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“Devi nominare giudici e ufficiali”

Dalla Torah, (Deuteronomio, 16:18): “Devi nominare giudici e ufficiali dentro tutte le tue porte che il Signore tuo Dio ti dà secondo le tue tribù, ed essi devono giudicare il popolo con giusto giudizio…..”

Il Creatore erige di proposito le porte attraverso le quali potremo entrare nel mondo spirituale. E noi dobbiamo posizionare i giudici e gli ufficiali in modo che ci possano dirigere e che possano controllare il nostro stato animale (corporeo).

Essi formano l’essenza animalesca di una persona e gradualmente la innalzano; altrimenti, non saremmo in grado di passare attraverso i cancelli dell’elevazione.

Una persona deve nominare dei giudici per se stessa, perché così comincerà a capire quali passi deve fare per poter ascendere.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 12/09/16

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I due livelli della Torah

Domanda: Se Mosè scrisse la Torah, perché si racconta che il Creatore aveva esaminato la Torah nel momento in cui aveva creato il mondo?

Risposta: In realtà, la Torah è il movimento del desiderio che è stato creato in opposizione al Creatore e verso la completa somiglianza con Lui.

Quindi, quando il Creatore “ha deciso” di creare la creatura, così come la intendiamo noi nel linguaggio corporeo, ha prima dovuto crearla come suo opposto, e dopo ha dovuto creare un meccanismo completo attraverso il quale la creatura si potesse muovere verso la somiglianza con il Creatore.

Con questa intenzione, Lui ha apparentemente scritto la Torah, un sistema di comandi e istruzioni che devono essere realizzati attraverso il desiderio che è stato creato da Lui. È così che Egli porta il desiderio che ha creato ad una sempre più grande somiglianza con Lui. Mosè scrisse la Torah da sé, ma non dal punto di vista della gestione del Creatore perché quella Torah rimane in testa al mondo di Ein Sof (Infinito).

Per Mosè, essa è stata registrata nella testa del mondo di Atzilut come un’attività. Quindi si sta parlando della stessa cosa, ma su livelli diversi.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 4/09/16

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La Torah non nasconde nulla

Domanda: Perché la Torah nasconde segreti che sono così essenziali per gestire la propria vita in questo mondo complicato?

Risposta: La Torah non nasconde nulla. Una persona non ha bisogno di sapere niente di più di se stessa; in caso contrario, potrebbe confondersi e fare qualcosa di stupido. Se vuole capire di più, deve studiare la saggezza della Kabbalah regolarmente.

Non ci sono divieti, per quanto riguarda lo studio, che non siano i naturali divieti psicologici interni. Nella testa e nel cuore di una persona, ci sono valvole di sicurezza che non le permettono di vedere o sapere che cosa realmente sta accadendo in questo mondo.

Una persona vede solo l’involucro esterno di sé. E’ l’interiorità più profonda che non può conoscere così da non toccarla con le sue “mani sporche”. Pertanto, deve prima impegnarsi nello studio e mostrare a se stessa e al mondo che è pronta per una giusta e buona azione sensata. E a quel punto, può avanzare.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 4/09/16

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Il Midrash Raba e la Torah

Domanda: Ci sono tante citazioni dal Midrash Raba nel libro I Segreti del Libro Eterno. Ma cos’è questo libro?

Risposta: Il Midrash Raba fu scritto prima che il popolo di Israele ricevesse la Torah e descrive gli stessi eventi che sono citati nella Torah. Poiché la Torah ci parla del tempo della correzione dopo l’esodo dall’Egitto, la domanda è come potessero saperlo coloro che non erano ancora stati in Egitto. La risposta è che lo sapevano e lo studiarono, ma non potevano ancora elaborare quei fatti internamente.

Domanda: Il Midrash Raba descrive come nacque la forza chiamata Abramo che non è invece citata da nessuna parte nella Torah.

Risposta: La Torah parla delle azioni che viviamo in prima persona. Tutto il resto è secondario; noi lo percepiamo al di là delle azioni che sono proiettate su di noi e che sono invece implicite nei suoni e nelle lettere nelle quali sono scritte. Il testo della Torah comprende tutto, non apertamente, ma come sottile significato insito nel testo.

Non c’è, infatti, alcun pensiero o azione nella storia umana, dalla peggiore alla migliore, che non sia citato nella Torah. Tutto, nella Torah, deve accadere almeno una volta nel nostro mondo.

Domanda: Questo significa che non neghi il fatto che Abramo sia realmente esistito?

Risposta: No, ma studiando la Torah, cominciamo a capire che cosa sia questa condizione, quando Abramo nacque nel nostro mondo e quando, improvvisamente, apparve l’uomo. Chi siamo noi? Stiamo veramente vivendo qui oppure si tratta di un insieme di forze che materializza le nostre figure? Perché ne abbiamo bisogno, se possiamo tradurre tutto in comunicazioni su un diverso livello sotto forma di campi di forza o informazioni?

La Torah è un manuale per quelle persone che ricevono le linee di destra e di sinistra, cioè le forze che le aiutano a formare l’anima e ad agire chiaramente cercando di rassomigliare al Creatore. In quel caso, ricevono apertamente la Torah.

Perciò, nel mondo terreno, nacque Mosè, che insegnò alle persone, le divise in gruppi di decine, di centinaia e migliaia. Aveva studenti che lo assistevano ed essi ne avevano altri e così via. L’intero gruppo che uscì dall’antica Babilonia cominciò a formarsi in base al livello spirituale, che fu chiamato successivamente la nazione di Israele.

Tutte le intenzioni di questo gruppo non erano semplicemente orientate verso il Creatore. Erano orientate ad assomigliare e ad essere equivalenti a Lui. In altre parole, tutte le azioni e i desideri di una persona in ogni situazione della propria vita sono mirati solo ad avvicinarla al Creatore, ad amare e a donare di più.

Intanto la persona si eleva sopra a tutti i problemi, alle paure, alle preoccupazioni ed ai fallimenti, sopra ad ogni cosa che il Creatore le pone di proposito lungo il cammino per formarla, perché la formazione spirituale è conseguita solo dagli opposti, dal mondo corporeo e dal lato negativo.
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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 4/09/16

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Cosa ci dice La Torah?

E’ impossibile capire il testo della Torah dalla sola lettura. Dalla sua errata interpretazione, nacquero le religioni e tutte le altre distorsioni che ci fanno capire che dovremmo osservare i suoi precetti nelle nostre vite terrene.

La Torah ci dice che il gruppo di discepoli creato da Abramo, cadde in Egitto; ovvero, cominciarono a sentire un egoismo più grande.

Poi decisero di uscire dal loro egoismo, di andare al di sopra di esso, e questo viene chiamato l’esodo dall’Egitto. Sono stati pronti a connettersi fra loro per andare al di sopra del loro egoismo, in altre parole, accettarono le condizioni della garanzia reciproca.

Tuttavia, per ottenere questa condizione e cominciare a correggere l’egoismo concretizzandolo in direzione della dazione e dell’amore, hanno ancora bisogno della forza superiore chiamata Torah, che significa Luce. E la ricevono. La Luce dovrebbe entrare nei loro desideri egoistici e quindi, inevitabilmente, costruire il vitello d’oro.

Mosè è la parte che li unisce, li eleva sopra al monte Sinai, che significa la montagna dell’odio. Divide questa Luce ed entra nei loro desideri chiamati il vitello d’oro, li fonde e riceve l’unione di desideri egoistici molto forti, dentro ai quali esiste la Luce Superiore.

Adesso possono cominciare a lavorare con questa terribile miscela, estraendo gradualmente da essa le parti richieste e connettendole nel sistema corretto.

Questo avviene quando Mosè scende dal Monte Sinai per la seconda volta con le nuove Tavole del Patto a Yom Kippur (il Giorno dell’Espiazione), dieci giorni dopo Rosh HaShanah (il Nuovo Anno), ovvero, dopo la realizzazione dello sconvolgimento interiore e l’acquisizione di scopi, pensieri e forze di correzione completamente diversi – è l’esistenza di un nuovo sistema.

In altre parole, in dieci giorni, che simboleggiano le dieci Sefirot dopo Keter, essi raggiungono Malchut e conseguono completamente il sistema in cui esistono. Quindi, a Yom Kippur essi giudicano sé stessi, comprendendo ciò di cui hanno bisogno e decidono come continuare ad esistere. E l’effettiva correzione inizia dopo il Giorno dell’Espiazione.

Le prima Tavole del Patto sono la Luce solida di Hochma, la Luce più forte, che alla fine deve appagare tutti i desideri e raggiungere lo stato del mondo dell’Infinito, dell’appagamento senza fine. Simboleggiano Tzimtzum Aleph (la Prima Restrizione).

Le seconde Tavole del Patto sono costruite sulla condizione di Tzimtzum Bet (la Seconda Restrizione) quando possiamo, senza timore e senza fare errori, correggere noi stessi completamente, perché la Luce Superiore viene su di noi con la stessa forza della prima volta, e cominciamo a sentire quali desideri possono essere connessi fra loro e come possiamo correggerci in maniera appropriata.

In altre parole, le seconde Tavole simboleggiano quel piccolo stato durante il quale correggiamo la nostra natura attraverso azioni graduali. Tutto il girovagare nel deserto parla esattamente di questo percorso.

[200217]

Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 31/08/16

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Per evitare la morte spirituale

Dalla Torah, (Deuteronomio 18:16 18:18): “In risposta a tutto ciò che chiedesti al Signore tuo Dio in Horeb il giorno della congregazione, dicendo: ‘Non farmi udire di nuovo la voce del Signore mio Dio, e non farmi vedere più questo grande fuoco, affinché io non muoia’. Allora il Signore tuo Dio mi disse: ‘Hanno fatto bene a parlare come hanno parlato. Susciterò per loro di mezzo ai loro fratelli un profeta come te; e in realtà metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli certamente pronuncerà loro tutto ciò che io gli comanderò.”

Le qualità più elevate in una persona sono: il “Profeta” dal lato destro, il “Re” dal lato sinistro e la “gente” dal basso. Quindi “la gente” rappresenta quelle qualità che nella persona sono ancora in via di correzione e che non possono essere connesse con il Creatore al livello del Profeta.

I Desideri della gente non possono apprezzare il Profeta ed il Re, perché sono sotto l’influenza di una subordinazione molto grave.

E’ scritto, “Non farmi udire di nuovo la voce del Signore mio Dio, e non farmi vedere più questo grande fuoco, affinché io non muoia”. Questo significa che una persona dovrebbe aver paura in modo da non spingersi verso livelli sui quali non può resistere.

Per esempio, se oggi non ho mangiato nulla sono ancora capace di trattenermi e di non prendere nulla dalla tavola. Invece, se fossi digiuno da diversi giorni, allora addenterei qualsiasi cosa come un animale affamato, senza badare a niente e a nessuno.

Quindi “affinché io non muoia” significa per non ricevere per me stesso, visto che questo rappresenta la morte spirituale.
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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/09/16

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“…..e deve leggerla tutti i giorni della sua vita,”

Dalla Torah, (Deutereonomio 17:18 17:19): “E deve avvenire che quando si insedia sul trono del suo regno, deve scrivere per sé in un libro una copia della Torah da quella che è affidata ai sacerdoti, i leviti. E questa copia della Torah deve restare presso di lui, e deve leggerla tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore suo Dio in modo da osservare tutte le parole della Torah e questi regolamenti mettendoli in pratica.”

Ogni persona dovrebbe essere un re per poter apparire davanti al Re superiore, il Creatore. Per questo, deve essersi procurata due luci superiori, due speciali restrizioni, i Cohen e i Leviti (le linee di destra e di sinistra) sia in termini di Hassadim che dal punto fermo di Hochma.

Con tutte e due le mani, ovvero in due linee, dovrebbe accettare qualsiasi cosa le venga data dall’alto e reagire ad essa correttamente.

Il re in una persona è la Keter (Corona) che accetta la forza superiore e la trasforma attraverso tutti i propri desideri e le proprie qualità. In altre parole, la connessione con il Creatore si estende a tutti tramite la ricezione della natura superiore da parte della persona.

Come è scritto, “..deve scrivere per sé in un libro una copia della Torah,” ovvero dovrà scrivere sui propri desideri in modo che saranno formati correttamente in accordo con il sistema superiore.

In “…e deve leggerla tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore suo Dio…”, leggere significa esplorare i propri desideri più profondamente con un egoismo in continua evoluzione, riscritto con nuovi punti e segni. Questo è un lavoro senza fine che continua sino alla completa correzione della persona, e sino a che lei esiste in questo mondo, passando da reincarnazione a reincarnazione.

La persona continua a leggere lo stesso libro perché la Torah descrive la profondità delle nostre correzioni sino a che completeremo il lavoro.

Inoltre, ciò che abbiamo in mente non riguarda il testo, quanto piuttosto il fatto che ognuno dovrebbe scrivere i rotoli della Torah nel proprio cuore, in altre parole, formare tutti i propri desideri in accordo con le leggi superiori di convergenza e di connessione, sino ad arrivare all’amore.
[200531]

Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/09/16

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Nel momento della scelta

In qualsiasi punto del nostro cammino spirituale troviamo davanti a noi due strade. Quindi la frase “Vedi, pongo oggi davanti a te la benedizione e la maledizione….” (Deuteronomio 11:26) viene ripetuta molte volte nella Torah.

Questa frase è determinante in ogni momento, perché chiarisce che ci viene sempre concesso il libero arbitrio. L’essere umano è una creatura senziente, che ha sentimenti e che è in grado di operare la libertà di scelta.

Se in ogni momento della sua esistenza egli non vede che vi sono due strade di fronte a lui e non è certo di quale di esse sia la benedizione e quale la maledizione, allora non è un uomo ma un animale, che viene sospinto in avanti dallo sviluppo evoluzionista come da un bastone che lo sollecita da dietro.

Si considera un uomo perché si trova in occultamento e non si rende neanche conto che non decide nulla da sé. È come una marionetta nelle mani del burattinaio.

Quindi le parole “Vedi, pongo oggi davanti a te la benedizione e la maledizione…” sono indirizzate solo a quella persona che, tramite lo studio della saggezza della Kabbalah, abbia raggiunto la capacità di comprendere quali strade ha di fronte a sé: una benedizione ed una maledizione e può sceglierne solo una. Questa persona non ha alternative se si trova al livello della realizzazione del libero arbitrio. E se non lo realizza, allora non si può definire uomo.

E’ quindi scritto di tutte le persone del mondo che esse sono come animali, diverse da coloro che, con l’aiuto della Kabbalah, raggiungono il livello del libero arbitrio.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 10/08/16

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Se ti vendono tuo fratello

Dalla Torah, (Deuteronomio 15:12): “Nel caso che sia venduto a te un tuo fratello, un maschio Ebreo o una femmina Ebrea, e ti abbia servito per sei anni, il settimo anno devi quindi mandarlo via di presso a te come uno messo in libertà.”

Sei o sette anni simboleggiano la correzione delle sei o sette Sefirot della parte più bassa del Parzuf (del sistema spirituale). I desideri chiamati Ebrei (Yehudi, dalla parola “Yihud” – unione”) nel corso di sei o sette anni entrano in te così tanto da diventare una tua parte integrante. Essi non possono più appartenerti.

Domanda: Cosa significa “ti vendono tuo fratello”?

Risposta: “Venduto” significa che ti appartiene completamente. Non c’è differenza fra voi e dovete iniziare a lavorare con il desiderio l’uno dell’altro come se fosse una parte della tua persona. Occuparsi di lui o di te stesso diventa la stessa cosa. “Devi quindi mandarlo via di presso a te” significa che in certi casi egli si separa da te e diventa un’anima indipendente.

Dalla Torah, (Deuteronomio 15:13): “E nel caso che lo mandi via di presso a te come uno messo in libertà, non lo devi mandare via a mani vuote.”

Visto che nasce una nuova anima, devi darle tutto quello che è necessario perché raggiunga la maturità. L’anima deve ricevere il riempimento per il futuro, per l’intera lunghezza del cammino quando correggerà se stessa ed avrà bisogno della forza per la correzione.
[199500]

Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 10/08/16

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“Stranieri” nella Terra di Israele

Dalla Torah, (Deuteronomio 15:03): “Puoi fare pressione sullo straniero per il pagamento; ma qualunque cosa di tuo si trovi presso il tuo fratello, la tua mano faccia remissione”.

Precedentemente nella Torah è scritto “Non opprimere lo stranierò che è venuto da te” o “eri uno straniero nella terra d’Egitto” e così via.

E’ impossibile spiegare queste condizioni al livello materiale perché variano da luogo a luogo e, in base alla descrizione data nella Torah, da livello a livello. Quindi, non possiamo considerarle solo in modo puramente pragmatico, nel modo materiale, perché tutto dipende dal livello spirituale.

Domanda: Cosa significa nello specifico del livello spirituale: “Puoi fare pressione sullo straniero per il pagamento; ma qualunque cosa di tuo si trovi presso il tuo fratello, la tua mano faccia remissione”?

Risposta: Dopo essere entrati nella terra di Israele, tutti sono fratelli. Non dovrebbero esserci stranieri nella terra di Israele, perché si tratta di uno stato spirituale in cui l’egoismo, in una certa misura, viene corretto con un’interazione e una connessione assolutamente corrette; da qui la rivelazione del Creatore inizia fra loro. Quindi, coloro che non sono ancora pronti per questo vengono chiamati stranieri.

Uno “straniero” nella terra di Israele è una Klipa (uno stato impuro). Non appena il popolo di Israele entra in questa terra, comincia subito a purificarla tramite la sua presenza e scatenando guerre contro quelli che vi abitavano, ovvero, contro i desideri non corretti. Dunque, gli stranieri delle sette nazioni che vivono nella terra di Israele simboleggiano i desideri egoistici degli Ebrei che entrano in questo livello.

Domanda: Quale fu il ruolo delle sette nazioni che vissero là fino a prima che il popolo di Israele entrasse in quella terra?

Risposta: Esse non ebbero alcun ruolo. Internamente, queste caratteristiche si trovano in ogni persona, come le forze egoistiche impure, non corrette, che sono rivelate solo quando una persona lotta per il diritto di essere ad un livello spirituale.

E se non lotta non le sentirà. Senza avvicinarsi al livello della terra di Israele, una persona non può scoprire le sette nazioni, ovvero sette delle sue qualità egoistiche.

Commento: E’ interessante constatare che, quando diciamo ad una persona comune che la nostra natura umana è egoistica, questa replichi immancabilmente, “Io non sono un egoista, io sono uno che dà.”

La mia Risposta: Certamente, perché non ha ancora rivelato questo dentro di sé.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 3/08/16

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