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Qual è l’essenza della Tavola Rotonda?

Dr. Michael LaitmanDomanda: Qual è l’essenza della Tavola Rotonda? Cosa deve essere fatto per raggiungere la connessione in un cerchio?

Risposta: Il cerchio simboleggia uno stato in cui vengono effettuate le condizioni del workshop. Ciascuno si annulla nei confronti degli altri e si sentendosi meno di tutti. Ne consegue che tutti noi siamo assolutamente uguali, e grazie a questo ci connettiamo in un tutto, come una persona con un cuore.

Noi raggiungiamo un tale stato nel quale smettiamo di sentire noi stessi e sentiamo solo la nostra connessione.

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Supponiamo che dieci persone si riuniscono. Se riusciamo a connetterci, allora raggiungiamo il livello successivo in cui uno diventa uguale ai precedenti dieci, insieme con qualcosa in più, la forza supplementare.
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Estratto da Kab.TV “L’incontro dei Mondi” del 18.06.2014

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Una proprietà sconosciuta che trasforma l’anima

Dr. Michael LaitmanDomanda: In quale forma dobbiamo condurre un primo incontro con il pubblico esterno per lasciargli una sensazione di calore?

Risposta: Pensare a ciò che è possibile, non fa differenza. Potrebbe essere che si tratterà di un workshop sotto forma di gioco.

La cosa principale per una persona è scoprire questo quando ci connettiamo e uniamo, quindi una specie di forza interiore, di calore, una “sfera di lamponi,” che appare tra di noi. Non importa come lo chiami. “Wow! Quanto è buono questo!” Ecco, non occorre niente di più. Solo questo sentimento dovrebbe rimanere con loro. Questa è la conclusione del primo incontro!

Tuttavia, è necessario che questo risultato venga registrato: noi siamo venuti insieme in un cerchio e nessuno ha pensato a se stesso, ma a come stare insieme a tutti nel centro del cerchio in cui sono riunite tutte le nostre aspirazioni in avanti e tutto ciò che è personale è rimasto al di fuori di esso, poi, all’interno del cerchio, scopriamo qualcosa di nuovo e piacevole, il nostro bambino comune, il nostro sentimento comune, e questo era così buono, così caldo, che quando ci siamo guardati l’un l’altro abbiamo sentito che tutti noi eravamo vicini, e questo sentimento si rivela solo quando ci connettiamo in questo modo.

Credo che il risultato del primo turno di workshop o semplicemente del primo incontro dovrebbe essere una sfera di lamponi. Dobbiamo portare la gente a uno stato nel quale possa sentire che attraverso la connessione tra loro si scopre una qualche proprietà speciale che da’ loro calore, speranza, fiducia, e che trasforma l’anima.
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(Dal Congresso di Sochi 09.06.2014, Lezione 1)

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Da un cerchio nel mondo spirituale

Domanda: Una combinazione di persone nel cerchio integrale forma una nuova forza, l’integralità, questo significa che le menti e i sentimenti delle persone sono combinati insieme?

Risposta: Essi non sono semplicemente combinati insieme, ma, piuttosto, la mente e i sentimenti sono integrati tra loro. Pertanto, essi formano una nuova, fisica, forza integrale. Questa non è solo una somma, ma piuttosto una somma di tutti gli sforzi comuni di superare se stessi per connettersi agli altri, si tratta, cioè di una forza spirituale.

Spirituale significa “lontano dall’egoismo“, perché tutti devono salire per iniziare il collegamento con gli altri.

Tutti i nostri piccoli sforzi si accumulano insieme. Poi, dalla nostra connessione, cominciamo a percepire qualcosa di nuovo. È molto buono, gentile, piacevole e sicuro.

Diciamo che dieci persone sono sedute in un cerchio. Tuttavia, durante la discussione, non costituiscono solo una combinazione di dieci persone, ma è moltiplicato per un numero infinito. Questo perché, quando mi annullo per connettermi con uno e un altro e un terzo, e che, a sua volta, loro fanno lo stesso, in questo modo, ciascuno di noi riceve il desiderio integrale. Quindi, con questo desiderio integrale, noi, di nuovo, “entriamo” uno nell’altro in un’ esperienza, e, in questo modo, formiamo una molteplicità di moltiplicazione. È come se ci tirassimo per i capelli dal nostro mondo al mondo spirituale.

(Da Kab.TV “Segreti Professionali” del 10.02.2013)

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Un doppio processore, il gruppo ed io

Domanda: Durante il workshop, come si fa a ricordare la necessità del lavoro interiore? Mi sento come se fossi un computer con due processori e uno di loro si dimentica dell’obiettivo, il lavoro, tutto il tempo. L’altro mi ricorda questo tutto il tempo e mi ricorda l’intero processo che ho attraversato.

Risposta: Non possiamo ricordare l’obiettivo costantemente, il lavoro, e scollegarci da esso tutto il tempo. Questo distacco è necessario per esistere, ma non dobbiamo essere in accordo con esso. E poi sarà utile per la nostra correzione, com’è detto: “Ogni cosa si trova al di fuori.” In altre parole, non si accetta di essere separati.

Siamo separati in modo da poterci connettere di nuovo sul livello successivo. Inoltre, non riesco a tenermi su tale livello alto, tranne solo che per mezzo dell’ambiente.

Qualsiasi circuito elettrico funziona in base a questo principio; ogni elemento trasmette la sua energia all’esterno e prende nuova energia in sé, trasmette poi nuovamente verso l’esterno, e la riceve di nuovo dentro. E’ come una bobina e un cavo che continuamente si scambiano l’energia nei circuiti fra loro; ecco come funzionano reciprocamente.

Non riesco a mantenermi in un buono stato; ho bisogno di un lavoro comune con il gruppo. Ecco come ci alterniamo nel nostro lavoro. Inoltre, ognuno dei miei amici passa attraverso i propri stati. E poi all’interno di questo sistema, il Creatore dispone il tasso con il quale gli stati si alternano in ognuno di noi e tutti insieme.

Dobbiamo sentire che noi non esistiamo in isolamento; anzi, noi apparteniamo ad un unico sistema con due processori, che lavorano alternativamente, qualche volta questo e qualche volta quello. Abbiamo bisogno di mettere in comune la nostra energia in modo da poter caricare se stessi ed essere nutriti con l’energia del lavoro reciproco. Nel gruppo, tutti gli stati che avete attraversato spariscono, tutti i livelli precedenti, tutta la vostra storia. Tutto succede solo dentro il gruppo, all’interno del Kli collettivo, finché in esso raggiungiamo la forma dell’infinito. Solo allora, in un’azione chiamata la fine della correzione, scopriremo tutto quello che abbiamo attraversato.

Tutto questo si trova all’interno del gruppo. Il primo stato spirituale comincia in relazione al gruppo, nella mia abilità a connettermi con esso. E’ così la mia prima e più piccola scoperta dell’inclinazione al male ha occupato un posto, e così via, fino all’ultima inclinazione al male, il grande ego sulla cima della scala di livelli. Pertanto, tutti i risultati del lavoro sono inghiottiti dal gruppo. Il gruppo è Malchut dell’infinito.

Il progresso spirituale viene misurato unicamente e solo in contrasto all’inclinazione maligna che cresce costantemente: cresce con qualsiasi tasso e con qualsiasi potere, da questo il rifiuto di connessione cresce in noi. Il rifiuto e l’oscurità diventano sempre più grandi, più forti, ma noi interpretiamo, capiamo, sentiamo, e riceviamo uno stimolo a lavorare con loro allo scopo di connetterci con il gruppo a fronte di questo buio. Siamo interessati a questo rifiuto; altrimenti, non accetteremmo i nostri “segnali di lavoro.” Il nostro avanzamento viene misurato con questo.

Nel frattempo, noi giudichiamo solo secondo i nostri sentimenti senza una misurazione oggettiva, ma dopo di questo, misureremo i nostri propri stati.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.02.2014)

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La sfera di lamponi

La “sfera di lamponi” significa avere la totale ed assoluta perdita di tutto l’atteggiamento personale verso gli amici. Ci sbarazziamo di tutti i rivestimenti del nostro corpo fisico e delle qualità interiori di tutto ciò che abbiamo ricevuto dalla natura; solamente la scintilla rimane, le Reshimo, innate in tutti, il nucleo spirituale di ognuno, la propria aspirazione all’unità.

Se io mantengono comunque un diverso atteggiamento, delle differenze tra di noi, allora non è un gruppo. Il gruppo si ha quando tutti gli amici sono uguali, quando non vedo alcuna differenza tra di loro. Essi sono tutti Reshimot; ognuno è impegnato a raggiungere l’unione.

Durante la prima fase della presentazione del sostegno reciproco, il Creatore ci porta alla connessione e si tratta più che altro di uno stato teorico. Però, per formare una palla rossa come il colore del lampone, ci dovremmo già connettere attivamente con tutti. Il lavoro con questa sfera di lamponi inizia con gli sforzi di non vedere delle differenze tra gli amici e finisce quando tutti gli amici si uniscono in una persona sola.

Se siamo uniti come un gruppo omogeneo che fa le stesse cose, uguali alle altre connessioni che le persone realizzano in questo mondo, non si tratta ancora di “un solo insieme”. A dire il vero, in una unione fisica di questo genere, tutti vogliono raggiungere uno scopo; ognuno ha il proprio obbiettivo, ed ognuno è pronto ad unirsi per il bene del proprio obbiettivo personale.

Noi non ci comportiamo in questo modo. Qui, ognuno deve cancellare se stesso per il bene dell’unione con gli altri, abbandonando gli obbiettivi personali.

In questo auto-annullamento, non perdiamo il nostro pensiero o le nostre sensazioni ma otteniamo il pensiero dell’intero gruppo che è chiamato “come un uomo solo con un cuore solo”. Il desiderio collettivo viene rivelato e dentro questo desiderio ognuno percepisce le proprie qualità individuali. Come in un sistema di ingranaggi, l’uomo inizia a girare con tutti, senza pressione, e da qui capisce come ruotano e perché. Questo significa “sapere ciò che l’amico ha nel cuore”. Ognuno lo sa in modo differente, in base alle proprie qualità.

In questo modo diventiamo una sfera di lamponi.
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Un canale vivo di collegamento

Si dice: “Un uomo e una donna e la Divinità tra di loro. Chi sono questo uomo e donna? Nel mondo spirituale, tutto dipende da un ruolo specifico: una volta dò, un’altra volta ricevo. Infatti, per dare, devo anche ricevere, e per ricevere, devo anche dare.

Ne consegue che ognuno di noi una volta dà all’ amico e una volta riceve, cioè, esegue sia il ruolo maschile che femminile. Così si realizza: “Un uomo e una donna e la Divinità tra di loro.” Se siamo in questa connessione reciproca, allora il Creatore si rivela tra noi. E’ all’interno di questi canali di trasmissione di ricezione e di dazione che costruiamo l’immagine del Creatore (Borè), che vuole dire “Vieni e Vedi” (Bo-re).

Se costruiamo il rapporto corretto tra di noi secondo la legge dell’ equivalenza della forma, questo canale di collegamento sarà rinato, acquisterà la vitalità. Ci viene richiesto solo di fare uno sforzo per realizzarlo, e all’interno di esso, scopriremo che è vivo.
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(Dalla Prima Parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 16.01.2014 – Workshop)

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Un cuore che parla a un altro

Quando ascolto un amico che parla durante il workshop sono incorporato nelle sue parole senza dubbi o critiche. Percepisco quello che dice come la più importante opinione e desidero essere incorporato in esso, per collegarlo in modo che in realtà diventa la mia opinione. Voglio che le sue parole tocchino il mio cuore e giochino con esso come su corde. Questo è come mi relaziono a tutti coloro che parlano.

Non critico quello che dicono in alcun modo, ma semplicemente voglio essere inserito nello stesso pensiero. Noi ci apriamo gli uni agli altri e siamo totalmente candidi mentre parliamo da cuore a cuore. Ognuno cerca di annullare completamente le sue critiche in modo che non ci sarà nessuna barriera che blocca le parole degli amici e così penetreranno direttamente il mio cuore, come se le avessi detto io stesso, pienamente fiducioso che sia corretto.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14.01.2014, Workshop)

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Un’unica Luce, molte diverse espressioni

L’1% dell’umanità che vuole scoprire il Creatore è costretta a stabilire una connessione con Lui e con tutto il resto degli uomini. Questa è la ragione per cui ci è stato dato questo desiderio. Infatti, lo scopo della creazione è nascosto nel 99% dell’umanità, mentre l’1% è chiamato a comportarsi secondo la diretta volontà del Creatore. Dunque, il nostro unico compito è di servire il 99%.

Domanda: Il loro scopo, quello del 99%, è di avere una buona vita nel mondo fisico usando il metodo del sostegno reciproco e della connessione reciproca, mentre il nostro scopo è il Creatore. Come si possono mettere d’accordo queste due posizioni? Questi due scopi, quello materiale e quello spirituale, come si uniranno alla fine?

Risposta: Per te si tratta di uno scopo spirituale perché tu devi richiamare la Luce e scoprire il Creatore in modo d’avere qualcosa da passare agli altri. Ad ogni modo, tu stai già passando la Luce nella forma che è giusta per loro.

Noi riceviamo la Luce superiore nella forma della nostra Luce che Ritorna, mentre le masse ricevono da noi la forza, la guida, e le soluzioni sotto forma del metodo del sostegno reciproco e della reciproca connessione. Sebbene il loro scopo sia materiale, la Luce che opera dall’interno passa a loro attraverso di noi e allora essi percepiscono i cambiamenti nei loro pensieri e nei loro sentimenti.

Sotto l’influenza della Luce, noi sentiamo che qualcosa è cambiato internamente mentre gli altri non lo percepiscono, sebbene anche loro stiano cambiando con il tempo. Ora, gli uomini stanno cercando un modo per progredire e questa esigenza ha origine da qualche forza interiore. Essa li cambierà, e allora, improvvisamente, essi incominceranno a vedere il mondo in modo diverso e a giudicare ciò che sta succedendo a loro stessi in modo diverso. Questa è la conseguenza dell’influenza della Luce che Corregge.

E’ la Luce e non noi che lo realizza internamente, mentre noi dobbiamo solamente creare la connessione tra il Creatore ed ogni altro uomo. Questa infusione dovrebbe attraversare tutta la creazione seguendo il filo di Einf Sof (l’infinito) che passa da Ein Sof fino al più piccolo ed infimo dei livelli. Infine, se la conoscenza dell’unione arriverà agli uomini da noi, ci porterà necessariamente alla vita, e le cose inizieranno a migliorare.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 01.06.2012 “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah“)

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Unire o di diventare uniti?

Domanda: Con cosa dovrei associarmi: il desiderio di unire tutti o di diventare uniti?

Risposta: Prima di tutto, noi ci associamo con il desiderio di diventare uniti. Certamente! Noi usciamo dal centro verso la periferia.

Devo dire a me stesso che sono il centro del mondo, il centro del gruppo. Questo è affermato negli articoli del Rabash. Cioè, l’azione è mia, ma non conosco le azioni degli altri. Ecco perché devo affermare che tutto dipende da me, e se mi correggo, con questo voglio correggere tutto il mondo. E se io lo conduco in un senso o in un altro, poi dipende da me come cambierà.

Quindi, prima di tutto, viene il mio unirmi a tutti loro, e poi il mio desiderare di unirmi a loro. Cioè, il mio obiettivo è il funzionamento dell’ego. Noi non lo uccidiamo, non corriamo via da lui, ma ci eleviamo al di sopra di esso. Per “elevarci” intendiamo che lo controlliamo. Questo è ciò che una persona possiede e nient’altro.
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(Dalla preparazione al Congresso di Krasnoyarsk, 13.06.2013)

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Una nazione unita da scintille

Domanda: Che cos’è la “Nazione di Israele“?

Risposta: La “Nazione di Israele”, proprio come ogni altra nazione, è un insieme di diverse persone, ma, a differenza delle altre nazioni, queste persone sono unite in base al principio speciale di “Ama il prossimo tuo come te stesso“.

Una volta, gli uomini vivevano in tribù nell’antica Babilonia, e poi si sono divisi e dispersi in differenti direzioni e differenti nazioni, materialmente collegate tra loro, sono state create attraverso i loro desideri materiali.

In quei giorni, Abramo raccolse intorno a sé circa quattro o cinque mila uomini sui molti milioni che componevano l’umanità nell’epoca di Babilonia. Coloro che si unirono ad Abramo erano uomini nei quali ardeva una scintilla per qualcosa d’altro, la scintilla che risveglia gli uomini a porsi al di sopra della natura. Questi uomini lo seguirono con grandi speranze, nell’attesa di trovare il Creatore.

Essi ricevettero da Abramo il metodo per la rivelazione del Creatore che permette ad un uomo di imparare ad amare gli altri al fine di conseguire l’amore per il Creatore grazie a questo.

Questo gruppo lasciò la Babilonia ancor prima della grande diaspora e con il tempo diventò la nazione di Israele. Primo, le scintille non erano unite e tutti avevano dei desideri differenti e non potevano unirsi.

Tuttavia, Abramo iniziò a lavorare con loro e ad unirsi a loro attraverso un’idea comune ed un solo obbiettivo, attraverso la percezione che è al di sopra del desiderio egoistico.

Egli agiva in base al principio che “l’Amore copre tutte le trasgressioni”. Però, gli uomini possono sentire l’amore solamente se il desiderio per il piacere cresce in loro. Essi acquisiscono una sufficiente forza per rifiutare il piacere e quando lo superano, ascendono all’amore. In caso contrario, l’indifferenza e la divisione tra loro può annullare ogni scintilla.

La dinastia dei nostri progenitori, Abramo, Isacco, e Giacobbe inizia qui. Il gruppo adempì la sua misura di iniziale unità, e allora una nuova ondata di ego lo coprì e, di conseguenza, il successo e l’insuccesso dei tentativi di unirsi si trasformarono in una specie di lavoro che noi chiamiamo l’ “esilio in Egitto”.

E’ lo stesso gruppo. Non importa in quale tenda abiti, cosa studi, ed in cosa si impegni, il suo stato attuale è chiamato semplicemente “Egitto”. “Il Faraone” compare tra gli amici, nell’odio reciproco, e nella Torà, e nel metodo con il quale Giuseppe sostiene il gruppo, e poi, in Mosè.

Infine, il “gruppo di studio” raggiunge uno stato insopportabile perché l’ego semplicemente li divide ed essi non sanno cosa farci. Essi vogliono connettersi e realizzare una connessione reciproca tra di loro, ma l’ego li separa così tanto che essi si trovano in un vicolo cieco.

Allora, non solo non capiscono, ma entrano anche in un nuovo stato dove c’è un bisogno essenziale e vitale di scappare dal “re dell’Egitto”, per uscire dall’amore per sé e superarlo.

Immaginate quanto forte dovete essere per odiare l’ego, quanto repulsivo ed insopportabile deve sembrare in modo che possiate “saltare” e porvi al di sopra di esso. Semplicemente non avete la forza per entrare in contatto con esso, e questo odio vi solleva. Questo è il significato di “esodo dall’Egitto”.

Tuttavia, la fuga non è sufficiente. Come ci dovremmo unire adesso? Dobbiamo comunque coesistere con l’ego. In questo stato, i figli di Israele si trovano davanti al “Monte Sinai“, non al di sopra dell’odio, piuttosto, intorno ad esso. Allora, arriva la Luce, e grazie ad essa, i figli di Israele arrivano a capire come potersi unire nel modo corretto, il che significa usare ed in che misura usare l’odio al fine di unirsi al di sopra di esso.

Essi iniziano a lavorare reciprocamente in modi diversi, ed è impossibile farlo senza incorporare la forza negativa. Al fine di ricevere la forza positiva, essi fanno un patto tra di loro,  tra di loro e la Luce, il Creatore. In questo modo, la loro auto-correzione inizia.

Il gruppo è lo stesso gruppo, ma da adesso in poi è una nazione poiché adesso essi sono veramente uniti come ogni altra nazione, ma sono uniti nel desiderio collettivo, nelle scintille della dazione.

La base della loro unione non è il normale desiderio materiale di una bella vita in questo mondo, ma la necessità di vivere nel Creatore, in Colui che è superiore. Infatti, anche i figli di Israele sono attirati dal una “bella vita”, ma dietro a queste parole, c’è già un diverso significato. Il senso di ciò che effettivamente è “bello” cambia.
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(Dalla 3.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 22.02.2013 “Il Sostegno Reciproco”).

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