A proposito del Rabash e del significato spirituale della morte e della rinascita

img_5652_10011Quando ero accanto al Rabash, ero sempre sorpreso di come fossero bervi e formali le cerimonie funebri. Un uomo deve seguire il rituale: andare al cimitero, dire qualche parola sulla tomba, e andare via. E deve tornare una volta all’anno, non di più.

In senso corporale, questo rituale è cupo, ma in senso spirituale, è molto gioioso! Stiamo infatti compiendo un rito del quale un uomo dovrebbe essere contento. Egli dovrebbe rallegrasi di essersi liberato del suo “corpo”, del fatto che i suoi desideri egoistici sono morti e che il desiderio di donare e di amare, chiamato “l’anima”, è ascesa ad un nuovo livello. E’salita dal livello terreno, la ricezione, verso i “cieli” – la dazione!

Quando si ritorna una volta all’anno al desiderio che si ha sotterrato, si controlla se c’è qualcosa in più che si può fare per correggerlo e ascendere ancora più in alto. Dopo tutto, l’ascesa può avere luogo per mezzo della correzione, trasformando l’egoismo nella dazione.

Dopo di questo arriva la “resurrezione del morto”, quando correggiamo tutti i nostri desideri e niente rimane nella “tomba”. Il morto ( i desideri) allora risorgerà e i riti funebri non saranno più eseguiti.

Il Rabash era un uomo che si comportava come non aveva mai fatto prima nessun Kabbalista. Egli accettava nel suo gruppo degli studenti laici, che si trovavano in mezzo alla popolazione dell’ortodossia Ebraica  della città di Bnei Brak. Ed egli insegnava a questi studenti la scienza della Kabbalah. A quei tempi, si trattava di una vera rivoluzione. Egli andò contro la sua famiglia, la gente lo disapprovava, e così il pensiero corrente dell’intera comunità Ortodossa.

Nonostante tutto, egli osò farlo, e aprì un varco. Cominciò a scrivere degli articoli e a tenere delle lezioni per principianti, comprese le persone laiche. Fece tutto il possibile per diffondere l’Insegnamento.

La cosa più importante che lasciò sono i suoi articoli e il suo spirito. Ogni cosa che noi abbiamo oggi, tutte le nostre basi furono gettate da lui. Mi sento sempre come se non facessi altro che continuare il suo lavoro. Questa è la ragione per cui sento dentro di me la forza per continuare. Il modo in cui studiamo, spieghiamo e proponiamo le cose, tutto arriva da lui. Spero di continuare a trasmettere a voi tutto ciò che ho ricevuto da lui, compreso lo spirito del Rabash.

L’uomo è essenzialmente un ponte, un collegamento intermedio che connette tutti i grandi Kabbalisti del passato, da Abramo a Baal HaSulam, fino a noi. Attraverso il suo spirito, egli ci ha trasmesso la scienza della Kabbalah. Noi stiamo vivendo dentro il suo Kli, ed egli ci sostiene.

Dobbiamo ringraziare il Creatore per averci dato quest’anima, che ancora oggi ci tiene dentro di sè e ci fa crescere. Ogni raggiungimento spirituale che realizziamo avviene grazie al suo aiuto e alla sua forza che agiscono tra di noi. Questa è la ragione per cui ci chiamiamo, “Bnei Baruch” – i figli di Baruch. Speriamo di poter diventare veramente i figli di Baruch Ashlag, il Rabash.

(Dal mio discorso sulla tomba del Rabash questa mattina, 23/09/2009).

Un commento

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