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Qual è l’importanza di trovare il proprio scopo nella vita? Come influisce sulla salute mentale e sul benessere?

Lo studio Successful Aging Evaluation (SAGE), che ha analizzato i dati di 1.042 adulti della contea di San Diego, ha rilevato che la “presenza di significato” è correlata positivamente al benessere fisico e mentale, mentre la “ricerca attiva di significato” è correlata negativamente al benessere mentale e alle funzioni cognitive.

Una simile constatazione potrebbe alludere all’idea che coloro che sono ancora alla ricerca non stanno bene. Ma questo non è del tutto corretto.

La cosa più importante è trovare il nostro punto naturale, il luogo unico in cui già viviamo. Forse si sta ancora sviluppando e dispiegando, ma noi ci siamo dentro. Non ci siamo persi, né stiamo annaspando senza una direzione.

Dobbiamo definire qual è lo scopo della vita e perseguirlo. Quando ci muoviamo verso questo scopo con comprensione e consapevolezza, quando sappiamo cos’è e come affrontarlo, iniziamo a provare autentica soddisfazione, gioia interiore e tranquillità.

E sì, insieme a questo arrivano anche il disagio, l’inquietudine e lo squilibrio. Il percorso comprende entrambi. Ci sono alti e bassi, ma noi traiamo piacere dall’intero processo. Diventiamo così come petrelli di tempesta, che si librano nei venti del cambiamento.

In questo cammino, potremmo cadere nella disperazione, dubitando di essere sulla strada giusta. Tuttavia, questo stato è sempre meglio che vivere come oggetti inanimati. Dipende dai nostri valori se ci impegniamo nel processo per raggiungere lo scopo della vita o se lasciamo semplicemente che gli anni scivolino via nella quotidianità. Alcuni vogliono la comodità, altri lo scopo della vita.

Ma io credo allo studio sopra citato? Non credo a nessuno. Perché non c’è nessuno a cui credere. Basta guardarsi intorno nel mondo. Mi fido solo di ciò che ho vissuto, testato e sperimentato personalmente. Il mio vero apprendimento è avvenuto attraverso il mio laboratorio interiore, attraverso il mio maestro, attraverso le ascese e le cadute su questo sentiero.

La strada verso lo scopo della vita comprende sicuramente delle brusche discese. Ho avuto momenti in cui non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Ma questo è naturale. È il cammino del cercatore. Non possiamo sfuggirvi. E sì, lo chiamiamo un cammino felice. Assolutamente. È l’esultanza nella battaglia, anche nella caduta.

Cosa auguro a chi inizia questo viaggio? Che si goda la metamorfosi. Che si senta vivo in ogni cambiamento, in ogni onda che si infrange dentro di lui. Questa è la vita. Non invecchiare prematuramente, ma rimanere giovani, almeno dentro.

Non posso più scalare le montagne o combattere il mare con il mio corpo, ma dentro di me le montagne si innalzano e gli oceani ruggiscono, tutto questo mi dà la sensazione della vita. Rimaniamo giovani, a prescindere dall’età, se continuiamo a cercare.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 23 dicembre 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché la nostra ricerca della felicità potrebbe essere imperfetta?

La ricerca della felicità, che è la grande ossessione della nostra società, porta spesso al risultato opposto: la delusione. Giudichiamo ogni cosa in base alla possibilità che ci renda felici: le nostre relazioni, il lavoro, la casa, il corpo e la dieta. Se qualcosa non ci rende felici, pensiamo di stare sbagliando qualcosa. La vita moderna pone la felicità come il bene più grande e l’infelicità come il male maggiore da evitare a tutti i costi. In realtà, la ricerca incessante della felicità aumenta la probabilità di insoddisfazione e persino di fenomeni come la depressione, la solitudine, lo stress e l’ansia.

Qual è quindi la soluzione? Se desideriamo davvero trovare la felicità, dobbiamo prima capire cos’è la felicità. Da lì possiamo procedere verso di essa.

Molti si chiedono: “La felicità viene e va, ci sfugge dalle mani. Come possiamo definirla in un modo che sia reale e duraturo, non solo un’illusione?” La risposta è che la felicità deve essere reale, non qualcosa che ognuno inventa per sé e ridefinisce continuamente. Non può essere un obiettivo mutevole, che si sposta con gli umori e i desideri di ciascuno.

Dobbiamo quindi essere sempre alla ricerca della felicità? Non dobbiamo cercarla. Dobbiamo invece definirla. La felicità esiste in una sola forma, nella comprensione del significato della vita. Non è qualcosa che fabbrichiamo in base alle nostre condizioni temporanee, ma è sia al di là di noi che nel presente.

Se sappiamo come scoprire il significato della vita, questo ci spingerà a percorrere un cammino di sempre maggiore consapevolezza, comprensione e realizzazione. Anche se dovessimo affrontare delle difficoltà, sperimenteremmo comunque la felicità perché avremmo afferrato il significato della vita. Se ci sentiamo infelici lungo il cammino, significa che non ci siamo sufficientemente sviluppati per comprendere appieno il significato della vita. Il processo di raggiungimento del significato della vita è il viaggio.

Comprendere questo ci renderà felici. Anche l’aspirazione al raggiungimento del significato della vita porta felicità. In altre parole, la consapevolezza stessa che la vita ha un significato che va al di là di noi, al di fuori della nostra esperienza soggettiva, crea un senso di appagamento.

C’è la vita e, al suo interno, c’è la felicità che possiamo trovare comprendendo il senso dell’esistenza. Anche se non lo comprendiamo ancora completamente, il solo fatto di muoverci verso di esso ci riempie già di gioia. Cominciamo ad assorbirlo, anticipando la sua piena rivelazione.

Allora la felicità che proviamo nel cammino verso il conseguimento del senso della vita è la felicità di sentire l’armonia universale. Allineandoci a questa armonia, diventiamo noi stessi armoniosi. Si può pensare che sia come entrare in un buco nero, per poi scoprire che al suo interno si rivela assolutamente tutto.

Basato sulla trasmissione “News with Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 10 giugno 2021.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa può far venire voglia di vivere a una persona con tendenze suicide?

Nel maggio 2019, una ragazza di sedici anni in Malesia si è tragicamente tolta la vita dopo aver pubblicato un sondaggio su Instagram in cui chiedeva ai suoi follower di scegliere tra la vita e la morte. La domanda del sondaggio era: “Davvero importante, aiutatemi a scegliere D/L”, dove D stava per morte e L per vita. La polizia ha riferito che al momento della sua morte, il 69% degli intervistati aveva scelto “D” (morte). L’adolescente è stata trovata morta ai piedi di un edificio nella città di Kuching, sull’isola del Borneo. Questo incidente ha suscitato discussioni sulla salute mentale, sul comportamento online e sulle responsabilità delle piattaforme di social media nel proteggere gli utenti vulnerabili.

Questo non è sorprendente. Molte persone sceglierebbero la morte se fosse facile, basterebbe prendere una pillola, addormentarsi ed è tutto. Perché sopportare la sofferenza quando la vita non offre nessun appagamento, nessuna ispirazione, nessuna realizzazione dei sogni? Se non vediamo un senso nella vita, l’esistenza stessa diventa un peso. Inoltre, viviamo con la consapevolezza che alla fine moriremo comunque.

È proprio per questo che la società e lo Stato devono impedire che tali idee prendano piede. La Torah comanda: “Scegli la vita”. Questa scelta, tuttavia, deve essere una scelta a cui ci applichiamo. In altre parole, dobbiamo provare, cercare e sforzarci di scoprire la vera vita. La saggezza della Kabbalah ci offre un percorso di questo tipo, ma dobbiamo arrivare ad esso volontariamente. Attraverso questa saggezza, possiamo trovare la vita eterna e perfetta che esiste oltre i confini della nostra realtà attuale.

Ma perché le persone sono portate a tale disperazione? Perché possano riconoscere che la vita ha davvero un senso, ma non quello che stavano vivendo. La maggior parte delle persone vive un’esistenza non diversa da quella degli animali, dettata dalla sopravvivenza di base e da piaceri fugaci. Però non siamo stati creati apposta per cercare di sopravvivere e divertirci per qualche anno. Siamo stati creati per elevarci a un livello di esistenza completamente diverso.

La vita è davvero degna di essere vissuta. Tuttavia, dobbiamo capire che al di là di questa vita che viviamo attualmente, c’è una vita più elevata nel mondo superiore, al di sopra del nostro desiderio egoistico di godere solo per il proprio tornaconto, e al di là delle lotte transitorie di questo mondo. La vita serve proprio a scoprire la realtà superiore, lo scopo dell’esistenza, e a scegliere la vita nel suo senso più pieno ed eterno.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 4 maggio 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Nascere, soffrire, morire: tutto qui?

Domanda: Qual è lo scopo della nascita?

Risposta: Lo scopo della nascita? In linea di principio non appare chiaro a una persona e quindi non riesce a vedere né un inizio né una fine. Le persone percepiscono se stesse solo a livello animalesco: la nascita del corpo fisico, la sofferenza del corpo fisico, alcuni piaceri del corpo fisico e la morte del corpo fisico. Niente di più. Se non riusciamo a elevarci al di sopra di questo, allora non ne comprendiamo il significato.

Domanda: Quindi, se non possiamo elevarci al di sopra, allora questa è l’intera storia dell’umanità: le persone nascono, soffrono e muoiono. Ma se possiamo o vogliamo elevarci più in alto, cosa diventa allora la storia dell’umanità?

Risposta: A questo punto dobbiamo staccarci dal corpo fisico, elevarci al di sopra di esso e non vivere secondo i suoi desideri e le sue aspirazioni. Solo allora iniziamo a sentire ciò che il nostro corpo spirituale ci chiede.

Domanda: Quindi in cosa consiste questa affermazione? Se nascere significa elevarsi al di sopra dell’egoismo, allora in cosa si trasforma la sofferenza?

Risposta: Diventa separazione dall’egoismo, un’ascesa al di sopra di esso e una percezione della realtà in un modo diverso, attraverso la dazione, l’amore, la connessione e la reciprocità. Non attraverso la ricezione, come nel corpo fisico, ma attraverso la dazione, come nel corpo spirituale.

Commento: È molto amaro per me che la nostra condizione terrena sia “nascere, soffrire e morire”.
La mia risposta: E senza questa, non è possibile avere qualcos’altro. Non saremmo in grado di raggiungere una forma eterna attraverso i nostri sforzi e le nostre capacità.

Domanda: Quindi deve esserci una condizione iniziale da realizzare e da cui poi volerci liberare?

Risposta: Sì.

Commento: Ma questo va avanti da millenni! Da millenni e millenni scriviamo volumi di storia!

La mia risposta: Queste sono anime! Cosa sono la storia e i libri in confronto? Non sono niente!

Domanda: Quindi alla fine, una persona nasce per vivere in eterno. È così?

Risposta: Certo. Credo che stiamo gradualmente giungendo a questa consapevolezza.

Commento: Oggi sembri più ottimista. Davvero pensi che noi…

La mia risposta: No, il mio ottimismo deriva dal pessimismo assoluto riguardo al nostro mondo. Credo che l’umanità si sveglierà e si renderà conto che non vale la pena vivere solo per questa vita.
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Da “News with Dr.Michael Laitman” di KabTV del 5/10/23

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Cosa pensi sia più difficile da affrontare: i problemi di salute fisica o quelli di salute mentale?

Il nostro corpo è naturalmente predisposto a sopportare la sofferenza fisica. Può sopportare il dolore, la tortura, persino condizioni estreme come l’isolamento, e comunque riprendersi. Ma la sofferenza mentale, lo stress, la disperazione, la mancanza di uno scopo, possono spezzare completamente una persona. Il motivo è che il nostro corpo è costruito per affrontare le difficoltà fisiche, ma non è attrezzato per sopportare la sofferenza esistenziale.

Perché? Perché la sofferenza mentale tocca qualcosa che va oltre il corpo. Interrompe una funzione superiore dentro di noi, qualcosa che sta al di sopra della nostra vita fisica naturale. Possiamo vivere con un corpo perfettamente sano, ma se la mente o il senso interiore dello scopo crollano, la vita stessa può sembrare insopportabile. È per questo che nel corso della storia le persone hanno sopportato difficoltà fisiche inimmaginabili, guerre, prigioni, lavori forzati e sono sopravvissute. Ma nel momento in cui perdono il loro senso interiore, tutto crolla.

La chiave per resistere alle difficoltà mentali è avere un obiettivo, qualcosa di più alto della sofferenza stessa. Se una persona riesce a mantenere uno scopo al di là dei propri limiti, può sopportare qualsiasi cosa.

Quando si comprende questa forza superiore, cioè quando ci si connette al significato della vita al di là del livello fisico dell’esistenza, si dà al corpo il potere di continuare. Il problema del mondo di oggi è che le persone non vedono più una meta chiara davanti a sé. Sono scollegate dal significato e dallo scopo della vita. Ma anche obiettivi semplici, come prendersi cura degli animali, curare il giardino o svolgere le attività quotidiane, possono sostenere molte persone.

Guardate i centenari che vivono in villaggi remoti, in montagna, lontani dagli ospedali o dall’assistenza sanitaria moderna. Si svegliano ogni mattina con qualcosa da fare. Danno da mangiare alle loro pecore, lavorano la loro terra e si impegnano con la natura. Questo semplice legame con la vita stessa li fa andare avanti. Non si soffermano sulla sofferenza perché hanno qualcosa di più grande a cui aggrapparsi.

Alla fine, non è il corpo a determinare la durata della nostra vita, ma il nostro legame con lo scopo. Se ci svegliamo sapendo che c’è qualcosa che dobbiamo fare, resistiamo. Se perdiamo di vista questo scopo, allora nemmeno la salute perfetta può sostenerci.

Tratto dalla trasmissione dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman andata in onda il 23 settembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In base alla prima legge della termodinamica, l’energia non si distrugge mai. Questo potrebbe significare che la morte non esiste?

La morte non esiste, ma non ha nulla a che vedere con la prima legge della termodinamica. La vita stessa non è una questione di trasferimento di energia. Ciò che chiamiamo vita, la nostra esistenza, le nostre esperienze, i nostri pensieri e i nostri sentimenti, non deriva dall’energia fisica. Esiste all’interno della nostra percezione, che è interamente modellata dalla nostra programmazione interiore.

Il nostro mondo, tutto ciò che vediamo e sperimentiamo, non è altro che un’immagine costruita dentro di noi. Sembra reale, proprio come un sogno sembra reale mentre dormiamo. Ma quando ci svegliamo, ci rendiamo conto che il sogno non c’è mai stato davvero. Era solo nella nostra mente. Lo stesso vale per la nostra cosiddetta realtà. La nascita, la vita e la morte fanno parte di questo stato onirico in cui attualmente ci troviamo.

Che cos’è dunque una persona? Anche la persona è un’illusione. La nostra coscienza elabora le informazioni in modo da far apparire questo mondo solido e tangibile, ma si tratta semplicemente di una proiezione. Ci muoviamo nella vita come se fosse assoluta, ma è solo uno stato temporaneo, dal quale non ci siamo ancora risvegliati.

È per questo che le persone indagano sul mistero della morte. In realtà non stanno cercando ciò che accade dopo che il corpo ha smesso di funzionare. Nel profondo, cercano la vita vera, qualcosa che vada oltre questa esistenza transitoria. Ma non sanno ancora come trovarlo. Invece, continuano a cercare all’interno della stessa illusione, inseguendo nuove esperienze che alla fine non le portano da nessuna parte.

La vera vita inizia quando ci svegliamo, quando ci eleviamo al di sopra dei limiti della nostra percezione egoistica e ci colleghiamo a qualcosa di più elevato. Svegliarsi significa passare da una vita in cui si riceve per se stessi a una vita di dazione, in cui si dà e ci si connette al di là dell’io. Questo è il percorso che la Kabbalah ci rivela. È un metodo per scoprire il segreto della vita, per liberarsi dall’illusione e per vivere veramente.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 22 settembre 2019.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa essere spiritualmente morti?

Essere spiritualmente morti significa non avere spirito. Lo spirito si riferisce alla qualità del dare agli altri, non alla qualità del ricevere dagli altri.

La nostra vita terrena si basa sul desiderio di ricevere da tutto ciò che ci circonda, in ogni forma, sui livelli minerale, vegetale, animale e umano.

La vita spirituale, invece, è quando non prendiamo dall’esterno, ma diamo dall’interno, quando cerchiamo di condividere, aiutare e irradiare verso l’esterno.

Se scambiamo una vita con l’altra, scopriremo cosa significa essere spiritualmente vivi.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 22 settembre 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come Liberarsi della Depressione sul Lavoro

Domanda: La Svezia è nota per la sua attenzione all’equilibrio tra lavoro e vita privata, con ferie generose, congedo parentale e orari di lavoro flessibili, elementi che generalmente contribuiscono a tassi di    esaurimento da stress lavorativo inferiori rispetto ad altri Paesi. Nonostante ciò, alcuni studi indicano che esso è ancora un problema crescente in Svezia, e alcune ricerche suggeriscono che i lavoratori più giovani ne risentano maggiormente. Sembra che il problema sia che le persone non riescono a gestire correttamente il proprio tempo.

Domanda: Come si può riempire il tempo libero? Si crea un vuoto. Come può una persona riempirlo in modo da non soffrirne?

Risposta: Con il senso della vita. È di questo che bisogna riempirlo!

Eppure, non si trova da nessuna parte. La mancanza di significato finisce per soffocare una persona!  Si ritrova a guardare l’intera vita davanti a sé, osservandone l’inizio, il percorso e la fine, perché in fondo continuiamo a svilupparci . E ora, invece di 50 o 60 anni, la vita è diventata lunga il doppio. Chi ne ha bisogno?

Domanda: Qual è la soluzione?

Risposta: Rivelare il vero significato della vita che ci è stato dato dalla natura. Questo è al di là del nostro egoismo, al di là della nostra comprensione. Per farlo, bisogna crescere. Dobbiamo aprire gli occhi e vedere una natura completamente diversa, il sistema in cui esistiamo, non quello egoistico.

Cambia le basi con cui comprendi l’universo e vedrai dove ti trovi realmente e che tipo di mondo puoi scoprire per te stesso. Premi il pulsante e cambia l’intero mondo.

Domanda: Dov’è questo pulsante? Dove posso trovarlo?

Risposta: Nel cuore dell’uomo. Naturalmente! Bisogna comprendere che è necessario cambiare sé stessi e così cambiare il mondo.

Commento: In una delle tue trasmissioni, hai detto che il desiderio di cercare il senso più elevato della vita non si può comprare. Cioè, non si può trovare e appropriarsene.

Risposta: Sì, è impossibile. Se una persona ha bisogno di scoprire il mondo superiore, il senso della vita, allora esso esiste; se non ne ha bisogno, allora no. Ma a giudicare dallo stato attuale dell’umanità, vediamo che tutti ci stiamo dirigendo lì.

Oggi, molte persone sono coinvolte in questa ricerca, cercando e sperando di trovare almeno un altro universo. Un altro universo! Voglio uscire da questa realtà attuale, voglio vedere qualcos’altro. Se il mondo si disegna dentro di me, allora voglio disegnarlo in modo diverso.

Ed è a questo punto che emerge la saggezza della Kabbalah e dice: “Prego, ecco i tuoi pennelli, ecco una tela bianca per te: dipingi!” Questo è ciò a cui le persone devono dedicarsi.

Commento: È un quadro molto ottimista. Da un lato, qualche entità distrugge tutte le case di cartone di una persona, come se lo stesse trascinando in un nuovo passaggio. Ma la persona, in mezzo a questa distruzione, non vede questo passaggio. È come se ci fosse una sorta di barriera.

Risposta: Si tratta del nostro consenso interiore a rivelare l’assenza di significato della nostra comprensione e i limiti delle nostre percezioni. Passerà. La vita ci insegna. Io sono un grande ottimista.

Domanda: Puoi descrivere la nuova realtà? Hai detto: “Premi un pulsante nel tuo cuore e rivelerai la nuova realtà.” Come sarà?

Risposta: “Un pulsante nel cuore” significa che hai bisogno di spingerti e iniziare a percepire te stesso e il mondo intorno a te modo diverso. Allora vedrai che, davvero, esisti in un’altra realtà. È davvero un miracolo, ma avviene dentro di te quando cambi te stesso, inverti i tuoi valori e vedi un altro mondo, un mondo opposto.

Dobbiamo comprendere che tutta la nostra natura, il nostro universo e il nostro mondo esistono solo nella nostra immaginazione. E questa immaginazione è attualmente egoistica. Cambiandola in un’immaginazione altruistica, vedremo un mondo diverso. Questo sarà il mondo superiore, il mondo dell’altruismo, il mondo dell’amore.

Domanda: Sarà lo stesso mondo, ma lo vedremo in modo diverso?

Risposta: Anche il nostro mondo non lo vediamo davvero. Lo percepiamo dentro di noi, attraverso le nostre qualità. Se le nostre qualità cambiano, vedremo un nuovo mondo.

Tutto ciò che dobbiamo fare è cambiare noi stessi. L’intero mondo che mi circonda non esiste realmente. È solo nella nostra mente. Solo nella nostra mente! È nel cuore. Solo nel cuore di ognuno.

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Da KabTV’s “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 09/12/19

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Perché molte persone vogliono essere distratte dai loro pensieri da cose come i social, la musica e la televisione?

Uno dei miei studenti mi ha fatto questa domanda dopo aver riassunto l’anno passato in termini di eventi, tendenze e avvenimenti globali. Le persone hanno cercato, seguito e si sono impegnate in tematiche che, in apparenza, possono sembrare significative: la politica, le elezioni e le Olimpiadi, considerate tra gli argomenti più discussi in tutto il mondo nell’ultimo anno. 

Allo stesso tempo, masse di persone sono state affascinate da un ippopotamo pigmeo di nome Mu Deng, nato in Thailandia. L’hanno osservata mentre faceva il bagno, sorrideva e semplicemente esisteva. Hanno seguito la faida rap tra Kendrick Lamar e Drake, due artisti che un tempo convivevano pacificamente ma che all’improvviso si sono scagliati l’uno contro l’altro, riversando la loro rivalità nella loro musica. E la gente l’ha ingurgitata, desiderosa di assistere a ogni insulto e a ogni reazione.

Poi ci sono stati i progressi di SpaceX, perché la gente sogna ancora di fuggire dalla Terra. Anche il cioccolato di Dubai, tra tutte le cose, ha catturato l’attenzione globale, con una combinazione di cioccolato al latte e pistacchio che ha ottenuto miliardi di visualizzazioni. Nel frattempo, le guerre infuriavano, sia qui che in Europa, ma l’interesse del mondo per tali questioni sembrava minimo. Scoperte scientifiche, premi Nobel e momenti storici? Quasi del tutto trascurati.

Come riassumere l’anno appena trascorso? Francamente, è ora di chiudere tutto.

Non lo dico in senso pessimistico, ma semplicemente non vedo nulla di solido su cui basare l’ottimismo. Tutto si sta deteriorando. Le persone sono attratte dalle distrazioni perché non hanno altro a cui rivolgersi. I loro problemi personali fanno passare in secondo piano le crisi del mondo. Quando ci si porta dietro abbastanza dolore personale, la sofferenza degli altri viene a malapena percepita.

E così, l’intrattenimento domina. Lo sport, la musica e le tendenze di Internet sono delle fughe. Ma anche in questo caso c’è un potenziale punto di svolta. A un certo punto, dopo aver guardato un numero sufficiente di contenuti senza senso, una persona potrebbe iniziare a chiedersi: “Perché lo sto guardando? Cosa sto cercando davvero?”.

La domanda sulla ricerca del significato è la chiave. Tutto questo alla fine condurrà le persone a raggiungere tale obiettivo. Ma oggi non vedo l’umanità su questa soglia. Le persone in generale non stanno valutando la loro vita, la loro missione o il loro scopo in modo tale da chiedere una risposta alla domanda sul significato e sullo scopo della vita, per cogliere il quadro completo della creazione. L’umanità ha perso se stessa.

Questa è la mia diagnosi. Molti potrebbero obiettare, indicando vari sviluppi o successi, sostenendo che le cose non sono così desolanti come le faccio sembrare. Ma aspettate e vedrete. Non importa cosa si aggiunga alla miscela, alla fine si dissolverà nella stessa palude impraticabile.

Se potessi indirizzare l’umanità a concentrarsi su una cosa, sarebbe sul significato della vita. Questa è l’unica vera domanda. Tutto il resto è solo rumore. Mi affido completamente al Creatore, credo in Lui senza riserve. E non vedo altre opzioni. Al Creatore dobbiamo dare ciò che è Suo. E all’umanità, ciò che rimane dopo che Lui è preso il Suo.

Basato sulla trasmissione televisiva di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 16 dicembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quale complimento pensi che le persone dovrebbero sentire oggi?

Viviamo in un mondo in cui le persone sono molto prese dai propri affari, dimenticando per lo più di accorgersi degli altri. Una parola gentile, un’espressione sincera di apprezzamento possono sembrare piccole cose, eppure hanno un impatto sulle persone. Ma perché è così importante per noi ricevere complimenti?

Perché siamo egoisti. L’egoismo è nella natura umana. Tutti desideriamo sentir parlare bene di noi stessi perché ci fa piacere, rafforza la nostra autostima e aumenta il nostro senso di importanza. Al contrario, quando sentiamo qualcosa di negativo su di noi, questo colpisce il nostro ego e ci ferisce.

Un complimento è una forma di ricompensa. Quando ne riceviamo uno, possiamo sentirci portati a rispondere gentilmente: ad essere più aperti, a ricambiare e ad agire in modo cortese. Questo è semplicemente il modo in cui opera il nostro egoismo.

Tuttavia, se abbiamo un obiettivo più alto nella vita, che siamo sicuri di raggiungere e per il quale ci impegniamo pienamente, il fatto che gli altri parlino bene o male di noi non ha alcun impatto. La nostra direzione è stabilita e le opinioni esterne non ci influenzano. Cerchiamo quindi qualcosa di molto più elevato dell’approvazione altrui.

Nel mondo di oggi, caratterizzato da un ego umano smisurato, la maggior parte dei complimenti sono poco autentici e finalizzati a una logica di transazione, con un’aspettativa di contraccambio. Fanno parte dello scambio egoistico che regola le relazioni umane.

Invece di fare complimenti per il gusto di compiacere gli altri, sarebbe più saggio concentrarsi sull’ispirare le persone verso uno scopo più elevato. Se vogliamo fare veramente del bene a qualcuno, non lo facciamo con vuote parole di elogio, ma aiutandolo a progredire verso il significato e lo scopo della vita: elevarsi al di sopra dell’egoismo ed entrare in equilibrio con le leggi naturali dell’amore, della dazione e della connessione. Non c’è nulla di male nel fare complimenti agli altri, ma perché abbiano un valore molto più significativo di un semplice incoraggiamento temporaneo all’ego della persona, dovremmo porgerli  in modo da incentivare il progresso di chi li riceve verso l’obiettivo fondamentale dell’esistenza.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 27 giugno 2019.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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