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Isaac Newton credeva in un Creatore?

Quando Isaac Newton morì nel 1727, i suoi parenti ereditarono la sua vasta collezione di manoscritti e si aspettavano che fossero di grande valore. Acquirenti e studiosi di Cambridge, del British Museum e vari rappresentanti della Chiesa li esaminarono. Tuttavia, molti rimasero sorpresi o addirittura sconcertati dal loro contenuto, poiché gran parte degli scritti inediti di Newton si concentrava su argomenti religiosi, eretici e alchemici piuttosto che sulla scienza, il che rese i manoscritti misteriosi e, per alcuni, inquietanti, causando anni di oblio.

Newton credeva in un unico Creatore. Citava Rambam, rispettava la saggezza dei Kabbalisti e studiava lo sviluppo della conoscenza della forza superiore nel corso della storia. Scrisse che Dio trasmise la comprensione dell’universo ad Adamo, poi a pochi eletti, ad Abramo, e da lì al popolo d’Israele. Credeva che i segreti dell’universo fossero accessibili solo a una manciata di persone, Mosè in testa, e che questi segreti fossero criptati nella struttura del Tempio di Gerusalemme.

Newton si dedicò allo studio del Tempio, convinto che nella sua progettazione risiedesse l’armonia dell’universo. Per lui, ogni misura e proporzione rivelavano un ordine nascosto. Così come aveva scoperto le leggi fisiche, desiderava ardentemente scoprire le leggi spirituali insite nella creazione. Ai suoi occhi, Abramo e Mosè avevano ottenuto un accesso diretto al Creatore, e lui, a modo suo, aspirava allo stesso.

Cosa ci dice questo? Ci dice che dietro il genio scientifico di Newton si celava un desiderio più profondo: scoprire il sistema superiore che governa la realtà. Egli intuiva che la saggezza del Creatore era nascosta nei testi e nelle strutture antiche e che lo scopo dell’umanità era legato a questa saggezza. La resistenza che i suoi scritti incontrarono non fu casuale. L’umanità non era pronta ad accettare che il più grande scienziato della sua epoca ponesse il Tempio e la Torah al centro della conoscenza universale.

Oggi, tuttavia, stiamo giungendo alla stessa conclusione. La scienza ha fatto grandi progressi, ma ora si avvicina ai suoi limiti. Più approfondiamo la ricerca scientifica, più diventa chiaro che la materia e la forza da sole non possono spiegare il significato e lo scopo della vita. Come Newton, dobbiamo tornare a ricercare la fonte dell’esistenza, ovvero le leggi della natura in quanto leggi del Creatore, che sono leggi di amore, dazione e connessione.

L’eredità di Newton non riguarda solo la gravità o l’ottica. È anche la conferma che i segreti dell’esistenza risiedono nella connessione tra l’umanità e la forza superiore. Egli indicò il Tempio non come un edificio di pietra, ma come un codice per la struttura dell’universo, un simbolo di armonia tra il Creatore e la creazione. In questo, ci ha lasciato non solo la scienza, ma una direzione: ricercare quell’unità e realizzarla nelle nostre vite.

Basato sul video “Newton credeva in un Creatore?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman e Semion Vinokur.

Scritto/montato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che cos’è la Torah

La Torah è tutto ciò che scopriamo quando andiamo oltre questo mondo, quando usciamo da questo mondo.

Dopo tutte le nostre ricerche e indagini in questo mondo, quando arriviamo a rompere il guscio che lo circonda e ad entrare nel mondo spirituale, allora tutto ciò che ci viene rivelato si chiama “Torah”.

Tratto dalla Lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 30 novembre 2003.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa abitare la Terra d’Israele?

Nel linguaggio della Kabbalah, la Terra d’Israele indica il desiderio di dirigersi direttamente verso la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione (“Israele” da “Yashar-El” [“dritto a Dio”]). Pertanto, per abitare la Terra di Israele, dobbiamo trasformare i nostri desideri dal voler ricevere per noi stessi al desiderio di donare agli altri. Solo allora potremo godere dei frutti della terra.

Prima che la terra si chiamasse “Israele”, era chiamata “Canaan”, dalla parola ebraica “Hachna’ah” (sottomissione, resa). Prima di poter operare in una modalità rivolta verso l’esterno, fatta di amore e dazione verso gli altri, dobbiamo sottomettere il nostro ego. In altre parole, una persona che entra nella Terra di Israele deve prima passare attraverso Canaan, ossia accettare che il cammino inizia con l’annullamento dell’egocentrismo.

Gli eventi descritti nella Torah, Babilonia, Egitto, deserto, conquista della terra, non sono rappresentazioni storiche, ma tappe dell’evoluzione del desiderio. Questa mappa esiste dentro ogni persona. Prima il caos, poi l’esilio, poi il risveglio, poi la lotta, poi la redenzione. Non sono storie, ma stati spirituali. Inoltre, si ripetono continuamente fino a raggiungere la totale somiglianza con la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, che la Kabbalah chiama anche “il Creatore” e “la Natura”, oltre a molti altri nomi.

Il significato spirituale delle dodici tribù è la struttura completa dell’anima, ossia del desiderio che entra in somiglianza con la forza superiore. In generale, apprendiamo quella struttura nella saggezza della Kabbalah come le strutture spirituali delle quattro fasi del desiderio moltiplicate per le tre linee, che fanno dodici. Questo schema è inciso sia nell’anima che nella terra. Ogni tribù corrisponde a una qualità spirituale specifica e a una specifica porzione della terra. Quando queste qualità vengono corrette per allinearsi con l’intenzione del Creatore, ovvero con l’intenzione di amore e dazione, allora la terra risponde in armonia.

Alla fine, tutto esiste dentro di noi. Il mondo esterno è un riflesso del nostro stato interiore. Quando vediamo la guerra nella Terra di Israele, è un segno che dobbiamo correggere qualcosa dentro di noi. Inoltre, a parte la nostra correzione interiore, cioè il cambiamento di atteggiamento dalla priorità del beneficio personale al beneficio degli altri e della natura, non esiste altro modo per influenzare la realtà. La correzione deve iniziare a livello del desiderio e dell’intenzione.

Se ciascuno di noi dirige il proprio desiderio verso l’amore, la dazione e la connessione positiva, partendo anche solo dal livello inanimato, quello che chiamiamo ecologia, per poi estendersi agli altri esseri umani e infine al Creatore, indurremo un cambiamento positivo nell’intero sistema della natura, che risponderà favorevolmente al modo in cui noi miriamo all’amore e alla dazione. Inizieremo a percepire il Creatore dentro di essa e inizieremo a vivere veramente nella Terra spirituale di Israele.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha scritto che se non ci correggiamo, anche dopo essere tornati alla terra, la perderemo di nuovo. Questa non è una minaccia, ma una legge spirituale. La terra non risponde alle dichiarazioni o alle bandiere, ma alle nostre intenzioni. Se diventiamo un popolo che si unisce al di sopra delle differenze e delle pulsioni divisorie e sviluppa la qualità di amore, dazione e connessione positiva, allora resteremo qui e prospereremo. Altrimenti, la terra ci respingerà ancora una volta.

Basato sul video: “The Land of Israel – Spiritual States” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato spirituale della separazione del Mar Rosso?

La storia della separazione del Mar Rosso è uno degli eventi più noti e dibattuti della storia. Per oltre tremila anni si è discusso se fosse realmente accaduto. Tuttavia, dal punto di vista kabbalistico, non ci concentriamo sul fatto che si sia trattato di un evento storico, ma piuttosto sul suo significato spirituale più profondo, ossia il processo spirituale che ogni persona subisce nel percorso di cambiamento dell’intenzione egoistica per il solo beneficio di sé, in un’intenzione di amore e dazione agli altri e alla natura.

Secondo la Kabbalah, ogni evento spirituale deve manifestarsi almeno una volta anche nel mondo fisico. Questo non significa che avvenga nella stessa forma o nello stesso tempo, ma che deve esserci un’espressione di esso. Tuttavia, lasciamo i dibattiti storici agli storici. Ciò che conta davvero è comprendere il significato della separazione del Mar Rosso nella vita di una persona che aspira al conseguimento spirituale.

Il viaggio interiore: lasciare l’Egitto e affrontare il mare 

La Torah descrive come il popolo d’Israele lasciò l’Egitto in fretta e furia dopo che il Faraone aveva concesso loro il permesso di partire. Nella saggezza della Kabbalah, l’Egitto simboleggia la natura egocentrica di una persona, uno stato in cui si è schiavi di desideri egoistici, perseguendo il piacere personale a spese degli altri. L’Esodo dall’Egitto rappresenta il momento in cui una persona inizia a liberarsi dal proprio ego, aspirando a uno stile di vita più connesso e altruistico.

Tuttavia, appena lasciamo l’Egitto, il Faraone si pente di averci lasciato andare e manda il suo esercito a inseguirci. Questo significa che, quando cerchiamo di fuggire dall’egoismo, il nostro ego non scompare semplicemente: al contrario, si risveglia con ancora più forza, cercando di tirarci indietro. Il Faraone interiore, la forza egoistica dentro di noi, non si arrende senza combattere.

Il popolo d’Israele raggiunge il Mar Rosso con l’esercito del Faraone che si avvicina alle sue spalle. Sono in uno stato di disperazione, incerti se tornare alla schiavitù o andare avanti verso l’ignoto. Questo conflitto interiore accade a ogni persona che percorre il cammino spirituale. Da un lato, c’è il conforto di tornare alle abitudini egoistiche familiari. Dall’altro lato, c’è l’aspirazione a una nuova esistenza altruistica, che si sente incerta e spaventosa.

Cosa rappresenta la separazione del Mar Rosso?

La separazione del Mar Rosso rappresenta un cambiamento fondamentale nella percezione. Il mare, nella Kabbalah, simboleggia la qualità di Bina, che è la qualità della dazione. È una forza enorme, ma finché è mescolata all’egoismo, rimane pericolosa e caotica, come le acque in tempesta. Nel momento in cui una persona è pronta ad avanzare in ciò che la Kabbalah chiama: “Fede al di sopra della ragione”, cioè ad elevarsi al di sopra del proprio ego, immergendosi nella forza della dazione, allora il mare si separa e appare il sentiero da seguire.

A Mosè viene detto di sollevare il suo bastone (“Mateh” in ebraico), che rappresenta la fede sopra la ragione. In altre parole, per attraversare il Mar Rosso dobbiamo sottomettere l’ego all’aspirazione di dazione. Dobbiamo mettere l’amore, la dazione e la connessione al di sopra dei calcoli personali di guadagno o perdita. Quando facciamo questo, le acque si separano, aprendo il cammino verso la nostra trasformazione.

Cosa succede ai desideri egoistici?

Quando il popolo d’Israele attraversa, il mare torna al suo stato naturale e sommerge l’esercito del Faraone. Questo significa che coloro che non riescono ad elevarsi sopra l’egoismo, che insistono a vivere solo per sé stessi, non possono passare alla nuova realtà della dazione. I desideri egoistici che rifiutano di trasformarsi in altruismo vengono lasciati indietro e “annegano”, perdendo il loro potere sul nostro sviluppo spirituale.

Perché l’acqua?  Il significato spirituale del mare

L’acqua rappresenta la forza della vita, la qualità del dare. Siamo tutti nati nell’acqua, che è la base della vita. Tuttavia, l’acqua può essere sia una forza di vita sia una forza di distruzione. Se è mescolata con l’egoismo, diventa turbolenta e minacciosa. Ma se è allineata alla qualità della dazione, allora nutre e sostiene la vita.

Il Mar Rosso è chiamato in ebraico “Yam Suf“, che significa “Mare della Fine”. Esso rappresenta la fine di uno stato e la transizione verso un altro. Una volta attraversato, non si torna più in Egitto. Si supera il confine tra egoismo e altruismo, entrando in uno stato in cui la dazione, e non più l’interesse personale, guida la nostra vita.

La chiave per attraversare il Mar Rosso

La lezione del Mar Rosso è che dobbiamo essere disposti a fare un salto di fede al di sopra della ragione. Ciò significa abbandonarsi alla qualità della dazione e agire in base ad essa anche quando contraddice la logica egoistica. Quando l’amore, la dazione e la connessione diventano più importanti dei guadagni egoistici, possiamo compiere tale transizione.

È per questo che il mare viene diviso dalla fede e non da Mosè stesso. Mosè, come guida, è già oltre questa transizione. Rappresenta la forza di Bina, la forza della dazione, e quindi non ha bisogno di attraversare.  Esiste già in quella qualità. Ma il popolo, che rappresenta i desideri ancora in trasformazione, deve fare il salto.

La trasformazione soprannaturale

Il miracolo del Mar Rosso non è la separazione fisica delle acque, bensì la trasformazione che avviene all’interno di una persona. È il momento in cui iniziamo a pensare agli altri più che a noi stessi, non per un tornaconto personale, ma per una nuova natura di amore e di dazione. Si tratta davvero di un cambiamento soprannaturale, perché va contro la nostra natura egoistica innata.

Attraversare il Mar Rosso significa entrare in una nuova realtà in cui il benessere degli altri viene anteposto all’interesse personale. Non si tratta di un cambiamento temporaneo, ma di un cambiamento permanente nella percezione. Una volta attraversato questo confine, tutta la nostra visione del mondo cambia. Non calcoliamo più in funzione di ciò che possiamo ricevere per noi stessi, ma in funzione di ciò che può giovare agli altri, sapendo che, così facendo, arriviamo a somigliare alla qualità spirituale dell’amore e della dazione.

Perché una persona compie questo cambiamento?

La spinta a questa trasformazione è il desiderio di somigliare al Creatore. Se non fosse per questa aspirazione, non lasceremmo mai volontariamente il nostro ego. Ma poiché la qualità del Creatore è l’amore assoluto e il dare incondizionato, chi desidera avvicinarsi al Creatore deve adottare la stessa natura. Deve attraversare questa trasformazione, non perché sia facile o comoda, ma perché è l’unico modo per diventare simili alla forza superiore.

Il punto di non ritorno

Il Mar Rosso è il “Mare della Fine” (Yam Suf) perché, una volta attraversato, non si può più tornare indietro. Chi si trasforma dall’egoismo alla dazione  rimane in questo nuovo stato. Non è più schiavo dei propri desideri personali, ma vive in un sistema completamente diverso, fatto di amore, dazione  e connessione umana positiva.

Questo è il significato spirituale più profondo della separazione del Mar Rosso. Non si tratta di dividere acque fisiche, ma di aprire un nuovo sentiero nella nostra attitudine verso gli altri e verso la realtà. È il passaggio da un mondo centrato su sé stessi a un mondo in cui la qualità del Creatore, l’amore e la dazione, governano i nostri pensieri, desideri, decisioni e azioni.

Questa è la grande transizione che tutta l’umanità dovrà infine compiere e ogni persona vivrà il proprio “momento del Mar Rosso” quando sarà pronta a spiccare quel salto.

Basato su “The Parting of the Red Sea – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cos’è la Torah?

La Torah non è un semplice testo storico né una raccolta di leggi. È un manuale di istruzioni per la forma ottimale di connessione tra le persone, una guida che insegna come raggiungere l’equilibrio con le forze della natura e, infine, rivelare il Creatore, la forza superiore di amore, dazione  e connessione, nelle nostre relazioni. In breve, la Torah è un sistema che ci conduce al conseguimento spirituale.

La Torah è apparsa per la prima volta oltre tremila anni fa. Inizialmente era scritta come un’unica parola, senza divisioni tra le lettere, in seguito è stata strutturata in cinque libri. Nel corso del tempo sono stati compilati altri testi, come i Profeti e gli Scritti. Questi libri contengono messaggi in codice scritti da coloro che avevano raggiunto un livello spirituale, con lo scopo di accompagnare le generazioni future a raggiungere lo stesso livello di connessione con la forza superiore.

Tuttavia, nel corso della storia sono stati scritti molti altri testi che non sono entrati a far parte del Tanakh. Alcuni di questi sono stati scoperti nelle grotte di Qumran nel 1947. Sebbene questi rotoli forniscano una visione storica, non sono stati scritti da coloro che hanno raggiunto il Creatore. I saggi della Grande Assemblea stabilirono quali scritti contenevano la vera saggezza spirituale, cioè quali erano stati scritti da uno stato di conseguimento spirituale, e questi sono i testi che sono stati conservati all’interno della Torah.

Anche la divisione tra Torah scritta e orale è significativa. La Torah scritta si riferisce ai testi che sono stati registrati e tramandati come scritti strutturati. La Torah orale, invece, è stata trasmessa direttamente dal maestro allo studente attraverso il raggiungimento interiore, al di là delle parole. Non si tratta di una semplice tradizione orale, ma di un trasferimento di percezione spirituale, qualcosa che non può essere catturato solo dalle lettere. La Torah orale è la conoscenza che si acquisisce attraverso la propria crescita spirituale, guidata da un maestro che ha già raggiunto quegli stati.

Il nucleo della Torah non è costituito da leggi e comandamenti nel senso convenzionale del termine. Piuttosto, la Torah è racchiusa nella frase: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Non si tratta di una direttiva morale, come molti pensano. È la legge fondamentale dell’intero sistema della natura. Proprio come gli atomi e le molecole formano strutture superiori attraverso la connessione reciproca, così anche l’umanità deve connettersi con atteggiamenti di amore nelle connessioni. Quando le persone si uniscono in un legame di dazione e amore, creano un vaso in cui il Creatore può rivelarsi.

La complessità della Torah è necessaria perché raggiungere questa connessione non è semplice. L’umanità non è istintivamente portata all’unità come gli elementi della natura. Dobbiamo quindi applicarci a questo scopo, superando le forze egoistiche che ci dividono. Per questo la Torah contiene migliaia di pagine di commentari e spiegazioni. Non basta semplicemente dire “ama il tuo prossimo come te stesso.” Dobbiamo imparare come avvicinarci a questa legge, comprendere la nostra natura, la natura che ci circonda, e la metodologia precisa necessaria per realizzare questa legge e acquisire la natura di amore e dazione al di sopra della nostra natura egoistica.

Lo Zohar, scritto circa 2.000 anni fa, è uno dei più grandi commentari sulla Torah. Tuttavia, senza conseguimento spirituale, anche lo Zohar rimane chiuso per una persona. La Torah è scritta nel “linguaggio dei rami”, ovvero nella descrizione di stati spirituali attraverso immagini del nostro mondo materiale. Per comprendere la Torah, dobbiamo sviluppare una percezione spirituale interiore. Per questo i kabbalisti, nel corso della storia, hanno fornito spiegazioni per aiutare gli studenti ad avvicinarsi a questi scritti in modo da poter conseguire la realtà spirituale attraverso lo studio.

Col tempo, è sorta la necessità di ulteriori spiegazioni, man mano che le generazioni si allontanavano dalla percezione spirituale. La Mishnah, il Talmud e successivamente gli scritti kabbalistici hanno adattato la saggezza a ogni epoca, permettendo alle persone di riconnettersi gradualmente alla spiritualità attraverso la Torah. Senza tali spiegazioni, i cinque libri della Torah apparirebbero come semplici racconti storici, mentre in realtà descrivono il processo dell’ascesa dell’anima verso il Creatore.

La Torah non riguarda l’osservanza esteriore, ma la trasformazione interiore. Essa ci istruisce su come passare da una percezione egoistica della realtà, dove cerchiamo solo il nostro beneficio personale, a una percezione altruistica, dove agiamo per il bene degli altri e per il bene del Creatore. Un simile cambiamento richiede un ambiente strutturato composto da testi che descrivono il mondo e il processo spirituale, dal supporto di altri in un gruppo (quello che la Kabbalah chiama: “Decina”), ovvero altri che hanno ricevuto il desiderio di ascendere spiritualmente e che possono sostenersi a vicenda nella crescita spirituale, e anche da un maestro spiritualmente realizzato che possa guidare gli studenti attraverso le tappe dello sviluppo spirituale.

Una delle sfide più grandi riguardo alla Torah è che spesso viene fraintesa nel suo vero significato e scopo. Viene vista come un libro di comandamenti, racconti o cronache storiche, invece di una guida su come cambiare la nostra intenzione egoistica nel suo opposto altruistico, raggiungendo così la qualità stessa del Creatore, quella di amore e dazione, e scoprendo il Creatore stesso. Questo fraintendimento conduce a un mondo in cui le persone si allontanano sempre più dallo scopo originale della Torah. Tuttavia, coloro che sinceramente cercano la verità verranno condotti alla saggezza della Kabbalah, che apre al significato più profondo della Torah.

La Torah è un manuale di istruzioni per costruire connessioni positive di amore e dazione tra le persone, che portano alla rivelazione del Creatore. Coloro che desiderano comprendere il significato più profondo della Torah devono studiarla attraverso la lente della saggezza della Kabbalah, che, se studiata correttamente, guida gli studenti verso questi obiettivi. Alla fine, quando l’umanità imparerà a vivere secondo la legge: “Ama il tuo prossimo come te stesso,” comprenderemo pienamente il motivo per cui la Torah ci è stata data.

Basato sul video: “Reception of the Torah – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Ci stiamo avviando verso un’altra guerra mondiale?

Baal HaSulam, il più grande e rinomato Kabbalista del XX secolo, scrisse della possibilità di una Terza e persino di una Quarta Guerra Mondiale. Ad esempio, nei suoi “Scritti dell’ultima generazione”, ha affermato:

“Ci sono due vie per scoprire la completezza: la via della Torah o la via della sofferenza. Il Creatore ha dato all’umanità la tecnologia, finché non hanno inventato l’ atomica e le bombe all’idrogeno. Se la rovina totale che sono destinati a portare sul mondo non è ancora evidente al mondo, possono aspettare una terza guerra mondiale o una quarta. Le bombe faranno il loro lavoro e i reduci che rimarranno dopo la rovina non avranno altra scelta che farsi carico di questo impegno, che prevede che sia gli individui che le nazioni non si occupino di se stessi più di quanto sia necessario per il loro sostentamento, mentre tutto il resto sarà rivolto al bene degli altri. Se tutte le nazioni del mondo saranno d’accordo, non ci saranno più guerre nel mondo, perché nessuno si preoccuperà del proprio benessere, ma solo di quello degli altri”.

Molti si chiedono se questo accadrà. I Kabbalisti vedono il sistema generale di gestione e i potenziali percorsi che abbiamo davanti. Vedono che esiste la libertà di scelta per ogni individuo e per tutta l’umanità.

Ci sono due modi per avanzare nella realtà: la via della sofferenza o la via della Torah, la via della luce. La via della Torah non si riferisce alla religione. Descrive piuttosto l’apprendimento di come funzionano le leggi della natura, di come la natura egoistica dell’uomo sia opposta alla legge altruistica generale della natura e di come possiamo passare dall’egoismo all’altruismo per raggiungere l’equilibrio con la legge generale della natura e quindi un’esistenza armoniosa, pacifica e felice. Se scegliamo di vivere secondo il solito percorso materialistico, concentrandoci solo sull’esistenza fisica, questo mondo ci condurrà inevitabilmente in un vicolo cieco. Ci spingerà in uno stato insopportabile che alla fine ci costringerà ad ascendere. Tuttavia, prima di decidere di elevarci al di sopra del nostro livello attuale, potremmo sperimentare sofferenze estreme, compresi gli orrori della Terza e della Quarta Guerra Mondiale e altri eventi catastrofici. Finora, vediamo che nulla nel mondo sta cambiando in meglio.

La terza e la quarta guerra mondiale, così come i disastri ecologici, le carestie, le crisi climatiche, i terremoti e altri sconvolgimenti sono tutti latenti nel piano della natura. Questi eventi esistono come scenari potenziali, in attesa di essere attivati a seconda delle nostre scelte. Il loro scopo è quello di scuotere l’umanità, di risvegliarci, di farci sentire la necessità di un nuovo livello di sviluppo in cui ci equilibriamo volontariamente con la legge altruistica generale della natura. Ma se affrontiamo queste minacce da una prospettiva puramente fisica, concentrata unicamente sulla nostra sopravvivenza, sperimenteremo queste trasformazioni nel modo più doloroso.

Se scegliamo di elevarci in equilibrio con la natura, ci colleghiamo a forze completamente diverse. Invece di essere costretti a evolvere attraverso la sofferenza, influenziamo il sistema di gestione della natura su di noi. Allora la nostra realtà attuale non ci costringerà a trasformarci attraverso la sofferenza e ci eleveremo invece al livello successivo, più alto, di esistenza per nostra libera scelta.

Tutto apparirà diverso. Il mondo si trasformerà in un luogo meraviglioso e noi ci integreremo nella sua gestione. Avanzeremo con la comprensione, sapendo perché le cose accadono nel modo in cui accadono e dove siamo diretti. Questo approccio cambierà completamente la nostra vita e i nostri atteggiamenti.

In questo modo progrediremo attraverso il cosiddetto “raggio di luce”, cioè elevandoci al di sopra della nostra esistenza animalesca e sviluppando il desiderio di connetterci a qualcosa di più elevato. Il sistema di gestione della natura esiste al di sopra della nostra percezione e sensazione egoistica,  sta a noi coglierlo e integrarlo. Tutti dobbiamo attraversare questo processo e chi non l’ha ancora fatto lo sperimenterà inevitabilmente a suo tempo.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo del 7 ottobre 2016.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa ci offre precisamente lo studio della Torah?

Da una lettera:
Sono un’insegnante con poca esperienza e non sono ebrea. Ma mi ha sempre interessato il fatto che voi insegniate a leggere ai vostri bambini dall’età di tre anni. So che viene prestata molta attenzione alla memorizzazione del testo.
“Voi” è riferito agli Ebrei.

È noto che i bambini delle scuole elementari sapevano leggere fluentemente l’intera Torah a memoria. Erano anche in grado di dire quante volte e in quale pagina viene menzionata una determinata parola.

Ho molte domande. Certamente, ci hanno insegnato molto all’università, ma le tue risposte sono particolarmente importanti per me. Prendo molto dai tuoi programmi. La prima domanda è: A cosa porta iniziare l’istruzione a tre anni?

Risposta: Porta allo sviluppo.

Domanda: “Cosa offre una memorizzazione così rigorosa del testo?”, chiede.

Risposta: Porta anche allo sviluppo della memoria.

Domanda: Qual è lo scopo di tutto questo per il bambino?

Risposta: Lo scopo è che conoscano bene la Torah, possano ricordare qualsiasi parte a memoria e citarla.

Domanda: Perché proprio la Torah?

Risposta: Per sviluppare in una persona capacità che non possono essere sviluppate da nient’altro. Con nient’altro. Ho parlato con molte persone che hanno studiato la Torah in questo modo e dicono che è impossibile trasmettere questo a coloro che non l’hanno studiata. I testi della Torah “legano” la mente di una persona in un insieme armonioso.

Domanda: Quindi, in linea di principio, l’obiettivo è avvicinare una persona a questa armonia?

Risposta: Sì.

Domanda: Come legge la Torah un Kabbalista?

Risposta: Un Kabbalista non legge la Torah, la vede. Essa evoca immagini dentro di lui. Non quelle illustrate nei libri. Vede le proprie immagini personali dietro le parole.

Domanda: Tutti questi strati vengono in un certo senso rimossi?

Risposta: Questo è impossibile da spiegare.

Domanda: Un’altra domanda da parte sua: “Il progresso ci ha portato al punto in cui memorizzare i testi non è più necessario. Le informazioni possono essere ottenute istantaneamente. Quali sono secondo te i vantaggi e gli svantaggi di tutto questo?”

Risposta: Il fatto che possiamo destreggiarci tra testi, libri ed enciclopedie come vogliamo e trovare citazioni in pochi secondi, da un lato è naturale. Ma dall’altro lato, toglie l’anima da tutto questo. Il risultato è pura informazione.

Domanda: E invece c’è un’anima nell’imparare la Torah in questo modo?

Risposta: In questo modo sì. Certamente!

Domanda: La sua ultima domanda: “Ho appena iniziato a insegnare. Qual è la cosa più importante da insegnare ai bambini?”

Risposta: La cosa più importante da insegnare ai bambini è avere il giusto atteggiamento nei confronti del materiale che stai insegnando loro. Devono capire che il processo di apprendimento stesso li sviluppa. Pertanto, non importa nemmeno cosa studi, ma è il processo stesso che trasforma un bambino piccolo in una persona.
[330034]

Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 8/4/24

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Perché nella Torah ci sono 613 comandamenti e nello Zohar solo 14?

È perché lo Zohar ha un sistema di classificazione completamente diverso, poiché ognuno dei quattordici comandamenti chiave è suddiviso in altri.

Potrebbe sembrare una quantità schiacciante di istruzioni con cui lavorare, ma in realtà sono piuttosto semplici. Tutti i comandamenti si basano sul modo in cui possiamo rispettare le leggi della natura e influenzare positivamente la natura, la società e noi stessi.

I comandamenti non sono stati inventati dagli uomini. Sono stati scritti dai kabbalisti, dai loro conseguimenti delle leggi e delle forze intrinseche della natura. Se noi desideriamo aderire a queste leggi, dobbiamo comportarci in determinate maniere. 

Le leggi della natura sono quelle della dazione. Le nostre qualità sono all’opposto: ricezione. I comandamenti sono le istruzioni della natura su come possiamo affrontare i desideri che emergono a livello inanimato, vegetativo e animato in equilibrio con le leggi della natura.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.   

Rabbi Shimon bar Yochai esce dalla grotta, dando inizio alla nostra era

Oggi viviamo in tempi in cui più progrediamo senza coltivare relazioni unificanti tra di noi e più un disgustoso fetore di divisione e di odio oscura le nostre vite. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di nutrire un amore genuino al di sopra delle nostre pulsioni divisive, il tipo di amore che la Torah raffigura e che Rabbi Shimon bar Yochai ha descritto nella grotta con i suoi nove amici. 

Per tredici anni, Rabbi Shimon e suo figlio Rabbi Elazar vissero in una grotta a Peki’in. Successivamente altri otto discepoli saggi si unirono a loro e insieme, scrissero Il Libro dello Zohar, un commentario che comprende la Torah, i Profeti e le Scritture.

Dopo aver approfondito le intricate interpretazioni dello Zohar da parte di quei dieci saggi, possiamo riconoscere l’alto livello di codificazione della Torah. La semplicistica narrazione storica  con numerose trame e personaggi umani, sia buoni che cattivi, non è affatto l’unico modo per comprenderla.

Nell’introduzione de Il libro dello Zohar, scritto mentre Rabbi Shimon e Rabbi Elazar erano isolati nella caverna, c’é un articolo distinto chiamato “L’uscita di Rabbi Shimon dalla grotta”. Questo pezzo illustra magnificamente come la storia fisica si intrecci con gli insegnamenti spirituali.

Storicamente ambientata circa duemila anni fa durante il dominio romano in Israele, la storia narra che Rabbi Shimon e suo figlio Elazar sfuggono ai Romani, cercando rifugio in una grotta della Galilea. Nonostante il crollo della grotta a causa di un antico terremoto, la storia rimane intatta nel tempo: 

“Rabbi Pinhas stava regolarmente davanti a Rabbi Rehumai, presso la riva del Mar di Galilea. Rabbi Rehumai era un grande uomo, anziano e i suoi occhi erano deboli. Egli disse a Rabbi Pinhas: “Ho sentito che Yochai, il nostro amico, ha una gemma, una pietra preziosa, un figlio. Ho guardato nella luce di quella gemma ed é come l’illuminazione del sole, dal suo fodero, che illumina  il mondo intero.”   Zohar per tutti, “L’uscita di Rabbi Shimon dalla caverna”. 

Questa storia particolare ritrae il  saggio cabalista Rabbi Shimon, figlio di bar Yochai, un giovane ragazzo che si rivela essere una meraviglia luminosa e un vero discepolo della Torah. A un livello più profondo mostra che la rivelazione dell’essenza interiore del Libro dello Zohar richiede una connessione tra generazioni, tra “padri” e “figli”.

Più avanti, l’articolo descrive il tentativo di Rabbi Pinhas di contattare Rabbi Shimon, scomparso, ricorrendo a elementi della natura per la comunicazione. Lo raggiunge non tramite il cinguettio degli uccelli ma tramite mezzi spirituali, connettendosi con Rabbi Shimon attraverso un grado noto come “Chai” (ebraico “animato”), prevedendo la sua uscita dalla grotta e la sistemazione de Il Libro dello Zohar che annuncia l’era del Messia.

Quando i dieci amici finirono di comporre il Libro dello Zohar e uscirono dalla grotta, rabbi Shimon ne ordinò la  sepoltura fino al sorgere della generazione in grado di porre fine all’oscurità spirituale, alla distruzione e all’esilio, iniziati e continuati fin dai suoi giorni. In questa generazione attesa, le persone sarebbero state in grado di sviluppare la consapevolezza del male della natura umana egoistica, che divide le persone l’una dall’altra e dalla forza originaria della natura che i saggi dello Zohar avevano rivelato. Queste persone sarebbero andate avanti a cercare una forma superiore di unità tra di loro e con le forze della natura: l’amore, la dazione e la connessione, come lo Zohar aveva anticipato.

Ora che Lo Zohar è stato rivelato su larga scala, il cabalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha creato un commentario chiamato “Sulam” (“Scala”). Questo commentario Sulam dello Zohar è cruciale per ascendere al nobile tesoro che rivela. La sua scoperta e composizione indicano l’era del Messia, cioè l’era in cui la forza superiore dell’amore e della dazione emerge per “tirare” (“Messia” dalla parola ebraica per “tirare” [“Moshech”]) noi fuori dalle nostre relazioni egoistiche e divisive in un’ascesa rigogliosa verso l’amore assoluto, come è descritto nella Torah e nello Zohar:

“C’è amore, fratellanza e verità nella Torah. Abramo amava Isacco; Isacco amava Abramo; e si  abbracciavano. Erano entrambi stretti a Giacobbe da amore e fratellanza e donavano il loro spirito l’uno nell’altro. Gli amici dovrebbero essere come loro e non macchiarli, perché se manca l’amore in loro, macchieranno il loro valore superiore, cioè Abramo, Isacco e Giacobbe.”  Zohar per tutti, Ki Tissa [quando prendete], articolo 54.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Come possiamo applicare la storia di Caino e Abele oggi?

Caino che uccide suo fratello Abele, si riferisce a quando assecondiamo il nostro egoismo, cioè il nostro desiderio di trarre piacere a spese degli altri, cercando di soddisfare le sue richieste.

Caino e Abele descrivono due direzioni e forze interiori nel nostro sviluppo. Abele è un percorso relativamente positivo, mentre Caino è un percorso più duro, caratterizzato dalla convinzione di poter ottenere ciò che si vuole con la forza. Nel nostro sviluppo, queste due direzioni entrano in conflitto dentro di noi.

Il prevalere di Caino su Abele descrive la discesa dell’anima, cioè il superamento della natura egoistica della creazione sulla natura altruistica originaria.

Questo percorso di discesa è proseguito per tutto lo sviluppo dell’umanità fino ai giorni nostri. Possiamo vedere le conseguenze intorno a noi di come il desiderio di ottenere benefici a scapito degli altri si faccia strada nel mondo.

È scritto che Caino uccise suo fratello per invidia, ma direi che sia Caino che Abele erano invidiosi l’uno dell’altro. La differenza sta nel modo in cui ciascuno ha messo in atto l’invidia: Caino ha usato la forza, mentre Abele è stato diplomatico e pacifico. L’invidia, dunque, nasce dalla collisione di queste due forze della natura.

Prima che Caino uccidesse Abele, Dio disse a Caino: “Perché sei così irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Dopotutto, se fai il bene, sarai perdonato, e se non fai il bene, il peccato sta all’entrata, ed è attratto da te. Tu regni su di esso.”

C’è una direttiva che dice che è possibile dominare il proprio peccato, cioè gli impulsi egoistici e divisivi, il Caino che è in noi stessi, ma ovviamente non funziona. È la voce della nostra coscienza interiore, la nostra forza interiore che, in linea di principio, ci dice che il peccato che stiamo per commettere è un’azione scorretta. Tuttavia, come possiamo vedere, tale coscienza è ancora oggi insufficiente per superare le nostre pulsioni egoistiche.

Il motivo per cui il male prevale come nella storia di Caino e Abele è che ci convinciamo che l’unica strada corretta è aumentare l’amore reciproco. Tuttavia, si tratta di un percorso molto difficile. La sofferenza ci mostra in continuazione che abbiamo scelto la strada sbagliata e che è stata la nostra natura egocentrica a condurci su questa strada.

L’amore, tuttavia, è il nostro fondamento ultimo e alla fine trionferà. Stiamo raggiungendo un punto del nostro sviluppo in cui scopriamo che più seguiamo i nostri impulsi egoistici, più siamo portati a vivere nella disperazione e nel vuoto. In altre parole, scopriamo che il percorso che abbiamo seguito per migliaia di anni è sbagliato. A questo punto, dobbiamo sottoporci a un serio esame di coscienza per capire come superare i nostri impulsi egoistici e seguire un percorso che porti all’amore assoluto e alla dazione, la natura superiore al di là della nostra.

Dobbiamo correggere il peccato che Caino ha commesso e raggiungere una versione corretta del rapporto che Caino e Abele avrebbero dovuto avere se gli impulsi egoistici non avessero avuto la meglio: una comprensione di come trattarsi l’un l’altro, con una ripartizione equilibrata e armoniosa di tutto ciò che riceviamo dalla natura.

Mentre Caino non riuscì a dominare l’inclinazione peccaminosa che aveva dentro di sé come Dio gli aveva indicato, noi oggi, con l’esperienza aggiuntiva di vedere come la qualità malvagia abbia portato scompiglio nelle nostre vite nel corso di migliaia di anni, abbiamo bisogno di chiedere aiuto alla forza stessa che ci ha creato: per darci la capacità di superare questa qualità egoistica che è in noi e che ci fa sfruttare, manipolare e abusare gli uni degli altri.

Dobbiamo voler dominare noi stessi, il nostro peccato originale, ma per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto della forza superiore. Senza il suo aiuto, siamo in balìa dei meccanismi della nostra natura egoistica e siamo destinati al fallimento. Questo è stato l’errore di Caino e continua ad essere l’errore dell’umanità: giustificare continuamente se stessi nel fare del male agli altri.

Che cosa dobbiamo fare, dunque, per trovare ed estirpare il Caino assassino, l’invidioso, che è in noi? Dobbiamo raggiungere uno stato chiamato “riconoscimento del male”, sentendo tutta la portata del nostro egoismo come una qualità negativa che non reca nulla di buono alla nostra vita, ma solo danni. Più ci evolviamo e ci troviamo a soffrire nella vita, più ci avviciniamo a questo stato.

Per il momento ci sfugge. Per risvegliare davvero questo riconoscimento del male, abbiamo bisogno della stessa forza che ci ha creati per rivelarcelo.

Come possiamo attrarre questa forza? Cercando di emulare il suo vettore di amore, cura e dazione nelle nostre relazioni e chiedendo il suo aiuto.

Quando vedremo il nostro egoismo come una qualità malvagia e desidereremo elevarci al di sopra di esso, allora arriveremo a percepire l’umanità non come un branco di estranei, come facciamo ora, ma come persone a cui teniamo molto, come se ognuno fosse un membro della nostra famiglia.

Quello stato è chiamato “la rivelazione del Bore ai suoi esseri creati in questo mondo”, cioè la forza superiore che ci ha creato mostra quanto siamo interconnessi e interdipendenti, al punto che gli estranei diventano più importanti per noi di noi stessi. In tale stato, sperimenteremo un’armonia e una beatitudine mai provate prima.

Se desideriamo raggiungere questo stato di pace al più presto, cioè alleviando la necessità di soffrire sempre di più, allora dovremmo chiedere alla forza superiore di concederci la capacità di elevarci al di sopra del nostro egoismo. Attraverso un’autentica preghiera di aiuto per diventare amorevoli e premurosi come la forza dell’amore stessa, attireremo la sua influenza positiva nella nostra vita, inizieremo ad acquisire la capacità di elevarci al di sopra della nostra natura e scopriremo la natura originale che ci ha creato in tutta la sua perfezione ed eternità.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.