Pubblicato nella 'Mondo' Categoria

Cosa vi fa odiare l’ego delle persone?

Uno dei problemi principali del mondo di oggi è che tutti danno la colpa agli altri.

Se invece ci consideriamo come se vivessimo in un sistema completamente interconnesso e interdipendente, allora la colpa è di tutti: nessuno ha ragione o torto. Se c’è del male nel mondo, esso è dovuto a ognuno di noi.

Immaginate di essere tutti ingranaggi della stessa macchina. Nessuna ruota dentata può sfuggire a premi e punizioni, perché tutte sono collegate tra loro e dipendono l’una dall’altra.  In una simile configurazione, non possiamo dire che qualcuno deve girare o costringere altri a girare a causa di questo o quello, ma tutti si muovono simultaneamente. Pertanto, ognuno di noi deve sottoporsi a una certa correzione e calibrazione del modo in cui si comporta: raggiungere una decisione reciproca di smettere di girare in direzioni opposte e di iniziare a girare nella stessa direzione, dove ognuno di noi considera prioritario il beneficio degli altri e dell’intero sistema di cui siamo parte.

Ognuno deve rispondere di come gira il mondo. Non ci sono criminali o vittime. Siamo tutti ugualmente responsabili di tutto ciò che accade, buono e cattivo. Raggiungiamo questa comprensione quando vediamo che viviamo in un mondo integrale, rappresentato da un cerchio che non ha inizio né fine. Non esiste quindi una sola persona verso la quale puntare il dito per incolparla dei nostri problemi. Ognuno di noi contribuisce a tutto ciò che accade all’umanità.

Dobbiamo arrivare a considerare la natura come un sistema intero, interconnesso e interdipendente, e a trattare tutti in modo diverso da come li trattiamo attualmente: invece di dare la priorità al nostro beneficio a loro spese, diamo la priorità al loro beneficio rispetto al nostro.

Non esiste quindi un ego di un’altra persona che possiamo legittimamente odiare, ma dobbiamo raggiungere la consapevolezza che io sono l’unico criminale sulla terra. Da quel momento in poi, posso iniziare a correggere il mio ego e a sviluppare un nuovo atteggiamento e una nuova percezione del sistema. A quel punto inizierò anche a vedere aprirsi una nuova immagine del mondo, armoniosa e pacifica.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Come possiamo proteggere l’Ambiente?

Ogni nostro problema deriva dalla percezione di noi stessi in quanto separati dalla natura, dove differenziamo “me” da “tutto e tutti al di fuori di me”.

Questa percezione ci fa considerare il nostro ambiente come subordinato a noi. Anche quando ci prendiamo cura dell’ambiente, lo facciamo unicamente per il nostro beneficio mentale, senza considerare l’intero sistema della natura. 

Il nostro eccessivo interesse personale viola l’equilibrio del sistema di connessione integrale della natura, ed evoca dei riscontri negativi dalla natura. Poi risentiamo  di disastri ecologici, pandemie e di una miriade di altri fenomeni. 

Pertanto, dobbiamo cambiare il nostro approccio da: “come possiamo proteggere l’ambiente?” a una percezione di noi come parte integrante della natura. 

In generale, sottovalutiamo il potere dei nostri pensieri e desideri. Sono le forze più potenti in natura e hanno il potenziale per influenzare grandi cambiamenti in natura.  

Il problema è che l’influenza dei nostri pensieri sulla natura ci è nascosta.

Di conseguenza, ci riferiamo esclusivamente alla nostra influenza esterna sulla natura, come le emissioni di gas e l’inquinamento da rifiuti, mentre l’influenza più potente che abbiamo sulla natura attende di essere trattata al suo punto causale. 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Quando la popolazione umana supererà la capacità del Pianeta Terra?

Oggi è molto diffusa l’idea che la sovrappopolazione umana sia un problema: che aumenti il riscaldamento globale,  i cambiamenti climatici e le malattie, per citarne alcuni.  

Tuttavia, in realtà, maggiore è la popolazione umana, minore è la sofferenza che ognuno di noi sopporta individualmente.

Inoltre, non percepiremmo la sovrappopolazione come un problema se migliorassimo i nostri atteggiamenti reciproci,  collegandoci positivamente gli uni agli altri, al di sopra delle nostre pulsioni egocentriche e individualistiche.

In primo luogo, in relazione all’affermazione: “più popolazione c’è sul pianeta, meno sofferenza assorbiamo”… Dobbiamo innanzitutto capire che nel mondo non esiste il concetto di persone in eccesso.

Non solo il nostro pianeta può far fronte a  molte più persone, inoltre una popolazione umana più elevata non equivale a una maggiore sofferenza. Invece, se vista dalla  prospettiva dello sviluppo dell’umanità verso il suo stato futuro unito, la formula appare così:

La quantità di popolazione divisa per la quantità di sofferenza, eguaglia la nostra capacità di esercitare la libera scelta, per connetterci al di sopra dell’ego.

In altre parole, se ci sono più persone, allora il totale della sofferenza si suddivide tra loro, e come risultato, tutti soffrono meno. Per esempio, diciamo che l’umanità ha bisogno di sopportare un milione di tonnellate di sofferenza ad un certo livello del suo sviluppo. Allora che cosa preferireste: essere parte di un’umanità di otto miliardi di persone che deve affrontare quel milione di tonnellate di sofferenza, o far parte di un’umanità di due miliardi di persone che si assume questo fardello?  È chiaro che sceglieremo l’opzione della minore sofferenza. 

Come funziona questo? Per comprenderlo, abbiamo bisogno di una visione a volo di uccello sullo sviluppo dell’umanità.

Attualmente ci troviamo in un processo che ci porta  ad un futuro dove l’umanità sarà connessa come un unico organismo, in cui ci sentiremo più vicini gli uni agli altri di quanto lo siano le nostre famiglie.  

Oggi siamo ad un bivio: possiamo continuare a seguire la strada della nostra crescente natura egoistica, nella quale cerchiamo di realizzarci in un contesto di problemi personali, sociali e globali, che si intensificano progressivamente; o possiamo esercitare la nostra libera scelta ed impegnarci in questo processo in modo positivo, connettendoci al di sopra della nostra natura egoistica e superando i problemi. 

Se ci rendiamo conto della nostra libera scelta in questo processo, e iniziamo a connetterci sopra l’ego, allora  nessuna singola persona sul pianeta sarà in eccesso. 

Al contrario, ogni persona sarà considerata come una creazione molto preziosa, inseparabile dalla società, che porta una parte significativa del carico dell’umanità. Ogni persona sarebbe importante come le cellule e gli organi del nostro corpo, ognuno dei quali  lavora per il bene dell’intero organismo, prendendosi cura l’uno dell’altro nel processo. 

Non ci sono quindi persone superflue. Ciò che è superfluo è tutto il pensiero volto a limitare la crescita della popolazione. Invece di pensare a limitare la popolazione, dovremmo pensare a come possiamo guidare la nostra popolazione in rapida crescita verso una società connessa positivamente.  

Così facendo, ci renderemo conto della nostra capacità di esercitare la nostra libera scelta e di scoprire una nuova immagine della realtà superando ciò che percepiamo abitualmente nell’ego.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Cambia questa unica cosa per raggiungere la perfezione

Il mondo si sta dirigendo verso uno stato di perfezione. Sebbene possa sembrare che ci stiamo allontanando sempre di più dalla perfezione, è necessario che percepiamo la nostra lontananza da uno stato perfetto per desiderare di unirci e avanzare verso di esso.

La perfezione è uno stato che va bene per tutti, senza problemi, con un senso di vitalità e in cui tutti si preoccupano gli uni degli altri.

Per realizzare la perfezione, dobbiamo prima cancellare la nostra competitività materialistica, che ci tiene in una costante inquietudine e che ci fa anche vedere gli altri in modo sfavorevole.

Dobbiamo calmarci, uscire dalla vita frenetica e agire nel mondo perché desideriamo portare il bene a tutti. Vale a dire, dobbiamo modificare la nostra motivazione, ed essere motivati semplicemente dal fatto che vogliamo fare del bene a tutti.

Se i valori della società si spostassero da come sono ora, la venerazione per il successo di individui che competono per arrivare al culmine della ricchezza, della fama e del potere, al valorizzare le persone per il bene che portano alla società, allora saremmo spinti a portare bontà a tutti, dato che così facendo, guadagneremmo il rispetto della società. Spero che questo cambiamento avvenga al più presto, perché allevierebbe molte sofferenze e permetterebbe di far fluire nel mondo un’abbondanza di bontà.

 

Basato sul video “Change This 1 Thing to Achieve Perfection” con il kabbalista Dr. Michael Laitman e Oren Levi. Scritto/editato dagli studenti del kabbalista Dr. Michael Laitman.

Alla Giornata Mondiale dei Diritti Umani manca il diritto più importante

Ogni anno a dicembre i media discutono molto di diritti umani in occasione della Giornata dei Diritti Umani che viene celebrata dalla comunità internazionale il 10 del mese, in memoria della Dichiarazione Universale dei diritti umani che fu proclamata nel 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La dichiarazione stabilisce una vasta gamma di diritti fondamentali e libertà di cui tutti abbiamo diritto, come ad esempio il diritto alla libertà, eguaglianza, dignità, sicurezza personale, istruzione e lavoro. Ma c’è ne uno fondamentale a cui tutti abbiamo diritto, ma nessuno di noi ce l’ha perché non ne è consapevole. Tuttavia senza questo, non avremo nessuno di tutti gli altri diritti.

Si tratta di quel fatto unico e fondamentale, che determina tutto nelle nostre vite. E cioè che siamo tutti connessi l’uno all’altro e che dipendiamo gli uni dagli altri. Poiché non sappiamo questo, o non vogliamo saperlo, violiamo reciprocamente i diritti a destra e a manca, senza comprendere che così facendo stiamo danneggiando la vera struttura che ci sostiene e ci nutre. Quindi, il nostro diritto più essenziale, che è anche il nostro dovere, è di sentire che siamo gli uni il salvagente degli altri.

Che ci piaccia o no, siamo tutti insieme in questo. La legge generale della natura è “uno per tutti e tutti per uno” ed è imprescindibile. Prima lo comprendiamo, prima inizieremo a vivere di conseguenza. 

Noi non sfruttiamo i nostri figli, né li depriviamo dei loro bisogni primari. Al contrario, cerchiamo di fornire loro tutto quello di cui hanno bisogno e anche di più, perché li percepiamo come un’estensione di noi stessi. Allo stesso modo, se sentissimo che ognuno intorno a noi è anch’esso una nostra estensione, non lo sfrutteremmo.

Al momento dobbiamo lottare contro gli usi e gli abusi nel mondo, proprio perché ci sentiamo disconnessi gli uni dagli altri. Fino a quando non porremo fine a questo senso di disconnessione, non potremo sradicare lo sfruttamento e la lotta per i diritti umani sarà futile e inutile.  Anzi, ne beneficeranno solo coloro che ottengono fama e fortuna mostrandosi paladini dei poveri, quando di fatto speculano sulle loro spalle tormentate.

Dato che la comprensione della dipendenza reciproca è essenziale per curare tutti i mali della società, io insisto sempre sul fatto che l’educazione alla connessione è l’iniziativa più urgente e più importante che dobbiamo prendere. Deve venire prima di ogni cosa, perché, di nuovo, sapendo che dipendiamo gli uni dagli altri, non ci colpiremo a vicenda e non ci sarà alcun abuso dei diritti umani.

Al contrario, ignorando la nostra interdipendenza, troveremo sempre modi per sfruttare gli altri e anche organizzazioni, che pretendono di lottare per i poveri, perpetueranno la loro miseria al fine di incrementare la propria ricchezza e il proprio potere.

Didascalia della foto:
Persone partecipano a una marcia contro il regime islamico in Iran nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani. I manifestanti hanno chiesto giustizia per Mohsen Shekari, un uomo di 23 anni giustiziato dal regime islamico l’8 dicembre per aver bloccato una strada e presumibilmente ferito un soldato durante una protesta. Le manifestazioni in Iran, iniziate in risposta alla morte di Mahsa Amini, si sono trasformate in un movimento contro il regime e i manifestanti continuano a chiedere un Iran laico e democratico. (Foto di Allison Bailey / SOPA Images/Sipa USA)

Un Mondiale macchiato da morte e corruzione: interessa a qualcuno?

È difficile sapere quanti lavoratori migranti siano morti nella costruzione degli stadi per i Mondiali di calcio del 2022 in Qatar, ma i due numeri più diffusi sono 6.500 e 15.000. In ogni caso, non interessa a nessuno.

Oltre allo sconcertante numero di morti per due settimane di spettacolo (se vi piace guardare il calcio), ci sono voci insistenti che il Qatar abbia pagato per ottenere la decisione di ospitare il Mondiale di quest’anno. Anche in questo caso non c’è nulla di nuovo. Non siamo cambiati dai tempi antichi, quando le persone venivano servite come cibo per i leoni davanti a folle acclamanti, o quando si combatteva contro le bestie per la gioia del pubblico. Anzi, siamo peggiorati. Quindi perché dovrebbe importare a qualcuno se migliaia di persone sono morte per costruire le moderne strutture di intrattenimento?

Ammetto di non essere un appassionato di calcio. Anche il mio insegnante, RABASH, non lo amava, ma rispettava il fatto che dà gioia alle persone. Questo lo capisco, e lo rispetto anch’io. Credo inoltre che se dovessi assistere a una partita e sedermi tra i tifosi che esultano, potrei finire anch’io a urlare a squarciagola, tifando qualsiasi squadra sostenuta dalle persone intorno a me.

Tuttavia, non provo alcun desiderio di farlo. E più che deplorare la perdita di vite umane, deploro l’apatia con cui l’umanità accetta tutto questo. Questa apatia provoca molto di più della morte di migliaia di operai edili; provoca guerre, brutalità, inquinamento, sfruttamento e tutti i torti che gli esseri umani infliggono ad altri esseri umani e all’intero pianeta.

Spero che mentre le persone festeggiano il calcio, almeno pensino meno a uccidersi a vicenda, ma non sono sicuro che anche questo sia vero.

Didascalia della foto:
Doha Katar Qatar Stadium 974 Doha 4 giorni prima che la città ospiti la Coppa del Mondo FIFA, WM, Weltmeisterschaft, Fussball 2022 Foto: Moritz Müller

Cum grano salis

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che “il rischio di ‘Armageddon’ nucleare è il più alto degli ultimi sessanta anni dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha rinnovato le sue minacce mentre i suoi militari arretrano in Ucraina”. Tuttavia, secondo un articolo pubblicato dal Los Angeles Times, la dichiarazione “sembrava andare oltre le valutazioni dell’intelligence statunitense”. Infatti, “i funzionari della sicurezza nazionale dicono di non avere prove che Vladimir Putin abbia piani imminenti per un attacco nucleare”. In questo caso, credo anch’io che dovremmo prendere le dichiarazioni di entrambi i leader cum grano salis.

Alla fine, anche i Russi temono le conseguenze dell’uso delle armi nucleari. L’umanità non ha mai visto che aspetto ha una guerra nucleare mondiale. I precedenti di Hiroshima e Nagasaki, per quanto orribili, non sono nulla in confronto alla distruzione massiccia e prolungata che una guerra mondiale nucleare infliggerà, soprattutto se si considera la potenza delle bombe atomiche e all’idrogeno di oggi.

Le minaccie della Russia e dei suoi alleati sono inquietanti, ma credo che sia proprio questa la loro intenzione: demoralizzare e spaventare. Non credo che ci sia un’intenzione reale di impiegare testate tattiche nucleari o qualsiasi altro tipo di armi nucleari.

Se l’umanità precipita in una guerra mondiale nucleare, non abbiamo idea di dove ci porterà o di come finirà. Credo che tutti se ne rendano conto e agiscano di conseguenza. C’è semplicemente troppo in gioco, troppo da perdere per giocare d’azzardo con una guerra nucleare.

Oltre a ciò, un attacco del genere metterebbe il mondo intero contro l’aggressore. Nessuna superpotenza, per quanto forte e armata, può opporsi al mondo intero. Pertanto, le minacce di usare armi nucleari e le dichiarazioni sconfortanti su un possibile Armageddon nucleare sono, a mio avviso, irrealistiche, almeno in questo momento.

Detto questo, nel complesso il mondo si sta certamente muovendo in una direzione negativa. Se non riusciamo a capire che la guerra non è il modo per ottenere vantaggi politici o economici al giorno d’oggi, alla fine precipiteremo in una terza guerra mondiale.

Gli sviluppi in Ucraina dovrebbero preoccupare tutti noi e incoraggiarci a coltivare legami più forti tra tutte le parti dell’umanità, per evitare un possibile crollo della società globale.

Se riusciamo a trarre una lezione da questa dolorosa guerra, forse daremo un senso alla miseria che milioni di persone stanno vivendo. Se non riusciamo a trarne insegnamento, avremo bisogno di un’altra guerra, probabilmente più crudele, per accettare che dobbiamo deporre le armi e trattare l’umanità come è realmente: una singola entità le cui parti sono interconnesse e interdipendenti.

Alla fine impareremo che la guerra non è la strada giusta. Spero solo che non lo impareremo per mezzo di una prova nucleare.

 

Didascalia della foto:
FOTO DI ARCHIVIO: incontro tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin  per il vertice USA-Russia a Villa La Grange a Ginevra, Svizzera, 16 giugno 2021. REUTERS/Kevin Lamarque

 

Quanto siamo vicini a una guerra nucleare mondiale?

In relazione alla guerra in Ucraina, la tensione tra le due Coree e la situazione nel Medio Oriente, Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres all’inizio di agosto ha avvertito: “Oggi l’umanità è a un passo dall’annientamento nucleare, basta piccolo disguido,  un solo errore di calcolo”. Dopo aver visto le “esercitazioni” che la Cina ha svolto vicino a Taiwan mentre la Speaker  della Camera Nancy Pelosi era in visita, con la retorica aggressiva che ha accompagnato quelle azioni, sembra proprio che manchi un passo falso per un cataclisma nucleare. Ma, nonostante la tensione, non credo probabile che i paesi stiano per premere il grilletto uno contro l’altro, dato che ognuno capisce che non c’è ritorno da una guerra nucleare e chissà se l’umanità si riprenderebbe.

L’America ha svolto un ruolo molto significativo e lo ha portato a termine senza che nulla accadesse realmente. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che le persone sono sempre in guerra; è la nostra natura. Ciò che è riuscito ora, potrebbe non riuscire domani.

C’è una ragione per le guerre: come già sappiamo, tutta la realtà è connessa e ogni elemento influenza tutti gli altri. Anche noi siamo parte di questa rete, ma lo dimentichiamo e ci comportiamo come se ognuno di noi vivesse su un proprio universo.

Le guerre sono il risultato di scontri tra il senso di individualità delle persone e delle nazioni, con il fatto che siamo tutti connessi e dipendenti l’uno dall’altro. Quando aspirazioni contrastanti si scontrano, cerchiamo di imporre la nostra volontà all’avversario e, quando falliamo, ricorriamo spesso alla violenza. Di conseguenza, stiamo gradualmente imparando che siamo connessi e non isolati e che se vogliamo condurre una vita dignitosa, non abbiamo altra scelta che collaborare. Tuttavia, lo stiamo imparando nel modo più duro e non deve essere così.

Sebbene le guerre siano atti di violenza, il loro risultato è una maggiore inclusione tra le parti in lotta. La traiettoria della realtà è una crescente realizzazione della nostra connessione, e la guerra è un modo violento di integrazione, il risultato della nostra riluttanza a farlo volontariamente.

Pertanto, il vincitore della guerra non è quello con l’esercito più grande o quello che inizia l’aggressione. Il vincitore è l’integrazione, anche se nessuna delle parti la vuole.

Attualmente, non penso che siamo ad un errore di calcolo da una guerra nucleare. Tuttavia, se insistiamo a resistere alla crescente connessione e inclusione, accadrà. Non c’è dubbio, poiché questa è la direzione dell’evoluzione della realtà.

Ci serve un mondo nuovo

Uno studente mi ha scritto dicendo che oggi tante persone credono che serva un mondo nuovo. Ha chiesto “ se tu dovessi costruire il mondo da capo, da dove inizieresti?” Gli ho risposto che inizierei con un Paese, un Paese autosufficiente. Poi chiederei un po’ di tempo per sviluppare il popolo, sviluppare la società.

Il problema è che siamo tutti come bambini che si aspettano che il mondo funzioni come vogliamo noi semplicemente perché lo vogliamo. Non funziona così. Per far sì che le cose funzionino come vogliamo noi, dobbiamo imparare come farlo accadere, come farlo correttamente.

Con imparare, non intendo dire che dovremmo apprendere il mondo, ma noi stessi. Dobbiamo cambiare noi per poter costruire un mondo dove otterremo ciò che vogliamo, senza inquinare l’aria, la terra e l’acqua, senza eliminare specie intere di piante e animali, e alla fine distruggere noi stessi.

Il cambiamento che dobbiamo apportare in noi riguarda il nostro rapporto con la società, l’importanza che attribuiamo alla società in cui viviamo, non a noi stessi. In altre parole, le connessioni tra noi dovrebbero essere la nostra priorità, in opposizione alla nostra tendenza attuale di concentrarci su di noi.

Solo una volta cambiati noi, i prodotti che creiamo contribuiranno al mondo intero. Dato che la nostra mentalità cambierà dal narcisismo alla considerazione reciproca, tutto ciò che facciamo avrà come obiettivo servire gli altri piuttosto che soltanto noi.

Questo non vuol dire che non avremo più oggetti personali o che non avremo bisogno di cose personali, ma il modo in cui li creeremo e useremo includerà intrinsecamente il pensiero del bene comune. Di conseguenza, non dovremo più preoccuparci di creare prodotti sostenibili o usare prodotti che rispettino l’ambiente poiché sarà la nostra natura lavorare per il beneficio di tutti.

In altre parole, il livello al quale eleviamo l’umanità corrisponde al livello al quale si innalzerà la società. Il successo di un paese non dipende dagli avanzamenti tecnologici, dai governi o dai paradigmi educativi. Il successo di un paese dipende da quanto le persone tengono a mente il bene comune. La coesione sociale e la responsabilità reciproca sono gli unici fattori che determinano il destino di una nazione.

Una volta che avremo costruito un paese modello per l’umanità, sarà possibile riprodurlo in tutto il resto del mondo. Questa è stata la mia risposta allo studente che ha chiesto come costruire un nuovo mondo.

Possiamo ancora risollevare il mondo

Ci sono sempre stati scontri nell’umanità. Ci sono stati scontri tra paesi, tra Nord e Sud, o tra regimi e ideologie. Ma lo scontro attuale è più profondo. È uno scontro di nazioni che non sono disposte ad accettarsi l’un l’altra così come sono e vogliono opprimersi a vicenda. Eppure non è troppo tardi per risollevare il mondo dal suo declino e noi, il popolo che comprende il valore della diversità, siamo gli unici in grado di farlo.

Per costruire una società pacifica mondiale, abbiamo bisogno che le persone apprezzino la diversità. Solo le persone che cercano la connessione al di sopra delle differenze possono costruire una società che diventa tanto più forte quanto più si diversifica.

Tutto ciò che è sopravvissuto alla prova dell’evoluzione include opposti che si complementano tra di loro. Dal livello atomico alle strutture più complesse dell’universo, ogni cosa consiste di opposti che collaborano per creare una struttura più forte dove un elemento compensa per ciò che l’elemento opposto non ha. Quindi, se distruggi il tuo avversario, distruggerai anche te stesso.

Fin quando manterremo l’atteggiamento di “solo io ho ragione”, il mondo continuerà a peggiorare. Non importa chi abbia ragione. Un approccio che non include tutte le parti, che rivendica il diritto esclusivo alla verità, che nega il suo opposto, la sua controparte, annulla la sua stessa esistenza.

Pensate al “giorno” senza la “notte, “l’amore” senza “l’odio”, “la primavera” senza “l’autunno” o la “gentilezza” senza la “crudeltà”. Nessuno di questi termini “positivi” esisterebbe se non esistesse il suo opposto “negativo”. Allo stesso modo, il nostro mondo intero non esisterebbe se non fosse per l’equilibrio tra gli opposti che si complementano a vicenda e compensano le rispettive “mancanze”.

La situazione in tutto il mondo, per quanto precaria, è anche un’opportunità. Ora possiamo far circolare l’idea che soltanto accettando e persino abbracciando i nostri avversari, possiamo svilupparci. Le tensioni politiche crescenti ci rendono attenti a qualsiasi segno di ragione, e il suono della ragione oggi deve dichiarare che la guerra alla fine significa la fine di tutti.

Spero e prego che in questa guerra vinca la ragione.

Reuters: foto del file di un soldato ucraino