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Cosa fare quando i fratelli si odiano?

Da uno spettatore:

Perché i fratelli possono odiarsi così tanto? Vedo che la stessa cosa accade con le nazioni fraterne. È lo stesso con Israele e gli arabi. Siete fratelli, avete lo stesso padre: Abramo. E vi odiate l’un l’altro così tanto! Ho due figli, sono già adulti e non sono riuscito a riconciliarli. So che si uccideranno a vicenda quando si incontreranno. Perché Dio fa questo?

Risposta: Questa è una conseguenza della nostra natura, la natura egoistica del nostro mondo e di noi stessi. In ogni atomo, in ogni molecola, in ogni insieme di particelle viventi, tutto è costruito sull’idea di sopprimere gli altri e di essere al di sopra di loro. Questa è la natura: egoismo assoluto.

Domanda: Il nostro mondo è così?

Risposta: Sì.

Domanda: Bene, certo, questo è il mio atteggiamento verso gli altri, siano essi vicini o lontani. Ma perché con i fratelli?

Risposta: I fratelli sono anche peggio perché dentro di loro l’odio reciproco è costantemente in fermento poiché ciascuno crede inconsciamente che l’altro gli abbia portato via i genitori e viva a loro spese. Questa sensazione li fa combattere costantemente.

Domanda: Ma sono comunque fratelli, con gli stessi genitori. Come questa cosa può essere cambiata? Esistono metodi, percorsi o pratiche?

Risposta: No, non ce ne sono perché questo risale alla profondità del tempo, alla nascita del nostro mondo. E così continuerà fino a che noi decideremo di cambiare questo mondo dentro di noi!

Domanda: Ora ti stai avvicinando alla domanda che è stata posta alla fine: “Perché Dio ha fatto questo?”

Risposta: In modo che noi potessimo cambiare noi stessi.

Domanda: Vuol dire che finché ciascuno di questi fratelli non lavora su se stesso, tutto è destinato a fallire?

Risposta: Sì.

Commento: Tu lo dici spesso e Baal HaSulam, il grande Kabbalista, scrisse che il futuro dell’umanità è di diventare un’unica famiglia. Noi parliamo di fratellanza. Ma intendiamo una cosa diversa, intendiamo vicinanza.

La mia risposta: Quando il Bore lo desidera, noi lo faremo. Ma quando dobbiamo agire, allora vediamo quanto la natura sia contro di noi.

Domanda: Allora, non possiamo farlo con le nostre mani?

Risposta: No, non possiamo.

Domanda: Quindi cosa dobbiamo fare affinché il Bore faccia questo?

Risposta: SupplicaLo di cambiare la nostra natura.

Domanda: Devo sentirmi male a causa dell’ odio che provo per mio fratello?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma ci sentiamo male quando odiamo nostro fratello, giusto? O no?

Risposta: No.

Domanda: È Lui che fa sì che io mi senta male per questo odio?

Risposta: Sì.

Domanda: Stai affidando ogni cosa a Lui? Lasci che sia Lui a occuparsene?

Risposta: Chi altrimenti?

Commento: Se tutto dipende da Lui, ci sentiamo scoraggiati. Non possiamo fare nulla. Lasciamo che sia Lui a occuparsi di tutto e basta.

La mia risposta: Tu puoi chiedere.

Domanda: In linea di principio abbiamo un solo lavoro, quello di chiedere?

Risposta: Chiedere al Bore.

 

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 4/1/24

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Il veleno è nella tua testa

Domanda: In un’antica parabola cinese una donna sposata che non sopportava i rimproveri della suocera decise di liberarsi di quest’ultima. Si recò da un mercante di erbe che era un conoscente di suo padre. Gli spiegò tutto e disse: “Voglio che tu mi venda del veleno”.

L’erborista rispose: “Va bene, ti aiuterò. Ma prima di tutto, non puoi avvelenare subito tua suocera perché la gente intuirebbe cosa è successo. Pertanto, ti darò delle erbe che la uccideranno gradualmente.

In secondo luogo, per evitare qualsiasi sospetto, devi domare la tua rabbia, imparare a rispettarla, amarla, ascoltarla ed avere pazienza. Così nessuno sospetterà di te quando morirà”.

La ragazza accettò, prese le erbe e cominciò ad aggiungerle al cibo della suocera. Imparò anche a controllarsi, ad ascoltare la suocera e a rispettarla. E così, sei mesi dopo erano già vicine

come madre e figlia. Poi la ragazza corse dall’erborista e implorò: “Per l’amor di Dio, salva mia suocera dal veleno che le ho dato! Io la amo!”. L’erborista rispose: “Non preoccuparti, ti ho dato solo delle spezie. Il veleno era solo nella tua testa e te ne sei liberata da sola”.

Voglio chiederti: ci uccidiamo a vicenda con le parole, continuamente. E chi è più furbo uccide gradualmente, non subito. Per non diventare il nemico, agisce attraverso gli altri, mette in giro voci sugli altri e così via. È nella nostra natura voler abbattere l’altro.

Perché non mi ferisce il fatto di umiliare tranquillamente un altro, di toglierlo di mezzo, di uccidere?

Risposta: Credo che l’altro non mi lasci vivere, che sia un mio nemico che mi vede ostacolare il suo cammino, e deve distruggermi.

Domanda: Perché ci è stata data questa natura, per vivere così?

Risposta: Tutto questo è per la stessa ragione: per correggere il nostro egoismo. Per convincerci che “ama il prossimo tuo come te stesso” è la legge principale del mondo.

Commento: In questo caso, a un certo punto deve farmi sentire in colpa il fatto di essere così.

Risposta: Sì, certo.

Domanda: Ora vedo tutte queste guerre, tutti questi omicidi direttamente, non direttamente, e così via. A che punto arriva la sensazione di: “Cosa sto facendo? È tutto dentro di me. Come posso uscirne?”.

Risposta: Nel momento dell’illuminazione.

Domanda: Quando avviene questo? Si può accelerare o fare qualcosa? Capisco che questo è il momento principale della vita, davvero. Che tutto è in me, che tutto è a causa mia, che io sono l’assassino. Può questo arrivare a una persona del tutto?

Risposta: Quando un uomo si convince di essere pieno di male, allora la sua vera natura si rivela in lui, non può più tollerarla e si rivolge al Creatore.

Domanda: Questo accade inaspettatamente per un uomo? O in un certo senso egli lo vuole già?

Risposta: No, questa illuminazione di solito arriva con una spinta molto seria.

Domanda: Quindi c’è qualcosa che precede, c’è una specie di spinta, dopo tutto?

Risposta: Sì.

Domanda: Quando questo viene rivelato a un uomo, la preghiera al Creatore diventa naturale? Ossia, la comprensione che tutto dipende solo da Lui?

Risposta: Sì, allora l’uomo si rivolge al Creatore, giudica se stesso, e, correggendosi, corregge il mondo che lo circonda.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 15/4/24

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Gli scoiattoli e il senso della vita

Domanda: Due scoiattoli erano seduti sotto il caldo sole di settembre e uno chiese all’altro: “Dimmi, qual è il senso della vita?”.
Il secondo scoiattolo pensò e disse: “Ti ricordi l’anno scorso? C’era la siccità, la foresta bruciava, non c’era niente da mangiare, le volpi affamate ci cercavano e noi avevamo fame. Abbiamo dovuto correre per sopravvivere. Non stavamo cercando questo significato. Si scopre che allora ce n’era uno. Ora che siamo al sicuro, le volpi e le persone non ci danno fastidio, c’è cibo in abbondanza, la vita va bene, ma stiamo cercando questo significato. Significa forse che l’abbiamo perso?”.

La logica dello scoiattolo è ferrea. Perché non cerchiamo il senso della vita quando ci sentiamo bene?

Risposta: Perché? Non ci sono desideri; c’è abbastanza di tutto. Pertanto, non cerchiamo alcun significato nella vita. La vita è lì. È appagata? Sì. Ci dà ogni tipo di piacere? Sì.

Domanda: In questo modo la vita ha un senso?

Risposta: No, non ha un senso, ma non c’è sofferenza.

Domanda: Questo significa che il Creatore deve fare qualche trucco per farci cercare il senso della vita?

Risposta: Certamente.

Domanda: È necessario?

Risposta: Sì, come può essere altrimenti? Che dire di un bambino? Se non lo si costringe, non crescerà.

Domanda: Quindi devo sempre spingere. La tua conclusione è che una persona deve sperimentare la sofferenza.

Risposta: Sì, ma la gente non comprende. Pensano: “Eliminiamo la sofferenza dal mondo e il mondo sarà buono. Perché il Creatore non l’ha creato così?”. Perché altrimenti l’umanità non progredisce.

Domanda: Quando c’è il sole, usciamo, ci sentiamo bene, ci sorridiamo a vicenda e viviamo, viviamo, viviamo. Stai dicendo che in questo caso il mondo ristagna?

Risposta: Sì, vediamo il mondo intero, come giace lì, la gente muore, tutto va bene e marcisce.

Domanda: Questo se non c’è sofferenza?

Risposta: Sì.

Domanda: La gente non lo capirà mai. Una persona non vuole soffrire, non è vero?

Risposta: Sì, ma in linea di principio dobbiamo elevare il nostro livello mentale e le nostre esigenze e guardarci dall’esterno.

Domanda: In un modo o nell’altro, la sofferenza porta a qualcosa?

Risposta: La sofferenza porta alla consapevolezza della sua causa. Quando soffriamo, vogliamo sapere perché e come superarla.

Domanda: Qual è la causa principale della sofferenza? Deve portare a qualcosa un giorno.

Risposta: Gradualmente, la sofferenza porta l’umanità alla consapevolezza che l’uomo è l’intera causa della sofferenza.

Commento: Inizio con il fatto che il mio vicino, o i miei vicini, o il paese vicino…

Risposta: Abbiamo già affrontato questo argomento molto, molto tempo fa. Se volessimo davvero conoscere la causa della sofferenza, capiremmo subito che è nel nostro egoismo.

Domanda: È in noi? È la cosa principale che ci spinge?

Risposta: Sì.

Domanda: Nel momento in cui capisco che l’intera causa della sofferenza è in noi, nel nostro egoismo, cosa succede? La sofferenza cessa? Non c’è più bisogno di allontanarci?

Risposta: Certamente.

Commento: Se diciamo che il Creatore spinge l’umanità attraverso la sofferenza, allora si calma quando capiamo che l’intero problema è in noi.

Risposta: Non si calma. Il Creatore non ha bisogno di cambiare se stesso. Se noi cambiamo, la sofferenza scompare.

Domanda: Il problema è tutto in me. Finalmente l’ho capito. E poi? Quali sono i miei prossimi passi?

Risposta: Se mi sforzo di eliminare la sofferenza, ne cerco la causa. Se il mio odio per tutto ciò che mi circonda è la causa della mia sofferenza, cambio il mio atteggiamento verso tutto.

Domanda: Devo sempre sintonizzare il mio odio?

Risposta: Sì, gradualmente, cambiandolo, comincio a sentire che questo mi porta a una buona vita. Questo è tutto. Non appena mi elevo al di sopra di questo odio o lo sostituisco con l’amore e un atteggiamento caloroso, la sofferenza cessa.

Domanda: Come si chiama questa vita? Questa non è più la vita terrena, perché la nostra vita è diversa.

Risposta: Non importa. Chiamiamola terrena.

Domanda: È così che l’uomo e l’umanità iniziano a vivere?

Risposta: Sì.

Domanda: È possibile? Tui ci credi? Sembra logico.

Risposta: Non ci credo. Ma se vogliamo, possiamo renderci conto di come possiamo costringere il Creatore a cambiarci in modo da fare questo.

Commento: Cioè, sentiremmo che l’intera ragione…

Risposta: L’intera ragione è l’odio.

Domanda: E dovremmo chiedere a Lui?

Risposta: Sì, dobbiamo chiederglielo. Questo è tutto.

Commento: Questa è una psicologia diversa, la psicologia del “posso cambiare”. Tu dici che non posso cambiare.

La mia risposta: Non posso cambiare in nessun modo. L’unica cosa che posso fare è chiedere al Creatore di cambiarmi. E allora il sole splenderà.

Domanda: Non sentiamo né vediamo il Creatore. Pronunciamo la parola “Creatore” e, nonostante questo, il mio appello a ciò che non vedo e non conosco o capisco è efficace?

Risposta: Sì.
Domanda: Quindi tu sei a favore di una persona che non capisce nulla e si rivolge comunque al Creatore? Dici che funziona.

Risposta: Sì, funziona. Vediamo bambini piccoli e neonati che piangono. Non è chiaro per quale motivo piangano, ma è un segno dei loro sentimenti negativi.

Domanda: Piangono: “Fammi stare bene!”. Una persona deve fare lo stesso?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma in linea di principio il suo grido dovrebbe essere, come dici tu: “Trasforma il mio odio, rendimi amorevole”?

Risposta: Ma questo è già cosciente, e ci sono altri stati.

Domanda: Questo è uno stato elevato. È a questo che dobbiamo arrivare, esattamente?

Risposta: Sì.
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Da “Notizie con il dott. Michael Laitman” di KabTV 3/4/24

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Vivi e gioisci!

Se avessi un figlio, gli direi che il mondo presenta un giocoso cambiamento di scene e in esso non bisogna cercare né un piano saggio né uno scopo elevato.
Se lui imparerà ad accettare i colpi del destino, ad amare la variabilità della vita e a non resistervi con tutta la forza della sua anima, allora diventerà la persona che Dio ha voluto che fosse (Milán Füst)

Domanda: Che intenzioni aveva Dio per noi?

Risposta: Non possiamo dirlo immediatamente. Arriverà solo come risultato di un grande lavoro su noi stessi. Allora arriveremo a una posizione in cui saremo soddisfatti dell’atteggiamento di Dio nei nostri confronti.

Domanda: Sarà importante per noi?

Risposta: Sì.

Domanda: Sei d’accordo con l’affermazione che “Nella vita non vale la pena cercare né un piano saggio né uno scopo elevato”?

Risposta: È perché una persona comune non può comunque farlo.

Domanda: Non può trovarli?

Risposta: Sì, è meglio se non cerca né il significato né lo scopo.

Domanda: E allora, come vivrà?

Risposta: Vivrà solo per vivere. Allora capirà ancora prima il significato di un tale atteggiamento del Creatore nei suoi confronti.

Domanda: Quindi, in questo modo semplice, solo vivendo, arriverà comunque a capire?

Risposta: Ci arriverà più velocemente.

Domanda: Più velocemente che se filosofeggiasse, vivesse, cercasse un significato e così via?

Risposta: Sì, senza dubbio.

Domanda: Come impariamo ad accettare tutti i colpi del destino? Qui si dice: “Accetta tutti i colpi del destino. Questo è un giocoso cambio di scene”, e così via. Come impariamo? Oggi il destino cambia bruscamente.

Risposta: Devi percepire tutto questo con una certa eccitazione, come un gioco. Come, ad esempio, quando l’avversario fa una mossa sulla scacchiera o sbatte una nuova carta sul tavolo e tu hai la visione della tua prossima mossa. Allora dovresti essere felice di essere in connessione con una tale persona. Vuoi rivelare il Creatore in connessione con lui.

Domanda: Ogni passo che faccio in risposta, è un’avventura? La mia avventura, quella interiore? E tutti i miei pensieri sono: “Come? Che cosa?”

Risposta: Sì.

Domanda: Poi hai detto la frase: “Ti trovi in ​​connessione con il Creatore”. Questo pensiero, anche se non ce l’ho, è esattamente ciò che conduce a un tale viaggio attraverso la vita?

Risposta: Sì, questo è ciò che vuoi raggiungere.

Domanda: È questa la destinazione finale del mio viaggio?

Risposta: Sì.

Domanda: Dicono che sia infinito.

Risposta: Sì, è infinito.

Domanda: Quindi cosa significa?

Risposta: Niente. Vivi e gioisci del tuo infinito.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 28/12/23

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Quante strade si trovano davanti a noi?

Domanda: Un cavaliere si trovò davanti a un bivio, vide tre segni minacciosi e tornò a casa per imparare a leggere. La prima domanda che sorge è: quante strade abbiamo effettivamente davanti a noi? Su ognuna c’è scritto qualcosa. Potresti dirmi cosa c’è scritto sopra che non riusciamo a capire? Noi, che abbiamo finito la scuola, siamo ricercatori, dottori in scienze, non capiamo cosa c’è scritto. Dobbiamo tornare indietro e in qualche modo imparare a leggere. Cosa c’è scritto lì?

Risposta: Dice: “Non cercare la felicità, ma scoprila dentro di te”.

Domanda: E comunque non riusciamo a leggerlo. Che cosa mi impedisce di essere d’accordo e di seguire questa strada? O addirittura di leggerlo?

Risposta: Perché in realtà non esiste una strada. Non c’è nessuna strada. È solo una pietra che ti ferma. E ora devi imparare come raggiungere quella libertà interiore nel punto in cui ti trovi. In linea di principio, non è necessario andare da nessuna parte. Stando davanti a questa pietra ora, devi trovare la verità. Cioè, un individuo deve entrare dentro se stesso. E poi tutto si risolverà per lui.

Domanda: Cosa troverò dentro di me?

Risposta: Troverai te stesso: chi sono, cosa sono, per cosa, perché e cosa voglio trovare. Troverai tutto questo solo dentro di te.

Domanda: Diciamo che la natura di una persona è in gran parte nota. È il desiderio di ricevere: l’egoismo. Cosa troverò lì oltre a questo?

Risposta: Tutto inizia con l’egoismo.

Domanda: Quindi il punto di partenza sarà in qualche modo lì. Capirò che questa è la mia natura, è così?
Risposta: Sì, e come posso controllarla questa mia natura.

Commento: Sento che non mi porta a una grande felicità.

La mia risposta: Non mi porta alla felicità. Mi ha portato su questa strada e io devo continuare a percorrerla. Dove? Che cosa? Non si sa nulla e non c’è un punto. E io cercherò per tutti i miserabili anni che mi restano finché non ritornerò alla stessa pietra, allo stesso bivio, solo più stanco, con i capelli grigi, come Don Chisciotte su un cavallo morto. E questo è tutto.

Domanda: E questo è tutto? Ed è la mia natura che ha fatto girare tutto questo per me?

Risposta: Sì.

Domanda: È meglio che questa considerazione avvenga prima piuttosto che dopo?

Risposta: Certo!

Domanda: È questa la strada che devo indagare?

Risposta: Sì.

Domanda: È il destino di ogni persona arrivare alla “pietra” e trovarsi davanti ad essa in questo modo?

Risposta: Tutti hanno questa opportunità. Ma fino a che punto uno sia disposto ad accontentarsi di questo e a fermarsi a questo, non lo so.

Domanda: Quindi, pensi che molti di coloro che si sono avviati su quelle strade e percorrono quelle strade, stiano sbagliando?

Risposta: Sì.

Commento: Il nostro ego ci guida, e ci chiede di correre lungo le strade? Ma noi dovremmo fermarci, non correre da nessuna parte.

La mia risposta: Dovremmo fermarci, pensare e tornare indietro.

Domanda: E tornare a casa?

Risposta: Sì.

Domanda: Qui dice: “Torna a casa, impara a leggere”. Impara a leggere. Cosa significa imparare a leggere?

Risposta: Imparare a leggere significa decifrare correttamente le domande che sorgono nel tuo cuore. In realtà queste sono le domande. E leggere, direi che è come quello che ti dice il tuo cuore. Impara ad ascoltarlo, a parlargli e a sentirti appagato con ciò che il tuo cuore ti suggerisce.

Domanda: Il cuore, che cosa è?

Risposta: Il cuore è il mio “io”.

Domanda: Non è la mente?

Risposta: No, il cuore sono “io”. E voglio sentirmi, conoscermi, scoprirmi come se parlassi a me stesso stando di fronte a me stesso. Questo significa parlare con il tuo cuore.

Domanda: Quindi devo davvero stare di fronte a me stesso? E per tutto questo tempo sto fuggendo da questo mio “io”?

Risposta: Sì, stiamo scappando da noi stessi. Io sto sempre davanti a me stesso e sto fuggendo da questo.

Commento: Ci deve essere lì qualcosa che non vogliamo conoscere.

La mia risposta: Non voglio parlarne.

Domanda: È questo che significa “imparare a leggere”? Imparare a leggere significa parlare direttamente con me stesso?

Risposta: Sì.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 15/01/24

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Costruire la felicità

Domanda: Esiste una festività chiamata Giornata Internazionale della Felicità. Probabilmente l’idea è che non c’è molta felicità e forse si può festeggiare in qualche modo in un giorno. È un dato di fatto che le persone siano sempre meno felici. Come pensi si possa diventare felici?

Risposta: Non credo che sia possibile.
Si può solo costruire o creare la felicità. C’è felicità relativa quando cedo il passo al mio compagno di vita e lui a me, quando pensiamo l’uno all’altro affinché l’altro sia felice; si tratta di piccole cose. E proprio così, lentamente ci abituiamo ad augurare agli altri la felicità ogni minuto, ogni mezz’ora, ogni ora.
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Cos’è l’unicità ebraica?

Domanda: Cosa ci rende unici?

Risposta: La nostra unicità sta nel fatto che mostriamo all’umanità la strada giusta da percorrere, e se non la mostriamo, l’umanità semplicemente perirà nelle lotte civili, nelle guerre, in qualsiasi cosa.
Ora la natura ci spinge a prepararci per la pace, l’amicizia e la comprensione reciproca, affinché rinunciamo a molti dei nostri obiettivi, compresi quelli completamente inutili, ed esistiamo solo per l’amore del prossimo.
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Da “Notizie con il Dottor Michael Laitman” di KabTV del 2/12

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La Via del Coraggio passa attraverso la Timidezza

Domanda: La Timidezza voleva nascondersi da se stessa. Ma dove? L’Astuzia gli consigliò: “Perché non ti stabilisci con il Coraggio, con lui non è così spaventoso”. La Timidezza andò dal coraggio, ma ebbe paura di bussare alla porta, quindi si sdraiò sull’uscio. Da allora, la strada per il coraggio passa attraverso la timidezza.
È vero?

Risposta: Sì, perché con una natura egoistica è impossibile raggiungere il coraggio senza la paura. Come affrontano tutto questo le persone coraggiose? È perché superano la timidezza.

Domanda: Quindi più una persona è timida e più supera la timidezza, più è coraggiosa? Quindi fondamentalmente siamo timidi?

Risposta: Sì, perché dentro di noi abbiamo l’egoismo. Questo ci impedisce di agire in modo sconsiderato contro noi stessi; dove c’è la possibilità di farci del male, non lo permette.

Domanda: Quindi c’è sempre un rischio?

Risposta: Sì.

Domanda: Ed è il nostro egoismo a causare tutto ciò? Perché allora la timidezza è così disprezzata?

Risposta: La timidezza è disprezzata, ma è importante capire che è un sentimento umano e molto forte. Ci protegge, tra l’altro, da molti problemi che potremmo causare a noi stessi e agli altri.

Domanda: Quindi una persona che ammette di essere timida non è disprezzata da te?

Risposta: No, non è disprezzata. Devi solo sapere come bilanciare questa forza e prenderti cura di te in ogni situazione tenendo conto di quanto è necessario.

Domanda: Esiste il coraggio senza la paura?

Risposta: No, solo se si tratta di uno stato patologico.

Domanda: Quindi la consideri una patologia quando c’è una totale incoscienza?

Risposta: Certo. Guarda gli animali, come si comportano. Non attaccano incautamente nessuno. Controllano, fanno dei cerchi e così via. E solo allora, se necessario, si buttano in avanti.

Commento: Sì, è vero. Solo nei cani rabbiosi, a quanto pare, questo è disabilitato.

La mia risposta: Sì.

Commento: Quindi è effettivamente una patologia se una persona è puramente spericolata, coraggiosa, come si suol dire.

La mia risposta: Questo non è coraggio.

Domanda: Come dovrebbero essere allevati i bambini? Quando diciamo a un bambino: “Non essere timido, sii coraggioso”.

Risposta: Pondera tutto.

Domanda: Con chi stai parlando in questo momento?

Risposta: Al bambino. Soppesa tutto ciò che è a favore e contro. E solo se sei convinto che non ci sia altra via, attacca.

Commento: Ora ti stai rivolgendo al bambino come a un adulto, come a qualcuno dotato di saggezza.

La mia risposta: Cosa puoi fare? Anche con gli adulti è così.

Domanda: Ma dovrebbe essere questo l’atteggiamento nei confronti di un bambino? Quindi valuta, pondera tutto, a favore e contro? E solo dopo questo…?

Risposta: Sì.

Domanda: È questa la cosiddetta educazione?

Risposta: Certo.

Domanda: Un bambino può farlo?

Risposta: Possono farlo. Dato che questa cautela, timidezza, può aiutarli.

Domanda: Di che età del bambino stai parlando?

Risposta: Un bambino piccolo. Dai tre anni.

Domanda: Puoi dire “ponderare” a un bambino di tre anni? Sederti davanti a loro e dire “pondera”? Si può trattare un bambino come un adulto già da una così giovane età?

Risposta: Sì.

Domanda: Se un genitore si comporta così, cosa dici riguardo al genitore?

Risposta: Che il genitore insegna al proprio figlio un approccio equilibrato col mondo.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 22/01/24

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L’idea divina della vita

Non siamo un Paese, né uno stato, né un popolo, siamo un’idea! Un Paese può essere distrutto, uno stato può essere conquistato, un popolo può essere massacrato, ma l’idea? L’idea non può essere uccisa! (Sholom Aleichem)

Domanda: Quest’idea vive in noi? Di quale idea sta parlando?

Risposta: In linea di principio, non c’è nessuna idea. Non esiste un’idea in sé. Alla fine, l’uomo la crea comunque dentro di sé. Egli crea dentro se stesso un’idea del perché esistere, in nome di cosa esistere e così via. E per questo motivo esiste.

Domanda: Ma c’è un’idea che le persone hanno seguito. Un uomo ha ispirato il popolo e lo ha guidato. Mi riferisco ad Abramo. Esiste ancora un’idea di popolo? Sholom Aleichem accenna a questo.

Risposta: Quell’idea è divina. Non è qualcosa che è stato creato dall’uomo. È percepita dal Creatore. E loro hanno ispirato il popolo e lo hanno portato dentro di sé.

Domanda: Quest’idea vive in noi o no?

Risposta: Io non vedo questo.

Domanda: Eppure, il grande cabalista Baal HaSulam scrive che abbiamo questo seme dentro di noi, ma è coperto da tonnellate di egoismo.

Risposta: Forse, in qualche luogo dentro di noi, sì.

Domanda: Cosa bisogna fare affinché questo seme sfondi questo cemento?

Risposta: Ci vuole un desiderio appassionato di scoprire il significato della vita. E questo ci sembra così difficile e persino insormontabile con i nostri sforzi che lo rifiutiamo a priori. Diciamo, “Ah, vivrò come faccio adesso. Questo è ciò che ho, e non c’è nient’altro.” L’uomo accetta di vivere un’esistenza così misera, squallida. E così fa l’intero popolo, e l’intero mondo, finché il Creatore non ci risveglia dall’alto.

Domanda: Quindi l’unica speranza è nell’alto?

Risposta: L’unica!

Domanda: Questo strato di cemento esiste già sopra il mondo. E l’unica speranza è per quello superiore?

Risposta: Speriamo in questo!

Domanda: Speriamo in questo. Ma dovremmo almeno fare qualche tipo di mossa? Non so cosa; prendere un martello, cominciare a picchiare questo cemento, fare qualcosa, sbattere la testa.

Risposta: No, facendo questo dimostri il tuo disaccordo con il piano della creazione.

Domanda: Quindi devo accettare lo stato attuale e stare fermo?

Risposta: Sì, devi accettarlo.

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Da KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 9/11/23

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Le due vie della felicità di Benjamin Franklin

Ci sono due modi per essere felici: possiamo diminuire i nostri desideri o aumentare i nostri mezzi – entrambe le cose possono essere fatte – il risultato sarà lo stesso e spetta a ciascun uomo decidere per se stesso e fare ciò che sembra essere più facile. Se sei pigro, malato o povero, per quanto difficile possa essere diminuire i tuoi desideri, sarà più difficile aumentare i tuoi mezzi. Se sei attivo e prospero o giovane e in buona salute, potrebbe essere più facile per te aumentare i tuoi mezzi piuttosto che diminuire i tuoi desideri. Ma se sei saggio, farai entrambe le cose allo stesso tempo, giovane o vecchio, ricco o povero, malato o sano; e se sei molto saggio farai entrambe le cose in modo tale da aumentare la felicità generale della società (Benjamin Franklin, “On True Happiness”, 1785).

Domanda: Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, era un diplomatico, filosofo e scrittore. A lui viene anche attribuita la coniazione dell’aforisma “Ricorda che il tempo è denaro”. A proposito, è presente anche sulla banconota da 100 dollari.
Sei d’accordo con il suo percorso verso la felicità che consiste nell’aumentare le opportunità e nel contempo ridurre i desideri? È possibile?

Risposta: Altrimenti non funzionerà. Ridurre i propri desideri non è male, ma può essere una via di fuga dalle difficoltà e dalla vita. In generale, sono contrario a questo. Io sono per bilanciare il desiderato con il possibile e andare avanti.

Domanda: Che i miei desideri debbano coincidere con le mie capacità è la strada più sicura?

Risposta: Sì.

Domanda: In un modo o nell’altro, dici sempre: “La scienza della Kabbalah dice che i desideri cresceranno e non potrai sfuggirgli”. Cresceranno continuamente?

Risposta: Certamente.

Domanda: E cosa fai in parallelo? Qui il desiderio cresce.

Risposta: Bilanci questi desideri con le tue capacità. Man mano che tu invecchi, diventi lentamente più saggio. Quindi, non manifesterai troppo selvaggiamente questi desideri.

Domanda: Infatti tu dici questo: il desiderio cresce e dici: “Non posso farlo”. È questa la mia saggezza? Cioè, non padroneggerò questo desiderio.

Risposta: Sì, viene automaticamente interrotto.

Domanda: E se vivo così in questo stato, raggiungo una sorta di equilibrio?

Risposta: Sì, non voglio più del necessario.

Domanda: Questo non si chiama pensionamento o riposo?

Risposta: Allora? C’è un posto per questo.

Commento: C’è un posto da qualche parte quando sei già vecchio.

La mia risposta: Non lo so. Mi considero anziano e sento che è arrivato il momento in cui devo limitarmi in qualche modo.

Domanda: Ciò di cui discutiamo è adatto alle persone anziane o è ideale per i giovani con desideri in crescita?

Risposta: I giovani devono semplicemente posizionarsi correttamente in modo che desideri e opportunità siano sullo stesso livello.

Domanda: Sullo stesso livello: posso permettermi questo, ma non posso permettermi l’altro. È così?

Risposta: Sì.

Domanda: Cosa succede se non c’è equilibrio, se mi sforzo di desiderare?

Risposta: Allora una persona è sempre alla ricerca, in ascesa e caduta, in ascesa e caduta.
Domanda: È un male?

Risposta: In questo caso non raggiunge l’equilibrio tra ciò che desidera e ciò che è reale.

Domanda: Dovrei raggiungerlo?

Risposta: È preferibile.

Domanda: La scienza della Kabbalah dice questo: l’uomo è un desiderio. Cosa significa questo?

Risposta: Il desiderio è l’essenza dell’uomo. E l’uomo esiste per soddisfare i suoi desideri.

Commento: Per natura, voglio solo ricevere piacere. Soltanto!

La mia risposta: Sì.

Domanda: Cosa significa realizzare i miei desideri? Non posso essere riempito e voglio sempre ricevere.

Risposta: In tutto ciò che vedi intorno a te, seleziona e accetta automaticamente ciò che è essenziale per te e ciò che non è necessario e mettilo in pratica. E così ti muovi.

Domanda: Cosa dice la Kabbalah? Dice che è così che dovresti vivere?

Risposta: La Kabbalah dice che devi capire in cosa consiste la tua vita e in cosa consistono i desideri. Per cosa dovresti lottare e quali desideri dovresti realizzare? Mettili davanti a te. Scegli il più importante, il più essenziale. Poi potrai calmarti perché non ci saranno più scelte e potrai lavorare solo sul desiderio che vuoi raggiungere.

Domanda: A quale desiderio dovrebbe tendere idealmente una persona?

Risposta: Il più grande: l’equilibrio con il Creatore , cioè desiderare ciò che il Creatore desidera.

Domanda: Cosa vuole il Creatore?

Risposta: Dobbiamo chiederlo a Lui.

Domanda: Quindi una persona deve chiedere: cosa vuoi? Dovrei avere una risposta?

Risposta: Dovrei ricevere una risposta! Senza alcun dubbio! Altrimenti per cosa c’è da vivere?

Domanda: Non può andare avanti senza pensare? Ipotizzare e procedere così?

Risposta: No.

Domanda: Potrebbe seguire qualcuno?

Risposta: No, è sbagliato. È come un bambino piccolo che segue un bambino grande.

Domanda: La risposta che ricevo, dove la trovo? Come faccio a capire che questa è la risposta e non un imbroglio?

Risposta: Questo è il momento in cui raggiungi la pace.
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