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Dov’è il mio “io”?

Se tutto nell’universo ha origine dal Creatore, allora cosa rimane?

Ciò che rimane è una componente molto intrigante: il mio sforzo di sostenere la prospettiva che tutto proviene da Lui.

Supponiamo che io mi sia sintonizzato con questa prospettiva, ma che nel giro di un minuto scompaia, scivoli via o si distorca. In un momento potrei sentirmi come se esistessi in modo indipendente e il mondo intorno a me ruotasse per mano del Creatore. In un altro momento, sembra che tutti i miei parametri siano modellati dal Creatore dentro di me, mentre il mondo esterno appare stabile o fluttuante, ma in qualche modo separato.
Quindi se voglio rivelare il Creatore, devo lavorare continuamente all’interno dell’occultamento.

L’occultamento consiste nel riconoscere che tutto è condizionato da Lui e che “Non esiste nulla tranne Lui”. Il mio compito è di percepire correttamente me stesso e il mondo, di separare ciò che non mi appartiene da ciò che costituisce il mio “io” – i miei sforzi. E anche all’interno di questi sforzi, devo analizzare ciò che nei miei sforzi è veramente mio e ciò che è stato creato in me dal Creatore. Forse mi è sembrato che qualcosa fosse opera mia.

Anche se ieri sembrava che volessi personalmente seguire il percorso del Creatore, devo comunque correggermi e riconoscere che è stato il Creatore a concedermi questa opportunità e non è stato per opera mia.

Così vediamo che il lavoro all’interno dell’occultamento inizia a prendere forma come chiara rappresentazione di dove finisce “l’io” e dove inizia il Creatore. Esiste davvero “l’io” e cos’è questo “io”? È evidente che il mio corpo fisico è temporaneo.

Se i miei pensieri e sentimenti non sono “io”, allora ne consegue che solo attraverso il corretto discernimento dei nostri sforzi per formare una percezione di” io e il mondo che mi circonda” potremmo trovare qualcosa che è veramente nostro.

Chiaramente, questo “mio” non comprenderà i parametri fondamentali del mondo o di me stesso, poiché questi sono stati predeterminati molto prima di me. Pertanto è nei miei tentativi di costruire una visione interna del mondo che il mio “io” potrebbe essere trovato, come risultato della mia ricerca del Creatore, della verità e del significato della vita. E questo “io”, essenzialmente, è ciò che viene chiamato “la mia anima”. Questa è l’essenza del lavoro nell’occultamento.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 4/9/19, Preparazione per la convention in Moldavia “Il lavoro nell’occultamento”

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La società futura: le basi del comportamento umano

Domanda: Baal HaSulam scrive che le basi per la società futura non saranno l’istruzione e l’opinione pubblica, ma qualcosa di più serio. Dopotutto, l’istruzione e l’opinione pubblica da sole non saranno in grado di convincere gli egoisti a diventare altruisti. Cosa può essere?

Risposta: Non saranno solo l’istruzione e l’opinione pubblica. In un tale sistema, ognuno deve considerare quale contributo deve dare al fondo comune e ricevere da esso solo ciò che è assolutamente necessario per lui.

Intere organizzazioni lavoreranno su questo, assicurando che ogni persona dia la sua parte nel cosiddetto vaso comune.

Domanda: Baal HaSulam dice anche che un valore più elevato, la Forza Superiore, può diventare tale base. Come sappiamo dalla Kabbalah, la Forza Superiore è la qualità della dazione e dell’amore. Diventerà il massimo ideale per l’umanità e tutti saranno d’accordo. Come può accadere?

Risposta: È molto semplice, poiché le persone che sentono di voler donare perché vogliono aiutare gli altri, per appagarli, riceveranno a loro volta un appagamento spirituale, che li porterà a un livello superiore di esistenza.

E così, la società si eleverà gradualmente con tutti gli organi di controllo, tutti i conteggi e si riorganizzerà in modo tale che non ci sarà bisogno di polizia, supervisori o cose del genere. Invece, ci sarà una  volontaria e onesta valutazione da parte di ogni individuo.

In altre parole, l’umanità raggiungerà uno stato in cui sentirà la Forza Superiore. Lavorare per Essa, attraverso il lavoro per gli altri, diventerà sostanzialmente il carburante di una persona.

Domanda: Stai parlando di uno stato ideale nel quale  le persone provano questa sensazione.   Ma cosa succede se una persona non la sente?

Risposta: Se una persona è a un livello tale da non sentire affatto le azioni spirituali, allora ha bisogno di essere coinvolta in esse. La società deve abbracciarla e mostrarle che più fa del bene, più benevolenza la società le mostrerà; più fa del male, meno la società lo tollererà.

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Dal programma “Era dell’ultima generazione” di KabTV 8/8/24

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Il “caffè sospeso” rieduca i ricchi

Nelle notizie (NPR):

“Il 27 marzo 2013, John Sweeney, un idraulico irlandese, ha aperto una pagina Facebook chiamata Suspended Coffees. Il suo messaggio era semplice: Offri una tazza di caffè a uno sconosciuto, perché un atto di gentilezza può cambiare la vita. Otto ore dopo, la pagina aveva ottenuto più di 20.000 like.

“Suspended coffee”, o “Caffè sospeso”, è una tradizione che proviene da Napoli e risale almeno all’inizio del XX secolo. Quando i clienti pagano il caffè, pagano anche in anticipo per una tazza da dare a qualcun altro, di solito qualcuno che altrimenti non potrebbe permetterselo. …
Una sfida per fare della gentilezza attraverso il caffè un punto fermo della cultura americana è che “siamo una società che non è molto a suo agio, culturalmente, nel chiedere aiuto”.

Domanda: È possibile creare una tale armonia per l’umanità in modo che coloro che hanno soldi e opportunità presentino qualcosa senza il loro nome e gli altri lo usino senza umiliarsi alla richiesta? Ci avvicinerebbe all’armonia o no?

Risposta: In parte sì.

Domanda: Qual è l’elemento più importante qui? Il fatto che sia offerto e che sia anonimo?

Risposta: È naturale, senza cognomi, senza nulla. Né chi dà né chi riceve. È così che tutto esiste in incognito.

Domanda: C’è armonia in questo?

Risposta: Certo.

Domanda: Il fatto che io dia qualcosa di mio senza pretendere nulla in cambio rende il mondo più accogliente, migliore?

Risposta: Parzialmente. Il nostro egoismo non ci permette di farlo tutti i giorni. Si può fare per una settimana o poco più, ma non sempre.

Domanda: Quindi non può essere un processo di educazione a portarci a questo e a vivere sempre così?

Risposta: No.

Domanda: Ci devono essere degli alti e bassi?

Risposta: Altrimenti sarebbe come una specie di tassa e così via.

Domanda: Non sarebbe più uno sforzo?

Risposta: Sì, e deve esserci uno sforzo.

Domanda: È chiaro che questo è un processo di educazione più per chi sospende, cioè per una persona ricca. E per chi accetta, cosa c’è invece? C’è qualche tipo di educazione per lui?

Risposta: Deve capire che qualcuno ha pensato a lui. E quindi, quando avrà la stessa opportunità, dovrà farlo anche lui.

Domanda: È bellissimo! È in atto un processo di educazione reciproca?

Risposta: Sì.

Domanda: È possibile farlo?

Risposta: Si tratta di un accordo reciproco. Naturalmente si può fare. È possibile arrivarci attraverso l’educazione. Una persona viene educata così e poi diventa un’abitudine. Ci pensa, non lo dimentica e lo fa. Oppure può essere sotto pressione, come una specie di tassa.
Ma non c’è altro modo, perché l’egoismo in noi cresce costantemente e richiede di essere alimentato.

Domanda: Quindi una persona si adatterà in qualche modo a questi sforzi?

Risposta: Sì.

Domanda: Possiamo dire qual è la via definitiva all’armonia?

Risposta: L’approccio finale all’armonia è quando non sentiamo che il nostro egoismo ci costringe a fare qualcosa. È quando ci eleviamo al di sopra di esso e siamo veramente liberi. Si tratta, ovviamente, di un’impresa acrobatica! Ma accadrà.

Domanda: Ci conduci lentamente in un mini vicolo cieco e poi improvvisamente dici: ‘Ma accadrà.’ Vuoi calmarci o accadrà davvero?”

Risposta: Sono sicuro che accadrà, l’umanità deve arrivare a questo. È scritto nei nostri geni.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di Kab TV del 13/5/24

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Cosa ci offre precisamente lo studio della Torah?

Da una lettera:
Sono un’insegnante con poca esperienza e non sono ebrea. Ma mi ha sempre interessato il fatto che voi insegniate a leggere ai vostri bambini dall’età di tre anni. So che viene prestata molta attenzione alla memorizzazione del testo.
“Voi” è riferito agli Ebrei.

È noto che i bambini delle scuole elementari sapevano leggere fluentemente l’intera Torah a memoria. Erano anche in grado di dire quante volte e in quale pagina viene menzionata una determinata parola.

Ho molte domande. Certamente, ci hanno insegnato molto all’università, ma le tue risposte sono particolarmente importanti per me. Prendo molto dai tuoi programmi. La prima domanda è: A cosa porta iniziare l’istruzione a tre anni?

Risposta: Porta allo sviluppo.

Domanda: “Cosa offre una memorizzazione così rigorosa del testo?”, chiede.

Risposta: Porta anche allo sviluppo della memoria.

Domanda: Qual è lo scopo di tutto questo per il bambino?

Risposta: Lo scopo è che conoscano bene la Torah, possano ricordare qualsiasi parte a memoria e citarla.

Domanda: Perché proprio la Torah?

Risposta: Per sviluppare in una persona capacità che non possono essere sviluppate da nient’altro. Con nient’altro. Ho parlato con molte persone che hanno studiato la Torah in questo modo e dicono che è impossibile trasmettere questo a coloro che non l’hanno studiata. I testi della Torah “legano” la mente di una persona in un insieme armonioso.

Domanda: Quindi, in linea di principio, l’obiettivo è avvicinare una persona a questa armonia?

Risposta: Sì.

Domanda: Come legge la Torah un Kabbalista?

Risposta: Un Kabbalista non legge la Torah, la vede. Essa evoca immagini dentro di lui. Non quelle illustrate nei libri. Vede le proprie immagini personali dietro le parole.

Domanda: Tutti questi strati vengono in un certo senso rimossi?

Risposta: Questo è impossibile da spiegare.

Domanda: Un’altra domanda da parte sua: “Il progresso ci ha portato al punto in cui memorizzare i testi non è più necessario. Le informazioni possono essere ottenute istantaneamente. Quali sono secondo te i vantaggi e gli svantaggi di tutto questo?”

Risposta: Il fatto che possiamo destreggiarci tra testi, libri ed enciclopedie come vogliamo e trovare citazioni in pochi secondi, da un lato è naturale. Ma dall’altro lato, toglie l’anima da tutto questo. Il risultato è pura informazione.

Domanda: E invece c’è un’anima nell’imparare la Torah in questo modo?

Risposta: In questo modo sì. Certamente!

Domanda: La sua ultima domanda: “Ho appena iniziato a insegnare. Qual è la cosa più importante da insegnare ai bambini?”

Risposta: La cosa più importante da insegnare ai bambini è avere il giusto atteggiamento nei confronti del materiale che stai insegnando loro. Devono capire che il processo di apprendimento stesso li sviluppa. Pertanto, non importa nemmeno cosa studi, ma è il processo stesso che trasforma un bambino piccolo in una persona.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 8/4/24

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Cosa fare quando i fratelli si odiano?

Da uno spettatore:

Perché i fratelli possono odiarsi così tanto? Vedo che la stessa cosa accade con le nazioni fraterne. È lo stesso con Israele e gli arabi. Siete fratelli, avete lo stesso padre: Abramo. E vi odiate l’un l’altro così tanto! Ho due figli, sono già adulti e non sono riuscito a riconciliarli. So che si uccideranno a vicenda quando si incontreranno. Perché Dio fa questo?

Risposta: Questa è una conseguenza della nostra natura, la natura egoistica del nostro mondo e di noi stessi. In ogni atomo, in ogni molecola, in ogni insieme di particelle viventi, tutto è costruito sull’idea di sopprimere gli altri e di essere al di sopra di loro. Questa è la natura: egoismo assoluto.

Domanda: Il nostro mondo è così?

Risposta: Sì.

Domanda: Bene, certo, questo è il mio atteggiamento verso gli altri, siano essi vicini o lontani. Ma perché con i fratelli?

Risposta: I fratelli sono anche peggio perché dentro di loro l’odio reciproco è costantemente in fermento poiché ciascuno crede inconsciamente che l’altro gli abbia portato via i genitori e viva a loro spese. Questa sensazione li fa combattere costantemente.

Domanda: Ma sono comunque fratelli, con gli stessi genitori. Come questa cosa può essere cambiata? Esistono metodi, percorsi o pratiche?

Risposta: No, non ce ne sono perché questo risale alla profondità del tempo, alla nascita del nostro mondo. E così continuerà fino a che noi decideremo di cambiare questo mondo dentro di noi!

Domanda: Ora ti stai avvicinando alla domanda che è stata posta alla fine: “Perché Dio ha fatto questo?”

Risposta: In modo che noi potessimo cambiare noi stessi.

Domanda: Vuol dire che finché ciascuno di questi fratelli non lavora su se stesso, tutto è destinato a fallire?

Risposta: Sì.

Commento: Tu lo dici spesso e Baal HaSulam, il grande Kabbalista, scrisse che il futuro dell’umanità è di diventare un’unica famiglia. Noi parliamo di fratellanza. Ma intendiamo una cosa diversa, intendiamo vicinanza.

La mia risposta: Quando il Bore lo desidera, noi lo faremo. Ma quando dobbiamo agire, allora vediamo quanto la natura sia contro di noi.

Domanda: Allora, non possiamo farlo con le nostre mani?

Risposta: No, non possiamo.

Domanda: Quindi cosa dobbiamo fare affinché il Bore faccia questo?

Risposta: SupplicaLo di cambiare la nostra natura.

Domanda: Devo sentirmi male a causa dell’ odio che provo per mio fratello?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma ci sentiamo male quando odiamo nostro fratello, giusto? O no?

Risposta: No.

Domanda: È Lui che fa sì che io mi senta male per questo odio?

Risposta: Sì.

Domanda: Stai affidando ogni cosa a Lui? Lasci che sia Lui a occuparsene?

Risposta: Chi altrimenti?

Commento: Se tutto dipende da Lui, ci sentiamo scoraggiati. Non possiamo fare nulla. Lasciamo che sia Lui a occuparsi di tutto e basta.

La mia risposta: Tu puoi chiedere.

Domanda: In linea di principio abbiamo un solo lavoro, quello di chiedere?

Risposta: Chiedere al Bore.

 

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 4/1/24

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Studiare e insegnare

Domanda: Secondo le fonti della kabbalah, sono previsti 6.000 anni per la correzione completa del mondo. E secondo il calendario ebraico siamo nell’anno 5785. Quindi la fase di correzione dovrebbe terminare nel 2240.
È una data certa o la correzione potrebbe finire prima o impiegare altre decine di migliaia di anni?

Risposta: No, non c’è una data esatta. Ma secondo tutte le indicazioni noi siamo, come si suol dire, alla fine dei giorni.

Domanda: Cosa dobbiamo fare per arrivare almeno al primo livello di sviluppo spirituale: la consapevolezza del male?

Risposta: Studiare e insegnare

Domanda: In altre parole, portare avanti il processo di educazione?

Risposta: Certamente! Non hai bisogno di nient’altro! Non appena saremo convinti che il nostro compito più importante è accettare le leggi di un corretto rapporto reciproco, inizieremo immediatamente ad aderire al nuovo sistema di relazioni e così accelereremo il nostro sviluppo.

[329700]

Da KabTV “L’era dell’ultima generazione” 9/5/24

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Pretendere la bontà è ignobile

Colui che ti ha fatto una volta una cortesia sarà più pronto a fartene un’altra rispetto a colui che tu stesso hai obbligato (Benjamin Franklin).

Risposta: Questo é buono, è vero.

Domanda: È un altro modo per dire: “Non aspettarti del bene da qualcuno a cui tu hai fatto il bene”?

Risposta: Sì.

Commento: Ma io mi aspetto segretamente cose buone.

Risposta: Sì, come se avessi pagato e ora lo vuoi indietro.

Domanda: Sì, ti ho fatto del bene, quindi anche tu fai del bene a me. È sbagliato?

Risposta: Non è che sia sbagliato, è ignobile.

Domanda: Quindi è nella nostra natura, giusto? Abbiamo una natura squallida.

Risposta: Senza dubbio.

Domanda: Quindi, se faccio del bene a qualcuno, secondo Franklin, è contagioso e posso farlo ancora e ancora e ancora?

Risposta: Sì, in genere accade come un’abitudine e l’uomo sviluppa già il bisogno di fare del bene.

Domanda: Quindi, puoi svilupparlo come un muscolo? Semplicemente esercitandolo?

Risposta: Sì.

Domanda: Lei consiglia a un uomo di fare questo?

Risposta: Certo, perché no?

Domanda: Quando dici “bene”, cosa intendi? Fare del bene a un altro, cosa è bene per lui?

Risposta: Non so cosa sia bene per lui! Quello che è bene per lui, è quello che dovrei fare.

Domanda: Ma prima di farlo, devo scoprire cosa è bene per lui? O decido in base alla mia percezione?

Risposta: Devi comunque scoprirlo. Devi conoscere l’altro e metterti nei suoi panni. E devi fare una cosa così buona, un’azione così buona che si adatti proprio a lui.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28.12.2013

 

Il 27 Marzo 2024 sarà possibile seguire un Webinar speciale “LA SAGGEZZA DELLA KABBALAH E IL SENSO DELLA VITA” pagina iscrizione: https://bit.ly/SensoDellaVita

 

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Come fanno gli insegnanti a gestire efficacemente l’insegnamento individualizzato?

Gestire efficacemente l’insegnamento individualizzato è un problema dell’educazione moderna. Tuttavia, dobbiamo verificare cosa si adatta alle caratteristiche dei bambini.

Ci sono molti casi di suddivisione degli studenti in classi in base agli argomenti, ma di solito avviene quando i bambini sono cresciuti un po’. Nella scuola elementare, possiamo anche vedere che i bambini hanno una loro direzione interiore, che diventa più chiara con l’età, ma dobbiamo aiutarli a fare chiarezza.

Penso che gli insegnanti debbano essere in grado di discernere l’atteggiamento di ogni studente nei confronti della realtà, le sue inclinazioni, i suoi interessi e la sua struttura interiore. Di conseguenza, raggrupperei gli studenti in base a caratteristiche distintive, come la sensibilità, l’attitudine intellettuale, l’affinità per la natura o la tecnologia e altro ancora. In questo modo, gli insegnanti possono adattare i loro metodi di insegnamento alle preferenze e agli stili di apprendimento di ciascun gruppo.

Possiamo discernere le qualità uniche degli studenti impiegando approcci didattici multiformi. Invece di aderire a un unico stile di insegnamento, dovremmo spiegare i concetti da varie angolazioni e fornire esempi tratti da diversi campi. Questo approccio permette agli studenti di comprendere il materiale in un modo che si allinei con i loro stili di apprendimento individuali.

Ricordo i miei giorni di scuola, quando a volte faticavo a comprendere un concetto presentato dall’insegnante. Tuttavia, quando mia madre spiegava lo stesso concetto in modo diverso, usando esempi che si adattavano al mio stile di apprendimento, io lo comprendevo più a fondo. Questo sottolinea l’importanza della flessibilità nell’insegnamento e il potenziale dell’uso di esempi relativi che si adattano alle preferenze di ogni studente.

Quando si tratta di percepire l’unicità di ogni studente, soprattutto da una prospettiva spirituale, noi insegnanti possiamo trarre grande beneficio dalla preparazione interiore. Suggerisco che gli insegnanti vedano il loro ruolo non solo come istruttori di bambini piccoli, ma come facilitatori dello sviluppo dell’umanità verso il suo stato finale, perfetto ed eterno, di completa connessione. In altre parole, più gli insegnanti sono consapevoli del modo in cui la natura ci sviluppa tutti verso stati di maggiore connessione, più possono allineare i loro metodi in modo da portare gli studenti a un crescente equilibrio con la natura. Riconoscere che ogni studente intraprende un viaggio unico nel suo sviluppo verso un maggiore stato di connessione con gli altri e con la natura può aiutarci a connetterci con i nostri studenti a un livello profondo.

Considerando il processo di insegnamento come un mezzo per guidare gli studenti verso un maggiore equilibrio con la natura, possiamo trascendere le nozioni convenzionali e riconoscere l’essenza interiore di ogni bambino. Questo cambiamento di prospettiva ci permette di scoprire le qualità distintive dei nostri studenti e di offrire un livello di soddisfazione più profondo.

Gestire efficacemente l’insegnamento individualizzato è un compito multiforme che richiede sensibilità, adattabilità e comprensione dell’unicità di ogni studente. Raggruppando gli studenti in base alle loro caratteristiche, utilizzando approcci didattici multiformi e adottando una prospettiva spirituale, noi insegnanti possiamo affrontare questa sfida in modo più efficace. In definitiva, il nostro obiettivo è quello di fornire un’istruzione su misura che permetta a ogni studente di prosperare nel proprio percorso di apprendimento e di scoperta di sé.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Come Dovremmo Descrivere il Mondo di Oggi in una Sola Frase?

Il mondo oggi è rappresentato come un unico sistema globale, interconnesso e interdipendente, e poiché desideriamo rimanere fedeli a noi stessi, con il nostro egoismo individualistico, mentre il mondo diventa sempre più connesso, sperimentiamo questa crescente connessione come sofferenza. 

È per questo che dobbiamo infondere una nuova forma di educazione e di istruzione nelle nostre vite, in modo da sviluppare nuove influenze che ci promuovano e ci guidino a realizzare positivamente la nostra crescente connessione, con considerazione, sostegno e incoraggiamento reciproci nelle nostre connessioni.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

 

Cosa significa essere veramente liberi?

Essere liberi significa essere liberi dai nostri desideri egoistici, che ci fanno desiderare di beneficiare noi stessi a spese degli altri e della natura. In altre parole, libertà significa liberarsi dalla nostra natura egoistica che ci governa, in modo che invece di pensare costantemente al nostro beneficio personale, pensiamo al beneficio degli altri, di tutti insieme come un unico insieme.

Analogamente a come pensiamo a noi stessi oggi, quando ci liberiamo dall’ego, pensiamo all’umanità come ora pensiamo a noi stessi. Inoltre, anche al di là dell’umanità, pensiamo all’intero universo, alla natura a livello immobile, vegetativo, animato e umano, come a un unico sistema di cui noi siamo le parti e che c’è una forza superiore che riempie e sostiene questo sistema.

Accettiamo quindi tutto come il nostro sistema, in cui viviamo e di cui ci prendiamo cura, e che tutto e tutti in questo sistema sono ugualmente importanti, prendendoci ugualmente cura di tutti al massimo delle nostre capacità.

Il raggiungimento di questo stato di libertà richiede il sostegno reciproco, la considerazione e l’incoraggiamento l’uno dell’altro per superare i nostri desideri egoistici e divisivi.

Come possiamo raggiungere un tale livello di sostegno, cura e incoraggiamento nella società, per superare l’ego?

Possiamo farlo attraverso l’educazione, cioè adattando le nostre influenze educative, mediatiche, sociali e culturali in modo da imparare perché siamo vivi, per cosa viviamo, come funziona la natura dentro e fuori di noi, cosa vuole la natura da noi, e in modo da raggiungere veramente uno stato di connessione umana positiva, con relazioni amichevoli tra le persone, le nazioni e i continenti, in modo che tutti si connettano in tutto il mondo “come un solo uomo con un solo cuore”.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.