
La storia della separazione del Mar Rosso è uno degli eventi più noti e dibattuti della storia. Per oltre tremila anni si è discusso se fosse realmente accaduto. Tuttavia, dal punto di vista kabbalistico, non ci concentriamo sul fatto che si sia trattato di un evento storico, ma piuttosto sul suo significato spirituale più profondo, ossia il processo spirituale che ogni persona subisce nel percorso di cambiamento dell’intenzione egoistica per il solo beneficio di sé, in un’intenzione di amore e dazione agli altri e alla natura.
Secondo la Kabbalah, ogni evento spirituale deve manifestarsi almeno una volta anche nel mondo fisico. Questo non significa che avvenga nella stessa forma o nello stesso tempo, ma che deve esserci un’espressione di esso. Tuttavia, lasciamo i dibattiti storici agli storici. Ciò che conta davvero è comprendere il significato della separazione del Mar Rosso nella vita di una persona che aspira al conseguimento spirituale.
Il viaggio interiore: lasciare l’Egitto e affrontare il mare
La Torah descrive come il popolo d’Israele lasciò l’Egitto in fretta e furia dopo che il Faraone aveva concesso loro il permesso di partire. Nella saggezza della Kabbalah, l’Egitto simboleggia la natura egocentrica di una persona, uno stato in cui si è schiavi di desideri egoistici, perseguendo il piacere personale a spese degli altri. L’Esodo dall’Egitto rappresenta il momento in cui una persona inizia a liberarsi dal proprio ego, aspirando a uno stile di vita più connesso e altruistico.
Tuttavia, appena lasciamo l’Egitto, il Faraone si pente di averci lasciato andare e manda il suo esercito a inseguirci. Questo significa che, quando cerchiamo di fuggire dall’egoismo, il nostro ego non scompare semplicemente: al contrario, si risveglia con ancora più forza, cercando di tirarci indietro. Il Faraone interiore, la forza egoistica dentro di noi, non si arrende senza combattere.
Il popolo d’Israele raggiunge il Mar Rosso con l’esercito del Faraone che si avvicina alle sue spalle. Sono in uno stato di disperazione, incerti se tornare alla schiavitù o andare avanti verso l’ignoto. Questo conflitto interiore accade a ogni persona che percorre il cammino spirituale. Da un lato, c’è il conforto di tornare alle abitudini egoistiche familiari. Dall’altro lato, c’è l’aspirazione a una nuova esistenza altruistica, che si sente incerta e spaventosa.
Cosa rappresenta la separazione del Mar Rosso?
La separazione del Mar Rosso rappresenta un cambiamento fondamentale nella percezione. Il mare, nella Kabbalah, simboleggia la qualità di Bina, che è la qualità della dazione. È una forza enorme, ma finché è mescolata all’egoismo, rimane pericolosa e caotica, come le acque in tempesta. Nel momento in cui una persona è pronta ad avanzare in ciò che la Kabbalah chiama: “Fede al di sopra della ragione”, cioè ad elevarsi al di sopra del proprio ego, immergendosi nella forza della dazione, allora il mare si separa e appare il sentiero da seguire.
A Mosè viene detto di sollevare il suo bastone (“Mateh” in ebraico), che rappresenta la fede sopra la ragione. In altre parole, per attraversare il Mar Rosso dobbiamo sottomettere l’ego all’aspirazione di dazione. Dobbiamo mettere l’amore, la dazione e la connessione al di sopra dei calcoli personali di guadagno o perdita. Quando facciamo questo, le acque si separano, aprendo il cammino verso la nostra trasformazione.
Cosa succede ai desideri egoistici?
Quando il popolo d’Israele attraversa, il mare torna al suo stato naturale e sommerge l’esercito del Faraone. Questo significa che coloro che non riescono ad elevarsi sopra l’egoismo, che insistono a vivere solo per sé stessi, non possono passare alla nuova realtà della dazione. I desideri egoistici che rifiutano di trasformarsi in altruismo vengono lasciati indietro e “annegano”, perdendo il loro potere sul nostro sviluppo spirituale.
Perché l’acqua? Il significato spirituale del mare
L’acqua rappresenta la forza della vita, la qualità del dare. Siamo tutti nati nell’acqua, che è la base della vita. Tuttavia, l’acqua può essere sia una forza di vita sia una forza di distruzione. Se è mescolata con l’egoismo, diventa turbolenta e minacciosa. Ma se è allineata alla qualità della dazione, allora nutre e sostiene la vita.
Il Mar Rosso è chiamato in ebraico “Yam Suf“, che significa “Mare della Fine”. Esso rappresenta la fine di uno stato e la transizione verso un altro. Una volta attraversato, non si torna più in Egitto. Si supera il confine tra egoismo e altruismo, entrando in uno stato in cui la dazione, e non più l’interesse personale, guida la nostra vita.
La chiave per attraversare il Mar Rosso
La lezione del Mar Rosso è che dobbiamo essere disposti a fare un salto di fede al di sopra della ragione. Ciò significa abbandonarsi alla qualità della dazione e agire in base ad essa anche quando contraddice la logica egoistica. Quando l’amore, la dazione e la connessione diventano più importanti dei guadagni egoistici, possiamo compiere tale transizione.
È per questo che il mare viene diviso dalla fede e non da Mosè stesso. Mosè, come guida, è già oltre questa transizione. Rappresenta la forza di Bina, la forza della dazione, e quindi non ha bisogno di attraversare. Esiste già in quella qualità. Ma il popolo, che rappresenta i desideri ancora in trasformazione, deve fare il salto.
La trasformazione soprannaturale
Il miracolo del Mar Rosso non è la separazione fisica delle acque, bensì la trasformazione che avviene all’interno di una persona. È il momento in cui iniziamo a pensare agli altri più che a noi stessi, non per un tornaconto personale, ma per una nuova natura di amore e di dazione. Si tratta davvero di un cambiamento soprannaturale, perché va contro la nostra natura egoistica innata.
Attraversare il Mar Rosso significa entrare in una nuova realtà in cui il benessere degli altri viene anteposto all’interesse personale. Non si tratta di un cambiamento temporaneo, ma di un cambiamento permanente nella percezione. Una volta attraversato questo confine, tutta la nostra visione del mondo cambia. Non calcoliamo più in funzione di ciò che possiamo ricevere per noi stessi, ma in funzione di ciò che può giovare agli altri, sapendo che, così facendo, arriviamo a somigliare alla qualità spirituale dell’amore e della dazione.
Perché una persona compie questo cambiamento?
La spinta a questa trasformazione è il desiderio di somigliare al Creatore. Se non fosse per questa aspirazione, non lasceremmo mai volontariamente il nostro ego. Ma poiché la qualità del Creatore è l’amore assoluto e il dare incondizionato, chi desidera avvicinarsi al Creatore deve adottare la stessa natura. Deve attraversare questa trasformazione, non perché sia facile o comoda, ma perché è l’unico modo per diventare simili alla forza superiore.
Il punto di non ritorno
Il Mar Rosso è il “Mare della Fine” (Yam Suf) perché, una volta attraversato, non si può più tornare indietro. Chi si trasforma dall’egoismo alla dazione rimane in questo nuovo stato. Non è più schiavo dei propri desideri personali, ma vive in un sistema completamente diverso, fatto di amore, dazione e connessione umana positiva.
Questo è il significato spirituale più profondo della separazione del Mar Rosso. Non si tratta di dividere acque fisiche, ma di aprire un nuovo sentiero nella nostra attitudine verso gli altri e verso la realtà. È il passaggio da un mondo centrato su sé stessi a un mondo in cui la qualità del Creatore, l’amore e la dazione, governano i nostri pensieri, desideri, decisioni e azioni.
Questa è la grande transizione che tutta l’umanità dovrà infine compiere e ogni persona vivrà il proprio “momento del Mar Rosso” quando sarà pronta a spiccare quel salto.
Basato su “The Parting of the Red Sea – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.
Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
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