di fare del bene può incontrare destini difficili e subire duri colpi. Questo è naturale, perché l’ambiente stesso è ancora governato da forze egoistiche. Non dobbiamo aspettarci che questo mondo, nella sua forma attuale, ricompensi costantemente la bontà. Soprattutto ora, mentre l’umanità si avvicina alle fasi finali della sua redenzione, il mondo sta entrando in un periodo di grande trasformazione.

Il mondo sta diventando sempre più integrato, interconnesso e interdipendente,  dobbiamo imparare ad adattarci a questa realtà. Le crisi che viviamo servono a insegnarci come cambiare, in modo da poter vivere in armonia con questo sistema integrato emergente.

È possibile prepararsi a questo? Sì, in un certo senso sì. Potremmo definirla “profilassi”, prevenzione. In effetti, è proprio questo che facciamo noi che studiamo e insegniamo la saggezza della Kabbalah: preparare l’umanità al mondo futuro che sta già iniziando a manifestarsi.

La preparazione principale consiste in un cambiamento interiore. Dobbiamo gradualmente diventare meno egoisti. Le pressioni che subiamo ci scuotono e ci spingono a diventare persone diverse. La natura si serve sia di mezzi duri che di mezzi gentili, a seconda di quanto siamo disposti a rispondere a tali pressioni.

Il secondo passo consiste nell’imparare a unirci al di sopra del nostro egoismo. Questo è molto difficile perché la nostra natura vi si oppone. Tuttavia, il processo inizia quando riconosciamo che la nostra natura egoistica è la fonte del problema e cominciamo ad aspirare a relazioni umane positive.

L’umanità sta entrando in una fase in cui le forze della natura stesse ci educheranno profondamente. Attraverso crisi e sfide, ci guideranno verso un nuovo livello di connessione e responsabilità reciproca.

Basato sulla trasmissione di KabTV “Insieme per le cose importanti” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 14 luglio 2020.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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