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A cosa serve conoscere il proprio futuro?

Cosa guadagnerei sapendo cosa mi succederà tra una settimana, un mese, un anno o anche vent’anni? Niente di realmente prezioso. Anzi, è molto più interessante vivere senza sapere. Il mistero stesso dà alla vita la sua emozione.

Quando sappiamo già tutto, è come andare al cinema, sederci e all’improvviso renderci conto di aver già visto il film. Ricordiamo ogni scena e questo uccide l’emozione.

Ecco perché dico che è meglio vivere con l’atteggiamento che domani è domani e qualunque cosa accada, accadrà. Tutto è nelle mani della natura, dovremmo semplicemente fluire con il corso che essa ha stabilito per noi. Il miglior stato è non sapere nulla e tuttavia essere padroni della nostra vita.

Nella misura in cui siamo padroni, agiamo; e nella misura in cui non lo siamo, accettiamo. Non c’è bisogno di indagare su ciò che è nascosto. Procediamo secondo le regole che la natura ha stabilito per noi, così da poter entrare in equilibrio con essa. Ci avviciniamo a tale equilibrio attraverso le condizioni esatte che la natura ha scelto per noi, né più né meno e, nel farlo, non abbiamo alcun desiderio di guardare oltre, nemmeno di poco. Il nostro più grande desiderio è rimanere devoti seguaci delle tracce della natura, camminando nei sentieri che essa ha tracciato per noi. Questa è in realtà la più grande ricompensa che possiamo ricevere nella vita.

E per quanto riguarda l’ascoltare qualcuno parlarci del nostro futuro? No, grazie. Dobbiamo invece raggiungere l’equilibrio con la natura, il che significa in ultima analisi acquisire la qualità altruistica della natura su noi stessi, essere costantemente orientati verso il bene degli altri e della natura, in adesione alla qualità vivificante della natura stessa.

Se, su questo cammino, accade qualcosa di apparentemente terribile, non dovremmo vederlo come orribile. Dipende interamente dal nostro rapporto con esso. Se accettiamo ogni cosa con cuore aperto, sapendo che proviene dal piano della natura per farci progredire verso uno stato di totale equilibrio con essa, uno stato di eternità e perfezione, allora qualsiasi cosa accada è giusta. Il momento stesso diventa semplice, chiaro e dolce.

Il nostro atteggiamento nei confronti della natura è ciò che la definisce come la nostra fonte, la qualità che ci ha creato e ci sostiene. In questo, si rivela la corretta connessione tra noi e la natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 19 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Esiste un gene associato alla tendenza al suicidio?

Uno dei miei studenti mi ha recentemente chiesto un parere riguardo al cosiddetto “gene del suicidio”.  Alcuni ricercatori sostengono di aver identificato un gruppo di geni, presumibilmente ventidue, legati alle tendenze suicide. Non sono un genetista e non posso dire con certezza se un gene del genere esista o meno. Tuttavia, quello che so è che esiste sicuramente una predisposizione al suicidio in alcune persone,  anche in alcune culture e persino in determinati periodi storici. È evidente, ad esempio, in Giappone, dove culturalmente il suicidio è stato a volte idealizzato o ritualizzato. Anche in altre nazioni l’impulso suicida è emerso nel corso della storia. Quindi sì, qualcosa dentro di noi può darci una predisposizione verso un atto così disperato.

Ma la domanda più utile è se esista qualcosa che possa superare questa predisposizione. A cosa possiamo aggrapparci quando la vita ci sembra insopportabile, quando tutto ci appare vuoto e privo di significato?

È il vero significato della vita stessa.

Non dovremmo distrarci, reprimere o sfuggire a questa domanda. Attraverso la scoperta del significato della vita, possiamo sollevarci da quel vuoto interiore. Oltre a fornirci un semplice sollievo, ci garantisce una nuova vita, anche prima che questa finisca. Quando iniziamo a comprendere lo scopo più profondo della vita, non abbiamo bisogno di immaginare un aldilà per trovare speranza. Il nostro “mondo futuro” può già dispiegarsi davanti a noi qui e ora. Tutto si riduce a come realizziamo la nostra esistenza.

Allora, qual è il significato della vita?

È trasformare la nostra natura interiore, passare dal ricevere al dare, dall’egoismo alla connessione, dall’odio all’amore, dal rifiuto alla vicinanza. In altre parole, il significato della vita richiede un cambiamento percettivo profondo. Quando iniziamo a vivere per gli altri, a soddisfare gli altri invece che noi stessi, cominciamo a sperimentare una realtà completamente diversa: un mondo superiore, opposto a quello attuale, che opera secondo leggi completamente diverse: leggi spirituali.

Non possiamo rimanere delusi in quello stato perché l’atto del dare, quando è autentico e disinteressato, è di per sé appagamento. Non inseguiamo la soddisfazione, ma la soddisfazione fluisce attraverso di noi mentre ne diventiamo la fonte.

Anche se può sembrare un sogno lontano, non lo è. È proprio verso questo che l’umanità si sta dirigendo, lentamente, dolorosamente, ma inesorabilmente. Arriverà un tempo in cui la trasformazione dell’essere umano renderà naturale una connessione armoniosa e pacifica tra le persone.

Allora la questione del suicidio, del vuoto e della disperazione non si porrà più, perché la vita stessa sarà piena di significato e felicità.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 giugno 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché tutto sembra così vuoto?

Oggi guardo le persone e vedo un mondo inondato da giri di parole. Tutti sono costantemente immersi in conversazioni, condividono contenuti e impressioni sui social media. L’informazione è infinita, eppure, più parliamo, più scopriamo lo stesso vuoto interiore. Tutta la nostra esistenza oggi mette in evidenza la mancanza di significato nei modi in cui attualmente viviamo.

Una tale sensazione non è nemmeno una vera sensazione. Abbiamo riempito le nostre vite con un flusso continuo di piccole dosi di piacere per distrarci costantemente da un vuoto esistenziale più grande. È per questo che molte persone sprofondano nell’apatia, senza voglia di alzarsi al mattino, senza uno scopo, senza sapore, senza significato che le ispiri.

Eppure, proprio questo è il momento in cui qualcosa di più grande deve emergere. Ora è il momento di rendersi conto che la nostra vita, così com’è, non ha alcun significato. È una consapevolezza necessaria, perché solo quando il vuoto inghiotte le nostre sensazioni possiamo iniziare a chiederci sinceramente: “Dov’è il significato?”

Inizialmente, la risposta è che non c’è. Cioè, non c’è alcun significato nei soliti posti in cui guardiamo. Non è né nella carriera, né nell’intrattenimento, né nei successi personali. Il significato della vita non è nascosto nel nostro mondo egoistico.  Si trova piuttosto al di sopra di esso.

Se vogliamo sentirci vivi, svegliarci la mattina con la sensazione che qualcosa ci accenda dall’interno, allora dobbiamo cercare ciò che governa la realtà in cui ci troviamo. C’è la natura, che è vasta, immensa e intelligente e c’è un pensiero dietro di essa, un progetto e un’intenzione.

Questo pensiero è la forza che governa la natura e che sostiene la vita a ogni livello: inanimato, vegetale, animato e umano. Il significato della vita sta nello scoprire quel pensiero, nel comprendere l’intenzione che sta dietro a tutto ciò che sperimentiamo.

Questo non è un invito a diventare scienziati nel senso comune del termine. Non abbiamo bisogno di formule e teorie, ma di aprire i nostri occhi interiori. Percepire la ragione dietro tutto. Perché questa realtà è stata creata? Verso cosa si sta muovendo? Cosa sta cercando di dirci la natura?

La natura ci spinge a elevarci al di sopra del nostro mondo, perché questo mondo, così com’è ora, è il più basso di tutti i mondi possibili. Elevarsi al di sopra di questo mondo significa connettersi all’intenzione che lo ha creato. Scoprire il piano, il pensiero e la forza armoniosa che lega tutti e tutto.

Quando iniziamo a percepire quel pensiero, accade qualcosa di incredibile. Cominciamo a percepire la realtà al di là del tempo e dello spazio. Iniziamo a vivere al livello della sorgente della vita, in modo simile a come opera la natura stessa.

Qual è l’essenza di questo pensiero? È l’armonia assoluta tra tutte le parti del creato. Questo è ciò che ci manca ed è ciò a cui la natura ci conduce, che lo vogliamo o no.

E per quanto distruttivi possiamo diventare, non possiamo annientare completamente noi stessi. La natura non ci permetterà di rinunciare a ciò che ha in serbo per noi. Prima o poi, dovremo risvegliare la nostra chiamata interiore e raggiungere l’armonia che ha progettato per noi. Questo è il senso della vita. È il motivo per cui siamo qui.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman dell’11 giugno 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo affrontare le cause profonde di povertà e disuguaglianza e creare società più eque?

Un tempo le persone dovevano cacciare per avere qualcosa da mangiare, coltivare frutta e verdura, costruire case, cucire vestiti e altro ancora. Ognuno faceva tutto. In seguito, abbiamo sviluppato la consapevolezza che era meglio commerciare. Ognuno di noi si specializzava in determinati campi e completava le carenze degli altri. Oggi, l’ego ha raggiunto proporzioni colossali e le persone vogliono ingoiare tutto per sé, sfruttare tutti per il proprio comodo con qualsiasi mezzo. Cosa succederà domani? Possiamo analizzare le tendenze e trattare preventivamente i colpi?

Abbiamo visto come la crisi economica del 2008 abbia portato le persone a scendere in piazza in tutto il mondo. Chiedevano giustizia, uguaglianza e, in definitiva, equilibrio sociale. Non è una novità, ovviamente. Nel nostro subconscio, abbiamo sempre saputo che equilibrio e reciprocità sono positivi, ma il nostro egoismo ristretto ci ha spinto a prendere all’infinito per noi stessi, ovvero a trattare i nostri rapporti con gli altri come opportunità di controllo, a costruire il nostro successo sulla rovina altrui e, a volte, persino a trarre piacere dalla sofferenza altrui. Che sia piacevole o meno affrontarlo, la natura umana ci spinge a confrontarci gli uni con gli altri e ad augurare il fallimento a tutti per sentire il nostro valore.

Da un lato, l’ego è un motore di crescita. Senza di esso, non avremmo abbandonato le caverne, non avremmo sviluppato la vita sociale, la scienza e la cultura. Grazie all’ego, abbiamo la competizione, che affina i nostri successi e le nostre capacità. Dall’altro lato, c’è un punto di svolta, superato il quale il potere dell’ego diventa incredibilmente distruttivo.

Chiarire questo confine tra ego utile ed ego nocivo è il compito principale della nostra generazione. Quanto più accuratamente faremo distinzioni, tanto più risparmieremo sofferenze, crisi, guerre e disastri.

La natura che ci circonda si sviluppa come un sistema integrale. Ogni elemento ha i suoi impulsi apparentemente egoistici, ma la natura li organizza tutti in un unico arazzo basato sulla connessione tra opposti, complementarietà e reciprocità. Anche il nostro corpo funziona in questo modo. Se una particolare cellula del corpo perde il senso del sistema e inizia a consumare incessantemente dall’ambiente circostante, si tratta di cancro, la malattia che più di ogni altra simboleggia la radice di tutti i problemi della società moderna.

Come dovrebbe essere l’equilibrio sociale? Cosa significa mantenere un equilibrio tra ricevere e dare a livello umano? Sono domande importanti.

Il XX secolo ha presentato due estremi, due approcci socioeconomici opposti, entrambi rivelatisi sbilanciati: l’approccio russo, che reprimeva con la forza l’ego privato e che è finito per crollare e  l’approccio americano, che ha lasciato che l’ego si scatenasse senza limiti e che sta crollando sotto i nostri occhi, anno dopo anno.

L’approccio integrale, le cui idee sono qui presentate, parla di equilibrio tra l’ego privato e il bene della collettività. Offre un metodo per progredire verso il successivo stadio evolutivo di maggiore interdipendenza e interconnessione e sottolinea che possiamo soddisfare la richiesta di uguaglianza e giustizia sociale, a condizione che l’individuo e la collettività abbiano pari importanza. In una tale realtà, l’equilibrio tra tutti sarà definito come un obiettivo generale, come il risultato a cui tendere in ogni ambito: economico, sociale e personale.

Si tratta, in effetti, di una straordinaria rivoluzione percettiva. Richiederà un cambiamento nella natura umana e nella percezione del legame tra individuo e società. Un simile salto di qualità è possibile solo se decidiamo insieme di intraprendere un profondo processo educativo e culturale che coinvolga l’intera società umana, con l’obiettivo di costruire la coscienza e la consapevolezza che il bene dell’individuo e il bene della collettività siano realmente una cosa sola.

Finora non siamo riusciti ad avvicinarci a un simile equilibrio perché non c’era una chiara consapevolezza che l’intensificazione dell’ego ci sta distruggendo. Oggi, tutte le relazioni che abbiamo costruito nel corso della storia stanno crollando una dopo l’altra. I legami tra persone, settori e nazioni stanno diventando terribili e spaventosi. Viviamo all’interno di una grande bolla dell’ego, che da un momento all’altro può esplodere, devastandoci tutti.

Questo problema è particolarmente sentito qui, dove vivo, in Israele. Fuori siamo circondati da nemici. Dentro siamo divisi e in conflitto. Ognuno di noi cerca di fare del proprio meglio, senza alcuna considerazione per gli altri. Un approccio così egoistico è completamente contrario alle radici della nostra nazione.

In origine, siamo diventati una nazione basata sull’idea che “tutti gli Israeliti sono amici”, ovvero che siamo garanti gli uni degli altri e che la nostra unità dovrebbe coprire tutte le nostre differenze. Per i nostri antenati, “Ama il prossimo tuo come te stesso” era la regola delle regole, il codice per una connessione ottimale tra le persone. Poi, abbiamo sperimentato un balzo dell’ego umano e la nazione si è frantumata in frammenti. Dopo duemila anni di peregrinazioni tra le nazioni, oggi dobbiamo iniziare a plasmare la nostra nazione in modo integrale, ovvero in un modo che dimostri il codice della nuova vita. Questo risolverà i problemi tra noi e porterà anche simpatia e sostegno da tutte le nazioni, compresi i nostri più grandi nemici.

Più investiremo in questo, più scopriremo nella società una forza interiore di unione, connessione, mutua garanzia e reciprocità. Sarà una forza immensa, mai provata prima. La salute di un corpo deriva dal fatto che le sue cellule e i suoi organi sono integralmente connessi, sincronizzati ed equilibrati. Allora, invece di sentirci stanchi, svuotati e malati, ci sentiremo come giovani pieni di forza, desideri e capacità. Tutto ci sarà aperto, e avremo la possibilità di andare di forza in forza. Inoltre, l’equilibrio che riusciremo a generare tra di noi porterà anche a un equilibrio complessivo nel sistema più ampio della natura, lo stesso sistema in cui oggi introduciamo molteplici squilibri.

Concludo questa riflessione con parole scritte negli anni ’40, nella speranza che finalmente iniziamo a farle nostre:

“Che ogni individuo comprenda che il proprio beneficio e quello del collettivo sono uno e lo stesso, e così il mondo giungerà alla sua completa correzione.”
Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), Pace nel Mondo.

Basato sull’episodio 52 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Pensi che l’elevata competizione nel mondo odierno sia sana?

Un tempo la competizione era costruttiva e portatrice di sviluppo, ma oggi porta soprattutto distruzione e rovina. Un tempo c’era la preoccupazione di prevenire le malattie, ma oggi l’industria farmaceutica produce molti farmaci inutili solo per aumentare le vendite, e il sistema sanitario ha i suoi interessi particolari. In che tipo di mondo stiamo facendo crescere i nostri figli? In che tipo di società? Queste domande ci portano a riflettere sulla natura dello sviluppo egoistico umano e su cosa potrebbe equilibrarlo.

Le ruote dell’evoluzione non possono tornare indietro. Il processo che stiamo attraversando non può essere fermato. Tutto ciò che possiamo fare è esaminare ciò che è accaduto fino a oggi, ciò che sta accadendo ora e se non ci stiamo artificialmente impedendo di progredire verso il livello che dovremmo raggiungere, come individui e come società.

Dal punto di vista naturale, l’ego è un motore di crescita. Il desiderio di progredire, di fare qualcosa, di massimizzare il piacere con il minimo sforzo, è la nostra natura, ed è anche la forza che guida ogni singola cellula. Un fiore, un gatto e un cane sono tutti guidati da un istinto simile, persino l’inanimato cerca sempre le condizioni ottimali per un’esistenza il più sicura possibile.

Non abbiamo quindi altro che ego, l’intero processo che attraversiamo è essenzialmente l’evoluzione dell’ego all’interno degli esseri umani. Quando il capitalismo ebbe inizio, era chiaro che se ognuno avesse agito secondo il proprio ego individuale e ci fosse stata competizione tra tutti, la società ne avrebbe beneficiato, sarebbe progredita e ogni persona avrebbe percepito un miglioramento nella propria qualità di vita. Molte cose positive furono create in questo modo e la sensazione generale era di prosperità.

Poi, a un certo punto, è iniziata una sorta di distorsione evolutiva. L’ego ha raggiunto un livello tale che la spinta al profitto privato a tutti i costi ha iniziato a produrre mutazioni. Ad esempio, nello sviluppo delle lampadine elettriche, si è trovata la possibilità di produrre lampadine con una durata molto lunga, ma non era redditizia. Così, la loro durata fu deliberatamente accorciata per aumentare le vendite.

Con l’intensificarsi dell’egoismo cieco, la competizione è passata dall’essere libera e sana a diventare una celebrazione della manipolazione, piena di menzogne e intrighi, favoritismi e restrizioni. Ad esempio, qualcuno può essere bloccato con il pretesto della legalità solo per permettere a qualcun altro di continuare a esercitare il controllo. Vengono emanate leggi che costringono il pubblico ad acquistare qualcosa solo perché qualcuno vuole trarre profitto sulle loro spalle, e così via.

Perciò, i bellissimi risultati ottenuti nell’industria e nel commercio, nell’economia e nella società, nella scienza e nella tecnologia, hanno iniziato a svanire. Al loro posto sono apparse bolle, finzioni e regolamentazioni artificiali che hanno favorito i potenti ma danneggiato la persona comune e la società nel suo insieme. Abbiamo persino distrutto la natura circostante nella corsa all’aumento del capitale, senza considerare che le future generazioni dovranno mangiare, bere e respirare.

A differenza di noi, in ogni sistema naturale la vita si sviluppa in equilibrio tra le sue parti. La natura colloca ogni elemento al suo posto e la connessione integrale crea armonia, come cellule e organi in un corpo sano e funzionante. Quando una cellula inizia a consumare l’ambiente circostante, diventa cancerosa. “Vede” solo se stessa, diventando indifferente a tutto ciò che la circonda. Il suo aumento porta infine al collasso del corpo, così come alla sua stessa morte. Ma non può fermarsi.

Sembra che stiamo andando verso questo stato pericoloso a livello dell’umanità: l’intensificarsi dell’ego all’interno di ogni persona minaccia di seppellirci tutti insieme. Guerre nucleari, carestie che porteranno le masse nelle strade, malattie, pandemie e disastri ecologici… chi può sapere cosa arriverà per primo. Il vicolo cieco verso cui ci stiamo dirigendo ci obbliga a ricalcolare la rotta. Dobbiamo esaminare profondamente cosa ci è utile e cosa ci danneggia nel nostro ego.

Alla fine, arriveremo a comprendere che l’uso corretto dell’ego si verifica quando c’è allineamento tra il beneficio dell’individuo e il beneficio della società. Poiché un tale approccio è in contrasto con la natura egoistica, abbiamo bisogno di un profondo processo educativo, culturale e sociale per risvegliare in noi la consapevolezza di essere parti integranti della società. Dobbiamo sviluppare rapidamente la comprensione e la consapevolezza di essere parti inseparabili di un corpo più grande, ricevendo ogni vita e vitalità attraverso connessioni reciproche. Con tale consapevolezza, inizieremo a prenderci cura degli altri come ci prendiamo cura di noi stessi. Quando tutti penseranno costantemente a come fare del bene a tutti, raggiungeremo insieme la fase successiva della nostra evoluzione come specie umana.

Da dove possiamo cominciare?

Proprio qui, dove vivo. Noi, popolo d’Israele, possiamo creare il modello pilota per un nuovo modello umano di connessione e complementarietà, equilibrio e armonia, connessione integrale tra tutti e ciascuno. Perché? Perché la connessione è nelle radici antichissime della nazione.

Fu Abramo il babilonese a scoprire che tutta la natura è una forza unica. Egli insegnò a chiunque fosse disposto ad ascoltare che l’unità tra persone diverse porta all’allineamento con essa, ovvero: attraverso l’unità tra le persone, raggiungiamo l’unità con la natura e questo è lo stato più sano, sicuro e felice che possiamo raggiungere come esseri umani. Dai migliaia che si radunarono attorno alla sua idea, si formò in seguito una nazione. I suoi valori fondamentali erano valori unificanti, come è scritto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, “Tutti gli Israeliti sono amici”, e “Come un solo uomo con un solo cuore”.

Queste impostazioni sono impresse dentro di noi. Tuttavia, sono state coperte da duemila anni di distruzione. Possiamo riportarle in vita per salvare la società dal collasso e mostrare al mondo una nuova via. Ciò attirerà simpatia verso di noi e calmerà anche l’odio crescente che ci viene rivolto nel mondo. In fondo, sotto la superficie e appena sotto la soglia della consapevolezza, quell’odio nasce da un senso profondo che il popolo di Israele sia responsabile di ogni male, che possediamo qualcosa di estremamente importante e che lo nascondiamo a tutti.

Il mondo di domani potrà essere solo un mondo più connesso. Su questo non ci sono dubbi. Ciò che non è ancora noto è se saremo abbastanza saggi da comprendere questa direzione e intraprendere un processo educativo e culturale per costruire una connessione integrale in tutta la società, oppure se sarà solo attraverso sofferenze terribili che la nostra consapevolezza si espanderà.

Basato sull’episodio 51 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo la natura umana influenza la nostra capacità di risolvere i problemi nelle relazioni e nella società? È possibile risolvere questi problemi e, in tal caso, come?

Gli occhi del saggio sono nella sua testa, dicevano i saggi. Dove ci sta portando il caos odierno? I prezzi stanno aumentando, le minacce si stanno intensificando, ci sono grandi difficoltà nelle relazioni e i disastri naturali colpiscono sempre più ampie fasce di persone. Perché improvvisamente subiamo pressioni da ogni direzione? Dove ci stanno conducendo le forze che agiscono su di noi? Che tipo di futuro vale la pena iniziare a costruire già ora, per allinearsi ai cambiamenti che stanno prendendo forma?

Innanzitutto, un promemoria. Noi esseri umani siamo parte della natura. Il sistema umano esiste all’interno del sistema generale della natura. Questi due sistemi si influenzano a vicenda. Ci sentiremo nello stato più confortevole e armonioso quando ci sarà equilibrio tra umanità e natura.

Alla fine, raggiungeremo un equilibrio, sia tra persona e persona, sia, di conseguenza, anche con la natura. Non c’è alcun dubbio su questo. Ciò che non sappiamo è se questo processo avverrà attraverso l’esplorazione, la consapevolezza e uno sviluppo cosciente, oppure se dovremo subire colpi duri, dopo i quali capiremo i nostri errori.

L’approccio integrale all’educazione insegna che nel sistema naturale esistono leggi di sviluppo che agiscono sulla specie umana e sui livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Inoltre, agiscono su ogni singolo individuo e su tutti gli esseri umani nel loro insieme, in quanto società umana.

Fino al XX secolo, il nostro sviluppo si è svolto attraverso un processo umano lineare ed egoistico. L’ego umano ci spingeva ad avanzare in una sola direzione: ottenere il massimo con il minimo investimento. Questa è la legge dello sviluppo egoistico. Improvvisamente, il sistema umano subì un rallentamento, sotto forma della Grande Depressione degli anni ’30. Poi arrivò la Seconda Guerra Mondiale, che rimescolò le carte e in seguito tutti si impegnarono nella riparazione dei danni. Negli anni ’60 tornò di nuovo la sensazione di collasso.

In sostanza, ciò che è emerso è stata una contraddizione tra noi e la natura. Forze integrali hanno iniziato ad agire su di noi da ogni parte, racchiudendoci sempre più in un’unica rete, ma abbiamo continuato ad agire egoisticamente, con ognuno che si preoccupava solo di sé stesso, agendo per il proprio tornaconto a spese degli altri, ogni Paese che operava a spese degli altri e così via.

Così, si è creato un mondo in cui, da un lato, la forza egoistica cresceva in ogni individuo e, dall’altro, la forza integrale continuava a legare tutti insieme. Abbiamo così costruito il commercio internazionale, istituzioni internazionali come l’ONU e connessioni su scala globale in campi come l’economia, la scienza e la cultura. Abbiamo attinto il più possibile a queste due forze e abbiamo ottenuto un meccanismo egoistico internazionale.  La forza integrale mirava a una connessione umana più profonda, da cuore a cuore, ma noi abbiamo preferito la direzione egoistica. Di conseguenza, ogni connessione che abbiamo costruito non ha portato a un rinnovamento autentico.

Ad esempio, possiamo considerare l’Unione Europea come un caso di studio. Il bisogno di collaborazione tra le nazioni europee ha portato alla costruzione di un’unione, ma con un pensiero egoistico. Un paese ha pensato al denaro, un altro allo status, un terzo alla libertà di movimento e così via. Non hanno costruito percorsi educativi e culturali per migliorare i legami umani, la vicinanza emotiva tra le nazioni. Oggi sono passati decenni e qual è il risultato? Gli europei si sentono davvero uniti, come un’unica entità?

Tuttavia, la forza integrale continua ad agire e l’evoluzione prosegue. Allo stesso modo, la contraddizione tra la natura egoistica umana e la natura interconnessa e interdipendente del mondo aumenta. Da qui derivano ogni difficoltà e crisi nelle relazioni umane. Pertanto, la vita stessa ci mostra dove stiamo sbagliando e cosa dobbiamo riparare.

La natura che ci circonda funziona come un unico meccanismo integrale. Tutte le sue parti si completano a vicenda in meravigliosa armonia,  solo noi stiamo sviluppando una forma di connessione sempre più opposta. Non esiste altra creatura in natura che tragga piacere dalla sofferenza altrui, vivendo di orgoglio e arroganza. Anche in relazione all’ambiente ecologico, ci comportiamo in modo simile, prendendo molto più di quanto ci serva per esistere e non considerando nulla, rovinando tutto mentre calpestiamo pesantemente il terreno, dando priorità ai nostri interessi personali rispetto a qualsiasi cosa o a chiunque altro.

Cosa può dunque aiutarci a evitare un collasso totale? Una rivoluzione nella percezione, ovvero un cambiamento fondamentale nella definizione dei legami tra individuo, società e ambiente. Il mezzo: un percorso educativo-culturale, sociale e collettivo, che crei un senso di connessione integrale tra tutti, una connessione profonda e calorosa che nasce dalla comprensione che l’evoluzione ci obbliga a muoverci in questa direzione.

Man mano che costruiamo e immaginiamo sempre più una connessione umana integrale, saremo in grado di affrontare i problemi in tutti gli ambiti della vita su un livello completamente diverso.

A lungo termine, un approccio integrale alle relazioni umane ci permetterà di affrontare una realtà in cui le tecnologie intelligenti sostituiranno le persone in molte professioni e la maggior parte della popolazione perderà il lavoro. Dovremo comunque garantire a ogni persona e famiglia i bisogni essenziali e anche organizzare sfide e attività per le persone.

Nell’immediato futuro, possiamo agire insieme in diversi ambiti. Ad esempio, possiamo migliorare la qualità della vita nei nostri condomini, nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre città e nelle nostre comunità. Di seguito alcune idee per dare un quadro generale.

Sulla base della buona volontà, del tempo libero, dello spirito di volontariato e del grande apprezzamento da parte della società, senza denaro, compensi o spese ingenti, possiamo creare una rete sociale in cui tutti fanno qualcosa per il bene comune e hanno il diritto di beneficiare dei contributi degli altri.

Ad esempio, una rete di questo tipo potrebbe includere l’organizzazione di un mercato di articoli di seconda mano, corsi per bambini e adulti, laboratori, formazione professionale, piccole riparazioni domestiche, consulenza di esperti, attività sportive e ricreative, escursioni e picnic, feste ed eventi culturali, acquisti di gruppo a prezzi scontati e magari anche l’assunzione della responsabilità di pulire e prendersi cura di alcune aree in cambio di una riduzione delle tasse locali.

In sostanza, grazie alla nostra connessione possiamo risparmiare molto, migliorare la qualità della vita e, soprattutto, sentirci parte di un’unica grande famiglia. Quando iniziamo a sentirci circondati da persone il cui cuore è aperto a noi e che sono felici di darci una mano con amore, allora ci apriamo allo spirito della vita che fluirà tra noi. Allora, sperimenteremo una soddisfazione superiore a qualsiasi piacere individuale che chiunque abbia mai provato. Inoltre, il nostro allineamento con l’integrità della natura ripristinerà l’equilibrio nell’ambiente e ci porterà abbondanza. In altre parole, attireremo una grande benedizione su noi stessi.

Basato sull’episodio 48 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché siamo costretti a orari così lunghi nella maggior parte dei lavori?

Perché abbiamo pensato che questo ci avrebbe portato a una vita migliore, che ci avrebbe fatto progredire, prosperare e raggiungere il benessere e la felicità. Perciò, è diventato normale misurare il successo nella vita in base al numero di ore lavorate. Se qualcuno sente che lavoro più ore degli altri, potrebbe pensare che ho uno stipendio particolarmente alto o che occupo una posizione speciale e di grande rispetto.

Inoltre, generalmente non vogliamo liberarci da questo stile di vita. Siamo arrivati a uno stato in cui il lavoro è diventato la nostra vita. Oggi, uno dei primi spunti di interesse quando conosciamo una persona è: “Che lavoro fa? Dove lavora?” Tutti parlano di lavoro.

In passato si parlava di più di certi hobby come lo sport, ma oggi se ne parla meno. Il lavoro ha preso il centro della scena. È anche abbastanza chiaro che se passiamo dieci ore al giorno sul posto di lavoro, cos’altro abbiamo di cui parlare? Abbiamo fatto ruotare la nostra vita attorno alla nostra professione.

Il fatto che diamo così tanta importanza al lavoro è una distorsione che deriva dai nostri desideri egoistici esagerati. È qualcosa di innaturale. Non siamo nati per lavorare in questo modo e la maggior parte del lavoro che svolgiamo è inutile.

Se non siamo nati per lavorare così tanto, allora per cosa siamo nati? Per sapere perché siamo qui, cosa è successo prima della nostra nascita, cosa accadrà dopo la nostra morte, cosa succede al mondo, ai nostri stati mentali ed emotivi interiori e come possiamo partecipare in modo ottimale alle forze della natura, allo sviluppo dell’essere umano interiore che è in noi.

Inoltre, siamo stati messi qui per sviluppare le nostre connessioni con gli altri. Se non fossimo in una costante competizione individualista-materialista, ci sarebbe più facile avvicinarci. In questo modo, ci prenderemmo anche più cura dei nostri figli e instilleremmo in loro un atteggiamento diverso l’uno verso l’altro fin dall’infanzia.

Basato sull’episodio 1.251 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa spinge qualcuno a diventare improvvisamente meno ambizioso o a perdere interesse per tutto ciò che prima lo appassionava?

C’è stato un tempo in cui le persone sognavano di ottenere un’istruzione superiore, dei titoli, uno status, di diventare dirigenti e guadagnare sempre di più. Ma qual era lo scopo dietro tutto quel movimento?

Oggi, sempre più persone hanno iniziato a percepire la futilità di tali attività. Anche se le persone continuano a dedicarsi allo sport, a scalare montagne, a competere nella moda o nello spettacolo, anche questo finirà per svanire. Perché? Perché stiamo lentamente raggiungendo un punto in cui non troviamo più un significato nei successi esteriori.

Alla fine, tutto ciò che è artificiale scomparirà. L’umanità si calmerà. Cosa succederà allora? Semplicemente inizieremo a relazionarci con gli altri con serenità, in modi che non portino pressioni ambiziose o altri dolori alle persone.

Cosa significa “relazionarsi con gli altri con serenità”? Significa vivere con una serenità emotiva che non implica fomentare odio o disagio negli altri. In questo modo potremmo lavorare,  mantenerci e vivere la nostra esistenza, con il tempo e lo spazio interiore per osservare il mondo e imparare a starci in armonia.

La richiesta di avere di più, più soldi, case più grandi, una piscina in giardino, svanirà. Inizieremo a capire che vivere autenticamente non consiste nell’accumulare, ma nello sviluppare il giusto atteggiamento interiore verso gli altri. Questo sarà il vero movimento a cui arriveremo: un movimento interiore.

Quando sentiremo di trattare gli altri con gentilezza e di essere ricambiati con lo stesso atteggiamento da parte loro, questo campo emotivo reciproco formerà una connessione positiva e calorosa tra noi. Vivremo in esso e diventerà la nostra realtà, la nostra occupazione e il nostro appagamento. Non abbiamo bisogno di altro.

Inoltre, quando condivideremo questa tendenza comune, sentiremo che non richiede alcuno sforzo particolare. Questa è la chiave. Trattarsi bene a vicenda dovrebbe avvenire senza sforzo e in modo naturale. Poi tutto si sistemerà.

Quando parliamo di superare l’egoismo, di elevarci al di sopra di esso, non stiamo parlando di grandi lotte. Non c’è bisogno di sforzi estremi. È piuttosto il contrario: se ci relazioniamo con gli altri in un modo che ricorda la tendenza della natura a donare, allora la natura stessa, che è in assoluto riposo, farà tutto. Il nostro ruolo in questo processo è semplicemente quello di non interferire. La natura stessa completerà il lavoro per noi.

Stiamo raggiungendo un momento in cui non ci sarà più bisogno di università come Harvard e Yale, o di corsi di laurea di secondo e terzo livello. L’umanità ha costruito quell’intera struttura solo per rendersi conto di quanto fosse sbagliata. Oggi ci stiamo avvicinando alla consapevolezza di quegli errori.

Cosa arriverà invece? Un equilibrio pacifico, interiore e reciproco tra noi. Inoltre, in quella connessione si rivelerà una relazione perfetta e serena. Nella quiete di quelle acque interiori, inizieremo a vedere attraverso di esse e a percepire la pura qualità di amore e dazione della natura.

Come è scritto nella Torah, “è preferibile sedersi e non fare nulla”. Questo non significa essere pigri. Significa piuttosto che non facendo nulla di dannoso, non interferendo con nulla, otteniamo tutto. Arriveremo a comprendere che una vita del genere è davvero possibile.

Avremo ancora tutto ciò che è essenziale nella vita e lavoreremo per quanto necessario. Ma non sembrerà uno sforzo. Sembrerà invece un’attività significativa. Una vita fatta di sofferenza e stress negli ingorghi stradali svanirà completamente.

Allora, un nuovo pensiero inizierà a farsi strada nel cuore dell’umanità: “Quello che ho è abbastanza. Non ho bisogno di altro”. È lì che la natura ci sta conducendo. In quella calma, il prossimo livello dell’esistenza si rivelerà.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 7 maggio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è la formula più semplice per il successo?

La formula più semplice per il successo è che, in ogni momento di incontro che abbiamo tra di noi come esseri umani, vogliamo che le nostre azioni portino il massimo beneficio a tutti. In tal modo, possiamo comportarci in modo facile e ottimale.

Per riuscirci, dobbiamo svolgere esercizi in cui il beneficio degli altri diventa la nostra motivazione, cioè in cui sentiamo il beneficio altrui come se fosse il nostro.

Pertanto, dobbiamo imparare a integrarci con gli altri, a “rivestirli”, a entrare dentro di loro,  così potremo risolvere i loro problemi.

Perché funziona in questo modo? Perché è conforme alla legge della natura, che è una legge d’amore, di dazione e di connessione positiva. Possiamo vedere un esempio di questo tipo di relazione tra una madre e il suo bambino.

Questo non funziona secondo i nostri desideri egoistici, che aspirano al proprio tornaconto a spese degli altri, e nemmeno secondo l’ego altrui. Questa è un’altra questione, che forse dobbiamo approfondire. Invece, funziona secondo il mondo integrale, in cui dobbiamo adattarci alla natura, che è integrale nella sua forma. È allora certo che non falliremo, perché in ultima analisi siamo guidati dalla natura.

Perché un simile modus operandi è utile per noi a livello personale? Perché possiamo così incorporarci in questa integralità e percepire la forza generale della natura che opera al suo interno. È allora certo che sentiremo la perfezione e l’eternità della natura, lo stato più elevato che possiamo raggiungere.

Basato sull’episodio 1.255 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come affrontare i grandi cambiamenti nella vita?

Dobbiamo comprendere che la natura è al di sopra di noi. In altre parole, al di sopra della nostra percezione e sensazione, che sono egoistiche e agiscono in modo divisivo, esiste una forza generale della natura, che è l’opposto: altruistica,  che opera secondo il principio della dazione, dell’amore e della connessione.

Pertanto, quando attraversiamo cambiamenti nella nostra vita, dovremmo accettarli comprendendo che la natura ci guida nella nostra evoluzione verso una realtà più unificata, interconnessa e interdipendente. È una realtà in cui percepiamo al di fuori della nostra ristretta, transitoria e minuscola visione egoistica del mondo, ed entriamo in una percezione completamente nuova, eterna e completa.

Questo perché l’integrazione è la legge principale della natura. È il principio più elevato della natura: tutto è uno, e tutti i cambiamenti mirano, in ultima analisi, a condurci verso quell’unificazione finale.

Basato sull’episodio 1.251 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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