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Perché C’è Così Tanto Male nel Mondo?

Nella saggezza della Kabbalah apprendiamo che esiste un’unica forza, eterna e perfetta, che ha creato e sostiene la realtà, e che questa forza agisce su di noi per amore e misericordia, al fine di farci progredire al suo livello. Ci ha creati in una qualità opposta alla sua – la sua è dare, la nostra è ricevere – in cui ognuno di noi desidera servire solo se stesso, e in tale qualità siamo in innato disaccordo con l’esistenza di un’unica forza, poiché percepiamo diverse forze diverse e opposte in una lotta costante.

Vediamo un mondo pieno di forze, conflittuali, opposte e di resistenza. Non vediamo il mondo reale perché la nostra percezione si basa sul nostro disaccordo fondamentale con l’idea che ci sia una sola forza che agisce esclusivamente a nostro vantaggio. Nel linguaggio della Kabbalah, un tale disaccordo è chiamato “la qualità del giudizio”. Se percepissimo il vero mondo, vedremmo che nella realtà abita un’unica forza di amore e di dazione, che la Kabbalah chiama “qualità della misericordia”, e vedremmo questa forza agire con misericordia verso tutti.

La ragione per cui vediamo il mondo comportarsi secondo la qualità del giudizio, ossia sentiamo regolarmente parlare di eventi terribili e maligni, è dovuta a ciò che la Kabbalah chiama la nostra “mancanza di correzione”. Questo significa che vediamo la realtà attraverso una lente frantumata dalla nostra opposizione alla qualità di amore e dazione. Inoltre, sebbene di natura siamo l’opposto  della qualità dell’amore e della dazione, dobbiamo attraversare un processo di sviluppo per cambiare la nostra percezione: dalla transitorietà, dalla separazione e dall’incompletezza alla visione di una forza che agisce in modo eterno, perfetto e integro. Poi, quando completeremo questo processo di correzione, vedremo che solo una forza, la qualità di amore e dazione, risiede nel mondo e che questa forza è buona e fa solo il bene.

Quale dovrebbe essere la nostra risposta al sentir parlare di fenomeni negativi, cioè di tutte le guerre, le sofferenze e le crisi a livello personale, sociale e globale? Dovrebbe essere, come è scritto, che “hanno occhi e non vedono; hanno orecchie e non sentono”. Quando assistiamo ai disastri, dovremmo riconoscere che non riusciamo a percepire la forza positiva dell’amore, del dono e della connessione che sta dietro a tutto questo, e anche che vorremmo percepirla e vedere che agisce in ultima analisi a nostro vantaggio.

Dobbiamo ricordare che esiste una fonte buona che agisce sul mondo, che ha creato tutto ciò che è opposto alla sua qualità di bontà, affinché noi ci sviluppiamo per raggiungere la percezione della sua unicità, eternità e perfezione al di sopra della nostra opposizione a tale qualità.

Pertanto, i conflitti, il male e l’odio che vediamo nel mondo sono parte integrante di un grande spettacolo teatrale che si svolge davanti a noi. Attraverso questo teatro, possiamo raggiungere la capacità di accettare la provvidenza dietro questo spettacolo come assolutamente buona e benevola nei nostri confronti. È un gioco che ci è stato dato di giocare. Questo è il significato di “giocare con la balena”, che è ciò che facciamo quando ci eleviamo al di sopra delle opposizioni nella nostra percezione per rivelare l’unica forza benevola che guida la realtà.

Tuttavia, da un lato, dobbiamo stare attenti a non trattare la questione con leggerezza, cioè a considerare la nostra vita come falsa e “solo un gioco”. Dall’altro lato, dobbiamo anche stare attenti a non cadere in stati di intensa tristezza e/o rabbia per quello che vediamo accadere nel mondo. Dobbiamo invece navigare costantemente tra questi due poli, in quella che la Kabbalah chiama “la linea di mezzo”.

Pertanto, dovremmo riconoscere che il ruolo del male nel mondo è quello di mostrarci che tutto è buono. Non saremmo in grado di percepire la bontà, l’amore, il dono, l’armonia, la pace, la felicità e la fiducia senza le loro controparti negative. Inoltre, dobbiamo capire come ci sviluppiamo per raggiungere una destinazione finale nella nostra vita in cui percepiremo un’unica forza buona e benevola.

Se vediamo il male nel mondo, dobbiamo esercitare le qualità positive opposte dell’amore e della dazione collegandoci positivamente gli uni agli altri. Così facendo, si arriva gradualmente a neutralizzare ogni apparenza di male nel mondo, scoprendo sempre più l’unica forza positiva dell’amore e della dazione che risiede nella realtà.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Come Dovremmo Descrivere il Mondo di Oggi in una Sola Frase?

Il mondo oggi è rappresentato come un unico sistema globale, interconnesso e interdipendente, e poiché desideriamo rimanere fedeli a noi stessi, con il nostro egoismo individualistico, mentre il mondo diventa sempre più connesso, sperimentiamo questa crescente connessione come sofferenza. 

È per questo che dobbiamo infondere una nuova forma di educazione e di istruzione nelle nostre vite, in modo da sviluppare nuove influenze che ci promuovano e ci guidino a realizzare positivamente la nostra crescente connessione, con considerazione, sostegno e incoraggiamento reciproci nelle nostre connessioni.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

 

È possibile l’unione del mondo?

Più ci sviluppiamo, più problemi e crisi incontriamo e il loro scopo è quello di portarci alla consapevolezza che l’unica via d’uscita da un collasso totale è l’unità.

L’unità del mondo non solo è possibile, ma è una condizione di natura per la quale tutti noi ci evolviamo.

Se attualmente viviamo il cammino verso l’unità senza essere consapevoli di questo obiettivo che la natura ha fissato per noi e, quindi,  sentiamo sempre più situazioni negative entrare nella nostra vita, se iniziamo a imparare come la natura si sviluppa verso stati di unità sempre più grandi e analizziamo come possiamo allinearci a tale sviluppo in modo equilibrato e armonioso, allora possiamo cambiare il nostro cammino verso l’unità del mondo: invece di un cammino di sofferenza, ci dirigiamo verso un cammino di crescente gioia e consapevolezza. È quindi saggio cercare  come possiamo  intraprendere un percorso di sviluppo positivo verso l’unità.

Se compiamo questo cambiamento, i nostri occhi si apriranno a un nuovo metodo di correzione della natura umana, che modificherà  la nostra natura egoistica con la sua opposta altruistica e i nostri legami negativi con gli altri diventeranno positivi ed equilibrati con la natura.

Saremmo, quindi, ricompensati non solo con la totale sicurezza, comodità, felicità e fiducia in questo mondo e su questo pianeta, ma scopriremmo  un livello di esistenza completamente nuovo, eterno e perfetto.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Cosa faresti se avessi molta influenza sul mondo?

Ognuno di noi ha una grande influenza sul mondo in ogni momento.

Non è come alcuni pensano, che la nostra influenza sia solo ogni pochi anni, quando abbiamo la possibilità di votare per i nostri rispettivi governi. Al contrario, il nostro impatto si riverbera attraverso le nostre società, toccando chi è vicino, come le nostre famiglie, gli amici e i conoscenti, e chi è lontano, comprese le persone che potremmo non incrociare mai, persino in angoli diversi del mondo.

Siamo noi a provocare grandi cambiamenti nella natura. Allo stesso modo, a causa dell’integrità della natura come sistema interconnesso e interdipendente a livello globale, che è equilibrato in partenza, esso soffre quando provochiamo uno squilibrio alla natura stessa. Lo squilibrio che causiamo lo sentiamo poi attraverso la miriade di problemi e crisi che sperimentiamo nella nostra vita. In altre parole, ciò che sentiamo nella nostra vita è la risposta positiva o negativa della natura alla nostra influenza positiva o negativa su di essa.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Come fanno i teorici della cospirazione a elaborare teorie di cospirazione?

Inventiamo tutti i tipi di teorie del complotto principalmente perché non sappiamo dove viviamo, perché viviamo, dove andiamo e ciò che è buono o cattivo per noi. 

Siamo confusi. Possiamo immaginare di essere come dei bambini in un negozio, che possono giocare con tutte le cose che sono lì, correndo ovunque e urtando qualsiasi cosa, senza però avere la cognizione del perché quelle cose sono state messe lì, quali sono le regole del negozio in modo che tutti ne possano godere ottimamente.

Così siamo nel nostro mondo. Perciò, se ci accade qualcosa di significativo e straordinario, iniziamo ad analizzare il fenomeno da diversi punti di vista: Chi l’ha provocato? Chi si avvantaggia da ciò? Iniziamo a cercare di chi è la colpa.

In definitiva, siamo noi la causa di ogni nostra disgrazia, ma non è come sottolineano tutti i tipi di teorici della cospirazione, che ci sono alcune persone che agiscono in modo mirato. Possiamo immaginare analogamente un’eruzione vulcanica, uno tsunami o un terremoto: forse abbiamo causato tale fenomeno indirettamente, ma non di proposito.

Indipendentemente dalla ricchezza o il potere di certe persone, esse non possono cambiare il destino dell’umanità. Questo perché la natura è una forza collettiva e generale ed include e sostiene ogni forza particolare ed individuale in sé. Essa governa su ogni cosa e non lascia che nessuno, persona o gruppo, possa fare una mossa anche di un solo millimetro in qualsiasi direzione.

Se anche ci fosse una qualsiasi forza singola che volesse scappare e prendere il controllo, la natura semplicemente non lo permetterebbe. Ogni persona è una piccola parte, un aspetto individuale di un sistema generale governato unicamente dalla forza della natura. Perciò, il complottista ultimo è la natura stessa che governa tutto e ciascuno, secondo i suoi piani superiori: “superiori” poiché vanno oltre la nostra comprensione.  

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Quali sono i fatti meno conosciuti su Alfred Nobel?

Dopo la scomparsa di Alfred Nobel, avvenuta a Sanremo il 10 dicembre del 1896, l’istituzione inaspettata di un premio speciale per la pace a suo nome ha suscitato un immenso interesse. Alfred Nobel riscrisse il suo testamento per  donare più del novanta per cento dei guadagni della sua vita al fine di creare un simbolo di rispetto e di onore per coloro che hanno contribuito alla pace e al miglioramento dell’umanità, il simbolo che oggi è conosciuto come Premio Nobel per la Pace.

Nel frattempo la sua reputazione era strettamente legata alle invenzioni di distruzione di massa progettate per la guerra, la più nota delle quali era la dinamite. Infatti, oltre a sviluppare razzi, cannoni e polvere da sparo, volle creare una macchina così potente da rendere impossibile la guerra per i suoi effetti devastanti.  

Egli credeva che il potere distruttivo delle armi potesse potenzialmente porre fine alla guerra più rapidamente della  pace.

Nobel non visse abbastanza a lungo da assistere alla Prima e Seconda Guerra Mondiale, dove le sue teorie furono smentite radicalmente. Eppure non si può fare a meno di chiedersi cosa possa essere successo al termine della sua vita per indurlo a investire così tanto in una causa di pace. 

Alcuni sostengono che la fitta corrispondenza intrattenuta per  molti anni da Nobel con la pacifista austriaca, Bertha von Suttner, famosa per il suo romanzo contro la guerra: “Deponete le Armi”, permise a Nobel di approfondire il suo pensiero riguardo la guerra e la pace, plasmando le proprie convinzioni e influenzando l’istituzione del premio per la pace che prese il suo nome.

Altri, come Albert Einstein, asserivano che Nobel volesse riabilitare il suo nome e alleviare la sua colpa istituendo il Premio per la Pace. In effetti Nobel riscrisse il suo testamento subito dopo che suo fratello Ludvig morì nel 1888 e un giornalista francese pubblicò per sbaglio un necrologio di Nobel che lo definiva  come un “mercante di morte che fece una fortuna trovando il modo di uccidere più persone in modo più rapido che mai”.

Anche se possiamo fare solo congetture sulle sue motivazioni, vediamo come nel nostro mondo l’opinione pubblica possa essere facilmente comprata. Oggi,  molte persone conoscono Alfred Nobel solo per il suo contributo alla pace, e l’oscurità del suo passato è ampiamente trascurata.

Purtroppo, i soldi contano e, se ci si può permettere di sborsare qualche milione di dollari, l’opinione pubblica può cambiare in meglio. Allo stesso modo, anche i mass media vengono comprati.

Mi ricordo come nel 2006, parlai al World Spirit Forum ad Arosa, dove alcuni dei maggiori pacifisti di tutto il mondo si riunirono con la speranza di creare un cambiamento positivo. Mi espressi allora dicendo che l’opinione pubblica ha il potere di determinare qualsiasi cosa. Se noi creiamo un’opinione pubblica che onora solo chi si impegna nel restituire alla società e a compiere buone azioni, il mondo inizierà lentamente a cambiare.

Tutti ascoltarono con attenzione e  furono d’accordo. A quel tempo, avevo ancora la speranza che il mondo potesse cambiare, ma oggi quelle parole sembrano ingenue.

Da allora, il mondo si è ulteriormente deteriorato. L’umanità è stata consumata dall’enorme e smisurato ego umano. Ci stiamo dirigendo rapidamente verso un vicolo cieco.

I problemi continueranno ad aggravarsi. Dovremo affrontare crisi così terribili che  perderemo tutto ciò che abbiamo, persino  i nostri figli e nipoti, per cercare un’altra strada? Dipende da noi. 

Le persone devono rendersi conto della necessità di un serio cambiamento. Il cambiamento arriverà comunque dall’alto del nostro ragionamento e del nostro intelletto,  ma solo quando saremo pronti a farlo. Quando vedremo avvicinarsi il vicolo cieco e prenderemo la decisione di cambiare i nostri modi egoistici, la salvezza arriverà. 

Spero ancora che possa avvenire in modo rapido e senza ostacoli, ed è uno dei motivi  principali per cui investo così tanto nell’insegnamento e nella diffusione della saggezza della connessione. Se Alfred Nobel ha cambiato idea, anche altri lo possono fare.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Perché le persone sono influenzate dalla pubblicità?

Siamo influenzati dalle pubblicità perché le aziende studiano ciò che vorremmo e creano annunci che individuano i nostri desideri, stuzzicando il nostro appetito con l’uso di varie tecniche di inganno e dissimulazione.

Ad esempio, se inizialmente desideriamo un iPhone, gli inserzionisti ci mostrano che è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno e che dovremmo pensarci e informarci.

Ci propinano poi pubblicità che mostrano uomini di successo e belle donne con l’iPhone in mano, scatenando il nostro desiderio di accettazione e rispetto sociale, e quindi iniziamo a provare la sensazione di volerne uno anche noi.

In altre parole, la pubblicità ci influenza manipolandoci psicologicamente affinché non solo desideriamo il prodotto pubblicizzato, ma desideriamo anche i sentimenti e le percezioni di noi stessi che la pubblicità instilla in noi. Nel caso dell’iPhone, non vogliamo solo l’iPhone, ma vogliamo vederci come persone di successo, belle, fortunate e ben vestite, e che siamo insieme ad altri con queste caratteristiche.

Siamo fatti di desideri. I desideri individuali che abbiamo tutti, indipendentemente dalla nostra partecipazione alla società, sono quelli di cibo, sesso e famiglia. Oltre ai desideri individuali, abbiamo desideri sociali che derivano dalla nostra interazione con gli altri: desideri di denaro, rispetto, fama, controllo e conoscenza. E oltre ai desideri sociali, abbiamo un desiderio spirituale che ci fa interrogare sul significato e sullo scopo della nostra vita.

Abbiamo la capacità naturale di soddisfare i nostri desideri individuali e sociali senza bisogno di pubblicità. Tuttavia, i pubblicitari creano determinate forme e immagini di come soddisfare tali desideri per vari segmenti della società. Ci studiano e ci vendono prodotti di cui non abbiamo bisogno.

Se i prodotti fossero essenziali, non avrebbero bisogno di pubblicità. Per esempio, abbiamo bisogno di fare pubblicità al pane in caso di carestia?

Dove sono cresciuto io, in Unione Sovietica, non c’era pubblicità perché non c’era nulla sugli scaffali dei negozi. A quei tempi nessuno faceva fatica a comprare qualcosa. Allo stesso tempo, però, in America c’era molta pubblicità, perché era un luogo che ospitava una sovrapproduzione di beni, e l’obiettivo delle pubblicità era quello di spingere le persone a comprare.

Nel nostro tempo, tuttavia, il desiderio spirituale sta emergendo in un numero sempre maggiore di persone, che chiedono risposte alle domande esistenziali più importanti della vita: Qual è il senso della vita? Chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo ora? Dove siamo diretti? Che cos’è la realtà? Inoltre, perché c’è tanta sofferenza nel mondo?

Le risposte a queste domande non possono essere confezionate come prodotti che possiamo acquistare d’impulso e che richiedono l’inganno dei pubblicitari per indurci a comprarli. Le risposte a queste domande richiedono invece una saggezza educativa e un metodo che ci guidi con principi e consigli su come applicarci a livello di pensiero, desiderio e azione, e in relazione con le altre persone, per farci avanzare a un livello di coscienza superiore.

Pertanto, man mano che i nostri bisogni si spostano verso la richiesta di un appagamento più profondo del nostro desiderio spirituale, anche le richieste delle persone si allontanano gradualmente dai livelli su cui agisce la pubblicità. Oggi abbiamo sempre più bisogno di saggezza, di un metodo, di principi e di consigli per orientarci in un’epoca in cui il nuovo desiderio spirituale continuerà a emergere in un numero sempre maggiore di persone.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.   

 

Dove è arrivato il mondo?

Esiste una forza in natura che controlla la realtà in cui viviamo e indipendentemente dagli sforzi che facciamo non possiamo fare niente al di fuori del programma che questa forza controlla. 

Quindi, dovremo cercare di capire la destinazione verso cui questa forza ci sta spingendo, cosa vuole da noi e capire che tutto quello che abbiamo fatto o che facciamo o che faremo è il risultato.

Speriamo di poter raggiungere un giorno la vera conoscenza e consapevolezza di dove siamo, di quale esistenza e ambiente ci troviamo e delle forze che operano su di noi.

Siamo minuscole particelle del creato che pensano di capire qualcosa di esso. Inoltre, quando capiamo qualcosa, usiamo questa comprensione solo per trarne vantaggio.

Cosa possiamo quindi dire sulla nostra partecipazione, sui nostri sforzi e sullo scopo che cerchiamo di raggiungere? Fino ad oggi abbiamo visto solo il peggio.

Più abbiamo sviluppato la scienza, la tecnologia, la medicina, l’arte e la cultura per migliorare le nostre vite, più ci ritroviamo immersi in problemi che sempre aumentano a tutti i livelli, con sempre maggior depressione, ansia, stress, abuso di droghe, suicidi, divisioni sociali, disoccupazione, crimini, ansia per il nucleare, disastri naturali, solo per nominarne alcuni. 

Tutto quello che la nostra mente egocentrica ha creato a nostro beneficio è servito a creare un mondo terrificante, che continua a sprofondare in sempre più problemi, da una crisi all’altra.

Stiamo arrivando alla conclusione che questa miriade di sforzi per migliorare il mondo è futile e ci sta dimostrando che stiamo operando su desideri egoistici difettosi, sui quali basiamo ogni pensiero e azione.

Finché non ci sottoporremo ad un processo di apprendimento nuovo per scoprire la natura dei nostri desideri, il nostro mondo, le leggi della natura e come possiamo vivere in armonia con tali leggi, continueremo a testimoniare un mondo che si sta deteriorando.   

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

È sbagliato voler essere ricchi?

Molte persone pensano al denaro in modo dispregiativo, ad esempio come la radice di tutti i mali.

Altri pensano al denaro semplicemente come a un mezzo: lavoriamo, guadagniamo e poi possiamo pagare ciò di cui abbiamo bisogno e che vogliamo. Il secondo punto sembra abbastanza chiaro e logico: guadagnando, non siamo un peso per la società, non chiediamo la carità e possiamo quindi goderci la nostra vita.

In ebraico, la parola che indica il denaro è “Kesef“, che deriva dalla parola “copertura” (“Kisui“), cioè il denaro ci permette di coprire i nostri bisogni con il nostro lavoro. In altre parole, ci impegniamo con la nostra mente e i nostri sentimenti e questo lavoro copre i nostri bisogni.

Il denaro non è un male e non deve essere considerato in modo dispregiativo. Non c’è alcun problema con il denaro in sé e per sé. Al contrario, possiamo esserne orgogliosi.

Il problema è quando inseguiamo il denaro non come mezzo, ma come fine, quando ne facciamo un idolo, un Dio, inchinandoci davanti ad esso e volendo solo guadagnare sempre di più.

Quando perseguiamo il denaro in questo modo, vedendolo come una fonte illimitata di appagamento verso cui ci sforziamo costantemente di tendere sempre di più, raggiungiamo uno stato in cui non ci è più utile.

Da un lato, la natura ha alcune leggi che mirano a connetterci armoniosamente, sviluppandoci in uno stato in cui ognuno di noi darà la priorità al beneficio degli altri rispetto al proprio tornaconto. D’altra parte, quando ci concentriamo sull’eccessiva ricerca del denaro, agiamo in modo contrario alla direzione in cui la natura vuole che ci sviluppiamo.

Facciamo quindi del denaro un Dio. Lo idolatriamo e, così facendo, ci limitiamo molto. Sembra che il denaro ci compri la libertà, perché così possiamo viaggiare dove vogliamo, mangiare quello che vogliamo in qualsiasi ristorante, avere l’auto e la casa che vogliamo, e così via, ma così facendo non ci rendiamo conto di come in realtà derubiamo noi stessi.

Come facciamo a derubare noi stessi quando ci concentriamo solo sul guadagnare sempre di più?

Rendendo i soldi un Dio, e non noi stessi.  Al contrario, dobbiamo fare di noi stessi un Dio, e non il denaro.

Questo significa che dobbiamo  iniziare a sviluppare qualità interamente divine, ovvero qualità dell’amore, dazione e connessione. Ci relazioneremo quindi con il mondo come se fosse nostro e gestiremo il suo sviluppo in una direzione positiva, come se ognuno di noi contenesse l’umanità dentro di sé, che tutti sono nel nostro regno e ognuno di noi è il suo re.  

Arriveremo quindi a vedere gli altri come il nostro popolo, i cittadini del nostro regno, e questo ci darà la possibilità di portarli al miglior stato possibile semplicemente attraverso il nostro atteggiamento positivo nei loro confronti, cercando di rendere la loro vita la migliore possibile.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Di che cosa siamo fatti?

La creazione è costituita da due forze: la dazione e la ricezione, il più e il meno.

Queste due forze esistono in ogni persona.

Collegando tra loro le forze attrattive e quelle repulsive, le scopriamo in modo più potente e chiaro, e possiamo quindi usarle e incorporarci in loro.

La forza di dazione ha subito un processo di frantumazione in noi.

Perché? È così al fine di ricomporla di nuovo e raggiungere la percezione e la sensazione di quella stessa forza. Durante questo processo, giochiamo con la nostra connessione reciproca, come i bambini giocano con i Lego.

Tutto ciò che scopriamo senza la connessione interiore tra di noi è chiamato “questo mondo”, cioè il mondo che percepiamo e percepiamo attraverso i cinque sensi e che elaboriamo nella nostra mente. Questo è il modo in cui percepiamo la realtà quando ci vediamo separati dalla forza della dazione e l’uno dall’altro.

Quando cominceremo a connetterci l’uno con l’altro e con la forza della dazione, come esistevamo prima di frammentarci nella nostra percezione distaccata della realtà, allora i vari punti di vista si incorporeranno e si connetteranno l’uno con l’altro.

Inizieremo allora a scoprire la loro integrità, un sistema unico e completo senza divisione in galassie, stelle, pianeti, vegetazione, animali e persone, un sistema con un’unica forza che lo guida.

Quando riveleremo questo sistema nella sua interezza, inizieremo a sentire il pensiero che riempie il mondo, la realtà, l’universo e tutti i mondi. Nella saggezza della Kabbalah, questo pensiero è chiamato “il pensiero della creazione”.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.