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TES: Diario personale di un Kabbalista

Domanda: Se la chiave è attrarre la Luce su di noi, perché discutiamo così a fondo la struttura dei mondi descritti nel TES (Studio delle Dieci Sefirot) durante la lezione?

Risposta: Il nostro scopo non è di parlare della struttura dei mondi nei dettagli, ma semplicemente cercare di captare alcuni dettagli per utilizzare quello di cui ci parlano i kabbalisti; però, quando studiamo il TES, come qualsiasi altra fonte, in primo luogo dobbiamo pensare all’anima, perché è lì che risiedono tutti questi elementi dei quali leggo e dove avvengono tutti i fenomeni.

I kabbalisti, che hanno rivelato dentro di loro l’attributo della dazione, riconoscono quali azioni possono realizzare dentro di loro e ne scrivono a riguardo. Oltre a questo, non c’è niente. O siamo in una realtà immaginaria di questo mondo, la quale in realtà non esiste e dopo si dissolve e viviamo in essa come in un sogno, o realizziamo l’autentica realtà della dazione, la realtà del Creatore.

Dopotutto, non c’è “nessuno tranne Lui” e se qualcosa esiste davvero è soltanto lì. Il TES descrive in che maniera si rivela a noi questa realtà autentica all’interno dei nostri desideri.

Come kabbalista, posso descrivere fino a che punto entrerò in questa realtà e descriverò che in effetti essa opera in me, che mi connetterò e comincerò anche ad identificarmi con essa; gli altri cabalisti fanno lo stesso. In altre parole, tutti scriviamo della stessa unione con la eterna Luce superiore e di quello che troveremo in essa dal nostro punto nero della creazione, il “punto dell’assenza”.

Quando mi metto in contatto con la Luce ed ottengo l’equivalenza con essa, sento in che modo cominciano ad avvenire al mio interno diversi fenomeni, che si vestono in me dall’Alto verso il basso (la Luce di Chokhmà) o la estesa saggezza (la Luce di Hassadim). Questi fenomeni producono diverse sensazioni in me ed io le descrivo, dopo aver ricevuto l’opportunità di esprimerli con parole e suoni.

Però tutte le impressioni che abbiamo, derivano dall’incontro di questo punto nero con la Luce, nel quale il primo diventa simile all’ultima. Questa è l’essenza della saggezza della Kabbalah: trovare la Luce nel punto nero della creazione.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

Aiutami a risvegliarmi da questo sogno

Nello stato finale dobbiamo ritornare al luogo dal quale veniamo, al principio, dove eravamo insieme uniti, come un solo uomo con un solo cuore. Il Creatore ha creato solo una creatura, un desiderio.

Quando questo desiderio si divise in parti, la separazione avvenne solo in relazione a noi, è così che lo abbiamo sentito; però, ritornando allo stato di unità, sentiamo come se fossimo stati in un sogno. Abbiamo percepito questa separazione, tutto il mondo, tutta la realtà, eccetto il mondo dell’infinito, come un sogno.

Discendendo dal mondo dell’Infinito fino a questo mondo, attraverso i cinque mondi o occultamenti (“mondo” o “Olam” viene dalla parola “Alamà” o “occultamento”), abbiamo perso gradualmente la sensazione della realtà, come quando una persona si addentra gradualmente in un sogno, fin quando si addormenta completamente. Adesso, nella stessa maniera graduale, dobbiamo risvegliarci da questo sogno.

Tuttavia, l’unico stato perfetto esiste anche adesso e noi viviamo in esso. Abbiamo solo bisogno di chiarire che la nostra separazione è solo un sogno ed abbiamo bisogno di liberarcene. Ci sembra solo che cercando di dare allegria e ispirazione a tutti, ci preoccupiamo degli altri; in verità, questa è un’opportunità di lavorare su me stesso. Però è molto difficile che una persona si svegli da sé , ed inoltre , in quel caso sarebbe guidata da uno scopo egoistico di questo mondo e niente di più .

Per questo essenzialmente, donare agli amici, elevando il loro animo, mi riporta a quello stesso stato di unità. Io mi preoccupo della mia anima, aspirando ad unirla al resto delle parti, a tutte le altre anime. Questa è in particolare la missione di ogni persona, che riempiendosi realizza la sua anima.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.03.2011, preparazione per il Congresso WE!)

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Le origini del tempo

Domanda: Dove ha origine la misurazione del tempo in secondi, minuti, ore, settimane e mesi?

Risposta: Ha origine nell’astronomia, nel movimento della terra, del sole e della luna, in relazione l’uno con l’altro; però le radici superiori sono in Zeir Anpin, che si divide in sei parti. 12 Partzufim x 2 corrispondono alle 24 ore del giorno. Il Libro dello Zohar scrive riguardo a questo.

L’umanità ha stabilito per istinto una scala di tempo che corrisponde alla radice spirituale. Baal HaSulam ci da un esempio simile del contadino che una volta vide un monte e lo chiamò il Monte degli Ulivi. Questo nome ha un significato spirituale, ma lui pensò semplicemente che sarebbe stato un buon posto per piantare gli ulivi. È in questo modo che funziona la radice spirituale nella persona.

Questa stessa cosa si applica alle misurazioni del tempo. Le loro origini provengono dalla rotazione di Zeir Anpin e Malchut, di 24 Partzufim, di 6 Sefirot, dove ognuna è di 10, ciò che corrisponde a 60 secondi in un minuto e a 60 minuti in un’ora. Il sistema superiore si riflette nel nostro mondo sotto forma di interazione tra il sole, la luna e la terra.

Anche questa è l’origine della divisione del tempo in mesi ed anni, così come le misurazioni che non hanno equivalenti nell’astronomia, come la settimana, il settimo anno, il quindicesimo anno, ecc … Tutto proviene dal mondo spirituale.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 9.03.2011, sul Tempo)

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La luce nel tuo focolare

Introduzione al Libro dello Zohar” articolo: “L’ uscita di Rabbi Shimon dalla caverna”, articolo 186: “E questa luce che si trova dal cielo alla terra ed il illumina il mondo intero, fino a Atik Yomin, cioè Keter, arriva e si siede appropriatamente sul trono, cioè fino alla fine della correzione. E questa luce è completamente contenuta nella tua casa, cioè in sua figlia, poiché la figlia di Rabbi Pinchas era la sposa di Rabbi Shimon Bar Yochai, e dalla luce che era contenuta nella tua casa, esce una luce sottile, che è Rabbi Elazar, il figlio di sua figlia. Egli esce ed illumina tutto il mondo, beato sei”.

C’ è un sistema chiamato “i mondi”. Le anime sono soggette a questo come il frutto lo è all’ albero. Esiste una connessione tra i mondi (l’ albero) e le anime (il frutto), tra i frutti in sé, cioè le anime e tra le parti dell’ albero, cioè le Sefirot. Tutte loro sono connesse e tutte sono solamente Kelim (desideri) e Luci.

Allo stesso modo, tutti i personaggi descritti nel Libro dello Zohar, Rabbi Shimon, Rabbi Pinchas, Rabbi Elazar, la figlia di Rabbi Pinchas, sono le illuminazioni all’interno dei Kelim, unite per mezzo di determinate connessioni. È per questo che lo Zohar li chiama per il nome dei membri della famiglia, come “nonno”, “padre”, “figlio”, “figlia” o “sposa”, in funzione di cosa si parla.

Comunque, tutto questo, si relaziona solo con i Kelim o con le Luci. Queste ultime sono più importanti. L’ illuminazione che emana da un luogo all’ altro è chiamata “Rabbi Shimon”, “Rabbi Elazar” o “Rabbi Pinchas”.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8.02.2011, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Adesso è tempo per il lavoro indipendente

Tutto è composto da due triangoli: quello superiore con la Luce Diretta e quello inferiore con la Luce Riflessa, Ritornante. Il triangolo con la Luce Superiore si restringe verso il basso a causa del fatto che discende dai mondi Superiori verso il basso, per dare alla creatura il luogo dell’ esistenza nel quale si può realizzare la dazione elevando la Luce Riflessa.

Noi possiamo fare una sezione in ogni livello e possiamo vedere così questi triangoli: in funzione di quanto è stretta la Luce Diretta, la creatura è capace di elevare la Luce Riflessa. Quanto più in alto ci eleviamo, più grandi sono la Luce Diretta e quella Riflessa.

Ci sembra di vivere in determinati mondi, ma in realtà non c’ è niente a parte il desiderio e la Luce e così realizziamo il lavoro del Creatore, che lo vogliamo o no, che ce ne accorgiamo o no, che ne siamo coscienti o no, che siamo d’ accordo o no. Tu lavori sempre con il Creatore, l’unica differenza è se lo desideri oppure no.

I livelli della natura, inanimato, vegetale ed animato, operano senza rendersene conto, solo per istinto naturale; ma nel grado del parlante, dobbiamo comprendere, raggiungere la radice ed essere d’accordo con essa e solo allora agire in maniera corretta.

Pertanto, mentre ci sviluppavamo come “persone primitive” essendo rimaste così per migliaia di anni fino a poco tempo fa (ad eccezione dei kabbalisti che rivelarono i mondi superiori, cominciando con il primo “uomo” Adam HaRishon), abbiamo avanzato sotto la pressione del nostro desiderio egoista, che ci ha spinto ad evolvere.

Abbiamo fatto molti sforzi nel corso della storia. Abbiamo lavorato duro coltivando la terra, abbiamo realizzato diverse cose e prodotti, abbiamo combattuto, inventato macchine e nuove tecnologie, costruito case solo per poi distruggerle, fatto rivoluzioni in tutte le aree e livelli della vita. In sintesi, abbiamo fatto sforzi per esistere, per ricevere la Luce Diretta. Questi sforzi sono stati la nostra “Luce Riflessa” nei mondi spirituali.

Questa è stata l’ essenza del nostro sviluppo materiale. Materiale perché ha avuto luogo all’ interno del nostro desiderio egoista.

Nella nostra percezione della realtà ci sembrava di creare nella società relazioni concrete e raffinate, raccoglievamo, ma essenzialmente, abbiamo prodotto la Luce Riflessa ed al suo interno, abbiamo ricevuto la Luce Diretta. Intanto ci sembrava di lavorare nel mondo materiale, circondati dalle nostre macchine, dalle fabbriche, dalle case, dai campi e dai prodotti.

Così è sembrato al nostro desiderio egoista, mentre in realtà, i desideri (Kelim) con lo schermo e le Luci nei gradi, inanimato, vegetale ed animato stavano lavorando. Tutti noi ci comportavamo come bambini obbedienti, realizzando tutto quello che il Creatore voleva. Nessuno può sfuggire a questo, visto che è così che lavorano il desiderio di ricevere piacere e la Luce che agisce su di esso.

Quando raggiungeremo il grado del parlante, le considerazioni diventeranno completamente differenti. È per questo che non abbiamo più le forze … Il Creatore ci dice: “Fallo per conto tuo, da solo!”, ed io sono perso: “Farlo da solo? Mentre nessuno mi forza a farlo?” …

Il Creatore mi risveglia solo occasionalmente ed aspetta da me la Luce Riflessa. Adesso Lui vuole che lo faccia per conto mio. Questo è il lavoro che dobbiamo completare.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8.02.2011, “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”)

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L’ unione di venti miliardi di persone

Domanda: Vediamo che l’ uomo è un predatore. Tutto il significato della sua esistenza sta nel divorare che gli è vicino per conquistare il suo obbiettivo. Se raggiungeremo il sostegno reciproco e la popolazione della terra aumenterà fino a 20 o 25 miliardi di uomini, come si potrà realizzare di fatto tutto questo?

Risposta: Qual è il problema di essere in venti miliardi di persone? Immaginiamo che siano tutti nostri parenti e di sentirci una cosa sola con loro. Non ci darebbe affatto fastidio di stare con loro. Al contrario, cambieremmo il nostro atteggiamento verso gli altri: ci sentiremmo meglio ad averli tutti quanti il più vicino possibile.

Seguito della domanda: Ma cosa succederà se non ci saranno dei limiti?

Risposta: Ogni persona si pone dei limiti. Immaginiamo una madre con venti miliardi di figli. Questo numero potrebbe preoccuparla se lei avesse tutto quello che a loro servisse? Ella esiste nel mondo dell’ Infinito, cioè nel mondo della Luce, della soddisfazione, dell’appagamento e dell’abbondanza senza limiti.

Naturalmente, è difficile immaginare il modo in cui una persona può cambiare. Ma se ci troviamo vicino alla persona che amiamo veramente senza alcun tornaconto, allora vogliamo stare sempre con questa persona. Vogliamo averla sempre e il più possibile vicino.

Quindi, quale sarebbe il problema di avere venti miliardi di persone che amiamo? Non ci accorgeremmo di averne venti miliardi. Le sentiremmo tutte insieme a noi. Questo è il massimo stato desiderabile e quello più vantaggioso.

Nella realtà non divideremmo le persone in venti miliardi di individui, ma ci sarebbe un unico noi. Questa è ciò che si chiama inclusione.

Il nostro ostacolo è un problema psicologico. Non riusciamo ad immaginare il modo in cui questo potrebbe avvenire. Noi immaginiamo di esistere nei nostri corpi, ma quando raggiungeremo il reciproco sostegno allora, invece dei corpi, percepiremo il potenziale interiore di ogni uomo.

(Dalla seconda lezione del Congresso di Berlino del 28.01.2011)

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Vivere come un’ anima

Per prima cosa, dobbiamo sviluppare una relazione descritta come “Quello che tu odi non farlo agli altri”, seguita da “Ama l’altro come ami te stesso”. Dobbiamo solo determinare chi è “l’altro” (l’ amico), chi sono io e cosa significa “fare”. Riguarda le azioni della persona in relazione all’ amico, il che deve acquisire una forma tangibile in questo mondo in tutta la specie umana.

Alla fine, queste relazioni si manifesteranno tra gli esseri umani, il che può essere chiamato il Mondo dell’ Infinito e significherà la correzione finale (Gmar Tikkun). Qui, in questa sfera chiamata Terra, tra questi corpi animati, stabiliremo relazioni che saranno chiamate la nostra anima infinita.

Quando arriveremo a questo punto, ci troveremo in un altro mondo. Non ci sarà più la necessità di sperimentare tutta questa materialità e questa si dissolverà dalla nostra percezione. Anche adesso, esiste solamente nella nostra percezione; tutta questa realtà non è nient’ altro che qualcosa di immaginario.

Questo è l’ unico scopo della nostra esistenza sulla terra. Questo è il luogo nel quale tutto avviene.

Prima della caduta del Tempio, quando le persone vivevano nella spiritualità, non vivevano davvero in un’ altra galassia o dimensione, oppure si? È vero che internamente vivevano in un’ altra dimensione con un’ attitudine differente. Tuttavia, insieme a questo, esistevano anche questo mondo, la natura inanimata, vegetale ed animata e tutti vivevano una vita normale. Allevavano il bestiame, amministravano le proprietà, avevano figli, lavoro e pagavano le tasse.

Tuttavia, le relazioni tra di loro erano spirituali, poiché tutti loro vivevano nella dazione reciproca e la conservavano nei limiti delle loro capacità. Ogni persona era importante in base alla sua capacità di dare. Il giudizio era basato sullo stesso principio: dal punto di vista di quanto danno abbia portato una persona alla società e di quanto rapidamente si sia esteso il suo desiderio egoista.

Questa è la maniera nella quale il popolo di Israele, che Abramo portò fuori da Babilonia, visse fino alla caduta del secondo Tempio. Adesso, nel gruppo, dobbiamo realizzare nella pratica quello che la saggezza della Kabbalah insegna, cioè che le nostre relazioni interiori devono essere basate sull’ amore e l’unità, in maniera da poter vivere “come un’anima”.

Non ha niente a che vedere con la vicinanza esterna. Non abbiamo bisogno nei fatti di mangiare dallo stesso piatto, di vivere nella stessa casa e mantenere un’ abitazione collettiva. Tutto è incentrato sulle relazioni interiori.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12.01.2011, “La qualità della saggezza nascosta, in generale”)

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Se sei un principiante non preoccuparti, la Kabbalah è semplice!

Una persona che comincia a studiare la scienza della Kabbalah scopre che le sue idee precedenti sono lontane dalla realtà. “Corpo”, “anima” ed altre nozioni familiari acquisiscono un significato completamente differente.

La scienza della Kabbalah ordina tutto in maniera molto semplice, praticamente non ti lascia alcuna possibilità di confonderti. C’ è un desiderio verso il piacere, all’ interno del quale possono essere percepite le differenti forme della dazione, e questa è l’ unica cosa che succede nella nostra realtà.

In funzione del livello di dazione nel quale ti trovi, quella è la realtà che senti. Puoi sentire la realtà al livello zero, in altre parole, puoi vivere nel nostro mondo, nel quale il grado della dazione è uguale a zero. Siamo nella parte inferiore, ma anche in questo caso ci sono quattro livelli di sviluppo: inanimato, vegetale, animale ed umano.

Poi, nella misura in cui ascendi i 125 livelli della scala spirituale, raggiungerai il grado della dazione, o in altre parole, il Creatore. Alla fine, nel 125° livello raggiungerai il 100% della dazione.

Stiamo parlando dell’ equivalenza della forma o di come la creazione acquisisce una forma di dazione al di sopra del desiderio di ricevere piacere. Tu devi sempre ascendere nel tuo desiderio di ricevere con il fine di acquisire la forma del desiderio di dare al di sopra di esso. La forma della dazione si veste sul desiderio di ricevere portandoti al grado della dazione, perché hai attualizzato questo in una misura specifica. È così che diventi simile ed uguale al Creatore, diventando umano (Adam).

In essenza, questo è molto semplice: devi solo combinare le due qualità correttamente, salendo lungo una scala inclinata che è costruita da due forze o due linee, la destra e la sinistra. Pertanto, i principianti ricevono spiegazioni chiare. Di fatto, i kabbalisti non fanno nessuna distinzione tra i mondi. Tutto dipende dalla persona: sviluppa la tua capacità verso la forma della dazione e potrai vedere di più di quanto tu faccia adesso.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6.01.2011, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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Uno, nel quale si uniscono mente e cuore

Esiste un alto principio, che è il Creatore – Uno, Unico e Unitario

Una unica forza superiore ha edificato tutta la creazione – essa esisteva già da prima, esiste insieme alla creazione ed esisterà dopo di essa, ossia esiste in tutte le condizioni.

Noi possiamo definirla secondo diversi punti di vista, a secondo l’ approccio, il che denuncia la nostra imperfezione, e perciò la definiamo come Una, Unica, Unitaria.

Ma tutte queste diverse definizioni della forza superiore, del Creatore, esistono solamente in relazione a noi stessi.

Uno – significa che non c’ è stata nessun’ altra forza che abbia partecipato alla creazione. Com’è detto: “Nessuno oltre a Lui”.

Unico – significa che Egli si unisce a tutte queste sue azioni e non ha alcun’ altro proposito.

Unitario – significa che, anche se queste azioni ci sembrano non collegate, e talvolta addirittura contraddittorie, questo è solamente perché noi stessi ci veniamo a trovare in posizioni diverse e contraddittorie rispetto alla Sua situazione. Per questo motivo ci sembra così. “Ognuno giudica secondo la propria corruzione”. Tuttavia, a seconda di quanto ci stiamo correggendo, tutte queste differenti condizioni e caratteristiche, che si differenziano in tutti i sensi, poco alla volta si riuniranno in una sola nozione.

Uno” – significa perfezione. Infatti se sono due, risulta che in qualche cosa si differenziano, che a uno mancano delle qualità che l’ altro possiede. In due si completano l’ un l’ altro.

Se non fossero due, ma un milione, allora ognuno sarebbe molto più lacunoso. In ognuno ci sarebbe solamente una milionesima parte di perfezione, e ne mancherebbero le altre 999.999

Se noi diciamo che non ce n’ è più di uno, allora significa che in Lui c’ è tutto!

Ma a me non pare che in Lui ci sia tutto, perché ci sono io opposto a Lui. Allora significa che il problema è in me, non in Lui.

Se Lui è uno e tutto è in Lui, allora non è importante come io Lo percepisco: come buono e cattivo, luce e tenebra, freddo e caldo, io devo capire che in Lui non ci sono tutte queste differenti caratteristiche. In Lui non c’ è né bontà né odio. Queste differenze esistono solo nelle mie sensazioni.

Se io dico che il Creatore è buono, – anche questo non fa parte della definizione: “Uno“. Uno significa che in esso non c’ è niente! Né di male, né di bene.

In questo modo io lo giudico per via delle Sue diverse manifestazioni che riguardano me. Ma Lui stesso, l’ Uno, è qualcosa di assolutamente astratto, che prescinde anche dal bene. E anche questa è solo una mia personale sensazione.

Questo concetto di “Uno“, con la sua perfezione di percezione e di comprensione ispira l’uomo. In questo Uno – e il cuore, e la mente si uniscono.
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(Dalla lezione sull’ articolo “Il carattere della scienza della Kabbalah” 13.01.2011)

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Il primordiale punto dell’ amore

E’ per noi assolutamente necessario conoscere la propria natura, tutti i nostri reati, i nostri errori involontari, altrimenti non riusciremo a sollevarci e riconoscere il Faraone in noi, e a sapere quanto egli ci disturbi. Proprio suo tramite vogliamo arrivare al servizio del Creatore.

Cosa significa: “Lascia andare il mio popolo”? Dicono che il Faraone addirittura accompagni il popolo d’ Israele all’uscita dall’ Egitto. Bisogna proprio che ci si chiarisca tutto, per renderci pronti all’ uscita, e poi uscire! Il Faraone ci trattiene fino a quando non saremo forti abbastanza e non saremo pronti.

Quando noi attraversiamo il confine col mondo spirituale ed entriamo nel Machsom, significa che abbiamo il desiderio e la forza sufficienti, altrimenti non ne saremo capaci. Perciò il Faraone, con la sua resistenza, ci sta solamente aiutando!

In tal modo noi superiamo tutti gli ostacoli, e grazie a ciò, conseguiamo la virtù del donare, della resistenza all’ egoismo, la robustezza dello schermo, e il desiderio. Aumentiamo la forza del desiderio e dell’ aspirazione verso lo spirito. Tutte le “anti-forze”, tutte le interferenze e le sofferenze ci vengono date solamente per rinforzarci ed istruirci.

Così dobbiamo guardare ad ogni nostra situazione, ad ogni nostro pensiero o sensazione che ci venga naturalmente, e sapere che proprio è lì dove dobbiamo lavorare. Non c’è assolutamente niente che possiamo lasciare così com’è, non corretto.

Per prima cosa scopriamo il livello del “hafetz-hesed” (solamente desiderio di dazione), al di sopra di ogni nostro pensiero o desiderio egoistico, e riconoscendo ogni loro crimine ed errore. Ci rendiamo coscienti che tutto ci viene da una superiore forza di donazione. Troviamo inoltre i vincoli dell’ amore, realizzando l’ azione di ricevere allo scopo di dare, e tramite essi, incominciando a comprendere cosa significhi l’ amore. Come risultato, ci innalziamo ad un tale stato che si chiama Keter.

Keter non ha niente a che fare con la fisicità e con qualsiasi cosa si svolga al di sotto di lei. In lei c’ è solamente la causa di tutto ciò che avviene di sotto.

E tutto ciò che avviene al di sotto di Keter, fino alla stessa Malchut, è solamente per dare alla stessa Malchut la possibilità di risollevarsi e assimilarsi a Keter.

Perciò, alla fine, noi instauriamo lo stesso rapporto col Creatore, come Egli con noi, al di sopra di tutto il nostro mondo materiale e di tutto ciò che ci succede. E allora non rimane alcun legame con tutto ciò che è passato, vissuto, deciso, fatto, rivelato, né da parte Sua, né da parte nostra.

Tutto questo risulta evidentemente e assolutamente essere il primo e il fondamentale rapporto di Lui con noi e di noi con Lui.

Questo significa che noi scopriamo tutto solamente in Keter, nella luce dell’ Amore, quando non sarà più importante per noi alcuna azione o regalo accettato per poter dare o dare per dare. Tutte le differenze vengono a cadere e tutto si fonde nella comprensione dell’ unità.

Il materiale e la forma di ciò che si ottiene è come se non esistessero più, perché sono stati fatti dal Creatore, fin dall’ inizio, solamente per aiutarci a raggiungere quel primordiale punto dal quale il Creatore ha incominciato la creazione.
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(Da una lezione sullo scritto “Kabbalah e Filosofia” 03.01.2011)

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