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Qual è il fine spirituale della guerra?

La guerra, come la intendiamo, è un conflitto tra forze opposte, alimentato dal desiderio di dominio, potere e controllo. Tuttavia, da una prospettiva spirituale, la guerra assume un significato completamente diverso. Nella saggezza della Kabbalah, vediamo la guerra come la lotta interna tra egoismo e altruismo: la battaglia tra la natura egoistica con cui nasciamo e la natura superiore dell’amore, della dazione  e della connessione che vogliamo di raggiungere.

Si tratta di una lotta interiore a livello dei nostri pensieri, desideri e atteggiamenti reciproci e verso il Creatore, la forza superiore di amore, dazione e connessione che ha creato e sostiene la realtà. L’umanità esiste in un sistema di natura che ci fa evolvere costantemente verso uno stato corretto in cui esistiamo in relazioni armoniose, pacifiche e felici tra di noi e con la natura. Siamo stati progettati per evolvere da uno stato di divisione e odio a uno di unità e amore. Se non riusciamo a farlo volontariamente, la natura esercita una pressione su di noi, costringendoci a riconoscere che ci troviamo in uno stato non corretto. Con il tempo, attraverso la sofferenza e le crisi, ci stanchiamo gradualmente dei nostri modi egoistici e cerchiamo un’esistenza più elevata e più connessa.

Nelle fonti kabbalistiche, questa battaglia è descritta attraverso i concetti di bene e male, luce e oscurità. Queste forze non sono nemici esterni, ma caratteristiche interiori che dobbiamo affrontare dentro di noi. La Torah, ad esempio, parla di guerre contro le nazioni, ma queste non devono essere interpretate letteralmente. Rappresentano invece guerre che dobbiamo condurre all’interno della nostra natura, guerre per trasformare le nostre intenzioni egoistiche in altruistiche.

Quando la Torah parla di conquistare le nazioni o di annientare i nemici, si riferisce al lavoro spirituale di superare i desideri interni che ostacolano la nostra connessione con il Creatore. Questi cosiddetti nemici sono le qualità egoistiche della soddisfazione personale che devono essere sottomesse e reindirizzate verso la dazione agli altri e alla natura. La Terra d’Israele, in questo contesto, non è un luogo fisico ma uno stato spirituale, un livello di esistenza in cui si raggiunge l’unità con la forza superiore di dazione.

Nel corso della storia, l’umanità si è impegnata in una miriade di guerre fisiche, giustificandole con interessi ideologici, religiosi e nazionali. Tuttavia, tutti questi conflitti esterni non sono altro che riflessi delle nostre lotte interiori, non risolte. I Greci, i Romani e le altre forze storiche che si sono scontrate con Israele simboleggiano diversi stadi dello sviluppo umano, alcuni inclini al progresso spirituale e altri che cercano di sopprimerlo.

La correzione spirituale, cioè la trasformazione dell’egoismo, con la sua divisione, l’odio e i desideri egoistici, in altruismo, con le sue qualità di unità, amore e dazione agli altri e alla natura, non può essere ottenuta attraverso la guerra fisica. Richiede un cambiamento fondamentale in ogni persona. Il mondo di oggi continua a soffrire a causa dei conflitti perché non abbiamo ancora riconosciuto la natura delle nostre battaglie. Cerchiamo di dominare all’esterno piuttosto che correggere noi stessi all’interno. È per questo che le guerre persistono e la pace rimane inafferrabile.

Se ci impegniamo nel progresso spirituale, capiamo che combattere i nemici esterni è inutile. Per progredire spiritualmente, invece, ci concentriamo sull’unione con gli altri, sul superamento della nostra natura egoistica e sulla ricerca di uno stato di dazione reciproca.  Quando ci allineiamo con le leggi della natura, leggi di amore, dazione e connessione, non c’è bisogno di conflitti fisici. La forza della natura stessa supporta coloro che si impegnano a raggiungere uno stato di amore e dazione nelle loro connessioni e nei loro atteggiamenti reciproci.

Tuttavia, quando resistiamo a questo processo, la sofferenza aumenta. All’umanità viene data una scelta: progredire applicando la propria responsabilità reciproca verso gli altri, o essere costretti a cambiare attraverso sofferenza e distruzione. Più ritardiamo questa presa di coscienza, più intense diventano le pressioni esterne.

La saggezza della Kabbalah insegna che tutte le guerre sono in definitiva guerre per l’unità. La battaglia finale non è tra nazioni, ideologie o sistemi politici, ma all’interno del cuore di ogni persona. Il nostro ego, il desiderio di godere a spese degli altri, combatte contro la forza dell’amore e della dazione e questa lotta si manifesta come guerra nel mondo esterno. Se vogliamo porre fine alla guerra, dobbiamo prima vincere la battaglia interiore.

Quando l’umanità passerà collettivamente dall’egoismo all’altruismo, ponendo il valore della connessione umana positiva al di sopra del guadagno personale, allora i conflitti esterni cesseranno. Quando applicheremo l’apprendimento di come trasformare la nostra natura egoistica nel suo opposto altruistico, imparando a unire al di sopra delle divisioni, raggiungeremo uno stato di completo amore e dazione nelle nostre relazioni reciproche e con la natura nel suo complesso. Un risultato così elevato renderà superflue le guerre, che non avranno più alcuna utilità per il nostro sviluppo.

Fino ad allora, sarebbe saggio concentrarsi sulla nostra correzione interna, riconoscendo che ogni conflitto che vediamo nel mondo è una chiamata per una guerra a un livello più interno, per elevarci al di sopra delle nostre pulsioni egoistiche di divisione e per raggiungere uno stato di amore, dazione e connessione positiva con gli altri e la natura. Le guerre del passato, del presente e del futuro ci indirizzano tutte verso questo obiettivo finale: la rivelazione della forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione attraverso l’unità dell’umanità.

Basato sul video: “The Wars of the Jews – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Pensi che l’uguaglianza sia possibile?

Innanzitutto, dovremmo capire perché l’umanità ha difficoltà a comprendere il concetto di uguaglianza. È perché non aspiriamo naturalmente a tale uguaglianza.
La nostra natura egoista, il desiderio di godere per il solo beneficio personale, ha come strumento di misura il livello di superiorità ed inferiorità rispetto agli altri e non considera l’uguaglianza. Misura la superiorità e l’inferiorità. Ci confrontiamo costantemente con gli altri e cerchiamo di elevarci rispetto a loro.

Ecco perché l’uguaglianza è impossibile da realizzare se restiamo vincolati alle nostre forze egoiche. Per rendere possibile tale uguaglianza, abbiamo bisogno di una forza esterna che ci guidi. Se lasciati a noi stessi, il nostro ego ci spingerà sempre a desiderare più degli altri, a ricevere più di quanto diamo.

Pertanto, raggiungere l’uguaglianza è possibile solo se ci impegniamo a sviluppare connessioni positive tra di noi e, così facendo, attraiamo nelle nostre relazioni la forza positiva di connessione che dimora in natura. Questa forza positiva, una forza altruistica opposta alla nostra natura egoista, è il denominatore comune che ha il potere di unire le persone e portare l’uguaglianza nella società umana. Senza di essa, nessun tentativo di uguaglianza potrà mai avere successo.

La storia lo dimostra. Le persone hanno cercato di imporre l’uguaglianza attraverso rivoluzioni, sistemi economici e quadri legislativi, ma senza uno scopo comune superiore, che inviti la forza di connessione positiva della natura nelle relazioni umane, l’uguaglianza diventa o una tirannia o un’illusione.

Quando ci uniamo alla nostra radice, quando riconosciamo che siamo tutti parti di un unico sistema, guidato da una forza superiore di connessione che dimora in natura, possiamo raggiungere l’uguaglianza nella società umana. Questo non significa rendere tutti identici ma, al contrario, con le nostre innumerevoli differenze, attirando la forza positiva della natura nelle nostre relazioni, lasciamo che le differenze fioriscano in un arazzo integrato, rendendo il contributo unico di ciascuno benefico per l’intero sistema.

Basato sul video “Equality – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono le sfide più significative che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi cinquant’anni?

Gli scienziati prevedono che nei prossimi 50-100 anni l’umanità affronterà sfide importanti, come:

Modificazione  genetica: Entro il 2050, i progressi nell’ingegneria genetica potrebbero consentire alle persone di migliorare se stesse e i propri figli in modi precedentemente immaginati solo nella fantascienza. (Fonte)

. Invecchiamento della popolazione: Si prevede che il numero di centenari aumenti di oltre 50 volte entro il 2100, passando da 500.000 persone oggi a più di 26 milioni. Questo creerà sfide nella cura degli anziani e potrebbe influenzare le politiche sull’immigrazione. (Fonte) 

. Città che scompaiono: L’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici potrebbe portare alla perdita di parti delle città costiere. Entro il 2050, le coste degli Stati Uniti potrebbero vedere il livello del mare aumentare fino a 30 centimetri (12 pollici). (Fonte)

. Esaurimento delle risorse naturali: Entro il 2050, ci sarà una maggiore pressione sulle risorse naturali a causa della crescita demografica, con una previsione di aumento del 54% della domanda globale di cibo e un incremento del 56% della domanda di energia. (Fonte) 

. Cambiamento climatico: In uno scenario di “business as usual”, la temperatura globale potrebbe aumentare di 3,2°C entro il 2050, portando a un peggioramento dell’inquinamento atmosferico che colpirà 4,9 miliardi di persone in più e a un maggiore stress idrico che influenzerà 2,75 miliardi di persone. (Fonte)

Tuttavia, nulla di tutto ciò accadrà nel modo in cui lo immaginiamo. Il nostro sviluppo attuale ci sta portando direttamente in un vicolo cieco. Potrebbe sembrare che possiamo affrontare questi problemi popolando altri pianeti e trasformando i deserti, tra le altre soluzioni apparenti. Possiamo costruire, distruggere o rivoluzionare il mondo, ma l’ego umano non ci permetterà di farlo in un modo che alla fine  l’umanità sia avvantaggiata.

Invece, il nostro egoismo, il desiderio di star bene a spese degli altri, renderà la vita insostenibile. Porterà a conflitti senza fine, tra membri della famiglia, genitori e figli, vicini, città e nazioni. Non importa dove o su cosa, non riusciremo ad andare d’accordo. Alla fine, diventerà così estremo che correremo per strade deserte solo per comprare del pane, armati e disperati. È a questo che ci porterà l’egoismo.

Nessuna invenzione ci salverà. Useremo ogni scoperta tecnologica per dominare, sfruttare e sottomettere gli altri. Lo vediamo oggi con i nostri progressi tecnologici. Per cosa li usiamo davvero? Per manipolare, trarre profitto e controllare.

Quindi, invece di inseguire sogni vuoti, sarebbe più saggio porsi la vera domanda: Cosa ci impedisce di essere veramente felici?

La felicità non consiste nel colonizzare pianeti senza vita, costruire auto senza conducente o allungare la vita a duecento anni. Settanta o ottanta anni sono sufficienti se vissuti in modo significativo. Non si tratta di quanto a lungo si vive, ma di come si vive. La morte è inevitabile e cercare di allontanarla è una ricerca senza senso.

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è raggiungere un senso di eternità e di perfezione mentre siamo ancora vivi in questo mondo. Questa è la vera soluzione, non perdersi in distrazioni egoistiche che alla fine porteranno tutto alla rovina.

Possiamo dire che oggi siamo più felici di quanto lo fossero cinquant’anni fa? Non avevano i dispositivi elettronici di cui disponiamo oggi, eppure questo non li rendeva meno felici. Anzi, molti studi dimostrano che oggi le persone sono più depresse, sole, ansiose e stressate, fanno più fatica che mai.

Oggi le persone cercano modi per sfuggire alla realtà, attraverso sostanze, distrazioni o un flusso infinito di intrattenimento. Se una persona vivesse per duecento anni in queste condizioni, cosa farebbe del suo tempo extra? Trascorrerebbe cento di questi anni in un sogno narcotico?

Abbiamo bisogno di creare una buona vita qui e ora e la soluzione è semplice: sviluppare relazioni positive e gentili. Se non riusciremo a stabilire questo aggiornamento delle relazioni umane, andremo dritti verso il disastro.

La gente parla di Armageddon, ma sa almeno cosa significa? Il termine deriva dal nome di una piccola montagna in Israele, Har Megiddo, dove migliaia di anni fa si svolsero delle battaglie. Da allora, il termine è diventato un simbolo della fine del mondo. Tuttavia, non dobbiamo aspettare una tale catastrofe. Possiamo scegliere di non spingerci alla sofferenza estrema. Possiamo rendere la vita pacifica, buona e appagante, non tra cinquant’anni, ma oggi.

Soprattutto, attraverso la saggezza della Kabbalah, possiamo iniziare a percepire il prossimo stadio dell’esistenza, il mondo superiore, la transizione da uno stato all’altro, da un ciclo di vita al successivo. Tutto questo è alla nostra portata. Auguro davvero a tutti di scoprire questo stato eterno di crescita e realizzazione, e di farlo al più presto, risparmiandoci molte sofferenze.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 26 ottobre 2017.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché, almeno a volte, la felicità sembra arrivare a spese di qualcun altro?

In effetti, nel mondo di oggi sembra che diventiamo felici rendendo gli altri meno felici. Questa è la natura del nostro ego, il nostro desiderio di trarre benessere a spese degli altri, che misura la nostra felicità confrontandola con quella degli altri. Guardando qualcuno che ha meno di noi, possiamo sentirci superiori, il che può darci un senso di appagamento. Inoltre, possiamo vedere questa tendenza riprodursi sulla scena globale attraverso le guerre, la competizione spietata e la divisione sociale.

Poi sorge la domanda: E se creassimo un’illusione in cui tutti credessero di essere superiori agli altri? Se avessimo delle “lenti” che ci facessero sentire di vivere in una bolla di superiorità personale sugli altri, cammineremmo tutti guardando dall’alto verso il basso gli altri, sorridendo di soddisfazione, ignari del fatto che anche gli altri si sentono allo stesso modo. È così che vogliamo sentirci nella nostra natura egoistica, quindi potrebbe davvero essere un eccellente brevetto per il nostro mondo.

Questo senso egoistico della felicità, tuttavia, è ben lontano dal darci la capacità di essere veramente felici. È molto ristretto, transitorio e limitato nella sua portata. Contrariamente a questa visione artificiosa della felicità, che risiede in affitto nella nostra natura egoistica, possiamo invece trovare una felicità autentica e duratura sviluppando l’attenzione per gli altri. Quando ci prefiggiamo di rendere felici gli altri, ci dirigiamo verso un appagamento autentico e duraturo. Se ognuno di noi cercasse di rendere felici gli altri, la felicità si diffonderebbe in modo naturale e ognuno di noi si sentirebbe felice di elevare chi lo circonda.

Il problema è che il nostro ego rifiuta questa idea. Come umanità, non ci stiamo ancora muovendo verso la soluzione di puntare a rendere felici gli altri. Al contrario, ci stiamo dirigendo verso il riconoscimento del male mentre cerchiamo di rendere felici noi stessi. Che cos’è questo “riconoscimento del male”? È la consapevolezza che il nostro attuale approccio egoistico alla vita è sbagliato e incompleto, che viviamo in un paradosso in cui, da un lato, desideriamo renderci più felici, ma dall’altro ci troviamo ad affrontare problemi, crisi e sofferenze crescenti.

I Kabbalisti conoscono la soluzione a questo problema specifico da generazioni e ci hanno lasciato un metodo con cui possiamo elevarci a un altro livello di esistenza sviluppando un intenzione di dare e connetterci positivamente con gli altri e con la natura, andando oltre le nostre ristrette limitazioni egoistiche.

Esiste una seconda natura di amore, dazione e connessione positiva al di fuori della nostra natura egoistica. Quando la scopriremo, vedremo chiaramente che non abbiamo bisogno di nient’altro nella vita. Con questa nuova natura, costruiamo e riveliamo un mondo completamente diverso, che non è guidato dalla competizione e dalla sofferenza, ma dalla considerazione reciproca, dal sostegno, dall’incoraggiamento e dall’appagamento. Scopriremo così la vera felicità nella nostra vita, insieme alla totale armonia e alla pace nel mondo. Non è una fantasia utopica. È lo stato finale dell’evoluzione umana e possiamo facilitare il nostro avanzamento positivo verso questo stato imparando a conoscere come e perché la natura fa evolvere tutti e tutto verso questa perfezione e come possiamo passare dal nostro stato attuale frammentato a questo stato finale desiderabile, armonioso e pacifico.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda in data 18 luglio 2022. Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché le persone cercano vendetta?

È stato condotto uno studio per verificare se la vendetta negli esseri umani sia una tendenza innata. I ricercatori hanno testato trecentotrenta bambini di età compresa tra i quattro e gli otto anni sottoponendoli a un gioco in due fasi.

Nella prima fase, altri quattro “giocatori” (in realtà avatar controllati dal computer) ricevevano delle figurine e un “giocatore” dava una  figurina al bambino. Poi i ruoli si invertivano e il bambino aveva la possibilità di dare una  figurina a qualsiasi giocatore.

Nella seconda fase, un giocatore rubava una figurina al bambino, che in seguito aveva la possibilità di rubare una figurina a un altro giocatore.

I risultati hanno mostrato che i bambini erano pronti a vendicarsi di coloro che avevano rubato le loro figurine, ma non mostravano la tendenza a ricompensare coloro che le avevano regalate. Ciò suggerisce che la pulsione alla vendetta è più intrinseca o si sviluppa prima rispetto all’inclinazione a ricambiare la gentilezza.

Questo dimostra come la vendetta sia una tendenza naturale negli esseri umani. Questo fenomeno è descritto nei testi kabbalistici come “efsed mi karen” (perdita dal fondo).

Poniamo il caso che avessi un dollaro in tasca e che all’improvviso sparisse. Mi girerei e mi chiederei: “Dove può essere andato?”. Lo cercherei come se la mia vita dipendesse da questo. Perché? Perché era mio, ce l’avevo e ora non c’è più. Questa perdita è più grande del valore del dollaro stesso. Mi sembra di aver perso venti dollari. È così che la natura umana percepisce la perdita.

Lo stesso vale per il danno inflitto da altri. Se  mi fanno del male, percepisco l’atto come dieci volte peggiore della realtà del danno stesso. L’entità del loro atteggiamento negativo nei miei confronti sembra molto più grande quanto sia stato effettivamente commesso.

Perché, allora, non mostriamo gratitudine con la stessa intensità con cui cerchiamo la vendetta? Perché pensiamo naturalmente di meritare la bontà. Fin dalla nascita, le nostre madri ci dicono che siamo i migliori al mondo, che siamo speciali. Quando qualcuno ci regala qualcosa, lo accettiamo come se ci fosse dovuto. Potremmo dire un rapido “grazie”, ma nella nostra mente stiamo semplicemente ricevendo ciò che pensiamo di meritare. Tuttavia, quando qualcosa ci viene tolto, ci sembra un’ingiustizia di dimensioni decuplicate.

Ecco perché i bambini cercano istintivamente la vendetta. Se qualcuno fa loro un torto, sentono un intenso impulso a vendicarsi e provano persino piacere nel farlo. Lo capisco bene perché anch’io ero così da bambino. Ricordo vividamente questi momenti.

Cosa è cambiato in me? Perché ho smesso di cercare vendetta? Ho capito che tutti condividiamo un desiderio comune, che fare del male a un altro è in definitiva fare del male a me stesso.

Questa comprensione mi ha portato ad affrontare la vita in modo diverso. È meglio cedere, fare un passo indietro ed evitare conflitti inutili. Questo approccio porta pace e un senso di sicurezza, assicurando che almeno chi mi circonda rimanga neutrale o positivo nei miei confronti. Il segreto è stare attenti a non danneggiare gli altri. Se si fa del male, però, bisogna essere preparati alle inevitabili conseguenze.

Alcuni ritengono che la vendetta sia sempre una scelta tra il desiderio di rivalsa e l’opportunità di perdonare. Ma chi ha davvero “l’opportunità di perdonare”? Spesso la vendetta non viene evitata per superiorità morale, ma per impotenza. Forse la persona che cerca di vendicarsi è più debole, incapace di agire o semplicemente dimentica con il tempo. L’uomo, per natura, è una piccola creatura egoista. Se gliene viene data la possibilità, sbranerà l’altro.

Tuttavia, ciò che è più importante è se riusciamo a trovare un uso positivo per la nostra innata componente vendicativa. Se riusciamo a utilizzare correttamente questa caratteristica che ci rende vendicativi, allora cesserà di essere una vendetta e diventerà una forma di educazione.

Come funziona? Se due persone giocano una partita a scacchi, per esempio, e una supera costantemente l’altra, il giocatore che viene superato potrebbe non sentirsi danneggiato. Al contrario, potrebbe riconoscere che il giocatore più bravo gli sta insegnando. Tuttavia, si sentirebbe comunque a disagio perché il giocatore vincente è più bravo nel gioco. La sensazione di inferiorità permane, anche senza malizia.

Come passare dalla meschina vendetta a una maggiore motivazione alla crescita? Come si fa a passare da un regolamento di conti a un vero e proprio miglioramento? Dobbiamo fare un altro tipo di calcolo. Supponiamo che qualcuno desideri vedermi fallire, vedermi povero o distrutto. La vera vittoria sta nel raggiungere uno stato in cui quella persona diventa invidiosa del mio successo. Invece di sprecare energie in ritorsioni, dovrei concentrarmi sull’elevarmi, diventando più forte, più vincente e più saggio. Solo questa è la risposta definitiva.

A maggior ragione, dovrei riconoscere che il male che mi è stato fatto è stato in realtà benefico. Senza rendermene conto, il mio avversario mi ha spinto in avanti, costringendomi a crescere. Col senno di poi, dovrei dire: “Grazie per avermi fatto questo!”.

Questa consapevolezza trasforma la vendetta in un processo educativo. Colui che ha cercato di farmi del male ora vede che io mi sono elevato al di sopra e lui si trova al di sotto di me. E quando gli dico: “Spero che anche tu possa elevarti come ho fatto io”, questo è il vero colpo di grazia. In questo c’è davvero un “brivido nella battaglia”.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 4 novembre 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come pensi che la società dovrebbe comportarsi con le persone che provano un forte senso di superiorità nei confronti degli altri?

Creiamo costantemente regole di comportamento e buone maniere per gestire le nostre interazioni, proprio come i porcospini che regolano la loro distanza per evitare di pungersi a vicenda. In sostanza, cerchiamo di “ridipingere” il nostro egoismo, ponendo limiti e palliativi, tagliando i nostri aghi, per così dire. Ma il problema è che ricrescono sempre.

Il vero cambiamento richiede più di semplici aggiustamenti temporanei. Dobbiamo correggere la natura egoistica dell’umanità alla sua radice, affinché ogni persona agisca naturalmente per il bene degli altri. Solo allora costruiremo un mondo in cui nessuno dovrà temere di essere ferito, un mondo senza “spine,” dove tutti possano essere certi di trovare gentilezza, cura e rispetto reciproco. Questa è una correzione impegnativa, ma è l’unico modo per creare una società armoniosa e pacifica che eliminerà anche il problema del senso di superiorità che le persone sentono alla sua radice.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 aprile 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa essere spiritualmente morti?

Essere spiritualmente morti significa non avere spirito. Lo spirito si riferisce alla qualità del dare agli altri, non alla qualità del ricevere dagli altri.

La nostra vita terrena si basa sul desiderio di ricevere da tutto ciò che ci circonda, in ogni forma, sui livelli minerale, vegetale, animale e umano.

La vita spirituale, invece, è quando non prendiamo dall’esterno, ma diamo dall’interno, quando cerchiamo di condividere, aiutare e irradiare verso l’esterno.

Se scambiamo una vita con l’altra, scopriremo cosa significa essere spiritualmente vivi.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 22 settembre 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché molte persone vogliono essere distratte dai loro pensieri da cose come i social, la musica e la televisione?

Uno dei miei studenti mi ha fatto questa domanda dopo aver riassunto l’anno passato in termini di eventi, tendenze e avvenimenti globali. Le persone hanno cercato, seguito e si sono impegnate in tematiche che, in apparenza, possono sembrare significative: la politica, le elezioni e le Olimpiadi, considerate tra gli argomenti più discussi in tutto il mondo nell’ultimo anno. 

Allo stesso tempo, masse di persone sono state affascinate da un ippopotamo pigmeo di nome Mu Deng, nato in Thailandia. L’hanno osservata mentre faceva il bagno, sorrideva e semplicemente esisteva. Hanno seguito la faida rap tra Kendrick Lamar e Drake, due artisti che un tempo convivevano pacificamente ma che all’improvviso si sono scagliati l’uno contro l’altro, riversando la loro rivalità nella loro musica. E la gente l’ha ingurgitata, desiderosa di assistere a ogni insulto e a ogni reazione.

Poi ci sono stati i progressi di SpaceX, perché la gente sogna ancora di fuggire dalla Terra. Anche il cioccolato di Dubai, tra tutte le cose, ha catturato l’attenzione globale, con una combinazione di cioccolato al latte e pistacchio che ha ottenuto miliardi di visualizzazioni. Nel frattempo, le guerre infuriavano, sia qui che in Europa, ma l’interesse del mondo per tali questioni sembrava minimo. Scoperte scientifiche, premi Nobel e momenti storici? Quasi del tutto trascurati.

Come riassumere l’anno appena trascorso? Francamente, è ora di chiudere tutto.

Non lo dico in senso pessimistico, ma semplicemente non vedo nulla di solido su cui basare l’ottimismo. Tutto si sta deteriorando. Le persone sono attratte dalle distrazioni perché non hanno altro a cui rivolgersi. I loro problemi personali fanno passare in secondo piano le crisi del mondo. Quando ci si porta dietro abbastanza dolore personale, la sofferenza degli altri viene a malapena percepita.

E così, l’intrattenimento domina. Lo sport, la musica e le tendenze di Internet sono delle fughe. Ma anche in questo caso c’è un potenziale punto di svolta. A un certo punto, dopo aver guardato un numero sufficiente di contenuti senza senso, una persona potrebbe iniziare a chiedersi: “Perché lo sto guardando? Cosa sto cercando davvero?”.

La domanda sulla ricerca del significato è la chiave. Tutto questo alla fine condurrà le persone a raggiungere tale obiettivo. Ma oggi non vedo l’umanità su questa soglia. Le persone in generale non stanno valutando la loro vita, la loro missione o il loro scopo in modo tale da chiedere una risposta alla domanda sul significato e sullo scopo della vita, per cogliere il quadro completo della creazione. L’umanità ha perso se stessa.

Questa è la mia diagnosi. Molti potrebbero obiettare, indicando vari sviluppi o successi, sostenendo che le cose non sono così desolanti come le faccio sembrare. Ma aspettate e vedrete. Non importa cosa si aggiunga alla miscela, alla fine si dissolverà nella stessa palude impraticabile.

Se potessi indirizzare l’umanità a concentrarsi su una cosa, sarebbe sul significato della vita. Questa è l’unica vera domanda. Tutto il resto è solo rumore. Mi affido completamente al Creatore, credo in Lui senza riserve. E non vedo altre opzioni. Al Creatore dobbiamo dare ciò che è Suo. E all’umanità, ciò che rimane dopo che Lui è preso il Suo.

Basato sulla trasmissione televisiva di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 16 dicembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quale complimento pensi che le persone dovrebbero sentire oggi?

Viviamo in un mondo in cui le persone sono molto prese dai propri affari, dimenticando per lo più di accorgersi degli altri. Una parola gentile, un’espressione sincera di apprezzamento possono sembrare piccole cose, eppure hanno un impatto sulle persone. Ma perché è così importante per noi ricevere complimenti?

Perché siamo egoisti. L’egoismo è nella natura umana. Tutti desideriamo sentir parlare bene di noi stessi perché ci fa piacere, rafforza la nostra autostima e aumenta il nostro senso di importanza. Al contrario, quando sentiamo qualcosa di negativo su di noi, questo colpisce il nostro ego e ci ferisce.

Un complimento è una forma di ricompensa. Quando ne riceviamo uno, possiamo sentirci portati a rispondere gentilmente: ad essere più aperti, a ricambiare e ad agire in modo cortese. Questo è semplicemente il modo in cui opera il nostro egoismo.

Tuttavia, se abbiamo un obiettivo più alto nella vita, che siamo sicuri di raggiungere e per il quale ci impegniamo pienamente, il fatto che gli altri parlino bene o male di noi non ha alcun impatto. La nostra direzione è stabilita e le opinioni esterne non ci influenzano. Cerchiamo quindi qualcosa di molto più elevato dell’approvazione altrui.

Nel mondo di oggi, caratterizzato da un ego umano smisurato, la maggior parte dei complimenti sono poco autentici e finalizzati a una logica di transazione, con un’aspettativa di contraccambio. Fanno parte dello scambio egoistico che regola le relazioni umane.

Invece di fare complimenti per il gusto di compiacere gli altri, sarebbe più saggio concentrarsi sull’ispirare le persone verso uno scopo più elevato. Se vogliamo fare veramente del bene a qualcuno, non lo facciamo con vuote parole di elogio, ma aiutandolo a progredire verso il significato e lo scopo della vita: elevarsi al di sopra dell’egoismo ed entrare in equilibrio con le leggi naturali dell’amore, della dazione e della connessione. Non c’è nulla di male nel fare complimenti agli altri, ma perché abbiano un valore molto più significativo di un semplice incoraggiamento temporaneo all’ego della persona, dovremmo porgerli  in modo da incentivare il progresso di chi li riceve verso l’obiettivo fondamentale dell’esistenza.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 27 giugno 2019.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa uscire da noi stessi?

Uscire da noi stessi significa uscire dalla nostra natura egoistica, distaccarsi dal nostro io fisico e trovare il nostro io spirituale.

Come funziona? Sentiamo il mondo corporeo, fisico, nella nostra natura egoistica umana, dove desideriamo trarre beneficio per noi stessi a spese degli altri e della natura in ogni momento. Possiamo percepire un mondo spirituale molto più ampio attraverso una qualità opposta al nostro egoismo, l’altruismo, che è anche chiamato “la qualità della dazione”.

L’uscita dalla qualità egoistica di ricezione e l’ingresso nella qualità altruistica della dazione porta a una sensazione di un nuovo mondo. È uno stato che esiste, ma che non possiamo vedere prima di adattare i nostri sensi a percepirlo. Si rivela quando cambiamo il nostro punto di vista, passando dal desiderio di assorbire l’appagamento in noi stessi  al desiderio di donare l’appagamento agli altri e alla natura.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo tenuta dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 21 febbraio 2016.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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