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Il pentimento prima di Rosh Hashanah

Dr. Michael LaitmanPer chiedere perdono, bisogna sapere che cos’è l’amore per le persone come te e che cosa significa farsi queste domande “Cos’è che non ho fatto in nome di questo amore? Se è necessario sentire di avere l’amore per altri, che è la principale Mitzvah (Precetto) della Torah, lo sento o non lo sento affatto?”. Molte persone pensano che sia sufficiente fare solo le Mitzvot (Precetti) fisiche.

I Kabbalisti ci consigliano di unirci in gruppi di 10, in modo che insieme possiamo verificare se ci stiamo veramente trattando bene a vicenda. Stanno tutti cercano di prendere le distanze dal proprio ego e si connettono agli altri, si integrano con i desideri di tutti e sentono l’amore tra di noi?

Se ci rendiamo conto che tutto questo non esiste, ci sentiamo da biasimare, quindi chiediamo perdono. Il perdono serve per non uscire dalla condizione principale di “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Oggi, questa condizione è diventata un imperativo per tutto il mondo per poter uscire dalla crisi globale. Ma il popolo di Israele deve essere il primo a realizzarlo, e noi non lo facciamo. Quindi chiediamo la forza che ci aiuti a raggiungere questo amore. Vediamo chiaramente di non essere preparati a svolgere questa condizione da soli, tuttavia, possiamo chiedere aiuto. E concludiamo il Selichot (Perdono) chiedendo di poter compiere la principale Mitzvah e far avvicinare le persone. Attraverso questo, ci avviciniamo sempre più anche noi alla forza superiore, al Creatore.

L’uomo non può realizzarlo da solo, quindi lavoriamo in gruppo, questo è il modo in cui controlliamo se abbiamo raggiunto o meno la reciproca dazione e la connessione. Altrimenti abbiamo bisogno di chiedere la forza per aiutarci a connetterci e per raggiungere l’unione. Questa richiesta comune è chiamata preghiera e deriva dalla nostra connessione, dal centro del nostro cerchio, come una colonna che si erge verso l’alto. Quando esaminiamo la nostra unione, raggiungiamo il Selichot.

Da questo punto, vediamo che senza studiare la Saggezza della Kabbalah è impossibile scoprire cosa chiedere, da cosa dobbiamo essere attratti, lo scopo della Creazione e come la Torah è collegata alle Mitzvot di amore per gli altri e di amore per il Creatore attraverso l’intero ordine della correzione. La Saggezza della Kabbalah ci insegna come realizzare noi stessi secondo ciò che è scritto nella Torah. L’unica Mitzvah è quella di superare il nostro ego e di raggiungere la connessione e l’unione tra tutti. Essa comprende, al suo interno, tutto il resto delle Mitzvot, le quali sono correzioni individuali del nostro ego. Il desiderio egoistico è composto da 613 parti, dobbiamo correggerle tutte a cominciare dalla più semplice fino a quelle sempre più difficili. Così è necessario effettuare le 613 correzioni, chiamate le 613 (Taryag) Mitzvot.

Quando ci aiutiamo l’un l’altro, in ultima analisi, raggiungiamo la redenzione, nel senso che scopriamo la forza superiore, il Creatore, dentro la nostra connessione reciproca corretta della dazione e dall’amore. Questo è il perdono prima di Rosh Hashanah. Ovviamente, è impossibile iniziare un nuovo anno, un nuovo inizio, il livello successivo, verso il quale dobbiamo salire grazie alla nostra correzione, senza chiarire tutto quello che abbiamo passato. E questa è l’essenza del pentimento, chiedere con maggior vigore alla Luce che Riforma di correggerci e di renderci possibile il raggiungere un’unione ancora più forte.

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Dalla trasmissione di Kab.TV “Selichot” 17.08.2015

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La Torah: cambia te stesso per rivelare il Creatore

Dr Michael LaitmanDalla Torah (Numeri 14:13-16): “Mosè disse al Signore: Ma gli Egiziani hanno sentito che Tu hai portato questa nazione fuori dal loro seno con grande potenza. Diranno agli abitanti di questa terra che avevano sentito che Tu, oh Signore, sei in mezzo a questo popolo; che Tu, Signore, sei apparso a loro faccia a faccia e hai appoggiato una nuvola su di loro. E che Tu andavi davanti a loro con una colonna di nubi di giorno e con una colonna di fuoco di notte, e se Tu uccidi questa nazione come un sol uomo, le nazioni che hanno sentito parlare della Tua reputazione diranno quanto segue: ‘Dal momento che il Signore non ha avuto la capacità di portare questa nazione verso la Terra che Lui giurò loro, li ha massacrati nel deserto'”.

Mosè sembra dire al Creatore: “Potevi educare i tuoi figli in modo appropriato, se non con incentivi allora almeno con le punizioni. Che tipo di educatore sei se Tu punisci semplicemente i tuoi figli e li uccidi?”.

Mosè è il punto più interno del cuore dell’uomo, il posto in cui può essere in contatto con il Creatore. Quando ascende al livello successivo, dal livello di Bina al livello di Chochma, per esempio, subisce un cambiamento interiore. Egli deve dirlo! Non è che Mosè inizia a lamentarsi così improvvisamente: “Come osi comportarti in quel modo?!”. Nel complesso, le persone religiose temono tali pensieri: “E’ possibile pensare in questo modo del Creatore? Dio non voglia! Che ne sarà di me se penso in questo modo?”. D’altra parte, qui la situazione è opposta, dal momento che, dopo tutto, è la natura stessa ad essere stata creata dal Creatore, e ora si ribella contro di Lui dentro di noi, in modo da poter realmente capire che la nostra situazione attuale è opposta alla natura.

Questo significa che quando l’uomo ascende e si avvicina al Creatore, non ha paura di non essere d’accordo con Lui e di maledirLo, anche dal profondo della suo cuore. Lui è contento di questi cambiamenti perché, in realtà, indicano il suo vero stato superiore.

Quello che Mosè dice, quindi, indica che sta per completare il livello con cui ha guidato il popolo nel deserto per 40 anni. Lui ha cambiato l’attributo di ricezione in attributo di dazione, ed ora consegue le ultime correzioni del suo ego. Questo livello è come un missile che ha adempiuto alla sua funzione, si stacca e brucia nell’atmosfera.

Le lamentele di Mosè derivano dallo stato di fine della correzione, dopo aver completato il suo lavoro sul livello attuale. Il livello successivo è totalmente diverso e in questo livello esiste l’adempimento di ricevere con l’intenzione di dare.

È impossibile compiere la missione che il Creatore dà ora alle persone che hanno appena attraversato il deserto e Lo hanno raggiunto. Questa missione non può essere conseguita in questo modo poiché la fase successiva è quella di ricevere con l’intenzione di dare. Nella fase successiva, detta il passaggio della frontiera della Terra di Israele, i cambiamenti nella persona dall’esterno verso l’interno avvengono nei vasi completamente nuovi apparsi in lui, questo è un nuovo metodo di lavoro su se stessi ed è una nuova percezione del mondo. Questa non è solo la sensazione del mondo, ma l’inizio della realizzazione di come lui deve correggere il mondo. Fino ad allora, si è solo preparato ad entrare nella Terra di Israele e a conquistarla, il che significa sconfiggere tutte le nazioni dei giganti che ci vivono e raggiungere un livello tale per cui i frutti giganti che lui ha trasportato dovrebbero diventare luce, poiché può ricevere con l’intenzione di dare.

Pertanto, le lamentele di Mosè avvengono solo perché chiede al Creatore nuove competenze e nuove conoscenze. Egli vuole imparare una nuova correzione e vuole ricevere l’istruzione su come entrare in questa terra e conquistarla. All’interno dell’uomo deve esserci uno sconvolgimento estremo e deve trasformarsi in un uomo diverso.

Domanda: Questo significa che Mosè può lamentarsi con il Creatore?

Risposta: Il discorso tra Mosè e il Creatore è il riconoscimento completo di ciò che dovrebbe succedergli ora: “Ho bisogno di una trasformazione interiore e Tu devi farlo per me”. Se non si lamenta col Creatore per questo, significa che non è ancora pronto alla transizione. Pertanto, tutto ciò che Mosè dice, può sembrare un grave attacco al Creatore, ma in realtà Lui lo desidera. Questo significa che l’uomo comprende la grave trasformazione interiore che deve subire per poter iniziare a lavorare con il suo ego con l’intenzione di dare. Nessuno può immaginarselo.

Commento: Invece di non dire il nome di Dio invano e di non essere arrabbiati con Lui, ecc., tutto avviene esattamente al contrario.

Risposta: Non dobbiamo avere paura di nulla. Il Creatore è la caratteristica della bontà assoluta. Lui è inanimato e senza vita fino a quando tu Lo porti alla vita attraverso i tuoi sentimenti. Proprio come puoi essere arrabbiato come un vulcano che distrugge una determinata regione o puoi temere il sole, la luna o i terremoti quando attribuisci i tuoi sentimenti ad oggetti inanimati, puoi anche relazionarti al Creatore nella stessa maniera, alla caratteristica di dazione e amore assoluti. Non puoi dare in un modo o nell’altro, ma devi semplicemente cambiare te stesso.

Quando cambi te stesso, cambi la tua personale ricezione e quindi il Creatore ti sembra diverso. Ma in realtà, quello che sta cambiando sei tu! Tutta la Torah si basa sulla preghiera, che in ebraico deriva dalla parola radice che significa giudicare se stesso.

Preghiera significa auto-giudizio e chiedere che cosa ho bisogno di cambiare dentro di me per rivelare il Creatore come bene assoluto. Ovviamente, questo è il punto in cui finisce qui il lavoro di Mosè, tuttavia è la preparazione alla fase successiva.
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Dalla trasmissione di Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2015

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La legge immutabile della Natura

Dr Michael LaitmanIl Creatore è la legge superiore e generale della natura. Nella Torah è descritto come Mosè gridò quando si rivolse al Creatore, ma non c’era nessuno a cui rivolgersi. Com’è scritto “Una voce chiama … nel deserto” (Isaia 40: 3).

Generalmente esprimiamo le nostre immagini, le nostre impressioni e il nostro rapporto reciproco con il Creatore proprio come esprimeremmo la nostra rabbia verso un computer malfunzionante.

Tuttavia, di fatto, la forza superiore è la legge immutabile della natura, e così è scritto: “Egli ha emesso un decreto, che non cambierà” (Salmo 148: 6). Non c’è nessuno quindi, a cui rivolgersi tranne te stesso!

Esiste un programma immutabile dentro il quale ci ritroviamo e dobbiamo lavorarci all’interno. In caso contrario, ci sforziamo e prendiamo i dolori fino a che raggiungiamo la consapevolezza di come continuare ad andare avanti.

Nulla cambierà in meglio se non lavoriamo su noi stessi, al fine di raggiungere una buona connessione con gli altri e, per di più, con tutti quanti! Non ci aiuteranno né i buoni rapporti in famiglia e nemmeno con tutti gli uomini. Le alleanze egoistiche qui non aiuteranno; deve essere tutto assolutamente altruistico.

Abbiamo bisogno di lavorare al di sopra di noi stessi, al di fuori di tutti i calcoli egoistici. Questo è il modo in cui dobbiamo prendere in considerazione tutti, solo con le connessioni altruistiche.

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Dalla trasmissione di KabTV “I segreti del Libro Eterno” 25/02/2015

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Esiste un Dio?

Dr. Michael LaitmanDomanda: Esiste un Dio?

Risposta: Io non so cosa intendono le persone quando dicono “Dio”. Se con “Dio” si intende una forza che controlla tutto, allora questa forza è la natura.

Quanto più impariamo sulla natura, vediamo che tutto è razionale, equilibrato, e funziona secondo le proprie leggi. Noi conosciamo alcune di queste leggi, altre non ancora, e per questo motivo la loro essenza è nascosta a noi. Noi crediamo in vari miracoli e azioni che apparentemente possono influenzare il nostro corso delle azioni, e questo è tutto perché ci manca la conoscenza. La scienza della Kabbalah offre la possibilità di imparare queste leggi.

La natura può essere chiamata Dio, se ci ricordiamo che si tratta di una forza assolutamente rigida, che non dimora in nessuno dei nostri desideri. Non è come i nostri genitori dai quali possiamo andare a piangere e loro avranno pietà di noi. Le nostre lacrime non ci aiuteranno. Si tratta di un sistema che agisce secondo le sue leggi precise. Come è scritto, “Ho dato una legge, e non la cambierò.”

Secondo la scienza della Kabbalah, il valore numerico (Gematria) della parola “natura” e “Dio/Creatore” è lo stesso. Quindi, rivolgersi al Creatore è la stessa cosa che rivolgersi alla natura. Tuttavia, è meglio chiamare questa forza natura perché così capiamo subito che stiamo parlando di leggi rigide e supplicarle non ci aiuterà.

Una persona dovrebbe sapere come comportarsi e correggersi in modo che queste leggi diventino benevole per lui. E se non le usa correttamente, allora naturalmente lui riceverà una reazione negativa, come per tutte le leggi fisiche.

Pertanto, non vi è alcun Dio che siamo in grado di addolcire o in qualche modo placare!
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Da Kab.TV “Conversazioni con Michael Laitman” 10.06.2015

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Il valore del desiderio

Dr. Michael LaitmanLa Torà, “Levitico,” 27:1 – 27:4, 27:7: “Il Signore disse ancora a Mosè: dicendo, “Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Se qualcuno farà un voto per consacrare una persona al Signore, tu ne stimerai il costo. Per un maschio dai venti ai sessant’anni, la tua stima sarà di cinquanta sicli d’argento, secondo il siclo del santuario; se si tratta di una donna, la tua stima sarà di trenta sicli; Dai sessant’anni in su, la tua stima sarà di quindici sicli per un maschio e di dieci sicli per una femmina.”

Il valore si riferisce alla dimensione del desiderio, alla sua intensità, la quale deve essere espressa da una persona nel suo rapporto con il Creatore. Il significato di “Se qualcuno farà un voto per consacrare una persona al Signore,” è secondo questo valore.

Un siclo rappresenta il desiderio, ciò che è richiesto ad una persona chiamata un uomo o una donna di una certa età. Viene determinato secondo l’intensità del loro lavoro allo scopo di dazione e quindi essi sono simili al Creatore e sono connessi a Lui.
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Da Kab.TV “I segreti del Libro Eterno” 10.12.2014

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Il popolo d’Israele – Il punto di connessione fra i mondi

Dr. Michael LaitmanLa Torà, “Levitico, 26:44: “E, nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro nemici, io non lì disprezzerò e non li prenderò in avversione fino al punto di annientarli del tutto e di rompere il mio patto con loro; poiché io sono l’Eterno, il loro Dio.”

Il compito spirituale collocato sulla parte di umanità chiamata il “popolo di Israele” non si trasmette agli altri popoli e non può essere trasferito a loro.

Dipende dal fondamento interiore dell’anima in tutti i popoli. Se è stata creata da quella parte della illuminazione dell’anima collettiva (Galgalta ve Eynaim) che una volta ha risposto alla chiamata di Abramo, non può essere cambiata o distrutta. Questa parte è in ogni generazione e crea un corpo fisico intorno ad essa. In questa maniera, tutto va avanti. Anche se il popolo d’Israele avesse voluto, non avrebbe potuto rinunciare o negare ciò. Questo è impossibile. Si tratta di una parte costante del desiderio generale creato dal Creatore chiamato Galgalta ve Eynaim, che è la parte più piccola, più chiara e più vicina alle caratteristiche di dazione.

Deve svolgere il suo destino. Non c’è scampo; questa è una legge fisica. Il popolo d’Israele è il punto di connessione fra il nostro mondo e il mondo superiore.

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Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 10.12.2014

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Che cos’è la profezia?

Dr. Michael LaitmanLa profezia è un livello di raggiungimento spirituale. I profeti sono apparsi dopo che il Tempio fu costruito, quando la nazione d’Israele ha iniziato la sua discesa dal livello in cui era. I profeti vengono dopo la Torà. Dopo il tempo della Torà viene il tempo dei profeti, e poi c’è il tempo delle Scritture.

Lo stato dei Profeti è stato rivelato dopo che la nazione entrò nella terra d’Israele. Un profeta è un certo livello di connessione con il Creatore. Fondamentalmente, ogni Kabbalista è a quel livello, ma un profeta è una persona che rivela il Creatore sia a livello di Bina che a livello di Hochma, in accordo al suo raggiungimento interiore.

A livello di Bina, lui dice: “Ho sentito”, perché Bina simboleggia l’udito spirituale e al livello della Luce di Hochma lui dice: “Ho visto”, perché Hochma simboleggia la vista spirituale
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Da Kab.TV di “I Segreti del Libro Eterno“10.12.2014

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Addestrando l’asino

Dr. Michael LaitmanDomanda: Come posso arrivare al punto dove ricevo ogni sensazione in ogni momento correttamente?

Risposta: La cosa più importante è che devi essere staccato da te stesso e provare ad aderire emotivamente e mentalmente all’Elyon (Unico Superiore). Voglio vedere me stesso come mi vede il Creatore.

Perché amiamo i bambini piccoli? È perché si comportano onestamente e naturalmente, senza ipocrisia. Un bambino vuole qualcosa, lo afferra. Con lui, ogni cosa è semplice e aperta, in altre parole, entro uno stato di comportamento: lui sente riempimento dalla natura, si comporta così. Gli adulti fanno tanti tipi di calcoli, quindi non possono tollerare se stessi o gli altri.

Comunque, quando guardiamo un bambino, immediatamente vediamo ciò che lo motiva e quel che lo dirige. Vediamo il suo carattere. Dopo tutto, lui si comporta molto semplicemente e nel presente. Questo è un comportamento unidimensionale, dietro il quale niente viene nascosto. Dobbiamo cominciare a guadare noi stessi in questo modo, dal punto di vista del Creatore e come Lui mi ha creato, mi adempie, e cambia le Reshimot (reminiscenze) in me in ogni momento, grazie ai quali costantemente scopro me stesso in una situazione nuova e in un mondo che cambia.

La Reshimo definisce chi sono dentro e come ricevo il mondo. Devo continuamente realizzare il Reshimo come se fosse “Non c’è nessun altro oltre a Lui,” il buono che fa il bene. In rapporto con il mio stato interiore, il mondo esteriore, e in rapporto con tutti, l’unità della provvidenza viene rivelata.

Se provo a guadare tutto ciò che sta succedendo attraverso gli occhi del Creatore per quanto sia possibile, poi grazie a questo, comincio a imparare e diventare come Lui, come un bambino che imita un adulto. Apparentemente, il bambino non riceve nessun beneficio da questo, ma nonostante tutto, lui vuole essere come l’adulto. Cresciamo anche noi in questo modo.

La cosa principale è quella di dividere i due strati di pelle: quel che è connesso alla carne e lo strato esteriore. Dobbiamo poi acquisire una visione più obiettiva di noi stessi dal lato.

Tutti i consigli sono derivati da lì: accettando l’opinione dell’ambiente, l’opinione del gruppo, invece dell’opinione di me stesso, e aderendo ad un amico e facendo il mio desiderio come suo desiderio. In una forma come questa, gradualmente cominciamo a separarci da noi stessi e vediamo noi stessi dal lato.

Chiedo che la Luce mi influenzi e mi dia comprensione, sensazione, e il riconoscimento della necessità di fare qualcosa con me stesso. Voglio cambiare anch’io.

Una bestia aderisce alle Reshimot che sale dentro di lui e lo realizza senza alcuna richiesta esterna. Si chiama istinto, un comportamento naturale sul livello dell’ inanimato, vegetale, e animato.

Se voglio andare via da questo comportamento e guardare a quel che sta succedendo a me dal lato, comincio ad esaminare il mio comportamento e a cambiarlo. Qui, ho bisogno della Luce che Riforma: ho bisogno del gruppo. Questo è il punto da cui ho cominciato a svilupparmi sul livello di Adamo (Uomo/umano), il primo punto dal quale Adamo comincia a crescere in me sopra al comportamento istintivo, bestiale.

Può essere che continuo ad agire sotto l’influenza dei miei istinti perché non ho la possibilità di essere liberato da essi. Tuttavia, costantemente provo a vedere me stesso dal lato, come una persona che cammina accanto al suo cane e lo tiene con un guinzaglio.

Nel frattempo, vediamo che la bestia gestisce la persona. Tuttavia, egli coscientemente lascia fare al suo asino questo in modo che, intanto, può insegnargli. Quando addestriamo un animale selvaggio, prima di tutto, facciamo quel che vuole in modo che si abitui alla persona accanto ad esso, e dopo questo, siamo in grado di montarlo e gradualmente cavalcarlo.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 04.05.2014, Scritti di Rabash

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Liberarsi dall’Angelo della morte

Dr. Michael LaitmanL’Hagada di Pesach ci dice che una persona ha la possibilità di pianificare la propria vita e diventare il suo padrone. Ci spiega l’obiettivo che lui deve raggiungere, i mezzi per realizzarlo e ciò che lui deve cambiare dentro di sé. Ci dà tutti i dettagli.

L’Hagada di Pesach, in primo luogo, dà ad una persona i mezzi per capire che cosa la sua vita è oggi e quanto sia limitato e morto.

Rivela come uno può fare un passo avanti e uscire da questa vita morta per salire ad uno stato sopra la nostra natura attuale, al fine di raggiungere il livello ideale di libertà.

Questo è chiamato liberazione dall’angelo della morte, perché ci eleviamo sopra la morte.

Domanda: Che cosa significa superare la morte?

Risposta: Significa vivere una vita eterna.

Domanda: Questo significa che non morirò mai? Non ho mai visto una sola persona che è vissuta per sempre.

Risposta: Solo i corpi muoiono. Ma noi scopriamo un’altra entità in noi stessi, che è l’essere umano interiore, il mio “io”. Questo “Io” interiore viene rimosso dal mio corpo e non sente la morte.

Coloro che vogliono davvero ottenere la libertà e la vita eterna possono imparare come realizzare questo utilizzando la saggezza della Kabbalah. E’ del tutto possibile, come è scritto: “Vedrai il tuo mondo nel tempo della tua vita”, cioè, siamo in grado di rivelare in esso la forza superiore, il Creatore. Ognuno è in grado di raggiungere questo obiettivo in quanto le porte sono aperte a tutti, è necessario solo il desiderio.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 31.03.2015

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Tutto sulla rivelazione dell’Amore

Dr. Michael LaitmanDomanda: Come mai solamente la saggezza della Kabbalah ha una risposta sul significato della vita?

Risposta: Noi cerchiamo una risposta in un modo chiaro e scientifico e non crediamo a ciò che qualcuno ha scritto in qualche libro. Io devo arrivare alle risposte da solo. La saggezza della Kabbalah si basa su preciso conseguimento, come è detto, “un giudice ha davanti a sé solo ciò che i suoi occhi riescono a vedere”. Il conseguimento è la comprensione più chiara in assoluto che una persona può avere. E’ così che dovrebbe essere.

Perciò, quando ci impegniamo nel metodo Kabbalistico, acquisiamo degli strumenti scientifici di ricerca e scopriamo tutto finché non ci rimane alcun dubbio. E’ attraverso la saggezza della Kabbalah che scopro gli strumenti, le opportunità, e le qualità che ci sono dentro di me, attraverso le quali posso rivelare il Creatore, la rete che collega tutta la creazione ed il mondo superiore.

Io vivo in due mondi. Il mio corpo vive in questo mondo e, allo stesso tempo, percepisco una realtà superiore. Ma la percepisco solamente se la conseguo.

Chiunque desideri percepire la stessa cosa deve percorrere lo stesso cammino di studi e di esercizi, e allora raggiungerà gradualmente la rivelazione della realtà superiore.

Domanda: Parli sempre della rivelazione, la rivelazione della forza che circonda tutto, la sola forza che opera nella natura. Ciò significa che c’è qualcosa che esiste adesso e che io non riesco semplicemente a percepire? Cosa vuol dire rivelare?

Risposta: Ci sono molti fenomeni di cui non sei consapevole e che non distingui. Percepisci e distingui le onde radio? No. Ci sono molti fenomeni che avvengono intorno a noi, ma non li percepiamo e non li distinguiamo. Abbiamo semplicemente costruito differenti strumenti attraverso i quali possiamo distinguere questi fenomeni. Ma, secondo la saggezza della Kabbalah, non possiamo costruire degli strumenti esterni. Noi siamo i soli che devono cambiare internamente; perché la nostra percezione, la nostra mente e le nostre sensazioni, tutto questo è limitato, e noi dobbiamo espanderlo. Perché dobbiamo scoprire la forza generale della natura che è chiamata il Creatore, che sta per Bo-re, (vieni e vedi), dobbiamo conseguire lo stato in cui Lo vedremo, che significa rivelarLo e raggiungere il conseguimento.

Domanda: Cosa devo fare quando conseguo la rivelazione della realtà superiore?

Risposta: La rivelazione stessa ti costringe, proprio come ogni rivelazione di questo mondo che ti costringe, a comportarti diversamente, perché di fatto cambi in base ad essa. E’ allora che una nuova conoscenza e delle nuove sensazioni ti riempiono.

Domanda: Ma in che modo la rivelazione della realtà superiore, del Creatore, mi riempie?

Risposta: Sentirai di essere pieno dell’amore per gli altri. E’ un cambiamento immenso che un uomo affronta. E questo perché ‘ama il tuo prossimo come te stesso’, la legge del sostegno reciproco, è la legge generale della realtà superiore, e noi dobbiamo percorrere tutta la strada che ci fa salire fino ad essa ed esistere in essa.
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Dal Programma della Radio Israeliana 103FM, 18.01.2015

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