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È giusto vivere solo per se stessi?

Vivere solo per se stessi non risolve nulla. Se ognuno vivesse solo per se stesso, cosa succederebbe? Moriremmo comunque e tutti dimenticheremmo tutti. Questa è la natura di questo mondo. Una generazione ricorda, quella successiva dimentica, dopo non rimane più nulla di una persona.

La conclusione è che non possiamo vivere né per noi stessi né per gli altri, perché siamo tutti mortali e destinati a scomparire. L’unico luogo in cui possiamo davvero vivere è nella nostra connessione con la forza generatrice della nostra vita, la forza stessa di amore, dazione e connessione che ci ha creati e ci sostiene.

Questo è il motivo per cui esistiamo tutti. Non per essere ricordati, per raccogliere lodi o per accumulare un’eredità terrena, ma per usare tutto ciò che ci circonda come mezzo per avvicinarci alla forza originaria della nostra vita.

Pertanto, per elevarci a un altro livello di esistenza in cui possiamo davvero vivere e sentire un senso eterno e perfetto della vita, non dovremmo vivere “negli” altri, ma “attraverso” gli altri, per connetterci con l’eterna e perfetta forza di amore e dazione. Sebbene nostri corpi siano temporanei e anche le persone verso cui sviluppiamo affetto lo siano, l’atto stesso di prendersi cura di loro ci mette in contatto con l’eterno e il perfetto. Gli altri e l’intero mondo ci sono dati come un campo in cui operiamo, e attraverso tale attività ci avviciniamo alla forza eterna e perfetta di amore, dazione e connessione.

Tutto nel nostro mondo è fugace, tranne la vicinanza sempre crescente con la forza originaria delle nostre vite. E cosa significa avvicinarsi a quella forza? Significa entrare in uno stato di costante cura per gli altri, percependo quella reciproca responsabilità, amore e qualità eterne, invece di vivere per noi stessi, dimenticarci di noi e pensare solo agli altri.

Se riusciamo a dimenticarci completamente di noi stessi e a pensare esclusivamente agli altri, senza calcoli o pensieri del tipo: “Cosa ci guadagno?”, allora in quel preciso istante entriamo nell’eternità. La nostra ricompensa è proprio quella sensazione di eternità, sperimentata nell’amore per l’altro.

Questa non è una fantasia. Non possiamo percepire l’eternità quando viviamo dentro noi stessi. Rivolgendoci agli altri, la sensazione dell’eternità si dischiuderà. Sentiremo il tempo dissolversi e  rimarrà solo la sensazione dell’esistenza nell’altro.

Cos’è, dunque, la forza dell’amore, della dazione e della connessione? È una forza di assoluta cura per l’altro, di amore puro e incondizionato. Tutto ciò che ci circonda, comprese le situazioni più tragiche di guerre, malattie e varie forme di sofferenza, è dato per condurci a questa consapevolezza. Senza il contrasto dell’inclinazione al male, cioè il calcolo egoistico di voler vivere solo per sé stessi a spese degli altri e della natura, non potremmo sperimentare il bene. Senza oscurità e sofferenza, non possiamo percepire la luce e il piacere.

Dobbiamo quindi attraversare stati egoistici negativi per percepire la bontà che li sovrasta. Questo è il compito dell’essere umano: elevarsi al di sopra di tutto il male, la sofferenza e l’ego e, così facendo, scoprire la bontà, l’eternità e la perfezione della natura, ovvero della forza sorgente dell’amore, del dono e della connessione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 27 ottobre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La compassione è acquisita o si eredita?

La compassione è quando comprendiamo la sofferenza di un altro e la condividiamo. Empatia significa trasferirsi in un’altra persona e sentire le sue esperienze come le nostre.

Raramente coltiviamo queste qualità, eppure, dall’età di tredici o quattordici anni, le persone sono già capaci di percepire profondamente il dolore di un altro. Se le educassimo bene, il mondo cambierebbe completamente.

La compassione può essere sviluppata. Una persona può imparare a percepire la sofferenza di un altro al punto di condividerla, assumendola parzialmente su di sé, quindi neutralizzandola. Questo non porta a un crollo  perché la sofferenza è divisa in molte parti più piccole diffuse tra coloro che partecipano e questo porta naturalmente sollievo. Se l’umanità dovesse condividere equamente compassione, il mondo raggiungerebbe l’equilibrio, uno stato che potrebbe essere definito: “Beatitudine. ”

Abbiamo davanti serie sfide da affrontare. Il desiderio egoico dentro di noi continua a crescere, accontentandosi sempre meno di ciò che prima lo appagava, mentre la forza dell’altruismo e dell’interconnessione che dimora nella natura si manifesta con maggior vigore contro il nostro egoismo; le pressioni su di noi non faranno che intensificarsi. Se non riusciremo a unirci, condividere il peso e diffondere compassione tra di noi, non saremo in grado di sopportare ciò che verrà. Unità, connessione positiva, pensieri e relazioni sono la base di un futuro di armonia, pace e felicità.

Tuttavia non si tratta  solo di compassione,  ma della condivisione della sofferenza stessa. C’è un desiderio enorme e una luce immensa che lo può riempire, eppure senza l’intenzione di ricevere “non per se stessi”, la luce non può entrare. L’ appagamento  diventa possibile solo quando è per il bene degli altri. Possiamo raggiungere l’equilibrio quando impariamo a condividere questa grande contraddizione, tra vuoto assoluto e pienezza assoluta, con tutte le persone. Quando lo facciamo, la contraddizione scompare. Questa è la caratteristica peculiare dell’unità.

A quel punto, dolore e piacere si fondono. Il lamento interiore si trasforma in soddisfazione, in qualcosa di più alto. Il dolore stesso si trasforma in piacere perché i due stati sono bilanciati. Il dolore più grande, quando riconciliato, diventa il piacere più grande. Questo è lo scopo elevato della sofferenza: trasformarsi in gioia attraverso l’unità.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo la competizione può essere distruttiva?

Se un tempo pensavamo alla competizione come a un motore di crescita, che avrebbe sviluppato scienza e tecnologia, eliminato ciò che era superfluo e lasciato solo ciò che aveva veramente successo, cosa è emerso nella pratica? Perché ci sono così tante fratture nella società odierna? Che fine ha fatto la competizione lungo il percorso e come possiamo rimediare ai nostri squilibri, allontanandoci dal procedere in una direzione positiva?

Negli ultimi decenni, un ego imponente è emerso nell’umanità, prendendo il sopravvento su tutti i nostri sistemi. Tutto ciò che abbiamo costruito per migliorare le nostre vite ha assunto una forma profondamente distorta.

Prendiamo ad esempio il sistema sanitario. Più il sistema sanitario cresceva e più i budget iniziavano ad aumentare, più il sistema doveva sostenersi, prima di tutto, per giustificare la propria esistenza. Allo stesso tempo, si è assistito a un importante sviluppo di un enorme settore industriale che comprende medicinali, attrezzature, test, medicina privata e altro ancora. Tutti vogliono trarne profitto e vendere e, naturalmente, hanno bisogno di pazienti come clienti.

Un altro esempio sono i media. Presumibilmente, come mezzo di comunicazione, i media avrebbero dovuto connettere le persone. Ma cosa sono diventati? Un terribile triangolo tra capitale, media e governo. I media fomentano conflitti, seminano divisione e odio e infiammano le masse. Tutto ciò che le persone consumano è distorto e manipolato secondo vari obiettivi. Invece di informare le persone per creare una connessione umana più positiva, regna il principio del “divide et impera”, che indottrina il pubblico con ciò che alcuni vogliono vendere.

E il sistema educativo? Agisce principalmente secondo la propria convenienza e abitudine, invece di adattarsi alle esigenze del tempo. Questo è evidente sia sul piano educativo-professionale, sia, ancor di più, su quello umano-educativo. Oggi un giovane esce dalla scuola preparato alla vita? Sa gestire le relazioni, sa come connettersi in modo ottimale con gli altri per aumentare la felicità propria e altrui? Purtroppo, in molte scuole domina un’atmosfera rigida e aggressiva e i ragazzi ricevono esempi negativi di violenza, emarginazione, droghe e alcol.

Commercio e industria sembrano i campi classici in cui la competizione avrebbe dovuto portare benefici alla società nel suo complesso, ma così non è stato. Le grandi aziende che controllano il mondo distruggono tutto ciò che possono per aumentare i propri profitti, eliminando chiunque ostacoli la loro strada. In alcuni casi arrivano perfino a cancellare ciò che già esiste, pur di costringere le persone ad acquistare ciò che vogliono vendere.

Così, in quasi ogni ambito della vita, i sistemi che pensavamo avrebbero lavorato a nostro favore, individualmente e collettivamente, si sono in qualche modo rivolti contro di noi.
Se nel secolo scorso credevamo di avanzare verso un futuro illuminato, bello, sicuro e positivo, oggi speriamo soltanto di non distruggere il pianeta in una guerra nucleare, informatica o di altra natura.

È importante sottolineare che la crisi non risiede nei sistemi in sé, ma nel modo in cui li utilizziamo. L’intensificazione dell’egoismo ristretto, che cresce a ritmo accelerato, è ciò che ha trasformato lo spirito competitivo da fattore vitale in forza mortale e distruttiva. Questa è la radice del problema, da cui deriva l’uso improprio della nostra capacità di sviluppo.

È piuttosto difficile digerire questo punto, ma in realtà non c’è scelta. Per la prima volta nella storia, l’umanità non vede la luce in fondo al tunnel. Il collasso generale non fa che aggravarsi e, per sopravvivere, saremo costretti a cambiare radicalmente approccio. Passo dopo passo, gradualmente, ma alla fine si formerà una percezione completamente nuova del rapporto tra individuo e società.

La risorsa più importante per il nostro futuro risiede nella connessione integrale tra gli esseri umani. Sviluppare la capacità di creare tale connessione è il compito comune che ci attende tutti. Dovremo imparare a superare la natura egoistica umana, a sviluppare una natura integrale e superiore, che si adatti alle condizioni del mondo interconnesso e all’interdipendenza che si sta formando tra tutti.

La competizione assumerà una nuova forma complementare, che ci farà progredire tutti come società. Più investiamo il nostro cuore nel prenderci cura del bene di tutti, più otterremo rispetto e apprezzamento. Questa sarà la nuova fonte di autorealizzazione e definirà status e successo. Allo stesso modo, ogni sistema sarà sottoposto a un esame per determinare come può servire meglio i bisogni della società, come può risparmiare risorse, diventare più efficiente, eccellere, integrarsi con altri sistemi e dare il massimo.

Le forze evolutive ci spingono a connetterci come organi in un unico corpo. L’unica domanda è se comprenderemo i progressi nella percezione integrale e avanzeremo verso di essa attraverso processi educativi e culturali in tutta la società, oppure aspetteremo che la vita ci costringa a farlo per necessità. Immaginate cosa accadrà quando computer e robot espelleranno miliardi di persone dal mercato del lavoro, o quando la situazione ecologica richiederà la riduzione dell’industria superflua. Le persone vagheranno per le strade senza mezzi di sussistenza, in cerca di cibo e riparo?

Per concludere, consiglierei di riunire alcune persone e discutere di quanto segue: qualche decennio fa, tutti pensavano che ci sarebbe stato un miglioramento nella qualità della vita della classe media. Tutti avrebbero avuto una casa, un’auto, una carriera, una relazione, figli, una buona istruzione, vacanze, viaggi e una buona pensione. Oggi, solo negli Stati Uniti, si registra un aumento significativo della povertà e delle famiglie a basso reddito. Inoltre, in Israele, è diventato più difficile arrivare a fine mese. Perché il sistema familiare non ha funzionato? Qual è il male sociale che possiamo identificare qui e qual è la sua cura? Supponiamo che noi, cittadini comuni, vogliamo alleviare immediatamente la nostra situazione economica. Cosa possiamo fare insieme, come piccola comunità? Come possiamo collaborare per affrontare più facilmente il costo della vita?

Basato su “New Life 68 – Rivelare la Nuova Risorsa, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Sei d’accordo che l’egoismo sia l’unica forza trainante per il progresso della società umana?

La competizione ci ha sviluppato fino a circa cinquant’anni fa. Poi è iniziato il periodo delle bolle speculative, con varie mutazioni egoistiche. Oggi nessuno vede altro oltre se stesso e le persone sono disposte a fare quasi tutto per interesse personale. Questo codice di comportamento provoca crisi nella società, nell’economia, nel costo della vita, divisione all’interno dello Stato, nell’arena internazionale e, naturalmente, nell’ecologia.

Come possiamo andare avanti da questo punto? Dobbiamo scoprire una nuova risorsa per organizzare le nostre vite in modo completamente diverso, come individui e come società.

La radice di tutti i problemi è la contraddizione tra l’ego umano in crescita e il mondo sempre più interconnesso e interdipendente. Lottiamo per risorse limitate e condividiamo la stessa torta. Che si tratti di denaro, potere, status o controllo, la dinamica è una e semplice: o io o tu.

Il nostro mondo è un mondo aggressivo, fondato sulla forza, e la ricerca costante di risorse aggiuntive sta alla base della nostra percezione. Tutto il nostro approccio alla vita e ogni nostro pensiero, momento per momento, deriva da questa ricerca continua di risorse, che ci porta a confrontare il nostro status con quello degli altri e a cercare come migliorare la nostra posizione a spese loro. Poiché siamo così abituati a questa percezione, non notiamo nemmeno quanto essa guidi tutto, in modo conscio e inconscio.

Tuttavia, ai nostri giorni, la vita stessa ci sta costringendo a rivedere il nostro approccio. Perché? Perché la realtà ci blocca sulla stessa barca. Poiché per il momento le persone non riescono ad andare d’accordo, tutti i sistemi che conoscevamo smettono di funzionare, in ogni campo e a ogni livello.

Nella nostra epoca vediamo paesi e organizzazioni un tempo considerati potenti raggiungere l’orlo del collasso e persone che ricoprivano posizioni chiave perdere improvvisamente il controllo. Inoltre, abbiamo vissuto situazioni in cui le bolle finanziarie sono scoppiate e la ricchezza di molte persone è stata cancellata in un solo istante dai loro conti.

Allo stesso tempo, la natura che ci circonda inizia a colpirci, colpo dopo colpo. Dopo aver distrutto l’ambiente, consumato le risorse della Terra senza pianificazione e senza riflettere, inquinato l’aria, l’acqua e il suolo, ora iniziamo a vederne le conseguenze.

Inoltre, nella natura umana si sta verificando uno strano sviluppo. Le giovani generazioni stanno perdendo il desiderio di vivere in un mondo simile, ancor prima di aver iniziato la corsa. Il loro desiderio è cambiato. Nulla di familiare li attrae. Guardano la generazione dei loro genitori e si dicono che non vogliono vivere in quel modo. Questa stanchezza interiore indica una mancanza di interesse per questa grigia realtà in cui siamo costretti a correre continuamente per qualche zero in più in banca, a renderci schiavi degli status symbol definiti dalla cultura consumistica e a scegliere tra stress costante o tranquillanti.

Questi fattori, interni ed esterni insieme, spingono verso la nascita di un nuovo approccio alla vita, che sarà diverso nella sua essenza e che porterà al successivo grado di esistenza della specie umana all’interno del grande sistema della natura.

Nel nuovo approccio alla vita, ci sarà una nuova super-risorsa che definirà il modo in cui utilizziamo tutte le risorse di cui disponiamo attualmente. Questa risorsa sarà il potere della connessione, della complementarietà e dell’integrazione. Grazie a questo potere integrale, il nuovo essere umano inizierà a relazionarsi in modo nuovo con gli altri, la società e l’ambiente. Passerà dalla percezione egoistica che lo contrappone agli altri, in battaglia, a una percezione integrale che lo colloca come parte di un sistema completo.

Come organi di un solo corpo, come tutta la natura unita, costruiremo armonia tra noi. Considerazione, responsabilità, garanzia reciproca, sostegno, aiuto, fino al livello dell’amore reciproco. Non lasceremo nessuna persona o famiglia senza il necessario per vivere e ci prenderemo cura di tutti come in una famiglia sana e funzionante. Il nostro desiderio di beneficio reciproco porterà innumerevoli idee che porteranno benessere alla comunità, come iniziative di volontariato come corsi e attività gratuiti, condivisione delle risorse e divisione delle eccedenze.

Nei tempi antichi le persone vivevano in modo cooperativo, spinte da un comune bisogno di sopravvivenza. In seguito, la tecnologia si è sviluppata e l’ego si è affiancato a essa, ognuno ha trovato la propria nicchia. Oggi, dopo molte generazioni di sviluppo egoistico, il mondo è in grave pericolo esistenziale. È spaventoso immaginare cosa accadrebbe se i giochi dell’ego portassero, ad esempio, a una guerra nucleare. Si arriverà quindi a un punto decisivo, in cui saremo tenuti a compiere un’analisi congiunta e a decidere dove stiamo andando.

La scelta che faremo determinerà il nostro destino. Per la prima volta nella storia, abbiamo la possibilità di mettere la ragione davanti all’emozione e compiere un salto. Nessuno vuole connettersi agli altri , questo è chiaro e percepito,  persino l’unità familiare si sta disgregando, le relazioni di coppia stanno crollando. Tuttavia, non abbiamo scelta. Il mondo di domani potrà essere solo un mondo connesso. È lì che l’evoluzione ci sta spingendo. Aiutiamoci dunque ad assimilare questa tendenza e intraprendiamo una rivoluzione percettiva, educativa e culturale che costruisca in noi una nuova capacità di connessione positiva.

Inoltre, man mano che la connessione integrale si sviluppa, scopriremo che non solo risparmia risorse e migliora la qualità della vita, ma rappresenta anche uno sviluppo qualitativo unico. La rete di connessione che si creerà tra cuori aperti e menti connesse porterà a una svolta nei limiti della percezione. Ci innalzeremo insieme al di sopra del tempo, dello spazio e del movimento, e ci apriremo a mondi superiori pieni di luce e amore.

Basato su “New Life 67 – Rivelare la Nuova Risorsa, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La gente sa che Chow Yun Fat vive una vita molto ordinaria nonostante la sua estrema ricchezza?

Chow Yun-Fat, attore e regista di Hong Kong, è milionario, eppure vive con un budget modesto, usa i mezzi pubblici e compra vestiti solo in saldo, affermando: “Finché è comodo, non ho bisogno di nient’altro”. Per diciassette anni ha usato un semplice telefono, solo di recente l’ha sostituito con uno smartphone. Afferma di non aver bisogno della ricchezza fine a se stessa.

È nato così. Alcune persone apprezzano naturalmente questo stile di vita, perché è semplicemente il modo in cui si sentono meglio. Non si tratta del superamento dell’egoismo, cioè del desiderio di godere a spese degli altri, ma dell’espressione della propria natura. Il loro egoismo è equilibrato.

D’altra parte, ci sono molte persone dotate di un egoismo smisurato, che si impegnano al massimo, pronte a sacrificare la propria vita per raggiungere qualche obiettivo terreno ed egoistico. In realtà, sento una connessione più stretta con queste persone. Perché? Perché manifestano la grande forza dell’egoismo che esiste nell’umanità. Sono come uno specchio che ci mostra la vera portata del nostro istinto interiore verso l’autocompiacimento e, attraverso di loro, l’umanità alla fine riconoscerà il male dell’egoismo.

Mentre la gente potrebbe ammirare qualcuno come Chow Yun-Fat per la sua semplicità, io sono più vicino a coloro che ardono di desiderio, cioè coloro che guadagnano milioni e miliardi, persino scavalcando gli altri per farlo. Stanno mettendo in atto il grande egoismo della natura e, così facendo, servono la legge generale della natura accelerando la consapevolezza dell’umanità che l’egoismo è futile, vuoto e, in ultima analisi, dannoso.

I loro eccessi ci aiutano a comprendere che tale egoismo non conduce a nessun buon fine. Questa consapevolezza, nata dal loro esempio visibile, è necessaria per l’umanità. Attraverso di loro, impariamo ciò che dobbiamo correggere dentro di noi.

Questa consapevolezza arriverà presto? Sì, arriverà. Arriverà quando l’egoismo crescerà al punto che la sua corruzione diventerà innegabile per tutti. Idealmente, questo processo potrebbe avvenire in modo positivo. In caso contrario, avverrà attraverso la sofferenza. Speriamo di poter scegliere la via positiva.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 15 novembre 2019.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono le cause del burnout nelle persone che amano il proprio lavoro?

Gli psicologi oggi descrivono un fenomeno chiamato “affaticamento da compassione”, in cui le persone che si impegnano in attività di beneficenza o volontariato soffrono di esaurimento emotivo, fisico e mentale. Donano molto, ma alla fine si sentono svuotate, frustrate e impotenti.

Questo perché in questi casi cerchiamo di fare qualcosa in cui il nostro ego non trova alcun sostegno. In superficie, sembra che compiamo atti altruistici. Ma sotto la superficie, l’ego desidera risultati, vedere un certo successo, riconoscimento o impatto. Quando queste aspettative rimangono insoddisfatte, allora l’ego sperimenta la disillusione.

Allora sentiamo che tali sforzi sono vani. Arriviamo a odiare ciò che un tempo amavamo, perché l’ego vuole vincere e sentirsi appagato.

L’altruismo, per sua stessa natura, esige una contraddizione con l’egoismo. Ci scontriamo con un muro e non possiamo progredire ulteriormente, non perché le azioni siano sbagliate, ma perché l’intenzione interiore è ancora egoistica.

Cos’è dunque la vera carità? Quale forma di dazione non porta al burnout?

 La vera carità non consiste nel soddisfare bisogni immediati di qualcuno o nell’alleviare temporaneamente la sua sofferenza. La vera dazione è agire con lo scopo di portare il mondo al suo stato corretto e perfetto e farlo con una chiara comprensione di cosa sia quella perfezione.

Che cos’è questa perfezione?

Esiste solo nell’unità umana. L’unità umana non è l’unità di un gruppo contro gli altri, ma un’autentica unità e cura reciproca tra tutte le persone e le nazioni. È lo sviluppo del senso interiore di unità tra i cuori. Non abbiamo mai veramente tentato di attuarlo. Le persone si uniscono attorno a bandiere, identità e ideologie, che in un modo o nell’altro sono sempre in opposizione alle altre. L’unità per l’unità stessa, cioè per ripristinare lo stato integrale originario dell’umanità, non è mai stata realizzata.

Mantenere l’intenzione di raggiungere quel livello di perfetta unità umana è l’essenza della vera carità. Questo perché tale unità richiede che ciascuno di noi si elevi al di sopra della propria natura egoistica e aiuti gli altri a fare lo stesso, così che l’umanità possa percepirsi come un unico corpo. Questo è l’unico lavoro che non porta al burnout, perché si allinea con il vero scopo della creazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 13 gennaio 2020.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo la natura umana influenza la nostra capacità di risolvere i problemi nelle relazioni e nella società? È possibile risolvere questi problemi e, in tal caso, come?

Gli occhi del saggio sono nella sua testa, dicevano i saggi. Dove ci sta portando il caos odierno? I prezzi stanno aumentando, le minacce si stanno intensificando, ci sono grandi difficoltà nelle relazioni e i disastri naturali colpiscono sempre più ampie fasce di persone. Perché improvvisamente subiamo pressioni da ogni direzione? Dove ci stanno conducendo le forze che agiscono su di noi? Che tipo di futuro vale la pena iniziare a costruire già ora, per allinearsi ai cambiamenti che stanno prendendo forma?

Innanzitutto, un promemoria. Noi esseri umani siamo parte della natura. Il sistema umano esiste all’interno del sistema generale della natura. Questi due sistemi si influenzano a vicenda. Ci sentiremo nello stato più confortevole e armonioso quando ci sarà equilibrio tra umanità e natura.

Alla fine, raggiungeremo un equilibrio, sia tra persona e persona, sia, di conseguenza, anche con la natura. Non c’è alcun dubbio su questo. Ciò che non sappiamo è se questo processo avverrà attraverso l’esplorazione, la consapevolezza e uno sviluppo cosciente, oppure se dovremo subire colpi duri, dopo i quali capiremo i nostri errori.

L’approccio integrale all’educazione insegna che nel sistema naturale esistono leggi di sviluppo che agiscono sulla specie umana e sui livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Inoltre, agiscono su ogni singolo individuo e su tutti gli esseri umani nel loro insieme, in quanto società umana.

Fino al XX secolo, il nostro sviluppo si è svolto attraverso un processo umano lineare ed egoistico. L’ego umano ci spingeva ad avanzare in una sola direzione: ottenere il massimo con il minimo investimento. Questa è la legge dello sviluppo egoistico. Improvvisamente, il sistema umano subì un rallentamento, sotto forma della Grande Depressione degli anni ’30. Poi arrivò la Seconda Guerra Mondiale, che rimescolò le carte e in seguito tutti si impegnarono nella riparazione dei danni. Negli anni ’60 tornò di nuovo la sensazione di collasso.

In sostanza, ciò che è emerso è stata una contraddizione tra noi e la natura. Forze integrali hanno iniziato ad agire su di noi da ogni parte, racchiudendoci sempre più in un’unica rete, ma abbiamo continuato ad agire egoisticamente, con ognuno che si preoccupava solo di sé stesso, agendo per il proprio tornaconto a spese degli altri, ogni Paese che operava a spese degli altri e così via.

Così, si è creato un mondo in cui, da un lato, la forza egoistica cresceva in ogni individuo e, dall’altro, la forza integrale continuava a legare tutti insieme. Abbiamo così costruito il commercio internazionale, istituzioni internazionali come l’ONU e connessioni su scala globale in campi come l’economia, la scienza e la cultura. Abbiamo attinto il più possibile a queste due forze e abbiamo ottenuto un meccanismo egoistico internazionale.  La forza integrale mirava a una connessione umana più profonda, da cuore a cuore, ma noi abbiamo preferito la direzione egoistica. Di conseguenza, ogni connessione che abbiamo costruito non ha portato a un rinnovamento autentico.

Ad esempio, possiamo considerare l’Unione Europea come un caso di studio. Il bisogno di collaborazione tra le nazioni europee ha portato alla costruzione di un’unione, ma con un pensiero egoistico. Un paese ha pensato al denaro, un altro allo status, un terzo alla libertà di movimento e così via. Non hanno costruito percorsi educativi e culturali per migliorare i legami umani, la vicinanza emotiva tra le nazioni. Oggi sono passati decenni e qual è il risultato? Gli europei si sentono davvero uniti, come un’unica entità?

Tuttavia, la forza integrale continua ad agire e l’evoluzione prosegue. Allo stesso modo, la contraddizione tra la natura egoistica umana e la natura interconnessa e interdipendente del mondo aumenta. Da qui derivano ogni difficoltà e crisi nelle relazioni umane. Pertanto, la vita stessa ci mostra dove stiamo sbagliando e cosa dobbiamo riparare.

La natura che ci circonda funziona come un unico meccanismo integrale. Tutte le sue parti si completano a vicenda in meravigliosa armonia,  solo noi stiamo sviluppando una forma di connessione sempre più opposta. Non esiste altra creatura in natura che tragga piacere dalla sofferenza altrui, vivendo di orgoglio e arroganza. Anche in relazione all’ambiente ecologico, ci comportiamo in modo simile, prendendo molto più di quanto ci serva per esistere e non considerando nulla, rovinando tutto mentre calpestiamo pesantemente il terreno, dando priorità ai nostri interessi personali rispetto a qualsiasi cosa o a chiunque altro.

Cosa può dunque aiutarci a evitare un collasso totale? Una rivoluzione nella percezione, ovvero un cambiamento fondamentale nella definizione dei legami tra individuo, società e ambiente. Il mezzo: un percorso educativo-culturale, sociale e collettivo, che crei un senso di connessione integrale tra tutti, una connessione profonda e calorosa che nasce dalla comprensione che l’evoluzione ci obbliga a muoverci in questa direzione.

Man mano che costruiamo e immaginiamo sempre più una connessione umana integrale, saremo in grado di affrontare i problemi in tutti gli ambiti della vita su un livello completamente diverso.

A lungo termine, un approccio integrale alle relazioni umane ci permetterà di affrontare una realtà in cui le tecnologie intelligenti sostituiranno le persone in molte professioni e la maggior parte della popolazione perderà il lavoro. Dovremo comunque garantire a ogni persona e famiglia i bisogni essenziali e anche organizzare sfide e attività per le persone.

Nell’immediato futuro, possiamo agire insieme in diversi ambiti. Ad esempio, possiamo migliorare la qualità della vita nei nostri condomini, nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre città e nelle nostre comunità. Di seguito alcune idee per dare un quadro generale.

Sulla base della buona volontà, del tempo libero, dello spirito di volontariato e del grande apprezzamento da parte della società, senza denaro, compensi o spese ingenti, possiamo creare una rete sociale in cui tutti fanno qualcosa per il bene comune e hanno il diritto di beneficiare dei contributi degli altri.

Ad esempio, una rete di questo tipo potrebbe includere l’organizzazione di un mercato di articoli di seconda mano, corsi per bambini e adulti, laboratori, formazione professionale, piccole riparazioni domestiche, consulenza di esperti, attività sportive e ricreative, escursioni e picnic, feste ed eventi culturali, acquisti di gruppo a prezzi scontati e magari anche l’assunzione della responsabilità di pulire e prendersi cura di alcune aree in cambio di una riduzione delle tasse locali.

In sostanza, grazie alla nostra connessione possiamo risparmiare molto, migliorare la qualità della vita e, soprattutto, sentirci parte di un’unica grande famiglia. Quando iniziamo a sentirci circondati da persone il cui cuore è aperto a noi e che sono felici di darci una mano con amore, allora ci apriamo allo spirito della vita che fluirà tra noi. Allora, sperimenteremo una soddisfazione superiore a qualsiasi piacere individuale che chiunque abbia mai provato. Inoltre, il nostro allineamento con l’integrità della natura ripristinerà l’equilibrio nell’ambiente e ci porterà abbondanza. In altre parole, attireremo una grande benedizione su noi stessi.

Basato sull’episodio 48 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché siamo costretti a orari così lunghi nella maggior parte dei lavori?

Perché abbiamo pensato che questo ci avrebbe portato a una vita migliore, che ci avrebbe fatto progredire, prosperare e raggiungere il benessere e la felicità. Perciò, è diventato normale misurare il successo nella vita in base al numero di ore lavorate. Se qualcuno sente che lavoro più ore degli altri, potrebbe pensare che ho uno stipendio particolarmente alto o che occupo una posizione speciale e di grande rispetto.

Inoltre, generalmente non vogliamo liberarci da questo stile di vita. Siamo arrivati a uno stato in cui il lavoro è diventato la nostra vita. Oggi, uno dei primi spunti di interesse quando conosciamo una persona è: “Che lavoro fa? Dove lavora?” Tutti parlano di lavoro.

In passato si parlava di più di certi hobby come lo sport, ma oggi se ne parla meno. Il lavoro ha preso il centro della scena. È anche abbastanza chiaro che se passiamo dieci ore al giorno sul posto di lavoro, cos’altro abbiamo di cui parlare? Abbiamo fatto ruotare la nostra vita attorno alla nostra professione.

Il fatto che diamo così tanta importanza al lavoro è una distorsione che deriva dai nostri desideri egoistici esagerati. È qualcosa di innaturale. Non siamo nati per lavorare in questo modo e la maggior parte del lavoro che svolgiamo è inutile.

Se non siamo nati per lavorare così tanto, allora per cosa siamo nati? Per sapere perché siamo qui, cosa è successo prima della nostra nascita, cosa accadrà dopo la nostra morte, cosa succede al mondo, ai nostri stati mentali ed emotivi interiori e come possiamo partecipare in modo ottimale alle forze della natura, allo sviluppo dell’essere umano interiore che è in noi.

Inoltre, siamo stati messi qui per sviluppare le nostre connessioni con gli altri. Se non fossimo in una costante competizione individualista-materialista, ci sarebbe più facile avvicinarci. In questo modo, ci prenderemmo anche più cura dei nostri figli e instilleremmo in loro un atteggiamento diverso l’uno verso l’altro fin dall’infanzia.

Basato sull’episodio 1.251 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché siamo così stressati come società quando la vita moderna dovrebbe semplificarci le cose?

La causa dello stress nelle nostre vite è l’egoismo, il desiderio di godere a spese degli altri e il nostro paradigma egoistico che ci spinge a impegnarci in una competizione individualistico-materialistica gli uni contro gli altri.

È vero che abbiamo una natura competitiva e che la competizione esiste per svilupparci, ma la differenza tra la competizione che porta a problemi crescenti come stress, odio e pressione e la competizione che ci sviluppa in una direzione positiva è l’obiettivo per cui competiamo.

Non abbiamo bisogno di una competizione basata su obiettivi egoistici, che incoraggia l’espansione di un individualismo e di un materialismo crescenti. Questo è il tipo di competizione che porta con sé più stress, odio e pressione nelle nostre vite.

Come potremmo allora definire l’obiettivo che porta al progresso sociale?

È qui che vogliamo approfondire e comprendere che la “guerra delle menti” genera saggezza. Le fonti kabbalistiche lo descrivono come “l’invidia degli autori genera saggezza”. Invece di inseguire obiettivi egoistici transitori per ottenere più denaro, rispetto e potere, saremmo più saggi se imparassimo come la natura ci governa e come possiamo entrare in interazione con essa per raggiungere la comprensione del significato della vita. Così facendo, ci impegneremmo esclusivamente in azioni benefiche per tutti e non arrecheremmo alcun danno a nessuno.

Raggiungeremmo così una vita in cui ci potremmo sentire simili agli aristocratici di circa mille anni fa, in cui non avremmo bisogno di nulla da nessuno, non sfrutteremmo nessuno e vivremmo tutti in modo confortevole.

Tratto dall’episodio 1.251 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è, secondo te, la causa principale per cui l’umanità continua a rimanere disunita?

Alla fine della nostra evoluzione, saremo costretti a unirci come un unico gruppo, legati da fili d’amore. La domanda è: cosa ci porterà a quel punto? Quando e come esattamente inizieremo a muoverci verso un tale stato, che è così opposto a ciò che vediamo nel mondo oggi? E poi, perché mai ne varrebbe la pena?

Per natura, ci prendiamo cura di noi stessi e non possiamo fare nulla se non ne traiamo un certo beneficio. Abbiamo bisogno di energia per ogni movimento, che sia fisico, emotivo o mentale, e tale energia è disponibile solo quando intravediamo uno stato migliore davanti a noi.

A volte questo calcolo interiore avviene automaticamente, senza che ce ne rendiamo conto, ad esempio quando il corpo sposta la posizione di una mano o di una gamba. Altre volte, siamo consapevoli del calcolo e agiamo di conseguenza. Ad esempio, parliamo o ci comportiamo in un certo modo verso qualcuno perché ci è utile presentarci in quel modo.

Tutta la nostra vita è incentrata sulla massimizzazione del piacere con il minimo sforzo, sul provare meno sofferenza con più piacere. Cosa ci dà esattamente piacere? È qui che entrano in gioco i valori sociali, la nostra educazione e le nostre tendenze innate. Insieme, questi elementi plasmano le nostre definizioni interiori di ciò che è bene e di ciò che è male.

Pertanto, è nella nostra natura cercare sempre modi per sentirci meglio. È così che funziona ogni creatura vivente, compresi gli esseri umani. Possiamo persino descriverlo come una legge universale: cerchiamo di sentirci il più a nostro agio e completi possibile. È qui che la nostra natura egoistica ci conduce costantemente.

Possiamo cambiare?

Tornando alla domanda iniziale: come possiamo cambiare la nostra natura e iniziare a preoccuparci degli altri invece che di noi stessi? Amare gli altri? Pensare al loro benessere? Dedicare tutte le nostre capacità e risorse agli altri, al punto che non ci resti nulla per noi stessi, se non un unico punto di desiderio di fare del bene a tutti?

Potremmo paragonarlo a una madre che si prende cura del suo bambino. La sua natura la porta costantemente a preoccuparsi per lui, per i suoi bisogni, per come calmarlo e per cos’altro può fare per aiutarlo. Non ha altre preoccupazioni, perché il suo bambino riempie tutto il suo mondo.

Se un simile atteggiamento d’amore fosse richiesto verso l’intera società, sembra chiaramente irrealistico. Allora perché si dice che “Ama il prossimo tuo come te stesso” è in realtà la legge generale della realtà, una legge che prima o poi saremo costretti a seguire?

Un’altra domanda sorge spontanea: se l’amore è davvero il grande obiettivo che siamo destinati a raggiungere, perché siamo arrivati ​​all’esatto opposto di quello stato, in cui le persone hanno un ego così smisurato da sfruttare sempre di più gli altri, cercando di dominarli, persino godendo del proprio successo a spese altrui? Conosci qualche altra creatura in natura che prospera sul fatto che gli altri abbiano meno, che tragga piacere dai loro fallimenti o che misuri il proprio successo solo in confronto a quello altrui?

Immaginare un mondo migliore

Se per un momento immaginassimo questo stato utopico, in cui tutti amano tutti, potrebbe sembrare davvero la massima realizzazione del sé. Forse. Ma quali mezzi abbiamo per raggiungerlo?

Nel corso delle generazioni sono stati scritti diversi libri sul tema. Ci sono stati anche tentativi di creare villaggi, città, persino nazioni basate sulla cura reciproca, ma tutti questi esperimenti sono falliti.

Col tempo, siamo diventati più intelligenti e abbiamo compreso meglio la nostra natura egoistica. Abbiamo capito che non possiamo elevarci al di sopra di essa. Così, abbiamo iniziato a limitare gli individui con leggi e punizioni per ridurre i danni agli altri e alla società.

Oggi abbiamo avvocati, commercialisti, sociologi, psicologi e politici, ovvero interi sistemi che gestiscono le relazioni nelle città, nei paesi e nel mondo, permettendoci di coesistere e persino di trarre profitto dalla condivisione delle risorse. Ma a livello emotivo interiore, in termini di trasformazione del nostro atteggiamento verso gli altri da egoistico e sfruttatore ad amorevole e premuroso, sembra che siamo solo regrediti.

Una crisi globale

E così arriviamo alla crisi che affrontiamo oggi: una crisi molto strana e sfaccettata, che mette in evidenza una radice comune ai vari problemi in tutti gli ambiti della vita.

Da un lato, abbiamo costruito un mondo altamente interconnesso in cui tutti dipendiamo gli uni dagli altri. Dall’altro, l’ego di ognuno è diventato così forte da impedirci persino di vedere gli altri. In una realtà di minacce globali come una guerra nucleare, il collasso economico o la crisi climatica, possiamo rapidamente precipitare in situazioni estremamente pericolose.

Anche nella vita privata, l’ego crescente causa immense difficoltà, nelle relazioni, nella genitorialità, a scuola, sul posto di lavoro, negli affari e persino in strada. Ovunque ci sia un’altra persona, le tensioni aumentano. La nostra capacità di convivere con gli altri sta diminuendo.

Potremmo continuare a discutere dei sintomi del crescente egoismo, ma la ragione fondamentale rimane la stessa. La vita ci sta portando a un bivio. O iniziamo a lavorare insieme per superare il nostro ristretto egoismo verso la connessione e l’amore, oppure soffriremo finché non giungeremo a questa consapevolezza.

Trasformare la società

Quindi, quale forza può spingerci ad avanzare verso l’amore reciproco?

Come accennato, gli esseri umani sono esseri sociali influenzati dai valori instillati dal loro ambiente. Pertanto, se modifichiamo collettivamente il sistema di valori sociali in modo che ogni atteggiamento negativo verso gli altri diventi disonorevole e le buone relazioni siano onorate e rispettate, otterremo il potere di svilupparci nella giusta direzione. Se le persone avvertissero, per così dire, un colpo per il loro cattivo comportamento e un colpo per quello positivo, sarebbero costrette a migliorare.

Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo mobilitare i mezzi di comunicazione, i sistemi educativi e le istituzioni culturali, che sono tutti strumenti a nostra disposizione. Dobbiamo condannare il gretto egoismo e valorizzare valori come la considerazione, la vicinanza, la partecipazione, il sostegno, l’assistenza e la connessione, fino a raggiungere l’amore. Questo processo richiede lo studio della natura umana e, sulla base di ciò che scopriamo, lo sviluppo della società e dei suoi meccanismi di influenza.

Che ci piaccia o no, la vita ci sta mettendo tutti sulla stessa barca. Questo significa che siamo tutti responsabili gli uni degli altri, per definizione. Cosa significa? Se qualcuno fa un buco nella barca sotto il proprio sedile, l’acqua entrerà e ci affonderà tutti. Questa è la responsabilità reciproca nella sua espressione negativa ed egoistica. Il nostro compito comune è realizzarne appieno il potenziale positivo.

Una nuova umanità

Man mano che progrediremo, capiremo che tutto il nostro sviluppo come specie, all’interno della natura, ci ha portati esattamente a questo punto: una crisi generale nei rapporti egoistici, da cui daremo vita a un nuovo essere umano e a una nuova umanità.

Nella nuova rete di connessioni che costruiamo tra noi, scopriremo il flusso di una forza interiore che risiede nelle profondità della natura, una forza di elargizione positiva, amore e dazione. È una forza vitale che dà origine a ogni sviluppo. Acquisiremo le sue qualità, ci avvicineremo all’equilibrio con essa e poi comprenderemo che abbiamo dovuto evolverci in opposizione ad essa, proprio per poterne percepire la natura attraverso il contrasto. Discernendo questi opposti, ego contro amore, svilupperemo la capacità di comprendere quanto sia sublime, potente, eterna e perfetta la forza dell’amore e ci fonderemo con essa sempre di più.

Perciò, la legge “Ama il prossimo tuo come te stesso” diventa una condizione necessaria per raggiungere la prossima fase evolutiva dell’umanità: uno stato armonioso e perfetto di realizzazione, appagamento e piacere come nient’altro al mondo.

Basato sull’episodio 13 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman dell’11 gennaio 2012.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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