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L’impatto dei media su di noi, una storia deprimente.

Un’ampia indagine sulla depressione pubblicata dal centro di ricerca dell’Università di Oxford “Our World in Data” mostra che la depressione è una condizione molto complicata.  Secondo i redattori  del sondaggio “le persone affette dalla depressione manifestano sintomi diversi, con diversi livelli di gravità, in diversi momenti della loro vita, con episodi che durano diversi periodi di tempo”. Peggio ancora, anche le persone non diagnosticate come depresse soffrono sintomi di depressione. E ancora peggio, il sondaggio ha trovato che la depressione è una condizione ombrello che contiene sottotipi e che in generale, sono più le persone che soffrono di depressione, o manifestano sintomi, che non le persone che non ne soffrono. 

Sebbene il sondaggio sia importante in quanto illustra la pervasività della depressione, non risponde, e nemmeno tenta di rispondere alla domanda più importante: Perché esiste la depressione?

Più ci sviluppiamo di generazione in generazione, più conosciamo il mondo in cui viviamo e le pressioni che esso esercita su di noi. Di conseguenza diventiamo depressi.  Da parte loro, i media, che avrebbero potuto ritrarre un’immagine equilibrata del mondo, scelgono invece di esacerbare la nostra depressione enfatizzando il negativo e l’angosciante nel mondo.  Sfruttando la nostra debolezza e vulnerabilità, essi non fanno altro che aumentare la nostra depressione. 

Le brutte notizie che i notiziari presentano costantemente non sono le uniche notizie che meritano di  essere trasmesse. Inoltre, se tutto ciò che presentano è malizia, violenza e frode, senza offrire alcuna soluzione a questi disturbi sociali, che speranza lasciano agli spettatori? Ci stanno educando a odiare, a diffidare e a isolarci dagli altri. C’è da meravigliarsi se in un tale stato siamo depressi?

I media, attraverso tutti i loro canali, sono il principale educatore dell’umanità.  Ci formano e modellano come vogliono mostrando  o nascondendo ciò che scelgono, secondo i loro interessi. Pertanto, ciò che sta accadendo oggi nell’umanità è prima di tutto un risultato diretto delle azioni dei media.

Non dobbiamo illuderci. Le notizie che riceviamo, le storie che leggiamo e guardiamo, e le informazioni che circolano nei nostri telefoni e computer sono tutte monitorate e manipolate per farci sentire infelici e impotenti.  In questo modo, i media stringono la loro presa su di noi e questo è ciò che realmente vogliono. 

Quando siamo depressi, compriamo più cose per compensare il nostro sconforto. Quando siamo depressi, prendiamo farmaci, droghe e facciamo cose per alleviare la tristezza. Queste azioni che compiamo portano loro molto denaro, molto potere e ci rendono dipendenti da loro, che è quello che vogliono.

Le persone possono essere felici soltanto quando hanno speranza. Se sanno che domani sarà meglio di oggi, che i loro figli avranno una vita migliore, più facile, più ricca, più sana della loro, allora hanno motivi di ottimismo e di gioia.

Sfortunatamente, i media riflettono la nostra natura, la nostra inclinazione egoistica, come è scritto “L’inclinazione del cuore di un uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza” (Gen. 8:21) “. Finché saremo malvagi interiormente, non creeremo canali di comunicazione che ci diano speranza.

Dato che siamo marci interiormente, dato che vogliamo il potere, il denaro e tutte le cose per le quali incolpiamo i media, allora anche se li distruggessimo e costruissimo invece nuovi canali di comunicazione, essi finirebbero per essere uguali a quelli che abbiamo oggi. Alla fine, non è colpa loro se sono così; riflettono solo il nostro essere interiore.

Per cambiare veramente i media, dobbiamo cambiare noi stessi. Dobbiamo creare canali educativi alternativi che creino speranza incoraggiando la cura e la responsabilità reciproca, e che rafforzino le nostre comunità.

Se promuoviamo la coesione e la solidarietà all’interno delle nostre comunità e città, saremo in grado di compensare l’influenza negativa dei media e cambiare noi stessi dall’interno. Se cambiamo noi, i media non avranno altra scelta che seguirne l’esempio. Dopo tutto, essi dipendono dalle nostre opinioni non meno di quanto noi siamo influenzati dai loro messaggi. Se i messaggi che siamo disposti ad accogliere sono positivi, questi sono i messaggi che ci mostreranno, queste sono le notizie che riceveremo sui nostri dispositivi, e come risultato, tutta la realtà cambierà in meglio.

La triste verità della nostra esistenza e cosa possiamo fare al riguardo

La maggior parte di noi è inconsapevole dei motivi a monte delle  nostre azioni. Attraversiamo la vita con il pilota automatico, per così dire, e raramente pensiamo a cosa  ci spinge a fare quello che facciamo, a dire ciò che diciamo e a pensare ciò che pensiamo. C’è un buon motivo per questo: nessuno vuole comprendere che la motivazione delle nostre azioni è la paura. Siamo in costante modalità di fuga e il pensiero di ciò è insopportabile.

Uno dei vicini di casa nel condominio dove vivo è terrorizzato dalla sua banca. Ha un debito spaventoso e la banca potrebbe bloccare tutti i suoi pagamenti e i bonifici permanenti da un giorno all’altro.  Un altro vicino è terrorizzato dalla polizia. È stato colto  a guidare sotto effetto di droghe e ha paura che la polizia venga a perquisire il suo appartamento. Ma soprattutto, ha paura che la polizia possa entrare nel suo ufficio con dei mandati di perquisizione e metterlo in imbarazzo davanti ai suoi colleghi. 

Siamo tutti così, spaventati da qualcosa, da molte cose.  Abbiamo paura di ciò che la gente pensa di noi e di cosa possa  dire di noi. Abbiamo paura per i nostri figli su così tanti livelli che non possiamo neanche iniziare a descriverlo. Abbiamo paura del virus, del clima, dei terroristi, di essere sfruttati dai colleghi, dai collaboratori e dai capi, e abbiamo timore  riguardo al nostro futuro e a quello dei nostri figli.

In poche parole, siamo inconsapevolmente inseriti in una rete di paure che modella e determina la nostra vita in ogni singolo momento. Inoltre, è attraverso questa rete che sentiamo di essere vivi, che esistiamo. Le pressioni che riceviamo da tutto ciò che ci circonda, dai minerali alle piante e agli animali, alle persone, ci fanno sentire questo mondo e noi stessi al suo interno.

Tuttavia, questa è una percezione negativa. Cerchiamo di goderci la vita ma tutto ciò che riceviamo sono pressioni dal governo, dalla banca, dal capo, dai figli, dalla previdenza sociale, e così via. Siamo ad un punto dove ci consideriamo felici solo se nessuno o nulla ci da fastidio. Ma questa non è la felicità: è assenza di sofferenza.

Non possiamo smettere di avere paura; è il modo in cui il mondo è costruito, il modo in cui siamo fatti. Tuttavia possiamo cambiare le cose che ci spaventano, il che a sua volta cambierà il nostro modo di sentire. 

Siamo creature che cercano il piacere: abbiamo paura quando percepiamo che potremmo essere feriti o non provare piacere. Di conseguenza, la nostra paura è determinata da ciò di cui vogliamo godere. Se vogliamo godere di cose diverse da quelle che vogliamo in questo momento, avremo paura di cose diverse, e tutta la nostra visione del mondo, e in effetti tutto il nostro mondo, cambierà di conseguenza.

Il trucco per emergere dallo stato deprimente e triste della nostra esistenza è quello di spostare la nostra attenzione dalla concentrazione su noi stessi alla concentrazione sugli altri. Guardate alle madri che sono concentrate sul crescere i loro bambini. Sia tra gli umani che nel mondo animale le madri sono un grande esempio del coraggio e della forza che esse traggono dal prendersi cura degli altri, cioè dei loro figli.

Dovremmo imparare da questo. L’amore di una madre sorge naturalmente ma amare gli estranei richiede  allenamento e pratica e ampio consenso sociale al processo. Eppure questo è ciò di cui abbiamo bisogno oggi e così disperatamente. Abbiamo bisogno di imparare ad avere paura di non prenderci cura abbastanza, di non dare abbastanza. La nostra pulsione deve essere quella di una madre amorevole, la pulsione che crea vita, non la pulsione di nemici che vogliono distruggere i loro avversari. Quest’ultima è la pulsione che sentiamo in questo momento e sta uccidendo noi e il mondo in cui viviamo.

Siamo in uno stato disperato. Né il nostro pianeta né l’umanità potranno sopportare ancora a lungo la pressione negativa che esercitiamo l’uno sull’altro e sull’ambiente. A meno che non invertiamo le nostre preoccupazioni e le nostre paure dalla preoccupazione per noi stessi alla preoccupazione per gli altri, la nostra attenzione egocentrica porterà su di noi la nostra stessa distruzione.

Haiku kabbalistico “Come sconfiggere i tuoi nemici”

Commento: I nostri spettatori ti hanno chiesto di commentare il tuo haiku.

Osserva i tuoi nemici esterni,
Scopri i tuoi nemici interni,
E vinci!

Risposta: Si. Sono proprio i nemici interni che riveli e conquisti.

Domanda: Come li rivelo attraverso quelli esterni? In questo momento sono circondato da nemici esterni, tutto, incluso la natura e i miei vicini.

Risposta: Prova a vedere perché questi nemici esterni ti circondano. Cerca di stabilire che questa è una conseguenza dei tuoi nemici interiori, che sono dentro di te, delle tue proprietà squilibrate: invidia, gelosia, odio, avidità, e così via. Tutte le tue proprietà egoistiche, di cui ce ne sono molte, sono progettate sul mondo circostante.

Se vuoi vivere in equilibrio con il mondo che ti circonda, devi bilanciarti dentro e non essere in tale contraddizione con te stesso. Devi amare tutte le tue proprietà allo stesso modo, e in accordo con questo, amare tutti  fuori di te in modo da sentirti in pace dentro di te e con il mondo che ti circonda.

E prima di tutto, questo viene fatto a livello di interconnessione con le persone, e poi con il mondo animale, vegetale, e inanimato.

Domanda: Cioè, mi sono messo in questo laboratorio, chiamato “umanità ,” e in esso devo lavorare per cambiare me stesso? E poi cambierò tutto intorno a me?

Risposta: Si. Ma non ti sei messo tu. Sei stato messo qui. E dovresti rivelare i tuoi nemici interiori e sconfiggerli. Cioè, devi superarli. Devi contattarli correttamente. E poi i nemici esterni scompariranno, si dissolveranno come nemici.

 

 

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Dalla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 7/29/21

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Come smettere di nutrire il lupo malvagio in noi

Una sera, un Cherokee coraggioso raccontò al suo nipote della battaglia che avviene dentro le persone.

Disse “figlio mio, la battaglia è tra due “lupi” dentro ognuno di noi. Uno è malvagio. E’ la rabbia, l’invidia, la gelosia, la tristezza, il rimpianto, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, la colpa, il risentimento, l’inferiorità, la menzogne, l’orgoglio falso, la superiorità, e l’ego.

Altro è buono. E’ la gioia, la pace, l’amore, la speranza, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, la benevolenza, l’empatia, la generosità, la verità, la compassione, e la fede”

Il nipote ci pensò per un minuto, e poi chiese a suo nonno “quale volpe vince?”

Il vecchio Cherokee rispose semplicemente “quello che nutri”. (Proverbio Cherokee)

Domanda: Perché esistono due lupi? Sono entrambi lupi? rappresentano i miei predatori interiori?

Risposta: Sì perché ciascuno di loro cerca di raggiungere, intenzionalmente, il proprio obiettivo. Sono opposti e pari in forza. Solo la loro direzione è diversa. Quindi, è impossibile dire quale forza sia quella dominante.

Domanda: E nutriamo principalmente il lupo malvagio?

Risposta: Sempre!

Domanda: Come posso passare a nutrire il lupo buono?

Risposta: Bisogna capire che il lupo malvagio che nutri dopo ti mangerà. Mentre il lupo buono è quello che ti proteggerà fedelmente, sempre!

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 8/5/21

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Di chi ci possiamo fidare se nessuno è affidabile?

Una delle mie battute preferite da Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain è quando Tom viene definito “un eroe splendente… il cocco dei vecchi, l’invidia dei giovani”, e c’erano “alcuni che credevano che sarebbe diventato presidente, se fosse sfuggito all’impiccagione”. Con queste poche parole, Twain cattura l’essenza della leadership nel nostro mondo. Coloro che arrivano in alto sono i più feroci, determinati e spietati. Oggi, quest’ultima qualità è diventata così intensa che non possiamo più credere ai nostri leader e certamente non ci attendiamo che abbiano in mente il nostro massimo interesse.

Non sto accusando alcun leader in particolare e neppure tutti i leader in generale.  È semplicemente che in un mondo egoista, dove le persone fanno a gara per rovesciarsi l’una con l’altra per arrivare in cima, chi si trova in cima è chiaramente colui che ha calpestato e abbattuto più persone di chiunque altro. Sintetizzando, per arrivare in cima in un mondo egoistico bisogna essere l’egoista più grande. 

Quindi come facciamo a sapere di chi fidarci? Non lo sappiamo e non possiamo saperlo. Tutto quello che sappiamo è che siamo al buio.

In una cultura di egoismo sfrenato, qualsiasi teoria complottista sembra ragionevole, mentre la verità è introvabile.  Quando ogni persona che dice o scrive qualcosa cerca di promuovere un secondo fine, non c’è alcun modo di sapere chi ha ragione, cosa sta succedendo realmente o se, di fatto, sta succedendo davvero qualcosa. L’unico modo per ottenere un po’ di chiarezza sulle notizie e sulla buona volontà dei nostri leader è dire “Basta!” al nostro sistema attuale e costruire qualcosa di completamente indipendente.  Il principio guida di un sistema tale dovrebbe essere “solo informazioni”, nessun commento. Commentare significa che l’informazione è già stata distorta. Informazione significa dire solo ciò che accade, il più possibile, senza dire il perché, senza attribuire colpe e meriti.

Allo stesso tempo, dobbiamo iniziare un processo globale di auto-apprendimento. Dobbiamo sapere non solo cosa sta succedendo, ma anche perché noi alteriamo e distorciamo tutto. In altre parole, dobbiamo conoscere la natura umana e come essa presenta intenzionalmente le cose secondo la propria visione soggettiva, che si adatta al suo interesse. Per “pulirci” dalla distorsione dobbiamo imparare come innalzare il nostro interesse personale e sviluppare un atteggiamento ugualmente favorevole verso gli altri.  Questa è l’unica garanzia che la nostra interpretazione delle cose sia equilibrata e corretta.

Una volta acquisito un tale atteggiamento, scopriremo che le cose malvagie che vediamo nel nostro mondo riflettono la nostra malvagità interiore. Il nostro rancore verso gli altri crea un mondo dove governa il rancore e quindi il mondo è  pieno di malvagità e crudeltà.  Quindi, l’unica cosa che ci serve per creare un governo positivo, e in generale eliminare il rancore dal mondo, è generare una buona volontà dentro di noi. Quando nutriamo buona volontà verso gli altri, riempiamo il mondo di buona volontà.  Di conseguenza, il mondo si riempirà di gentilezza e compassione. 

Cambiando noi stessi, creeremo un mondo opposto a quello che abbiamo creato attraverso i nostri desideri di dominare, controllare e spesso annientare le altre persone.

Diventa la realtà

La vita scorre dall’interno verso l’esterno. Seguendo questo pensiero diventerete voi stessi la verità (saggezza popolare)

Questo è corretto. E’ necessario per percepire te stesso e il mondo che ti circonda nella maniera corretta, in modo da raggiungere un contatto tale con esso, in unisono, che ciò che è giusto e bello nella vita diventi il tuo ideale.

Domanda: Questo è ciò che definiamo vederlo dall’interno?

Risposta:

 

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Dalla trasmissione di KabTV  “News with Dr. Michael Laitman” 8/5/21

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Verifica empirica

Domanda: Perché, nel nostro mondo,  la Kabbalah viene considerata una parte della filosofia?  Viene persino studiata all’università come un ramo della filosofia.

Risposta: nel nostro mondo, si pensa che tutte le scienze spirituali appartengano alla filosofia.

Dobbiamo dire che ogni scienza, in generale, deriva dalla filosofia.  Dato che sono un dottore di ricerca,  ho un dottorato in filosofia.  Ma se fossi un dottore delle scienze fisiche, avrei comunque le lettere PhD scritte dopo il mio nome, dato che una volta ogni scienza apparteneva alla filosofia.  La filosofia si traduce come “amore per la conoscenza”. Ma oggi è  molto lontana dalla conoscenza.

Domanda: ma perché così tante persone non considerano la Kabbalah come una scienza?  Dicono che le affermazioni della Kabbalah non possono essere verificate empiricamente.

Risposta: Hanno ragione.  Dopotutto, prima bisogna sviluppare un ulteriore organo del senso, sentire ciò di cui  parla la Kabbalah, e poi assicurarsi che ciò che afferma esista in natura e che sia soggetto di verifiche e ricerche.  Questo conferma che la Kabbalah è una scienza.

Esploriamo la natura tramite i nostri cinque sensi.  La Kabbalah dice che esiste ancora un’opportunità di esplorare la natura attraverso l’organo del sesto senso, che  non funziona per la ricezione, ma per la dazione.  Ci spiega come svilupparlo.

Questo è il principio di base dell’organo del senso nell’uomo, chiamato l’anima.  La Kabbalah lo sviluppa e poi, quando una persona inizia a sentire il mondo superiore, gli spiega ciò che prova.

 

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Close-Up, Seekers”

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Si può aiutare un tossicodipendente?

Commento: Questa lettera è un pianto dell’anima.  “vi scrivo come ultima risorsa. Sono un drogato a lungo termine. Per favore, aiutatemi a uscirne”.

Risposta: Non ho una capacità tale, per fare una cosa del genere facilmente.  La capacità esiste solo in te.  Devi entrare in un ambiente in cui questa situazione  non esiste e non può esistere.  Devi fare qualcosa che ti allontani completamente da questo stato.  E poi, dopo tanto tempo, riuscirai ad allontanarti completamente da questo disturbo.

Domanda: Anche la psicologia dice che è necessario trovare un ambiente, sedersi insieme, parlarne costantemente, e così via. Praticamente sei favorevole a questa psicologia materialistica?

Risposta: Sì, non esiste nient’altro.

Domanda: L’ambiente agisce a tal punto su una persona?

Risposta: assolutamente sì! Se l’ambiente la accoglie, una persona non può fuggire.  Da nessuna parte!  Potrebbe entrare di sua spontanea volontà in questo ambiente, e sottoporsi alla sua influenza.

Domanda: Quindi, in generale, ha soltanto una via di uscita?

Risposta: Sì.  Solo esporsi all’influenza dell’ambiente corretto.

Domanda: e cosa può fare una persona se ha forti sintomi di astinenza?  Avrà di sicuro delle salite e discese, in un modo o un altro poichè sta già chiaramente cercando di smettere, senza riuscirci, da parecchio tempo.

Risposta:  non riesco a immaginare come possa l’umanità lottare contro certe cose.  Ci riuscirebbe soltanto se ci  fosse un programma globale o nazionale.

Domanda: ma stiamo arrivando a questo?

Risposta: Lo spero proprio! Dipende dai governi, e non sono interessati.  Per loro è meglio, lascia che la gente fumi, o faccia ciò che vuole, mentre loro si fanno i fatti loro.

Domanda: L’idea è quindi che la gente non abbia attività sociali?

Risposta: non serve.  E’ meglio spendere miliardi nel far ingoiare droghe alla gente.  Lasciamo che sniffano, masticano, non ci importa ciò che fanno.

Domanda: ora è il momento delle droghe, una persona vuole uscire da questa realtà, sempre di più. Questo avviene per portare la gente verso qualcosa?

Risposta: portarli a uno stato dove capiscano in che tipo di mondo vivono, vedere, imparare e sentire che questo mondo ha bisogno di loro e loro di esso, che qui c’è un opportunità, come Pinocchio, aprire la porta e intravedere un mondo nuovo, e arrivarci, da dietro il focolare.

Una persona deve assicurarci che la sua natura sia totalmente nociva per  se stesso e per gli altri e decidere di sua spontanea volontà di cambiare.  E allora tutto cambierà.

Domanda: se questo ragazzo arriva gradualmente a questa idea, con l’aiuto dell’ambiente, allora riuscirà a uscire da questo stato?

Risposta: sì. Allora ne uscirà.  Altrimenti non riuscirà a trovare nulla. Certo, nei miei sogni vorrei creare società tali, gruppi grandi, che si aiutano tra di loro, passano il tempo insieme, dalla mattina alla sera, e dalla sera alla mattina.

In principio, l’umanità può farlo molto velocemente. Riesci a immaginare un numero altissimo di persone che non hanno bisogno di lavorare?  devono soltanto imparare e anch’essi poi insegneranno agli altri. Può avvenire molto velocemente.

Domanda: con l’aiuto di questi cerchi sociali? anche virtuali?

Risposta: certamente!

Domanda: ed è così che l’umanità avanzerà, sempre, aiutandosi tra di loro.  E verso cosa arriveranno?  Verso cosa indirizzeresti tutti questi cerchi, se questo è il tuo sogno?

Risposta: al fatto che possono connettersi sempre più tra di loro, e nelle giuste connessioni tra di loro inizieranno a rivelare il vero significato dell’esistenza, della natura.

Scopriranno in natura una singola forza interiore, connessione, amore, integrazione reciproca, connessione. A parte questo, non esiste null’altro.  Tutta la natura si fonde in una singola forza, la dazione reciproca.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 7/1/21

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Un nuovo approccio manageriale

Domanda: Attualmente ci sono centinaia di approcci manageriali.  Questi possono essere raggruppati in tre sottogruppi: il management scientifico amministrativo, il management delle relazioni umane, e il management come arte, politica e tecnologia.

Vediamo che la società moderna non ha un gran successo in tanti processi legati alla produzione e alle questioni sociali.

Come pensi che sia possibile, nella situazione attuale, sviluppare la direzione che abbiamo progettato come management spirituale, basato sui principi della Kabbalah? Possiamo chiamarlo anche “management eco-adaptive”, che influisce profondamente sulla natura e sulle interazioni con l’universo circostante.

Risposta: sono d’accordo che è necessario sviluppare un nuovo approccio di management.  Questo è un approccio organizzativo presente in tutta l’organizzazione del gruppo manageriale che unisce specialisti completamente diversi tra loro, persone diverse.  Ma la cosa più importante è che sorga una reazione integrale tra di loro.

Essi devono diventare simili alla natura integrale  dentro al quale ora stiamo gradualmente scoprendo di essere, e quindi, stiamo entrando in crisi con essa, ovvero ci troviamo in una contraddizione.  L’intera natura è totalmente integrale, come un piccolo villaggio.  Si tratta di un sistema pienamente interattivo, come, per esempio, il nostro corpo in cui ogni cellula collabora per mantenere il corpo in uno stato ottimale.

Dobbiamo creare un collettivo tale di persone che, in connessione tra di loro, siano simili a questa natura integrale.  Allora saremo in grado di risolvere qualsiasi questione in una forma totalmente nuova, innanzitutto, manageriale, ma in principio, non solo.  Dopotutto, apparirà tra di loro un’interazione tale che essi rappresenteranno un unico organismo e ognuno di loro, insieme, sentirà improvvisamente di essere in un sistema integrale.

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Dalla trasmissione di  KabTV “The Science of Management”

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Se gli animali si comportassero come le persone

Gli esseri umani stanno in cima alla piramide sulla Terra. Tuttavia, stiamo rapidamente andando alla deriva verso la totale impotenza di fronte agli  eventi climatici estremi, un virus irrefrenabile, destrezza politica sbiadita e crescenti divisioni sociali. Non solo la civiltà, ma il mondo intero sembra andare a pezzi.

Se cerchiamo il colpevole, non ne troveremo nessuno, tranne noi. Noi siamo i malfattori. Non siamo solo i peggiori; siamo l’unico elemento negativo del pianeta. Se non fosse per noi, tutto sarebbe florido e pacifico.

Immaginate cosa accadrebbe se gli animali si comportassero come le persone. I carnivori ucciderebbero le loro prede per divertimento e per vantarsi fino a quando non ne rimarrebbe più nessuna per nutrirsi. In alternativa, gli erbivori mangerebbero tutta l’erba fino a morire di fame o a farsi esplodere lo stomaco.

Se gli animali si comportassero come le persone, le specie negherebbero ad altre specie l’accesso ai territori di pascolo o di caccia semplicemente per mantenere il potere e il controllo. Gli animali combatterebbero tra loro non per nutrirsi, ma per umiliare altre specie o semplicemente per sport.

Una volta  al potere, le specie dominanti combatterebbero tra loro non solo per l’autorità, ma si ucciderebbero a vicenda per impedire alla prole dei loro rivali di rappresentare minacce future. Nella guerra per la supremazia, ucciderebbero anche i loro piccoli per commemorare se stessi come i più grandi di tutti i tempi.

Queste atrocità, inventate sul regno animale, sono la realtà della nostra vita quotidiana. Questo è il motivo per cui non abbiamo nessuno da incolpare per il crollo del nostro mondo tranne noi stessi.

Se vogliamo salvare noi stessi e il nostro pianeta, dobbiamo scavare molto più a fondo che cambiare le nostre fonti di energia e limitare l’uso della plastica. Abbiamo bisogno di indagare nella nostra stessa natura e riformare il malfattore che si trova dentro ognuno di noi. Questa è la nostra unica possibilità di sopravvivenza.

Le modifiche che dobbiamo eseguire non sono cambiamenti comportamentali, sono correzioni sul nostro ego, su noi stessi. Nella sua attuale, insaziabile mentalità, la nostra natura è pronta a divorare qualsiasi cosa finché non rimane più nulla. La desolazione che lascerà alle spalle distruggerà noi e la nostra discendenza. 

Crediamo di essere gli esseri più intelligenti, ma gli animali sanno che l’ambiente li sostiene mentre noi lo sfruttiamo come se ci fosse un’abbondanza senza fine. Stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti, ma definiamo il nostro comportamento come “progresso”.

Anche quando possiamo vedere la nostra follia, ci manca la determinazione di cambiare rotta. Poiché siamo così impotenti, la nostra unica opzione è trarre forza e incoraggiamento gli uni dagli altri.

Se lanciamo uno sforzo collettivo per cambiare i nostri valori da sfruttatori a premurosi e da abusivi a amorevoli, trasformeremo il nostro ambiente sociale, che correggerà la nostra mentalità. Questo, e solo questo, ci farà modificare il nostro comportamento gli uni verso gli altri e verso gli animali, le piante, il suolo e l’aria. Per questo rinnovare le nostre relazioni, il nostro approccio reciproco, è l’unico modo per salvare il nostro pianeta e noi stessi, e dare ai nostri figli una speranza per il futuro.