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La guida di Mosè per condurre l’umanità fuori dall’Egitto

Sull’odierno sfondo di un vuoto mondiale di autorità, la figura di Mosè che fece uscire Israele dall’Egitto sembra più rilevante che mai. Cosa ha reso il grande profeta, l’eroe della festa di Pasqua, così importante nelle pagine della storia? Quale speciale capacità di comando aveva?

In termini di capacità di comando, non c’era nulla di palesemente speciale in Mosè. Era tutt’altro che eloquente, non era un capo nato e spesso non riusciva a capire il Creatore di cui portava il messaggio. Con la sua apparente mancanza di risultati, chiunque altro si sarebbe arreso molto prima, ma non Mosè. Egli aveva la qualità che ci piacerebbe vedere nei governanti di oggi: un amore vero e disinteressato per il suo popolo.

Nel corso della storia, ci sono state molte persone che hanno saputo gestire bene le cose e governare gli altri secondo le loro aspirazioni egoistiche, ma non sono state necessariamente considerate bravi capi. Sofisticazione, scaltrezza e altre qualità subdole, tutte non sono richieste in un vero capo.

Un capo è prima di tutto e soprattutto un educatore. Mosè certamente lo era, ha educato il suo popolo ad amarsi l’un l’altro e lo ha aiutato a connettersi al di sopra del suo egoismo, dei suoi desideri innati di trarre vantaggio per se stesso. Gli Ebrei si unirono intorno al Monte Sinai, che non a caso prende il nome dalla parola ebraica “sinah” (odio). Non distrussero la montagna dell’odio tra di loro, ma mandarono l’elemento più incontaminato in mezzo a loro, Mosè, a scalare la montagna, a conquistarla e a portare giù una legge (Torah) con la quale avrebbero potuto stabilire l’amore tra di loro.

Ma la Torah non è un copione di Hollywood. Parla dello sviluppo spirituale all’interno di una persona e della lotta costante tra le forze dell’egoismo e le forze della fratellanza e dell’unità dentro di noi. Questo è spiegato nel Libro dello Zohar con la frase: “L’uomo è un piccolo mondo”. Così, quando è scritto nella Torah (Esodo 6:2) a proposito di Mosè che lo spirito del Signore parlò nella figlia del Faraone per chiamarlo Moshe (Mosè) dalla parola “moshech” (tirare), è perché lui è colui che tira Israele dall’esilio, li tira fuori dall’Egitto, cioè dall’egoismo che stava distruggendo le relazioni tra loro.

Oggi sentiamo che il periodo oscuro dell’Egitto sta ritornando, ma è generale e globale. Vediamo già chiaramente che il mondo intero è strettamente interconnesso, ultimamente con l’impatto della pandemia e con le ripercussioni della guerra in Ucraina sulle economie e le forniture di cibo in tutto il mondo.

Dobbiamo affrontare l’oscurità e anche capire cosa ci sta mostrando. Ha lo scopo di avvicinare tutta l’umanità alla redenzione. Dobbiamo smettere di fingere che questo stato di oscurità non sia sceso su tutti noi. Non possiamo ignorarlo o semplicemente sperare che se ne vada. È importante riconoscerlo e capire che l’oscurità è il segno di un nuovo stato luminoso.

Ma abbiamo bisogno di aiuto per usare questo avvertimento in modo mirato e raggiungere i risultati desiderati. Dovremmo essere condotti dagli attributi della guida di Mosè espressi nella forma di un sistema educativo pan-sociale. Abbiamo bisogno di un sistema che permetta a ciascuno di noi di capire che la radice di tutti i nostri problemi, in patria e all’estero, è l’ego che porta separazione e che le guerre tra di noi rendono solo amara la vita di tutti e portano solo più problemi in ogni parte del il mondo. Abbiamo bisogno di una guida che ci insegni a trascendere tutti i disaccordi e che ci insegni come, nonostante tutte le differenze, connetterci tra di noi.

Al contrario, se manchiamo di rispetto e ci facciamo del male l’un l’altro, inevitabilmente si manifesteranno altri flagelli come quelli dell’Egitto. Questo significa che tutto dipende da noi, ora. Se capiremo al pari di un bambino che vede lo sguardo dei suoi genitori, affronta e interpreta l’avvertimento e migliora il suo comportamento in risposta, allora non ci sarà bisogno di altri colpi. Invece, costruiremo ponti d’amore sull’odio.

Perché la festa di Purim oggi è più importante che mai?

Costumi, maschere, doppie identità. Dietro la gioiosa celebrazione di Purim c’è una storia profonda sul bene e sul male. Svelare il suo significato segreto può salvare il mondo di oggi, specialmente quando la realtà sembra così cupa e incerta. Così, questa festa è significativa non solo per il popolo ebraico, ma per tutta l’umanità.

La lettura tradizionale del “Rotolo di Ester” durante la festa di Purim non celebra semplicemente un evento avvenuto molto tempo fa. In realtà descrive uno stato spirituale, ancora non chiaro,  che si trova davanti a noi e che verrà scoperto non appena ci uniremo. In effetti, Megilat Ester o Il Rotolo di Ester si riferisce alla “rivelazione del nascosto”, perché in ebraico, “guilui” significa rivelazione, e “ester” da “hastara” significa occultamento.

Nel racconto di Purim, Haman avanzò la pretesa al re Assuero che gli Ebrei dovessero essere uccisi perché erano separati e quindi ritenuti inutili: “C’è un certo popolo, sparso e disperso”.

In risposta, Mardocheo fece appello al re Assuero per avere misericordia degli Ebrei tramite la regina Ester, ma ella disse che era impossibile per lei aiutarli finché fossero rimasti dispersi e non uniti. Così Mordechai andò in missione per trasmettere questo appello all’unità del popolo ebraico. Quando alla fine si riunirono e si unirono, Ester fu in grado di convincere il re Assuero ad avere pietà di loro.

Come in tutte le storie della Torah, i personaggi e l’interazione tra loro rappresentano attributi e poteri che si manifestano nei nostri pensieri, desideri, atteggiamenti e relazioni.

Mardocheo simboleggia una forza positiva che si prende cura profondamente di tutti dato che il futuro del mondo dipende dallo sviluppo delle qualità sublimi dell’amore e della dazione, e dallo sviluppo di una connessione integrale perfetta tra tutte le parti della realtà e tutti gli esseri viventi.  Al contrario, il malvagio Haman simboleggia la forza negativa, una tendenza egoistica a controllare tutti gli altri, a piegare tutti sotto di noi, a prendere tutto ciò che è possibile da loro, a sfruttarli a nostro vantaggio. 

“L’uomo è un piccolo mondo”, spiegano i nostri saggi. Significa che in ognuno di noi si trovano tutte queste forze descritte nel Rotolo di Ester, anche se non le sentiamo. Esse definiscono la direzione di sviluppo che ci salverà dalle lotte egoistiche di tornaconto personale a spese degli altri, che minacciano di far degenerare la razza umana verso l’autoestinzione.

Più ci sviluppiamo, più questi poteri si intensificano. La volontà spietata di governare e controllare affiora sempre più nelle persone e grandi forze di separazione operano per dividerci. Pertanto, il messaggio centrale della storia di Purim è che l’unità sarà la nostra salvezza e che la nostra negligenza nel superare le differenze tra di noi ci mette in pericolo, ci danneggia e può persino annientarci.

In altre parole, lo stato elevato che l’umanità è così desiderosa di raggiungere e che è così disperatamente necessario in questi giorni ora è celato. Non appena impareremo a connetterci correttamente l’uno con l’altro, al di sopra del nostro egoismo, rimuoveremo la radice di tutto il male dalle nostre vite e un mondo di tutto il bene sarà rivelato.

Buon Purim a tutti!

Simchat Torah: La causa della gioia sbloccata

Il fallito intento recente dei legislatori americani progressisti di ridurre l’aiuto della difesa per l’Israele e l’imminente commemorazione dell’ONU del ventesimo anniversario del Convegno antisemita di Durban, sottolineano, ancora una volta, come Israele e gli Ebrei in tutto il mondo siano isolati e criticati.

L’attenzione globale che stiamo ricevendo, per quanto negativa, è la nostra opportunità di essere “una luce per le nazioni”. Quindi, il festeggiamento di Simchat Torah (gioire per la Torah) quest’anno ha un significato speciale. É uno spiraglio per dimostrare al mondo una strada verso la luce che i nostri progenitori scoprirono secoli fa; la strada che volevano condividere con il mondo.

Dobbiamo solo praticare questo semplice metodo di unità tra di noi.  Il nostro esempio è tutto ciò che serve al mondo per potersi rendere conto  che c’è un’alternativa all’odio e al conflitto e che il popolo di Israele ci sta mostrando la strada.

I Giorni Sacri del calendario Ebraico, rappresentano il processo di trasformazione dal nostro essere ricettori a datori. Alla sua conclusione, il giorno di Simchat Torah, festeggiamo il successo di questo cambiamento predestinato.  La festività ci porta a riflettere sul tipo di individui che  siamo e che società siamo diventati.  Anche se scopriamo di non essere puri quanto vorremmo essere, c’è comunque motivo di gioire, poiché il riconoscimento della verità è il primo passo verso il cambiamento.

“Torah” è la parola ebraica per “istruzione” (“Hora’a). E’ scritto: “Ho creato l’inclinazione del male, ho creato la Torah come spezia”. La Torah è la luce che corregge il desiderio, ovvero la forza positiva della natura che ci connette al di sopra del nostro egoismo.  Simchat Torah rappresenta la correzione finale di questo desiderio in cui ci connettiamo senza limiti tra di noi e con la natura.  Questa correzione completa è la ragione della gioia (Simcha).

Il Libro di Zohar (Teruma) scrive che la “Torah è luce, e chi si impegna nella Torah è ricompensato con la luce”.   La luce di cui parla lo Zohar è una forza creatrice che genera ogni cosa che esiste.  Simile allo Zohar, l’ARI scrive nell’Albero della Vita:  “Sappiate che prima che le emanazioni fossero emanate e le creature create, la luce semplice superiore aveva riempito tutta la realtà”. Questa luce, continua l’ARI “ha emanato, creato, formato e fatto tutti i mondi”.

La luce funziona secondo un principio molto semplice: la dazione. Questa qualità di dazione ha creato ogni cosa che ci circonda, l’universo intero con noi al suo interno. Quando studiamo il nostro universo, le galassie, i pianeti, le piante, gli animali, persino noi stessi, stiamo, in realtà, studiando le manifestazioni di questa luce.

Simchat Torah celebra la gioia di chi riesce ad acquisire la qualità della Torah (luce): completa e assoluta benevolenza. “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza,” e “ogni inclinazione dei pensieri del cuore [dell’uomo] era solo il male,” ci dice la Torah nella Genesi.

Quando nasciamo siamo il completo opposto della dazione, della luce.  La maggior parte di noi è soddisfatta, e persino ignara, della sua natura egocentrica.  Ma quando questa natura inizia a danneggiare noi stessi e gli altri, ci obbliga a cercare alternative.  E’ questa la situazione che si sta manifestando nel nostro mondo, oggi.

Nonostante l’apparente difficoltà, c’è una via lastricata e collaudata per realizzare la trasformazione che dobbiamo intraprendere. Non puoi dare nel modo necessario quando sei da solo, hai bisogno di persone che la pensano come te con le quali puoi “esercitarti” a dare.  Attraverso queste esercitazioni, insieme, si crea una società sostenibile e prospera di datori che ha acquisito la qualità benevole della luce.

La necessità di diventare datori per poter stabilire un società fiorente è l’impulso dietro l’antica enfasi ebraica dell’amore per gli altri.  “Ama il prossimo come te stesso”, “come un unico uomo con un unico cuore” e “non fare all’altro ciò che odi” non erano intesi come principi morali, ma come strumenti pratici per creare una società i cui membri hanno acquisito la qualità della dazione o, in altre parole, una società che gioisce con la Torah.

Ci sottomettiamo costantemente alla nostra natura innata e scoppia così l’odio reciproco.  Eppure, anche se forse non ne siamo consapevoli, abbiamo il rimedio per la nostra condizione: esercitarci a dare al di sopra del nostro egoismo, riuscendo così a guarirlo.  Il libro  Maor Vashemesh affermava, duecento anni fa, che “La cosa da cui tutto dipende è l’amore e la fratellanza tra i figli di Israele, perché quando ci sono pace, amore, fratellanza e amicizia tra di loro, possono ricevere la Torah.”

Allora la gioia arriva realmente, com’è scritto: “la gioia è un riflesso delle buone azioni di dazione”.

Questo è perché la Torah è la forza che è pronta a correggere l’odio e la separazione tra di noi e trasformarli in connessione e amore, che è la scoperta detta “Simchah” (gioia).  Con essa la persona sente al suo interno l’intero vasto sistema che la circonda, e conquista una vita eterna, intera e felice.

Perché abbiamo bisogno del libro dello Zohar?

Domanda: Perché era necessario Il Libro dello Zohar? Dopo tutto, c’è la Torah, la cui prima parte è scritta da Mosè, ed è considerata un testo fondamentale.

Risposta: Cosa c’è nella Torah? Non ci capiamo nulla. E se apri lo Zohar, si dice che è un commentario kabbalistico alla Torah.

Cosa significa un commentario kabbalistico? Mosè ha scritto un libro davvero fondamentale, ma è criptato. C’è un codice unico ma molto profondo in esso. È scritto nel cosiddetto linguaggio dei rami.

La Kabbalah spiega di che cosa si tratta e ci aiuta a capire cosa è  esattamente implicito nel libro di Mosè. Dopotutto, la Torah è percepita da tutti come una creazione puramente artistica che racconta la storia di alcune tribù antiche. È scritta in un linguaggio narrativo.

E la Kabbalah ci insegna a vedere le radici superiori attraverso questo, le forze che causano azioni corrispondenti nel nostro mondo, per salire al livello di queste forze, a comprendere il sistema che governa il nostro mondo e ad essere inclusi in questo sistema in modo che noi possiamo gestire attivamente il nostro mondo attraverso di esso e correggere noi stessi e il mondo intero.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “The Power of The Book of Zohar” # 3

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La Torah: originale o traduzione?

Domanda: Bisogna leggere la Torah solo nella lingua originale? È inutile cercare di comprendere il significato della Torah e de Il Libro dello Zohar così come sono tradotti?

Risposta: È inutile leggere la Torah sia in originale che tradotta perché l’uomo non comprenderà cosa essa voglia dirgli realmente.

Allo scopo di studiare la Torah in qualsiasi lingua dobbiamo prima studiare la Kabbalah. Poi comprenderemo il significato nascosto nella Torah.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Ask the Kabbalist”, 20/03/2019

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Domanda: Il filosofo Paulus Ricius (Paulo Riccio) nel XVI secolo scrisse che il significato letterale del Tanakh è soggetto alle condizioni del tempo e dello spazio e che il significato kabbalistico rimane per secoli, senza limiti di tempo e spazio. Cosa significa?

Risposta: Il significato kabbalistico del Tanakh è indipendente dal tempo e dalle circostanze del nostro mondo. Questo principio non si applica affatto alla Torah. Dopotutto, un kabbalista che ha acquisito proprietà spirituali speciali la legge dal suo conseguimento spirituale.

Domanda: Il Libro dello Zohar, che commenta la Torah, afferma che tutti gli eventi nella Torah sono segreti sublimi. Di quali segreti stiamo parlando? Cosa ci è nascosto?

Risposta: Nulla. Solo che, per comprendere le interazioni interne tra tutti gli elementi della creazione, è necessario essere al livello di queste interazioni. Le loro proprietà sono la mutua dazione, la mutua connessione, l’amore, la coniugazione, cioè tutte proprietà opposte al nostro mondo. Pertanto, una persona deve acquisire queste proprietà opposte e, a questo punto, a questo livello, sarà in grado di comprendere correttamente la Torah.

Domanda: Ma cosa ci è ancora nascosto?

Risposta: L’intero metodo è nascosto, l’intera storia della trasformazione dell’universo dal suo stato iniziale a quello finale.

Domanda: Quindi si può dire che la Torah è un metodo?

Risposta: La Torah è un metodo, la Torah è il piano della creazione e la sua attuazione in ognuno e in tutti, è la sequenza di questo piano, la sua incarnazione.

Domanda: Nei libri kabbalistici, in particolare quelli di Baal HaSulam e Rabash, è scritto che la Torah per definizione è la luce che ritorna alla fonte.

Risposta: Questo è un uso completamente diverso della Torah, quando la usiamo in modo da determinare alcuni cambiamenti in noi. Questo avviene perché studiamo i processi superiori basati sulle proprietà di dazione, amore, coniugazione, aiuto, inclusione reciproca, ossia dell’opposta natura anti-egoistica, e quindi nel processo di studio attiriamo la luce, una certa forza che ci cambia. Questa è la buona influenza della Torah sull’uomo.

Domanda: Si può dire che esiste un libro chiamato Torah, un metodo della Torah ed una forza inerente a questo libro?

Risposta: Si. La Torah è il piano dell’intero universo, il modo in cui l’universo attraversa tutte le fasi del suo sviluppo.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah” , 18/12/2018

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Chi ha scritto la Torah?

Domanda: Chi ha scritto la Torah? È vero che l’ha scritta Mosè?

Risposta: No, Mosè non l’ha scritta. È stata scritta da persone che sono vissute ai tempi di Mosè e Giosuè, e termina con una descrizione della morte di Mosè e dell’ingresso nella Terra di Israele.

Domanda: Quindi Mosè ha dettato la Torah alle persone? O ha insegnato loro e dalla loro realizzazione in seguito esse l’hanno scritta? In linea di principio, anche i kabbalisti attribuiscono la paternità di questo libro a Mosè.

Risposta: Il punto non è la paternità dell’opera. Il fatto è che una persona che sta scrivendo la Torah sta vivendo questi stati e li sta descrivendo con le lettere corrispondenti. Pertanto, le persone che scrissero la Torah al tempo di Mosè e Giosuè descrissero gli stati che sperimentarono sotto forma di tali segni.

Domanda: Come il Libro dello Zohar che fu scritto dai dieci discepoli del rabbino Shimon, anche la Torah fu scritta in quel modo?

Risposta: Il fatto che il metodo della Torah doveva essere implementato in un gruppo è senza dubbio perché deriva dalla natura stessa della creazione. Quando non meno di dieci desideri egoistici diversi e disparati iniziano a coniugarsi al di sopra del loro egoismo, solo allora possono descrivere il loro stato al di sopra dell’egoismo, chiamato livello spirituale, nelle corretta designazione delle lettere.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 18/12/2018

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Kabbalah e Torah

Nota: Si dice che la Kabbalah sia un’”acrobazia”, che bisogna studiarla solo dopo aver studiato la Torah, il Talmud e le altre fonti primarie.

Il mio commento: I kabbalisti hanno scritto che questo dipende solo dalla persona. Se essa non ha una brama per la spiritualità, allora lasciala studiare tutto in ordine, a partire dalla Torah sino al Talmud e così via, cioè al livello in cui lei è attratta e sente che non ha bisogno di altro. Se una persona ha dall’inizio un forte desiderio di conoscenza del Creatore, allora arriva immediatamente alla Kabbalah.

Domanda: Non vi è alcun divieto al riguardo?

Risposta: No.

Domanda: E’ questa l’opinione dei kabbalisti? Altri dicono che c’è un divieto.

Risposta: Gli altri possono parlare. Cosa capiscono loro di questo? La Torah ci viene data per comprendere il Creatore. Questa è la sua proprietà, la sua forza, il suo obiettivo. Dobbiamo ritornare al Creatore, a quello stadio. Se qualcuno crede di non avere la forza o il desiderio per questo, allora lascialo semplicemente studiare ciò che stanno studiando gli altri, niente di più. Una volta ho portato 40 studenti al mio insegnante e tutti abbiamo studiato solo il materiale kabbalistico.

Domanda: E lui non vi ha richiesto la conoscenza della Torah?

Risposta: Mai.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 29/01/2019

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La Torah è il linguaggio del programma dell’umanità

Il libro dello Zohar, “BeHaalotecha” [Quando monti le candele], articolo 58: Guai a chi dice che la Torah viene a raccontare storie letterali e parole non educate come quelle di Esaù e Labano. Se così fosse, anche oggi possiamo trasformare le parole di una persona non educata in legge, e persino più bella della loro. E se la Torah indica questioni mondane, anche i governanti del mondo condividono tra di loro cose migliori, quindi seguiamole e trasformiamole in legge allo stesso modo. Tuttavia, tutte le parole della Torah hanno un significato più alto.

Il fatto è che si possono scrivere romanzi più affascinanti della Torah. Ma essa presenta una storia completamente diversa, che è codificata.

Ogni lettera, ogni parola, tutto ciò che appare nella Torah dalla prima lettera “Bet – ב” all’ultima lettera “Lamed – ל” è un codice. La parola “lettera” tradotta dall’ebraico significa “segno”. Cioè, ci sono alcuni segni che si susseguono in una sequenza.

La Torah non è divisa in parole. Non ci sono segni di punteggiatura: punti, virgole, trattini, ecc. Essa è rappresentata in una sola frase, dall’inizio alla fine, senza alcuna divisione o intervallo. In questo senso, il linguaggio della Torah è un po’ come il linguaggio del computer. È il linguaggio del programma dell’umanità, che deve essere realizzato.

Ogni lettera della Torah è un segno che una persona deve esprimere in se stessa, nelle sue proprietà. Cosa significa leggere correttamente la Torah? Prendere ogni segno, ogni lettera e formattarsi in base ad essi: un formato, un secondo formato, un terzo.

Successivamente, io attraverso determinati stati. Sono questi gli stati che ho sperimentato dall’inizio della Torah fino alla sua fine e che di me formano un Adamo, un essere umano, che è completamente simile al Creatore.

La Torah è il programma in base al quale ogni persona, che lo legge correttamente, è come se cesellasse ogni lettera nel proprio desiderio egoistico. Quindi questi desideri vengono gradualmente trasformati in proprietà altruistiche, azioni e stati e una persona raggiunge la sua completa somiglianza con il Creatore.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 18/12/2019

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La Torah è un codice segreto

Dal punto di vista della Kabbalah, la Torah è un codice completamente segreto. Inoltre, è classificato in maniera tale che ogni persona può comprenderlo in un modo o nell’altro, a seconda del proprio livello di correzione o corruzione.

Domanda: Il segreto non sta nel fatto che devo capire il significato di qualche parola?

Risposta: No. Non puoi estorcere il suo codice a qualcuno, aprire questo libro con una chiave speciale, o vedere cosa c’è nascosto fra le pagine. E’ impossibile.

Ma se hai una certa qualità, come la dazione, l’amore, la capacità di uscire da te stesso, cioè la qualità del mondo superiore, allora mentre leggi la Torah, inizi a vedere che il libro descrive non il nostro mondo, ma uno completamente differente, l’inverso mondo superiore.

Se una persona può acquisire tali qualità, che sono opposte alle proprie qualità attuali, allora legge questo libro correttamente, proprio come è stato scritto dal suo autore. E se la persona non possiede queste qualità, allora lo legge come tutti gli altri in questo mondo.

Domanda: Ho sentito dire che se si sceglie una lettera dopo ogni dieci parole, mentre si sta leggendo la Torah, è possibile rivelare qualche informazione in questo modo.

Risposta: No. Puoi leggerlo come vuoi: dal principio alla fine, o dalla fine al principio, scegliere una lettera dopo dieci o venti parole…nulla ti sarà di aiuto.

Domanda: Il futuro può essere predetto da questo libro? Dicono che contenga tutte le informazioni.

Risposta: Contiene informazioni su tutto. Non solo del nostro mondo, ma di tutti i mondi, di tutto quello che esiste, di ognuno di noi separatamente e di tutti noi insieme, indipendentemente dal tempo e da tutti gli stati possibili. Ma il fatto è che questo non può essere rivelato.

Domanda: E’ veramente possibile trovare informazioni su una persona che nascerà, supponiamo tra 20 anni, e su cosa le succederà fra 50 anni?

Risposta: Fin nel più piccolo dettaglio. Inoltre, tutte le sue qualità esteriori ed interiori sono descritte là, tutto quello che le succederà in ogni momento, con tutti i miliardi di persone, animali e piante, con ogni granello di sabbia, in tutti i mondi e nelle loro reciproche rappresentazioni.

Domanda: I kabbalisti possono decifrare questo?

Risposta: Sì, nella misura del loro sviluppo spirituale. Essi lo leggono nella stessa maniera con la quale noi leggiamo un testo semplice.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 18/12/2018

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